PRIVACY DAILY 110/2023


Meta Platforms Inc. ha dichiarato di opporsi al un piano della Federal Trade Commission che gli vieta di trarre profitto dai dati dei bambini, mettendo alla prova i limiti della capacità dell’Agenzia di definire le politiche sulla privacy attraverso l’applicazione delle norme. Il 3 maggio l’agenzia ha accusato Meta di aver violato un precedente ordine... Continue reading →

Non tutto ciò che è online è per tutte le età. Anche sui social


Nuovo appuntamento con la rubrica Privacy weekly, tutti i venerdì su StartupItalia. Uno spazio dove potrete trovare tutte le principali notizie della settimana su privacy e dintorni. E se volete saperne di più potete leggere qui le news quotidiane di Privacy Daily o iscrivervi alla newsletter di #cosedagarante. Grazie a StartupItalia per l’ospitalità!


guidoscorza.it/non-tutto-cio-c…

Etiopia, la catastrofica crisi umanitaria del Tigray normalizzata dall’occidente


Sono passati ormai 6 mesi dall’accordo di Pretoria che ha visto la cessazione ostilità per il Tigray, stato regionale settentrionale dell’ Etiopia. Accordo di tregua dopo la guerra scoppiata il 4 novembre 2020 e durata 2 anni, definita la guerra più atroc
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Sono passati ormai 6 mesi dall’accordo di Pretoria che ha visto la cessazione ostilità per il Tigray, stato regionale settentrionale dell’ Etiopia.

Accordo di tregua dopo la guerra scoppiata il 4 novembre 2020 e durata 2 anni, definita la guerra più atroce degli ultimi anni a livello globale: le stime indicano più di 600.000 vittime.

Dall’ accordo di cessazione ostilità firmato il 2 novembre 2022 in Sud Africa tra le parti, il governo centrale e i rappresentanti del partito del TPLF – Tigray People’s Liberation Front, per USA ed Europa la situazione si è normalizzata, o meglio stanno cercando di normalizzarla principalmente a livello economico ristabilendo vecchi accordi con l’Etiopia e riattivando finanziamenti.

Anche dal punto di vista mediatico la normalizzazione è in divenire, soprattutto in Italia che durante il conflitto genocida non se ne è data la giusta inormazione e spazio come per tante altre guerre dimenticate rispetto all’invasione dell’ Ucraina da parte della Russia.

Oggi che i politicanti USA e Europa stanno lavorando per normalizzare la situazione a livello economico per riportare “stabilità” al Paese Etiopia, i media anche di nicchia Africa in Italia sembrano aver dimenticato il capitalo genocidio in Tigray.

Sarebbe speculazione denunciare un allineamento o meglio subordinazione dei media a una certa propaganda politica, ma i dati di fatto parlano chiaro: l’argomento Tigray con tutte le sue difficoltà estreme per i più 6 milioni di persone che vivono una catastrofe umanitaria, non sembrano essere degni di considerazione perché la firma di accordo di cessazione ostilità sembra aver imbiancato le responsabilità di crimini e criminali.

Politici, ambasciatori e diplomatici americani ed europei portano sul palmo della mano l’accordo di cessazione ostilità. Quel accordo che avrebbe dovuto cancellare il problema di blocco ed accesso delle agenzie umanitarie per il Tigray. Agenzie e missioni bloccate per volontà politica governativa etiope, lo stesso governo denunciato di crimine di guerra da report di esperti di diritto umanitario dell’ ONU proprio per questo atto. Tigray che è stato teatro di guerra genocida (non ci sono altri termini con cui definire le atrocità perpetrate sul popolo tigrino) e combattuta mantenendo la regione e i suoi quasi 7 milioni di abitanti isolati dal resto del mondo in blackout elettrico e comunicativo: è stato denunciato da diversi collettivi e associazioni sui diritti umani, internet e nuovi comunicazioni come il più lungo blackout della storia.

La stessa Italia muta ieri come oggi sulla crisi umanitaria in atto e una posizione traballante, o meglio mai ben esplicita come richiesta netta sulla giustizia per le centinaia di migliaia di vittime massacrate, abusate, uccise… con l’attuale governo Meloni che ha già stanziato 182 milioni di euro per progetti di cooperazione internazionale di crescita e sviluppo in Etiopia finanziando la filiera agro alimentare e le sue industrie.

Fermati gli aiuti alimentari in Tigray


Mercoledì 3 maggio 2023 Samantha Power, direttrice dell’USAID ha annunciato che è stata fermata la fornitura alimentare per il supporto delle persone in Tigray fino a prossimo avviso. La cuasa è il saccheggio di materiale salvavita. Dal cuminicato si può leggere:

“l’USAID ha scoperto che gli aiuti alimentari, destinati alla popolazione del Tigray che soffriva di condizioni simili alla carestia, venivano deviati e venduti sul mercato locale. Immediatamente dopo questa scoperta, USAID ha deferito la questione all’Ufficio dell’Ispettore Generale di USAID, che ha avviato un’indagine.”


Il report dell’ UNOCHA di aprile 2023 riporta che ci sono ancora aree della regione del Tigray inacessibili agli operatori umanitari per cui le persone non possono essere raggiunte.

Sabato 29 aprile Tigrai TV ha riportato la testimonianza video di una donna allettata che aspetta solo di morire di stenti: le morti silenziose, le morti per fame stanno continuando nonostante l’accordo di cessazione ostilità.

youtube.com/embed/UH6XYV-e7jM?…

Accordo che vincola e obbliga tutte le parti a dare accesso totale in tutta la regione del Tigray per poter fornire aiuti alimentari, medicine e materiale igienico sanitario a tutte le persone bisognose: tra Tigray e le regioni vicine Amhara e Afar ci sono ancora milioni di sfollati interni, IDP.

Molti di loro vivono negli edifici scolastici, distrutti e saccheggiati, ma unici luoghi in cui poter vivere.

Mercoledì 3 maggio 2023 Gebregzabiher Aregawi, direttore del Tigrai Earl Warning Response and Food Security ha dichiarato che il cibo era stato saccheggiato nelle zone meridionali e nordoccidentali della regione, denunciando le forze eritree e amhara. Gebregzabher ha anche affermato che il Tigray era/è sotto il controllo di quattro diverse forze [come riportato da Tigrai TV], il che rende più difficile capire chi fa cosa.

Le parole del direttore sono la replica ad AP – Associated Press che lo stesso giorno ha pubblicato l’articolo per segnalare che l’agenzia di soccorso alimentare delle Nazioni Unite aveva sospeso le consegne di aiuti alla regione settentrionale del Tigray in Etiopia a causa di un’indagine interna sul furto di cibo destinato alle persone affamate, secondo quattro operatori umanitari.

Più di 5 milioni dei 6 milioni di abitanti della regione dipendono dagli aiuti.


Martedì 11 aprile AP aveva già messo in luce la denuncia del WFP – World Food Programme indicndo il partners delle Nazioni Unite stava indagando sul furto di aiuti alimentari da operazioni umanitarie salvavita in Etiopia, secondo una lettera ottenuta dal media.

Mercoledì 5 aprile Claude Jibidar, il direttore del WFP Etiopia ha pubblicato tale lettera visionata da AP in cui affermava che è molto preoccupato per la vendita su larga scala di cibo in alcuni mercati” che “rappresenta non solo un rischio reputazionale ma minaccia anche la nostra capacità di mobilitare più risorse per le persone bisognose” aggiungendo che “è quindi imperativo che vengano intraprese azioni immediate per frenare … l’appropriazione indebita e la diversione di cibo umanitario” nel Paese.

AP ha sottolineato infatti che già giovedì 20 aprile 2023 il WFP aveva informato i suoi partner umanitari che stava temporaneamente sospendendo le consegne di cibo al Tigray a causa di saccheggio di cibo.

Mercoledì 3 maggio è arrivata la presa di posizione di Getachew Reda, nominato ed eletto capo del governo ad interim del Tigray [governo costituito come da specifiche dall’accordo di Pretoria].

“Nelle ultime settimane sono stato coinvolto da diplomatici, rappresentanti di organizzazioni umanitarie internazionali e, cosa più importante, dai leader e opinion maker della più ampia comunità del Tigray sulla questione della diversione degli aiuti. Alla luce della gravità del problema e delle prove crescenti sul campo, abbiamo avviato un’indagine di alto livello per garantire che tutti i colpevoli siano tenuti a rendere conto, indipendentemente dal loro background o status. Vorrei invitare le agenzie umanitarie a continuare i loro aiuti umanitari multisettoriali per salvare le vite dei più vulnerabili nel Tigray.”

Mentre la fornitura di cibo viene bloccata in Tigray per milioni di persone, nel vicino Sudan le decine di migliaia di rifugiati tigrini scappati dalla guerra genocida 2 anni prima cercano di sopravvivere nei campi per sfollati tra carenze, mancanze di supporto e servizi.

I rifugiati devono tentare di rimanere in vita anche in mezzo all’instabilità del Paese dettata dal tentativo di golpe partito dal RSF – Rapid Support Forces, i “diavoli a cavallo”, i tagliagole janjaweed. Milizie istituzionalizzate nell’organico dell’ esercito regolare e che “con disprezzo dei diritti umani l’Italia in segreto arma e addestra” come ha segnalato Africa Express: unico media in Italia a sottolineare gli scheletri nell’armadio del tricolore col gruppo sanguinario.

Il giornalista Fred Harter riporta che:

“A Khartoum: un rifugiato del Tigray ha detto che le truppe delle RSF sparano nel suo nascondiglio ogni volta che sentono rumori dall’edificio, finestre in frantumi. Hanno anche messo un anti-airgun sul tetto. Due uomini sono stati uccisi e una donna incinta ha abortito il suo bambino per lo stress.

Nel campo di Um Rakuba i rifugiati sono molto preoccupati per la situazione. Abbiamo sentito che la maggior parte dei cittadini del Sudan se ne va, quindi cosa ci succederà? I servizi per ora sono limitati, ma forse nei prossimi giorni si interromperanno del tutto”

Asmlash-Grant Foundation il 3 maggio segnala che:

“Siamo rattristati nel segnalare l’ennesimo incendio verificatosi nel vecchio campo profughi di Um Rakuba, in Sudan.

L’incendio è scoppiato nelle prime ore del 3 maggio e ha devastato 267 bancarelle del mercato e 30 rifugi residenziali. Anche due bambini di 4 e 7 anni hanno subito gravi ustioni. Entrambi sono in condizioni critiche.”

Il 4 maggio è arrivata la notizia che i 2 bambini per le gravi condizioni riportate non ce l’hanno fatta a sopravvivere.

Il 23 aprile Africa Express riporta che:

“Di fatto, secondo quanto ANSA ha scritto nel pomeriggio, l’evacuazione dei nostri connazionali è stata avviata e coordinata dal comando operativo di vertice interforze. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato nel pomeriggio:”

“Lavoriamo per garantire entro la nottata di poter far sì che tutti gli italiani che vogliono partire siano messi in sicurezza”

Gioia per governanti, ambasciatori e italiani, mentre decine di migliaia di etiopi languno intrappolati in Sudan in pericolo di vita, scappati precedentemente dall’ennesimo conflitto mortale e di sterminio etnico in Tigray.

L’evaquazione del personale umanitario in Sudan ha fatto in maniera di lasciare in balia degli eventi i rifugiati.

Ahmed Omer, operatore del Consiglio norvegese per i rifugiati ha segnalato che:

“La nostra opera di aiuto è stata sospesa e qui a Gedaref non raggiungiamo più i 41.500 profughi etiopi che aiutavamo”

Anche se la normalizzazione economica in Etiopia, per USA ed Europa è strumentale per la ricostruzione della stabilità del Paese, bisogna rendersi conto che i milioni di sfollati interni in Tigray e nelle altre regioni del nord Etiopia, Ahmara e Afar, ed i rifugiati in Sudan, non mangiano soldi.

Milioni di adulti e bambini stanno vivendo in costante crisi umanitaria, in mancanza di cibo, acqua, medicinali, cure sanitarie ed a volte in mancanza pure di un rifugio.

La dipolomazia occidentale, quella dei ferenji bianchi, si gloria dei processi portati dall’accordo di cessazione ostilità (sicuramente doveroso per costituire un periodo di cessate il fuoco per aiutare le persone) ma che continua a propinare soluzioni tappabuchi ed a governare in costante stato di emergenza, strumentale per le risorse da tutelare e nuovi interessi da coltivare perseguendo il divide et impera.

Il colonialismo non è mai morto ed oggi è spudoratamente economico, ma sempre come spada di Damocle sulla pelle e sulla vita di milioni di persone che non possono scegliere nemmeno come morire e nel silenzio del resto del mondo.


tommasin.org/blog/2023-05-05/e…

PRIVACY DAILY 108/2023


Le autorità di regolamentazione statunitensi affermano che Facebook ha ingannato i genitori e non ha protetto la privacy dei bambini che utilizzano la sua applicazione Messenger Kids, tra l’altro dichiarando erroneamente l’accesso ai dati privati degli utenti fornito agli sviluppatori di app. Di conseguenza, mercoledì la Federal Trade Commision ha proposto modifiche radicali a un... Continue reading →
Informa Pirata ha ricondiviso questo.

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La nostra disobbedienza civile è nuda ma naturale. Al contrario la nudità dell'incompetenza, dell'arroganza, dell'inazione del Governo è oscena. Ancor di più di fronte al dramma che in queste ore stanno vivendo le famiglie e le imprese dell'Emilia Romagna.

#Siccità #maltempo #clima #ClimateEmergency
#EmiliaRomagna
#UltimaGenerazione
#NonPaghiamoIlFossile

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Unauthorised livestreams: Access blocking harms fans and users


Today, the European Commission recommended measures to fight “livestream piracy”. The text also advocates “blocking injunctions” targeted at Internet Service Providers (ISPs), including “dynamic” blocking injunctions that would allow industry … https://e

Today, the European Commission recommended measures to fight “livestream piracy”. The text also advocates “blocking injunctions” targeted at Internet Service Providers (ISPs), including “dynamic” blocking injunctions that would allow industry to add new blocking targets without judicial review. The recommendation follows up on the European Parliaments draft resolution in 2021, which called for stricter measures against unauthorised livestreams of sports events. However, such radical measures would result in over-blocking and fails to address the real cause of using unauthorised live streams, argues MEP Patrick Breyer, who was a shadow rapporteur for the 2021 JURI report and voted against the text.

Patrick Breyer, Member of the European Parliament for the German Pirate Party, comments:

“The commercialised sports lobby’s influence on this topic is omnipresent and results in the Commission recommending radical measures that would not only be ineffective, but also harmful to fans and users in general. Requiring ISPs to block access is too easy to circumvent for users by simply changing DNS servers. Blocking access to an entire IP address however results in massive collateral damage to freedom of information by overblocking also access to countless legal content. All in all, the profit-driven quest for ever more draconian measures ignores the obvious: the best way of reducing illegal streaming is to ensure that there is universal and affordable legal access to sport event broadcasts, both subscription-based and pay-per-view.”

Marcel Kolaja, Quaestor and Member of the European Parliament for the Czech Pirate Party:

“Livestreams of sport events are still often impacted by geo-blocking. That means that even some of those sport fans who would like to watch the event legally can’t do so because of their location. Therefore, I believe that when trying to fight illegal streaming, it’s first important to make sure there’s sufficient legal offer. We also have to make sure there is not a set general monitoring principal which could impact legal content as well.”


patrick-breyer.de/en/unauthori…

in reply to Informa Pirata

Ma poi tutta sta manfrina non è contro i flussi illegali o la visione pirata dei contenuti...

Da utente BSD ti rendi perfettamente che quello a cui realmente puntano è il controllo del dispositivo che usi per accedere ai servizi.

Su BSD a patto di installare mezzo linux dentro il sistema non c'è supporto per nessun EME/DRM.

Avevo un FireTV "hackato" per usare un launcher semplice, è stato tollerato per un periodo poi Amazon ha definitivamente nullificato ogni ulteriore tentativo di simili iniziative.

TV Box e Smart TV, smettono di funzionare con certi servizi intenzionalmente obbligandoti a comprare nuovo hardware.

Ovviamente se l'hardware fosse accessibile, facilmente modificabile, e tutti i sistemi operativi avessero accesso allo streaming proprietario tutto questo non accadrebbe.

Certo ci sono problemi legati ai diritti di visione e incassi persi, ma questo dimostra soltanto che hanno già ottenuto controllo su come accedi a questi contenuti per cui possono iniziare a concentrarsi sui problemi minori...

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Digital Bridge: Microsoft’s lobbying — Kids’ privacy codes — Brazilian social media


POLITICO’s weekly transatlantic tech newsletter for global technology elites and political influencers. By MARK SCOTT Send tips here | Subscribe for free | View in your browser HELLO, AND WELCOME BACK TO DIGITAL BRIDGE. I’m Mark Scott, POLITICO’s chief te
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POLITICO’s weekly transatlantic tech newsletter for global technology elites and political influencers.

POLITICO Digital Bridge

By MARK SCOTT

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HELLO, AND WELCOME BACK TO DIGITAL BRIDGE. I’m Mark Scott, POLITICO’s chief technology correspondent, and on the official Stars Wars Day — May 4, to be exact — I’m going to annoy almost everyone who reads this by saying that, for me, the prequels were not as bad as everyone thinks they are. There, I’ve said it. Cue hate mail.

This one goes out to the antitrust nuts among us:

— Microsoft is returning to its old strong-arm lobbying tactics after years of portraying itself as Big Tech’s Mr. Nice Guy.

— The United States is still pursuing protections for children online. But not all of the legislation should be lumped into the same bucket.

— A fight is brewing in Brazil between social media platforms and local politicians over efforts to regulate the biggest platforms.

HOW MICROSOFT JUST CAN’T SHAKE ITS OLD WAYS


FOR THOSE OF US WHO’VE BEEN AROUND THE BLOCK A FEW TIMES, Microsoft is definitely not the staid grandfather of Big Tech — the Mr. Responsible to Meta’s Mr. Reckless, if you will — that many now view the maker of Office, owner of Skype (yes, that still exists) and hopeful acquirer of Activision, the video game giant whose titles include “Call of Duty” and “World of Warcraft,” to be. Over the last decade, Microsoft has tried extremely hard to reposition itself from Public Enemy No. 1 in the eyes of predominantly global antitrust regulators to the tech giant that was urging for greater regulation.

Yet that image of Microsoft — the bland Big Tech giant often outpaced by its younger rivals — is coming to an end. Not only is the company now the world’s second most valuable firm behind Apple with a valuation of more than $2.2 trillion. But it is also increasingly re-entering the lobbying game amid renewed scrutiny from global regulators over its ever-expanding business empire and, as of November, its close ties to OpenAI, the company behind ChatGPT, that it first invested in back in 2019.

The most obvious example of this aggressive stance is how Brad Smith, Microsoft’s president and go-to regulatory whisperer for years, came out swinging after the United Kingdom’s Competition and Markets Authority, the country’s antitrust regulator, blocked the company’s $68 billion takeover of Activision. Smith, well known within the Davos policymaking set, went directly after London’s ability to attract future foreign investment, claiming it was a dark day for Britain, while insinuating the European Union was now a better place to do business.

“This decision, I have to say, is probably the darkest day in our four decades in Britain,” the Microsoft president said a day after the decision was announced. “There’s a clear message here: The European Union is a more attractive place to start a business if you want someday to sell it. The English Channel has never seemed wider.” His angry words weren’t said without thought. The European Commission has until May 22 to make its own ruling on that blockbuster merger, and Smith was making a not-so-subtle reference to Brussels by name-checking those officials in his rebuke to London.

A Microsoft spokesman declined to comment about Smith’s reaction. But, internally, executives were surprised by how the U.K.’s competition authority ruled — and it followed from a similar decision by the U.S. Federal Trade Commission in December that filed a lawsuit to similarly block the multibillion-dollar deal on antitrust grounds. With London and Washington saying no (pending appeals), Microsoft needs Brussels to fall in line if it wants any chance of securing Activision as part of its ongoing expansion into the online gaming world.

Expect more of this hard-nosed talk from Microsoft in the months and years to come. As I outlined back in late 2021, the tech giant has shifted gears from acting as an intermediary between industry and regulators/policymakers on tech issues to one that is willing to fight its corner. Insiders would say that has always been the case, it’s just a question of how that message is communicated externally. But Microsoft has expanded its in-house lobbying muscle, including the appointment of Kate O’Sullivan, a veteran of Microsoft’s previous policy problems more than a decade ago, to help shepherd that strategy.

Antitrust may be the immediate concern. But it’s hard not to look past the ongoing regulatory quagmire that artificial intelligence represents as the next battleground, both for Microsoft and other Big Tech players that, arguably, are the only ones with the big enough data sets to make the technology work at scale. Ever since the company announced its inclusion of ChatGPT into its stable of digital services, experts have questioned whether that expansion — particularly given people’s legitimate concerns about how generative AI works — is wise.

Microsoft says that it has sufficient checks in place to ensure its users are protected from any harmful downside. But it’s also true the tech giant was one of the first companies to call for so-called responsible AI, aligned with the Organization for Economic Cooperation and Development’s landmark AI Principles. So it’s an open question whether the embracing of OpenAI is fully in line with those pledges. “Now, they have a huge stake in OpenAI, so the tune has changed dramatically,” Karine Perset, head of the OECD’s AI unit, told me.

UPDATE ON KIDS’ PRIVACY CODES


OK, I HAVE NEWS. WE ACTUALLY HAVE PRIVACY LEGISLATION in the U.S. to take a look at. But before you break out the champagne, a warning: It’s not going to be pretty. Lawmakers in Washington and several U.S. states are plowing ahead with proposals aimed at protecting kids online — akin to what is already available in the U.K. and California. But as with all new laws, the devil is in the details, and many of these rules leave a lot to be desired. But let’s leave aside the cynicism, at least for a second. Legislation is legislation, so let’s dig in.

First, the Beltway. U.S. Senators Marsha Blackburn and Richard Blumenthal reintroduced their Kids Online Safety Act this week in what is likely to be the closest we may get to new nationwide data protection rules between now and the 2024 election cycle. It has bipartisan support, focuses on reducing the ways that online platforms can target children online, and includes a prescriptive list of harms — everything from the spread of social media posts showing self-harm to those championing suicide — that firms are legally required to stop.

“Our bill provides specific tools to stop Big Tech companies from driving toxic content at kids and to hold them accountable for putting profits over safety,” said Blumenthal. “Kids and parents want to take back control over their online lives. They are demanding safeguards, means to disconnect, and a duty of care for social media.” That’s great. But digital rights groups warn that such prescriptive diktats give parents a lot of control over what their children can see online (not always the best thing) and that it would lead to Big Tech firms self-censoring to avoid falling afoul of the rules.

To be honest, I’m not the biggest fan of those arguments. It’s easy to band about “self-censorship” claims, all while minors are getting recommended harmful content via algorithms designed to keep them on these platforms for commercial gain. But it is true these so-called Age Appropriate Design Codes — first rolled out in the U.K. — have become a catch-all for politicians eager to use any means necessary to gain greater control over what is said, and seen, online.

And that takes us to Utah (please, bear with me). The Beehive State recently passed its own kid-centric privacy rules that name-checked the global push for such design codes via its Social Media Regulation Act. That law came into force this week and gives parents significant rights over what their children can view online. It also includes provisions that require digital platforms to verify the age of any Utah resident’s accounts and obtain the permission of parents or guardians before minors can open an online account. The goal, according to lawmakers, is to put power in the hands of parents over what their kids see online.

What’s not to like, amirite? Well, after the rules came into force, there was a massive increase (based on Google searches) within Utah in the use of so-called virtual private networks, or technology that allows people to mask their locations online. That’s most likely associated with locals — both children and adults, alike — seeking ways to circumvent the new age-verification rules, often to access porn sites that would be off-limits to many under Utah’s new legislation. Other states from Texas to Florida are mulling similar proposals.

I get this is complicated. And I get everyone wants to protect kids. But as U.S. lawmakers follow their international counterparts (“design codes” have also sprouted up in Ireland and Turkey, respectively), they should think through the unintended consequences of seeking over-simplified solutions for complex digital problems. Giving parents complete control of their kids’ online activities may sound like a good idea. But it’s a heavy hammer to bash a delicate nail, and will often lead to tech-savvy children outsmarting adults in ways that policymakers should have thought about before they vote for knee-jerk legislation.

BY THE NUMBERS

infographic

SOCIAL MEDIA TUSSLE IN BRAZIL


IT ALL KICKED OFF IN THE SOUTH AMERICAN COUNTRY THIS WEEK. In the build-up to a vote in the country’s parliament on May 2 over a controversial social media law, the likes of Google and Meta pulled out the heavy lobbying tactics — including the search giant promoting an article to its millions of users that claimed the legislation would “make your internet worse” — that drew ire from leading politicians. The proposals would require social media giants to have a legal obligation to find and remove so-called criminal content, and those spreading misinformation could be held criminally liable.

Such rules are deeply divisive in a country that faced a social media-induced (failed) coup earlier this year after Luiz Inácio Lula da Silva beat Jair Bolsonaro to become Brazil’s current president. Much of the offline protests that followed the election were fueled by digital services like WhatsApp, Facebook and Telegram. There’s still a sizeable percentage of the country’s population who believe the vote was rigged. In the end, Brazilian politicians postponed the vote on the social media legislation this week. But tech giants are likely to continue bombarding the country with lobbying efforts — some of which have merit around potential censorship, while others can be seen as strong-arm tactics to convince Brazilians to side with them over local politicians.

WONK OF THE WEEK


BREAK OUT THE BALLOONS. The EU’s new antitrust playbook, known as the Digital Markets Act, officially got underway this week. To mark the occasion, we’re going for not one, but four Brussels-based officials who will be overseeing the legislation that imposes onerous new checks on so-called gatekeepers — digital firms that are seen as so large that their every movement will be scrutinized to the nth degree.

At the top of the pile is [b]Alberto Bacchiega, [/b]who has spent more than 20 years at the Commission in a variety of competition enforcement roles. As the newly appointed director of digital platforms within Brussels’ antitrust unit, he’ll be the one marshaling resources to apply the 27-country bloc’s new rulebook.

Below him are three long-standing officials, who will run the day-to-day investigations and oversight. Lucia Bonova was most recently a member of European Commission Executive Vice President Margrethe Vestager’s cabinet; Michael Koenigwas a senior Commission adviser on digital regulation; and Thomas Kramlerspent just under 20 years working within the bloc’s antitrust enforcement division.

THEY SAID WHAT, NOW?


“From a threat actor’s perspective, ChatGPT is the new crypto,” Meta’s chief information security officer Guy Rosen told reporters this week. “The generative AI space is rapidly evolving. It obviously holds great promise, and bad actors know it, so we should all be very vigilant to stay safe.”

WHAT I’M READING


— The U.S. Federal Trade Commission proposed new limitations on how Meta uses children’s data for profit and how it applies facial recognition technology across its digital services. Read more here.

— Greater international cooperation between governments on how outsiders can access social media data will help to foster world-class research across multiple social media networks, argues Anna Lenhart for Lawfare.

— “Time to freak out” alert: Academics have proposed a method of using machine-learning tools to detect what people are actually thinking. Read more, if you dare.

— OpenAI will carry out a world tour later this month. Cities include Tokyo, Brussels and Jakarta. If you want to meet them, submit your request here.

— Regulators should not seek to ban the use of generative AI, but instead harness the technology via “safety-by-design” principles that can mitigate harms while fostering innovation, claims Julie Inman-Grant, Australia’s eSafety commissioner.

— The EU must increase its regional efforts to open up data in the global battle for setting cross-border privacy rules so that Brussels’ leading role in setting global standards does not slip, according to research from the Institut Montaigne.

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politico.eu/newsletter/digital…

PRIVACY DAILY 107/2023


La triste storia di una ragazza irlandese che si è tolta la vita nel 2018 potrebbe ancora vedere concretizzarsi un grande risultato nella lotta al cyberbullismo. Nicole “Coco” Fox si è impiccata all’età di 21 anni, dopo aver subito abusi fisici e online per tre anni. Da allora, sua madre Jackie ha condotto una campagna... Continue reading →

Ecco come gli impegni commerciali hanno circoscritto le regole dell'UE per accedere ai codici sorgente dell'IA

@Etica Digitale (Feddit)

La capacità delle autorità pubbliche e dei revisori esterni di accedere al codice sorgente dell'intelligenza artificiale in un prossimo regolamento dell'UE è stata limitata sulla base di un accordo commerciale digitale, secondo documenti interni della Commissione europea.

I documenti interni sono stati ottenuti tramite una richiesta FOIA da parte di Kristina Irion, professore di diritto all'Università di Amsterdam, che mostra diverse richieste del dipartimento commerciale della Commissione al dipartimento di politica digitale sul progetto di legge sull'IA.

L'AI Act è una proposta legislativa fondamentale per regolamentare l'intelligenza artificiale in base al suo potenziale di causare danni. Le richieste riguardano la restrizione delle disposizioni del regolamento relative alla divulgazione del codice sorgente, allineandole agli impegni commerciali dell'UE.

Per Irion, i documenti indicano una preoccupante inversione di quello che dovrebbe essere l'approccio giusto perché "l'UE dovrebbe utilizzare la politica commerciale per promuovere la sua agenda legislativa, non lasciare che i precedenti impegni commerciali influenzino il suo processo decisionale digitale".

Qui l'articolo completo di di @Luca Bertuzzi per EURACTIV

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PRIVACY DAILY 106/2023


Nei Paesi Bassi l’Autoriteit Persoonsgegevens (AP) ha convocato il ministro degli Esteri Wopke Hoekstra per ottenere spiegazioni sull’uso di un algoritmo segreto e potenzialmente illegale per valutare i richiedenti il visto. Secondo un’indagine del NRC e del collettivo giornalistico Lighthouse Reports, dal 2015 il ministero degli Affari esteri ha utilizzato il sistema di profilazione per... Continue reading →

Scienza aperta: community over commercialization. Di Paola Galimberti per ROARS

@Scienza e innovazione

Negli ultimi 10 anni sono molte le iniziative sviluppatesi a livello europeo a sostegno della scienza aperta. Le politiche stesse di finanziamento dei progetti hanno tracciato un percorso molto chiaro.

Il titolo di questo post riprende il tema lanciato in questi giorni per la Open access week: comunità più che commercializzazione. Ci sembrano particolarmente opportune le domande poste nella call: Cosa si perde quando un numero sempre più ristretto di aziende controlla la produzione di conoscenza anziché i ricercatori stessi? Qual è il costo dei modelli di business che si basano su livelli estremi di profitto? Quando la raccolta e l’uso dei dati personali iniziano a minare la libertà accademica? La commercializzazione può mai funzionare a sostegno dell’interesse pubblico? Quali opzioni per l’utilizzo di infrastrutture controllate dalla comunità esistono già che potrebbero servire meglio gli interessi della comunità di ricerca e del pubblico (come i server di preprint, i repository e le piattaforme editoriali aperte)? Come possiamo spostare il default verso l’utilizzo di queste opzioni orientate alla comunità?

@Filosofia e filosofie

roars.it/scienza-aperta-commun…Link all'articolo di Paola Galimberti pubblicato da ROARS

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L’inciviltà via social contro l’inciviltà in treno: il danno esponenziale


Nessuno avrebbe dovuto rispondere a un gesto forse incivile e magari illegale con un gesto inequivocabilmente incivile e, verosimilmente, illegale come condannare le tre alla gogna mediatica. Non nel 2023, non in quella parte del mondo che ha bandito la legge del taglione dal suo ordinamento Se vuoi leggere il mio pezzo nella rubrica Governare... Continue reading →

PRIVACY DAILY 105/2023


I provider di Internet e gli operatori wireless in Brasile sabato hanno smesso di bloccare Telegram, dopo che un giudice federale ha parzialmente rivisto la sentenza che sospendeva il funzionamento dell”app di social media per la mancata consegna di dati sulle attività neonaziste. Secondo un comunicato stampa fornito dalla corte federale che ha emesso la... Continue reading →

“Privacy and Data Protection in Software Services” di Roberto Senigaglia, Claudia Irti, Alessandro Bernes (Springer)


“Privacy and Data protection in software services”, Roberto Senigaglia, Claudia Irti e Alessandro Bernes (Editors) pubblicato dalla Springer, con i suoi numerosi contributi scientifici e innovativi, ha come obiettivo la creazione di un ponte tra ambiti che di solito vengono tenuti separati: gli strumenti tecnologici e le regole giuridiche che, specie nel mondo digitale attuale,... Continue reading →

Le iniziative delle altre Autorità


Il Garante della Repubblica Ceca sanziona il Ministero dell’InternoTrattamento diffuso di dati sul Covid-19 senza idonea base giuridica L’Autorità Garante privacy della Repubblica ceca ha inflitto una sanzione da 975.000 corone al Ministero dell’Interno per il trattamento diffuso dei dati delle persone alle quali era stato ordinato l’isolamento a causa del COVID-19.Secondo l’Ufficio, il caso... Continue reading →
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⛔28 aprile, altro blocco del Grande Raccordo Anulare

Ancora una volta persone comuni, come te, con un lavoro, una famiglia, sono tornate a sedersi in strada per chiedere al governo di smettere di regalare soldi ai colpevoli della crisi ambientale che stiamo vivendo

#UltimaGenerazione #GRA #roma #clima #governo #ClimateEmergency #a22network #siccità @roma

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🔥 26 aprile, doppio blocco del GRA - Aureliana e Tiburtina

Viviamo in tempi disperati, il nostro Paese è del tutto impreparato ad affrontare la crisi climatica, a partire dalla siccità...

E' vero, i blocchi - pur non durando più di 30 minuti - creano un disagio.
Ma quali disagi dovremo affrontare nei prossimi anni, se continuiamo ad accettare passivamente l'inadempienza di questi governi?

#UltimaGenerazione #siccità #crisiclimatica #governo @roma #ClimateEmergency #roma #GRA

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24 aprile, veniamo minacciati, spintonati, trascinanti brutalmente dalle forze dell'ordine, ma continuiamo a scendere in strada, a resistere in modo nonviolento. Perché davvero non abbiamo altra scelta.

#UltimaGenerazione #Resistenza #25aprile #crisiclimatica #stopfossile #ClimateEmergency @roma

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Cose imparate di recente a mie spese.

Per registrare un #testamento bisogna andare per forza dal notaio.

Per fare pratiche di #successione è MOLTO MEGLIO non andare dal commercialista, che ti chiede un pacco di soldi per compilare un modulo che chiunque normodotato può compilare scaricando un software dedicato dal sito della agenzia delle entrate.

Io l'ho scoperto troppo tardi, purtroppo, ma voi fate tesoro di questa esperienza.

agenziaentrate.gov.it/portale/…

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PRIVACY DAILY 104/2023


In occasione di una riunione dei ministri del G7 responsabili delle politiche digitali e tecnologiche che si terrà questo fine settimana, il Giappone cercherà i partner negli sforzi per promuovere il libero flusso transfrontaliero di dati. A causa della rapida digitalizzazione in tutto il mondo, la quantità di dati generati e il loro valore non... Continue reading →
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ChatGPT: OpenAI riapre la piattaforma in Italia garantendo più trasparenza e più diritti a utenti e non utenti europei


OpenAI, la società statunitense che gestisce ChatGPT, ha fatto pervenire al Garante per la protezione dei dati personali una nota nella quale illustra le misure introdotte in ottemperanza alle richieste dell’Autorità contenute nel provvedimento dello scorso 11 aprile, spiegando di aver messo a disposizione degli utenti e non utenti europei e, in alcuni casi, anche extra-europei, una serie di informazioni aggiuntive, di aver modificato e chiarito alcuni punti e riconosciuto a utenti e non utenti soluzioni accessibili per l’esercizio dei loro diritti. Alla luce di questi miglioramenti OpenAI ha reso nuovamente accessibile ChatGPT agli utenti italiani.

OpenAI, in particolare, ha:

  • predisposto e pubblicato sul proprio sito un’informativa rivolta a tutti gli utenti e non utenti, in Europa e nel resto del mondo, per illustrare quali dati personali e con quali modalità sono trattati per l’addestramento degli algoritmi e per ricordare che chiunque ha diritto di opporsi a tale trattamento;
  • ampliato l’informativa sul trattamento dei dati riservata agli utenti del servizio rendendola ora accessibile anche nella maschera di registrazione prima che un utente si registri al servizio;
  • riconosciuto a tutte le persone che vivono in Europa, anche non utenti, il diritto di opporsi a che i loro dati personali siano trattati per l’addestramento degli algoritmi anche attraverso un apposito modulo compilabile online e facilmente accessibile;
  • ha introdotto una schermata di benvenuto alla riattivazione di ChatGPT in Italia, con i rimandi alla nuova informativa sulla privacy e alle modalità di trattamento dei dati personali per il training degli algoritmi;
  • ha previsto per gli interessati la possibilità di far cancellare le informazioni ritenute errate dichiarandosi, allo stato, tecnicamente impossibilitata a correggere gli errori;
  • ha chiarito, nell’informativa riservata agli utenti, che mentre continuerà a trattare taluni dati personali per garantire il corretto funzionamento del servizio sulla base del contratto, tratterà i loro dati personali ai fini dell’addestramento degli algoritmi, salvo che esercitino il diritto di opposizione, sulla base del legittimo interesse;
  • ha implementato per gli utenti già nei giorni scorsi un modulo che consente a tutti gli utenti europei di esercitare il diritto di opposizione al trattamento dei propri dati personali e poter così escludere le conversazioni e la relativa cronologia dal training dei propri algoritmi;
  • ha inserito nella schermata di benvenuto riservata agli utenti italiani già registrati al servizio un pulsante attraverso il quale, per riaccedere al servizio, dovranno dichiarare di essere maggiorenni o ultratredicenni e, in questo caso, di avere il consenso dei genitori;
  • ha inserito nella maschera di registrazione al servizio la richiesta della data di nascita prevedendo un blocco alla registrazione per gli utenti infratredicenni e prevedendo, nell’ipotesi di utenti ultratredicenni ma minorenni che debbano confermare di avere il consenso dei genitori all’uso del servizio.

L’Autorità esprime soddisfazione per le misure intraprese e auspica che OpenAI, nelle prossime settimane, ottemperi alle ulteriori richieste impartitele con lo stesso provvedimento dell’11 aprile con particolare riferimento all’implementazione di un sistema di verifica dell’età e alla pianificazione e realizzazione di una campagna di comunicazione finalizzata a informare tutti gli italiani di quanto accaduto e della possibilità di opporsi all’utilizzo dei propri dati personali ai fini dell’addestramento degli algoritmi.

L’Autorità riconosce i passi in avanti compiuti per coniugare il progresso tecnologico con il rispetto dei diritti delle persone e auspica che la società prosegua lungo questo percorso di adeguamento alla normativa europea sulla protezione dati.

L’Autorità proseguirà dunque nell’attività istruttoria avviata nei confronti di OpenAI e nel lavoro che porterà avanti la apposita task force costituita in seno al Comitato che riunisce le Autorità per la privacy dell’Unione europea.

Il testo del comunicato

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La prima vittima. Pace, guerra e poteri segreti. Il 4 maggio h.15, c/o l'Unipisa, avrà luogo il convegno con Stefania Maurizi e Nico Piro (grazie a M.C. Pievatolo e Daniela Tafani per la segnalazione)


Giovedì 4 maggio, alle ore 15.00, presso l'Aula Magna Nuova del Palazzo "La Sapienza", avrà luogo il convegno dal titolo "La prima vittima. Pace, guerra, poteri segreti", organizzato dal Dipartimento di Scienze politiche e dal Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace (CISP).

@Etica Digitale (Feddit)

A partire dal detto secondo cui la verità è la prima vittima della guerra, il convegno si propone di analizzare le strategie di controllo del discorso pubblico che accompagnano le guerre contemporanee.

I relatori sono Stefania Maurizi @stefania maurizi e Nico Piro @Nico Piro , due giornalisti di fama internazionale che hanno dedicato le loro inchieste e i loro libri a questi temi.
Ricordiamo, in particolare
- Stefania Maurizi, Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks (Chiarelettere, 2021)
- Nico Piro, Maledetti pacifisti. Come difendersi dal marketing della guerra (People, 2022).

È richiesta la prenotazione per partecipare. Prenota

La locandina

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Perché quello tra privacy e informazione online è sempre un rapporto tanto difficile


Nuovo appuntamento con la rubrica Privacy weekly, tutti i venerdì su StartupItalia. Uno spazio dove potrete trovare tutte le principali notizie della settimana su privacy e dintorni. E se volete saperne di più potete leggere qui le news quotidiane di Privacy Daily o iscrivervi alla newsletter di #cosedagarante. Grazie a StartupItalia per l’ospitalità!


guidoscorza.it/perche-quello-t…

Dopo mesi di intense trattative, i membri del Parlamento europeo (MEP) hanno colmato le loro divergenze e raggiunto un accordo politico provvisorio sul primo regolamento sull’Intelligenza Artificiale al mondo. L’AI Act è una proposta legislativa volta a regolamentare l’Intelligenza Artificiale...

macfranc reshared this.

PRIVACY DAILY 103/2023


Secondo i documenti ottenuti da NBC News, il Governatore del Montana ha proposto di modificare il testo di una legge che mira a vietare TikTok nello Stato. L’emendamento proposto dal governatore Greg Gianforte, riportato per la prima volta dal Wall Street Journal, elimina qualsiasi riferimento a TikTok o alla società madre di TikTok, ByteDance, e... Continue reading →

Scrivere in una #chat ha senso? Le parole scritte nelle chat sono destinate al peggiore degli oblii; indisponibili per tutti, tranne che #GAFAM e #IA. Di @calamarim su #medium. #cassandra


...oggi posso leggere le lettere di Manzoni o di Gramsci, che le hanno scritte su carta, ma non quelle dei pionieri dell’informatica, posso leggere il discorso mai letto della morte dei primi uomini sulla Luna, ma non molti dei pensieri di Aaron Swartz, riversati in rete, eppure per la massima parte scomparsi.

@Etica Digitale (Feddit)

«in futuro, forse poche email di valore sopravviveranno, e solo se ne avremo cura, ma tutte le parole ed i pensieri riversati nei social saranno persi per sempre. Usciranno dall’Infosfera della Cultura e finiranno in quella parte della Matrice più oscura, dove solo l’industria e la finanza potranno usarle, per poi gettarle via senza farsi domande non appena diventeranno voce passiva di un bilancio trimestrale»

Su Medium è disponibile il post completo di @Marco A. L. Calamari

Unknown parent

mastodon - Collegamento all'originale

Fabio Tavano

@Pare informazione digitalizzata però, al contrario di un libro, può essere duplicata infinite volte e addirittura conservata a norma (se merita). Progetti come archive.org vivono a questo scopo, personalmente ho recuperato versioni digitalizzate di manuali Commodore che in versione cartacea non avrei più ritrovato (o certo non a costi irrisori). Non direi che il media sia poi così dirimente, resta sempre il contenuto a fare il valore e quello prescinde dal contenitore (basta ricordare che anche Fabio Volo ha stampato libri cartacei…)
in reply to Informa Pirata

Scrivere in una chat può avere un senso, nei limiti strutturali di questo strumento.

Purtroppo oggi le chat sono diventate specie dominante nell'universo digitale, la mail è roba da vecchi, forum e newsgroups sono archeologia. Tutto viaggia sulle chat (per i giovani) e sui social (per i cinquantenni o giù di lì). Il trionfo dell'effimero e dello scrolling, il pensiero fatuo dominante, l'impressione del pensiero concentrato in poche parole sulle quali non ci si sofferma mai per srollare avanti. Considero questa bulimia dello scrolling come una droga pesante, bisogna imparare a starne alla larga.

La frammentazione del pensiero ha come effetto deleterio l'incapacità a soffermarsi, le persone sono disabituate al pensiero, prevalgono l'emozione, il like, la condivisione. Probabilmente è una forma di consumismo dell'informazione, portato del pensiero mainstream neoliberista che vuole esseri consumatori e non pensanti.

Gli insegnanti denunciano una difficoltà degli alunni a concentrarsi, ad affrontare la lettura di un libro che richiede allenamento. Trascorrere ore leggendo un libro costa fatica, servono allenamento e disciplina. Oggi il mondo va in tutt'altra direzione.

Ne risente anche la qualità dei rapporti interpersonali, si è sempre teoricamente vicini ma in realtà profondamente distanti. A volte si discute e litiga in chat scrivendo la replica ad un messaggio senza aver letto quello che ha scritto l'interlocutore, esattamente il contrario dell'empatia e della comprensione.

Cosa resterà di tutto questo scrivere nelle chat e sui social ? Nulla, il deserto, non solo digitale però ....

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Nella bufera social per la ‘Venere influencer’ con la pizza ci finisce un’umbra amica di Santanchè
La pubblicità dell’Italia ‘Open meraviglia’ con gaffe e immagini nelle cantine slovene......
...... l’iniziativa social non è frutto di casualità». Ecco appunto, fare ‘ammuina’ può essere un buon risultato di comunicazione. Chissà quanto internazionale.
umbria24.it/attualita/nella-bu…

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Un deepfake può farti assolvere, un deepfake può farti condannare. Il caso Elon Musk


Si rischia sempre di più che un colpevole la faccia franca in tribunale sostenendo che dichiarazioni o immagini che lo inchiodano non siano autentiche, oppure che un innocente venga processato dal tribunale dei social per un video, foto o audio che, falsamente, lo rappresenti come l’autore di chissà quali nefandezze. Se vuoi leggere il mio... Continue reading →

informapirata ⁂ reshared this.

PRIVACY DAILY 102/2023


Numerosi fornitori di streaming, tra cui Hulu, ESPN e AMC Networks, sono stati citati in giudizio per presunte violazioni della legge sulla privacy dei video negli ultimi dieci anni. Scripps Network non dovrà affrontare quindi un’azione legale collettiva a causa della quale era accusata di condividere la cronologia delle visualizzazioni personali degli abbonati con Facebook... Continue reading →
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CON LE SUE RECENTI E DISCUTIBILI SCELTE, MASTODON GGMBH STA UCCIDENDO IL FEDIVERSO? O VUOLE SOLO BLINDARLO DAGLI ATTACCHI ESTERNI? MA ALLORA PERCHÉ STA UMILIANDO LE STESSE ALTRE ISTANZE MASTODON?

@Che succede nel Fediverso?

Riportiamo l'interessante post pubblicato dall'account di @Fedi.Tips

Non credo che la gente si renda conto del pericolo in cui si trova il Fediverso.

L'unica cosa che impedisce alle società e ai VC di prendere il controllo di questo posto è che il Fediverse è distribuito su molti server diversi, il che rende molto difficile l'acquisto.

Se la maggior parte del Fediverse finisce su mastodon.social, che ora è una forte possibilità, non ci sarà nulla che impedisca che la maggior parte di esso venga venduta a Musk o Zuckerberg o chiunque altro.

Più grande diventa mastodon.social, più è probabile che si verifichi un buyout.

Ecco cosa controlla ora l'organizzazione Mastodon gGmbH di Eugen Rochko:

-Il software e l'API del server Mastodon (sebbene la versione attuale sia FOSS)
-Il server mastodon.social, che ha 1 su 7 di tutti gli utenti Fediverse
-Le app Mastodon ufficiali, ora dicono alle persone di registrarsi semplicemente su mastodon.social
-Il sito ufficiale su joinmastodon.org
-Il marchio per la parola "mastodon", che consente loro di dettare termini a qualsiasi server che lo utilizza

Questo è un pacchetto allettante per tutti i potenziali acquirenti.

Il marchio da solo conferisce a Mastodon gGmbH un enorme potere, consente loro di dire a qualsiasi server utilizzando la parola "mastodon" nel suo nome di dominio quale software o fork può utilizzare.

E sta peggiorando. Mastodon gGmbH sta ora realizzando app ufficiali che indirizzano le persone a registrarsi su mastodon.social invece di un server affidabile casuale o una scelta di server affidabili.

Più persone si iscrivono su mastodon.social, più allettante Mastodon gGmbH diventa un obiettivo di acquisizione.

Con tutto ciò in mente, ecco un suggerimento:

➡️*SE* mastodon.social diventa più del 50% del Fediverse, sia per utenti totali che per utenti attivi mensili, il resto di noi dovrebbe defederarlo.

Attenersi a mastodon.social perché "è lì che sono le persone" non ha senso. La crescita centralizzata causerà semplicemente la replica qui dei problemi di governance che abbiamo visto su Twitter e Facebook.

La crescita deve essere decentralizzata per proteggere l'indipendenza di tutti i server Fedi.


I don't think people are realising the danger the Fediverse is in.

The only thing stopping corporations and VCs taking over this place is that the Fediverse is spread out on many different servers, which makes it very difficult to purchase.

If most of the Fediverse ends up on mastodon.social, which is now a strong possibility, there will be nothing to stop most of it being sold to Musk or Zuckerberg or whoever.

The bigger mastodon.social becomes, the more likely a buyout is to happen.

(1/4)


Unknown parent

glitchsoc - Collegamento all'originale

macfranc

@tassoman Adam Davidson quasi un anno fa: “I think we got lazy as a field, and we let Mark Zuckerberg, Jack Dorsey, and, god help us, Elon Musk and their staff decide all these major journalistic questions.”

niemanlab.org/2022/11/can-mast…

@fediverso @faffa @ORARiccardo @smaurizi @informapirata

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#TikTok non è più rischioso di #Facebook e le accuse USA contro il social di ByteDance sono in gran parte strumentali.
Ma ci sono buoni motivi per eliminarla dal proprio smartphone e, per coloro che rischiassero di finire nel mirino di Pechino, questi motivi diventerebbero ottimi.
Di Geoffrey A. Fowler sul Washington Post
washingtonpost.com/technology/…
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Se gli fai una domanda ti dice cazzate propagandistiche, se si sente sotto pressione ti minaccia, ma se te lo fai amico giocherà a scacchi con te cantando Toto Cotugno*.
La Russia presenta il chatbot #GigaCHAT, l'alternativa a #ChatGPT

* no, stavolta non era la sintesi dell'articolo... 😁

key4biz.it/intelligenza-artifi…

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Patrick Breyer on Chat Control: To ensure the safety of children online, we need a new approach!


Today, Conservative rapporteur Javier Zarzalejos presented his draft report on the proposal to combat child sexual abuse material (CSAR), also known as “chat control”, in the European … https://multimedia.europarl.europa.eu/de/webstreaming/committee-on-c

Today, Conservative rapporteur Javier Zarzalejos presented his draft report on the proposal to combat child sexual abuse material (CSAR), also known as “chat control”, in the European Parliament’s lead Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs (LIBE). Zarzalejos criticised the “chat control” label Breyer gives the proposal.

Patrick Breyer, Pirate Party MEP, Greens/EFA lead negotiator and long-time opponent of indiscriminate chat control, proposed a consensual, new approach to the file today in his speech:

“Dear Javier, dear colleagues,

the Commission’s CSA or chat control proposal is unprecedented in the free world. It divides child protection organisations, divides abuse victims, other stakeholders, even political groups into those who want to implement as much of this proposal as possible hoping it would make us a world leader on child protection, and those who want to reject the proposal altogether saying chat control would make us a world leader on mass surveillance, harm children and eliminate anonymity.

Here is the good news: if we – if you – decide to go for a consensual approach, keeping only the parts of the proposal that we all agree on but consensually adding new meaningful approaches, I am convinced that we can protect children much better, we can avoid annulment in court, we can achieve a consensus in society and a broad majority in parliament – imagine what a signal of unity this would send!

To do that, a new approach is needed:

  • We need to strictly limit the problematic scanning orders to persons presumably involved in CSEM. This is the only way to avoid annulment in court and achieving nothing at all for children. The draft report goes in the right direction but it doesn’t yet implement what all independent legal experts are telling us on exempting persons who have nothing at all to do with child sexual exploitation.
    • The same goes for not turning our personal devices into scanners in order to backdoor encryption.
    • We need to avoid untargeted „voluntary detection“ and „metadata scanning“ by industry which even the Commission advises against for being ineffective and undermining the proposed mandatory detection order system.
    • We need to remove age verification requirements to protect the right to communicate anonymously and avoid app censorship for the young generation.
    • Instead, we should mandate specific measures to make services safe by design – this is true prevention. We’ll make proposals on this.
    • Rather than trying and failing to block CSEM via access providers or search engines, we should make it mandatory to remove CSEM at its source for hosters and LEAs that are aware of it – hard to believe that the proposal fails to do this.
    • The EU Center needs a new focus on prevention, victim support, research and best practices for law enforcement.
    • There are promising ideas also in your draft report such as a Victims’ Consultative Forum and „privacy, safety, and security by design and by default“. Thank you for those, Javier.


So, colleagues, let us work together to develop a new approach to truly prevent child sexual exploitation online while upholding children’s rights, victims’ rights, everybody’s fundamental rights. I look forward to working with you.”

Patrick Breyer’s written assessment of the draft report


patrick-breyer.de/en/patrick-b…

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PRIVACY DAILY 101/2023


Il Dipartimento della Protezione Sociale irlandese ha ammesso che il trattamento dei dati biometrici è stato “una componente essenziale” nella messa a punto della carta dei servizi pubblici (CPS) negli ultimi 12 anni. Il Dipartimento ha dichiarato che questo trattamento è “effettuato dal Dipartimento sull’infrastruttura informatica sicura del Dipartimento”. Ha aggiunto che “i dati biometrici... Continue reading →
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+++ MESSAGGIO IMPORTANTE!!! +++

Chi tira fuori gli ultimi 180 euro per il crowdfounding di #GuerreDiRete, riceverà* un autografo con cuoricino direttamente da @carolafrediani

donazioni.guerredirete.it/

* non so se è vero, ma secondo me lo fa

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Pluralistic: come Amazon rende tutto ciò che acquisti più costoso, indipendentemente da dove lo acquisti. Di Cory Doctorow

@Pirati Europei

Amazon è molto orgogliosa del suo "volano": all'inizio l'azienda offriva sussidi ai clienti, che attiravano i venditori. Quindi, ha chiesto a quei venditori di abbassare i prezzi, il che ha attirato più clienti. Con più clienti, più venditori si accumulano. Sempre più veloce, il volano gira, creando il "negozio di tutto".

> Dovremmo fare di tutto per smussare il potere dei monopolisti, inclusa Amazon: rotture, regole di concorrenza, sindacalizzazione, boicottaggi organizzati, azioni legali... tutto. Loro hanno i soldi, ma noi abbiamo le persone, perché ora che Amazon è entrata nella fase finale dell'enshittificazione, sta finendo gli amici. Quando la piattaforma ritira il suo favore da acquirenti, venditori e lavoratori, chi resta a difenderla? Separatamente, nessun gruppo di parti interessate di Amazon non può tenerne conto, ma quando ci uniamo tutti insieme, possiamo distruggere il potere dell'azienda, per sempre.

Il post di @doctorow prosegue a questo link

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Secondo un comunicato stampa pubblicato martedì (24 aprile) dal Comitato di controllo europeo, gli organismi britannici potrebbero essere esclusi dai negoziati per la definizione di standard europei in alcuni settori, come l’intelligenza artificiale. Nel 2022, la Commissione europea ha presentato...

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