[2026-02-06] AZIONI DIFFUSE - AGAINST MILANO-CORTINA WINTER OLYMPICS @ Milano
AZIONI DIFFUSE - AGAINST MILANO-CORTINA WINTER OLYMPICS
Milano - milano
(venerdì, 6 febbraio 00:00)
5-6-7-8 febbraio: voi Olimpiadi, noi Utopiadi!
Quattro giorni di mobilitazioni e tre giorni di TAZ per riappropriarci della città pubblica, abbandonata, privatizzata, saccheggiata.
5/2: contestiamo l'arrivo della fiaccola olimpica a Milano
6/2: apertura delle Utopiadi e iniziative diffuse nel giorno della cerimonia di inaugurazione allo stadio Meazza
7/2: manifestazione nazionale
8/2: giornata di sport popolare alle Utopiadi
Nei giorni dell'inaugurazione delle Olimpiadi invernali più insostenibili di sempre, convochiamo una grande manifestazione nazionale sabato 7 febbraio, all'interno di giornate che saranno caratterizzate da iniziative diffuse di contestazione al grande evento privato (sponsorizzato da multinazionali come Leonardo ed Eni, sostenuto da speculatori come Coima) che sta già portando solo debito, cemento in città e montagna, sfruttamento di manodopera e precarietà, rialzo degli affitti, saccheggio di risorse idriche e devastazione delle terre alte.
Le nostre vite non sono un gioco!
[2026-02-05] Cena sociale di quartiere GRAB @ piazza Foroni
Cena sociale di quartiere GRAB
piazza Foroni - piazza Foroni
(giovedì, 5 febbraio 19:30)
Cena sociale di quartiere
Porta quello che vuoi trovare
Un piatto, una posata, un bicchiere, la tua ricetta preferita
Lasciamo la piazza più pulita di come la troviamo
Per il bere, ci pensa il bar di Milon!
[2026-02-13] Lettura condivisa de "Il rovescio della nazione" @ Nora Books
Lettura condivisa de "Il rovescio della nazione"
Nora Books - via delle Orfane 24/D
(venerdì, 13 febbraio 18:00)
📚 Momento di Lettura condivisa
Ci vediamo Venerdì 13 Febbraio alle ore 18:00 da Nora Books, via Delle Orfane 24/D.
Abbiamo proposto per la lettura condivisa "Il rovescio della Nazione" di Carmine Conelli.
La lettura sarà mista e aperta anche a persone non terronə e a uomini etero cis 🌱
[2026-02-06] Mercato 47 @ CSA Magazzino 47
Mercato 47
CSA Magazzino 47 - via industriale 10 Brescia
(venerdì, 6 febbraio 16:00)
TUTTI I VENERDÌ DALLE 15.00 ALLE 19.00
Prodotti biologici, naturali, tradizionali, dall’agricoltura contadina e dai piccoli produttori: una spesa diversa è possibile pane, ortaggi, frutta, vini, formaggi, miele, pasta, cereali, conserve, cosmesi, produttori del commercio equo e tanto altro ancora per difenderci dall’aumento dei prezzi, per acquistare prodotti di qualità, per incontrare e conoscere i piccoli produttori, per non essere asserviti all’industria agro-alimentare e alle grandi catene di distribuzioni, per il consumo critico e perche’ la spesa sia un momento di incontro e socialità.
Con “Mercato 47” ci siamo proposti di realizzare un’opportunità di incontro diretto, senza forme di intermediazione commerciale, tra consumatori e piccoli produttori, contadini, artigiani, che siano attenti alla qualità del prodotto e delle relazioni (sociali, con l’ambiente e con il territorio) che si sviluppano durante il processo produttivo e di commercializzazione.
Crediamo che questo sia il modo per garantire una spesa di qualità, di prodotti genuini, tipici, biologici e naturali, a un prezzo inferiore rispetto a quello praticato dalla distribuzione commerciale, e anche per assicurare un equo corrispettivo al lavoro contadino e artigianale, costretto spesso a piegarsi alle condizioni imposte dall’industria agro-alimentare e dalle grandi catene commerciali.
È un modo concreto di combattere il caro-prezzi, l’aumento del costo della vita, l’erosione dei salari da parte dell’inflazione e della progressiva riduzione della spesa pubblica per i servizi sociali. È un modo per costruire dal basso relazioni economiche estranee alle logiche di puro profitto, privilegiando nel consumo i piccoli produttori attenti alla salvaguardia dell’ambiente, della biodiversità, delle produzioni tipiche, genuine e di qualità anche per contrastare l’omologazione del gusto imposta dalla grande industria agro-alimentare.
È un modo, infine, per recuperare la dimensione popolare del mercato come momento di incontro e di scambio tra le persone, con una serie di proposte di contorno (degustazioni, presentazioni di prodotti, concerti, proiezioni cinematografiche, presentazione di libri ecc.), che facciano della nostra spesa settimanale un’occasione di socialità, ma pure di ragionamento su come un mondo diverso si possa costruire anche a partire dai nostri comportamenti quotidiani, compreso ciò che mangiamo, che beviamo e che consumiamo.
Crediamo che sia importante che un’esperienza come questa sia nata e si sviluppi in un Centro Sociale Autogestito come il Magazzino 47, luogo di sperimentazione di una socialità liberata e di costruzione di pratiche politiche che, dal basso, si oppongono agli assetti economici imposti dalla globalizzazione capitalista.
Ricordiamo che a “Mercato 47” potrete trovare piccoli produttori di ortaggi, frutta, formaggi e salumi, farine, miele e altro ancora. Ma, poiché, vogliamo che per voi possa essere l’occasione della vostra spesa settimanale, “Mercato 47” organizza anche la vendita di quei prodotti per i quali non è possibile avere la presenza diretta dei produttori. E così troverete pane, pasta, olio, salse, riso, succhi, agrumi (nella stagione invernale) tutti biologici: questi prodotti vengono venduti con un ricarico medio del 20% sul “prezzo sorgente”, che consente a “Mercato 47” di pagare le spese di gestione e a chi acquista di operare un significativo risparmio sul prezzo pagato per prodotti di uguale qualità, acquistati nei normali circuiti di distribuzione. Potrete poi trovare anche una vasta gamma di prodotti del commercio equo e solidale: caffè, te, succhi di frutta, riso, orzo, legumi, ecc.
Ricordiamo ancora che a margine di Mercato 47 ogni venerdì sera sarà aperta l’enoteca, ci saranno cene a prezzi popolari e organizzeremo degustazioni, piccoli concerti, proiezioni di film, presentazioni di libri, dibattiti. E che lo spazio di Mercato 47 è aperto alle idee, alle iniziative, ai contributi di chi intenda proporre momenti di socialità, di cultura, di svago, e che le realtà collettive possano proporsi per l’organizzazione di cene di autofinanziamento.
Per dirla con Serge Latouche, economista francese, il mercato “e’ innanzitutto uno spazio di socialità specifico prima di essere un luogo di scambio di merci. Luogo per eccellezza della vita pubblica… occasione di incontri, luogo in cui si mescolano le generazioni, i sessi, le etnie diversi. La piazza di mercato appare come un luogo antitetico rispetto a quello del potere ufficiale”. Anche per questo, in un Centro Sociale Autogestito, si fa Mercato 47.
[2026-01-31] Assemblea pubblica a difesa degli spazi @ Parco Pietro Rosa
Assemblea pubblica a difesa degli spazi
Parco Pietro Rosa - Parco Pietro Rosa Ostia
(sabato, 31 gennaio 14:00)
SDF: firmato accordo per un’integrazione graduale e un cessate il fuoco globale
Le SDF hanno annunciato la firma di un accordo con il governo di Damasco che prevede anche la graduale integrazione delle forze militari e amministrative.
In una dichiarazione, il centro stampa delle Forze democratiche siriane (SDF) ha affermato: “È stato firmato un accordo di cessate il fuoco tra il governo siriano e le Forze democratiche siriane (SDF) nel quadro di un accordo globale che prevede la graduale integrazione delle forze militari e amministrative delle due parti”.
La dichiarazione delinea i dettagli dell’accordo come segue:
“Questo accordo prevede il ritiro delle forze militari dai punti di contatto, la distribuzione delle forze di sicurezza affiliate al Ministero degli Interni nei centri urbani di Hasakah e Qamishlo, l’avvio del processo di integrazione delle forze di sicurezza nella regione e la formazione di una divisione militare sotto l’autorità del governatorato di Aleppo, composta da tre brigate affiliate alle SDF e una brigata di Kobanê.
L’accordo comprende anche l’integrazione delle istituzioni dell’Amministrazione Autonoma all’interno delle istituzioni dello Stato siriano, inclusa l’integrazione dei dipendenti civili. È stato inoltre concordato di regolare i diritti civili ed educativi del popolo curdo e di garantire il ritorno degli sfollati nelle loro aree di origine.</
L’accordo mira a unificare il territorio siriano e a realizzare una piena integrazione nella regione, rafforzando la cooperazione tra le parti interessate e unificando gli sforzi per la ricostruzione del Paese”.
Media Center delle Forze democratiche siriane
30 gennaio 2026
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La crisi umanitaria si aggrava a Kobane: 200.000 persone cercano rifugio
A Kobanê, una città con una popolazione pre-conflitto di 450.000 abitanti, circa 200.000 persone si sono trasferite nel centro città a seguito degli attacchi in corso, aggravando una crisi umanitaria già grave. L’afflusso ha messo a dura prova le scorte di cibo, l’accesso all’acqua potabile e all’assistenza sanitaria, mentre il perdurante assedio ha ulteriormente limitato i servizi di base.
La crisi a Kobanê (Kobani) continua a peggiorare a causa di attacchi continui e dell’assedio imposto da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), dall’ISIS e da gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia. L’occupazione della diga di Tishreen (Tişrîn) da parte di HTS ha interrotto le forniture di acqua ed elettricità alla città, mentre i combattimenti in corso hanno causato sfollamenti di massa, aggravando le esigenze umanitarie.
Prima degli attacchi, Kobane e le città e i villaggi circostanti contavano una popolazione complessiva di circa 450.000 abitanti. In seguito all’attacco ad Aleppo del 6 gennaio, è iniziata una grande ondata di sfollamenti. Circa 200.000 persone provenienti da Ashrafiyah, Sheikh Maqsoud, Raqqa, Tabqa e dai villaggi limitrofi hanno trovato rifugio nel centro della città. Le famiglie sfollate sono state ospitate in scuole, edifici della società civile e case private, con almeno tre nuclei familiari che ora vivono insieme nella maggior parte delle abitazioni. L’attivista per i diritti umani e avvocato Rozîv Kino ha affermato che alcune persone sono state costrette a dormire per strada a causa della mancanza di alloggi.
Bisogni di base: Vestiti invernali e pasti caldi
Non ci sono fonti alternative di elettricità o acqua nel centro città. L’elettricità necessaria per far funzionare i pozzi d’acqua precedentemente veniva fornita dalla diga di Tishrin. Le rigide condizioni invernali hanno ulteriormente aggravato la crisi. Kino ha affermato che le temperature gelide rappresentano la minaccia più immediata, sottolineando che indumenti invernali e pasti caldi sono tra i bisogni più urgenti.
L’assedio blocca la consegna di aiuti
Il carburante è diventato di fondamentale importanza a Kobane. Oltre al riscaldamento, i panifici dipendono interamente dal gasolio per produrre il pane, mentre i generatori utilizzati per pompare l’acqua dai pozzi dipendono anch’essi dal carburante. Le scorte di carburante esistenti sono prossime all’esaurimento. Kino ha affermato che l’assedio ha reso impossibile soddisfare i bisogni vitali. “Poiché Kobane è sotto assedio, medicine e cibo non possono entrare in città e i beni di prima necessità non raggiungono la popolazione”, ha affermato.
La nostra assistenza non è sufficiente
Kino ha affermato che gli sfollati stanno affrontando una grave carenza di alloggi, vestiti e cibo. “La gente di Kobane sta facendo tutto il possibile e mobilitando tutte le risorse disponibili, ma purtroppo questi sforzi sono insufficienti”, ha affermato. “Ci sono bambini che hanno bisogno di latte e pazienti in attesa di cure urgenti. L’assedio impedisce loro di ricevere aiuti”.
Continua lo sfollamento tra i continui attacchi
I continui attacchi ai villaggi, in violazione del cessate il fuoco, stanno causando ulteriori sfollamenti verso il centro città. Kino ha affermato che gli aiuti umanitari inviati dalle Nazioni Unite via Aleppo sono stati estremamente limitati e insufficienti anche per 1.000 persone. Ha invitato le Nazioni Unite, le organizzazioni della società civile e i gruppi per i diritti umani a facilitare la consegna degli aiuti attraverso il valico di frontiera di Mürşitpınar tra Kobane e Pirsûs, aggiungendo che i partiti politici hanno una responsabilità significativa nel garantire l’apertura del valico.
MA / Diren Yurtsever
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Lo smantellamento dell’esistenza curda in Siria e il dovere internazionale di agire
La campagna militare lanciata il 6 gennaio 2026 costituisce un’operazione deliberata e coordinata volta a smantellare l’autogoverno curdo in Siria. Adottando una strategia che può essere definita “negoziazione–sabotaggio–pressione”, il Governo di Transizione Siriano ha strumentalizzato la retorica della “integrazione” per legittimare una vasta offensiva che si estende da Aleppo fino alle sponde orientali del fiume Eufrate. Il quadro proposto di un cosiddetto accordo formalizza questo processo di liquidazione della democrazia curda imponendo la dispersione individuale dei combattenti curdi e il trasferimento del controllo sovrano su territorio e risorse.
Le conseguenze sono state immediate e devastanti: lo sfollamento di centinaia di migliaia di civili, l’assedio di Kobanê e attacchi sistematici alle infrastrutture civili — tutte chiare violazioni del diritto internazionale
umanitario.
Il cessate il fuoco annunciato il 20 gennaio — inizialmente dichiarato per quattro giorni e successivamente esteso di ulteriori quindici — non rappresenta un percorso verso la pace. Al contrario, funziona come uno strumento tattico concepito per consolidare i guadagni territoriali e politici di questa strategia di annientamento. Questi periodi di tregua sono stati sfruttati per rimuovere gli osservatori internazionali, completare il trasferimento dei detenuti dell’ISIS e rafforzare le posizioni militari sul terreno.
Durante tutto questo periodo, il Governo di Transizione Siriano ha ripetutamente e sistematicamente violato i termini del cessate il fuoco. È fondamentale sottolineare che tali operazioni sono state condotte da milizie jihadiste la cui coordinazione strategica, le catene di approvvigionamento logistico e la copertura politica sono fornite in modo decisivo dallo Stato turco.
Il popolo curdo — che ha sacrificato decine di migliaia di vite nella lotta globale contro l’ISIS a difesa della sicurezza internazionale — si trova ora ad affrontare l’abbandono in nome dell’opportunismo geopolitico e di una tacita cospirazione internazionale. Questo assalto non prende di mira solo l’esistenza politica curda, ma rischia anche di riattivare la stessa minaccia terroristica che un tempo contribuì a sconfiggere, come dimostrano la crescente instabilità e il caos attorno alle strutture di detenzione. L’intento dell’asse Damasco–Ankara è inequivocabile: creare le condizioni per un’offensiva finale senza restrizioni mirata a cancellare la vita politica e sociale curda.
Ciò che sta avvenendo è un conto alla rovescia calcolato verso una potenziale atrocità di massa. In questo momento critico, anche le comunità cristiane, yazide, armene e assire del Nord-Est della Siria affrontano minacce gravi e immediate, incluso il rischio di violenze di massa e sfollamenti.
Rivolgiamo pertanto un appello urgente all’azione internazionale:
1. Demarcazione vincolante e monitoraggio robusto: istituire immediatamente una linea di protezione monitorata a livello internazionale. Dispiegare una missione internazionale di osservatori con un mandato forte, incaricata di supervisionare gli accordi di cessate il fuoco e di documentare in tempo reale violazioni e abusi.
2. Accesso umanitario permanente e protezione vincolante : aprire corridoi umanitari permanenti e garantiti a livello internazionale verso le aree assediate, inclusa Kobanê. L’accesso umanitario non deve mai essere condizionato, temporaneo o soggetto a coercizione militare.
3. Riconoscimento costituzionale e garanzie politiche: assicurare il riconoscimento costituzionale dell’identità curda, della lingua, dell’autodifesa e dell’autogoverno democratico. Senza garanzie politiche vincolanti, qualsiasi accordo non farà che istituzionalizzare espropriazione, repressione e violenza strutturale.
La solidarietà globale deve ora tradursi in un’azione internazionale urgente e concreta. La passività di fronte a questa minaccia equivale a complicità. Come espressione di solidarietà mondiale, ci uniamo all’appello globale a scendere in piazza il 31 gennaio e il 1° febbraio in difesa del modello politico democratico, multi-identitario e basato sulla libertà delle donne di Rojava.
Congresso nazionale del Kurdistan (KNK)
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Appello alle azioni per il fine settimana del 31 gennaio e 1° febbraio 2026
Nell’ambito delle Giornate Globali di Azione, il 31 gennaio 2026 invitiamo tutte le donne e le forze democratiche a unirsi alle azioni sotto lo slogan “Women Defend Rojava” per difendere la rivoluzione delle donne!
Oggi tutte le donne curde, arabe, armene e assire, le combattenti delle YPJ, Kongra Star, HPC Jin, Bet Nahrain e l’intera società sono unite e pronte a difendere le conquiste ottenute con tanta fatica. Senza la liberazione delle donne, non può esserci liberazione della società!
Questi attacchi sono stati affrontati con una massiccia ondata di solidarietà, fatta di marce, manifestazioni e carovane. Migliaia di donne hanno intrecciato i loro capelli come simbolo: per ogni treccia tagliata, cento nuove vengono intrecciate. Insieme stiamo tessendo la rivoluzione!
Invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza il 31 gennaio per dimostrare all’opinione pubblica internazionale che siamo uniti nella nostra lotta per una vita dignitosa. Difendiamo insieme la rivoluzione delle donne; essa non è solo una speranza per il Medio Oriente, ma per il mondo intero.
Jin Jiyan Azadî!
Giornata finale della Settimana di Azione: mobilitiamoci il 1° febbraio!
Le proteste e le dichiarazioni di solidarietà di ampi settori della società in tutto il mondo hanno rotto il silenzio sulla situazione in Rojava e dato vita a un’ondata internazionale di solidarietà. Invitiamo persone ovunque a organizzare e partecipare a proteste e azioni solidali il 1° febbraio per chiedere l’immediata fine degli attacchi contro il Rojava e dell’assedio di Kobane, per fare pressione sulla comunità internazionale affinché agisca e per garantire il riconoscimento politico e legale dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES).
Ogni azione conta. Prendiamo posizione per la dignità, la libertà e la solidarietà. Restiamo uniti contro l’oppressione, dimostriamo che non resteremo in silenzio e rendiamo chiaro che il Rojava non è solo nella sua lotta per la pace, la democrazia e l’autodeterminazione.
Rise Up for Rojava!
Bijî Berxwedana Rojava!
Women Defend Rojava
L'articolo Appello alle azioni per il fine settimana del 31 gennaio e 1° febbraio 2026 proviene da Retekurdistan.it.
The remains of a rich ancient ecosystem in China is so well-preserved that it contains guts, tentacles, and even an intact nervous system.#TheAbstract
A Reddit-led protest is trying to push an eight year old erotic thriller to the top of Amazon’s sales charts.#News
La Cellula di Udine organizza un incontro formativo sul Testamento biologico
Martedì 3 febbraio 2026
Ore 20:30
Centro Polifunzionale di Latisana, Via Carlo Goldoni 22
La Cellula Coscioni di Udine organizza un incontro informativo sul testamento biologico (DAT – Disposizioni Anticipate di Trattamento), per approfondire uno strumento fondamentale di autodeterminazione nelle scelte di fine vita. Durante l’incontro si parlerà di libertà di cura, diritti civili e possibilità concrete per ogni cittadino di decidere consapevolmente sulle proprie cure future.
Interverranno:
Simona Liguori, medico oncologo e Consigliera Regionale (Civica FVG)
Raffaella Barbieri, Coordinatrice Cellula Coscioni di Udine
Gianluca Galasso, Consigliere Comunale (Latus Anniae)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
L'articolo La Cellula di Udine organizza un incontro formativo sul Testamento biologico proviene da Associazione Luca Coscioni.
La Cellula Coscioni Udine partecipa all’incontro “Testamento biologico. Un diritto di tutti noi”
Venerdì 30 gennaio 2026
Ore 18:30
Circolo Culturale Ricreativo Nuovi Orizzonti, Via Brescia 3 – Udine
La Cellula Coscioni Udine partecipa all’incontro pubblico dedicato al testamento biologico, un importante strumento di autodeterminazione e libertà nelle scelte di cura. Interverranno: Simona Liguori, medico oncologo; Raffaella Barbieri, Coordinatrice della Cellula Coscioni di Udine; Francesco De Carlo, avvocato. Modera: Bisera Krkic.
L’incontro sarà un’occasione per approfondire il tema delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) sotto il profilo medico, giuridico e civico.
L'articolo La Cellula Coscioni Udine partecipa all’incontro “Testamento biologico. Un diritto di tutti noi” proviene da Associazione Luca Coscioni.
La Cellula Coscioni di Treviso organizza lo sportello sul testamento biologico
Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16 – Treviso
Sabato 14 marzo 2026
Dalle 10:00 alle 12:00 (4 appuntamenti individuali di circa 30 minuti)
Una mattinata di colloqui individuali e riservati su temi fondamentali di fine vita, organizzati dalla Cellula Coscioni di Treviso presso la Libreria San Leonardo. Lo sportello è coordinato da un volontario esperto e si svolgerà con la presenza del
Dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi. Durante gli incontri si potranno ricevere informazioni e chiarimenti su: D.A.T. (Disposizioni Anticipate di Trattamento – Testamento Biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, Cure palliative e sedazione palliativa profonda, Morte volontaria medicalmente assistita.
La partecipazione è gratuita ma su prenotazione, fino ad esaurimento disponibilità al:
+39 328 69 66 553 o cellulatreviso@associazionelucacoscioni.it
L'articolo La Cellula Coscioni di Treviso organizza lo sportello sul testamento biologico proviene da Associazione Luca Coscioni.
Ministero dell'Istruzione
#Maturità2026, pubblicate su #UNICA e sul motore di ricerca le discipline della seconda prova scritta e le quattro materie del colloquio.Telegram
Usa, adesso “caccia” ai giornalisti. Arrestati Don Lemon, ex conduttore della Cnn e la free lance Georgia Fort
@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/01/usa-ade…
Il giornalista Don Lemon, ex conduttore della Cnn, è
L’opposizione blocca la conferenza stampa di Casapound. Cantando “Bella ciao”. Marsella: torneremo
@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/01/lopposi…
Un gruppo di deputati di Pd, M5s e Avs ha occupato la sala stampa della Camera in
L'#Iran ha annunciato che considererà gli eserciti europei organizzazioni terroristiche. Ha concluso con un "cicca cicca".
Una cosa che neanche Harendt, grande studiosa dei totalitarismi, è mai riuscita a spiegare è come facciano le dittature ad avere un senso del ridicolo così poco sviluppato.
Poliversity - Università ricerca e giornalismo reshared this.
Hackaday Podcast Episode 355: Person Detectors, Walkie Talkies, Open Smartphones, and a WiFi Traffic Light
Another chilly evening in Western Europe, as Elliot Williams is joined this week by Jenny List to chew the fat over the week’s hacks.
It’s been an auspicious week for anniversaries, with the hundredth since the first demonstration of a working television system in a room above a London coffee shop. John Logie Baird’s mechanically-scanned TV may have ultimately been a dead-end superseded by the all-electronic systems we all know, but the importance of television for the later half of the 20th century and further is beyond question.
The standout hacks of the week include a very clever use of the ESP32’s WiFi API to detect people moving through a WiFi field, a promising open-source smartphone, another ESP32 project in a comms system for cyclists, more cycling on tensegrity spokes, a clever way to smooth plaster casts, and a light sculpture reflecting Wi-Fi traffic. Then there are a slew of hacks including 3D printed PCBs and gem-cut dichroic prisms, before we move to the can’t-miss articles. There we’re looking at document preservation, and a wallow in internet history with a look at the Netscape brand.
As usual all the links you need can be found below, so listen, and enjoy!
html5-player.libsyn.com/embed/…
Or download the podcast old-school, with a direct link to the MP3 file in question.
Where to Follow Hackaday Podcast
Places to follow Hackaday podcasts:
Episode 354 Show Notes:
What’s that Sound?
- Jenny got the sound right. Did you? Only one way to find out: put your handle and guess in here.
News
Interesting Hacks of the Week:
- Make Your Own ESP32-Based Person Sensor, No Special Hardware Needed
- espectre/micro-espectre at main · francescopace/espectre · GitHub
- GitHub – francescopace/micropython-esp32-csi: MicroPython – a lean and efficient Python implementation for microcontrollers and constrained systems
- Heart Rate Monitoring Via WiFi
- Heart Rate Measurement Via WiFi, The DIY Way
- Pi Compute Module Powers Fully Open Smartphone
- These Ultra-Cute, Handsfree Walkie-Talkies Are Built For Cycling
- PLA Mold To Plaster Bust, No Silicone Needed
- Building A Light That Reacts To Radio Waves
- Bike Spokes, Made Of Rope
Quick Hacks:
- Elliot’s Picks:
- Using 3D Printing And Copper Tape To Make PCBs
- X-Cube Prism Becomes Dichroic Disco Ball
- Light Following Robot Does It The Analog Way
- Jenny’s Picks:
- Post-rampocalyptic Chip-Swap Provides Desktop Memory At Laptop Prices
- Wikipedia As A Storage Medium
- The Defunct Scooter Company, And The Default Key
Can’t-Miss Articles:
- Ask Hackaday: How Do You Digitize Your Documents?
- Gears Are Old And Busted, Capstans Are Cool
- Page-turning Book Scanner Roundup
- DIY Book Scanner Processes 600 Pages/hour
- Zombie Netscape Won’t Die
hackaday.com/2026/01/30/hackad…
Whipping Up A Quick Adapter To Hack The Xbox 360
[Androxilogin] had a problem. An Xbox 360 Slim had shown up in the post, but failed to give much more than a beep when turned on. Disassembly revealed some missing components, but replacing them failed to breathe life into the beleaguered console. Deeper repair was needed, and that would require a special adapter which [Androxilogin] was able to whip up from scratch.
When it comes to the Corona models of the Xbox 360, it’s often necessary to use something called a “post-fix adapter” to do certain diagnostic and repair tasks. These adapters consist of a bracket which wraps around the CPU, and probes the solder ball for the POST_OUT signal which is otherwise difficult to access on the motherboard itself. Adapters are readily available online, and are usually manufactured as a PCB with a protruding contact to make a connection.
For [Androxilogin], though, time was short. Rather than wait for adapters to ship, it was quicker to whip up a custom piece to do the same job. This was achieved with a 3D print which was able to clamp around the CPU, while snugly holding a piece of tinned 30 AWG wire to poke the critical point beneath the chip. After a couple of attempts to get the sizing just right, [Androxilogin] was able to make the necessary connection which enabled installing Xell Loader on to the machine to bring it back to life.
If you’re eager to make your own post-fix adapter, files are available on Printables, with more details over on Reddit to boot. While the Xbox 360 is starting to suffer some awkward symptoms of age. we nevertheless still see a steady stream of hacks come in for this vintage machine. If you’re tackling your own retro console mods, be sure to notify the tipsline.
Building Natural Seawalls To Fight Off The Rising Tide
These days, the conversation around climate change so often focuses on matters of soaring temperatures and extreme weather events. While they no longer dominate the discourse, rising sea levels will nonetheless still be a major issue to face as global average temperatures continue to rise.
This poses unique challenges in coastal areas. Municipalities must figure out how to defend their shorelines, or decide which areas they’re willing to lose. The City of Palo Alto is facing just this challenge, and is building a natural kind of seawall to keep the rising tides at bay.
Seawalls That Breathe
The traditional way to fight back against the sea is with seawalls. These typically consist of steep slopes constructed on the shoreline, which are designed to reflect wave energy back to the sea and stop it from eating away at the land. They are normally built using rocks, steel, or concrete walls to dissipate the energy of incoming waves. They are typically simple to design and construct, and prove relatively effective at staving off erosion. However, they can also be quite imposing and unsightly, and often do very little to support native fauna and flora.The horizontal levee design (left) compared to a traditional rock-based seawall (right). The latter is simpler and quicker to construct, but is far less visually appealing and does little to support the local ecosystem. Credit: City of Palo Alto
The City of Palo Alto is taking an altogether different approach by building a horizontal levee to protect the shore of Harbor Marsh. It eschews the usual steeply sloped seawall concept entirely. Instead, the coast is to be given a gentle gradient constructed of earth, creating a so-called “ecotone slope”—a long, sloping habitat down to the water line. Where the tide meets the shore, native plantings will support a tidal marsh, transitioning to a freshwater marsh with different plants farther up the slope, with volunteers planting 35 species in all. It’s hoped that restoring these habitats in the area will provide support to species like the Ridgway’s rail and the salt marsh harvest mouse.Wastewater is used to support the growth of native plant species, helping to create the transition between the freshwater marsh and the tidal marsh along the “ecotone slope.” Credit: City of Palo Alto
Furthermore, from the top of the horizontal levee, wastewater will be fed in to support the growth of native plants, which will work with the soil to filter out pollutants as it makes its way to the sea in a process referred to as “polishing treatment”. It’s not intended to remove heavy pollutants from the water; this work is handled at existing municipal water treatment facilities. What the levee can handle is soaking up some of the nitrogen and phosphorous content to support plants on the slope. This reduces the amount of these nutrients that gets released out into the bay, which can cause fish die-offs, algal blooms, and other undesirable consequences.Volunteers came together to plant native species on the horizontal levee. Construction is expected to be completed by summer this year. Credit: City of Palo Alto
Due to its limited size, the horizontal levee will only handle 100,000 gallons of wastewater per day, which isn’t much against the 20 million gallons that currently flows out into the bay. Ultimately, that’s because the work at Harbor Marsh is a pilot project for the City of Palo Alto. Ideally, it will prove effective in both limiting coastal erosion as well as supporting native plants and animals. If it proves successful, it could become a strategy used elsewhere along the San Francisco coastline and beyond. The Bay Area as a whole needs to be protected against rising sea levels, as the name implies, so projects like this are a key focus as authorities plan for the future.
As it stands, large artificial seawalls probably aren’t going anywhere. It’s very straightforward to build massive concrete and steel structures to defend a piece of coastline. The engineering involved is well understood, and the construction process does not require particular finesse in the selection of plants or the maintenance of native habitats. However, in areas where it’s desirable to slow erosion in a greener fashion, horizontal levees could become popular. After all, it’s a lot nicer to stroll on a path alongside a burgeoning native marshland than it is to feel the sun bouncing off acres of harsh concrete. If the Harbor Marsh experiment works, expect to see similar projects take off in coastal areas around the world.
FPF statement on outrageous arrest of Don Lemon
FOR IMMEDIATE RELEASE:
New York, Jan. 30, 2026 — Federal agents have arrested journalists Don Lemon and Georgia Fort on charges related to their news coverage of a protest at a church in St. Paul, Minnesota, on Jan. 18.
The Trump administration had previously tried to criminally charge Lemon, and it lost.
Freedom of the Press Foundation (FPF) Chief of Advocacy Seth Stern said:
“The government’s arrests of journalists Don Lemon and Georgia Fort are naked attacks on freedom of the press. Two federal courts flatly rejected prosecuting Lemon because the evidence for these vindictive and unconstitutional charges was insufficient, and Lemon has every right to document news and inform the public. Instead of accepting that humiliating defeat, the government has now doubled down.“These arrests, under bogus legal theories for obviously constitutionally protected reporting, are clear warning shots aimed at other journalists. The unmistakable message is that journalists must tread cautiously because the government is looking for any way to target them. Fort’s arrest is meant to instill the same fear in local independent journalists as big names like Lemon.
“The answer to this outrageous attack is not fear or self-censorship. It’s an even stronger commitment to journalism, the truth, and the First Amendment. If the Trump administration thinks it can bully journalists into submission, it is wrong. We’ve recently seen that even in the Trump era, public pressure still can work. It’s time to do it again. News outlets across the political spectrum need to loudly defend Lemon’s and Fort’s rights. Journalists are not making themselves the story, Trump is.”
GAZA. Netanyahu riapre Rafah, ma l’obiettivo è la ripresa dell’offensiva militare
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Il premier, pensano non pochi analisti israeliani, spera che Hamas si astenga dal consegnare le sue armi in modo che Trump gli dia il "via libera" per una nuova offensiva militare
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Intelligenza artificiale generativa: muro del Parlamento europeo
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La commissione giuridica del Parlamento europeo (JURI) traccia la linea per il futuro sull’IA generativa: maggiore trasparenza, diritto di opposizione per gli autori e remunerazione adeguata per l’uso di
Maronno Winchester reshared this.
Il Mes apre a prestiti per la difesa. Le parole di Gramegna
@Notizie dall'Italia e dal mondo
L’eventualità che il Meccanismo europeo di stabilità possa essere utilizzato anche per sostenere la spesa per la difesa rimette al centro un’istituzione che per anni è rimasta associata quasi esclusivamente alla gestione delle crisi del debito sovrano. Pierre Gramegna, direttore generale del Mes, ha
Un po' meno nerd, grazie
Quando qualcuno che magari si è appena affacciato al mondo linux fa una domanda si trova davanti a risposte tecniche di cose che magari ignora. Non ci rendiamo conto che alla gente normale interessa solo che funzioni.
Faccio un esempio pratico. Tempo fa cercavo un programma che mi permettesse di trasmettere i video che ho nel computer sullo schermo della smart tv. Faccio la domanda su un forum e mi sento chiedere le cose più assurde, il chipset grafico, l'overclock, le caratteristiche tecniche del modem, le carattersitiche del televisore, log di qua log di là. Poi per caso scopro Jupii, un programma che fa esattamente quello che cercavo e talmente facile da usare che sarebbe capace anche un bambino. Ma ditemi subito quello che cerco, ditemi subito che c'è questo o quel programma è inutile chiedermi la radiografia di tutti gli apparecchi elettronici che ho in casa. La gente normale, e per normale intendo tutti coloro che non sono programmatori, sistemisti e via dicendo, non ne vuole sapere di cose tecniche, vuole soluzioni semplici, se poi è necessario entrare nello specifico allora li si accompagna passo dopo passo a cercare ciò che necessita.
I nerd tecnici però non sono i peggiori, cercano di aiutarti, alla loro maniera ma almeno tentano di darti una soluzione. I peggiori in assoluto sono i nerd con la puzza sotto il naso, quelli che si sentono superiori e se non sei alla loro altezza ti trattano come un deficiente. Roba da mandarli a quel paese all'istante.
Infine veniamo alla riga di comando, perchè anche questa può essere un ostacolo. Parlando con diverse persone mi sono accorto che sono letteralmente terrorizzate all'idea di aprire un terminale. Per chi usa linux da un po' di tempo non ci sono problemi, ma dobbiamo renderci conto che nella testa della gente là fuori, il terminale è una cosa che può farti esplodere il computer e convincerla che invece è un grande aiuto è molto difficile.
Capisco che per chi è abituato ad usare linux tutti i giorni sia difficile da comprendere, però le cose stanno così.
Dobbiamo imparare a dare risposte semplici, perchè chi si avvicina a linux, dopo aver passato una vita su windows, è come un bambino che muove i primi passi. Non puoi chiedergli di correre, bisogna essere consapevoli che è un successo se riesce a camminare per pochi metri.
Solo in questo modo potremo avvicinare le persone a linux, rendendolo semplice.
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Cosa ha previsto il Viminale per la sicurezza delle Olimpiadi di Milano-Cortina
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Provando ad andare oltre le polemiche sulla task force Ice, ecco che il Viminale ha messo in campo una serie di misure per garantire la sicurezza alle Olimpiadi di Milano Cortina che prevede protocolli, scorte, cybersecurity, il tutto sotto la regia
Comprehensive Power Management for the Raspberry Pi
The Raspberry Pi has been a revolutionary computer in the maker space, providing a full Linux environment, GUI, and tons of GPIO and other interfacing protocols at a considerably low price. This wasn’t its original intended goal, though. Back in the early 2010s it was supposed to be an educational tool for students first, not necessarily a go-to for every electronics project imaginable. As such there are a few issues with the platform when being used this way, and [Vin] addresses his problems with its power management in his latest project.
[Vin]’s main issue is that, unlike a microcontroller, the Raspberry Pi doesn’t have a deep sleep function. That means that even when the operating system is shut down the computer is still drawing an appreciable amount of current, which will quickly drain some batteries. We’ve covered [Vin]’s farm and his use case for the Raspberry Pi in the past, but a quick summary is that these boards are being used in a very rugged environment where utility power isn’t as reliable as he would like.
In [Vin]’s post he not only outlines his design for the board but goes through his design process, starting by using discrete logic components and then trying out various microcontrollers until settling on an ATmega88. The microcontroller communicates with the Raspberry Pi over I2C where the Pi can request a power-down as well as a time for future power-on. A latching relay controlled by the microcontroller ensures the Pi doesn’t drain any battery while the ATmega can put itself into actual sleep in the meantime.
The build for this project goes into an impressive amount of detail, and not only are the designs and code available on the project’s GitHub page but [Vin] also wrote another blog post which uses this project to go over his design philosophy more broadly.
Through the Spyglass: On the Bastardization of Self-Determination [Part II]
In Part I, you were asked to keep a simple question in mind: “is this really self-determination?”
You have sat through the history of the French-Indian War, Pontiac’s War, U.S. Independence, and have stewed on what it all truly meant in terms of “self-determination” for a day.
We now could take this in any direction to continue to see the devastating effects of “self-determination” when it is for an in-group and not for everybody. We could look at Australia, and how in May of 1787 (almost three years to the day after the Treaty of Paris was ratified) the “First Fleet” departed in New South Wales as their new penal colony, having lost their original penal colony in North America.
European settlers would not be on Australian land until 1788, themselves not under their own free will. Yet, by 1901, Australia had a “White Australia” policy that restricted Australia from non-European immigration.
Australia was considered “terra nullius”, meaning the land belonged to “no one”.
Aboriginal Australians already lived there.
But to Great Britain, Australia provided another opportunity to send settlers to expand their reach and empire. It mattered not who lived there before; the land was British and her settlers.
At least, that’s how Britain saw it.
To the Aboriginal Australians, they saw an invading force taking their land, flooding it with their own people and destroying their way of life without much in the way of stopping it or defending themselves. Australia was not empty, and yet Britain treated the Aboriginals as though they were not human.
There was not even the farce of signing and breaking treaties; the Aboriginal Australians were considered a conquered “people”, at best.
Is this really self-determination?
We could move onto South Africa, New Zealand, Rhodesia, or any other settler project in the English-speaking world that we might be able to better recognize.
Mind you, this is not an attack specifically on Great Britain; they are merely the European country of focus as the direct continuation of the history of the United States and thus the simplest to look at.
We could move onto Algeria and France, move onto Hawaii, or South American settler expansion in Argentina or Chile.
However, there is one example that cannot be ignored. While the rest of the examples pertain to historical wrongs and sins we can map to and say “this was wrong”, there is an example that one actively should be saying “this is wrong”.
Part I ended with this:
“So what happened? Great Britain allied with a native population to fight a war and immediately turned their backs on them and gave their land away to the settler colonial project without their knowledge, and which the settlers claimed is their God-ordained right to have, leading to apartheid and genocide.”
That brings us to our subject, properly.
On New Year’s Day 1882, Leon Pinsker, in response to pogroms against Jews in Russia, released Auto-Emancipation, advocating for a Jewish state.
Fast forward to 1897, the First Zionist Congress takes place in Basel, Switzerland, headed by Theodore Herzl, head of the now-named World Zionist Organization. The goal of the Zionist Organization was to create a “Jewish homeland”, in which Jewish settlers would come to Ottoman Palestine, specifically, but other ideas were discussed. Palestine was selected for being the “biblical homeland” of the Jewish people.
Waves of Aliyah, or Jewish settlers to the Levant, would follow; from 1881-1939 there would be five Aliyahs.
Then, an ally makes itself known.
During World War I, the Entente of Great Britain, France, Belgium, Russia, later the USA and others, sent young men to die fighting the young men sent to die from the Central Powers of Germany, Austria-Hungary, Bulgaria and, more pertinent to the story, the Ottoman Empire.
Britain and France, once again aiming to expand their empires, began to plan how they would split up the Ottoman Empire upon victory. First, to achieve victory, Britain would promise the Arabs of the Ottoman Empire their recognized independence and Arab state during the McMahon–Hussein correspondence.
Meanwhile, Britain would also promise Lord Rothschild, the most prominent British Zionist at the time, that Britain would support their fight for a Jewish homeland. This was announced in the Balfour Declaration.
After the successful Arab Revolt and the war won, the Ottoman Empire was partitioned according to Britain and France’s Sykes-Picot agreement, giving us what will become modern-day Middle Eastern borders, breaking their promise to the Arabs, and carving out what would be named “British Mandatory Palestine” as a Jewish National Homeland.
The Arabs who allied with Great Britain and the Entente found themselves subjects of the British and French, while Arabs living in the Levant would see the area slowly transformed into a Jewish state.
So what happened? Great Britain allied with a native population to fight a war and immediately turned their backs on them and gave their land away to the settler colonial project without their knowledge, and which the settlers claimed is their God-ordained right to have, leading to apartheid and genocide.
Germany would go on to blame Jews, among others, for the Central Powers defeat in WWI, directly leading to persecution and the rise of antisemitism in Germany, itself leading to the rise of the Nazis.
In 1933, Nazi Germany and Zionist organizations came to the Haavara Agreement, in which approximately 60,000 German Jews would take the opportunity to leave for Palestine. With WWII’s start in September 1939, Britain and Germany would be at war and Britain would cut off Jewish immigration to Palestine from Germany.
Six million Jews would go on to die in the Holocaust, a systematic genocide against the Jews of Europe.
By 1944, a year before the official end of WWII, Zionist extremists would grow angry with and violent against the British for their limiting of Jewish migration to Palestine. The Irgun, a Zionist terrorist organization, would bomb the King David Hotel in Jerusalem.
By 1947, the Jewish settlers would declare the Jewish state of Israel, Arab states would intervene and lose in 1948, and Palestinian Arab Muslims would be ethnically cleansed from their lands. Settlers claimed they were “promised this land.”
Is this really self-determination?
When looking at Zionism, we see what was essentially a nationalism of the oppressed. Jews were facing oppression, discrimination and persecution from European states, and the Zionist solution was for them to have a state themselves and “self-determination”.
Yet, in practice, the Israel settler colonial project, which is something prominent early Zionists like Theodore Herzl or Ze’ev Jabotinsky would not have denied, has led to the displacement of native populations and turned them into second-class citizens. Jewish settlers are granted the rights of first-class citizenry while Arab Muslim Palestinians live in apartheid conditions.
The following is a quote from Abdullah Öcalan in his book Democratic Confederalism:
“The Palestine conflict makes it clear that the nation-state paradigm is not helpful for a solution. There has been much bloodshed; what remains is the difficult legacy of seemingly irresolvable problems. The Israel-Palestine example shows the complete failure of the capitalist modernity and the nation-state.”
The nation-state with a preferred people or in-group will never be a just cause. Nationalism of the oppressed still ends in such a predicament in practice.
One must realize nationalism of the oppressed is still nationalism. The plight of the oppressed must be addressed and rectified, but to answer with “give them their own country” is not the solution one should seek.
Sikhs have historically oppressed and persecuted, and they call for the Sikh nation-state of “Khalistan”. The Kurds were spliced up in their homeland and left to be a minority in four nations without moving an inch and robbed of their own “Kurdistan”.
It’s hard not to feel sympathetic towards the Sikhs and Sikh self-determination, or the Kurds and Kurdish self-determination, and we in the US Pirate Party wholeheartedly do hold such sympathies, but if the answer is simply “give them a nation-state as well,” ask yourself the question of “is this really self-determination?”
It is not because they are undeserving of self-determination and liberty; all peoples are. But they say the definition of insanity is doing the same thing over and over and expecting different results. If we wish to truly stop the violence perpetrated by the nation-state, is answer is to create more, regardless of pure intention?
This is also not to compare the Khalistan or Kurdistan movements to explicitly settler movements like Manifest Destiny or Zionism; this is to say that the path to hell is paved in good intentions.
There are models to explore outside of the nation-state. It is not a sacred concept, and other methods of self-rule must be explored and implemented if we can ever hope for true peace and self-determination.
The Rojava project stands as an example better suited for a model of self-determination, but this does not serve as an explicit endorsement of said model. That is, self-determination does not need to come from the nation-state and the Kurds have already proven that.
The nation-state, one with a set in-group, as history has shown, can quickly devolve into a harborer of violence, no matter how just the cause.
“The history of the last two centuries is full of examples illustrating the violent attempts at creating a nation that corresponds to the imaginary reality of a true nation-state.” – Abdullah Öcalan, also from Democratic Confederalism
In the pursuit of having a “Jewish nation”, the historically oppressed Jews have turned into oppressive settlers in their own right. Israeli settlers did not just force Palestinians from their home at gunpoint historically; they are still actively forcing Palestinians from their home at gunpoint.
West Bank settlers/settlements should sound off alarms just as much as the genocide in Gaza; the displacement of native populations by settlers to create a new first-class citizenry has not been left behind in the 19th or 20th centuries.
That is ethnic cleansing, and it is actively happening today.
The world watches and, while many protest and boycott, the highest powers in the land continue to let sins of the past happen in the present.
So I ask, if it is self-determination only for the Jews, is this really self-determination? If the Palestinian way of life is irrevocably changed due to the influx of new settlers and violence allowed and often carried out by the state, is this really self-determination?
Even if one could argue the Zionist idea started with good intentions, if one granted the benefit of the doubt, it has, in practice, become an ideology of apartheid and genocide.
The United States continuously finds itself the strongest ally of Israel, and one has to wonder: Is that all ideological and geopolitical, or does addressing the wrongs committed by Israel towards Palestinians open the can of worms of how the United States treated, and still treats in many ways, Native Americans? Is the United States willing to address our own apartheid? Can we reckon with the idea that the most impoverished counties in the U.S. are all American Indian-populated counties and reservations?
How can there be justification in 2026 to still call Zionism a “self-determination” project? After witnessing the death and destruction it has caused, it becomes a detached-from-reality position to maintain.
For if self-determination doesn’t include everyone, is this really self-determination?
Regrettably, in the Pirate movement overseas, mainly in Europe, there are folks who take a pro-Israel stance and claim Zionism is Jewish self-determination.
To our “counterparts” in Germany and elsewhere in Europe, and to an international whose leader is intimately involved with the World Zionist Organization, you have lost the plot.
We are not members of Pirate Party International, and we do not stand with those who stand in defense of the bastardization of self-determination.
We are the United States Pirate Party, and in our platform, we advocate for the right to free association and self-determination. People living in a political entity should have the right to maintain, alter or conclude their relationship to larger entities, or join in union, if it is the will of the people.
The will of one cannot be the will of all. So long as the will of the people is ignored, so long as displacement, genocide and apartheid persists, and so long as one’s concept of self-determination fails to answer to true freedom for all individuals, we will never be truly free. You are free to move and live wherever you wish, a person moving from one place to another does not make you a settler, but your moving should not come at the expense or destruction of others.
Not if your end result is the apartheid and genocide of the Native peoples, like how Manifest Destiny led to the ongoing apartheid and genocide of American Indians, and like how Zionism has led to the ongoing apartheid and genocide of the Palestinian people.
Ask yourself, before defending any movement that claims it is: is this really self-determination?
Malware diffusi su LinkedIn. Cosa sapere e a cosa fare attenzione
@Informatica (Italy e non Italy 😁)
I cyber criminali sfruttano i messaggi privati di LinkedIn per diffondere malware contenuti in finti documenti aziendali dai nomi pertinenti con le aziende e le attività professionali delle vittime designate. Cosa sapere, cosa fare e cosa non fare
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Giulio Regeni: riprende il processo
@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/01/giulio-…
Con una sentenza depositata oggi, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 225, comma 2, del codice di procedura penale per violazione dell’articolo 24 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che l’onorario e le spese del
La Gallery di Gennaio
Ecco un po’ di foto dalle nostre Cellule Coscioni in giro per l’Italia: il nuovo anno ha portato i nostri volontari nei cinema per la proiezione del film di Paolo Sorrentino La Grazia. Alla vigilia dell’ottavo anniversario dall’entrata in vigore della legge sulle DAT, vedono la luce due nuovi sportelli informativi nei Municipi II e III di Roma, così come la nostra campagna informativa comune per comune, strada per strada. Clicca sull’icona della macchina fotografica per scorrere le foto!
L'articolo La Gallery di Gennaio proviene da Associazione Luca Coscioni.
La crisi dei chip di memoria rovinerà l’ottimo momento di Apple?
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Dopo aver chiuso il 2025 con risultati superiori alle attese, Apple ha rilasciato delle previsioni positive sulle entrate nei primi tre mesi del 2026. Volano le vendite degli iPhone, ma la crisi dei chip di memoria potrebbe farsi sentire. Tutti i dettagli.
L’Iniziativa dei cittadini europei Psychedelicare.eu si è chiusa con 74.017 firme. Italia seconda!
Non abbiamo raggiunto il milione di firme. Lo sappiamo, lo sapete, lo sa anche la Commissione europea, che così non sarà obbligata a rispondere. Ma abbiamo unito 74.016 voci da tutti i 27 Paesi dell’Unione europea sul tema della salute mentale e delle terapie psichedeliche. E questo non è poco.
Un’iniziativa capace di chiudere con un aumento del 50% delle firme negli ultimi cinque giorni dice che il messaggio era importante, e poteva essere sentito. Il tema era ed è difficile, certo: non è ancora popolare. Ma è capace di interessare e coinvolgere.
Psychedelicare.eu è nata dall’intuizione di Theo Giubilei, un ragazzo francese che durante uno stage al Parlamento europeo scopre lo strumento delle Iniziative dei Cittadini Europei e immagina di usarlo per parlare di ciò che la scienza sta dicendo sugli psichedelici, e dell’emergenza di cui nessuno vuole occuparsi.
Quella stessa emergenza che l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiama “crisi di salute mentale” e che ogni giorno tocca milioni di persone in Europa. Persone che soffrono in silenzio, che non trovano risposte nei trattamenti convenzionali, che cercano (e a volte trovano, all’estero) sollievo in terapie che la scienza sta riscoprendo, ma che la politica, tranne rare eccezioni, continua a ignorare.
Nel corso di un paio d’anni, con il supporto di oltre 50 organizzazioni, e di Marco Cappato e Marco Perduca nell’elaborazione dell’iniziativa, e con un’identità visiva curata dai creativi volontari dell’Associazione Luca Coscioni (art direction di Carlotta Inferrera, illustrazioni di Giovanni di Modica, direzione creativa del sottoscritto), Psychedelicare ha preso forma.
Come azione politica e come invito a prenderci cura della mente, insieme, in tutta Europa.
L’iniziativa ha coordinato 20 team nazionali, animati da oltre 500 volontari: quasi tutti medici, ricercatori, terapeuti. E alcuni pazienti.Persone che hanno trovato il coraggio di esporsi pubblicamente, di raccontare la propria lotta contro l’angoscia da prognosi infausta, la depressione farmaco-resistente che non risponde a nessun farmaco, la cefalea a grappolo che devasta l’esistenza. E di spiegare che se oggi stanno meglio è grazie a delle sostanze psichedeliche, l’LSD, il DMT dell’ayahusca, la psilocibina contenuta in alcuni funghi.
L’Italia ha raccolto 11.485 firme. Siamo sul podio europeo: secondi dopo la Francia e prima della Polonia per numero assoluto, e davanti al Belgio per la quota minima nazionale raggiunta (il 20%).
Vedere l’Italia in quella posizione fa piacere, con 74.016 firme totali da tutta Europa. Non è abbastanza per obbligare la Commissione ad affrontare il tema sulla base delle evidenze scientifiche, come previsto dallo strumento, ma abbastanza per dire che un bisogno esiste. Abbastanza per aver creato il più grande movimento europeo sul tema delle terapie psichedeliche.
Psychedelicare è nata con un obiettivo politico, sapendo di creare innanzitutto un’occasione di dibattito culturale. È stata un invito a parlare di sofferenza e guarigione.
È stata una conversazione che ha raccolto l’adesione di Richard Doblin, fondatore di MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) e pioniere della ricerca psichedelica; di Paul Stamets, micologo leggendario; di Michael Pollan, che con il suo libro ha aperto la mente di milioni di persone; di Robin Carhart-Harris, neuroscienziato tra i massimi esperti mondiali. E di tantissimi altri ricercatori, clinici e terapeuti che ogni giorno lavorano per permettere a chi ne ha bisogno di accedere a queste terapie.
Perché non è dovere dei cittadini risolvere l’emergenza di salute mentale: quello sarebbe compito di chi fa politica. Ma la politica, lo sappiamo, va aiutata. E quindi molti attivisti di Psychedelicare vogliono continuare a parlarne, per dire che esistono ancora alternative inesplorate per chi soffre e non trova risposte. Vogliono continuare a raccontare, a informare, a tenere aperta questa conversazione.
Perché 74.016 firme non sono un fallimento. Sono la base di un movimento che oggi ha spore in tutta Europa, che parla lingue diverse ma condivide una stessa urgenza. È stata una bella esperienza. Difficile, certo. A volte frustrante. Ma anche ricca di soddisfazioni, incontri, storie, lezioni. Abbiamo visto persone che non avevano mai fatto attivismo mettersi in gioco. Abbiamo visto pazienti trovare il coraggio di raccontarsi. Abbiamo visto terapeuti uscire dagli studi per parlare con il pubblico.
Abbiamo visto un tema considerato tabù diventare intrigante, e perfino appassionante. E la conversazione continua: sui canali social del movimento, nei festival, nelle piazze, nelle università, nelle strutture sanitarie. Ovunque ci siano persone disposte a mettere in discussione i pregiudizi e ad ascoltare le evidenze. Per provare a prenderci cura della mente, insieme.
Let’s mind the mind. Let’s care together.
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Trilog zu Alterskontrollen: Warnung vor „Ausweispflicht für weite Teile des Internets“
Costa Rica al voto, tra astensionismo e continuità neoliberista
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Urne il 1° febbraio per presidenziali e Parlamento: Laura Fernández favorita nei sondaggi mentre cresce il numero degli indecisi e il Paese scivola tra privatizzazioni, sicurezza repressiva e riduzione dello Stato sociale.
L'articolo Costa Rica al voto, tra astensionismo e
freezonemagazine.com/news/torn…
Anno nuovo, singolo nuovo, New York… Sulla scia del successo di You Are the Jet, il cantautore britannico Marc Valentine torna con un nuovo singolo, NY UAP, pubblicato lo scorso 23 gennaio per l’etichetta Wicked Cool di Little Steven e prodotto da Dave Draper (Michael Monroe, Professionals). Tratto dal prossimo album Uncommon Side Effects,
Mi sembra di capire che gli USA rubino il petrolio venezuelano e lo rivendano.
In pratica, uno stato ricettatore.
Poliversity - Università ricerca e giornalismo reshared this.
Pirateria audiovisiva. L'Italia guida un'operazione internazionale che punta allo "switch-off"
Si è conclusa in questi giorni una indagine internazionale denominata “Switch off” per il contrasto al cybercrime e alla pirateria audiovisiva, diretta dalla Procura della Repubblica di Catania e svolta con il coordinamento di #Eurojust con le autorità giudiziarie dei singoli Paesi coinvolti, con il coinvolgimento e la collaborazione di #Europol ed #Interpol.
L’attività si è svolta con il coordinamento operativo del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica italiano, nonché il supporto della rete @On (Operation network), che è finanziata dalla Commissione europea con la guida dalla Direzione investigativa antimafia (DIA).
L’indagine ha consentito di acquisire indizi di colpevolezza nei confronti dei 31 componenti di un gruppo criminale organizzato a carattere transnazionale, accusati della diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a un sistema informatico, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.
L’attività ha permesso di smantellare una infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di utenti finali, in ambito nazionale e internazionale. Con un sofisticato sistema informatico, quello delle Iptv illegali, venivano fraudolentemente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle piattaforme televisive nazionali ed internazionali, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.
Oltre cento operatori della Polizia postale hanno effettuato perquisizioni nei confronti di 31 indagati in 11 città in Italia e 14 obiettivi situati all’estero, in collaborazione con le Forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo. Eseguiti provvedimenti anche in Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi uniti, grazie alla cooperazione della autorità locali.
L’indagine è stata avviata un anno fa grazie agli spunti investigativi ottenuti da una precedente operazione internazionale, convenzionalmente denominata “Taken down”.
Gli investigatori hanno analizzato i numerosi dati acquisiti dai sequestri dei dispositivi e delle apparecchiature, dal monitoraggio della rete e analisi dei flussi, nonché delle informazioni da fonti aperte e dai sistemi di messaggistica oltre al tracciamento delle transazioni finanziarie, soprattutto in criptovalute.
Gli indagati hanno adottato strategie avanzate di anonimizzazione che si sono concretizzate in una serie di operazioni, quali l’investimento in criptovalute, l’intestazione fittizia di beni e la costituzione di società fittizie, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi e si sono resi responsabili di frode fiscale attraverso il regime nelle transazioni intracomunitarie.
Tali attività illecite hanno permesso all’organizzazione criminale di realizzare un giro di affari di milioni di euro mensili, provocando notevoli danni economici ai broadcaster, case cinematografiche e leghe sportive.
L'operazione ha bloccato l'attività di un migliaio di rivenditori italiani con oscuramento di oltre 100mila utenti finali in Italia e milioni a livello mondiale.
In Italia sono state sequestrate tre piattaforme Iptv illegali, con apposizione di pannelli di sequestro ai siti vetrina e gruppi Telegram utilizzati per la vendita.
In Romania è stata individuata una rilevante Iptv mondiale che distribuiva contenuti attraverso sei server, cinque ubicati in Romania e in uno Stato africano.
fabrizio reshared this.
Dal Rojava a Shengal, un unico grido: berxwedan jiyan e! la resistenza e’ vita!
Dal 6 gennaio, l’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord -Est della Siria (Daanes), in Rojava, è attaccata dalle forze militari di Damasco che hanno come obiettivo quello di colpire il popolo kurdo e l’esperienza del confederalismo democratico. II Presidente ad interim della Siria, al-Shaara (al-Julani), è un ex jihadista, oggi alleato dei Paesi occidentali ed arabi, in primo luogo della Turchia di Erdogan.
In questo mese di conflitto, la Daanes ha perso più di due terzi del proprio territorio e le milizie di Damasco stanno assediando Kobane – la città martire nella lotta contro Isis – e il Rojava. Tra otto giorni scadrà la tregua e se la Daanes non accetterà le condizioni capestro di Damasco ponendo fine all’esperienza dell’Amministrazione Autonoma, il conflitto riprenderà con il solito sostegno della Turchia e il silenzio complice dei governi occidentali che si sono affrettati a riconoscere la legittimità del governo insediato a Damasco, cappeggiato dal tagliagole al-Jiulani portando addirittura in dote 620 milioni di euro di “aiuti” per la ricostruzione!
Cosa succederà del processo di pace in corso in Turchia e della questione kurda? Cosa accadrà a Shengal, la terra degli ezidi, dove un’analoga esperienza politica e sociale si sta realizzando dopo il genocidio compiuto dall’Isis nel 2014?
La guerra fa l’interesse dei potenti, la pace fa l’interesse dei popoli.
Restiamo al fianco del popolo kurdo e del popolo ezida e mobilitiamoci per far sentire la
loro voce!
“Vi invitiamo, ovunque siate, a schierarvi dalla parte del Rojava. Alzate la voce, organizzatevi nelle vostre comunità, nei posti di lavoro, nei sindacati. Usate le vostre posizioni per spingere all’azione, per chiedere conto e rifiutare il silenzio.
Sostenete la Resistenza, gli obiettivi di libertà, di liberazione delle donne, di vita ecologica e di democrazia dal basso. La solidarietà dei popoli fa parte dell’autodifesa e può prevenire un altro genocidio nella regione di Shengal” (Università del Rojava)
PER QUESTO AVVIAMO UNA CAMPAGNA STRAORDINARIA DI AIUTI E DI RACCOLTA FONDI CONTRO L’ASSEDIO DI KOBANE, DEL ROJAVA E PER LA REGIONE DI SHENGAL,
Associazione Verso il Kurdistan IBAN: IT17 Q030 6909 6061 0000 0111 185 Causale: Campagna straordinaria a sostegno delle popolazioni del Rojava e di Shengal.
Associazione Verso il Kurdistan
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simone
in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹 • • •Nel 1400 si sarebbe chiamata Pirateria.
@ilPost
quello che perde i pezzi
in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹 • • •nel mentre, forniscono all'ucraina informazioni utili a far saltare i depositi in territorio russo. così, tanto per non far crollare il prezzo al barile.