Gli influencer di destra che avevano spinto la rielezione di Donald Trump stanno perdendo pubblico a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre. Un'analisi del New York Times sui dati di ascolto degli ultimi anni mostra che l'audience dei contenuti favorevoli al presidente è scesa dai massimi del 2024 e per alcuni creatori ha toccato i minimi storici, mentre chi a destra ha cominciato a criticare Trump registra guadagni irregolari.
Benny Johnson, che durante la campagna del 2024 accumulava decine di milioni di visualizzazioni su YouTube pubblicando contenuti sui temi culturali più divisivi, oggi ne ha diversi milioni in meno e l'attenzione che riceveva su X si è ridotta a poca cosa. La sua fedeltà al presidente è diventata poco attraente per una parte degli elettori repubblicani, irritati dall'aumento del costo della vita e dalla decisione di aprire la guerra con l'Iran.
Dan Bongino, conduttore di podcast ed ex vicedirettore dell'FBI, la polizia federale americana, ha visto le visualizzazioni delle sue dirette dimezzarsi rispetto al picco del 2024. Megyn Kelly, ex conduttrice di Fox News, ha avuto momenti di crescita esplosiva che però non è riuscita a mantenere.
L'analisi ha messo insieme diversi anni di dati su podcast, YouTube, X e Rumble, la piattaforma video di area conservatrice, per dodici creatori di contenuti politici: oltre a Johnson, Bongino e Kelly ci sono Tucker Carlson, Steven Crowder, Matt Walsh, Candace Owens, Stephen K. Bannon, Nicholas Fuentes, Ben Shapiro, Tim Pool e Charlie Kirk, i cui account sono passati ad altri collaboratori di Turning Point USA, l'organizzazione giovanile conservatrice che aveva fondato, dopo il suo omicidio a settembre. Solo pochi hanno visto crescere il proprio pubblico dall'insediamento del presidente, molti di più lo hanno visto calare.
Media e potere · Verso le midterm
Chi difende Trump perde pubblico, chi lo attacca lo conquista
Il New York Times ha messo insieme diversi anni di dati di ascolto su podcast, YouTube, X e Rumble per dodici creatori di contenuti della destra americana. A tre mesi dal voto di metà mandato, la macchina che nel 2024 portava gli elettori alle urne gira molto più piano.
Grafica di FocusAmerica
Il volume del segnale
Visualizzazioni settimanali medie, in milioni. Le quattro onde sono disegnate sulla stessa scala: più sono alte, più grande è il pubblico.
Ben Shapiro Resta con Trump
YouTube, visualizzazioni a settimana
−85%
0mln
0mln
2024
2026
Nick Fuentes Attacca Trump
Rumble, visualizzazioni a settimana
×8
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2024
2026
Valori arrotondati. Fuentes pubblica solo su Rumble e negli ultimi mesi la sua curva è tornata a scendere.
Gli altri numeri
Il pubblico si restringe anche fuori da YouTube. E l’unico dato in crescita è la quantità di contenuti prodotti.
−50%
Dan Bongino, dirette su Rumble
È tornato in diretta a febbraio, dopo le dimissioni dall’FBI, ma il pubblico non lo ha seguito.
−50%
Daily Wire, traffico del sito
La testata di cui Shapiro è proprietario ha perso metà dei lettori in un anno.
+50%
Podcast di Shapiro, contenuti pubblicati
Shapiro ha pubblicato più episodi rispetto all’anno scorso: è così che i download hanno tenuto.
Le due fratture
Due eventi hanno diviso i creatori di destra e, con loro, il pubblico che li seguiva.
Settembre 2025
L’omicidio di Charlie Kirk
Shapiro e Benny Johnson pubblicano commemorazioni e analisi sul presunto attentatore. Candace Owens lancia teorie del complotto su chi abbia ordinato l’omicidio e durante la polemica il suo pubblico cresce.
Primavera 2026
La guerra contro l’Iran
Shapiro si schiera con il presidente e con la guerra: tra aprile e giugno perde circa 60.000 iscritti su YouTube. Fuentes, che attacca il presidente, arriva al suo massimo.
Perché il pubblico si assottiglia
Governare toglie argomenti
È difficile alimentare l’indignazione quando sono i repubblicani a controllare Washington. E la stagione delle elezioni di metà mandato scalda molto meno di quella presidenziale.
Gli algoritmi cambiano senza preavviso
I creatori dipendono dalle piattaforme su cui pubblicano. Quando X modifica il proprio algoritmo, la portata dei loro contenuti cambia senza che nessuno spieghi perché.
È arrivata una generazione nuova
Una leva di influencer parla di politica insieme ai videogiochi e alle relazioni sentimentali, e sta portando via spettatori ai volti storici della destra online.
«Si vota a novembre, ma il cuore delle elezioni di metà mandato è adesso»
Ryan Broderick, fondatore della newsletter Garbage Day, al New York Times
Fonte New York Times, analisi di diversi anni di dati su podcast, YouTube, X e Rumble per dodici creatori di contenuti politici (31 luglio 2026). Dati sugli iscritti: newsletter Chaotic Era.
Gli esperti indicano più ragioni per questo arretramento. È difficile alimentare l'indignazione politica quando sono i repubblicani a controllare Washington e la stagione delle elezioni di metà mandato è meno accesa di quella presidenziale. I creatori dipendono poi dai capricci degli algoritmi, come quello di X, che cambiano senza spiegazioni e ne modificano la portata. Una nuova generazione di influencer ha inoltre sottratto spettatori parlando di politica insieme ad altri argomenti come i videogiochi e le relazioni sentimentali.
I candidati repubblicani rischiano di trovarsi senza la cassa di risonanza su cui contavano da anni, un fronte compatto di creatori capace di mobilitare l'elettorato e portarlo alle urne a ogni tornata. "Si vota a novembre, ma il cuore delle elezioni di metà mandato è adesso", ha detto al New York Times Ryan Broderick, fondatore di Garbage Day, una newsletter sulla cultura e l'influenza online. "Molta della propaganda che stanno diffondendo non fa presa come avrebbe fatto anche solo tre o quattro anni fa", ha aggiunto.
La prima frattura è arrivata dopo l'omicidio di Kirk, quando lo scontro tra i creatori di destra ha spaccato anche il loro pubblico. Shapiro e Johnson hanno pubblicato commemorazioni e analisi sul presunto attentatore, mentre Owens ha lanciato nuove teorie del complotto su chi avesse ucciso Kirk, con video dal titolo "Who Ordered the Hit on Charlie Kirk?", cioè chi ha ordinato l'omicidio di Charlie Kirk. Il suo pubblico su YouTube e sui podcast è cresciuto durante la polemica.
Owens ha alimentato altre teorie del complotto, tra cui le falsità sul sesso di Brigitte Macron, moglie del presidente francese, che l'anno scorso l'ha citata in giudizio per diffamazione in una causa ancora aperta. "Per qualcuno può essere una teoria del complotto, ma non per me", ha detto al New York Times. "Penso di fare un ottimo lavoro nell'essere accurata in quello che presento alle persone."
La guerra contro l'Iran ha allargato la frattura tra chi sostiene il presidente e chi lo attacca. Shapiro si è schierato con Trump e con la guerra e tra aprile e giugno ha perso circa 60mila iscritti su YouTube, secondo i dati della newsletter Chaotic Era. Le sue visualizzazioni su YouTube sono scese al livello più basso da anni, circa quattro milioni a settimana contro i 27 milioni del 2024. Il traffico del Daily Wire, la testata di cui è proprietario, si è dimezzato rispetto all'anno scorso. Anche i siti di informazione generalista perdono lettori, ma il calo dei siti di destra è più marcato e riguarda tra gli altri The Blaze e The Federalist.
Il podcast di Shapiro ha retto meglio, in parte perché quest'anno ha pubblicato il 50 per cento di contenuti in più rispetto al precedente, il che ha fatto salire il totale dei download. "Ben Shapiro ha ancora uno dei megafoni più grandi dei media conservatori e il suo podcast va ancora bene, ma per lui è uno spostamento innegabile", ha detto al New York Times Kyle Tharp, che cura Chaotic Era. "Credo che ci sia molta più concorrenza sia a destra sia a sinistra nello spazio dei media di partito", ha aggiunto.
Su Rumble la rivalità va in scena tra Bongino, alleato del presidente ed ex funzionario dell'amministrazione, e Fuentes, ex sostenitore diventato uno dei suoi critici più duri. Bongino, che prima di dedicarsi alla comunicazione era stato agente dei servizi segreti americani, aveva lasciato la piattaforma l'anno scorso al culmine della popolarità per assumere l'incarico di vicedirettore dell'FBI, dimettendosi pochi mesi dopo. È tornato ai podcast e alle dirette a febbraio, ma il pubblico non lo ha seguito: dopo l'impennata delle prime puntate si è stabilizzato attorno alla metà dei livelli della campagna del 2024.
Fuentes, nazionalista bianco che pubblica solo su Rumble, è arrivato a otto milioni di visualizzazioni medie a settimana contro circa un milione nel 2024, anche se negli ultimi mesi la sua curva è tornata a scendere.
Il successo dei sostenitori delusi di Trump come Fuentes e Owens indica che avranno un ruolo più grande nel futuro dei contenuti di destra online, ha detto al New York Times Angelo Carusone, presidente di Media Matters for America, un osservatorio sui media di area progressista. Owens in particolare sta passando "dall'essere una personalità mediatica di commento tipicamente di destra" alla costruzione di racconti d'inchiesta. "Può creare una linea narrativa e poi spingerla. E questo, credo, è un segno di potere", ha aggiunto.
A newsletter about politics, media, and online influence in Democracy’s chaotic era. Written by Kyle Tharp.
Chaotic Era
Marjorie Taylor Greene e Tucker Carlson preparano un nuovo partito contro Trump
Marjorie Taylor Greene e Tucker Carlson stanno lavorando alla nascita di un nuovo partito costruito intorno allo slogan America First e all'opposizione alla guerra con l'Iran. L'iniziativa riunisce alcuni ex alleati del presidente Donald Trump che hanno lasciato il Partito Repubblicano o sono entrati in conflitto con lui. Il gruppo non ha ancora presentato una struttura formale, ma Greene ha annunciato che "il movimento è cominciato" e Carlson ha già detto di voler contribuire alla creazione di un terzo partito.
Greene ha pubblicato il 1° agosto una foto della riunione. Carlson siede a capotavola, accanto al deputato del Kentucky Thomas Massie e a Joe Kent, ex direttore del National Counterterrorism Center, il Centro nazionale antiterrorismo. Al tavolo ci sono anche Greene e Brian Glenn, il giornalista conservatore che ha sposato pochi giorni prima. La scena, con biscotti al cioccolato e latte davanti ai partecipanti, mostra per la prima volta insieme il nucleo politico del progetto.
Greene ha legato direttamente l'iniziativa alla politica estera del presidente. "Avevamo detto basta guerre all'estero, facevamo sul serio e abbiamo sostenuto Donald Trump perché aveva fatto quella promessa. Ma ci ha traditi tutti", ha scritto su X. L'ex deputata della Georgia ha definito l'impegno del gruppo "America First per tutti gli americani, di destra, di sinistra e di centro". Il tentativo è quindi quello di presentare l'opposizione alla guerra come una causa capace di superare i confini tradizionali tra Repubblicani e Democratici.
Greene parlava già apertamente di un nuovo partito prima della foto. Il 30 giugno aveva detto a Piers Morgan che un gruppo di esponenti della destra e della sinistra avrebbe potuto unirsi per creare un partito concentrato sugli interessi americani, senza cadere nelle trappole dei due schieramenti. L'ex deputata si era dimessa dal Congresso a gennaio dopo essersi detta stanca dei Repubblicani e aveva scelto di non affrontare una primaria ostile dopo gli attacchi pubblici del presidente.
Carlson aveva assunto una posizione simile. A giugno l'ex conduttore di Fox News aveva detto che non avrebbe più votato per i Repubblicani perché, a suo giudizio, il partito non era fedele agli Stati Uniti e metteva gli interessi di un paese straniero davanti a quelli dei cittadini americani. Il riferimento era a Israele. A luglio ha poi dichiarato alla Columbia Journalism Review: "Ci sarà un terzo partito e farò tutto quello che posso per contribuire a farlo nascere". Per Carlson, Repubblicani e Democratici dedicano troppa attenzione agli affari internazionali mentre peggiorano le condizioni di vita degli americani.
La guerra con l'Iran ha trasformato lo slogan America First nel principale terreno di scontro tra il presidente e il gruppo. Greene, Carlson, Massie e Kent sostengono che il conflitto, iniziato a febbraio, contraddica la promessa di porre fine alle "guerre senza fine". Kent si è dimesso a marzo dall'incarico di capo dell'antiterrorismo perché non poteva, come ha scritto, sostenere in coscienza una guerra contro un paese che a suo giudizio non rappresentava una minaccia imminente per gli Stati Uniti. Ha accusato inoltre Israele e la sua lobby americana di aver spinto Washington verso il conflitto.
Massie ha portato la stessa opposizione dentro il Congresso. Alla fine di luglio è stato tra i Repubblicani che hanno votato una risoluzione sui poteri di guerra per limitare l'autorità del presidente nella conduzione del conflitto con l'Iran. La Camera l'ha approvata con 214 voti favorevoli e 208 contrari. Il deputato aveva già rotto con il presidente sul caso Jeffrey Epstein e a maggio ha perso le primarie repubblicane del Kentucky contro Ed Gallrein, un ex militare sostenuto da Trump. Il suo mandato termina a gennaio.
Anche Greene e Massie si erano opposti al presidente sulla pubblicazione dei documenti del dipartimento della Giustizia relativi a Jeffrey Epstein. Entrambi avevano votato per costringere l'amministrazione a diffondere tutti i file. Greene aveva poi annunciato le dimissioni dal Congresso dopo che Trump l'aveva attaccata e aveva spiegato di non voler affrontare una primaria che considerava personale e distruttiva. La rottura sull'Iran ha quindi consolidato un rapporto politico già segnato da altri scontri con la Casa Bianca.
Trump ha risposto con attacchi personali contro i suoi ex alleati. Ha definito Greene una "traditrice", Kent una "persona spregevole", Carlson una "persona con un basso quoziente intellettivo" e Massie "debole e patetico". Il presidente ha difeso la guerra sostenendo che serva a impedire all'Iran di ottenere un'arma nucleare. Ha respinto anche l'accusa di essersi lasciato trascinare da Israele e ha affermato che, semmai, sarebbe stato lui a forzare la mano del governo israeliano.
Il nuovo movimento nasce mentre diversi sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani è contraria alla guerra con l'Iran, nella quale sono morti 18 militari statunitensi e migliaia di iraniani. Questo dissenso non elimina gli ostacoli elettorali. Nessun candidato esterno ai due grandi partiti ha vinto la presidenza nell'era moderna e solo pochi membri del Congresso non sono affiliati ai Repubblicani o ai Democratici.
Greene e Carlson puntano a separare l'idea di America First dalla fedeltà personale al presidente. La loro proposta unisce il rifiuto delle guerre all'estero, la critica al peso di Israele nelle scelte di Washington e il malcontento verso entrambi i grandi partiti. La foto del 1° agosto non equivale ancora alla fondazione di una nuova organizzazione politica, ma rende visibile un gruppo che dichiara di voler trasformare la frattura interna al movimento trumpiano in un progetto autonomo.
marco-m-aus-f 🦜🏴☠️
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