Questa storia mi ha incuriosito per un motivo diverso dalla singola offesa.
Sul fatto che certe frasi siano discriminatorie e meritino una moderazione non ho molti dubbi. Ma, tolto l’insulto, rimane una domanda più scomoda.
Che cosa succede quando una misura pensata per compensare uno svantaggio viene percepita dagli altri come un vantaggio?
Università e ricerca sono ambienti estremamente competitivi. Carriere precarie, pochi posti, valutazioni continue. In un contesto simile è possibile che accomodamenti e misure compensative destinati alle persone con disabilità vengano vissuti da qualcuno come una forma di concorrenza "asimmetrica".
Non significa che questa percezione sia corretta. Una misura compensativa dovrebbe servire proprio a riportare persone con condizioni diverse verso una possibilità comparabile di partecipazione, non a regalare un risultato.
Ma dire semplicemente "questa opinione è abilista, quindi fuori" risolve il problema della moderazione e lascia intatto quello sociale.
La discussione seria, secondo me, dovrebbe essere un'altra: le misure sono proporzionate? Sono trasparenti? Mantengono gli stessi obiettivi formativi? E siamo capaci di spiegare perché esistono anche a chi non ne beneficia?
Qui entra anche la libertà di parola. Bisogna poter criticare una politica di inclusione senza trasformare quella critica in un attacco alle persone che ne usufruiscono.
È un confine difficile, ma proprio per questo vale la pena discuterne.
#Università #Disabilità #Inclusione #LibertàDiParola @macfranc
aggiungo che è giusto rendere merito ai moderatori di mastodon.social che hanno provveduto non solo a sospendere l'account, ma ha ripristinarlo dopo una richiesta di appello e, successivamente, hanno verificato la tossicità di quell'utente e hanno deciso la sospensione definitiva.Lo sforzo di mastodon. Social è particolarmente apprezzabile anche considerando il fatto che l'utente in questione non era un utente anglofono o tedescofono e che quindi i moderatori di quel server hanno dovuto effettuare una valutazione piuttosto impegnativa prima di prendere la loro decisione.
È anche da queste cose che si vede se un sistema di moderazione funziona e se i moderatori di un server svolgono bene il loro lavoro
Claudia
in reply to Claudia • • •vede male, e significa qualcosa solo se qualcuno te l'ha spiegata prima.
#MetaMerda ha risposto rendendo il LED più difficile da coprire e ripulendo i marketplace da chi vende il modo per disattivarlo.
Un modo bieco di far passare qualcosa di molto borderline come qualcosa di normale. MetaMerda sta normalizzando la libertà di riprendere chiunque senza consenso.
Una scelta di progetto diventata un problema di ordine pubblico, perché la telecamera resta dov'era: sulla faccia
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Claudia
in reply to Claudia • • •di qualcuno, in mezzo alla strada. Che ti piaccia o no.
E come fai per non farti riprendere?
Vent'anni fa per non farti fare una foto bastava voltarti, qualcuno alzava la reflex o la telecamera e tu lo vedevi.
Adesso serve una competenza da tenere accesa tutto il giorno, qualcosa che si trasforma la passeggiata in una caccia al pervertito.
E nessuno ci riesce, almeno non in tempi utili, e da lì in poi si chiama normalità.
Ma anche no.
🔗 qui l'articolo: lifehacker.com/tech/protect-pr…
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Here's How to Protect Your Privacy If Someone Is Recording You With Their Glasses
Eric Ravenscraft (Lifehacker)reshared this
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Uriel Fanelli
in reply to Claudia • • •C'e' sempre qualcuno che ti riprende, almeno sullo sfondo. Quella che si fa il selfie, quello che fa il selfie , nei ristoranti, nei bar, ovunque. Anche se non sei protagonista, c'e' quasi continuamente un'immagine taggabile di te.