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Che ce voi fa’? Tocca aspettà

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Trump deve battere l'accordo sull'Iran di Obama, ma la parte difficile deve ancora cominciare


L'intesa con Teheran per ora è solo un cessate il fuoco di 60 giorni: il negoziato vero parte venerdì in Svizzera, e l'Iran arriva al tavolo più forte che nel 2015

Il presidente Trump si trova in una trappola di sua creazione: per giustificare i costi umani ed economici dei tre mesi di guerra con l'Iran deve ottenere un accordo nettamente migliore di quello firmato da Barack Obama nel 2015, ma per ora ha in mano solo un cessate il fuoco e la promessa di negoziare. Lo scrive in un'analisi il New York Times, che ha intervistato il presidente al telefono domenica sera.

Pochi minuti dopo l'inizio della telefonata per spiegare l'intesa appena raggiunta con Teheran, Trump è tornato su un tema che lo irrita, il paragone con l'accordo nucleare di Obama, definendolo "un disastro". "Era una strada verso l'arma nucleare, il nostro è un muro contro l'arma nucleare nel senso più vero del termine", ha detto. La sua sensibilità sull'argomento è comprensibile: aveva fatto campagna contro quel patto già dal 2015 e lo aveva poi cancellato durante il suo primo mandato, contro il parere di molti suoi alti consiglieri per la sicurezza nazionale. In un discorso del 2018 lo aveva accusato di aver tolto "sanzioni economiche pesantissime all'Iran in cambio di limiti molto deboli" all'attività nucleare e di "nessun limite" agli altri comportamenti ostili di Teheran, soprattutto il sostegno al terrorismo in Medio Oriente. Molte di queste critiche erano fondate ed erano spesso condivise anche dai democratici.

L'accordo descritto domenica è però soltanto un cessate il fuoco e l'impegno ad aprire del tutto lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico per il traffico mondiale di petrolio, per sessanta giorni. Le due parti si impegnano ad avviare i negoziati sul futuro del programma nucleare, ma per ora non c'è modo di confrontare il vecchio e il nuovo patto, perché sono di natura completamente diversa.

L'accordo del 2015 portò a far uscire dall'Iran circa il 97 per cento delle scorte nucleari di allora. Il destino delle scorte attuali, molto più pericolose, resta indeterminato. Non c'è alcuna decisione su come gestire la futura ricerca e l'arricchimento dentro l'Iran, né se tutti i principali siti nucleari verranno chiusi. Non si discute ancora di limiti ai missili iraniani né del ritorno del sostegno di Teheran a quel che resta delle milizie che finanzia, come Hamas, Hezbollah e gli Houthi.

Il vicepresidente JD Vance ha riconosciuto la portata del lavoro da fare, che comincia venerdì in Svizzera con la firma cerimoniale di un memorandum d'intesa tra lui e il principale esponente del parlamento iraniano. Trump sostiene che non sarà difficile. "Abbiamo concluso l'accordo con l'Iran", ha detto martedì a un vertice del G7 in Francia. "Si passa a una seconda fase, che secondo me sarà persino più facile." È forse l'unico a pensarlo: l'accordo del 2015 richiese diciotto mesi di trattativa ed è lungo oltre 150 pagine, piene di parametri tecnici e di allegati su come monitorare e ispezionare il programma nucleare.

"Quello che deve fare lui è perfino più difficile di quel che dovemmo fare noi nel 2015, perché noi non avevamo a che fare con una scorta di uranio vicina a quella necessaria per un'arma nucleare", ha detto al New York Times Wendy Sherman, che guidò la squadra negoziale del 2015 e fu poi vicesegretaria di Stato con il presidente Joe Biden. Sherman ha aggiunto che l'amministrazione Trump non ha ancora messo insieme la squadra di esperti necessaria: "Servono avvocati, esperti del Tesoro, esperti di energia, esperti di ispezioni." Nel 2015 ai negoziati c'erano tra gli altri Ernest Moniz, segretario all'Energia ed esperto di armi nucleari, il capo dell'intelligence sull'Iran della CIA, l'agenzia di spionaggio americana, e americani che avevano lavorato con gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, l'ente nucleare dell'ONU.

L'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e il genero del presidente Jared Kushner stanno correndo per assemblare una squadra simile nei sessanta giorni di trattativa che partono venerdì. Qualche settimana fa hanno passato una giornata all'Oak Ridge National Laboratory, un laboratorio nucleare americano, con esperti che hanno spiegato che tipo di attrezzature servirebbero per recuperare l'uranio arricchito al 60 per cento e diluirlo. Gli iraniani non si presentano impreparati: il loro ministro degli Esteri Abbas Araghchi, principale interlocutore di Witkoff, era il numero due iraniano ai negoziati di undici anni fa e ha una conoscenza dettagliata dell'infrastruttura nucleare del paese, dai siti di arricchimento di Natanz e Fordo alle operazioni di Isfahan, dove l'Iran stava sviluppando la capacità di trasformare l'uranio in forma metallica, utilizzabile per una testata. Tutti e tre i siti erano stati colpiti un anno fa con bombe e missili americani anti-bunker, nell'operazione chiamata "Midnight Hammer", che lasciò sotto le macerie molti degli impianti nucleari più importanti dell'Iran.

La squadra per la sicurezza nazionale di Trump si dice convinta, almeno in pubblico, di avere carte che la squadra di Obama non aveva. "Obama aveva implorato l'Iran per un accordo", ha detto il segretario alla Difesa Pete Hegseth alla CBS domenica. "Noi abbiamo bombardato l'Iran, poi imposto un blocco navale" e ripreso a bombardare una settimana fa "per assicurarci che si sedessero al tavolo per un grande accordo", dicendo che i militari americani resteranno al largo per controllare che gli iraniani rispettino gli impegni. Lo stesso Trump ha ripreso il tema nella telefonata di domenica: "Credo che ne abbiano avuto abbastanza", ha detto, ricordando che gli iraniani erano stati colpiti da due ondate di attacchi.

Quello che Trump e Hegseth tralasciano è che stavolta anche gli iraniani hanno parecchie carte che undici anni fa non avevano. Hanno scoperto di poter chiudere lo Stretto di Hormuz semplicemente piazzando qualche mina e lanciando qualche drone, abbastanza da far esitare armatori e capitani prima di attraversare lo stretto passaggio, e hanno dimostrato di poter raggiungere e distruggere impianti di desalinizzazione, sistemi radar americani e impianti petrolchimici nella regione. Inoltre nel 2015 il materiale più potente che possedevano era arricchito solo al 20 per cento, e sarebbero serviti settimane o mesi di ulteriore arricchimento per renderlo utilizzabile in una bomba. Oggi hanno combustibile arricchito al 60 per cento, che può diventare adatto a un'arma in pochi giorni o settimane, se riescono a recuperarlo dalle macerie di Isfahan senza farsi scoprire.

Nell'intervista Trump è tornato più volte sull'accordo di Obama, affermando in modo errato che avrebbe "permesso loro di arricchire fino all'arma nucleare". In realtà quel patto limitava l'arricchimento al 3,67 per cento, la soglia usata per i reattori e non per le armi atomiche. Un difetto reale dell'accordo, come lo stesso Trump aveva detto nella campagna del 2016, era invece che consentiva all'Iran di continuare a lavorare su centrifughe di nuova generazione e a un arricchimento molto limitato. L'intesa di Obama era inoltre destinata a scadere nel 2030. Nell'intervista Trump ha parlato della possibilità di concordare una sospensione dell'arricchimento per quindici-vent'anni, il che farebbe cadere le restrizioni tra il 2041 e il 2046. Anche questo guadagnerebbe tempo, ma guadagnare tempo era pure la strategia dell'accordo di Obama.

L'intesa del 2015 aveva molti difetti: gli iraniani si rifiutarono di trattare sulla dimensione e sulla gittata del loro arsenale missilistico, e il nuovo memorandum sembra tacere sul punto, rinviato al prossimo round. Quel patto non impedì all'Iran di finanziare gruppi terroristici, e anche su questo il memorandum pare non dire nulla, così come nulla sul trattamento di manifestanti e dissidenti, ai quali all'inizio dell'anno Trump aveva promesso "aiuto in arrivo". Nella telefonata il presidente ha sostenuto che l'Iran otterrà l'allentamento delle sanzioni solo se cambierà comportamento, anche smettendo di sparare sui manifestanti, ma ha anche detto di non avere fretta di sequestrare l'uranio o di portarlo fuori dal paese, perché sotto le macerie non rappresenta una minaccia immediata.

La grande incognita è se ci sarà davvero un secondo accordo. "Non è arrivato alla seconda parte di niente, né in Ucraina né a Gaza", ha detto Sherman. Se però andrà fino in fondo e otterrà tutte le concessioni che dice gli iraniani sono pronti a fare in cambio di incentivi finanziari, Trump potrebbe arrivare a un'intesa che va ben oltre quella del 2015. Per ora non ce l'ha.

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Lundi 22 juin, la loi « RIPOST » arrive à l'Assemblée nationale. Fourre-tout sécuritaire voulu par Laurent Nuñez, ce texte est aussi une loi de surveillance.

Parmi les mesures prévues, on retrouve l'extension démesurée de l'utilisation des lecteurs automatiques de plaques d'immatriculation, ou « LAPI ».

Dispositif méconnu, il permet aujourd'hui de retracer à grande échelle les déplacements des véhicules en France.
laquadrature.net/2026/06/17/lo…

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Les LAPI sont des caméras dotées d'un système informatique et de lecteurs optiques permettant d'identifier, traiter l'image et reconnaître les caractères des plaques d’immatriculation pour les lire et les faire atterrir dans une base de données, avec le lieu et l'heure de la captation.

L'utilisation la plus connue est celle du contrôle du stationnement payant, mais elle est aussi très utilisée par la police pour savoir où et quand certains véhicules sont passés.

in reply to La Quadrature du Net

Déployés à bas bruit depuis 2003, il existe désormais près de 700 lecteurs uniquement réservés à la police nationale, la gendarmerie nationale et les douanes pour surveiller les déplacements des voitures.

Concrètement, une alerte est automatiquement envoyée lorsqu'un LAPI détecte une plaque d'immatriculation figurant dans certains fichiers.

La police peut également demander à avoir accès à ces informations, gardées deux semaines, dans le cadre d'enquêtes judiciaires.

in reply to La Quadrature du Net

En 2024, une réforme a amplifié l'échelle de cette surveillance par la mise en place du Système de traitement central LAPI (ou STCL), qui centralise l'ensemble des LAPI du territoire national, alors qu'auparavant chaque traitement était autonome.

Cela permet aux policiers de consulter ces informations en temps réel et sur une plateforme unique, donc de savoir où et quand tel véhicule est passé, dès lors qu’il aura été flashé par des LAPI.

in reply to La Quadrature du Net

Il s'agit donc bel et bien d'une surveillance de masse puisque aujourd'hui cette méga base de données contiendrait à chaque instant environ 60 millions de photos de plaques d'immatriculation.

L'ensemble de la population est touchée, d'autant que les capteurs semblent installés sur des voies très utilisées, voire incontournables dans certains territoires (abord de ponts, axes principaux...).

in reply to La Quadrature du Net

La loi RIPOST empire cette situation. D'un coté, elle étend considérablement les finalités d'accès et les délais de conservation des plaques d'immatriculation, permettant de remonter jusqu'à un an de déplacements d'un véhicule.

De l'autre coté, elle incite les municipalités à installer des LAPI pour les mettre à disposition de la police.

Aussi, le Sénat a introduit une possibilité d'analyse algorithmique des données issues des LAPI pour trouver des « mouvements suspects » de véhicules.

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Les risques que présentent ces techniques de surveillance sont réels et ont été démontrés aux États-Unis où la reconnaissance de plaque, opérée par l'entreprise Flock, a conduit a des usages racistes, à la surveillance de manifestations ou encore sont utilisés par par la milice ICE.

Des campagnes comme Deflock ou No ALPRs ont été lancées pour combattre et refuser cette surveillance.
noalprs.com/

in reply to La Quadrature du Net

Plutôt que d'accélérer cette surveillance, les député·es doivent au contraire restreindre et empêcher l'utilisation des LAPI à des fins de traçage policier et rejeter ces dispositions de la loi RIPOST. Sur le terrain, il est possible de se mobiliser en documentant l'emplacement et la nature des appareils LAPI, empêcher leur installation dans sa ville ou encore fournir des informations sur leur utilisation si vous en avez.
Aussi, vous pouvez nous soutenir en faisant un don laquadrature.net/donner/
in reply to La Quadrature du Net

apparemment :

youtu.be/oyMYr0IkSFc

En France, les calèches et autres attelages n'ont pas besoin de carte grise. Un site spécialisé confirme qu'"il n'existe pas (encore) de certificat d'immatriculation ni d'homologation" pour ces véhicules.

Cependant, ils sont soumis au Code de la route et doivent respecter les règles de circulation (feux, catadioptres, signalisation, Le conducteur n'a pas besoin de permis spécifique, mais est considéré comme un conducteur à part entière.

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È terribile. Questa non è l’Unione Europea per cui lottiamo.

L’Europa in cui crediamo difende i diritti umani, protegge i minori e rispetta la dignità di ogni persona.

Unisciti a noi per costruire un’Europa diversa.

#DirittiUmani #Migranti #UnioneEuropea #ParlamentoEuropeo #Antifascismo #Volt #VoltItalia #EuropaFederale #VoltEuropa

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La guerra con l'Iran finisce ma l'economia americana resta nei guai


Benzina sopra i 4 dollari al gallone e inflazione ai massimi da tre anni: i prezzi alti potrebbero durare mesi e complicare la posizione di Trump al voto di metà mandato

La guerra tra Stati Uniti e Iran si avvia alla fine, ma il suo conto per l'economia americana resta da pagare. Lunedì il presidente Trump ha annunciato un'intesa preliminare che sembra aver fermato i combattimenti in Medio Oriente, ma i prezzi alti e le altre tensioni che hanno colpito famiglie e imprese americane non si sono fermati. Lo scrive il New York Times, secondo cui il carovita potrebbe restare elevato ancora per mesi, fino a complicare la posizione della Casa Bianca alle elezioni di metà mandato, il voto che a novembre rinnoverà il Congresso.

Stati Uniti e Iran hanno firmato un accordo quadro per porre fine al conflitto, ma nessuna delle due parti ne ha pubblicato il testo completo e i dettagli restano sconosciuti. All'inizio della guerra, Trump aveva previsto un intervento di breve durata e solo un lieve contraccolpo per l'economia americana, che a suo dire si sarebbe ripresa in fretta. La campagna militare è invece durata oltre tre mesi, dopo i primi attacchi ordinati a fine febbraio, e ha innescato tensioni finanziarie destinate a durare, forse fino al prossimo anno.

Il prezzo del petrolio ha cominciato a scendere, ma il costo dei carburanti non tornerà subito ai livelli precedenti la guerra e potrebbero servire mesi prima che gli automobilisti vedano un sollievo pieno al distributore. Lunedì il prezzo medio della benzina ha superato i 4 dollari al gallone (circa 3,8 litri) a livello nazionale secondo l'AAA, l'associazione automobilistica americana: meno del picco toccato durante la guerra, ma ancora circa un dollaro in più al gallone rispetto a un anno fa.

Anche le altre strozzature nell'energia e nei trasporti marittimi globali sembrano allentarsi, con la riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio che collega il Golfo Persico al Golfo dell'Oman ed è cruciale per il traffico di petrolio. L'arretrato nelle spedizioni non si smaltirà però in una notte e beni come i fertilizzanti potrebbero restare scarsi, una situazione che secondo gli analisti può spingere ancora al rialzo il costo del cibo anche dopo la fine del conflitto.

Dopo tre mesi di guerra, a maggio l'inflazione complessiva è accelerata fino al ritmo più rapido degli ultimi tre anni, con gli aumenti dei prezzi che hanno superato la crescita dei salari. Il dato contrasta con le ripetute assicurazioni del presidente, secondo cui l'economia era in salute e gli effetti della guerra sarebbero stati temporanei. Il mese scorso Trump aveva promesso che gli americani avrebbero visto "benzina e petrolio crollare come un sasso" non appena i due paesi avessero raggiunto un accordo.

James Knightley, capo economista internazionale della banca ING, ha detto al New York Times che molte incognite circondano ancora l'intesa, a partire da quanto sarà "una pace duratura". Anche con un prezzo del petrolio in calo, secondo Knightley potrebbe non essere prima del 2027 che il gallone medio di benzina torni sotto i 3 dollari, il livello precedente la guerra, e che l'inflazione rallenti fino all'obiettivo del 2 per cento fissato dalla Federal Reserve, la banca centrale americana. In entrambi i casi il sollievo vero potrebbe non arrivare prima delle elezioni di metà mandato, una tempistica che a suo avviso rischia di essere un ostacolo per il Partito repubblicano.

Trump ha continuato a minimizzare. Mentre la benzina aumentava, ha definito le preoccupazioni sul costo della vita una "truffa", e dopo l'ultimo dato sull'inflazione lo ha definito "ottimo" dichiarando: "amo l'inflazione". Molti democratici si sono subito aggrappati a queste parole per sostenere agli elettori che il controllo repubblicano di Washington ha lasciato le famiglie in condizioni peggiori. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha attaccato il presidente in aula, chiedendosi "a cosa stia pensando Trump" nel dire in televisione "la cosa più insensata e fuori dal mondo immaginabile".

Gli attacchi puntano a sfruttare una serie di sondaggi recenti che mostrano maggioranze di elettori sempre più insoddisfatte della gestione dell'economia da parte del presidente, con indici di fiducia dei consumatori che riflettono la stessa ansia sul futuro del paese. La Casa Bianca ha spesso liquidato questi giudizi negativi come faziosi, sostenendo che i consumatori continuano a spendere e si sentono meglio sulle proprie finanze di quanto appaia.

Trump sperava di presentarsi al voto di novembre con un'economia in pieno slancio, grazie alle sue politiche, compreso un ampio pacchetto di tagli alle tasse, mentre cominciavano a produrre effetti. Il mercato del lavoro in particolare resta solido, con 172.000 posti aggiunti il mese scorso, e i mercati finanziari sono saliti lunedì sulla prospettiva di un accordo con l'Iran. Tomas Philipson, professore all'università di Chicago e già membro del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump, ha detto al giornale che parte del pessimismo è di routine, perché spesso colpisce il partito al governo, e che un'intesa con l'Iran sarebbe "un enorme sollievo per i mercati e per l'economia in generale".

Prima della guerra la Casa Bianca contava su quello che Joseph Lavorgna, capo economista di SMBC Nikko Securities America e fino a poco tempo fa alto consulente del Dipartimento del Tesoro, ha definito un "boom disinflazionistico", una crescita capace di far scendere i prezzi rimasti alti. Il conflitto con l'Iran ha cambiato il quadro, facendo salire i prezzi e minacciando di rallentare la crescita della produzione. "Avremo un boom", ha detto Lavorgna al New York Times, "ma non sarà disinflazionistico".

La maggior parte degli economisti ritiene che la benzina, pur potendo scendere presto, resterà sopra la media precedente la guerra almeno fino alla fine dell'anno, ha detto Ajay Parmar, direttore per l'energia e la raffinazione della società di dati di mercato ICIS. Se il prezzo del petrolio restasse elevato più a lungo del previsto, anche per l'aumento della domanda alla fine della guerra, la pressione inflazionistica resterebbe negli Stati Uniti per un periodo ragionevole. Due rapporti della società Oxford Economics hanno indicato altri rischi, tra cui l'aumento del costo dei fertilizzanti, che potrebbe far salire i prezzi del cibo a livello globale con un ritardo anche dopo la fine della guerra.

"Anche se il prezzo del petrolio scende bruscamente dopo un accordo, non significa per forza che l'inflazione scenderà altrettanto bruscamente", ha detto al New York Times Grace Zwemmer, economista per gli Stati Uniti della stessa Oxford Economics. "Le cose non torneranno alla normalità così, dall'oggi al domani", ha aggiunto, anche se un accordo ridurrebbe parte dei rischi al ribasso per l'economia.

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Newsom cerca di affossare la tassa sui miliardari in California


La proposta, sostenuta dai sindacati, prevede un prelievo una tantum del 5% sui patrimoni oltre il miliardo di dollari. Newsom preme per toglierla dalla scheda di novembre prima del 25 giugno.

Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, sta lavorando dietro le quinte per fermare una tassa sui miliardari prima che gli elettori possano votarla. La proposta, spinta dai sindacati, chiederebbe ai cittadini più ricchi dello Stato un prelievo straordinario per finanziare la sanità, la scuola pubblica e l'assistenza alimentare.

Lo scorso mese, durante una telefonata con un importante finanziatore del Partito Democratico, Newsom ha assicurato che la tassa sarebbe stata fatta cadere con una trattativa prima del 25 giugno. Lo ha rivelato Bloomberg, secondo cui il governatore incontra faccia a faccia il leader del sindacato promotore, Dave Regan, in uno sforzo che va avanti da quattro mesi.

La misura, chiamata Billionaire Tax Act, prevede un'imposta una tantum del 5% sul patrimonio dei residenti in California con una ricchezza netta superiore al miliardo di dollari. È un prelievo da pagare una sola volta, non una tassa che si ripete ogni anno. In California i cittadini possono proporre nuove leggi con le iniziative popolari, raccogliendo le firme necessarie per portare un quesito direttamente al voto, senza passare dal parlamento dello Stato.

A promuovere la proposta è il sindacato dei lavoratori della sanità SEIU-UHW, che ad aprile ha annunciato di avere raccolto 1,6 milioni di firme, quasi il doppio delle 874.641 necessarie. Il 25 giugno la misura verrà certificata e fissata in via definitiva sulla scheda di novembre, ma fino a quel giorno i promotori possono ancora ritirarla. Un'intesa in tal senso passerebbe probabilmente dal dirottare verso la sanità risorse del bilancio dello Stato, una mossa che richiede il sostegno non solo del governatore ma anche dei parlamentari della California.

Newsom è da tempo contrario a una tassa sul patrimonio. Ha avvertito che una misura del genere rischia di spingere fuori dalla California gli imprenditori più ricchi, le cui aziende contribuiscono a rendere lo Stato la quarta economia del mondo. La California ospita la più alta concentrazione di miliardari degli Stati Uniti.

La proposta ha già spinto alcuni miliardari a cambiare residenza. Sei di loro hanno lasciato la California prima del 1° gennaio 2026, la data presa come riferimento per stabilire chi dovrà pagare, portando fuori dalla base imponibile circa 536 miliardi di dollari, quasi il 30% della ricchezza complessiva dei miliardari dello Stato. Tra chi se n'è andato ci sono i due cofondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, e l'investitore Peter Thiel, tutti trasferitisi a Miami, mentre l'ex amministratore delegato di Uber Travis Kalanick si è spostato in Texas.

Per battere l'iniziativa un gruppo di miliardari ha versato più di 116 milioni di dollari in comitati elettorali, gran parte dei quali da Sergey Brin, mentre Peter Thiel ha donato 3 milioni di dollari. Secondo uno studio della Hoover Institution, un centro studi, la tassa lascerebbe lo Stato più povero di circa 25 miliardi di dollari, una volta considerate le imposte sul reddito perse con la partenza dei più ricchi.

Se la proposta non verrà ritirata entro il 25 giugno, a decidere se approvarla saranno gli elettori a novembre.

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🇺🇦 Putin non si finanzia da solo.

Per anni la Russia ha usato gas, materie prime e scambi commerciali come strumenti di pressione sull’Unione Europea.

Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, l’UE ha ridotto molte forniture e ha approvato il phase-out del gas russo entro il 2027. Ma il problema non finisce qui: restano importazioni da Russia e Belarus in settori sostituibili, che continuano a esporci a vulnerabilità economiche e politiche.

Per noi non può esserci sicurezza europea se lasciamo aperti canali verso chi finanzia guerre, repressioni e destabilizzazioni.

Dobbiamo costruirla con una politica commerciale comune, filiere più resilienti e scelte coerenti con il nostro sostegno all’Ucraina.

Per questo Volt Italia sostiene l’Iniziativa dei cittadini europei Stop Funding Russia’s War: serve 1 milione di firme in almeno 7 Stati membri.

🔗 Firma ora su stopfundingrussianwar.com o dal nostro Linktree in bio ⚡💜

#Ucraina #StopPutin #StandWithUkraine #SicurezzaEuropea #UnioneEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Metas Smart Glasses kommen im Mainstream an. Sie sehen aus wie herkömmliche Brillen und sind eine völlig neue Bedrohung für die Privatsphäre. Was man über die übergriffigen Geräte wissen sollte. #FAQ

netzpolitik.org/2026/ueberwach…

#faq
in reply to netzpolitik.org

Spannender Spielfilm zum Thema
bildung.social/@mpblkclp/11676…


Ich lege jedem - besonders in der Schule - den grandiosen Film "Operation Naked" (passt leidlich in 45 Minuten) von @sixtus.net ans Herz: youtu.be/LuqM-oQd4vQ?si=qvR7Ig… - es passiert gerade genau das mit Meta Glasses, was im Film vorausdystopiert wurde. Die Geräte wandern mehr und mehr "in den Körper" und werden auch durch die momentanen Rückzugsgefechte "Hausordnung", "Verbot" usw. nicht einzuhegen sein, ohne dass wir Verhältnisse wie in Hochsicherheitsumgebungen schaffen.

#FediLZ


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Trump ha speso 14,2 milioni di dollari per sistemare la vasca del Lincoln Memorial, ma è di nuovo verde


Il progetto doveva eliminare perdite e alghe prima della festa per i 250 anni degli Stati Uniti. Pochi giorni dopo la fine dei lavori le alghe sono ricomparse e l'acqua è tornata verde.

Il presidente Donald Trump voleva una vasca immacolata e di un blu intenso davanti al Lincoln Memorial di Washington. Pochi giorni dopo la fine dei lavori, costati 14,2 milioni di dollari, lo specchio d'acqua è di nuovo verde, ricoperto di alghe.

La vasca, chiamata Reflecting Pool, è il lungo specchio d'acqua che si trova tra il Lincoln Memorial e il Washington Monument, a Washington. I lavori dovevano risolvere due problemi che si trascinavano da anni, le perdite e la formazione di alghe, prima della festa per i 250 anni degli Stati Uniti.

Il progetto prevedeva di rivestire il fondo di cemento con un materiale impermeabilizzante di colore blu scuro. Il mese scorso il presidente aveva detto che la vasca era stata "sporca" e "lurida" per anni e che i suoi interventi l'avrebbero resa "bellissima". Aveva aggiunto che il materiale steso sul fondo era di un colore chiamato "blu bandiera americana".

La settimana scorsa, finiti i lavori, l'acqua era limpida. Ma dopo alcuni giorni caldi e umidi le alghe sono ricomparse in forze, domenica e lunedì, dando a parti della vasca una tonalità verde, come ha riportato il New York Times.

Il Dipartimento degli Interni, che gestisce il sito, sostiene che le alghe spariranno presto grazie a un sistema di trattamento dell'acqua chiamato nanobubbler, installato durante i lavori. Lo ha detto una sua portavoce, Katie Martin.

"Grazie all'impiego della tecnologia avanzata del nanobubbler, le alghe sono morte e le stiamo aspirando proprio ora", ha scritto Martin in una email. "Ringraziamo il presidente Trump per aver sistemato la Reflecting Pool una volta per tutte".

La settimana scorsa Martin aveva definito le alghe "residuali" e le aveva attribuite alle condutture rimaste inattive durante i lavori.

Per i lavori l'amministrazione Trump ha affidato due contratti senza gara d'appalto a fornitori scelti direttamente, aggirando la procedura di legge che impone di mettere in concorrenza le aziende. I funzionari hanno giustificato la scelta con l'urgenza legata alla festa per i 250 anni del paese.

Il primo contratto è andato alla Atlantic Industrial Coatings, un'azienda della Virginia incaricata di sigillare le giunture tra le lastre di cemento e di rivestire il fondo con il materiale impermeabilizzante blu scuro. Il secondo è andato alla Greenwater Services, una società dell'Ohio incaricata di aggiungere un sistema di depurazione dell'acqua più moderno.

La Atlantic Industrial Coatings ha finito il lavoro il 4 giugno e la vasca è stata riempita poco dopo. Anche la Greenwater Services ha completato l'installazione del nuovo sistema.

Domenica gli operai del National Park Service, l'agenzia che gestisce i parchi e i monumenti nazionali, sono entrati nella vasca e hanno raccolto parte delle alghe dalla superficie. Con loro c'erano i lavoratori della Pearl Purity Water Solutions, un'azienda del Maryland che dal 2021 ha un contratto per il trattamento dell'acqua della vasca.

I rappresentanti della Greenwater Services e della Pearl Purity Water Solutions non hanno risposto alle richieste di commento.

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Critical Fortinet FortiSandbox Vulnerabilities Actively Exploited in the Wild
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Chinese Hackers (UNC6508) Spent Over a Year Spying on US Medical Research Institutions via REDCap
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DragonForce Ransomware Abuses Microsoft Teams TURN Relay to Hide Malicious C2 Traffic
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Novo Nordisk Confirms Cyberattack: Patient Clinical Trial Data and Proprietary AI Models Stolen
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🎙️ One of our data protection lawyers, Lisa Steinfeld Leiser, recently took part in the #CPDP2026 panel about rights of access to corporate documentations and the trade secrets defence.

The recording is now available on Youtube! 👉 youtu.be/WzEMO06CjDA

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Trump non capisce la guerra che ha perso


Al G7 il presidente nega di aver mai cercato il cambio di regime, descrive i leader iraniani come ragionevoli, liquida l'uranio come polvere nucleare e chiede a Israele di fermarsi

Donald Trump è arrivato in Francia per il G7 e ha subito confermato la capitolazione americana di fronte all'Iran. Ma invece di limitarsi a ripetere i contorni di quello che sembra un pessimo accordo di pace, scrive Tom Nichols sull'Atlantic, il presidente ha fatto una serie di dichiarazioni così bizzarre, anche per i suoi standard, da sollevare il dubbio che non capisca più le parole che gli escono di bocca.

Ha cominciato con una mossa classica, sfidando chi ascolta a dimenticare oggi ciò che sapeva ieri. Solo questo inverno Trump aveva promesso al popolo iraniano che i tiranni al potere sarebbero stati spazzati via. Ora invece ha detto ai giornalisti: "Non mi è mai importato del cambio di regime", spazzando via il fallimento di un obiettivo strategico primario negando che lo fosse mai stato.

Trump ha poi descritto gli iraniani che hanno preso il posto dei leader del regime uccisi dai raid americani: "Abbiamo a che fare con persone che credo siano molto razionali. Ed è stato piacevole trattare con loro". Ha aggiunto: "Sono persone forti, intelligenti. Non sono radicalizzati e stanno cercando di aiutare il loro paese".

Questo gruppo decisamente non radicalizzato che Trump sembra apprezzare include il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei (il cui padre, moglie e figlio sono stati uccisi proprio dai raid americani) e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, il corpo militare d'élite del regime iraniano, che non ha mostrato alcuno scrupolo ad attaccare in ogni direzione durante il "cessate il fuoco" di Trump, la pausa immaginaria della guerra durante la quale nessuno ha mai smesso di sparare.

La descrizione del regime di Teheran come un gruppo di brave persone nasce da una massiccia dose di pio desiderio. Quando viene superato da nemici potenti, Trump tende a descriverli come persone sostanzialmente ragionevoli, e questo è l'esempio più estremo di quell'abitudine. Lo ha fatto per anni con dittatori e autocrati di Corea del Nord, Russia e Cina. È il suo modo di rassicurare il pubblico di non essere stato preso in giro, perché i suoi affabili partner non lo farebbero mai.

Trump non è andato meglio parlando del programma nucleare iraniano. Le scorte di uranio altamente arricchito dell'Iran esistono in gran parte perché Trump ha ritirato unilateralmente gli Stati Uniti dal Piano d'azione congiunto globale (JCPOA), l'accordo del 2015 che doveva impedire all'Iran di arricchire uranio oltre i livelli minimi per uso civile. Dopo gli attacchi americani e israeliani dell'anno scorso e i pesanti bombardamenti dell'operazione Epic Fury, quell'uranio è ancora sottoterra, nascosto o sepolto sotto tonnellate di macerie. Una parte può probabilmente essere recuperata e arricchita per uso militare. Trump aveva detto più volte che l'Iran doveva consegnarlo. Fino a oggi.

"Lo chiamo la polvere nucleare, il loro materiale arricchito", ha detto Trump, senza che si capisca perché usi questo termine. Gli Stati Uniti insistono ancora perché venga rimosso dall'Iran? Forse. "L'intera montagna è crollata sopra. Abbiamo telecamere puntate", ha detto. "Si potrebbe sostenere: 'Perché vi state preoccupando?' perché non ha un gran valore. Vale forse mezzo milione di dollari. Non è roba di grande valore, ma credo che psicologicamente vogliamo prenderla".

Gli Stati Uniti e Israele sono andati in guerra con l'Iran la scorsa estate proprio per il rischio che Teheran sviluppasse una bomba, e quella stessa minaccia è stata al centro della più grande operazione militare americana da decenni. Ma ora l'uranio altamente arricchito non vale granché? Il presidente lo vuole per ragioni "psicologiche"? È un'eco di quando disse che l'America doveva prendere la Groenlandia perché era "psicologicamente importante" per lui. Il comandante in capo capisce quello che dice? E soprattutto, l'Iran potrà tenere tonnellate di uranio altamente arricchito con questo nuovo accordo oppure no?

"La cosa più importante", ha detto Trump, è che "l'Iran non avrà un'arma nucleare". Peccato che non l'avesse nemmeno prima, e ora ha un incentivo ancora maggiore per procurarsela.

Dell'accordo finale, però, nessuno fuori dall'amministrazione Trump ha ancora visto il testo. Secondo alcune fonti, nemmeno gli israeliani. Se i contorni dell'intesa corrispondono ai punti di discussione dell'amministrazione, è destinata a creare serie preoccupazioni a Gerusalemme: i termini prevedono la cessazione delle ostilità israeliane contro Hezbollah in Libano, una condizione delicata visto che Israele non ha partecipato ai negoziati. Probabilmente è per questo che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato ieri che Israele manterrà la propria presenza a Gaza, in Libano e in Siria "per tutto il tempo necessario".

Trump, in altre parole, sta cercando di negoziare via il diritto di Israele a difendersi, trattandolo meno come un paese sovrano e più come una specie di cinquantunesimo Stato governato da un governatore fastidioso che deve allinearsi al programma. Se Hezbollah, il gruppo armato libanese finanziato dall'Iran, attacca Israele, che succede? Secondo il presidente, gli israeliani devono calmarsi, e ha liquidato Hezbollah come "una piccola puntura di spillo là fuori che alza la testa di continuo".

Trump ha anche una soluzione per Hezbollah: esternalizzarne l'eliminazione al leader siriano Ahmed al-Sharaa. Il presidente ha detto di aver suggerito a Israele di "lasciare che la Siria si occupi di Hezbollah, perché a dire il vero credo che facciano un lavoro migliore". È vero che Hayat Tahrir al-Sham, l'organizzazione islamista ora al potere in Siria, ha molta esperienza nel combattere contro Hezbollah. Ma la Siria, un regime che sta ancora cercando di rimettersi in piedi, non marcerà oltre confine per pacificare il Libano, soprattutto con Israele che occupa parti del territorio siriano.

Trump non ha mai mostrato grande preoccupazione per la condotta delle operazioni militari israeliane, inclusa la guerra a Gaza, che vedeva principalmente come un problema di pubbliche relazioni. Ma ora che ha bisogno di tenere a freno Gerusalemme su richiesta di Teheran, ha preso la posizione che gli israeliani stanno causando troppi danni in Libano. In un evidente promemoria che per Trump le alleanze sono solo espedienti, è passato a elogiare al-Sharaa e a criticare Israele, dicendo che se Israele "non può fare il lavoro senza uccidere tutti gli altri, lo farà lui".

Questo tipo di voltafaccia illustra la visione trumpiana della politica globale: gli Stati sono solo un mazzo di carte da riordinare a piacimento, il che rende l'ascolto delle sue dichiarazioni di politica estera simile a guardare qualcuno che bara a un solitario. Anche dopo molti anni da presidente, Trump è costantemente frustrato nello scoprire quanto poca influenza abbia quando altre nazioni si rifiutano di abbandonare i propri interessi e obbedire ai suoi ordini.

Le dichiarazioni di Trump sul Medio Oriente possono non avere alcun senso, ma una cosa è emersa con chiarezza cristallina: l'unico leader mondiale che è stato preso in giro peggio di Trump in tutta questa vicenda è Netanyahu. Nessuno dovrebbe compatire il primo ministro israeliano: se l'è cercata, per sé e per il suo paese. Netanyahu, insieme ai falchi pro-guerra con l'Iran negli Stati Uniti, ha pensato di poter essere abbastanza intelligente, lusinghiero o persuasivo da evitare la scottatura inevitabile che deriva dal fidarsi di Donald Trump. Netanyahu si è rifiutato di vedere che Trump, quando si tratta dei propri interessi, è prevedibile come l'alba: quando qualcosa in cui è coinvolto va male, se ne va e lascia che altri soffrano il caos che ha creato.

In passato, Trump ha cercato di evocare nuove circostanze pronunciandole a voce alta e tentando di farle esistere per puro desiderio. I suoi deliri in Francia, però, sono qualcosa di diverso: suggeriscono che Trump, più che mai, è incapace di capire cosa succede nel mondo intorno a lui ed è ormai ridotto a rovesciare tutte le sue precedenti dichiarazioni. Un regime che era l'epitome del male ora è un partner ragionevole; il materiale nucleare che rappresentava una minaccia esistenziale per l'America ora può restare in Iran per sempre; Siria, Iran, Israele e Libano faranno cose che non farebbero mai, solo perché lui lo vuole.

Niente di tutto questo ha senso, se non come razionalizzazioni disperate di un uomo che non riesce ad affrontare i fatti e ad ammettere la sconfitta. Trump ha sempre avuto un rapporto tenue con la verità, ma le prove si stanno accumulando: sulle questioni più importanti di guerra e pace, il presidente degli Stati Uniti sembra stare perdendo il contatto con la realtà stessa.

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Il candidato di Trump ha perso le primarie per il governatore della Georgia


I candidati del presidente conquistano il Senato in Georgia, Alabama e Oklahoma, ma il suo favorito alla guida della Georgia, Burt Jones, è battuto dal miliardario Rick Jackson

I candidati sostenuti dal presidente Donald Trump hanno vinto tre primarie repubblicane per il Senato martedì, in Georgia, Alabama e Oklahoma, ma il presidente ha incassato una sconfitta pesante nella corsa più simbolica della giornata. Il suo candidato alla guida della Georgia, il vicegovernatore Burt Jones, ha perso il ballottaggio delle primarie repubblicane contro Rick Jackson, un ricco imprenditore della sanità, in quello che è stato il risultato più sorprendente della serata.

Negli Stati Uniti, quando alle primarie nessun candidato supera una certa soglia di voti, i due più votati si sfidano in un secondo turno chiamato ballottaggio. È quello che è successo in Georgia il 19 maggio, e martedì gli elettori repubblicani hanno scelto i loro candidati definitivi per le elezioni di novembre.

La vittoria di Jackson è un risultato clamoroso, se si pensa che fino a pochi mesi fa era sconosciuto alla gran parte degli elettori della Georgia. Ha battuto Jones, che era stato eletto due volte vicegovernatore e aveva ottenuto fin dall'inizio l'appoggio di Trump, e anche quello del governatore uscente Brian Kemp. Jackson ha speso oltre 100 milioni di dollari di tasche proprie, secondo Politico, riempiendo le televisioni di spot in cui si presentava come un imprenditore di successo cresciuto nella povertà, con una madre alcolista e un'infanzia passata in affidamento. È la seconda volta in questo mese che un candidato governatore sostenuto dal presidente perde una primaria repubblicana, dopo la sconfitta del deputato Randy Feenstra in Iowa.

Ballottaggio · Georgia
Mike Collins vince il ballottaggio repubblicano per il Senato in Georgia
Ballottaggio delle primarie repubblicane per il Senato — 16 giugno 2026
Focus America

CandidatoVoti%

Mike Collins
Deputato

389.983
55,5%

Derek Dooley
Ex allenatore di football

312.206
44,5%

702.189voti
95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati di Associated Press

Le due campagne hanno speso in tutto 162 milioni di dollari in spot durante le primarie, con Jackson che ha più che raddoppiato la spesa di Jones, secondo i dati della società di monitoraggio AdImpact. Pur senza l'investitura di Trump, Jackson si è ridisegnato come un fedelissimo del presidente, dicendo agli elettori che sarebbe stato il suo "governatore preferito" e mettendo in dubbio la regolarità del voto del 2020 in Georgia, già verificato a fondo. Ha raccolto il sostegno dei senatori Ted Cruz e Rick Scott e dell'ex rivale Chris Carr, il procuratore generale dello Stato. A novembre sfiderà la democratica-candidata Keisha Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta, che ha vinto la primaria del suo partito già a maggio.

Nella corsa al Senato della Georgia, la più importante di novembre, Trump ha invece avuto la meglio. Il deputato Mike Collins, sostenitore di una linea dura sull'immigrazione, ha battuto Derek Dooley, avvocato ed ex allenatore di football. Trump aveva appoggiato Collins solo domenica, a pochi giorni dal voto, ma il suo sostegno era atteso. Collins ha legato la propria campagna alla prima legge firmata da Trump nel suo secondo mandato, il Laken Riley Act, che prevede l'espulsione degli immigrati irregolari accusati di alcuni reati. A novembre affronterà il senatore democratico Jon Ossoff, che a inizio anno era considerato l'incumbent più debole del suo partito ma si è poi rivelato un candidato solido, con oltre 32 milioni di dollari già raccolti.

La vittoria di Collins ha sancito anche la giornata difficile di Kemp, il governatore repubblicano più popolare dello Stato. Dooley era il suo candidato, scelto e accompagnato in più di 90 tappe di campagna, ma il suo profilo da outsider non ha convinto abbastanza elettori repubblicani, che hanno preferito un candidato visto come un combattente affidabile. Anche Jones, l'altro candidato appoggiato da Kemp all'ultimo momento, è uscito sconfitto. Ossoff aveva lavorato per mesi, in sordina, per indebolire proprio Dooley, ritenuto più capace di attrarre elettori indipendenti e democratici moderati. La mappa del voto ha confermato il calcolo: Collins è forte nelle zone rurali ma debole nelle contee suburbane attorno ad Atlanta che hanno aiutato i democratici a vincere entrambi i seggi al Senato negli anni scorsi.

Un'unica buona notizia per Kemp è arrivata dalla corsa per il segretario di Stato, la carica che sovrintende alle elezioni in Georgia. Un suo ex collaboratore, il deputato statale Tim Fleming, ha vinto il ballottaggio repubblicano battendo Vernon Jones, ex dirigente della contea di DeKalb ed ex democratico, che ha sostenuto falsamente che le elezioni presidenziali del 2020 siano state rubate. La sfida di novembre potrebbe trasformarsi in un referendum sul voto del 2020 in Georgia, che sia Kemp sia l'attuale segretario di Stato Brad Raffensperger hanno dichiarato apertamente che Trump perse.

In Alabama, profondamente repubblicana, il deputato Barry Moore ha vinto il ballottaggio per il Senato battendo Jared Hudson, ex incursore della marina militare che si era presentato come un outsider. Moore aveva l'appoggio di Trump fin da gennaio, ma alcuni sondaggi di giugno davano Hudson in vantaggio. Alla fine Moore ha vinto con un margine ampio. La sua campagna ha beneficiato di un investimento del settore delle criptovalute: il principale super PAC del comparto, Fairshake, ha speso 12,1 milioni di dollari per sostenerlo, più di quanto abbia speso per qualsiasi altro candidato in questo ciclo elettorale. In uno Stato così repubblicano, Moore è quasi certo di diventare il prossimo senatore. La democratica Everett Wess, ex giudice, procuratore e difensore d'ufficio, ha vinto il ballottaggio del suo partito ma resta nettamente sfavorita.

In Oklahoma il deputato Kevin Hern, appoggiato da Trump, ha vinto la primaria repubblicana per il Senato e in uno Stato così conservatore è destinato quasi certamente a essere eletto a novembre. La corsa per il governatore va invece al ballottaggio del 25 agosto, perché nessun candidato ha superato il 50% dei voti. Si sfideranno il procuratore generale Gentner Drummond e Mike Mazzei, un imprenditore in gran parte autofinanziato che ha ottenuto a sorpresa l'investitura di Trump a fine maggio. Anche la primaria per il primo distretto della Camera, nell'area di Tulsa, va al ballottaggio: il deputato statale Mark Tedford affronterà il pastore Jackson Lahmeyer, sostenuto da Trump.

A Washington, capitale solidamente democratica, la primaria per il sindaco deciderà di fatto chi succederà alla sindaca uscente Muriel Bowser. I due candidati principali sono la consigliera comunale Janeese Lewis George, socialista-democratica, e l'ex consigliere Kenyan McDuffie, più moderato. Per la prima volta la città usa il voto a scelta classificata, un sistema in cui gli elettori possono ordinare fino a cinque candidati in base alle preferenze: se nessuno supera il 50% al primo conteggio, viene eliminato l'ultimo e i suoi voti vengono redistribuiti alle seconde scelte, fino a quando un candidato raggiunge la maggioranza. Per questo, e per la diffusione del voto per posta, l'esito non sarà noto subito. Secondo il Washington Post, gli uffici elettorali contano di completare i conteggi solo nei giorni successivi. Nei primi risultati Lewis George era in vantaggio nelle prime preferenze. Trump pesa anche su questa corsa: ha minacciato di assumere un controllo federale più stretto sulla città se a vincere fosse Lewis George, pur non avendo il potere legale di revocare l'autonomia di Washington.

Primarie democratiche · Washington
Janeese Lewis George in testa al primo conteggio per il sindaco di Washington
Primarie democratiche per il sindaco, voto a scelta classificata — 16 giugno 2026
Focus America

CandidatoVoti%

Janeese Lewis George
Consigliera comunale

50.260
52,8%

Kenyan R. McDuffie
Ex consigliere comunale

34.816
36,6%

Gary Goodweather
Candidato

2.861
3,0%

Rini Sampath
Candidata

2.791
2,9%

Vincent Orange
Ex consigliere comunale

2.600
2,7%

Altri candidati
Hope Solomon, Ernest E. Johnson e schede bianche

1.883
2,0%

95.211voti
64% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati di Associated Press. Con il voto a scelta classificata il vincitore sarà proclamato nei giorni successivi, dopo la redistribuzione delle preferenze.

Nella stessa giornata i democratici di Washington hanno scelto il deputato Robert White come loro candidato per il seggio della città al Congresso, lasciato libero da Eleanor Holmes Norton, che dopo 35 anni ha annunciato il ritiro. White, membro del consiglio comunale dal 2016, ha battuto la collega Brooke Pinto puntando su accessibilità economica, sicurezza e difesa dell'autonomia della città, su posizioni che lo mettono in rotta di collisione con il presidente.

Il quadro complessivo della serata mostra la forza che Trump conserva tra gli elettori delle primarie repubblicane negli Stati conservatori, soprattutto nelle corse per il Senato, anche mentre la sua popolarità tra democratici e indipendenti è in calo. Ma le sconfitte nelle primarie per i governatori in Georgia e Iowa indicano che il suo controllo non è totale, e che un candidato outsider può ancora prevalere, soprattutto se dispone di un patrimonio personale enorme da riversare nella campagna.

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La rassegna stampa di mercoledì 17 giugno 2026


Le primarie in Georgia segnano un bilancio in chiaroscuro per Trump, al Congresso cresce la diffidenza sull'intesa con l'Iran e l'FBI sventa un piano contro un evento alla Casa Bianca; avanzano la legge sulla casa e il taglio europeo dei dazi sui beni americani

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 17 giugno 2026

La notte delle primarie consegna a Trump un bilancio in chiaroscuro in Georgia


Gli elettori repubblicani della Georgia hanno bocciato il candidato sostenuto dal presidente per la carica di governatore, il vicegovernatore Burt Jones, preferendogli l'imprenditore della sanità e miliardario Rick Jackson. Trump si è invece preso una rivincita nelle primarie per il Senato, dove il deputato Mike Collins ha vinto il ballottaggio e a novembre sfiderà il senatore democratico Jon Ossoff. In Alabama il deputato Barry Moore, anch'egli appoggiato dal presidente, ha conquistato la nomination repubblicana per il Senato.

Fonti: New York Times, The Hill, Axios

Cresce la diffidenza al Congresso sull'intesa tra Stati Uniti e Iran


Washington e Teheran si preparano a firmare il 19 giugno in Svizzera un memorandum d'intesa in 14 punti, che dovrebbe aprire sessanta giorni di negoziati per chiudere il conflitto e imporre nuovi limiti al programma nucleare iraniano. L'accordo, già sottoscritto per via elettronica da figure di vertice delle due parti, resta però privo di un testo ufficiale pubblico e raccoglie critiche da entrambi gli schieramenti. Al Senato è fallito per la seconda volta il tentativo di approvare una misura sui poteri di guerra che imporrebbe la fine delle ostilità.

Fonti: Bloomberg, The Hill, Semafor

L'FBI sventa un presunto piano con droni contro un evento alla Casa Bianca


Cinque persone sono state arrestate in Ohio, Missouri, Nebraska e California per un presunto complotto contro l'evento di arti marziali miste in programma alla Casa Bianca. Secondo l'accusa il gruppo, guidato dal diciannovenne Tycen Proper, avrebbe progettato di far esplodere piccoli droni carichi di esplosivo sopra l'arena per forzare un'evacuazione verso cecchini appostati. L'allarme è scattato dopo la telefonata della madre di Proper alle forze dell'ordine, preoccupata per gli acquisti di armi e i contatti online del figlio.

Fonti: Axios, Fox News, Bloomberg

Il Senato avvia l'esame di una legge bipartisan sulla casa


Il Senato ha votato 87 a 8 per aprire l'esame di un disegno di legge bipartisan sulla casa, dopo mesi di trattative tra la Camera e il Senato a guida repubblicana. Il testo concordato include norme che limitano la possibilità per i grandi investitori istituzionali di acquistare in massa abitazioni unifamiliari, una clausola voluta dai repubblicani della Camera. La misura punta a contenere la pressione sui prezzi nel mercato immobiliare.

Fonti: The Hill, Bloomberg

Kevin Warsh debutta alla Federal Reserve mentre Trump preme per tagliare i tassi


Il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha esordito alla guida della banca centrale in un contesto difficile, segnato da un'impennata dei tassi di interesse e dalle pressioni del presidente Trump per allentare la politica monetaria. Warsh deve fare i conti anche con un crescente malumore tra i colleghi del consiglio direttivo. Il suo margine di manovra appare stretto fin dai primi giorni di mandato.

Fonti: Bloomberg, New York Times

Email interne sollevano dubbi sulla revoca delle protezioni per gli haitiani


Documenti appena resi pubblici sollevano interrogativi sul modo in cui l'Amministrazione ha deciso di porre fine allo status di protezione temporanea per i cittadini haitiani presenti negli Stati Uniti. Gli avvocati dei migranti hanno chiesto alla Corte Suprema di archiviare il caso, sostenendo che i giudici non dispongono di un quadro completo della vicenda. La questione riguarda la possibilità per l'Amministrazione di cancellare in tempi rapidi le protezioni contro le espulsioni.

Fonti: New York Times, NPR

Smantellato il centro di detenzione in Florida noto come "Alligator Alcatraz"


Gli Stati Uniti hanno svuotato il centro di detenzione per migranti negli Everglades della Florida, soprannominato "Alligator Alcatraz", dopo che lo Stato aveva speso centinaia di milioni di dollari per realizzarlo. La struttura era stata pensata come simbolo del programma di espulsioni di massa promosso dal presidente Trump. La chiusura arriva a fronte di costi di gestione saliti ben oltre le previsioni.

Fonti: Bloomberg

Il Parlamento europeo approva l'intesa commerciale e riduce i dazi sui beni americani


Il Parlamento europeo ha approvato l'accordo commerciale con gli Stati Uniti, accettando di ridurre i dazi sui prodotti industriali e agricoli statunitensi. L'intesa segna un passo verso la distensione nei rapporti commerciali tra le due sponde dell'Atlantico. Il via libera arriva mentre i leader europei cercano di ricucire i rapporti con Washington a margine del vertice del G7 in Francia.

Fonti: Semafor, New York Times

SpaceX supera Amazon per valore di mercato dopo l'esordio in Borsa


SpaceX ha superato Amazon per capitalizzazione di mercato, dopo una quotazione in Borsa da record la scorsa settimana e un afflusso continuo di investitori. Il balzo dell'azienda spaziale di Elon Musk ha alimentato il dibattito sul rischio di una bolla nel settore tecnologico. La performance riaccende i timori su valutazioni gonfiate tra i grandi nomi del comparto.

Fonti: Semafor, Axios, Wall Street Journal

Tra matrimoni, biblioteche presidenziali e cinema: le notizie di cultura e spettacolo


Il New York Times raccoglie le testimonianze dei fan in vista delle nozze di Taylor Swift, mentre per l'inaugurazione della biblioteca presidenziale di Barack Obama è stato annunciato un cast di star. Un giudice ha intanto ordinato al Kennedy Center di presentare un piano per restare aperto durante i lavori di ristrutturazione voluti dall'Amministrazione. Sul fronte cinema, Sean Penn dirigerà un film sull'assalto al Campidoglio del 6 gennaio, con un attore di primo piano già in trattativa per il ruolo principale.

Fonti: New York Times, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Ricchezza, patrimonio e reddito: uno sguardo alla tassazione home.rifondazione.eu/2026/06/1… #Approfondimenti

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Iran, il testo dell’accordo in 14 punti: stop alla guerra e negoziato finale entro 60 giorni


Al Arabiya English ha ottenuto il testo dell’intesa la cui firma è attesa venerdì: cessate il fuoco permanente, riapertura del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, fondi per Teheran e trattative sul nucleare rinviate all’accordo finale.

Al Arabiya English ha ottenuto la copia dell’accordo in 14 punti che dovrebbe essere firmato venerdì da Washington e Teheran. Ecco di seguito la traduzione integrale in italiano del testo.

  1. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai rispettivi alleati nell’attuale guerra, dichiarano, al momento della firma del presente Memorandum d’intesa, la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, e si impegnano a non intraprendere, da questo momento in poi, alcuna azione ostile l’uno contro gli altri, nonché ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e degli articoli restanti.
  2. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare reciprocamente la sovranità e l’integrità territoriale, e ad astenersi da ogni interferenza negli affari interni dell’altra parte.
  3. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo finale entro un periodo massimo di 60 giorni, periodo prorogabile di comune accordo.
  4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, gli Stati Uniti revocheranno il blocco navale e impediranno qualsiasi interferenza o ostacolo nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni fino alla piena capacità. Il traffico navale dovrà essere proporzionato al volume precedente alla guerra per quanto riguarda la Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo finale.
  5. Alla firma del presente Memorandum d’intesa, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente misure per garantire che il movimento delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mare di Oman, e viceversa, riprenda entro 30 giorni ai livelli precedenti alla guerra, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e neutralizzare le mine posate da parte dell’Iran.
  6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai propri partner regionali, a creare un piano complessivo, concordato da entrambe le parti, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo al tempo stesso finanziamenti per almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, nell’ambito dell’accordo finale, sarà definito entro 60 giorni.
  7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le forme di sanzioni attualmente imposte alla Repubblica islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), nonché tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie sia secondarie.
  8. La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che la sorte dell’uranio arricchito e quella di tutte le altre questioni legate al programma nucleare, concordate reciprocamente, comprese le necessità nucleari dell’Iran, saranno affrontate in modo adeguato nell’accordo finale. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo.
  9. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa dell’accordo finale, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul proprio programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni contro l’Iran né rafforzeranno le proprie forze nella regione.
  10. Gli Stati Uniti si impegnano affinché, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data della revoca delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti rilasci deroghe alle sanzioni per consentire le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi collegati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.
  11. Gli Stati Uniti si impegnano affinché, alla luce dei progressi nei negoziati verso un accordo finale, i fondi e i beni congelati o soggetti a restrizioni della Repubblica islamica dell’Iran siano sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, sia che siano detenuti nel conto principale sia che vengano trasferiti, potranno essere utilizzati per qualsiasi pagamento a favore di beneficiari finali stabilito dalla Banca centrale della Repubblica islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili per l’uso. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari su questa base.
  12. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che sarà istituito un meccanismo di attuazione per vigilare sulla corretta applicazione dell’accordo finale e sul rispetto degli impegni futuri.
  13. Dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, e al ricevimento di garanzie sull’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa, nonché sulla prosecuzione dell’attuazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale limitatamente agli articoli restanti.
  14. L’accordo finale sarà approvato attraverso una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
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Vance ammette che la frase sulle "donne senza figli con i gatti" fu "una delle cose più stupide" che abbia detto


Nel suo nuovo libro sulla conversione al cattolicesimo, il vicepresidente rinnega l'attacco ai democratici del 2021 che durante la campagna del 2024 aveva difeso con forza.

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha definito "una delle cose più stupide" che abbia mai detto la frase con cui nel 2021 aveva attaccato i dirigenti democratici chiamandoli "donne senza figli con i gatti". L'ammissione arriva nel suo nuovo libro, dopo che per tutta la campagna elettorale del 2024 aveva difeso quelle parole con forza.

La frase risale a un'intervista del 2021 nel programma di Tucker Carlson, allora su Fox News. In quell'occasione Vance sostenne che il paese era governato di fatto dai democratici e dai grandi gruppi economici, "da un gruppo di donne senza figli con i gatti, infelici per le proprie vite e per le scelte che hanno fatto". Per questo, secondo lui, volevano rendere infelice anche il resto del paese. Citò Kamala Harris, Pete Buttigieg e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez come esempio di un futuro del partito controllato da persone senza figli.

Il video riemerse nell'estate del 2024, quando il presidente Donald Trump scelse Vance come suo candidato alla vicepresidenza, e scatenò forti polemiche. Tra le critiche ci fu l'imprecisione degli esempi: Harris è la matrigna dei due figli del marito Doug Emhoff, mentre Buttigieg aveva adottato due gemelli appena nati con il marito Chasten poche settimane dopo l'intervista a Carlson.

In un primo momento Vance accusò i suoi critici di aver "mentito" e di aver "estrapolato dal contesto" le sue parole, ma il video era pubblico. In passato aveva già attaccato le persone senza figli definendole "psicotiche" e "sociopatiche". Nel luglio del 2024 ribadì le sue posizioni in un'intervista al podcast di Megyn Kelly.

Taylor Swift richiamò quella frase nel messaggio con cui annunciò il sostegno a Harris, pubblicando una foto con uno dei suoi gatti e firmandosi "Taylor Swift, donna senza figli con i gatti".

Il libro si intitola Communion: Finding My Way Back to Faith e racconta la conversione di Vance al cattolicesimo. Il vicepresidente guarda alle primarie repubblicane del 2028 per la Casa Bianca, dove tra i possibili rivali c'è il segretario di Stato Marco Rubio, a capo della diplomazia americana, considerato da molti in una posizione migliore per ottenere l'appoggio di Trump e degli elettori repubblicani.

Il contenuto del libro è stato riportato da NBC News, che ne ha ottenuto e letto una copia. Vance scrive che "una delle cose più stupide" che abbia mai detto è arrivata quando ha sostenuto che le "donne senza figli con i gatti" del Partito Democratico stavano mandando in rovina il paese. La definisce una frase "da sprovveduto, intenzionalmente (e con successo) provocatoria invece che illuminante" e racconta che provocò "due tempeste": la prima quando la pronunciò, la seconda anni dopo durante la campagna elettorale.

Vance riconosce che il commento fu "irritante" e ammette che ebbe l'effetto di distrarre dal punto che voleva davvero fare, cioè che la società americana sta diventando "patologicamente ostile" all'idea di avere figli. Avrebbe potuto sostenere quella tesi, scrive, "in modo molto più efficace" e con più rispetto verso i tanti americani che non hanno figli, in alcuni casi per ragioni che non dipendono da loro.

Vance conclude collegando il ripensamento alla sua fede: "Quando penso al richiamo della Chiesa a rispettare la dignità di ogni vita, questo è stato un chiaro momento in cui ho fallito".

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Paramount+ blocks FPF ad about Trump-Ellison censorship threat


FOR IMMEDIATE RELEASE:

New York, June 16, 2026 — Freedom of the Press Foundation (FPF) revealed today that Paramount+ rejected an ad calling attention to President Donald Trump’s crooked meddling in media transactions to extract favorable coverage. The ad would have run on the platform during the same time as the UFC Freedom 250 event, broadcast live June 14 from the White House on President Donald Trump’s 80th birthday.

The ad warns Americans about the proposed merger between Paramount Skydance and Warner Bros. Discovery, which would place CNN under the editorial control of David Ellison, a Trump-aligned investor who has already made documented concessions to the administration as a condition of regulatory approval. As the ad shows, Pete Hegseth, Trump’s secretary of defense, has publicly declared that “the sooner the Ellisons take over that network, the better.”

The advertisement features recently fired “60 Minutes” correspondent Scott Pelley’s accusation that CBS — which Ellison’s company owns — demanded his stories include “falsehoods and bias” to appease the president. Paramount+ declined to air it.

“Ellison has already shown his cards on editorial independence, but in case there was any doubt, his company has now declined to air a straightforward message about what his proposed takeover of CNN, HBO, and other outlets would mean for press freedom,” said Seth Stern, chief of advocacy at FPF. “Ellison won’t air criticism of himself, his company, or his buddy Trump. That’s bad for press freedom, bad for the public, and bad for Paramount — just look at CBS’ recent struggles under Ellison’s watch. Billionaires who don’t respect the First Amendment should stay out of the news business.”

Stern added that Paramount, despite citing a conflict of interest in rejecting the ad, “apparently sees no conflict of interest in promising the Trump administration editorial concessions in exchange for merger approvals, in throwing fancy dinner parties honoring Trump while he attacks CBS and CNN journalists, or in airing a UFC event which functioned as an hourslong commercial for Donald Trump and Truth Social.”

The rejected ad opens with Trump calling reporters “the enemy of the people” and closes with a direct call to block the merger — a message Paramount+, the streamer owned by the very company seeking approval for that merger, chose to suppress.

You can watch the ad Paramount+ refused to air below. Please contact us if you would like further comment.

youtube.com/embed/DQ2AuEwgJng?…


freedom.press/issues/paramount…

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Questo weekend Assistente Civico – Marco Biondi (@assistente.civico su Instagram) è stato invitato da Volt Italia a seguire l’Assemblea Generale di Volt Europa a Bratislava, con l’opportunità di intervistare diversi membri ed europarlamentari di Volt Europa.

🇪🇺 Tra le interviste, anche quella a Francesca Romana D’Antuono, che ha appena concluso il suo secondo e ultimo mandato da co-presidente di Volt Europa. Con lei ha parlato di cosa significhi far parte di un partito federalista europeo, capace di costruire programmi e politiche rivolti ai residenti di tutto il continente.

🐧 L’intervista completa uscirà a breve nella newsletter di Assistente Civico su Substack!

#UnioneEuropea #PoliticaEuropea #FederalismoEuropeo #Bratislava #Democrazia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Sehr wichtiger Erfolg der Pressefreiheit gegen die Techoligarchen.


Das Schweizer Magazin „Republik“ gegen den milliardenschweren US-Konzern: #Palantir scheitert vor Gericht mit Gegendarstellungsforderungen netzpolitik.org/2026/schweiz-d…

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In der heutigen #Degitalisierung blicken wir 100 Jahre zurück und wieder nach vorne. Und schauen uns an, was veränderte Komposition von Inhalten für Effekte haben kann.

Montage.

netzpolitik.org/2026/degitalis…

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L'accordo tra Stati Uniti e Iran è una sconfitta per Netanyahu


L'intesa per finire la guerra non tocca i missili iraniani né i gruppi alleati di Teheran, e Trump ha rotto con il premier israeliano chiamandolo pazzo e ingrato a pochi mesi dal voto

La guerra con cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sperava di assicurarsi un posto nella storia, l'attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all'Iran, rischia di concludersi in un modo che potrebbe macchiarla. L'accordo quadro per porre fine al conflitto, annunciato domenica, tralascia infatti alcune delle cose più importanti che Israele voleva ottenere. Lo scrive in un'analisi il New York Times.

Il testo completo dell'intesa non è ancora stato reso pubblico e Israele non ha partecipato direttamente al negoziato. I primi dettagli indicano però che l'accordo non fa nulla per ridurre l'arsenale di missili balistici dell'Iran, né per fermare il suo finanziamento ai gruppi alleati nella regione, come Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen, che hanno attaccato Israele con le proprie armi. Anzi, l'allentamento delle sanzioni potrebbe aiutare Teheran a rafforzare quegli alleati, facendo affluire miliardi di dollari sui suoi conti.

Sul programma nucleare iraniano, la priorità di tutta la carriera di Netanyahu, i termini dell'accordo restano segreti o ancora da negoziare durante i sessanta giorni di cessate il fuoco concordati. Non è chiaro che fine farà la scorta iraniana di uranio altamente arricchito né se il paese potrà continuare ad arricchire combustibile nucleare. I funzionari iraniani hanno detto domenica che l'intesa prevede uno stop alle "operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, con effetto immediato", una clausola che limiterebbe l'azione israeliana contro Hezbollah, mentre i funzionari israeliani lo hanno smentito.

In una conferenza stampa lunedì sera, Netanyahu ha detto che Israele cercherà di "preservare la propria libertà di azione" contro le minacce, anche in Libano, e che lo aveva già fatto poche ore prima, uccidendo quattro persone che a suo dire mettevano in pericolo i soldati israeliani. Sull'Iran ha detto soltanto di essere impegnato a evitare che il paese rappresenti mai una minaccia nucleare per Israele, senza aggiungere altro. Sulle divergenze con il presidente Trump è stato vago, dicendo che lui e il presidente "spesso la vedono allo stesso modo", ma che ci sono anche "casi in cui la vediamo meno allo stesso modo".

Altri nel suo governo sono stati più diretti. "L'accordo con l'Iran è un male per Israele e per tutto il mondo libero. Punto", ha scritto sui social media il ministro delle Finanze, l'esponente dell'estrema destra Bezalel Smotrich.

Per Netanyahu, che tra pochi mesi affronta elezioni in cui è dato indietro nei sondaggi, c'è un problema ancora più grande: Trump, il suo alleato politico più prezioso, lo ha rimproverato pubblicamente più volte nelle ultime settimane. Mentre ha elogiato come pragmatico il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei, il presidente ha definito Netanyahu "pazzo", ingrato e privo di giudizio, e domenica ha aggiunto "difficile" alla lista. "L'errore strategico di Netanyahu è stato non capire che, così come Trump è con te, può anche voltarti le spalle", ha detto al New York Times Yaakov Katz, analista e cofondatore del Middle East-America Dialogue.

L'insulto di domenica è arrivato dopo che l'esercito israeliano, proprio mentre gli Stati Uniti cercavano di chiudere l'accordo con l'Iran, aveva colpito quello che ha descritto come un obiettivo di Hezbollah alla periferia di Beirut, la capitale libanese, per rappresaglia a un attacco di Hezbollah che aveva ferito due soldati israeliani. È la terza settimana di fila che un raid in Libano mette Netanyahu in contrasto con Trump sulla libertà di Israele di rispondere agli attacchi di Hezbollah.

Il raid ha messo Netanyahu in una posizione difficile da ogni lato. Se avesse rinunciato a rispondere, i suoi critici, anche a destra, lo avrebbero accusato di accettare nuovi limiti alla capacità di Israele di colpire a Beirut, imposti dall'alleanza tra Iran e Hezbollah e dalla volontà di Trump di chiudere l'accordo con Teheran. Andare avanti con l'attacco era altrettanto rischioso: secondo due funzionari della difesa israeliani, alti comandi militari avevano avvertito che il raid avrebbe potuto spingere l'Iran a lanciare missili contro Israele, innescando una nuova escalation, e che Israele sarebbe stato accusato di voler far saltare l'intesa proprio mentre veniva chiusa. Israele non ha consultato gli Stati Uniti sull'operazione, avvisando i militari americani solo pochi istanti prima dell'inizio.

Se l'obiettivo di Netanyahu era far saltare l'accordo, non aveva previsto con quanta forza Trump avrebbe spinto per salvarlo. Tre ore dopo aver scoperto che l'Iran si preparava a colpire Israele con missili nella notte di domenica, sempre secondo i due funzionari, Israele ha appreso che Teheran aveva interrotto quei preparativi per dare a Trump la possibilità di calmare la situazione e chiudere l'intesa.

Gli israeliani sono sempre più convinti che l'accordo farà sembrare "perfetto al confronto" il patto sul nucleare iraniano del 2015, ha scritto lunedì sul quotidiano israeliano Maariv Ben Caspit, biografo di Netanyahu. Per oltre un decennio il primo ministro ha continuato ad alzare la posta nella sua strategia contro l'Iran. Il suo discorso al Congresso americano nel 2015 contro l'accordo nucleare dell'allora presidente Obama ruppe decenni di sostegno bipartisan a Israele e lo tagliò fuori dai negoziati. L'alleanza con Trump gli alienò i democratici, sempre più critici verso Israele durante la guerra contro Hamas a Gaza, e la guerra con l'Iran, con la percezione che Israele vi avesse trascinato gli Stati Uniti, ha spinto contro di lui anche molti repubblicani.

La guerra, con l'obiettivo ambizioso di far cadere il regime iraniano, era il culmine della strategia di lungo periodo di Netanyahu, ma ha finito per mostrare all'Iran che la cosa che temeva di più, la potenza militare statunitense, era qualcosa a cui poteva resistere, ha detto Shira Efron, analista della RAND Corporation, un centro studi americano. "Israele ha perso tutta la sua influenza, e questo ha costi reali", ha detto Efron al giornale. "Gli Stati Uniti possono semplicemente andarsene. Ma Israele è qui nella regione, con un Iran solo più minaccioso." Katz, già direttore del Jerusalem Post, ha aggiunto che l'esito dell'accordo è un ritorno alla posizione strategica che Israele aveva prima dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 da cui è cominciata la guerra a Gaza. "Se un giorno ci saranno informazioni che l'Iran sta costruendo un'arma nucleare, Israele dovrà fare da solo. Non possiamo più contare su nessun altro", ha detto.

Nella conferenza stampa di lunedì sera Netanyahu ha solo accennato ai limiti dell'accordo. Ha difeso le guerre di Israele contro l'Iran, dicendo che hanno "salvato lo Stato di Israele dall'annientamento", ma ha aggiunto che la "battaglia non è finita".

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Rifondazione: dalla destra intimidazione verso l’Associazione Italiani Editori, la censura viene dal governo home.rifondazione.eu/2026/06/1… #ComunicatiStampa

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Come Trump ha preso il controllo delle celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti


Freedom 250, l'organizzazione voluta dal presidente, ha preso il controllo degli eventi e gran parte dei fondi pubblici, lasciando ai margini la commissione bipartisan America 250.

A meno di un mese dal 4 luglio, quando gli Stati Uniti festeggeranno i 250 anni dalla firma della Dichiarazione di indipendenza, le celebrazioni per l'anniversario sono diventate il terreno di uno scontro politico. Il presidente Donald Trump ha messo da parte la commissione bipartisan voluta dal Congresso e ha dato vita a una propria organizzazione, che si è presa il controllo degli eventi più grandi e della maggior parte dei fondi pubblici stanziati per la ricorrenza.

Dieci anni fa il Congresso aveva creato una commissione bipartisan, chiamata America 250, per coordinare i festeggiamenti: doveva realizzare opere infrastrutturali, produrre materiali didattici e organizzare tutte le attività adeguate alla celebrazione. Ma, come ha ricostruito il New York Times, con l'avvicinarsi del 4 luglio è stata un'altra struttura, Freedom 250, creata dal presidente, a prendere in mano gli eventi più importanti.

Ad avere in mano i grandi progetti del presidente per l'anniversario è Freedom 250, non America 250: un arco di trionfo, un Giardino nazionale degli eroi americani e una grande fiera degli Stati sul National Mall, il lungo parco monumentale nel cuore di Washington. Lo scorso fine settimana Freedom 250 ha dato il suo nome anche a un incontro di arti marziali miste della UFC, il principale circuito mondiale di questo sport da combattimento, allestito sul prato della Casa Bianca.

I democratici al Congresso considerano Freedom 250 poco più di una scalata ostile a quella che dovrebbe essere una celebrazione del paese senza colori politici. Bonnie Watson Coleman, deputata democratica del New Jersey e membro della commissione America 250 dal 2019, lo ha definito "un progetto di pura vanità che questo presidente ha voluto perché ha un ego insaziabile".

Alcuni Stati hanno rinunciato a partecipare alla grande fiera e almeno uno ha citato la crescente impronta di parte dell'iniziativa. Artisti come Young MC, Martina McBride e Bret Michaels hanno cancellato le loro esibizioni e accusato gli organizzatori di averli ingannati, dopo aver scoperto che gli eventi erano strettamente legati al presidente.

Colpito dal ritiro degli artisti, il presidente ha assicurato che lo spettacolo si farà comunque, con sé stesso come attrazione principale. Sui social si è definito "l'attrazione numero uno" sulla terra e ha scritto di richiamare un pubblico molto più grande di quello di Elvis nei suoi anni migliori.

America 250, intanto, va avanti con le proprie celebrazioni, tra cui un concerto il 4 luglio, l'America's Block Party, con Chris Stapleton, gli Smashing Pumpkins e Queen Latifah.

Per anni America 250 aveva avuto poco da mostrare oltre alle liti interne. All'inizio si era occupata soprattutto di esercizi sul marchio, non aveva avviato opere infrastrutturali e non si era mai riunita in pubblico. Quando Trump è tornato alla Casa Bianca, la commissione aveva avuto quasi dieci anni di tempo per organizzarsi, aveva tenuto 33 riunioni e ricevuto più di 60 milioni di dollari di fondi pubblici, senza nessun grande evento in programma. Il presidente ha quindi deciso di prendere in mano la situazione, aggirando America 250 e creando Freedom 250.

L'interesse del presidente per questo anniversario risale al suo primo mandato. Nel 2017, nel primo discorso davanti al Congresso, aveva detto: "Tra nove anni gli Stati Uniti celebreranno il 250esimo anniversario della loro fondazione, 250 anni dal giorno in cui abbiamo dichiarato la nostra indipendenza. Sarà una delle grandi pietre miliari della storia del mondo". Tornato alla presidenza, una delle sue prime mosse è stata firmare un ordine esecutivo, un decreto presidenziale che non passa dal voto del Congresso, che ha dato all'amministrazione la guida dei principali eventi e ha portato alla nascita di Freedom 250.

Freedom 250 ha ottenuto la parte più consistente dei 150 milioni di dollari che il Congresso ha destinato l'anno scorso agli eventi per l'anniversario, mentre America 250 ne ha ricevuti solo 25 milioni: l'amministrazione Trump ha trattenuto il resto per le proprie priorità. La scelta ha fatto arrabbiare i critici, che ritengono dovesse andare di più alla commissione bipartisan, e ha portato a indagini del Congresso e a una causa legale contro l'amministrazione per fare chiarezza su come vengono usati i soldi pubblici.

Lunedì il presidente ha annunciato che il 4 luglio ospiterà un grande evento al Lincoln Memorial, il monumento dedicato al presidente Abraham Lincoln a Washington, con sorvoli di aerei militari e quello che ha definito il più grande spettacolo pirotecnico della storia. Sui social ha scritto che l'evento, in programma nel giorno del 250esimo anniversario della firma della Dichiarazione di indipendenza, sarà un "comizio di Trump".

America 250 era nata con obiettivi ambiziosi. Voleva realizzare progetti capaci di lasciare un segno duraturo, come quelli legati al bicentenario del 1976: in quell'occasione a Washington aprì il National Air and Space Museum, il museo nazionale dell'aria e dello spazio, sul National Mall si tenne un festival di folklore americano durato dodici settimane, il New Jersey creò il Liberty State Park come suo dono alla nazione e la regina Elisabetta II visitò Philadelphia per donare la Bicentennial Bell, una campana celebrativa. Per il centenario, nel 1876, gli Stati Uniti avevano ospitato la loro prima esposizione universale.

Secondo un rapporto inviato alla Casa Bianca nel 2019, America 250 puntava a far nascere più di 100.000 programmi e a mobilitare fino a 5 miliardi di dollari di investimenti pubblici e privati. "Ci impegneremo a creare iniziative durature che sopravvivranno ben oltre il 2026", aveva scritto la commissione.

La commissione, però, ignorò alcune proposte concrete. Andrew Hohns, tra i membri originari, aveva lavorato con uno studio di architettura di Philadelphia a un progetto che prevedeva grandi opere infrastrutturali e interventi di conservazione storica nella città in cui nacquero gli Stati Uniti, ma il piano non fu preso in considerazione. Hohns, che dal 2008 coordina le iniziative per i 250 anni a Philadelphia e ha lasciato la commissione nel giugno del 2023, ha detto che "la dirigenza di America 250 ha preferito una programmazione effimera e un kit decentralizzato di strumenti per il marchio".

Rosie Rios, entrata nella commissione nel 2018 e oggi alla sua guida, ha detto in un'intervista che i primi tempi furono così caotici che sarebbe stato "imbarazzante tenere riunioni pubbliche". Ha attribuito gran parte delle difficoltà iniziali a due commissari "ribelli" che non fanno più parte dell'organo, ma ha aggiunto che non è insolito che le commissioni del Congresso, formate da membri di partiti diversi, siano segnate da liti. La prima commissione creata per i 200 anni del paese, nel 1976, era stata così disastrosa da essere sciolta tre anni prima della celebrazione e sostituita con una nuova.

Rios ha raccontato di aver consigliato lei stessa a Trump, che voleva eventi imponenti e in tempi rapidi, di usare un ordine esecutivo per coinvolgere tutta la macchina dello Stato. Così America 250 ha rinunciato al controllo di alcuni eventi, ma la sua presidente si è detta orgogliosa di quelli sostenuti dalla commissione, che descrive come specchio di un paese vario: tra questi, otto conti alla rovescia con la discesa di una sfera luminosa, come quella di Times Square a Capodanno, uno per ciascuno degli otto fusi orari degli Stati Uniti. Con Freedom 250 che usa la maggior parte dei soldi dei contribuenti, ha ammesso che America 250 ha dovuto ridimensionare le proprie ambizioni.

America 250 dice di voler rappresentare tutti gli americani e ha messo in piedi un concorso di temi per gli studenti e una capsula del tempo da aprire tra 250 anni, che conterrà contributi da tutti i 50 Stati e dai territori, oltre a una copia della Costituzione firmata da tutti i giudici viventi della Corte Suprema.

Freedom 250 è stata criticata per offrire una versione edulcorata della storia americana, che ignora la schiavitù e altre forme di razzismo istituzionalizzato. I materiali di un suo concorso per studenti, per esempio, descrivono Martin Luther King come un uomo dallo "spirito intraprendente", ma non fanno alcun riferimento diretto al razzismo che combatté.

Tra le iniziative più contestate c'è il programma dei Freedom Truck, una flotta di sei musei mobili che secondo i critici dà una versione ripulita della storia del paese. Le esposizioni sono state realizzate con la collaborazione dell'Hillsdale College, un ateneo conservatore del Michigan, e di PragerU, un'azienda che produce materiali didattici di orientamento conservatore. Un Freedom Truck doveva fermarsi di recente alla Westfield State University, in Massachusetts, ma la polizia locale, che ne stava coordinando la tappa, ha annullato tutto dopo le proteste della comunità per il suo carattere di parte. I rappresentanti di Freedom 250 hanno rifiutato di essere intervistati, ma sostengono che il gruppo non ha alcuna appartenenza politica.

La senatrice Jeanne Shaheen, democratica del New Hampshire e anche lei membro della commissione America 250, ha detto che l'obiettivo del gruppo era unire il paese: "Sono delusa nel vedere il Freedom 250 del presidente Trump politicizzare quello che dovrebbe essere un momento di unità, non di gloria personale o di scontro di parte".

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The Empire Strikes Back! Washington has just banned the international use of Anthropics most powerful AI models. But there's a New Hope. Europe will never win by building bigger and louder. We win by being smarter and better. How?
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Le grandi sfide europee ci indicano la strada: costruire un sistema più giusto, capace di non lasciare indietro nessuno.

A Bratislava ne ha parlato Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa, davanti a un meraviglioso pubblico paneuropeo.

Perché Volt non si limita a indicare i problemi: lavora per costruire soluzioni!⚡🇪🇺

#Europa #UnioneEuropea #Politica #GiustiziaSociale #Diritti #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Darf Frankreich im nationalen Recht festlegen, dass Pornoseiten das Alter ihrer Nutzer*innen prüfen müssen? Zwei Anbieter aus Tschechien klagten dagegen, der Europäische Gerichtshof formulierte Bedingungen.

netzpolitik.org/2026/eugh-urte…

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La guerra di Trump all'Iran è un disastro che ha rafforzato il regime


In un'analisi su Telos News il giornalista sostiene che l'accordo con l'Iran ha rafforzato il regime e legge come una vendetta politica l'ordine di Trump contro i modelli di Anthropic.

La guerra tra Stati Uniti e Iran si è chiusa con un accordo che il presidente Donald Trump presenta come una vittoria, ma per il giornalista Ryan Lizza è un disastro che ha rafforzato il regime di Teheran e indebolito la posizione americana. In un'analisi pubblicata su Telos News, Lizza sostiene che Trump "è sempre l'eroe del disastro che lui stesso provoca": prima colpisce, poi si propone come chi rimette le cose a posto.

Secondo Lizza, il presidente avrebbe già colpito l'economia con i dazi per poi salvare gli agricoltori che aveva mandato in difficoltà; nelle città americane avrebbe alimentato le tensioni con gli agenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, per poi presentarsi come chi ripristina l'ordine con la Guardia Nazionale. L'attacco all'Iran rientrerebbe nello stesso schema, con danni che Lizza considera incalcolabili.

Lizza definisce illegale l'attacco, non autorizzato né dal Congresso né dal diritto internazionale. Per lui crea un precedente pericoloso: il prossimo presidente che vorrà colpire un altro paese senza preavviso potrà farlo, mentre gli Stati Uniti perderanno l'autorità morale per condannare le invasioni di Cina o Russia.

Trump avrebbe inoltre tradito il popolo iraniano. All'inizio dell'anno il regime aveva ucciso decine di migliaia di cittadini che si erano ribellati; l'accordo raggiunto con Teheran lo ha rafforzato, perché ha mostrato di poter sopravvivere alla piena potenza di Stati Uniti e Israele e di uscirne più forte. L'Iran ne esce anche con una posizione regionale più solida. "Molti paesi della regione ora corteggiano l'Iran e cercano di abbassare la tensione e ricostruire i rapporti", ha scritto su X Dan Shapiro, ex ambasciatore americano in Israele.

L'aumento del prezzo del petrolio provocato dalla guerra ha colpito soprattutto gli americani già penalizzati dall'inflazione e avrà effetti duraturi. Il Wall Street Journal nota che, anche se l'accordo regge, ci vorranno mesi prima che il mercato torni alla normalità, con prezzi destinati a restare alti fino all'autunno.

Sui punti principali, scrive Lizza, l'accordo peggiora la situazione rispetto a prima della guerra o, nella migliore delle ipotesi, riporta tutto al punto di partenza. Lo stretto di Hormuz, il passaggio strategico per gran parte del petrolio mondiale, non era un problema prima del conflitto; ora gli Stati Uniti pagheranno l'Iran, attraverso l'allentamento delle sanzioni, per tenerlo aperto.

Sul programma nucleare, Trump aveva detto in precedenza di averlo già distrutto. L'esito migliore, secondo Lizza, sarebbe tornare a una versione dell'accordo negoziato da Barack Obama nel 2015, quello da cui lo stesso Trump si era ritirato nel 2018. Ma il presidente dichiara vittoria prima ancora che si concluda la difficile trattativa necessaria per arrivare a un trattato.

Sul piano militare, Trump non ha ottenuto nulla per fermare il programma missilistico iraniano né per limitare l'uso delle milizie alleate dell'Iran nella regione. La guerra si chiude inoltre con le scorte di munizioni americane esaurite e con Stati Uniti e Israele divisi.

I leader iraniani, scrive Lizza, sanno di avere di fronte un interlocutore facile da influenzare e sanno che, con i sondaggi in calo e le elezioni di metà mandato del Congresso in arrivo, Trump è ancora più desideroso del solito di qualcosa da presentare come una vittoria ai suoi sostenitori. Per questo Teheran si dice pronta a presentarsi venerdì in Svizzera per firmare quello che minimizza come un semplice "memorandum d'intesa". Lizza definisce l'intera operazione "catastroficamente stupida" e attribuisce parte della responsabilità al Congresso e ai media di destra che, secondo lui, hanno difeso ogni passaggio.

Venerdì l'amministrazione Trump ha ordinato ad Anthropic, una delle principali aziende americane di intelligenza artificiale valutata quasi mille miliardi di dollari, di negare ai cittadini stranieri l'accesso ai suoi nuovi e potenti modelli, Fable 5 e Mythos 5. In un'amministrazione normale, scrive Lizza, l'ordine potrebbe essere letto come un uso responsabile del potere statale di fronte a una tecnologia che gli stessi creatori paragonano all'avvento delle armi nucleari.

Lizza ricorda però che il Pentagono, il ministero della Difesa, aveva già inserito Anthropic in una lista nera per ragioni politiche, con le etichette di "minaccia alla sicurezza nazionale" e "rischio per la catena di approvvigionamento", riservate agli avversari stranieri. Trump aveva definito l'azienda "di sinistra radicale" e "woke". Il sospetto di una motivazione politica è stato rafforzato da un messaggio del segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha scritto: "Tre mesi fa abbiamo cacciato Anthropic dal nostro edificio, per sempre. Ogni giorno che passa dimostra che era la mossa giusta".

L'intelligenza artificiale è ormai integrata in gran parte delle attività online e un numero crescente di applicazioni permette di scegliere quale modello usare. Per Lizza l'ordine ha quindi limitato una delle scelte più importanti per chi usa internet, con poche spiegazioni e senza dibattito. Lo collega anche ai rapporti tra i consiglieri tecnologici di Trump e i vertici di OpenAI, l'azienda rivale: il suo amministratore delegato Sam Altman ha pessimi rapporti con Dario Amodei, a capo di Anthropic, e per Lizza la decisione somiglia a un tentativo di favorire Altman dopo i progressi dell'azienda con Mythos. Per rendere l'idea, paragona la mossa a uno scenario in cui Barack Obama avesse vietato Google per favorire gli amici del motore di ricerca rivale Bing.

Secondo quanto riportato da Politico, un funzionario dell'amministrazione si è lamentato perché Amodei non aveva richiamato subito la Casa Bianca, trovandosi in un centro benessere, una circostanza che Anthropic smentisce. Un funzionario dell'azienda ha detto a Politico che la Casa Bianca aveva concesso 90 minuti per rendere inaccessibili i modelli, senza fornire dettagli sulla minaccia reale.

Lizza riconosce che sospendere temporaneamente quei modelli, fino a quando un'eventuale minaccia non sia stata neutralizzata, potrebbe essere una scelta difendibile. Mythos 5 è descritto come il modello più potente mai rilasciato, con un uso riservato a poche aziende, mentre Fable 5 è la versione aperta a tutti ma con restrizioni di sicurezza che impediscono, per esempio, di violare i sistemi della NSA, l'agenzia per la sicurezza nazionale, o di costruire un'arma biologica.

L'amministrazione, con poche prove secondo Lizza, sostiene che Fable 5 possa essere "sbloccato" e liberato dalle sue restrizioni. Anthropic respinge l'accusa e si dice presa di mira ingiustamente. In un comunicato sulla sospensione dell'accesso ai due modelli, l'azienda ha scritto di aver "esaminato un rapporto che riteniamo sia alla base della direttiva del governo" e di aver verificato che lo stesso livello di capacità "è ampiamente disponibile in altri modelli", compreso GPT-5.5 di OpenAI. Qualunque sia il giudizio sulle proposte per regolare l'intelligenza artificiale, conclude Lizza, questo non è il modo di farlo.

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1/5 Today, the Court of Justice of the European Union ruled on France’s age-verification rules for pornographic websites under the EU #eCommerceDirective.

🏛️ The verdict is more complex than a simple “yes” or “no”.

Let’s dive into it 🧵

curia.europa.eu/site/upload/do…

in reply to EDRi

5/5 ✊ We will continue to champion safer online spaces that protect the privacy, participation and young people’s rights.

#AgeVerification is not a cure-all solution and it should never become a default answer to every digital challenge.

Read more from 31 youth organisations and youth activists have joined forces to speak up against their own exclusion ⤵️

edri.org/our-work/youth-organi…

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in reply to EDRi

Please also consider that "age verification" isn't only keeping out minors (which has issues itself, like taking social opportunities away from disabled or queer young people whose offline social circles are often hostile and more unsafe than online), but means forced id regardless of age.

a) privacy?

b) who has the "right" kind of id and who not (exclusion of vulnerable groups different from minors)?

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Authoritarian regimes are no longer stopping at their own borders. Today, they are actively tracking and silencing dissidents who have sought refuge right here in Europe. May you rest in peace Robert Kuzovkov. 🕊️ #StopTransnationalRepression

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Non sono parole nuove.

Qualche anno fa Giorgia Meloni definiva il Pride un privilegio e sosteneva che non andasse patrocinato dai Comuni.

Oggi quelle parole suonano simili, se non uguali, a quelle del generale Vannacci: la stessa idea che i diritti LGBTQIA+ siano una concessione, non diritti fondamentali ancora negati in Italia.

E tu, #teloricordi?

Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

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Trump avrebbe autorizzato in segreto i pagamenti del Qatar all’Iran per riaprire Hormuz


Tre funzionari rivelano l’intesa che avrebbe dato ossigeno economico a Teheran mentre Trump celebrava il ritorno delle navi nello Stretto. Intanto restano i dubbi sull’accordo raggiunto per il cessate il fuoco e sul futuro del programma nucleare iraniano.

Gli Stati Uniti avrebbero approvato in segreto un’intesa tra Qatar e Iran: miliardi di dollari versati a Teheran in cambio del libero passaggio delle navi qatariote nello Stretto di Hormuz. Lo rivela il quotidiano israeliano Israel Hayom, citando tre funzionari diplomatici. Secondo la ricostruzione, l’Amministrazione Trump avrebbe ordinato alla marina statunitense di chiudere un occhio sull’accordo, in apparente contraddizione con la linea ufficiale. L’obiettivo era alleggerire la crisi sui mercati energetici e frenare il rialzo del petrolio.

L’intesa segreta tra Doha e Teheran


Il via libera di Trump risalirebbe a circa un mese fa e avrebbe incrociato l’interesse del Qatar ad aprire un canale negoziale diretto con Teheran. Doha temeva un nuovo attacco iraniano dopo l’attacco subito da un suo importante impianto di produzione del gas durante la guerra e cercava di ottenere una garanzia di sicurezza. Mentre Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita continuavano a essere colpiti da missili e droni anche dopo il cessate il fuoco, il Qatar aiutava così l’Iran sul piano finanziario e restava al riparo dagli attacchi.

Teheran ha così potuto accedere a parte dei propri depositi custoditi in Qatar. Alcuni pagamenti sarebbero stati mascherati da tasse per il transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre Doha avrebbe addirittura aperto una linea di credito per l’Iran di importo fino a un miliardo di dollari per l’acquisto di beni attraverso il Qatar.

Il doppio binario di Washington


Pubblicamente, la Marina statunitense ha continuato a esibire una linea dura, sostenendo di aver completamente bloccato esportazioni e importazioni iraniane. Nei fatti, però, avrebbe seguito una doppia politica: da un lato il blocco navale, dall’altro il mantenimento di un canale di navigazione occulto lungo la rotta del Golfo. Nelle ultime settimane lo stesso Trump si era vantato di aver fatto passare le navi attraverso lo Stretto nonostante il blocco iraniano. In realtà, secondo la ricostruzione israeliana, molte di quelle imbarcazioni avrebbero transitato proprio grazie all’intesa segreta.

Durante la visita a Doha del Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e del governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati, si sarebbero tenute anche telefonate dirette con Washington. Dall’altro capo della linea c’erano gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. Proprio quello intese avrebbero gettato le basi del Memorandum firmato in questi giorni.

Guerra Usa-Iran · Retroscena

Il doppio binario di Washington sullo Stretto di Hormuz


Mentre la Marina americana era pubblicamente impegnata in un blocco navale durissimo, gli Stati Uniti avrebbero approvato in segreto i pagamenti del Qatar all'Iran in cambio del libero transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Le stesse petroliere che poi Trump si è vantato di aver fatto passare.

Fonte originaria: Israel Hayom · tre funzionari diplomatici Focus America

La contraddizione

In pubblico
Blocco totale all'Iran
La Marina dichiara di aver fermato ogni esportazione e importazione iraniana lungo lo Stretto.

Nei fatti
Miliardi a Teheran
Via libera ai versamenti segreti del Qatar in cambio del transito sicuro delle sue navi.

Trump si è vantato di aver fatto passare le navi nonostante il blocco. Molte di quelle imbarcazioni in realtà sarebbero transitate proprio grazie all'intesa segreta.

Esplora il retroscena
iIl canale iiI miliardi iiiI tre nodi ivCronologia

Come funzionava l'intesa

L'intesa segreta tra Doha e Teheran


Un mese fa il via libera di Washington. Il Qatar cercava una garanzia di sicurezza dopo l'attacco iranianona un suo impianto di profuzione del gas; l'Iran invece cercava ossigeno per la sua economia. Ecco come si è raggiunto l'accordo.

i

Stati Uniti
Il via libera segreto
L'Amministrazione Trump ordina alla Marina di chiudere un occhio sull'accordo, per frenare il rialzo del petrolio e alleggerire la crisi sui mercati energetici.

ii

Qatar
Transito sicuro in cambio di denaro
Doha ottiene il passaggio garantito delle sue petroliere mentre Emirati e Arabia Saudita continuavano a essere colpiti da missili e droni iraniani anche dopo il cessate il fuoco.

iii

Iran
Accesso ai propri depositi
Teheran ha ottenuro l'accesso a parte dei propri fondi congelati custoditi in Qatar. Alcuni pagamenti sarebbero stati mascherati da tasse di transito per le petroliere a Hormuz.

iv

Doha · Telefonate dirette con Washington
Le basi del Memorandum
Durante la visita del Ministro degli Esteri iraniano Araghchi e del governatore della banca centrale Hemmati, in linea c'erano gli inviati Usa Witkoff e Kushner. Proprio contatti hanno gettato le basi dell'accordo oggi raggiunto.

Le cifre sul tavolo

Quanto denaro ha mosso l'intesa segreta, in miliardi di dollari


Dalla linea di credito aperta da Doha fino all'ipotesi più contestata: un futuro fondo per la ricostruzione che un editorialista del Washington Post ha paragonato a un Piano Marshall offerto alla Germania con i nazisti ancora al potere.

Linea di credito aperta dal QatarPer l'acquisto di beni instradati attraverso Doha

1
miliardo

Fondi congelati richiesti dall'IranSblocco immediato preteso da Teheran alla firma dell'accordo

12
miliardi

Fondo per la ricostruzione dell'IranIpotesi di fondo finanziato dai Paesi del Golfo — definita «un disastro»

300
miliardi

Cifre già sul tavolo del negoziato
Ipotesi contestata, non confermata

Il nodo politico

Per il vicepresidente Vance il fondo finanziato dai Paesi del Golfo è ammissibile solo se Teheran chiuderà il suo programma nucleare e accetterà le ispezioni internazionali. Una condizione che l'accordo raggiunto, per ora, non garantisce.

I nodi ancora da sciogliere

Le tre questioni che continuano a separare Washington da Teheran


Tocca ogni nodo per vedere la posizione delle due parti. La firma è attesa per venerdì, ma i punti più delicati restano aperti.

1

I fondi congelati
12 miliardi di dollari custoditi in Qatar

Iran chiede
Lo sblocco immediato dei 12 miliardi al momento della firma.

Usa rifiutano
Nessuno sblocco prima della piena riapertura di Hormuz e di un impegno sul programma nucleare.

2

L'uranio arricchito
Le scorte accumulate dal 2018

Iran rifiuta
Non vuole impegni scritti né discutere la prosecuzione dell'arricchimento.

Usa chiedono
Una moratoria sull'arricchimento e chiarezza sulla sorte delle scorte.

3

L'uso dei fondi sbloccati
Chi controlla la destinazione del denaro

Usa chiedevano
Soldi destinati solo a scopi civili e sotto stretta vigilanza.

La bozza attuale
La formula sarebbe annacquata: il controllo spetterebbe al solo Qatar.

Dalla guerra all'accordo

Una guerra senza cambio di regime


Cominciata con la promessa di sostenere i manifestanti, finita con il regime ancora al potere e il petrolio che torna a scorrere.

28 febbraio
Inizia la guerra
Stati Uniti e Israele attaccano l'Iran. Dopo l'uccisione della guida suprema Khamenei, Trump invita gli iraniani a riprendersi il proprio Paese. La rivolta non arriverà mai.

Durante il conflitto
Teheran chiude lo Stretto di Hormuz
In quasi quattro mesi i leader iraniani resistono agli attacchi, chiudono lo Stretto di Hormuz e paralizzano i mercati energetici globali.

Circa un mese fa
Il via libera segreto al canale Doha-Teheran
Washington autorizza l'intesa segreta tra Qatar e Iran. Le telefonate con Witkoff e Kushner gettano le basi del Memorandum con l'Iran.

Domenica
Trump dichiara chiusa la campagna
Il presidente invita le navi del mondo a attraversare lo Stretto e far scorrere di nuovo il petrolio. «Per quanto riguarda il cambio di regime, non me ne è mai importato», dice poi al Wall Street Journal.

Venerdì · attesa
La firma del memorandum
I termini saranno resi pubblici solo dopo la firma: una scelta che protegge l'intesa dalle pressioni esterne, ma ne aumenta il rischio di fallimento.

Lo scetticismo

Per Brian Katulis del Middle East Institute, l'accordo lascia al potere un regime brutale, ancora dotato di missili balistici, droni e una rete di proxy indebolita ma ancora molto pericolosa in Libano, Iraq e Yemen.

Fonti Israel Hayom (rivelazione originaria, tre funzionari diplomatici), Wall Street Journal, Axios, CBS, Washington Post. Dati e dichiarazioni riferiti al 15 giugno 2026. I termini definitivi dell'accordo saranno noti solo dopo la firma.

Una guerra senza cambio di regime


Annunciando l’accordo, Trump ha dichiarato chiusa la campagna militare contro l’Iran e ha invitato le navi di tutto il mondo ad accendere i motori e far scorrere di nuovo il petrolio. Ma con il regime iraniano ancora al potere, il presidente ha celebrato di fatto il ritorno a una situazione simile a quella precedente al 28 febbraio, il giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno dato inizio alla guerra contro l’Iran con ben altre ambizioni.

La guerra era infatti cominciata con la promessa di sostenere i manifestanti scesi in piazza contro il regime. Dopo l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, nelle prime ore del conflitto, Trump aveva detto agli iraniani che era arrivato il momento di riprendersi il proprio Paese. Ma la rivolta non c’è mai stata. Anzi nei quasi quattro mesi successivi, i leader iraniani hanno resistito ad attacchi durissimi, chiuso lo Stretto di Hormuz e paralizzato i mercati energetici globali.

Trump e i suoi sostenitori ora difendono la guerra come un grande successo: avrebbe permesso di eliminare diversi livelli della leadership iraniana, distrutto parte del programma nucleare e annientato la Marina iraniana. “Per quanto riguarda il cambio di regime, non me ne è mai importato”, ha dichiarato Trump al Wall Street Journal.

Diversi esperti restano però scettici. Brian Katulis, senior fellow del Middle East Institute, ha osservato che l’accordo raggiunto lascia al potere un regime brutale, ancora dotato di missili balistici, droni e una rete di proxy indebolita ma ancora molto pericolosa in Libano, Iraq e Yemen.

Intanto, i leader iraniani hanno fatto sapere che i termini dell’accordo saranno resi pubblici solo dopo la firma ufficiale, prevista per venerdì. È una scelta pensata per proteggere l’intesa dalle pressioni esterne, ma che ne aumenta anche il rischio di fallimento.

I dubbi attraversano la stessa coalizione di Trump. Il vicepresidente JD Vance ha confermato alla CBS l’ipotesi di creazione di un fondo per la ricostruzione dell’Iran finanziato dai Paesi del Golfo, ma solo se Teheran chiuderà il programma nucleare e accetterà le ispezioni internazionali ai suoi impianti.

Marc Thiessen, editorialista del Washington Post, ha però stroncato l’idea di un fondo da 300 miliardi di dollari definendola su X come un “disastro” e paragonandola a un Piano Marshall offerto alla Germania con i nazisti ancora al potere.

Restano inoltre ancora da definire i due punti più delicati, che sono stati lasciati ad una seconda fase di negoziati: una moratoria sull’arricchimento dell’uranio e la sorte delle scorte di uranio altamente arricchito che erano state accumulate da Teheran dopo il ritiro degli Stati Uniti dal precedente accordo sul nucleare del 2015, avvenuto nel 2018 proprio per decisione dell’allora (e attuale) presidente Trump.

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