Cloud, la mossa molto politica e poco tecnologica di Airbus
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Capacità industriale europea, uso effettivo del cloud e competitività tecnologica. Ecco le vere questioni poco discusse dopo la mossa di Airbus. startmag.it/innovazione/cloud-…
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Raspberry Pi Gets Desktop Form Factor
Before the Raspberry Pi came out, one cheap and easy way to get GPIO on a computer with a real operating system was to manipulate the pins on an old parallel port, then most commonly used for printers. Luckily, as that port became obsolete we got the Raspberry Pi, which has the GPIO and a number of other advantages over huge desktop computers from the 90s and 00s as well. But if you really miss that form factor or as yearn for the days of the old parallel port, this build which puts a Raspberry Pi into a mini ITX desktop case is just the thing for you.
There are a few features that make this build more than just a curiosity. The most obvious is that the Pi actually has support for PCIe and includes a single PCIe x1 slot which could be used for anything from a powerful networking card to an NVMe to a GPU for parallel computing in largely the same way that any desktop computer might them. The Pi Compute Module 5 that this motherboard is designed for doesn’t provide power to the PCIe slots automatically though, but the power supply that can be installed in the case should provide power not only to the CM5 but to any peripherals or expansion cards, PCIe or otherwise, that you could think of to put in this machine.
Of course all the GPIO is also made easily accessible, and there are also pins for installing various hats on the motherboard easily as well. And with everything installed in a desktop form factor it also helps to improve the cable management and alleviate the rats-nest-of-wires problems that often come with Pi-based projects. There’s also some more information on the project’s Hackaday.io page. And, if you’re surprised that Raspberry Pis can use normal graphics cards now, make sure to take a look at this build from a few years ago that uses completely standard gaming GPUs on the Pi 5.
Cavi sottomarini sotto minaccia: il Regno Unito schiera droni AI per difendere l’Atlantico
Il governo del Regno Unito ha annunciato piani per rafforzare la protezione dei cavi sottomariniutilizzando imbarcazioni autonome. Anche navi e aerei militari saranno coinvolti in questa “difesa”.
Il programma Atlantic Bastion del Ministero della Difesa britannico è stato collegato al presunto aumento dell’attività di navi straniere, tra cui la nave da ricerca russa Yantar. Secondo il Segretario alla Difesa John Healey, stava mappando l’infrastruttura dei cavi sottomarini del Regno Unito.
Nella sua dichiarazione, Healey ha sottolineato che Atlantic Bastion rappresenta la visione futura della Royal Navy. Il programma combina i più recenti sistemi autonomi e tecnologie di intelligenza artificiale con navi da guerra e aerei di livello mondiale.
Una recente revisione delle forze di difesa del Regno Unito avrebbe evidenziato, riporta il Register, la necessità di affrontare le vulnerabilità in mare. Si segnala inoltre la modernizzazione delle forze avversarie e, in risposta a ciò, si sta sviluppando una rivoluzionaria rete sottomarina dalla Dorsale Medio Atlantica al Mare di Norvegia.
Sarà “più autonoma, più resiliente, più letale” e, cosa importante, costruita dagli inglesi, ha affermato Healey. L’americana Anduril e la tedesca Helsing, entrambe specializzate in sistemi di difesa autonomi, parteciperanno alla sua implementazione, così come la britannica BAE Systems.
A maggio, l’esercito britannico ha annunciato un appalto da 24 milioni di sterline nell’ambito dell’iniziativa Atlantic Network. Gli appaltatori saranno proprietari e gestori di sistemi con equipaggio ridotto, autonomi o pilotati a distanza. Forniranno alla Royal Navy dati acustici analizzati dall’intelligenza artificiale.
Il Regno Unito dipende in larga misura dai cavi sottomarini. Un recente rapporto parlamentare ha rivelato che il Paese ne possiede 64. Tuttavia, tre quarti del traffico transatlantico viaggia su soli due cavi, con stazioni di atterraggio situate a Bude, in Cornovaglia. Secondo l’esercito, sebbene le comunicazioni nazionali “non siano a rischio immediato”, è necessario essere preparati alla possibilità che i cavi possano essere compromessi in determinate circostanze.
Secondo Datacenter Dynamics, il Regno Unito ha anche firmato un accordo con la Norvegia per proteggere congiuntamente cavi sottomarinie altre risorse dalle marine militari di stati ostili. Si prevede che tredici navi da guerra opereranno nell’Atlantico settentrionale. Si sostiene che l’attività navale straniera nelle acque territoriali britanniche sia aumentata del 30% negli ultimi due anni. Le nuove navi pattuglieranno le acque territoriali britanniche e norvegesi, oltre a navigare nei pressi di Islanda e Groenlandia. A settembre, è stato riferito che il Regno Unito avrebbe fornito alla Marina norvegese almeno cinque nuove navi, per un valore complessivo di 10 miliardi di sterline (13 miliardi di dollari).
La cooperazione prevede l’addestramento britannico in Norvegia per tutto l’anno, l’impiego di sistemi norvegesi avanzati, lo sviluppo congiunto di armi e la partecipazione a esercitazioni congiunte.
Il Regno Unito aderirà inoltre al programma norvegese per lo sviluppo di “navi madri” per sistemi di cacciamine senza pilota e sistemi di combattimento sottomarini. Regno Unito e Norvegia guideranno l’implementazione di tali soluzioni da parte della NATO nell’Estremo Nord.
Nell’estate del 2025, la NATO ha annunciato il programma Baltic Sentry per la protezione dei cavi sottomarini nel Baltico, che coinvolgerà navi, aerei, droni e altri mezzi.
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ChatControl UE: la protezione dei minori o l’inizio della sorveglianza di massa digitale?
Dietro il nome tecnicamente anodino di ChatControl si muove una delle più profonde torsioni del rapporto tra Stato, tecnologia e cittadini mai tentate nell’Unione europea.
Non è una legge “contro la pedopornografia online”, come viene spesso semplificato nel dibattito pubblico. È una proposta che ridefinisce il perimetro stesso della riservatezza delle comunicazioni digitali, introducendo l’idea che ogni messaggio, ogni immagine, ogni scambio privato possa essere analizzato preventivamente per finalità di sicurezza.
Il punto politico non è l’obiettivo dichiarato. Nessuna società democratica può tollerare abusi sui minori. Il punto è il metodo. E soprattutto il precedente.
Una legge che nasce come eccezione e ambisce a diventare regola
La proposta di regolamento europeo per la prevenzione e il contrasto degli abusi sessuali online sui minori (COM/2022/209) introduce un cambio di paradigma. Non più indagini mirate su soggetti sospettati, ma valutazioni del rischio generalizzate sui servizi di comunicazione, con la possibilità di attivare meccanismi di rilevazione sistematica dei contenuti.
Nel 2025 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una posizione negoziale che, almeno formalmente, arretra rispetto all’obbligo generalizzato di scansione delle comunicazioni.
Ma il compromesso è più fragile di quanto appaia. La scelta di rendere permanente lo scanning volontario – nato come deroga temporanea – sposta l’asse della questione: l’eccezione non scade più. Viene normalizzata.
Nel diritto europeo, quando una deroga diventa stabile, smette di essere una deroga. Diventa infrastruttura.
Il cuore tecnico del problema: non esiste “scansione neutra”
Il dibattito pubblico continua a ripetere una formula rassicurante: proteggere i minori senza compromettere la cifratura end-to-end. Dal punto di vista tecnico, è una promessa difficilmente sostenibile.
Se un messaggio è cifrato end-to-end, il contenuto è leggibile solo ai dispositivi degli utenti. Ogni forma di analisi del contenuto richiede una delle due cose: rompere la cifratura o aggirarla. La strada scelta nei dibattiti europei è la seconda: la scansione lato client (client-side scanning), cioè l’analisi dei contenuti prima che vengano cifrati.
Questo non è un dettaglio tecnico. È una mutazione funzionale del dispositivo dell’utente. Lo smartphone non è più solo un terminale di comunicazione privata. Diventa un punto di ispezione.
Codice che analizza contenuti, modelli di riconoscimento caricati sui dispositivi, database di hash, canali di segnalazione automatica. Ogni elemento introduce nuove superfici d’attacco, nuovi rischi di abuso, nuove possibilità di errore.
Non è un problema teorico: è un problema di sicurezza informatica sistemica.
Falsi positivi, algoritmi e danni collaterali reali
Anche ipotizzando buona fede istituzionale, resta un dato tecnico ineludibile: nessun sistema di rilevazione automatica su larga scala è esente da errori.
Il riconoscimento di materiale noto tramite hash può essere relativamente affidabile, se governato in modo rigoroso. Ma il salto verso la rilevazione di “nuovi contenuti” o di comportamenti di grooming implica classificazione algoritmica. Qui i falsi positivi non sono un effetto collaterale: sono una certezza statistica.
Moltiplicati per miliardi di messaggi quotidiani, anche tassi d’errore minimi producono volumi enormi di segnalazioni errate. Account bloccati, segnalazioni automatiche alle autorità, escalation senza contesto. La presunzione di innocenza viene sostituita da una presunzione di ispezionabilità permanente.
L’impatto etico: tutti sospetti, per default
Il vero cambio di paradigma è etico e politico. ChatControl sposta l’asse dalla sorveglianza mirata alla sorveglianza preventiva. Non si indaga perché esiste un sospetto. Si analizza tutto, per individuare eventuali sospetti.
È una logica incompatibile con la tradizione giuridica europea, fondata su proporzionalità, necessità e minimizzazione. Non a caso, il Garante europeo della protezione dei dati e l’European Data Protection Board hanno espresso valutazioni fortemente critiche, sottolineando il rischio di violazioni sistemiche dei diritti fondamentali e il ruolo essenziale della cifratura per la libertà di espressione e la sicurezza delle comunicazioni.
Il danno non è solo giuridico. È sociale.
È il cosiddetto chilling effect: quando le persone sanno di essere potenzialmente osservate, modificano il comportamento. Condividono meno, parlano meno, si autocensurano. Chi ha qualcosa da perdere resta nel perimetro regolato. Chi ha competenze criminali si sposta altrove.
Il precedente: oggi i minori, domani cos’altro?
Il punto più pericoloso di ChatControl non è ciò che dice esplicitamente, ma ciò che rende possibile. Una volta istituita un’infrastruttura europea di rilevazione, segnalazione e analisi delle comunicazioni private, la tentazione di estenderne l’uso è strutturale.
Terrorismo. Estremismo. Hate speech. Disinformazione. Violazioni di proprietà intellettuale.
Ogni emergenza politica può diventare la prossima giustificazione. Il function creep non è un rischio ipotetico. È una dinamica documentata in decenni di politiche di sicurezza.
Quando il controllo diventa tecnicamente possibile e amministrativamente routinario, la soglia politica per ampliarlo si abbassa drasticamente.
Le alternative esistono, ma non fanno notizia
Il paradosso è che esistono strumenti più efficaci e meno distruttivi. Indagini mirate con autorizzazione giudiziaria. Digital forensics su dispositivi sequestrati. Cooperazione internazionale rafforzata. Takedown rapidi sull’hosting. Finanziamento delle unità investigative specializzate. Supporto alle vittime.
Sono misure meno spettacolari. Non promettono soluzioni automatiche. Richiedono competenze, risorse, responsabilità politica. Ma rispettano lo Stato di diritto.
Conclusione: una linea che non dovrebbe essere superata
ChatControl non è una legge tecnica. È una scelta di civiltà digitale. Accettare l’idea che le comunicazioni private possano essere analizzate preventivamente significa riscrivere il contratto sociale nell’era digitale.
L’Europa, che per anni ha rivendicato un modello fondato su diritti, sicurezza e protezione dei dati, rischia di diventare il laboratorio della sorveglianza normalizzata. Non per cattiveria. Per paura. E per comodità politica.
Una volta aperta questa porta, richiuderla sarà quasi impossibile.
Sintesi finale
ChatControl non mette in discussione la tutela dei minori, ma introduce un modello di controllo preventivo delle comunicazioni private.
La scansione lato client compromette sicurezza, privacy e fiducia nell’ecosistema digitale. La normalizzazione dello scanning “volontario” crea un precedente pericoloso. Il rischio reale è l’estensione futura del controllo ad altri ambiti.
Opinione personale: questa proposta segna una linea rossa. Superarla significa accettare che la sorveglianza diventi un’infrastruttura ordinaria della vita digitale europea.
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È il silicio dei chip che governa la nuova geopolitica
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Chi stabilirà i rapporti di forza e le geografie dell’Intelligenza Artificiale nei prossimi anni? L'analisi di Alessandro Aresu tratta dall'ultimo numero del quadrimestrale di startmag.it/innovazione/geopol…
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John von Neumann: Il genio poliedrico che ha rivoluzionato l’informatica
Conosciamo quello che è stato considerato uno degli uomini di scienza, forse pari solo a Einstein, più poliedrici e geniali dello scorso secolo.
Con un ampissimo spettro di talenti scientifici, sviluppati anche grazie ad un ambiente stimolante; in effetti in quegli anni l’Ungheria offriva una realtà matematica molto rigogliosa, florida.
Abilità scoperte dal suo insegnante di matematica Làszlò Ràtz, un famoso professore di una scuola luterana a Budapest. Le conoscenze di Neumann si estendevano dalla matematica alla fisica, dalla chimica all’algebra, solo per citarne alcune. Le sue idee innovative e la sua mente caleidoscopica hanno generato e dato vita a soluzioni nuove che ancora oggi sono alla base degli strumenti tecnologici che usiamo.
La Famiglia
Janos Lanos Neumann, John in inglese, ebreo ungherese, nasce nella fiorente Budapest nello sfavillante periodo della Belle Époque, il 28 dicembre 1903. Il padre Miksa (Massimiliano) Neumann e la madre Margit (Margaret) Kann, colti e benestanti, facevano parte della comunità ebraica della capitale ungherese.
Massimiliano Neumann è stato un dottore in giurisprudenza e direttore di una banca d’affari, la madre di Janos, Margit, proveniva da una facoltosa famiglia di Budapest. I due hanno avuto tre figli (John, Michael e Nicholas), il primogenito Janos ha ereditato dal padre l’attributo nobiliare <<von>> assegnatogli nel 1913 dall’imperatore Francesco Giuseppe per meriti economici e per questo sarà meglio conosciuto come: John von Neumann.
Un fanciullo favoloso
Da enfant prodige qual era con un intelletto acuto, all’età di sei anni riusciva a moltiplicare a mente due numeri con molte cifre. Alcune fonti suggeriscono che verso gli otto anni già conoscesse l’analisi matematica ed il greco il latino oltre l’ungherese, sua lingua nativa, assimilò anche l’italiano e l’inglese.
Lesse intere enciclopedie e leggenda vuole che avesse con sé sempre due libri nel timore di restare senza nulla da leggere. Ma il principale talento di Janos non fu né per le lingue né per le enciclopedie lette, ma per il linguaggio delle scienze, la matematica.
Gli Studi
Considerati gli eventi storici del tempo, Massimiliano Neumann preferì affidare l’istruzione dei suoi figli a degli educatori o precettori, non iscrivendoli alla scuola ungherese fino al termine della loro fanciullezza, spingendo affinché imparassero le lingue straniere.
John fu l’unico dei tre fratelli ad ereditare dal nonno, Jacob Kann, una prodigiosa mente e una incredibile memoria che gli permisero di stupire i suoi primi educatori, donandogli la capacità di effettuare complesse operazioni matematiche mentalmente. Ma nonostante i suoi tanti talenti non riuscì mai a padroneggiare l’uso di uno strumento musicale o il gioco degli scacchi. Proseguì gli studi superiori (1914) iscrivendosi al prestigioso Fasori, un liceo classico luterano.
Intuite le potenti abilità intellettive del giovane ragazzo il famoso insegnante di matematica Làszlò Ràtz, del Ginnasio Luterano si offrì, in accordo con il padre Massimiliano, di fargli delle lezioni extracurricolari presso l’Università di Budapest. Gli anni di formazione al liceo furono cosi fruttuosi che ancor prima di terminarli scrisse un articolo in collaborazione con il famoso matematico Feteke, pubblicato successivamente, sulla rivista dell’Unione dei matematici tedeschi. Terminò gli studi con il massimo dei voti, ricevendo anche un premio nazionale.
Il percorso universitario
Nel 1921 si iscrisse al Corso di Studi in matematica presso l’Università di Budapest alternando la formazione scientifica della sua carriera accademia tra Budapest e Berlino che in quegli anni conosceva una vera e propria affermazione delle discipline matematiche.
Studiò ingegneria chimica tra il 1923 e il 1925 al Politecnico di Zurigo. Tra Vienna Budapest e Berlino si interessò di ogni aspetto del dibattito scientifico e conobbe i più importanti matematici dell’epoca. Nel 1929 all’età di 26 anni, Oswald Veblen un importante matematico statunitense gli offrì un posto come visiting professor alla Princeton University. Nello stesso anno si sposò e si convertì alla religione cattolica. Quando nel 1933 fu fondato l’Institute for Advanced Studies, fu nominato professore di matematica.
Contributi all’informatica
Gli anni della Seconda Guerra Mondiale spingono i governi e i militari nel mondo dei calcolatori. L’artiglieria terrestre costringe i militari a continui calcoli per determinare le precise traiettorie dei proiettili.
Le tabelle balistiche necessitavano ognuna di 2/4000 traiettorie ognuna di esse richiedeva circa 700 moltiplicazioni. In soccorso dei militari venne la Differential Analyzer, un computer del tempo la quale impiegava 20 ore per il calcolo di ogni tabella balistica. Ancora troppo tempo. Serve una macchina numerica più veloce, inizia così nel 1943 lo sviluppo di ENIAC (Electronic Numeral Integrator and Computer).
Da Eniac ad Evac
Eniac sarà il primo computer costituito da circuiti elettronici, senza parti meccaniche in movimento. Costruito per eseguire un unico compito per volta. Risolvere un problema diverso avrebbe significato fermare il computer e modificare manualmente il cablaggio interno, formato da migliaia di interruttori e relative connessioni dei fili elettrici.
Nel 1944 Eckert e Mauchly (I progettisti di ENIAC) propongono una nuova macchina l’EDVAC (Electronic Discrete Variable Automatic Computer) progettata per conservare in memoria un programma. Von Neumann entra a far parte del progetto e nel 1945 formalizza un Rapporto su EDVAC: il primo computer con all’interno un sistema operativo che fa lavorare altri programmi.
Il progetto EDVAC viene terminato nel 1952 e consegnato al laboratorio di balistica dell’Esercito ad Aberdeen dove sarà affiancato a ENIAC. Von Neumann dimostra che un computer può avere un’architettura fissa molto semplice ed essere in grado di eseguire qualsiasi tipo di calcolo, con un controllo programmato adatto, senza necessariamente modificare l’hardware ogni volta.
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L’esercito di Robot cinesi: “Sono veri o sintetici?” Il caso divide la Silicon Valley
Un video, centinaia di robot umanoidi e una reazione che ha fatto il giro del mondo. Quando UBtech ha mostrato i suoi Walker S2 muoversi all’unisono in un magazzino cinese, per molti è stato uno spettacolo impressionante. Questi robot giravano la testa e agitavano le braccia all’unisono mentre entravano in fila nei container: un effetto visivamente sbalorditivo che ricorda il blockbuster fantascientifico “Io, Robot”.
Per altri, invece, troppo perfetto per essere reale. Da qui è nato un dibattito che va ben oltre l’autenticità di un filmato: riguarda la velocità con cui la Cina sta trasformando la robotica umanoide da esperimento da laboratorio a industria su larga scala, mettendo in discussione percezioni, pregiudizi e certezze consolidate in Occidente.
Brett Adcock, fondatore e CEO dell’azienda americana di robotica Figure, ha trovato difficile crederci e ha immediatamente pubblicato sui social media il video, insinuando che fosse stato generato al computer.
“Guarda il riflesso di questo robot e poi confrontalo con quello dietro. Il robot davanti è reale, quello dietro è finto”, ha riportato Adcock. “Se vedi un’unità principale che riflette un gruppo di luci sul soffitto, allora è un’immagine generata al computer.”
In risposta al post di Adcock, UBTECH ha rapidamente pubblicato un video girato con un drone FPV (prospettiva in prima persona), insieme all’audio originale, invitando gli scettici ad assistere in prima persona all'”impresa” del robot che esegue queste azioni, con la didascalia: “È davvero generato dall’intelligenza artificiale? Una rivelazione in un’unica ripresa, con audio originale e velocità originale!”
Tuttavia, non si può mai svegliare qualcuno che “finge di dormire”, e Adcock continua a non crederci… Il 29 novembre, il South China Morning Post di Hong Kong ha riferito che non si tratta di un caso isolato.
Quando la portaerei cinese Fujian dimostrò per la prima volta il suo sistema di catapulta elettromagnetica, gli esperti militari statunitensi sollevarono interrogativi analoghi sulle sue capacità. In questo contesto, le ipotesi basate sull’esperienza passata sembrano aver offuscato la loro comprensione delle attuali realtà industriali cinesi.
“Molti dei dubbi derivano da una scarsa comprensione delle capacità produttive della Cina e dei vantaggi del nostro sistema di collaborazione nella catena di fornitura”, ha risposto direttamente Tan Min, Chief Brand Officer di UBTECH: “I critici dovrebbero venire in Cina per vedere di persona il fiorente sviluppo dell’industria dei robot umanoidi e partecipare direttamente alla catena industriale”.
Il South China Morning Post ha osservato che tale scetticismo è in una certa misura comprensibile. Solo un anno fa, molti robot stavano ancora imparando a imitare l’andatura umana. Oggi, i robot industriali umanoidi vengono utilizzati in vari settori, tra cui la produzione di veicoli a nuova energia, la produzione intelligente 3C (computer, comunicazioni ed elettronica di consumo) e la logistica intelligente.
Grazie alla collaborazione open source, a una catena di fornitura strettamente integrata e alla rapida iterazione delle applicazioni pratiche, l’industria cinese dei robot umanoidi si sta sviluppando rapidamente.
“Una solida strategia open source è uno dei fattori chiave per il continuo aggiornamento dei nostri robot”, ha affermato Yao Qiyuan, co-fondatore di Shenzhen EngineAI, in un’intervista a Science and Technology Daily. “Distribuendo e addestrando codice open source, attiriamo sviluppatori globali per costruire insieme un ecosistema applicativo”.
Nel frattempo, il governo di Shenzhen ha ulteriormente sostenuto lo sviluppo dell’industria della robotica aprendo scenari nel settore pubblico, come l’ispezione e la protezione antincendio, per fornire “posti di lavoro” ai robot.
Naturalmente, la riduzione dei costi è un altro fattore chiave che ne favorisce l’adozione su larga scala. Nell’ottobre di quest’anno, la Noetix Robotics, con sede a Pechino, ha lanciato un robot umanoide al prezzo inferiore a 10.000 yuan, rivolto ad hobbisti e istituti di formazione per programmatori. Solo sei mesi prima, questo robot si era aggiudicato il secondo posto in una mezza maratona di robot umanoidi.
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[2026-01-03] Galileo - Sabato sera DJ SET @ Biella - Galileo
Galileo - Sabato sera DJ SET
Biella - Galileo - Via Galileo Galilei, 1, 13900 Biella BI
(sabato, 3 gennaio 21:30)
Jungle nappz DJ set
[2026-01-10] CONCERTO BENFIT INGUAIATI - MILANO CALIBRO 20 @ collettivo anarchico Bandiera Nera
CONCERTO BENFIT INGUAIATI - MILANO CALIBRO 20
collettivo anarchico Bandiera Nera - viale Monza 255
(sabato, 10 gennaio 21:00)
[2026-01-17] CONCERTO BENEFIT INGUAIATI - HORROR NIGHT: Caduceus + Craven Road @ collettivo anarchico Bandiera Nera
CONCERTO BENEFIT INGUAIATI - HORROR NIGHT: Caduceus + Craven Road
collettivo anarchico Bandiera Nera - viale Monza 255
(sabato, 17 gennaio 21:30)
[2026-01-02] TOMBOLONE di RICONVERSIONE a supporto della campagna di azionariato popolare per GFF @ Circolo arci 29 Martiri di Figline, PRATO
TOMBOLONE di RICONVERSIONE a supporto della campagna di azionariato popolare per GFF
Circolo arci 29 Martiri di Figline, PRATO - via di Cantagallo 250, Prato
(venerdì, 2 gennaio 18:00)
Con gli auguri di buone feste invernali, collettive e solidali
venerdì gennaio dalle 18.00 si riprende il nuovo anno in modo conviviale con il
TOMBOLONE della RICONVERSIONE
rilanciando la campagna di crowdfunding "Un'Azione per salvare GFF" promossa da ARCI.
Grazie all'ospitalità del circolo 29Martiri di Figline, solidali pratesi della SOMS INSORGIAMO del Collettivo di Fabbrica exGKN invitano ad una tombola...dopo 1600 giorni di assemblea permanente, diamo i numeri con la smorfiaGKN
In palio tanti premi con anche gadget del Collettivo di Fabbrica exGKN.
Partecipiamo e INSORGIAMO!
Pizzeria aperta a cena. Ingresso soci ARCI
[2025-12-28] DREAMS AND STONES @ Consorzio Factory Grisù
DREAMS AND STONES
Consorzio Factory Grisù - via Poledrelli 21, Ferrara
(domenica, 28 dicembre 10:00)
Maximaler Nervenkitzel: Das sind die Tricks der Glücksspiel-Industrie
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ciao Gianni.
..che poi io avevo un presentimento, ma l'ho ignorato, a lungo.
Forse volevo evitare tutto questo dolore?
#grief #lutto #amicizia #presentimento #witch
Poliversity - Università ricerca e giornalismo reshared this.
Modem/Router ZTE MF289F con OpenWrt - Questo è un post automatico da FediMercatino.it
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Disponibile per consegna a mano o spedizione da concordare.
Il Mercatino del Fediverso 💵♻️ reshared this.
Governi e potenti contro ogni verità
@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2025/12/governi…
Trump ha concesso la grazia a Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras, che era stato condannato dagli Usa a 43 anni di carcere per traffico di cocaina, incassando tangenti milionarie, in dollari, da Chapo Guzman capo del cartello di Sinaloa, la mafia
Giornalismo e disordine informativo reshared this.
Nei giorni scorsi ho letto un po' di cose su #Yunohost.
Ora... se io volessi passare al self hosting dovrei installarmi una mezza dozzina di applicazioni (posta, blog, istanza Friendica e poco altro).
Volendo gestire solo una mezza dozzina di applicazioni non mi converrebbe lavorare direttamente sul server senza metterci Yunohost di mezzo? Anche lui alla fine è pur sempre un qualcosa che va curato, tenuto aggiornato, gestito in qualche modo e se mi è chiaro il vantaggio nel caso di una community che usa una ventina di applicazioni non mi è altrettanto chiaro il vantaggio nel caso di self hosting monoutente.
Se le app sono poche la fatica di installarsele "a mano" è bassa e si evita il livello aggiuntivo introdotto da Yunohost.
Cosa mi perderei se lavorassi direttamente su un VPS senza metterci Yunohost di mezzo?
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Alla fine qualche semplificazione c'è: probabilmente diventa più facile per sviluppatori e utenti configurare tutto quello che serve.
Con "qualche semplificazione c'è" ti riferisci a Yunohost?
Sicuramente c'è, mi domandavo se dovendo gestire solo un DB tipo mySQL, un web server tipo Apache (Yunohost non usa Apache) e le 5-6 applicazioni che li usano, avesse senso aggiungere Yunohost.
Fino ad ora ho usato solo hosting condiviso quindi nel passare ad un VPS dovrei gestire in più, rispetto ad ora, "solo" gli aggiornamenti del sistema operativo (che però sono automatici), quelli del web server, quelli del DB e configurare il firewall.
Il lavoro da fare è questo, quanto sarebbe d'aiuto Yunohost e quanto sarebbe solo un SW in più di cui occuparmi? Non lo so.
Per la TUTELA di SANTA PALOMBA la mattina di lunedì torniamo a Roma 29 DICEMBRE 2025 SIT-IN PER LA TUTELA ARCHEOLOGICA E PAESAGGISTICA
Pronto lo striscione per il sit-in di lunedì 29 dicembre ore 10.30 alla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura per la piena tutela dell'intera area minacciata dal pericolo della distruzione della Storia.
Qui Fabrizio Valeri al "ritocco" dello striscione da applausi appena realizzato e che esporremo lunedì con l'Unione dei Comitati contro l’inceneritore.
Conversando con diversi utenti del Fediverso, mi è capitato più volte di trovarmi di fronte alla frase "no, il tuo paragone è improprio".
Il paragone che solleva i dubbi riguarda i sistemi aperti, liberi, GNU/Linux, chiamiamoli come ci pare (per capirci). In particolare per l'utilizzo su smartphone, io credo che un dispositivo potrebbe prendere piede soltanto se l'utente non ha bisogno di sapere cosa sia GNU/Linux, il kernel, o addirittura che il sistema si aperto. Questo, secondo me, sarebbe l'ideale: la diffusione di questo "qualcosa" avverrebbe semplicemente perché funziona bene e per l'utente questo sarebbe già un vantaggio sufficiente.
Ma sono conscio che in un mercato ormai già saturato da Anrdoid/iOS serva molto, molto molto di più.
Bisognerebbe che le persone capissero il vantaggio di usare un sistema aperto, libero, o almeno per la maggior parte libero, e senza il controllo delle grandi aziende della tecnologia, per potersi riprendere la propria vita digitale.
E qui di solito nascono le divergenze. Io sostengo che la tecnologia debba essere un po' come un aereo: salgo su un volo Ryanair non perché so con precisione come si pilota, o a cosa serva ogni singola vite. Uso un televisore non perché saprei costruirlo io stesso, o perché so cosa ci sia dietro quelle lucine che si accendono e spengono, ma semplicemente perché ho un bisogno che può venire soddisfatto da un certo oggetto/servizio.
Nel caso di uno smartphone (o computer) con un sistema aperto, ovviamente chi vuole può approfondire, ma tanto più i sistemi sono semplici e usabili, meglio è. L'unica cosa che occorre spiegare è il concetto di controllo digitale e di codice aperto, che esiste a garanzia di trasparenza e come metodo per facilitare la produzione di nuovi programmi. Su questo penso che siamo tutti d'accordo (giusto?).
Ma quando faccio la metafora dell'aereo, apriti cielo: "il paragone è improprio", "non ci azzecca nulla", "l'aereo non è il giusto paragone, perché tu ci sali ma non sei tu che fai"; qualcuno addirittura mi ha detto "se sali su un aereo senza sapere come funziona il problema è tuo".
Perché? Credo che sfugga il punto. Non riesco a capire perché per usare la tecnologia, secondo alcuni, tutti dovrebbero essere molto, molto, molto esperti oppure non usarla: sembra che nessuna via di mezzo possa essere considerata.
Che si possa migliorare la media delle conoscenze informatiche è indubbio e sarebbe auspicabile, ma fino a che punto? Continuo a pensare che non tutti debbano essere esperti di tutto e ci sta che una persona non debba sapere come si compila un programma, cosa sia un kernel, o come funziona l'IMAP se deve inviare una mail.
In fondo io vado dal meccanico, dal medico, dall'avvocato proprio perché non so nulla di come si ripara la mia automobile, o di come curare una malattia che ho, o come perorare la mia causa in un tribunale. E, secondo me, va bene così.
Che ne pensate?
@marcell_o ma infatti, io la vedo come te.
Penso che se non si parte da questo presupposto, hai voglia a parlare di GNU/linux.
Io, due macchine fa, mi cambiavo le candele da solo, su questa (è vecchia ma a iniezione elettronica) non ci ho mai pensato.
Stesso discorso per altri dispositivi.
Devo avere (se ne ho voglia) tutte le informazioni all'acquisto, poi basta.
Devo sapere chi deve fare la manutenzione, quali cose evitare, ecc.
Dovrebbero essere i negozi a proporre alternative libere:
se prendi questo ha windows e costa tot, se prendi questo senza windows paghi un tecnico per...
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Astronomers think they may have captured starlight from the first generation of stars, which shone more than 13 billion years ago.#TheAbstract
Cambogia e Thailandia firmano un nuovo cessate il fuoco
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Dopo tre settimane di combattimenti i due paesi asiatici siglano un nuovo cessate il fuoco dopo quello raggiunto nei mesi scorsi
L'articolo Cambogia e Thailandia firmano un nuovo cessate il fuoco proviene pagineesteri.it/2025/12/27/asi…
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Giubileo 2025: card. Reina, “dobbiamo essere missionari della trasfigurazione in tutti i luoghi sociali ed esistenziali” - AgenSIR
“Dobbiamo essere missionari della trasfigurazione in tutti i luoghi sociali ed esistenziali”. È la consegna del card.M.Michela Nicolais (AgenSIR)
Perché la tecnologia non sostituirà l’istruzione. Parla Billari (Bocconi)
Per vedere altri post come questo, segui la comunità @Informatica (Italy e non Italy 😁)
C'è bisogno di una riforma del sistema educativo e universitario per preparare al meglio i nuovi ricercatori. L'intervista di Maria Scopece a Francesco Billari, rettore dell'Università Bocconi, tratta dall'ultimo numero del quadrimestrale
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Amici cari, questa è l'ultima puntata del podcast fino al primo di Febbraio.
Questo periodo mi servirà come pausa personale ma anche per raccogliere le idee e ripartire con la produzione delle successive 10 puntate.
Spero che che continuerete a seguirlo o inizierete, se non lo avete ancora fatto.
Grazie ❤️
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Devo ammettere che mandare a quel Paese Google è sì faticoso, dopo anni di abitudine, ma anche divertente.
Si scoprono cose nuove, opportunità diverse che possono tornare utili nella vita anche professionalmente.
Mi chiedo cosa farà il resto d'Europa. Perché... forse, noi che ci stiamo svegliando e affrancando dalla schiavitù dei dati controllati non siamo poi così pochi, ma facciamo poco rumore, poca notizia.
Ieri leggevo la notizia di Airbus, che si toglierà dai cloud americani. E questo fa più rumore.
Speriamo che diventi assordante nei prossimi mesi.
#degoogle #demicrosoft #bigtech #google #Microsoft #sovranitàdigitale
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Come hai risolto il problema della mail?
Perché di tutti i servizi internet che uso, quello per me è il più importante quindi anche un giorno offline per me sarebbe un problema.
E poi dovrei cambiare l'indirizzo mail ovunque... chissà in quanti siti l'ho inserito (e mi riferisco a INPS, banca, Agenzia delle Entrate, ecc.) e non credo di ricordarmeli tutti.
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@max sono le stesse preoccupazioni che sto avendo io. Considera che ho una decina di account su google, e un paio su Microsoft. Di tutti questi quello che uso di più è senza dubbio un account Microsoft (e anche uno di GMail).
Visto che è in effetti una cosa complicata smantellarli tutti (o almeno il più possibile), me lo sono posto come obiettivo a medio/lungo termine.
Intanto sto facendo pulizia dei mille mila account che ho aperto in giro, su siti da cui ricevo anche fastidiose newsletter di cose che francamente non mi interessano più. Così, quando sarà ora di cambiare la mail per i servizi che mi interessa davvero mantenere, ne avrò meno da gestire e potrò individuarli con più chiarezza.
Almeno una o due newsletter/account li cancello ogni giorno.
Il mio vuole anche essere un processo in cui mi svincolo dagli Stati Uniti, quindi ho cominciato proprio dai servizi statunitensi.
A parte questo ho due scelte possibili:
1) sfrutto il dominio che ho su Aruba e che uso già per il sito e creo una mail lì sopra. Se un domani cambio provider, la mia email rimane finché resta il dominio (e ovviamente se acquisto il servizio relativo).
2) ho già aperto una mail su infomaniak, l'account gratuito con 20 GB che rimane gratuito per sempre. Potrei comprare da loro lo spazio cloud per i miei file e documenti.
Per il punto 2 le possibilità sono diverse, on teoria si può usare Proton, Tuta, o quel che si vuole: tutti servizi europei.
KW 52: Die Woche zwischen Weihnachten und Chaos Communication Congress
freezonemagazine.com/rubriche/…
Nel panorama della narrativa italiana capace di muoversi con intelligenza tra storia, sport e letteratura, L’ombra del cannibale di Marco Ballestracci occupa un posto speciale. Non è semplicemente un libro su Eddy Merckx, né solo il racconto di un episodio controverso della sua carriera: è piuttosto una riflessione potente sul mito sportivo, sulle sue ombre […]
L'articolo
Il 1° gennaio ad Assisi per Alberto Trentini
@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2025/12/il-1-ge…
Il 1° gennaio dalle ore 12 davanti al tempio di Minerva, al Comune di Assisi, presente il sindaco Valter Stoppini, la giunta, e l’associazione Articolo 21 con il coordinatore nazionale Beppe Giulietti, saluteranno il 2026 esponendo gli
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Last One In The World
...a dire la verità sono tornata perché avevo bisogno di scrivere, sono molto addolorata. E non c'entra solo il Natale in famiglia.
Ho scoperto poche ore fa, che un mio carissimo amico è deceduto. Non oggi. Sono passati mesi purtroppo.
Ultimamente ci si sentiva poco, per i suoi problemi di salute e i miei mille impegni.
Non abbiamo amici comuni e non conosco personalmente la sua famiglia. Ero ignara, anche se dentro di me sentivo che qualcosa non tornava.
Mi sono insospettita perché non ha risposto al mio messaggio di auguri.
Poi ho guardato meglio il suo whatsapp.. era senza foto o immagine profilo. Entro in facebook (con il profilo dell'associazione, visto che il mio personale l'ho cancellato) e scopro che se ne è andato in agosto. Così tanti mesi fa.
Ecco perché non ha ascoltato i miei vocali in questi mesi, non ha risposto ai miei ultimi messaggi o si è "dimenticato" del mio compleanno..
Era la persona di cui mi fidavo più al mondo. Quella che mi ha tenuta a galla negli ultimi 26 anni.
ciao Gianni: Goodbye my friend (...) I hear you whisper "See you soon"
Poliversity - Università ricerca e giornalismo reshared this.
Manifesto in miniatura
a volte ritornano
Va beh.. ormai sono latitante da mesi (o da quando mi sono iscritta friendica), ma sono viva.
L'ultimo anno è stato molto impegnativo e quando ho tempo libero, cerco di stare all'aria aperta, leggere libri di carta, aiutare i miei cari ma soprattutto DORMIRE! ..per questo motivo ho lasciato un po' da parte i social network e il mio evolvermi nel fediverso. Non è mai stato un abbandono, ma uno stand-by.
Adesso ho due settimane di vacanza, e forse riuscirò a dedicare il tempo che vorrei ai social non-meta e a cancellare finalmente il mio account instagram.
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suoko
in reply to Il Fedimercatino / Flohmarkt /Flohra • • •