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La destra americana vuole limitare le cariche pubbliche ai soli cittadini nati negli Usa


Dall'Alabama al Congresso, cresce tra i repubblicani la spinta a escludere naturalizzati e doppi cittadini da incarichi elettivi e federali, nonostante i forti dubbi sulla costituzionalità di queste misure.

Per gran parte della storia americana, diventare cittadini ha significato acquisire il diritto di partecipare a quasi ogni aspetto della vita civica: votare, far parte di una giuria e candidarsi a qualsiasi carica, con la sola grande eccezione della presidenza. Ma secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in Alabama e in altri Stati alcuni legislatori repubblicani vogliono ora introdurre una ulteriore distinzione: i cittadini naturalizzati non dovrebbero avere lo stesso diritto di ricoprire cariche pubbliche di chi è nato negli Stati Uniti.

Quest'anno in Alabama, Kentucky e Tennessee sono state presentate proposte per riservare ai cittadini nati nel Paese la possibilità di candidarsi a governatore, parlamentare statale, sceriffo e ad altre cariche elettive. Un'idea un tempo confinata ai margini ha così guadagnato spazio nel dibattito politico tra i repubblicani. In Alabama la misura era stata presentata sotto forma di emendamento alla Costituzione statale: se approvata dal Parlamento, avrebbe dovuto essere sottoposta agli elettori il 3 novembre. La proposta, però, non è mai stata esaminata dalla Commissione competente del Senato ed è rimasta bloccata fino alla conclusione della sessione legislativa ad aprile.

Al Congresso almeno 5 deputati repubblicani hanno sponsorizzato misure per escludere i cittadini naturalizzati o con doppia nazionalità dalla magistratura federale, dagli incarichi di governo, dalle ambasciate e dallo stesso Congresso. La Florida ha invece già approvato una legge che obbliga i candidati a diverse cariche statali e federali a dichiarare se possiedono un'altra cittadinanza, la prima norma di questo tipo ad essere approvata da uno Stato.

Cittadinanza · Diritti politici

Alcuni repubblicani vogliono vietare ai cittadini naturalizzati di candidarsi

Possono votare, pagare le tasse e far parte di una giuria. In tre Stati e al Congresso sono state presentate proposte perché non possano più candidarsi a una carica pubblica.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati ad agosto 2026

Il Congresso degli Stati Uniti · 535 seggi

Ogni punto è un seggio. L'arco esterno è la Camera, quello interno il Senato. In blu gli eletti nati fuori dagli Stati Uniti.

Camera 0 su 435 seggi
Senato 0 su 100 seggi

Nati negli Stati Uniti Nati all'estero Il seggio di Bernie Moreno

In tutto 32 membri del Congresso sono nati fuori dagli Stati Uniti. La maggioranza è democratica, ma tra loro ci sono anche repubblicani nati a Cuba, in Ucraina e in Messico.

Dove si muove la campagna

Tre Stati ci hanno provato, solo la Florida ha approvato una legge


Le proposte vogliono riservare le cariche elettive a chi è nato nel Paese. Tocca la riga per leggere che cosa prevede ciascuna misura.

Il paradosso dell'Alabama

Lo Stato da cui parte la battaglia è tra quelli con meno residenti nati all'estero. L'ex deputato repubblicano Mo Brooks l'ha definita una delle mosse tattiche più stupide mai viste: dire a una parte degli americani che non può candidarsi è il modo più sicuro per non ottenere mai il loro voto.

0 Cittadini naturalizzati che vivono in Alabama
0 La quota che rappresentano sulla popolazione

Come è nata

Dalla cerimonia nello Studio Ovale ai post su Truth Social


Quattro passaggi che spiegano come un'idea di margine sia entrata nel dibattito repubblicano. Tocca una tappa per aprirla.

Il muro costituzionale

I requisiti per candidarsi ci sono già, e nessuno può aggiungerne altri


Per entrare alla Camera la Costituzione chiede due sole cose.

Sono requisiti esclusivi: né i singoli Stati né il governo federale possono aggiungerne altri con una legge ordinaria. Il senatore repubblicano dell'Ohio Bernie Moreno, nato in Colombia, non potrebbe essere eletto se passasse la proposta della deputata Nancy Mace.

«È incredibilmente brutto, stupido e incostituzionale»

Pamela Karlan, professoressa di diritto alla Stanford University, intervistata da The Atlantic


32 membri del Congresso sono nati fuori dagli Stati Uniti: 26 alla Camera e 6 al Senato. In Alabama, Kentucky e Tennessee sono state presentate proposte per riservare le cariche elettive a chi è nato nel Paese; la Florida ha già approvato l'obbligo di dichiarare un'eventuale seconda cittadinanza. L'Alabama, da cui parte la battaglia, conta circa 77.000 cittadini naturalizzati, l'1,5% della popolazione. Per la Camera la Costituzione chiede 25 anni di età e 7 anni di cittadinanza.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su analisi di The Atlantic e registri del Congresso. La disposizione dei seggi negli emicicli è schematica: le posizioni dei singoli eletti sono distribuite a scopo illustrativo.

Il fattore Mamdani


Ad alimentare la campagna, scrive l'Atlantic, è anche l'ascesa di una nuova generazione di politici nati all'estero, a cominciare dal sindaco di New York Zohran Mamdani, nato in Uganda da genitori di origine indiana e diventato uno dei bersagli preferiti della destra. Il Segretario di Stato dell'Alabama Wes Allen ha citato apertamente la sua candidatura quando ha avanzato l'idea di escludere i naturalizzati dalle cariche pubbliche: "Vogliamo assicurarci che nessuna potenziale influenza o ingerenza straniera possa condizionare i più alti dirigenti eletti del nostro Stato".

Ma su questa campagna ha pesato anche la battaglia giudiziaria di Donald Trump sulla cittadinanza per diritto di nascita. Dopo che la sua Amministrazione non è riuscita a convincere la maggioranza della Corte Suprema della costituzionalità dell'ordine esecutivo che limitava la cittadinanza dei bambini nati negli Stati Uniti da genitori privi di status legale, Trump ha scritto che avrebbe cercato altre strade "in Congresso attraverso la legislazione". Alcuni suoi alleati hanno quindi cominciato a prendere di mira anche i diritti politici dei cittadini naturalizzati.

Durante il suo primo mandato, nel 2019, Trump aveva accolto cinque immigrati regolari alla Casa Bianca per quella che definì la prima cerimonia di naturalizzazione nello Studio Ovale, celebrando "la bellezza e la maestà della cittadinanza americana". "Non importa dove comincia la nostra storia, che siamo la prima o la decima generazione, siamo tutti uguali", disse. Ad aprile di quest'anno ha invece scritto su Truth Social che "se importi il Terzo Mondo, diventi il Terzo Mondo" e poche settimane dopo ha rilanciato il post di un podcaster di destra che metteva in dubbio la lealtà dei naturalizzati e dichiarava finita "l'idea del melting pot".

"Una sola fedeltà: l'America"


La deputata repubblicana Nancy Mace, che ha presentato diverse proposte per escludere cittadini naturalizzati e doppi cittadini dal Congresso, dalla magistratura federale e da decine di incarichi federali, ha scritto in un editoriale su Newsweek: "Quando vedi uno schema ricorrente di funzionari nati all'estero che hanno dimostrato più volte di non essere America First, cosa c'è di sbagliato nel volerli fuori dal potere?". Interpellata dall'Atlantic, ha aggiunto che gli americani "meritano di sapere che chi detiene questo potere abbia una sola fedeltà: l'America", senza però indicare quali rischi concreti le sue proposte intendano affrontare.

Ad agosto, dopo la vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche per il Senato in Michigan, Mace ha scritto che "ogni singolo musulmano con una carica pubblica in America è un cavallo di Troia". Il senatore dell'Alabama Tommy Tuberville, oggi candidato governatore del suo Stato, ha affermato in aula che "l'Islam non è una religione, è un culto della morte" e ha proposto nuovi requisiti ideologici per ottenere la cittadinanza.

Secondo i registri del Congresso, 26 deputati e 6 senatori sono nati fuori dagli Stati Uniti, anche se alcuni sono figli di cittadini americani che vivevano all'estero. La maggioranza di loro è democratica, ma tra loro figurano anche esponenti repubblicani nati a Cuba, in Ucraina e in Messico. Il senatore dell'Ohio Bernie Moreno, nato in Colombia, non potrebbe essere eletto se venisse approvata la proposta di legge di Mace. Moreno ha però presentato a sua volta, senza cofirmatari, un disegno di legge per vietare agli americani di possedere una seconda cittadinanza. "Non è una questione personale", ha risposto Mace quando le è stato fatto notare che la sua proposta colpirebbe anche Moreno e altri repubblicani. "Riguarda lo standard che vogliamo per chi esercita un potere enorme sul popolo americano".

"Brutto, stupido e incostituzionale"


La Costituzione stabilisce già i requisiti necessari per essere eletti al Congresso: per la Camera, per esempio, occorre avere almeno 25 anni ed essere cittadini statunitensi da almeno sette anni. Si tratta di requisiti "esclusivi", ha spiegato all’Atlantic Pamela Karlan, professoressa di diritto alla Stanford University: né i singoli Stati né il governo federale possono introdurne di ulteriori attraverso una legge ordinaria. Ancora più netto il suo giudizio sul contesto politico in cui si inserisce la proposta: "È incredibilmente brutto, stupido e incostituzionale".

Ma anche i giudici che hanno ostacolato alcune iniziative dell'Amministrazione sono diventati bersagli di questa campagna. Quando a giugno la giudice federale Sparkle Sooknanan ha stabilito che il governo aveva "consapevolmente calpestato i diritti alla privacy dei cittadini americani" attraverso una banca dati federale sulla cittadinanza, il deputato repubblicano Abe Hamadeh ha presentato articoli di impeachment contro di lui sottolineando che Sooknanan possiede la doppia cittadinanza americana e di Trinidad e Tobago. Stephen Miller, principale artefice della stretta sull'immigrazione, ha scritto sarcasticamente che "la giudice Sparkle decreta che l'America appartiene a qualsiasi migrante casuale del pianeta".

L'ex deputato repubblicano dell'Alabama Mo Brooks, che pure sostiene gran parte dell'agenda migratoria di Trump, ha definito la strategia contro i cittadini naturalizzati come "una delle mosse tattiche più stupide che abbia mai visto fare a dei politici": dire a una parte degli americani che non può candidarsi, ha osservato, è il modo più sicuro per non ottenere mai il loro voto. L'Alabama conta circa 77.000 cittadini naturalizzati, pari all'1,5% della popolazione, ed è tra gli Stati con la più bassa quota di residenti nati all'estero. Un luogo insolito da cui far partire questa battaglia, osserva il politologo Steven Taylor della Troy University:

"A un certo livello sembra incredibilmente banale. A un altro sembra piuttosto serio, perchè dimostra il nazionalismo inquietante che attraversa oggi la nostra politica".


Carlos Alemán, nato in Nicaragua ed eletto nel 2020 nel consiglio comunale di Homewood, in Alabama, ha raccontato all'Atlantic quanto sia estenuante vedere continuamente messa in discussione la propria lealtà: "Sembra parte di un progetto per considerare chiunque non sia nato qui indegno dei pieni diritti della cittadinanza". Alemán ha deciso di non ricandidarsi. Se queste proposte diventassero realtà, i suoi figli crescerebbero in un Paese in cui il padre è abbastanza americano per votare, pagare le tasse e crescere una famiglia, ma non abbastanza per rappresentare la comunità a maggioranza bianca che lo ha eletto.

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Trump ha continuato a comprare e vendere titoli petroliferi durante la guerra con l'Iran


Secondo CBS News, i conti del presidente hanno effettuato operazioni per centinaia di migliaia di dollari nel settore energetico. La Casa Bianca assicura che gli investimenti sono stati gestiti in modo indipendente.

Donald Trump ha continuato a comprare e vendere azioni di società petrolifere e del gas mentre conduceva la guerra contro l'Iran. È quanto emerge dalle dichiarazioni patrimoniali depositate fino al secondo trimestre del 2026 e analizzate da CBS News. Tra l'inizio del conflitto, la tregua e la ripresa dei combattimenti, i conti di Trump hanno effettuato operazioni su titoli energetici per centinaia di migliaia di dollari, secondo i dati più recenti dell'Office of Government Ethics (OGE), l'organismo che raccoglie le dichiarazioni finanziarie dei funzionari federali.

Il portafoglio del presidente è molto ampio, con posizioni in tutti gli 11 principali settori di Borsa. Una precedente inchiesta di CBS News aveva calcolato che nei primi tre mesi dell'anno i suoi conti avevano effettuato circa 3.600 operazioni su azioni e altri titoli, per un valore complessivo compreso tra 212 e 695 milioni di dollari.

I democratici della Commissione economica congiunta del Congresso hanno stimato questa settimana che il valore delle partecipazioni di Trump in società petrolifere e del gas sia passato da una forchetta di 13-46 milioni di dollari all'inizio dell'anno a 17-61 milioni a metà agosto: un aumento medio del 39%, con un potenziale incremento di valore fino a 15,5 milioni di dollari. Nello stesso rapporto stimano inoltre acquisti fino a 3,6 milioni nel primo trimestre, comprese azioni Chevron comprate nelle settimane successive all'operazione statunitense in Venezuela.

Le dichiarazioni obbligatorie riportano soltanto intervalli di valore, non cifre esatte. La stima dei democratici si basa inoltre sulle partecipazioni dichiarate per il 2025 e non tiene conto delle operazioni successive. Nel frattempo i titoli energetici sono saliti sensibilmente, in un periodo che comprende sia l'operazione americana in Venezuela di inizio gennaio sia la guerra con l'Iran, cominciata alla fine di febbraio.

Conflitti di interesse

Trump ha comprato e venduto azioni petrolifere mentre conduceva la guerra all’Iran

Le dichiarazioni patrimoniali del presidente mostrano operazioni su titoli energetici per centinaia di migliaia di dollari nei mesi del conflitto con Teheran. Le sue partecipazioni nel settore sono cresciute in media del 39%.

Grafica di FocusAmerica

1L’operazione chiave

Il 7 aprile Trump annuncia la tregua con l’Iran. Lo stesso giorno i suoi conti vendono ExxonMobil.


Il grafico dell’andamento del titolo richiede JavaScript.

La vendita, tra e di dollari, risulta dichiarata il giorno stesso dell’annuncio, arrivato in serata a mercati chiusi.

2Il portafoglio

A metà agosto le partecipazioni in petrolio e gas valevano fino a 61 milioni di dollari


Le dichiarazioni obbligatorie non riportano cifre esatte ma intervalli di valore: per questo ogni barra ha un minimo e un massimo.

Il grafico delle partecipazioni richiede JavaScript.

l’aumento medio del valore delle partecipazioni tra gennaio e agosto
il potenziale incremento di valore, nell’ipotesi più alta

operazioni su azioni e altri titoli nel primo trimestre
il controvalore complessivo di quelle operazioni
gli acquisti stimati nel settore energia nel primo trimestre

3La cronologia

Otto mesi tra guerra, tregua e compravendite


Guerra e politica Mercati e portafoglio
Inizio gennaio Gli Stati Uniti conducono un’operazione militare in Venezuela. Nelle settimane successive i conti del presidente comprano azioni Chevron: rientrano nella stima diffusa dai democratici del Congresso. Fine febbraio Comincia la guerra con l’Iran. Nei mesi del conflitto i titoli energetici salgono sensibilmente e le compagnie petrolifere quotate registrano forti profitti, con il petrolio a prezzi elevati. 7 aprile I conti di Trump vendono ExxonMobil. In serata il presidente annuncia il cessate il fuoco. L’Office of Government Ethics impone di dichiarare entro 45 giorni le operazioni sopra i 1.000 dollari: alcune comunicazioni di Trump relative al 2026 sono arrivate in ritardo. 8 aprile ExxonMobil apre in forte calo rispetto alla chiusura del giorno prima. Nella prima metà dell’anno i conti del presidente comprano e vendono anche Chevron, ConocoPhillips e altre società del settore per centinaia di migliaia di dollari. Dopo la tregua I combattimenti riprendono. Le operazioni sui titoli energetici proseguono per tutto il periodo, secondo le dichiarazioni depositate fino al secondo trimestre. Metà agosto Le partecipazioni in petrolio e gas sono stimate tra 17 e 61 milioni di dollari. Questo mese lo stesso Trump, riferendosi a ExxonMobil e Chevron, ha detto che «stanno guadagnando troppo».

4Il confronto

Nessuno dei tre predecessori deteneva singole azioni


Donald TrumpDetiene direttamente singole azioni: ha scelto di non collocare i propri beni in un trust Sì
Joe BidenNon possedeva singole azioni No
Barack ObamaDeteneva soprattutto fondi e titoli del Tesoro No
George W. BushAffidò i propri beni a un trust No

La legge consente a presidente, parlamentari e funzionari federali di detenere e negoziare singole azioni. Esponenti di entrambi i partiti hanno proposto divieti più stringenti.

La replica. Secondo la Casa Bianca il portafoglio del presidente è gestito in modo indipendente da istituzioni finanziarie terze, attraverso modelli che replicano indici riconosciuti, senza che Trump possa influenzare le singole decisioni.

Nota. Le dichiarazioni patrimoniali riportano intervalli di valore, non cifre esatte. La stima sul portafoglio energetico si basa sulle partecipazioni dichiarate per il 2025 e non tiene conto delle operazioni successive.

Fonte: analisi CBS News sulle dichiarazioni depositate all’Office of Government Ethics; stime dei democratici della Commissione economica congiunta del Congresso — agosto 2026.

Exxon venduta il giorno del cessate il fuoco


L'operazione più rilevante individuata da CBS News risale al 7 aprile, giorno in cui Trump annunciò il cessate il fuoco con l'Iran. I suoi conti vendettero azioni ExxonMobil per un valore compreso tra 500.000 e un milione di dollari. Il titolo chiuse quella seduta a 163,91 dollari, prima dell'annuncio serale, e il giorno successivo aprì in calo del 6,5%, a 153,52 dollari. Nella prima metà dell'anno il presidente ha comprato e venduto anche azioni di Chevron, ConocoPhillips e altre società del settore petrolifero per centinaia di migliaia di dollari. L'OGE impone di dichiarare entro 45 giorni le operazioni superiori a 1.000 dollari e Trump ha presentato in ritardo alcune comunicazioni relative al 2026.

La Casa Bianca sostiene che il presidente non abbia alcun ruolo nelle operazioni. "Il portafoglio di azioni e obbligazioni del presidente Trump è gestito in modo indipendente da istituzioni finanziarie terze", ha dichiarato il portavoce Davis Ingle. Secondo la Casa Bianca, i conti sono affidati alla gestione discrezionale di soggetti esterni e gli investimenti vengono effettuati attraverso modelli informatici che replicano indici riconosciuti, come lo Schwab 1000, senza che Trump o altri membri della famiglia possano indirizzare o influenzare le singole decisioni.

Trump ha tuttavia scelto di non collocare i propri beni in un trust. La detenzione diretta di singole azioni, anziché esclusivamente di fondi indicizzati, comporta quindi il mantenimento di partecipazioni riconoscibili in settori interessati dalle decisioni dell'amministrazione. Quando CBS News aveva esaminato a giugno le operazioni precedenti, alcuni gestori avevano attribuito almeno una parte degli scambi a una strategia fiscale. David Salem, gestore di Hedgeye Asset Management, aveva parlato di una "classica attività di vendita delle perdite a fini fiscali": cedere titoli in perdita per compensare plusvalenze realizzate altrove.

"Stanno guadagnando troppo"


La guerra ha favorito forti profitti per le compagnie petrolifere quotate, anche visti i prezzi del petrolio così elevati. All'inizio del mese lo stesso Trump, riferendosi a ExxonMobil e Chevron, ha affermato che "stanno guadagnando troppo". Donald Sherman, presidente dell'organizzazione per la trasparenza Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW), ha detto a CBS News che il presidente non dovrebbe beneficiare personalmente dell'aumento dei prezzi del petrolio. "Non importa se scambia i titoli lui stesso: il presidente ha il dovere di evitare conflitti di interesse tra le sue finanze e ciò che è meglio per gli americani".

La legge attuale consente al presidente, ai parlamentari e ai funzionari federali di detenere e negoziare singole azioni, anche se esponenti di entrambi i partiti hanno proposto di introdurre divieti più stringenti. Trump, che Forbes stima possieda un patrimonio di 6,5 miliardi di dollari, è molto più esposto direttamente al mercato azionario rispetto ai suoi immediati predecessori: George W. Bush ricorse a un trust, Barack Obama deteneva soprattutto fondi e titoli del Tesoro e Joe Biden non possedeva singole azioni.

Le operazioni nel settore energetico rappresentano soltanto una piccola parte del patrimonio complessivo di Trump. Sono però anche quelle in cui gli interessi finanziari del presidente si intrecciano più direttamente con le decisioni di politica estera e militare adottate dall’Amministrazione che lui stesso guida, esponendolo quindi più di altri investimenti al rischio di potenziali conflitti di interesse. Una questione sulla quale un’eventuale futura maggioranza democratica al Congresso potrebbe avere particolare interesse ad avviare indagini.

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Il 24 agosto 2026 l’Ucraina ha celebrato 35 anni di indipendenza, per la quinta volta durante la guerra su vasta scala iniziata con l’invasione russa del 2022: un anniversario che cade mentre il Paese continua a difendere quella stessa libertà.

A Kyiv si è riunita la Coalizione dei Volenterosi, mentre l’Europa ha rafforzato il sostegno alla difesa ucraina. Zelensky lo ha ribadito: l’Ucraina vuole la pace, non la resa. E la pace, quella vera e duratura, non si costruisce trasformando la sovranità di un popolo in merce di scambio.

Enrico è a Odesa per Volt, insieme al Movimento Europeo di Azione Nonviolenta nella sua 20ª missione in Ucraina, per chiedere nuovamente l’istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei: uno strumento di partecipazione civile, prevenzione dei conflitti e costruzione della pace, complementare a una vera difesa comune europea.

Perché per Volt sostenere l’Ucraina significa tenere insieme sicurezza, solidarietà e pace.

Ora l’Europa deve mantenere gli impegni, rafforzare il sostegno e trattare la difesa dell’Ucraina come parte della propria sicurezza: la libertà ucraina è anche una misura concreta della credibilità europea. 🇺🇦🇪🇺

#Ucraina #Odesa #Pace #UnioneEuropea #StandWithUkraine #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Release sealed documents in Herridge reporter’s privilege case


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Dear Friend of Press Freedom:

We want to see the sealed documents a judge considered when imposing an $800-per-day fine on journalist Catherine Herridge for refusing to identify a source. Plus, a ubiquitous contract clause is making freelancers’ work more risky, the Pentagon has a journalist burn book, and conservatives are sounding the alarm about Donald Trump’s FCC.

FPF demands unsealing of documents in reporter’s privilege case


Investigative journalist Catherine Herridge was held in contempt of court for refusing to divulge sources for her reporting at Fox News on an investigation of a scientist and university president with alleged ties to the Chinese military, leading to a (currently paused) $800-per-day fine. The court’s misguided ruling may have been informed by documents about the FBI’s probe into the scientist that were filed under seal, even though the investigation is over and the documents aren’t classified. This week, Freedom of the Press Foundation (FPF) filed a motion to unseal those documents.

“The public deserves to see the documents behind this ruling and judge for itself whether the facts warrant undermining journalist-source confidentiality,” FPF Senior Adviser Caitlin Vogus said. “It’s especially galling that while the court demands Herridge reveal her sources, it keeps the basis for its own decision secret.”


Trump’s new scheme: suing for damages when his policies are criticized


Last week, Trump threatened the Center for American Progress with a $5 billion defamation lawsuit, alleging he was personally defamed by the think tank’s report concluding that his administration’s deployment of the National Guard to various U.S. cities did not reduce crime.

Trump’s attempt to turn criticism of government policy into a personal attack he can profit from in court isn’t just petty and self-involved — it undermines the First Amendment and long-standing principles at the heart of our democracy, FPF’s Vogus writes.


Oppressive clause in freelancer contracts chills journalism


Indemnification clauses are a common feature of freelancer contracts, placing freelancers on the hook for legal fees and judgments arising from their articles, even if they did nothing wrong. These clauses are terrible for journalism — making reporters less likely to submit stories that might aggravate their subjects — and don’t actually do anything to shield outlets from liability.

As more reporters get laid off from their full-time jobs and publications rely increasingly on freelancers, FPF Chief of Advocacy Seth Stern writes that it’s past time for them to cut these clauses out of freelance contracts.


Pentagon blacklists journalists


The U.S. Central Command maintains a secret blacklist of journalists whose questions the press office has decided to “disregard,” The Intercept revealed this week — one of many steps the Pentagon has taken during Defense Secretary Pete Hegseth’s tenure to vilify the press and obstruct its work.

Stern told The Intercept, “This should put to rest the Pentagon’s prior claims that its anti-press policies — like its infamous requirement that reporters sign pledges to only print authorized information — are somehow content neutral.”


Why Republicans should hate what the FCC is doing


Federal Communications Commission Chair Brendan Carr, a super-loyalist to the president known to wear Trump’s gilded face as a lapel pin, has made clear that he views the agency’s role as furthering Trump’s agenda. But his actions, including threatening ABC’s licenses over their content decisions, shouldn’t just scare those who are anti-Trump — he’s creating a precedent for the next president’s FCC to engage in similar censorship.

FPF Executive Director Trevor Timm runs down the dangers of this FCC’s actions for Americans of all political stripes, and the conservatives who are sounding the alarm about it.


Federal health agencies won’t talk to the press


Healthcare reporters have been dealing with widespread stonewalling from government agencies. In a live webinar next Tuesday, Sept. 1, hosted by FPF and the Association of Health Care Journalists, Vogus and three healthcare reporters will talk about why these problems persist, how reporters can overcome the stonewalling to get to the story, and what the public can do to push for greater transparency.


A red square reading "The Penlight Prize for excellence in paywall-free public records reporting," "$25K prize" and "submissions accepted until 9/1/26"

What we’re reading


Pentagon fires Stars and Stripes leaders who criticized DOD’s interference

The Washington Post
Hegseth’s conduct is unbecoming of the First Amendment. Stars and Stripes exists to produce independent journalism. When their team expressed concern over government censorship, the Pentagon went to war ... with the truth.


Mark Ruffalo links Paramount to Oracle’s Israeli military ties. The studio calls remarks ‘antisemitic’

The Hollywood Reporter
Larry Ellison said he wants to surveil everyone — Jewish, Palestinian, or neither — to keep us on our best behavior. It’s not antisemitic to talk about how his government-subsidized surveillance, war, and “scary technology” businesses may impact his family’s media outlets.


AP, Reuters call for accountability on anniversary of Gaza strike that killed journalists

The Associated Press
Israel is killing journalists for exposing its atrocities in Gaza, while the money and weapons to do it keep flowing from the U.S. News outlets need to keep pushing for accountability and access.


This mysterious ‘astroturf’ group popped up to defend the Paramount merger

The Intercept
There is no real grassroots support for Trump steering more media outlets to the Ellison family, but an astroturfing firm that previously partnered with Flock Safety wants you to believe otherwise.


ChatGPT gets all up in your iMessages

FPF Digital Security Digest
ChatGPT can now send messages on your behalf, using Messages for macOS. Our security training team digs into how it works, and what it all means for the privacy of our conversations.

A flyer for an online panel discussion on September 1 titled "Federal health agencies won't talk to the press. What now?"


freedom.press/issues/release-s…

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Hormuz resta minato: Trump dice il contrario, ma gli alleati non ci credono


I Paesi della regione chiedono una missione internazionale di sminamento, mentre il CENTCOM sostiene che le rotte siano già diventate sicure. Intanto il costo della guerra pesa anche sugli arsenali americani nel Pacifico.

Lo Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui prima della guerra tra Stati Uniti e Iran transitava circa il 20% del petrolio mondiale, è ancora minato. Lo hanno riferito a Bloomberg fonti a conoscenza del dossier, secondo le quali non tutte le mine posate dall'Iran — tra 80 e 150, secondo le stime degli alleati — sono state neutralizzate. Questo nonostante Donald Trump abbia dichiarato più volte che la Marina americana ha completamente bonificato l'area. Le operazioni sarebbero state complicate dalle correnti, che hanno spostato alcuni ordigni rispetto ai punti in cui erano stati posati.

Gli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente insistono per una missione internazionale di sminamento su larga scala, con navi e aerei, ritenendola l'unico modo per restituire piena fiducia agli armatori. Il Comando Centrale americano (CENTCOM), responsabile delle operazioni militari nella regione, sostiene invece che le rotte internazionali nello stretto non presentino pericoli per la navigazione. È la stessa linea di Trump, che ha ripetuto in più occasioni che Hormuz è sicuro, anche nel tentativo di stabilizzare il mercato dell'energia in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Il 25 agosto Trump ha affermato ancora una volta che lo Stretto è completamente aperto alla navigazione e che le mine iraniane nelle acque internazionali sono state distrutte o disinnescate. "L'Iran è stato avvisato che qualsiasi nave o imbarcazione che poserà nuove mine sarà immediatamente e sistematicamente distrutta", ha aggiunto, precisando che gli Stati Uniti mantengono lo stretto sotto sorveglianza continua.

In precedenza Axios aveva rivelato che Washington ha creato un corridoio riservato attraverso il quale ogni notte transitano tra le 15 e le 20 petroliere, per un totale di circa 10 milioni di barili di greggio. Secondo le fonti di Axios, i Guardiani della Rivoluzione possono ancora ostacolare il traffico, ma non controllano più il passaggio. Trump ha parlato di "enormi quantità di petrolio" tornate a uscire dal Medio Oriente e ha detto che, una volta conclusa la guerra, dichiarerà lo stretto "americano".

L'Iran aveva chiuso Hormuz dopo i massicci attacchi statunitensi sul suo territorio, provocando un'impennata dei prezzi del petrolio. Washington aveva risposto imponendo un blocco navale ai porti iraniani. Tra le condizioni poste ora da Teheran per un accordo figura il riconoscimento del diritto a riscuotere un pedaggio sulle navi in transito.

Il costo della guerra, intanto, si misura anche molto lontano dal Golfo. Come afferma un'inchiesta del Washington Post, il consumo di munizioni in Medio Oriente preoccupa sia gli alleati asiatici sia i funzionari del Pentagono responsabili dell'Indo-Pacifico. Taiwan si aspetta ora "ritardi significativi" nelle consegne dei missili Patriot, mentre il Giappone è stato avvertito di possibili problemi con i Tomahawk. Più di 30 navi inizialmente destinate al Pacifico sono state trasferite in Medio Oriente e le scorte complessive di intercettori Patriot e THAAD sarebbero scese a soli mille esemplari.


Gli Stati Uniti riaprono la rotta centrale di Hormuz e stringono la morsa sull'Iran


La Marina statunitense avrebbe completato la bonifica della rotta centrale dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui, prima della guerra, transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Secondo quanto riferito ad Axios da due funzionari statunitensi, sarebbe stato completamente ripulito il Traffic Separation Scheme, vale a dire il sistema di corsie che attraversa la fascia tra l'Iran e l'Oman.

Il presidente Donald Trump ha scritto su Truth Social che il comando della Marina lo ha informato che tutte le mine nelle acque internazionali dello stretto "sono state rimosse o fatte detonare" e ha inoltre affermato che l'Iran è stato avvertito di non posarne altre. L'Agenzia Internazionale dell'Energia aveva definito la paralisi del traffico attraverso Hormuz la più grave interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero mondiale: la bonifica potrebbe quindi consentire il passaggio di un numero molto maggiore di petroliere, anche se la navigazione resta pericolosa per la minaccia di missili e droni iraniani.

L'operazione è durata mesi. Droni sottomarini statunitensi hanno perlustrato sistematicamente il tratto di mare, individuando più di cento oggetti sospettati di essere mine. Alla bonifica hanno partecipato anche società private, incaricate di recuperare o far brillare gli ordigni. La riapertura delle corsie centrali consentirà alle navi di attraversare contemporaneamente lo Stretto nelle due direzioni, sotto la protezione dell'aviazione statunitense. Finora la Marina aveva scortato le petroliere lungo una rotta meridionale vicina alle coste dell'Oman.

Parallelamente, Iran e Oman stanno portando avanti un negoziato separato. Il 25 agosto, a Teheran, i Ministri degli Esteri Abbas Araghchi e Badr al-Busaidi hanno discusso un piano in più fasi che prevede un corridoio provvisorio per la navigazione e un'operazione congiunta di sminamento. I colloqui tecnici dovrebbero proseguire con l'obiettivo di istituire una rotta permanente e definire un futuro meccanismo di gestione congiunta dello Stretto.

Le nuove sanzioni e il crollo dell'economia iraniana


Sempre ieri il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato una nuova campagna per isolare ulteriormente l'economia iraniana. L'iniziativa, battezzata Operation Economic Outcast, colpisce i settori dell'oro, delle attività digitali, della tecnologia, dell'aviazione e della navigazione. Alcuni di questi canali sono utilizzati anche dagli iraniani comuni per proteggere i risparmi dall'inflazione o raggiungere i familiari all'estero.

Bessent ha affermato che Trump sta contattando i leader mondiali con "richieste specifiche" affinché interrompano gli scambi commerciali con Teheran. Il Segretario al Tesoro ha inoltre anticipato sanzioni contro un grande istituto finanziario entro la fine della settimana, mentre la misura più incisiva del pacchetto è stata per il momento rinviata.

L'Amministrazione ha presentato l'operazione come un "D-Day economico", richiamando esplicitamente lo sbarco in Normandia. I funzionari iraniani hanno risposto con lo stesso linguaggio bellico, descrivendo le misure come una nuova fase della guerra iniziata a febbraio con i primi attacchi statunitensi e israeliani. "Qualunque pressione colpisca il sostentamento e la sicurezza della popolazione fa parte della guerra", ha dichiarato Majid Ebn Al-Reza, responsabile della logistica del Ministero della Difesa iraniano. "Per difendere il popolo, allargheremo anche noi il campo di battaglia."

Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dal 9 agosto ed ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, ha minacciato all'emittente di Stato IRIB che "nemmeno una goccia" di petrolio uscirà più dal Golfo Persico e dallo stretto se i Paesi vicini aderiranno alla campagna americana. In quel caso, ha aggiunto, Teheran li considererebbe Stati nemici. Nelle fasi precedenti del conflitto l'Iran ha già colpito con missili e droni obiettivi nei Paesi del Golfo, dando alla minaccia un precedente concreto.

Il Ministro del Petrolio iraniano ha però ammesso di recente che le esportazioni di greggio, essenziali per l'economia nazionale, sono ormai vicine allo zero. Trump aveva imposto il blocco navale dei porti iraniani il 13 aprile e lo aveva ripristinato il 14 luglio, dopo la ripresa degli attacchi dei Guardiani della Rivoluzione contro le navi mercantili. Da allora le esportazioni iraniane sono diminuite di oltre l'80%. Ieri il principale quotidiano economico del Paese, Donya-e-Eghtesad, ha calcolato che da dicembre il rial ha perso il 41% del proprio valore.

Proprio il crollo della valuta aveva spinto in piazza i primi manifestanti a Teheran il 28 dicembre, dando inizio a settimane di proteste in tutto il Paese e alla più grave sfida da decenni per la dirigenza clericale. Dall'8 gennaio le forze di sicurezza avevano reagito con la repressione più sanguinosa dalla fondazione della Repubblica islamica. Le stime delle vittime oscillano tra circa 6.500 e oltre 36.000; valutazioni interne attribuite al Ministero della Salute iraniano indicano almeno 30.000 morti nelle sole prime 48 ore.

Da allora inflazione e disoccupazione sono aumentate vertiginosamente. Secondo i media locali, il prezzo di alcuni farmaci è cresciuto fino al 500%. Il blocco navale ostacola sia l'uscita del greggio sia l'ingresso dei carburanti raffinati, mentre i danni alle infrastrutture energetiche aggravano la crisi. Ieri il servizio persiano della BBC ha trasmesso immagini di distributori senza benzina e lunghe code di automobili in attesa di rifornimento.

La partita con Cina, Turchia, Iraq e Russia


Il successo della campagna americana dipenderà però dalla disponibilità dei partner commerciali dell'Iran a chiudere gli ultimi canali rimasti. "Quanto più Washington spinge i Paesi terzi a recidere le residue ancore di salvezza dell'Iran, tanto più aumenta l'incentivo di Teheran a dimostrare che partecipare al suo isolamento comporta un costo", ha spiegato al New York Times Sina Toossi, esperto di Iran del Center for International Policy.

La Cina, principale acquirente del greggio iraniano, difficilmente si piegherà. Pechino respinge da tempo le sanzioni statunitensi contro le imprese di Paesi terzi, considerandole uno strumento con cui Washington sfrutta il peso internazionale del dollaro per condizionare altri governi. Gran parte delle istituzioni finanziarie rispetta già le misure in vigore, mentre smantellare le reti commerciali informali che attraversano i confini, alcune attive da secoli, è molto più difficile. "Sull'Iran gli Stati Uniti hanno esaurito la capacità di produrre un effetto shock and awe e di colpire davvero il regime", ha osservato Ellie Geranmayeh, esperta di Iran dello European Council on Foreign Relations.

La dirigenza iraniana è inoltre convinta che l'economia mondiale non abbia ancora avvertito pienamente le conseguenze della chiusura di Hormuz e che un nuovo aumento dei prezzi dell'energia rafforzerebbe la posizione di Teheran in un eventuale negoziato prima delle elezioni di medio termine di novembre. Altri esponenti iraniani ritengono invece che, una volta superato il voto, Trump potrebbe avviare una nuova e più ampia fase della guerra. "In ogni caso, dal punto di vista di Teheran, ci sono pochissimi incentivi ad accettare adesso le richieste americane", ha aggiunto Geranmayeh.

A pagare il prezzo più alto, nel frattempo, è la popolazione iraniana. "Le sanzioni renderanno l'economia iraniana ancora meno trasparente", ha affermato l'economista Peyman Molavi, che vive a Teheran. "Un contesto simile tende a favorire chi dispone delle conoscenze giuste." Secondo Esfandyar Batmanghelidj, direttore della Bourse & Bazaar Foundation di Londra, gli iraniani rappresentano "il danno collaterale" delle sanzioni.

In Iran, inoltre, la campagna sarà interpretata come un tentativo di esasperare la popolazione fino a spingerla a ribellarsi contro il governo, sostiene Mohammad Ali Shabani, analista e direttore del sito regionale Amwaj.media. Dopo la repressione di gennaio, un simile calcolo apparirebbe particolarmente cinico. "È un approccio piuttosto brutale", ha detto Shabani. "Sanno che cosa è successo a gennaio. Il governo iraniano non ha alcuna intenzione di arrendersi e farsi da parte."


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La guerra con l'Iran svuota le scorte Patriot americane in Europa


Gli intercettori disponibili sul continente sono scesi sotto il livello critico. Trump afferma di non essere preoccupato di un attacco russo alla NATO, proprio mentre gli alleati temono sempre di più di non avere munizioni sufficienti per sostenere una difesa prolungata.

Le Forze Armate statunitensi in Europa hanno una carenza di intercettori avanzati che avrebbe superato "il livello di guardia", in gran parte a causa della guerra di Donald Trump contro l'Iran. Lo hanno riferito all'Associated Press un funzionario della difesa statunitense in Europa e un funzionario della NATO. La situazione più preoccupante riguarda in particolare gli intercettori dei sistemi Patriot, tra le poche armi occidentali in grado di abbattere i missili balistici russi ad alta velocità.

Parte delle scorte americane presenti sul continente è stata infatti trasferita in Medio Oriente, dove Stati Uniti e Paesi alleati del Golfo hanno consumato grandi quantità di intercettori per fermare droni e missili iraniani, alcuni dei quali hanno ucciso o ferito militari americani. In caso di attacco balistico russo contro un quartier generale militare o una centrale elettrica, ha spiegato il funzionario statunitense, la NATO potrebbe ritrovarsi nella stessa situazione dell'Ucraina: con pochi Patriot disponibili e costretta "a prendere un pugno in bocca dopo l'altro".

Le forze americane in Europa "sicuramente" non dispongono di intercettori sufficienti per sostenere un attacco balistico prolungato e avrebbero una capacità "molto limitata" persino contro un singolo missile, compreso un ordigno russo finito fuori rotta. Un attacco di Mosca contro un Paese dell'Alleanza Atlantica non è, al momento, considerato imminente, ma il direttore della CIA John Ratcliffe è andato a Mosca questa settimana proprio per avvertire la Russia di non attaccare la NATO e chiederle di ridurre il sostegno all'Iran, secondo il Wall Street Journal. Trump ha invece minimizzato il viaggio, definendolo "una specie di semi-routine".

Funzionari europei e della NATO ritengono però che la Russia potrebbe essere in grado di attaccare l'Alleanza entro il 2030, proprio l'anno entro il quale le scorte di Patriot dovrebbero essere ricostituite. Il colonnello Martin O'Donnell, portavoce militare della NATO, ha però contestato questa ricostruzione. All'AP ha detto che "semplicemente non è vero" che le scorte di Patriot in Europa siano scese oltre il livello critico: l'Alleanza, ha assicurato, dispone di munizioni sufficienti sia per difendersi sia per continuare a fornirne all'Ucraina.

Difesa aerea · NATO

Sei mesi di guerra con l’Iran hanno consumato due terzi degli intercettori Patriot americani

Gli Stati Uniti avevano 2.330 intercettori Patriot in magazzino: ne hanno usati circa 1.500 per fermare droni e missili iraniani. Le scorte torneranno piene solo nel 2030, lo stesso anno entro cui, secondo i funzionari europei e della NATO, la Russia potrebbe essere in grado di attaccare l’Alleanza.

Grafica di FocusAmerica 27 agosto 2026

L’inventario americano di intercettori Patriot: 2.330 pezzi

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Ipotesi più favorevole: tutta la produzione del 2026 destinata a rimpiazzare le scorte bruciate contro l’Iran. Nella realtà una parte va all’Europa e le forniture all’Ucraina continuano.

Prodotti
0

Consumati
0

In un anno intero di produzione
In sei mesi di guerra con l’Iran

Anche destinando tutta la produzione di un anno a rimpiazzare le scorte, resterebbero 900 intercettori scoperti.

La NATO contesta questa ricostruzione. Il portavoce militare dell’Alleanza, il colonnello Martin O’Donnell, ha detto all’Associated Press che non è vero che le scorte di Patriot in Europa siano scese sotto il livello critico, e che le munizioni bastano sia per difendersi sia per continuare a rifornire l’Ucraina.

Tre cose da sapere

Il ritmo

Le forniture a Kyiv sono durate quattro anni. Contro l’Iran è uscito due volte e mezzo tanto in sei mesi


Le consegne all’Ucraina erano pianificate e diluite nel tempo. Il consumo in Medio Oriente è arrivato tutto insieme, e nessuno lo aveva previsto.

Ogni rettangolo ha per larghezza la durata del periodo, per altezza il ritmo medio mensile e quindi per area il totale consumato: 600 e circa 1.500 intercettori, i numeri del CSIS. La distribuzione reale mese per mese non è pubblica.

Le due scadenze

Le scorte torneranno piene nel 2030, lo stesso anno in cui la Russia potrebbe essere pronta ad attaccare la NATO


Quest’anno usciranno dalle linee circa 600 intercettori, compresi quelli destinati all’Europa. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 2.000 pezzi l’anno entro il 2030. Sullo stesso asse temporale corre la stima dei funzionari europei e della NATO sul rischio di un attacco russo.

I segnali

Le ultime settimane hanno alzato la tensione. Ma anche Mosca ha dei limiti


Nessuno considera imminente un attacco russo a un Paese dell’Alleanza. Quello che è successo da luglio a oggi, però, ha spinto Washington a mandare un avvertimento diretto al Cremlino.

Alza la tensione Prova a contenerla

Fonte Associated Press. Stime sul consumo di intercettori: Center for Strategic and International Studies (Mark Cancian). Analisi sulla capacità produttiva europea: Royal United Services Institute (Ed Arnold). Dati al 27 agosto 2026. Il residuo di 830 intercettori, i 900 che resterebbero scoperti e i ritmi medi mensili sono elaborazioni di FocusAmerica sui numeri del CSIS.

Millecinquecento intercettori consumati in sei mesi


I numeri del Center for Strategic and International Studies (CSIS) descrivono intanto un consumo senza precedenti. Gli Stati Uniti hanno fornito all'Ucraina circa 600 intercettori durante l'Amministrazione Biden, ha detto all'AP Mark Cancian, colonnello dei Marines in pensione. Il consumo maggiore è arrivato tuttavia con l'Iran: il conflitto, che venerdì compie 6 mesi, avrebbe assorbito il 65% dei Patriot americani, circa 1.500 dei 2.330 presenti in inventario.

Quest'anno dovrebbero essere prodotti circa 600 intercettori, compresi quelli destinati all'Europa, con l'obiettivo di portare la capacità produttiva a 2.000 unità l'anno entro il 2030. Secondo Ed Arnold, ricercatore del Royal United Services Institute di Londra, le forniture a Kyiv erano state pianificate e calibrate, mentre le scorte destinate al Medio Oriente si sono ridotte rapidamente e in modo imprevisto, mettendo in evidenza i limiti della capacità produttiva occidentale.

Il primo stabilimento europeo per la costruzione di missili intercettori Patriot, gestito da MBDA a Schrobenhausen, in Baviera, dovrebbe aprire a settembre, con le prime consegne previste all'inizio del prossimo anno a Germania, Paesi Bassi, Romania e Spagna, che hanno già effettuato ordini. Nel frattempo, ha detto Arnold, la Germania si trova nella situazione "ridicola" di aver acquistato costosi sistemi Patriot senza disporre delle munizioni necessarie per impiegarli.

Poche alternative, mentre Mosca aumenta la pressione


Senza i Patriot, spiegano gli esperti sentiti dall'AP, restano poche opzioni contro i missili balistici russi. Questi ordigni precipitano sull'obiettivo a oltre cinque volte la velocità del suono, lasciano pochissimo tempo per reagire e possono essere impiegati insieme a sciami di droni relativamente economici per saturare le difese.

Il sistema franco-italiano SAMP/T NG, progettato secondo il produttore per migliorare la capacità di intercettare missili balistici e che la Francia ha promesso di fornire più rapidamente all'Ucraina, non è ancora stato provato in combattimento e la versione attualmente operativa ha una portata inferiore a quella del Patriot. Le navi da guerra possono offrire una difesa aerea mobile, ma rischiano di essere troppo lontane dall'obiettivo da proteggere o di diventare esse stesse bersagli. Scarseggiano anche i missili tattici ATACMS, utilizzabili per colpire dietro le linee nemiche, sebbene alcuni eserciti europei dispongano di propri missili a lungo raggio Taurus e Storm Shadow.

La carenza di intercettori si avverte soprattutto in Ucraina, dove i missili balistici russi riescono sempre più spesso a superare le difese aeree, come nel bombardamento della notte tra mercoledì e giovedì. Anche Mosca, tuttavia, deve fare i conti con limiti significativi: difficilmente potrebbe sostenere a lungo una campagna aerea contro la NATO mentre continua a colpire l'Ucraina quasi ogni notte, e i recenti attacchi ucraini in territorio russo hanno a loro volta esposto le vulnerabilità della contraerea di Mosca.

I segnali di tensione, intanto, continuano. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva detto ad Axios a luglio che Putin sta preparando nei prossimi mesi una mobilitazione di 500.000 soldati per una nuova offensiva in Ucraina, stima che il 23 agosto ha rivisto ad "almeno 300.000", e che la Russia sta costruendo le infrastrutture necessarie ad accogliere altri 30.000 militari nordcoreani da inviare al fronte. Nelle ultime settimane, intanti, diversi droni russi entrati nello spazio aereo di diversi membri della NATO, tra cui Romania e Polonia, sono stati abbattuti: la sola Romania ne ha abbattuti 4 da luglio, l'ultimo il 16 agosto.

Ieri il Ministero degli Esteri russo ha inoltre accusato Regno Unito e Francia di "giocare con il fuoco" fornendo a Kyiv tecnologie che le consentono di condurre attacchi a lunga gittata in profondità nel territorio russo, dopo la decisione di Londra di condividere con l'Ucraina tecnologia classificata per produrre autonomamente i missili cruise Storm Shadow. La portavoce del Ministero russo, Maria Zakharova, ha minacciato attacchi contro obiettivi militari britannici dentro e fuori l'Ucraina in risposta all'assistenza militare di Londra.

Trump non è preoccupato di un attacco russo


Trump, da parte sua, sostiene di non essere affatto preoccupato dalla possibilità di un attacco russo contro un Paese NATO. Lo ha detto ad Axios in un'intervista telefonica ieri, anche se da settimane i leader europei avvertono pubblicamente che Mosca potrebbe presto mettere alla prova la tenuta dell'Alleanza e l'impegno del presidente americano sull'Articolo 5, la clausola di difesa collettiva, con un attacco limitato o altre provocazioni militari. "Non sono preoccupato... per niente. Non c'è nessun problema", ha risposto Trump.

Due ore più tardi, parlando con i giornalisti, il presidente è stato interpellato di nuovo sull'ipotesi che Washington avesse avvertito Vladimir Putin di non procedere con provocazioni di questo tipo. Trump ha detto di non voler commentare, ma ha ribadito: "Non attaccheranno il territorio della NATO". Anche Sergej Naryškin, direttore del servizio di intelligence estero russo, ha confermato giovedì l'incontro con Ratcliffe, descrivendo i colloqui come "una parte normale del loro lavoro", nella quale "non c'è stato nulla fuori dall'ordinario", e ha detto di aver discusso con l'omologo americano di non meglio precisate ì"questioni di intelligence".


Il capo della CIA ha avvertito la Russia di non attaccare i paesi baltici


John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency, l'agenzia di spionaggio estero degli Stati Uniti, è andato a Mosca per avvertire la Russia di non attaccare i paesi della NATO. Lo ha rivelato il Wall Street Journal. L'avvertimento ha riguardato soprattutto gli alleati orientali dell'alleanza atlantica, cioè i paesi baltici che confinano con il territorio russo (Estonia, Lettonia e Lituania), come ha scritto Politico.

L'aereo militare C-17 che ha portato Ratcliffe nella capitale russa era decollato dalla Lettonia, come mostrano i dati pubblici di tracciamento dei voli. Le ambasciate di Estonia e Lituania hanno rifiutato di commentare, mentre quella lettone non ha risposto alle richieste dei giornalisti.

Le valutazioni più recenti dell'intelligence americana indicano che Vladimir Putin potrebbe autorizzare azioni provocatorie sul territorio della NATO: attacchi informatici, operazioni ibride e altre iniziative che restano sotto la soglia dell'azione militare convenzionale. L'obiettivo non sarebbe scatenare una guerra, ma mettere alla prova l'unità dell'alleanza e la disponibilità dell'amministrazione americana a difendere gli alleati.

A preoccupare i funzionari statunitensi è una serie di episodi degli ultimi mesi: le incursioni di droni in Romania, un missile russo entrato il mese scorso nello spazio aereo polacco e l'aumento dei presunti sabotaggi e attacchi informatici in Europa. Da anni la Russia usa tecniche che restano al di sotto della soglia della guerra vera e propria per indebolire gli alleati europei di Washington senza provocare una ritorsione più ampia.

Il trattato che ha istituito la NATO prevede, all'articolo 5, che un attacco armato contro un membro sia considerato un attacco contro tutti gli altri, che sono tenuti a intervenire in sua difesa. È una clausola invocata una sola volta nella storia dell'alleanza, dagli Stati Uniti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Il presidente Donald Trump ha messo più volte in dubbio l'affidabilità della NATO e ha accusato i paesi membri di non spendere abbastanza per la propria difesa.

Ratcliffe ha chiesto a Mosca anche di smettere di condividere armi e tecnologie militari con l'Iran. Ha consigliato ai russi di non reagire in modo eccessivo se le nuove sanzioni americane li colpiranno, secondo un funzionario britannico citato da Politico. Il direttore della CIA ha avvertito che arriveranno altre misure se lo stretto di Hormuz non tornerà aperto al traffico commerciale. Lunedì il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva minacciato di estendere in misura significativa le sanzioni ai paesi che rifiutano di tagliare i rapporti economici con Teheran. Il dipartimento del Tesoro non ha risposto alle richieste di commento.

La Russia ha spedito all'Iran materiale per rafforzare il suo arsenale di droni e potrebbe aiutare Teheran a individuare i bersagli negli attacchi contro le installazioni americane in Medio Oriente. Mosca ha anche fornito informazioni di intelligence sulle posizioni statunitensi nella regione. I due paesi collaborano da anni nella produzione di droni.

Il presidente ha confermato la visita mercoledì, in un'intervista con il conduttore radiofonico Glenn Beck. Ha detto che la trasferta non riguardava l'Iran né i piani russi di mettere alla prova la NATO e l'ha descritta come un viaggio quasi di routine. Ha aggiunto che da quei colloqui "potrebbe uscire qualcosa", riferendosi ai suoi tentativi di chiudere la guerra tra Russia e Ucraina, arrivata al quinto anno senza che i negoziati abbiano fatto passi avanti.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto ai giornalisti che Ratcliffe ha parlato con funzionari dell'intelligence russa e che si è trattato di colloqui "tra servizi di sicurezza". Ha precisato che Putin non ha incontrato il direttore della CIA.

Gli Stati Uniti avevano avvisato l'Ucraina che una delegazione americana sarebbe andata a Mosca e le avevano chiesto di sospendere gli attacchi per tutta la durata della visita. La missione era emersa martedì, dopo che un aereo dell'aeronautica militare statunitense era stato avvistato mentre atterrava in un aeroporto della capitale russa e un corteo diplomatico aveva attraversato la città. Fino a mercoledì il contenuto dei colloqui era rimasto sconosciuto.

Fin dal suo primo mandato il presidente si è scontrato più volte con i servizi di intelligence americani sulla Russia, riprendendo a volte gli argomenti del Cremlino sulla NATO o dando di Putin letture più ottimistiche di quelle dei suoi analisti. Negli ultimi tempi il suo giudizio sul leader russo si è raffreddato, mentre fatica a chiudere il conflitto. Ratcliffe, al contrario, ha sempre avuto posizioni dure verso Mosca.

La missione a Mosca è l'ultimo caso in cui il presidente ha affidato al direttore della CIA una trattativa delicata con un avversario degli Stati Uniti. A maggio Ratcliffe è andato in segreto a Cuba per avvertire il regime comunista che senza riforme profonde rischia una campagna di pressione americana. L'ultima visita nota di un direttore della CIA in Russia risale al 2021, quando William Burns fu mandato dall'allora presidente Joe Biden per cercare di evitare l'escalation in Ucraina e incontrò Putin. Nel febbraio 2022 la Russia lanciò comunque l'invasione su vasta scala del paese.


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Nach der Verschärfung des Berliner Polizeigesetzes durch CDU und SPD lassen Linke und Grüne das Gesetz jetzt vom Verfassungsgerichtshof prüfen. Der Antrag zielt u.a. gegen Verhaltensscanner, automatisierte Datenanalyse und den Einsatz von Staatstrojanern.

netzpolitik.org/2026/berliner-…

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Die Bundesregierung legt nicht offen, wo bundesweit neue Rechenzentren gebaut werden sollen, obwohl diese schwerwiegende Folgen für Umwelt und Gesellschaft haben. Das Projekt Heiße Luft hat nun eine Übersichtskarte der Standorte veröffentlicht. Sie zeigt auch, wo sich Protest regt.
@algorithmwatch @fragdenstaat netzpolitik.org/2026/interakti…
in reply to netzpolitik.org

Dass die Standorte nicht offengelegt werden, zeugt von massivem Misstrauen der Bundesregierung gegenüber den Bürgerinnen und Bürgern.

Und das, nachdem letztere der ersteren einen Vertrauensvorschuss im Rahmen der letzten Wahlen ausgesprochen haben.

Wenn ich Merz mal treffen würde, dann würde ich ganz konkret fragen, warum er und die anderen Regierungsmitglieder dieses Misstrauen hegen.
UND auf einer konkreten Antwort bestehen.

Die schwafeln ja gerne mal. Man kennt es.

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🎧🇩🇪 Schon von der sogenannten Schattendatenbank der #SCHUFA gehört? Dieser vierminütige Radiobeitrag von Deutschlandfunk ist perfekt, um dir einen Überblick über die Lage zu verschaffen.

Hör rein! 👉 deutschlandfunk.de/ein-fall-fu…

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Perquisita la casa del figlio di Ilhan Omar: sequestrate armi, arrestato il coinquilino


La polizia di Minneapolis ha eseguito un mandato nell'appartamento di Adnan, figlio della deputata democratica, e ha arrestato il coinquilino Abdulrahman Abdi, 22 anni, con dieci condanne alle spalle. Né Omar né il figlio sono accusati di nulla.

La polizia di Minneapolis ha perquisito martedì sera l'appartamento in cui vive Adnan, figlio della deputata democratica Ilhan Omar, e ha sequestrato armi da fuoco e munizioni. Lo ha rivelato Alpha News, testata locale conservatrice, citando fonti delle forze dell'ordine. Nel corso dell'operazione gli agenti hanno arrestato il coinquilino del giovane, Abdulrahman Abdi, 22 anni, che è stato portato nel carcere della contea di Hennepin con un'accusa legata al possesso di armi e rilasciato mercoledì sera.

Il mandato è arrivato al termine di una giornata cominciata con un controllo stradale. In una dichiarazione al Daily Mail, il dipartimento di polizia ha spiegato che Abdi era stato fermato alla guida e multato perché privo di patente valida e di prova dell'assicurazione, poi lasciato andare sul posto. Mentre il veicolo veniva sequestrato, gli agenti hanno trovato all'interno una pistola. Nelle ore successive lo hanno rintracciato in un indirizzo su Marquette Avenue, nel centro della città, dove è stato arrestato "senza incidenti". Né la deputata né il figlio risultano accusati di alcun reato e Omar, per ora, non ha commentato.

Il coinquilino ha una fedina penale nutrita. Secondo i documenti giudiziari consultati dal Daily Mail, Abdi è stato condannato 10 volte, quasi sempre per reati minori legati alla guida: uso del cellulare al volante, eccessi di velocità, mancata prova dell'assicurazione, con precedenti che risalgono al 2022. L'anno scorso è stato ritenuto colpevole di aver guidato oltre i limiti con la patente già revocata per un'infrazione precedente. La condanna più pesante è però del 2024, quando gli agenti lo hanno sorpreso a St. Paul a oltre 170 km all'ora a bordo di una Jeep Grand Cherokee che sfrecciava affiancata a una Dodge Durango. Abdi si è dichiarato colpevole di fuga da un agente di polizia a bordo di un veicolo, un reato grave nel Minnesota, e se l'è cavata con un giorno di carcere nella contea di Dakota e due anni di libertà vigilata.

La vicenda arriva a pochi mesi da un altro episodio che aveva coinvolto il figlio di Omar. A dicembre la deputata aveva raccontato all'emittente WCCO che Adnan, cittadino americano, era stato fermato da agenti dell'immigrazione dopo una sosta in un negozio Target ed era stato lasciato andare soltanto dopo aver mostrato il passaporto, che a suo dire porta sempre con sé proprio per questo motivo. Omar aveva anche sostenuto che gli agenti dell'ICE fossero entrati in una moschea in cui il figlio stava pregando, uscendone senza arresti.

Il fermo sarebbe avvenuto nel pieno dell'operazione "Metro Surge", il rafforzamento dei controlli federali sull'immigrazione nell'area di Minneapolis che ha preso di mira soprattutto la comunità somala, ma l'ICE lo ha smentito seccamente: il direttore ad interim Todd Lyons ha dichiarato che l'agenzia non ha "assolutamente alcuna traccia" di quel controllo e ha accusato la deputata di voler "demonizzare" gli agenti.

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Guter, erklärender Artikel von @netzpolitik_feed zur aktuellen Vorgehensweise der USA gegen engagierte gesellschaftliche Gruppen:

"Die USA setzen ihren Kampf gegen linke zivilgesellschaftliche Projekte in Europa fort. Nun hat es das bekannte Internetkollektiv Autistici/Inventati getroffen. Das wehrt sich gegen die Vorwürfe und Sanktionen."

netzpolitik.org/2026/autistici…

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Educazione affettiva per tutte e tutti: mettiamoci la firma! home.rifondazione.eu/2026/08/2… #ScuolaeUniversità #ComunicatiStampa

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In Italia è aperta la raccolta firme per il referendum che chiede di abrogare la nuova legge Valditara, approvata nel 2026, che limita le attività di educazione sessuo-affettiva nelle scuole e introduce nuovi vincoli e il consenso preventivo delle famiglie.

Se come noi condividi questo obiettivo, puoi firmare online con SPID 💜

👉 referendumeducazioneaffettiva.it/firma

#EducazioneSessuale #EducazioneAffettiva #Scuola #Referendum #Diritti #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Kubernetes v1.37 “Garhwal”: HPA con scale-to-zero nativo e un API server più resiliente su larga scala
#tech
spcnet.it/kubernetes-v1-37-gar…
@informatica


Kubernetes v1.37 “Garhwal”: HPA con scale-to-zero nativo e un API server più resiliente su larga scala


Il rilascio del 26 agosto


Kubernetes v1.37, nome in codice Garhwal, è stato rilasciato il 26 agosto 2026 dopo il consueto ciclo con enhancement freeze a metà giugno e code freeze a fine luglio. Il changelog conta 86 enhancement complessivi, di cui 16 passano a Stable e altri 28 sono classificati come “Graduating” tra Alpha e Beta. Per chi gestisce cluster in produzione, due filoni meritano un approfondimento perché toccano direttamente i costi operativi e la resilienza del control plane: lo scale-to-zero nativo dell’HPA e una serie di ottimizzazioni interne pensate per proteggere l’API server sotto carico estremo.

Scale-to-zero: l’HPA impara a spegnere tutto


Da anni chi vuole azzerare le repliche di un workload realmente idle (un job batch, un ambiente di staging fuori orario, un microservizio a bassissimo traffico) deve appoggiarsi a soluzioni esterne come KEDA, che introducono un ulteriore componente da gestire e monitorare. Con la KEP-2021 (“Support scaling to/from zero pods for object/external metrics”), che in questa release passa da Alpha a Beta, l’Horizontal Pod Autoscaler nativo guadagna questa capacità senza dipendenze esterne.

La differenza pratica rispetto al comportamento precedente è che ora si può impostare minReplicas: 0 quando l’HPA è configurato su metriche di tipo Object o External (non su CPU/memoria, per ovvie ragioni: non esiste un consumatore da cui misurare l’utilizzo se non ci sono pod):

apiVersion: autoscaling/v2
kind: HorizontalPodAutoscaler
metadata:
  name: worker-scale-to-zero
spec:
  scaleTargetRef:
    apiVersion: apps/v1
    kind: Deployment
    name: queue-worker
  minReplicas: 0
  maxReplicas: 10
  metrics:
  - type: External
    external:
      metric:
        name: queue_messages_ready
        selector:
          matchLabels:
            queue: orders
      target:
        type: AverageValue
        averageValue: "30"

La novità architetturale più interessante della graduazione a Beta è l’introduzione di una condizione di stato esplicita, ScaledToZero, esposta nell’oggetto HorizontalPodAutoscaler. Prima, un deployment a zero repliche poteva significare “l’HPA ha deciso di spegnerlo” oppure “qualcuno lo ha messo in pausa manualmente con kubectl scale --replicas=0“, e i controller di automazione (o gli operatori umani) non avevano un modo affidabile per distinguere i due casi. Con questa condizione visibile via kubectl describe hpa o via API, strumenti di GitOps e dashboard di osservabilità possono finalmente riconciliare correttamente lo stato desiderato senza riportare falsamente in vita un workload che era stato fermato apposta da un operatore.

Tolleranza configurabile: basta con il 10% fisso per tutti


Una seconda modifica, meno appariscente ma altrettanto utile in produzione, riguarda la KEP-4951 (“Configurable tolerance for Horizontal Pod Autoscalers”), che con questa release passa a Stable. Fino a v1.36, l’HPA applicava una tolleranza fissa a livello di cluster (il classico 10%) prima di decidere che uno scarto tra metrica osservata e target giustificasse un’azione di scaling. Questo valore, impostato una volta a livello di kube-controller-manager, andava bene come default generico ma era un compromesso scomodo per workload con esigenze molto diverse tra loro: un servizio latency-sensitive vorrebbe reagire a scostamenti minimi, mentre un batch job tollera oscillazioni ben più ampie senza bisogno di “flappare” in continuazione.

Ora il campo di tolleranza è configurabile per singolo HPA, direttamente in spec.behavior:

apiVersion: autoscaling/v2
kind: HorizontalPodAutoscaler
metadata:
  name: latency-sensitive-api
spec:
  scaleTargetRef:
    apiVersion: apps/v1
    kind: Deployment
    name: api-gateway
  minReplicas: 3
  maxReplicas: 20
  behavior:
    scaleUp:
      tolerance: "0.05"
    scaleDown:
      tolerance: "0.20"
  metrics:
  - type: Resource
    resource:
      name: cpu
      target:
        type: Utilization
        averageUtilization: 60

Con questa configurazione, l’API gateway scala verso l’alto già con uno scostamento del 5% (per assorbire i picchi rapidamente) ma tollera fino al 20% di margine prima di scalare verso il basso (per evitare di disfare capacità troppo aggressivamente). L’algoritmo di calcolo dello scaling resta invariato: cambia solo la soglia di sensibilità, il che rende la migrazione da configurazioni esistenti sostanzialmente priva di rischi.

Proteggere l’API server: il vero collo di bottiglia dei cluster grandi


Il secondo filone di novità riguarda chi gestisce cluster di grandi dimensioni, dove l’API server è spesso il componente che soffre per primo sotto carico. La KEP-6178 (“Concurrent Watch Object Decode”) affronta un problema molto concreto: durante le migrazioni di versione delle Custom Resource Definition, ogni evento di watch attivo deve essere convertito nella nuova versione dello schema, e questa conversione avveniva storicamente in modo sequenziale. Su cluster con oltre 10.000 workload e numerosi watcher attivi, questo causava timeout verso etcd e, nei casi peggiori, errori HTTP 500 lato API server proprio nei momenti di maggior carico.

In questa release, il feature gate ConcurrentWatchObjectDecode passa a Beta ed è abilitato di default, permettendo la decodifica e conversione parallela degli eventi di watch. Per abilitarlo o disabilitarlo esplicitamente sull’API server:

kube-apiserver \
  --feature-gates=ConcurrentWatchObjectDecode=true \
  # ...altri flag esistenti

Collegata a questo filone c’è anche la KEP-6164 (“Eliminating Internal API Types”), che entra in questa release come novità in Alpha. Il problema di fondo è che Kubernetes mantiene internamente tipi API “interni” separati dai tipi versionati esposti tramite l’API, e ogni conversione tra i due formati durante operazioni di list su larga scala consuma CPU e memoria in modo non trascurabile. La prima fase della proposta rende i tipi interni memory-identical a quelli versionati, con benchmark che riportano guadagni fino a 5,7 volte in velocità e una riduzione di memoria di 3,3 volte nelle operazioni interessate; le fasi successive prevedono la sostituzione con Go type alias prima della rimozione completa della duplicazione. È presto per usarla in produzione (è Alpha), ma è un buon segnale di dove sta andando il lavoro di scalabilità del control plane nei prossimi cicli di rilascio.

Altre novità che meritano attenzione


Il changelog di v1.37 include diverse altre graduazioni utili nella pratica quotidiana:

  • Pod-level resources (KEP-2837): permette di definire un pool condiviso di CPU, memoria e hugepages a livello di pod invece che per singolo container, migliorando l’utilizzo delle risorse per pod con più container che hanno pattern di consumo complementari;
  • Storage Version Migrator in-tree (KEP-4192): porta nativamente nel cluster, tramite l’API storagemigration.k8s.io, la funzionalità di riscrittura automatica dei dati quando cambia la storage version di una risorsa, un’operazione che prima richiedeva strumenti esterni;
  • CBOR come formato di serializzazione (KEP-4222, Beta): fino a 8 volte più veloce in encoding e 2 volte in decoding rispetto a JSON per le Custom Resource Definition, un dettaglio che pesa parecchio su cluster con molti CRD ad alta frequenza di aggiornamento;
  • Nomi Service più permissivi (KEP-5311): i nomi ora possono iniziare con un numero (es. 123-backend), passando dal vincolo RFC 1035 al più permissivo formato DNS Label;
  • Pod Certificates (KEP-4317): distribuzione di certificati X.509 ai pod senza passare da bearer token, tramite il nuovo oggetto PodCertificateRequest, utile per chi sta migrando verso autenticazione mutual TLS tra servizi;
  • ClusterTrustBundles (KEP-3257, Beta): permette di montare bundle di trust CA come volume proiettato nei pod, semplificando la distribuzione di certificate authority personalizzate senza dover gestire ConfigMap manualmente.


Cosa verificare prima di aggiornare


Come per ogni major/minor release di Kubernetes, prima di pianificare l’upgrade su cluster di produzione vale la pena controllare tre cose in particolare: primo, se si usano CRD con più versioni attive contemporaneamente, testare il comportamento con ConcurrentWatchObjectDecode abilitato in un ambiente di staging che replichi il volume di watcher reale; secondo, se si dipende oggi da KEDA solo per lo scale-to-zero su metriche esterne (code, topic Kafka, metriche custom da Prometheus Adapter), valutare se la KEP-2021 in Beta copre già il caso d’uso, tenendo presente che è comunque prudente aspettare la Stable prima di rimuovere KEDA da workload critici; terzo, verificare la compatibilità di eventuali webhook di ammissione e operator custom con i pod-level resources, se già si sfruttano richieste/limiti a livello di container in modo granulare.

Nel complesso, v1.37 conferma una tendenza chiara delle ultime release: meno feature “vistose” rivolte all’utente finale, più lavoro di fondo su efficienza e resilienza del control plane, proprio nei punti dove i cluster più grandi iniziano a sentire la pressione della scala.

Fonte: 4sysops, con dettagli tecnici da PerfectScale e dalle note di rilascio ufficiali del progetto Kubernetes.


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Next.js sotto attacco: due RCE critiche (AVIF e Windows) da patchare subito
#tech
spcnet.it/next-js-sotto-attacc…
@informatica


Next.js sotto attacco: due RCE critiche (AVIF e Windows) da patchare subito


Due vulnerabilità critiche, due superfici di attacco diverse


Il 25 agosto 2026 il team di Next.js ha rilasciato un aggiornamento di sicurezza fuori dal normale ciclo di rilascio, anticipando la pubblicazione dopo aver identificato una seconda vulnerabilità critica in una dipendenza upstream mentre stava già preparando la patch per la prima. Il risultato sono due falle di Remote Code Execution non autenticata con severità critica, entrambe corrette nelle versioni 15.5.24 (Maintenance LTS) e 16.3.3 (Active LTS). Per chi gestisce applicazioni Next.js in produzione, specialmente self-hosted, questo è un aggiornamento da applicare senza rimandare.

CVE-1: RCE tramite l’Image Optimization API su file AVIF


La prima vulnerabilità (GHSA-2xp9-vwfh-vxw4, CVSS stimato 9.5) risiede in libheif, la libreria usata da sharp per la decodifica delle immagini AVIF, a sua volta impiegata dall’Image Optimization API integrata in Next.js. La falla upstream (GHSA-g89c-p67h-r497) è un heap buffer overflow nel codice di scaling delle immagini: un file AVIF costruito ad arte, con riferimenti annidati di tipo identity-derivation e auxiliary item, induce il decoder a costruire un’immagine con una profondità di bit del canale Alpha incoerente rispetto al buffer allocato. Lo scaler alloca spazio per dati a 8 bit ma vi scrive valori a 16 bit, scrivendo circa 16.384 byte oltre il limite dell’allocazione: la combinazione classica che apre la strada all’esecuzione di codice arbitrario.

L’aspetto più critico è la superficie di attacco: qualunque endpoint Next.js che passi un’immagine controllata dall’utente attraverso l’Image Optimization API (upload di avatar, contenuti caricati da terzi, immagini remote proxate) è potenzialmente sfruttabile senza autenticazione. Le versioni patchate risolvono il problema nell’immediato disabilitando l’ottimizzazione AVIF finché la fix upstream in libheif non sarà completamente propagata nella supply chain.

CVE-2026-75604: RCE su server Windows con Pages Router + App Router


La seconda falla (CVE-2026-75604 / GHSA-p293-qw3h-jr36, CVSS stimato 9.0) è più circoscritta ma non meno seria per chi ospita Next.js su Windows. Colpisce le applicazioni che utilizzano contemporaneamente Pages Router e App Router senza avere Cache Components attivo, quando il server gira su un filesystem Windows: in questo scenario è possibile innescare un path traversal che porta a RCE non autenticata sfruttando le differenze di gestione dei percorsi tra i due router in ambiente Windows.

Linux e macOS non sono affetti da questa specifica vulnerabilità, il che la rende particolarmente rilevante per ambienti enterprise .NET/Windows Server che ospitano frontend Next.js accanto a backend .NET, uno scenario comune in molte aziende italiane con infrastruttura ibrida. Il team Next.js è stato esplicito: non esiste una mitigazione applicativa nota per le applicazioni Windows-hosted affette; l’unica strada è l’aggiornamento.

Versioni interessate


  • Path traversal su Windows (CVE-2026-75604): Next.js 13.4–15.5.23 e 16.0–16.3.2
  • RCE via AVIF: Next.js 10.0.0–15.5.23 e tutte le versioni 16.x fino alla 16.3.2
  • libheif: tutte le versioni fino alla 1.23.1 inclusa


Come verificare l’esposizione e aggiornare


Il primo passo è capire quale router state utilizzando e se l’Image Optimization API è esposta a input non fidati. Un controllo rapido nella codebase:

# Versione installata di Next.js
npm ls next

# Cercate se esistono sia pages/ che app/ nello stesso progetto
find . -maxdepth 2 -type d \( -name "pages" -o -name "app" \) -not -path "*/node_modules/*"

# Verificate se il Cache Components flag è attivo in next.config
grep -R "cacheComponents" next.config.*

Se il progetto usa entrambi i router senza Cache Components e il server è ospitato su Windows (IIS con iisnode, Windows Server con PM2, container Windows), l’aggiornamento non è opzionale. Per aggiornare:
npm install next@15.5.24   # ramo 15.5 (Maintenance LTS)
npm install next@16.3.3    # ramo 16.3 (Active LTS)

# con pnpm
pnpm add next@15.5.24
pnpm add next@16.3.3

# con yarn
yarn add next@15.5.24
yarn add next@16.3.3

Dopo l’aggiornamento, ricordate di rigenerare il lockfile e di verificare in CI che la build non introduca regressioni, in particolare se il progetto fa uso intensivo di next/image con sorgenti AVIF: l’ottimizzazione per quel formato resterà disabilitata finché non arriverà una fix upstream in libheif, quindi può essere necessario prevedere temporaneamente un fallback a JPEG/WebP per le immagini caricate dagli utenti.

Perché conviene reagire subito, anche se si usa Vercel


Le applicazioni ospitate su Vercel sono protette automaticamente lato piattaforma, ma questo non copre chi fa self-hosting su VM, container Docker, Kubernetes, Azure App Service, IIS o qualunque altro ambiente gestito direttamente. Per i team DevOps italiani che gestiscono deployment Next.js su infrastruttura on-premise o su Windows Server per motivi di compliance o integrazione con sistemi legacy .NET, il rischio è concreto: si tratta di RCE non autenticata, quindi sfruttabile da un attaccante remoto senza credenziali, con impatto potenzialmente totale sul server applicativo.

Alcune azioni consigliate oltre al semplice upgrade:

  • Inventariate tutte le applicazioni Next.js in produzione, incluse quelle gestite da team diversi, e verificate la versione installata con npm ls next o controllando il package-lock.json.
  • Se non potete aggiornare immediatamente, valutate di disabilitare temporaneamente l’Image Optimization API per sorgenti non fidate, o di filtrare a livello di reverse proxy/WAF le richieste verso l’endpoint /_next/image.
  • Per gli ambienti Windows, se non è possibile aggiornare a breve, considerate la migrazione temporanea del workload su un host Linux/macOS finché la patch non è applicata, dato che non esiste mitigazione nota per Windows.
  • Automatizzate il monitoraggio delle security advisory di Next.js e delle sue dipendenze critiche (in particolare sharp e le librerie di decodifica immagini) tramite Dependabot, Renovate o strumenti equivalenti, per ridurre il tempo di reazione a futuri annunci simili.


Conclusione


Questo doppio rilascio di sicurezza è un promemoria utile su due fronti. Il primo è tecnico: le pipeline di elaborazione immagini, spesso trattate come funzionalità “di contorno”, restano una delle superfici di attacco più insidiose nelle applicazioni web moderne, perché processano input binario complesso proveniente direttamente dagli utenti. Il secondo è organizzativo: la disponibilità di RCE non autenticate senza mitigazione nota per specifiche piattaforme (in questo caso Windows) impone di conoscere esattamente dove e come sono ospitate le proprie applicazioni Next.js, non solo quale versione del framework stanno eseguendo. Chi gestisce ambienti misti Windows/.NET con frontend Next.js dovrebbe trattare questo aggiornamento come priorità operativa immediata.

Fonte: Next.js – August 2026 Security Release e The Hacker News – Next.js Patches Critical AVIF and Windows Flaws Enabling Unauthenticated RCE


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Trump scherza su Atlantico e Pacifico: "Ora tutto quello che ci serve è un oceano"


Dopo aver ribattezzato il lago Ontario "Lake America" con un ordine esecutivo, il presidente ha detto che potrebbe cambiare nome anche ai due oceani. Non ha annunciato nessun atto formale.

Il presidente ha firmato giovedì 27 agosto un ordine esecutivo che ribattezza il lago Ontario "Lake America" e poi ha scherzato sul fatto che i prossimi a cambiare nome potrebbero essere l'oceano Atlantico e il Pacifico. Le parole sugli oceani non sono accompagnate da nessun provvedimento né da alcuna iniziativa formale.

"Come sapete, abbiamo preso una cosa chiamata Golfo del Messico, l'abbiamo cambiata e ora è abitualmente il Golfo d'America", ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. "Quindi, se ci pensate, abbiamo un golfo e abbiamo un lago. Ora tutto quello che ci serve è un oceano. Forse dovremo cambiare il nome dell'Atlantico e/o del Pacifico. Forse li cambieremo entrambi."

La Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di commento sulla battuta. Sul lago Ontario, invece, l'ordine è già operativo. "E infine, lo scopo di tutto questo più di ogni altra cosa è che cambieremo il nome del lago Ontario, con effetto immediato, in Lake America", ha detto il presidente. "Avviene proprio ora, mentre firmo l'ordine." L'amministrazione, ha aggiunto, ha "depositato tutte le carte necessarie, i documenti, tutto il resto" e ha informato le parti interessate.

Il testo incarica il segretario dell'Interno Doug Burgum, il dipartimento che negli Stati Uniti gestisce le terre pubbliche e le risorse naturali federali, di lavorare con il Board on Geographic Names, l'organismo federale che stabilisce i nomi ufficiali dei luoghi. Entro trenta giorni il nuovo nome dovrà essere registrato nel sistema informativo federale dei nomi geografici e ogni riferimento al lago Ontario dovrà sparire. Lo stesso vale per le mappe federali e per tutti i documenti e le comunicazioni delle agenzie. L'ordine non ha invece alcun effetto sul nome usato dal Canada, che si affaccia sul lago insieme allo Stato di New York.

Per giustificare la decisione il documento sostiene che gli Stati Uniti sono il "più grande protettore" del sistema dei Grandi Laghi. "Gli Stati Uniti hanno investito quasi 4 miliardi di dollari nella protezione dell'ecosistema d'acqua dolce dei Grandi Laghi nell'ultimo decennio, mentre il Canada ha investito molto meno in iniziative simili nello stesso periodo", si legge nel testo, che cita anche la flotta di rompighiaccio della guardia costiera americana. L'ordine richiama poi il ruolo storico del lago nel commercio, nell'insediamento, nella difesa e nell'energia. "In riconoscimento di questa fiorente risorsa economica e della sua importanza cruciale per l'economia della nostra nazione e per la sua gente, ordino che il lago sia ufficialmente ribattezzato Lake America", ha scritto il presidente.

"Il Canada ci sta derubando da molto tempo sul commercio", ha detto il presidente parlando nello Studio Ovale. "Vogliono essere trattati come se fossero uno Stato e non possiamo più permettercelo. È una cosa a cui penso da molto tempo." I negoziati commerciali con Ottawa sono saltati nelle scorse settimane e il presidente ha minacciato dazi del 50% su automobili, camion e componenti prodotti in Canada a partire dal 1° gennaio 2027.

Il giorno prima della firma, mercoledì 26 agosto, il presidente aveva anticipato il nuovo nome in un video pubblicato su TikTok. "Faremo un piccolo cambiamento, lo chiameremo in modo diverso dal lago Ontario", ha detto. "Lo chiameremo Lake America. E tutto quello che serve è una buona penna e un po' di intelligenza." Poi ha preso un pennarello, ha cancellato il nome del lago su una mappa e ci ha scritto sopra "Lake America".

Non è la prima volta che il presidente mette il nome del suo paese su una grande massa d'acqua. Nel primo giorno del suo ritorno alla Casa Bianca, a gennaio 2025, aveva firmato l'ordine esecutivo 14172, intitolato "Restoring Names That Honor American Greatness", che impone al governo federale di usare "Golfo d'America" al posto di Golfo del Messico. L'ordine sul lago Ontario richiama esplicitamente quella stessa politica.

Il 9 febbraio 2025 il presidente ha firmato una proclamazione che istituiva il primo "Gulf of America Day", a bordo dell'Air Force One mentre sorvolava il golfo appena ribattezzato ed era diretto al Super Bowl di New Orleans. "Oggi sono molto onorato di riconoscere il 9 febbraio 2025 come il primo Gulf of America Day di sempre", si legge nel testo della proclamazione. Burgum disse allora che il dipartimento dell'Interno aveva dato seguito alle istruzioni contenute nell'ordine esecutivo.

Nel 2025 il presidente ha anche riportato la montagna più alta del paese (che si trova in Alaska) dal nome Denali a quello di McKinley. La denominazione è stata oggetto di polemiche per decenni: Denali rende omaggio alla popolazione nativa dello Stato, McKinley al presidente William McKinley, nato in Ohio. Nel 2015 l'amministrazione di Barack Obama aveva deciso di adottare ufficialmente Denali e l'ordine esecutivo del 2025 ha rovesciato la scelta.

Il governo degli Stati Uniti ha l'autorità di cambiare i nomi dei luoghi sulle mappe nazionali, ma non può obbligare altri paesi o le organizzazioni internazionali ad adottare le nuove denominazioni. La decisione su come chiamare il lago resta quindi anche ai canadesi, che ne condividono le rive.


Trump ribattezza il Lago Ontario "Lake America": la ritorsione dopo la rottura con il Canada


Donald Trump ha firmato oggi un ordine esecutivo che rinomina il Lago Ontario in "Lake America". Il presidente dà così seguito alla minaccia lanciata dopo il crollo dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada, falliti venerdì scorso dopo due settimane di trattative serrate: da sabato sono scattati dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi e il primo ministro Mark Carney ha annunciato dazi speculari, "dollaro per dollaro", in vigore dall'8 settembre.

Nei giorni scorsi Trump aveva scritto più volte sui social del cambio di nome, sostenendo in un post che l'America non "si aspetta di fare ancora molti affari con l'Ontario", e aveva pubblicato immagini del lago già ribattezzato "Lake America". "Gli Stati Uniti sono i più grandi protettori dei Grandi Laghi, compreso il corpo idrico attualmente noto come Lago Ontario", ha scritto Trump nell'ordine.

"Il Lago continuerà a svolgere un ruolo centrale nel plasmare il futuro dell'America e l'economia globale. In riconoscimento di questa fiorente risorsa economica e della sua importanza cruciale per l'economia della nostra Nazione e per il suo popolo, dispongo che il Lago sia ufficialmente rinominato Lake America".

EFFECTIVE IMMEDIATELY: Lake Ontario is renamed to LAKE AMERICA! 🇺🇸 pic.twitter.com/ZFww8PexiW
— The White House (@WhiteHouse) August 27, 2026


Il provvedimento incarica il Segretario all'Interno Doug Burgum e il suo Dipartimento di aggiornare entro 30 giorni il Geographic Names Information System, la banca dati federale dei nomi geografici, e impone a tutti gli organi del governo federale di chiamare da ora in poi il lago "Lake America". A sostegno della decisione l'ordine cita gli investimenti americani sul lago e il fatto che, trovandosi le acque più profonde in territorio statunitense, gli Stati Uniti rivendicherebbero la maggior parte del suo volume.

Non è chiaro se il presidente abbia l'autorità per rinominare un corpo idrico condiviso tra due nazioni, come aveva già fatto a gennaio 2025 con un ordine analogo che trasformava il Golfo del Messico in "Golfo d'America". Il confine tra i due Paesi passa in mezzo al lago e l'ordine non può certo obbligare il Canada ad adottare il nuovo nome: la Ministra dell'Industria canadese Mélanie Joly aveva già risposto martedì, quando il cambio era ancora una minaccia, "Lo chiameremo sempre Lago Ontario. Punto". Il lago, tra l'altro, si chiamava Ontario molto prima che nascesse l'omonima provincia, istituita nel 1867: il nome viene dall'irochese "Ontarí'io", di solito tradotto "grande lago".


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📱La piattaforma di videogiochi Luanti rimossa da Google Play con la falsa accusa di violazione del diritto d'autore

Premessa: un membro della redazione fa anche parte di Luanti.

Tracer AI, compagnia che usa agenti IA per scovare e segnalare le violazioni di diritto d'autore, ha fatto rimuovere da Google Play l'app della piattaforma videoludica Luanti. L'accusa, mossa in nome di Microsoft, è di aver utilizzato risorse del gioco Minecraft (proprietà Microsoft) nella propria app; un'accusa facilmente smontabile in quanto sia il codice che le risorse di Luanti sono visibili a chiunque (è software libero).

Questa non è la prima volta che accade: nel 2023 la stessa compagnia mosse la medesima accusa, portando chi sviluppa Luanti a presentare una contronotifica: l'app rimase non disponibile per 46 giorni prima di essere riabilitata, contrariamente al limite di 14 giorni lavorativi sancito dalla legge statunitense che regola tali faccende. In entrambi i casi, non sono mai state fornite prove.

Qualche mese fa la stessa sorte è toccata a Allumeria, un gioco a cubetti oggi prossimo al lancio, sulla piattaforma Steam. Lo sviluppatore fu colto di sorpresa finché, subito dopo l'arrivo della notizia al direttore artistico di Minecraft su Bluesky, Microsoft non ritirò la segnalazione.

"Se fossimo una piccola azienda che dipende dalle entrate della propria app, ciò sarebbe particolarmente devastante". Inoltre, essendo una realtà sostenuta da volontarɜ, combattere contro tali richieste equivale a grandi sprechi di energie e risorse.

blog.luanti.org/2026/08/27/lua…

#notizia #legge #ia #videogiochi

@eticadigitale@feddit.it

in reply to Zughy

@zughy Sicuro? la notizia del takedown Allumeria é di dicembre 2025, la notizia del ritorno online é di febbraio 2026 absolutegamer.it/allumeria-rit…
in reply to Valerio Bozz

non ti nascondo che mi sto rimambendo perché siti diversi dicono cose diverse. Lo sviluppatore il 10 febbraio diceva che in quello stesso giorno era stato rimosso il gioco bsky.app/profile/unomelon.bsky…

Ma anche il direttore creativo di MC ha iniziato a investigare il 10 bsky.app/profile/unomelon.bsky…

Deduco allora sia passato più di un giorno da quando quest'ultimo se n'è accorto prima che ritirassero il DMCA

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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🎧 Die #Schufa steht wegen ihrer "Schattendatenbank" in der Kritik. Hör rein in das Interview mit Matthias Spielkamp von AlgorithmWatch 👉 www1.wdr.de/mediathek/audio/wd…

✍️ Du willst dich über eine potenzielle Sammelklage informieren? Finde mehr heraus: schufa.noyb.eu/

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Ich habe mir gestern zwölf (!) Stunden lang den Innenausschuss von Thüringen angehört. Dort sprachen Expert*innen über das geplante Polizeigesetz. Die Aktivist von @ThuerPAG_stoppen waren auch vor Ort. Die spannendsten Statements habe ich für euch extrahiert. netzpolitik.org/2026/polizeige…
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Im Innenausschuss von Thüringen hat eine Reihe von Expert*innen das geplante Polizeigesetz massiv kritisiert. Gleichzeitig fand vor der Tür eine Kundgebung gegen die umfassenden Überwachungsbefugnisse statt, die damit erlaubt werden sollen. netzpolitik.org/2026/polizeige…
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Trump vuole riscrivere a tutti i costi le regole delle elezioni americane


Dal voto per posta alle liste elettorali, dai collegi agli osservatori federali: l’Amministrazione Trump sta cercando di intervenire su ogni parte del sistema elettorale, anche quando le sue iniziative vengono fermate dai tribunali.

Il piano di Donald Trump per rimodellare le elezioni americane interviene su chi compare nelle liste elettorali, su come vengono spedite le schede, su chi sorveglia i seggi e persino sui confini dei collegi per il Congresso. Secondo gli esperti di diritto elettorale sentiti da Axios, questa offensiva continua punta a creare confusione, scoraggiare la partecipazione e minare la fiducia nel voto: anche le misure che vengono successivamente bloccate dai tribunali possono, infatti, generare incertezza prima delle elezioni.

L'ultimo fronte è il voto per posta. Mercoledì la giudice federale Indira Talwani, di Boston, ha revocato il blocco nazionale della riforma con cui l'Amministrazione intende ridisegnare il ruolo del servizio postale. La decisione è arrivata dopo che lunedì la Corte Suprema aveva sospeso proprio un'ingiunzione analoga in un procedimento collegato, alla vigilia dell'invio delle schede da parte degli Stati per le elezioni di novembre.

Il piano della Casa Bianca impone agli Stati di riprogettare le buste elettorali e di caricare le liste degli elettori nei sistemi del servizio postale, che potrà respingere le spedizioni di un ufficio elettorale se non rispettano i nuovi requisiti di preparazione e trasmissione dei dati. Ma 23 Stati a guida democratica, il District of Columbia e il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro hanno presentato un nuovo ricorso mercoledì, sostenendo che il piano imponga "compiti erculei" da svolgere con "risorse limitate".

Midterm 2026

Trump attacca il voto su cinque fronti. Per ora incassa soprattutto confusione


Liste elettorali, schede spedite per posta, voto anticipato, confini dei collegi, osservatori ai seggi: l'offensiva della Casa Bianca tocca ogni fase del processo elettorale. I risultati concreti sono ancora pochi, ma l'incertezza corre già.

La posta in gioco più alta

21.000.000

Gli elettori aventi diritto che rischiano di restare fuori dalle liste se il Congresso approvasse il SAVE Act, la legge che imporrebbe una prova documentale della cittadinanza per registrarsi al voto.

Ogni quadrato vale 100.000 elettori

I cinque fronti dell'offensiva

1Voto per posta 2Liste elettorali 3Voto anticipato 4Collegi 5Osservatori

Fronte 1 di 5

La Casa Bianca vuole riscrivere il ruolo del servizio postale sulle schede


Il piano impone agli Stati di ridisegnare le buste elettorali e di caricare le liste degli elettori nei sistemi delle poste, che potranno respingere le spedizioni di un ufficio elettorale se non rispettano i nuovi requisiti. In tre giorni il quadro giudiziario si è ribaltato, alla vigilia dell'invio delle schede per novembre.

  • LunedìLa Corte Suprema sospende un'ingiunzione analoga in un procedimento collegato.
  • MercoledìLa giudice federale Indira Talwani, di Boston, revoca il blocco nazionale della riforma.
  • Lo stesso giornoVentitré Stati a guida democratica, il District of Columbia e il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro presentano un nuovo ricorso: il piano imporrebbe "compiti erculei" con "risorse limitate".

La legittimità della nuova regola resta irrisolta, ma la misura potrebbe entrare in vigore in tempi brevi.

Fronte 2 di 5

In Nevada i presunti non cittadini erano quasi 16.000. Ne sono rimasti 185


Il Dipartimento per la Sicurezza Interna deve compilare Stato per Stato gli elenchi dei cittadini accertati, per controllare chi è iscritto alle liste elettorali. Lo stesso Dipartimento ha però ammesso che le sue stime sul voto dei non cittadini erano gonfiate.

−99%Quanto si è ridotta la stima una volta verificata nome per nome

Un giudice federale ha vietato in via definitiva l'inserimento della prova di cittadinanza nel modulo federale di registrazione.

Fronte 3 di 5

Sul voto anticipato il presidente dice due cose opposte


La stessa pratica viene incoraggiata quando la usano i repubblicani e presentata come un imbroglio quando la usano i democratici.

Ai propri elettori

Trump invita attivamente i repubblicani a votare prima del giorno delle elezioni.

Agli avversari

Accusa di barare i democratici che fanno esattamente la stessa cosa.

Eventuali restrizioni al voto anticipato della domenica colpirebbero "Souls to the Polls", la tradizione con cui molte chiese afroamericane accompagnano i fedeli alle urne dopo la funzione religiosa.

Fronte 4 di 5

Il ridisegno dei collegi è l'unico fronte che ha già prodotto un vantaggio


Trump ha chiesto agli Stati governati dai repubblicani di modificare le mappe congressuali a metà decennio, spingendo quelli democratici a rispondere allo stesso modo. Il conto finale, secondo un'analisi di Axios, pende da una parte sola.

Vantaggio democraticoVantaggio repubblicano

5 punti05 punti
+1,8 punti
Lo spostamento del margine nazionale a favore dei repubblicani prodotto dalle nuove mappe.

"Ha scatenato una guerra", sintetizza Trey Hood, direttore del Survey Research Center dell'Università della Georgia.

Fronte 5 di 5

Osservatori ai seggi: mai così tanti sotto un presidente repubblicano


Il Dipartimento di Giustizia sta preparando l'invio di circa mille osservatori elettorali. Sarebbe il più ampio schieramento di questo tipo mai organizzato da un'Amministrazione repubblicana.

L'Amministrazione ha inoltre ventilato più volte la presenza di agenti federali e dell'ICE ai seggi o nelle vicinanze. Non esistono prove di un piano di dispiegamento, ma secondo le organizzazioni per il diritto di voto la sola retorica intimidisce le comunità di immigrati.

Il bilancio, per ora

Il Dipartimento di Giustizia ha perso tutte le cause finora decise sulle liste elettorali e il SAVE Act è fermo al Senato. Ma la confusione non è un incidente di percorso: "non è un difetto", dice Molly McGrath dell'ACLU. Le regole che cambiano di continuo e le battaglie in tribunale stanno già erodendo la fiducia degli elettori.

Fonte: Axios, Brennan Center, Center for American Progress, ACLU — agosto 2026 Grafica di FocusAmerica

Anche Molly McGrath, direttrice delle campagne nazionali per la democrazia dell'ACLU, una delle principali organizzazioni americane per i diritti civili, individua nella confusione un obiettivo preciso:

"Il presidente Trump non sta aspettando il giorno delle elezioni per gettare dubbi su questo voto. Quando vengono emanati ordini esecutivi così chiaramente incostituzionali, parte dell'effetto voluto è proprio la confusione che producono. Non è un difetto".


Liste elettorali, cittadinanza e commissioni federali


Trump ha ordinato al Dipartimento per la Sicurezza Interna di compilare, Stato per Stato, elenchi dei cittadini americani accertati, da utilizzare per verificare la cittadinanza degli iscritti alle liste elettorali. Le organizzazioni per il diritto di voto osservano che i casi di voto da parte di non cittadini sono sempre stati rari e avvertono che le banche dati esistenti segnalano spesso per errore elettori che hanno pieno diritto di voto.

Lo stesso Dipartimento ha recentemente riconosciuto che le sue stime sul voto dei non cittadini erano gonfiate. In Nevada, i quasi 16.000 presunti non cittadini indicati a luglio si sono ridotti a 185 nominativi considerati attendibili. Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre fatto causa alla maggior parte degli Stati per ottenere le liste elettorali integrali, sostenendo di averne bisogno per applicare le leggi federali. Finora 23 di questi procedimenti sono stati respinti, secondo il Brennan Center, mentre gli altri restano pendenti.

Trump insiste nel chiedere inoltre al Congresso di approvare il SAVE Act, una proposta di legge che tra le altre cose imporrebbe di presentare una prova documentale della cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali. "Il SAVE Act è come una moderna tassa sul voto", ha detto ad Axios Carol Evans, vicepresidente per le politiche di Common Cause, richiamando le imposte utilizzate nel Sud segregazionista per tenere gli afroamericani lontani dalle urne.

Ottenere i documenti richiesti può costare centinaia di dollari e, secondo il Center for American Progress, la misura rischia di escludere più di 21 milioni di elettori aventi diritto, comprese le donne il cui cognome da sposate non coincide con quello riportato sul certificato di nascita e gli americani privi di passaporto. Ma la Casa Bianca respinge le critiche. Secondo la portavoce Lauren Bis, i Democratici si oppongono a "misure di buon senso per l'integrità elettorale, fortemente sostenute dalla stragrande maggioranza degli americani": la proposta di legge, ha aggiunto, "garantirà che siano gli americani, e soltanto gli americani, a decidere le nostre elezioni".

A luglio Trump ha anche rimosso i due membri democratici della Election Assistance Commission, l'ente federale che assiste gli Stati nell'amministrazione del voto, dopo che la Commissione si era opposta all'inserimento della prova di cittadinanza nel modulo federale di registrazione. Un giudice federale ha successivamente vietato in via definitiva quella modifica.

Voto anticipato, collegi e osservatori federali


Sul voto anticipato Trump sta invece seguendo due linee contraddittorie: sta invitando attivamente i Repubblicani a votare prima del giorno delle elezioni, ma accusando i Democratici che fanno altrettanto di barare. Eventuali restrizioni al voto anticipato domenicale colpirebbero "Souls to the Polls", la tradizione con cui molte chiese afroamericane accompagnano i fedeli alle urne dopo la funzione religiosa.

Anche sul ridisegno dei collegi, Trump ha "scatenato una guerra", fa notare Trey Hood, direttore del Survey Research Center dell'Università della Georgia. Il presidente ha chiesto agli Stati governati dai Repubblicani di modificare le mappe congressuali a metà decennio, inducendo quelli a guida democratica a rispondere allo stesso modo. I Repubblicani hanno però ridisegnato un numero di collegi sufficiente a ottenere un potenziale vantaggio: secondo un'analisi di Axios, le modifiche hanno prodotto uno spostamento di 1,8 punti nel margine nazionale a favore dei repubblicani.

L'amministrazione ha inoltre ventilato più volte la presenza di agenti federali e dell'ICE, la temuta agenzia per l'immigrazione, ai seggi o nelle loro vicinanze. Non esistono prove concrete di un piano di dispiegamento, ma secondo le organizzazioni per il diritto di voto la sola retorica può avere un effetto intimidatorio sulle comunità di immigrati. Il Dipartimento di Giustizia sta intanto preparando l'invio di circa 1.000 osservatori elettorali, potenzialmente il più grande dispiegamento di questo tipo mai organizzato da un'Amministrazione repubblicana. Sotto Joe Biden erano stati inviati 289 osservatori nel 2022 e 714 nel 2024.

Per ora, tuttavia, i risultati concreti dell'offensiva restano limitati: il Dipartimento di Giustizia ha perso tutte le cause finora decise sull'accesso ai dati degli elettori, il SAVE Act non è stato approvato dal Senato e la legittimità della nuova regola del servizio postale resta irrisolta, anche se la misura potrebbe in breve tempo entrare in vigore. Su questo piano, però, gli effetti sono già visibili: la retorica, i continui cambiamenti delle regole e le battaglie giudiziarie stanno già erodendo la fiducia degli elettori, creando difficoltà amministrative e costringendo Stati e associazioni a spendere tempo e risorse per difendersi ancora prima del voto di novembre.


Voto per posta, va avanti la battaglia legale


Una giudice federale del Massachusetts ha stabilito ieri che l'Amministrazione Trump ha violato un'ingiunzione valida in tutto il Paese, portando a termine l'iter di una norma destinata a modificare profondamente il voto per corrispondenza. Il provvedimento consente la pubblicazione del testo mercoledì, ma impedisce allo United States Postal Service (USPS), il servizio postale federale, di applicarlo.

"Le parti convenute non possono sostenere di avere frainteso la portata dell'ordinanza della Corte", ha scritto la giudice distrettuale Indira Talwani in un provvedimento di 5 pagine. Talwani ha concluso che l'ingiunzione preliminare è stata violata, nonostante il governo avesse assicurato che gli Stati Uniti prendono molto sul serio l'obbligo di rispettare le decisioni giudiziarie.

La decisione accoglie in parte un'istanza d'urgenza della sezione del Massachusetts della League of Women Voters, secondo cui il servizio postale avrebbe ignorato l'ordine della giudice predisponendo la pubblicazione di una norma definitiva con effetto immediato. L'ingiunzione, estesa da Talwani a tutto il Paese l'11 agosto, vieta all'Amministrazione di imporre all'USPS di respingere le buste elettorali che non rispettano i nuovi requisiti grafici fino alla conclusione delle elezioni di medio termine. Proibisce inoltre di "avviare o completare" l'iter normativo necessario a introdurre quei criteri. La giudice ha tuttavia respinto la richiesta dell'associazione di imporre sanzioni.

Dietro la grafica delle buste, l'elenco federale degli elettori


L'ordine esecutivo da cui nasce la controversia va ben oltre l'aspetto delle buste. Impone, infatti, al Dipartimento per la Sicurezza interna di trasmettere agli Stati gli elenchi dei cittadini maggiorenni, obbliga gli Stati che ricorrono al voto per posta a comunicare al governo federale i nomi di chi riceve una scheda e prevede che il servizio postale rifiuti la consegna agli Stati che non rispettano questi obblighi. È questo il meccanismo che i ricorrenti considerano il vero obiettivo del provvedimento, perché trasformerebbe la consegna delle schede in una verifica preventiva del diritto di voto.

In un documento depositato il 25 agosto, l'Amministrazione Trump ha sostenuto che la pubblicazione della norma non violerebbe l'ingiunzione. Il testo precisa infatti che il servizio postale non la applicherà finché resterà in vigore il provvedimento della giudice: secondo il governo, dunque, pubblicare la norma non equivale ad attuarla. L'Amministrazione ha inoltre affermato che era necessario fissarne l'entrata in vigore prima delle elezioni, così da concedere agli Stati il tempo di adeguarsi qualora l'ingiunzione fosse revocata.

La Corte Suprema apre un varco all'amministrazione


Intanto, lunedì la Corte Suprema ha sospeso un'altra ingiunzione emessa da Talwani, vale a dire quella adottata a giugno a tutela dei 23 Stati e del Distretto di Columbia che avevano impugnato l'ordine esecutivo. Tra questi figurano Stati in bilico come Arizona, Michigan, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin.

La Corte ha preso questa decisione con 6 voti contro 3, seguendo le consuete divisioni ideologiche, e ha giudicato prematuro il provvedimento perché adottato prima che le agenzie federali definissero i piani di attuazione. La maggioranza ha però precisato che la decisione "non significa che qualunque misura adottata dal governo per attuare l'ordine sarà necessariamente legittima". Nella loro opinione dissenziente, Ketanji Brown Jackson, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan hanno invece avvertito che alle elezioni di novembre "ne deriverà il caos".

Secondo la Casa Bianca, lo stesso ragionamento comporterebbe l'illegittimità anche dell'ingiunzione nazionale dell'11 agosto, che Talwani dovrebbe quindi revocare. La giudice non ha affrontato la questione e non ha ancora deciso se annullare il provvedimento. Intanto, il gruppo di Stati che si era rivolto alla Corte Suprema dovrebbe presentare un nuovo ricorso non appena la norma definitiva sarà pubblicata, riaprendo il contenzioso sul terreno indicato dagli stessi giudici. Resta però da capire se, nel frattempo, l'ingiunzione dell'11 agosto rimarrà in vigore.


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Per gli studenti la casa non è un diritto, è un lusso: eppure, nel nuovo studentato di Bologna, nell’area ex Tre Stelle, una stanza costa da 824 a 1.099 euro al mese.

Su 546 posti letto gestiti da un fondo internazionale, solo 28 sono a prezzo calmierato.

Di fronte all’emergenza abitativa servono limiti ai prezzi e più alloggi accessibili, non nuove costruzioni fuori dalla portata degli studenti.

Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

#Bologna #CaroAffitti #Studenti #EmergenzaAbitativa #DirittoAllaCasa #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Non esistono temi troppo complessi per la democrazia, energia nucleare compresa.
Ma proprio per la complessità del tema, bisogna evitare che tutto si riduca a uno scontro tra tifoserie disinformate.

Quindi che fare? Ne parlo nella mia newsletter: marcocappato.substack.com/

in reply to Marco Cappato

ciao Marco, sono iscritto alla tua newsletter da qualche mese e la leggo con piacere, purtroppo però quella di domani non la riceverò, poiché ho scelto di aprire una casella di posta sulla piattaforma di Autistici/Inventati, la quale è diventata irraggiungibile da ieri dopo essere stata aggiunta alla lista delle associazioni considerate terroristiche dagli USA. Chiedo anche a te di poter dare voce a questa ingiustizia volta alla soppressione del dissenso.
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Texas, libero l'agente ICE accusato della sparatoria in Minnesota


Il governatore del Texas Greg Abbott non ha autorizzato l'estradizione di Christian Castro. Un giudice federale ha respinto il ricorso del Minnesota e l'agente è così uscito dal carcere dopo 90 giorni di detenzione.

Un agente federale dell'immigrazione incriminato in Minnesota per una sparatoria avvenuta durante un'operazione di servizio è stato rilasciato giovedì mattina da un carcere del Texas, dopo che un giudice federale ha respinto il tentativo del Minnesota di costringere il governatore Greg Abbott ad autorizzarne immediatamente l'estradizione. Del caso aveva riferito il New York Times. Christian Castro è poi uscito dalla prigione della contea di Cameron alle 6:59 ora locale del 27 agosto, dopo aver raggiunto il limite di 90 giorni previsto dalla legge texana per la detenzione in attesa di estradizione.

La controversia ha contrapposto due governatori di primo piano, il democratico Tim Walz e il repubblicano Greg Abbott, e ha riportato al centro una questione affrontata solo raramente dai tribunali federali: quale margine di discrezionalità abbia un governatore di fronte alla richiesta di estradizione presentata da un altro Stato.

Il giudice Fernando Rodriguez Jr., nominato da Donald Trump, ha stabilito mercoledì che la richiesta del Minnesota era prematura. Abbott non ha ancora formalmente accolto né respinto l'estradizione e, secondo il giudice, la legge non gli impone un termine preciso entro cui decidere. Castro era detenuto dal 29 maggio nella contea di Cameron, vicino a Brownsville e al confine con il Messico. La scadenza dei 90 giorni ha quindi portato al suo rilascio. Il procuratore generale del Minnesota Keith Ellison ha contestato la decisione e ha detto di voler continuare a fare "tutto ciò che è in nostro potere" per riportare Castro nello Stato.

Dodici secondi ripresi in video


Castro è stato incriminato il 18 maggio a Minneapolis per quattro capi di aggressione di secondo grado e uno di falsa denuncia. Secondo l'accusa, la sera del 14 gennaio sparò attraverso la porta d'ingresso di un'abitazione nella quale si erano rifugiate alcune delle persone coinvolte nell'inseguimento, colpendo alla gamba Julio Cesar Sosa-Celis. Il proiettile attraversò la porta e terminò la sua corsa nella parete della stanza di un bambino.

Il Dipartimento della Sicurezza Interna aveva inizialmente sostenuto che l'agente avesse sparato per legittima difesa dopo essere stato aggredito con il manico di una scopa e una pala da neve. Sosa-Celis e un altro venezuelano erano stati quindi accusati a livello federale di aver assalito un agente. A febbraio, però, i procuratori federali hanno lasciato cadere il caso dopo che un video della scena, durata circa 12 secondi, aveva contraddetto la ricostruzione fornita dagli agenti. Lo stesso direttore dell'ICE Todd Lyons ha successivamente riconosciuto che Castro e un altro agente avevano mentito sulla dinamica dell'incidente.

Arrestato il 29 maggio nel Texas meridionale dai Texas Rangers, Castro non è mai comparso davanti a un tribunale del Minnesota. Walz ha inviato la richiesta di estradizione il 2 giugno, nell'ambito di una procedura che normalmente viene gestita senza particolari attriti, ma Abbott non ha firmato il mandato. Il 18 agosto il Minnesota ha fatto causa per costringerlo a procedere, segnalando anche il rischio che Castro potesse fuggire in Messico. Nelle conversazioni registrate dal carcere, Castro parlava con una donna oltre confine della possibilità di "sposarla e comprare una casa in Messico" una volta libero.

Lo scontro sul potere dei governatori


I legali di Abbott hanno però sostenuto che il Texas stesse ancora verificando se Castro rientrasse nella definizione giuridica di "fuggitivo", dal momento che aveva lasciato il Minnesota su indicazione del suo datore di lavoro prima di essere incriminato, e hanno accusato il Minnesota di avere una "strana fretta di giudicare". Rodriguez ha ritenuto che, finché Abbott non avrà formalmente respinto la richiesta, non vi siano ancora i presupposti per ordinargli di procedere.

Per i legali di Walz, l'argomento è invece "una cortina di fumo": se questa interpretazione fosse accolta, hanno scritto, "chiunque abbia commesso un reato in uno Stato e poi lo abbia lasciato per un trasferimento di lavoro, per ordini militari o perché è stato spinto in un furgone, non potrebbe mai essere estradato". Trevor Ezell, consigliere legale di Abbott, ha detto in udienza che il governatore attende invece il parere del Segretario di Stato texano prima di prendere una decisione, senza però indicare una scadenza.

Il portavoce di Abbott, Andrew Mahaleris, ha comunque accolto con favore una decisione che, a suo giudizio, "respinge il tentativo del Minnesota di arruolare i tribunali federali per commissariare l'ufficio del governatore". Mary Moriarty, procuratrice della contea di Hennepin, che comprende Minneapolis, ha invece avvertito che la sentenza potrebbe aprire la strada a governatori intenzionati a rinviare indefinitamente le richieste provenienti da avversari politici: "Dovrebbe suscitare allarme".

La questione ha un precedente importante. Nel 1987, con la sentenza Puerto Rico v. Branstad, la Corte Suprema stabilì che gli obblighi imposti dalla clausola costituzionale sull'estradizione sono vincolanti e che i tribunali federali possono intervenire per farli rispettare. Il punto ancora controverso nel caso Castro è quando un ritardo nell'esame della richiesta possa trasformarsi in un rifiuto illegittimo.

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☕ CYBERBRIEFING — Venerdì 28 agosto 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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#newsletter #cybersecurity
@informatica

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Il prof Carmine fa sanzionare l’ex scuola: multa di 2.300 euro. “Sul web ha violato la mia privacy”


L’azione di Carmine Contursi dopo che sul portale dell’Einaudi erano apparsi gli orari di servizio con il nome. Il Garante infligge una sanzione. L’istituto, appena saputo del ricorso, era corso ai ripari e fatto notare d’aver agito in buona fede

Il professore di informatica Carmine Contursi. Oltre che al Garante, si è rivolto all’Ufficio scolastico per presentare un esposto disciplinare contro la dirigenza

ilrestodelcarlino.it/reggio-em…

@scuola

in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

@max quello che volevo sottolineare però è che è sbagliato pensare che solo una persona esasperata possa ricorrere contro una violazione della privacy. Ricorsi di questo genere dovrebbero essere considerati normali, mentre ad essere anormale è l'indifferenza o peggio la cattiva pratica dei dirigenti

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in reply to macfranc

@macfranc

Quello che volevo dire è che qui forse si esagera un po'...

La condivisione di dati non riguardava nulla di personale, erano dei turni di lavoro mi è parso di capire.

Ha fatto ricorso e il Garante gli ha dato ragione. In un caso normale uno si fermerebbe, invece lui ha riportato la cosa all'ufficio scolastico regionale e non contento pure alla GdF.

Nessuno mi convincerà mai che una persona normale faccia un macello del genere perché la scuola ha pubblicato in un'area riservata del sito i suoi turni di lavoro 😁

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📰 "Der #Schufa droht ein folgenschwerer Rechtsstreit. […] #NOYB hat das Unternehmen formell abgemahnt und die Vorbereitung einer gerichtlichen #Sammelklage bekanntgegeben."

👉 Weitere Infos zu einer potenziellen Sammelklage: schufa.noyb.eu/

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La rassegna stampa di venerdì 28 agosto 2026


Un giudice federale boccia il blacklisting del Pentagono contro Anthropic, Trump ribattezza il lago Ontario "Lake America" nello scontro con il Canada e un magistrato blocca di nuovo i limiti al voto postale, mentre decine di americani risultano dispersi nelle alluvioni in Nepal

Questa è la rassegna stampa di venerdì 28 agosto 2026

Un giudice federale boccia il blacklisting del Pentagono contro Anthropic


La giudice distrettuale Rita Lin ha stabilito che la designazione di Anthropic come "rischio per la catena di approvvigionamento", decisa dall'Amministrazione Trump, era illegale e costituiva una ritorsione per le critiche pubbliche mosse dalla società di IA al Dipartimento della Difesa. In una decisione di 59 pagine la giudice ha scritto che "l'evocazione vuota della sicurezza nazionale non è un assegno in bianco per punire chi critica il governo". Il governo ha annunciato che farà ricorso.

Fonti: New York Times, Axios, NPR

Trump ribattezza il lago Ontario "Lake America" nello scontro commerciale con il Canada


Il presidente ha firmato un ordine esecutivo che impone alle agenzie federali di rinominare il lago Ontario in "Lake America", una mossa arrivata dopo il fallimento dei negoziati commerciali con Ottawa e l'entrata in vigore di dazi al 50% su molti prodotti canadesi. Trump non ha però l'autorità per rinominare la porzione canadese del lago e il premier Mark Carney ha respinto la decisione. I Democratici alla Camera stanno preparando un disegno di legge per annullare l'ordine.

Fonti: BBC News, The Guardian, Axios

Un giudice blocca di nuovo l'ordine di Trump sul voto per corrispondenza


La giudice federale Indira Talwani ha imposto uno stop di quattordici giorni all'ordine esecutivo con cui l'Amministrazione vuole limitare il voto postale, a circa una settimana dall'invio delle prime schede per le elezioni di metà mandato. Il magistrato ha ritenuto probabile che gli Stati a guida democratica e le associazioni per i diritti di voto vincano la causa. La decisione arriva pochi giorni dopo che la Corte Suprema aveva ribaltato una precedente ordinanza della stessa giudice e potrebbe tornare davanti ai giudici supremi.

Fonti: New York Times, The Hill, ABC News

Inondazioni catastrofiche tra Nepal e Tibet, decine di americani risultano dispersi


Le autorità statunitensi riferiscono che circa novanta cittadini americani risultano ancora dispersi dopo le alluvioni improvvise che hanno colpito l'area di confine tra Cina e Nepal, causando oltre trecento morti. Complessivamente si contano più di 1.300 dispersi, tra cui numerosi americani e canadesi, mentre le famiglie attendono notizie dei propri cari. Gli scienziati collegano l'intensità del disastro allo scioglimento accelerato di ghiacciai e permafrost dell'Himalaya legato al cambiamento climatico.

Fonti: ABC News, BBC News, New York Times

Il Centcom annuncia la bonifica delle mine iraniane nello Stretto di Hormuz


Il Comando centrale delle forze armate statunitensi ha comunicato di aver rimosso tutte le mine iraniane lungo le rotte di transito internazionalmente riconosciute nello Stretto di Hormuz. In un video diffuso su X, l'ammiraglio Brad Cooper ha parlato di un "traguardo importante", dopo che alcuni alleati di Washington avevano espresso dubbi su analoghe affermazioni del presidente Trump.

Fonti: Bloomberg, The Hill

La FDA approva i vaccini anti-Covid aggiornati contro la variante XFG


La Food and Drug Administration ha approvato le nuove formulazioni dei vaccini anti-Covid di Pfizer-BioNTech, Moderna e Sanofi-Novavax, calibrate sulla variante dominante XFG, aprendo la strada alle spedizioni verso farmacie e ambulatori. L'approvazione è rivolta soprattutto alle persone a maggior rischio e resta la confusione sulla copertura assicurativa delle dosi.

Fonti: The Guardian, The Hill

Tutti gli occhi su Warsh al simposio di Jackson Hole


Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh è al centro dell'attenzione mentre interviene al tradizionale simposio economico di Jackson Hole, in Wyoming, con gli investitori a caccia di segnali sulla rotta della politica monetaria. Il test è cruciale dopo la reazione negativa dei mercati alla sua conferenza stampa del mese scorso e in un clima di crescenti dubbi sulla credibilità della guida economica dell'Amministrazione.

Fonti: The Hill, Bloomberg, New York Times

Trump vola in Texas per sostenere Paxton mentre i Repubblicani temono per il Senato


Il presidente è atteso in Texas per un evento a favore del procuratore generale Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato, in una corsa che i sondaggi pubblici e privati danno sostanzialmente in parità. I fardelli politici e personali di Paxton, che alle primarie aveva battuto il senatore uscente John Cornyn, rischiano di mettere in gioco uno Stato tradizionalmente repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato.

Fonti: The Hill, Bloomberg

Il capo della CIA a Mosca per spingere il Cremlino verso un accordo sull'Ucraina


Il direttore della CIA John Ratcliffe ha incontrato in settimana un alto responsabile dell'intelligence russa in una visita riservata a Mosca, con l'obiettivo di indurre il Cremlino a perseguire un'intesa di pace con l'Ucraina, offrendo secondo il resoconto una valutazione cupa dell'andamento della guerra per la Russia. Sul terreno il conflitto entra in una fase più letale, con i bombardamenti di missili e droni che si intensificano da entrambe le parti.

Fonti: New York Times, Semafor

Un gran giurì della Florida: l'amministrazione DeSantis ha "sottratto" fondi pubblici


Un gran giurì della Florida ha stabilito che l'amministrazione del governatore Ron DeSantis ha "sottratto" dieci milioni di dollari provenienti da un accordo sul programma Medicaid, dirottandoli verso la Hope Florida Foundation, una fondazione vicina alla first lady Casey DeSantis. Secondo i giurati il trasferimento faceva parte di uno "schema sofisticato" per finanziare attività politiche, pur senza portare a incriminazioni.

Fonti: The Hill, The Guardian

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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"Frustrati": perché c'è tanta opposizione ai data center e alle telecamere Flock

Le persone sono frustrate dalle tecnologie emergenti perché sono qualcosa che viene fatto loro – sorveglianza, manipolazione, prosciugamento delle risorse – invece di fornire strumenti per migliorare le loro vite, "Queste cose sembrano davvero destabilizzanti. Completamente fuori dal nostro controllo"

azfamily.com/2026/08/27/fed-up…

@informatica

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Destroying Our Relationship with Our Closest Ally to Own the Libs or Something


August 27

Take your “Donroe Doctrine” and shove it.

The mockery and destruction of our closest relationship, not just in the Americas but in general, is not something a party that considers themselves “Pan-Americanism advocates” would ever promote.

We believe the United States should be a good neighbor; one that repairs the troubles of our past and builds towards a better future.

Instead, not only are we further straining our relationship with our closest neighbor and ally, but we are actively driving them into the arms of the European Union and away from us.

And to top it off, we are doing the whole “Gulf of America” thing to Lake Ontario, renaming it “Lake America.”

As a Great Laker myself, I have to finally ask:

Are you out your gourd? Are you doing this because you’re bored? Are you having a laugh?

What’s the end goal? What could possibly be the justification behind the self-destruction of everything the United States has built up positively, and the escalation of all the worst the United States has been?

The United States Pirate Party believes the United States should be a good neighbor. That’s not a complicated position, and that’s not something that we passively believe in.

It is essential to future generations in the New World that the United States reverses track. If we are to advocate for a Pan-American foreign policy, then we must call out when we are moving in the opposite direction.

We once referred to our current path as a “marathon in the wrong direction,” and nothing has changed to make that statement wrong.

We are still sprinting, and we’re doing it at a record pace.

H.O.M.E.S. is how we remember the Great Lakes: Huron, Ontario, Michigan, Erie and Superior.

If this name change goes through, we’ll need to remember S.H.A.M.E. instead, which is something in short supply in this administration.

We wholly condemn these childish attempts at… whatever this is. Whatever it is, it’s the opposite of what we want from the United States. It is the opposite of being a good neighbor.

How long until New Mexico is renamed to “New America?”

Enough is enough. This isn’t “making America great again.”

This is making América not trust us.

What kind of neighbors are we? What kind of neighbors do we want to be?


uspirates.org/destroying-our-r…

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Trump ribattezza il Lago Ontario "Lake America": la ritorsione dopo la rottura con il Canada


Dopo il fallimento dei negoziati commerciali con Ottawa e i dazi al 50%, il presidente ordina all'Interno di aggiornare i registri federali entro 30 giorni. La ministra canadese Joly: "Lo chiameremo sempre Lago Ontario. Punto".

Donald Trump ha firmato oggi un ordine esecutivo che rinomina il Lago Ontario in "Lake America". Il presidente dà così seguito alla minaccia lanciata dopo il crollo dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada, falliti venerdì scorso dopo due settimane di trattative serrate: da sabato sono scattati dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi e il primo ministro Mark Carney ha annunciato dazi speculari, "dollaro per dollaro", in vigore dall'8 settembre.

Nei giorni scorsi Trump aveva scritto più volte sui social del cambio di nome, sostenendo in un post che l'America non "si aspetta di fare ancora molti affari con l'Ontario", e aveva pubblicato immagini del lago già ribattezzato "Lake America". "Gli Stati Uniti sono i più grandi protettori dei Grandi Laghi, compreso il corpo idrico attualmente noto come Lago Ontario", ha scritto Trump nell'ordine.

"Il Lago continuerà a svolgere un ruolo centrale nel plasmare il futuro dell'America e l'economia globale. In riconoscimento di questa fiorente risorsa economica e della sua importanza cruciale per l'economia della nostra Nazione e per il suo popolo, dispongo che il Lago sia ufficialmente rinominato Lake America".

EFFECTIVE IMMEDIATELY: Lake Ontario is renamed to LAKE AMERICA! 🇺🇸 pic.twitter.com/ZFww8PexiW
— The White House (@WhiteHouse) August 27, 2026


Il provvedimento incarica il Segretario all'Interno Doug Burgum e il suo Dipartimento di aggiornare entro 30 giorni il Geographic Names Information System, la banca dati federale dei nomi geografici, e impone a tutti gli organi del governo federale di chiamare da ora in poi il lago "Lake America". A sostegno della decisione l'ordine cita gli investimenti americani sul lago e il fatto che, trovandosi le acque più profonde in territorio statunitense, gli Stati Uniti rivendicherebbero la maggior parte del suo volume.

Non è chiaro se il presidente abbia l'autorità per rinominare un corpo idrico condiviso tra due nazioni, come aveva già fatto a gennaio 2025 con un ordine analogo che trasformava il Golfo del Messico in "Golfo d'America". Il confine tra i due Paesi passa in mezzo al lago e l'ordine non può certo obbligare il Canada ad adottare il nuovo nome: la Ministra dell'Industria canadese Mélanie Joly aveva già risposto martedì, quando il cambio era ancora una minaccia, "Lo chiameremo sempre Lago Ontario. Punto". Il lago, tra l'altro, si chiamava Ontario molto prima che nascesse l'omonima provincia, istituita nel 1867: il nome viene dall'irochese "Ontarí'io", di solito tradotto "grande lago".


Trump vuole ribattezzare il lago Ontario, il Canada risponde ai dazi


Il presidente Donald Trump ha proposto di cambiare il nome del lago Ontario in "lago America" e ha accusato il primo ministro canadese Mark Carney di aver mentito sulle pressioni statunitensi contro le tutele della lingua francese. Secondo Trump, Carney avrebbe inventato la vicenda per recuperare consensi in Quebec. I due messaggi sono apparsi su Truth Social, quattro giorni dopo la rottura dei negoziati commerciali tra Washington e Ottawa.

"Gli Stati Uniti stanno seriamente valutando di cambiare il nome del lago Ontario in lago America, visto che non ci aspettiamo di fare ancora molti affari con l'Ontario", ha scritto Trump. In mattinata il presidente aveva pubblicato anche una mappa dello specchio d'acqua, con la scritta "Lake Ontario" cancellata e sostituita da "Lake America" in caratteri dorati. Nel gennaio 2025 Trump aveva già firmato un ordine esecutivo per ribattezzare unilateralmente il Golfo del Messico "Golfo d'America" nella nomenclatura ufficiale statunitense. Il lago Ontario, il più piccolo e orientale dei Grandi Laghi, segna parte del confine tra lo Stato di New York e l'Ontario, la provincia più popolosa del Canada e il cuore della sua industria automobilistica.

Lo scontro sulle tutele del francese


Carney ha ordinato ai negoziatori canadesi di abbandonare i colloqui sostenendo che l'intesa proposta da Washington avrebbe indebolito le tutele della lingua francese. "Lingua e cultura non sono irritanti commerciali: sono diritti", ha affermato il primo ministro. Trump ha replicato assicurando che non interferirebbe mai con i canadesi francofoni e di non averci "nemmeno mai pensato". Ha quindi accusato Carney di avere diffuso una menzogna per riconquistare l'appoggio degli elettori del Quebec. Secondo Reuters, entrambe le parti si attribuiscono la responsabilità del fallimento dei tre giorni di trattative.

Anche il rappresentante statunitense per il Commercio, Jamieson Greer, ha definito alla CNBC "una storia inventata e divertente" l'idea che la lingua francese fosse il vero ostacolo all'accordo. Il problema, ha sostenuto, sono le norme canadesi che impongono alle piattaforme statunitensi di destinare una parte dei ricavi al finanziamento dei contenuti locali.

Le misure contestate sono principalmente due. L’Online Streaming Act federale ha attribuito all'ente regolatore canadese delle comunicazioni il potere di imporre contributi e investimenti obbligatori alle grandi piattaforme di streaming. La legge 109, approvata dal Quebec nel dicembre 2025, consente invece al governo provinciale di stabilire quote e obblighi per favorire la visibilità dei contenuti culturali originali in francese sulle piattaforme digitali e sui dispositivi connessi. Washington ha inserito queste disposizioni tra le barriere commerciali contestate al Canada.

I dazi e la risposta canadese


Dopo la rottura dei colloqui, sabato sono entrati in vigore dazi statunitensi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Lunedì Trump ha minacciato di portare al 50% anche quelli su automobili, componenti e acciaio a partire dal 1° gennaio 2027. Fino a pochi giorni prima aveva lasciato intendere che un accordo fosse vicino.

Martedì Ottawa ha annunciato la risposta: dal prossimo 8 settembre applicherà tariffe comprese tra il 15% e il 50% a oltre 700 categorie di prodotti statunitensi, per un valore complessivo di 27,6 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 20 miliardi di dollari statunitensi. L’elenco comprende acciaio, alluminio, mobili, abbigliamento, formaggi, prodotti ittici, elettrodomestici ed elettronica. Il governo canadese ha inoltre predisposto aiuti per 7,5 miliardi di dollari canadesi a favore delle imprese e dei lavoratori colpiti.

Il confronto resta durissimo anche fuori dal tavolo negoziale. Il premier dell’Ontario Doug Ford ha definito Trump un "perdente", un "bullo" e un "dittatore", dopo che il presidente aveva intimato ai dirigenti canadesi di "mettersi in riga". Lo stesso giorno il vicepresidente JD Vance, intervenendo nel Maine, ha accusato Ottawa di riservare alle merci cinesi un trattamento migliore di quello concesso ai prodotti statunitensi. Da parte sua, Carney ha dichiarato che il Canada tornerà "ovviamente" a negoziare, ma soltanto se gli Stati Uniti si presenteranno con "l’atteggiamento giusto" e rispetteranno la sovranità economica del Paese.


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Rubio usa la legge antiterrorismo per vietare un servizio di posta elettronica sicura. La presa di posizione di @eff


Il Dipartimento di Stato non accusa Autistici/Inventati di aver fatto altro che fornire account di posta elettronica "irrintracciabili". Ma questo è sufficiente per dichiararla organizzazione terroristica.

"L'idea che un'organizzazione che offre servizi di hosting alternativi – per email, siti web e altri servizi – possa essere designata come organizzazione terroristica semplicemente per aver fornito un servizio richiesto da molte persone... è spaventosa", afferma Jillian York, direttrice per la libertà di espressione internazionale presso l'organizzazione no-profit Electronic Frontier Foundation. "Potrebbe sembrare un'ipotesi complottista, ma il fatto che questa decisione provenga da un'amministrazione che ha stretti legami con i giganti della Silicon Valley, in un momento in cui la sfiducia nei confronti di queste aziende è molto alta in diverse fasce della società, non mi sembra una coincidenza."


reason.com/2026/08/27/rubio-us…

@eticadigitale

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✨ QTFY, il quartiermastro cinese del cyberspionaggio: otto anni di intrusioni contro NASA, Fed e Senato USA
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/qtfy-i…

@informatica


QTFY, il quartiermastro cinese del cyberspionaggio: otto anni di intrusioni contro NASA, Fed e Senato USA


Si parla di:
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Otto anni, sette agenzie federali statunitensi e una rete di router IoT compromessi sparsi per il pianeta: è il bilancio di QTFY, il gruppo di hacker-for-hire sponsorizzato da Pechino che il 26 agosto 2026 FBI e Dipartimento di Giustizia hanno colpito con un sequestro giudiziario dei domini che ne alimentavano l’infrastruttura. Non è il solito annuncio di attribuzione: è la fotografia di come la Cina abbia industrializzato lo spionaggio informatico, appaltandolo a un fornitore privato che vende accesso “chiavi in mano” come fosse un cloud provider.

Un “quartiermastro digitale” per il Ministero della Sicurezza di Stato


Secondo il comunicato congiunto del Dipartimento di Giustizia e i documenti giudiziari depositati presso il tribunale del Distretto Sud della California, QTFY opera per conto di Nanjing Xinjiuwei Network Technology Company (南京鑫玖维网络科技有限公司), un’azienda con sede a Nanchino che, tra i suoi clienti, annovererebbe direttamente il Ministero della Sicurezza di Stato (MSS) e l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA). Ryan English, ricercatore di Lumen Technologies’ Black Lotus Labs — che ha collaborato con l’FBI all’indagine — l’ha definita un’operazione “comprehensive”, capace di fornire ricognizione continua su bersagli di alto valore attraverso un modello di servizio condiviso e multi-tenant: la stessa infrastruttura di offuscamento veniva riutilizzata per campagne diverse, abbattendo i costi operativi e aumentando la resilienza contro il take-down.

È lo stesso schema di “industrializzazione” già osservato con Volt Typhoon (infrastrutture critiche USA) e Flax Typhoon, i cui botnet erano stati smantellati dall’FBI rispettivamente nel 2023 e nel 2024, e con la rimozione del malware PlugX da oltre 4.000 computer statunitensi nel 2025. QTFY si inserisce in questa scia come ulteriore prova che dietro le sigle APT cinesi si nascondono spesso appaltatori privati che vendono accesso e infrastruttura ad attori statali, offuscando l’attribuzione diretta a Pechino.

QScan e QTRouter: ricognizione di massa e proxy usa e getta


Il cuore tecnico dell’operazione è la coppia di strumenti QScan e QTRouter, descritti dagli inquirenti come una vera e propria “suite” offensiva:

  • QScan: un motore di scansione automatizzato che integra oltre 200 exploit proof-of-concept per individuare e compromettere dispositivi IoT vulnerabili su scala globale. Un agente FBI ha documentato che, in una sola giornata del 2024, QScan ha eseguito oltre 2 milioni di attività di scansione e sfruttamento.
  • QTRouter: la rete di offuscamento del traffico che assorbe i dispositivi compromessi da QScan e li combina con servizi proxy commerciali (incluso il fornitore cinese fastlink.ws) e VPS noleggiati. Il traffico di spionaggio viene letteralmente mescolato a quello di consumatori legittimi che usano gli stessi servizi proxy, e l’infrastruttura di uscita (egress) ruota automaticamente per complicare il tracciamento.
  • Fast Labyrinth e QTProxy: componenti aggiuntivi per la gestione dei nodi relay e il instradamento cifrato del traffico tra i vari livelli della rete.

Il risultato è un layer di anonimizzazione che permette agli attacchi di apparire provenienti da router domestici o piccoli uffici in giro per il mondo, anziché da infrastruttura riconducibile alla Cina — la stessa logica dei botnet “ORB” (Operational Relay Box) che negli ultimi anni hanno reso enormemente più difficile l’attribuzione rapida delle intrusioni state-sponsored.

Le vittime: dalla NASA al Senato USA


Gli atti giudiziari elencano tra le vittime confermate della campagna QTFY, attiva almeno dal maggio 2018:

  • NASA
  • Federal Reserve
  • Department of Energy
  • Department of Justice
  • Department of Health and Human Services e National Institutes of Health
  • Senato degli Stati Uniti

Secondo quanto riportato, la campagna ha toccato anche sistemi legati alle elezioni statunitensi nel giugno 2026, confermando come il perimetro di interesse di QTFY superi la pura raccolta di intelligence economica per estendersi a infrastrutture istituzionali e processi democratici.

Le vulnerabilità sfruttate: un catalogo di edge device


Uno degli aspetti più istruttivi del caso QTFY è la lista di prodotti presi di mira, che conferma un pattern ormai consolidato nelle campagne cinesi: puntare su appliance perimetrali (VPN, firewall, gateway di accesso remoto) spesso poco monitorate rispetto agli endpoint client. Tra i target figurano dispositivi e vulnerabilità di Ivanti (incluse tre zero-day, CVE-2024-8190, CVE-2024-8963 e CVE-2024-9380, sui Cloud Services Appliance), Fortinet SSL-VPN (CVE-2018-13379), Citrix ADC (CVE-2019-19781), Microsoft Exchange (CVE-2021-26855, ProxyLogon), F5 BIG-IP (CVE-2020-5902), Kentico CMS, Apache Log4j (CVE-2021-44228), Atlassian Confluence (CVE-2023-22515), Check Point Quantum Gateway (CVE-2024-24919), CrushFTP (CVE-2025-31161) e BeyondTrust Remote Support (CVE-2026-1731).

La combinazione di zero-day freschi e n-day storici ancora sfruttabili — molti di questi bug hanno anni — racconta bene perché il patching degli edge device resti uno dei problemi cronici della difesa perimetrale: un’appliance VPN non aggiornata dal 2019 può ancora oggi fare da porta d’ingresso per un’operazione di spionaggio statale del 2026.

Lo smantellamento e la reazione di Pechino


Il 26 agosto 2026 l’FBI, con l’autorizzazione di un tribunale federale, ha sequestrato i domini hardcoded nel malware usati per le funzioni di comunicazione e autenticazione tra i nodi — tra questi qt-proxy.org, qtproxy.xyz e securelink.qtproxy.xyz — rendendo di fatto inoperabili sia QScan sia QTRouter. Il procuratore generale Todd Blanche ha definito l’operazione “l’ultima di una serie di operazioni tecniche per smantellare attività di hacking indiscriminato” condotte dalla Cina, mentre il direttore dell’FBI Kash Patel ha sottolineato che la disruption ha colpito “un botnet e una piattaforma di hacking globali”. Pechino, come da copione in questi casi, ha respinto le accuse.

Due righe per i difensori


Il caso QTFY offre alcune lezioni operative dirette per chi gestisce infrastrutture esposte:

  • Patching degli edge device come priorità assoluta: gran parte delle CVE sfruttate sono note da anni; il problema non è la scoperta ma la remediation tardiva su appliance perimetrali spesso considerate “invisibili” rispetto agli endpoint.
  • Monitorare il traffico proxy/VPS commerciale anomalo: se il traffico malevolo si nasconde dentro flussi proxy legittimi, i controlli basati solo su reputazione IP perdono efficacia; servono euristiche comportamentali e correlazione temporale.
  • Segmentazione delle appliance di rete: VPN gateway, firewall e sistemi di file transfer non dovrebbero avere accesso diretto e non mediato verso reti interne critiche.
  • Threat hunting su dispositivi IoT/SOHO: router e dispositivi domestici compromessi restano un serbatoio enorme e sottovalutato per infrastrutture ORB usate da attori state-sponsored.
  • Aggiornare gli IoC dai take-down: il sequestro dei domini non elimina l’infrastruttura residua; i team di detection dovrebbero integrare rapidamente gli indicatori pubblicati da FBI/CISA nelle proprie regole di rilevamento.


Indicatori di compromissione

# Domini sequestrati / infrastruttura QTFY (comunicato DOJ/FBI, 26 agosto 2026)
qt-proxy.org
qtproxy.xyz
securelink.qtproxy.xyz
mq-task.qt-proxy.org
mq-result.qt-proxy.org

# Servizio proxy commerciale collegato
fastlink.ws

# Componenti della suite offensiva
QScan       - motore di scansione/exploitation automatizzata (200+ PoC exploit)
QTRouter    - rete di offuscamento su base IoT/proxy/VPS
Fast Labyrinth - rete relay cifrata
QTProxy     - gestione nodi proxy
QTBotnet    - controllo del botnet IoT

# CVE storicamente sfruttate dalla campagna
CVE-2024-8190 / CVE-2024-8963 / CVE-2024-9380  - Ivanti CSA (zero-day)
CVE-2018-13379   - Fortinet SSL-VPN
CVE-2019-19781   - Citrix ADC
CVE-2021-26855   - Microsoft Exchange (ProxyLogon)
CVE-2020-5902    - F5 BIG-IP
CVE-2021-44228   - Apache Log4j
CVE-2023-22515   - Atlassian Confluence
CVE-2024-24919   - Check Point Quantum Gateway
CVE-2025-31161   - CrushFTP
CVE-2026-1731    - BeyondTrust Remote Support

Fonti: U.S. Department of Justice, The Hacker News, CyberScoop, BleepingComputer.

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Bill Gates: "L'IA può distruggere milioni di posti di lavoro, servono tasse e limiti"


Il cofondatore di Microsoft accusa l'industria tecnologica di minimizzare i rischi e propone una tassa sui token, lavori riservati agli esseri umani e controlli internazionali sui sistemi di intelligenza artificiale più avanzati.

Bill Gates, cofondatore di Microsoft, sostiene che l'intelligenza artificiale rappresenti una grave minaccia per l'occupazione e, nei casi più estremi, per la stessa vita umana, e che affrontarne i rischi debba diventare "la priorità numero uno al mondo". In un'intervista di un'ora al New York Times, Gates ha accusato l'industria tecnologica di minimizzare consapevolmente questi pericoli perché gli interessi economici in gioco sono enormi. "In privato, le persone che capiscono quanto sia potente questa tecnologia e quanto rapidamente stia migliorando sono molto preoccupate", ha detto. Pochi, però, lo ammetterebbero pubblicamente: "Ora si dicono l'un l'altro: 'Ehi, non dirlo. Fa male a noi e ai prossimi mille miliardi di dollari che stiamo cercando di raccogliere'".

Mercoledì Gates ha pubblicato sul proprio sito un saggio di quasi 6.000 parole nel quale espone le sue preoccupazioni e propone una serie di interventi, tra cui nuove tasse e divieti. Ha spiegato di aver deciso di intervenire pubblicamente perché i progressi più recenti hanno superato di molto le sue aspettative e perché l'industria non si è fermata neppure davanti a soglie che in passato aveva indicato come motivo di particolare cautela: dalla possibilità che un sistema di intelligenza artificiale sfugga al controllo dei suoi creatori alla capacità di fornire istruzioni utili alla realizzazione di armi biologiche. "Stanno andando avanti a tutta velocità, sperando che il bene superi il male", ha affermato.

Un messaggero imperfetto


Gates, 70 anni, è l'ultimo di una serie di protagonisti dell'industria tecnologica a lanciare l'allarme sui rischi dell'intelligenza artificiale proprio mentre il settore sta investendo migliaia di miliardi di dollari in nuovi data center e alcune giovani società si preparano a quotazioni in Borsa che potrebbero essere tra le più grandi della storia. La sua presa di posizione arriva inoltre dopo un lungo periodo segnato da controversie personali. La pubblicazione delle email di Jeffrey Epstein aveva riportato l'attenzione sui rapporti tra Gates e il finanziere accusato di pedofolia: per questo motivo a febbraio il cofondatore di Microsoft aveva rinunciato a partecipare a una conferenza sull'intelligenza artificiale e a giugno ha testimoniato per sei ore davanti alla Commissione Vigilanza della Camera.

Gates ha ammesso di poter essere un messaggero imperfetto anche per la propria ricchezza e per il passato da dirigente aggressivo di Microsoft, che nel 2000 fu giudicata responsabile di violazioni delle norme antitrust statunitensi per aver mantenuto illegalmente il proprio monopolio nel mercato dei sistemi operativi per PC. L'ordine di scindere la società in due, disposto in primo grado, fu successivamente annullato in appello. Ritiene però di trovarsi in una posizione particolare: conosce dall'interno l'industria tecnologica, non dipende più dai suoi profitti e ha alle spalle decenni di attività filantropica dedicata, tra l'altro, alla riduzione delle disuguaglianze.

La tecnologia, ha raccontato, lo ha davvero stupito tre volte. La prima nel 1980, con le prime interfacce grafiche, la seconda nel 2022, quando i vertici di OpenAI gli mostrarono a casa sua ciò che sarebbe poi diventato ChatGPT e la terza quest'anno, quando ha esaminato da vicino i progressi di Claude Code, lo strumento principe di Anthropic. La programmazione è il campo che conosce meglio e le capacità raggiunte da Claude lo hanno colpito profondamente: "L'idea che ora queste cose siano, in un senso significativo, migliori di me mi fa pensare: ma che diavolo?".

Tassa sui token e lavori riservati agli esseri umani


Le grandi rivoluzioni tecnologiche del passato hanno creato più posti di lavoro di quanti ne abbiano eliminati, ma Gates non crede che questa volta accadrà lo stesso. L'era dell'intelligenza artificiale è "completamente, assolutamente, totalmente diversa", ha detto, riconoscendo che si tratta di una posizione impopolare nel settore. "È un'affermazione enorme, e ci metto tutto quello che so". Secondo Gates, senza interventi le perdite di posti di lavoro su larga scala saranno inevitabili, perché l'intelligenza artificiale si diffonderà in tutta l'economia e nessun settore sarà in grado di assorbire i lavoratori espulsi dagli altri. Le aziende, Microsoft compresa, rispondono agli incentivi del mercato, ha osservato, ma questi possono entrare in conflitto con l'interesse della società.

La sua prima proposta è una "tassa sui token", cioè sulle unità elementari elaborate dai sistemi di intelligenza artificiale, che renderebbe più costosa la sostituzione dei lavoratori e contribuirebbe a finanziare misure di sostegno per chi perde il proprio impiego. Gates propone inoltre di creare una categoria di lavori "riservati agli esseri umani", che potrebbe arrivare fino al 40% del totale: professioni nelle quali l'intelligenza artificiale non potrebbe sostituire le persone perché fondate su rapporti profondamente personali, come quelle legate alla cura, oppure perché i lavoratori coinvolti avrebbero poche possibilità di ricollocarsi.

Di fronte ai rischi più estremi, come il bioterrorismo, Gates chiede invece accordi internazionali e criteri chiari di controllo. A suo giudizio, potrebbero bastare poche persone dotate di accesso a sistemi di intelligenza artificiale avanzati per sviluppare nuovi agenti patogeni. Si è detto pronto a confrontarsi con chiunque si opponga a controlli obbligatori sui sistemi capaci di generare nuovi virus e si è mostrato sconcertato dall'ipotesi di affidarsi soprattutto a misure volontarie concordate tra Casa Bianca e industria: "Autoregolamentazione per lo strumento più pericoloso mai inventato? No, grazie".

Molte delle sue preoccupazioni coincidono con quelle espresse da Dario Amodei, cofondatore di Anthropic, le cui posizioni lo hanno portato allo scontro con il Pentagono, la Casa Bianca e una parte dell'industria tecnologica. "Ci sono persone che attaccano chi parla più apertamente degli aspetti negativi", ha osservato Gates, promettendo di affrontare il tema in ogni colloquio con i leader mondiali, insieme alla salute globale. Di sicuro, è una posizione insolita per uno degli uomini che più hanno contribuito alla nascita dell'industria informatica moderna. Gates ne è consapevole: "Non mi piace portare cattive notizie e non mi piace dire che l'innovazione potrebbe avere, nel complesso, un effetto negativo. Ma è qui che siamo arrivati ora".

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✨ Black Axe: Interpol smaschera la mafia digitale nigeriana, 58 arresti in 22 Paesi e 143 milioni di euro di truffe smantellate
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/black-…

@informatica


Black Axe: Interpol smaschera la mafia digitale nigeriana, 58 arresti in 22 Paesi e 143 milioni di euro di truffe smantellate


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Ventidue Paesi su sei continenti, 58 arresti, 263 sospetti identificati e oltre 143 milioni di euro di frodi da investimento smantellate: sono i numeri di Operation Jackal IV, l’ultima offensiva coordinata da Interpol contro Black Axe e le altre confraternite criminali dell’Africa occidentale che da anni dominano lo scenario globale di romance scam, business email compromise e riciclaggio digitale. Non è la prima volta che le forze dell’ordine colpiscono questa rete — ma la scala e la precisione chirurgica con cui questa edizione ha smontato l’ecosistema di supporto, più che i singoli truffatori, la rende un caso di studio su come si combatte oggi il cybercrime organizzato transnazionale.

Da confraternita universitaria a mafia digitale globale


Black Axe nasce alla fine degli anni ’70 come confraternita studentesca nigeriana (il “Neo-Black Movement of Africa”) prima di trasformarsi, nei decenni successivi, in una delle organizzazioni criminali transnazionali più redditizie al mondo. Oggi il gruppo — insieme a organizzazioni affiliate o imitatrici — genera miliardi di dollari l’anno operando in decine di Paesi, con una struttura gerarchica rigida che ricorda più una holding criminale che una gang di strada. È proprio questa capacità organizzativa, unita all’adozione spregiudicata delle tecnologie digitali, ad aver reso Black Axe un bersaglio prioritario per Interpol negli ultimi anni, con le precedenti Operation Jackal I e II (2022-2023, circa 200 arresti complessivi) e Jackal III (2024, alcune centinaia di arresti e circa 3 milioni di dollari sequestrati) che hanno progressivamente affinato la mappatura dell’infrastruttura criminale del gruppo.

Il modus operandi: dalla truffa romantica al sextortion


Il catalogo criminale documentato dagli investigatori in questa quarta edizione dell’operazione copre l’intero spettro delle frodi digitali su larga scala:

  • Romance scam: relazioni sentimentali fittizie costruite su app di incontri e social network, tipicamente rivolte a persone anziane o pensionati, finalizzate a estorcere trasferimenti di denaro nel tempo.
  • Business Email Compromise (BEC): compromissione o spoofing di account email aziendali per dirottare pagamenti e bonifici verso conti controllati dalla rete criminale.
  • Investment fraud: piattaforme di investimento fasulle, spesso presentate tramite call center strutturati, che promettono rendimenti garantiti su criptovalute o mercati finanziari.
  • Sextortion: un trend in preoccupante crescita secondo gli investigatori, che include la coercizione di vittime minorenni sui social media — un’evoluzione particolarmente allarmante del modello criminale tradizionale del gruppo.
  • Crime-as-a-Service: fornitura, spesso tramite dark web, di infrastruttura di supporto a terzi — domini web, servizi di riciclaggio, identità sintetiche — che permette anche ad attori meno strutturati di operare su scala industriale.

Gli inquirenti descrivono una divisione dei ruoli interna sofisticata, con membri specializzati come agenti di “conversion” (che convincono le vittime a versare denaro) o di “retention” (che mantengono in vita la relazione fraudolenta il più a lungo possibile per massimizzare l’estorsione) — una struttura organizzativa quasi aziendale che riflette il salto di qualità della criminalità digitale organizzata rispetto al singolo truffatore opportunista.

La geografia dei blitz: Sud Africa, Romania, Argentina, Italia


Operation Jackal IV ha coinvolto le forze dell’ordine di 22 Paesi — tra cui Argentina, Australia, Austria, Canada, Costa d’Avorio, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Indonesia, Irlanda, Italia, Giappone, Malesia, Nigeria, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica e Svezia — con i risultati operativi più significativi concentrati in quattro teatri:

  • Sud Africa: 39 arresti, sette sedi perquisite a Johannesburg, 2,67 milioni di dollari sequestrati e 257 conti bancari congelati, con focus su romance e investment scam ai danni di pensionati.
  • Argentina: 17 arresti e 196 sospetti identificati nello smantellamento di una rete di crime-as-a-service che forniva domini web e servizi di riciclaggio ad altre organizzazioni criminali.
  • Romania: 11 arresti legati a un call center dedicato a investment scam, con sequestro di circa 379.000 dollari in contanti e criptovalute, sei immobili e orologi di lusso confiscati.
  • Italia: identificazione di un individuo collegato a una rete di riciclaggio “pan-europea”; un singolo conto avrebbe movimentato circa 736.000 dollari attraverso società di comodo e servizi di rimessa internazionale.


Colpire l’ecosistema, non solo i truffatori


L’elemento più significativo di Jackal IV, secondo gli analisti, è lo spostamento del focus investigativo dai singoli operatori di frontline — spesso facilmente sostituibili — verso l’infrastruttura di supporto che rende possibile l’intera economia criminale: fornitori di domini, money mule reclutati su scala industriale, reti di riciclaggio basate su wallet crypto e conti di comodo, servizi di identità sintetica venduti come commodity nei forum underground. È lo stesso approccio “disruption dell’ecosistema” che negli ultimi anni le forze dell’ordine occidentali hanno applicato con crescente efficacia contro le infrastrutture ransomware, ed è la ragione per cui, nonostante il numero di arresti diretti resti relativamente contenuto rispetto alla scala globale del fenomeno, l’impatto economico dichiarato — oltre 143 milioni di euro tra fondi sequestrati e frodi neutralizzate — risulta sproporzionatamente alto.

Due righe pratiche per le organizzazioni


  • Formazione anti-BEC mirata: i controlli di verifica su cambi improvvisi di coordinate bancarie o richieste di pagamento urgenti restano la contromisura più efficace ed economica contro il vettore BEC, ancora oggi tra i più redditizi per queste reti.
  • Monitoraggio dei conti aziendali per pattern di money muling: transazioni frammentate verso conti neo-aperti o società di comodo sono un segnale che i team antifrode dovrebbero correlare con maggiore attenzione, specie in presenza di corridoi geografici ad alto rischio.
  • Consapevolezza su romance scam e sextortion per gli utenti più vulnerabili: campagne di sensibilizzazione rivolte a categorie a rischio (anziani, adolescenti) restano uno strumento di prevenzione a basso costo e alto impatto.
  • Collaborazione con le piattaforme: la rapidità di segnalazione di profili e wallet sospetti a exchange di criptovalute e piattaforme social riduce la finestra operativa di queste reti, che dipendono dalla persistenza di identità e infrastrutture online per operare su scala.

Fonti: CyberScoop, Dark Reading, P.M. News Nigeria.


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Save the Date: Am 27. August finden die Sachverständigenanhörungen in öffentlicher Sitzung im Innenausschuss des Thüringer Landtags zum #ThürPAG statt.

Wir erwarten interessante Beiträge und freuen uns über kritische Saalöffentlichkeit und Unterstützung bei der Dokumentation – wir werden aus der Anhörung berichten!

Zudem wird es ab 9 Uhr eine Kundgebung vor dem Landtag geben. Auch hier freuen wir uns über Support und einen spannenden Austausch mit euch. Kommt vorbei!

#Polizeigesetz #Erfurt

in reply to ThürPAG stoppen!

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Noch zwei Tage!
Am Donnerstag, 27.8., findet im Innenausschuss im Thüringer Landtag die öffentliche Anhörung zum Polizeigesetz statt.
Um 9 Uhr geht es mit der Anhörung und unserer Kundgebung gegen das neue ThürPAG los.
Wir rufen sowohl zur kritischen Begleitung der Anhörung im Innenausschuss auf, als auch zur Teilnahme an der Kundgebung gegen das neue ThürPAG vor dem Landtag auf.

#Polizeigesetz #ThürPAG #Thüringen #Erfurt #Überwachung

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Massive Kritik am Thüringer Polizeigesetzentwurf:

Vor der morgigen Anhörung im Landtag veröffentlicht der @CCC seine gemeinsame schriftlich Stellungnahme mit dem @krautspace, @bytespeicher und @netz39. Die Kritik ist lesenswert!

ccc.de/updates/2026/polizeiges…

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Bereits seit einiger Zeit veröffentlicht sind darüber hinaus auch die ebenfalls lesenswerten Stellungnahmen von @digitalcourage
digitalcourage.de/blog/2026/st…

sowie von @algorithmwatch
algorithmwatch.org/de/stellung…

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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Seit zwei Stunden stehen wir mit ca 30 Personen mit unserer Kundgebung vor dem Landtag. Bilder gibt's sobald wir Gesichter verpixelt haben ;)
Besucht haben uns schon Innenminister Georg Maier (SPD), Moritz Kalthoff (SPD) und der MDR.
Maier hat etwa 20 Minuten mit uns diskutiert und wie erwartet die Opferschutzaspekte des Gesetzes betont. Über gewerkschaftliche Bedenken und Auswirkungen auf Versammlungen möchte er zumindest nochmal nachdenken. Sein Ziel ist es, das Gesetz durchzubringen.
#ThürPAG
Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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Auch das Auf die Plätze-Bündnis Erfurt, das heute Nachmittag noch im Innenausschuss angehört wird, hat heute Morgen seine schriftliche Stellungnahme veröffentlicht. Das AdP ist ein antifaschistisches Bündnis, das seit Jahren Großdemonstrationen als Gegenveranstalungen zu rechtsextremen Versammlungen in Erfurt und Umgebung organisiert.

plaetzef.noblogs.org/ein-neues…

#ThürPAG

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BDK haut zur Rechtfertigung der Datenanalyse und biometrischer Abgleiche Beispiele zur Erfassung von Straftätern auf Versammlungen raus. Das sei ja auch Aufgabe der Polizei. Das Problem: Repressive Maßnahmen der Strafverfolgung sind als Bundesrecht in der StPO geregelt. Das ThürPAG regelt aber die Gefahrenabwehr, ist also im präventiven Bereich angesiedelt. Tja.

#ThürPAG

in reply to ThürPAG stoppen!

Erstaunlich kritische Auseinandersetzung mit dem Entwurf durch die GdP.
Zahlreiche Regelungen seien zu unbestimmt, es fehlt an Rechtssicherheit. Technische Möglichkeiten können unterstützen, aber menschliche Verantwortung nicht ersetzen. Auch Polizist*innen müssen die Grenzen der eingesetzten Technik erkennen und verstehen.
Videoverhaltensanalyse darf friedliche Versammlungen nie einschränken.

#ThürPAG

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GdP zu Auswirkungen auf Versammlungen:

"Wenn ich auf eine friedliche Demo gehe und über mir fliegt die ganze Zeit eine Drohne herum, dann würde ich mich unwohl fühlen."

"Dann nehmen Leute ihr Grundrecht im Zweifelsfall nicht wahr und das sehen wir kritisch."

Die GdP erkennt auch richtig, dass wenn bereits Straftaten begangen wurden, die StPO und nicht mehr das ThürPAG greift.

#ThürPAG

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@yoshiXYZ fasst nochmal die scharfe Kritik der Gewerkschaft der Polizei Thüringen zum #ThürPAG-Entwurf auf @netzpolitik_feed zusammen. Dort findet sich auch die 13 Seiten lange, schriftliche Stellungnahme der GdP.

netzpolitik.org/2026/ki-befugn…

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Los legt Dr. Ruppert von der MLU München und zieht ein vernichtendes Urteil:
Der Gesetzesentwurf berührt an mehreren Stellen den Bereich der Verfassungwidrigkeit. Der Eingriffsintensität auf Grundrechte wird im Gesetz kaum Rechnung getragen. Zahlreiche Eingriffsvoraussetzungen sind ungenügend, Abstufung lassen sich vermissen, es gibt zu viele Vorfeldverlagerungen. Zahlreiche Formulierungen sind zu unbestimmt. Technische Grenzen und Präzisierungen fehlen ebenso wie Kontrollmechanismen.

#ThürPAG

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Kontrolle und Evaluation ist in Bezug auf die verwendete Software notwendig.
Fraglich ist, mit welchen Daten und Algorithmen eine Software trainiert wurde, welche Realität diese abbilden, was eine Software als "normal" betrachtet und was nicht. Es geht nicht nur darum, welche Suchparameter zu einem Treffer führen, sondern auch, welche dies nicht tun.
Auch ein Ausschluss problematischer Softwareanbieter fehlt.

#ThürPAG

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Kontrolle und Evaluation haben durch eine unabhängige Stelle, ggf auch aus der Wissenschaft, zu erfolgen, nicht durch die Institutionen, welche die Software selber anwenden. Es braucht eine Kombination von technischer und rechtlicher Expertise. Deren Notwendigkeit gehört auch im Polizeigesetz festgeschrieben.

#ThürPAG

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Kritisiert wir die enorme Streubreite von automatisierter Datenanalyse. Es könnte auch zahllose Menschen von außerhalb Thüringens in die Datenanalyse einbezogen werden.
Weiter kritisiert sie, dass der Einsatz von KI zur Datenanalyse in der sicherheitspolitischen Debatte inzwischen als alternativlos betrachtet wird. Zudem sollte im Polizeirecht nicht immer an die Grenzen dessen gegangen werden, was verfassungsrechtlich gerade noch zulässig ist.

#ThürPAG