Verhaltensscanner in Berlin: Harte Kritik an der KI-Überwachung
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Il Segretario dell’Esercito Dan Driscoll intenderebbe lasciare l’incarico entro la fine dell’anno, se non prima, dopo mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando persone al corrente delle discussioni. La sua uscita lascerebbe l’Esercito privo di vertici confermati dal Senato. Il 2 aprile Hegseth aveva rimosso senza spiegazioni il capo di Stato Maggiore dell'Esercito statunitense, il generale Randy George, e Trump non ha ancora indicato un successore.
L’incarico è ora ricoperto ad interim dal generale Christopher LaNeve, vicecapo di Stato Maggiore dell’Esercito dallo scorso febbraio ed ex consigliere militare dello stesso Hegseth, che da mesi spinge per affidargli definitivamente il comando. La candidatura, tuttavia, non è mai stata formalizzata: nella Commissione Forze Armate del Senato non ci sarebbero i voti repubblicani necessari per approvarla. La senatrice dell’Iowa Joni Ernst ritiene che LaNeve, promosso generale a quattro stelle appena sei mesi fa, non abbia ancora l’esperienza normalmente richiesta per guidare l’Esercito.
Driscoll ha già lasciato la grande residenza riservata al Segretario dell’Esercito a Joint Base Myer-Henderson Hall, la base militare adiacente al cimitero nazionale di Arlington dove abitano diversi alti funzionari del Dipartimento della Difesa, e si è trasferito in un appartamento più piccolo. La sua famiglia è tornata in North Carolina durante l’estate.
Amico di lunga data del vicepresidente JD Vance, Driscoll si sarebbe attirato l’ostilità di Hegseth già nei primi giorni dell’Amministrazione, quando propose di organizzare una visita di Vance e Trump alle truppe per presentare il progetto di riforma dell’Esercito. Nei suoi diciotto mesi da Segretario ha costruito uno stretto rapporto con il generale George: insieme hanno promosso l’adozione di nuove tecnologie e, nel novembre 2025, si erano recati in Ucraina con il generale Chris Donahue, allora comandante delle forze statunitensi in Europa e Africa. Durante quel viaggio Driscoll assunse di fatto il ruolo di inviato dell’Amministrazione, presentando a Volodymyr Zelensky il piano di pace in 28 punti sul quale l’Ucraina accettò di avviare negoziati.
Al ritorno, Driscoll invitò l’Esercito a seguire l’esempio delle forze ucraine nell’impiego sul campo di battaglia di tecnologie disponibili sul mercato. Sotto la sua guida, secondo i calcoli del Wall Street Journal, aziende private hanno promesso investimenti per oltre 25 miliardi di dollari destinati alla costruzione di centri dati, impianti per la raffinazione di minerali critici e mense nelle basi statunitensi. Quando i parlamentari gli hanno chiesto conto dell’improvvisa rimozione del generale George, Driscoll ha risposto di essere anche lui molto legato al generale, definendolo un leader straordinario capace di trasformare l’Esercito.
Nella stessa settimana il Dipartimento della Difesa ha licenziato l’editore e il direttore di Stars and Stripes, il giornale finanziato dal Pentagono al quale la legge garantisce l’indipendenza editoriale. A raccontarlo al Washington Post è stato il direttore uscente Erik Slavin, che ha ricevuto la lettera di licenziamento insieme alla giornalista Lara Korte, corrispondente dal Medio Oriente. Anche l’editore Max Lederer, che pochi giorni prima aveva annunciato il proprio ritiro, ha ricevuto lo stesso provvedimento.
Il Pentagono ha confermato i tre licenziamenti, contestando a Lederer e Slavin un comportamento insubordinato, e ha precisato che gli interessati dispongono di cinque giorni per presentare ricorso. All’origine dello scontro c’è un servizio della CBS trasmesso a luglio, al quale, secondo il Dipartimento, Slavin e Korte avrebbero partecipato senza autorizzazione. "Lavoro per Stars and Stripes, non per il Pentagono, per un’Amministrazione o per chi decide le politiche. Sono qui per raccontare la comunità militare", aveva dichiarato Korte.
Slavin aveva invece definito la censura del giornale una linea invalicabile, principio che ha ribadito dopo il licenziamento. Secondo due persone informate sulla vicenda, prima della rimozione di Lederer un funzionario del Pentagono, Andrew Brey, gli aveva scritto chiedendogli di licenziare entrambi i giornalisti.
Nato durante la guerra civile e pubblicato senza interruzioni dalla Seconda guerra mondiale, Stars and Stripes opera in autonomia dal Pentagono in base a un assetto stabilito nel 1994, pur ricevendo dal Dipartimento circa il 65% del proprio bilancio. La testata è però sotto pressione da marzo, quando è stato varato un piano di "modernizzazione" che le vieta di utilizzare agenzie di stampa, contenuti in syndication e persino fumetti. Il piano impone inoltre che ogni articolo sia compatibile con il "buon ordine e la disciplina", una formula tratta dal Codice uniforme di giustizia militare.
Due membri del consiglio consultivo hanno fatto causa al governo, definendo il piano come una forma illegale di censura. Ad aprile era già stata licenziata l’ombudsman, incaricata dal Congresso di proteggere l’indipendenza della testata, che a giugno ha citato in giudizio il governo invocando il Primo Emendamento. Questo mese il Pentagono ha inoltre nominato vicedirettore editoriale il capitano di vascello in servizio attivo William Urban, senza consultare Lederer. Un gruppo di senatori democratici ha scritto a Hegseth per denunciare il rischio di un’ulteriore erosione dell’autonomia del giornale. Il presidente del consiglio degli editori, Rufus Friday, ha espresso il timore che le ultime decisioni possano comprometterne la credibilità.
In una lettera aperta pubblicata venerdì, Urban non ha commentato i licenziamenti e ha affermato di aver ricevuto dall’ufficio del Segretario alla Difesa rassicurazioni sull’indipendenza editoriale. A dimostrazione dell’autonomia della testata, Urban ha citato le recenti inchieste sulle pessime condizioni a bordo della portaerei Abraham Lincoln.
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Una bambina di quattro anni è morta di difterite a Palermo. Non era vaccinata: i genitori temevano un legame tra vaccino e autismo, una teoria smentita dalla scienza da decenni.
È la prima vittima di questa malattia in Italia da oltre trent'anni, per un vaccino che è obbligatorio per legge dal primo anno di vita.
Non è una fatalità isolata. È l'esito di anni in cui la sfiducia verso la scienza è stata legittimata anche dalla politica: durante la pandemia, chi oggi governa cavalcava la protesta contro l'obbligo vaccinale e il green pass in nome della "libertà di scelta", intercettando un elettorato che si sentiva escluso dalle misure sanitarie.
Perché le parole subdole di chi oggi guida il Paese non restano confinate ai talk show: si depositano nei quartieri più fragili, dove l'informazione corretta arriva meno e le teorie del complotto trovano terreno fertile. Il quartiere Zen di Palermo, dove viveva la piccola Anna Rosa, è uno di questi.
La giustizia stabilirà le responsabilità dei genitori.
Ma chi ha soffiato sul dubbio e sulla paura per anni, in cerca di consenso, non può chiamarsi fuori adesso che quel dubbio ha portato dei genitori a non vaccinare una bambina morta poi di difterite.
Servirebbe ribadire con fermezza che i vaccini salvano vite: senza eccezioni, senza ambiguità, senza convenienza elettorale.
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Am Freitag hatte mir eine Sprecherin der Berliner Polizei noch erzählt, der erstmalige Aufbau von Videoüberwachung in der Stadt sei noch eine Weile hin, komme womöglich erst am Jahresende. Jetzt, zwei Tage später, am Sonntagmorgen, ist es dann doch schon so weit. Arbeiter hängen die ersten Kameras an den Kotti. Sind empört, dass sie Sonntag arbeiten müssen, aber "Polizei will das so".
Die Zeitenwende beginnt.
Menschenfeindliches Detail: die ersten Kameras werden da installiert, wo sich zuvor immer die Süchtigen trafen.
netzpolitik.org/2026/verhalten…
Am Kottbusser Tor in Berlin werden seit heute rund 30 Überwachungskameras installiert und an ein KI-System angeschlossen, das prüft, wer artig ist und wer nicht. Weitere Areale sollen folgen.Martin Schwarzbeck (netzpolitik.org)
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Verhaltensscanner in Berlin: Jetzt beginnt die automatisierte Überwachung
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Am Kottbusser Tor in Berlin werden seit heute rund 30 Überwachungskameras installiert und an ein KI-System angeschlossen, das prüft, wer artig ist und wer nicht. Weitere Areale sollen folgen. Menschen, die sich regelmäßig am Kotti aufhalten, sind von dem Überwachungsprojekt überrascht.
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☕ CYBERBRIEFING MATTUTINO — Domenica 23 agosto 2026
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Wenn #KI zukünftig über Menschenleben entscheidet. Für Demokratie und Rechtsstaat scheint kein Platz mehr zu sein 😔
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Venerdì il rendimento dei titoli di Stato americani a trent'anni ha superato il 5,27%, in lieve rialzo rispetto al giorno precedente: un segnale che il piano del Segretario al Tesoro Scott Bessent per calmare i mercati non sta funzionando. La svendita di questa settimana ha spinto il costo del debito pubblico ai livelli più alti degli ultimi vent'anni e costretto il Dipartimento del Tesoro a un intervento straordinario. Mercoledì Bessent ha annunciato che dal 9 settembre più che raddoppierà i riacquisti di titoli, portandoli ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione.
I rendimenti sono scesi per poche ore, poi hanno ripreso a salire. Dopo decenni di spesa senza freni, Washington potrebbe così presto trovarsi di fronte a scelte a lungo rinviate e politicamente indigeste, dalle quali pochi americani uscirebbero indenni. Il problema si riassume in due cifre. La prima è il debito nazionale, che mercoledì ha superato i 40mila miliardi di dollari, appena cinque mesi dopo aver raggiunto quota 39mila miliardi. La seconda è il disavanzo annuo: le proiezioni del Congressional Budget Office, l'ufficio di bilancio indipendente del Congresso, lo indicano a 1.900 miliardi per l'anno fiscale in corso. Nei primi dieci mesi ha già raggiunto 1.800 miliardi e il Washington Post stima che possa arrivare alla cifra record di 2.100 miliardi.
Gli Stati Uniti spendono più di mille miliardi di dollari l'anno soltanto per gli interessi sul debito pubblico, più di quanto destinino a Medicare, il programma sanitario per gli anziani. Nel 2010, invece, quella voce di spesa ammontava a meno di un quinto della cifra attuale. Quando cerca acquirenti per i propri titoli, il Tesoro deve inoltre competere con altri governi e con le imprese, in particolare con i colossi tecnologici che stanno costruendo l'infrastruttura americana dell'intelligenza artificiale. Questa concorrenza per i capitali consente agli investitori di chiedere rendimenti più elevati.
"È questo che il mercato obbligazionario sta segnalando: dovremo compiere scelte che danneggeranno la crescita", ha detto al Washington Post Adam Abbas, che gestisce 4 miliardi di dollari in obbligazioni per Oakmark Funds. "Abbiamo due leve: alzare le tasse o tagliare la spesa. Nessuna delle due è popolare e non lo sarà mai, ma prima o poi il problema dovrà essere affrontato". Marc Goldwein, direttore delle politiche del Committee for a Responsible Federal Budget, teme invece l'innesco di una spirale del debito, nella quale la spesa per interessi finisce per crescere più rapidamente dell'economia che dovrebbe sostenerla.
Stati Uniti · Conti pubblici
In dieci anni Washington ha accumulato più debito che nei due secoli precedenti. Il mercato obbligazionario chiede ora una scelta rinviata da decenni: alzare le tasse o tagliare la spesa.
Grafica di FocusAmerica 22 agosto 2026
Debito federale lordo degli Stati Uniti
40.050
miliardi di dollari
Dato del Dipartimento del Tesoro al 18 agosto 2026
5 mesi
per passare da 39mila a 40mila miliardi. Per i primi mille miliardi servirono quasi due secoli.
5,27%
il rendimento dei titoli a trent’anni: il costo del debito è ai massimi da vent’anni.
1.900 mld
il disavanzo previsto dal Congressional Budget Office per l’anno fiscale in corso.
La velocità del debito
Per i primi 10mila miliardi servirono 219 anni. Per gli ultimi ne sono bastati quattro e mezzo
Ogni barra misura il tempo impiegato ad accumulare 10mila miliardi di dollari di debito. Le soglie sono cadute il 30 settembre 2008, nel settembre 2017, all’inizio del 2022 e il 18 agosto di quest’anno.
Primi 10mila miliardi: 219 anni, dal 1789 al 2008, circa 46 miliardi l’anno. Dai 10mila ai 20mila: 9 anni, dal 2008 al 2017, circa 1.100 miliardi l’anno. Dai 20mila ai 30mila: quattro anni e mezzo, dal 2017 al 2022, circa 2.300 miliardi l’anno. Dai 30mila ai 40mila: quattro anni e mezzo, dal 2022 al 2026, circa 2.200 miliardi l’anno.
La lunghezza delle barre è proporzionale agli anni impiegati. Le ultime tre soglie, messe insieme, valgono meno di un decimo del tempo della prima.
Rispetto ai primi due secoli di storia americana, oggi Washington si indebita quasi cinquanta volte più in fretta.
La traiettoria
Nel 2030 il debito supera il record della seconda guerra mondiale
Il debito detenuto dal pubblico vale oggi il 101% del prodotto interno lordo. Dopo la guerra il Paese lo ridusse per trent’anni; alla fine degli anni Novanta i bilanci in pareggio di Bill Clinton lo portarono a un terzo del PIL. Il CBO prevede ora il 120% nel 2036.
Debito detenuto dal pubblico in percentuale del PIL: 106% nel 1946, 33% nel 2001, 101% nel 2026, 108% nel 2030, 120% nel 2036 secondo le proiezioni del Congressional Budget Office.
Passa il dito o il mouse sul grafico per leggere i valori anno per anno. A destra della linea del 2026 i dati sono proiezioni.
Chi lo detiene
Il Tesoro dice che il totale sovrastima il problema. Ma quattro quinti sono debito verso il mercato
Bessent ricorda che una parte del debito il governo la deve a se stesso, soprattutto ai fondi della previdenza sociale. Restano comunque 32.200 miliardi in mano a investitori esterni, un terzo dei quali all’estero.
I 40mila miliardimiliardi di dollari
32.200
7.800
32.200 miliardidetenuti dal pubblico: enti locali, imprese, investitori e governi stranieri 7.800 miliardidentro il governo federale, soprattutto nei fondi della previdenza sociale
Il debito verso il mercatosu 32.200 miliardi
55%
32%
14%
55% americanisoggetti pubblici e privati degli Stati Uniti 32% straniericirca 10.300 miliardi di dollari 14% Federal Reservetitoli acquistati dalla banca centrale
Il conto
Mille miliardi l’anno di soli interessi. E dal 2032 gli assegni previdenziali calano del 22%
Gli interessi sul debito hanno superato la spesa per Medicare e per la difesa: sono la seconda voce del bilancio federale, dopo la previdenza sociale. Nel 2010 costavano meno di un quinto di oggi.
Interessi netti sul debito, 20261.000 mld
Interessi netti sul debito, 2036 (proiezione CBO)2.100 mld
La previdenza sociale esaurisce le riserve nel quarto trimestre del 2032
Da quel momento le entrate correnti coprirebbero soltanto il 78% delle prestazioni previste. Il taglio sarebbe automatico e riguarderebbe tutti i beneficiari.
78% pagato
−22%
Assegni previsti oggiDal 2032
Secondo la stima del CBO comprensiva di interessi ed effetti macroeconomici, la legge fiscale approvata l’anno scorso aggiunge 4.700 miliardi ai disavanzi del prossimo decennio.
Fonte Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (debito lordo al 18 agosto 2026); Congressional Budget Office, The Budget and Economic Outlook: 2026 to 2036 (febbraio 2026); Office of Management and Budget, Historical Tables, per la serie storica del debito in rapporto al PIL; Committee for a Responsible Federal Budget per la composizione del debito verso il mercato; Social Security Trustees Report (giugno 2026).
Nota Il rendimento dei titoli a trent’anni è quello di venerdì 21 agosto 2026. Le percentuali sulla composizione del debito verso il mercato sono arrotondate. I valori dal 2027 in poi sono proiezioni a legislazione vigente.
Tra il 1789 e il 2016 il governo federale americano ha accumulato poco più di 19 mila miliardi di dollari di debito. Nei dieci anni successivi, durante le presidenze di Donald Trump e Joe Biden, se ne sono aggiunti altri 20 mila miliardi: in appena un decennio, il totale è quindi raddoppiato. Secondo il Congressional Budget Office (CBO), il debito detenuto dal pubblico equivale quest’anno al 101% del prodotto interno lordo e salirà al 120% entro il 2036, superando il record del 106% raggiunto all’indomani della Seconda guerra mondiale.
Alla fine degli Anni Novanta, tuttavia, Bill Clinton e un Congresso controllato dai repubblicani avevano chiuso quattro bilanci consecutivi in pareggio e il governo federale aveva cominciato a ridurre il debito. Nel 2001 il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan tenne persino un discorso per avvertire che la possibile scomparsa dei titoli del Tesoro avrebbe potuto destabilizzare i mercati finanziari. Era convinto che quel momento sarebbe davvero arrivato. Poi è arrivato l'11 settembre ed è cambiato tutto di nuovo.
Storicamente parlando, i rapidi rialzi dei rendimenti tendono a propagarsi nel sistema finanziario in modi imprevedibili. Nel 2023 la Silicon Valley Bank fallì perché l'aumento dei tassi aveva aperto una voragine nel suo bilancio. Oggi, invece, i punti deboli potrebbero trovarsi altrove. Secondo i verbali della riunione della Fed del 28 e 29 luglio, il ricorso al denaro preso in prestito per finanziare gli investimenti da parte di alcuni dei maggiori hedge fund americani è "vicino ai massimi storici". Le compagnie di assicurazione sulla vita, tradizionalmente prudenti, detengono invece attività rischiose che sarebbe difficile liquidare rapidamente durante una crisi.
Rebecca Patterson, ex responsabile delle strategie di investimento di Bridgewater Associates e oggi al Council on Foreign Relations, invita a guardare anche oltre i confini americani, perché la prossima scossa potrebbe partire dalla Francia o dal Giappone. Alla fine di marzo il debito mondiale complessivo aveva raggiunto il record di 353mila miliardi di dollari, secondo l'Institute of International Finance, con un aumento di 4.400 miliardi in appena tre mesi. Già allora l'istituto segnalava che alcuni investitori stavano spostando capitali dai titoli americani verso quelli giapponesi ed europei.
Bessent sostiene invece che non vi sia "nulla di magico" nella soglia dei 40mila miliardi e che gli Stati Uniti possano crescere abbastanza da lasciarsi il problema alle spalle. In un'intervista alla CNBC ha attribuito parte del recente aumento del debito ai rimborsi dei dazi dopo che il 20 febbraio la Corte Suprema aveva bocciato, con 6 voti contro 3, i dazi d'emergenza imposti da Trump lo scorso anno, che fino a quel momento avevano generato oltre 160 miliardi di dollari di entrate. La questione dei rimborsi è ora all'esame della Corte del Commercio Internazionale. Il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer, ha aggiunto Bessent, intende però applicare dazi di entità analoga e alla fine le entrate del 2026 dovrebbero risultare paragonabili a quelle del 2025.
Il Segretario sostiene inoltre che il debito complessivo sovrastimi la portata del problema, perché una parte è nelle mani dello stesso governo. Dei 40mila miliardi di dollari, oltre 32.200 miliardi sono detenuti dal pubblico — enti locali, imprese, investitori e governi stranieri — mentre circa 7.800 miliardi restano all'interno del governo federale, soprattutto nei fondi fiduciari come quello della previdenza sociale. Secondo il Committee for a Responsible Federal Budget, circa il 32% del debito detenuto dal pubblico appartiene a soggetti stranieri, il 55% a soggetti americani pubblici e privati e il 14% alla Federal Reserve.
Anche JD Vance assicura che una strategia esiste. "Bessent ha un piano molto discreto, sostenuto naturalmente dal presidente, per portare gli Stati Uniti al punto in cui l'economia possa crescere più rapidamente del proprio debito", ha detto il vicepresidente a Newsmax. Vance ha aggiunto che il Paese sarebbe già sulla buona strada e che la "bomba del debito" sarebbe stata ereditata dall'Amministrazione Biden.
Il primo tentativo di ridurre la spesa pubblica, quello del Department of Government Efficiency di Elon Musk, ha però sconvolto ampi settori del governo federale senza riuscire a documentare i risparmi rivendicati. Bessent promette ora "diverse centinaia di miliardi di dollari" di nuovi risparmi grazie a una task force contro le frodi guidata dallo stesso Vance. Gli economisti di Barclays hanno però scritto ai propri clienti che, a meno di tre mesi dalle elezioni di novembre, il risanamento promesso difficilmente si concretizzerà.
In effetti, al Congresso il dibattito non va molto oltre le dichiarazioni di rito. Il senatore repubblicano dello Utah John Curtis, promotore di una proposta bipartisan per creare una Commissione incaricata di riportare il debito sotto il 100% del prodotto interno lordo entro il 2039, ha scritto su X che la spesa sconsiderata di Washington è immorale perché lascia il proprio conto a figli e nipoti. L'anno scorso, tuttavia, ha votato anche lui a favore della legge fiscale di Trump, che secondo la stima dinamica del CBO — comprensiva degli interessi e degli effetti macroeconomici — aggiungerà 4.700 miliardi di dollari ai disavanzi del prossimo decennio.
Altri parlamentari propongono una Commissione per salvare la previdenza sociale. Un rapporto pubblicato a giugno prevede che il fondo pensionistico esaurirà le proprie riserve nel quarto trimestre del 2032, un anno prima di quanto stimato in precedenza proprio per effetto della legge fiscale. Da quel momento le entrate disponibili permetterebbero di pagare soltanto il 78% delle prestazioni previste, con un taglio automatico del 22%.
Il senatore repubblicano della Louisiana Bill Cassidy, tra i promotori della proposta di legge, avverte però che nessuno dovrebbe aspettarsi da quella Commissione una soluzione per l'intero debito: prima di camminare, ha osservato, bisogna imparare a gattonare. Jason Fichtner, ex capo economista dell'agenzia previdenziale, non prevede un default né una bancarotta da parte dello Stato federale, ma un aumento del costo della vita per tutti.
Il conto potrebbe però arrivare prima e da un'altra parte. In un commento pubblicato su MarketWatch, Brett Arends sostiene che gli Stati Uniti si trovino già dentro una bolla azionaria e che lo sfaldamento del mercato delle obbligazioni a lungo termine aumenti le probabilità di un suo imminente scoppio. Arends riprende i segnali elencati dall'ex governatore della Fed Bill Dudley e li riconduce a 3 elementi: valutazioni azionarie fuori scala, qualunque sia il parametro utilizzato, un boom finanziario dell'intelligenza artificiale che presenterebbe le dinamiche tipiche di uno schema Ponzi e il rialzo dei tassi a lungo termine.
Il terzo elemento è decisivo per un principio fondamentale della finanza aziendale: il rendimento dei titoli del Tesoro rappresenta, infatti, il tasso privo di rischio sul quale vengono valutate tutte le altre attività finanziarie. Se aumenta, spinge verso l'alto anche i rendimenti richiesti dagli investitori per acquistare azioni e obbligazioni societarie. Secondo Arends, il circuito finanziario dell'intelligenza artificiale è ancora più fragile. Citando una ricerca di Goldman Sachs, sostiene che oltre il 40% dell'aumento degli utili delle società dell'indice S&P 500 nel secondo trimestre sia derivato dalle plusvalenze sulle partecipazioni in aziende del settore.
I risultati trimestrali danno un'idea delle dimensioni del fenomeno. Gli utili complessivi dell'indice sono cresciuti del 52%, ma senza quelle plusvalenze l'aumento si riduce al 33%. Nel solo trimestre Amazon ha contabilizzato 53,4 miliardi di dollari di proventi non operativi prima delle imposte, dovuti in gran parte alla partecipazione in Anthropic, mentre Alphabet ha registrato 77,1 miliardi di dollari di plusvalenze non realizzate su titoli azionari.
Il rialzo delle quotazioni, in altre parole, viene contabilizzato come utile e quell'utile diventa poi un argomento per giustificare un ulteriore aumento delle quotazioni. Matt Miskin, corresponsabile delle strategie di investimento di Manulife John Hancock Investments, riassume il trimestre con un vecchio detto: gli utili sono un'opinione, mentre il flusso di cassa è un dato di fatto. Dal punto di vista della liquidità, osserva, molte delle maggiori aziende tecnologiche sono oggi in rosso perché stanno spendendo somme enormi per costruire nuovi data center. Per finanziare questi investimenti hanno dovuto emettere obbligazioni e persino nuove azioni.
Arends ricorda infine che cosa accadde l'ultima volta che gli investitori cominciarono a dubitare di poter recuperare il proprio denaro: prima Dubai, alla fine del 2009, poi Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Dai massimi del 2007, i mercati azionari di quei Paesi persero tra il 65% e l'85% in dollari, prima di toccare il fondo intorno al 2012. Nessuno conosce il giorno né l'ora di un nuovo crollo del mercato, conclude Arends. Chi avvertiva dei pericoli alla fine degli anni Novanta e a metà degli anni Duemila ebbe ragione soltanto dopo essere sembrato in errore per molto tempo.
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Breakpoint: Aufruf zu digitalem Ungehorsam
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Überwachung ist ein mächtiger Zensor, der uns gehorsam werden lässt. Selbst dann, wenn sie gar nicht stattfindet. Deshalb ist jetzt die Zeit für mehr Kritik und Aufmüpfigkeit, schreibt @CarlaSiepmann in ihrer Kolumne:
netzpolitik.org/2026/breakpoin…
Überwachung ist ein mächtiger Zensor, der uns gehorsam werden lässt. Selbst dann, wenn sie gar nicht stattfindet. Deshalb ist jetzt die Zeit für mehr Kritik und Aufmüpfigkeit.Carla Siepmann (netzpolitik.org)
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Questa è la rassegna stampa di domenica 23 agosto 2026
I colloqui tra Washington e Ottawa sono naufragati venerdì sera, facendo scattare i nuovi dazi statunitensi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di prodotti canadesi. Il primo ministro Mark Carney ha annunciato dazi di ritorsione "dollaro per dollaro" a partire dall'8 settembre, accusando l'Amministrazione di aver "iniziato una guerra commerciale". Si tratta della rottura più grave nei rapporti con il secondo partner commerciale degli Stati Uniti, con scambi per 376 miliardi di dollari nel primo semestre.
Fonti: Axios, New York Times, BBC
Il presidente Trump punta su nuove sanzioni, un blocco navale e una stretta economica sui partner commerciali di Teheran per costringere il Paese a un accordo che ponga fine al conflitto alle condizioni statunitensi. La strategia rischia però di provocare attacchi iraniani nel Golfo. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha intanto rivendicato la "vittoria" nella guerra con gli Stati Uniti, mentre a Washington cresce il dibattito su come uscire dal pantano prima delle elezioni di metà mandato.
Fonti: Bloomberg, The Hill, The Guardian
Un giudice federale ha dichiarato illegale la sospensione dei visti agli immigrati provenienti da 75 Paesi, decisa dall'Amministrazione con la motivazione che i loro cittadini avrebbero potuto necessitare di assistenza pubblica. Nella decisione di 61 pagine, la giudice Jeannette Vargas ha stabilito che la misura era "contraria alla legge" ed eccedeva l'autorità del segretario di Stato Marco Rubio, in quanto discriminava sulla base della nazionalità.
Il servizio postale statunitense (USPS) ha finalizzato una norma che introduce nuovi requisiti di ammissibilità per le schede inviate per posta, dando seguito a un ordine esecutivo firmato dal presidente Trump a marzo e successivamente bocciato da un tribunale federale. Il documento, atteso in pubblicazione ufficiale il 26 agosto, definisce le modalità di distribuzione delle schede per le elezioni di metà mandato di novembre, nonostante gli ordini dei giudici mantengano la misura sospesa.
Il presidente Trump ha effettuato più di mille compravendite di titoli nel solo mese di giugno, secondo una dichiarazione patrimoniale pubblicata sabato. Tra gli acquisti più consistenti figurano azioni di Berkshire Hathaway, Visa, Mastercard e Cintas. Il dato riporta l'attenzione sull'attività finanziaria del presidente e sui possibili conflitti di interesse.
Fonti: Bloomberg
Gli alleati di Mike Rogers, candidato repubblicano al Senato in Michigan, hanno chiesto alla potente lobby filoisraeliana AIPAC di non fare pubblicità in suo favore, temendo che il sostegno pubblico del gruppo possa rivelarsi un boomerang elettorale. La frattura riflette il calo di credibilità dell'AIPAC dopo una serie di sconfitte nelle primarie democratiche e sullo sfondo della rabbia degli elettori per la guerra a Gaza. Il rivale democratico Abdul El-Sayed ha costruito la propria campagna proprio contro l'organizzazione.
Fonti: Axios
Il presidente sta cercando di bloccare i tentativi della BBC di chiamare a testimoniare i suoi figli nella causa per diffamazione da 10 milioni di dollari che ha intentato contro l'emittente britannica. Il caso si inserisce in una più ampia offensiva giudiziaria contro gruppi editoriali e dell'intrattenimento, di fronte alla quale la stampa statunitense sta iniziando a reagire, sostenendo che "l'appeasement non è una strategia".
Fonti: The Hill, Financial Times
Secondo alcune indiscrezioni, la Marina statunitense avrebbe preso in considerazione la possibilità di rinominare la portaerei USS Doris Miller, intitolata a un eroe afroamericano della Seconda guerra mondiale, sostituendone il nome con quello del presidente Trump. Il presidente della NAACP, Derrick Johnson, ha duramente criticato le presunte trattative, definendole "uno schiaffo" alla memoria del militare.
Fonti: The Hill
Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. continua a promuovere l'agenda "Make America Healthy Again" nei suoi interventi pubblici e in campagna elettorale, evitando però di parlare di vaccini, dopo che il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per ridurre le vaccinazioni infantili. Intanto i nuovi dati mostrano un calo dei tassi di vaccinazione tra i bambini della scuola dell'infanzia, con le esenzioni ai massimi storici.
Fonti: The Hill, The Guardian
Il presidente Trump ha rivendicato i progressi del cantiere per la nuova sala da ballo della Casa Bianca, definendolo "sotto budget" e "in anticipo sui tempi", il giorno dopo che la Corte Suprema ne ha temporaneamente autorizzato la prosecuzione. Emerge intanto che il presidente sta pianificando in silenzio una seconda sala da ballo, un salone di circa mille metri quadrati, in un suo circolo del New Jersey a poco meno di 300 chilometri dalla capitale.
Fonti: The Hill, Wall Street Journal
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
As the president tries to extract the US from his Iran war quagmire, leadership in Tehran is only too happy to crush his midterm dreamsRobert Tait (the Guardian)
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Questa settimana il debito federale degli Stati Uniti ha superato i 40 mila miliardi di dollari, dopo essere cresciuto di 3 mila miliardi nell'ultimo anno. La soglia dei 39 mila miliardi era stata raggiunta a marzo: quella successiva è arrivata appena 5 mesi dopo, con diversi mesi di anticipo sulle previsioni, anche a causa del gettito venuto meno dopo che i dazi imposti da Donald Trump sono stati dichiarati illegittimi. Nel 2016 Trump aveva promesso di azzerare in 8 anni quello che allora era un debito di circa 19 mila miliardi. Secondo un'analisi di Axios firmata da Zachary Basu, il Paese è ormai stretto tra le migliaia di miliardi che Washington deve prendere in prestito per finanziare il passato e quelle necessarie all'economia per costruire il futuro.
Circa 32 mila miliardi sono detenuti da investitori e altri soggetti esterni al governo federale. La parte restante è costituita dal debito che lo Stato deve ai propri conti, compresi la previdenza sociale e gli altri fondi fiduciari federali. Nell'anno fiscale in corso, il Tesoro deve rifinanziare 9.700 miliardi di dollari di titoli in scadenza e, contemporaneamente, coprire un disavanzo che il Congressional Budget Office, l'ufficio di bilancio del Congresso, stima ormai intorno ai 2.100 miliardi.
È un circolo vizioso che in Italia conosciamo molto bene: il debito esistente giunge a scadenza, viene sostituito con nuovi titoli sempre più costosi e l'aumento degli interessi alimenta i disavanzi degli anni successivi. Il CBO prevede deficit medi di 2.400 miliardi di dollari all'anno fino al 2036, mentre il debito detenuto dal pubblico è destinato a salire dal 101% del prodotto interno lordo di quest'anno al 120%, superando il massimo storico del 106% raggiunto nel 1946.
In questo contesto, la spesa per interessi è la voce che cresce più rapidamente. Nei primi dieci mesi dell'anno fiscale gli Stati Uniti ne hanno pagati 963 miliardi di dollari, pari a circa 3,2 miliardi al giorno e a 200 miliardi in più di quanto speso nello stesso periodo per le forze armate. Il sorpasso sulle spese militari era già avvenuto nel 2024 e, secondo le proiezioni, la spesa per interessi supererà i 2.100 miliardi entro il 2035.
Conti pubblici
Washington deve rifinanziare 9.700 miliardi di titoli in scadenza e paga già 3,2 miliardi di interessi al giorno. Nello stesso momento le grandi aziende tecnologiche, che finora costruivano con la liquidità in cassa, entrano in massa sul mercato del debito.
Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 21 agosto 2026
Debito federale totale, 18 agosto 2026
40.050
miliardi di dollari
32.000 miliardi sono in mano a investitori e mercati 8.050 miliardi sono il debito dello Stato verso i propri conti
+3.000
miliardi in dodici mesi
5
mesi dalla soglia precedente
2
anni di anticipo sulle stime del CBO
Traiettoria Interessi Silicon Valley
La promessa e i fatti
Debito federale a fine anno fiscale, in migliaia di miliardi di dollari: 19,6 nel 2016; 22,7 nel 2019; 26,9 nel 2020; 30,9 nel 2022; 35,5 nel 2024; 37,6 nel 2025; 40,05 al 18 agosto 2026.
Debito federale totale a fine anno fiscale, in migliaia di miliardi di dollari. La linea tratteggiata mostra il percorso che il debito avrebbe dovuto seguire per arrivare a zero nel 2024, come promesso in campagna elettorale.
9.700i miliardi di titoli che il Tesoro deve rifinanziare nell'anno fiscale in corso, a tassi più alti di quelli con cui erano stati emessi
2.100i miliardi di disavanzo che il Congressional Budget Office stima per lo stesso periodo, da coprire con nuovo debito
2.400i miliardi di deficit medio annuo previsti da qui al 2036: il buco di ogni anno diventa il debito dell'anno successivo
Debito detenuto dal pubblico, in rapporto al PIL
Record del 1946: 106%
101%oggi 120%previsto nel 2036
La voce che cresce di più
Interessi maturati da quando hai aperto questa pagina
3,2 miliardi al giorno
dollari
Il Tesoro paga circa 36.700 dollari al secondo. Tra ottobre 2025 e luglio 2026 gli interessi sono costati 963 miliardi, il 14% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026: interessi sul debito 963 miliardi di dollari; forze armate circa 760 miliardi.
Oggi il conto degli interessi vale 200 miliardi in più di quello della difesa, e continua a salire: al ritmo di questi dieci mesi l'anno fiscale si chiuderà oltre i 1.100 miliardi, e il CBO prevede che entro il 2036 la cifra raddoppi fino a 2.100 miliardi l'anno.
Interessi netti sul debito e spesa per la difesa, primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026 (ottobre 2025 - luglio 2026), in miliardi di dollari.
Anche la Silicon Valley scopre il debito
Emissioni obbligazionarie degli hyperscaler: 108 miliardi nel 2025, circa 250 nel 2026, 400 previsti nel 2027.
Emissioni obbligazionarie dei grandi gruppi impegnati nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, in miliardi di dollari. Sotto ogni anno, la quota degli investimenti finanziata a debito. Stime Goldman Sachs.
Nove grandi gruppi tecnologici: circa 600 miliardi di investimenti dichiarati in dodici mesi, contro 3.100 miliardi di impegni che non compaiono in bilancio (1.200 di locazioni non ancora entrate in vigore e 1.900 di impegni di acquisto).
Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle, Nvidia, Broadcom, SpaceX e AMD. Gli impegni fuori bilancio valgono oltre cinque volte gli investimenti dichiarati negli ultimi dodici mesi. Analisi del Wall Street Journal sulle note ai bilanci depositati.
Fonte: Dipartimento del Tesoro (Debt to the Penny, 18 agosto 2026); Congressional Budget Office (Budget and Economic Outlook 2026-2036 e aggiornamento di agosto 2026); Goldman Sachs; Wall Street Journal; analisi di Axios.
Per anni la Silicon Valley ha finanziato la costruzione dei propri impianti quasi esclusivamente con la liquidità disponibile. Ora, invece, anche le grandi aziende tecnologiche stanno diventando protagoniste dei mercati obbligazionari mondiali. Le emissioni degli hyperscaler, ovvero i colossi impegnati nella costruzione delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, sono passate dai 108 miliardi di dollari del 2025 ai circa 250 miliardi attesi per quest'anno. Goldman Sachs stima inoltre che nel 2027 più di un terzo di questi investimenti sarà finanziato ricorrendo al debito.
Secondo Axios, Nvidia sta lavorando con BlackRock, Goldman Sachs, KKR e altri giganti di Wall Street a un piano per mobilitare oltre 500 miliardi di dollari da destinare a queste infrastrutture. Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle, Nvidia, Broadcom, SpaceX e AMD hanno già speso complessivamente circa 600 miliardi di dollari in investimenti nell'ultimo anno. Un'analisi del Wall Street Journal calcola però che abbiano assunto altri impegni di spesa per circa 3 mila miliardi che ancora non compaiono nei bilanci: 1.200 miliardi in contratti di locazione già firmati ma non ancora entrati in vigore, che le regole contabili non impongono di registrare tra le passività, e 1.900 miliardi in impegni di acquisto. Nel complesso, una cifra pari a cinque volte quella dichiarata ogni trimestre.
Il margine di manovra di Washington si restringe proprio mentre aumentano le ambizioni della politica, osserva Axios. A sinistra guadagnano terreno il socialismo democratico e il populismo economico, che uniscono la promessa di rendere più accessibili casa, sanità e assistenza all'infanzia alla richiesta di aumentare le imposte sui più ricchi.
A destra, il Partito Repubblicano rimodellato da Trump difende politicamente la previdenza sociale e Medicare, il programma sanitario destinato soprattutto agli anziani, ma continua a promuovere tagli fiscali e maggiori spese militari. Per il 2027 il presidente ha chiesto un bilancio del Pentagono da 1.500 miliardi di dollari, oltre il 50% in più rispetto ai 901 miliardi approvati dal Congresso per quest'anno. Alla Camera, tuttavia, anche una parte dei repubblicani ha già manifestato la propria opposizione.
Chi entrerà alla Casa Bianca nel 2029 erediterà una resa dei conti preparata da decenni. Le conseguenze delle dolorose scelte che dovranno necessariamente essere prese su tasse, prestazioni sociali, credito e investimenti potrebbero pesare sulla prosperità e sulla forza degli Stati Uniti ben oltre la durata del prossimo mandato presidenziale.
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Il progressista del Michigan Abdul El-Sayed, che ha scritto un libro sul Medicare for All, si candida al Senato con una versione del programma che lascerebbe agli americani la possibilità di tenere l'assicurazione sanitaria privata. Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, i due politici più identificati con quella battaglia, lo sostengono lo stesso. È il segnale che la guerra sulla sanità che ha spaccato il Partito Democratico nel 2020 potrebbe non ripetersi.
La sanità è tornata in cima alle preoccupazioni degli americani. I costi crescono. I tagli federali al Medicaid, il programma pubblico per chi ha redditi bassi, e ai sussidi dell'Obamacare, il mercato di polizze sovvenzionate creato dalla riforma sanitaria del 2010, rischiano di lasciare senza copertura milioni di persone in più. I candidati progressisti che hanno vinto le primarie principali di questo ciclo elettorale hanno offerto il Medicare for All come risposta e l'idea raccoglie consensi ampi, anche se la maggior parte degli elettori non sa che cosa comporti in pratica.
Il Medicare for All è la proposta di estendere a tutti il Medicare, il programma pubblico che oggi assicura gli over 65. Il testo depositato da Sanders, senatore del Vermont e due volte candidato alle primarie presidenziali, iscriverebbe quasi ogni americano a un unico piano nazionale e cancellerebbe in gran parte le assicurazioni private. È il modello del pagatore unico: lo Stato raccoglie i contributi e paga le cure, senza compagnie in mezzo.
El-Sayed ha detto in una recente intervista che il metodo conta meno del risultato: "se riduce il potere delle aziende sanitarie, amplia l'accesso alle cure e lo fa con lo strumento pubblico, io sono favorevole". La sua corsa per il Senato in Michigan resta incerta nei sondaggi.
Il litigio sulla sanità dura da dieci anni dentro il Partito Democratico e ha toccato il punto più aspro nelle primarie presidenziali del 2020. Il nodo era sempre lo stesso, cioè se sostituire le assicurazioni private o costruire sopra quelle che ci sono. Kamala Harris appoggiò all'inizio il testo di Sanders, poi ritirò il sostegno quando le chiesero se fosse d'accordo con l'abolizione dei piani privati.
Gli elettori non hanno mai avuto un'idea univoca di che cosa significhi quello slogan. Un sondaggio di marzo 2026 del Searchlight Institute, un centro studi di centrosinistra, e della società progressista Impact Research ha rilevato che il 60% degli americani ritiene che il Medicare for All creerebbe un sistema a pagatore unico, mentre il 61% pensa anche che permetterebbe di tenere la propria assicurazione privata. La stessa confusione c'era nel 2019, quando più della metà degli intervistati diceva che il programma avrebbe lasciato in piedi i piani privati.
Il sostegno all'assicurazione pubblica scende quando la domanda include l'eliminazione dei piani privati e di quelli aziendali, con cui è coperta la maggior parte dei lavoratori americani, e il finanziamento tramite un aumento delle tasse federali. Lo mostra un'altra rilevazione condotta dal Searchlight Institute con la società di sondaggi democratica Tavern Research e il sito progressista Zeteo. Alla domanda diretta il 70% ha detto di preferire la copertura che ha oggi a un piano federale simile al Medicare. Nei focus group organizzati la scorsa primavera negli Stati in bilico dalla società di ricerca democratica Navigator quasi tutti i partecipanti dicevano di volere un sistema sanitario "universale" e "accessibile", ma pochi sapevano distinguere un'etichetta di riforma dall'altra.
I democratici hanno intanto messo insieme un magazzino di proposte nuove, che circolano tra i parlamentari e i possibili candidati alla presidenza del 2028. Si va dallo spezzare i monopoli della sanità e dall'allargare la produzione pubblica di farmaci alla regolazione degli ospedali e a nuove public option, cioè piani assicurativi gestiti dallo Stato che i cittadini possono comprare al posto di quelli privati.
"Le persone hanno superato la fase della comunicazione, non prendono più posizioni estreme per spostare i confini del dibattito", ha detto a Vox Neale Mahoney, economista sanitario di Stanford che sta esaminando molte delle nuove proposte e consiglia il Kitchen Table Project, uno dei gruppi che le stanno elaborando. "Siamo nella fase in cui ci si chiede che cosa potrebbe davvero funzionare".
Le compagnie assicurative hanno chiesto di alzare i premi dell'Obamacare del 15% mediano nel 2027 (metà delle richieste sta sopra questa soglia e metà sotto), dopo il rincaro di circa il 20% di quest'anno. Da gennaio milioni di iscritti al Medicaid dovranno dimostrare di lavorare per non perdere la copertura. Le due scadenze arrivano proprio mentre parte la prossima campagna presidenziale. I gruppi al lavoro sulle proposte hanno fretta perché le grandi leggi sulla sanità sono rare e la finestra buona potrebbe aprirsi presto.
Mahoney ritiene che i democratici stiano capendo di non dover scegliere tra migliorare la copertura che gli americani hanno adesso e costruire nel tempo qualcosa di meglio, come una public option robusta. Le famiglie sono strette oggi dai costi, ha detto, mentre sotto restano i problemi di fondo: un sistema assicurativo legato al posto di lavoro diventerebbe ancora più fragile se l'intelligenza artificiale provocasse ondate di licenziamenti.
Il Center for American Progress, un centro studi liberal, ha ricavato dalle proprie ricerche sugli elettori la raccomandazione di puntare su soluzioni di breve periodo che abbassino subito i costi. "Candidati ed eletti farebbero un favore a sé stessi e ai loro elettori concentrandosi sui benefici più immediati", ha detto Natasha Murphy, direttrice delle politiche sanitarie del centro, "continuando allo stesso tempo a parlare di copertura universale e di un cambiamento di scala più ampia" che potrebbe richiedere un decennio o più.
Adam Gaffney, tra i sostenitori più noti del pagatore unico ed ex presidente dei Physicians for a National Health Program, l'associazione di medici che si batte per un sistema sanitario nazionale, dice che chi si dichiara favorevole al Medicare for All nei sondaggi appoggia l'idea di un'assicurazione pubblica per tutti, ma non conosce i dettagli dei singoli disegni di legge, che quasi nessuno ha letto. Non è contrario a riforme graduali che portino al pagatore unico, però ritiene che gli elettori intendano il Medicare for All come un unico programma che copre tutti, così come sanno che il Medicare copre chi ha più di 65 anni.
Ocasio-Cortez, che valuta una candidatura alla presidenza nel 2028, sostiene apertamente il Medicare for All ed è vicina a Sanders, eppure ha appoggiato con convinzione El-Sayed e continua a fare campagna per lui. Resta da capire se correrà sul testo di Sanders o su una visione più larga come quella del candidato del Michigan e come gestirà i contrasti con i piani rivali, che nel 2020 diventarono scontri personali. Un'altra incognita è dove i Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana, fisseranno l'asticella per concedere il proprio sostegno.
Matt Yglesias, giornalista e cofondatore di Vox, ha scritto sulla sua newsletter Slow Boring che il modo in cui El-Sayed presenta il Medicare for All, più come un obiettivo che come una legge precisa, può dare il via libera a tutti i democratici di centrosinistra che vogliono candidarsi su riforme sanitarie serie. "La cosa più importante che El-Sayed può fare per conquistare il sostegno dei moderati è usare la sua credibilità a sinistra per mettere fine alle distruttive guerre sul Medicare for All che hanno paralizzato il Partito Democratico negli ultimi quindici anni", ha scritto.
Su Jacobin lo scrittore socialista che firma con lo pseudonimo Carl Beijer ha invitato la sinistra a non mollare il pagatore unico. La posizione di El-Sayed, ha scritto, è quasi identica a quella per cui nel 2020 la sinistra attaccò Pete Buttigieg ed Elizabeth Warren: allora l'ala di Sanders sosteneva che nessun piano che lasci spazio alle assicurazioni private ha il diritto di chiamarsi Medicare for All. Il rischio, secondo Beijer, è che la public option non sia un passaggio verso il pagatore unico ma una scorciatoia che consente ai più ricchi di chiamarsi fuori. Chi si chiama fuori poi non si batte per finanziare il sistema che ha lasciato. Un accordo raggiunto così facilmente, avverte, è un accordo su niente.
A roadmap for getting to yes — if he makes the effortMatthew Yglesias (Slow Boring)
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Rob Sand è avanti di cinque punti la corsa alla carica di governatore dell'Iowa: secondo l'ultimo sondaggio di Emerson College, condotto tra il 2 e il 4 agosto, raccoglie il 48% dei consensi contro il 43% del suo avversario. Eppure lo Stato non elegge un democratico a quella carica dal 2006 e gli elettori registrati come repubblicani superano di quasi 200.000 unità quelli democratici.
Il Cook Political Report, che valuta la competitività delle elezioni americane, ha riclassificato la sfida da "tendente repubblicano" a "toss-up". Per arrivare al risultato, a undici settimane dal voto di novembre, Sand deve cercare di convincere gli elettori dell'Iowa a fidarsi di lui nonostante la D che compare accanto al suo nome.
Sand, 44 anni, è il revisore dei conti dello Stato, una carica elettiva con il compito di controllare come l'Iowa spende il denaro pubblico. In Iowa la sua presenza è ormai capillare: appare in spot televisivi nei quali promette il carcere per i politici corrotti, pubblica video su Instagram e tiene assemblee pubbliche in tutte le contee. Cresciuto a Decorah, vicino al confine con il Minnesota, ha studiato alla Brown University e ha lavorato per 7 anni come procuratore prima di entrare in politica.
Sand va a caccia, frequenta la chiesa ogni domenica e, durante la tradizionale traversata ciclistica dello Stato, alla quale ha partecipato insieme a migliaia di persone, è stato fermato di continuo da chi gli chiedeva un selfie. Del partito con cui si è candidato parla come del "male minore". A Elaine Godfrey, giornalista dell'Atlantic che lo ha seguito per diversi giorni, ha confessato di non riuscire neppure a immaginare di dire che gli piaccia appartenere a un partito politico. Prima di un suo intervento nella contea di Des Moines, lo staff ha chiesto di rimuovere dalle pareti i simboli democratici, in modo che lo spazio apparisse più inclusivo.
Sand non prende le distanze dal partito nazionale attaccandone l'establishment, come fanno i progressisti: mette piuttosto in discussione l'idea stessa di appartenenza partitica. Propone le primarie aperte, alle quali possano partecipare tutti gli elettori indipendentemente dal partito di registrazione, e il voto per approvazione, un sistema che consentirebbe di sostenere più candidati sulla stessa scheda. A suo giudizio, con regole simili la sostituzione affannosa di un candidato a campagna già iniziata non si trasformerebbe in una crisi, così come non lo diventerebbe la cattiva prestazione in un dibattito di un candidato molto anziano. Il sistema politico americano, ripete, è guasto perché governato da due club privati che costringono gli elettori dentro una scelta binaria.
Midterm 2026 · Corsa a governatore dell’Iowa
A meno di tre mesi dal voto il sondaggio di Emerson College lo dà davanti al repubblicano Zach Lahn. Ma le liste elettorali dell’Iowa raccontano un’altra storia.
Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026
Sondaggio Emerson College, 2-4 agosto 2026
Rob Sand
48%
+5
Punti
Zach Lahn
43%
Revisore dei conti dell’Iowa, unico nome sulla scheda democratica
Imprenditore, alle primarie ha battuto il candidato scelto da Trump
Restano il 7% di indecisi e un 2% orientato su altri nomi. Emerson ha interpellato 712 elettori probabili, con un margine di errore di 3,7 punti.
Lo svantaggio di partenza
Ogni punto vale 5.000 elettori attivi iscritti in Iowa al 3 agosto 2026. Il secondo pulsante isola chi non si iscrive a nessun partito.
Come sono iscritti gli elettori Chi votano gli elettori senza partito
Repubblicani 712.087 Senza partito 559.741 Democratici 528.758
Sostengono Sand 58% Sostengono Lahn 32% Indecisi e altri 10%
Chi non si iscrive a nessun partito è il secondo blocco dell’Iowa e supera i democratici di 30.983 iscritti. Fra questi elettori Sand è avanti 58 a 32: è l’aritmetica su cui poggia tutta la sua campagna.
Come cambia il pronostico · Cook Political Report
Tendente repubblicana Incerta
Il cambio di giudizio è arrivato il 9 aprile. Nei mesi successivi anche Inside Elections e la Crystal Ball di Larry Sabato hanno spostato la corsa fra quelle senza favorito.
Il decennio repubblicano
Per l’anno fiscale 2027 l’Iowa ha autorizzato più spesa di quanta prevede di incassare. La differenza esce dalle riserve accumulate negli anni scorsi.
Spesa autorizzata per il 2027 9,64 miliardi di dollari
8,4 miliardi coperti dalle entrate 1,24 miliardi presi dalle riserve
È il secondo anno consecutivo con un disavanzo sopra il miliardo. La causa principale sono i tagli all’imposta sul reddito, scesa a un’aliquota unica del 3,8%.
2°
L’Iowa ha la seconda incidenza di tumori del Paese: 21.700 nuove diagnosi stimate nel 2026.
6
Le settimane di gravidanza oltre le quali in Iowa l’aborto è vietato.
I due candidati
Sand chiede agli elettori di giudicare l’uomo e non il simbolo. Lahn ha vinto le primarie contro l’apparato e contro Trump.
Democratico
Rob Sand
44 anni, revisore dei conti dello Stato
Del suo partito parla come del male minore e prima di un comizio ha fatto togliere i simboli dalle pareti.
Propone primarie aperte a tutti gli elettori e il voto per approvazione.
Ha risposto «no» sugli atleti nati maschi nelle gare femminili e non ha chiesto di abolire l’ICE.
Sull’aborto indica come ragionevole il limite fissato dalla sentenza Roe contro Wade.
Repubblicano
Zach Lahn
Imprenditore, mai eletto a una carica pubblica
Alle primarie del 2 giugno ha battuto il deputato Randy Feenstra 37,8 a 37,0, nonostante l’appoggio di Trump all’avversario.
Ha lavorato per Americans for Prosperity, il gruppo di pressione dei fratelli Koch.
Ha l’appoggio del movimento Make America Healthy Again di Robert F. Kennedy Jr.
Chiede il divieto dei vaccini a mRNA e negli ultimi dieci anni ha vissuto soprattutto in Kansas.
La cassa elettorale
Fondi ancora disponibili al 14 luglio 2026, al netto delle spese già sostenute.
Rob Sand 17,95 milioni di dollari
Zach Lahn 1,04 milioni di dollari
Fra il 27 maggio e il 14 luglio Lahn ha raccolto 6,37 milioni, ma 5 milioni sono arrivati da un solo comitato di Washington legato ai governatori repubblicani. Sand ne ha raccolti 9,39 con 33.500 versamenti, in media 164 dollari l’uno.
Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Emerson College Polling/Nexstar (2-4 agosto 2026), Iowa Secretary of State (iscritti attivi al 3 agosto 2026), Legislative Services Agency dell’Iowa, Iowa Ethics and Campaign Disclosure Board, Iowa Cancer Registry e Cook Political Report.
Si vota martedì 3 novembre 2026.
Le sue assemblee pubbliche assomigliano poco agli usuali eventi di partito. Cominciano con un applauso rivolto ai repubblicani, agli indipendenti e ai democratici presenti in sala, seguito dal canto di "America the Beautiful". Sand poi illustra le sue priorità — lotta alla corruzione, scuola pubblica e costo della vita — e quindi risponde alle domande del pubblico, comprese le più ostili. L'incontro di Newton si è concluso con un applauso all'ipotesi che in Iowa torni un governo diviso tra i due partiti.
All'inizio della sua campagna elettorale, un conduttore radiofonico gli ha chiesto se gli atleti nati di sesso maschile dovessero poter gareggiare nelle competizioni femminili. Sand ha risposto soltanto: "No". A gennaio, dopo l'uccisione di Renee Good e Alex Pretti da parte di agenti federali a Minneapolis, non si è unito a chi chiedeva l'abolizione dell'ICE, l'agenzia federale responsabile dell'immigrazione. "Ha tolto dal tavolo alcuni dei temi culturali che perseguitano i democratici negli Stati rossi", ha spiegato all'Atlantic Adam Jentleson, fondatore del centro studi di centrosinistra Searchlight.
Il sondaggista Adam Carlson riassume così la sua strategia: Sand non è un progressista rumoroso, ma non ha neppure il linguaggio di un moderato vicino alle grandi aziende; "sta prendendo una terza via". La sinistra del partito lo tollera senza entusiasmo, ben sapendo che altrimenti sarebbe impossibile vincere in Iowa. Adam Green, cofondatore del Progressive Change Campaign Committee, lo definisce "un guerriero felice dell'efficienza tecnocratica, del superamento delle divisioni di partito e della lotta alla corruzione".
I repubblicani governano l'Iowa senza contrappesi da dieci anni. Hanno ridotto drasticamente l'imposta sul reddito, destinato centinaia di milioni di dollari pubblici alle scuole private e vietato l'aborto dopo la sesta settimana. Oggi però lo Stato ha un disavanzo di bilancio di 1,24 miliardi di dollari, superiore al miliardo per il secondo anno consecutivo, e registra il secondo tasso di incidenza dei tumori più alto del Paese.
L'avversario di Sand è Zach Lahn, esponente dell'apparato repubblicano privo di precedenti esperienze in cariche elettive, che ha lavorato per Americans for Prosperity, il gruppo di pressione legato ai fratelli Koch. A giugno ha sconfitto a sorpresa alle primarie il deputato uscente Randy Feenstra per meno di un punto percentuale, nonostante Donald Trump avesse appoggiato il suo avversario. Nato e cresciuto in Iowa, negli ultimi dieci anni Lahn ha vissuto soprattutto a Wichita, in Kansas, dove ha fondato una scuola privata.
Il Des Moines Register ha scritto che divide il proprio tempo tra i due Stati; lui ha assicurato agli elettori che, se diventasse governatore, rimarrebbe in Iowa "il più possibile". La sua campagna ora insiste sulla difesa delle piccole aziende agricole dall'agricoltura industriale — una posizione insolita per un repubblicano dell'Iowa —, sul divieto dei vaccini a mRNA e sulla qualità dell'acqua. Sono temi che gli hanno assicurato l'appoggio del movimento Make America Healthy Again, legato al Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.
"È come The Truman Show", afferma Lahn in uno spot, parlando del suo rivale: "Non è un moderato". In un altro promette di sottrarre i programmi delle scuole pubbliche dell'Iowa "ai marxisti che se ne sono impadroniti". I repubblicani accusano inoltre Sand di trascorrere troppo tempo in campagna elettorale e troppo poco al lavoro, oltre a insistere sulle donazioni ricevute dalla moglie e dalla ricca famiglia di lei. Incalzato in pubblico sul limite temporale all'aborto che sarebbe disposto ad accettare, Sand ha risposto di considerare ragionevole l'equilibrio stabilito dalla sentenza Roe vs Wade. A chi gli chiedeva come potesse conciliare quella posizione con la propria fede cristiana, ha replicato che numerosi versetti della Bibbia fanno coincidere l'inizio della vita con il primo respiro, suscitando l'ira di una parte dei conservatori religiosi.
Sand ha raccolto più fondi di Lahn, ma i repubblicani stanno riversando milioni di dollari in Iowa anche per contrastare il candidato democratico al Senato Josh Turek e difendere tre seggi alla Camera divenuti più competitivi del previsto. Giovedì, alla fiera statale, alcuni attivisti di Turning Point Action hanno inseguito Sand urlandogli contro. Nonostante questo, lui continua a sostenere che sia possibile collaborare con il parlamento repubblicano, perché tra i suoi membri vi sarebbero ancora molte persone in buona fede, convinte che un giorno, alle porte del paradiso, dovranno dimostrare ciò che hanno fatto. È la scommessa sulla quale ha costruito l'intera campagna: chiedere agli elettori di giudicare l'uomo, non il partito, in uno Stato dove i democratici partono sulla carta con quasi 200.000 iscritti in meno.
Rob Sand isn’t progressive or moderate. What is he trying to be?Elaine Godfrey (The Atlantic)
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Domenica, durante un comizio ad Atlanta per la sua campagna di rielezione, il senatore democratico Jon Ossoff ha detto che Donald Trump "non vuole fare il suo lavoro" e preferisce "costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul suo palazzo volante apparentemente indifeso, regalato dall'emiro del Qatar". Non ha pronunciato il cognome di Natalie, né era necessario: si tratta infatti di Natalie Harp, 35 anni, l'assistente che resta quasi costantemente al fianco del presidente e decide gran parte di ciò che finisce sotto i suoi occhi. La frase è stata interpretata come un'insinuazione sull'esistenza di qualcosa di più di un rapporto professionale tra i due, ipotesi che la Casa Bianca respinge con forza. Le reazioni sono state tali da trasformare la battuta nella vera notizia del comizio.
Lunedì, nello Studio Ovale, Trump ha replicato definendo Ossoff un "sosia di Pee-wee Herman", il personaggio interpretato dal comico Paul Reubens. Il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, lo ha invece liquidato con un insulto volgare. Il commentatore conservatore Scott Jennings lo ha accusato di sessismo e definito "un vigliacco", mentre il conduttore radiofonico Hugh Hewitt lo ha descritto come "un tipo meschino che spaccia calunnie". La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha bollato le sue parole come sessiste e "misogine". I democratici, al contrario, si sono guardati dal criticarlo apertamente: l'unica a incalzarlo è stata Jen Psaki, ex portavoce della Casa Bianca durante la presidenza di Joe Biden, che gli ha chiesto perché avesse scelto di spingersi fino a quel punto.
Ossoff e il governatore della California Gavin Newsom rappresentano l'ala più combattiva del Partito Democratico, quella intenzionata a rispondere al presidente colpo su colpo. Newsom ha trasformato i propri canali istituzionali in uno strumento di scherno, scrivendo in maiuscolo come Trump e accusandolo di raccogliere fondi a Los Angeles "mentre la sua stessa Amministrazione compra quote di aziende californiane come se fossimo nell'Unione Sovietica". Ossoff, da parte sua, colleziona discorsi virali costruiti intorno a battute taglienti, nei quali descrive il presidente come un bambino che getta "i giocattoli fuori dal passeggino" e come un uomo che "nessuno onorerà quando sarà morto".
Newsom è considerato un possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028. Ossoff, impegnato nella corsa per la rielezione al Senato in Georgia contro il deputato repubblicano Mike Collins e avanti di circa 8 punti nella media dei sondaggi, ripete invece di avere "zero interesse" per una candidatura presidenziale. Ad accomunarli, e a distinguerli dal resto del partito, è però soprattutto il proprio temperamento, più che la posizione sui singoli temi politici.
Sul versante opposto si collocano invece il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro e quello del Kentucky Andy Beshear, anch'essi indicati come possibili candidati nel 2028, che hanno scelto un basso profilo incentrato sulla capacità di governo. "Se si tratta di urlare, strepitare e battere i pugni sul tavolo, ecco, quello non sono io", ha detto Shapiro in un'intervista rilasciata a marzo al podcast Pod Save America. Quel registro, ha aggiunto, potrebbe procurargli qualche like in più, ma non è ciò che gli chiedono gli elettori che lo hanno scelto come governatore. Beshear, durante un evento dello scorso fine settimana con la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, ha invocato una politica fondata sul "buon senso e sulla ricerca di punti d'incontro".
David Axelrod, già consigliere di Barack Obama, ha detto ad Axios che nessuno è stato più duro, eloquente o efficace di Ossoff nell'attaccare Trump e che i democratici, stanchi di subirne i colpi, hanno accolto con favore quel registro. Axelrod ritiene però che, entro il 2028, gli americani cercheranno "il rimedio, non la replica" della crudeltà del presidente. Il video di Ossoff, ha osservato, avrebbe funzionato altrettanto bene senza un'insinuazione che gli è apparsa gratuita. Quanto ai repubblicani indignati, secondo Axelrod chi non ha mai avuto nulla da dire sulla volgarità di Trump non è nella posizione di scandalizzarsi ora.
Harp lavora a una scrivania appena fuori dallo Studio Ovale e trascorre con Trump più tempo di qualsiasi altro suo collaboratore. Durante le riunioni gli siede accanto con un computer portatile e i telefoni, pronta a recuperare un contatto o un'informazione. È una delle pochissime persone ad avere accesso diretto al suo account Truth Social, gli porta pile di bozze stampate dei post da approvare e ha imparato a riprodurne cadenza e punteggiatura, tanto che spesso pubblica dal proprio iPhone ciò che il presidente le detta.
Natalie risponde soltanto a Trump e può quindi eseguirne le indicazioni senza passare dal capo di gabinetto, dall'ufficio comunicazione o dalla squadra per la sicurezza nazionale, suscitando qualche malumore tra i colleghi. Una persona vicina alla Casa Bianca ha detto, di recente, al Wall Street Journal che il numero di cellulare di Harp vale più di quello di Trump.
Cresciuta in una famiglia cristiana conservatrice della California, circa 10 anni fa Harp si è ammalata di un tumore osseo al secondo stadio. Attribuisce la propria sopravvivenza al Right to Try Act, la legge firmata da Trump nel 2018 che permette ad alcuni pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a farmaci sperimentali non ancora approvati. Nel 2020 è stata invitata a raccontare la propria storia alla convention repubblicana. Passò poi a One America News Network, dove ha condotto un programma serale fino al 2022, sostenendo spesso le accuse infondate di brogli nelle elezioni presidenziali ripetute da Trump.
Natalie ha lasciato la televisione proprio nel 2022, quando buona parte del Partito repubblicano considerava ormai conclusa la carriera politica di Trump, per diventarne l'assistente personale. A Mar-a-Lago lo ha seguito costantemente sul campo da golf, pronta a stampare articoli direttamente dal golf cart: un'abitudine che le è valsa il soprannome di "stampante umana".
La sua devozione ha però irritato parte dello staff di Trump. Alcuni funzionari si sono lamentati in privato perché Harp avrebbe sottoposto al presidente materiale proveniente da gruppi di estrema destra e contenente informazioni false o fuorvianti. Su indicazione di Trump, a febbraio è stata lei ad aver pubblicato un video con immagini razziste che raffiguravano Barack e Michelle Obama come scimmie e un'immagine generata con l'intelligenza artificiale nella quale il presidente appariva come una figura cristologica. La Casa Bianca ha cancellato entrambi i post dopo le critiche bipartisan ricevute.
Secondo alcuni, però, la responsabilità le sarebbe stata addossata ingiustamente. Il 18 febbraio la portavoce della Casa Bianca lo ha riconosciuto apertamente, affermando che Trump è responsabile dei propri post. Ma quel che più si nota di Natalie, è la sua vera e propria devozione verso il presidente. In alcune lettere del 2023, citate dal New York Times e ripubblicate in questi giorni, Harp scriveva a Trump: "Sei tutto ciò che conta per me". Raccontava inoltre di dimenticarsi di mangiare e dormire e si scusava per averlo messo in imbarazzo correndo dietro al suo golf cart durante un viaggio in Scozia.
Il mese scorso, dopo il vertice NATO dell'8 luglio ad Ankara, le agenzie di intelligence statunitense e turca hanno intercettato informazioni su un piano iraniano per abbattere l'Air Force One con un missile terra-aria. Trump è salito regolarmente a bordo, ma in seguito è stato trasferito di nascosto su un furgone del catering e imbarcato su un C-32A militare più piccolo insieme a pochi stretti collaboratori, tra i quali proprio Natalie Harp. Il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario al Tesoro Scott Bessent sono invece rimasti sull'aereo usato come esca, insieme ai giornalisti del pool. È proprio quell'aereo che Ossoff ha evocato in Georgia durante la battuta ormai diventata virale.
Intimate letters written by Donald Trump's young blonde personal secretary, in which she confesses to starving herself while working for him, have resurfaced.Phillip Nieto (Mail Online)
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Researchers have uncovered SilkParasite, a cyberespionage operation using spear-phishing and five previously unseen malware families to target government bodies across Central Asia.dark6 (Secure Bulletin)
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Da Active Directory a Entra ID: la modernizzazione ibrida dell’identità spiegata ai sistemisti
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spcnet.it/da-active-directory-…
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Security researchers at Adversa AI found a zero-click flaw in xAI's Grok that hides malicious instructions inside encrypted text to steal names, locations, and chat history.dark6 (Secure Bulletin)
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Nginx e TLS: come ridurre TTFB e latenza con le impostazioni giuste
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spcnet.it/nginx-e-tls-come-rid…
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Marco Rubio ottiene risultati migliori di JD Vance in diversi ipotetici confronti presidenziali per il 2028, secondo l'ultimo sondaggio nazionale di Emerson College Polling. L'istituto ha messo alla prova i due principali papabili candidati repubblicani contro i cinque democratici meglio piazzati nei sondaggi sulle primarie: Pete Buttigieg, primo con il 19%, il governatore della California Gavin Newsom, secondo con il 17%, il senatore della Georgia Jon Ossoff, la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez e l'ex vicepresidente Kamala Harris. La rilevazione è stata condotta il 16 e il 17 agosto su mille elettori probabili e presenta un intervallo di credibilità di ±3 punti percentuali.
Buttigieg è l'unico a conservare lo stesso vantaggio contro entrambi i possibili avversari: 5 punti sia su Vance sia su Rubio. Anche Ossoff e Newsom precedono Vance di 5 punti, ma il margine si riduce rispettivamente a 3 e 2 punti contro Rubio. Harris supera Vance di 4 punti, mentre perde contro Rubio di 5. Ocasio-Cortez, invece, è indietro di 2 punti su Vance e di 5 su Rubio.
Verso il 2028 · Sondaggi
Emerson College ha messo alla prova i due favoriti repubblicani contro i cinque democratici meglio piazzati nelle primarie. Il segretario di Stato va meglio del vicepresidente in quattro confronti su cinque: solo Pete Buttigieg tiene lo stesso margine contro entrambi.
Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026
Il margine medio nei cinque confronti
Contro Vance
+0,0
→
Contro Rubio
0,0
I cinque democratici battono il vicepresidente in media di oltre tre punti
Contro il segretario di Stato lo stesso gruppo finisce in perfetta parità
Media semplice dei margini nei cinque confronti testati, elaborazione FocusAmerica. Né Vance né Rubio hanno annunciato la candidatura, e in ogni scenario gli indecisi sono almeno il 6 per cento.
Margine medio dei cinque democratici: +3,4 punti contro Vance, 0,0 contro Rubio. Confronti presidenziali 2028, margine del candidato democratico. Pete Buttigieg: +5 su Vance, +5 su Rubio. Jon Ossoff: +5 su Vance, +3 su Rubio. Gavin Newsom: +5 su Vance, +2 su Rubio. Kamala Harris: +4 su Vance, −5 su Rubio. Alexandria Ocasio-Cortez: −2 su Vance, −5 su Rubio.
Giudizio sull’operato di Trump: approva il 40%, disapprova il 56%. Uomini 48% e 48%, donne 32% e 62%. Approva l’86% dei repubblicani; disapprova il 66% degli indipendenti e il 92% dei democratici.
Voto generico per il Congresso: democratici 51%, repubblicani 43%, indecisi 6%.
Tema più importante: economia 37%, minacce alla democrazia 16%, sanità 16%, immigrazione 13%.
I confronti del 2028
Ogni riga mostra il margine del candidato democratico nei due scenari. A destra dello zero è avanti il democratico, a sinistra il repubblicano. Tocca o clicca una riga per leggere il dettaglio.
← Avanti il repubblicano Avanti il democratico →
Cerchio vuoto: contro Vance Cerchio pieno: contro Rubio
Avanti il democratico Avanti il repubblicano
Il valore a destra di ogni nome indica di quanti punti si riduce il margine democratico passando da Vance a Rubio.
Il contesto
Come gli elettori probabili giudicano l’operato del presidente alla Casa Bianca.
Tra gli uomini approvazione e disapprovazione si equivalgono, entrambe al 48 per cento. La quota restante degli intervistati non si esprime.
Midterm 2026
Intenzione di voto per un generico candidato di partito alle elezioni di metà mandato.
Nel 2018, l’anno in cui i democratici riconquistarono la Camera, il loro vantaggio finale nel voto popolare fu di 8,6 punti.
I temi del voto
Il tema indicato come più importante nella scelta di voto.
L’immigrazione, finora il terreno più favorevole ai repubblicani, resta dietro all’economia, alle minacce alla democrazia e alla sanità.
Fonte Emerson College Polling / The Hill, sondaggio nazionale condotto il 16 e il 17 agosto 2026 su 1.000 elettori probabili. Intervallo di credibilità di ±3 punti percentuali.
Donald Trump raccoglie intanto il 40% di giudizi positivi sul suo operato alla Casa Bianca, contro il 56% di valutazioni negative. "L'indice di gradimento del presidente Trump è rimasto relativamente stabile negli ultimi mesi: circa 2 elettori probabili su 5 approvano il suo operato, grazie anche a un sostegno costante tra i repubblicani, che raggiunge l'86%", ha spiegato Spencer Kimball, direttore esecutivo di Emerson College Polling.
La disapprovazione sale al 66% tra gli indipendenti e al 92% tra i democratici. Il divario più netto resta quello di genere: tra gli uomini approvazione e disapprovazione sono entrambe al 48%, mentre fra le donne i giudizi negativi prevalgono di trenta punti, 62% contro 32%. Nel voto generico per il Congresso, un candidato democratico ottiene il 51%, mentre quello repubblicano il 43% ed il 6% resta indeciso. L'economia è il tema prioritario per il 37% degli elettori, le minacce alla democrazia e la sanità seguono entrambe al 16%, mentre l'immigrazione (finora il tema dove i repubblicani erano più forti) si ferma solo al 13%.
23% of Voters Consider Themselves Supporters of the Democratic Socialists of America A new Emerson…Full Release & ResultsCamille Mumford (Emerson Polling)
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Chiediamo troppo?
#CostoDellaVita #Giovani #Politica #CaroVita #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
Elezioni e Politica 2026 reshared this.
Giuseppe likes this.
Fox News, la rete televisiva conservatrice che di solito segue poco lo sport femminile, tra il 25 giugno e l'11 agosto ha dedicato più di 200 servizi alla WNBA, il campionato professionistico di basket femminile degli Stati Uniti. Almeno 130 riguardavano le atlete transgender, secondo il conteggio di Media Matters, un'organizzazione progressista che monitora i mezzi di informazione americani. Nella WNBA non gioca nessuna atleta transgender.
La copertura è stata così insistente che uno dei volti più noti della rete, Jesse Watters, ha protestato in diretta: "è ridicolo". Il basket femminile è diventato uno dei terreni della guerra culturale americana proprio mentre il campionato vive la sua stagione di maggiore popolarità.
Al centro delle polemiche c'è Sophie Cunningham, guardia degli Indiana Fever che qualcuno ha soprannominato "MAGA Barbie". Cunningham non si è mai dichiarata pubblicamente repubblicana o democratica, ma in un'intervista pubblicata il mese scorso ha detto che le donne transgender dovrebbero essere escluse dalle competizioni sportive femminili. La maggioranza degli americani la pensa come lei. In vista delle elezioni di metà mandato di novembre il tema è diventato un'ossessione dei politici e dei commentatori di destra.
L'8 agosto Cunningham ha subito un fallo molto duro da DiJonai Carrington, giocatrice della squadra avversaria, e alcuni conservatori hanno letto l'episodio come una ritorsione per le sue posizioni. Il procuratore generale della Florida, il massimo responsabile della giustizia dello Stato, ha lasciato intendere che se la partita si fosse giocata in Florida avrebbe potuto incriminare Carrington per aggressione e percosse.
Cunningham è bianca, Carrington è nera e dopo la partita ha scritto sui social "white privilege @indianafever", cioè "privilegio bianco", senza poi spiegare a cosa si riferisse. La vicenda ha portato in primo piano anche la questione etnica.
Anche Caitlin Clark, un'altra giocatrice bianca degli Indiana Fever e la stella più conosciuta del campionato, è diventata una bandiera del mondo MAGA. Il mese scorso undici parlamentari repubblicani hanno scritto alla WNBA per lamentare che Clark viene trattata con troppa durezza in campo, citando notizie secondo cui il comportamento delle avversarie "potrebbe avere una motivazione etnica". Il presidente Donald Trump si è detto d'accordo: la giocatrice è stata "trattata piuttosto duramente".
La lega non ha sempre gestito bene la situazione e in qualche occasione ha chiesto ai tifosi di coprire le magliette con scritte sulle atlete transgender, salvo poi tornare sui suoi passi. Ha però anche fatto notare l'assurdità di una parte della copertura mediatica, ricordando che nel campionato non ci sono atlete transgender. Due ex giocatori della NBA (il campionato maschile) che sostengono il presidente dicono di volersi iscrivere. La WNBA definisce il loro tentativo "una trovata pubblicitaria".
Secondo l'Economist, i repubblicani insistono su questi argomenti perché a pochi mesi dal voto gli elettori sono concentrati sul costo della vita, un problema per il partito che governa. Le questioni etniche e quelle sulle persone transgender offrono invece un terreno più favorevole per descrivere i democratici come lontani dalla realtà del paese. A giugno i conservatori hanno ottenuto una vittoria alla Corte Suprema, che ha stabilito che gli Stati possono vietare alle donne transgender di gareggiare nelle competizioni femminili.
Il campionato intanto continua a crescere: gli spettatori negli impianti e davanti alla televisione sono in aumento e le conferenze stampa, dove un tempo bastava presentarsi con una telecamera e una domanda, ora sono affollate. Clark sta battendo un record dopo l'altro. "Noi ci concentriamo sul basket", ha detto di recente.
Il presidente degli Stati Uniti ha firmato un decreto che taglia i fondi federali alle scuole che permettono alle studentesse transgender di partecipare alle competizioni femminili.Redazione (Focus America)
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La rimozione della storica falce e martello decisa dal sindaco di Montorio (Te) è un’offesa alla storia delle classi lavoratrici e popolari che furono le principali protagoniste della lotta contro il fascismo e della Resistenza che in provincia di Te…administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Rahil Prakash, un neolaureato di 21 anni, ha creato da solo Median Strategies, il sito anonimo che questo mese ha diffuso sondaggi elettorali inventati su Wisconsin, Nevada e California, ripresi da un giornale, da un aggregatore di rilevazioni molto seguito e dalla sindaca di Los Angeles Karen Bass. Lo ha rivelato il Guardian, che lo ha identificato partendo dai dati di registrazione del dominio.
"Volevo vedere se dei sondaggi falsi potessero davvero penetrare nell'ecosistema con questa facilità", ha detto Prakash al Guardian, raggiunto al telefono giovedì. "E a quanto pare potevano". Ha detto di non essersi aspettato la velocità con cui i dati si sono diffusi: "Mi aspettavo che andasse così in fretta? Assolutamente no. Non mi aspettavo che la stampa politica californiana li riprendesse da sola". Poi ha aggiunto: "Mi scuso apertamente con le campagne di Karen Bass, Nithya Raman e Francesca Hong per questo".
Il primo sondaggio dava Francesca Hong avanti di oltre 20 punti nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, che ha poi perso all'inizio del mese. Il secondo metteva Bass più di 10 punti davanti alla sfidante Nithya Raman in vista del voto per il sindaco di Los Angeles di novembre. Il terzo dava il governatore del Nevada Joe Lombardo avanti di cinque punti in vista delle elezioni generali dello stesso mese.
Bass ha rilanciato i dati di Median dopo che la rilevazione l'aveva data in vantaggio di oltre 10 punti sulla rivale e il sondaggio è stato citato anche dal California Post. Un aggregatore di sondaggi molto seguito su X, uno di quegli account che raccolgono e mettono in media le rilevazioni pubblicate, ha condiviso il sondaggio sul Nevada. Diverse organizzazioni di sondaggi affidabili non hanno invece inserito i dati di Median nelle proprie medie perché non riuscivano a verificarne la metodologia.
Il progetto è nato dopo l'errore dei sondaggi nelle primarie per il Senato in Michigan, dove le rilevazioni davano Abdul El-Sayed ampiamente in vantaggio sull'avversaria Haley Stevens. El-Sayed ha poi vinto con un margine molto più stretto di quello previsto. "È questo che mi ha spinto a testare la mia teoria", ha detto Prakash. "Ero un po' scioccato da quanto velocemente questo tipo di informazione può diffondersi".
L'account di Median su X aveva circa venti follower giovedì mattina e aveva cominciato a pubblicare il 9 agosto. Prakash ha detto di aver costruito il sito con l'intelligenza artificiale e di aver agito da solo. La società ha chiuso all'improvviso e ritirato i propri sondaggi all'inizio della settimana, dopo le domande di un giornalista del Los Angeles Times. In un comunicato non firmato pubblicato lunedì sul proprio sito si è descritta come un "esperimento sociale di breve durata" per esaminare come dei sondaggi falsi "potessero entrare e diffondersi nell'ecosistema dell'informazione politica senza verifiche indipendenti".
Il comunicato insisteva sul fatto che "nessuna persona coinvolta in Median Strategies ha ricevuto compensi o benefici economici dal progetto" e che l'iniziativa non era stata "finanziata, commissionata o diretta" da campagne, partiti, testate o altri soggetti esterni. Alla domanda se dopo la pubblicazione dei dati falsi avesse puntato sui mercati previsionali, le piattaforme dove si scommette denaro sull'esito delle elezioni, Prakash ha risposto: "No, per niente".
Per arrivare al suo nome il Guardian è partito dai due server che indirizzavano il traffico del sito di Median Strategies e ha ricavato l'elenco di diverse migliaia di altri domini che si appoggiavano agli stessi server. Circa 115 li usavano entrambi, ma uno solo era stato registrato anche presso la stessa società di Median Strategies. Su quel sito oggi compare soltanto un messaggio di errore di GitHub, la piattaforma dove gli sviluppatori pubblicano il proprio codice, ma altre tracce lo collegavano a un profilo GitHub che conteneva un file con il nome di Prakash.
L'American Association of Political Consultants, l'associazione americana dei consulenti politici, ha condannato l'iniziativa mercoledì, prima che il Guardian contattasse Prakash. "Pubblicare dati di sondaggi fabbricati come ricerca indipendente non è un esperimento sociale", ha scritto, definendo il progetto "un inganno rivolto agli elettori, alla stampa e alle campagne che si basano sui dati pubblici per prendere decisioni".
"La mia conclusione è che se lo fai sembrare un po' carino, è piuttosto facile che si diffonda", ha detto Prakash. Si è augurato che la vicenda serva da lezione: se una persona sola può fare una cosa del genere, resta da capire cosa possa fare in futuro un'operazione seria condotta da un'organizzazione o da un paese.
The bogus poll — which the company claimed was a social media experiment — also showed Bass picking up support from most voters who supported Spencer Pratt in the mayoral primary.Noah Goldberg (Los Angeles Times)
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Un battaglione dell'esercito americano di stanza in Georgia ha offerto ai militari in servizio attivo quattro giorni di permesso in occasione dell'uscita autunnale di Grand Theft Auto VI, a condizione che rinnovino la ferma. Lo hanno riferito a CBS News alcuni funzionari americani. Venti soldati del 9th Brigade Engineer Battalion, un reparto della 3ª Divisione di fanteria con sede a Fort Stewart, hanno già scelto questo incentivo al momento di rinnovare il contratto, ha dichiarato mercoledì all'emittente una portavoce dell'esercito.
"L'idea era creare un programma di incentivi originale, legato a ciò che interessa davvero ai soldati", ha spiegato la tenente colonnello Angel Tomko, portavoce della divisione. "Il comando, insieme al consulente per la carriera, voleva entusiasmarli all'idea di raffermarsi." L'obiettivo è rilanciare le adesioni in vista dell'anno fiscale 2027, che comincerà a ottobre.
Il memorandum, firmato il 28 luglio dal comandante del battaglione, il tenente colonnello Ryan D. Hodgson, stabilisce che ogni militare che rinnoverà il contratto tra il 1° agosto e il 14 novembre 2026 avrà diritto a un permesso speciale dal 20 al 23 novembre, subito dopo l'uscita del gioco. Secondo Tomko, potranno usufruirne circa 130 soldati con incarichi che spaziano dal genio all'intelligence delle comunicazioni, dalle risorse umane alla sanità, purché rinnovino la ferma per un periodo compreso tra 2 e 6 anni. L'incentivo è stato concepito per un solo battaglione e non vale quindi per l'intero esercito, anche se una sua futura estensione non è esclusa.
Nel corso degli anni l'esercito ha adottato incentivi di ogni genere per convincere i militari ad arruolarsi o a restare in servizio: dal pagamento delle rette universitarie alla possibilità di scegliere la sede, fino all'accesso a corsi speciali di paracadutismo o discesa dagli elicotteri con la corda. Un permesso legato all'uscita di un videogioco rappresenta però un caso particolare e si spiega con l'enorme attesa che circonda il nuovo titolo tra gli appassionati di videogiochi d'azione e a mondo aperto.
La data del 19 novembre è stata fissata dopo due rinvii: GTA VI era inizialmente atteso per l'autunno del 2025, poi per maggio 2026 e infine per novembre. Il trailer mostra il ritorno a Vice City, la Miami immaginaria della serie, e introduce per la prima volta una protagonista, Lucia, affiancata da un secondo personaggio giocabile. L'ultimo capitolo pubblicato da Rockstar Games, GTA V, risale al 2013. Il documento dell'esercito è apparso per la prima volta su U.S. Army WTF! Moments, una popolare comunità social frequentata da militari e veterani. I siti specializzati Task and Purpose e Military.com sono stati i primi ad autenticarlo.
Nel 2018 l'esercito mancò l'obiettivo di reclutamento per la prima volta dal 2005, fermandosi a circa 70.000 arruolamenti rispetto ai 76.500 necessari, come riferì allora CBS News. Da quel momento cominciò a cercare candidati anche al di fuori dei tradizionali centri di reclutamento, contattando direttamente i giovani americani potenzialmente disponibili ad arruolarsi.
I reclutatori iniziarono così a frequentare le convention dedicate ai videogiochi, mentre l'esercito creò una propria squadra di sport elettronici, attiva soprattutto su Call of Duty e su altri titoli multigiocatore come Fortnite e League of Legends, per entrare in contatto con potenziali reclute. Nel 2019 il giornalista di CBS News Tony Dokoupil visitò una convention che aveva registrato il tutto esaurito a San Antonio. Il generale Frank Muth, allora a capo del comando per il reclutamento, disse di trovarsi lì per cercare la nuova generazione di soldati americani.
Alla domanda su che cosa accomunasse un videogiocatore e un militare, Muth ha risposto: "È la capacità di decidere, di assimilare rapidamente molte informazioni e di prendere una decisione. È il lavoro di squadra." Sette anni dopo, a Fort Stewart, tramite i videogiochi l'esercito non cerca più soltanto i giocatori fuori dalle caserme: prova anche a trattenere quelli che sono già al loro interno.
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Openbook 26.34 - Lovable Pancake
Ieri è stata fatta la prima build stable di Openbook: un nuovo software per il Fediverso, che si pone come alternativa ai primi tempi di Facebook per navigare un social fatto di persone ma accentuando la curiosità di leggere e scrivere prima che di curiosare e spettegolare!
C’è ancora molta strada da fare, però anche una semplice issue aiuterà a farne un pezzettino
Poliverso - notizie dal Fediverso ⁂ likes this.
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I sondaggi che danno i democratici in netto vantaggio in diverse corse per il Senato potrebbero essere gonfiati dal periodo dell'anno in cui sono stati condotti. Negli ultimi quattro cicli elettorali, dal 2018 al 2024, la rilevazione media di fine agosto ha attribuito ai candidati democratici un margine migliore di circa 5 punti rispetto al risultato ottenuto poi alle urne, secondo i dati raccolti dal sondaggista Patrick Ruffini della società di ricerca Echelon Insights. Il giorno del voto la distorsione era invece molto più contenuta. Nate Silver, il più noto analista elettorale americano, ha dedicato a questo dato un'analisi sulla sua newsletter Silver Bulletin e sostiene che la storia sia più complicata di così.
Nell'agosto del 2018 il democratico Phil Bredesen era in vantaggio nelle medie dei sondaggi in Tennessee contro la repubblicana Marsha Blackburn: a settembre il vantaggio si è capovolto e Blackburn ha poi vinto con 11 punti di scarto. In South Carolina, nel 2020, il democratico Jaime Harrison era dato alla pari con il senatore repubblicano Lindsey Graham fino a settembre inoltrato e ha raccolto moltissime donazioni, salvo perdere di 10 punti.
Silver ritiene che quei numeri vadano letti con cautela. I dati arrivano da quattro sole tornate elettorali e i risultati all'interno di ogni ciclo sono fortemente correlati fra loro: se un sondaggio in South Carolina sovrastima il candidato democratico, quasi certamente lo fanno anche tutti gli altri. Le centinaia di rilevazioni che compongono la serie storica, secondo Silver, valgono quindi molto più come quattro osservazioni che come centinaia di casi indipendenti.
Due dei quattro cicli considerati sono elezioni presidenziali (il 2020 e il 2024), quando i sondaggi hanno sovrastimato i democratici quasi ovunque. Nelle ultime due elezioni di metà mandato, il 2018 e il 2022, le rilevazioni sono state invece accurate e prive di distorsioni sistematiche rispetto agli standard storici. Il modello di Silver, che si chiama FLIPR, dà per scontato che gli errori dei sondaggi siano correlati da uno Stato all'altro, tanto che un partito può vincere quasi tutte le corse in bilico come ha fatto Donald Trump nel 2024, ma assume anche che quegli errori possano avvantaggiare con la stessa probabilità i democratici o i repubblicani. È per questo che restano sul tavolo sia lo scenario in cui i democratici conquistano sei o sette seggi al Senato sia quello in cui non ne guadagnano nemmeno uno.
Un sondaggio di agosto fotografa un elettorato che ha visto pochissima pubblicità elettorale e ha ricevuto molte meno indicazioni di voto dai propri riferimenti politici rispetto a novembre. In Michigan le rilevazioni condotte durante e subito dopo una primaria democratica molto conflittuale davano Abdul El-Sayed in svantaggio sul repubblicano Mike Rogers, ma dopo la riappacificazione tra El-Sayed e i suoi avversari interni le ultime due rilevazioni lo danno in vantaggio, come il modello si aspettava.
Le versioni Classic e Deluxe di FLIPR partono dal presupposto che i sondaggi estivi possano essere distorti in modo prevedibile. Se la media delle rilevazioni in uno Stato dà i repubblicani avanti di 3 punti mentre i fondamentali (cioè le caratteristiche strutturali del collegio) indicano un vantaggio democratico di 7, il modello fa una media pesata delle due cose e può proiettare la corsa su un vantaggio democratico di un punto. Una previsione non è la fotografia di come andrebbe un'elezione tenuta oggi e per Silver il ritorno verso i fondamentali del collegio è esattamente quello che dovrebbe accadere, come è successo in Tennessee nel 2018.
Silver attribuisce il peso maggiore al quadro nazionale. FLIPR stima il clima politico attuale intorno a un vantaggio democratico di 7,5 punti, cioè quello che ci si aspetterebbe in un'elezione di metà mandato contro un presidente con il 38 per cento di consensi. La regressione sui dati storici indicherebbe addirittura 8,5 punti. Nel 2022 la situazione era diversa: i sondaggi dei singoli collegi erano molto favorevoli ai democratici mentre il quadro nazionale, con l'impopolarità di Joe Biden e la lunga tradizione di elezioni di metà mandato vinte dall'opposizione, suggeriva il contrario. Alla fine i due dati si sono incontrati a metà strada. Quest'anno, secondo Silver, quella distanza non c'è e i diversi indicatori sono già allineati.
Una parte della distorsione storica a favore dei democratici dipende da chi viene intervistato. In estate la maggioranza dei sondaggi è condotta tra gli elettori registrati alle liste o perfino tra tutti gli adulti, mentre a novembre prevalgono quelli sugli elettori probabili, che tengono conto di chi andrà davvero alle urne. Il vantaggio di partecipazione di cui godevano tradizionalmente i repubblicani si è però eroso e potrebbe essersi rovesciato, perché l'elettorato democratico è ormai centrato sui laureati, che alle elezioni di metà mandato votano più degli altri. Nei sondaggi di quest'anno che pubblicano entrambe le versioni, i democratici di solito guadagnano terreno in quella sugli elettori probabili.
Gli spostamenti del clima nazionale tra l'estate e l'autunno sono diventati più rari negli ultimi anni e Silver si dice sempre più scettico sulla possibilità che il quadro cambi molto entro novembre. Una delle modifiche introdotte quest'anno in FLIPR è proprio l'ipotesi di oscillazioni più contenute quando la polarizzazione è alta, perché gli elettori si schierano prima e i veri indecisi sono pochi. Se i sondaggi sovrastimeranno ancora una volta i democratici, secondo Silver sarà perché li hanno sovrastimati fin dall'inizio, non perché qualcosa è cambiato tra agosto e novembre.
L'estate resta comunque la stagione delle rilevazioni meno affidabili. Le campagne diffondono i propri sondaggi interni per attirare attenzione e raccogliere fondi, per esempio un democratico che si mostra indietro di soli 3 punti in un collegio dove i repubblicani vincono di 20. In autunno i sondaggisti sono più restii a pubblicare risultati anomali e tendono ad allineare le proprie stime a quelle degli altri, un fenomeno che in inglese si chiama herding. Anche la scelta delle corse da sondare non è casuale: dove il risultato è scontato i sondaggisti non sprecano risorse, mentre una corsa potenzialmente sorprendente come quella della South Carolina nel 2020 attira moltissime rilevazioni. Per questo Silver considera più solida la domanda generica su quale partito si voterebbe per il Congresso, che vale allo stesso modo per tutti gli Stati.
Un'ipotesi che Silver attribuisce all'analista Lakshya Jain riguarda la pubblicità elettorale. Se i democratici concentrano la spesa in estate per orientare il racconto dei media e lasciano che i repubblicani recuperino in autunno, un vantaggio di 5 a 1 sugli spot destinato a ridursi a 4 a 3 può gonfiare i sondaggi di agosto. L'effetto, a giudizio di Silver, resta comunque modesto, perché ritiene sopravvalutato il peso della pubblicità e della spesa elettorale in generale.
In Alaska il sistema di voto è il più complicato del paese: la primaria di agosto è unica per tutti i partiti e seleziona i quattro candidati più votati, che a novembre si affrontano con il ranked choice voting, il meccanismo in cui l'elettore ordina i nomi in base alle preferenze e i voti di chi viene eliminato passano al candidato indicato subito dopo. Alla primaria di martedì la democratica Mary Peltola ha ottenuto il 48 per cento dei voti con l'80 per cento delle schede scrutinate e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan il 43. I due si sono qualificati per una sfida che FLIPR considera in perfetto equilibrio, insieme a un omonimo, Daniel J. Sullivan Jr., che i repubblicani hanno accusato di volere confondere gli elettori.
Nella corsa a governatore dell'Alaska i democratici Jonathan Kreiss-Tomkins e Tom Begich chiuderanno ai primi due posti con circa il 20 per cento dei voti ciascuno, ma sommando tutti i candidati i repubblicani hanno il 51 per cento contro il 42 dei democratici, quindi il primato vale meno di quanto sembri. Nei conteggi successivi del voto a preferenze ordinate le seconde scelte non restano tutte dentro lo stesso partito: molti elettori non indicano abbastanza nomi sulla scheda e una parte dei voti finisce a candidati di altri schieramenti. FLIPR ritiene che ai democratici sarebbe convenuto avere un solo candidato nettamente in testa e ora considera la corsa un testa a testa, con una leggera inclinazione a favore dei repubblicani.
In Florida la deputata statale Angie Nixon, iscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana, ha vinto la primaria democratica per il Senato con 12 punti di vantaggio su Alexander Vindman, ex direttore per gli affari europei del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'organo della Casa Bianca che coordina la politica estera. Nixon ha raccolto meno di un milione di dollari contro i più di 16 milioni di Vindman ed è leggermente più indietro nei sondaggi contro la repubblicana Ashley Moody. Per Silver anche Vindman, senza legami di lunga data con lo Stato né esperienza di cariche elettive, sarebbe stato un candidato debole, ma Nixon lo è ancora di più e la Florida difficilmente è lo Stato giusto per misurare la presa del socialismo democratico.
Le probabilità democratiche in Florida, nella versione Deluxe della previsione, sono scese dal 21 per cento con Vindman all'11 per cento con Nixon, anche se Silver ammette che il modello attribuiva forse troppo credito alla raccolta fondi di Vindman, che teneva in piedi un quadro per il resto sfavorevole. Nessuno dei due partiti considererà la corsa competitiva, in quello che era stato per anni il più conteso degli Stati americani e che i democratici hanno di fatto abbandonato. Secondo FLIPR perfino il Kansas è oggi un obiettivo più realistico per il partito.
They’re polling surprisingly strongly in some Senate races. But should you bet on those numbers falling back to earth? Plus, some quick thoughts on Alaska and Florida.Nate Silver (Silver Bulletin)
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È piuttosto raro vedere Linus Torvalds, creatore e maintainer (responsabile dello sviluppo) del kernel Linux, scrivere personalmente patch (correzione) per i driver grafici open source del sistema operativo. Tuttavia, la community è stata sorpresa...
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Perché Wikipedia (e la sua filosofia) contano più che mai nell’era dell’IA
Wales ricorda anche una verità scomoda: le persone, fuori dai social, sono fondamentalmente gentili. Sono gli algoritmi a distorcere la percezione, premiando lo “zio pazzo” e nascondendo la “nonna gentile”.
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Zellij è un terminal workspace moderno e open source che semplifica pannelli, sessioni e lavoro multitasking direttamente dalla riga di comando.L'articolo "Zellij il terminal workspace che rende più semplice il multitasking su Linux" proviene da Linux Easy.
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A novembre il governatore del Texas Greg Abbott aveva annunciato un investimento da 40 miliardi di dollari da parte di Google e definito il suo Stato "l'epicentro dello sviluppo dell'intelligenza artificiale". Meno di un anno dopo, il 3 agosto, il governatore repubblicano ha ordinato di sospendere gli allacciamenti alla rete elettrica per i nuovi data center: circa 1.800 progetti dal valore complessivo di miliardi di dollari, in attesa di una verifica sui consumi di energia e acqua. La decisione ha irritato pesantemente Donald Trump, che questa settimana ha difeso gli impianti definendoli un motore per l'economia statunitense.
La protesta contro i data center, accusati di prosciugare le risorse e di alimentare una tecnologia capace di sottrarre posti di lavoro agli americani, si sta trasformando in un serio problema elettorale per i repubblicani e per una parte dei democratici in vista del voto autunnale. Abbott, candidato a un quarto mandato da governatore, deve ora affrontare gli attacchi della sua avversaria democratica Gina Hinojosa, deputata dell'Assemblea statale. Il suo vantaggio è sceso dagli 8 punti di gennaio a un solo punto nei sondaggi di luglio e agosto, mentre sei rilevazioni recenti descrivono una corsa sostanzialmente alla pari. "La questione dei data center è soltanto l'ultimo esempio di un governatore che fa gli interessi dei grandi donatori anziché quelli dei texani", ha dichiarato Hinojosa in un'intervista al Wall Street Journal.
Il governatore sostiene invece che le aziende abbiano accettato vincoli capaci di ridurre al minimo gli effetti sui mercati locali dell'acqua e dell'elettricità e presenta l'intesa come la prova che il suo piano funziona e protegge le comunità texane. Hinojosa ribatte che quelle garanzie devono essere sancite per legge. Martedì ha diffuso uno spot nel quale una persona domanda a un chatbot perché la bolletta elettrica continui ad aumentare. Il chatbot attribuisce la responsabilità ai data center approvati da Abbott, che ha ricevuto milioni di dollari in donazioni elettorali da dirigenti e aziende legati all'intelligenza artificiale, compreso Elon Musk.
In Michigan il progressista Abdul El-Sayed, candidato al Senato, accusa il suo avversario, l'ex deputato repubblicano Mike Rogers, di voler piazzare questi impianti nei giardini degli elettori dello Stato. "La gente li odia davvero, i data center", ha detto durante un evento elettorale a luglio. Messo in difficoltà da queste accuse, Rogers ha dichiarato che il settore avrebbe bisogno di una "pausa", dopo avere già sostenuto che le comunità devono poter decidere se accogliere gli impianti ed essere protette dagli aumenti delle bollette.
In Ohio l'ex senatore democratico Sherrod Brown, nuovamente candidato al Senato, ha speso milioni di dollari in una campagna pubblicitaria estiva che presenta il repubblicano Jon Husted come "il volto dei data center" e lo accusa di avere ridimensionato il proprio entusiasmo per l'intelligenza artificiale visto l'aria che tira. Husted nega di avere cambiato posizione e afferma di avere sempre chiesto che le aziende paghino di più per l'energia e versino le imposte locali. Il mese scorso ha presentato al Congresso una proposta di legge che introduce standard più severi per gli impianti di data center.
In un memo riservato diffuso martedì e intitolato "Ohio Data Center Risk", il comitato incaricato di eleggere i senatori repubblicani ha ammesso che "i data center sono il macigno al collo di Husted" e che, se il senatore perderà, la responsabilità ricadrà sul settore, perché i candidati non possono "rimediare alla reputazione tossica di un intero comparto dell'economia". Il documento non era rivolto ai candidati, ma alle aziende dell'intelligenza artificiale, alle quali il partito chiede di intervenire in difesa dei propri data center prima di novembre. Anche in questo caso, si tratta di una posizione opposta a quella del presidente: mercoledì Trump ha detto che, se fosse sindaco o governatore, accoglierebbe volentieri i data center per i benefici economici che producono.
Persino Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dell'Ohio e abitualmente ostile alla regolamentazione pubblica, questo mese ha promesso di congelare le autorizzazioni alla costruzione di nuovi data center finché il Parlamento statale non approverà una legge che imponga alle aziende standard ambientali, fornitura di elettricità gratuita per i residenti e il pagamento integrale delle imposte sugli immobili. Mercoledì il procuratore generale Aaron Ford, candidato democratico alla guida del Nevada, ha promesso di sospendere le agevolazioni fiscali per i nuovi data center finché una verifica non accerterà che le aziende abbiano rispettato tutti gli impegni assunti. Nel 2015 era stato tra i firmatari della legge che aveva istituito quelle stesse agevolazioni.
Il 61% degli americani è contrario alla costruzione di nuovi data center nella propria zona, contro il 49% rilevato tra febbraio e marzo, secondo l'Annenberg Public Policy Center della University of Pennsylvania. L'istituto parla del divario più ampio registrato per qualsiasi domanda relativa all'intelligenza artificiale. "Per i democratici non si vedeva da decenni un tema tanto divisivo", ha affermato Brad Carson, ex deputato democratico dell'Oklahoma e oggi presidente di un centro studi che chiede norme più severe sull'intelligenza artificiale.
La pressione investe anche chi ha puntato politicamente su questa tecnologia. Il governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, martedì ha firmato un ordine esecutivo che esclude i progetti legati all'intelligenza artificiale dalla procedura accelerata per il rilascio dei permessi, vieta gli accordi di riservatezza e subordina l'esame delle domande all'approvazione delle amministrazioni locali e all'assunzione di impegni vincolanti su energia, acqua e trasparenza.
Un anno fa Shapiro aveva invece elogiato aziende come Amazon, che si era impegnata a investire 20 miliardi di dollari in almeno due impianti nelle contee di Bucks e Luzerne, durante un vertice al quale avevano partecipato Trump e altri esponenti repubblicani. Ma a giugno un sondaggio Quinnipiac ha rilevato che il 76% degli elettori registrati in Pennsylvania si oppone alla costruzione di un data center nella propria comunità. Come Abbott, anche Shapiro viene ora attaccato dal suo sfidante per le posizioni sostenute allora.
Il deputato repubblicano Tom Tiffany, candidato alla guida del Wisconsin, ha ribattezzato in una serie di messaggi sui social "Data Center David" il suo rivale democratico David Crowley, presidente della contea di Milwaukee, che l'anno scorso aveva sostenuto che lo Stato potesse diventare un polo dell'intelligenza artificiale. Nessuno dei due si è spinto però fino a chiedere la moratoria proposta dalla progressista Francesca Hong, sconfitta da Crowley per circa 4.000 voti alle primarie della settimana scorsa, ma entrambi hanno sostenuto la necessità di introdurre qualche forma di restrizione.
Per le aziende dell'intelligenza artificiale la situazione si è trasformata in una vera e propria crisi, con divieti o sospensioni dei nuovi progetti adottati in decine di Stati e amministrazioni locali. Gli analisti della banca d'affari Evercore ISI hanno scritto ai clienti che, considerato il volume delle proposte in discussione, l'opposizione ai data center rappresenta un rischio per gli investitori da qui alle elezioni presidenziali del 2028. Giovedì il finanziere Chamath Palihapitiya ha stimato su X che, se il fenomeno si estendesse, potrebbe sottrarre tra il 2% e il 3% alla crescita economica annua. "Questa è una polveriera", ha scritto.
I dirigenti del settore promettono di pagare di più per l'energia e di consumare meno acqua, ma sui territori la fiducia resta scarsa. "Stiamo cercando di rincorrere questa narrazione, che continua a crescere a passi da gigante", ha dichiarato Dan Diorio, vicepresidente esecutivo per le politiche statali della Data Center Coalition, l'associazione del settore.
Fino a poco tempo fa gli Stati facevano a gara per attrarre i data center, perché custodiscono ogni genere di dati online e garantiscono un gettito fiscale costante. Più di dieci anni fa fu lo stesso Abbott a firmare la legge che concedeva loro agevolazioni per attirare investimenti tecnologici in Texas. Il lancio di ChatGPT nel 2022 e la successiva espansione dell'intelligenza artificiale hanno però colto impreparati gli Stati, moltiplicando i consumi di energia e acqua degli impianti necessari ad alimentarla. Grazie all'abbondanza di terreni e di energia e alla facilità con cui si ottengono i permessi, oggi il solo Texas ospita più di 500 data center, secondo la piattaforma specializzata Data Center Map, ed è secondo soltanto alla Virginia.
A mostrare le dimensioni dello sviluppo ancora atteso sono i dati di ERCOT, il gestore della rete elettrica texana: le richieste di allacciamento raggiungono complessivamente i 474 gigawatt, cinque volte il picco dei consumi dello Stato, e per il 90% provengono proprio dai data center.
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Utilizzando dati panel di 30 mesi su 26.811 studenti cinesi delle classi dalla settima alla dodicesima, studiamo come l'intelligenza artificiale generativa influenzi (positivamente) la produttività nello svolgimento dei compiti ma influenzi anche (negativamente) l'apprendimento.
Grazie a Emilia per la segnalazione
Using 30 months of panel data on 26,811 Chinese students in grades 7--12, we study how generative AI affects homework productivity and learning.David Strömberg (CEPR)
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Il vicepresidente JD Vance è tornato venerdì a Middletown, in Ohio, per parlare dall'acciaieria dove suo nonno ha lavorato quasi quarant'anni come saldatore. Il discorso è stato in parte l'annuncio di un investimento da un miliardo di dollari nello stabilimento e per il resto un comizio elettorale a due mesi e mezzo dalle elezioni di metà mandato di novembre.
"Papaw era un saldatore in questo posto per 40 anni e oggi suo nipote è qui come vicepresidente di questi Stati Uniti. È una cosa straordinaria", ha detto Vance salendo sul palco del Middletown Works di Cleveland-Cliffs, che si chiamava Armco Steel quando ci lavorava suo nonno James Vance. Papaw è il modo in cui il vicepresidente chiama il nonno in "Hillbilly Elegy", il libro del 2016 in cui descrive la fabbrica come la salvezza economica che portò i suoi nonni dalle montagne del Kentucky alla classe media americana.
L'investimento vale un miliardo di dollari, metà a carico di Cleveland-Cliffs e metà del Dipartimento dell'Energia americano, con un'intesa che l'azienda e il governo devono ancora negoziare nei dettagli. I 500 milioni federali erano stati assegnati per un progetto diverso: nel 2024 l'amministrazione Biden aveva scelto Middletown per un programma del Dipartimento dell'Energia destinato ai grandi impianti industriali capaci di abbattere le emissioni di gas serra. Il piano prevedeva di smantellare l'altoforno a carbone e di sostituirlo con un impianto di riduzione diretta del ferro e due forni elettrici di fusione, alimentati prima a gas naturale e poi a idrogeno pulito. Il dipartimento stimava un taglio di circa un milione di tonnellate di gas serra all'anno.
Il piano nuovo ricostruisce e ammoderna l'altoforno esistente, quindi conserva il carbone. Il cambio di rotta era stato anticipato la settimana scorsa da cleveland.com e l'annuncio di venerdì ne ha fissato il prezzo.
Il progetto rivisto comprende l'ammodernamento dell'altoforno, nuovi sistemi di movimentazione dei materiali, controlli di processo gestiti dall'intelligenza artificiale e una centrale di cogenerazione che catturerà il gas dell'altoforno per produrre elettricità e vapore. L'azienda sostiene che le modifiche miglioreranno l'efficienza energetica e abbasseranno i costi operativi, mantenendo una produzione di circa tre milioni di tonnellate di acciaio grezzo all'anno. I lavori partiranno nelle prossime settimane e dureranno quattro anni, con la ricostruzione dell'altoforno prevista entro i primi tre mesi del 2030.
Cambia anche quanto ci mette l'azienda. Con il piano originario Cleveland-Cliffs aveva previsto un esborso netto di circa 1,3 miliardi di dollari in cinque anni (al netto dei fondi federali e delle spese che avrebbe evitato sull'altoforno e sulle cokerie esistenti). Ora ne mette 500 milioni, anche se i due progetti hanno una portata troppo diversa perché le cifre siano confrontabili in modo diretto.
Sui posti di lavoro l'azienda dice che l'intervento ne preserverà 2.300 e impiegherà più di 1.500 persone nel momento di massima attività dei cantieri, senza annunciare nuovi posti permanenti. Il progetto originario prometteva di mettere in sicurezza 2.500 posti, di aggiungerne 170 e di creare 1.200 impieghi nell'edilizia durante la fase di punta dei lavori.
L'annuncio di venerdì non contiene una stima di quanto il nuovo progetto ridurrà le emissioni. La bozza dell'autorizzazione a emettere in atmosfera, all'esame dell'agenzia per la protezione ambientale dell'Ohio, indica invece aumenti significativi per sei inquinanti dopo l'installazione dei nuovi impianti. Il consiglio comunale di Middletown ha votato il 7 luglio con quattro voti favorevoli e uno contrario per sostenere la richiesta dell'azienda.
"A Middletown Works era stata promessa l'occasione di diventare un leader mondiale dell'acciaio pulito", ha detto in una nota Hilary Lewis, responsabile per il settore siderurgico dell'organizzazione ambientalista Industrious Labs. "Invece l'impianto riceve enormi incentivi federali per far risparmiare soldi all'azienda senza ridurre in modo significativo l'inquinamento".
Lourenco Goncalves, presidente e amministratore delegato di Cleveland-Cliffs, aveva iniziato a mettere in discussione pubblicamente il piano sull'idrogeno nel 2025, dicendo che quel combustibile non sarebbe stato disponibile quando all'azienda sarebbe servito. Quest'anno ha spiegato agli analisti finanziari che la società ha lavorato con il Dipartimento dell'Energia per allineare l'investimento agli obiettivi dell'amministrazione Trump. Cleveland-Cliffs sostiene ora che l'altoforno sia necessario per produrre l'acciaio delle superfici esterne delle automobili, ma nel bilancio del 2024 aveva scritto che la conversione non avrebbe avuto effetti negativi sulla qualità dei suoi prodotti.
Vance è salito sul palco tra gli applausi e i cori di "USA! USA!", preceduto da una preghiera, dal giuramento alla bandiera e dagli interventi di diversi eletti e candidati repubblicani dell'Ohio. Ha chiesto alla platea di dire ai "radicali di estrema sinistra" che "questo non è il vostro paese, è il nostro paese". Ha poi elogiato il senatore Jon Husted, che a novembre difende contro l'ex senatore democratico Sherrod Brown il seggio lasciato libero proprio da Vance. Ha speso parole anche per Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dello Stato contro la democratica Amy Acton.
Vance ha descritto il Partito democratico di oggi come irriconoscibile rispetto a quello che suo nonno votava per il legame con i sindacati e lo ha chiamato "il partito degli studenti post-laurea". "Questo non è, purtroppo, il Partito democratico di John Fitzgerald Kennedy o di Franklin Delano Roosevelt. Diamine, non è nemmeno il Partito democratico di Bill Clinton", ha detto. Il nonno, ha aggiunto, odiava "le persone che si sono dimenticate di questa città quando avrebbero dovuto battersi per lei".
Il vicepresidente ha attribuito la perdita dei posti di lavoro nelle fabbriche a quarant'anni di politiche di libero scambio e immigrazione aperta sostenute da entrambi i partiti e alla successiva diffusione degli oppiacei, che ha addossato ai cartelli della droga e al traffico di fentanyl. Ha riconosciuto le preoccupazioni degli americani sul costo della vita, dicendo che "c'è molto lavoro da fare" e che non sarà facile né immediato, ma che il presidente Donald Trump sta cercando di invertire "40 anni di declino americano". I dazi decisi dal presidente hanno però contribuito ad alzare i prezzi, sia dei prodotti importati sia di quelli fabbricati negli Stati Uniti, secondo l'ufficio bilancio del Congresso.
Su Brown il vicepresidente ha insistito sull'immigrazione. "I democratici, comprese persone come Sherrod Brown, che fingono di essere amici dei lavoratori di questo stabilimento, dicevano che non si poteva fare nulla, che serviva una nuova legge. Come abbiamo imparato negli ultimi 18 mesi, non serviva una nuova legge per chiudere quel confine. Serviva solo un nuovo presidente degli Stati Uniti", ha detto. A febbraio Brown aveva chiesto al presidente di rinviare la revoca dello status di protezione temporanea, il permesso che rendeva regolari circa 15 mila haitiani residenti a Springfield, in Ohio. A giugno la Corte Suprema ha dato il via libera alla revoca.
La campagna di Brown ha replicato attaccando Husted sui centri di calcolo per l'intelligenza artificiale, il tema su cui l'ex senatore ha costruito la sua corsa con spot che lo definiscono "il volto dei data center in Ohio" e lo accusano di aver fatto salire le bollette elettriche. Il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione che finanzia le campagne dei senatori repubblicani, ha avvertito in un documento interno questa settimana che il malcontento verso quegli impianti ha reso Husted vulnerabile, in un'estate in cui l'ostilità verso le grandi installazioni tecnologiche è cresciuta in diverse zone del paese.
L'Ohio ha perso il ruolo di Stato-termometro del voto americano ed è diventato saldamente repubblicano negli anni di Trump, ma i democratici puntano a riprendersi sia il seggio al Senato sia la guida dello Stato, che non conquistano da vent'anni. Nel 2024 Trump e Vance hanno ottenuto circa il 62% dei voti nei seggi di Middletown. Husted era stato nominato senatore dal governatore Mike DeWine per il posto lasciato da Vance, mentre Brown ha perso la rielezione due anni fa contro il repubblicano Bernie Moreno.
Anche nel 2024 il primo evento da solo di Vance dopo l'ingresso nel ticket con Trump si era tenuto a Middletown, nella scuola superiore che aveva frequentato. Il vicepresidente è oggi il primo a ricoprire quell'incarico e insieme quello di responsabile della raccolta fondi del Comitato nazionale repubblicano. Ha ammesso che le sue fortune politiche sono legate al risultato di novembre. Il suo ufficio ha annunciato per lunedì una tappa a Brewer, nel Maine, dove l'ex governatore repubblicano Paul LePage corre contro il democratico Matt Dunlap in un collegio conteso della Camera. Una sconfitta pesante dei repubblicani renderebbe quel doppio ruolo un bersaglio nelle primarie presidenziali del 2028.
Le idee economiche del vicepresidente sono già oggetto di una prima schermaglia in vista di quella corsa. Lo storico dell'economia Phillip Magness ha ripescato un video del 2023 in cui Vance, allora senatore, si diceva "non sicuro" che sia "davvero un bene" che decine di banche centrali straniere tengano le proprie riserve in dollari. Il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale (la moneta in cui gli altri paesi conservano i risparmi e regolano gli scambi internazionali) veniva paragonato a una "maledizione delle risorse", come "il carbone in Appalachia", perché permette ai consumatori americani di comprare a prezzi molto bassi e rende più difficile esportare.
I sostenitori di Vance hanno letto nella diffusione del video un tentativo dei repubblicani favorevoli al libero mercato di screditare le sue idee economiche prima di una possibile candidatura alla Casa Bianca. "Il fatto che esista ancora questa bizzarra destra libertaria di risulta che lo considera assurdo dice soprattutto quanto sia rimasta indietro rispetto ai temi di oggi", ha dichiarato a Semafor Oren Cass, fondatore del gruppo conservatore-populista American Compass. Cass ha riconosciuto che la polemica inizia a delineare i conflitti destinati a emergere dentro l'amministrazione su cosa debba essere la politica economica di destra, una discussione già aperta nel partito.
Vance non ha mai chiesto esplicitamente di rinunciare al ruolo del dollaro come valuta di riserva e non ha gli strumenti per farlo. Il presidente ha promesso di difendere quel ruolo e punta piuttosto sui dazi per far crescere le esportazioni americane. Kenneth Rogoff, professore ad Harvard e autore di un libro sul dollaro, ha detto a Semafor che la scarsa propensione dell'amministrazione a scoraggiare le banche centrali straniere dal detenere riserve in dollari indica che i funzionari "potrebbero essere stati convinti a non prendere quella strada".
The vice president’s past skepticism about the dollar’s status as reserve currency has sparked a debate on the right.Eleanor Mueller (www.semafor.com)
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Da questa mattina alle 00:01, ora della costa orientale degli Stati Uniti — le 6:01 in Italia — birra, formaggi e numerosi altri prodotti canadesi stanno entrando nel mercato americano con un dazio del 50%. Le trattative tra Washington e Ottawa per evitare l'entrata in vigore della misura sono fallite ieri sera. Il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato contromisure di pari valore: "Il Canada risponderà a questi dazi dollaro per dollaro, per proteggere i nostri lavoratori e le nostre imprese", ha dichiarato in un comunicato, promettendo anche nuove misure di sostegno ai lavoratori canadesi nei prossimi giorni.
Jamieson Greer, rappresentante degli Stati Uniti per il Commercio, ha attribuito al Canada la responsabilità della rottura, avvenuta dopo giorni di colloqui che sembravano aver avvicinato le due parti a un'intesa. "Questa sera il Canada ha rifiutato di finalizzare l'accordo commerciale alle condizioni concordate all'inizio della settimana, nonostante l'offerta americana di garantire al Canada il trattamento migliore riservato a qualsiasi grande esportatore verso il nostro mercato", ha dichiarato durante una conferenza stampa online. "Le nuove richieste canadesi e i passi indietro rispetto ad altri impegni hanno compromesso il delicato equilibrio raggiunto nei giorni scorsi."
Carney ha fornito una ricostruzione opposta, accusando gli Stati Uniti di aver introdotto all'ultimo momento condizioni "ingiuste e antieconomiche", tali da mettere "in discussione l'affidabilità di qualsiasi accordo". I progressi compiuti nelle ultime settimane, ha aggiunto, non sono stati "sufficienti a raggiungere i nostri obiettivi per i canadesi".
I nuovi dazi interessano circa il 5% delle esportazioni canadesi verso gli Stati Uniti, per un valore di circa 20 miliardi di dollari. Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno importato dal Canada beni per 382 miliardi di dollari e, secondo gli economisti, l'impatto complessivo sui consumatori americani dovrebbe essere limitato. "Dal punto di vista economico non sono così importanti. Il problema è che la relazione in sé è estremamente importante", ha spiegato al Washington Post Mary Lovely, ricercatrice del Peterson Institute for International Economics.
A differenza della maggior parte dei dazi imposti finora al Canada, la nuova misura non prevede esenzioni per le merci conformi all'USMCA, l'accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada negoziato da Trump durante il suo primo mandato in sostituzione del NAFTA. Finora queste esenzioni avevano sottratto ai dazi gran parte degli scambi commerciali tra i due Paesi.
I principali punti di disaccordo riguardano acciaio, alluminio, automobili e legname. Un alto funzionario dell'amministrazione americana ha riferito ai giornalisti che il Canada chiedeva concessioni che Washington non era disposta a fornire. Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti avevano valutato un piano per dimezzare i dazi su acciaio e alluminio e ridurre quelli sulle automobili. In cambio, Ottawa proponeva di sollecitare le province a revocare i divieti sulla vendita di alcolici americani e di ampliare l'accesso dei prodotti caseari statunitensi al mercato canadese. Durante l'incontro di questa settimana con i primi ministri provinciali, Carney li aveva invitati a prepararsi a rimettere gli alcolici americani sugli scaffali in caso di accordo.
Non sono in calendario altri incontri per riaprire i negoziati, fanno sapere le fonti. Se il Canada procederà con le contromisure, ha aggiunto, al presidente Trump saranno presentate diverse opzioni di risposta. Poco prima della conferenza stampa di Greer, l'agenzia doganale statunitense aveva trasmesso alle imprese importatrici le istruzioni per applicare i dazi sui prodotti canadesi indicati dal presidente.
Dominic LeBlanc, ministro canadese responsabile dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, si trovava da settimane a Washington insieme alla negoziatrice capo Janice Charette per incontrare Greer e il segretario al Commercio Howard Lutnick. Trump e Carney si sono sentiti più volte al telefono e, nei giorni scorsi, il presidente americano aveva rinviato l'entrata in vigore dei dazi, sostenendo che un buon accordo fosse vicino.
I dazi del 50% erano stati annunciati il mese scorso, il giorno successivo alla minaccia di Trump di punire il Canada per il fumo degli incendi in Ontario arrivato fino agli Stati Uniti. La Casa Bianca aveva precisato che le due questioni non erano collegate e che la misura serviva invece a punire Ottawa per le ritorsioni adottate nel 2025, quando le autorità della maggior parte delle province canadesi ritirarono vini e liquori americani dai negozi pubblici in risposta ai dazi imposti da Trump per quello che definiva un insufficiente contrasto al traffico di fentanyl.
Il Canada ha successivamente applicato un dazio del 25% su alcune automobili americane, reagendo a una misura analoga di Washington. Alcolici, automobili e prodotti caseari sono i tre settori che l'Amministrazione statunitense ritiene ingiustamente penalizzati da quelle decisioni e sono anche quelli colpiti dai nuovi dazi.
Sei mesi fa la Corte Suprema ha annullato molti dei dazi imposti da Trump, fondati su un'interpretazione senza precedenti della legge federale sulle emergenze. Dopo la sentenza, il presidente ha fatto ricorso ad altri strumenti giuridici per introdurre nuovi prelievi. Anche i dazi sul Canada si basano su una disposizione della normativa commerciale mai utilizzata prima e nei prossimi giorni sono attesi nuovi ricorsi in tribunale.
In Canada la pressione politica su Carney perché reagisca sarà molto forte, ha osservato all'inizio della settimana Joseph Steinberg, professore di economia all'Università di Toronto. "Il pericolo vero è la ritorsione", ha spiegato, sottolineando che i dazi possono essere "devastanti" per i settori direttamente interessati. Tra questi figura l'industria canadese degli alcolici, che ha negli Stati Uniti il suo principale mercato di esportazione.
"I dazi possono sembrare una mossa politicamente risoluta, ma in un'economia nordamericana integrata equivalgono a farsi del male da soli", ha scritto al Washington Post Andreas Schotter, professore di commercio internazionale alla Ivey Business School. "Canada e Stati Uniti non si limitano a vendersi prodotti a vicenda: li fabbricano insieme." L'esempio più evidente è l'industria automobilistica, nella quale componenti e veicoli attraversano più volte i confini tra Stati Uniti, Canada e Messico durante il processo produttivo.
Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha imposto dazi sulle merci canadesi, ha minacciato di ricorrere alla "coercizione economica" per trasformare il Canada nel cinquantunesimo Stato americano e ha definito "governatori" i primi ministri canadesi. Le minacce alla sovranità del Paese hanno suscitato una forte reazione nell'opinione pubblica: molti cittadini canadesi hanno smesso di recarsi negli Stati Uniti e di acquistare prodotti americani.
I colloqui commerciali erano fermi dall'autunno, quando Trump li aveva sospesi in seguito a uno spot finanziato dalla provincia dell'Ontario che utilizzava l'audio di un discorso di Ronald Reagan critico nei confronti dei dazi. Le trattative erano riprese nelle ultime settimane e, nei giorni scorsi, le due delegazioni sembravano essersi avvicinate a un'intesa.
L'accordo commerciale nordamericano è sottoposto a revisione da quando, questa estate, l'Amministrazione ha rinunciato a rinnovarlo nella sua forma attuale. Il presidente ha inoltre ipotizzato più volte di ritirare del tutto gli Stati Uniti dall'intesa. Con Ottawa non sono mai stati avviati negoziati formali sul trattato, mentre con il Messico le discussioni su possibili modifiche sono cominciate mesi fa. Nei giorni scorsi Washington aveva proposto di inserire l'apertura di nuovi colloqui sull'USMCA in un'intesa che evitasse i dazi.
La maggioranza dei cittadini canadesi sostiene una linea dura nei negoziati commerciali, anche a costo di prolungare le difficoltà economiche. Secondo un sondaggio pubblicato questa settimana da Abacus Data, soltanto il 18% è disposto ad accettare concessioni pur di raggiungere un accordo. Carney, ex governatore di banca centrale, è arrivato al potere lo scorso anno presentandosi come il dirigente con l'esperienza necessaria per gestire una crisi economica e tenere testa a Trump. Da allora ha ripetuto più volte che non avrebbe mai accettato un cattivo accordo.
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Il comunicato diffuso l’11 agosto dalla EU Turkey Civic Commission (EUTCC) richiama l’attenzione su un passaggio importante del processo di pace dopo l’approvazione da parte del Parlamento turco della nuova legge sul rafforzamento della solidarietà n…administrator (Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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La collaboratrice più vicina a Donald Trump ha rifiutato ripetutamente, per oltre un anno, di avviare la procedura necessaria a ottenere il nulla osta di sicurezza normalmente richiesto ai dipendenti dell'ala ovest della Casa Bianca. Lo hanno riferito a MS NOW due persone al corrente della vicenda, che non hanno saputo spiegare perché Natalie Harp non avesse completato le pratiche. Dopo che l'ufficio legale della Casa Bianca e i responsabili della sicurezza hanno sollevato il problema, è intervenuto personalmente il presidente. Soltanto negli ultimi mesi Harp ha compilato i moduli, è stata sottoposta alla verifica federale dei precedenti e ha finalmente ottenuto l'autorizzazione.
Il modulo SF-86, indispensabile per avviare l'istruttoria, raccoglie informazioni sulle precedenti residenze, sulla situazione finanziaria e sui contatti con cittadini stranieri. Un alto funzionario della Casa Bianca a conoscenza della procedura ha spiegato che Harp aveva ottenuto diverse proroghe per completarlo, sottolineando che la compilazione richiede molto tempo. Il Secret Service aveva tuttavia espresso preoccupazioni sul suo conto già durante il primo anno del secondo mandato di Trump, secondo tre delle quattro persone sentite da MS NOW. Alcune riguardavano il suo accesso pressoché illimitato al presidente, altre proprio l'assenza del nulla osta.
La Casa Bianca respinge questa ricostruzione. "Natalie Harp ha un nulla osta di sicurezza come tutti gli altri ed è un membro leale e instancabile della squadra del presidente Trump", ha dichiarato a MS NOW la portavoce Karoline Leavitt. L'ufficio stampa non ha risposto alla richiesta di un commento da parte della diretta interessata, che ricopre gli incarichi di assistente speciale e assistente esecutiva del presidente, con uno stipendio annuo di 150.000 dollari.
Harp ha la propria postazione fuori dallo Studio Ovale e filtra buona parte delle informazioni che ogni giorno raggiungono il presidente. Gli consegna pile di fogli stampati: articoli favorevoli, sondaggi positivi provenienti da fonti discutibili e messaggi di persone vicine a Trump, o desiderose di esserlo, che cercano di attirarne l'attenzione. Proprio per questa abitudine, durante la campagna del 2024 i collaboratori più anziani le avevano affibbiato il soprannome di "stampante umana". Secondo una delle fonti di MS NOW, Harp "asseconda gli aspetti meno costruttivi e più problematici del suo carattere, mettendogli davanti materiale che nessuno ha verificato".
Un funzionario della sicurezza nazionale ha osservato che la vicinanza di Harp al presidente, sia nell'ala ovest sia nella residenza, le consente di accedere alle informazioni più delicate che circolano attorno a Trump, più di quasi tutti gli altri alti funzionari della Casa Bianca. I vertici dello staff hanno cercato discretamente di limitare questa disponibilità continua, senza riuscirci. "È semplicemente ostinata e non si rende conto che era proprio ciò che stavano cercando di fare", ha spiegato una delle fonti.
La posizione di Harp è finita di recente sotto i riflettori quando si è saputo che era tra i pochissimi collaboratori saliti con il presidente su un furgone del catering dopo un vertice NATO ad Ankara, per raggiungere in segreto un secondo aereo. Con loro c'erano anche il vicecapo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth era salito a bordo separatamente. L'Air Force One era intanto decollato come diversivo con a bordo il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, il consigliere Stephen Miller, il resto dello staff e i giornalisti, nonostante si temesse un possibile piano iraniano per colpire l'aereo presidenziale.
Durante un comizio ad Atlanta nel fine settimana, il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha affermato che Trump "non vuole fare il suo lavoro: vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie". La frase ha provocato una dura reazione del presidente, del direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e del portavoce Davis Ingle, che hanno rivolto al senatore una serie di attacchi personali.
In questi giorni il Daily Beast ha pubblicato per la prima volta nella loro interezza due lettere scritte da Harp a Trump nel 2023, durante o subito dopo il viaggio di 4 giorni compiuto da Trump nel maggio di quell'anno nei suoi campi da golf di Aberdeen e Turnberry, in Scozia, e di Doonbeg, in Irlanda. All'epoca lei aveva 31 anni, lui 76. Alcuni estratti erano già apparsi in All or Nothing, il libro di Michael Wolff dedicato alla campagna del 2024, e successivamente in un articolo del New York Times.
The Daily Beast published letters that Trump’s 35-year-old aide Natalie Harp allegedly wrote to him“You are all that matters to me. I don’t want to ever let you down. Thank you for being my Guardian and Protector in this Life”t.co/fTpcaYYsZa pic.twitter.com/40doqcyQU2
— philip lewis (@Phil_Lewis_) August 21, 2026
"Sei tutto quello che conta per me", scrive Harp. "Non voglio mai deluderti", che ringrazia Trump per essere "il mio Custode e Protettore in questa Vita", adottando un uso delle maiuscole che ricorda lo stile del presidente. Una lettera è chiusa con la frase "Con tutto il mio cuore, Natalie" e l'altra con "Sempre, Natalie", entrambe sono firmate a pennarello. In un passaggio scrive di invidiare le donne "il cui unico lavoro sembra essere parlare con te ed essere carine", aggiungendo: "Voglio quel lavoro!!".
In un altro si scusa per essere rimasta bloccata alla dogana durante la trasferta: "Ero sola nel furgone davanti alla dogana, senza passaporto. Sono andata nel panico e avrei dovuto chiamare il Secret Service invece che te". A proposito della propria stanchezza, ammette di essersene accorta troppo tardi: "Non avevo idea di quanto velocemente stessi arrivando all'esaurimento". E conclude: "Sono io a essere indegna".
Wolff, che oltre ad aver scritto il libro conduce il podcast Inside Trump's Head, ha raccontato di avere ricevuto le lettere da fonti interne allo staff elettorale dell'allora candidato repubblicano, preoccupate per la crescente vicinanza di Harp a Trump. Secondo la sua ricostruzione, lo staff trovò i fogli proprio tra le pile di stampe che la collaboratrice stava portando a Trump. Le lettere sono state fotografate e le immagini cominciarono a circolare tra i collaboratori. "Quella che emerge non è una relazione che dovrebbe esistere in un contesto professionale", ha detto Wolff, aggiungendo che all'epoca vi fu "una mezza rivolta" nello staff.
"Le persone vicine a Donald Trump sapevano che passava troppo tempo con Natalie Harp, che la sua influenza stava crescendo e che era un'influenza fondata sul nulla. Non aveva alcuna esperienza". Il Daily Beast ha verificato diversi dettagli contenuti nelle lettere, dalla presenza di Harp a bordo dell'aereo alla passeggiata sul campo da golf anziché in golf cart, confrontandoli con le fotografie scattate in quei giorni. Harp è diventata anche un canale attraverso il quale alcuni leader stranieri raggiungono il presidente in tempo di guerra. Trump le detta inoltre molti dei messaggi che pubblica su Truth Social: è lei a trascriverli e a pubblicarli online.
Il percorso che l'ha portata fino alla porta dello Studio Ovale è cominciato nel 2019, quando Trump la notò durante un intervento su Fox News. L'anno successivo Harp ha parlato alla Convention repubblicana, raccontando che era stato Trump a salvarle la vita. A suo dire, la firma del Right to Try Act, la legge del 2018 che consente ai pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a terapie sperimentali non ancora autorizzate, le aveva permesso di curare un tumore osseo al secondo stadio. Il Washington Post riportò poco dopo le obiezioni dei medici: Harp aveva ricevuto un farmaco immunoterapico già autorizzato dalla FDA, l'agenzia federale che regolamenta i farmaci, ma per un impiego diverso da quello approvato, una situazione non contemplata da quella legge.
Dopo la Convention Harp è diventata conduttrice di One America News, l'emittente della destra radicale sulla quale ha rilanciato le affermazioni infondate di Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state truccate contro di lui. Nel 2022 è poi passata nello staff elettorale di Trump, prima di entrare ufficialmente nell'organico della Casa Bianca il 20 gennaio 2025, giorno del suo secondo giuramento.
The Daily Beast published letters that Trump’s 35-year-old aide Natalie Harp allegedly wrote to him “You are all that matters to me. I don’t want to ever let you down. Thank you for being my Guardian and Protector in this Life” https://t.philip lewis (X (formerly Twitter))
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Florian Lancker
in reply to netzpolitik.org • • •joevan
in reply to netzpolitik.org • • •KI-Einsatz: Evers will mehr KI-basierte Videoüberwachung
dpa (DIE ZEIT)LierschIT
in reply to netzpolitik.org • • •tagesspiegel.de/berlin/berline…
Ich finde das auch eher schwierig, vor allem automatisiert. Aber die Berliner befürworten das theoretisch. Offensichtlich ist die gefühlte Sicherheit niedrig. Ob das jetzt überhaupt wirken tut oder nicht, lass ich mal im Raum stehen.
Forsa-Umfrage: Berliner befürworten Ausbau der Videoüberwachung
Der TagesspiegelLord Caramac the Clueless, KSC reshared this.
papaquatscht
in reply to netzpolitik.org • • •Dr. Doro (she/her)
in reply to netzpolitik.org • • •ABRHpositiv2
in reply to netzpolitik.org • • •Hier #Summen aus dem Fenster zu schmeißen und nichts gegen die großen #KriminelleStrukturen zu tun, ist #Bevölkerung zu blenden.
Critical Silence
in reply to netzpolitik.org • • •Wenn die noch nicht existiert, haben wir vermutlich noch paar Jahre.
Samson - tief In Berlin
in reply to netzpolitik.org • • •Iris Spranger (SPD) –
die Basis für diese Form der Überwachung bildet das reformierte Berliner Allgemeine Sicherheits- und Ordnungsgesetz (ASOG), welches von der Koalition aus CDU und SPD im Dezember 2025 beschlossen wurde.
Grüße aus der Volksrepublik sind zu erwarten.🤡
Samson - tief In Berlin
in reply to netzpolitik.org • • •rbb24.de/panorama/beitrag/2026…
BVG will KI-gestützte Videoüberwachung an Bahnhöfen ausbauen
rbb24.deSamson - tief In Berlin
in reply to netzpolitik.org • • •Der Bürger in den eigenen vier Wänden unterliegt strengen Regeln, sobald er eine Reinigungskraft od. Gäste filmt (Gefahr v. Straftatbeständen).
Konzerne u. Staat nutzen Grauzonen, "berechtigte Interessen" od. weichen Gesetze über Sicherheitsnovellen auf, um diese KI-Verhaltensanalyse flächendeckend zu etablieren.
Das Verbot bröckelt an allen Ecken durch wirtschaftliche Interessen u. Sicherheitsinteressen des Staates, während der Einzelne das Gefühl hat, gläsern zu werden.
Kicker
in reply to netzpolitik.org • • •David Knust
in reply to netzpolitik.org • • •Hoffe es kommt noch an mehreren Stellen in der Stadt