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Verifica dell'età e controllo degli accessi in base all'età: il kit di resistenza di EFF

L'accesso basato sull'età sta trasformando internet, ma gli utenti non sono impotenti: contestare queste leggi, proteggere i nostri diritti digitali e costruire un mondo digitale più sicuro per tutti gli utenti di internet, @eff ha messo a disposizione questo kit di #resistenza

eff.org/issues/age-verificatio…

Grazie a @zompetto per la segnalazione

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Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2


@Informatica (Italy e non Italy)
Webworm, APT di allineamento cinese attivo dal 2022, ha aggiornato il suo arsenale con due nuovi backdoor: EchoCreep, che usa Discord come canale C2, e GraphWorm, che sfrutta Microsoft Graph API e OneDrive per


Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2


Quando un gruppo APT decide di nascondere le proprie comunicazioni malevole dentro le API di prodotti Microsoft o nei canali Discord, il confine tra traffico legittimo e operazione di spionaggio si fa quasi invisibile per i tradizionali strumenti di sicurezza di rete. È esattamente la scelta operativa che ha compiuto Webworm, gruppo di allineamento cinese attivo da almeno il 2022, che nel 2025 ha arricchito il proprio toolkit con due nuovi implant: EchoCreep e GraphWorm.

Chi è Webworm: storia e attribuzioni


Webworm è stato documentato pubblicamente per la prima volta da Symantec (ora parte di Broadcom) nel settembre 2022. Il gruppo prende di mira agenzie governative e aziende nei settori IT, aerospaziale ed energia elettrica, con un focus geografico che comprende Russia, Georgia, Mongolia e diverse nazioni asiatiche ed europee. I ricercatori hanno identificato sovrapposizioni operative significative con cluster tracciati come FishMonger (alias Aquatic Panda), SixLittleMonkeys e Space Pirates — tutti threat actor con legami all’intelligence cinese.

La scelta dei bersagli — istituzioni governative, operatori di infrastrutture critiche e fornitori di servizi IT — è coerente con gli obiettivi strategici di raccolta intelligence attribuiti agli attori state-sponsored cinesi. Le recenti campagne hanno ampliato il raggio d’azione verso l’Europa, segnalando un’evoluzione geopolitica degli interessi del gruppo.

EchoCreep: Discord come infrastruttura C2


EchoCreep è il componente più semplice — ma non per questo meno insidioso — del nuovo arsenale. Utilizza Discord come canale di Command and Control, sfruttando le API della piattaforma di messaggistica per ricevere comandi dagli operatori e restituire output dalle macchine compromesse. Le funzionalità documentate dai ricercatori includono:

  • Upload e download di file arbitrari verso/dal sistema vittima
  • Esecuzione di comandi tramite cmd.exe con restituzione dell’output agli operatori
  • Persistenza tramite canale Discord dedicato, non esposto pubblicamente

L’analisi del canale Discord utilizzato da EchoCreep rivela che i primi comandi risalgono al 21 marzo 2024: ciò significa che l’implant era già operativo in campagne reali ben prima della sua scoperta pubblica, probabilmente inosservato per oltre un anno.

La scelta di Discord come C2 non è casuale. Il traffico verso discord.com è quasi universalmente consentito nelle policy di rete aziendali, il protocollo è HTTPS e il volume di traffico legittimo è enorme — condizioni ideali per mascherare comunicazioni malevole nel rumore di fondo.

GraphWorm: Microsoft OneDrive come dead drop


GraphWorm è il componente più sofisticato del nuovo toolkit. Utilizza Microsoft Graph API — la stessa infrastruttura usata da milioni di applicazioni enterprise — per le comunicazioni C2, sfruttando specificamente gli endpoint di OneDrive. La tecnica del “cloud dead drop” — usare servizi cloud legittimi come proxy per i comandi — è in crescita tra gli APT più avanzati, ma GraphWorm la porta a un livello di granularità operativa notevole.

Per ciascuna vittima compromessa, GraphWorm crea una directory dedicata su OneDrive, permettendo agli operatori di gestire in modo indipendente le operazioni su target diversi senza interferenze. Le capacità documentate includono:

  • Spawn di nuove sessioni cmd.exe per l’esecuzione interattiva di comandi
  • Avvio di processi arbitrari sul sistema vittima
  • Upload e download di file da/verso OneDrive tramite Graph API
  • Self-termination controllata su segnale degli operatori, per ridurre le tracce forensi

Il traffico verso graph.microsoft.com è considerato trust implicito nella maggior parte degli ambienti enterprise Microsoft 365, rendendo il rilevamento basato sul blocco dei domini o sull’ispezione superficiale del traffico del tutto inefficace.

Tooling, proxy custom e TTP completi


Webworm integra i propri backdoor con un ecosistema di strumenti offensive collaudato. Per la fase di ricognizione, il gruppo usa tool open source come dirsearch e nuclei per eseguire brute-force dei path su web server delle vittime e identificare vulnerabilità sfruttabili. Sul lato infrastrutturale, Webworm ha sviluppato una suite di proxy custom: WormFrp, ChainWorm, SmuxProxy e WormSocket. Questi strumenti non si limitano a cifrare le comunicazioni: supportano il chaining su host multipli — sia interni che esterni alla rete bersaglio — permettendo la costruzione di tunnel multi-hop difficili da tracciare. Il gruppo utilizza inoltre SoftEther VPN per un ulteriore layer di offuscamento dell’infrastruttura C2.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Webworm - EchoCreep / GraphWorm IoC (maggio 2026)
# Tool legittimi usati in contesto malevolo
TOOL: dirsearch (github.com/maurosoria/dirsearch)
TOOL: nuclei (github.com/projectdiscovery/nuclei)
# Custom proxy tools Webworm
TOOL: WormFrp
TOOL: ChainWorm
TOOL: SmuxProxy
TOOL: WormSocket
# Patterns comportamentali da monitorare
BEHAVIOR: cmd.exe spawned by non-standard parent process
BEHAVIOR: Unusual OneDrive API calls (graph.microsoft.com) with file creation in per-victim dirs
BEHAVIOR: Discord API traffic with binary/encoded payloads
BEHAVIOR: SoftEther VPN client installation/execution
# Cluster correlati
ALIAS: FishMonger / Aquatic Panda
ALIAS: SixLittleMonkeys
ALIAS: Space Pirates

Due righe per i difensori


L’abuso di servizi cloud legittimi per il C2 richiede un cambio di paradigma nel rilevamento. Il blocco a livello di dominio è inefficace — occorre spostare l’attenzione sul comportamento. I blue team dovrebbero implementare analisi comportamentale del traffico verso API cloud note, cercando pattern anomali di upload/download non correlati all’attività utente attesa. È fondamentale monitorare la creazione di directory insolite su OneDrive enterprise tramite i log di Microsoft 365 Defender e correlare gli accessi OAuth a Microsoft Graph con i baseline comportamentali degli account di servizio. Sul piano degli endpoint, qualsiasi processo che spawni cmd.exe con parent process inusuali dovrebbe attivare alert ad alta priorità. Infine, regole Sigma per i pattern di traffico Discord e Graph API anomali, combinate con threat intelligence sui cluster Webworm, permettono un rilevamento proattivo di queste campagne.


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Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/webwor…


Webworm evolve: i backdoor EchoCreep e GraphWorm trasformano Discord e Microsoft Graph in canali C2


Quando un gruppo APT decide di nascondere le proprie comunicazioni malevole dentro le API di prodotti Microsoft o nei canali Discord, il confine tra traffico legittimo e operazione di spionaggio si fa quasi invisibile per i tradizionali strumenti di sicurezza di rete. È esattamente la scelta operativa che ha compiuto Webworm, gruppo di allineamento cinese attivo da almeno il 2022, che nel 2025 ha arricchito il proprio toolkit con due nuovi implant: EchoCreep e GraphWorm.

Chi è Webworm: storia e attribuzioni


Webworm è stato documentato pubblicamente per la prima volta da Symantec (ora parte di Broadcom) nel settembre 2022. Il gruppo prende di mira agenzie governative e aziende nei settori IT, aerospaziale ed energia elettrica, con un focus geografico che comprende Russia, Georgia, Mongolia e diverse nazioni asiatiche ed europee. I ricercatori hanno identificato sovrapposizioni operative significative con cluster tracciati come FishMonger (alias Aquatic Panda), SixLittleMonkeys e Space Pirates — tutti threat actor con legami all’intelligence cinese.

La scelta dei bersagli — istituzioni governative, operatori di infrastrutture critiche e fornitori di servizi IT — è coerente con gli obiettivi strategici di raccolta intelligence attribuiti agli attori state-sponsored cinesi. Le recenti campagne hanno ampliato il raggio d’azione verso l’Europa, segnalando un’evoluzione geopolitica degli interessi del gruppo.

EchoCreep: Discord come infrastruttura C2


EchoCreep è il componente più semplice — ma non per questo meno insidioso — del nuovo arsenale. Utilizza Discord come canale di Command and Control, sfruttando le API della piattaforma di messaggistica per ricevere comandi dagli operatori e restituire output dalle macchine compromesse. Le funzionalità documentate dai ricercatori includono:

  • Upload e download di file arbitrari verso/dal sistema vittima
  • Esecuzione di comandi tramite cmd.exe con restituzione dell’output agli operatori
  • Persistenza tramite canale Discord dedicato, non esposto pubblicamente

L’analisi del canale Discord utilizzato da EchoCreep rivela che i primi comandi risalgono al 21 marzo 2024: ciò significa che l’implant era già operativo in campagne reali ben prima della sua scoperta pubblica, probabilmente inosservato per oltre un anno.

La scelta di Discord come C2 non è casuale. Il traffico verso discord.com è quasi universalmente consentito nelle policy di rete aziendali, il protocollo è HTTPS e il volume di traffico legittimo è enorme — condizioni ideali per mascherare comunicazioni malevole nel rumore di fondo.

GraphWorm: Microsoft OneDrive come dead drop


GraphWorm è il componente più sofisticato del nuovo toolkit. Utilizza Microsoft Graph API — la stessa infrastruttura usata da milioni di applicazioni enterprise — per le comunicazioni C2, sfruttando specificamente gli endpoint di OneDrive. La tecnica del “cloud dead drop” — usare servizi cloud legittimi come proxy per i comandi — è in crescita tra gli APT più avanzati, ma GraphWorm la porta a un livello di granularità operativa notevole.

Per ciascuna vittima compromessa, GraphWorm crea una directory dedicata su OneDrive, permettendo agli operatori di gestire in modo indipendente le operazioni su target diversi senza interferenze. Le capacità documentate includono:

  • Spawn di nuove sessioni cmd.exe per l’esecuzione interattiva di comandi
  • Avvio di processi arbitrari sul sistema vittima
  • Upload e download di file da/verso OneDrive tramite Graph API
  • Self-termination controllata su segnale degli operatori, per ridurre le tracce forensi

Il traffico verso graph.microsoft.com è considerato trust implicito nella maggior parte degli ambienti enterprise Microsoft 365, rendendo il rilevamento basato sul blocco dei domini o sull’ispezione superficiale del traffico del tutto inefficace.

Tooling, proxy custom e TTP completi


Webworm integra i propri backdoor con un ecosistema di strumenti offensive collaudato. Per la fase di ricognizione, il gruppo usa tool open source come dirsearch e nuclei per eseguire brute-force dei path su web server delle vittime e identificare vulnerabilità sfruttabili. Sul lato infrastrutturale, Webworm ha sviluppato una suite di proxy custom: WormFrp, ChainWorm, SmuxProxy e WormSocket. Questi strumenti non si limitano a cifrare le comunicazioni: supportano il chaining su host multipli — sia interni che esterni alla rete bersaglio — permettendo la costruzione di tunnel multi-hop difficili da tracciare. Il gruppo utilizza inoltre SoftEther VPN per un ulteriore layer di offuscamento dell’infrastruttura C2.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Webworm - EchoCreep / GraphWorm IoC (maggio 2026)
# Tool legittimi usati in contesto malevolo
TOOL: dirsearch (github.com/maurosoria/dirsearch)
TOOL: nuclei (github.com/projectdiscovery/nuclei)
# Custom proxy tools Webworm
TOOL: WormFrp
TOOL: ChainWorm
TOOL: SmuxProxy
TOOL: WormSocket
# Patterns comportamentali da monitorare
BEHAVIOR: cmd.exe spawned by non-standard parent process
BEHAVIOR: Unusual OneDrive API calls (graph.microsoft.com) with file creation in per-victim dirs
BEHAVIOR: Discord API traffic with binary/encoded payloads
BEHAVIOR: SoftEther VPN client installation/execution
# Cluster correlati
ALIAS: FishMonger / Aquatic Panda
ALIAS: SixLittleMonkeys
ALIAS: Space Pirates

Due righe per i difensori


L’abuso di servizi cloud legittimi per il C2 richiede un cambio di paradigma nel rilevamento. Il blocco a livello di dominio è inefficace — occorre spostare l’attenzione sul comportamento. I blue team dovrebbero implementare analisi comportamentale del traffico verso API cloud note, cercando pattern anomali di upload/download non correlati all’attività utente attesa. È fondamentale monitorare la creazione di directory insolite su OneDrive enterprise tramite i log di Microsoft 365 Defender e correlare gli accessi OAuth a Microsoft Graph con i baseline comportamentali degli account di servizio. Sul piano degli endpoint, qualsiasi processo che spawni cmd.exe con parent process inusuali dovrebbe attivare alert ad alta priorità. Infine, regole Sigma per i pattern di traffico Discord e Graph API anomali, combinate con threat intelligence sui cluster Webworm, permettono un rilevamento proattivo di queste campagne.


Passive Bug Zapper Tracks Its Kill Count


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If it’s summer in a warm, humid climate, bugs can be the bane of your existence. A natural solution is to place a passive bug zapper to catch bugs at night. But what if that isn’t fancy enough? [Nicolas Boichat] spices it up with a passive bug zapper that tracks its kill count.

But how exactly do you detect a bug zap? With an antenna, of course! When a bug gets caught, it arcs, creating an electromagnetic pulse. A small loop antenna on the backside of the zapper receives the signal.

The final PCB, attached to the bug zapper.
It was also in part an experiment to see how good you can “vibe-EE” and, well, mixed results. Claude was able to correctly identify basic concepts of EE needed here, but was largely worthless at making schematics. After some manual circuit doodling, then building, [Nicolas] successfully got an ESP32-C6 to detect the voltage spikes.

Of course, where there’s data, there must be a dashboard. Using existing graphing libraries and a custom PCB, [Nicolas] has the ultimate bug zapping experience.

We’ve covered a similar idea in the past, namely one based on current sensing.


hackaday.com/2026/05/23/passiv…

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Whatsapp compromesso su iPhone, la ricerca di Forenser sullo 0-click
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/whatsa…


Whatsapp compromesso su iPhone, la ricerca di Forenser sullo 0-click


Una premessa prima di iniziare: se hai un iPhone con iOS inferiore a 16.7.12, aggiorna, è già tardi e un miracolo che non sia ancora successo niente di brutto.

Detto questo, per anni l’ecosistema Apple è stato raccontato come una fortezza quasi inespugnabile. “Se hai un iPhone sei al sicuro” è diventato uno dei mantra più ripetuti anche fuori dalla bolla tech. Poi arrivano casi come quello documentato da Forenser e improvvisamente quella narrativa inizia a incrinarsi. Non perché iPhone sia diventato improvvisamente insicuro, ma perché il punto debole — come spesso accade — non è il dispositivo in sé. È la catena completa: notifiche, sessioni, social engineering, bug, sincronizzazioni cloud e fiducia implicita dell’utente.

La ricerca pubblicata da Forenser fotografa infatti una serie di compromissioni WhatsApp osservate su dispositivi Apple rimasti fermi a iOS 16 (specificatamente sotto il famoso aggiornamento alla 16.7.12). Non si parla di semplici tentativi di phishing “artigianali”, ma di account effettivamente presi in controllo, con accessi alle chat e utilizzo dell’identità digitale delle vittime per colpire ulteriori contatti.

Le vittime, infatti, non riportano comportamenti compatibili con il classico phishing. Nessun link cliccato volontariamente, nessuna installazione di applicazioni sospette, nessun QR code scansionato deliberatamente, nessuna richiesta di OTP condivisi. Eppure gli account risultano violati.

È questo il dettaglio che ha acceso l’interesse della comunità forense.

Secondo quanto riportato nell’analisi di Forenser, gli utenti colpiti avrebbero ricevuto messaggi specifici poco prima della compromissione. Messaggi che, in alcuni casi, sembrano avere un comportamento anomalo lato client. La ricostruzione tecnica suggerisce che il vettore d’attacco possa sfruttare una vulnerabilità legata alla gestione dei contenuti ricevuti da WhatsApp su iOS 16, permettendo l’esecuzione di operazioni malevole senza necessità di interazione diretta dell’utente.

In altre parole: il semplice ricevere il messaggio potrebbe essere sufficiente ad attivare la catena di compromissione.

È questo il vero significato di 0-click. Nessun tap. Nessun consenso. Nessun comportamento “sbagliato” da parte della vittima.

Nel mondo mobile moderno, questo tipo di attacco rappresenta uno degli scenari più pericolosi in assoluto, perché elimina completamente il principale livello difensivo su cui si basa gran parte della sicurezza consumer: l’utente stesso. Le campagne di phishing tradizionali funzionano solo se qualcuno sbaglia. Gli exploit 0-click invece trasformano il dispositivo in un bersaglio passivo.

La ricerca di Forenser suggerisce inoltre un elemento fondamentale: il problema sembrerebbe concentrarsi su device ancora fermi a certe release superate di iOS 16. Questo potrebbe indicare la presenza di vulnerabilità già corrette nelle versioni successive di iOS, ma ancora sfruttabili sui terminali non aggiornati. Ed è qui che emerge uno dei problemi più sottovalutati dell’ecosistema Apple: l’idea che “se hai un iPhone allora sei automaticamente al sicuro”.

In realtà il modello di sicurezza Apple funziona in maniera estremamente efficace proprio grazie agli aggiornamenti continui. Restare bloccati su una major release precedente significa esporsi progressivamente a vulnerabilità già note, studiate e potenzialmente weaponizzate.

Dal punto di vista operativo, un attacco del genere è devastante perché estremamente difficile da rilevare. Non lascia i classici indicatori di compromissione associati al malware tradizionale. Non rallenta necessariamente il dispositivo. Non mostra finestre sospette. Non installa applicazioni visibili. Tutto avviene all’interno di una superficie software considerata “trusted”: l’app di messaggistica stessa.

E WhatsApp rappresenta un bersaglio ideale.

Dentro quell’applicazione oggi transitano conversazioni personali, documenti, codici OTP, messaggi vocali, relazioni professionali e spesso persino elementi di autenticazione indiretta per servizi bancari o aziendali. Compromettere WhatsApp non significa più soltanto leggere chat private: significa ottenere accesso a una porzione enorme dell’identità digitale della vittima.

L’aspetto forse più interessante dell’indagine di Forenser è che porta l’attenzione su una categoria di minacce spesso percepite come lontane dal mondo reale. Quando si parla di exploit 0-click si pensa immediatamente ad attori statali, intelligence offensive e spyware da milioni di euro. Ma la linea che separa il cyberespionage dal cybercrime si sta assottigliando sempre di più. Tecniche un tempo esclusive delle operazioni governative iniziano lentamente a comparire anche in scenari meno sofisticati.

Ed è esattamente questo a rendere il caso così importante.

Perché al netto dei dettagli tecnici ancora da chiarire completamente, la ricerca di Forenser mostra un cambiamento preciso nel panorama delle minacce mobile: gli smartphone non vengono più attaccati soltanto inducendo l’utente a commettere errori. Sempre più spesso, basta semplicemente raggiungerli.


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Gli Agenti AI mettono a rischio le aziende! 12.000 workflow in n8n sono critici

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/gli-agent…

A cura di Carolina Vivianti

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #malware #ransomware #sicurezzainformatica #intelligenzaartificiale

Whatsapp compromesso su iPhone, la ricerca di Forenser sullo 0-click


@Informatica (Italy e non Italy)
Una premessa prima di iniziare: se hai un iPhone con iOS inferiore a 16.7.12, aggiorna, è già tardi e un miracolo che non sia ancora successo niente di brutto. Detto questo, per anni l’ecosistema Apple è stato raccontato come una fortezza quasi inespugnabile. “Se hai un iPhone


Whatsapp compromesso su iPhone, la ricerca di Forenser sullo 0-click


Una premessa prima di iniziare: se hai un iPhone con iOS inferiore a 16.7.12, aggiorna, è già tardi e un miracolo che non sia ancora successo niente di brutto.

Detto questo, per anni l’ecosistema Apple è stato raccontato come una fortezza quasi inespugnabile. “Se hai un iPhone sei al sicuro” è diventato uno dei mantra più ripetuti anche fuori dalla bolla tech. Poi arrivano casi come quello documentato da Forenser e improvvisamente quella narrativa inizia a incrinarsi. Non perché iPhone sia diventato improvvisamente insicuro, ma perché il punto debole — come spesso accade — non è il dispositivo in sé. È la catena completa: notifiche, sessioni, social engineering, bug, sincronizzazioni cloud e fiducia implicita dell’utente.

La ricerca pubblicata da Forenser fotografa infatti una serie di compromissioni WhatsApp osservate su dispositivi Apple rimasti fermi a iOS 16 (specificatamente sotto il famoso aggiornamento alla 16.7.12). Non si parla di semplici tentativi di phishing “artigianali”, ma di account effettivamente presi in controllo, con accessi alle chat e utilizzo dell’identità digitale delle vittime per colpire ulteriori contatti.

Le vittime, infatti, non riportano comportamenti compatibili con il classico phishing. Nessun link cliccato volontariamente, nessuna installazione di applicazioni sospette, nessun QR code scansionato deliberatamente, nessuna richiesta di OTP condivisi. Eppure gli account risultano violati.

È questo il dettaglio che ha acceso l’interesse della comunità forense.

Secondo quanto riportato nell’analisi di Forenser, gli utenti colpiti avrebbero ricevuto messaggi specifici poco prima della compromissione. Messaggi che, in alcuni casi, sembrano avere un comportamento anomalo lato client. La ricostruzione tecnica suggerisce che il vettore d’attacco possa sfruttare una vulnerabilità legata alla gestione dei contenuti ricevuti da WhatsApp su iOS 16, permettendo l’esecuzione di operazioni malevole senza necessità di interazione diretta dell’utente.

In altre parole: il semplice ricevere il messaggio potrebbe essere sufficiente ad attivare la catena di compromissione.

È questo il vero significato di 0-click. Nessun tap. Nessun consenso. Nessun comportamento “sbagliato” da parte della vittima.

Nel mondo mobile moderno, questo tipo di attacco rappresenta uno degli scenari più pericolosi in assoluto, perché elimina completamente il principale livello difensivo su cui si basa gran parte della sicurezza consumer: l’utente stesso. Le campagne di phishing tradizionali funzionano solo se qualcuno sbaglia. Gli exploit 0-click invece trasformano il dispositivo in un bersaglio passivo.

La ricerca di Forenser suggerisce inoltre un elemento fondamentale: il problema sembrerebbe concentrarsi su device ancora fermi a certe release superate di iOS 16. Questo potrebbe indicare la presenza di vulnerabilità già corrette nelle versioni successive di iOS, ma ancora sfruttabili sui terminali non aggiornati. Ed è qui che emerge uno dei problemi più sottovalutati dell’ecosistema Apple: l’idea che “se hai un iPhone allora sei automaticamente al sicuro”.

In realtà il modello di sicurezza Apple funziona in maniera estremamente efficace proprio grazie agli aggiornamenti continui. Restare bloccati su una major release precedente significa esporsi progressivamente a vulnerabilità già note, studiate e potenzialmente weaponizzate.

Dal punto di vista operativo, un attacco del genere è devastante perché estremamente difficile da rilevare. Non lascia i classici indicatori di compromissione associati al malware tradizionale. Non rallenta necessariamente il dispositivo. Non mostra finestre sospette. Non installa applicazioni visibili. Tutto avviene all’interno di una superficie software considerata “trusted”: l’app di messaggistica stessa.

E WhatsApp rappresenta un bersaglio ideale.

Dentro quell’applicazione oggi transitano conversazioni personali, documenti, codici OTP, messaggi vocali, relazioni professionali e spesso persino elementi di autenticazione indiretta per servizi bancari o aziendali. Compromettere WhatsApp non significa più soltanto leggere chat private: significa ottenere accesso a una porzione enorme dell’identità digitale della vittima.

L’aspetto forse più interessante dell’indagine di Forenser è che porta l’attenzione su una categoria di minacce spesso percepite come lontane dal mondo reale. Quando si parla di exploit 0-click si pensa immediatamente ad attori statali, intelligence offensive e spyware da milioni di euro. Ma la linea che separa il cyberespionage dal cybercrime si sta assottigliando sempre di più. Tecniche un tempo esclusive delle operazioni governative iniziano lentamente a comparire anche in scenari meno sofisticati.

Ed è esattamente questo a rendere il caso così importante.

Perché al netto dei dettagli tecnici ancora da chiarire completamente, la ricerca di Forenser mostra un cambiamento preciso nel panorama delle minacce mobile: gli smartphone non vengono più attaccati soltanto inducendo l’utente a commettere errori. Sempre più spesso, basta semplicemente raggiungerli.


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È indispensabile indignarsi per il trattamento degli attivisti della #Flotilla in #Israele

Ma è importante capire che esattamente quel trattamento non è che la procedura operativa standard riservata a centinaia di prigionieri palestinesi, di cui abbiamo parlato ben poco

C’è un’indagine documentario. Si trova qui: btselem.org/publications/20240…

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Hotpatching gratuito per Windows Server 2025 con Azure Arc: guida all’abilitazione
#tech
spcnet.it/hotpatching-gratuito…
@informatica


Hotpatching gratuito per Windows Server 2025 con Azure Arc: guida all’abilitazione


Cos’è l’Hotpatching e perché cambia tutto


Ogni amministratore di sistema conosce bene il problema: arriva il patch Tuesday, si pianifica una finestra di manutenzione, si notificano gli utenti, si aspetta il riavvio e si incrocia le dita sperando che tutto torni su senza intoppi. Con Windows Server 2025 e l’hotpatching abilitato da Azure Arc, questo ciclo faticoso si riduce drasticamente. E da maggio 2026, questa funzionalità è completamente gratuita per tutti i server Arc-enabled.

L’hotpatching consente di applicare aggiornamenti di sicurezza al sistema operativo senza riavviare il server nella maggior parte dei mesi. Microsoft ha annunciato che dal 15 maggio 2026 tutta la fatturazione per l’hotpatch è stata interrotta per i server Windows Server 2025 Standard e Datacenter connessi ad Azure Arc. Non sono più previsti costi per core, tariffe orarie o voci separate in fattura.

Come funziona il ciclo di aggiornamento


L’hotpatching non elimina completamente i riavvii, ma li riduce sensibilmente. Il ciclo funziona su base trimestrale:

  • Mese baseline (1 riavvio ogni 3 mesi): viene installato un aggiornamento cumulativo completo che richiede un riavvio. Questo aggiornamento “alza l’asticella” del sistema per i mesi successivi.
  • Mesi hotpatch (i 2 mesi successivi): vengono distribuiti solo gli aggiornamenti di sicurezza incrementali, applicati in-memory senza riavvio.

In un anno solare si ottengono fino a 8 aggiornamenti mensili senza riavvio e soli 4 riavvii baseline pianificabili. Per ambienti di produzione ad alta disponibilità, è una differenza sostanziale.

Prerequisiti tecnici


Prima di abilitare l’hotpatching, verificare che il server soddisfi i requisiti seguenti:

  • Windows Server 2025 Standard o Datacenter (build 26100.1742 o successiva). Le build di anteprima non sono supportate.
  • Il server deve essere connesso ad Azure Arc tramite il Connected Machine Agent.
  • La macchina deve supportare la Virtualization-Based Security (VBS): firmware UEFI con Secure Boot abilitato. Per le VM Hyper-V, è richiesta una macchina virtuale di Generazione 2.
  • Una subscription Azure attiva (esiste un tier gratuito per iniziare).

Nota: Windows Server 2025 Datacenter: Azure Edition ha l’hotpatching abilitato per impostazione predefinita e non richiede Azure Arc.

Verifica e abilitazione di Virtual Secure Mode (VBS)


Quando si abilita l’hotpatch dal portale Azure, il sistema verifica automaticamente se la Virtual Secure Mode (VSM) è attiva. Se non lo è, l’operazione fallisce con un errore. È conveniente verificare prima manualmente.

Verifica dello stato VSM con PowerShell

Get-CimInstance -Namespace 'root/Microsoft/Windows/DeviceGuard' `
    -ClassName 'win32_deviceGuard' | `
    Select-Object -ExpandProperty 'VirtualizationBasedSecurityStatus'

Se il valore restituito è 2, VSM è attivo e si può procedere. Se è 0 o 1, occorre abilitarlo.

Abilitazione di VSM tramite registro di sistema

New-ItemProperty -Path 'HKLM:\System\CurrentControlSet\Control\DeviceGuard' `
    -Name 'EnableVirtualizationBasedSecurity' `
    -PropertyType 'Dword' `
    -Value 1 -Force

Dopo aver impostato il valore, riavviare il server e verificare nuovamente che VirtualizationBasedSecurityStatus restituisca 2.

In alternativa, VSM viene abilitato automaticamente configurando funzionalità come Credential Guard, Hypervisor-Protected Code Integrity (HVCI) o Secured-core server. Se il proprio ambiente utilizza già una di queste feature, VSM è probabilmente già attivo.

Connessione ad Azure Arc


Se il server non è ancora connesso ad Azure Arc, il modo più rapido per un singolo server è scaricare ed eseguire lo script di onboarding dal portale Azure:

  1. Aprire il portale Azure e cercare Azure Arc → Machines.
  2. Cliccare su Add/Create → Add a machine.
  3. Selezionare Add a single server e seguire la procedura guidata.
  4. Scaricare ed eseguire lo script PowerShell generato sul server target.

Per un deployment su scala (decine o centinaia di server), Azure Arc supporta l’installazione tramite Group Policy, service principal, Terraform o Configuration Manager. Il Connected Machine Agent è leggero e ha un impatto minimo sulle risorse del sistema.

Abilitazione dell’Hotpatch dal portale Azure


Una volta che il server è connesso ad Azure Arc e VSM è attivo, abilitare l’hotpatch richiede pochi click:

  1. Nel portale Azure, navigare su Azure Arc → Machines.
  2. Selezionare il nome del server target.
  3. Nel pannello laterale, fare clic su Hotpatch.
  4. Cliccare su Confirm.
  5. Attendere circa 10 minuti per la propagazione delle modifiche.

Se lo stato rimane bloccato su Pending, verificare la connettività verso gli endpoint Azure Arc e controllare i log dell’agente in C:\ProgramData\AzureConnectedMachineAgent\Logs.

Automazione con Azure Update Manager


Per gestire l’hotpatching su scala, Azure Update Manager (AUM) è lo strumento consigliato. Permette di:

  • Definire maintenance windows per controllare quando vengono applicati gli aggiornamenti baseline (quelli che richiedono il riavvio).
  • Configurare update policies per applicare automaticamente gli hotpatch nei mesi non-baseline.
  • Monitorare lo stato di conformità di tutti i server Arc da un’unica dashboard.
  • Integrare con Azure Monitor per alert e reportistica.

Con AUM è possibile impostare una finestra di manutenzione mensile di 30 minuti per i riavvii baseline, sapendo che nei due mesi successivi nessun riavvio sarà necessario per gli aggiornamenti di sicurezza. Una politica ragionevole è schedulare i riavvii baseline nella notte del secondo mercoledì del mese baseline, allineandosi al ciclo Patch Tuesday di Microsoft.

Script PowerShell per il troubleshooting dell’agente Arc


Se dopo l’abilitazione l’hotpatch non si attiva correttamente, questo script PowerShell aiuta a diagnosticare i problemi più comuni:

# Verifica stato agente Azure Arc
$svc = Get-Service -Name "himds" -ErrorAction SilentlyContinue
if ($svc) {
    Write-Host "Azure Connected Machine Agent: $($svc.Status)"
} else {
    Write-Host "ERRORE: servizio HIMDS non trovato. Arc non e' installato."
}

# Verifica VBS
$vbs = Get-CimInstance -Namespace 'root/Microsoft/Windows/DeviceGuard' `
    -ClassName 'win32_deviceGuard' | `
    Select-Object -ExpandProperty 'VirtualizationBasedSecurityStatus'
Write-Host "VBS Status: $vbs (2 = attivo, 0/1 = non attivo)"

# Verifica Secure Boot
$sb = Confirm-SecureBootUEFI -ErrorAction SilentlyContinue
Write-Host "Secure Boot abilitato: $sb"

# Log agente Arc (ultimi 50 errori)
$logPath = "C:\ProgramData\AzureConnectedMachineAgent\Logs"
if (Test-Path $logPath) {
    Get-ChildItem $logPath -Filter "*.log" | 
        Sort-Object LastWriteTime -Descending | 
        Select-Object -First 1 | 
        Get-Content | Select-String "ERROR","WARN" | 
        Select-Object -Last 50
}

Considerazioni finali


Il passaggio dell’hotpatching a servizio gratuito rappresenta un cambiamento significativo nella gestione delle patch per Windows Server. Prima era necessario scegliere tra la semplicità operativa (nessun riavvio) e il costo aggiuntivo ($1.50 USD per core al mese, introdotto a luglio 2025). Ora quella scelta non esiste più.

Per chi gestisce ambienti Windows Server 2025 ibridi o on-premises, il percorso consigliato è: verificare i prerequisiti hardware (UEFI + Secure Boot), connettere i server ad Azure Arc, abilitare l’hotpatch dal portale e configurare Azure Update Manager per le finestre di manutenzione baseline. Il risultato pratico: meno riavvii, meno downtime, meno stress per il team IT — senza costi aggiuntivi.


Fonte originale: 4sysops — Free Windows Server 2025 hotpatching with Azure Arc. Documentazione ufficiale: Microsoft Learn — Enable Hotpatch for Azure Arc-enabled servers. Annuncio Microsoft: Microsoft Tech Community.


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OTTIMO 👍

"Obsoleto, costoso e spedito con mesi di ritardo....

Un altro grosso guaio ha coinvolto lo sgangherato progetto del cosiddetto “Trump phone” ...

I dati personali – nomi, indirizzi email e numeri di telefono – di chi lo aveva comprato sono stati sottratti e pubblicati online"

ilpost.it/2026/05/23/trump-pho…

@informapirata

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La grande euforia per l'intelligenza artificiale è ancora in corso, ma forse qualcosa inizia a scricchiolare... 🧐


I report di Microsoft stanno mettendo in luce il vero problema dei costi dell'intelligenza artificiale: utilizzare questa tecnologia costa più che pagare i dipendenti umani.

Secondo quanto riportato da The Verge , Microsoft avrebbe iniziato a cancellare la maggior parte delle sue licenze dirette di Claude Code, spingendo invece gli ingegneri a utilizzare GitHub Copilot CLI.
Sostituire il lavoro umano con l'IA potrebbe essere meno facile del previsto

ca.finance.yahoo.com/news/micr…

@aitech


Building an Analog Meter Watch


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Most conventional analog watches have two or three hands, covering hours, minutes, and seconds (where present). [Sahko] has built a different kind of analog watch that creatively displays the time with just one.

The build is based around a simple analog coil meter, which, at its heart, just sweeps its needle across a scale based on the voltage input to the device. A Raspberry Pi Pico is employed to drive the meter through a digital-to-analog converter. Pressing the buttons on the outside of the device tells the watch to display hours, minutes/seconds, or the current month or day of the week. With a single needle, only one parameter can be displayed at a time, but that’s just a compromise you accept for having a cool unique analog dial watch.

Another cool touch in the design is that the dial backer isn’t just a printed piece of paper—it’s a custom PCB, which has a much nicer, hardier finish. The case of the watch is also CNC milled out of aluminum and bead blasted for a quality surface finish, adding a nice industrial touch to the build.

This is a great example of a custom watch with quality fit and finish. The attention to detail really pays off in terms of feel. We’ve seen other watch projects use similar construction techniques before, too.

youtube.com/embed/faMIdIe0c6w?…


hackaday.com/2026/05/23/buildi…

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CVE-2026-9082: #Drupal's Highly Critical SQL Injection Flaw Is Already Under Active Attack
securityaffairs.com/192557/sec…
#securityaffairs #hacking #malware
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Il Texas fa causa a Meta e WhatsApp per presunte violazioni della privacy legate alla crittografia

L'ufficio del procuratore generale del Texas ha intentato causa giovedì contro WhatsApp e la sua società madre Meta, apre una nuova schedaL'accusa è stata di aver tratto in inganno i consumatori circa la robustezza e la portata delle misure di crittografia di WhatsApp, accusa che un portavoce di Meta ha respinto

reuters.com/legal/government/t…

@informatica

Grazie a Marco per la segnalazione

Amazing Stories


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The 2026 installment of Hackaday Europe was last weekend, and I’m still basking in the warm glow of hanging out with such an inspiring group of hackers. It’s hard to emphasize how important it is, maybe especially for those of us on the inside of Hackaday, to get to nerd out together like that. While we do our best to present your stories on our pages, there is just no substitute for getting to talk about projects, hacks, and dreams in real life.

While we can’t bring you all of the side-conversations that took place, we did manage to get the talks recorded, and we’ll be writing them up shortly. We have some bad news on that front, though: due to a technical limitation with the setup that the university had in place, we only got the audio and slide feeds, and not the camera that should have been filming the presenters. Still, we have a record of most everything that went down on the main stage, so stay tuned.

We know that not everyone can make it out to either Supercon or Hackaday Europe, but we heartily recommend keeping your eyes out for local hacker events near you. This weekend, there’s Open Hardware Summit in Berlin, for instance. If you’re near NYC, there’s HOPE coming up in August. If your tastes run more toward retrocomupting, there might be a Vintage Computer Festival chapter near you. Heck, consider looking into some of the more mainstream events as well, if that’s what is in your neighborhood.

It’s definitely more of an effort to get out to an event in the physical world, but the connections you make with fellow hackers are absolutely worth it. Any events that we should know about?

This article is part of the Hackaday.com newsletter, delivered every seven days for each of the last 200+ weeks. It also includes our favorite articles from the last seven days that you can see on the web version of the newsletter. Want this type of article to hit your inbox every Friday morning? You should sign up!


hackaday.com/2026/05/23/amazin…

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La battaglia per tagliare i ponti tra Italia e Israele nello scambio dei dati personali


Non solo torture e sanzioni commerciali, con Israele c'è in ballo anche la privacy. L’Autorità europea per la protezione dei dati personali ha chiesto un'indagine sulla condotta di Israele, mentre una coalizione italiana si appella al Garante Privacy

Non solo: poiché Israele controlla l'intera infrastruttura di telecomunicazione dei Territori palestinesi occupati e non applica alcuna limitazione territoriale interna nel trattamento dei dati provenienti dall'estero, vi è un rischio concreto e imminente – si legge nella lettera del 2025 – che i dati personali trasferiti dall'Unione europea a entità israeliane confluiscano nei sistemi di sorveglianza militare senza alcuna restrizione o trasparenza. Cosa decide di fare questa volta la Commissione europea? Niente, di nuovo.


wired.it/article/battaglia-tag…

@eticadigitale

Grazie a @vecna per la segnalazione

Water-cooling a 3D Printed Rocket Isn’t Quite Practical


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Consumer-grade 3D printers are useful for lots of things, but they kind of fall down when it comes to making stuff that survives high temperatures. [Mr. More Gooder] wasn’t deterred from a rocket build using FDM printed parts though, instead relying on water cooling to try and beat this practical limit.

The concept is simple enough—[Mr. More Gooder] printed a propane-burning combustion chamber and nozzle out of plastic that you’d totally expect to melt when the flames started. Thus, the nozzle was given fittings to allow water to be continually pumped through to try and drag away enough heat to let the rocket survive more than a few seconds. Unfortunately, during testing the uncooled combustion chamber quickly melted. A redesign with water cooling throughout performed a little better, until the water jacket began to leak into the main chamber and extinguished the flames. Melted plastic could be seen dripping out of the nozzle shortly after ignition, too.

Even if the nozzle did hold up for a longer period of time, it’s worth noting this is probably not a viable route towards a flight-ready engine. Mostly because you would need a huge supply of water to keep the components cool which would add a great deal of weight to any such build. There’s a reason NASA doesn’t recycle old drink bottles to make rocket engines, after all.

In any case, we love to see all sorts of rocket experiments, even the unsuccessful ones.

youtube.com/embed/ZajH9LzCuZM?…


hackaday.com/2026/05/23/water-…

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Verso “Magnifica humanitas”: chi paga il prezzo dell'intelligenza artificiale?


otto delle dieci più grandi aziende di intelligenza artificiale sono guidate da miliardari e che la filiera produttiva di questa tecnologia si regge su lavoro invisibile e su materie prime estratte in zone di conflitto in Congo, Colombia e Bolivia; i dati di addestramento vengono etichettati da lavoratori sottopagati in Kenya, in Venezuela e nelle Filippine; conoscenze e dati personali che fluiscono in una sola direzione, dal Sud al Nord del mondo. «Questo modello di business estrattivista espropria le comunità dei beni materiali che consentono vite dignitose»


Questo è il secondo di quattro articoli speciali della rubrica Artifici in preparazione alla prima enciclica di Papa Leone: le discriminazioni causate dalle reti neurali feriscono soprattutto le persone fragili.

avvenire.it/rubriche/artifici/…

@aitech

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I report di Microsoft stanno mettendo in luce il vero problema dei costi dell'intelligenza artificiale: utilizzare questa tecnologia costa più che pagare i dipendenti umani.

Secondo quanto riportato da The Verge , Microsoft avrebbe iniziato a cancellare la maggior parte delle sue licenze dirette di Claude Code, spingendo invece gli ingegneri a utilizzare GitHub Copilot CLI.
Sostituire il lavoro umano con l'IA potrebbe essere meno facile del previsto

ca.finance.yahoo.com/news/micr…

@aitech

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Quasi il 50% dei tumori prevenibili è legato a sole due abitudini di vita: fumo e inquinamento


Secondo una recente analisi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre un terzo di tutti i casi di cancro a livello globale sono prevenibili.

I tumori ai polmoni, allo stomaco e alla cervice uterina costituiscono quasi la metà di questi casi.

Questo significa che milioni di casi di cancro mortale ogni anno potrebbero essere prevenuti attraverso interventi medici, cambiamenti comportamentali, riduzione dei rischi professionali o contrasto agli inquinanti ambientali

Tra i fattori più importanti figurano il fumo di tabacco, il consumo di alcol, un elevato indice di massa corporea, un'attività fisica insufficiente, il tabacco senza fumo (come il tabacco da masticare), uno stimolante tradizionale noto come noce di areca , un allattamento al seno non ottimale, l'inquinamento atmosferico, le radiazioni ultraviolette, gli agenti infettivi e oltre una dozzina di esposizioni professionali.

sciencealert.com/almost-50-of-…

@scienza

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#Ghostwriter Is Back, Using a Ukrainian Learning Platform as Bait to Hit Government Targets
securityaffairs.com/192538/hac…
#securityaffairs #hacking #malware #APT #Ukraine
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Il capo della banca Standard Chartered si scusa dopo aver definito i lavoratori "capitale umano di minor valore"

Nel corso di una recente conferenza, parlando di come l'automazione avrebbe probabilmente portato a migliaia di licenziamenti presso la banca, Bill Winters ha affermato che non si trattava di tagliare i costi, bensì di "sostituire, in alcuni casi, il capitale umano di minor valore con il capitale finanziario e gli investimenti che stiamo effettuando"

bbc.com/news/articles/c98rqld1…

@lavoro

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Standoff Hacks premia gli Hacker etici, quelli che “rompono tutto” e vengono pagati per farlo

📌 Link all'articolo : redhotcyber.com/post/standoff-…

A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #bugbounty #vulnerabilita #shanghai #standoffhacks

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Ukrainian Intelligence Report: Russian APT Groups Intensify Cyber Operations — 5,927 Incidents, 37% Rise in 2025
#CyberSecurity
securebulletin.com/ukrainian-i…
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Ubiquiti Issues Emergency Patches for Five Critical UniFi OS Vulnerabilities, Three Rated Maximum CVSS 10.0
#CyberSecurity
securebulletin.com/ubiquiti-is…
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CISA Adds Two Actively Exploited Microsoft Defender Zero-Days to KEV Catalog — Patch by June 3
#CyberSecurity
securebulletin.com/cisa-adds-t…
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Showboat e JFMBackdoor: il gruppo cinese Calypso spia le telecomunicazioni del Medio Oriente con malware Linux e Windows
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/showbo…


Showboat e JFMBackdoor: il gruppo cinese Calypso spia le telecomunicazioni del Medio Oriente con malware Linux e Windows


I ricercatori di Lumen Technologies Black Lotus Labs hanno pubblicato il 21 maggio 2026 un’analisi dettagliata di due nuovi strumenti malevoli — Showboat (Linux) e JFMBackdoor (Windows) — impiegati in campagne di cyberspionaggio attribuite con moderata confidenza al gruppo cinese Calypso, noto anche come Red Lamassu. I bersagli: operatori di telecomunicazioni nel Medio Oriente, nell’Asia Pacifica e, più recentemente, entità negli Stati Uniti e in Ucraina.

Chi è Calypso / Red Lamassu


Calypso è un gruppo APT di matrice cinese attivo almeno dal 2018, storicamente orientato allo spionaggio su governi, settore energetico e telecomunicazioni in Asia Centrale e Medio Oriente. Il gruppo condivide infrastrutture e tooling con altri cluster affiliati alla Cina, in linea con il modello del cosiddetto digital quartermaster: una struttura centralizzata che rifornisce più gruppi APT di strumenti comuni come PlugX, ShadowPad e, ora, Showboat. Questa logica di condivisione complica l’attribuzione e amplifica la portata operativa.

Showboat: un framework post-exploitation modulare per Linux


Il punto di partenza dell’indagine è stato un binario ELF caricato su VirusTotal nel maggio 2025, inizialmente classificato come backdoor Linux sofisticato con capacità rootkit (Kaspersky lo traccia come EvaRAT). Showboat è progettato per sistemi Linux con un insieme di capacità modulari orientate alla persistenza silenziosa e al movimento laterale: shell remota per l’esecuzione di comandi arbitrari, trasferimento file bidirezionale, proxy SOCKS5 per il tunneling verso sistemi interni non esposti su internet, raccolta di informazioni di sistema, nascondimento dei processi dalla lista dei processi attivi, e recupero di payload da Pastebin (paste creato l’11 gennaio 2022) — tecnica che frammenta la kill chain su piattaforme legittime per eludere il rilevamento.

Il malware comunica con il server C2 trasmettendo informazioni di sistema in un campo PNG come stringa cifrata in Base64. La funzione proxy SOCKS5 è particolarmente significativa: consente agli attaccanti di interagire con macchine raggiungibili solo via LAN, espandendo silenziosamente il perimetro di compromissione verso asset interni critici.

JFMBackdoor: un impianto Windows a pieno spettro


A fianco di Showboat, i ricercatori hanno identificato JFMBackdoor, un impianto Windows distribuito tramite DLL side-loading. Si tratta di un RAT completo con accesso shell remoto, operazioni su file (upload, download, eliminazione), network proxying, cattura di screenshot e auto-rimozione (self-removal) per cancellare le tracce post-operazione. Il vettore DLL side-loading è un classico dei toolkit cinesi: consente di agganciare un processo legittimo per l’esecuzione del codice malevolo, riducendo la visibilità per le soluzioni EDR.

Vittime identificate e infrastruttura C2


L’analisi infrastrutturale ha rilevato le seguenti compromissioni: un provider di telecomunicazioni nel Medio Oriente (vittima principale, bersagliata almeno dal 2022), un ISP in Afghanistan, un’entità in Azerbaigian, due possibili compromissioni negli Stati Uniti e una in Ucraina, identificate tramite un cluster C2 secondario che condivide certificati X.509 con quello primario.

I nodi C2 mostrano correlazioni geografiche con indirizzi IP geolocalizzati a Chengdu, capoluogo della provincia del Sichuan — area già associata ad operazioni APT cinesi come quelle di APT41. La presenza di infrastruttura condivisa con altri cluster cinesi, tramite certificati e pattern C2 analoghi, rinforza l’ipotesi del digital quartermaster. Il gruppo ha registrato domini tematici che impersonano operatori telecom per rendere il traffico C2 meno sospetto.

Perché le telco sono obiettivi privilegiati dello spionaggio cinese


Le infrastrutture di telecomunicazione rappresentano un obiettivo di primaria importanza per le operazioni di intelligence offensiva. Il controllo, anche parziale, di un operatore telecom offre accesso a metadati di traffico, possibilità di intercettazioni mirate, informazioni su clienti governativi e aziendali, e capacità di prepararsi per operazioni disruptive in scenari di escalation geopolitica. Non è un caso che Showboat sia progettato specificatamente per Linux: i sistemi basati su questo OS costituiscono il backbone infrastrutturale della maggior parte delle telco mondiali. La funzione SOCKS5 rispecchia un obiettivo preciso: muoversi lateralmente e silenziosamente all’interno di reti segmentate, raggiungendo asset normalmente inaccessibili dall’esterno.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Showboat - ELF binary (VirusTotal, maggio 2025)
SHA256: d6a4fad5448838dbc8cc6b33f1dbfbdc7a2fad36de58ff6a66dce96f729f7011
# Kaspersky classification: EvaRAT
# C2 infrastructure: IP geolocati a Chengdu (Sichuan, CN)
# Certificati X.509 condivisi tra cluster C2 primario e secondario
# Domini: pattern telecom-themed (impersonazione operatori target)
# Pastebin paste ID: creato 2022-01-11 (autoconcealment snippet)

Due righe per i difensori


Per le organizzazioni del settore telecomunicazioni e infrastrutture critiche, i ricercatori di Black Lotus Labs raccomandano: monitorare il traffico in uscita verso Pastebin e piattaforme di condivisione testo per rilevare scaricamenti di payload; analizzare le connessioni SOCKS5 anomale verso host interni non esposti; verificare l’integrità dei processi su sistemi Linux alla ricerca di tecniche di process hiding; implementare threat hunting specifico per DLL side-loading su endpoint Windows; correlare i certificati X.509 dei server C2 con quelli osservati da Black Lotus Labs. Come ha sottolineato il ricercatore Danny Adamitis: “La presenza di tali minacce dovrebbe essere interpretata come un segnale d’allarme precoce, indicativo di problemi di sicurezza potenzialmente più gravi e diffusi all’interno delle reti compromesse.”


Unitree GO-M8018-6 Motor Reverse Engineering


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People seem to be rather into the Unitree Go2 quadruped robot, if only for the low price tag. But perhaps more interesting are the motors that propel it — they appear to be similar to the Go1’s GO-M8010-6 motors that Unitree also sells, with [Thomas Flayols] currently working on reverse-engineering its proprietary driver using the publicly available documentation for that motor and some reverse-engineering.

These motors are an assembly that includes a reducer, magnetic encoder, 3-phase inverter, current sensing, an RS-485 bus and a Cortex-M0-based CMS32M57xx MCU, all in a very capable package intended for robotics applications where a compact actuator is needed.

The first step of reverse-engineering involved the physical PCB, made all the more difficult as Unitree was so kind as to remove all markings on the ICs. Fortunately using an X-ray machine and some sleuthing it was possible to deduce the MCU and other components. Following this SWD/OpenOCD access to the MCU could be established and the firmware key extracted from the bootloader SRAM.

Although the firmware was encrypted, a locally recovered key was found to decrypt it. This allowed for an initial custom firmware to be developed, which [Thomas] hopes to develop into a fully featured open source firmware. Doing so would obviously open these motors to a larger audience outside of Unitree’s ecosystem, as they are pretty good value for what they offer mechanically.

It might give the associated Go2 robot a new life too considering the serious malware accusations and security issues pertaining to its firmware.


hackaday.com/2026/05/23/unitre…

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Showboat e JFMBackdoor: il gruppo cinese Calypso spia le telecomunicazioni del Medio Oriente con malware Linux e Windows


@Informatica (Italy e non Italy)
Lumen Technologies Black Lotus Labs ha identificato due nuovi impianti malevoli, Showboat per Linux e JFMBackdoor per Windows, utilizzati dal gruppo APT cinese Calypso (Red


Showboat e JFMBackdoor: il gruppo cinese Calypso spia le telecomunicazioni del Medio Oriente con malware Linux e Windows


I ricercatori di Lumen Technologies Black Lotus Labs hanno pubblicato il 21 maggio 2026 un’analisi dettagliata di due nuovi strumenti malevoli — Showboat (Linux) e JFMBackdoor (Windows) — impiegati in campagne di cyberspionaggio attribuite con moderata confidenza al gruppo cinese Calypso, noto anche come Red Lamassu. I bersagli: operatori di telecomunicazioni nel Medio Oriente, nell’Asia Pacifica e, più recentemente, entità negli Stati Uniti e in Ucraina.

Chi è Calypso / Red Lamassu


Calypso è un gruppo APT di matrice cinese attivo almeno dal 2018, storicamente orientato allo spionaggio su governi, settore energetico e telecomunicazioni in Asia Centrale e Medio Oriente. Il gruppo condivide infrastrutture e tooling con altri cluster affiliati alla Cina, in linea con il modello del cosiddetto digital quartermaster: una struttura centralizzata che rifornisce più gruppi APT di strumenti comuni come PlugX, ShadowPad e, ora, Showboat. Questa logica di condivisione complica l’attribuzione e amplifica la portata operativa.

Showboat: un framework post-exploitation modulare per Linux


Il punto di partenza dell’indagine è stato un binario ELF caricato su VirusTotal nel maggio 2025, inizialmente classificato come backdoor Linux sofisticato con capacità rootkit (Kaspersky lo traccia come EvaRAT). Showboat è progettato per sistemi Linux con un insieme di capacità modulari orientate alla persistenza silenziosa e al movimento laterale: shell remota per l’esecuzione di comandi arbitrari, trasferimento file bidirezionale, proxy SOCKS5 per il tunneling verso sistemi interni non esposti su internet, raccolta di informazioni di sistema, nascondimento dei processi dalla lista dei processi attivi, e recupero di payload da Pastebin (paste creato l’11 gennaio 2022) — tecnica che frammenta la kill chain su piattaforme legittime per eludere il rilevamento.

Il malware comunica con il server C2 trasmettendo informazioni di sistema in un campo PNG come stringa cifrata in Base64. La funzione proxy SOCKS5 è particolarmente significativa: consente agli attaccanti di interagire con macchine raggiungibili solo via LAN, espandendo silenziosamente il perimetro di compromissione verso asset interni critici.

JFMBackdoor: un impianto Windows a pieno spettro


A fianco di Showboat, i ricercatori hanno identificato JFMBackdoor, un impianto Windows distribuito tramite DLL side-loading. Si tratta di un RAT completo con accesso shell remoto, operazioni su file (upload, download, eliminazione), network proxying, cattura di screenshot e auto-rimozione (self-removal) per cancellare le tracce post-operazione. Il vettore DLL side-loading è un classico dei toolkit cinesi: consente di agganciare un processo legittimo per l’esecuzione del codice malevolo, riducendo la visibilità per le soluzioni EDR.

Vittime identificate e infrastruttura C2


L’analisi infrastrutturale ha rilevato le seguenti compromissioni: un provider di telecomunicazioni nel Medio Oriente (vittima principale, bersagliata almeno dal 2022), un ISP in Afghanistan, un’entità in Azerbaigian, due possibili compromissioni negli Stati Uniti e una in Ucraina, identificate tramite un cluster C2 secondario che condivide certificati X.509 con quello primario.

I nodi C2 mostrano correlazioni geografiche con indirizzi IP geolocalizzati a Chengdu, capoluogo della provincia del Sichuan — area già associata ad operazioni APT cinesi come quelle di APT41. La presenza di infrastruttura condivisa con altri cluster cinesi, tramite certificati e pattern C2 analoghi, rinforza l’ipotesi del digital quartermaster. Il gruppo ha registrato domini tematici che impersonano operatori telecom per rendere il traffico C2 meno sospetto.

Perché le telco sono obiettivi privilegiati dello spionaggio cinese


Le infrastrutture di telecomunicazione rappresentano un obiettivo di primaria importanza per le operazioni di intelligence offensiva. Il controllo, anche parziale, di un operatore telecom offre accesso a metadati di traffico, possibilità di intercettazioni mirate, informazioni su clienti governativi e aziendali, e capacità di prepararsi per operazioni disruptive in scenari di escalation geopolitica. Non è un caso che Showboat sia progettato specificatamente per Linux: i sistemi basati su questo OS costituiscono il backbone infrastrutturale della maggior parte delle telco mondiali. La funzione SOCKS5 rispecchia un obiettivo preciso: muoversi lateralmente e silenziosamente all’interno di reti segmentate, raggiungendo asset normalmente inaccessibili dall’esterno.

Indicatori di compromissione (IoC)

# Showboat - ELF binary (VirusTotal, maggio 2025)
SHA256: d6a4fad5448838dbc8cc6b33f1dbfbdc7a2fad36de58ff6a66dce96f729f7011
# Kaspersky classification: EvaRAT
# C2 infrastructure: IP geolocati a Chengdu (Sichuan, CN)
# Certificati X.509 condivisi tra cluster C2 primario e secondario
# Domini: pattern telecom-themed (impersonazione operatori target)
# Pastebin paste ID: creato 2022-01-11 (autoconcealment snippet)

Due righe per i difensori


Per le organizzazioni del settore telecomunicazioni e infrastrutture critiche, i ricercatori di Black Lotus Labs raccomandano: monitorare il traffico in uscita verso Pastebin e piattaforme di condivisione testo per rilevare scaricamenti di payload; analizzare le connessioni SOCKS5 anomale verso host interni non esposti; verificare l’integrità dei processi su sistemi Linux alla ricerca di tecniche di process hiding; implementare threat hunting specifico per DLL side-loading su endpoint Windows; correlare i certificati X.509 dei server C2 con quelli osservati da Black Lotus Labs. Come ha sottolineato il ricercatore Danny Adamitis: “La presenza di tali minacce dovrebbe essere interpretata come un segnale d’allarme precoce, indicativo di problemi di sicurezza potenzialmente più gravi e diffusi all’interno delle reti compromesse.”


Chi è Andrea Quacivi, il nuovo capo dell’Agenzia per la cybersicurezza al posto di Frattasi


@Informatica (Italy e non Italy)
Tutto sul manager Andrea Quacivi, nuovo direttore generale dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) che prende il posto del prefetto Bruno Frattasi. Fatti e approfondimenti sulle ragioni del ribaltone ai vertici

in reply to Cybersecurity & cyberwarfare

l'acn dovrebbe essere guidata da tecnici e composta da tecnici. Fino a che non sarà così, sarà pressoché inutile. Per lavoro seguo le mosse dell'agenzia e a volte ho la sensazione che il "faccio cose,vedo gente" occupi una fetta rilevante dell'attività, per così dire.
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LiteSpeed cPanel Plugin Zero-Day (CVE-2026-48172) Actively Exploited to Gain Server Root Access
#CyberSecurity
securebulletin.com/litespeed-c…
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Microsoft Identity Manager 2016 SP3: supporto SQL Server 2022, Azure SQL con Managed Identity e AD FS SSO
#tech
spcnet.it/microsoft-identity-m…
@informatica


Microsoft Identity Manager 2016 SP3: supporto SQL Server 2022, Azure SQL con Managed Identity e AD FS SSO


MIM 2016 SP3: finalmente disponibile, con un percorso travagliato


Microsoft Identity Manager (MIM) 2016 Service Pack 3 è diventato generalmente disponibile il 14 maggio 2026, dopo una storia piuttosto movimentata: una prima versione era stata rilasciata a fine marzo 2026 ma Microsoft l’aveva silenziosa ritirata senza spiegazioni pubbliche. SP3 si posiziona come un aggiornamento di compatibilità di piattaforma più che una rivisitazione architetturale del prodotto, ma include alcune novità tecnicamente significative per gli scenari ibridi e cloud.

Per chi gestisce ambienti enterprise con Active Directory e sincronizzazione delle identità, MIM rimane un componente critico in molte organizzazioni. Con l’estensione del supporto fino al 9 gennaio 2029 (la data originale era gennaio 2026), Microsoft ha chiarito che il prodotto ha ancora vita davanti a sé, almeno come soluzione di transizione verso Entra ID Governance.

Principali aggiornamenti di compatibilità di piattaforma


SP3 estende la compatibilità ufficiale con le versioni più recenti degli stack Microsoft on-premise e cloud. I componenti aggiornati includono:

  • SQL Server 2022 — supporto completo per il database di MIM Service e MIM Synchronization Service
  • SharePoint Server Subscription Edition (SE) — il portale MIM può essere ospitato su SharePoint SE
  • Exchange Server Subscription Edition (SE) — supporto per la gestione delle cassette postali Exchange tramite MIM
  • System Center Service Manager DW 2022 — compatibilità aggiornata per gli scenari di data warehouse
  • Windows Server 2025 — supporto per il sistema operativo host aggiornato

Questi aggiornamenti sono fondamentali per le organizzazioni che hanno già migrato i propri server on-premise alle versioni più recenti e si trovavano a gestire MIM su stack non ufficialmente supportati, una situazione rischiosa dal punto di vista del supporto Microsoft.

Azure SQL Database per MIM Synchronization: la novità più rilevante


La novità tecnicamente più interessante di SP3 è il supporto nativo per Azure SQL Database come backend del MIM Synchronization Service, con autenticazione tramite managed identity. Questa funzionalità apre un nuovo scenario di deployment ibrido dove il motore di sincronizzazione di MIM può connettersi a un database gestito nel cloud senza dover gestire credenziali SQL esplicite in chiaro.

System-assigned vs User-assigned Managed Identity


SP3 supporta entrambe le varianti di managed identity per l’autenticazione verso Azure SQL:

  • System-assigned managed identity — legata al ciclo di vita del server MIM Sync, viene creata e dismessa automaticamente con la macchina virtuale. Più semplice da configurare, ma meno flessibile in scenari di disaster recovery o migrazione del server.
  • User-assigned managed identity — un’identità indipendente che può essere assegnata a più risorse e sopravvive alla VM. Preferita negli ambienti enterprise per la flessibilità e la possibilità di condividere le autorizzazioni tra più istanze server.

In entrambi i casi, la managed identity deve essere configurata come External provider nel database Azure SQL e deve avere il ruolo db_owner (o i permessi minimi necessari) sullo schema MIM. La configurazione lato MIM avviene nel file di configurazione del Synchronization Service, specificando il tipo di autenticazione ActiveDirectoryManagedIdentity nella stringa di connessione.

Considerazioni pratiche sul deployment


Portare il database di MIM Sync su Azure SQL offre vantaggi concreti: alta disponibilità integrata, backup automatici, scaling elastico e riduzione del carico operativo sulla DBA. Tuttavia, le latenze di rete tra il server MIM Sync on-premise e Azure SQL devono essere valutate con attenzione. Cicli di sincronizzazione su connector con milioni di oggetti — come un Full Import su Active Directory con 200.000+ account — potrebbero risentire della latenza aggiuntiva rispetto a un SQL Server locale.

È consigliabile testare questa configurazione in ambiente di staging misurando i tempi dei management agent profile più pesanti (Full Import, Full Sync) prima di portarla in produzione.

AD FS SSO per il portale MIM: claims-based authentication


SP3 introduce il supporto per Active Directory Federation Services (AD FS) con autenticazione SSO basata su claims per il portale MIM. In precedenza, il portale si basava esclusivamente sull’autenticazione Windows integrata (Kerberos/NTLM). Con SP3, gli utenti possono autenticarsi al portale tramite AD FS, il che apre alcune possibilità interessanti:

  • Supporto per scenari in cui i client non sono domain-joined (utenti che accedono dall’esterno tramite Web Application Proxy)
  • Possibilità di applicare policy di autenticazione più granulari tramite AD FS, inclusi MFA e device compliance
  • Percorso di transizione verso Entra ID per organizzazioni che già federano le identità tramite AD FS

La configurazione richiede la registrazione del portale MIM come Relying Party Trust in AD FS e la corretta configurazione delle claim rules per mappare gli attributi utente alle autorizzazioni MIM. Microsoft ha aggiornato la documentazione ufficiale su Microsoft Learn con le istruzioni dettagliate per questo scenario.

Estensione del supporto: una boccata d’aria per i team IT


Forse la notizia più impattante per molte organizzazioni non è tecnica, ma temporale. La data di fine supporto di MIM 2016 è stata estesa dal 13 gennaio 2026 al 9 gennaio 2029 — tre anni in più. Per i team IT che stavano affrontando una corsa contro il tempo per migrare a Entra ID Governance, questa estensione offre una finestra più ampia per pianificare la transizione con la dovuta attenzione.

È comunque importante non interpretare questa estensione come un segnale che MIM riceverà nuove funzionalità significative. Microsoft è chiara: il percorso raccomandato per la gestione del ciclo di vita delle identità punta a Microsoft Entra ID Governance. MIM è in maintenance mode.

Come pianificare l’upgrade a SP3


Per chi gestisce MIM 2016, ecco i passi raccomandati:

  1. Verifica la versione corrente — la build di SP3 è 4.7.6.0. Controlla la versione installata tramite Programmi e Funzionalità o il registro di sistema.
  2. Consulta la matrice di compatibilità ufficiale su Microsoft Learn per identificare eventuali combinazioni di piattaforma non più supportate.
  3. Testa in staging prima della produzione, verificando la compatibilità con management agent personalizzati e regole di sincronizzazione custom.
  4. Valuta Azure SQL con managed identity se vuoi ridurre il debito operativo del database on-premise.
  5. Pianifica la migrazione a lungo termine verso Entra ID Governance, usando questo upgrade come occasione per documentare i processi attuali.


Conclusione


MIM 2016 SP3 è un aggiornamento pragmatico e necessario per le organizzazioni enterprise che ancora dipendono da questo strumento. L’aggiunta del supporto per Azure SQL con managed identity è la novità più rilevante dal punto di vista architetturale, mentre il supporto AD FS SSO colma una lacuna significativa per i deployment con accesso esterno al portale. L’estensione del supporto al 2029 completa il quadro, dando ai team IT il tempo necessario per una migrazione pianificata e non forzata verso le soluzioni cloud-native di Microsoft.


Fonti: 4sysops — MIM 2016 SP3 | Microsoft Learn — MIM 2016 news and updates | Identity Manager version history


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318 – Un uomo ha battuto i robot umanoidi nello smistare pacchi. Per ora… camisanicalzolari.it/318-un-uo…
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Vulnerabilità da 8 anni kernel Linux: rischio di accesso non autorizzato

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A cura di Luigi Zullo

#redhotcyber #news #cybersecurity #hacking #linux #vulnerabilita #bug #kernel #debian #fedora

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in reply to Redhotcyber

Patch già disponibile per Debian.
Il fixè il commit upstream di Linus Torvalds 31e62c2ebbfd, già backportato da Debian, Fedora, Red Hat, SUSE, AlmaLinux e CloudLinux.

cyberkendra.com/2026/05/nine-y…

The Team Behind The Flipper One Needs Your Help


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You’ve probably heard of the Flipper Zero, a pocket-sized device that packs in lots of great hacking potential. The team behind it has now turned their efforts towards developing the Flipper One, and they’re calling out for help from the broader community.

The Flipper One is not intended to be a replacement or sequel for the Flipper Zero. Instead, it’s designed to exist as a entirely new device in its own segment. The team is hoping to build “the most open and best-documented ARM computer in the world,” as they attempt to create a Linux cyberdeck of grand capability. Where the Flipper Zero has found great use for interrogating and investigating low level communications, like IR and NFC, the Flipper One is intended to go to a higher level, working with protocols like Wi-Fi, 5G, and Ethernet in the networked world.

The new device will be based around a co-processor architecture, where a microcontroller is paired with a capable CPU for great flexibility. It will also feature all the high-speed interfaces you’d expect, like PCI Express, USB 3.0, SATA, and Gigabit Ethernet. It’s a proper, capital-C Computer in that regard. The intention of the team is also to redefine some of the typical Linux experience, by creating GUI wrappers around certain traditional CLI utilities. It should go a long way to giving the software the same cyberdeck feel that the current prototypes embody in their hardware design.

If you want to learn more and get involved, head over to the Flipper One Development Portal and dive in. Alternatively, you might like to get up to speed with some of our prior reporting on the Flipper Zero. Happy hacking!

[Thanks to Andrew for the tip!]


hackaday.com/2026/05/22/the-te…

eestileib (she/hers) reshared this.

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AI e geopolitica: la nuova frontiera della rivalità globale sta arrivando e parte dai chip!

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A cura di Massimo Dionisi

#redhotcyber #news #intelligenzaartificiale #geopolitica #rivalitacinausa #tecnologia

The Maths Behind A Chord Recognition Engine


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A key part of any tertiary musical education is learning about all the wonderful (and less wonderful) types of chords out there. Typically this involves a great deal of exercises involving the identification of a given chord from its component notes. But how would you do this programmatically? Well, thankfully, the developers behind the WhatChord tool are happy to explain just how it’s done.

The problem with classifying chords is that the way musicians use them and construct them can be quite varied. Names can also be applied somewhat differently depending on the musical context of a given set of notes. To suit the musical reality of real players and composers, WhatChord uses a specially-developed scoring algorithm to try and nut out what a chord is actually supposed to be.

As an example, a major chord must require a root note and a major third interval. It can optionally include a perfect fifth. However, if there is a minor third, minor seventh, or major seventh present, then you’re almost certainly not looking at a simple major chord. WhatChord takes these things into account by weighting the different tones present and seeing which chord gets the highest score. The required notes add weight, while notes that shouldn’t be there add a penalty to the score. Then there are extra penalties for ambiguous “unexplained” tones, extensions, and a few other parameters to disambiguate edge cases.

If you’d like to see how it works in practice, you can check out the WhatChord app and see how good it is for yourself. Alternatively, explore some of the other chord-focused projects we’ve featured over the years, or send your best musical projects into the tipsline.

[Thanks to baschwar for the tip!]


hackaday.com/2026/05/22/the-ma…

Low Head Turbine Generates Plenty of Power


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Engineering design makes all kinds of tradeoffs. Power trades off with torque, strength trades off with weight, and cost can trade off with quality. For designing a hydroelectric turbine, one of the main tradeoffs is hydraulic head with flow rate. Many large dams meant for bulk power generation will go with high head (or medium) designs, and for small dams with low head it’s usually not cost effective to build any generation. But if you’re really determined, you’ll want to build a low head water turbine like this one.

The build aims to use easy-to-find materials and simple tools. It uses 110mm and 160mm PVC pipe to not only siphon water up and over a dam, but to house the turbine as well. The turbine is built from a computer fan and sits inside the pipe with a shaft running through a Y-type fitting to the generator. The generator is built from a scavenged hoverboard wheel, and outputs a reported 3.3A DC at 60V for around 200 watts of power with only around 3m of head. The design allows the turbine to be placed at the point in the pipe that best suits the environment.

[OpenSourceLowTech], the creators of this project, make a compelling case that this build is cheaper than a 150W solar panel and it might even be able to produce more energy as well over certain timeframes, provided there’s a reliable source of water available and the owners of the dam don’t mind someone siphoning water over it continuously. The build video is worth a watch as well if for nothing else than the animation, which documents the build in excellent detail. Generating usable energy from hydropower doesn’t even need this big of a dam; if all you need is to charge your phone this tiny waterwheel will get the job done.

Thanks to [Keith] for the tip!

youtube.com/embed/PmuW1i20K3c?…


hackaday.com/2026/05/22/low-he…

L’uscita di Tulsi Gabbard dall’intelligence USA e gli scenari di sicurezza nazionale


@Informatica (Italy e non Italy)
Le dimissioni di Tulsi Gabbard dalla guida dell’intelligence americana non sono più soltanto indiscrezioni filtrate da ambienti politici di Washington. Dopo ore di speculazioni, la conferma è arrivata direttamente tramite Fox News e successive


L’uscita di Tulsi Gabbard dall’intelligence USA e gli scenari di sicurezza nazionale


Le dimissioni di Tulsi Gabbard dalla guida dell’intelligence americana non sono più soltanto indiscrezioni filtrate da ambienti politici di Washington. Dopo ore di speculazioni, la conferma è arrivata direttamente tramite Fox News e successive dichiarazioni ufficiali della Casa Bianca: Gabbard lascerà il ruolo di Director of National Intelligence il 30 giugno 2026.

Nella lettera inviata al presidente Donald Trump, Gabbard ha motivato la decisione con il peggioramento delle condizioni di salute del marito, Abraham Williams, recentemente diagnosticato con una rara forma di tumore osseo. La direttrice dell’intelligence ha scritto di non poter “in coscienza” lasciarlo affrontare da solo la malattia mentre continua a ricoprire un incarico tanto invasivo e operativo.

Formalmente, quindi, la narrativa ufficiale parla di una scelta personale e familiare. Ma le fonti interne all’amministrazione raccontano uno scenario molto più complesso. Diversi insider citati dalla stampa americana sostengono infatti che Gabbard fosse ormai considerata politicamente isolata all’interno dell’apparato Trump e che la Casa Bianca stesse già valutando da tempo una sua sostituzione.

Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime settimane, il rapporto con Trump si sarebbe deteriorato progressivamente dopo una serie di contrasti su Iran, operazioni di sicurezza nazionale e gestione delle valutazioni intelligence. Uno degli episodi più delicati riguarda proprio le analisi sull’Iran: Gabbard aveva dichiarato davanti al Senato che non esistevano prove concrete di una ripresa del programma nucleare iraniano, entrando indirettamente in collisione con la linea più aggressiva sostenuta dall’amministrazione.

Da quel momento, il suo peso operativo sarebbe diminuito rapidamente. Secondo varie fonti, Gabbard sarebbe stata esclusa da alcuni briefing strategici sensibili e marginalizzata nelle decisioni relative alle operazioni internazionali. Parallelamente, all’interno della Casa Bianca cresceva la convinzione che il DNI non fosse più pienamente allineato alla postura politica dell’amministrazione Trump.

La dinamica con cui la notizia è emersa è particolarmente significativa. Prima ancora dell’annuncio ufficiale, numerosi leak avevano iniziato a circolare verso media statunitensi vicini agli ambienti governativi, descrivendo Gabbard come una figura in uscita già da settimane. In ambienti intelligence questo tipo di comunicazione viene spesso interpretato come una pressione politica indiretta: rendere pubblica una possibile sostituzione serve a indebolire ulteriormente il funzionario interessato e preparare il terreno alla transizione.

Trump ha pubblicamente elogiato il lavoro di Gabbard, definendola una figura che ha svolto “un grande lavoro” alla guida dell’intelligence americana, ma contemporaneamente ha annunciato immediatamente il nome del sostituto ad interim: Aaron Lukas.

Ed è proprio questo passaggio a essere particolarmente rilevante per chi osserva il settore intelligence e cybersecurity. Aaron Lukas non arriva dall’esterno ma dall’apparato interno dell’ODNI, dove ricopriva il ruolo di Principal Deputy Director of National Intelligence dal 2025. La scelta di una figura già integrata nella struttura suggerisce la volontà della Casa Bianca di evitare ulteriori scossoni in una fase estremamente delicata sul piano geopolitico e cyber.

La successione avviene infatti mentre gli Stati Uniti stanno affrontando una delle fasi più aggressive degli ultimi anni sul fronte cyber-intelligence: campagne APT attribuite a Cina, operazioni ibride riconducibili a Iran, tensioni crescenti con Russia e un ecosistema ransomware sempre più vicino a logiche di destabilizzazione geopolitica.

In questo contesto, il problema non è soltanto il cambio di leadership. Il vero nodo riguarda ciò che emerge dietro le dimissioni: una frattura sempre più evidente tra vertice politico e comunità intelligence americana. E quando questo accade negli Stati Uniti, le conseguenze raramente restano interne a Washington.