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Hegseth stringe la presa sull’Esercito e sulla stampa militare


Il segretario dell'Esercito Dan Driscoll si prepara a lasciare l’incarico, mentre il Pentagono licenzia i vertici del giornale militare indipendente per disaccordi con la leadership.

Il Segretario dell’Esercito Dan Driscoll intenderebbe lasciare l’incarico entro la fine dell’anno, se non prima, dopo mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando persone al corrente delle discussioni. La sua uscita lascerebbe l’Esercito privo di vertici confermati dal Senato. Il 2 aprile Hegseth aveva rimosso senza spiegazioni il capo di Stato Maggiore dell'Esercito statunitense, il generale Randy George, e Trump non ha ancora indicato un successore.

L’incarico è ora ricoperto ad interim dal generale Christopher LaNeve, vicecapo di Stato Maggiore dell’Esercito dallo scorso febbraio ed ex consigliere militare dello stesso Hegseth, che da mesi spinge per affidargli definitivamente il comando. La candidatura, tuttavia, non è mai stata formalizzata: nella Commissione Forze Armate del Senato non ci sarebbero i voti repubblicani necessari per approvarla. La senatrice dell’Iowa Joni Ernst ritiene che LaNeve, promosso generale a quattro stelle appena sei mesi fa, non abbia ancora l’esperienza normalmente richiesta per guidare l’Esercito.

Driscoll ha già lasciato la grande residenza riservata al Segretario dell’Esercito a Joint Base Myer-Henderson Hall, la base militare adiacente al cimitero nazionale di Arlington dove abitano diversi alti funzionari del Dipartimento della Difesa, e si è trasferito in un appartamento più piccolo. La sua famiglia è tornata in North Carolina durante l’estate.

Amico di lunga data del vicepresidente JD Vance, Driscoll si sarebbe attirato l’ostilità di Hegseth già nei primi giorni dell’Amministrazione, quando propose di organizzare una visita di Vance e Trump alle truppe per presentare il progetto di riforma dell’Esercito. Nei suoi diciotto mesi da Segretario ha costruito uno stretto rapporto con il generale George: insieme hanno promosso l’adozione di nuove tecnologie e, nel novembre 2025, si erano recati in Ucraina con il generale Chris Donahue, allora comandante delle forze statunitensi in Europa e Africa. Durante quel viaggio Driscoll assunse di fatto il ruolo di inviato dell’Amministrazione, presentando a Volodymyr Zelensky il piano di pace in 28 punti sul quale l’Ucraina accettò di avviare negoziati.

Al ritorno, Driscoll invitò l’Esercito a seguire l’esempio delle forze ucraine nell’impiego sul campo di battaglia di tecnologie disponibili sul mercato. Sotto la sua guida, secondo i calcoli del Wall Street Journal, aziende private hanno promesso investimenti per oltre 25 miliardi di dollari destinati alla costruzione di centri dati, impianti per la raffinazione di minerali critici e mense nelle basi statunitensi. Quando i parlamentari gli hanno chiesto conto dell’improvvisa rimozione del generale George, Driscoll ha risposto di essere anche lui molto legato al generale, definendolo un leader straordinario capace di trasformare l’Esercito.

Tre licenziamenti in un giorno a Stars and Stripes


Nella stessa settimana il Dipartimento della Difesa ha licenziato l’editore e il direttore di Stars and Stripes, il giornale finanziato dal Pentagono al quale la legge garantisce l’indipendenza editoriale. A raccontarlo al Washington Post è stato il direttore uscente Erik Slavin, che ha ricevuto la lettera di licenziamento insieme alla giornalista Lara Korte, corrispondente dal Medio Oriente. Anche l’editore Max Lederer, che pochi giorni prima aveva annunciato il proprio ritiro, ha ricevuto lo stesso provvedimento.

Il Pentagono ha confermato i tre licenziamenti, contestando a Lederer e Slavin un comportamento insubordinato, e ha precisato che gli interessati dispongono di cinque giorni per presentare ricorso. All’origine dello scontro c’è un servizio della CBS trasmesso a luglio, al quale, secondo il Dipartimento, Slavin e Korte avrebbero partecipato senza autorizzazione. "Lavoro per Stars and Stripes, non per il Pentagono, per un’Amministrazione o per chi decide le politiche. Sono qui per raccontare la comunità militare", aveva dichiarato Korte.

Slavin aveva invece definito la censura del giornale una linea invalicabile, principio che ha ribadito dopo il licenziamento. Secondo due persone informate sulla vicenda, prima della rimozione di Lederer un funzionario del Pentagono, Andrew Brey, gli aveva scritto chiedendogli di licenziare entrambi i giornalisti.

La stretta sull’indipendenza del giornale


Nato durante la guerra civile e pubblicato senza interruzioni dalla Seconda guerra mondiale, Stars and Stripes opera in autonomia dal Pentagono in base a un assetto stabilito nel 1994, pur ricevendo dal Dipartimento circa il 65% del proprio bilancio. La testata è però sotto pressione da marzo, quando è stato varato un piano di "modernizzazione" che le vieta di utilizzare agenzie di stampa, contenuti in syndication e persino fumetti. Il piano impone inoltre che ogni articolo sia compatibile con il "buon ordine e la disciplina", una formula tratta dal Codice uniforme di giustizia militare.

Due membri del consiglio consultivo hanno fatto causa al governo, definendo il piano come una forma illegale di censura. Ad aprile era già stata licenziata l’ombudsman, incaricata dal Congresso di proteggere l’indipendenza della testata, che a giugno ha citato in giudizio il governo invocando il Primo Emendamento. Questo mese il Pentagono ha inoltre nominato vicedirettore editoriale il capitano di vascello in servizio attivo William Urban, senza consultare Lederer. Un gruppo di senatori democratici ha scritto a Hegseth per denunciare il rischio di un’ulteriore erosione dell’autonomia del giornale. Il presidente del consiglio degli editori, Rufus Friday, ha espresso il timore che le ultime decisioni possano comprometterne la credibilità.

In una lettera aperta pubblicata venerdì, Urban non ha commentato i licenziamenti e ha affermato di aver ricevuto dall’ufficio del Segretario alla Difesa rassicurazioni sull’indipendenza editoriale. A dimostrazione dell’autonomia della testata, Urban ha citato le recenti inchieste sulle pessime condizioni a bordo della portaerei Abraham Lincoln.

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Una bambina di quattro anni è morta di difterite a Palermo. Non era vaccinata: i genitori temevano un legame tra vaccino e autismo, una teoria smentita dalla scienza da decenni.
È la prima vittima di questa malattia in Italia da oltre trent'anni, per un vaccino che è obbligatorio per legge dal primo anno di vita.

Non è una fatalità isolata. È l'esito di anni in cui la sfiducia verso la scienza è stata legittimata anche dalla politica: durante la pandemia, chi oggi governa cavalcava la protesta contro l'obbligo vaccinale e il green pass in nome della "libertà di scelta", intercettando un elettorato che si sentiva escluso dalle misure sanitarie.

Perché le parole subdole di chi oggi guida il Paese non restano confinate ai talk show: si depositano nei quartieri più fragili, dove l'informazione corretta arriva meno e le teorie del complotto trovano terreno fertile. Il quartiere Zen di Palermo, dove viveva la piccola Anna Rosa, è uno di questi.

La giustizia stabilirà le responsabilità dei genitori.
Ma chi ha soffiato sul dubbio e sulla paura per anni, in cerca di consenso, non può chiamarsi fuori adesso che quel dubbio ha portato dei genitori a non vaccinare una bambina morta poi di difterite.

Servirebbe ribadire con fermezza che i vaccini salvano vite: senza eccezioni, senza ambiguità, senza convenienza elettorale.

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Am Freitag hatte mir eine Sprecherin der Berliner Polizei noch erzählt, der erstmalige Aufbau von Videoüberwachung in der Stadt sei noch eine Weile hin, komme womöglich erst am Jahresende. Jetzt, zwei Tage später, am Sonntagmorgen, ist es dann doch schon so weit. Arbeiter hängen die ersten Kameras an den Kotti. Sind empört, dass sie Sonntag arbeiten müssen, aber "Polizei will das so".

Die Zeitenwende beginnt.

Menschenfeindliches Detail: die ersten Kameras werden da installiert, wo sich zuvor immer die Süchtigen trafen.

netzpolitik.org/2026/verhalten…

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Am Kottbusser Tor in Berlin werden seit heute rund 30 Überwachungskameras installiert und an ein KI-System angeschlossen, das prüft, wer artig ist und wer nicht. Weitere Areale sollen folgen. Menschen, die sich regelmäßig am Kotti aufhalten, sind von dem Überwachungsprojekt überrascht.

netzpolitik.org/2026/verhalten…

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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Domenica 23 agosto 2026

👉 Leggi tutti gli aggiornamenti delle ultime 24 ore:
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Wenn #KI zukünftig über Menschenleben entscheidet. Für Demokratie und Rechtsstaat scheint kein Platz mehr zu sein 😔


Ein geplantes Gesetz soll mehr Automatisierung in #BAMF, Ausländerbehörden und Co. bringen. Die Integrationsbeauftragte begrüßt den #KI-Einsatz in der Migrationsverwaltung. Doch Menschenrechtsorganisationen warnen vor Diskriminierung und Entscheidungen über Menschenleben.

netzpolitik.org/2026/ki-in-der…


#ki
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Il debito americano supera i 40mila miliardi e spaventa i mercati


Il rialzo dei rendimenti dei titoli del Tesoro mette sotto pressione Washington e minaccia la Borsa, mentre tasse e tagli alla spesa restano politicamente impraticabili.

Venerdì il rendimento dei titoli di Stato americani a trent'anni ha superato il 5,27%, in lieve rialzo rispetto al giorno precedente: un segnale che il piano del Segretario al Tesoro Scott Bessent per calmare i mercati non sta funzionando. La svendita di questa settimana ha spinto il costo del debito pubblico ai livelli più alti degli ultimi vent'anni e costretto il Dipartimento del Tesoro a un intervento straordinario. Mercoledì Bessent ha annunciato che dal 9 settembre più che raddoppierà i riacquisti di titoli, portandoli ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione.

I rendimenti sono scesi per poche ore, poi hanno ripreso a salire. Dopo decenni di spesa senza freni, Washington potrebbe così presto trovarsi di fronte a scelte a lungo rinviate e politicamente indigeste, dalle quali pochi americani uscirebbero indenni. Il problema si riassume in due cifre. La prima è il debito nazionale, che mercoledì ha superato i 40mila miliardi di dollari, appena cinque mesi dopo aver raggiunto quota 39mila miliardi. La seconda è il disavanzo annuo: le proiezioni del Congressional Budget Office, l'ufficio di bilancio indipendente del Congresso, lo indicano a 1.900 miliardi per l'anno fiscale in corso. Nei primi dieci mesi ha già raggiunto 1.800 miliardi e il Washington Post stima che possa arrivare alla cifra record di 2.100 miliardi.

Gli Stati Uniti spendono più di mille miliardi di dollari l'anno soltanto per gli interessi sul debito pubblico, più di quanto destinino a Medicare, il programma sanitario per gli anziani. Nel 2010, invece, quella voce di spesa ammontava a meno di un quinto della cifra attuale. Quando cerca acquirenti per i propri titoli, il Tesoro deve inoltre competere con altri governi e con le imprese, in particolare con i colossi tecnologici che stanno costruendo l'infrastruttura americana dell'intelligenza artificiale. Questa concorrenza per i capitali consente agli investitori di chiedere rendimenti più elevati.

"È questo che il mercato obbligazionario sta segnalando: dovremo compiere scelte che danneggeranno la crescita", ha detto al Washington Post Adam Abbas, che gestisce 4 miliardi di dollari in obbligazioni per Oakmark Funds. "Abbiamo due leve: alzare le tasse o tagliare la spesa. Nessuna delle due è popolare e non lo sarà mai, ma prima o poi il problema dovrà essere affrontato". Marc Goldwein, direttore delle politiche del Committee for a Responsible Federal Budget, teme invece l'innesco di una spirale del debito, nella quale la spesa per interessi finisce per crescere più rapidamente dell'economia che dovrebbe sostenerla.

Stati Uniti · Conti pubblici

Il debito americano ha superato i 40mila miliardi, e il conto comincia ad arrivare

In dieci anni Washington ha accumulato più debito che nei due secoli precedenti. Il mercato obbligazionario chiede ora una scelta rinviata da decenni: alzare le tasse o tagliare la spesa.

Grafica di FocusAmerica 22 agosto 2026

Debito federale lordo degli Stati Uniti
40.050
miliardi di dollari
Dato del Dipartimento del Tesoro al 18 agosto 2026

5 mesi
per passare da 39mila a 40mila miliardi. Per i primi mille miliardi servirono quasi due secoli.

5,27%
il rendimento dei titoli a trent’anni: il costo del debito è ai massimi da vent’anni.

1.900 mld
il disavanzo previsto dal Congressional Budget Office per l’anno fiscale in corso.

La velocità del debito
Per i primi 10mila miliardi servirono 219 anni. Per gli ultimi ne sono bastati quattro e mezzo

Ogni barra misura il tempo impiegato ad accumulare 10mila miliardi di dollari di debito. Le soglie sono cadute il 30 settembre 2008, nel settembre 2017, all’inizio del 2022 e il 18 agosto di quest’anno.

Primi 10mila miliardi: 219 anni, dal 1789 al 2008, circa 46 miliardi l’anno. Dai 10mila ai 20mila: 9 anni, dal 2008 al 2017, circa 1.100 miliardi l’anno. Dai 20mila ai 30mila: quattro anni e mezzo, dal 2017 al 2022, circa 2.300 miliardi l’anno. Dai 30mila ai 40mila: quattro anni e mezzo, dal 2022 al 2026, circa 2.200 miliardi l’anno.

La lunghezza delle barre è proporzionale agli anni impiegati. Le ultime tre soglie, messe insieme, valgono meno di un decimo del tempo della prima.

Rispetto ai primi due secoli di storia americana, oggi Washington si indebita quasi cinquanta volte più in fretta.

La traiettoria
Nel 2030 il debito supera il record della seconda guerra mondiale

Il debito detenuto dal pubblico vale oggi il 101% del prodotto interno lordo. Dopo la guerra il Paese lo ridusse per trent’anni; alla fine degli anni Novanta i bilanci in pareggio di Bill Clinton lo portarono a un terzo del PIL. Il CBO prevede ora il 120% nel 2036.

Debito detenuto dal pubblico in percentuale del PIL: 106% nel 1946, 33% nel 2001, 101% nel 2026, 108% nel 2030, 120% nel 2036 secondo le proiezioni del Congressional Budget Office.

Passa il dito o il mouse sul grafico per leggere i valori anno per anno. A destra della linea del 2026 i dati sono proiezioni.

Chi lo detiene
Il Tesoro dice che il totale sovrastima il problema. Ma quattro quinti sono debito verso il mercato

Bessent ricorda che una parte del debito il governo la deve a se stesso, soprattutto ai fondi della previdenza sociale. Restano comunque 32.200 miliardi in mano a investitori esterni, un terzo dei quali all’estero.

I 40mila miliardimiliardi di dollari

32.200
7.800

32.200 miliardidetenuti dal pubblico: enti locali, imprese, investitori e governi stranieri 7.800 miliardidentro il governo federale, soprattutto nei fondi della previdenza sociale

Il debito verso il mercatosu 32.200 miliardi

55%
32%
14%

55% americanisoggetti pubblici e privati degli Stati Uniti 32% straniericirca 10.300 miliardi di dollari 14% Federal Reservetitoli acquistati dalla banca centrale

Il conto
Mille miliardi l’anno di soli interessi. E dal 2032 gli assegni previdenziali calano del 22%

Gli interessi sul debito hanno superato la spesa per Medicare e per la difesa: sono la seconda voce del bilancio federale, dopo la previdenza sociale. Nel 2010 costavano meno di un quinto di oggi.

Interessi netti sul debito, 20261.000 mld

Interessi netti sul debito, 2036 (proiezione CBO)2.100 mld

La previdenza sociale esaurisce le riserve nel quarto trimestre del 2032

Da quel momento le entrate correnti coprirebbero soltanto il 78% delle prestazioni previste. Il taglio sarebbe automatico e riguarderebbe tutti i beneficiari.

78% pagato
−22%

Assegni previsti oggiDal 2032

Secondo la stima del CBO comprensiva di interessi ed effetti macroeconomici, la legge fiscale approvata l’anno scorso aggiunge 4.700 miliardi ai disavanzi del prossimo decennio.

Fonte Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (debito lordo al 18 agosto 2026); Congressional Budget Office, The Budget and Economic Outlook: 2026 to 2036 (febbraio 2026); Office of Management and Budget, Historical Tables, per la serie storica del debito in rapporto al PIL; Committee for a Responsible Federal Budget per la composizione del debito verso il mercato; Social Security Trustees Report (giugno 2026).
Nota Il rendimento dei titoli a trent’anni è quello di venerdì 21 agosto 2026. Le percentuali sulla composizione del debito verso il mercato sono arrotondate. I valori dal 2027 in poi sono proiezioni a legislazione vigente.

Un debito raddoppiato in dieci anni


Tra il 1789 e il 2016 il governo federale americano ha accumulato poco più di 19 mila miliardi di dollari di debito. Nei dieci anni successivi, durante le presidenze di Donald Trump e Joe Biden, se ne sono aggiunti altri 20 mila miliardi: in appena un decennio, il totale è quindi raddoppiato. Secondo il Congressional Budget Office (CBO), il debito detenuto dal pubblico equivale quest’anno al 101% del prodotto interno lordo e salirà al 120% entro il 2036, superando il record del 106% raggiunto all’indomani della Seconda guerra mondiale.

Alla fine degli Anni Novanta, tuttavia, Bill Clinton e un Congresso controllato dai repubblicani avevano chiuso quattro bilanci consecutivi in pareggio e il governo federale aveva cominciato a ridurre il debito. Nel 2001 il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan tenne persino un discorso per avvertire che la possibile scomparsa dei titoli del Tesoro avrebbe potuto destabilizzare i mercati finanziari. Era convinto che quel momento sarebbe davvero arrivato. Poi è arrivato l'11 settembre ed è cambiato tutto di nuovo.

Storicamente parlando, i rapidi rialzi dei rendimenti tendono a propagarsi nel sistema finanziario in modi imprevedibili. Nel 2023 la Silicon Valley Bank fallì perché l'aumento dei tassi aveva aperto una voragine nel suo bilancio. Oggi, invece, i punti deboli potrebbero trovarsi altrove. Secondo i verbali della riunione della Fed del 28 e 29 luglio, il ricorso al denaro preso in prestito per finanziare gli investimenti da parte di alcuni dei maggiori hedge fund americani è "vicino ai massimi storici". Le compagnie di assicurazione sulla vita, tradizionalmente prudenti, detengono invece attività rischiose che sarebbe difficile liquidare rapidamente durante una crisi.

Rebecca Patterson, ex responsabile delle strategie di investimento di Bridgewater Associates e oggi al Council on Foreign Relations, invita a guardare anche oltre i confini americani, perché la prossima scossa potrebbe partire dalla Francia o dal Giappone. Alla fine di marzo il debito mondiale complessivo aveva raggiunto il record di 353mila miliardi di dollari, secondo l'Institute of International Finance, con un aumento di 4.400 miliardi in appena tre mesi. Già allora l'istituto segnalava che alcuni investitori stavano spostando capitali dai titoli americani verso quelli giapponesi ed europei.

Bessent sostiene invece che non vi sia "nulla di magico" nella soglia dei 40mila miliardi e che gli Stati Uniti possano crescere abbastanza da lasciarsi il problema alle spalle. In un'intervista alla CNBC ha attribuito parte del recente aumento del debito ai rimborsi dei dazi dopo che il 20 febbraio la Corte Suprema aveva bocciato, con 6 voti contro 3, i dazi d'emergenza imposti da Trump lo scorso anno, che fino a quel momento avevano generato oltre 160 miliardi di dollari di entrate. La questione dei rimborsi è ora all'esame della Corte del Commercio Internazionale. Il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer, ha aggiunto Bessent, intende però applicare dazi di entità analoga e alla fine le entrate del 2026 dovrebbero risultare paragonabili a quelle del 2025.

Il Segretario sostiene inoltre che il debito complessivo sovrastimi la portata del problema, perché una parte è nelle mani dello stesso governo. Dei 40mila miliardi di dollari, oltre 32.200 miliardi sono detenuti dal pubblico — enti locali, imprese, investitori e governi stranieri — mentre circa 7.800 miliardi restano all'interno del governo federale, soprattutto nei fondi fiduciari come quello della previdenza sociale. Secondo il Committee for a Responsible Federal Budget, circa il 32% del debito detenuto dal pubblico appartiene a soggetti stranieri, il 55% a soggetti americani pubblici e privati e il 14% alla Federal Reserve.

Anche JD Vance assicura che una strategia esiste. "Bessent ha un piano molto discreto, sostenuto naturalmente dal presidente, per portare gli Stati Uniti al punto in cui l'economia possa crescere più rapidamente del proprio debito", ha detto il vicepresidente a Newsmax. Vance ha aggiunto che il Paese sarebbe già sulla buona strada e che la "bomba del debito" sarebbe stata ereditata dall'Amministrazione Biden.

In arrivo nuovi tagli alla spesa federale?


Il primo tentativo di ridurre la spesa pubblica, quello del Department of Government Efficiency di Elon Musk, ha però sconvolto ampi settori del governo federale senza riuscire a documentare i risparmi rivendicati. Bessent promette ora "diverse centinaia di miliardi di dollari" di nuovi risparmi grazie a una task force contro le frodi guidata dallo stesso Vance. Gli economisti di Barclays hanno però scritto ai propri clienti che, a meno di tre mesi dalle elezioni di novembre, il risanamento promesso difficilmente si concretizzerà.

In effetti, al Congresso il dibattito non va molto oltre le dichiarazioni di rito. Il senatore repubblicano dello Utah John Curtis, promotore di una proposta bipartisan per creare una Commissione incaricata di riportare il debito sotto il 100% del prodotto interno lordo entro il 2039, ha scritto su X che la spesa sconsiderata di Washington è immorale perché lascia il proprio conto a figli e nipoti. L'anno scorso, tuttavia, ha votato anche lui a favore della legge fiscale di Trump, che secondo la stima dinamica del CBO — comprensiva degli interessi e degli effetti macroeconomici — aggiungerà 4.700 miliardi di dollari ai disavanzi del prossimo decennio.

Altri parlamentari propongono una Commissione per salvare la previdenza sociale. Un rapporto pubblicato a giugno prevede che il fondo pensionistico esaurirà le proprie riserve nel quarto trimestre del 2032, un anno prima di quanto stimato in precedenza proprio per effetto della legge fiscale. Da quel momento le entrate disponibili permetterebbero di pagare soltanto il 78% delle prestazioni previste, con un taglio automatico del 22%.

Il senatore repubblicano della Louisiana Bill Cassidy, tra i promotori della proposta di legge, avverte però che nessuno dovrebbe aspettarsi da quella Commissione una soluzione per l'intero debito: prima di camminare, ha osservato, bisogna imparare a gattonare. Jason Fichtner, ex capo economista dell'agenzia previdenziale, non prevede un default né una bancarotta da parte dello Stato federale, ma un aumento del costo della vita per tutti.

Il timore che a saltare sia prima la Borsa


Il conto potrebbe però arrivare prima e da un'altra parte. In un commento pubblicato su MarketWatch, Brett Arends sostiene che gli Stati Uniti si trovino già dentro una bolla azionaria e che lo sfaldamento del mercato delle obbligazioni a lungo termine aumenti le probabilità di un suo imminente scoppio. Arends riprende i segnali elencati dall'ex governatore della Fed Bill Dudley e li riconduce a 3 elementi: valutazioni azionarie fuori scala, qualunque sia il parametro utilizzato, un boom finanziario dell'intelligenza artificiale che presenterebbe le dinamiche tipiche di uno schema Ponzi e il rialzo dei tassi a lungo termine.

Il terzo elemento è decisivo per un principio fondamentale della finanza aziendale: il rendimento dei titoli del Tesoro rappresenta, infatti, il tasso privo di rischio sul quale vengono valutate tutte le altre attività finanziarie. Se aumenta, spinge verso l'alto anche i rendimenti richiesti dagli investitori per acquistare azioni e obbligazioni societarie. Secondo Arends, il circuito finanziario dell'intelligenza artificiale è ancora più fragile. Citando una ricerca di Goldman Sachs, sostiene che oltre il 40% dell'aumento degli utili delle società dell'indice S&P 500 nel secondo trimestre sia derivato dalle plusvalenze sulle partecipazioni in aziende del settore.

I risultati trimestrali danno un'idea delle dimensioni del fenomeno. Gli utili complessivi dell'indice sono cresciuti del 52%, ma senza quelle plusvalenze l'aumento si riduce al 33%. Nel solo trimestre Amazon ha contabilizzato 53,4 miliardi di dollari di proventi non operativi prima delle imposte, dovuti in gran parte alla partecipazione in Anthropic, mentre Alphabet ha registrato 77,1 miliardi di dollari di plusvalenze non realizzate su titoli azionari.

Il rialzo delle quotazioni, in altre parole, viene contabilizzato come utile e quell'utile diventa poi un argomento per giustificare un ulteriore aumento delle quotazioni. Matt Miskin, corresponsabile delle strategie di investimento di Manulife John Hancock Investments, riassume il trimestre con un vecchio detto: gli utili sono un'opinione, mentre il flusso di cassa è un dato di fatto. Dal punto di vista della liquidità, osserva, molte delle maggiori aziende tecnologiche sono oggi in rosso perché stanno spendendo somme enormi per costruire nuovi data center. Per finanziare questi investimenti hanno dovuto emettere obbligazioni e persino nuove azioni.

Arends ricorda infine che cosa accadde l'ultima volta che gli investitori cominciarono a dubitare di poter recuperare il proprio denaro: prima Dubai, alla fine del 2009, poi Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Dai massimi del 2007, i mercati azionari di quei Paesi persero tra il 65% e l'85% in dollari, prima di toccare il fondo intorno al 2012. Nessuno conosce il giorno né l'ora di un nuovo crollo del mercato, conclude Arends. Chi avvertiva dei pericoli alla fine degli anni Novanta e a metà degli anni Duemila ebbe ragione soltanto dopo essere sembrato in errore per molto tempo.


I titoli di Stato americani stanno perdendo lo status di bene rifugio


I titoli del Tesoro statunitense stanno perdendo sempre di più il loro status di bene rifugio. La corsa dei rendimenti, che martedì ha portato quello del trentennale al 5,337%, il livello più alto da diciannove anni, non si spiega soltanto con l’inflazione persistente o con il boom del debito emesso dalle imprese per finanziare l’intelligenza artificiale. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, invece, i titoli americani rendono ormai più di alcuni attivi comparabili considerati meno sicuri e, nei momenti di tensione, non si comportano più come un bene rifugio.

Dalla pandemia in poi gli Stati Uniti hanno inondato il mercato di nuovo debito, arrivato questa settimana a 40 mila miliardi di dollari includendo anche la quota detenuta da enti pubblici. Nulla lascia pensare che il flusso sia destinato a fermarsi. Dopo la crisi finanziaria globale era accaduto l’opposto: il debito federale era aumentato rapidamente, ma i rendimenti erano comunque scesi perché il credito privato era crollato e strumenti considerati sicuri, come i titoli garantiti da mutui con il rating più alto, si erano rivelati tutt’altro che tali.

Debito federale · Mercato dei Treasury

I Treasury hanno smesso di comportarsi da bene rifugio

Il rendimento del trentennale americano ha toccato il livello più alto da diciannove anni. Ma il punto non è solo l’inflazione: oggi gli investitori chiedono di più per assorbire il debito degli Stati Uniti, non meno per metterlo al sicuro.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Rendimento del Treasury a trent’anni, martedì
5,337%
È il valore più alto dall’aprile 2007: da diciannove anni gli Stati Uniti non pagavano tanto per farsi prestare denaro così a lungo.

4,00% Picco dell’aprile 2007: 5,44%

40.000 mld $
Il debito federale raggiunto questa settimana, compresa la quota in mano a enti pubblici

2.100 mld $
Il disavanzo che l’Ufficio Congressuale del Bilancio prevede per quest’anno

I quattro passaggi dell’analisi
Il segno Il premio I conti Le mosse

Il segno che si è invertito

I Treasury rendevano meno di tutti. Oggi rendono di più


Per decenni chi comprava titoli americani accettava un rendimento più basso in cambio della sicurezza. Dal 2022 quel vantaggio è sparito: nei tre confronti che gli economisti usano come metro, lo scarto ha cambiato segno.

Fino al 2021 Dal 2022

Parità
I Treasury rendono di più
I Treasury rendono di meno

Swap sui tassi d’interesse
Obbligazioni di imprese con il rating più alto
Titoli di altri Stati, coperti dal rischio di cambio

Quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury salgono: è successo dopo l’annuncio dei dazi del «Liberation Day». Un bene rifugio dovrebbe fare l’esatto contrario.
Schema qualitativo: indica la direzione dello scarto, non la sua ampiezza. Il tratteggio segna la posizione precedente. Il confronto con le obbligazioni societarie tiene conto del rischio d’insolvenza.

La misura del cambiamento

Un terzo dell’aumento non dipende né dall’inflazione né dalla Federal Reserve


Dal 2015 i rendimenti sono saliti di 2,5 punti percentuali. L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero calcola quanta parte di quella salita dipenda da un fatto nuovo: gli investitori chiedono di essere pagati di più per assorbire il debito che il Tesoro immette sul mercato.

Aumento dei rendimenti dal 2015 2,5 punti

1,75 punti Inflazione persistente, politica monetaria e altri fattori di mercato
0,75 punti Il passaggio dal premio di sicurezza al premio di assorbimento

Dopo la crisi del 2008 gli economisti parlavano di penuria di attivi sicuri: tutti volevano titoli americani e ce n’erano pochi, così i rendimenti scendevano. Oggi vale il contrario: ce ne sono troppi, e il mercato si fa pagare per assorbirli.
Ripartizione stimata da Caballero combinando lo scarto con gli swap sui tassi e l’aumento del premio a termine.

L’obiettivo mancato

Bessent voleva dimezzare il disavanzo: quest’anno cresce ancora


Il Segretario al Tesoro aveva promesso di riportare il disavanzo al 3% del prodotto interno lordo, contenendo l’inflazione con più energia e alzando la produttività con l’intelligenza artificiale. La guerra con l’Iran e una sentenza della Corte Suprema hanno spinto i conti nella direzione opposta.

Disavanzo dell’anno fiscale 2024 1.800 mld $

Previsione dell’Ufficio Congressuale del Bilancio per quest’anno 2.100 mld $

L’obiettivo indicato da Bessent: il 3% del prodotto interno lordo circa la metà

−250 mld $
Le entrate doganali che verranno a mancare rispetto alle stime precedenti
Dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d’emergenza

1.900 mld $
Le obbligazioni di alta qualità che le imprese emetteranno quest’anno, secondo Barclays
Una cifra record, in gran parte per costruire data center

Il debito pubblico e quello delle imprese si contendono gli stessi compratori: più carta arriva sul mercato, più sale il rendimento che gli investitori pretendono.

La risposta del Tesoro

Invece di agire sulle cause, Bessent interviene sul mercato


Tocca ogni passaggio per aprirlo. In poche settimane il Dipartimento del Tesoro ha spostato le emissioni sulle scadenze brevi, difeso lo yen senza vendere titoli americani e raddoppiato i riacquisti senza preavviso.


La scelta di fondo
Il disavanzo si finanzia con titoli a breve termine+

Il Tesoro copre una quota crescente del disavanzo con scadenze corte ed evita di ampliare le aste sui titoli lunghi. Ha anche lasciato intendere che alcune di quelle aste potrebbero essere ridotte. Il prezzo lo pagherà chi verrà dopo: quel debito andrà rinnovato, forse a tassi ancora più alti.


Fine luglio · Inizio agosto
Lo yen viene difeso in euro, non in dollari+

Con la valuta giapponese ai minimi da quarant’anni, Washington interviene insieme a Tokyo. Gli Stati Uniti comprano yen usando euro e non dollari, per non dover vendere titoli americani.


La richiesta alla Federal Reserve
Più dollari alle banche centrali estere, in cambio di garanzie+

Bessent chiede di ampliare la FIMA repo facility, lo strumento con cui le banche centrali straniere ottengono dollari lasciando in garanzia titoli americani. Oggi il limite è di 60 miliardi di dollari al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo è evitare che il Giappone venda Treasury per difendere lo yen.


Mercoledì · L’annuncio a sorpresa
I riacquisti raddoppiano: da 2 a 4 miliardi per operazione+

L’aumento riguarda i titoli con scadenza fra dieci e trent’anni e vale dal 9 settembre al 4 novembre. I rendimenti sono scesi subito, ma dagli anni Settanta le emissioni erano sempre state «regolari e prevedibili», annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Blake Gwinn di RBC Capital Markets avverte che titoli meno prevedibili diventano più volatili, e chi li compra chiederà di essere pagato anche per quello.

Il punto
Finché il debito cresce e il Tesoro agisce sul mercato invece che sui conti, chi compra Treasury continuerà a chiedere di essere pagato di più.

Fonte Wall Street Journal; studi di Ricardo Caballero (MIT) e di Hanno Lustig (Stanford University) con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group; Ufficio Congressuale del Bilancio; Barclays; Dipartimento del Tesoro. Rendimenti al 18 agosto 2026; massimo dell’aprile 2007 secondo i dati di mercato citati da The Hill.

Dal premio di sicurezza al premio di assorbimento


L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero aveva definito quella situazione una “penuria di attivi sicuri”: la forte domanda di titoli ritenuti estremamente affidabili si scontrava con un’offerta limitata, spingendone i rendimenti verso il basso. In un recente studio Caballero sostiene però che il rapporto si sia ormai rovesciato. Gli investitori, anziché accontentarsi di rendimenti modesti in cambio della sicurezza, ne chiedono invece di più elevati per assorbire l’enorme quantità di debito immessa sul mercato. Il premio di sicurezza si sarebbe così trasformato in un premio di assorbimento.

Un indizio arriva dal confronto con gli swap sui tassi d’interesse, derivati utilizzati per gestire l’esposizione alle oscillazioni dei tassi e impiegati come riferimento per il costo del credito alle imprese. Storicamente i titoli del Tesoro rendevano meno degli swap, oggi invece rendono di più. Combinando questo indicatore con l’aumento del premio a termine, Caballero calcola che il passaggio dal premio di sicurezza a quello di assorbimento spieghi circa 0,75 punti percentuali dei 2,5 punti di aumento dei rendimenti registrati dal 2015.

A conclusioni simili arriva uno studio di Hanno Lustig, della Stanford University, realizzato con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group. In passato i titoli del Tesoro americani rendevano meno delle obbligazioni societarie con il rating più alto anche dopo aver tenuto conto del rischio d’insolvenza. Dal 2022 questo vantaggio è scomparso; lo stesso è avvenuto rispetto ai titoli di altri Stati sovrani, una volta coperto il rischio di cambio. Gli autori segnalano inoltre che, quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury tendono a salire, come avvenne dopo l’annuncio dei dazi del “Liberation Day” da parte di Donald Trump. Anche le notizie su disavanzi di bilancio più ampi del previsto spingono i rendimenti verso l’alto.

Bessent interviene sul mercato, non sui conti


Questa dinamica era cominciata prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, ma l’attuale Amministrazione non è riuscita a invertirla. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva inizialmente indicato tra le priorità del presidente la riduzione dei rendimenti, che avrebbe contribuito ad abbassare anche i tassi sui mutui. L’obiettivo sarebbe dovuto essere raggiunto contenendo l’inflazione attraverso una maggiore produzione di energia, aumentando la produttività grazie all’intelligenza artificiale e riducendo il disavanzo, pari a 1.800 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024.

È andata in maniera del tutto diversa. La guerra con l’Iran ha spinto verso l’alto i prezzi dell’energia e l’inflazione, mentre l’Ufficio Congressuale del Bilancio (CBO) prevede per quest’anno un disavanzo di 2.100 miliardi di dollari, pari a circa il doppio dell’obiettivo del 3% del prodotto interno lordo indicato inizialmente da Bessent. Una parte significativa del peggioramento deriva dalle entrate doganali, stimate in circa 250 miliardi in meno rispetto alle precedenti previsioni dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi inizialmente imposti dall’Amministrazione ricorrendo ai poteri economici d’emergenza. Nel frattempo, secondo Barclays, le imprese emetteranno quest’anno la cifra record di 1.900 miliardi di dollari di obbligazioni di alta qualità, in larga parte per finanziare la costruzione di data center.

Secondo il Wall Street Journal, anziché intervenire sulle cause che sono alla base di questa situazione, Bessent ha scelto di agire direttamente sul mercato. Il Dipartimento del Tesoro sta così finanziando una quota crescente del disavanzo con titoli a breve termine, evitando di ampliare le aste sulle scadenze più lunghe, e ha lasciato intendere che alcune di queste aste potrebbero perfino essere ridotte.

I riacquisti scuotono il mercato


Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto Bessent è poi intervenuto insieme a Tokyo per sostenere lo yen, sceso ai minimi da quarant’anni. Gli Stati Uniti hanno comprato valuta giapponese utilizzando euro anziché dollari, in modo da non dover vendere titoli americani. Nello stesso contesto Bessent ha chiesto di ampliare la FIMA repo facility della Federal Reserve, vale a dire lo strumento attraverso il quale le banche centrali estere possono dare in garanzia titoli del Tesoro americani in cambio di dollari, oggi limitato a 60 miliardi al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo di tutto questo è evitare che il Giappone debba liquidare Treasury per difendere la propria valuta.

Dagli anni Settanta le Amministrazioni democratiche e repubblicane avevano seguito il principio di emissioni “regolari e prevedibili”, annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Anche i riacquisti introdotti nel 2024 per migliorare la liquidità dei titoli meno scambiati rispettavano un calendario prestabilito. Bessent aveva ribadito questo principio proprio in un discorso a novembre. Ma mercoledì ha annunciato a sorpresa il raddoppio dei riacquisti, da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, per i titoli con scadenze comprese tra dieci e trent’anni. L’aumento sarà applicato dal 9 settembre al 4 novembre, appena due settimane dopo l’ultimo rifinanziamento trimestrale.

La mossa ha colto gli investitori in contropiede e ha fatto scendere immediatamente i rendimenti, ma l’effetto potrebbe essere temporaneo. “Se le emissioni e i riacquisti non sono più regolari né prevedibili, i titoli rischiano di diventare diventare più volatili” e gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per “tenere conto di questa maggiore imprevedibilità”, ha osservato Blake Gwinn, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di RBC Capital Markets. Affidandosi maggiormente alle scadenze brevi, inoltre, il Dipartimento del Tesoro aumenta il rischio di dover rifinanziare il debito quando i tassi saranno ancora più alti: un problema che potrebbe però ricadere su un futuro Segretario al Tesoro e su una Amministrazione di colore diverso.


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Überwachung ist ein mächtiger Zensor, der uns gehorsam werden lässt. Selbst dann, wenn sie gar nicht stattfindet. Deshalb ist jetzt die Zeit für mehr Kritik und Aufmüpfigkeit, schreibt @CarlaSiepmann in ihrer Kolumne:

netzpolitik.org/2026/breakpoin…

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La rassegna stampa di domenica 23 agosto 2026


Il crollo dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada apre una guerra dei dazi tra i due alleati, mentre l'Amministrazione stringe la morsa economica su Teheran. Sul fronte interno un giudice blocca il divieto di visti per 75 Paesi e cresce lo scontro sul voto per posta

Questa è la rassegna stampa di domenica 23 agosto 2026

Saltano i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada, scoppia la guerra dei dazi


I colloqui tra Washington e Ottawa sono naufragati venerdì sera, facendo scattare i nuovi dazi statunitensi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di prodotti canadesi. Il primo ministro Mark Carney ha annunciato dazi di ritorsione "dollaro per dollaro" a partire dall'8 settembre, accusando l'Amministrazione di aver "iniziato una guerra commerciale". Si tratta della rottura più grave nei rapporti con il secondo partner commerciale degli Stati Uniti, con scambi per 376 miliardi di dollari nel primo semestre.

Fonti: Axios, New York Times, BBC

L'Amministrazione intensifica la pressione economica sull'Iran


Il presidente Trump punta su nuove sanzioni, un blocco navale e una stretta economica sui partner commerciali di Teheran per costringere il Paese a un accordo che ponga fine al conflitto alle condizioni statunitensi. La strategia rischia però di provocare attacchi iraniani nel Golfo. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha intanto rivendicato la "vittoria" nella guerra con gli Stati Uniti, mentre a Washington cresce il dibattito su come uscire dal pantano prima delle elezioni di metà mandato.

Fonti: Bloomberg, The Hill, The Guardian

Un giudice federale blocca il divieto di visti per 75 Paesi


Un giudice federale ha dichiarato illegale la sospensione dei visti agli immigrati provenienti da 75 Paesi, decisa dall'Amministrazione con la motivazione che i loro cittadini avrebbero potuto necessitare di assistenza pubblica. Nella decisione di 61 pagine, la giudice Jeannette Vargas ha stabilito che la misura era "contraria alla legge" ed eccedeva l'autorità del segretario di Stato Marco Rubio, in quanto discriminava sulla base della nazionalità.

Fonti: NPR, The Hill

Il servizio postale stringe le regole sul voto per corrispondenza


Il servizio postale statunitense (USPS) ha finalizzato una norma che introduce nuovi requisiti di ammissibilità per le schede inviate per posta, dando seguito a un ordine esecutivo firmato dal presidente Trump a marzo e successivamente bocciato da un tribunale federale. Il documento, atteso in pubblicazione ufficiale il 26 agosto, definisce le modalità di distribuzione delle schede per le elezioni di metà mandato di novembre, nonostante gli ordini dei giudici mantengano la misura sospesa.

Fonti: The Hill, Bloomberg

La dichiarazione patrimoniale di Trump rivela oltre mille operazioni in borsa a giugno


Il presidente Trump ha effettuato più di mille compravendite di titoli nel solo mese di giugno, secondo una dichiarazione patrimoniale pubblicata sabato. Tra gli acquisti più consistenti figurano azioni di Berkshire Hathaway, Visa, Mastercard e Cintas. Il dato riporta l'attenzione sull'attività finanziaria del presidente e sui possibili conflitti di interesse.

Fonti: Bloomberg

Lo strappo tra l'AIPAC e Mike Rogers scuote la corsa al Senato in Michigan


Gli alleati di Mike Rogers, candidato repubblicano al Senato in Michigan, hanno chiesto alla potente lobby filoisraeliana AIPAC di non fare pubblicità in suo favore, temendo che il sostegno pubblico del gruppo possa rivelarsi un boomerang elettorale. La frattura riflette il calo di credibilità dell'AIPAC dopo una serie di sconfitte nelle primarie democratiche e sullo sfondo della rabbia degli elettori per la guerra a Gaza. Il rivale democratico Abdul El-Sayed ha costruito la propria campagna proprio contro l'organizzazione.

Fonti: Axios

Trump moltiplica le battaglie legali contro i mezzi di informazione


Il presidente sta cercando di bloccare i tentativi della BBC di chiamare a testimoniare i suoi figli nella causa per diffamazione da 10 milioni di dollari che ha intentato contro l'emittente britannica. Il caso si inserisce in una più ampia offensiva giudiziaria contro gruppi editoriali e dell'intrattenimento, di fronte alla quale la stampa statunitense sta iniziando a reagire, sostenendo che "l'appeasement non è una strategia".

Fonti: The Hill, Financial Times

La Marina valuta di intitolare a Trump una portaerei dedicata a un eroe di guerra afroamericano


Secondo alcune indiscrezioni, la Marina statunitense avrebbe preso in considerazione la possibilità di rinominare la portaerei USS Doris Miller, intitolata a un eroe afroamericano della Seconda guerra mondiale, sostituendone il nome con quello del presidente Trump. Il presidente della NAACP, Derrick Johnson, ha duramente criticato le presunte trattative, definendole "uno schiaffo" alla memoria del militare.

Fonti: The Hill

Kennedy promuove l'agenda MAHA ma tace sui vaccini, mentre calano le coperture


Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. continua a promuovere l'agenda "Make America Healthy Again" nei suoi interventi pubblici e in campagna elettorale, evitando però di parlare di vaccini, dopo che il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per ridurre le vaccinazioni infantili. Intanto i nuovi dati mostrano un calo dei tassi di vaccinazione tra i bambini della scuola dell'infanzia, con le esenzioni ai massimi storici.

Fonti: The Hill, The Guardian

Avanzano i lavori per la sala da ballo alla Casa Bianca, in arrivo una seconda nel New Jersey


Il presidente Trump ha rivendicato i progressi del cantiere per la nuova sala da ballo della Casa Bianca, definendolo "sotto budget" e "in anticipo sui tempi", il giorno dopo che la Corte Suprema ne ha temporaneamente autorizzato la prosecuzione. Emerge intanto che il presidente sta pianificando in silenzio una seconda sala da ballo, un salone di circa mille metri quadrati, in un suo circolo del New Jersey a poco meno di 300 chilometri dalla capitale.

Fonti: The Hill, Wall Street Journal

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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in reply to Thermophilus

@thermophilus @esilvia @Nick44 @pgo Il brutto è che si parte da problemi veri: il tokenismo nei programmi diversity? C'è. Nell'intrattenimento? C'è. "meglio tokenismo piuttosto che niente"? Vedenti/camminanti/neurotipici ditelo pure ma non sapete di cosa state parlando non siete mai stati trattati da token, ovvero da acchiappa-polli che dice belle cose e si mostra in pubblico salvo poi sentirsi dire "ringrazia ciò che hai".
Si parte da problemi di persone migranti che non sanno la lingua, "seconde generazioni" che evidentemente si aggregano a gruppi poco scolarizzati e fanno casino. Conflitti culturali...
Problemi che esistono, ma invece di domandarsi perché accadono, cosa stiamo sbagliando, ci si arrocca dietro la sicurezza manganellara, l'esercito, la polizia ovunque, i suprematisti bianchi che urlano e diventano mainstream.
A questo punto: cosa cavolo possiamo veramente fare!
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Il debito americano supera i 40 mila miliardi


Gli interessi sul debito contano ormai più delle spese militari difesa, mentre anche i colossi dell'intelligenza artificiale ricorrono sempre più ai mercati obbligazionari per finanziarsi.

Questa settimana il debito federale degli Stati Uniti ha superato i 40 mila miliardi di dollari, dopo essere cresciuto di 3 mila miliardi nell'ultimo anno. La soglia dei 39 mila miliardi era stata raggiunta a marzo: quella successiva è arrivata appena 5 mesi dopo, con diversi mesi di anticipo sulle previsioni, anche a causa del gettito venuto meno dopo che i dazi imposti da Donald Trump sono stati dichiarati illegittimi. Nel 2016 Trump aveva promesso di azzerare in 8 anni quello che allora era un debito di circa 19 mila miliardi. Secondo un'analisi di Axios firmata da Zachary Basu, il Paese è ormai stretto tra le migliaia di miliardi che Washington deve prendere in prestito per finanziare il passato e quelle necessarie all'economia per costruire il futuro.

Circa 32 mila miliardi sono detenuti da investitori e altri soggetti esterni al governo federale. La parte restante è costituita dal debito che lo Stato deve ai propri conti, compresi la previdenza sociale e gli altri fondi fiduciari federali. Nell'anno fiscale in corso, il Tesoro deve rifinanziare 9.700 miliardi di dollari di titoli in scadenza e, contemporaneamente, coprire un disavanzo che il Congressional Budget Office, l'ufficio di bilancio del Congresso, stima ormai intorno ai 2.100 miliardi.

È un circolo vizioso che in Italia conosciamo molto bene: il debito esistente giunge a scadenza, viene sostituito con nuovi titoli sempre più costosi e l'aumento degli interessi alimenta i disavanzi degli anni successivi. Il CBO prevede deficit medi di 2.400 miliardi di dollari all'anno fino al 2036, mentre il debito detenuto dal pubblico è destinato a salire dal 101% del prodotto interno lordo di quest'anno al 120%, superando il massimo storico del 106% raggiunto nel 1946.

In questo contesto, la spesa per interessi è la voce che cresce più rapidamente. Nei primi dieci mesi dell'anno fiscale gli Stati Uniti ne hanno pagati 963 miliardi di dollari, pari a circa 3,2 miliardi al giorno e a 200 miliardi in più di quanto speso nello stesso periodo per le forze armate. Il sorpasso sulle spese militari era già avvenuto nel 2024 e, secondo le proiezioni, la spesa per interessi supererà i 2.100 miliardi entro il 2035.

Conti pubblici

Il debito americano ha superato i 40 mila miliardi, e non è più soltanto quello dello Stato


Washington deve rifinanziare 9.700 miliardi di titoli in scadenza e paga già 3,2 miliardi di interessi al giorno. Nello stesso momento le grandi aziende tecnologiche, che finora costruivano con la liquidità in cassa, entrano in massa sul mercato del debito.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 21 agosto 2026

Debito federale totale, 18 agosto 2026
40.050
miliardi di dollari

32.000 miliardi sono in mano a investitori e mercati 8.050 miliardi sono il debito dello Stato verso i propri conti

+3.000
miliardi in dodici mesi

5
mesi dalla soglia precedente

2
anni di anticipo sulle stime del CBO

Traiettoria Interessi Silicon Valley

La promessa e i fatti

Nel 2016 Trump aveva promesso di azzerare il debito in otto anni. Da allora è raddoppiato.


Debito federale a fine anno fiscale, in migliaia di miliardi di dollari: 19,6 nel 2016; 22,7 nel 2019; 26,9 nel 2020; 30,9 nel 2022; 35,5 nel 2024; 37,6 nel 2025; 40,05 al 18 agosto 2026.

Debito federale totale a fine anno fiscale, in migliaia di miliardi di dollari. La linea tratteggiata mostra il percorso che il debito avrebbe dovuto seguire per arrivare a zero nel 2024, come promesso in campagna elettorale.

9.700i miliardi di titoli che il Tesoro deve rifinanziare nell'anno fiscale in corso, a tassi più alti di quelli con cui erano stati emessi
2.100i miliardi di disavanzo che il Congressional Budget Office stima per lo stesso periodo, da coprire con nuovo debito
2.400i miliardi di deficit medio annuo previsti da qui al 2036: il buco di ogni anno diventa il debito dell'anno successivo

Debito detenuto dal pubblico, in rapporto al PIL

Record del 1946: 106%

101%oggi 120%previsto nel 2036

La voce che cresce di più

Gli Stati Uniti spendono per gli interessi sul debito più di quanto spendano per le forze armate


Interessi maturati da quando hai aperto questa pagina
3,2 miliardi al giorno
dollari
Il Tesoro paga circa 36.700 dollari al secondo. Tra ottobre 2025 e luglio 2026 gli interessi sono costati 963 miliardi, il 14% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026: interessi sul debito 963 miliardi di dollari; forze armate circa 760 miliardi.

Oggi il conto degli interessi vale 200 miliardi in più di quello della difesa, e continua a salire: al ritmo di questi dieci mesi l'anno fiscale si chiuderà oltre i 1.100 miliardi, e il CBO prevede che entro il 2036 la cifra raddoppi fino a 2.100 miliardi l'anno.

Interessi netti sul debito e spesa per la difesa, primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026 (ottobre 2025 - luglio 2026), in miliardi di dollari.

Anche la Silicon Valley scopre il debito

Nel 2027 più di un terzo degli investimenti nell'intelligenza artificiale sarà finanziato a debito


Emissioni obbligazionarie degli hyperscaler: 108 miliardi nel 2025, circa 250 nel 2026, 400 previsti nel 2027.

Emissioni obbligazionarie dei grandi gruppi impegnati nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, in miliardi di dollari. Sotto ogni anno, la quota degli investimenti finanziata a debito. Stime Goldman Sachs.

Nove grandi gruppi tecnologici: circa 600 miliardi di investimenti dichiarati in dodici mesi, contro 3.100 miliardi di impegni che non compaiono in bilancio (1.200 di locazioni non ancora entrate in vigore e 1.900 di impegni di acquisto).

Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle, Nvidia, Broadcom, SpaceX e AMD. Gli impegni fuori bilancio valgono oltre cinque volte gli investimenti dichiarati negli ultimi dodici mesi. Analisi del Wall Street Journal sulle note ai bilanci depositati.

Fonte: Dipartimento del Tesoro (Debt to the Penny, 18 agosto 2026); Congressional Budget Office (Budget and Economic Outlook 2026-2036 e aggiornamento di agosto 2026); Goldman Sachs; Wall Street Journal; analisi di Axios.

Anche la Silicon Valley scopre il debito


Per anni la Silicon Valley ha finanziato la costruzione dei propri impianti quasi esclusivamente con la liquidità disponibile. Ora, invece, anche le grandi aziende tecnologiche stanno diventando protagoniste dei mercati obbligazionari mondiali. Le emissioni degli hyperscaler, ovvero i colossi impegnati nella costruzione delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, sono passate dai 108 miliardi di dollari del 2025 ai circa 250 miliardi attesi per quest'anno. Goldman Sachs stima inoltre che nel 2027 più di un terzo di questi investimenti sarà finanziato ricorrendo al debito.

Secondo Axios, Nvidia sta lavorando con BlackRock, Goldman Sachs, KKR e altri giganti di Wall Street a un piano per mobilitare oltre 500 miliardi di dollari da destinare a queste infrastrutture. Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle, Nvidia, Broadcom, SpaceX e AMD hanno già speso complessivamente circa 600 miliardi di dollari in investimenti nell'ultimo anno. Un'analisi del Wall Street Journal calcola però che abbiano assunto altri impegni di spesa per circa 3 mila miliardi che ancora non compaiono nei bilanci: 1.200 miliardi in contratti di locazione già firmati ma non ancora entrati in vigore, che le regole contabili non impongono di registrare tra le passività, e 1.900 miliardi in impegni di acquisto. Nel complesso, una cifra pari a cinque volte quella dichiarata ogni trimestre.

Due partiti promettono, ma nessuno taglia


Il margine di manovra di Washington si restringe proprio mentre aumentano le ambizioni della politica, osserva Axios. A sinistra guadagnano terreno il socialismo democratico e il populismo economico, che uniscono la promessa di rendere più accessibili casa, sanità e assistenza all'infanzia alla richiesta di aumentare le imposte sui più ricchi.

A destra, il Partito Repubblicano rimodellato da Trump difende politicamente la previdenza sociale e Medicare, il programma sanitario destinato soprattutto agli anziani, ma continua a promuovere tagli fiscali e maggiori spese militari. Per il 2027 il presidente ha chiesto un bilancio del Pentagono da 1.500 miliardi di dollari, oltre il 50% in più rispetto ai 901 miliardi approvati dal Congresso per quest'anno. Alla Camera, tuttavia, anche una parte dei repubblicani ha già manifestato la propria opposizione.

Chi entrerà alla Casa Bianca nel 2029 erediterà una resa dei conti preparata da decenni. Le conseguenze delle dolorose scelte che dovranno necessariamente essere prese su tasse, prestazioni sociali, credito e investimenti potrebbero pesare sulla prosperità e sulla forza degli Stati Uniti ben oltre la durata del prossimo mandato presidenziale.


I titoli di Stato americani stanno perdendo lo status di bene rifugio


I titoli del Tesoro statunitense stanno perdendo sempre di più il loro status di bene rifugio. La corsa dei rendimenti, che martedì ha portato quello del trentennale al 5,337%, il livello più alto da diciannove anni, non si spiega soltanto con l’inflazione persistente o con il boom del debito emesso dalle imprese per finanziare l’intelligenza artificiale. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, invece, i titoli americani rendono ormai più di alcuni attivi comparabili considerati meno sicuri e, nei momenti di tensione, non si comportano più come un bene rifugio.

Dalla pandemia in poi gli Stati Uniti hanno inondato il mercato di nuovo debito, arrivato questa settimana a 40 mila miliardi di dollari includendo anche la quota detenuta da enti pubblici. Nulla lascia pensare che il flusso sia destinato a fermarsi. Dopo la crisi finanziaria globale era accaduto l’opposto: il debito federale era aumentato rapidamente, ma i rendimenti erano comunque scesi perché il credito privato era crollato e strumenti considerati sicuri, come i titoli garantiti da mutui con il rating più alto, si erano rivelati tutt’altro che tali.

Debito federale · Mercato dei Treasury

I Treasury hanno smesso di comportarsi da bene rifugio

Il rendimento del trentennale americano ha toccato il livello più alto da diciannove anni. Ma il punto non è solo l’inflazione: oggi gli investitori chiedono di più per assorbire il debito degli Stati Uniti, non meno per metterlo al sicuro.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Rendimento del Treasury a trent’anni, martedì
5,337%
È il valore più alto dall’aprile 2007: da diciannove anni gli Stati Uniti non pagavano tanto per farsi prestare denaro così a lungo.

4,00% Picco dell’aprile 2007: 5,44%

40.000 mld $
Il debito federale raggiunto questa settimana, compresa la quota in mano a enti pubblici

2.100 mld $
Il disavanzo che l’Ufficio Congressuale del Bilancio prevede per quest’anno

I quattro passaggi dell’analisi
Il segno Il premio I conti Le mosse

Il segno che si è invertito

I Treasury rendevano meno di tutti. Oggi rendono di più


Per decenni chi comprava titoli americani accettava un rendimento più basso in cambio della sicurezza. Dal 2022 quel vantaggio è sparito: nei tre confronti che gli economisti usano come metro, lo scarto ha cambiato segno.

Fino al 2021 Dal 2022

Parità
I Treasury rendono di più
I Treasury rendono di meno

Swap sui tassi d’interesse
Obbligazioni di imprese con il rating più alto
Titoli di altri Stati, coperti dal rischio di cambio

Quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury salgono: è successo dopo l’annuncio dei dazi del «Liberation Day». Un bene rifugio dovrebbe fare l’esatto contrario.
Schema qualitativo: indica la direzione dello scarto, non la sua ampiezza. Il tratteggio segna la posizione precedente. Il confronto con le obbligazioni societarie tiene conto del rischio d’insolvenza.

La misura del cambiamento

Un terzo dell’aumento non dipende né dall’inflazione né dalla Federal Reserve


Dal 2015 i rendimenti sono saliti di 2,5 punti percentuali. L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero calcola quanta parte di quella salita dipenda da un fatto nuovo: gli investitori chiedono di essere pagati di più per assorbire il debito che il Tesoro immette sul mercato.

Aumento dei rendimenti dal 2015 2,5 punti

1,75 punti Inflazione persistente, politica monetaria e altri fattori di mercato
0,75 punti Il passaggio dal premio di sicurezza al premio di assorbimento

Dopo la crisi del 2008 gli economisti parlavano di penuria di attivi sicuri: tutti volevano titoli americani e ce n’erano pochi, così i rendimenti scendevano. Oggi vale il contrario: ce ne sono troppi, e il mercato si fa pagare per assorbirli.
Ripartizione stimata da Caballero combinando lo scarto con gli swap sui tassi e l’aumento del premio a termine.

L’obiettivo mancato

Bessent voleva dimezzare il disavanzo: quest’anno cresce ancora


Il Segretario al Tesoro aveva promesso di riportare il disavanzo al 3% del prodotto interno lordo, contenendo l’inflazione con più energia e alzando la produttività con l’intelligenza artificiale. La guerra con l’Iran e una sentenza della Corte Suprema hanno spinto i conti nella direzione opposta.

Disavanzo dell’anno fiscale 2024 1.800 mld $

Previsione dell’Ufficio Congressuale del Bilancio per quest’anno 2.100 mld $

L’obiettivo indicato da Bessent: il 3% del prodotto interno lordo circa la metà

−250 mld $
Le entrate doganali che verranno a mancare rispetto alle stime precedenti
Dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d’emergenza

1.900 mld $
Le obbligazioni di alta qualità che le imprese emetteranno quest’anno, secondo Barclays
Una cifra record, in gran parte per costruire data center

Il debito pubblico e quello delle imprese si contendono gli stessi compratori: più carta arriva sul mercato, più sale il rendimento che gli investitori pretendono.

La risposta del Tesoro

Invece di agire sulle cause, Bessent interviene sul mercato


Tocca ogni passaggio per aprirlo. In poche settimane il Dipartimento del Tesoro ha spostato le emissioni sulle scadenze brevi, difeso lo yen senza vendere titoli americani e raddoppiato i riacquisti senza preavviso.


La scelta di fondo
Il disavanzo si finanzia con titoli a breve termine+

Il Tesoro copre una quota crescente del disavanzo con scadenze corte ed evita di ampliare le aste sui titoli lunghi. Ha anche lasciato intendere che alcune di quelle aste potrebbero essere ridotte. Il prezzo lo pagherà chi verrà dopo: quel debito andrà rinnovato, forse a tassi ancora più alti.


Fine luglio · Inizio agosto
Lo yen viene difeso in euro, non in dollari+

Con la valuta giapponese ai minimi da quarant’anni, Washington interviene insieme a Tokyo. Gli Stati Uniti comprano yen usando euro e non dollari, per non dover vendere titoli americani.


La richiesta alla Federal Reserve
Più dollari alle banche centrali estere, in cambio di garanzie+

Bessent chiede di ampliare la FIMA repo facility, lo strumento con cui le banche centrali straniere ottengono dollari lasciando in garanzia titoli americani. Oggi il limite è di 60 miliardi di dollari al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo è evitare che il Giappone venda Treasury per difendere lo yen.


Mercoledì · L’annuncio a sorpresa
I riacquisti raddoppiano: da 2 a 4 miliardi per operazione+

L’aumento riguarda i titoli con scadenza fra dieci e trent’anni e vale dal 9 settembre al 4 novembre. I rendimenti sono scesi subito, ma dagli anni Settanta le emissioni erano sempre state «regolari e prevedibili», annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Blake Gwinn di RBC Capital Markets avverte che titoli meno prevedibili diventano più volatili, e chi li compra chiederà di essere pagato anche per quello.

Il punto
Finché il debito cresce e il Tesoro agisce sul mercato invece che sui conti, chi compra Treasury continuerà a chiedere di essere pagato di più.

Fonte Wall Street Journal; studi di Ricardo Caballero (MIT) e di Hanno Lustig (Stanford University) con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group; Ufficio Congressuale del Bilancio; Barclays; Dipartimento del Tesoro. Rendimenti al 18 agosto 2026; massimo dell’aprile 2007 secondo i dati di mercato citati da The Hill.

Dal premio di sicurezza al premio di assorbimento


L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero aveva definito quella situazione una “penuria di attivi sicuri”: la forte domanda di titoli ritenuti estremamente affidabili si scontrava con un’offerta limitata, spingendone i rendimenti verso il basso. In un recente studio Caballero sostiene però che il rapporto si sia ormai rovesciato. Gli investitori, anziché accontentarsi di rendimenti modesti in cambio della sicurezza, ne chiedono invece di più elevati per assorbire l’enorme quantità di debito immessa sul mercato. Il premio di sicurezza si sarebbe così trasformato in un premio di assorbimento.

Un indizio arriva dal confronto con gli swap sui tassi d’interesse, derivati utilizzati per gestire l’esposizione alle oscillazioni dei tassi e impiegati come riferimento per il costo del credito alle imprese. Storicamente i titoli del Tesoro rendevano meno degli swap, oggi invece rendono di più. Combinando questo indicatore con l’aumento del premio a termine, Caballero calcola che il passaggio dal premio di sicurezza a quello di assorbimento spieghi circa 0,75 punti percentuali dei 2,5 punti di aumento dei rendimenti registrati dal 2015.

A conclusioni simili arriva uno studio di Hanno Lustig, della Stanford University, realizzato con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group. In passato i titoli del Tesoro americani rendevano meno delle obbligazioni societarie con il rating più alto anche dopo aver tenuto conto del rischio d’insolvenza. Dal 2022 questo vantaggio è scomparso; lo stesso è avvenuto rispetto ai titoli di altri Stati sovrani, una volta coperto il rischio di cambio. Gli autori segnalano inoltre che, quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury tendono a salire, come avvenne dopo l’annuncio dei dazi del “Liberation Day” da parte di Donald Trump. Anche le notizie su disavanzi di bilancio più ampi del previsto spingono i rendimenti verso l’alto.

Bessent interviene sul mercato, non sui conti


Questa dinamica era cominciata prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, ma l’attuale Amministrazione non è riuscita a invertirla. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva inizialmente indicato tra le priorità del presidente la riduzione dei rendimenti, che avrebbe contribuito ad abbassare anche i tassi sui mutui. L’obiettivo sarebbe dovuto essere raggiunto contenendo l’inflazione attraverso una maggiore produzione di energia, aumentando la produttività grazie all’intelligenza artificiale e riducendo il disavanzo, pari a 1.800 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024.

È andata in maniera del tutto diversa. La guerra con l’Iran ha spinto verso l’alto i prezzi dell’energia e l’inflazione, mentre l’Ufficio Congressuale del Bilancio (CBO) prevede per quest’anno un disavanzo di 2.100 miliardi di dollari, pari a circa il doppio dell’obiettivo del 3% del prodotto interno lordo indicato inizialmente da Bessent. Una parte significativa del peggioramento deriva dalle entrate doganali, stimate in circa 250 miliardi in meno rispetto alle precedenti previsioni dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi inizialmente imposti dall’Amministrazione ricorrendo ai poteri economici d’emergenza. Nel frattempo, secondo Barclays, le imprese emetteranno quest’anno la cifra record di 1.900 miliardi di dollari di obbligazioni di alta qualità, in larga parte per finanziare la costruzione di data center.

Secondo il Wall Street Journal, anziché intervenire sulle cause che sono alla base di questa situazione, Bessent ha scelto di agire direttamente sul mercato. Il Dipartimento del Tesoro sta così finanziando una quota crescente del disavanzo con titoli a breve termine, evitando di ampliare le aste sulle scadenze più lunghe, e ha lasciato intendere che alcune di queste aste potrebbero perfino essere ridotte.

I riacquisti scuotono il mercato


Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto Bessent è poi intervenuto insieme a Tokyo per sostenere lo yen, sceso ai minimi da quarant’anni. Gli Stati Uniti hanno comprato valuta giapponese utilizzando euro anziché dollari, in modo da non dover vendere titoli americani. Nello stesso contesto Bessent ha chiesto di ampliare la FIMA repo facility della Federal Reserve, vale a dire lo strumento attraverso il quale le banche centrali estere possono dare in garanzia titoli del Tesoro americani in cambio di dollari, oggi limitato a 60 miliardi al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo di tutto questo è evitare che il Giappone debba liquidare Treasury per difendere la propria valuta.

Dagli anni Settanta le Amministrazioni democratiche e repubblicane avevano seguito il principio di emissioni “regolari e prevedibili”, annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Anche i riacquisti introdotti nel 2024 per migliorare la liquidità dei titoli meno scambiati rispettavano un calendario prestabilito. Bessent aveva ribadito questo principio proprio in un discorso a novembre. Ma mercoledì ha annunciato a sorpresa il raddoppio dei riacquisti, da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, per i titoli con scadenze comprese tra dieci e trent’anni. L’aumento sarà applicato dal 9 settembre al 4 novembre, appena due settimane dopo l’ultimo rifinanziamento trimestrale.

La mossa ha colto gli investitori in contropiede e ha fatto scendere immediatamente i rendimenti, ma l’effetto potrebbe essere temporaneo. “Se le emissioni e i riacquisti non sono più regolari né prevedibili, i titoli rischiano di diventare diventare più volatili” e gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per “tenere conto di questa maggiore imprevedibilità”, ha osservato Blake Gwinn, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di RBC Capital Markets. Affidandosi maggiormente alle scadenze brevi, inoltre, il Dipartimento del Tesoro aumenta il rischio di dover rifinanziare il debito quando i tassi saranno ancora più alti: un problema che potrebbe però ricadere su un futuro Segretario al Tesoro e su una Amministrazione di colore diverso.


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I Dem ripensano il Medicare for All per non ripetere gli errori del 2020


Abdul El-Sayed, che ha scritto un libro sul programma, si candida al Senato con una versione che lascia in piedi le assicurazioni private. Sanders e Ocasio-Cortez lo sostengono lo stesso.

Il progressista del Michigan Abdul El-Sayed, che ha scritto un libro sul Medicare for All, si candida al Senato con una versione del programma che lascerebbe agli americani la possibilità di tenere l'assicurazione sanitaria privata. Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, i due politici più identificati con quella battaglia, lo sostengono lo stesso. È il segnale che la guerra sulla sanità che ha spaccato il Partito Democratico nel 2020 potrebbe non ripetersi.

La sanità è tornata in cima alle preoccupazioni degli americani. I costi crescono. I tagli federali al Medicaid, il programma pubblico per chi ha redditi bassi, e ai sussidi dell'Obamacare, il mercato di polizze sovvenzionate creato dalla riforma sanitaria del 2010, rischiano di lasciare senza copertura milioni di persone in più. I candidati progressisti che hanno vinto le primarie principali di questo ciclo elettorale hanno offerto il Medicare for All come risposta e l'idea raccoglie consensi ampi, anche se la maggior parte degli elettori non sa che cosa comporti in pratica.

Il Medicare for All è la proposta di estendere a tutti il Medicare, il programma pubblico che oggi assicura gli over 65. Il testo depositato da Sanders, senatore del Vermont e due volte candidato alle primarie presidenziali, iscriverebbe quasi ogni americano a un unico piano nazionale e cancellerebbe in gran parte le assicurazioni private. È il modello del pagatore unico: lo Stato raccoglie i contributi e paga le cure, senza compagnie in mezzo.

El-Sayed ha detto in una recente intervista che il metodo conta meno del risultato: "se riduce il potere delle aziende sanitarie, amplia l'accesso alle cure e lo fa con lo strumento pubblico, io sono favorevole". La sua corsa per il Senato in Michigan resta incerta nei sondaggi.

Il litigio sulla sanità dura da dieci anni dentro il Partito Democratico e ha toccato il punto più aspro nelle primarie presidenziali del 2020. Il nodo era sempre lo stesso, cioè se sostituire le assicurazioni private o costruire sopra quelle che ci sono. Kamala Harris appoggiò all'inizio il testo di Sanders, poi ritirò il sostegno quando le chiesero se fosse d'accordo con l'abolizione dei piani privati.

Gli elettori non hanno mai avuto un'idea univoca di che cosa significhi quello slogan. Un sondaggio di marzo 2026 del Searchlight Institute, un centro studi di centrosinistra, e della società progressista Impact Research ha rilevato che il 60% degli americani ritiene che il Medicare for All creerebbe un sistema a pagatore unico, mentre il 61% pensa anche che permetterebbe di tenere la propria assicurazione privata. La stessa confusione c'era nel 2019, quando più della metà degli intervistati diceva che il programma avrebbe lasciato in piedi i piani privati.

Il sostegno all'assicurazione pubblica scende quando la domanda include l'eliminazione dei piani privati e di quelli aziendali, con cui è coperta la maggior parte dei lavoratori americani, e il finanziamento tramite un aumento delle tasse federali. Lo mostra un'altra rilevazione condotta dal Searchlight Institute con la società di sondaggi democratica Tavern Research e il sito progressista Zeteo. Alla domanda diretta il 70% ha detto di preferire la copertura che ha oggi a un piano federale simile al Medicare. Nei focus group organizzati la scorsa primavera negli Stati in bilico dalla società di ricerca democratica Navigator quasi tutti i partecipanti dicevano di volere un sistema sanitario "universale" e "accessibile", ma pochi sapevano distinguere un'etichetta di riforma dall'altra.

I democratici hanno intanto messo insieme un magazzino di proposte nuove, che circolano tra i parlamentari e i possibili candidati alla presidenza del 2028. Si va dallo spezzare i monopoli della sanità e dall'allargare la produzione pubblica di farmaci alla regolazione degli ospedali e a nuove public option, cioè piani assicurativi gestiti dallo Stato che i cittadini possono comprare al posto di quelli privati.

"Le persone hanno superato la fase della comunicazione, non prendono più posizioni estreme per spostare i confini del dibattito", ha detto a Vox Neale Mahoney, economista sanitario di Stanford che sta esaminando molte delle nuove proposte e consiglia il Kitchen Table Project, uno dei gruppi che le stanno elaborando. "Siamo nella fase in cui ci si chiede che cosa potrebbe davvero funzionare".

Le compagnie assicurative hanno chiesto di alzare i premi dell'Obamacare del 15% mediano nel 2027 (metà delle richieste sta sopra questa soglia e metà sotto), dopo il rincaro di circa il 20% di quest'anno. Da gennaio milioni di iscritti al Medicaid dovranno dimostrare di lavorare per non perdere la copertura. Le due scadenze arrivano proprio mentre parte la prossima campagna presidenziale. I gruppi al lavoro sulle proposte hanno fretta perché le grandi leggi sulla sanità sono rare e la finestra buona potrebbe aprirsi presto.

Mahoney ritiene che i democratici stiano capendo di non dover scegliere tra migliorare la copertura che gli americani hanno adesso e costruire nel tempo qualcosa di meglio, come una public option robusta. Le famiglie sono strette oggi dai costi, ha detto, mentre sotto restano i problemi di fondo: un sistema assicurativo legato al posto di lavoro diventerebbe ancora più fragile se l'intelligenza artificiale provocasse ondate di licenziamenti.

Il Center for American Progress, un centro studi liberal, ha ricavato dalle proprie ricerche sugli elettori la raccomandazione di puntare su soluzioni di breve periodo che abbassino subito i costi. "Candidati ed eletti farebbero un favore a sé stessi e ai loro elettori concentrandosi sui benefici più immediati", ha detto Natasha Murphy, direttrice delle politiche sanitarie del centro, "continuando allo stesso tempo a parlare di copertura universale e di un cambiamento di scala più ampia" che potrebbe richiedere un decennio o più.

Adam Gaffney, tra i sostenitori più noti del pagatore unico ed ex presidente dei Physicians for a National Health Program, l'associazione di medici che si batte per un sistema sanitario nazionale, dice che chi si dichiara favorevole al Medicare for All nei sondaggi appoggia l'idea di un'assicurazione pubblica per tutti, ma non conosce i dettagli dei singoli disegni di legge, che quasi nessuno ha letto. Non è contrario a riforme graduali che portino al pagatore unico, però ritiene che gli elettori intendano il Medicare for All come un unico programma che copre tutti, così come sanno che il Medicare copre chi ha più di 65 anni.

Ocasio-Cortez, che valuta una candidatura alla presidenza nel 2028, sostiene apertamente il Medicare for All ed è vicina a Sanders, eppure ha appoggiato con convinzione El-Sayed e continua a fare campagna per lui. Resta da capire se correrà sul testo di Sanders o su una visione più larga come quella del candidato del Michigan e come gestirà i contrasti con i piani rivali, che nel 2020 diventarono scontri personali. Un'altra incognita è dove i Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana, fisseranno l'asticella per concedere il proprio sostegno.

Matt Yglesias, giornalista e cofondatore di Vox, ha scritto sulla sua newsletter Slow Boring che il modo in cui El-Sayed presenta il Medicare for All, più come un obiettivo che come una legge precisa, può dare il via libera a tutti i democratici di centrosinistra che vogliono candidarsi su riforme sanitarie serie. "La cosa più importante che El-Sayed può fare per conquistare il sostegno dei moderati è usare la sua credibilità a sinistra per mettere fine alle distruttive guerre sul Medicare for All che hanno paralizzato il Partito Democratico negli ultimi quindici anni", ha scritto.

Su Jacobin lo scrittore socialista che firma con lo pseudonimo Carl Beijer ha invitato la sinistra a non mollare il pagatore unico. La posizione di El-Sayed, ha scritto, è quasi identica a quella per cui nel 2020 la sinistra attaccò Pete Buttigieg ed Elizabeth Warren: allora l'ala di Sanders sosteneva che nessun piano che lasci spazio alle assicurazioni private ha il diritto di chiamarsi Medicare for All. Il rischio, secondo Beijer, è che la public option non sia un passaggio verso il pagatore unico ma una scorciatoia che consente ai più ricchi di chiamarsi fuori. Chi si chiama fuori poi non si batte per finanziare il sistema che ha lasciato. Un accordo raggiunto così facilmente, avverte, è un accordo su niente.


In Michigan un sondaggio rilancia le speranze di El-Sayed


Il democratico Abdul El-Sayed è avanti di sette punti sul repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato in Michigan: 46% contro 39%, secondo un sondaggio dell'istituto Susquehanna diffuso questa settimana e condotto il 17 agosto tra gli elettori probabili. Il 9% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 4% indica un altro candidato: complessivamente, dunque, più di un elettore su otto non si schiera con nessuno dei due principali contendenti. Resta comunque il risultato più favorevole a El-Sayed da diverse settimane e contrasta con quasi tutte le altre rilevazioni più recenti.

Un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati e con un margine di errore di tre punti, dava invece Rogers avanti per 51% a 47%. La rilevazione, tuttavia, prendeva in esame una popolazione diversa da quella degli elettori probabili, una delle ragioni per cui i due risultati non coincidono. Un sondaggio online realizzato questo mese da TechnoMetrica per la League of American Workers assegnava invece a El-Sayed un vantaggio di tre punti, 45% contro 42%. Alla fine di luglio, EPIC-MRA per MIRS aveva rilevato Rogers avanti di tre punti, 46% contro 43%, su un campione di 600 persone e con un margine di errore di 4 punti: una distanza, quindi, statisticamente non significativa. La stessa rilevazione aveva esaminato anche un possibile confronto tra Rogers e la deputata Haley Stevens, che risultava in vantaggio di due punti.

Due candidati poco popolari


El-Sayed, esponente dell'ala progressista del Partito Democratico, ha sconfitto Stevens alle primarie. La sua vicinanza allo streamer Hasan Piker e alcune sue dichiarazioni del passato gli hanno attirato critiche all'interno del partito e offerto argomenti agli avversari repubblicani. Rogers, sostenuto da Donald Trump, è stato invece deputato alla Camera dal 2001 al 2015. Un solo sondaggio non basta ovviamente a chiudere il dibattito sulla sua eleggibilità, anche se Susquehanna è considerato uno degli istituti con il miglior livello di accuratezza.

La scorsa settimana Harry Enten, analista elettorale della CNN, ha definito El-Sayed "storicamente impopolare" e "molto più debole degli altri democratici in corsa", sostenendo che il suo livello di impopolarità sia il peggiore mai registrato, a questo punto della campagna, da un candidato democratico al Senato dall'inizio del secolo. Nel sondaggio di Fox News, il 41% degli intervistati esprime un giudizio positivo su El-Sayed e il 54% uno negativo, per un saldo netto di -13. I candidati democratici al Senato in Iowa, Maine e Ohio registrano invece tutti un saldo positivo. Anche Rogers, però, è giudicato sfavorevolmente: il 45% ne ha un'opinione positiva e il 51% una negativa, per un saldo netto di -6.


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Il Dem Rob Sand cerca di conquistare l’Iowa prendendo le distanze dal suo partito


Il democratico è avanti di cinque punti nella corsa a governatore e punta su lotta alla corruzione, primarie aperte e rifiuto delle appartenenze politiche tradizionali.

Rob Sand è avanti di cinque punti la corsa alla carica di governatore dell'Iowa: secondo l'ultimo sondaggio di Emerson College, condotto tra il 2 e il 4 agosto, raccoglie il 48% dei consensi contro il 43% del suo avversario. Eppure lo Stato non elegge un democratico a quella carica dal 2006 e gli elettori registrati come repubblicani superano di quasi 200.000 unità quelli democratici.

Il Cook Political Report, che valuta la competitività delle elezioni americane, ha riclassificato la sfida da "tendente repubblicano" a "toss-up". Per arrivare al risultato, a undici settimane dal voto di novembre, Sand deve cercare di convincere gli elettori dell'Iowa a fidarsi di lui nonostante la D che compare accanto al suo nome.

Un democratico che prende le distanze dal suo partito


Sand, 44 anni, è il revisore dei conti dello Stato, una carica elettiva con il compito di controllare come l'Iowa spende il denaro pubblico. In Iowa la sua presenza è ormai capillare: appare in spot televisivi nei quali promette il carcere per i politici corrotti, pubblica video su Instagram e tiene assemblee pubbliche in tutte le contee. Cresciuto a Decorah, vicino al confine con il Minnesota, ha studiato alla Brown University e ha lavorato per 7 anni come procuratore prima di entrare in politica.

Sand va a caccia, frequenta la chiesa ogni domenica e, durante la tradizionale traversata ciclistica dello Stato, alla quale ha partecipato insieme a migliaia di persone, è stato fermato di continuo da chi gli chiedeva un selfie. Del partito con cui si è candidato parla come del "male minore". A Elaine Godfrey, giornalista dell'Atlantic che lo ha seguito per diversi giorni, ha confessato di non riuscire neppure a immaginare di dire che gli piaccia appartenere a un partito politico. Prima di un suo intervento nella contea di Des Moines, lo staff ha chiesto di rimuovere dalle pareti i simboli democratici, in modo che lo spazio apparisse più inclusivo.

Sand non prende le distanze dal partito nazionale attaccandone l'establishment, come fanno i progressisti: mette piuttosto in discussione l'idea stessa di appartenenza partitica. Propone le primarie aperte, alle quali possano partecipare tutti gli elettori indipendentemente dal partito di registrazione, e il voto per approvazione, un sistema che consentirebbe di sostenere più candidati sulla stessa scheda. A suo giudizio, con regole simili la sostituzione affannosa di un candidato a campagna già iniziata non si trasformerebbe in una crisi, così come non lo diventerebbe la cattiva prestazione in un dibattito di un candidato molto anziano. Il sistema politico americano, ripete, è guasto perché governato da due club privati che costringono gli elettori dentro una scelta binaria.

Midterm 2026 · Corsa a governatore dell’Iowa

Rob Sand è avanti di cinque punti in uno Stato che non elegge un governatore democratico dal 2006

A meno di tre mesi dal voto il sondaggio di Emerson College lo dà davanti al repubblicano Zach Lahn. Ma le liste elettorali dell’Iowa raccontano un’altra storia.

Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026

Sondaggio Emerson College, 2-4 agosto 2026

Rob Sand
48%

+5
Punti

Zach Lahn
43%

Revisore dei conti dell’Iowa, unico nome sulla scheda democratica
Imprenditore, alle primarie ha battuto il candidato scelto da Trump

Restano il 7% di indecisi e un 2% orientato su altri nomi. Emerson ha interpellato 712 elettori probabili, con un margine di errore di 3,7 punti.

Lo svantaggio di partenza

Nelle liste elettorali i repubblicani hanno 183.329 iscritti in più


Ogni punto vale 5.000 elettori attivi iscritti in Iowa al 3 agosto 2026. Il secondo pulsante isola chi non si iscrive a nessun partito.

Come sono iscritti gli elettori Chi votano gli elettori senza partito

Repubblicani 712.087 Senza partito 559.741 Democratici 528.758
Sostengono Sand 58% Sostengono Lahn 32% Indecisi e altri 10%
Chi non si iscrive a nessun partito è il secondo blocco dell’Iowa e supera i democratici di 30.983 iscritti. Fra questi elettori Sand è avanti 58 a 32: è l’aritmetica su cui poggia tutta la sua campagna.

Come cambia il pronostico · Cook Political Report
Tendente repubblicana Incerta

Il cambio di giudizio è arrivato il 9 aprile. Nei mesi successivi anche Inside Elections e la Crystal Ball di Larry Sabato hanno spostato la corsa fra quelle senza favorito.

Il decennio repubblicano

Dieci anni di governo senza contrappesi lasciano un buco da 1,24 miliardi


Per l’anno fiscale 2027 l’Iowa ha autorizzato più spesa di quanta prevede di incassare. La differenza esce dalle riserve accumulate negli anni scorsi.

Spesa autorizzata per il 2027 9,64 miliardi di dollari

8,4 miliardi coperti dalle entrate 1,24 miliardi presi dalle riserve

È il secondo anno consecutivo con un disavanzo sopra il miliardo. La causa principale sono i tagli all’imposta sul reddito, scesa a un’aliquota unica del 3,8%.


L’Iowa ha la seconda incidenza di tumori del Paese: 21.700 nuove diagnosi stimate nel 2026.

6
Le settimane di gravidanza oltre le quali in Iowa l’aborto è vietato.

I due candidati

Corrono tutti e due contro il proprio partito


Sand chiede agli elettori di giudicare l’uomo e non il simbolo. Lahn ha vinto le primarie contro l’apparato e contro Trump.

Democratico
Rob Sand
44 anni, revisore dei conti dello Stato

Del suo partito parla come del male minore e prima di un comizio ha fatto togliere i simboli dalle pareti.

Propone primarie aperte a tutti gli elettori e il voto per approvazione.

Ha risposto «no» sugli atleti nati maschi nelle gare femminili e non ha chiesto di abolire l’ICE.

Sull’aborto indica come ragionevole il limite fissato dalla sentenza Roe contro Wade.

Repubblicano
Zach Lahn
Imprenditore, mai eletto a una carica pubblica

Alle primarie del 2 giugno ha battuto il deputato Randy Feenstra 37,8 a 37,0, nonostante l’appoggio di Trump all’avversario.

Ha lavorato per Americans for Prosperity, il gruppo di pressione dei fratelli Koch.

Ha l’appoggio del movimento Make America Healthy Again di Robert F. Kennedy Jr.

Chiede il divieto dei vaccini a mRNA e negli ultimi dieci anni ha vissuto soprattutto in Kansas.

La cassa elettorale

A metà luglio Sand aveva diciassette volte i soldi di Lahn


Fondi ancora disponibili al 14 luglio 2026, al netto delle spese già sostenute.

Rob Sand 17,95 milioni di dollari

Zach Lahn 1,04 milioni di dollari

Fra il 27 maggio e il 14 luglio Lahn ha raccolto 6,37 milioni, ma 5 milioni sono arrivati da un solo comitato di Washington legato ai governatori repubblicani. Sand ne ha raccolti 9,39 con 33.500 versamenti, in media 164 dollari l’uno.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Emerson College Polling/Nexstar (2-4 agosto 2026), Iowa Secretary of State (iscritti attivi al 3 agosto 2026), Legislative Services Agency dell’Iowa, Iowa Ethics and Campaign Disclosure Board, Iowa Cancer Registry e Cook Political Report.

Si vota martedì 3 novembre 2026.

Una campagna fuori dagli schemi


Le sue assemblee pubbliche assomigliano poco agli usuali eventi di partito. Cominciano con un applauso rivolto ai repubblicani, agli indipendenti e ai democratici presenti in sala, seguito dal canto di "America the Beautiful". Sand poi illustra le sue priorità — lotta alla corruzione, scuola pubblica e costo della vita — e quindi risponde alle domande del pubblico, comprese le più ostili. L'incontro di Newton si è concluso con un applauso all'ipotesi che in Iowa torni un governo diviso tra i due partiti.

All'inizio della sua campagna elettorale, un conduttore radiofonico gli ha chiesto se gli atleti nati di sesso maschile dovessero poter gareggiare nelle competizioni femminili. Sand ha risposto soltanto: "No". A gennaio, dopo l'uccisione di Renee Good e Alex Pretti da parte di agenti federali a Minneapolis, non si è unito a chi chiedeva l'abolizione dell'ICE, l'agenzia federale responsabile dell'immigrazione. "Ha tolto dal tavolo alcuni dei temi culturali che perseguitano i democratici negli Stati rossi", ha spiegato all'Atlantic Adam Jentleson, fondatore del centro studi di centrosinistra Searchlight.

Il sondaggista Adam Carlson riassume così la sua strategia: Sand non è un progressista rumoroso, ma non ha neppure il linguaggio di un moderato vicino alle grandi aziende; "sta prendendo una terza via". La sinistra del partito lo tollera senza entusiasmo, ben sapendo che altrimenti sarebbe impossibile vincere in Iowa. Adam Green, cofondatore del Progressive Change Campaign Committee, lo definisce "un guerriero felice dell'efficienza tecnocratica, del superamento delle divisioni di partito e della lotta alla corruzione".

Il buco di bilancio e la sfida con Lahn


I repubblicani governano l'Iowa senza contrappesi da dieci anni. Hanno ridotto drasticamente l'imposta sul reddito, destinato centinaia di milioni di dollari pubblici alle scuole private e vietato l'aborto dopo la sesta settimana. Oggi però lo Stato ha un disavanzo di bilancio di 1,24 miliardi di dollari, superiore al miliardo per il secondo anno consecutivo, e registra il secondo tasso di incidenza dei tumori più alto del Paese.

L'avversario di Sand è Zach Lahn, esponente dell'apparato repubblicano privo di precedenti esperienze in cariche elettive, che ha lavorato per Americans for Prosperity, il gruppo di pressione legato ai fratelli Koch. A giugno ha sconfitto a sorpresa alle primarie il deputato uscente Randy Feenstra per meno di un punto percentuale, nonostante Donald Trump avesse appoggiato il suo avversario. Nato e cresciuto in Iowa, negli ultimi dieci anni Lahn ha vissuto soprattutto a Wichita, in Kansas, dove ha fondato una scuola privata.

Il Des Moines Register ha scritto che divide il proprio tempo tra i due Stati; lui ha assicurato agli elettori che, se diventasse governatore, rimarrebbe in Iowa "il più possibile". La sua campagna ora insiste sulla difesa delle piccole aziende agricole dall'agricoltura industriale — una posizione insolita per un repubblicano dell'Iowa —, sul divieto dei vaccini a mRNA e sulla qualità dell'acqua. Sono temi che gli hanno assicurato l'appoggio del movimento Make America Healthy Again, legato al Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.

"È come The Truman Show", afferma Lahn in uno spot, parlando del suo rivale: "Non è un moderato". In un altro promette di sottrarre i programmi delle scuole pubbliche dell'Iowa "ai marxisti che se ne sono impadroniti". I repubblicani accusano inoltre Sand di trascorrere troppo tempo in campagna elettorale e troppo poco al lavoro, oltre a insistere sulle donazioni ricevute dalla moglie e dalla ricca famiglia di lei. Incalzato in pubblico sul limite temporale all'aborto che sarebbe disposto ad accettare, Sand ha risposto di considerare ragionevole l'equilibrio stabilito dalla sentenza Roe vs Wade. A chi gli chiedeva come potesse conciliare quella posizione con la propria fede cristiana, ha replicato che numerosi versetti della Bibbia fanno coincidere l'inizio della vita con il primo respiro, suscitando l'ira di una parte dei conservatori religiosi.

Sand ha raccolto più fondi di Lahn, ma i repubblicani stanno riversando milioni di dollari in Iowa anche per contrastare il candidato democratico al Senato Josh Turek e difendere tre seggi alla Camera divenuti più competitivi del previsto. Giovedì, alla fiera statale, alcuni attivisti di Turning Point Action hanno inseguito Sand urlandogli contro. Nonostante questo, lui continua a sostenere che sia possibile collaborare con il parlamento repubblicano, perché tra i suoi membri vi sarebbero ancora molte persone in buona fede, convinte che un giorno, alle porte del paradiso, dovranno dimostrare ciò che hanno fatto. È la scommessa sulla quale ha costruito l'intera campagna: chiedere agli elettori di giudicare l'uomo, non il partito, in uno Stato dove i democratici partono sulla carta con quasi 200.000 iscritti in meno.


In Wisconsin Crowley non farà campagna insieme ai socialisti


Il candidato democratico a governatore del Wisconsin, David Crowley, farà campagna elettorale sul costo della vita e sull'estremismo del suo avversario repubblicano, ma non salirà sul palco con alcuni dei principali sostenitori di Francesca Hong, la candidata di sinistra che ha battuto nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, il voto con cui gli elettori di un partito scelgono chi mandare alle elezioni vere e proprie. Lo ha detto giovedì a Politico in una delle prime interviste dopo la vittoria.

"Non saremo tutti d'accordo su tutto. Ma penso che siamo d'accordo sul fatto che l'obiettivo finale è assicurarci di non avere un estremista MAGA e il deputato Tom Tiffany seduto nell'ufficio del governatore", ha detto Crowley, usando l'acronimo dello slogan del presidente Donald Trump "Make America Great Again". Lo Stato del Wisconsin, ha aggiunto Crowley, "ha una grande opportunità" di mettere un freno all'agenda del presidente in una fase di crisi del costo della vita. Tiffany, che sarà il suo avversario a novembre, è attualmente un deputato repubblicano alla Camera.

Il Wisconsin è uno degli Stati più contesi del Paese e Trump lo ha vinto nel 2024 con poco meno di 30mila voti di scarto. I democratici considerano decisivo tenersi la carica di governatore, che negli Stati Uniti è il capo dell'esecutivo di uno stato, per fare da argine alla Casa Bianca. Sperano anche di conquistare il controllo pieno delle istituzioni statali, cioè la poltrona di governatore insieme alle due camere del parlamento locale, per la prima volta dal 2010.

Crowley attualmente amministra la contea di Milwaukee ed è stato scelto personalmente da Tony Evers, il governatore in carica. Nella sua intervista ha detto che vuole tenere dentro l'ala sinistra del partito ma anche rivolgersi agli indipendenti e a chi in passato ha votato repubblicano e ora "si sente rifiutato dall'attuale Partito Repubblicano".

Il candidato democratico ha aggiunto di avere già parlato con "alcuni repubblicani più interessati a sconfiggere Tom Tiffany". Nel 2018 Evers strappò la carica di governatore al repubblicano Scott Walker con una coalizione dello stesso tipo, che ha tenuto insieme le roccaforti democratiche, gli indipendenti e una parte degli elettori di area conservatrice.

I consulenti di Crowley ritengono che insistere sul costo della vita sotto l'Amministrazione Trump, mentre la guerra con l'Iran resta fortemente impopolare ed il gradimento del presidente scende sempre più in basso, sia il terreno migliore per parlare a una platea ampia di elettori, al di là dei confini del proprio partito.


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Il dilemma dei democratici: fino a che punto spingersi contro Trump


L’insinuazione di Jon Ossoff sul rapporto del presidente con Natalie Harp riapre il confronto tra chi vuole rispondere colpo su colpo e chi preferisce un tono più istituzionale in vista del 2028.

Domenica, durante un comizio ad Atlanta per la sua campagna di rielezione, il senatore democratico Jon Ossoff ha detto che Donald Trump "non vuole fare il suo lavoro" e preferisce "costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul suo palazzo volante apparentemente indifeso, regalato dall'emiro del Qatar". Non ha pronunciato il cognome di Natalie, né era necessario: si tratta infatti di Natalie Harp, 35 anni, l'assistente che resta quasi costantemente al fianco del presidente e decide gran parte di ciò che finisce sotto i suoi occhi. La frase è stata interpretata come un'insinuazione sull'esistenza di qualcosa di più di un rapporto professionale tra i due, ipotesi che la Casa Bianca respinge con forza. Le reazioni sono state tali da trasformare la battuta nella vera notizia del comizio.

Lunedì, nello Studio Ovale, Trump ha replicato definendo Ossoff un "sosia di Pee-wee Herman", il personaggio interpretato dal comico Paul Reubens. Il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, lo ha invece liquidato con un insulto volgare. Il commentatore conservatore Scott Jennings lo ha accusato di sessismo e definito "un vigliacco", mentre il conduttore radiofonico Hugh Hewitt lo ha descritto come "un tipo meschino che spaccia calunnie". La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha bollato le sue parole come sessiste e "misogine". I democratici, al contrario, si sono guardati dal criticarlo apertamente: l'unica a incalzarlo è stata Jen Psaki, ex portavoce della Casa Bianca durante la presidenza di Joe Biden, che gli ha chiesto perché avesse scelto di spingersi fino a quel punto.

Il partito si divide sul tono, non sulle idee


Ossoff e il governatore della California Gavin Newsom rappresentano l'ala più combattiva del Partito Democratico, quella intenzionata a rispondere al presidente colpo su colpo. Newsom ha trasformato i propri canali istituzionali in uno strumento di scherno, scrivendo in maiuscolo come Trump e accusandolo di raccogliere fondi a Los Angeles "mentre la sua stessa Amministrazione compra quote di aziende californiane come se fossimo nell'Unione Sovietica". Ossoff, da parte sua, colleziona discorsi virali costruiti intorno a battute taglienti, nei quali descrive il presidente come un bambino che getta "i giocattoli fuori dal passeggino" e come un uomo che "nessuno onorerà quando sarà morto".

Newsom è considerato un possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028. Ossoff, impegnato nella corsa per la rielezione al Senato in Georgia contro il deputato repubblicano Mike Collins e avanti di circa 8 punti nella media dei sondaggi, ripete invece di avere "zero interesse" per una candidatura presidenziale. Ad accomunarli, e a distinguerli dal resto del partito, è però soprattutto il proprio temperamento, più che la posizione sui singoli temi politici.

Sul versante opposto si collocano invece il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro e quello del Kentucky Andy Beshear, anch'essi indicati come possibili candidati nel 2028, che hanno scelto un basso profilo incentrato sulla capacità di governo. "Se si tratta di urlare, strepitare e battere i pugni sul tavolo, ecco, quello non sono io", ha detto Shapiro in un'intervista rilasciata a marzo al podcast Pod Save America. Quel registro, ha aggiunto, potrebbe procurargli qualche like in più, ma non è ciò che gli chiedono gli elettori che lo hanno scelto come governatore. Beshear, durante un evento dello scorso fine settimana con la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, ha invocato una politica fondata sul "buon senso e sulla ricerca di punti d'incontro".

David Axelrod, già consigliere di Barack Obama, ha detto ad Axios che nessuno è stato più duro, eloquente o efficace di Ossoff nell'attaccare Trump e che i democratici, stanchi di subirne i colpi, hanno accolto con favore quel registro. Axelrod ritiene però che, entro il 2028, gli americani cercheranno "il rimedio, non la replica" della crudeltà del presidente. Il video di Ossoff, ha osservato, avrebbe funzionato altrettanto bene senza un'insinuazione che gli è apparsa gratuita. Quanto ai repubblicani indignati, secondo Axelrod chi non ha mai avuto nulla da dire sulla volgarità di Trump non è nella posizione di scandalizzarsi ora.

Natalie Harp, la collaboratrice che filtra ciò che legge Trump


Harp lavora a una scrivania appena fuori dallo Studio Ovale e trascorre con Trump più tempo di qualsiasi altro suo collaboratore. Durante le riunioni gli siede accanto con un computer portatile e i telefoni, pronta a recuperare un contatto o un'informazione. È una delle pochissime persone ad avere accesso diretto al suo account Truth Social, gli porta pile di bozze stampate dei post da approvare e ha imparato a riprodurne cadenza e punteggiatura, tanto che spesso pubblica dal proprio iPhone ciò che il presidente le detta.

Natalie risponde soltanto a Trump e può quindi eseguirne le indicazioni senza passare dal capo di gabinetto, dall'ufficio comunicazione o dalla squadra per la sicurezza nazionale, suscitando qualche malumore tra i colleghi. Una persona vicina alla Casa Bianca ha detto, di recente, al Wall Street Journal che il numero di cellulare di Harp vale più di quello di Trump.

Cresciuta in una famiglia cristiana conservatrice della California, circa 10 anni fa Harp si è ammalata di un tumore osseo al secondo stadio. Attribuisce la propria sopravvivenza al Right to Try Act, la legge firmata da Trump nel 2018 che permette ad alcuni pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a farmaci sperimentali non ancora approvati. Nel 2020 è stata invitata a raccontare la propria storia alla convention repubblicana. Passò poi a One America News Network, dove ha condotto un programma serale fino al 2022, sostenendo spesso le accuse infondate di brogli nelle elezioni presidenziali ripetute da Trump.

Natalie ha lasciato la televisione proprio nel 2022, quando buona parte del Partito repubblicano considerava ormai conclusa la carriera politica di Trump, per diventarne l'assistente personale. A Mar-a-Lago lo ha seguito costantemente sul campo da golf, pronta a stampare articoli direttamente dal golf cart: un'abitudine che le è valsa il soprannome di "stampante umana".

La sua devozione ha però irritato parte dello staff di Trump. Alcuni funzionari si sono lamentati in privato perché Harp avrebbe sottoposto al presidente materiale proveniente da gruppi di estrema destra e contenente informazioni false o fuorvianti. Su indicazione di Trump, a febbraio è stata lei ad aver pubblicato un video con immagini razziste che raffiguravano Barack e Michelle Obama come scimmie e un'immagine generata con l'intelligenza artificiale nella quale il presidente appariva come una figura cristologica. La Casa Bianca ha cancellato entrambi i post dopo le critiche bipartisan ricevute.

Secondo alcuni, però, la responsabilità le sarebbe stata addossata ingiustamente. Il 18 febbraio la portavoce della Casa Bianca lo ha riconosciuto apertamente, affermando che Trump è responsabile dei propri post. Ma quel che più si nota di Natalie, è la sua vera e propria devozione verso il presidente. In alcune lettere del 2023, citate dal New York Times e ripubblicate in questi giorni, Harp scriveva a Trump: "Sei tutto ciò che conta per me". Raccontava inoltre di dimenticarsi di mangiare e dormire e si scusava per averlo messo in imbarazzo correndo dietro al suo golf cart durante un viaggio in Scozia.

Il mese scorso, dopo il vertice NATO dell'8 luglio ad Ankara, le agenzie di intelligence statunitense e turca hanno intercettato informazioni su un piano iraniano per abbattere l'Air Force One con un missile terra-aria. Trump è salito regolarmente a bordo, ma in seguito è stato trasferito di nascosto su un furgone del catering e imbarcato su un C-32A militare più piccolo insieme a pochi stretti collaboratori, tra i quali proprio Natalie Harp. Il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario al Tesoro Scott Bessent sono invece rimasti sull'aereo usato come esca, insieme ai giornalisti del pool. È proprio quell'aereo che Ossoff ha evocato in Georgia durante la battuta ormai diventata virale.


Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


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Da Active Directory a Entra ID: la modernizzazione ibrida dell’identità spiegata ai sistemisti
#tech
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@informatica


Da Active Directory a Entra ID: la modernizzazione ibrida dell’identità spiegata ai sistemisti


Perché Active Directory da sola non basta più


Microsoft ha recentemente pubblicato un messaggio diretto ai reparti IT: Active Directory on-premises, da sola, non è più sufficiente per reggere il modello di sicurezza richiesto oggi. Non si tratta di un annuncio di fine vita per AD — che resta il fondamento dell’identità in moltissime organizzazioni — ma di un cambio di prospettiva su cosa un’infrastruttura identity debba garantire quando lavoro ibrido, SaaS, fornitori esterni e ora anche agenti AI accedono quotidianamente a dati e sistemi aziendali.

Per chi gestisce l’infrastruttura identity in produzione, la domanda non è “AD oppure Entra ID”, ma come costruire un’architettura ibrida che riduca la superficie d’attacco senza un rip-and-replace che nella maggior parte dei contesti enterprise non è realistico né necessario. Vediamo cosa cambia concretamente e quali strumenti usare per la modernizzazione incrementale.

I cinque segnali di un’infrastruttura identity da modernizzare


Il ragionamento di Microsoft si basa su cinque aree di attrito che chi amministra AD riconoscerà facilmente:

  • Onere operativo: patching dei domain controller, gestione backup, rinnovo certificati, procedure di disaster recovery. Tempo sottratto ad automazione e governance, non alla sicurezza in sé.
  • Un modello di trust superato: AD è nato per un perimetro di rete definito. Il lavoro ibrido richiede decisioni di accesso basate su rischio dell’utente, postura del dispositivo e contesto — non sulla semplice appartenenza alla rete aziendale.
  • Proliferazione SaaS: Microsoft 365, Salesforce, Workday, ServiceNow e decine di altre applicazioni cloud richiedono un piano di identità cloud-native, non solo una federazione con AD.
  • Utenti esterni: contractor, partner e fornitori richiedono provisioning e deprovisioning sistematico, difficile da gestire con i soli strumenti nativi di AD.
  • Permessi per agenti AI: applicazioni e agenti che accedono a dati ed eseguono azioni per conto degli utenti richiedono un modello di autorizzazione granulare che AD non è stato progettato per gestire.

Il punto centrale non è la sostituzione, ma la modernizzazione incrementale: spostare autenticazione e controlli di accesso verso il cloud, mantenendo AD per i carichi che ne dipendono ancora, fino a quando anche quelli non vengono modernizzati o dismessi.

Entra Connect Sync vs Cloud Sync: quale scegliere


Il primo bivio tecnico in ogni percorso di modernizzazione riguarda lo strumento di sincronizzazione tra AD on-premises e Microsoft Entra ID. Le due opzioni non sono intercambiabili e la scelta ha implicazioni architetturali concrete.

Microsoft Entra Connect Sync è il tool “storico”: richiede un server Windows dedicato (indicativamente 4 vCPU, 8 GB RAM, 100 GB disco) con un motore di sincronizzazione basato su SQL Server (LocalDB per ambienti piccoli, SQL Server completo oltre una certa scala). Esegue una sincronizzazione differenziale ogni 30 minuti — non è possibile scendere sotto questa soglia per limiti architetturali — e regge ambienti fino a 500.000+ oggetti. Supporta scenari che Cloud Sync non copre: Pass-through Authentication (PTA), Group Writeback per i gruppi Microsoft 365, e mapping avanzato di attributi personalizzati.

Microsoft Entra Cloud Sync è invece un agente leggero, gestito da Microsoft, installabile su un domain controller o su un server nelle vicinanze, senza alcuna dipendenza da SQL Server. Sincronizza circa ogni 2 minuti — molto più reattivo di Connect Sync — ma è limitato a circa 150.000 oggetti. Supporta solo Password Hash Sync (non PTA), non offre Group Writeback e ha opzioni di mapping attributi più limitate. In compenso offre alta disponibilità nativa tramite agenti multipli auto-ridondanti, contro la modalità staging attivo-passivo di Connect Sync che richiede failover manuale.

In sintesi: Connect Sync resta la scelta per organizzazioni grandi con requisiti di PTA o Group Writeback; Cloud Sync è preferibile per nuovi deployment con requisiti più semplici, dove la cadenza di sync più rapida e il minor carico operativo pesano più della scala massima supportata.

Privileged Identity Management: ridurre l’esposizione degli account con ruoli elevati


Uno dei controlli più efficaci per ridurre la superficie d’attacco descritta da Microsoft è l’eliminazione degli account con ruoli privilegiati assegnati in modo permanente (“standing access”). Microsoft Entra Privileged Identity Management (PIM) sposta il modello verso assegnazioni eligible (idonee ma non attive) che l’utente attiva solo quando necessario, per una durata limitata e con giustificazione registrata a fini di audit.

Con Microsoft Graph PowerShell, la gestione di questo flusso è completamente scriptabile. Assegnazione di un ruolo idoneo per 10 ore:

Connect-MgGraph -Scopes "RoleManagement.ReadWrite.Directory"

$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Aggiunta assegnazione idonea"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "AdminAssign"
  "ScheduleInfo" = @{
    "StartDateTime" = Get-Date
    "Expiration" = @{
      "Type" = "AfterDuration"
      "Duration" = "PT10H"
    }
  }
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleEligibilityScheduleRequest -BodyParameter $params |
  Format-List Id, Status, Action, RoleDefinitionId, Justification, PrincipalId

L’utente attiva poi il ruolo solo quando serve, per un tempo limitato (qui un’ora):
$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Attivazione ruolo per intervento pianificato"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "SelfActivate"
  "ScheduleInfo" = @{
    "StartDateTime" = Get-Date
    "Expiration" = @{
      "Type" = "AfterDuration"
      "Duration" = "PT1H"
    }
  }
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleAssignmentScheduleRequest -BodyParameter $params

e la disattiva esplicitamente al termine, o lascia che scada automaticamente:
$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Fine intervento"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "SelfDeactivate"
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleAssignmentScheduleRequest -BodyParameter $params

Il parametro DirectoryScopeId impostato a / assegna il ruolo a livello di intero tenant; per limitare lo scope a una specifica unità amministrativa si usa un AppScopeId o lo scope dell’unità stessa. Automatizzare questi flussi via Graph PowerShell (ad esempio da una pipeline di onboarding/offboarding) è spesso più affidabile che affidarsi esclusivamente al portale, soprattutto quando serve integrare l’attivazione dei ruoli con sistemi di ticketing o approvazione esterni.

Autenticazione phishing-resistant e riduzione dei protocolli legacy


La seconda area indicata da Microsoft riguarda i metodi di autenticazione. Nella pratica, questo significa due interventi concreti su ogni tenant: primo, abilitare metodi resistenti al phishing come le chiavi di sicurezza FIDO2 o Windows Hello for Business al posto di SMS e app authenticator basate solo su OTP, che restano vulnerabili ad attacchi MFA fatigue e a proxy AiTM (adversary-in-the-middle). Secondo, disattivare progressivamente i protocolli di autenticazione legacy (Basic Auth su Exchange, POP/IMAP non moderni) che bypassano completamente la Conditional Access basata su rischio, perché non supportano la valutazione di device compliance o segnali di rischio in tempo reale.

Un percorso pragmatico per chi parte da AD puro


Per chi gestisce ancora un’infrastruttura AD-centrica, l’indicazione pratica che emerge da questo cambio di approccio è di procedere per fasi, senza inseguire una migrazione big-bang:

  1. Distribuire Entra Connect Sync o Cloud Sync (in base alla scala e ai requisiti di PTA/Group Writeback discussi sopra) per portare le identità in Entra ID mantenendo AD come source of truth.
  2. Attivare Conditional Access basata su rischio utente e postura del dispositivo per le applicazioni cloud, riducendo la dipendenza dal solo perimetro di rete.
  3. Migrare gli account con privilegi elevati a PIM, eliminando le assegnazioni permanenti dei ruoli critici.
  4. Mappare quali applicazioni legacy dipendono ancora da Kerberos/NTLM puro e pianificarne la modernizzazione o l’isolamento in un segmento di rete dedicato.
  5. Estendere la governance delle identità (lifecycle, access review periodiche) anche a utenti esterni, applicazioni registrate e, dove presenti, agenti AI con accesso a dati aziendali.

Nessuno di questi passaggi richiede di spegnere i domain controller. Il valore pratico dell’approccio ibrido è proprio questo: ridurre progressivamente la superficie d’attacco esposta dai componenti legacy, senza interrompere le applicazioni che oggi dipendono ancora da AD, fino a quando la modernizzazione di quelle stesse applicazioni non renderà possibile una dismissione più ampia.

Articolo ispirato e approfondito a partire da: Microsoft Says Active Directory Alone is No Longer Enough for Modern Identity Security, Petri IT Knowledgebase.


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Grok AI Chatbot Tricked Into Leaking Private Chats Through Encrypted Prompt Injection
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Nginx e TLS: come ridurre TTFB e latenza con le impostazioni giuste
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Nginx e TLS: come ridurre TTFB e latenza con le impostazioni giuste


Il TTFB non dipende solo dall’applicazione: quanto costa davvero l’handshake TLS


Quando un sito HTTPS risponde lentamente, il riflesso condizionato di ogni sistemista è guardare al backend: query lente, cache assente, un’applicazione PHP o .NET che non scala. Ma prima ancora che la richiesta arrivi al codice applicativo, il client e il server devono completare un handshake TLS, negoziare un protocollo, verificare un certificato ed eventualmente riprendere una sessione precedente. Ognuno di questi passaggi ha un costo in millisecondi, e su siti ad alto traffico o con molte connessioni “fredde” (nuovi visitatori, CDN edge miss, mobile su rete instabile) quel costo si somma in modo tutt’altro che trascurabile.

La buona notizia è che gran parte di questo overhead è governato da una manciata di direttive Nginx che, se lasciate ai valori di default, non sono ottimizzate per la latenza. In questo articolo vediamo come intervenire in modo mirato su HTTP/2, HTTP/3, cache di sessione TLS, versioni del protocollo, cipher suite e OCSP stapling, con un occhio a cosa è davvero cambiato nel panorama TLS nel 2026 rispetto a configurazioni “storiche” che circolano ancora in molte guide.

HTTP/2 e HTTP/3: come attivarli correttamente


Su Nginx recente (1.25.1 e successivi) il supporto HTTP/2 non si attiva più come parametro del blocco listen, ma con una direttiva dedicata. La sintassi legacy listen 443 ssl http2; è deprecata e in alcune build genera un warning in fase di reload:

listen 443 ssl;
http2 on;

Per chi vuole spingersi oltre, HTTP/3 (basato su QUIC, quindi su UDP anziché TCP) è supportato nativamente da Nginx 1.25.0 in poi:
listen 443 ssl;
listen [::]:443 ssl;
listen 443 quic reuseport;
listen [::]:443 quic reuseport;
http2 on;
add_header Alt-Svc 'h3=":443"; ma=86400';

L’header Alt-Svc non è opzionale: senza di esso il browser non ha modo di sapere che il server parla anche HTTP/3, e continuerà a usare HTTP/2 anche se QUIC è configurato correttamente sul lato server. Va inoltre ricordato che molte reti aziendali e alcuni provider filtrano il traffico UDP sulla porta 443, quindi HTTP/3 va sempre trattato come miglioramento progressivo e non come sostituto esclusivo di HTTP/2.

Session cache e session ticket: evitare handshake completi


Ogni handshake TLS completo comporta uno scambio di chiavi asimmetrico, che è l’operazione più costosa dell’intero processo. La cache di sessione permette a un client che si riconnette di saltare questo passaggio:

ssl_session_cache shared:SSL:10m;
ssl_session_timeout 1d;
ssl_session_tickets on;

Una cache condivisa da 10 MB memorizza circa 4.000 sessioni: per un sito a traffico medio è più che sufficiente, ma su cluster con più worker o più nodi Nginx dietro un load balancer va dimensionata in base al numero di client unici attesi nella finestra di ssl_session_timeout. Un dettaglio spesso trascurato: da Nginx 1.23.2 la gestione delle chiavi dei session ticket è stata migliorata, ma se si opera un’infrastruttura con più server dietro lo stesso load balancer, le chiavi di ticket vanno sincronizzate tra i nodi (tipicamente con ssl_session_ticket_key e un file condiviso via configuration management), altrimenti il beneficio della ripresa di sessione si perde ogni volta che il client finisce su un nodo diverso da quello dell’handshake iniziale.

Versioni del protocollo: perché TLS 1.3 non è solo “più sicuro”


La direttiva sulle versioni supportate resta relativamente semplice:

ssl_protocols TLSv1.2 TLSv1.3;

Il punto tecnico interessante è che TLS 1.3 non porta solo benefici di sicurezza (rimozione di cipher obsoleti, forward secrecy obbligatoria), ma anche di performance pura: riduce l’handshake a un singolo round trip contro i due richiesti da TLS 1.2, e supporta la ripresa di sessione tramite un meccanismo (0-RTT/PSK) che rende le riconnessioni ancora più rapide. Per un client con RTT di rete di 80-100ms verso il server — scenario comune per utenti mobile o geograficamente distanti dal datacenter — il risparmio di un intero round trip si traduce direttamente in TTFB più basso.

Mantenere TLS 1.2 come fallback resta comunque prudente per compatibilità con client legacy (alcune librerie HTTP embedded, dispositivi IoT, versioni datate di Android). Limitarsi al solo TLS 1.3 va considerato solo per ambienti controllati, come API interne o servizi machine-to-machine dove si conoscono con certezza i client.

Cipher suite: meno è meglio, con TLS 1.3


Su TLS 1.2 la scelta delle cipher suite ha ancora impatto pratico:

ssl_prefer_server_ciphers off;
ssl_ciphers 'ECDHE-ECDSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-RSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-ECDSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-RSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-ECDSA-CHACHA20-POLY1305:ECDHE-RSA-CHACHA20-POLY1305';

Da notare l’impostazione ssl_prefer_server_ciphers off: con TLS 1.3 e i client moderni, lasciare che sia il client a scegliere la cipher (in base a cosa è accelerato via hardware sul suo dispositivo, ad esempio AES-NI vs ChaCha20 su mobile) è generalmente più efficiente che imporre l’ordine lato server.

Con TLS 1.3, però, le cipher suite sono fissate dal protocollo stesso: mantenere una lunga stringa ssl_ciphers personalizzata e una direttiva ssl_ecdh_curve manuale non porta quasi nessun beneficio aggiuntivo per le connessioni che negoziano TLS 1.3, e serve solo a coprire il fallback su TLS 1.2. Molte configurazioni “best practice” che circolano online sono più complesse del necessario proprio perché non tengono conto di questo aspetto.

OCSP stapling: un capitolo da riscrivere nel 2026


Fino a poco tempo fa, l’OCSP stapling era una delle ottimizzazioni TLS più raccomandate: invece di far verificare al browser lo stato di revoca del certificato con una richiesta separata al CA, il server allega (“stapla”) una risposta OCSP firmata direttamente durante l’handshake, risparmiando un round trip:

ssl_stapling on;
ssl_stapling_verify on;
ssl_trusted_certificate /path/to/full_chain.pem;
resolver 8.8.8.8 8.8.4.4 valid=300s;
resolver_timeout 5s;

Questo è un punto su cui molti sistemisti non sono ancora allineati: Let’s Encrypt ha dismesso il supporto OCSP nell’agosto 2025, passando esclusivamente a CRL (Certificate Revocation List) a corto ciclo di vita per la verifica di revoca. Se i certificati del vostro dominio provengono da Let’s Encrypt, le direttive sopra sono di fatto inerti: Nginx proverà a fare stapling ma non otterrà risposte valide, e conviene rimuoverle per tenere la configurazione pulita e i log privi di errori di risoluzione OCSP inutili. Se invece usate un CA diverso che continua a supportare OCSP, le direttive restano valide e utili.

Buffer TLS: un’ottimizzazione minore ma misurabile

ssl_buffer_size 4k;

Il valore di default di Nginx per il buffer di invio TLS è 16k, pensato per massimizzare il throughput su trasferimenti di grandi dimensioni. Per il traffico HTTP tipico — pagine HTML, chiamate API, asset di dimensioni moderate — un buffer più piccolo (4k) riduce la quantità di dati che devono essere cifrati e trasmessi prima che il client possa iniziare a processare la risposta, con un guadagno tipico nell’ordine di 30-50ms sul TTFB. È un’ottimizzazione minore rispetto a HTTP/2 o al session caching, ma essendo a costo zero (nessun trade-off di sicurezza) vale la pena applicarla su siti dove il TTFB è una metrica critica.

Configurazione completa di riferimento

server {
    listen 443 ssl;
    listen [::]:443 ssl;
    http2 on;

    ssl_certificate     /etc/nginx/ssl/fullchain.pem;
    ssl_certificate_key /etc/nginx/ssl/privkey.pem;

    ssl_protocols TLSv1.2 TLSv1.3;
    ssl_prefer_server_ciphers off;
    ssl_ciphers 'ECDHE-ECDSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-RSA-AES128-GCM-SHA256:ECDHE-ECDSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-RSA-AES256-GCM-SHA384:ECDHE-ECDSA-CHACHA20-POLY1305:ECDHE-RSA-CHACHA20-POLY1305';

    ssl_session_cache shared:SSL:10m;
    ssl_session_timeout 1d;
    ssl_session_tickets on;
    ssl_buffer_size 4k;

    add_header Strict-Transport-Security "max-age=63072000; includeSubdomains; preload" always;
    add_header X-Frame-Options SAMEORIGIN always;
    add_header X-Content-Type-Options nosniff always;
}

Da personalizzare rimuovendo il blocco OCSP se il certificato proviene da Let’s Encrypt, e aggiungendo i blocchi listen ... quic reuseport; e l’header Alt-Svc se si vuole abilitare anche HTTP/3.

Cosa aspettarsi (e cosa no) da questa ottimizzazione


Vale la pena essere chiari sui limiti: il tuning TLS non risolve un’applicazione lenta. Se il backend impiega 800ms per generare una risposta, risparmiare 50ms sull’handshake è un’ottimizzazione marginale rispetto al problema reale. Dove il tuning TLS fa davvero la differenza è nel ridurre l’overhead fisso presente su ogni richiesta HTTPS, in particolare per le connessioni “fredde” e per utenti con RTT di rete elevato — scenari in cui il costo dell’handshake può facilmente superare il tempo di elaborazione lato server. Caching applicativo, ottimizzazione del backend e CDN restano le leve principali per le performance complessive, ma un livello TLS ben configurato è la base su cui tutte le altre ottimizzazioni si appoggiano, ed è spesso trascurata proprio perché “funziona già” con i valori di default.

Articolo ispirato e approfondito a partire da: Nginx tuning tips: HTTPS/TLS – Turbocharge TTFB/Latency, LinuxBlog.io.


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Rubio regge meglio di Vance nelle possibili sfide per il 2028


Il sondaggio di Emerson College sul 2028 mostra Marco Rubio più competitivo di JD Vance contro ogni avversario democratico. Buttigieg però batterebbe entrambi di 5 punti, mentre i democratici conservano 8 punti di vantaggio nel voto generico per il Congresso.

Marco Rubio ottiene risultati migliori di JD Vance in diversi ipotetici confronti presidenziali per il 2028, secondo l'ultimo sondaggio nazionale di Emerson College Polling. L'istituto ha messo alla prova i due principali papabili candidati repubblicani contro i cinque democratici meglio piazzati nei sondaggi sulle primarie: Pete Buttigieg, primo con il 19%, il governatore della California Gavin Newsom, secondo con il 17%, il senatore della Georgia Jon Ossoff, la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez e l'ex vicepresidente Kamala Harris. La rilevazione è stata condotta il 16 e il 17 agosto su mille elettori probabili e presenta un intervallo di credibilità di ±3 punti percentuali.

Buttigieg è l'unico a conservare lo stesso vantaggio contro entrambi i possibili avversari: 5 punti sia su Vance sia su Rubio. Anche Ossoff e Newsom precedono Vance di 5 punti, ma il margine si riduce rispettivamente a 3 e 2 punti contro Rubio. Harris supera Vance di 4 punti, mentre perde contro Rubio di 5. Ocasio-Cortez, invece, è indietro di 2 punti su Vance e di 5 su Rubio.

Verso il 2028 · Sondaggi

Se il candidato repubblicano è Rubio, il vantaggio dei democratici quasi sparisce

Emerson College ha messo alla prova i due favoriti repubblicani contro i cinque democratici meglio piazzati nelle primarie. Il segretario di Stato va meglio del vicepresidente in quattro confronti su cinque: solo Pete Buttigieg tiene lo stesso margine contro entrambi.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Il margine medio nei cinque confronti

Contro Vance
+0,0

Contro Rubio
0,0

I cinque democratici battono il vicepresidente in media di oltre tre punti
Contro il segretario di Stato lo stesso gruppo finisce in perfetta parità

Media semplice dei margini nei cinque confronti testati, elaborazione FocusAmerica. Né Vance né Rubio hanno annunciato la candidatura, e in ogni scenario gli indecisi sono almeno il 6 per cento.


Margine medio dei cinque democratici: +3,4 punti contro Vance, 0,0 contro Rubio. Confronti presidenziali 2028, margine del candidato democratico. Pete Buttigieg: +5 su Vance, +5 su Rubio. Jon Ossoff: +5 su Vance, +3 su Rubio. Gavin Newsom: +5 su Vance, +2 su Rubio. Kamala Harris: +4 su Vance, −5 su Rubio. Alexandria Ocasio-Cortez: −2 su Vance, −5 su Rubio.
Giudizio sull’operato di Trump: approva il 40%, disapprova il 56%. Uomini 48% e 48%, donne 32% e 62%. Approva l’86% dei repubblicani; disapprova il 66% degli indipendenti e il 92% dei democratici.
Voto generico per il Congresso: democratici 51%, repubblicani 43%, indecisi 6%.
Tema più importante: economia 37%, minacce alla democrazia 16%, sanità 16%, immigrazione 13%.

I confronti del 2028

Contro Rubio i margini si accorciano, tranne uno


Ogni riga mostra il margine del candidato democratico nei due scenari. A destra dello zero è avanti il democratico, a sinistra il repubblicano. Tocca o clicca una riga per leggere il dettaglio.

← Avanti il repubblicano Avanti il democratico →

Cerchio vuoto: contro Vance Cerchio pieno: contro Rubio
Avanti il democratico Avanti il repubblicano

Il valore a destra di ogni nome indica di quanti punti si riduce il margine democratico passando da Vance a Rubio.

Il contesto

Trump resta al 40 per cento, ma tra le donne i giudizi negativi superano quelli positivi di trenta punti


Come gli elettori probabili giudicano l’operato del presidente alla Casa Bianca.

Tra gli uomini approvazione e disapprovazione si equivalgono, entrambe al 48 per cento. La quota restante degli intervistati non si esprime.

Midterm 2026

Nel voto per il Congresso i democratici sono avanti di otto punti


Intenzione di voto per un generico candidato di partito alle elezioni di metà mandato.

Nel 2018, l’anno in cui i democratici riconquistarono la Camera, il loro vantaggio finale nel voto popolare fu di 8,6 punti.

I temi del voto

L’economia domina, l’immigrazione scivola al quarto posto


Il tema indicato come più importante nella scelta di voto.

L’immigrazione, finora il terreno più favorevole ai repubblicani, resta dietro all’economia, alle minacce alla democrazia e alla sanità.

Fonte Emerson College Polling / The Hill, sondaggio nazionale condotto il 16 e il 17 agosto 2026 su 1.000 elettori probabili. Intervallo di credibilità di ±3 punti percentuali.

Trump fermo al 40%


Donald Trump raccoglie intanto il 40% di giudizi positivi sul suo operato alla Casa Bianca, contro il 56% di valutazioni negative. "L'indice di gradimento del presidente Trump è rimasto relativamente stabile negli ultimi mesi: circa 2 elettori probabili su 5 approvano il suo operato, grazie anche a un sostegno costante tra i repubblicani, che raggiunge l'86%", ha spiegato Spencer Kimball, direttore esecutivo di Emerson College Polling.

La disapprovazione sale al 66% tra gli indipendenti e al 92% tra i democratici. Il divario più netto resta quello di genere: tra gli uomini approvazione e disapprovazione sono entrambe al 48%, mentre fra le donne i giudizi negativi prevalgono di trenta punti, 62% contro 32%. Nel voto generico per il Congresso, un candidato democratico ottiene il 51%, mentre quello repubblicano il 43% ed il 6% resta indeciso. L'economia è il tema prioritario per il 37% degli elettori, le minacce alla democrazia e la sanità seguono entrambe al 16%, mentre l'immigrazione (finora il tema dove i repubblicani erano più forti) si ferma solo al 13%.


Popolarità Trump, numeri sempre in bilico alla deadline dei negoziati con l’Iran (16 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Il periodo ferragostano non è particolarmente ricco di rilevazioni: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si assesta un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie tendono a riallinearsi, con un modesto aggiustamento verso l’alto per Focus America e una lieve diminuzione per Silver e RCP.

Come già accennato, dopo quasi diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 572 giorni di presidenza (-20,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,5 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando la scadenza di domani dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
5 rilevazioni di 5 istituti — 16 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 1 sondaggio
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-0,4) - 58% (-0,3). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-0,1).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,1% (-0,2) - 58,4% (-). In totale un net rating di -19,3 (-0,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-0,2) - 58% (-1,1), con un net rating complessivo di -20,7 (+0,9). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Perché i conservatori americani sono ossessionati dal basket femminile


Tra il 25 giugno e l'11 agosto Fox News ha dedicato più di 200 servizi alla WNBA, almeno 130 sulle atlete transgender. Nel campionato però non ne gioca nessuna.

Fox News, la rete televisiva conservatrice che di solito segue poco lo sport femminile, tra il 25 giugno e l'11 agosto ha dedicato più di 200 servizi alla WNBA, il campionato professionistico di basket femminile degli Stati Uniti. Almeno 130 riguardavano le atlete transgender, secondo il conteggio di Media Matters, un'organizzazione progressista che monitora i mezzi di informazione americani. Nella WNBA non gioca nessuna atleta transgender.

La copertura è stata così insistente che uno dei volti più noti della rete, Jesse Watters, ha protestato in diretta: "è ridicolo". Il basket femminile è diventato uno dei terreni della guerra culturale americana proprio mentre il campionato vive la sua stagione di maggiore popolarità.

Al centro delle polemiche c'è Sophie Cunningham, guardia degli Indiana Fever che qualcuno ha soprannominato "MAGA Barbie". Cunningham non si è mai dichiarata pubblicamente repubblicana o democratica, ma in un'intervista pubblicata il mese scorso ha detto che le donne transgender dovrebbero essere escluse dalle competizioni sportive femminili. La maggioranza degli americani la pensa come lei. In vista delle elezioni di metà mandato di novembre il tema è diventato un'ossessione dei politici e dei commentatori di destra.

L'8 agosto Cunningham ha subito un fallo molto duro da DiJonai Carrington, giocatrice della squadra avversaria, e alcuni conservatori hanno letto l'episodio come una ritorsione per le sue posizioni. Il procuratore generale della Florida, il massimo responsabile della giustizia dello Stato, ha lasciato intendere che se la partita si fosse giocata in Florida avrebbe potuto incriminare Carrington per aggressione e percosse.

Cunningham è bianca, Carrington è nera e dopo la partita ha scritto sui social "white privilege @indianafever", cioè "privilegio bianco", senza poi spiegare a cosa si riferisse. La vicenda ha portato in primo piano anche la questione etnica.

Anche Caitlin Clark, un'altra giocatrice bianca degli Indiana Fever e la stella più conosciuta del campionato, è diventata una bandiera del mondo MAGA. Il mese scorso undici parlamentari repubblicani hanno scritto alla WNBA per lamentare che Clark viene trattata con troppa durezza in campo, citando notizie secondo cui il comportamento delle avversarie "potrebbe avere una motivazione etnica". Il presidente Donald Trump si è detto d'accordo: la giocatrice è stata "trattata piuttosto duramente".

La lega non ha sempre gestito bene la situazione e in qualche occasione ha chiesto ai tifosi di coprire le magliette con scritte sulle atlete transgender, salvo poi tornare sui suoi passi. Ha però anche fatto notare l'assurdità di una parte della copertura mediatica, ricordando che nel campionato non ci sono atlete transgender. Due ex giocatori della NBA (il campionato maschile) che sostengono il presidente dicono di volersi iscrivere. La WNBA definisce il loro tentativo "una trovata pubblicitaria".

Secondo l'Economist, i repubblicani insistono su questi argomenti perché a pochi mesi dal voto gli elettori sono concentrati sul costo della vita, un problema per il partito che governa. Le questioni etniche e quelle sulle persone transgender offrono invece un terreno più favorevole per descrivere i democratici come lontani dalla realtà del paese. A giugno i conservatori hanno ottenuto una vittoria alla Corte Suprema, che ha stabilito che gli Stati possono vietare alle donne transgender di gareggiare nelle competizioni femminili.

Il campionato intanto continua a crescere: gli spettatori negli impianti e davanti alla televisione sono in aumento e le conferenze stampa, dove un tempo bastava presentarsi con una telecamera e una domanda, ora sono affollate. Clark sta battendo un record dopo l'altro. "Noi ci concentriamo sul basket", ha detto di recente.

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Acerbo (Rifondazione): “infame rimozione falce e martello a Montorio (Te), proponiamo manifestazione unitaria” home.rifondazione.eu/2026/08/2… #ComunicatiStampa

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Dietro i finti sondaggi americani c'è un neolaureato di 21 anni


Rahil Prakash ha costruito con l'intelligenza artificiale il sito Median Strategies e ha diffuso rilevazioni inventate su Wisconsin, Nevada e California. La sindaca di Los Angeles le ha rilanciate.

Rahil Prakash, un neolaureato di 21 anni, ha creato da solo Median Strategies, il sito anonimo che questo mese ha diffuso sondaggi elettorali inventati su Wisconsin, Nevada e California, ripresi da un giornale, da un aggregatore di rilevazioni molto seguito e dalla sindaca di Los Angeles Karen Bass. Lo ha rivelato il Guardian, che lo ha identificato partendo dai dati di registrazione del dominio.

"Volevo vedere se dei sondaggi falsi potessero davvero penetrare nell'ecosistema con questa facilità", ha detto Prakash al Guardian, raggiunto al telefono giovedì. "E a quanto pare potevano". Ha detto di non essersi aspettato la velocità con cui i dati si sono diffusi: "Mi aspettavo che andasse così in fretta? Assolutamente no. Non mi aspettavo che la stampa politica californiana li riprendesse da sola". Poi ha aggiunto: "Mi scuso apertamente con le campagne di Karen Bass, Nithya Raman e Francesca Hong per questo".

Il primo sondaggio dava Francesca Hong avanti di oltre 20 punti nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, che ha poi perso all'inizio del mese. Il secondo metteva Bass più di 10 punti davanti alla sfidante Nithya Raman in vista del voto per il sindaco di Los Angeles di novembre. Il terzo dava il governatore del Nevada Joe Lombardo avanti di cinque punti in vista delle elezioni generali dello stesso mese.

Bass ha rilanciato i dati di Median dopo che la rilevazione l'aveva data in vantaggio di oltre 10 punti sulla rivale e il sondaggio è stato citato anche dal California Post. Un aggregatore di sondaggi molto seguito su X, uno di quegli account che raccolgono e mettono in media le rilevazioni pubblicate, ha condiviso il sondaggio sul Nevada. Diverse organizzazioni di sondaggi affidabili non hanno invece inserito i dati di Median nelle proprie medie perché non riuscivano a verificarne la metodologia.

Il progetto è nato dopo l'errore dei sondaggi nelle primarie per il Senato in Michigan, dove le rilevazioni davano Abdul El-Sayed ampiamente in vantaggio sull'avversaria Haley Stevens. El-Sayed ha poi vinto con un margine molto più stretto di quello previsto. "È questo che mi ha spinto a testare la mia teoria", ha detto Prakash. "Ero un po' scioccato da quanto velocemente questo tipo di informazione può diffondersi".

L'account di Median su X aveva circa venti follower giovedì mattina e aveva cominciato a pubblicare il 9 agosto. Prakash ha detto di aver costruito il sito con l'intelligenza artificiale e di aver agito da solo. La società ha chiuso all'improvviso e ritirato i propri sondaggi all'inizio della settimana, dopo le domande di un giornalista del Los Angeles Times. In un comunicato non firmato pubblicato lunedì sul proprio sito si è descritta come un "esperimento sociale di breve durata" per esaminare come dei sondaggi falsi "potessero entrare e diffondersi nell'ecosistema dell'informazione politica senza verifiche indipendenti".

Il comunicato insisteva sul fatto che "nessuna persona coinvolta in Median Strategies ha ricevuto compensi o benefici economici dal progetto" e che l'iniziativa non era stata "finanziata, commissionata o diretta" da campagne, partiti, testate o altri soggetti esterni. Alla domanda se dopo la pubblicazione dei dati falsi avesse puntato sui mercati previsionali, le piattaforme dove si scommette denaro sull'esito delle elezioni, Prakash ha risposto: "No, per niente".

Per arrivare al suo nome il Guardian è partito dai due server che indirizzavano il traffico del sito di Median Strategies e ha ricavato l'elenco di diverse migliaia di altri domini che si appoggiavano agli stessi server. Circa 115 li usavano entrambi, ma uno solo era stato registrato anche presso la stessa società di Median Strategies. Su quel sito oggi compare soltanto un messaggio di errore di GitHub, la piattaforma dove gli sviluppatori pubblicano il proprio codice, ma altre tracce lo collegavano a un profilo GitHub che conteneva un file con il nome di Prakash.

L'American Association of Political Consultants, l'associazione americana dei consulenti politici, ha condannato l'iniziativa mercoledì, prima che il Guardian contattasse Prakash. "Pubblicare dati di sondaggi fabbricati come ricerca indipendente non è un esperimento sociale", ha scritto, definendo il progetto "un inganno rivolto agli elettori, alla stampa e alle campagne che si basano sui dati pubblici per prendere decisioni".

"La mia conclusione è che se lo fai sembrare un po' carino, è piuttosto facile che si diffonda", ha detto Prakash. Si è augurato che la vicenda serva da lezione: se una persona sola può fare una cosa del genere, resta da capire cosa possa fare in futuro un'operazione seria condotta da un'organizzazione o da un paese.


Wisconsin, perché i sondaggi non hanno visto la rimonta di Crowley


David Crowley ha vinto le primarie democratiche per il governatore del Wisconsin battendo la socialista Francesca Hong per appena quattro decimi di punto, circa 3.000 voti, dopo che due sondaggi davano la sua sfidante avanti di una ventina di punti. Il risultato di martedì ha interrotto la serie di vittorie della sinistra nelle primarie democratiche di questo ciclo elettorale e soprattutto ha riaperto il dibattito sull'affidabilità delle rilevazioni nel Midwest.

Una settimana prima, in Michigan, i sondaggi avevano sovrastimato di oltre dieci punti il progressista Abdul El-Sayed, che ha poi vinto lo stesso le primarie per il Senato, ma con appena un punto di vantaggio. In Wisconsin lo scarto appare ancora più clamoroso: persino il sondaggista ufficiale della campagna elettorale di Crowley lo dava indietro di quasi venti punti a pochi giorni dal voto.

Primarie democratiche · Wisconsin
I sondaggi non hanno sbagliato su Hong. Hanno sbagliato su Crowley
Nella media delle quattro rilevazioni che misuravano entrambi i candidati, la socialista Francesca Hong era al 38,5% e ha chiuso al 39,4%. David Crowley era al 14% e ha vinto con il 39,8%. Quasi tutta la sua crescita è uscita dal serbatoio degli indecisi e dei candidati minori.
Grafica di FocusAmerica

Primarie democratiche in Wisconsin, 11 agosto 2026. Risultato: David Crowley 39,8%, Francesca Hong 39,4%, Kelda Roys 7,5%, Joel Brennan 4,7%, Mandela Barnes 4,1%, altri due candidati ritirati 4,5%. Margine: 0,4 punti, oltre 3.000 voti. Media delle quattro rilevazioni fra il 18 luglio e il 5 agosto: Hong 38,5%, Crowley 14%. Fonte: Associated Press; sondaggi PPP, Marquette Law School Poll, Impact Research.

Dalla media dei sondaggi al voto
David Crowley Francesca Hong Altri candidati e indecisi

Il resto del campo perde 26,7 punti, quasi esattamente quanto ne guadagna Crowley. I punti chiari sull'asse di sinistra sono le singole rilevazioni.

Francesca Hong
+0,0pt
Quanto è cresciuta rispetto alla media dei sondaggi: il solo dato che le rilevazioni avevano previsto con precisione.

David Crowley
+0,0pt
Quanto è cresciuto nello stesso arco di tempo. Nessuna rilevazione lo aveva visto arrivare.

Il fotofinish Le cause Il caso Michigan

In corsa erano quattro, ma sulla scheda i nomi erano sette
Tre candidati si erano ritirati nelle settimane precedenti. I loro nomi sono rimasti stampati e gli elettori hanno continuato a votarli.

Ventuno a uno
Ogni quadratino vale quattro decimi di punto, cioè l'intero margine con cui Crowley ha vinto la primaria. Ai tre candidati ritirati ne sono andati ventuno e mezzo.

Lo scarto fra Crowley e Hong0,4 punti

I voti andati ai tre candidati ritirati8,6 punti

Un riconteggio possibile, ma a spese di chi lo chiede
La legge del Wisconsin consente di chiedere il riconteggio quando lo scarto resta sotto il punto percentuale, ma lo Stato ne copre le spese soltanto sotto lo 0,25%. Il margine di Crowley supera quella soglia di quindici centesimi di punto: Hong avrebbe dovuto pagare di tasca propria. Ha preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno al vincitore.

Cinque ragioni che si sono sommate
Nessuna di queste basta da sola a spiegare uno scarto di venticinque punti. Messe in fila descrivono rilevazioni che misuravano un elettorato diverso da quello che si è presentato alle urne.

Il sondaggio è un'istantanea di un momento.David Axelrod, ex capo stratega della campagna di Barack Obama, ad Axios

Due volte in otto giorni, sempre nella stessa direzione
Le rilevazioni hanno sovrastimato la sinistra in entrambe le primarie del Midwest. In Michigan il vantaggio si è ridotto a un punto, in Wisconsin si è rovesciato.

Fonte: Associated Press (98% delle schede scrutinate); sondaggi Public Policy Polling, Marquette Law School Poll e Impact Research; Wisconsin Examiner, Axios. La media è calcolata sulle quattro rilevazioni che misuravano sia Hong sia Crowley, fra il 18 luglio e il 5 agosto; il Marquette dell'8-16 luglio è escluso perché non rilevava Crowley. La quota degli altri due candidati ritirati è calcolata come residuo sulle percentuali AP. Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Una campagna stravolta negli ultimi giorni


Il mese finale della campagna è stato particolarmente caotico. L'establishment del partito si è mosso in ordine sparso per fermare Hong, esponente dell'Assemblea statale considerata troppo a sinistra per poter vincere a novembre. Due candidati si sono ritirati dopo essere stati travolti da scandali improvvisi e lo stesso Crowley, che a 40 anni guida l'amministrazione della contea di Milwaukee, aveva inizialmente abbandonato la corsa, salvo poi rientrare proprio nel tentativo di fermarla.

L'ultima settimana è stata dominata dalle difficoltà di Hong nello spiegare alla CNN perché in passato avesse scritto sui social "cancellate il Giorno del Ringraziamento". Mentre Fox News dedicava alla vicenda servizi a ciclo continuo, Crowley attraversava lo Stato insieme al governatore democratico uscente Tony Evers, insistendo sui dubbi circa la capacità dell'avversaria di vincere le elezioni generali. Gli strateghi democratici cominciavano intanto a vedere gli indecisi spostarsi verso di lui.

"È il vecchio adagio che ripetiamo spesso ma ascoltiamo di rado: il sondaggio è un'istantanea di un momento", ha detto ad Axios David Axelrod, ex capo stratega della campagna presidenziale di Barack Obama del 2008. "Molte rilevazioni sono state fatte troppo presto per cogliere il movimento degli ultimi giorni". I numeri sembrano confermarlo: Hong ha chiuso al 39,4% e le ultime stime la collocavano poco sopra il 40%, dunque l'errore sulla sua percentuale è stato minimo. A cambiare radicalmente è stato invece il consenso di Crowley, passato in pochi giorni da circa il 20% al 39,8% finale.

Primarie aperte e un elettorato difficile da prevedere


In Wisconsin le primarie sono aperte: questo significa che ogni elettore può cioè partecipare a quella del partito che preferisce, indipendentemente dalla propria registrazione. Costruire un modello affidabile sull'elettorato che si presenterà effettivamente alle urne diventa quindi molto più complicato. "È difficile sapere chi andrà a votare", ha ammesso anche Axelrod.

Chaz Nuttycombe, fondatore del gruppo indipendente State Navigate e autore di una delle rilevazioni di inizio agosto che davano Hong avanti in doppia cifra, ipotizza che una parte degli elettori abituali delle primarie repubblicane abbia alla fine scelto di votare in quella democratica proprio per fermarla. A sostegno della sua tesi cita il traffico registrato dal suo sito: l'ultima rilevazione ha ricevuto più di 10.000 visite da indirizzi IP del Wisconsin e delle aree vicine, un'indicazione, secondo Nuttycombe, del forte interesse degli elettori contrari a Hong nel capire su quale alternativa concentrare il voto.

Dan Pfeiffer, anche lui ex consigliere di Obama, ha indicato un ulteriore fattore: Hong, a corto di fondi, non ha acquistato spot televisivi nella fase decisiva della campagna per rispondere agli attacchi contro di lei. "Ha condotto una campagna di base capace di mobilitare le persone su temi come i data center, ma la scelta di non trasmettere spot negli ultimi giorni probabilmente le è costata l'elezione", ha scritto Pfeiffer. "Negli ultimi giorni gli elettori hanno sentito solo le preoccupazioni sulla sua capacità di vincere a novembre e nessun messaggio positivo in senso contrario".

Il margine di vittoria di Crowley è abbastanza ridotto da consentire un riconteggio, ma Hong avrebbe dovuto sostenere personalmente i costi perché lo scarto supera gli 0,25 punti, così come previsto dalla legge. Ha quindi preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno a Crowley che sfiderà a novembre il deputato repubblicano Tom Tiffany.


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Elezioni e Politica 2026 ha ricondiviso questo.

L'esercito americano offre quattro giorni di permesso per GTA VI


A Fort Stewart l'incentivo è stato riservato ai soldati che intendono rinnovare la ferma sotto le armi: in 20 hanno già accettato, su circa 130 potenziali beneficiari.

Un battaglione dell'esercito americano di stanza in Georgia ha offerto ai militari in servizio attivo quattro giorni di permesso in occasione dell'uscita autunnale di Grand Theft Auto VI, a condizione che rinnovino la ferma. Lo hanno riferito a CBS News alcuni funzionari americani. Venti soldati del 9th Brigade Engineer Battalion, un reparto della 3ª Divisione di fanteria con sede a Fort Stewart, hanno già scelto questo incentivo al momento di rinnovare il contratto, ha dichiarato mercoledì all'emittente una portavoce dell'esercito.

"L'idea era creare un programma di incentivi originale, legato a ciò che interessa davvero ai soldati", ha spiegato la tenente colonnello Angel Tomko, portavoce della divisione. "Il comando, insieme al consulente per la carriera, voleva entusiasmarli all'idea di raffermarsi." L'obiettivo è rilanciare le adesioni in vista dell'anno fiscale 2027, che comincerà a ottobre.

Un incentivo riservato a circa 130 soldati


Il memorandum, firmato il 28 luglio dal comandante del battaglione, il tenente colonnello Ryan D. Hodgson, stabilisce che ogni militare che rinnoverà il contratto tra il 1° agosto e il 14 novembre 2026 avrà diritto a un permesso speciale dal 20 al 23 novembre, subito dopo l'uscita del gioco. Secondo Tomko, potranno usufruirne circa 130 soldati con incarichi che spaziano dal genio all'intelligence delle comunicazioni, dalle risorse umane alla sanità, purché rinnovino la ferma per un periodo compreso tra 2 e 6 anni. L'incentivo è stato concepito per un solo battaglione e non vale quindi per l'intero esercito, anche se una sua futura estensione non è esclusa.

Nel corso degli anni l'esercito ha adottato incentivi di ogni genere per convincere i militari ad arruolarsi o a restare in servizio: dal pagamento delle rette universitarie alla possibilità di scegliere la sede, fino all'accesso a corsi speciali di paracadutismo o discesa dagli elicotteri con la corda. Un permesso legato all'uscita di un videogioco rappresenta però un caso particolare e si spiega con l'enorme attesa che circonda il nuovo titolo tra gli appassionati di videogiochi d'azione e a mondo aperto.

La data del 19 novembre è stata fissata dopo due rinvii: GTA VI era inizialmente atteso per l'autunno del 2025, poi per maggio 2026 e infine per novembre. Il trailer mostra il ritorno a Vice City, la Miami immaginaria della serie, e introduce per la prima volta una protagonista, Lucia, affiancata da un secondo personaggio giocabile. L'ultimo capitolo pubblicato da Rockstar Games, GTA V, risale al 2013. Il documento dell'esercito è apparso per la prima volta su U.S. Army WTF! Moments, una popolare comunità social frequentata da militari e veterani. I siti specializzati Task and Purpose e Military.com sono stati i primi ad autenticarlo.

Dalle convention alle caserme


Nel 2018 l'esercito mancò l'obiettivo di reclutamento per la prima volta dal 2005, fermandosi a circa 70.000 arruolamenti rispetto ai 76.500 necessari, come riferì allora CBS News. Da quel momento cominciò a cercare candidati anche al di fuori dei tradizionali centri di reclutamento, contattando direttamente i giovani americani potenzialmente disponibili ad arruolarsi.

I reclutatori iniziarono così a frequentare le convention dedicate ai videogiochi, mentre l'esercito creò una propria squadra di sport elettronici, attiva soprattutto su Call of Duty e su altri titoli multigiocatore come Fortnite e League of Legends, per entrare in contatto con potenziali reclute. Nel 2019 il giornalista di CBS News Tony Dokoupil visitò una convention che aveva registrato il tutto esaurito a San Antonio. Il generale Frank Muth, allora a capo del comando per il reclutamento, disse di trovarsi lì per cercare la nuova generazione di soldati americani.

Alla domanda su che cosa accomunasse un videogiocatore e un militare, Muth ha risposto: "È la capacità di decidere, di assimilare rapidamente molte informazioni e di prendere una decisione. È il lavoro di squadra." Sette anni dopo, a Fort Stewart, tramite i videogiochi l'esercito non cerca più soltanto i giocatori fuori dalle caserme: prova anche a trattenere quelli che sono già al loro interno.

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Openbook 26.34 - Lovable Pancake

Ieri è stata fatta la prima build stable di Openbook: un nuovo software per il Fediverso, che si pone come alternativa ai primi tempi di Facebook per navigare un social fatto di persone ma accentuando la curiosità di leggere e scrivere prima che di curiosare e spettegolare!

C’è ancora molta strada da fare, però anche una semplice issue aiuterà a farne un pezzettino

about.openb.app/changelog.php?…

@lealternative

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Il vantaggio estivo dei Dem nei sondaggi non è per forza un'illusione


Negli ultimi quattro cicli le rilevazioni di fine agosto hanno sovrastimato i democratici di circa 5 punti, ma per l'analista americano quest'anno i fondamentali raccontano un'altra storia.

I sondaggi che danno i democratici in netto vantaggio in diverse corse per il Senato potrebbero essere gonfiati dal periodo dell'anno in cui sono stati condotti. Negli ultimi quattro cicli elettorali, dal 2018 al 2024, la rilevazione media di fine agosto ha attribuito ai candidati democratici un margine migliore di circa 5 punti rispetto al risultato ottenuto poi alle urne, secondo i dati raccolti dal sondaggista Patrick Ruffini della società di ricerca Echelon Insights. Il giorno del voto la distorsione era invece molto più contenuta. Nate Silver, il più noto analista elettorale americano, ha dedicato a questo dato un'analisi sulla sua newsletter Silver Bulletin e sostiene che la storia sia più complicata di così.

Nell'agosto del 2018 il democratico Phil Bredesen era in vantaggio nelle medie dei sondaggi in Tennessee contro la repubblicana Marsha Blackburn: a settembre il vantaggio si è capovolto e Blackburn ha poi vinto con 11 punti di scarto. In South Carolina, nel 2020, il democratico Jaime Harrison era dato alla pari con il senatore repubblicano Lindsey Graham fino a settembre inoltrato e ha raccolto moltissime donazioni, salvo perdere di 10 punti.

Silver ritiene che quei numeri vadano letti con cautela. I dati arrivano da quattro sole tornate elettorali e i risultati all'interno di ogni ciclo sono fortemente correlati fra loro: se un sondaggio in South Carolina sovrastima il candidato democratico, quasi certamente lo fanno anche tutti gli altri. Le centinaia di rilevazioni che compongono la serie storica, secondo Silver, valgono quindi molto più come quattro osservazioni che come centinaia di casi indipendenti.

Due dei quattro cicli considerati sono elezioni presidenziali (il 2020 e il 2024), quando i sondaggi hanno sovrastimato i democratici quasi ovunque. Nelle ultime due elezioni di metà mandato, il 2018 e il 2022, le rilevazioni sono state invece accurate e prive di distorsioni sistematiche rispetto agli standard storici. Il modello di Silver, che si chiama FLIPR, dà per scontato che gli errori dei sondaggi siano correlati da uno Stato all'altro, tanto che un partito può vincere quasi tutte le corse in bilico come ha fatto Donald Trump nel 2024, ma assume anche che quegli errori possano avvantaggiare con la stessa probabilità i democratici o i repubblicani. È per questo che restano sul tavolo sia lo scenario in cui i democratici conquistano sei o sette seggi al Senato sia quello in cui non ne guadagnano nemmeno uno.

Un sondaggio di agosto fotografa un elettorato che ha visto pochissima pubblicità elettorale e ha ricevuto molte meno indicazioni di voto dai propri riferimenti politici rispetto a novembre. In Michigan le rilevazioni condotte durante e subito dopo una primaria democratica molto conflittuale davano Abdul El-Sayed in svantaggio sul repubblicano Mike Rogers, ma dopo la riappacificazione tra El-Sayed e i suoi avversari interni le ultime due rilevazioni lo danno in vantaggio, come il modello si aspettava.

Le versioni Classic e Deluxe di FLIPR partono dal presupposto che i sondaggi estivi possano essere distorti in modo prevedibile. Se la media delle rilevazioni in uno Stato dà i repubblicani avanti di 3 punti mentre i fondamentali (cioè le caratteristiche strutturali del collegio) indicano un vantaggio democratico di 7, il modello fa una media pesata delle due cose e può proiettare la corsa su un vantaggio democratico di un punto. Una previsione non è la fotografia di come andrebbe un'elezione tenuta oggi e per Silver il ritorno verso i fondamentali del collegio è esattamente quello che dovrebbe accadere, come è successo in Tennessee nel 2018.

Silver attribuisce il peso maggiore al quadro nazionale. FLIPR stima il clima politico attuale intorno a un vantaggio democratico di 7,5 punti, cioè quello che ci si aspetterebbe in un'elezione di metà mandato contro un presidente con il 38 per cento di consensi. La regressione sui dati storici indicherebbe addirittura 8,5 punti. Nel 2022 la situazione era diversa: i sondaggi dei singoli collegi erano molto favorevoli ai democratici mentre il quadro nazionale, con l'impopolarità di Joe Biden e la lunga tradizione di elezioni di metà mandato vinte dall'opposizione, suggeriva il contrario. Alla fine i due dati si sono incontrati a metà strada. Quest'anno, secondo Silver, quella distanza non c'è e i diversi indicatori sono già allineati.

Una parte della distorsione storica a favore dei democratici dipende da chi viene intervistato. In estate la maggioranza dei sondaggi è condotta tra gli elettori registrati alle liste o perfino tra tutti gli adulti, mentre a novembre prevalgono quelli sugli elettori probabili, che tengono conto di chi andrà davvero alle urne. Il vantaggio di partecipazione di cui godevano tradizionalmente i repubblicani si è però eroso e potrebbe essersi rovesciato, perché l'elettorato democratico è ormai centrato sui laureati, che alle elezioni di metà mandato votano più degli altri. Nei sondaggi di quest'anno che pubblicano entrambe le versioni, i democratici di solito guadagnano terreno in quella sugli elettori probabili.

Gli spostamenti del clima nazionale tra l'estate e l'autunno sono diventati più rari negli ultimi anni e Silver si dice sempre più scettico sulla possibilità che il quadro cambi molto entro novembre. Una delle modifiche introdotte quest'anno in FLIPR è proprio l'ipotesi di oscillazioni più contenute quando la polarizzazione è alta, perché gli elettori si schierano prima e i veri indecisi sono pochi. Se i sondaggi sovrastimeranno ancora una volta i democratici, secondo Silver sarà perché li hanno sovrastimati fin dall'inizio, non perché qualcosa è cambiato tra agosto e novembre.

L'estate resta comunque la stagione delle rilevazioni meno affidabili. Le campagne diffondono i propri sondaggi interni per attirare attenzione e raccogliere fondi, per esempio un democratico che si mostra indietro di soli 3 punti in un collegio dove i repubblicani vincono di 20. In autunno i sondaggisti sono più restii a pubblicare risultati anomali e tendono ad allineare le proprie stime a quelle degli altri, un fenomeno che in inglese si chiama herding. Anche la scelta delle corse da sondare non è casuale: dove il risultato è scontato i sondaggisti non sprecano risorse, mentre una corsa potenzialmente sorprendente come quella della South Carolina nel 2020 attira moltissime rilevazioni. Per questo Silver considera più solida la domanda generica su quale partito si voterebbe per il Congresso, che vale allo stesso modo per tutti gli Stati.

Un'ipotesi che Silver attribuisce all'analista Lakshya Jain riguarda la pubblicità elettorale. Se i democratici concentrano la spesa in estate per orientare il racconto dei media e lasciano che i repubblicani recuperino in autunno, un vantaggio di 5 a 1 sugli spot destinato a ridursi a 4 a 3 può gonfiare i sondaggi di agosto. L'effetto, a giudizio di Silver, resta comunque modesto, perché ritiene sopravvalutato il peso della pubblicità e della spesa elettorale in generale.

In Alaska il sistema di voto è il più complicato del paese: la primaria di agosto è unica per tutti i partiti e seleziona i quattro candidati più votati, che a novembre si affrontano con il ranked choice voting, il meccanismo in cui l'elettore ordina i nomi in base alle preferenze e i voti di chi viene eliminato passano al candidato indicato subito dopo. Alla primaria di martedì la democratica Mary Peltola ha ottenuto il 48 per cento dei voti con l'80 per cento delle schede scrutinate e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan il 43. I due si sono qualificati per una sfida che FLIPR considera in perfetto equilibrio, insieme a un omonimo, Daniel J. Sullivan Jr., che i repubblicani hanno accusato di volere confondere gli elettori.

Nella corsa a governatore dell'Alaska i democratici Jonathan Kreiss-Tomkins e Tom Begich chiuderanno ai primi due posti con circa il 20 per cento dei voti ciascuno, ma sommando tutti i candidati i repubblicani hanno il 51 per cento contro il 42 dei democratici, quindi il primato vale meno di quanto sembri. Nei conteggi successivi del voto a preferenze ordinate le seconde scelte non restano tutte dentro lo stesso partito: molti elettori non indicano abbastanza nomi sulla scheda e una parte dei voti finisce a candidati di altri schieramenti. FLIPR ritiene che ai democratici sarebbe convenuto avere un solo candidato nettamente in testa e ora considera la corsa un testa a testa, con una leggera inclinazione a favore dei repubblicani.

In Florida la deputata statale Angie Nixon, iscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana, ha vinto la primaria democratica per il Senato con 12 punti di vantaggio su Alexander Vindman, ex direttore per gli affari europei del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'organo della Casa Bianca che coordina la politica estera. Nixon ha raccolto meno di un milione di dollari contro i più di 16 milioni di Vindman ed è leggermente più indietro nei sondaggi contro la repubblicana Ashley Moody. Per Silver anche Vindman, senza legami di lunga data con lo Stato né esperienza di cariche elettive, sarebbe stato un candidato debole, ma Nixon lo è ancora di più e la Florida difficilmente è lo Stato giusto per misurare la presa del socialismo democratico.

Le probabilità democratiche in Florida, nella versione Deluxe della previsione, sono scese dal 21 per cento con Vindman all'11 per cento con Nixon, anche se Silver ammette che il modello attribuiva forse troppo credito alla raccolta fondi di Vindman, che teneva in piedi un quadro per il resto sfavorevole. Nessuno dei due partiti considererà la corsa competitiva, in quello che era stato per anni il più conteso degli Stati americani e che i democratici hanno di fatto abbandonato. Secondo FLIPR perfino il Kansas è oggi un obiettivo più realistico per il partito.


In Alaska a novembre la dem Peltola sfiderà i due Sullivan


Mary Peltola e Dan Sullivan si affronteranno a novembre. La democratica, già deputata, e il senatore repubblicano uscente si sono qualificati per le elezioni di novembre nelle primarie dell'Alaska, secondo le proiezioni dell'Associated Press e di Decision Desk HQ. Il risultato della sfida potrebbe pesare in maniera fondamentale sul controllo del Senato: ai democratici servono 4 seggi netti in più per conquistare la maggioranza.

Lo Stato dell'Alaska vota con un sistema approvato per referendum nel 2020 e giunto ormai al terzo ciclo elettorale. La primaria è unica e senza distinzioni di partito: alla sfida di novembre accedono i primi quattro classificati, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Alle elezioni generali si applica invece il voto classificato: ogni elettore ordina i candidati in base alle proprie preferenze e, se nessuno supera subito il 50%, il meno votato viene eliminato e le sue seconde scelte vengono redistribuite. Il procedimento continua finché un candidato non raggiunge la maggioranza. Nei risultati preliminari diffusi dalla Divisione elettorale dello Stato, con circa il 70% delle sezioni scrutinate, Peltola era poco sotto il 48% e Sullivan intorno al 44%.

★Primaria aperta · Alaska
Alaska, la primaria aperta per il Senato degli Stati Uniti
Peltola davanti al senatore uscente Sullivan. Passano al voto generale i primi quattro classificati
Focus America

Risultati Mappa del voto

CandidatoVoti%

Mary Peltola
Democratica · passa alle generali

63.364
48,0%

Dan S. Sullivan
Repubblicano, uscente · passa alle generali

56.510
42,8%

Daniel J. Sullivan Jr.
Repubblicano

3.222
2,4%

David B. Leslie
Democratico

1.491
1,1%

Gerald L. Heikes
Repubblicano

1.468
1,1%

Altri candidati
Totale per differenza

5.855
4,4%

131.910voti totali
80% scrutinato

Chi guida in ogni borough
Anchorage Fairbanks Juneau

Peltola 50-60%
Peltola oltre il 60%
D. Sullivan 50-60%
D. Sullivan oltre il 60%

Le tonalità riprendono le fasce di vantaggio della mappa della fonte, che non pubblica i dati numerici per singolo borough.

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press. Risultati parziali, 80% delle schede scrutinate.

Il secondo Sullivan resta sulla scheda


Il terzo posto, con circa il 2,5%, è andato a Daniel J. Sullivan Jr., insegnante in pensione del piccolo villaggio di pescatori di Petersburg, candidato anche lui come repubblicano. A novembre gli elettori troveranno quindi sulla scheda due candidati con nomi quasi identici. I repubblicani hanno bollato la sua candidatura come un espediente democratico per confondere gli elettori e sottrarre voti al senatore.

La Divisione elettorale dello Stato, che fa capo a un'amministrazione repubblicana, lo aveva escluso dalla scheda durante l'estate, ma lunedì la Corte Suprema dell'Alaska ha stabilito che non poteva essere squalificato. Sulla scheda elettorale il senatore compare come Dan S. Sullivan, accompagnato dall'indicazione di uscente, mentre l'altro candidato è registrato come Daniel J. Sullivan Jr. Martedì mattina è intervenuto anche Donald Trump, invitando gli elettori a votare per il "vero" Dan Sullivan e definendo il rivale un impostore. L'insegnante sostiene invece che la propria candidatura sia pienamente legittima.

In uno Stato con circa 600.000 elettori registrati, anche poche schede assegnate per errore potrebbero incidere su una competizione equilibrata. Resta, inoltre, ancora da assegnare il quarto e ultimo posto per le elezioni generali. Il democratico David Leslie e il repubblicano Gerald Heikes sono separati da poche centinaia di voti e il conteggio proseguirà fino al 28 agosto, termine entro il quale le schede inviate per posta dovranno raggiungere la Divisione elettorale.

Peltola era considerata l'unica democratica in grado di impensierire seriamente Sullivan. Esponente dei popoli nativi dell'Alaska, ex pescatrice ed ex deputata statale, nel 2022 è diventata la prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, vincendo a sorpresa le elezioni speciali per l'unico seggio dello Stato alla Camera: era la prima vittoria democratica in quel collegio da decenni. Pochi mesi dopo ha conquistato un mandato pieno, si è iscritta ai Blue Dogs, il gruppo dei democratici moderati, e nel 2024 è stata battuta di misura dal repubblicano Nick Begich III. La sua campagna per il Senato è incentrata sulla tutela della pesca selvatica e dell'economia ittica. Lo slogan "fish, family, freedom", pesce, famiglia e libertà, punta a conquistare indipendenti ed elettori di centrodestra in uno Stato dominato da decenni dai repubblicani.

Soldi, sondaggi e un rimpasto a pochi giorni dal voto


Sullivan siede al Senato dal 2015, è un veterano dei Marines e sostiene il presidente Trump. In due mandati ha costruito rapporti solidi con le diverse componenti della società dell'Alaska, comprese le comunità native e il settore della pesca, ma ora deve fare i conti con il carovita e con la crescente insoddisfazione verso l'Amministrazione in carica.

Entrambi arriveranno a novembre con risorse considerevoli. Il Senate Leadership Fund, il comitato legato al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha annunciato la settimana scorsa fondi per altri 2 milioni di dollari, portando a 17 milioni l'investimento complessivo nella competizione. Nel secondo trimestre Peltola ha invece raccolto quasi 7 milioni di dollari, contro i 2 milioni di Sullivan, che ha però chiuso il periodo con più fondi a disposizione. Il Cook Political Report e Decision Desk HQ classificano il seggio come incerto, Decision Desk HQ assegna ai democratici un leggero vantaggio.

La settimana scorsa Peltola ha preso le distanze dall'ex vicepresidente Kamala Harris, che aveva diffuso un appello per raccogliere fondi in suo favore, rischiando di compromettere l'immagine della candidata come figura indipendente e distante dal Partito Democratico nazionale. Negli stessi giorni, la campagna ha attraversato un rimpasto: un collaboratore storico e due consulenti di lungo corso sono stati licenziati, mentre il direttore dello staff elettorale è stato sostituito.

Elon Musk ha intanto versato 1,5 milioni di dollari all'Aurora Action Network, che ne ha trasferito 1 milione al comitato impegnato ad abolire il sistema elettorale introdotto nel 2020. Il referendum previsto per questo autunno cancellerebbe il voto classificato, le primarie aperte e le norme sulla trasparenza dei finanziamenti che consentono agli elettori dell'Alaska di sapere chi finanzia le campagne. Un'iniziativa analoga era però già stata respinta nel 2024 per poco più di 700 voti.


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Linus Torvalds risolve un bug nel driver grafico Intel Xe con l’aiuto dell’intelligenza artificiale


È piuttosto raro vedere Linus Torvalds, creatore e maintainer (responsabile dello sviluppo) del kernel Linux, scrivere personalmente patch (correzione) per i driver grafici open source del sistema operativo. Tuttavia, la community è stata sorpresa...

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Perché Wikipedia (e la sua filosofia) contano più che mai nell’era dell’IA

Wales ricorda anche una verità scomoda: le persone, fuori dai social, sono fondamentalmente gentili. Sono gli algoritmi a distorcere la percezione, premiando lo “zio pazzo” e nascondendo la “nonna gentile”.

ilglobale.it/storia/perche-wik…

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Zellij il terminal workspace che rende più semplice il multitasking su Linux


Zellij è un terminal workspace moderno e open source che semplifica pannelli, sessioni e lavoro multitasking direttamente dalla riga di comando.L'articolo "Zellij il terminal workspace che rende più semplice il multitasking su Linux" proviene da Linux Easy.
Questo contenuto è distribuito con licenza CC BY-NC 4.0 non riprodurre questo articolo o immagini senza permesso.

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Ora sono tutti contro i datacenter in America


Il governatore del Texas frena i nuovi impianti mentre cresce la protesta pubblica contro i consumi di energia e acqua. Un tema che attraversa entrambi i partiti e pesa sempre di più sulle elezioni di midterm.

A novembre il governatore del Texas Greg Abbott aveva annunciato un investimento da 40 miliardi di dollari da parte di Google e definito il suo Stato "l'epicentro dello sviluppo dell'intelligenza artificiale". Meno di un anno dopo, il 3 agosto, il governatore repubblicano ha ordinato di sospendere gli allacciamenti alla rete elettrica per i nuovi data center: circa 1.800 progetti dal valore complessivo di miliardi di dollari, in attesa di una verifica sui consumi di energia e acqua. La decisione ha irritato pesantemente Donald Trump, che questa settimana ha difeso gli impianti definendoli un motore per l'economia statunitense.

La protesta contro i data center, accusati di prosciugare le risorse e di alimentare una tecnologia capace di sottrarre posti di lavoro agli americani, si sta trasformando in un serio problema elettorale per i repubblicani e per una parte dei democratici in vista del voto autunnale. Abbott, candidato a un quarto mandato da governatore, deve ora affrontare gli attacchi della sua avversaria democratica Gina Hinojosa, deputata dell'Assemblea statale. Il suo vantaggio è sceso dagli 8 punti di gennaio a un solo punto nei sondaggi di luglio e agosto, mentre sei rilevazioni recenti descrivono una corsa sostanzialmente alla pari. "La questione dei data center è soltanto l'ultimo esempio di un governatore che fa gli interessi dei grandi donatori anziché quelli dei texani", ha dichiarato Hinojosa in un'intervista al Wall Street Journal.

Il governatore sostiene invece che le aziende abbiano accettato vincoli capaci di ridurre al minimo gli effetti sui mercati locali dell'acqua e dell'elettricità e presenta l'intesa come la prova che il suo piano funziona e protegge le comunità texane. Hinojosa ribatte che quelle garanzie devono essere sancite per legge. Martedì ha diffuso uno spot nel quale una persona domanda a un chatbot perché la bolletta elettrica continui ad aumentare. Il chatbot attribuisce la responsabilità ai data center approvati da Abbott, che ha ricevuto milioni di dollari in donazioni elettorali da dirigenti e aziende legati all'intelligenza artificiale, compreso Elon Musk.

Dal Michigan all'Ohio, il tema attraversa i due partiti


In Michigan il progressista Abdul El-Sayed, candidato al Senato, accusa il suo avversario, l'ex deputato repubblicano Mike Rogers, di voler piazzare questi impianti nei giardini degli elettori dello Stato. "La gente li odia davvero, i data center", ha detto durante un evento elettorale a luglio. Messo in difficoltà da queste accuse, Rogers ha dichiarato che il settore avrebbe bisogno di una "pausa", dopo avere già sostenuto che le comunità devono poter decidere se accogliere gli impianti ed essere protette dagli aumenti delle bollette.

In Ohio l'ex senatore democratico Sherrod Brown, nuovamente candidato al Senato, ha speso milioni di dollari in una campagna pubblicitaria estiva che presenta il repubblicano Jon Husted come "il volto dei data center" e lo accusa di avere ridimensionato il proprio entusiasmo per l'intelligenza artificiale visto l'aria che tira. Husted nega di avere cambiato posizione e afferma di avere sempre chiesto che le aziende paghino di più per l'energia e versino le imposte locali. Il mese scorso ha presentato al Congresso una proposta di legge che introduce standard più severi per gli impianti di data center.

In un memo riservato diffuso martedì e intitolato "Ohio Data Center Risk", il comitato incaricato di eleggere i senatori repubblicani ha ammesso che "i data center sono il macigno al collo di Husted" e che, se il senatore perderà, la responsabilità ricadrà sul settore, perché i candidati non possono "rimediare alla reputazione tossica di un intero comparto dell'economia". Il documento non era rivolto ai candidati, ma alle aziende dell'intelligenza artificiale, alle quali il partito chiede di intervenire in difesa dei propri data center prima di novembre. Anche in questo caso, si tratta di una posizione opposta a quella del presidente: mercoledì Trump ha detto che, se fosse sindaco o governatore, accoglierebbe volentieri i data center per i benefici economici che producono.

Persino Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dell'Ohio e abitualmente ostile alla regolamentazione pubblica, questo mese ha promesso di congelare le autorizzazioni alla costruzione di nuovi data center finché il Parlamento statale non approverà una legge che imponga alle aziende standard ambientali, fornitura di elettricità gratuita per i residenti e il pagamento integrale delle imposte sugli immobili. Mercoledì il procuratore generale Aaron Ford, candidato democratico alla guida del Nevada, ha promesso di sospendere le agevolazioni fiscali per i nuovi data center finché una verifica non accerterà che le aziende abbiano rispettato tutti gli impegni assunti. Nel 2015 era stato tra i firmatari della legge che aveva istituito quelle stesse agevolazioni.

Sei americani su dieci non li vogliono vicino a casa


Il 61% degli americani è contrario alla costruzione di nuovi data center nella propria zona, contro il 49% rilevato tra febbraio e marzo, secondo l'Annenberg Public Policy Center della University of Pennsylvania. L'istituto parla del divario più ampio registrato per qualsiasi domanda relativa all'intelligenza artificiale. "Per i democratici non si vedeva da decenni un tema tanto divisivo", ha affermato Brad Carson, ex deputato democratico dell'Oklahoma e oggi presidente di un centro studi che chiede norme più severe sull'intelligenza artificiale.

La pressione investe anche chi ha puntato politicamente su questa tecnologia. Il governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, martedì ha firmato un ordine esecutivo che esclude i progetti legati all'intelligenza artificiale dalla procedura accelerata per il rilascio dei permessi, vieta gli accordi di riservatezza e subordina l'esame delle domande all'approvazione delle amministrazioni locali e all'assunzione di impegni vincolanti su energia, acqua e trasparenza.

Un anno fa Shapiro aveva invece elogiato aziende come Amazon, che si era impegnata a investire 20 miliardi di dollari in almeno due impianti nelle contee di Bucks e Luzerne, durante un vertice al quale avevano partecipato Trump e altri esponenti repubblicani. Ma a giugno un sondaggio Quinnipiac ha rilevato che il 76% degli elettori registrati in Pennsylvania si oppone alla costruzione di un data center nella propria comunità. Come Abbott, anche Shapiro viene ora attaccato dal suo sfidante per le posizioni sostenute allora.

Il deputato repubblicano Tom Tiffany, candidato alla guida del Wisconsin, ha ribattezzato in una serie di messaggi sui social "Data Center David" il suo rivale democratico David Crowley, presidente della contea di Milwaukee, che l'anno scorso aveva sostenuto che lo Stato potesse diventare un polo dell'intelligenza artificiale. Nessuno dei due si è spinto però fino a chiedere la moratoria proposta dalla progressista Francesca Hong, sconfitta da Crowley per circa 4.000 voti alle primarie della settimana scorsa, ma entrambi hanno sostenuto la necessità di introdurre qualche forma di restrizione.

L'industria rincorre una narrazione ormai fuori controllo


Per le aziende dell'intelligenza artificiale la situazione si è trasformata in una vera e propria crisi, con divieti o sospensioni dei nuovi progetti adottati in decine di Stati e amministrazioni locali. Gli analisti della banca d'affari Evercore ISI hanno scritto ai clienti che, considerato il volume delle proposte in discussione, l'opposizione ai data center rappresenta un rischio per gli investitori da qui alle elezioni presidenziali del 2028. Giovedì il finanziere Chamath Palihapitiya ha stimato su X che, se il fenomeno si estendesse, potrebbe sottrarre tra il 2% e il 3% alla crescita economica annua. "Questa è una polveriera", ha scritto.

I dirigenti del settore promettono di pagare di più per l'energia e di consumare meno acqua, ma sui territori la fiducia resta scarsa. "Stiamo cercando di rincorrere questa narrazione, che continua a crescere a passi da gigante", ha dichiarato Dan Diorio, vicepresidente esecutivo per le politiche statali della Data Center Coalition, l'associazione del settore.

Fino a poco tempo fa gli Stati facevano a gara per attrarre i data center, perché custodiscono ogni genere di dati online e garantiscono un gettito fiscale costante. Più di dieci anni fa fu lo stesso Abbott a firmare la legge che concedeva loro agevolazioni per attirare investimenti tecnologici in Texas. Il lancio di ChatGPT nel 2022 e la successiva espansione dell'intelligenza artificiale hanno però colto impreparati gli Stati, moltiplicando i consumi di energia e acqua degli impianti necessari ad alimentarla. Grazie all'abbondanza di terreni e di energia e alla facilità con cui si ottengono i permessi, oggi il solo Texas ospita più di 500 data center, secondo la piattaforma specializzata Data Center Map, ed è secondo soltanto alla Virginia.

A mostrare le dimensioni dello sviluppo ancora atteso sono i dati di ERCOT, il gestore della rete elettrica texana: le richieste di allacciamento raggiungono complessivamente i 474 gigawatt, cinque volte il picco dei consumi dello Stato, e per il 90% provengono proprio dai data center.


In Michigan un sondaggio rilancia le speranze di El-Sayed


Il democratico Abdul El-Sayed è avanti di sette punti sul repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato in Michigan: 46% contro 39%, secondo un sondaggio dell'istituto Susquehanna diffuso questa settimana e condotto il 17 agosto tra gli elettori probabili. Il 9% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 4% indica un altro candidato: complessivamente, dunque, più di un elettore su otto non si schiera con nessuno dei due principali contendenti. Resta comunque il risultato più favorevole a El-Sayed da diverse settimane e contrasta con quasi tutte le altre rilevazioni più recenti.

Un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati e con un margine di errore di tre punti, dava invece Rogers avanti per 51% a 47%. La rilevazione, tuttavia, prendeva in esame una popolazione diversa da quella degli elettori probabili, una delle ragioni per cui i due risultati non coincidono. Un sondaggio online realizzato questo mese da TechnoMetrica per la League of American Workers assegnava invece a El-Sayed un vantaggio di tre punti, 45% contro 42%. Alla fine di luglio, EPIC-MRA per MIRS aveva rilevato Rogers avanti di tre punti, 46% contro 43%, su un campione di 600 persone e con un margine di errore di 4 punti: una distanza, quindi, statisticamente non significativa. La stessa rilevazione aveva esaminato anche un possibile confronto tra Rogers e la deputata Haley Stevens, che risultava in vantaggio di due punti.

Due candidati poco popolari


El-Sayed, esponente dell'ala progressista del Partito Democratico, ha sconfitto Stevens alle primarie. La sua vicinanza allo streamer Hasan Piker e alcune sue dichiarazioni del passato gli hanno attirato critiche all'interno del partito e offerto argomenti agli avversari repubblicani. Rogers, sostenuto da Donald Trump, è stato invece deputato alla Camera dal 2001 al 2015. Un solo sondaggio non basta ovviamente a chiudere il dibattito sulla sua eleggibilità, anche se Susquehanna è considerato uno degli istituti con il miglior livello di accuratezza.

La scorsa settimana Harry Enten, analista elettorale della CNN, ha definito El-Sayed "storicamente impopolare" e "molto più debole degli altri democratici in corsa", sostenendo che il suo livello di impopolarità sia il peggiore mai registrato, a questo punto della campagna, da un candidato democratico al Senato dall'inizio del secolo. Nel sondaggio di Fox News, il 41% degli intervistati esprime un giudizio positivo su El-Sayed e il 54% uno negativo, per un saldo netto di -13. I candidati democratici al Senato in Iowa, Maine e Ohio registrano invece tutti un saldo positivo. Anche Rogers, però, è giudicato sfavorevolmente: il 45% ne ha un'opinione positiva e il 51% una negativa, per un saldo netto di -6.


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La penalizzazione dell'apprendimento tramite IA generativa: evidenze dall'istruzione secondaria cinese


Utilizzando dati panel di 30 mesi su 26.811 studenti cinesi delle classi dalla settima alla dodicesima, studiamo come l'intelligenza artificiale generativa influenzi (positivamente) la produttività nello svolgimento dei compiti ma influenzi anche (negativamente) l'apprendimento.

cepr.org/publications/dp21577

@aitech @scuola

Grazie a Emilia per la segnalazione

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Vance torna nell'acciaieria del nonno per la campagna elettorale


A Middletown il vicepresidente ha annunciato un miliardo di investimenti nell'impianto Cleveland-Cliffs, che userà un finanziamento nato per l'acciaio pulito per ricostruire l'altoforno a carbone

Il vicepresidente JD Vance è tornato venerdì a Middletown, in Ohio, per parlare dall'acciaieria dove suo nonno ha lavorato quasi quarant'anni come saldatore. Il discorso è stato in parte l'annuncio di un investimento da un miliardo di dollari nello stabilimento e per il resto un comizio elettorale a due mesi e mezzo dalle elezioni di metà mandato di novembre.

"Papaw era un saldatore in questo posto per 40 anni e oggi suo nipote è qui come vicepresidente di questi Stati Uniti. È una cosa straordinaria", ha detto Vance salendo sul palco del Middletown Works di Cleveland-Cliffs, che si chiamava Armco Steel quando ci lavorava suo nonno James Vance. Papaw è il modo in cui il vicepresidente chiama il nonno in "Hillbilly Elegy", il libro del 2016 in cui descrive la fabbrica come la salvezza economica che portò i suoi nonni dalle montagne del Kentucky alla classe media americana.

L'investimento vale un miliardo di dollari, metà a carico di Cleveland-Cliffs e metà del Dipartimento dell'Energia americano, con un'intesa che l'azienda e il governo devono ancora negoziare nei dettagli. I 500 milioni federali erano stati assegnati per un progetto diverso: nel 2024 l'amministrazione Biden aveva scelto Middletown per un programma del Dipartimento dell'Energia destinato ai grandi impianti industriali capaci di abbattere le emissioni di gas serra. Il piano prevedeva di smantellare l'altoforno a carbone e di sostituirlo con un impianto di riduzione diretta del ferro e due forni elettrici di fusione, alimentati prima a gas naturale e poi a idrogeno pulito. Il dipartimento stimava un taglio di circa un milione di tonnellate di gas serra all'anno.

Il piano nuovo ricostruisce e ammoderna l'altoforno esistente, quindi conserva il carbone. Il cambio di rotta era stato anticipato la settimana scorsa da cleveland.com e l'annuncio di venerdì ne ha fissato il prezzo.

Il progetto rivisto comprende l'ammodernamento dell'altoforno, nuovi sistemi di movimentazione dei materiali, controlli di processo gestiti dall'intelligenza artificiale e una centrale di cogenerazione che catturerà il gas dell'altoforno per produrre elettricità e vapore. L'azienda sostiene che le modifiche miglioreranno l'efficienza energetica e abbasseranno i costi operativi, mantenendo una produzione di circa tre milioni di tonnellate di acciaio grezzo all'anno. I lavori partiranno nelle prossime settimane e dureranno quattro anni, con la ricostruzione dell'altoforno prevista entro i primi tre mesi del 2030.

Cambia anche quanto ci mette l'azienda. Con il piano originario Cleveland-Cliffs aveva previsto un esborso netto di circa 1,3 miliardi di dollari in cinque anni (al netto dei fondi federali e delle spese che avrebbe evitato sull'altoforno e sulle cokerie esistenti). Ora ne mette 500 milioni, anche se i due progetti hanno una portata troppo diversa perché le cifre siano confrontabili in modo diretto.

Sui posti di lavoro l'azienda dice che l'intervento ne preserverà 2.300 e impiegherà più di 1.500 persone nel momento di massima attività dei cantieri, senza annunciare nuovi posti permanenti. Il progetto originario prometteva di mettere in sicurezza 2.500 posti, di aggiungerne 170 e di creare 1.200 impieghi nell'edilizia durante la fase di punta dei lavori.

L'annuncio di venerdì non contiene una stima di quanto il nuovo progetto ridurrà le emissioni. La bozza dell'autorizzazione a emettere in atmosfera, all'esame dell'agenzia per la protezione ambientale dell'Ohio, indica invece aumenti significativi per sei inquinanti dopo l'installazione dei nuovi impianti. Il consiglio comunale di Middletown ha votato il 7 luglio con quattro voti favorevoli e uno contrario per sostenere la richiesta dell'azienda.

"A Middletown Works era stata promessa l'occasione di diventare un leader mondiale dell'acciaio pulito", ha detto in una nota Hilary Lewis, responsabile per il settore siderurgico dell'organizzazione ambientalista Industrious Labs. "Invece l'impianto riceve enormi incentivi federali per far risparmiare soldi all'azienda senza ridurre in modo significativo l'inquinamento".

Lourenco Goncalves, presidente e amministratore delegato di Cleveland-Cliffs, aveva iniziato a mettere in discussione pubblicamente il piano sull'idrogeno nel 2025, dicendo che quel combustibile non sarebbe stato disponibile quando all'azienda sarebbe servito. Quest'anno ha spiegato agli analisti finanziari che la società ha lavorato con il Dipartimento dell'Energia per allineare l'investimento agli obiettivi dell'amministrazione Trump. Cleveland-Cliffs sostiene ora che l'altoforno sia necessario per produrre l'acciaio delle superfici esterne delle automobili, ma nel bilancio del 2024 aveva scritto che la conversione non avrebbe avuto effetti negativi sulla qualità dei suoi prodotti.

Vance è salito sul palco tra gli applausi e i cori di "USA! USA!", preceduto da una preghiera, dal giuramento alla bandiera e dagli interventi di diversi eletti e candidati repubblicani dell'Ohio. Ha chiesto alla platea di dire ai "radicali di estrema sinistra" che "questo non è il vostro paese, è il nostro paese". Ha poi elogiato il senatore Jon Husted, che a novembre difende contro l'ex senatore democratico Sherrod Brown il seggio lasciato libero proprio da Vance. Ha speso parole anche per Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dello Stato contro la democratica Amy Acton.

Vance ha descritto il Partito democratico di oggi come irriconoscibile rispetto a quello che suo nonno votava per il legame con i sindacati e lo ha chiamato "il partito degli studenti post-laurea". "Questo non è, purtroppo, il Partito democratico di John Fitzgerald Kennedy o di Franklin Delano Roosevelt. Diamine, non è nemmeno il Partito democratico di Bill Clinton", ha detto. Il nonno, ha aggiunto, odiava "le persone che si sono dimenticate di questa città quando avrebbero dovuto battersi per lei".

Il vicepresidente ha attribuito la perdita dei posti di lavoro nelle fabbriche a quarant'anni di politiche di libero scambio e immigrazione aperta sostenute da entrambi i partiti e alla successiva diffusione degli oppiacei, che ha addossato ai cartelli della droga e al traffico di fentanyl. Ha riconosciuto le preoccupazioni degli americani sul costo della vita, dicendo che "c'è molto lavoro da fare" e che non sarà facile né immediato, ma che il presidente Donald Trump sta cercando di invertire "40 anni di declino americano". I dazi decisi dal presidente hanno però contribuito ad alzare i prezzi, sia dei prodotti importati sia di quelli fabbricati negli Stati Uniti, secondo l'ufficio bilancio del Congresso.

Su Brown il vicepresidente ha insistito sull'immigrazione. "I democratici, comprese persone come Sherrod Brown, che fingono di essere amici dei lavoratori di questo stabilimento, dicevano che non si poteva fare nulla, che serviva una nuova legge. Come abbiamo imparato negli ultimi 18 mesi, non serviva una nuova legge per chiudere quel confine. Serviva solo un nuovo presidente degli Stati Uniti", ha detto. A febbraio Brown aveva chiesto al presidente di rinviare la revoca dello status di protezione temporanea, il permesso che rendeva regolari circa 15 mila haitiani residenti a Springfield, in Ohio. A giugno la Corte Suprema ha dato il via libera alla revoca.

La campagna di Brown ha replicato attaccando Husted sui centri di calcolo per l'intelligenza artificiale, il tema su cui l'ex senatore ha costruito la sua corsa con spot che lo definiscono "il volto dei data center in Ohio" e lo accusano di aver fatto salire le bollette elettriche. Il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione che finanzia le campagne dei senatori repubblicani, ha avvertito in un documento interno questa settimana che il malcontento verso quegli impianti ha reso Husted vulnerabile, in un'estate in cui l'ostilità verso le grandi installazioni tecnologiche è cresciuta in diverse zone del paese.

L'Ohio ha perso il ruolo di Stato-termometro del voto americano ed è diventato saldamente repubblicano negli anni di Trump, ma i democratici puntano a riprendersi sia il seggio al Senato sia la guida dello Stato, che non conquistano da vent'anni. Nel 2024 Trump e Vance hanno ottenuto circa il 62% dei voti nei seggi di Middletown. Husted era stato nominato senatore dal governatore Mike DeWine per il posto lasciato da Vance, mentre Brown ha perso la rielezione due anni fa contro il repubblicano Bernie Moreno.

Anche nel 2024 il primo evento da solo di Vance dopo l'ingresso nel ticket con Trump si era tenuto a Middletown, nella scuola superiore che aveva frequentato. Il vicepresidente è oggi il primo a ricoprire quell'incarico e insieme quello di responsabile della raccolta fondi del Comitato nazionale repubblicano. Ha ammesso che le sue fortune politiche sono legate al risultato di novembre. Il suo ufficio ha annunciato per lunedì una tappa a Brewer, nel Maine, dove l'ex governatore repubblicano Paul LePage corre contro il democratico Matt Dunlap in un collegio conteso della Camera. Una sconfitta pesante dei repubblicani renderebbe quel doppio ruolo un bersaglio nelle primarie presidenziali del 2028.

Le idee economiche del vicepresidente sono già oggetto di una prima schermaglia in vista di quella corsa. Lo storico dell'economia Phillip Magness ha ripescato un video del 2023 in cui Vance, allora senatore, si diceva "non sicuro" che sia "davvero un bene" che decine di banche centrali straniere tengano le proprie riserve in dollari. Il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale (la moneta in cui gli altri paesi conservano i risparmi e regolano gli scambi internazionali) veniva paragonato a una "maledizione delle risorse", come "il carbone in Appalachia", perché permette ai consumatori americani di comprare a prezzi molto bassi e rende più difficile esportare.

I sostenitori di Vance hanno letto nella diffusione del video un tentativo dei repubblicani favorevoli al libero mercato di screditare le sue idee economiche prima di una possibile candidatura alla Casa Bianca. "Il fatto che esista ancora questa bizzarra destra libertaria di risulta che lo considera assurdo dice soprattutto quanto sia rimasta indietro rispetto ai temi di oggi", ha dichiarato a Semafor Oren Cass, fondatore del gruppo conservatore-populista American Compass. Cass ha riconosciuto che la polemica inizia a delineare i conflitti destinati a emergere dentro l'amministrazione su cosa debba essere la politica economica di destra, una discussione già aperta nel partito.

Vance non ha mai chiesto esplicitamente di rinunciare al ruolo del dollaro come valuta di riserva e non ha gli strumenti per farlo. Il presidente ha promesso di difendere quel ruolo e punta piuttosto sui dazi per far crescere le esportazioni americane. Kenneth Rogoff, professore ad Harvard e autore di un libro sul dollaro, ha detto a Semafor che la scarsa propensione dell'amministrazione a scoraggiare le banche centrali straniere dal detenere riserve in dollari indica che i funzionari "potrebbero essere stati convinti a non prendere quella strada".


L'estate in cui gli americani sono diventati luddisti


I data center per l'intelligenza artificiale e le telecamere che leggono le targhe delle auto sono diventati il bersaglio delle proteste in diverse comunità degli Stati Uniti. Il malcontento è entrato nella campagna per le elezioni di novembre, quelle che decideranno diversi governatori e il controllo del Congresso.

Le due infrastrutture sono la parte visibile di una tecnologia che di per sé non si vede. Su di loro si scarica la diffidenza verso il futuro promesso dalla Silicon Valley.

Giovedì Flock, l'azienda che ha diffuso negli Stati Uniti i lettori automatici di targhe, ha annunciato alcune modifiche per rispondere ai timori sull'accesso ai dati raccolti dalle sue telecamere, che finiscono alle forze dell'ordine e ad altri clienti. Quelle telecamere usano l'intelligenza artificiale per tracciare i veicoli. L'azienda e le autorità le difendono perché aiutano a combattere la criminalità, ma le segnalazioni di abusi hanno alimentato la protesta durante l'estate.

Carl Gunn, soprannominato "The Flock Blocker", ha attirato l'attenzione a St. Petersburg, in Florida, oscurando le telecamere con un cartello montato su un'asta lunga. È uno dei nuovi eroi popolari nati da questi gesti di resistenza.

Nelle assemblee comunali di tutto il paese si presentano cittadini contrari alla costruzione dei data center, gli enormi capannoni pieni di server su cui gira l'intelligenza artificiale. Alla radice ci sono le obiezioni tipiche di chi non vuole un impianto vicino a casa: il consumo di acqua e il prezzo dell'elettricità. A queste si aggiunge il sospetto che gli amministratori locali stiano favorendo le grandi aziende a spese dei residenti.

In Texas i progetti in cantiere porterebbero a più che quadruplicare il numero di data center, secondo Cleanview, che tiene traccia di queste iniziative. La questione è entrata nella corsa per il governatore, dove Greg Abbott è attaccato dalla sfidante democratica Gina Hinojosa, deputata dell'assemblea legislativa dello Stato, per il sostegno dato in passato alle grandi aziende tecnologiche.

Abbott ha ordinato alle autorità di regolazione di fermare gli allacciamenti dei data center alla rete elettrica dello Stato, in attesa di verifiche sui consumi di acqua ed elettricità. È un'inversione di rotta che ha attirato le critiche del presidente Trump, repubblicano come il governatore. "Per il Texas dire no ai data center è un errore", ha detto al sito Punchbowl News. "I data center potrebbero essere più grandi del petrolio".

Willie Nelson, una delle voci storiche del country americano, ha diffuso a fine luglio un messaggio contro i data center vicino a casa sua, nel Texas centrale: "L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un data center rumoroso, che ruba acqua e inquina con la luce, da qualche parte vicino alla nostra città". Il conflitto ricalca la vecchia contrapposizione americana tra città e campagna.

Secondo un'analisi pubblicata sul Wall Street Journal, le proteste vanno oltre l'opposizione all'intelligenza artificiale e sono il sintomo del desiderio di un'America senza intelligenza artificiale. Un meme diffuso sui social in queste settimane mette insieme video di vecchi camion, rock classico e una vita più semplice, con la frase "Questo e non sentire mai più parlare di intelligenza artificiale".

Brendan Steinhauser, che una generazione fa ha contribuito a creare il Tea Party, guida oggi l'Alliance for Secure AI, un gruppo bipartisan che chiede al Congresso di regolare l'intelligenza artificiale. Anche il Tea Party nacque sui social media, senza un leader iniziale, prima di diventare una forza politica che ha riscritto molte carriere. "Quando gli eletti o le aziende respingono le persone, le ignorano o le denigrano, è allora che la gente si arrabbia", ha detto al Wall Street Journal. La forza del fenomeno, ha aggiunto, sta nel mettere insieme mondi molto distanti che si presentano alla stessa protesta con cartelli diversi.

All'estremo della contestazione ci sono gli attivisti che chiedono una pausa nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, preoccupati per la sicurezza di questi sistemi. Temono che la tecnologia cancelli i posti di lavoro o, nel peggiore dei casi, l'umanità stessa. Sono paure che OpenAI e Anthropic hanno contribuito ad alimentare senza volerlo, con anni di dichiarazioni sui pericoli dell'intelligenza artificiale. Oggi i due laboratori si difendono da attacchi, in alcuni casi violenti, mentre continuano a sviluppare sistemi sempre più avanzati.

Le aziende tecnologiche hanno in programma di spendere insieme migliaia di miliardi di dollari per costruire un mondo intorno alla loro tecnologia. È una cifra che rende difficile per loro contrastare un malcontento che si presenta nelle assemblee comunali e nei seggi. Al fondo delle proteste che attraversano il paese c'è una domanda sola: chi decide il futuro che l'intelligenza artificiale porta con sé.


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Sono falliti i negoziati tra Canada e Stati Uniti: scattano i dazi


Le trattative sono saltate venerdì sera e i due paesi si accusano a vicenda. Carney annuncia ritorsioni di pari valore sulle merci americane e non ci sono nuovi incontri in calendario.

Da questa mattina alle 00:01, ora della costa orientale degli Stati Uniti — le 6:01 in Italia — birra, formaggi e numerosi altri prodotti canadesi stanno entrando nel mercato americano con un dazio del 50%. Le trattative tra Washington e Ottawa per evitare l'entrata in vigore della misura sono fallite ieri sera. Il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato contromisure di pari valore: "Il Canada risponderà a questi dazi dollaro per dollaro, per proteggere i nostri lavoratori e le nostre imprese", ha dichiarato in un comunicato, promettendo anche nuove misure di sostegno ai lavoratori canadesi nei prossimi giorni.

Washington e Ottawa si accusano a vicenda


Jamieson Greer, rappresentante degli Stati Uniti per il Commercio, ha attribuito al Canada la responsabilità della rottura, avvenuta dopo giorni di colloqui che sembravano aver avvicinato le due parti a un'intesa. "Questa sera il Canada ha rifiutato di finalizzare l'accordo commerciale alle condizioni concordate all'inizio della settimana, nonostante l'offerta americana di garantire al Canada il trattamento migliore riservato a qualsiasi grande esportatore verso il nostro mercato", ha dichiarato durante una conferenza stampa online. "Le nuove richieste canadesi e i passi indietro rispetto ad altri impegni hanno compromesso il delicato equilibrio raggiunto nei giorni scorsi."

Carney ha fornito una ricostruzione opposta, accusando gli Stati Uniti di aver introdotto all'ultimo momento condizioni "ingiuste e antieconomiche", tali da mettere "in discussione l'affidabilità di qualsiasi accordo". I progressi compiuti nelle ultime settimane, ha aggiunto, non sono stati "sufficienti a raggiungere i nostri obiettivi per i canadesi".

I nuovi dazi interessano circa il 5% delle esportazioni canadesi verso gli Stati Uniti, per un valore di circa 20 miliardi di dollari. Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno importato dal Canada beni per 382 miliardi di dollari e, secondo gli economisti, l'impatto complessivo sui consumatori americani dovrebbe essere limitato. "Dal punto di vista economico non sono così importanti. Il problema è che la relazione in sé è estremamente importante", ha spiegato al Washington Post Mary Lovely, ricercatrice del Peterson Institute for International Economics.

A differenza della maggior parte dei dazi imposti finora al Canada, la nuova misura non prevede esenzioni per le merci conformi all'USMCA, l'accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada negoziato da Trump durante il suo primo mandato in sostituzione del NAFTA. Finora queste esenzioni avevano sottratto ai dazi gran parte degli scambi commerciali tra i due Paesi.

I principali punti di disaccordo riguardano acciaio, alluminio, automobili e legname. Un alto funzionario dell'amministrazione americana ha riferito ai giornalisti che il Canada chiedeva concessioni che Washington non era disposta a fornire. Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti avevano valutato un piano per dimezzare i dazi su acciaio e alluminio e ridurre quelli sulle automobili. In cambio, Ottawa proponeva di sollecitare le province a revocare i divieti sulla vendita di alcolici americani e di ampliare l'accesso dei prodotti caseari statunitensi al mercato canadese. Durante l'incontro di questa settimana con i primi ministri provinciali, Carney li aveva invitati a prepararsi a rimettere gli alcolici americani sugli scaffali in caso di accordo.

Non sono previsti nuovi incontri


Non sono in calendario altri incontri per riaprire i negoziati, fanno sapere le fonti. Se il Canada procederà con le contromisure, ha aggiunto, al presidente Trump saranno presentate diverse opzioni di risposta. Poco prima della conferenza stampa di Greer, l'agenzia doganale statunitense aveva trasmesso alle imprese importatrici le istruzioni per applicare i dazi sui prodotti canadesi indicati dal presidente.

Dominic LeBlanc, ministro canadese responsabile dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, si trovava da settimane a Washington insieme alla negoziatrice capo Janice Charette per incontrare Greer e il segretario al Commercio Howard Lutnick. Trump e Carney si sono sentiti più volte al telefono e, nei giorni scorsi, il presidente americano aveva rinviato l'entrata in vigore dei dazi, sostenendo che un buon accordo fosse vicino.

I dazi del 50% erano stati annunciati il mese scorso, il giorno successivo alla minaccia di Trump di punire il Canada per il fumo degli incendi in Ontario arrivato fino agli Stati Uniti. La Casa Bianca aveva precisato che le due questioni non erano collegate e che la misura serviva invece a punire Ottawa per le ritorsioni adottate nel 2025, quando le autorità della maggior parte delle province canadesi ritirarono vini e liquori americani dai negozi pubblici in risposta ai dazi imposti da Trump per quello che definiva un insufficiente contrasto al traffico di fentanyl.

Il Canada ha successivamente applicato un dazio del 25% su alcune automobili americane, reagendo a una misura analoga di Washington. Alcolici, automobili e prodotti caseari sono i tre settori che l'Amministrazione statunitense ritiene ingiustamente penalizzati da quelle decisioni e sono anche quelli colpiti dai nuovi dazi.

Sei mesi fa la Corte Suprema ha annullato molti dei dazi imposti da Trump, fondati su un'interpretazione senza precedenti della legge federale sulle emergenze. Dopo la sentenza, il presidente ha fatto ricorso ad altri strumenti giuridici per introdurre nuovi prelievi. Anche i dazi sul Canada si basano su una disposizione della normativa commerciale mai utilizzata prima e nei prossimi giorni sono attesi nuovi ricorsi in tribunale.

In Canada la pressione politica su Carney perché reagisca sarà molto forte, ha osservato all'inizio della settimana Joseph Steinberg, professore di economia all'Università di Toronto. "Il pericolo vero è la ritorsione", ha spiegato, sottolineando che i dazi possono essere "devastanti" per i settori direttamente interessati. Tra questi figura l'industria canadese degli alcolici, che ha negli Stati Uniti il suo principale mercato di esportazione.

"I dazi possono sembrare una mossa politicamente risoluta, ma in un'economia nordamericana integrata equivalgono a farsi del male da soli", ha scritto al Washington Post Andreas Schotter, professore di commercio internazionale alla Ivey Business School. "Canada e Stati Uniti non si limitano a vendersi prodotti a vicenda: li fabbricano insieme." L'esempio più evidente è l'industria automobilistica, nella quale componenti e veicoli attraversano più volte i confini tra Stati Uniti, Canada e Messico durante il processo produttivo.

Una crisi commerciale diventata politica


Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha imposto dazi sulle merci canadesi, ha minacciato di ricorrere alla "coercizione economica" per trasformare il Canada nel cinquantunesimo Stato americano e ha definito "governatori" i primi ministri canadesi. Le minacce alla sovranità del Paese hanno suscitato una forte reazione nell'opinione pubblica: molti cittadini canadesi hanno smesso di recarsi negli Stati Uniti e di acquistare prodotti americani.

I colloqui commerciali erano fermi dall'autunno, quando Trump li aveva sospesi in seguito a uno spot finanziato dalla provincia dell'Ontario che utilizzava l'audio di un discorso di Ronald Reagan critico nei confronti dei dazi. Le trattative erano riprese nelle ultime settimane e, nei giorni scorsi, le due delegazioni sembravano essersi avvicinate a un'intesa.

L'accordo commerciale nordamericano è sottoposto a revisione da quando, questa estate, l'Amministrazione ha rinunciato a rinnovarlo nella sua forma attuale. Il presidente ha inoltre ipotizzato più volte di ritirare del tutto gli Stati Uniti dall'intesa. Con Ottawa non sono mai stati avviati negoziati formali sul trattato, mentre con il Messico le discussioni su possibili modifiche sono cominciate mesi fa. Nei giorni scorsi Washington aveva proposto di inserire l'apertura di nuovi colloqui sull'USMCA in un'intesa che evitasse i dazi.

La maggioranza dei cittadini canadesi sostiene una linea dura nei negoziati commerciali, anche a costo di prolungare le difficoltà economiche. Secondo un sondaggio pubblicato questa settimana da Abacus Data, soltanto il 18% è disposto ad accettare concessioni pur di raggiungere un accordo. Carney, ex governatore di banca centrale, è arrivato al potere lo scorso anno presentandosi come il dirigente con l'esperienza necessaria per gestire una crisi economica e tenere testa a Trump. Da allora ha ripetuto più volte che non avrebbe mai accettato un cattivo accordo.


I separatisti dell'Alberta vedono in Trump un alleato per staccarsi dal Canada


Il 19 ottobre gli elettori dell'Alberta, la provincia petrolifera e profondamente conservatrice del Canada occidentale, decideranno se avviare il processo legale che potrebbe portare a un referendum sulla secessione dal paese. Il movimento separatista locale, a lungo liquidato come marginale, è oggi al centro di uno dei dibattiti più delicati della politica canadese e ha trovato un punto di riferimento inatteso nel presidente americano Donald Trump. Lo racconta un reportage di Politico da Mirror, un piccolo centro dell'Alberta dove il 1° luglio, giorno della festa nazionale canadese, centinaia di persone si sono radunate per una celebrazione alternativa chiamata "Albertans' Day".

La festa si è tenuta al Whistle Stop Cafe, un locale diventato noto per aver sfidato le restrizioni durante la pandemia e che l'ex premier della provincia Jason Kenney definisce il "ground zero" del separatismo albertano. C'erano musica dal vivo, un mercato contadino e hamburger alla griglia, ma nessuna bandiera con la foglia d'acero. I partecipanti si avvolgevano nella bandiera dell'Alberta, sventolavano striscioni con la scritta "we're done" ("abbiamo chiuso") e indossavano cappellini "Trump 2024" o MAGA, sigla qui reinterpretata come "Make Alberta Great Again" ("rendere di nuovo grande l'Alberta"). Un attivista locale, diventato una piccola celebrità per i suoi cartelli da giardino separatisti, dice di averne consegnati più di 12.000 in tutta la provincia. Mentre il resto del Canada celebrava la nascita del paese, i presenti immaginavano di lasciarlo.

Il voto di ottobre, indetto dalla premier dell'Alberta Danielle Smith, non deciderà direttamente la secessione, ma stabilirà se avviare il percorso legale verso un eventuale referendum sull'indipendenza. Secondo i sondaggi circa il 30 per cento degli albertani vuole lasciare il Canada. Per i federalisti il rischio principale non è quindi una vittoria dei separatisti, ma l'astensione. Se chi vuole restare dà la vittoria per scontata e non va a votare, una base separatista molto motivata potrebbe ottenere un risultato sorprendentemente alto, dando nuova legittimità al movimento e allontanando gli investimenti privati dalla provincia. "Possiamo tutti pensare che il peggio non accadrà. Possiamo mettere cartelli in giardino e scrivere poesie sull'unità canadese. Ma onestamente, se la gente non si presenterà alle urne il 19 ottobre, potremmo perdere questo referendum", ha detto Eleanor Olszewski, ministra del governo federale eletta in Alberta.

Il risentimento dell'Alberta verso il governo federale di Ottawa è antico, ma l'ingrediente che ha accelerato la spinta separatista è nuovo: Trump e il deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Canada. I separatisti sono furiosi per gli attriti tra il primo ministro canadese Mark Carney e il presidente americano e molti considerano la presidenza Trump l'occasione che rende possibile l'indipendenza, con gli Stati Uniti pronti a comprare il petrolio e il gas della provincia in caso di distacco. Molti rivendicano anche una parentela culturale con gli americani e condividono ritagli di giornale falsi secondo cui i primi coloni arrivati dagli Stati Uniti avrebbero plasmato la cultura di frontiera dell'Alberta, mentre le province orientali sarebbero più legate alle tradizioni europee. C'è perfino chi guarda con favore all'idea, rilanciata più volte da Trump, di fare del Canada il 51° stato americano.

Uno dei gruppi principali, l'Alberta Prosperity Project, sta cercando di ottenere un prestito da 500 miliardi di dollari canadesi dal governo degli Stati Uniti per finanziare un'uscita "senza scosse" dal Canada. "Questo non è il movimento indipendentista di vostro nonno", ha detto a Politico Jeffrey Rath, co-fondatore del gruppo e attivista separatista di lunga data che ha cercato di farsi ascoltare dall'amministrazione Trump. Rath sostiene di aver chiesto presentazioni al Dipartimento del Tesoro e a grandi banche come JP Morgan Chase e Goldman Sachs per preparare un piano di fattibilità dell'indipendenza. Non è chiaro però se questi colloqui ci siano mai stati.

Il gruppo ha compiuto tre viaggi a Washington e Rath afferma di aver incontrato funzionari "di livello molto alto" che avrebbero portato le sue informazioni fino alla Casa Bianca. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha risposto che il dipartimento "incontra regolarmente un'ampia gamma di rappresentanti" e che non prevede incontri futuri. Il voto, ha aggiunto citando l'ambasciatore americano in Canada Pete Hoekstra, è una decisione che spetta agli albertani.

A gennaio il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha definito l'Alberta un "partner naturale per gli Stati Uniti", citando le sue "grandi risorse". "La gente ne parla. La gente vuole la sovranità. Vuole quello che hanno gli Stati Uniti", ha detto al podcaster conservatore Jack Posobiec, con un cenno esplicito al movimento separatista.

Bessent parlava pochi giorni dopo che Carney aveva sostenuto al forum di Davos che le medie potenze devono costruire nuove coalizioni dopo la "rottura" dell'ordine globale alimentata da Trump. L'episodio ha fatto infuriare i separatisti filoamericani, come l'uso da parte di Carney dell'espressione "nuovo ordine mondiale" durante un viaggio in Cina a gennaio per firmare accordi su energia e commercio, una frase che è benzina per chi teme la nascita di un governo globale. Attraverso gruppi Facebook e video su YouTube nel movimento si sono diffuse teorie secondo cui Carney starebbe portando il Canada verso il comunismo e contro gli Stati Uniti.

Al raduno di Mirror le conversazioni passavano dall'accusa a Carney di non essere stato eletto democraticamente alla convinzione che la pandemia sia stata orchestrata dalle élite globali, fino all'idea che il divieto federale sulle armi d'assalto serva a impedire ai canadesi di ribellarsi al governo. Alcuni partecipanti difendono perfino i dazi imposti da Trump sulle merci canadesi, visti come uno strumento per fermare la deriva del paese.

Kenney fa risalire l'alienazione dell'Ovest canadese alla creazione della provincia nel 1905, quando a suo dire Ottawa trattava l'Alberta più come una colonia che come un partner alla pari. Il governo federale ritardò tra l'altro il passaggio alla provincia del controllo sulle risorse naturali. Il movimento separatista moderno prese poi forma negli anni Ottanta con il National Energy Program del primo ministro liberale Pierre Elliott Trudeau, che alzò le tasse sulle compagnie e sulle esportazioni petrolifere spostando una parte maggiore dei profitti dall'Alberta a Ottawa. Il programma, molto impopolare, fu smantellato cinque anni dopo, ma gli albertani non lo hanno dimenticato. Quando nel 2015 divenne primo ministro il figlio, Justin Trudeau, il suo governo introdusse politiche ambientali che secondo l'industria petrolifera resero più difficile e costoso costruire oleodotti, aumentare la produzione e attrarre investimenti.

Per l'ex deputato conservatore Damien Kurek uno dei momenti decisivi della rabbia albertana arrivò nel 2021, quando il presidente americano Joe Biden cancellò l'oleodotto Keystone XL nel suo primo giorno alla Casa Bianca, revocandone il permesso di attraversamento del confine. Nel collegio di Kurek, che comprendeva Hardisty, il più grande snodo di oleodotti del Canada, i meccanici avevano meno camion da riparare, i ristoranti servivano meno pasti, i motel restavano vuoti e le giovani famiglie rinviavano l'acquisto di una casa. Ma ciò che molti albertani ricordano di più non è la decisione di Biden: è la convinzione che Ottawa, allora guidata da Justin Trudeau, non abbia combattuto per fermarla. Kurek invita comunque a non liquidare i separatisti come traditori. I politici, dice, dovrebbero piuttosto chiedersi perché così tanti albertani si sentono abbandonati dalla federazione.

Molti nella provincia ritengono inoltre che il loro voto pesi meno di quello dell'Ontario e del Quebec, le province popolose dove si decidono le elezioni federali. Dopo aver eletto per anni deputati conservatori vedendo comunque nascere governi liberali, alcuni hanno concluso che le urne federali abbiano poco effetto sulle sorti dell'Alberta. La frustrazione è aggravata dal programma di perequazione (equalization) previsto dalla Costituzione canadese, che redistribuisce entrate fiscali federali alle province meno ricche. L'Alberta, tra le più ricche del paese grazie al petrolio, non ne ha mai beneficiato, mentre Ottawa raccoglie dagli albertani più tasse di quante ne spenda nella provincia. Ne esce rafforzata la convinzione, vecchia di decenni, che l'Alberta finanzi il resto del Canada ricevendo troppo poco in cambio.

Carney, che è cresciuto proprio in Alberta, ha avvertito la provincia che rischia una propria Brexit e allo stesso tempo ha cercato di rispondere alle sue richieste concrete. Lo scorso novembre ha firmato un accordo con il governo provinciale per lavorare a un nuovo oleodotto. Poco dopo, a porte chiuse, ha sorpreso i deputati del suo partito aprendo un discorso proprio dal tema del separatismo. L'intesa, ha spiegato, non era solo un successo economico, ma una necessità strategica per tenere insieme il paese. "Era emozionato. Si sarebbe sentito cadere uno spillo", ha raccontato a Politico un deputato liberale presente.

Da allora il governo ha smantellato diverse politiche ambientali dell'era Trudeau, nonostante le proteste di una parte dei deputati liberali. L'ex ministro dell'ambiente Steven Guilbeault ha annunciato l'addio alla politica accusando il partito di "fare marcia indietro" sul clima. Il mese scorso l'esecutivo ha detto che la partnership per l'oleodotto verso la costa occidentale varrà 35 miliardi di dollari canadesi. A luglio Carney è andato tre volte nella provincia, due delle quali accanto alla premier Smith. Entrambi presentano il patto come la prova che il Canada funziona ancora per tutti i suoi cittadini, anche se molti separatisti rispondono che arriva con dieci anni di ritardo. "In Canada siamo più forti quando siamo uniti, quando ci prendiamo cura gli uni degli altri e ci assicuriamo che nessun bambino, nessuna famiglia, nessuno venga lasciato indietro", ha detto Carney a gennaio in un discorso ai canadesi e al suo governo.

Al raduno di Mirror, intanto, un venditore proponeva coltelli, storditori elettrici, pale tattiche, visori notturni e scudi protettivi, invitando gli albertani a difendersi da soli. Nel parcheggio c'erano pickup e SUV modificati per sembrare auto dello sceriffo con adesivi "Republic of Alberta", mentre alcuni partecipanti mostravano magliette artigianali con insulti a Carney. I federalisti, racconta Kenney, sono allarmati dal fatto che vicini, amici, familiari e a volte perfino coniugi siano "disposti a tradire il loro paese". Per l'ex premier il separatismo è diventato la causa in cui confluisce ogni battaglia del mondo conservatore: "È un ombrello perfetto per ogni ossessione, paranoia e ansia della destra".


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La collaboratrice più vicina a Trump è stata senza nulla osta di sicurezza per un anno


Natalie Harp ha ottenuto l'autorizzazione soltanto negli ultimi mesi. Intanto il Daily Beast ha pubblicato per intero le due lettere che l'assistente gli scrisse nel 2023.

La collaboratrice più vicina a Donald Trump ha rifiutato ripetutamente, per oltre un anno, di avviare la procedura necessaria a ottenere il nulla osta di sicurezza normalmente richiesto ai dipendenti dell'ala ovest della Casa Bianca. Lo hanno riferito a MS NOW due persone al corrente della vicenda, che non hanno saputo spiegare perché Natalie Harp non avesse completato le pratiche. Dopo che l'ufficio legale della Casa Bianca e i responsabili della sicurezza hanno sollevato il problema, è intervenuto personalmente il presidente. Soltanto negli ultimi mesi Harp ha compilato i moduli, è stata sottoposta alla verifica federale dei precedenti e ha finalmente ottenuto l'autorizzazione.

Il modulo SF-86, indispensabile per avviare l'istruttoria, raccoglie informazioni sulle precedenti residenze, sulla situazione finanziaria e sui contatti con cittadini stranieri. Un alto funzionario della Casa Bianca a conoscenza della procedura ha spiegato che Harp aveva ottenuto diverse proroghe per completarlo, sottolineando che la compilazione richiede molto tempo. Il Secret Service aveva tuttavia espresso preoccupazioni sul suo conto già durante il primo anno del secondo mandato di Trump, secondo tre delle quattro persone sentite da MS NOW. Alcune riguardavano il suo accesso pressoché illimitato al presidente, altre proprio l'assenza del nulla osta.

La Casa Bianca respinge questa ricostruzione. "Natalie Harp ha un nulla osta di sicurezza come tutti gli altri ed è un membro leale e instancabile della squadra del presidente Trump", ha dichiarato a MS NOW la portavoce Karoline Leavitt. L'ufficio stampa non ha risposto alla richiesta di un commento da parte della diretta interessata, che ricopre gli incarichi di assistente speciale e assistente esecutiva del presidente, con uno stipendio annuo di 150.000 dollari.

Chi filtra ciò che arriva a Trump


Harp ha la propria postazione fuori dallo Studio Ovale e filtra buona parte delle informazioni che ogni giorno raggiungono il presidente. Gli consegna pile di fogli stampati: articoli favorevoli, sondaggi positivi provenienti da fonti discutibili e messaggi di persone vicine a Trump, o desiderose di esserlo, che cercano di attirarne l'attenzione. Proprio per questa abitudine, durante la campagna del 2024 i collaboratori più anziani le avevano affibbiato il soprannome di "stampante umana". Secondo una delle fonti di MS NOW, Harp "asseconda gli aspetti meno costruttivi e più problematici del suo carattere, mettendogli davanti materiale che nessuno ha verificato".

Un funzionario della sicurezza nazionale ha osservato che la vicinanza di Harp al presidente, sia nell'ala ovest sia nella residenza, le consente di accedere alle informazioni più delicate che circolano attorno a Trump, più di quasi tutti gli altri alti funzionari della Casa Bianca. I vertici dello staff hanno cercato discretamente di limitare questa disponibilità continua, senza riuscirci. "È semplicemente ostinata e non si rende conto che era proprio ciò che stavano cercando di fare", ha spiegato una delle fonti.

La posizione di Harp è finita di recente sotto i riflettori quando si è saputo che era tra i pochissimi collaboratori saliti con il presidente su un furgone del catering dopo un vertice NATO ad Ankara, per raggiungere in segreto un secondo aereo. Con loro c'erano anche il vicecapo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth era salito a bordo separatamente. L'Air Force One era intanto decollato come diversivo con a bordo il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, il consigliere Stephen Miller, il resto dello staff e i giornalisti, nonostante si temesse un possibile piano iraniano per colpire l'aereo presidenziale.

Durante un comizio ad Atlanta nel fine settimana, il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha affermato che Trump "non vuole fare il suo lavoro: vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie". La frase ha provocato una dura reazione del presidente, del direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e del portavoce Davis Ingle, che hanno rivolto al senatore una serie di attacchi personali.

Le lettere del 2023


In questi giorni il Daily Beast ha pubblicato per la prima volta nella loro interezza due lettere scritte da Harp a Trump nel 2023, durante o subito dopo il viaggio di 4 giorni compiuto da Trump nel maggio di quell'anno nei suoi campi da golf di Aberdeen e Turnberry, in Scozia, e di Doonbeg, in Irlanda. All'epoca lei aveva 31 anni, lui 76. Alcuni estratti erano già apparsi in All or Nothing, il libro di Michael Wolff dedicato alla campagna del 2024, e successivamente in un articolo del New York Times.

The Daily Beast published letters that Trump’s 35-year-old aide Natalie Harp allegedly wrote to him

“You are all that matters to me. I don’t want to ever let you down. Thank you for being my Guardian and Protector in this Life”t.co/fTpcaYYsZa pic.twitter.com/40doqcyQU2
— philip lewis (@Phil_Lewis_) August 21, 2026


"Sei tutto quello che conta per me", scrive Harp. "Non voglio mai deluderti", che ringrazia Trump per essere "il mio Custode e Protettore in questa Vita", adottando un uso delle maiuscole che ricorda lo stile del presidente. Una lettera è chiusa con la frase "Con tutto il mio cuore, Natalie" e l'altra con "Sempre, Natalie", entrambe sono firmate a pennarello. In un passaggio scrive di invidiare le donne "il cui unico lavoro sembra essere parlare con te ed essere carine", aggiungendo: "Voglio quel lavoro!!".

In un altro si scusa per essere rimasta bloccata alla dogana durante la trasferta: "Ero sola nel furgone davanti alla dogana, senza passaporto. Sono andata nel panico e avrei dovuto chiamare il Secret Service invece che te". A proposito della propria stanchezza, ammette di essersene accorta troppo tardi: "Non avevo idea di quanto velocemente stessi arrivando all'esaurimento". E conclude: "Sono io a essere indegna".

Wolff, che oltre ad aver scritto il libro conduce il podcast Inside Trump's Head, ha raccontato di avere ricevuto le lettere da fonti interne allo staff elettorale dell'allora candidato repubblicano, preoccupate per la crescente vicinanza di Harp a Trump. Secondo la sua ricostruzione, lo staff trovò i fogli proprio tra le pile di stampe che la collaboratrice stava portando a Trump. Le lettere sono state fotografate e le immagini cominciarono a circolare tra i collaboratori. "Quella che emerge non è una relazione che dovrebbe esistere in un contesto professionale", ha detto Wolff, aggiungendo che all'epoca vi fu "una mezza rivolta" nello staff.

"Le persone vicine a Donald Trump sapevano che passava troppo tempo con Natalie Harp, che la sua influenza stava crescendo e che era un'influenza fondata sul nulla. Non aveva alcuna esperienza". Il Daily Beast ha verificato diversi dettagli contenuti nelle lettere, dalla presenza di Harp a bordo dell'aereo alla passeggiata sul campo da golf anziché in golf cart, confrontandoli con le fotografie scattate in quei giorni. Harp è diventata anche un canale attraverso il quale alcuni leader stranieri raggiungono il presidente in tempo di guerra. Trump le detta inoltre molti dei messaggi che pubblica su Truth Social: è lei a trascriverli e a pubblicarli online.

Il percorso che l'ha portata fino alla porta dello Studio Ovale è cominciato nel 2019, quando Trump la notò durante un intervento su Fox News. L'anno successivo Harp ha parlato alla Convention repubblicana, raccontando che era stato Trump a salvarle la vita. A suo dire, la firma del Right to Try Act, la legge del 2018 che consente ai pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a terapie sperimentali non ancora autorizzate, le aveva permesso di curare un tumore osseo al secondo stadio. Il Washington Post riportò poco dopo le obiezioni dei medici: Harp aveva ricevuto un farmaco immunoterapico già autorizzato dalla FDA, l'agenzia federale che regolamenta i farmaci, ma per un impiego diverso da quello approvato, una situazione non contemplata da quella legge.

Dopo la Convention Harp è diventata conduttrice di One America News, l'emittente della destra radicale sulla quale ha rilanciato le affermazioni infondate di Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state truccate contro di lui. Nel 2022 è poi passata nello staff elettorale di Trump, prima di entrare ufficialmente nell'organico della Casa Bianca il 20 gennaio 2025, giorno del suo secondo giuramento.


Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


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