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Long COVID Taste Loss Linked to Molecular Changes.

"A NEW study has provided important insights into the biological basis of persistent taste dysfunction in patients with long COVID, suggesting that subtle molecular changes, rather than structural damage, may underlie ongoing symptoms."

#LongCOVID

Source: emjreviews.com/microbiology-in…

Study: academic.oup.com/chemse/articl…

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sperimentazione: network di link aggiornato


alcuni aggiornamenti odierni alla lista di link nella sidebar di slowforward, oltre che nella pagina dedicata, nel post nps – un network possibile (delle sperimentazioni), e qui di seguito:

ahida
angolo cieco

angolo cieco (telegram)
Antinomie
asemic net
Benway Series
bina
blunder
Casa Editrice Gigante
CentroScritture
compostxt
Diacritica
[dia•foria
the real ur-differx
diricerca (pagina statica di link)
du-champ(événements du champ de l’avant-)
eexxiitt
Esiste la ricerca
ex.it – materiali fuori contesto
exponere
GAMMM
garadinervi
garadinervi-repertori
Garganta Press
kammerettmuzick
La Camera Verde
la morte per acqua
lucazanini
Mannaggia libreria
mg @ academia
mg @ archive.org
Multiperso
Nazione indiana
neutopia
NiedernGasse
OperaViva
piccola editoria portatile
platformplee.nl
Poème de terre
ponte bianco
punto critico 2
recognitiones-ii
rndmndx
roberto cavallera @ academia
Rossocorpolingua
rrkwr
rrkwr (archive)
Scriptjr.nl
setteassedi
slowforward @ Archive.org
syn
textimagepoem
TIC edizioni
united.automations

*

…a cui aggiungere al momento questi spazi “storici”:

the flux i share (dal 2006)
the-flux-i-share.blogspot.com/

weeimage (dal 2009)
wee-image.blogspot.com/

exp-net (dal 2010)
https://exp–net.blogspot.com/

exixtere (dal 2010)
ex-ix-tere.blogspot.com/
#aggiornamentoLink #diricerca #gammm #link #linkAggiunti #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #slowforward #sperimentazione #sperimentazioni

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"Come è possibile che lo stesso personaggio, esponente di primissimo piano dell’attuale Governo, nel giro di tre anni di legislatura prima si faccia pizzicare (e condannare) per aver rivelato cose che non poteva rivelare, poi prenda parte a una festa di capodanno con il botto sì, ma di una pistola – mentre lui buttava la spazzatura – e poi ops, finisca in questo nuovo tritacarne (e scusate il doppio senso)?"
Sfortuna.

peoplepubit.substack.com/p/il-…

#delmastro #politica #camorra

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Giocano a fare rumore ma «hanno solo uno scorreggino attaccato con lo scotch».
poliversity.it/@elettrona/1162…


@informapirata quindi alla fine, è lo stesso meccanismo di quelli che si danno arie facendo rumore col motorino o la macchina. E magari hanno solo uno scorreggino attaccato con lo scotch

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Poliverso.org vive, Metaverso no! Meta ""chiude"" il metaverso e vince l'Oscar per la peggiore strategia di rebranding della storia

L'unico che ci credeva cosi tanto era Zuckerberg che ha pure cambiato nome alla sua società fondata nel 2004; da Facebook a Meta perché secondo lui "il metaverso era il futuro". Dal 2020 bruciati 80 miliardi di dollari.

Lunga vita e prosperità al Fediverso! 🖖

key4biz.it/meta-chiude-il-meta…

@informatica

in reply to informapirata ⁂

Il Metaverso e; uan appropriazione culturale per creare l'ennesimo "parco chiuso" a beneficio dei soliti.
Il 3D per la rete ha fallito molte volte perche' non cé'uan concezione univoca o diffusa del "rendering" delel informazioni tradionali in un mondo tridimensionale.
Il metaverso poteva essere Tron, il Tagliaerbe, il cyberspazio di Gibson o Matrix.
Invece e'stato un tentaivo di ricreare male Second Life ...

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Unknown parent

mastodon - Collegamento all'originale

informapirata ⁂

@elettrona quella su poliverso.org è una battuta ripiena di rancore stagionato, dovuta al fatto che il nome metaverso è stato lanciato tre mesi dopo che io aprii l'istanza poliverso.org e tutti quelli che iniziavano a conoscere il mio server da allora pensavano che io avessi voluto scopiazzare il termine metaverso 🤣

@informatica

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"Il disastro causato da #Israele a Gaza è tutt'altro che finito: lasciate entrare tutti gli aiuti prima che i palestinesi muoiano di fame." 🧵1/6

"Le spedizioni di aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza sono crollate dell’80% dall’inizio della guerra con l’#Iran.

Da quando il cessate il fuoco è entrato in vigore l’11 ottobre, a Gaza sono state uccise 667 persone e 1.814 sono rimaste ferite dai colpi delle #IDF."

#GENOCIDIO #PULIZIAETNICA #GazaGenocide‌ #Gaza #WestBank #Israel #Peace #20marzo

haaretz.com/opinion/editorial/…

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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in reply to MAU

Al di là dell'ovvia considerazione morale – non si può restare a guardare di fronte alla morte e alla sofferenza di 2 milioni di persone innocenti – Israele non ha nulla da guadagnare dal protrarsi del disastro umanitario a Gaza.

Il suo nome è già stato macchiato da termini come “genocidio” e “crimini contro l'umanità”.

È stato emesso un mandato di arresto nei confronti del nostro primo ministro con l'accusa di crimini di guerra.

Il mondo accademico e l'economia israeliani sono già oggetto di boicottaggio e molti israeliani ritengono di non riconoscere più il proprio Paese a causa del modo in cui abbiamo trattato i civili di Gaza. ⬇️5

in reply to MAU

Il governo deve immediatamente ordinare al Coordinatore delle attività governative nei Territori di rimuovere tutte le restrizioni all'ingresso degli aiuti umanitari a Gaza e di smettere di creare difficoltà alle organizzazioni internazionali che stanno cercando di aiutare.

È necessario intervenire con urgenza per ricostruire le infrastrutture di Gaza e avviare negoziati con l'Autorità palestinese e il mondo arabo verso una ricostruzione autentica e a lungo termine.

L'articolo sopra riportato è l'editoriale principale di #Haaretz, pubblicato sui quotidiani in ebraico e in inglese in Israele.⟧
🔚 6

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l’inutilità della poesia, e anzi i suoi pericoli, in un cartone animato valentemente spiegati


[youtube=youtube.com/watch?v=HW97llqb_a…]
#differx #downWithPoetry #giornataDellaPoesia #inutilitàDellaPoesia #poesia

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«Come ampolle del Po nella pioggia», celodurismo e prepotenze sono destinati a finire.
nonoino.masto.host/@ALFA/11626…

#segnideidempi


#società #politica
E tutti questi ipocriti coccodrilli andranno perduti nel tempo, come ampolle del Po nella pioggia...
È tempo di morire!

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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È morto Chuck Norris | Rolling Stone Italia
https://www.rollingstone.it/cinema-tv/news-cinema-tv/e-morto-chuck-norris/1023780/?utm_source=flipboard&utm_medium=activitypub

Pubblicato su Rolling Stone Italia @rolling-stone-italia-RollingStoneIta

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Campus Visivo a Tor Vergata, Bernini: “Università e impresa insieme per la ricerca”. Visite gratuite e occhiali agli studenti

@scuola

corriereuniv.it/campus-visivo-…

“L’università è un sistema aperto dove condividere con l’impresa la nostra capacità di fare ricerca.”Con queste parole il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini,

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ricevo e diffondo:
italiannetwork.it/news.aspx?id…

STATI UNITI - AL MAGAZZINO ITALIAN ART CON L'ARTISTA E SCRITTRICE ALLISON GRIMALDI DONAHUE: STORIA E PRATICA DELLA "POESIA SONORA" ITALIANA, CON PARTICOLARE ATTENZIONE ALLE POETESSE.

Sperimentazioni artistiche in atto al Magazzino Italian Art dove il 28 marzo (ore14,00) a Cold Spring (New York) si terrà un interessante incontro con la poesia sonora italiana dal titolo "Sono Sonoro. Poesia sonora italiana". Lezione frontale, ascolto e laboratorio con Allison Grimaldi Donahue

L'artista e scrittrice Allison Grimaldi Donahue esaminerà la storia e la pratica della Poesia Sonora in Italia, con particolare attenzione all'opera delle poetesse che hanno svolto un ruolo centrale nel ridefinire il rapporto tra voce, corpo, linguaggio e significato nella seconda metà del XX secolo.
La prima parte del programma è dedicata all'ascolto guidato, attingendo a opere e idee di poeti e pensatori come Patrizia Vicinelli, Tomaso Binga, Adriano Spatola, Giulia Niccolai, Arrigo Lora Totino, Adriana Cavarero, Charles Olson e Alice Notley, tra gli altri.

Nella seconda parte dell'evento, i partecipanti saranno invitati a sperimentare esercizi di scrittura e vocali ispirati ai metodi della poesia sonora. Questi brevi esperimenti strutturati sono pensati per incoraggiare il gioco, la sperimentazione e l'attenzione alle qualità materiali del linguaggio. Chi lo desidera avrà l'opportunità di condividere il proprio lavoro con il gruppo.

Questa esplorazione del suono, del linguaggio e della materialità trova stretta risonanza nella raccolta di Magazzino: molti dei poeti citati appartengono alla stessa generazione storica degli artisti dell'Arte Povera e condividono preoccupazioni filosofiche simili riguardo al processo, alla presenza, al corpo e ai limiti delle forme tradizionali.

Il progetto di ricerca è finanziato dalla Direzione Generale per la Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura italiano nell'ambito del programma Consiglio Italiano (14ª edizione, 2025), che mira a promuovere l'arte contemporanea italiana nel mondo.
Ed è reso possibile grazie alla Collaborazione dell'Archivio Tomaso Binga e Galleria Tiziana Di Caro.Rivista di arte italiana.

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Chi finanzia Bluesky? E perché finanziare un'iniziativa in perdita? E soprattutto, può esserci decentralizzazione del web dove c'è concentrazione di fondi di investimento e di cryptobros?

@Che succede nel Fediverso?

Il social network Bluesky si prepara a grandi cambiamenti con l'annuncio di oggi di aver raccolto 100 milioni di dollari in un round di finanziamento di Serie B. Il round, guidato da Bain Capital Crypto, si è concluso nell'aprile del 2025 ma non era stato reso pubblico fino ad ora. Tra gli altri partecipanti al round figurano gli investitori già presenti Alumni Ventures e True Ventures, oltre ad Anthos Capital, Bloomberg Beta e Knight Foundation. Questo round segue il round di Serie A da 15 milioni di dollari di Bluesky , guidato da Blockchain Capital e concluso nel 2024, e il round di seed da 8 milioni di dollari ricevuto da Neo e altri angel investor l'anno precedente. Bluesky non ha reso nota la sua valutazione aggiornata.

techcrunch.com/2026/03/19/blue…

in reply to Katy B. 📚 🥛

@Katy B. 📚 🥛 ti dirò, a me non dispiace l'idea di base che c'è dietro Bluesky, l'interfaccia è molto buona e può insegnare molto al Fdiverso.

Malgrado questo però preferisco il Fediverso, sia per le possibilità che attualmente presenta (formattazione, messaggi lunghi, autodeterminazione totale) sia per il tipo di realtà sociale che c'è dietro e dentro al Fediverso

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in reply to Informa Pirata

ammetto che ho il sospetto che il poco appeal che bluesky ha e ha avuto verso di me sia per i profili che ho scelto di "seguire" e che mi fanno sentire come fossi su facebook. Ma è anche vero che anche la modalità discover, che mostra altri account, non è poi tanto diversa, quindi l'errore non può essere tutto mio.

Qui sul fediverso ritrovo le persone che su bluesky latitano.
Quindi le mie ragioni sono legate principalmente ai contenuti.

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il ricordo commosso di Bersani: “L'avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia”, scrive postando una foto col senatùr. Per Conte, “un protagonista della storia politica recente del nostro Paese”. Pur nella distanza politica, “ne riconosco il ruolo nella storia istituzionale italiana e l'impegno per il suo partito”, sottolinea Bonelli da Verdi e Sinistra.

Si può anche stare zitti eh, non è che bisogna per forza dire qualcosa sempre e comunque.

rainews.it/video/2026/03/morte…

in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

@Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹 un bel silenzio non fu mai detto...
Purtuttavia non sottovaluterei l'inciso di Bersani. “L'avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia” lo interpreto come uno spietato atto d'accusa all'infimo livello morale degli avversari con cui Bersani ha avuto il dispiacere di confrontarsi 🤣
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Il nuovo post di universita-it: Semestre filtro con AI, l’Università di Foggia lancia la piattaforma gratuita

Qui il post completo: universita.it/semestre-filtro-…

@universitaly

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retrospettiva di mario schifano


Fino al 12 luglio a Roma, al Palazzo Esposizioni, una retrospettiva dedicata a Mario Schifano, con più di cento opere in mostra. Nel catalogo (Electa), scritti di Daniela Lancioni, Manuel Barrese, Fabio Belloni, Stefano Chiodi, Andrea Cortellessa, Giorgio Di Domenico, Flavio Fergonzi, Giorgia Gastaldon, Francesco Guzzetti, Chiara Perin.
#AndreaCortellessa #art #arte #ChiaraPerin #DanielaLancioni #Electa #FabioBelloni #FlavioFergonzi #FrancescoGuzzetti #GiorgiaGastaldon #GiorgioDiDomenico #ManuelBarrese #MarioSchifano #PalazzoEsposizioni #retrospettiva #StefanoChiodi

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I'm in #Berlin for the @disruptberlin's conference on #WikiLeaks with @Stella_Assange, @khrafnsson, @avilarenata, @SwaziJAF and many many others.
My message will be: fight, fight, fight, I don't want to back down
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A @OttoemezzoTW, #LucioCaracciolo ci dice che governo #Meloni ha fatto sapere che non entrerà nella guerra di Usa e Israele contro #Iran.

Ma voi credete al governo?

Un giornalista ha una stella polare: NON credere mai a niente,fino a quando NON viene ufficialmente negato

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Sono a #Berlino per la conferenza su @wikileaks,organizzata da @disruptberlin,c'è @Stella_Assange, @khrafnsson,@avilarenata,@SwaziJAF e tanti tanti altri.

Il mio messaggio sarà:
combattere combattere combattere

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1.Francamente, anche no, #PierLuigiBersani,
elogiare #UmbertoBossi.

Rispetto per tutti di fronte alla morte, ma piangerlo come un avversario che non sarebbere mai messo con #CasaPound,NO. Possibile ancora non capite che è successo negli ultimi 25 anni?

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Cloud pubblico e democrazia, dove si misura oggi la sovranità. Un interessantissimo articolo della prof.ssa Ginevra Cerrina Feroni

«La disciplina del Piano Strategico Nazionale tende a garantire la sovranità infrastrutturale/sicurezza, ma la sovranità applicativa (chi può fare cosa coi dati) rimane frammentata e spesso scaricata sulla singola amministrazione e sul singolo contratto.»

agendadigitale.eu/infrastruttu…

@privacypride@feddit.it

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nuovo post sul blog ‘esiste la ricerca’: massimiliano manganelli, “romanzo fai da te”


massimiliano manganelli su elr_ 19 mar 2026

mtmteatro.it/massimiliano-mang…
#ELR #ELREsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca #ManifattureTeatraliMilanesi #MassimilianoManganelli #MTM #MTMManifattureTeatraliMilanesi #romanzoFaiDaTe #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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Riforma istituti tecnici, migliaia di firme contro. E il ministero annulla riunione con i sindacati

@scuola

corriereuniv.it/riforma-istitu…

No alla riforma degli istituti tecnici. Hanno superato quota 17mila le firme raccolte in pochi giorni dalla

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oggi, 20 marzo, a roma: “kienböck. corpo migrante”, mostra personale di shohreh bayatipour


Kienböck. Corpo migrante, di Shohreh Bayatipour, da oggi, 20 marzo, alla Galleria Arte Sempione (corso Sempione 8, Roma).

Lunedì 23 marzo, h. 18, incontro con l’artista.
#art #arte #GalleriaArteSempione #imaugurazione #ShohrehBayatipour #vernissage

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25 marzo, roma, giuseppe casetti su mario dondero


Roma, mercoledì 25 marzo, ore 18, libreria Il museo del louvre – via della Reginella 8a

Donderoad: il secondo dei cinque incontri sulla fotografia ideati da Giuseppe Casetti è dedicato a Mario Dondero.

Donderoad è un viaggio e un incrocio di strade.
La prima è certamente la via morale con cui Mario Dondero ha sempre inteso la fotografia: una pratica umana prima ancora che estetica. Una via civile, spirituale, politica, avventurosa.
“Volevo fare il marinaio, poi sono diventato fotografo”.

Ma la via di Mario è anche una certa Roma: un certo insieme di vie concentrate in un fazzoletto di indirizzi che Giuseppe Casetti ha scoperto frequentando Dondero. Una geografia affettiva fatta di pensioni, trattorie, bar e tavolini dove, negli anni Sessanta, si incrociano fotografi, scrittori, artisti e cineasti di tutto il mondo,
“La fotografia non è il fine, ma il mezzo per avvicinarsi alla vita”

E poi c’è la via dell’amicizia tra Giuseppe e Mario.
Una strada più privata, fatta di ricordi diretti, viaggi tra Roma e Fermo, di racconti infiniti al ristorante, aneddoti; non soltanto il fotografo, ma l’uomo. “Fotografare la vita è come raccogliere l’oro per la strada”

buon cammino!

_____

i prossimi incontri in programma:
29 aprile 2026 _ Paolo Di Paolo raccontato da Giuseppe Casetti
27 maggio 2026 _ Giosetta Fioroni raccontata da Giuseppe Casetti
24 giugno 2026 _ "Il fotografo che non usa la macchina fotografica", un racconto di Giuseppe Casetti

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#newissue

Uno #specialissue di #AltreModernità che analizza l'eredità del Contemporary #CulturalStudies di Birmingham attraverso tre interviste ad Angela McRobbie, Lynne Segal e Iain Chambers.
E ancora: il linguaggio come pratica sociale alle rappresentazioni di classe, il colonialismo in #HeartOfDarkness e l’#otherness in #HanifKureishi, l'identità #queer nella poetica di Kae Tempest, la genealogia della #FashionTheory, e molto altro...

@cultura

⬇️ In #openaccess qui: riviste.unimi.it/index.php/AMo…

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Luciano Floridi: "L'Italia ha le carte per farcela: muoversi per non perdere il treno dell'AI" huffingtonpost.it/economia/202…
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STRAPPARE UN “SÌ” COSTA SOLO 25 CENTESIMI AL LITRO

@news
*La buona notizia interessa anche gli innamorati e i semplici invaghiti, che non sanno a quale stratagemma far ricorso per veder accettata la rispettiva pretesa. Chi ha paura di un rifiuto alla richiesta “mi vuoi sposare” o più prosaicamente “me la dai” adesso sa che un SI ha una quotazione ufficiale.
L'articolo STRAPPARE UN “SÌ” COSTA

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Da qualche mese posto quasi solo su Instagram per stanchezza esistenziale, ma ci tenevo a tornare per dire che su @ilpost è uscita la mia intervista a Contrapoints che potrebbe o non potrebbe essere l'apice della mia carriera fin qui 💫

ilpost.it/2026/03/19/video-ess…

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Ho appena scoperto che la Gendarmerie Française usa Linux dal 2008 e che si sono fatti addirittura una distribuzione loro basata su Ubuntu, la GendBuntu.

Se proprio proprio... voglio essere arrestato da loro 😍

fr.wikipedia.org/wiki/GendBunt…

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Dentro la fabbrica di identità di Pyongyang: come gli “IT worker” nordcoreani stanno diventando i futuri insider
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/dentro…


Dentro la fabbrica di identità di Pyongyang: come gli “IT worker” nordcoreani stanno diventando i futuri insider


Si parla di:
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C’è un momento preciso in cui la narrativa sui “hacker nordcoreani” smette di essere una storia di APT, zero‑day e supply chain e diventa qualcosa di molto più scomodo: scopri che quella persona nel tuo Slack, con badge GitHub aziendale e ticket Jira assegnati, potrebbe essere un dipendente della Repubblica Popolare Democratica di Corea che lavora sotto falso nome da un appartamento a Shenyang, usando il portatile spedito a casa di un collaboratore americano.

Il quadro che emerge dall’analisi congiunta di Flare e IBM X‑Force è quello di un’industria strutturata di IT worker nordcoreani (NKITW), non un singolo cluster o campagna, ma una filiera permanente di developer, facilitator, recruiter e collaboratori occidentali che trasformano identità e account in valuta sonante per il regime. È lo stesso ecosistema che negli ultimi mesi è finito al centro di indagini del Dipartimento di Giustizia USA, di nuove sanzioni OFAC e di report di piattaforme come GitHub, che descrivono pipeline industriali per generare identità sintetiche, costruire reputazione tecnica e infiltrarsi in team di sviluppo e infrastrutture critiche.

Dall’operaio al developer: l’evoluzione del lavoratore all’estero


Storicamente Pyongyang ha monetizzato la forza lavoro esportando camerieri, muratori e operai in Cina e Russia, costretti a rimandare la quasi totalità del salario al partito‑stato. L’IT worker è l’evoluzione “white collar” di questo modello: stesso schema di estrazione di valore, margini molto più elevati. Le stime ONU e di altri osservatori indicano migliaia di lavoratori IT dispiegati all’estero o operativi da remoto, con un volume annuo di centinaia di milioni di dollari tra salari, attività illecite e sfruttamento di criptoasset.

Questi lavoratori non sono improvvisati. Vengono selezionati da giovanissimi per le abilità matematiche, instradati attraverso un percorso di scuole d’élite che include università come Kim Il Sung, Kim Chaek e l’University of Sciences di Pyongyang, gestita dall’Accademia di Scienze e percepita come corsia preferenziale per ottenere residenza nella capitale e status privilegiato. L’IT worker è, di fatto, un insider di élite del sistema nordcoreano: istruito, con accesso alla tecnologia, politicamente affidabile, e con un obiettivo semplice ma non negoziabile, generare valuta pregiata e, quando possibile, intelligence e know‑how tecnici.

La macchina organizzativa: recruiter, facilitator, worker, collaboratori


L’ecosistema NKITW è strutturato in ruoli ben distinti, che ricordano più una scale‑up distribuita che un’unità di intelligence tradizionale. In alto troviamo i recruiter, spesso attivi su piattaforme mainstream come LinkedIn, che si presentano come HR per “stealth startup” con nomi innocui, come “C Digital LLC”. Il loro pitch è studiato: promettono mentorship sulle “migliori strategie di job hunting”, identità USA preconfezionate, possibilità (alluse, mai garantite) di migrare, e un modello retributivo basato su contratti ottenuti presso terzi.

Il passaggio successivo è nelle mani dei facilitator, che sono il motore operativo della frode. Queste figure orchestrano la creazione delle identità, gestiscono i profili su LinkedIn, GitHub e piattaforme freelance, coordinano gli assistenti che spammando candidature arrivano tranquillamente a centinaia di job application al giorno, curano il rapporto con i collaboratori occidentali, si fanno carico dell’onboarding e della “manutenzione” del profilo fintanto che il lavoratore resta in azienda.

Gli IT worker, il gradino apparentemente più “basso”, sono in realtà gli esecutori sulla tastiera. Lavorano su stack che vanno da .NET allo sviluppo blockchain, da WordPress al full‑stack JavaScript, con competenze che oscillano dal solido alla facciata, spesso compensate da un uso massiccio di Google, ChatGPT e altra AI generativa per colmare gap tecnici e linguistici in tempo reale. Infine ci sono i collaboratori/broker occidentali, il layer più delicato dal punto di vista legale: proprietari di identità, laptop e conti bancari che consapevolmente o meno prestano la propria “fisicità” per superare KYC, background check, drug test e burocrazia fiscale.

Le ultime inchieste del Dipartimento di Giustizia USA hanno mostrato esattamente questo pattern, con facilitatori e cittadini americani incriminati per aver fornito laptop, conti e società di comodo a decine di worker nordcoreani, che hanno guadagnato milioni di dollari e ottenuto accesso a più di cento aziende, incluse realtà Fortune 500 e contractor della difesa.

RB Site, NetKeyRegister e la “intranet” del lavoro IT nordcoreano


Un elemento distintivo del report Flare/X‑Force è l’accesso raro a quello che succede “dietro il firewall” nordcoreano: non solo opsec degli operatori, ma veri e propri sistemi di gestione interna del lavoro. Il primo tassello è l’infrastruttura VPN domestica, centrata su NetKey e sul suo rebrand OConnect, client proprietari usati per autenticarsi a reti interne DPRK. Su endpoint riconducibili a worker sono state osservate più versioni di NetKey (4.1, 5.0, 5.1) e OConnect (dalla 5.3 alla 6.0.0), con percorsi che includono directory come “C:\Program Files (x86)\rb corp\oconnect 5\NetKey.exe” e “C:\Program Files (x86)\STN Corp\OConnect 6.0.0\OConnect.exe”, indizi di enti o front company come “RB Corp” e “STN Corp”.

È proprio “RB” a condurre a RB Site, una piattaforma web accessibile su IP interni (per esempio 192.168.109.2) che fornisce interfacce come “Add Machine Info”, “Network Report”, “Payment Address” e viste su “blocked URLs”. In pratica un back‑office centralizzato dove registrare i dispositivi in uso, associare macchine a singoli worker, distribuire aggiornamenti dei client NetKey/OConnect e tracciare flussi di pagamento. In parallelo emerge NetKeyRegister, un’altra applicazione web su IP privato (172.20.100.7:8000) con pagine di login, upload e form parametrici basati su “netkey_id”, verosimilmente un registry interno di identità e servizi associati ai tunnel VPN.

Questo ecosistema suggerisce che il lavoro remoto per Pyongyang è gestito con la stessa ossessione per la rendicontazione che si ritrova nel resto dell’economia di comando: time sheet che registrano le attività “per il secondo”, classifiche interne basate sulle ore trascorse a fare bidding su Upwork e a inviare messaggi LinkedIn, nickname di gruppo mutuati da videogiochi e cultura pop. Dalla stessa telemetria si capisce che ogni giorno centinaia di bid vengono lanciati su piattaforme freelance, con tassi di conversione bassi ma sufficienti, dato il costo del lavoro interno, a generare margini significativi anche con progetti da qualche centinaio di dollari l’uno.

Synthetic workforce: persona engineering tra GitHub, AI e FaceSwap


Se c’è un’area in cui la componente “nerd” del fenomeno emerge con forza è la costruzione delle identità. L’identità digitale del worker è un prodotto, e viene trattata come tale: progettazione, prototipazione, validazione, cicli di iterazione basati su feedback del mercato (recruiter, hiring manager, piattaforme). Tutto parte da generatori di nomi e profili, in grado di produrre identità coerenti con l’area geografica target, collegati a università e aziende credibili nel contesto locale. Per la parte visiva vengono scaricate foto stock e poi modificate con editor AI per evitare reverse image search, oppure si parte da scatti reali e si manipola lo sfondo o i tratti fino a renderli irriconoscibili.

Negli ultimi mesi, secondo OFAC e analisi indipendenti, questo arsenale si è arricchito di strumenti più aggressivi: applicazioni di face‑swapping usate per inserire volti di worker in passaporti rubati o documenti d’identità sintetici, e tool generativi per produrre headshot “LinkedIn‑ready” e persino interi siti aziendali fittizi che fungono da base per referenze e shell company. Una delle indagini raccontate da GitHub parla di un singolo team nordcoreano che ha creato almeno 135 identità sintetiche, automatizzando la creazione di email, account professionali e portfolio tecnici e riuscendo a ottenere accesso a decine di codebase private.

GitHub, in questo ecosistema, è una vetrina ma anche un tool operativo. I profili “di facciata” sono pieni di repository boilerplate, fork, badge e grafica, spesso con commit history artificiale, costruita seguendo guide trovate via Google tipo “how to create fake commit activity on GitHub”. La qualità del codice nei repo pubblici conta relativamente: l’obiettivo è tecnicamente convincere un recruiter umano o automatizzato che la persona dietro l’account sia “uno dei tanti” developer mid‑senior in un mercato saturo.

Molto più interessanti, dal punto di vista della sicurezza, sono i profili “operativi”, quelli usati per lavorare sui repository privati delle aziende target. In questi casi il profilo GitHub è minimalista, spesso quasi vuoto, perché la sua unica funzione è ospitare branch e pull request su codebase proprietarie. È qui che l’identità fittizia smette di essere un problema HR e diventa un rischio di sicurezza: accesso a codice, pipeline CI/CD, segreti, infrastrutture cloud, dataset di clienti.

Vita (molto) quotidiana di un IT worker nordcoreano


La vita lavorativa dell’IT worker medio, per come emerge dai log di Google Translate, dalle cronologie browser e dai documenti interni analizzati, è quasi banale proprio perché profondamente simile a quella di un developer qualsiasi, solo con più stratagemmi intorno. Il worker inizia la giornata collegandosi via VPN commerciale, spesso Astrill, per ottenere un IP coerente con la sua presunta residenza (Stati Uniti, Europa, Asia‑Pacific), oltre al tunnel verso la rete DPRK tramite NetKey/OConnect.

Le task arrivano via Jira, Slack, Teams o sistemi analoghi; ogni descrizione di ticket viene incollata in Google Translate, tradotta e spezzata in query per Google e ChatGPT. ChatGPT viene usato come copilota per generare snippet, debug, spiegazioni di stack non pienamente padroneggiati; le risposte vengono ricontrollate traducendo dall’inglese al coreano per essere sicuri di aver compreso senso e sfumature prima di inviare qualcosa al team. Interessante è il pattern di utilizzo di Google Translate: quando il worker scrive in inglese, l’URL della pagina di traduzione viene aggiornato a ogni lettera, producendo lunghi “trail” nella cronologia, un marcatore comportamentale che tradisce la scrittura lenta e controllata del messaggio.

In parallelo mantiene la copertura: aggiornamenti di stand‑up giornalieri, battute “da open space”, richieste di chiarimenti tecnici costruite in maniera credibile rispetto al ruolo. Tutto questo sotto la minaccia costante della performance: i log contengono messaggi di manager frustrati da problemi banali con i branch Git, dal calo di qualità delle consegne rispetto alle aspettative del CV, fino a piani di miglioramento e, in molti casi, lettere di licenziamento. Quando l’epilogo arriva, scatta il protocollo di dismissione: coordinarsi con il collaboratore occidentale per spedire il laptop, chiudere l’account, incassare l’ultima busta paga e passare alla prossima identità.

La comunicazione interna tra worker e tra team avviene spesso tramite IP Messenger (IPMsg), un’app di messaging serverless che vive su LAN, con gruppi identificati da nickname come “Jockey”, “Viper”, “KasperSky”, “Superman” e così via. Qui circolano slide con statistiche su CV che performano meglio, consigli di dorking per cercare offerte di lavoro per paese, link a versioni “pulite” di OConnect e IPMsg da RB Site quando compaiono campagne malware che ne sfruttano i binari. Questo layer “peer‑to‑peer” dipinge l’immagine di un ambiente ibrido tra una software house e un collegio, con competizione interna, ranking e pressione sociale per chi è in fondo alla classifica di ore lavorate.

Dal falso dipendente all’insider: cosa stanno facendo davvero


La narrativa ufficiale spiega l’IT worker principalmente come strumento di generazione di revenue, e le cifre supportano questa lettura: singoli worker possono guadagnare fino a 300.000 dollari l’anno, fondi che in gran parte vengono incanalati verso i programmi di armamento e missilistici del regime. Ma ridurre il fenomeno a “developer che lavorano in nero per finanziare Pyongyang” è fuorviante. Alcune delle indagini più recenti mostrano come questi ruoli si sovrappongano sempre più con attività classiche di cybercrime e spionaggio.

Nelle accuse rese pubbliche nel 2025, il Dipartimento di Giustizia ha descritto casi in cui team di IT worker, una volta ottenuto un posto come developer remoto presso aziende americane, hanno sottratto criptovalute per quasi un milione di dollari, violato policy ITAR accedendo a codice sensibile di un contractor della difesa e scaricato dati proprietari da più organizzazioni. In parallelo OFAC e Treasury hanno sanzionato entità come Amnokgang Technology Department Company e altre strutture che gestiscono squadre di worker, accusandole non solo di frode identitaria, ma anche di aver introdotto malware su reti aziendali per esfiltrare informazioni.

Sul fronte cripto, provider come Chainalysis tracciano un uso sistematico di exchange, swap, mixer e bridge multi‑chain per ripulire salari e proventi illeciti, collegando indirizzi collegati all’IT worker scheme a milioni di dollari in asset digitali riciclati. In questo senso il “developer remoto” è un punto di ingresso ideale per l’abuso di segreti, wallet interni, infrastrutture DevOps poco presidiate e chiavi API, soprattutto in organizzazioni che non hanno una chiara segregazione tra ambienti di sviluppo, test e produzione.


E’ la componente umana, la più difficile da automatizzare ma probabilmente la più efficace. Il report Flare sottolinea come i worker tendano a evitare ambienti dove è richiesta alta interazione faccia a faccia, videochiamate frequenti, incontri in presenza per il ritiro dei laptop o per l’onboarding. Un’organizzazione che investe in rapporti stretti tra manager e dipendenti, che insiste su colloqui video approfonditi, che verifica indirizzi e disponibilità fisica quando il ruolo lo consente, rende la vita molto più difficile a chi cerca di gestire un’identità da migliaia di chilometri di distanza attraverso un collaboratore.


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oggi, 19 marzo, a roma, finissage della mostra “fragile ergo sum”, in biblioteca vallicelliana


Oggi, 19 marzo, presso il Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana di Roma è previsto il finissage di Fragile ergo sum, mostra a cura di Roberto Gramiccia e Alberto Dambruoso.

Biblioteca Vallicelliana, Piazza della Chiesa Nuova 18. Informazioni:
vallicelliana.cultura.gov.it/f…
Artiste e artisti:

Ennio Alfani, Francesco Paolo Ambrosecchio, Flavio Arcangeli, Gianfranco Basso, Jacopo Benci, Paolo Bielli, Eleonora Bona, Valeria Cademartori, Emanuela Camacci, Enzo Casale, Antonella Catini, Bruno Ceccobelli, Franco Cenci, Primarosa Cesarini Sforza, Claudia Chianese, Stefano Ciotti, Mattia Cleri Polidori, Alice Colacione, Angelo Colagrossi, Cinzia Colombo, Tiziano Conte, Lea Contestabile, Karmen Corak, Giovambattista Cuocolo, Ysabel Dehais, Alberto D’Amico, Leonardo D’Amico, Michele De Luca, Francesca di Ciaula, Stefania Di Filippo, Paolo Di Nozzi, Patrizia Dottori, Nina Eaton, Stefania Fabrizi, Cristiana Fasano, Ugo Ferrero, Mariano Filippetta, Peter Flaccus, Ines Fontenla, Stella Marina Gallas, Alberto Gallingani, Alessandra Giovannoni, Francesco Impellizzeri, Pierluigi Isola, Susanne Kessler, Marilena La Mantia, Giulia Lanza, Ana Maria Laurent, Emanuela Lena, Melissa Lohman, Adele Lotito, Renata Maccaro, Mauro Magni, Vilma Maiocco, Marco Manzo, Roberta Maola, Claudio Marani, Michele Marinaccio, Carola Masini, Camelia Mirescu, Patrizia Molinari, Daniela Monaci, Denise Montresor, Consuelo Mura, Mahshid Mussavi, Elly Nagaoka, Giulia Napoleone, Alessia Nardi, Elena Nonnis, Alessandra Pedonesi, Angela Pedonesi, Stefano Piali, Maurizio Pierfranceschi, Luca Piffero, Jasmine Pignatelli, Diana Pintaldi, Monica Pirone, Nino Pollini, Giulia Ripandelli, Elio Rizzo, Paola Romoli Venturi, Nicola Rotiroti, Jack Sal, Stefano Salvi, Sandro Sanna, Nicola Santarelli, Lucia Sapienza, Monica Sarandrea, Vincenzo Scolamiero, Shaghayegh Sharafi, Nunzio Solendo, Georgina Spengler, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Anna Tozzi, Stefano Trappolini, Patrizia Trevisi, Laura VdB Facchini, Paolo Vitale, Juanni Wang, A-Wibaa
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a torino, fino al 29 marzo, mostra di opere asemiche di eugenia di meo


L’arte calligrafica e asemica di Eugenia Di Meo in mostra all’Associaziopera asemica di Eugenia Di Meoone Culturale “Fuocoinfinito” di via Carlo Alberto 11p, a Torino.
Fino a domenica 29 marzo, con questi orari:
lun. – ven. 15:30 / 18:30
sab. – dom. 10:30 / 12:30 e 15:30 / 18:30

Un articolo di Gianni Milani e tutte le informazioni qui: https://iltorinese.it/2026/03/17/se-la-traccia-alfabetica-si-fa-libera-narrazione-darte/
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Scuola, inflazione e sanità: gli italiani chiedono protezione e temono il declino

@scuola

corriereuniv.it/inflazione-san…

Dalla salute mentale degli studenti al costo dell’inflazione: i dati Bocconi–SWG per Pact4Future 2026 raccontano un Paese che percepisce insicurezza e chiede risposte concrete. Il disagio giovanile è più profondo di quanto credano gli

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Perdiamo ogni occasione per cercare di alleviare la nostra dipendenza dall'auto e dal petrolio.

Capisco evitare rialzi dell'inflazione, ma si poteva ottenere un effetto anche migliore aiutando trasportatori o altri campi affetti dal prezzo del petrolio.

Invece niente, bisogna spingere ad usare il petrolio in ogni ambito e mantenere lo status quo, pur essendo perfettamente consapevoli che anche col prezzo più basso, le cose non funzionano, non sono sostenibili e dovranno cambiare.

Lasciate a casa la macchina, anche solo una volta alla settimana, se potete. Provate alternative, non fissatevi sul solito modo.


Mi piacerebbe sentire qualcosa del genere da qualche governante, locale, nazionale, europeo, ogni tanto

ilpost.it/2026/03/18/governo-m…

#autonarcotizzati #autodipendenza #mobilitainsostenibile

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