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Nonostante ci fosse una maggioranza di europarlamentari che ha votato contro, oggi è stata emendata la proposta per Chat Control.

Internet è sempre meno sicuro.

In Italia ci sono molti che non ne hanno capito la sostanza

dariofadda.it/blog/post.php?sl…

#StopChatcontrol
@politica

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"Das Innenministerium will Behörden erlauben, automatisierte Systeme mit Daten aus Asyl- und Aufenthaltsverfahren zu trainieren. Dabei geht es nicht nur um das BAMF oder Ausländerbehörden, sondern auch um die Polizei."

@netzpolitik_feed hat den Gesetzentwurf veröffentlicht.

netzpolitik.org/2026/gesetzent…

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Il Parlamento europeo ha votato su una questione delicata per la privacy digitale. Non un via libera pieno, ma nemmeno un secco no: l’Aula ha emendato la proposta, restringendo la deroga ePrivacy ed escludendo le comunicazioni protette dalla crittografia da un capo all’altro.

A marzo la proroga era stata respinta; poi il PPE, di cui fa parte Forza Italia, ha spinto per riaprire il fascicolo con una procedura d’urgenza contestata.

Oggi 314 eurodeputati, compresi quelli di Volt, hanno votato per respingere il testo, contro 276. Ma in seconda lettura servivano 360 voti. Gli emendamenti hanno impedito che la posizione del Consiglio diventasse legge così com’era.

Ora il testo torna al Consiglio: se accetterà le modifiche, sarà adottato; altrimenti si aprirà la conciliazione.

È un risultato importante, ma provvisorio. Il voto riguardava Chat Control 1.0; la partita decisiva resta Chat Control 2.0.

Proteggere i minori è un dovere, ma la sorveglianza generalizzata non è la soluzione.

#ChatControl #PrivacyDigitale #Crittografia #DirittiDigitali #SorveglianzaDiMassa #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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in reply to Volt Italia

Sì, certo, strumento ottimo, ma come ce li portiamo là sopra?
Per spiegare il concetto e la situazione ho parlato con le persone una per una e a tutte ho chiesto -e le ho torturate- per fargli spedire le email... ma come arrivo a un pubblico più ampio? Come possiamo arrivare a dibattiti pubblici per smuovere chi di solito non si muove?

Serve un'azione tipo referendum sulla Costituzione i cui gruppi hanno portato a votare chi non voterà i partiti.

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Weil ich schnell den Überblick verliere, wenn es um Ländergesetze geht, habe ich abgefragt, welche Länder absehbar ihr #PsychKG ändern wollen. Das Ergebnis: ziemlich viele und in einigen sind die Änderungen schon in Arbeit.

Mich interessiert vor allem, ob es potenziell neue Datenaustauschregeln gibt. Aber vielleicht ist die Übersicht auch für Leute spannend, die sich mit Zwang in der #Psychiatrie, #SpDI und anderem beschäftigen.

netzpolitik.org/2026/datenaust…

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Il dettaglio italiano della votazione odierna sulla Proposta di rifiuto di Chat Control.

Dovremo ricordarci sempre di tutte le persone che ci rappresentano a favore di questa porcheria (quindi contrarie al rifiuto)

dariofadda.it/chat-control/202…

#stopchatcontrol

in reply to N_{Dario Fadda}

È online il progetto italiano di protesta civica digitale stopchatcontrol.it - documentazione ufficiale e percezione del pericolo per informare, informarsi come cittadino e votare consapevolmente quando servirà.

Seguiamo tutte le tappe perché l’attività non è terminata con queste proroga “ordinaria” c’è ancora tanto da combattere e la partita è ancora lunga anche per il ChatControl2.0.

Nella sezione Partecipa, ho messo a disposizione anche un forum per eventuali discussioni

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Rifondazione: l’omicida di Satnam Singh è stato condannato, ma non basta home.rifondazione.eu/2026/07/0… #Immigrazione #Agricoltura

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Trump chiederà alla Corte Suprema di riesaminare la sentenza sullo ius soli


Il presidente parla di cartelli che vendono la cittadinanza al confine con il Messico. Ma la Corte non riesamina un caso già deciso dal 1965 e ha ribaltato una sua sentenza una sola volta, nel 1956

Il presidente Trump ha annunciato mercoledì che chiederà alla Corte Suprema di riesaminare la sentenza con cui i giudici hanno bocciato il suo ordine esecutivo contro lo ius soli, il principio per cui chi nasce negli Stati Uniti è automaticamente cittadino americano. È una richiesta quasi certamente destinata a fallire: la Corte non accetta di riesaminare un caso già discusso e deciso dal 1965.

Il 30 giugno la Corte aveva stabilito, con sei voti a favore e tre contrari, che la cittadinanza per quasi tutti i bambini nati su suolo americano è garantita dal Quattordicesimo emendamento della Costituzione. La decisione ha respinto l'ordine esecutivo firmato da Trump il 20 gennaio 2025, il giorno del suo insediamento, che negava i documenti di cittadinanza ai figli di immigrati irregolari o privi di documenti. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto nella sentenza il presidente della Corte John Roberts.

In un post sul suo social network Truth Social, Trump ha scritto che lungo il confine meridionale e in Messico starebbero comparendo cartelli e cartelloni pubblicitari che promuovono lo ius soli con "consegne a partire da 4.000 dollari" e che "miliardi di dollari verranno guadagnati illegalmente con questa truffa, con la cittadinanza concessa a chiunque sia disposto a pagare". "La cittadinanza americana non è in vendita", ha aggiunto, annunciando che chiederà "immediatamente" un riesame perché i giudici "distruggeranno l'America se non cambiano la loro decisione assolutamente folle". Fino a mercoledì sera i legali dell'amministrazione non avevano però depositato alcuna richiesta alla Corte.

Il presidente sembrava riferirsi a un servizio di Fox News su un ospedale del Texas che aveva pubblicizzato con cartelloni in Messico dei "pacchetti parto" nel sud dello Stato. Il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott, ha ordinato un'indagine sulla struttura, che ha fatto sapere di aver ritirato quei materiali pubblicitari.

Le regole della Corte Suprema permettono alle parti di chiedere un nuovo esame di un caso già deciso nel merito, ma i giudici accolgono queste richieste molto di rado. L'ultima volta è successo nel 1965 e in tutta la sua storia la Corte ha ribaltato una propria decisione dopo un riesame una sola volta, nel 1956, in un caso sulla giurisdizione dei tribunali militari sui coniugi civili dei soldati, secondo Stephen Vladeck, professore di diritto alla Georgetown University.

La sentenza sullo ius soli ha chiuso una battaglia che Trump portava avanti da più di dieci anni e che ha usato a lungo come strumento politico. Il presidente, che aveva assistito di persona alle udienze del caso, ha continuato ad attaccare la Corte per la decisione e subito dopo il verdetto ha chiesto al Congresso di intervenire con una legge, sostenendo a torto che non serva una modifica della Costituzione.

Nei giorni scorsi il tema era tornato al centro dell'attenzione per una vicenda legata al Mondiale di calcio: Trump aveva telefonato al presidente della FIFA, Gianni Infantino, per protestare contro il cartellino rosso dato a Folarin Balogun, attaccante della nazionale americana nato negli Stati Uniti mentre i genitori, nati in Nigeria e residenti a Londra, erano in viaggio nel paese. La FIFA aveva annullato la squalifica, ma lunedì gli Stati Uniti hanno perso comunque la partita contro il Belgio.

Questa settimana Trump ha chiesto alla Corte Suprema anche di riconsiderare il rifiuto, deciso il 29 giugno, di esaminare il suo ricorso contro il verdetto che lo ha giudicato civilmente responsabile di abusi sessuali e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll. Mercoledì un giudice federale di Manhattan ha ordinato che i 5 milioni di dollari depositati da Trump nel 2023 a garanzia del risarcimento, più circa 800.000 dollari di interessi, vengano versati a Carroll nonostante la richiesta pendente.


La Corte Suprema boccia Trump sullo ius soli, mentre approva i divieti per le atlete transgender


La Corte Suprema ha respinto oggi l'ordine esecutivo con cui Donald Trump voleva cancellare la cittadinanza di nascita per i figli degli immigrati irregolari, riaffermando il principio secondo cui quasi chiunque nasca sul territorio degli Stati Uniti è cittadino americano. La decisione, presa con 5 voti contro 4, rappresenta una sconfitta pesante per una delle politiche simbolo del secondo mandato del presidente. A dissentire sono stati tre giudici conservatori, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Samuel Alito. Un quarto giudice conservatore, Brett Kavanaugh, si è unito alla maggioranza per bloccare l'ordine, ma fondando la propria posizione su una legge federale più che sulla Costituzione.

La cittadinanza per nascita è garantita dal Quattordicesimo Emendamento, approvato nel 1868 dopo la Guerra civile per assicurare la cittadinanza agli ex schiavi. Il testo stabilisce che "tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione" sono cittadine americane. Lo scontro legale si è concentrato proprio su quella formula, "soggette alla giurisdizione", che l'amministrazione Trump voleva interpretare in senso restrittivo. Il presidente della Corte, John Roberts, ha scritto per conto della maggioranza che i bambini nati negli Stati Uniti da genitori irregolari o presenti temporaneamente nel Paese sono cittadini fin dalla nascita. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto Roberts, aggiungendo: "Manteniamo quella promessa oggi".

Corte Suprema · Fine mandato 2026

La cittadinanza di nascita resta nella Costituzione

Con 6 voti contro 3, i giudici hanno respinto l'ordine esecutivo di Donald Trump che voleva negare la cittadinanza ai figli degli immigrati irregolari. Confermato un principio in vigore dal 1868.

Grafica di FocusAmerica Caso Trump v. Barbara


0
anni di principio

1868
Il Quattordicesimo Emendamento entra in Costituzione dopo la Guerra civile

2026
La Corte ribadisce: chi nasce sul suolo americano è cittadino americano

Dopo oltre un secolo e mezzo il principio regge: l'ordine di Trump non è mai entrato in vigore

Esplora la decisione
1Il verdetto 2La posta in gioco 3L'altra giornata

Come si è spaccata la Corte


6 giudici hanno bloccato l'ordine, 3 hanno dissentito. 5 hanno motivato il proprio no sulla Costituzione; Brett Kavanaugh si è unito alla maggioranza, ma basandosi su una legge federale.

6–3
Maggioranza contro l'ordine.
Opinione scritta dal presidente John Roberts.

Maggioranza
6 giudici

Roberts
Sotomayor
Kagan
Barrett
Jackson
Kavanaugh

Dissenso
3 giudici

Thomas
Alito
Gorsuch

Il voto sfumato di Kavanaugh. Il giudice conservatore ha votato per bloccare l'ordine, ma ha precisato che a suo avviso viola una legge federale del 1940, non direttamente la Costituzione.


La cittadinanza era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Manteniamo quella promessa oggi.

John Roberts · Presidente della Corte Suprema

Cosa sarebbe successo senza la sentenza


Secondo un documento depositato da decine di docenti, l'ordine esecutivo di Trump avrebbe escluso dalla cittadinanza centinaia di migliaia di bambini ogni anno, fino a una massa di milioni entro metà secolo.

250.000/anno
Bambini che ogni anno avrebbero perso la cittadinanza alla nascita

1898
L'anno del precedente Wong Kim Ark, confermato dalla sentenza

5milioni
Persone nate negli USA ma escluse dalla comunità politica entro il 2045, secondo le stime depositate — molte delle quali sarebbero rimaste apolidi

2026Proiezione: 5 milioni entro il 2045

Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una casta permanente di persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma stabilmente prive di diritti, con il rischio di espulsioni di massa.

Le altre due decisioni dello stesso giorno


L'ultima giornata del mandato annuale ha prodotto altri due verdetti di peso, su sport e finanziamenti elettorali.

6–3

Sport
Via libera ai divieti per le atlete transgender
La Corte dà ragione agli Stati che vietano alle atlete trans di gareggiare nelle squadre femminili. La decisione rafforza le restrizioni già in vigore in 27 Stati.

6–3

Elezioni
Eliminati i tetti alla spesa dei partiti
Partiti e candidati potranno acquistare insieme spazi pubblicitari senza limiti. Nel breve periodo l'effetto avvantaggerà i repubblicani.

6 su 13
È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema

Fonte: sentenze Trump v. Barbara, West Virginia v. B.P.J. e NRSC v. FEC, Corte Suprema degli Stati Uniti; documento dei docenti depositato in giudizio; ricostruzione FocusAmerica. Tutte e tre le decisioni sono state prese con 6 voti contro 3. Sulla cittadinanza, cinque giudici hanno motivato il no su basi costituzionali, Kavanaugh su una legge federale.

L'ordine di Trump e il rischio di una generazione senza cittadinanza


Trump aveva firmato l'ordine esecutivo nel gennaio 2025, nel primo giorno del suo secondo mandato. Il provvedimento, intitolato "Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana", puntava a negare la cittadinanza automatica ai bambini nati da genitori entrati illegalmente negli Stati Uniti o presenti con un visto temporaneo, come quelli per studio, lavoro o turismo. L'ordine non è mai entrato in vigore, perché diversi tribunali federali lo avevano bloccato giudicandolo incompatibile con la Costituzione.

La sentenza conferma anche il precedente storico del 1898, quando la Corte ha riconosciuto la cittadinanza americana a Wong Kim Ark, nato a San Francisco da immigrati cinesi. Da allora il principio della cittadinanza per nascita è rimasto saldo, con poche eccezioni, come i figli dei diplomatici stranieri. L'Smministrazione Trump sosteneva invece che il Quattordicesimo emendamento fosse stato frainteso per oltre un secolo e che i suoi autori non avessero mai voluto estendere la cittadinanza ai figli di persone prive di una residenza stabile negli Stati Uniti.

Il governo invocava anche la necessità di fermare il cosiddetto "turismo della nascita", cioè l'ingresso nel Paese di donne straniere intenzionate a partorire sul suolo americano per garantire la cittadinanza ai figli. Il rappresentante dell'amministrazione davanti alla Corte aveva avvertito: "Siamo in un mondo nuovo, dove 8 miliardi di persone sono a un volo di distanza dall'avere un figlio cittadino americano".

Secondo un documento presentato alla Corte e firmato da decine di docenti, l'ordine avrebbe privato della cittadinanza circa 250.000 bambini ogni anno, fino a raggiungere 5 milioni di persone entro il 2045. Molti sarebbero rimasti apolidi, perché i genitori non avrebbero potuto trasmettere loro la propria cittadinanza. Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una sorta di casta permanente, composta da persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma escluse stabilmente dalla comunità politica, con il rischio di costose espulsioni di massa.

Trump aveva seguito la vicenda da vicino: ad aprile si era presentato personalmente all'udienza, diventando il primo presidente in carica ad assistere a una discussione davanti alla Corte Suprema, e nelle settimane successive aveva attaccato ripetutamente i giudici. A maggio aveva scritto che una "decisione negativa sulla cittadinanza di nascita" sarebbe stata "economicamente insostenibile" per il Paese.


Sentenza Trump vs Barbara
Il testo completo della sentenza della Corte sulla cittadinanza per nascita

25-365_4hdj.pdf
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Atlete transgender e finanziamenti elettorali: le altre decisioni della Corte


Nello stesso giorno, l'ultimo del mandato annuale, la Corte ha dato ragione agli Stati che vietano alle atlete transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili. La decisione riguarda due leggi dell'Idaho e del West Virginia, ma rafforza la posizione dei 27 Stati che hanno introdotto restrizioni simili. A scrivere la sentenza è stato ancora Kavanaugh: "La Costituzione non impone alle scuole di stabilire l'idoneità per gli sport femminili sulla base dell'identità di genere anziché del sesso biologico". I giudici hanno stabilito che né la Costituzione né il Title IX, la legge federale del 1972 che vieta le discriminazioni di sesso nelle scuole, obbligano gli Stati ad ammettere le atlete trans nelle competizioni femminili.

Le due cause erano state promosse da Becky Pepper-Jackson, studentessa delle superiori del West Virginia, e da Lindsay Hecox, iscritta all'università in Idaho. Entrambe sostenevano che i divieti le discriminassero in base al sesso. Pepper-Jackson aveva fatto causa nel 2021, quando aveva 11 anni, per poter entrare nella squadra di atletica della scuola media; i tribunali le avevano dato ragione e nel frattempo ha vinto un titolo statale nel getto del peso. Dopo la sentenza di oggi, non potrà più gareggiare nella squadra femminile.

I tre giudici progressisti hanno condiviso con la maggioranza l'idea che queste leggi non violino il Title IX, ma hanno criticato i colleghi per aver chiuso troppo rapidamente la causa, senza lasciare ai tribunali inferiori il tempo di accertare i fatti. Sonia Sotomayor ha scritto che la maggioranza "infligge un sacrificio a chi sfavorisce" senza concedere l'esame completo richiesto dalla Costituzione. È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema. Negli ultimi mesi i giudici avevano già autorizzato il divieto di arruolamento per i militari trans, confermato il divieto di alcune terapie mediche per i minori e dato ragione all'amministrazione in altri casi riguardanti questa comunità.

Trump ha salutato con entusiasmo la sentenza della Corte Suprema sugli atleti transgender, scrivendo su Truth Social:

“GRANDE VITTORIA: La Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena DECISO CONTRO LA PARTECIPAZIONE DEGLI UOMINI AGLI SPORT FEMMINILI. Wow! Questo mette fine a quella situazione ridicola!!! Il presidente DONALD J. TRUMP”


Nello stesso giorno, la Corte ha anche eliminato i limiti alla spesa che i partiti possono sostenere in coordinamento con i propri candidati. La decisione rende più semplice per partiti e candidati acquistare insieme spazi pubblicitari e, nel breve periodo, avvantaggia i repubblicani, che hanno accumulato oltre 100 milioni di dollari in più rispetto ai democratici in vista delle elezioni di metà mandato.

Trump ha pubblicato un post su Truth Social anche per elogiare la sentenza della Corte Suprema sui limiti alla spesa elettorale, definendola una grande vittoria per il Partito Repubblicano. "La Corte Suprema ha appena abolito le restrizioni alla spesa politica!" ha scritto Trump. "UNA GRANDE VITTORIA PER I REPUBBLICANI e, cosa ancora più importante, per il Primo Emendamento!".

Le tre sentenze chiudono un mandato annuale segnato da decisioni molto diverse tra loro: nei giorni scorsi la Corte aveva ampliato il potere di Trump sulle agenzie indipendenti, proteggendo però l'autonomia della Federal Reserve, e in precedenza aveva già bocciato gran parte dei suoi dazi.


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Eigentlich hat das EU-Parlament wiederholt die anlasslose Überwachung im Internet abgelehnt. Mit einem außergewöhnlichen Manöver gelang es der konservativen Parlamentspräsidentin Metsola, eine umstrittene Ausnahmeregelung dennoch durchzuboxen. netzpolitik.org/2026/eu-parlam…
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Le Parlement vient d'adopter définitivement le projet de loi « SURE ». Ce texte élargit le fichage et autorise la police à exploiter la généalogie génétique issus de tests ADN récréatifs. Relisez notre article sur le sujet pour en savoir plus : laquadrature.net/2026/05/20/pr…

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Chat Control 1.0 has passed, a shameful affair, literally every scientist or expert can explain why this is a bad idea. The next step is clear , everybody should move to E2EE applications where possible. Also check if the provider uses opensource, is transparant.
#chatcontrol #eu #privacy
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Il Parlamento europeo dà il via libera a Chat Control 1.0 – Breyer: “I nostri figli ne risentiranno”


Oggi il Parlamento europeo ha approvato la scansione di massa senza sospetto delle comunicazioni private (“Chat Control 1.0”), una misura che aveva respinto due volte a marzo. Sebbene la maggioranza dei deputati europei votanti si fosse effettivamente opposta al regolamento ( 314 contrari, 276 favorevoli, 17 astensioni ), la mozione di rigetto non ha ottenuto la maggioranza assoluta di 361 voti…

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#Alterskontrollen sind ja nur eine von 56 Empfehlungen der Expert*innen für digitalen Kinder- und Jugendschutz. Vieles geht um Hilfe vor Ort, und die ist teuer. Können die Kommunen mit den Empfehlungen etwas anfangen? Der Medienzirkus ist längst weitergezogen – ich habe mich umgehört.

netzpolitik.org/2026/junge-men…

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56 Empfehlungen haben Fachleute für Kinder- und Jugendschutz im Netz vorgelegt. Sie fordern ein Sofortprogramm. Die Kommunen loben die Ideen, aber fragen sich, wer das bezahlen soll. Das Familienministerium will noch nicht über Geld sprechen.

netzpolitik.org/2026/junge-men…

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Trump e Meloni si ignorano al vertice NATO di Ankara


Il presidente ha evitato la premier prima della foto di gruppo ad Ankara, dopo settimane di attacchi. Lei dice di non rimpiangere nulla e difende la scelta di non concedere le basi contro l'Iran

Al vertice NATO di Ankara, in Turchia, mercoledì 8 luglio Donald Trump è passato accanto a Giorgia Meloni senza salutarla, poco prima della foto di gruppo dei leader, mentre la presidente del Consiglio guardava altrove. Il gesto arriva al culmine di settimane di attacchi del presidente contro la premier italiana, nati dal rifiuto di Roma di concedere le basi militari italiane agli Stati Uniti durante la guerra con l'Iran.

Meloni era considerata una delle alleate più strette di Trump in Europa ed era stata l'unica tra i capi di governo europei a partecipare al suo insediamento nel gennaio 2025. I rapporti si sono rovinati a partire da marzo, quando l'Italia ha negato agli aerei militari americani diretti in Medio Oriente il permesso di atterrare nella base di Sigonella, in Sicilia. Ad aprile è arrivata la prima critica pubblica di Trump, dopo che Meloni lo aveva rimproverato per i suoi attacchi a papa Leone, che aveva condannato la guerra in Iran.

Il mese scorso, al G7 in Francia, Trump ha sostenuto che Meloni lo avesse implorato per un selfie, un'accusa che la premier ha definito "completamente inventata" dicendosi "sconvolta" e rispondendo che "l'Italia e io non imploriamo mai". Domenica il presidente ha pubblicato sul suo social Truth un'immagine falsa in cui Meloni lo guarda sorridente dal basso, con la scritta "serve un ordine restrittivo".

Martedì Trump aveva abbassato i toni. Interrogato da un giornalista su quel post ha risposto "non so", per poi aggiungere: "in realtà è una persona per bene". Il presidente ha spiegato che il rapporto si è "un po' rovinato" dopo che Meloni si è "rifiutata" di aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto di Hormuz e a contrastare la minaccia nucleare iraniana, concludendo: "mi piace, penso che sia davvero una persona per bene, ma credo che abbia fatto un errore".

Nella conferenza stampa al termine del vertice, Meloni ha detto di non avere ripensamenti sul capitale politico investito nel rapporto con Trump: "non rimpiango assolutamente nulla di ciò che ho fatto". La premier ha spiegato di aver fatto "questo investimento politico" per la sua "convinzione nell'unità dell'Occidente" e ha aggiunto che non si tratta di "una strategia adottata con l'arrivo di Trump", ma dell'approccio che tiene con tutti i suoi interlocutori. Meloni ha ricordato che con il presidente restano punti in comune, dall'immigrazione all'opposizione a quella che ha definito "cultura woke". "Le cose vanno come si è visto, ma non cambio idea", ha concluso.

Sulla questione delle basi, all'origine dello scontro tra Roma e Washington, Meloni ha ribadito la posizione italiana: "rispettiamo i nostri impegni, come fanno le nazioni serie, ma avevamo detto che non avremmo partecipato ad attacchi contro l'Iran e non abbiamo partecipato ad attacchi contro l'Iran". La premier ha anche criticato l'azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele, i cui raid contro l'Iran sono ripresi in questi giorni, e ha chiesto più negoziati di pace con Teheran: "credo che l'opzione militare non abbia prodotto risultati particolarmente concreti".


Trump chiede agli alleati NATO più lealtà


Il presidente Donald Trump arriva al vertice della NATO che si apre martedì e mercoledì ad Ankara, in Turchia, con una richiesta che nessun grafico può soddisfare: non più soldi dagli alleati, ma lealtà. La questione della spesa militare, che per anni lo ha visto attaccare gli europei, è stata risolta al summit dell'anno scorso, quando i paesi dell'alleanza si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Ora il presidente rimprovera ad alcuni alleati di non averlo sostenuto nella guerra contro l'Iran, che ha lanciato insieme a Israele senza consultarli.

"Non abbiamo bisogno dei loro soldi, non abbiamo bisogno di niente", ha detto Trump. "Voglio solo lealtà". Pochi giorni prima del vertice il presidente ha definito "ridicolo" e "unilaterale" il rapporto tra gli Stati Uniti e la NATO, scrivendo sul suo social Truth Social che gli alleati "non c'erano quando serviva a noi". Ha ripetuto di poter provare a far uscire gli Stati Uniti dall'alleanza, un passo che però richiederebbe l'approvazione del Congresso.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha passato gran parte dei suoi quasi due anni alla guida dell'alleanza cercando di tenere ancorati gli Stati Uniti, l'alleato senza il quale l'organizzazione non può funzionare. La sua arma principale è stata l'adulazione. Il mese scorso alla Casa Bianca ha mostrato un grafico intitolato in lettere dorate "The Trump Trillion", con cui attribuiva al presidente i 1.200 miliardi di dollari spesi dagli alleati europei e dal Canada dal 2017. Ha ricordato anche le decine di migliaia di posti di lavoro creati negli Stati Uniti e i 300 miliardi di dollari di ordini europei di materiale militare, tutti meriti del "leader del mondo libero".

Trump è rimasto impassibile. Aveva già minacciato di lasciare la NATO, valutato il ritiro delle truppe americane dall'Europa e promesso di prendersi la Groenlandia, territorio semiautonomo della Danimarca, un paese alleato. Ha detto che avrebbe saltato il vertice se non fosse stato ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uno dei pochi leader stranieri che sembra stimare.

Il vero problema dell'alleanza non è più il denaro ma la capacità di trasformarlo in forze militari, proprio mentre i paesi europei temono un possibile attacco della Russia. Il mese scorso il Pentagono, il ministero della Difesa americano, ha sorpreso gli alleati annunciando che avrebbe ridotto il numero di soldati, navi da guerra, aerei e droni da mettere a disposizione in caso di attacco a uno di loro. Trump ha inviato messaggi contraddittori sul fatto che le truppe americane vengano aumentate o ridotte, mentre la Russia sonda le difese europee con voli di droni vicino alle basi militari di più paesi.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha alzato i toni con gli alleati. In un incontro dei ministri della Difesa a Bruxelles ha definito la NATO poco più di una "tigre di carta" che vive di una "malsana dipendenza" dalle forze americane e ha annunciato una revisione della presenza militare statunitense in Europa. Voleva annunciare al vertice altri ritiri di soldati, ma il piano è stato bloccato dopo il passaggio alla Casa Bianca. Hegseth ha rimproverato agli alleati di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran, anche se non erano stati informati in anticipo né era stato chiesto loro un sostegno, se non quando Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.

Secondo un editoriale del Financial Times, la NATO è oggi allo stesso tempo più forte e più debole rispetto a diciotto mesi fa. È più forte perché, grazie soprattutto alla pressione di Trump, i membri non americani hanno speso nel 2025 139 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 e stanno investendo nel riarmo. È più debole perché è crollata la fiducia nel fatto che l'Amministrazione americana difenderebbe gli alleati in caso di attacco. In teoria resta possibile un grande accordo transatlantico, in cui gli europei si prendono la responsabilità della difesa convenzionale del continente e gli Stati Uniti mantengono l'ombrello nucleare. Ma pochi credono che Trump metterebbe a rischio la sua residenza di Mar-a-Lago per salvare Varsavia. Germania, paesi nordici e baltici spendono molto, mentre Francia e Regno Unito restano indietro.

Il vertice segna anche l'ascesa della Turchia dentro l'alleanza. Per anni molti alleati hanno guardato Ankara con diffidenza per l'acquisto di un sistema di difesa aerea russo e per lo stallo imposto all'ingresso della Svezia nella NATO. Ora Trump dice di partecipare al summit solo per Erdogan, che ha chiamato "un amico" e "un leader coi fiocchi". La Turchia ha il secondo esercito più grande dell'alleanza e il controllo dello stretto del Bosforo, mentre la sua industria delle armi è diventata preziosa via via che l'Europa si riarma di fronte al disimpegno americano. Trump ha lasciato intendere un'apertura sulla vendita dei caccia F-35, finora negati ad Ankara proprio per l'acquisto del sistema russo S-400.

La nuova vicinanza ha spinto i leader europei a tacere sull'arretramento democratico in Turchia, dove le autorità hanno fermato più di 200 persone per motivi di sicurezza prima del vertice e dove il principale rivale di Erdogan, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, è in carcere dal 2025 con accuse di corruzione che respinge. "Gli europei non vogliono più tensioni con la Turchia, non vogliono avere quella conversazione", ha dichiarato al Washington Post Asli Aydintasbas, ricercatrice della Brookings Institution.

Rutte vuole trasformare il summit in una vetrina di accordi commerciali, con un forum dell'industria della difesa e annunci di intese da miliardi di dollari, nella speranza che Trump veda l'alleanza come qualcosa di positivo. I diplomatici europei puntano a un incontro breve, con molta cerimonia e poche dichiarazioni congiunte che possano mettere in evidenza le divisioni. Ma la richiesta di lealtà avanzata dal presidente resta difficile da mettere su un grafico.


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In queste ore non stiamo vivendo un bel momento per i diritti civili, Internet e le libertà digitali.

Spero di sbagliarmi

#StopChatControl

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🇩🇪EU-Parlament lässt #Chatkontrolle 1.0 trotz Mehrheits‑Nein (314:276) passieren – Massenscans privater Chats bis 2028 erlaubt. Betroffene warnen. Meine Einordnung und warum das der falsche Weg ist 👇
patrick-breyer.de/eu-parlament…
#Demokratiefail
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❗ Sul mio sito ho esposto una dashboard che evidenzia i risultati della votazione del 7 luglio 2026 in parlamento europeo sul tema #ChatControl.

Un tema che tocca profondamente le libertà digitali e distorce il senso di esistenza di Internet, per tante ragioni e nessuna di queste serve per combattere la pedo-pornografia.

Ecco come è andata per i partiti italiani sul tema Chat Control

Qui la dashboard completa:

dariofadda.it/chat-control/202…

#StopChatControl

in reply to alephoto85

@alephoto85 Perchè il sito fightchatcontrol.eu/ non fa una estrazione dei dati da ogni votazione, esprime solo l'intenzione del singolo.

Quest'analisi riprende invece i dati della votazione del 7 luglio e l'intenzione e di ripeterla anche per quella che avverrà oggi

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in reply to Oblomov

puoi vedere tutto sia sul sito di @nuke che sul sito fightchatcontrol.eu/ (qui trovi anche i dati degli altri paesi, non solo italianз).
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La Groenlandia non deve finire nelle mani di Trump 🇬🇱

Come già in passato, l’Europa deve essere pronta ad agire con fermezza. Qualsiasi tentativo degli Stati Uniti di occupare o annettere la Groenlandia deve avere costi politici, economici e strategici superiori a ogni possibile vantaggio.

Il ritorno di questa minaccia dimostra quanto sia urgente un’Europa autonoma, capace di difendere i propri interessi e il diritto del popolo groenlandese a scegliere liberamente il proprio futuro!

#Groenlandia #DonaldTrump #DifesaEuropea #AutonomiaStrategica #SovranitàEuropea #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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Un giudice ordina che Trump paghi 5,8 milioni di dollari a E. Jean Carroll


La somma era depositata in tribunale dal 2023, quando una giuria giudicò Trump responsabile di abusi sessuali e diffamazione. Respinto anche il suo ultimo tentativo di bloccare il pagamento

Un giudice federale di Manhattan ha ordinato mercoledì 8 luglio di versare alla scrittrice E. Jean Carroll i circa 5,8 milioni di dollari che Donald Trump aveva depositato in tribunale dopo la condanna civile per abusi sessuali e diffamazione. Il presidente ha presentato subito appello, ma in serata la corte d'appello federale ha respinto la sua richiesta di bloccare il trasferimento del denaro.

La vicenda nasce dal verdetto del maggio 2023, quando una giuria di Manhattan ha stabilito che Trump aggredì sessualmente Carroll nel 1996 nel camerino di un grande magazzino di lusso di New York e la diffamò dopo che lei raccontò l'episodio pubblicamente. Il verdetto lo condannava a pagare 2 milioni di dollari per l'aggressione e 3 milioni per le dichiarazioni diffamatorie. Carroll, oggi 82enne, ex giornalista e autrice di una rubrica di consigli sulla rivista Elle, aveva reso pubbliche le accuse in un libro di memorie uscito nel 2019, durante il primo mandato di Trump. Il presidente ha sempre negato tutto, sostenendo di non averla mai conosciuta e dicendo in un'intervista che "non è il mio tipo".

Carroll ha potuto fare causa grazie a una legge dello stato di New York che ha riaperto per un periodo la possibilità di agire in giudizio per abusi sessuali avvenuti molti anni prima. Circa sei settimane dopo il verdetto Trump ha depositato la somma in un conto controllato dal tribunale, in attesa dell'esito degli appelli. Da allora i tribunali hanno respinto tutti i suoi ricorsi e il 29 giugno la Corte Suprema, di cui fanno parte tre giudici nominati dallo stesso Trump, ha rifiutato senza voti contrari di esaminare il caso, rendendo definitiva la condanna. Con gli interessi accumulati, i 5 milioni iniziali sono diventati circa 5,8.

Il 6 luglio Trump ha chiesto alla Corte Suprema di riconsiderare il rifiuto, una richiesta che viene accolta molto raramente, e martedì i suoi avvocati hanno domandato al giudice Lewis Kaplan di non ordinare il pagamento finché quella petizione resta pendente. Secondo i legali, l'esborso causerebbe al presidente un danno irreparabile, perché Carroll ha detto più volte di voler donare tutto il denaro che otterrà da lui e, una volta distribuiti ad altri, quei fondi sarebbero difficilmente recuperabili.

Kaplan ha respinto questi argomenti. Nel documento che accompagna la decisione ha scritto che "l'imputato rinvia questa causa da anni" ed è ora che "paghi quanto stabilito dalla sentenza". Il giudice ha aggiunto che, nell'improbabile caso in cui la Corte Suprema cambiasse idea e ribaltasse la condanna, Trump potrebbe fare causa per recuperare i fondi versati per errore.

Entro un'ora dall'ordine i legali di Trump hanno fatto ricorso alla corte d'appello del Secondo Circuito, il tribunale federale di secondo grado di New York, chiedendo di sospendere il trasferimento del denaro. In serata la giudice Eunice Lee ha respinto la richiesta: la corte esaminerà comunque il merito dell'appello e in teoria potrebbe ordinare a Carroll di restituire la somma. Un portavoce del team legale di Trump ha parlato di "caccia alle streghe" e di una "farsa finanziata dai democratici", annunciando nuovi ricorsi.

I legali di Carroll hanno scritto alla corte d'appello che la loro assistita "ha aspettato più di tre anni perché il verdetto di una giuria fosse pagato" e che "non dovrebbe aspettare oltre". L'avvocata che guida il team, Roberta Kaplan, non è parente del giudice.

Per Trump resta aperto un secondo fronte con la scrittrice: nel gennaio 2024 un'altra giuria di Manhattan lo ha condannato a pagarle 83,3 milioni di dollari per averla diffamata mentre era presidente. Quella condanna è stata confermata in appello, ma la sua esecuzione è sospesa in attesa che la Corte Suprema decida se occuparsene. Nella nuova petizione i suoi avvocati sostengono che chiederanno alla Corte di riconoscergli l'immunità presidenziale in quel caso e che, se venisse concessa, potrebbe indebolire anche il verdetto da 5 milioni.

Intanto Carroll è finita a sua volta sotto indagine: a fine maggio CNN e New York Times hanno rivelato che il dipartimento di Giustizia, il ministero della Giustizia americano, ha aperto un'inchiesta penale per accertare se la scrittrice abbia mentito sotto giuramento nelle deposizioni contro Trump.

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🇺🇸🇪🇺 "Max #Schrems will erneut gegen das Datenschutzabkommen zwischen der #EU und den #USA klagen. Ziel sei es, dass der Europäische Gerichtshof das Abkommen für nichtig erklärt. Grund sei eine Entscheidung des US Supreme Court von Ende Juni."
help.orf.at/stories/3236350/
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Napoli, i leader del centrosinistra contestati da Potere al Popolo. Meloni esprime solidarietà: “Difendo il diritto di manifestare”


@Politica interna, europea e internazionale
Non parte nel migliore dei modi la lunga marcia del centrosinistra verso le elezioni politiche del 2027. A Napoli, ieri pomeriggio, la prima uscita pubblica congiunta dei tre partiti che formano la base

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Every time the degenerate governments in the US opened some website for snitching on other people, there were comments about automated solutions to spam those systems with gibberish. I know because I myself made such comments more than once.

Now the shoe is on the other foot. Europeans should start running those same systems 24/7 to frustrate #ChatControl implementations.

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To any EU citizens seeing this, please do so! It's annoying that these politicians are adamant about this bill even after the parliament has voted no multiple times. #privacy #chatcontrol #surveillance

@chatcontrol mastodon.social/@chatcontrol/1…


🚨 In six hours, the European Parliament holds the final vote on reinstating Chat Control 1.0! We need 361 votes to stop it! Contact your MEPs NOW and demand they protect your right to privacy via fightchatcontrol.eu/

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Today is another vote for #chatcontrol 1.0.
I hope this will not get through. If you haven't already done, please contact your MEP's with fightchatcontrol.eu.

Use your democratic voice, as long as we have this option. Have a nice day! 😀

#privacy #datenschutz #euparliament

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sending the default email is done in 3 minutes. Best time investment you can make today

I repeat: this is *not* the open science we want

#chatcontrol


🚨 🚨 In four hours, the European Parliament is voting on reinstating Chat Control 1.0. We need 361 MEPs to stand their ground as they did once already. Take action now via fightchatcontrol.eu/

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Today, our 5 MEPs are voting (again!) against the "Chat Control" proposal. We need to pressure all the MEPs to do the same. You can do this in a few clicks here:

fightchatcontrol.eu

#ChatControl #ChatKontrolle #Chat #FightChatControl #EUpol #ChildAbuse #Encryption #ChildSafety #DataPrivacy #DigitalRights #EuropeanParliament

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#ChatControl
#StopChatControl

il Parlamento Europeo, sta cercando di fare passare nel disinteresse generale il controllo totale della nostra riservatezza che in nome di un ipocrita sicurezza può essere calpestata. Con questo provvedimento stanno abolendo la nostra libertà digitale, facendola passare per una lotta alla criminalità

ninasec.substack.com/p/lultimo…

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🔒 The EU is pushing Chat Control again: scanning your private messages "to keep you safe."

And behind it looms CSAR — which could force apps to scan your chats on your own phone, BEFORE they're encrypted (client-side scanning).

Translation: if someone reads the message before the lock closes, the lock is worthless. There's no backdoor "only for the good guys."

End-to-end encryption is non-negotiable. 🛡️

#ChatControl #Privacy #E2EE #Encryption

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Weniger #Bürokratie - aber zu welchem Preis?

Der Food & Feed Omnibus soll das Lebensmittel-, Futtermittel- und Pestizidrecht vereinfachen. Das ist grundsätzlich richtig. Doch wenn #Pestizidwirkstoffe künftig unbefristet zugelassen werden, gefährdet das Umwelt, Artenvielfalt und Gesundheit. Bürokratieabbau darf nicht zulasten von Umwelt- und Verbraucherschutz gehen. Wir brauchen weniger Pestizide in unserer #Umwelt und auf unseren Tellern.

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🇪🇺 Your #privacy & #freedoms are at risk.
📢 Send a clear message:
❌ NO to #MassSurveillance 👀
✅ YES to #DigitalPrivacy🔒
🔔 Take Action Now:
👉 FightChatControl.eu

@chatcontrol
@echo_pbreyer

#ChatControl #ChatKontrolle #CSAM #FightChatControl #StopChatControl⁩ #DigitalRights #HumanRights #Freedom #FreedomOfSpeech #SpeechFreedom

in reply to ViaCampesinaBE ⁂⏚

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🇪🇺 Your #privacy & #freedoms are at risk.
📢 Send a clear message:
❌ NO to #MassSurveillance 👀
✅ YES to #DigitalPrivacy🔒
🔔 Take Action Now:
👉 FightChatControl.eu

@echo_pbreyer

#ChatControl #ChatKontrolle #CSAM #FightChatControl #StopChatControl⁩ #DigitalRights #HumanRights #Freedom #FreedomOfSpeech #SpeechFreedom

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Hoje vai passar-se algo de grave no Parlamento Europeu. Como o POLITICO refere, uma jogada de poder da Presidente do Parlamento Europeu, sem precedente, fará o Parlamento votar pela 3º vez em 4 meses algo que antes chumbou. Sim, o #ChatControl 1.0. Sim, outra vez.

politico.eu/article/president-…

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Europarlamentarios españoles votando a favor de CHAT CONTROL
#chatcontrol #espana
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🚨🚨🚨 In exactly one hour, the voting for Chat Control 1.0 begins. This is your final chance to urgently contact your MEPs via fightchatcontrol.eu/

There are separate votes

1) rejection
2) amendments
3) if none adopted, another rejection vote can be requested

If nothing passes, the text is adopted!

in reply to Fight Chat Control

what a lame excuse as if everyone is a sick CSAM (Child Sexual Abuse Material) suspect. I don't worry about #chatControl. I simply avoid that sick software using a decentral XMPP messenger server in tiny-server.org/ in combination with open source non contaminated #chatcontrol XMPP clients and finalcrypt.org/ on top to OTP encrypt all my files against scanning. What are they gonna do about it 🤣 (there's nothing there, but just to show who's in charge of my privacy) 😎
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🇩🇪"Nach dieser totalitären Überwachungslogik müssten ja selbst unsere Schlafzimmer als potenzielle Missbrauchsgelegenheiten unter Überwachung stehen."
#Chatkontrolle 1.0 ist heute so gefährlich wie bei ihrer Einführung. Meine Plenarrede damals.
peertube.european-pirates.eu/w…
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Graham Platner si ritira dalla corsa al Senato nel Maine


Il candidato democratico lascia dopo un'accusa di violenza sessuale che definisce falsa. Il partito ha tempo fino al 27 luglio per scegliere chi sfiderà Susan Collins e le candidature si moltiplicano

Graham Platner ha ritirato la propria candidatura al Senato per il Maine nella serata di mercoledì (la notte in Italia), con un video di 11 minuti pubblicato sui social. La decisione arriva due giorni dopo che una donna che aveva frequentato in passato lo ha accusato pubblicamente di violenza sessuale, un'accusa che lui definisce falsa. Il Partito Democratico del Maine ha ora tempo fino al 27 luglio per scegliere il candidato che a novembre sfiderà la senatrice repubblicana Susan Collins in una delle corse decisive per il controllo del Senato.

"Crediamo che perché il movimento continui non possa essere io e per questo sospendiamo le attività della campagna", ha detto Platner nel video, in cui ha definito le accuse parte di una strategia dell'establishment per "esercitare una pressione strutturale su di noi" e ha ripetuto che il ritiro "non è assolutamente un'ammissione di colpa". Ha spiegato che, se fosse rimasto in corsa, avrebbe perso la possibilità di raccogliere fondi e di accedere ai dati sugli elettori, dopo che i vertici democratici al Senato avevano minacciato di tagliargli le risorse. Secondo il Washington Post, la forma dell'annuncio era una condizione posta dallo stesso Platner: aveva detto ai collaboratori più fedeli che avrebbe sospeso la campagna solo se avesse potuto dire tutto ciò che voleva.

My name might be on the ballot right now, but that ballot line belongs to the people of Maine. pic.twitter.com/RKVyLU76tm
— Graham Platner for Senate (@grahamformaine) July 9, 2026


La crisi è precipitata lunedì, quando Jenny Racicot, una donna che ha raccontato di aver frequentato Platner in modo discontinuo per due anni, lo ha accusato di essere entrato in casa sua senza invito e ubriaco una notte alla fine del 2021 e di averla costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Platner ha negato, ma nel giro di 48 ore i suoi principali sostenitori gli hanno chiesto di ritirarsi. "Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte", ha detto martedì il senatore Bernie Sanders, il suo sponsor più influente. Lo stesso giorno una seconda ex fidanzata ha raccontato al Washington Post che Platner rimuoveva ripetutamente il preservativo durante i rapporti senza il suo consenso.

Era l'ultimo capitolo di una serie di scandali iniziata a ottobre: un tatuaggio simile a un simbolo nazista, poi coperto, vecchi post su Reddit in cui minimizzava le violenze sessuali, messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e accuse di comportamenti violenti da parte di alcune ex fidanzate. Platner, un allevatore di ostriche di 41 anni ed ex Marine, aveva attribuito quei comportamenti a problemi di salute mentale e allo stress post-traumatico legato al servizio militare e fino a questa settimana aveva conservato il sostegno di gran parte della sinistra del partito, compresi Sanders ed Elizabeth Warren.

Stati Uniti · La corsa al Senato nel Maine
La caduta di Graham Platner, accusa dopo accusa

Per undici mesi il candidato democratico del Maine era sopravvissuto a un tatuaggio simile a un simbolo nazista, ai vecchi post su Reddit e alle rivelazioni delle ex fidanzate. Un'accusa di stupro lo ha travolto in due giorni. Ora il partito ha meno di tre settimane per scegliere chi sfiderà Susan Collins.
Grafica di FocusAmerica

Giorni di campagna
323

Giorni per il crollo
2

dal lancio del 19 agosto 2025 al video con cui ha sospeso la campagna
dall'accusa pubblica di Jenny Racicot all'annuncio del ritiro

Nel giro di 48 ore dall'accusa i suoi principali sostenitori, Bernie Sanders compreso, gli avevano già chiesto di farsi da parte.

La ricostruzione in quattro capitoli
1Gli scandali2Le 48 ore3E ora?4La posta

Undici mesi sul filo
Cinque momenti che avrebbero affondato qualsiasi campagna. La sua era sopravvissuta a tutti, fino a luglio.
Tocca una tappa per il dettaglio

19 ago 2025
Il lancio della campagna

L'allevatore di ostriche ed ex Marine, 41 anni, si candida contro Susan Collins da outsider anti-establishment: nei primi nove giorni raccoglie oltre un milione di dollari.

16 ott 2025
Riemergono i vecchi post su Reddit

La CNN riporta alla luce anni di commenti poi cancellati, compresi post in cui Platner minimizzava le violenze sessuali. Nel giro di dieci giorni si dimettono la direttrice politica e il responsabile della campagna.

20 ott 2025
Il tatuaggio simile a un simbolo nazista

In un podcast Platner rivela di avere sul petto un teschio simile al Totenkopf delle SS. Dice di non averne mai conosciuto il significato e lo fa coprire il giorno dopo.

mag–giu 2026
Le rivelazioni delle ex fidanzate

Wall Street Journal e New York Times raccontano i messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e le relazioni segnate da comportamenti instabili e aggressivi.

9 giu 2026
La vittoria alle primarie

Nonostante gli scandali, Platner vince la nomination democratica conservando il sostegno della sinistra del partito, da Bernie Sanders a Elizabeth Warren.

Il crollo, giorno per giorno
Dall'accusa di Jenny Racicot al video del ritiro sono bastate 48 ore perché il partito gli voltasse le spalle.

lunedìlun
6
luglio

L'accusa di violenza sessuale
Politico pubblica il racconto di Jenny Racicot: una notte alla fine del 2021 Platner sarebbe entrato in casa sua senza invito e ubriaco e l'avrebbe costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Lui nega e annulla alcuni eventi elettorali.

martedìmar
7
luglio

Il partito lo scarica
Schumer, Warren e infine Sanders gli chiedono di farsi da parte, mentre i vertici minacciano di tagliare fondi e accesso ai dati sugli elettori. Una seconda ex racconta al Washington Post altri rapporti non consensuali.

mercoledìmer
8
luglio

Il video del ritiro
In un video di 11 minuti Platner sospende la campagna e definisce le accuse una strategia dell'establishment. Meno di un'ora dopo Troy Jackson lancia la propria candidatura.

«Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte»Bernie Sanders · martedì 7 luglio
Gli hanno chiesto di ritirarsi
Chuck SchumerKirsten GillibrandBernie SandersElizabeth WarrenRo KhannaZohran Mamdaniil Partito Dem. del Maine

Due scadenze per salvare la corsa
Il ritiro formale va depositato entro il 13 luglio; poi i delegati democratici avranno due settimane per scegliere il successore.

8 lug
annuncio del ritiro

13 lug
ritiro formale

27 lug
convention dem

3 nov
voto di midterm

Ritiro formale
13 luglio

Il termine di legge entro cui Platner deve depositare il ritiro perché il partito possa sostituirlo sulla scheda elettorale.

La convention
27 luglio

Entro le 17 (le 23 in Italia) un'assemblea di delegati democratici sceglierà il nuovo candidato.

Già in corsa per la successione

Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale, vicino alle posizioni di Platner

Jordan Wood
Ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter

Dan Kleban
Cofondatore del birrificio Maine Beer Company

David Costello
Terzo alle primarie di giugno, rientrato in corsa

Valutano la candidatura

Nirav Shah
Ex numero due dei CDC, l'agenzia federale per la sanità pubblica

Shenna Bellows
Segretaria di Stato del Maine, sovrintende alle elezioni

Perché il Maine è decisivo per il Senato
I democratici devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno. Il Maine è tra le occasioni migliori.

51 · maggioranza

Il Senato oggi

47
53

Se i democratici strappano 4 seggi

47

49

democraticiseggi da strapparerepubblicani
Con quattro seggi in più i democratici arriverebbero a 51, la soglia della maggioranza. Il Maine è tra i pochi stati dove il seggio repubblicano è considerato contendibile.

L'obiettivo
4
i seggi che i democratici devono strappare ai repubblicani a novembre per riconquistare il Senato, senza perderne nessuno

L'avversaria

il mandato consecutivo che Susan Collins cerca il 3 novembre: finora ha respinto ogni tentativo democratico di toglierle il seggio

Il precedente
+7
i punti di vantaggio con cui Kamala Harris ha vinto il Maine alle presidenziali del 2024

Fonte: Politico, Washington Post, CNN, Portland Press Herald · Dati aggiornati al 9 luglio 2026

Platner ha detto che depositerà il ritiro formale, richiesto per legge entro il 13 luglio perché il partito possa sostituirlo sulla scheda, solo dopo aver ricevuto garanzie che il processo di selezione sarà "aperto, trasparente e democratico". Il Partito Democratico del Maine, che nei giorni scorsi lo aveva accusato di provare a condizionare la scelta del successore, ha votato per tenere una convenzione, cioè un'assemblea di delegati che sceglierà il nuovo candidato entro la scadenza delle 17 del 27 luglio (le 23 in Italia). Nel frattempo il comitato nazionale che finanzia le campagne democratiche per il Senato ha aperto un fondo per raccogliere donazioni da trasferire al futuro candidato.

Meno di un'ora dopo l'annuncio, Troy Jackson, ex presidente del Senato statale del Maine e boscaiolo della contea rurale di Aroostook, ha lanciato la sua candidatura. È considerato il più vicino alle posizioni di Platner e il deputato progressista californiano Ro Khanna si è già schierato con lui, ma Jackson ha detto alla NBC che non vorrebbe il sostegno dell'ex candidato: "Quando si è arrivati a un'accusa credibile di violenza sessuale, quella è stata la linea rossa". Si sono candidati anche Jordan Wood, ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter, e Dan Kleban, cofondatore del birrificio Maine Beer Company, mentre David Costello, terzo nella primaria vinta da Platner a giugno, ha annunciato il suo rientro in corsa. Valutano la candidatura anche Nirav Shah, ex numero due dei Centers for Disease Control and Prevention, l'agenzia federale per la sanità pubblica, e Shenna Bellows, la segretaria di Stato del Maine, la carica che sovrintende alle elezioni. L'attore Patrick Dempsey, il cui nome era circolato tra i possibili sostituti, ha escluso una candidatura.

Per i democratici il Maine è un tassello essenziale nel tentativo di riconquistare il Senato: a novembre devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno dei propri. Collins cerca il sesto mandato in uno stato che Kamala Harris ha vinto con 7 punti di vantaggio nel 2024 e finora ha sempre respinto i tentativi democratici di toglierle il seggio.


Un'accusa di stupro travolge Graham Platner, il candidato Dem al Senato nel Maine


I leader del Partito Democratico americano chiedono a Graham Platner di ritirarsi dalla corsa per il Senato nel Maine, a quattro mesi dalle elezioni di medio termine. Lunedì Politico ha pubblicato il racconto di Jenny Racicot, una donna del Maine di 41 anni che accusa Platner di averla stuprata nel 2021, quando i due si frequentavano. Platner nega, ma ha detto che si sta prendendo del tempo per riflettere sul futuro della sua candidatura.

Racicot ha raccontato di aver frequentato Platner in modo discontinuo tra il 2019 e il 2021, dopo averlo conosciuto su un'app di incontri. Una sera del 2021, ha detto, Platner le scrisse che sarebbe passato da casa sua e lei gli rispose di non venire. Mezz'ora dopo l'uomo entrò dalla porta non chiusa a chiave, ubriaco, le saltò addosso mentre era sdraiata sul divano e ignorò le sue ripetute richieste di fermarsi, per poi seguirla in camera da letto e avere un rapporto sessuale contro la sua volontà. Alla domanda del conduttore Jake Tapper se Platner l'avesse stuprata, Racicot ha risposto alla CNN: "Per definizione sì, assolutamente".

Platner ha replicato con un video sui social media in cui definisce le accuse "preoccupanti, serie e false" e afferma che "qualsiasi accusa di comportamento non consensuale è categoricamente falsa". Ha però riconosciuto il peso politico della vicenda e ha annullato alcuni eventi elettorali. Secondo il New York Times, non ha ancora deciso se ritirarsi: se lo facesse, vorrebbe la garanzia di essere sostituito da un candidato fedele ai valori e al programma della sua campagna.

Chuck Schumer, capo dei democratici al Senato, e Kirsten Gillibrand, presidente del DSCC, il comitato che finanzia le campagne dei senatori democratici, hanno chiesto in una nota congiunta che Platner "si ritiri immediatamente come candidato democratico al Senato" per permettere ai democratici del Maine di scegliere un sostituto in grado di battere Susan Collins. Il DSCC, hanno aggiunto, non investirà nella corsa se Platner resterà in lista. Anche il Partito Democratico del Maine, che dovrebbe gestire l'eventuale sostituzione, gli ha chiesto di farsi da parte.

La senatrice Elizabeth Warren, che aveva sostenuto Platner nelle primarie, ha detto che "non ci può essere alcuna tolleranza per la violenza sessuale" e che il candidato deve farsi da parte. Il deputato della California Ro Khanna, uno dei suoi sostenitori più convinti, ha ritirato l'endorsement definendo le accuse "molto serie e credibili", così come il senatore dell'Arizona Ruben Gallego. Il Senate Majority PAC, un comitato di spesa elettorale vicino a Schumer che aveva prenotato 24 milioni di dollari di pubblicità nel Maine, sposterà le risorse su altre corse. Bernie Sanders, che nei giorni scorsi parlava di un paese vicino a una rivoluzione politica trainata dai candidati progressisti e che aveva dato a Platner un sostegno decisivo, non ha ancora commentato.

In base alla legge del Maine, Platner può essere sostituito sulla scheda solo se si ritira entro le 17 di lunedì 13 luglio (le 23 in Italia). Il partito statale avrebbe poi tempo fino al 27 luglio per indicare un nuovo candidato. I vertici democratici del Maine hanno valutato due opzioni: una convention straordinaria nel fine settimana del 25 luglio o un caucus statale, cioè una serie di assemblee di elettori in tutto lo Stato per rifare di fatto la primaria. È escluso invece un voto del comitato del partito, composto da circa 100 membri. Tra i possibili sostituti ci sono la segretaria di Stato del Maine Shenna Bellows, l'ex presidente del Senato statale Troy Jackson, l'ex responsabile della sanità pubblica statale Nirav Shah e Jordan Wood, sconfitto in una primaria per la Camera.

Platner, 41 anni, allevatore di ostriche ed ex marine senza precedenti esperienze politiche, aveva vinto la primaria democratica a giugno dopo il ritiro della governatrice Janet Mills, la candidata preferita dai vertici del partito. La sua campagna aveva già accumulato una serie di scandali: un tatuaggio sul petto riconosciuto come simbolo nazista, poi coperto; vecchi post su Reddit in cui scriveva che le vittime di violenza sessuale dovrebbero prendersi qualche responsabilità; messaggi sessuali scambiati con altre donne all'inizio del suo matrimonio; le testimonianze di tre ex fidanzate che a giugno avevano descritto al New York Times comportamenti inquietanti. Racicot era una di loro, ma allora non aveva parlato dell'aggressione.

Il caso pesa sulle speranze democratiche di riconquistare il Senato: al partito servono quattro seggi in più e il Maine, dove la repubblicana Susan Collins è in carica da quasi trent'anni, era considerato il seggio più contendibile. Un sondaggio del New York Times e del Siena College di fine giugno mostrava che solo il 44% degli elettori del Maine ritiene che Platner abbia "un buon carattere", contro il 66% per Collins. La senatrice ha definito le accuse "orribili", aggiungendo che non spetta a lei scegliere il candidato democratico.


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🚨 URGENTE

L'ultima edizione di #NINAsec arriva come Call to Action, perchè oggi si vota il Chat Control.

La situazione è grave per tutti i diritti di libertà di Internet, facciamo in modo che non si trasformi in un pericoloso sistema di controllo
ninasec.substack.com/p/lultimo…

@politica

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in reply to N_{Dario Fadda}

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Ecco come è andata per i partiti italiani sul tema Chat Control

Qui la dashboard completa:
dariofadda.it/chat-control/202…

#stopchatcontrol

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Gli Stati Uniti bombardano l'Iran per la seconda notte, Teheran attacca le basi nel Golfo


Colpiti 90 obiettivi vicino allo Stretto di Hormuz dopo che il presidente ha dichiarato finita la tregua. Teheran risponde sulle basi in Kuwait e Bahrein e il greggio torna a salire.

Gli Stati Uniti hanno colpito l'Iran per la seconda notte consecutiva, bombardando circa 90 obiettivi militari vicino allo Stretto di Hormuz, poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva dichiarato finita la tregua raggiunta a giugno. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro le basi americane in Kuwait e Bahrein, i due Paesi del Golfo che ospitano le forze statunitensi.

Il Comando Centrale americano (CENTCOM), che dirige le operazioni militari nella regione, ha spiegato di aver preso di mira sistemi di difesa aerea, radar costieri, capacità navali e infrastrutture logistiche, così da indebolire la capacità iraniana di minacciare le navi commerciali. Gli attacchi hanno riguardato anche alcuni ponti che, secondo un alto funzionario americano, l'esercito iraniano usava per trasportare missili, droni e altro materiale bellico.

I raid della notte precedente avevano colpito più di 80 obiettivi, poche ore dopo che l'Amministrazione Trump aveva revocato la deroga che aveva permesso a Teheran di vendere petrolio sui mercati internazionali, cancellando il principale beneficio economico che la tregua aveva finora garantito all'Iran.

I Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare d'élite del regime islamico, hanno detto di aver preso di mira 85 siti militari americani in Bahrein e Kuwait e di aver abbattuto un drone da ricognizione statunitense. Il governo del Kuwait ha riferito di aver intercettato 2 missili balistici e 13 droni, senza vittime, mentre il Bahrein ha fatto scattare le sirene antiaeree.

Parlando ad Ankara, a margine del vertice della NATO, il presidente ha definito i leader iraniani "feccia", "bugiardi" e "gente violenta". Ha poi minacciato di reimporre un blocco navale e di colpire in futuro le infrastrutture civili del Paese. Ha aggiunto che si tratta di "gente malata" e che negoziare con loro è "una perdita di tempo", pur lasciando lavorare i suoi negoziatori.

Trump ha anche detto di valutare di nuovo la conquista dell'isola di Kharg, cuore dell'industria petrolifera iraniana, e ha ipotizzato attacchi contro le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione, che secondo diversi esperti potrebbero configurare un crimine di guerra. Allo stesso tempo ha ridimensionato le proprie minacce, dicendo di non aspettarsi un ritorno alla guerra su vasta scala.

Lo Stretto di Hormuz al centro dello scontro


Lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare tra l'Iran e l'Oman attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, è il cuore dello scontro tra i due Paesi. L'Iran sostiene che l'intesa di giugno gli riconosca il controllo della navigazione e pretende che le navi seguano la rotta indicata da Teheran, vicino alle proprie coste. All'inizio della settimana 3 navi commerciali che attraversavano lo stretto, tra cui una petroliera saudita e una metaniera del Qatar, erano state colpite in attacchi attribuiti all'Iran, che però non li ha rivendicati.

"Lo Stretto di Hormuz si aprirà solo con modalità iraniane, non con le minacce americane", ha scritto sui social il presidente del Parlamento e capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, accusando Washington di tradire le promesse. "L'era del bullismo e dell'estorsione è finita. Non ci piegheremo", ha aggiunto.

Il prezzo del petrolio è di conseguenza tornato a salire. Il Brent, il riferimento internazionale del greggio, è cresciuto di oltre il 5%, fino a circa 78 dollari al barile, ben sopra i 72 dollari del periodo precedente alla guerra. L'Organizzazione Marittima Internazionale, l'agenzia delle Nazioni Unite per la sicurezza della navigazione, ha invitato gli armatori a non attraversare lo stretto per non esporre gli equipaggi a pericoli inutili. Prima del conflitto passavano di lì più di 130 navi al giorno.

Cosa prevedeva l’intesa ora abbandonata


La tregua era stata firmata a giugno con un memorandum d'intesa che prevedeva una pausa dei combattimenti di 60 giorni e la riapertura dello Stretto, rimandando a un secondo momento i nodi più difficili, a partire dal programma nucleare iraniano. È saltata a meno della metà del percorso.

Secondo un'analisi pubblicata sul New York Times, il presidente sta pagando la fretta con cui quell'intesa di 14 paragrafi era stata messa insieme e si trova davanti a 3 opzioni tutte sgradevoli: sopportare una serie di scontri a bassa intensità nel Golfo, rilanciare la guerra su larga scala o accettare un ulteriore compromesso. Il Pentagono ha già chiesto al Congresso circa 70 miliardi di dollari per le prime operazioni contro l'Iran, una spesa che cresce ogni settimana.

Lo stesso presidente ha detto che il materiale nucleare iraniano resta sepolto troppo in profondità per essere recuperato, un'affermazione che indebolisce la ragione con cui a febbraio aveva giustificato la guerra, quando parlava di una minaccia "imminente". Nei mesi scorsi aveva perfino elogiato la nuova leadership di Teheran, guidata da Mojtaba Khamenei, figlio dell'ayatollah ucciso, definendola più ragionevole della precedente.

La tregua ha intanto diviso anche la leadership iraniana. Il presidente Masoud Pezeshkian, favorevole al negoziato, ha accusato Washington di fare il prepotente e di imbrogliare, mentre una minoranza di oltranzisti contesta la linea del dialogo. Durante i funerali dell'ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei primi raid americani e israeliani di fine febbraio, lo stesso Pezeshkian è stato aggredito da un gruppo di manifestanti radicali e il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi è stato colpito con un sasso.

Negli Stati Uniti la ripresa dei raid aerei ha spaccato il Congresso: i democratici l'hanno condannata, mentre i repubblicani sono rimasti in silenzio. A giugno Camera e Senato avevano approvato una risoluzione per impedire al presidente di riprendere le operazioni militari senza il loro via libera, un testo che la Casa Bianca considera privo di valore legale.

Ripartendo dalla Turchia il presidente ha usato il vecchio Air Force One al posto del nuovo aereo donato dal Qatar, per una precauzione di sicurezza legata alla ripresa delle ostilità. Ha ripetuto di essere "il bersaglio numero uno" di Teheran e, in volo verso Washington, ha sostenuto che l'Iran lo avesse chiamato perché vuole disperatamente un accordo. Il governo iraniano non ha confermato alcun nuovo colloquio.


Trump dichiara finito il cessate il fuoco con l’Iran dopo i nuovi raid americani


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di fatto concluso il cessate il fuoco con l’Iran e ha definito ogni ulteriore trattativa con Teheran come “una perdita di tempo”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate al margine del vertice NATO di Ankara, in Turchia, poche ore dopo una nuova ondata di raid americani contro obiettivi militari iraniani.

“Per come la vedo io, penso che sia finita”, ha risposto Trump a chi gli chiedeva se il memorandum di intesa sottoscritto con Teheran fosse ormai lettera morta. Gli attacchi della notte, condotti dal Pentagono, sono stati presentati come una risposta ai nuovi raid iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

L’intesa era stata firmata 3 settimane prima e Trump l’aveva descritta come una “resa incondizionata” dell’Iran. Da allora, però, la tregua era rimasta estremamente fragile: le due parti erano tornate più volte a attaccarsi, seppure in modo limitato, mentre formalmente continuavano a sostenere di voler evitare una nuova escalation.

Il presidente statunitense ha detto che lascerà comunque proseguire i colloqui guidati dal vicepresidente J.D. Vance con i rappresentanti iraniani, ma ha lasciato intendere di non attribuire più alcun valore al negoziato. “Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo avere a che fare con loro”, ha detto.

Trump ha poi accusato Teheran di mentire sistematicamente. “Sottoscrivono un accordo, poi loro escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai nemmeno discusso”, ha dichiarato. A farlo infuriare, in particolare, sarebbe stato il fatto che l’Amministrazione americana avesse consentito lo svolgimento senza incidenti dei funerali dell’ayatollah Ali Khamenei proprio mentre le forze iraniane colpivano navi mercantili.

Khamenei, all’epoca Guida Suprema dell’Iran, era stato ucciso il 28 febbraio nei raid che avevano aperto la guerra; le esequie si sono tenute solo in questi giorni. “Sono feccia, sono persone malate, guidate da gente malata, violente e spietate”, ha aggiunto Trump parlando della leadership iraniana.

Petrolio in rialzo e sostegno della NATO


I mercati hanno reagito immediatamente. Dopo le parole del presidente, il prezzo del petrolio è salito con forza: il Brent, riferimento globale del greggio, ha guadagnato il 6%, avvicinandosi ai 79 dollari al barile nelle contrattazioni del mattino. Il petrolio è così tornato sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra.

Sempre in risposta agli attacchi nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno revocato anche la licenza che consentiva la vendita di petrolio iraniano, aumentando ulteriormente l’incertezza sulle forniture globali e alimentando nuovi timori sui mercati energetici.

Al fianco di Trump, il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha sostenuto l’azione americana. “Penso che quello che avete fatto la scorsa notte fosse assolutamente necessario. È stata una risposta molto forte”, ha detto.

Trump accusa da tempo gli alleati della NATO di non contribuire abbastanza allo sforzo bellico contro l’Iran, ma Rutte ha respinto la critica: gli aerei da guerra e le aerocisterne statunitensi, ha ricordato, hanno compiuto 5.000 missioni dalle basi europee nelle fasi più intense del conflitto.

Rutte ha poi minimizzato le divisioni interne all’Alleanza Atlantica, definendo “casi isolati” le decisioni di alcuni Paesi membri, tra cui Italia e Spagna, di non concedere le proprie basi per le operazioni militari contro l’Iran.

Lo scontro con la Spagna


Proprio la Spagna di Pedro Sánchez è finita al centro di un secondo affondo del presidente americano. Poco prima dell’incontro con gli altri leader dell’Alleanza Atlantica, Trump ha annunciato di voler interrompere ogni rapporto commerciale con Madrid a causa della sua spesa militare, giudicata insufficiente da Washington.

“Non ho parlato con la Spagna. La Spagna è una causa persa. Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha detto ai giornalisti. Poi, rivolgendosi a quello che sembrava essere il Segretario al Tesoro Scott Bessent, ha aggiunto: “A proposito, vorrei che li tagliassi fuori”.

Lo scontro con Madrid risale già al vertice NATO dello scorso anno, quando la Spagna era stata l’unico Paese alleato a rifiutare il nuovo obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. Una scelta che aveva irritato profondamente Washington e spinto Trump a minacciare più volte una risposta commerciale attraverso i dazi.

La frattura si è poi aggravata con la guerra contro l’Iran. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha criticato la decisione americana di entrare nel conflitto e ha negato l’uso delle basi militari spagnole per la campagna contro Teheran. “La Spagna è un pessimo partner nella NATO. Non partecipano, non pagano nulla”, ha attaccato Trump.

Resta però da capire come un annuncio del genere possa tradursi in pratica. La Spagna è infatti parte integrante dell’Unione Europea e la politica commerciale è una competenza di Bruxelles, non dei singoli Stati membri. Un eventuale stop deciso unilateralmente da Washington finirebbe quindi per scontrarsi con il quadro giuridico e commerciale dell’UE.


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