Salta al contenuto principale



“Giovani in dialogo. La fraternità come vincolo di pace”: è l’incontro in programma dal 6 all’8 marzo, presso l’Arsenale della pace (Sermig) di Torino, promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso, in collaborazione con il Dicastero per i Lai…


Oggi il Papa ha ricevuto in udienza il governatore generale del Canada, Mary Jeannie May Simon, la quale successivamente si è incontrata con il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, accompagnato da mons.


Nel corso della preghiera del tempo di Quaresima ieri sera, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma, una reliquia del beato Floribert Bwana Chui, il giovane congolese appartenente alla Comunità di Sant’Egidio, martirizzato a Goma nel 2007…




Civiltà Cattolica, se passa il «sì» al referendum diventa centrale il Quirinale


l referendum del 2026 rappresenta «un passaggio importante per l’ordinamento italiano, ponendo i cittadini di fronte alla scelta tra il completamento del modello accusatorio, attraverso la separazione delle carriere e il sorteggio per il Csm, e la difesa dell’unità, anche culturale, della magistratura». Lo sottolinea La Civiltà Cattolica, la storica rivista dei Gesuiti, aggiungendo che «in caso di approvazione referendaria, la funzione di garanzia del Capo dello Stato assumerebbe una nuova e complessa centralità».

Leggi l’articolo sul sito dell’Ansa

The post Civiltà Cattolica, se passa il «sì» al referendum diventa centrale il Quirinale first appeared on La Civiltà Cattolica.




Interview zur Bits & Bäume Konferenz: „Wir wollen gemeinsam darüber diskutieren, welche digitale Zukunft wir anstreben“


netzpolitik.org/2026/interview…



Right Click File: la funzione che mancava a Ubuntu con GNOME

@GNU/Linux Italia

linuxeasy.org/right-click-file…

Right Click File porta su Ubuntu con GNOME la possibilità di creare file dal menu contestuale L'articolo Right Click File: la funzione che mancava a Ubuntu con GNOME è su Linux Easy.

GNU/Linux Italia reshared this.



Parliamo di compassione


La gente pensa che la compassione sia una roba da persone “troppo buone”, quelle che sorridono sempre, annuiscono, dicono “capisco” a tutto.
No.
Quella non è compassione, è spesso solo evitare il conflitto.
La vera compassione è molto più scomoda.
Perché la compassione non è solo gentilezza, è gentilezza con gli occhi aperti.
Significa vedere il dolore di qualcuno senza scappare, senza giudicare immediatamente e senza trasformarlo subito in una sentenza.
E questo è difficile.
Perché quando qualcuno soffre, o quando qualcuno sbaglia, il cervello fa una cosa automatica, cioè giudica.
“Se l’è cercata.”
“Doveva pensarci prima.”
“Io non avrei fatto così.”
Il giudizio è veloce, la compassione invece richiede lavoro.
Perché per essere compassionevole devi fare qualcosa che l’ego odia, devi metterti nei panni dell’altro senza perdere i tuoi.
Devi sentire, comprendere, ma non devi diventare cieco.
La compassione non è giustificare tutto, né essere ingenui e neanche permettere a chiunque di farti del male.
È riconoscere che gli esseri umani sono complicati, imperfetti, confusi proprio come te.
Dentro la compassione c’è empatia, gentilezza e anche passione.
Perché “com-passione” significa letteralmente soffrire con.
E soffrire con qualcuno richiede presenza.
Non puoi farlo distrattamente o mentre stai pensando a quanto sei superiore.
Devi stare lì, con la fragilità dell’altro e con la tua.
E la verità è che la compassione è difficile proprio perché ti costringe a ricordare una che la distanza tra te e chi sbaglia non è poi così grande.
Non è debolezza questa, è maturità emotiva.
È la capacità di vedere la complessità dove il giudizio vede solo colpa.
E in un mondo che reagisce sempre più in fretta, sempre più duramente, sempre più superficialmente, la compassione non è sentimentalismo, è forza.
#mymindfulnesspath #lamindfulnesspertutti #mindfulnessitalia #mindfulness #compassione #consapevolezza #benessere #lifecoaching #emozioni #emoatia #gentilezza


𝐋'𝐔𝐍𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐅𝐄𝐑𝐌𝐀 𝐒𝐀𝐁𝐀𝐓𝐎 𝟕 𝐒𝐀𝐑𝐄𝐌𝐎 𝐀𝐃 𝐀𝐋𝐁𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐀𝐙𝐈𝐀𝐋𝐄.


𝐈𝐍 𝐀𝐍𝐓𝐄𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀 𝐋' 𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎𝐑𝐍𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐄𝐓𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝐍𝐔𝐎𝐕𝐎 𝐈𝐍𝐕𝐈𝐎 𝐀 𝐁𝐑𝐔𝐗𝐄𝐋𝐋𝐄𝐒

La notizia della mancata partecipazione di Virginia Raggi e Dario Tamburano all'iniziativa di sabato 7 marzo ci amareggia ma preferiamo non entrare nelle dinamiche politiche locali. Ci amareggia perché con Dario Tamburano, che insieme a Ignazio Marino ha sostenuto la nostra petizione popolare forte delle oltre 13 mila firme in commissione petizione, avremmo voluto condividere i prossimi passi nell'azione al Parlamento europeo.

Sabato 7 marzo, infatti, presenteremo pubblicamente in assoluta anteprima il documento di aggiornamento della petizione che invieremo a Bruxelles lunedì 9 marzo.

Oltre a confermare la nostra partecipazione all'iniziativa perché ove si contesta l'inceneritore là troverete sempre l'Unione dei comitati, quali che siano state le ragioni della decisione, continuiamo ad auspicare un ripensamento e quindi la partecipazione di Dario Tamburano e di Virginia Raggi.

A tutti gli attivisti e sostenitori chiediamo di partecipare numerosi all'iniziativa per conoscere il documento di aggiornamento; come hanno sostenuto la petizione con le loro firme crediamo che non possa esserci nulla di più forte di una bella sala partecipata a far da cornice al rilancio della petizione popolare contro l'inceneritore.

𝐀𝐌𝐁𝐈𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐄 𝐓𝐄𝐑𝐑𝐈𝐓𝐎𝐑𝐈𝐎 - 𝐋𝐄 𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐋’𝐈𝐍𝐂𝐄𝐍𝐄𝐑𝐈𝐓𝐎𝐑𝐄
𝐒𝐀𝐁𝐀𝐓𝐎 𝟕 𝐌𝐀𝐑𝐙𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐎𝐑𝐄 𝟏𝟖:𝟎𝟎
𝐒𝐀𝐋𝐀 𝐍𝐎𝐁𝐈𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐏𝐀𝐋𝐀𝐙𝐙𝐎 𝐒𝐀𝐕𝐄𝐋𝐋𝐈
𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝟏 – 𝐀𝐋𝐁𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐀𝐙𝐈𝐀𝐋𝐄

𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨.

#termovalorizzatore #raccoltadifferenziata #ambiente #climatechange #inceneritore #ecologia #zerowaste





Neutralizzata Tycoon 2FA, il kit phishing che aggirava l’MFA e ha compromesso migliaia di account


@Informatica (Italy e non Italy)
Questi attacchi informatici, che consentono il takeover completo degli account, possono avere conseguenze devastanti, tra cui attacchi ransomware o la perdita di dati sensibili. Ecco come è stata neutralizzata Tycoon




Il pasticcio della destra sulla Legge per la Montagna
possibile.com/il-pasticcio-del…
La legge 12 settembre 2025 nr. 131 (detta “Legge sulla montagna”) è la cartina di tornasole della politica della destra italiana. Si spara alto, si aspetta la reazione e poi si torna indietro, fino quasi al punto di partenza.
L'articolo Il pasticcio della destra


È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale


@Politica interna, europea e internazionale
È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Il magazine, disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App, e da domani, venerdì 6 marzo, in tutte le edicole, propone ogni due settimane inchieste e approfondimenti sugli affari e il potere in



Guerra cognitiva. Rizzi (DIS): “Il libero arbitrio è l’infrastruttura critica più importante”


@Informatica (Italy e non Italy)
La centralità delle minacce multidominio e multidimensionali nella tutela della sovranità nazionale “Governare il cambiamento” è il titolo della relazione annuale del DIS presentata alla Camera. La tecnologia e l’innovazione tecnologica



100 voci per il NO


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/03/100-voc…
Venerdì 6 marzo, dalle ore 10, in diretta dalla Casa Internazionale delle Donne di Roma, prenderà il via “100 voci per il NO“, una grande maratona radio tv e social promossa dall’ANPI nazionale per sostenere le ragioni del NO al referendum sulla riforma Nordio. L’iniziativa sarà svolta con la collaborazione di



Tajani non è un Ministro degli Esteri: è il Fantozzi della politica mondiale, una vergogna per 60 milioni di italiani - Il Giornale d'Italia
ilgiornaleditalia.it/news/cron…


[2026-03-07] Binari Sonori: JCX, Pesch + I Frutti Tropicali 🦇 @ La Foresta - ala Nord stazione dei treni di Rovereto


Binari Sonori: JCX, Pesch + I Frutti Tropicali 🦇

La Foresta - ala Nord stazione dei treni di Rovereto - Piazzale Orsi 15-17 Rovereto
(Saturday, 7 March 21:00)
Binari Sonori: JCX, Pesch + I Frutti Tropicali
L'associazione culturale Echoes🦇💜 presenta il primo evento della rassegna musicale "Binari Sonori" in collaborazione con La Foresta. 🚂

📅 Il 7 marzo si esibiranno JCX e Pesch accompagnato da I Frutti Tropicali. ✨

🎟️ Ingresso 5€ (tesseramento La Foresta)

👀 Vi aspettiamo in massa per il primo concerto, il 7 marzo alle 21!

Le successive date della rassegna sono il 4 aprile e il 9 maggio, sempre a La Foresta. 🔥

Don't miss it!


gancio.daghe.org/event/binari-…



[2026-03-21] FuoriVinifera @ Mezzocorona


FuoriVinifera

Mezzocorona - Cantina A. Martinelli 1860, Via del Castello, 10
(Saturday, 21 March 11:00)
FuoriVinifera
FuoriVinifera diventa esperienza diffusa in Rotaliana Königsberg. Seguendo il sentiero tracciato dagli eventi del Forum/Fuorivinifera delle edizioni passate, per la prima volta il Mercato Artigianale Alpino si sposta fuori città e si arricchisce con i FuoriFocus e le esperienze “S-Pass”: sarà FuoriVinifera, un nuovo modo per dare voce ai produttori artigianali alpini e transalpini, scelti con cura da Associazione Centrifuga. Una selezione ispirata dalla capacità di far esprimere un territorio attraverso il vino e dalle relazioni umane che ci hanno fatto innamorare di questi produttori.

Tre location a Mezzocorona tutte raggiungibili a piedi, immerse nella storia e nella bellezza dei palazzi:


  • CANTINA A. MARTINELLI 1860
    Il cuore pulsante del Mercato Artigianale Alpino, dove oltre 70 vignaioli dall'arco alpino vi aspettano assieme ad artigiani, artisti e ristoproduttori
  • PALAZZO MARTINI
    Ospiterà il FuoriFocus Convinti: 13 produttori sudtirolesi dell'associazione "I Convinti" vi faranno scoprire la loro filosofia e i loro vini biodinamici
  • PIAZZA DELLA CHIESA
    Location del FuoriFocus Local: i vignaioli della Piana Rotaliana Königsberg vi racconteranno passato, presente e futuro del territorio, con focus sul Teroldego Evolution.


C'è poi lo S-Pass, per andare "a spass" tra le realtà produttive locali: in programma 10 esperienze esclusive organizzate direttamente nelle cantine del territorio. Il pass ti dà la possibilità di accedere in via prioritaria e a un prezzo speciale agli eventi organizzati e si applica a una o più esperienze tra quelle proposte, che potrete selezionare direttamente nella fase di acquisto.


gancio.daghe.org/event/fuorivi…



[2026-03-08] 𝟖 𝐌𝐀𝐑𝐙𝐎, 𝐀 𝐂𝐀𝐆𝐋𝐈𝐀𝐑𝐈 𝐈𝐍𝐈𝐙𝐈𝐀𝐓𝐈𝐕𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐂𝐄 𝐄 𝐈 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐃𝐎𝐍𝐍𝐄 @ Cagliari, bast


𝟖 𝐌𝐀𝐑𝐙𝐎, 𝐀 𝐂𝐀𝐆𝐋𝐈𝐀𝐑𝐈 𝐈𝐍𝐈𝐙𝐈𝐀𝐓𝐈𝐕𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐂𝐄 𝐄 𝐈 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐃𝐎𝐍𝐍𝐄

Cagliari, bastione Saint Remy - Bastione Saint Remy
(domenica, 8 marzo 17:30)
𝟖 𝐌𝐀𝐑𝐙𝐎, 𝐀 𝐂𝐀𝐆𝐋𝐈𝐀𝐑𝐈 𝐈𝐍𝐈𝐙𝐈𝐀𝐓𝐈𝐕𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐂𝐄 𝐄 𝐈 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐃𝐎𝐍𝐍𝐄
𝑫𝑶𝑵𝑵𝑬 𝑪𝑶𝑵𝑻𝑹𝑶 𝑳𝑨 𝑮𝑼𝑬𝑹𝑹𝑨, 𝑰𝑳 𝑹𝑰𝑨𝑹𝑴𝑶, 𝑰 𝑮𝑬𝑵𝑶𝑪𝑰𝐷𝑰 𝑬 𝑰𝑳 𝑪𝑶𝑳𝑶𝑵𝑰𝑨𝑳𝑰𝑺𝑴𝑶

📍 𝐂𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐫𝐢

🗓 𝟖 𝐌𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔

🕙 𝐎𝐫𝐞 𝟏𝟕:𝟑𝟎

🪧 𝐁𝐚𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐚𝐢𝐧𝐭 𝐑𝐞𝐦𝐲, 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

In occasione della 𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙩𝙖 𝙄𝙣𝙩𝙚𝙧𝙣𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙞 𝘿𝙞𝙧𝙞𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝘿𝙤𝙣𝙣𝙚, 𝐷𝑜𝑛𝑛𝑒𝐴𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒𝑆𝑎𝑟𝑑𝑒𝑔𝑛𝑎 invita la cittadinanza a partecipare a un momento pubblico di incontro, riflessione e denuncia collettiva.

Un appuntamento aperto a tutte e tutti, che riunisce scrittrici e scrittori, poeti e poetesse, giornalisti e giornaliste, cantanti, attiviste e attivisti, intellettuali, donne e uomini impegnati nella costruzione della pace, della giustizia e della solidarietà tra i popoli.

A presentare l’evento sarà 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗮 𝗦𝗼𝗿𝗰𝗶𝗻𝗲𝗹𝗹𝗶.

Sono previsti gli interventi di:

• 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗹𝗶𝗻𝗮 𝗩𝗲𝗰𝗮, scrittrice, con “𝐼𝑙 𝑡𝑒𝑎𝑡𝑟𝑜 𝑟𝑖𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒”

• 𝗖𝗹𝗼𝗲 𝗖𝘂𝗿𝗰𝗶𝗼, traduttrice, con “𝑅𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑎 𝐺𝑎𝑧𝑎”

• 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗖𝗼𝗿𝗱𝗮, volontaria di 𝐸𝑀𝐸𝑅𝐺𝐸𝑁𝐶𝑌

• 𝗟𝗶𝗱𝗶𝗮 𝗙𝗿𝗮𝗶𝗹𝗶𝘀, attivista e Cantautrice Umanitaria, con “𝐺𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑖 𝑒 𝑐𝑎𝑛𝑛𝑜𝑛𝑖”

All’evento porterà il suo contributo anche un’attivista del collettivo 𝑁𝑂𝑁 𝑈𝑁𝐴 𝐷𝐼 𝑀𝐸𝑁𝑂 — 𝐶𝐴𝐺𝐿𝐼𝐴𝑅𝐼, sul tema della pace e dei diritti delle donne.

Parteciperanno:

• 𝗗𝗼𝗻 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗟𝗮𝗶, Direttore 𝐶𝑎𝑟𝑖𝑡𝑎𝑠 𝐶𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑟𝑖

• 𝗚𝗶𝗮𝗰𝗼𝗺𝗼 𝗠𝗲𝗹𝗼𝗻𝗶, Segretario 𝐶𝑜𝑛𝑓𝑒𝑑𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑆𝑖𝑛𝑑𝑎𝑐𝑎𝑙𝑒 𝑆𝑎𝑟𝑑𝑎

• 𝗚𝗶𝘂𝘀𝘆 𝗔𝘁𝘇𝗼𝗿𝗶 & 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗶𝗻𝗮 𝗣𝗶𝗿𝗮𝘀, attiviste

La musica accompagnerà l’incontro con le esibizioni di:

• 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗴𝗶𝗼 & 𝗦𝗮𝗻𝗱𝗿𝗮 𝗗𝘂𝗼

• 𝗟𝗶𝗻𝗱𝗮 𝗧𝗿𝗶𝗻𝗰𝗵𝗶𝗹𝗹𝗼

• 𝗖𝗮𝗻𝘁𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗨𝗺𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶 – 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗖𝗿𝗲𝗺𝗼𝗻𝗲 & 𝗟𝗶𝗱𝗶𝗮 𝗙𝗿𝗮𝗶𝗹𝗶𝘀

L’iniziativa è dedicata alla memoria di Mary e Laura.


sapratza.in//event/1346



[2026-03-05] Eventi Circolo lavoratori Iseo @ https://arcibrescia.it/2026/03/05/eventi-circolo-lavoratori-iseo/


Eventi Circolo lavoratori Iseo

arcibrescia.it/2026/03/05/even… - arcibrescia.it/2026/03/05/even…
(giovedì, 5 marzo 10:36)
Eventi Circolo lavoratori Iseo Venerdì 6 marzo ore 21.30OVER FORTY rock band Sabato 7 marzo dalle 18.30MA L’AMORE LA VOGLIO FAR: canti popolari di donne innamorate, deluse, arrabbiate, libere Giovedì 12 marzo ore 20MEXICO REBELDE circolo lavoratori iseovicolo della pergola 7 iseofacebook / instagram


lasitua.org/event/eventi-circo…



[2026-03-05] Voci per il Sudan @ https://arcibrescia.it/2026/03/05/voci-per-il-sudan/


Voci per il Sudan

arcibrescia.it/2026/03/05/voci… - arcibrescia.it/2026/03/05/voci…
(giovedì, 5 marzo 10:42)
Voci per il Sudan domenica 15 marzo 2026 h.10:30 La Guerra in Sudan ed i progetti di EMERGENCY h.12:30 Pranzo con i volontari e volontarie di EMERGENCY – Hummus con pinzimonio di verdure – Riso dama con pollo e verdure – Panettone pasqualino (E’ prevista alternativa vegetariana) contributo 15 €…


lasitua.org/event/voci-per-il-…



[2026-03-13] INUMANA CANICOLA PADANA lab+cena+concerto @ Matrici Aperte


INUMANA CANICOLA PADANA lab+cena+concerto

Matrici Aperte - Via Elia Capriolo 41C, Brescia
(venerdì, 13 marzo 18:00)
INUMANA CANICOLA PADANA lab+cena+concerto
Venerdì 13 Marzo dalle 18:00
INUMANA CANICOLA PADANA
BANADISA live!

18:00__laboratorio di cianotipia. Componi insetti e bestie padane. Aperto a tuttx. Offerta libera
19:30__cena vegan
21:00 live @banadisa_
concerto del nuovo album Inumana Canicola Padana con cui abbiamo collaborato alla realizzazione della copertina
Per tutta la sera baretto, cibarie, distro e stampa fanze
Vi aspettiamo!!🌔🔥🌟
---------------------------------------
BANADISA, progetto musicale di Diego Franchini, veneto del Polesine, da anni stabile a Ferrara, fonde ritmi viscerali, elettronica oscura e folklore cantautorale in un rituale sonoro multilingue di dialetto veneto, italiano, spagnolo e inglese.
Il 14 Novembre 2025 è uscito il suo secondo album "INUMANA CANICOLA PADANA" per le etichette Trovarobato e La Tempesta, prodotto da Fed Nance, con le collaborazioni di C+C Maxigross, So Beast, Anna Bassy, Clara Andrés e lo storico Coro delle Mondine di Porporana.
Sul palco, con formazione in trio, le voci e il set elettronico di Banadisa, sono affiancati dalle percussioni di Marcello Martucci e dal drum set di Francesco Sicchieri.


lasitua.org/event/inumana-cani…




[2026-03-05] Diserteremo le vostre guerre @ CSA Zapata


Diserteremo le vostre guerre

CSA Zapata - Via Dario Pirlone, Sampierdarena, Centro Ovest, Genova, Liguria, 16149, Italia
(giovedì, 5 marzo 18:30)
Diserteremo le vostre guerre
DIBATTITO PUBBLICO 🚨

sullo stato di guerra in costruzione e come coinvolge le nuove generazioni.

✍️Gli investimenti nella produzione bellica sono alle stelle mentre sanità ed istruzione cadono a pezzi. Per i giovani si prospetta, e già si vive, un futuro di precarietà e repressione che già vediamo nei nuovi DL sicurezza e con il presidio costante in città delle forze dell'ordine.

Più la crisi avanza, più lo stato ha bisogno di un fronte interno pacificato e nuove generazioni disposte ad essere sfruttate e a combattere per i loro interessi economici.

Rompiamo le righe! Quando i giovani si riuniscono e prendono spazio nelle piazze, sono in grado di cambiare il corso delle storia.

Vi invitiamo al dibattito pubblico:

⏱️ GIOVEDÌ 5 MARZO H.18:30

📍CSOA ZAPATA

A seguire BIRRETTE E MUSICA PER BENEFIT CONTRO LA REPRESSIONE ❤️‍🔥


gancio.invegendo.org/event/dis…





DDL Antisemitismo, Druetti-Capogna (Possibile): strumento di repressione del dissenso, non di lotta all’odio


La posizione di Possibile sul primo via libera al Senato

Ieri al Senato il DDL antisemitismo ha ottenuto il primo via libera con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni.
Questo DDL non combatte l’antisemitismo: lo strumentalizza. L’obiettivo reale è criminalizzare chi si batte contro il genocidio a Gaza, chi manifesta solidarietà con il popolo palestinese, chi critica le politiche di uno Stato che la Corte Internazionale di Giustizia sta esaminando per violazioni gravissime del diritto internazionale.
La definizione IHRA che questo DDL intende adottare è contestata da giuristi, da relatori speciali dell’ONU e dalle stesse reti ebraiche antirazziste, perché mette sullo stesso piano l’odio verso gli ebrei e la critica politica a un governo. Non è tutela: è controllo del dissenso politico.
Mentre M5S e AVS hanno votato contro, il PD si è diviso: la maggioranza del gruppo si è astenuta, ma 6 parlamentari hanno votato a favore. L’astensione su una legge che colpisce la libertà di espressione non è neutralità: è una scelta. E votare a favore è avallare una definizione che le organizzazioni ebraiche antirazziste stesse denunciano come veicolo di repressione del dissenso.
L’iter parlamentare non è ancora concluso. Siamo ancora in tempo per fermare questo DDL. Invitiamo tutte le forze politiche, la società civile e i cittadini a mobilitarsi, a parlarne apertamente e a fare pressione sui parlamentari. Non lasciamo che criminalizzino la solidarietà e reprimano il dissenso, mascherando questa operazione con l’accusa di antisemitismo.

Francesca Druetti — Segretaria Nazionale di Possibile
Gianmarco Capogna — Coordinatore Comitato Scientifico di Possibile

L'articolo DDL Antisemitismo, Druetti-Capogna (Possibile): strumento di repressione del dissenso, non di lotta all’odio proviene da Possibile.



Using a Solid-State Elastocaloric Cooler to Freeze Water


Elastocaloric materials are a class of materials that exhibit a big change in temperature when exposed to mechanical stress. This could potentially make them useful as solid-state replacement for both vapor-compression refrigeration systems and Peltier coolers.
The entire assembled elastocaloric device. (Credit: Guoan Zhou, Nature, 2026)The entire assembled elastocaloric device. (Credit: Guoan Zhou, Nature, 2026)
So far one issue has been that reaching freezing temperatures was impossible, but a recently demonstrated solution (online PDF via IEEE Spectrum) using NiTi-based shape-memory alloys addressed that issue with a final temperature of -12°C achieved within 15 minutes from room temperature.

In the paper by [Guoan Zhou] et al. the cascade cooler is described, with eight stages of each three tubular, thin-walled NiTi structures. Each of these stages is mechanically loaded by a ceramic head that provides the 900 MPa mechanical stress required to transfer thermal energy via the stages from one side to the other of the device, alternately absorbing or releasing the energy with CaCl2 as the heat-exchange fluid.

NiTi alloys are known as about the ideal type of SMA for this elastocaloric purpose, so how much further this technology can be pushed remains to be seen. For stationary refrigeration applications it might just be the ticket, but we’ll have to see as the technology is developed further.


hackaday.com/2026/03/05/using-…



Running Video Through A Guitar Effects Pedal


Guitar pedals are designed to take in a sound signal, do fun stuff to it, and then spit it out to your amplifier where it hopefully impresses other people. However, [Liam Taylor] decided to see what would happen if you fed video through a guitar pedal instead.

The device under test is a Boss ME-50 multi-effects unit. It’s capable of serving up a wide range of effects, from delay to chorus to reverb, along with compression and distortion and a smattering of others. [Liam] hooked up the composite video output from an old Sony camcorder from the 2000s to a 3.5 mm audio jack, and plugged it straight into the auxiliary input of the ME-50 (notably, not the main guitar input of the device).

The multi-effects pedal isn’t meant to work with an analog video signal, but it can pass it through and do weird things to it regardless. Using the volume pedal on the ME-50 puts weird lines on the signal, while using a wah effect makes everything a little wobbly. [Liam] then steps through a whole range of others, like ring modulation, octave effects, and reverb, all of which do different weird things to the visuals. Particularly fun are some of the periodic effects which create predictable variation to the signal. True to its name, the distortion effect did a particularly good job of messing things up overall.

It’s a fun experiment, and recalls us of some of the fantastic analog video synths of years past. Video after the break.

youtube.com/embed/WG0KVxWWH18?…


hackaday.com/2026/03/04/runnin…



La Conferenza episcopale irlandese ha dedicato ampio spazio alla crisi in Medio Oriente nella riunione primaverile svoltasi a Maynooth, ribadendo che "la guerra non è la risposta e nessun leader politico ha l'autorità di scatenarla a proprio arbitrio…




"La guerra è assolutamente distruttiva. In un'era di cambiamento e ridefinizione degli equilibri geopolitici, la guerra non è la risposta. Nessun leader politico ha l'autorità di scatenarla a proprio arbitrio".



Il referendum costituzionale sulla giustizia


Il Presidente Mattarella presiede l'Assemblea straordinaria del CSM il 18 febbraio 2026 (foto di Francesco Ammendola - Presidenza della Repubblica).
La riforma dell’ordinamento giudiziario – la cosiddetta «Riforma Nordio» –, approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025, non è solo una questione per addetti ai lavori. Essa tocca uno dei punti centrali della democrazia italiana: come viene amministrata la giustizia e chi garantisce che il processo sia davvero «giusto» per il cittadino. Il passaggio al vaglio dei cittadini nella primavera del 2026 segna un bivio tra due visioni diverse dello Stato: una che punta sulla netta separazione tra chi accusa (il pubblico ministero) e chi giudica, e l’altra che difende l’attuale quadro ordinamentale unitario della magistratura.

In questo scenario, il dibattito si divide tra chi scorge nella riforma l’attuazione definitiva del «giusto processo» e chi vi intravede, invece, un rischio di isolamento e indebolimento della magistratura. Al centro di questa transizione si staglia la figura del Presidente della Repubblica, il cui ruolo di garante subirà una metamorfosi operativa di estrema complessità, se la riforma sarà confermata nel referendum del 22 e 23 marzo 2026.

La riforma agisce su tre direttrici fondamentali: la divisione netta tra chi accusa e chi giudica (separazione delle carriere), lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (l’organo di governo dei magistrati, noto come CSM) e l’istituzione di un tribunale speciale per gli errori dei magistrati (Alta Corte disciplinare). Sostituendo l’attuale articolo 104 della Costituzione, la nuova legge punta a rendere definitiva la distinzione tra i giudici e i pubblici ministeri fin dal momento del concorso pubblico. In questo modo, passare da un ruolo all’altro non sarebbe più una scelta regolata, ma diventerebbe un’impossibilità stabilita dalla Costituzione. Oggi esiste un unico organo di governo, il CSM, presieduto dal Capo dello Stato, che ha il compito di garantire che tutti i magistrati siano autonomi e indipendenti come un corpo solo. Con la riforma, invece, nascerebbero due organismi distinti: il CSM per i giudici e il CSM per i pubblici ministeri.

L’architettura della riforma. Organi istituzionali e visione di insieme


La vera novità della riforma, tuttavia, riguarda il modo in cui è prevista la scelta dei magistrati che siederanno in questi due organi di governo, ovvero i due CSM: non più tramite elezioni, ma mediante sorteggio. Questa scelta nasce da una critica severa al cosiddetto «correntismo», cioè la tendenza dei magistrati a dividersi in gruppi di potere interno, che hanno spesso influenzato la gestione delle carriere, e delle nomine. Sostituire il voto con il sorteggio è un tentativo di liberare l’autogoverno della magistratura dalla politica interna, anche se alcuni esperti avvertono che questo toglierebbe ai magistrati il diritto di scegliere i propri rappresentanti, indebolendo la forza democratica dell’istituzione.

Un altro pilastro è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, un tribunale indipendente incaricato di giudicare i comportamenti scorretti o gli illeciti dei magistrati. Nel mondo accademico e giuridico, questo punto è molto discusso: da un lato, si accoglie con favore la fine di un sistema in cui i magistrati sono «giudici di sé stessi» (essendo oggi il CSM a decidere sulle sanzioni); dall’altro, si teme che la creazione di questo nuovo tribunale possa determinare una gerarchia rigida, mettendo a rischio l’uguaglianza tra i magistrati prevista dalla nostra Costituzione.

La riforma punta altresì a restituire centralità alle figure del giudice per le indagini preliminari (GIP) e del giudice per l’udienza preliminare (GUP). Nel sistema attuale, questi giudici spesso rischiano di limitarsi a un accertamento quasi burocratico delle richieste del PM a causa di una comune appartenenza al quadro unitario della magistratura. La separazione delle carriere garantirebbe un controllo più efficace del giudice sull’operato del PM, come previsto dallo spirito originario del modello accusatorio.

Qualora il referendum del 2026 confermasse la riforma, si aprirebbe una fase di transizione di enorme portata logistica e istituzionale, in cui il Presidente della Repubblica diverrebbe il vero perno del nuovo equilibrio. A lui spetterebbe presiedere non più uno, ma due CSM. Questa non è una mera duplicazione di impegni. Nel sistema attuale, il Presidente della Repubblica presiede un organo dove giudicanti e requirenti convivono, facilitando una sintesi unitaria della politica giudiziaria nazionale. In futuro, egli dovrebbe operare come unico punto di raccordo tra due organismi che potrebbero sviluppare prassi, criteri di valutazione e visioni dell’ordinamento divergenti. Il Quirinale dovrebbe assicurare che lo sdoppiamento non si traduca in una guerra tra organi costituzionali. Se il CSM requirente adottasse criteri di efficienza investigativa in contrasto con le garanzie organizzative stabilite dal CSM giudicante, spetterebbe al Presidente della Repubblica, nella sua funzione, comporre il conflitto e garantire l’unità dell’ordinamento. Un ruolo critico riguarderebbe le nomine. Il Presidente della Repubblica dovrebbe nominare tre membri laici dell’Alta Corte disciplinare. In un organo dove la componente togata è estratta a sorte e quella laica parlamentare rischia di riflettere le maggioranze politiche del momento, le scelte del Quirinale sarebbero determinanti per assicurare l’autorevolezza e l’equilibrio del giudice disciplinare. Il Presidente della Repubblica non presiederebbe l’Alta Corte, ma ne sarebbe il principale architetto qualitativo tramite le sue nomine di garanzia.

Iscriviti alla newsletter


Leggie ascolta in anteprima La Civiltà Cattolica, ogni giovedì, direttamente nella tua casella di posta.

Iscriviti ora

La fase di prima attuazione vedrebbe il Presidente della Repubblica supervisore del meccanismo del sorteggio. È una sfida, non solo simbolica: il Quirinale dovrebbe farsi garante della trasparenza di un processo che affida al caso ciò che prima era affidato alla volontà elettorale. Se il sorteggio dovesse produrre un CSM percepito come tecnicamente debole o privo di visione strategica, la moral suasion del Presidente della Repubblica diverrebbe uno strumento essenziale per equilibrare l’operato dell’organo verso decisioni razionali e non erratiche.

La Riforma Nordio sposta il baricentro della magistratura da un modello corporativo-elettivo a un modello procedurale, volto a separare nettamente le carriere dei giudici da quelle dei PM. Lo scenario post-referendum, se la riforma sarà confermata, richiederà un’importante produzione legislativa ordinaria per armonizzare i codici e le leggi sui concorsi. Tuttavia, il successo della riforma non dipenderà solo dai testi di legge, ma dalla capacità dell’intero sistema istituzionale di gestire l’eventuale transizione. Il Quirinale, in particolare, non sarebbe più solo il vertice di un ordine, ma l’equilibratore di un sistema tripartito (due CSM e un’Alta Corte).

Le ragioni del dibattito. Votare «Sì» o «No»


Il dibattito pubblico si è polarizzato attorno ad alcuni timori opposti. Per le ragioni del «Sì», i sostenitori della riforma vedono nella separazione delle carriere l’unico modo per attuare davvero il principio del «giudice terzo». Se il giudice e chi accusa appartengono allo stesso ordine e hanno lo stesso organo di governo (il CSM), il rischio è che si sviluppi una vicinanza che penalizza la difesa. Inoltre, l’introduzione del sorteggio per scegliere i membri del CSM viene vista come la «cura» contro il correntismo, cioè la spartizione di incarichi basata su logiche di potere interno anziché sul merito. Al rischio paventato di sottomissione del PM al governo, i sostenitori del «Sì» rispondono rilevando che la riforma, al contrario, rafforza l’indipendenza dell’accusa. Elevando l’autonomia del PM a rango costituzionale tramite il nuovo articolo 104 della Costituzione – mentre oggi è affidata alla legge ordinaria –, si fornisce ai magistrati inquirenti uno strumento diretto per ricorrere alla Corte Costituzionale contro eventuali interferenze del potere esecutivo.

Per le ragioni del «No», al contrario, i sostenitori temono che separare le carriere isoli il pubblico ministero dalla cultura della prova. Il rischio che viene spesso prospettato è che l’accusatore, non più legato al giudice, diventi un «super-poliziotto» meno attento alle garanzie e, nel tempo, finisca sotto l’influenza del governo. Anche il sorteggio è criticato: affidare al caso la scelta di chi deve governare la magistratura potrebbe indebolire l’autorevolezza tecnica dell’organo, privandolo della legittimazione che deriva dal voto dei colleghi.

Il processo evolutivo della riforma. Bisogni effettivi e proposte politiche


In questa prospettiva, la riforma va contestualizzata all’interno di un percorso storico-legislativo che dura da quasi quarant’anni, le cui radici affondano nella transizione dal modello inquisitorio a quello accusatorio e nei successivi, ripetuti tentativi di riequilibrare i poteri costituzionali tra accusa e difesa. Anzi, per essere più precisi, la riforma andrebbe inquadrata in una transizione che si radica nella distinzione tra modello «inquisitorio» e «accusatorio». Il modello inquisitorio, legato alle monarchie assolute e agli Stati autoritari, vedeva il giudice e l’accusatore cooperare come rappresentanti dell’autorità statale alla ricerca di una «verità oggettiva». Al contrario, il modello accusatorio, nato dalle rivoluzioni liberali, pone al centro i diritti inviolabili dell’imputato e richiede un giudice che sia effettivamente terzo rispetto alle parti.

Il vero antecedente logico della riforma attuale è il Codice di procedura penale del 1988, che porta la firma del giurista e partigiano Giuliano Vassalli. Con quel testo, l’Italia abbandonò il modello «misto» (di derivazione napoleonica e, in parte, fascista), per adottare un sistema accusatorio di tipo anglosassone, basato sulla dialettica tra le parti e sulla formazione della prova in dibattimento.

Tuttavia, la Riforma Vassalli introdusse un modello processuale accusatorio in un quadro ordinamentale che restava, di fatto, unitario. Molti processualisti dell’epoca – tra cui lo stesso Vassalli, Franco Cordero e Giovanni Conso – avvertirono che un processo di parti senza la separazione delle carriere sarebbe rimasto un’opera incompiuta: un impianto accusatorio a metà, si sosteneva allora. Se il pubblico ministero e il giudice continuavano a condividere carriere, formazione e organo di autogoverno (il CSM), la parità delle parti prevista dal codice rischiava di essere vanificata da una «comunanza di visione» professionale.

La proposta del ministro Nordio si inserisce quindi in una scia di tentativi falliti o parziali che hanno segnato la Seconda Repubblica. Un primo tentativo si fece con la Commissione Bicamerale D’Alema (1997). Fu il momento in cui la separazione delle carriere andò più vicina alla realizzazione. Il progetto prevedeva la divisione del CSM in due sezioni e la creazione di una Corte di giustizia disciplinare (un’idea che ritorna oggi quasi identica). Il naufragio della Bicamerale bloccò anche questa revisione. Poi fu la volta della Legge Castelli (2005) e della Riforma Mastella (2007). Sotto il governo Berlusconi, la Legge Castelli introdusse una separazione netta tra le funzioni. Tuttavia, la successiva Riforma Mastella riformulò il provvedimento, mantenendo l’unicità della carriera e limitando i passaggi tra il ruolo di PM e quello di giudice.

Inoltre, per ben due volte, i cittadini sono stati chiamati alle urne su iniziativa del Partito Radicale e della Lega. Nel 2000 e nel 2022, la maggioranza dei votanti si espresse a favore della separazione delle funzioni, ma i quesiti non raggiunsero il quorum, lasciando la materia alla sola discrezionalità del legislatore.

Se il referendum del 2026 dovesse segnare la vittoria del «Sì», l’Italia entrerebbe in una fase di transizione istituzionale da ben gestire. Il passaggio da un unico CSM a tre organi distinti (due CSM e l’Alta Corte) richiederà una intensa fase di interim. Il Capo dello Stato, come Presidente di entrambi i nuovi CSM, dovrà agire affinché la separazione delle carriere non diventi una scissione della cultura giuridica. In sede di applicazione, il Quirinale sarà chiamato a garantire la terzietà dell’Alta Corte, nominando tre dei quindici membri. Il Presidente dovrà equilibrare le nomine parlamentari e i sorteggi togati per evitare che l’organo disciplinare diventi uno strumento di persecuzione o, al contrario, di corporativismo estremo.

Podcast | IL PREZZO DELLA DISUGUAGLIANZA


Papa Leone XIV ha lanciato un accorato monito sulla crescente disuguaglianza economica globale, puntando il dito contro l’enorme divario tra i redditi della classe media e quelli delle élite più ricche. Questo gap non è solo una questione economica, ma è un problema morale che minaccia l’equilibrio sociale. Ne parliamo con due economisti: Andrea Boitani e Lorenzo Cappellari.

Scopri di più

La comparazione con il sistema francese e tedesco

Sebbene la Riforma Nordio si ispiri dichiaratamente al desiderio di allineare l’Italia alle grandi democrazie occidentali, il modello che ne scaturisce presenta una configurazione di indipendenza che non ha eguali nei vicini europei.

In Francia, il sistema è caratterizzato da una dicotomia strutturale: i magistrati si distinguono tra giudici e pubblici ministeri. Sebbene appartengano a un corpo unico e si formino nella stessa Scuola Nazionale della Magistratura, i pubblici ministeri sono inseriti in una catena gerarchica che culmina nel ministro della Giustizia. Il CSM francese è già sdoppiato in due sezioni, ma con poteri asimmetrici: mentre per i giudici il parere del CSM sulle nomine è vincolante, per i pubblici ministeri il governo può, in alcuni casi, discostarsene. La Riforma Nordio mutua dalla Francia l’idea del doppio CSM.

Ancor più peculiare è il modello tedesco. Qui il pubblico ministero non è considerato un magistrato in senso stretto, bensì un funzionario pubblico d’alto rango. Le procure tedesche operano sotto la vigilanza e le direttive dei ministri della Giustizia dei singoli Länder (Stati federati) o del ministro federale. Esiste un potere di istruzione che permette alla politica di dare indirizzi sull’azione penale, sebbene sia bilanciato da una cultura di autolimitazione dell’esecutivo. In Germania, inoltre, non esiste un organo di autogoverno (CSM) paragonabile a quello italiano, perché le carriere sono gestite direttamente dal ministero competente.

La peculiarità della Riforma Nordio risiede nel tentativo di combinare la separazione rigida delle carriere (più netta di quella francese e tedesca, perché vieta il passaggio tra funzioni) con il mantenimento dell’indipendenza del PM.

Percorsi di formazione e accesso alle due carriere


Sulla base della Riforma Nordio e delle trasformazioni strutturali che essa prevede nell’ordinamento giudiziario, emerge con forza la necessità di ripensare l’intero percorso formativo del giurista. Un sistema basato sulla separazione rigida delle carriere e su concorsi distinti richiede, infatti, una specializzazione precoce che deve trovare le proprie radici già nell’ordinamento didattico universitario.

L’attuale impianto dei corsi di laurea in giurisprudenza, orientato a una formazione generalista e a una cultura della giurisdizione unitaria, potrebbe apparire vetusto e non essere più sufficiente per formare i talenti necessari a ricoprire ruoli così nettamente distinti sin dall’ingresso in magistratura. Ci sono alcuni problemi aperti su cui si dovrebbe da subito iniziare a lavorare. È ipotizzabile l’introduzione di indirizzi specialistici negli ultimi anni del corso di laurea, che permettano agli studenti di approfondire le tecniche dell’investigazione e dell’accusa per la carriera requirente, o la logica del giudizio e la redazione degli atti per quella giudicante. Le scuole di specializzazione per le professioni legali e i tirocini presso gli uffici giudiziari dovrebbero essere rimodulati per riflettere la nuova architettura dei due CSM e la separazione delle carriere, offrendo percorsi formativi binari che preparino specificamente ai rispettivi concorsi. Per attrarre i migliori profili verso la magistratura in un sistema a carriere separate, è necessario che il percorso formativo garantisca un’elevata qualità tecnica e una chiara identità professionale, evitando il rischio che una delle due carriere venga percepita come meno prestigiosa o meno indipendente.

La formazione permanente dovrebbe gestire la sfida di mantenere un dialogo culturale tra giudici e PM, pur in assenza di una carriera comune, per evitare che la separazione si trasformi in una pericolosa scissione della cultura giuridica.

Tale necessaria evoluzione didattica e formativa si pone come il presupposto logico affinché, in caso di approvazione della Riforma, il nuovo modello procedurale-separato possa contare su magistrati non solo tecnicamente eccellenti, ma pienamente consapevoli dello specifico ruolo che andranno a ricoprire nel solco del giusto processo.

Conclusioni


Il referendum del 2026 rappresenta un passaggio importante per l’ordinamento italiano, ponendo i cittadini di fronte alla scelta tra il completamento del modello accusatorio, attraverso la separazione delle carriere e il sorteggio per il CSM, e la difesa dell’unità, anche culturale, della magistratura.

Se da un lato la riforma punta a superare il problema del correntismo e a garantire la piena terzietà del giudice, dall’altro solleva timori circa un possibile isolamento del pubblico ministero e un indebolimento dell’autorevolezza degli organi di autogoverno.

In caso di approvazione referendaria, la funzione di garanzia del Capo dello Stato assumerebbe una nuova e complessa centralità: egli dovrebbe agire come perno di sintesi anche in riferimento a e tra le istituzioni di nuova costituzione, assicurando che la distinzione delle carriere non comprometta la coesione del sistema costituzionale e l’efficienza complessiva dell’architettura giudiziaria.

Copyright © La Civiltà Cattolica 2026
Riproduzione riservata
***


The post Il referendum costituzionale sulla giustizia first appeared on La Civiltà Cattolica.



La Groenlandia al crocevia artico del potere


Nuuk, capitale della Groenlandia. (Foto: Thomas Leth-Olsen/Flickr)
Mentre i leader mondiali discutono il destino della Groenlandia, essa si ritrova ancora una volta in una posizione a lei familiare: quella di frontiera contesa fra potenze rivali. Situata al perenne crocevia delle civiltà dell’Atlantico settentrionale, la più grande isola del mondo è diventata ancora più strategicamente rilevante nel contesto dello scioglimento delle calotte polari e dell’inasprimento delle tensioni tra Europa, Usa, Russia e Cina[1].

Gli ultimi episodi hanno alimentato nuove speculazioni sull’eventualità che la Groenlandia possa cadere in mani altrui, con conseguenze potenzialmente profonde per la sua autonomia, per la coesione del Regno di Danimarca e per l’unità della Nato. Sebbene si tratti di scenari ancora ipotetici, essi mettono in evidenza una realtà più profonda: il futuro del popolo groenlandese continua a essere condizionato da forze strutturali che hanno plasmato il suo passato, tra cui la posizione nello spazio geopolitico, la dipendenza economica e gli assetti di sicurezza esterni.

Chi voglia comprenderne le controversie odierne – sia i limiti delle sue opzioni politiche sia le aspirazioni del suo popolo – dovrà necessariamente collocarle all’interno di questa più lunga storia di autonomia limitata, sovranità mutevole e utilità geopolitica.

La Groenlandia in sintesi


Per comprendere la situazione attuale della Groenlandia occorre una conoscenza di base della sua geografia e del suo clima, della popolazione e della cultura, come pure del suo status politico ed economico.

Si tratta della più grande isola del mondo, con un territorio di circa 2.166.086 chilometri quadrati[2]. La maggior parte del suo territorio si trova a nord del Circolo polare artico. Questa collocazione geografica fa della Groenlandia un territorio freddo e scarsamente popolato. Situata all’angolo nord-orientale del Nord America, essa si trova tra il continente nordamericano e l’Europa, in prossimità sia delle isole artiche del Canada sia dell’Islanda.

L’interno della Groenlandia è dominato da vaste formazioni glaciali, note come «calotta glaciale groenlandese», che coprono circa l’81% dell’isola[3]. Inoltre, gran parte della superficie restante è soggetta a copertura nevosa permanente. Di conseguenza, gli insediamenti umani si sono concentrati soprattutto lungo le coste, caratterizzate da profondi fiordi, che dal mare penetrano nell’entroterra.

La popolazione groenlandese nel 2025 è stata stimata in circa 57.800 persone[4]. È concentrata in prevalenza nelle aree urbane della parte sud-occidentale dell’isola; circa un terzo della popolazione complessiva – oltre 20.000 abitanti – risiede a Nuuk, la capitale. La maggior parte degli abitanti – circa 51.000 individui – appartiene al gruppo inuit groenlandese. Esistono inoltre una minoranza danese e un numero ridotto di altri immigrati, tra cui si registra un recente aumento di lavoratori migranti filippini. Questi ultimi, attratti dalle opportunità di impiego nell’isola, in particolare nell’industria della lavorazione del pesce, rappresentano un cambiamento significativo nella demografia del Paese[5]. Resta tuttavia da vedere se il loro numero sarà sufficiente a stimolare l’economia groenlandese o a contrastare la stagnazione della crescita demografica.

Il groenlandese è la lingua ufficiale del Paese ed è parlato dalla maggioranza della popolazione. Il danese rimane una lingua franca ed è la lingua madre di circa il 12% della popolazione. Anche l’inglese è ampiamente parlato. Gli esperti di linguistica sottolineano che la lingua comunemente definita come «groenlandese» corrisponde in realtà al groenlandese occidentale, distinto dalle varietà orientale e polare.

La grande maggioranza dei groenlandesi è cristiana, fede introdotta dai colonizzatori norreni dopo la loro conversione. Le chiese costruite da Leif Erikson, figlio di Erik il Rosso, furono le prime chiese cristiane nelle Americhe. Quegli insediamenti norreni conobbero la Riforma protestante e, di conseguenza, la maggior parte dei groenlandesi oggi appartiene alla Chiesa di Danimarca di confessione luterana.

Iscriviti alla newsletter


Leggie ascolta in anteprima La Civiltà Cattolica, ogni giovedì, direttamente nella tua casella di posta.

Iscriviti ora

La Chiesa cattolica in Groenlandia è di dimensioni ridotte: l’unica parrocchia, Kristus Kongens («Cristo Re»), a Nuuk, conta circa 500 parrocchiani e dipende dalla diocesi di Copenaghen[6]. Espulsa dalla Groenlandia durante la Riforma, la Chiesa cattolica vi ha fatto ritorno nel XX secolo, con l’allentamento delle leggi sulla libertà religiosa. Gli immigrati filippini rappresentano oggi un nuovo gruppo di cattolici nel Paese, e anche molti militari statunitensi presenti nell’isola sono di fede cattolica[7].

La Groenlandia possiede uno status politico complesso, che rispecchia sia la sua importanza strategica geopolitica sia la sua ricca storia. Oggi l’isola è un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca. Quest’ultimo non coincide con lo Stato scandinavo che porta lo stesso nome: la Danimarca continentale, infatti, costituisce soltanto uno dei suoi tre territori, insieme alla Groenlandia e alle Isole Faroe, un arcipelago situato nell’Atlantico settentrionale che, come la Groenlandia, intrattiene antichi legami commerciali e coloniali con i popoli norreni.

In quanto è uno dei tre territori del Regno di Danimarca, la Groen­landia gode di un’ampia autonomia nelle politiche interne, mentre il Regno conserva la responsabilità della difesa e della politica estera. Il Paese possiede un sistema parlamentare multipartitico. Il re di Danimarca, Frederik X, è il capo dello Stato, mentre l’autorità primaria è esercitata dal primo ministro. Il Parlamento conta 31 membri. A differenza della Danimarca, la Groenlandia non fa parte dell’Unione europea, perché nel 1985 ha abbandonato la figura organizzativa che la precedeva, la Comunità economica europea. L’isola è tuttavia associata all’Ue in quanto «Paese e Territorio d’oltremare» di uno Stato membro[8]. È membro della Nato in quanto territorio costitutivo del Regno di Danimarca.

L’economia groenlandese è il risultato della sua collocazione geografica e della sua condizione politica: i settori principali sono la pesca e la lavorazione dei crostacei, mentre il settore pubblico rappresenta la componente più ampia dell’economia. Le risorse naturali della Groenlandia, tra cui carbone, diamanti e terre rare, sono da tempo oggetto di grande interesse, ma finora il rendimento commerciale è stato limitato. Alcuni analisti prevedono che questo possa modificarsi con il progredire del cambiamento climatico, che rende più accessibili alcune aree dell’isola[9]. Altri sottolineano le persistenti difficoltà infrastrutturali e logistiche che limitano la capacità delle aziende di accedere a tali risorse ed estrarle[10]. Molti groenlandesi, dal canto loro, esprimono preoccupazione per le potenziali ricadute delle attività minerarie in termini di danni ecologici e di crescente influenza delle imprese straniere.

La Groenlandia riceve dalla Danimarca consistenti sussidi, che rappresentano circa la metà delle entrate statali e sono suddivisi tra sovvenzioni a fondo perduto e finanziamenti diretti alle principali attività governative. Negli ultimi anni, l’importo medio si è attestato intorno ai 720 milioni di euro[11]. La Groenlandia percepisce inoltre fondi dall’Unione europea in cambio dell’accesso alle proprie zone di pesca.

La dipendenza economica dalle esportazioni e dai sussidi rende l’isola vulnerabile alle oscillazioni dell’economia globale. La Groenlandia è uno dei territori artici più poveri: nel 2023, la Banca Mondiale ha collocato il suo Pil nominale a 58.499 dollari statunitensi correnti, con una crescita annua dello 0,9%[12]. Qualsiasi prospettiva di ulteriore indipendenza politica sembra dunque dipendere dalla conquista di un’autonomia economica dai finanziamenti danesi.

La storia della Groenlandia: tra Europa e Nord America


La Groenlandia è abitata dall’uomo almeno dal 2500 a.C. I primi insediamenti furono opera dei popoli paleo-inuit o pre-inuit, nelle regioni che oggi corrispondono all’area occidentale e sud-occidentale dell’isola.

Le esplorazioni successive furono quelle dei vichinghi islandesi e norvegesi, a partire dalle comunità fondate dal norvegese Erik Thorvaldsson, noto come «Erik il Rosso», intorno al 986 d.C. lungo i fiordi della Groenlandia sud-occidentale, aree che sarebbero rimaste i principali poli abitativi dell’isola fino ai nostri giorni. Si trattò dei primi stanziamenti europei nel Nord America. I norreni abbandonarono poi la Groenlandia intorno al 1500, per cause tuttora incerte. Quelle presenze non ebbero alcun legame diretto con la successiva colonizzazione danese.

La maggior parte degli attuali groenlandesi discende dagli inuit, o popoli «Thule», che migrarono attraverso la regione artica dall’Alaska, percorrendo le isole canadesi, fino a raggiungere la Groenlandia nel XIII secolo, soppiantando i più antichi paleo-inuit nel nord e i vichinghi nel sud-ovest. Non vi è oggi alcuna evidenza genetica dei paleo-inuit tra i groenlandesi, benché sia possibile che vi siano stati contatti e mescolanze tra loro e i vichinghi.

La Groenlandia tornò sotto l’influenza europea nell’Età moderna, con una serie di esplorazioni condotte da avventurieri europei protesi alla ricerca del «Passaggio a Nord-Ovest» fra l’Atlantico e il Pacifico. L’eredità dei primi insediamenti norreni rimase tuttavia viva nelle ambizioni territoriali dei successivi monarchi danesi, i quali, in quanto sovrani dei Regni uniti di Danimarca e Norvegia, rivendicavano i diritti sulle colonie norvegesi d’oltremare, comprese le antiche e perdute comunità della Groenlandia. Tali rivendicazioni divennero più concrete con la spedizione commerciale e coloniale guidata da Hans Egede, il quale nel 1728 fondò la città di Godthaab, «Buona Speranza», ossia l’odierna capitale Nuuk.

La Groenlandia fu governata direttamente dalla Danimarca a partire dal 1814, quando il Trattato di Kiel separò la Norvegia dalla Danimarca, lasciando a quest’ultima le colonie, fino ad allora norvegesi, della Groenlandia e delle Isole Faroe. Questo Trattato pose fine al complesso e plurisecolare rapporto della Groenlandia con la Norvegia, ma inserì l’isola in un percorso altrettanto articolato con la Danimarca. Tra i momenti chiave di tale relazione figurano: l’occupazione nazista della Danimarca nel 1940, con quella successiva della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, per condurre operazioni militari nell’Atlantico settentrionale; il 1951, quando Danimarca e Stati Uniti formalizzarono l’accesso statunitense alle basi militari in Groenlandia; il 1953, quando il Paese fu formalmente integrato nel Regno di Danimarca e cessò di essere una colonia; il 1979, anno in cui la Groenlandia conseguì l’autogoverno; e il 2009, quando le fu definitivamente riconosciuto il governo autonomo.

L’integrazione della Groenlandia nel Regno di Danimarca, avvenuta nel 1953, fu sin dall’inizio contestata dai groenlandesi; il recupero dell’autonomia è da allora uno dei temi centrali della vita politica del Paese. La legge sull’autogoverno del 1979 conferì all’isola una significativa autonomia interna in otto ambiti di politica pubblica, tra cui l’assetto istituzionale, il settore ecclesiastico, l’istruzione e la cultura e le relazioni industriali, mentre la Danimarca rimase responsabile del sistema giudiziario, della polizia e delle carceri[13]. Un punto decisivo della legge sull’autogoverno prevedeva sussidi finanziari danesi a sostegno delle funzioni governative assunte dal governo groenlandese.

Se l’autogoverno fu accolto positivamente in patria, d’altra parte servì anche a chiarire il rapporto tra Danimarca, Groenlandia e Comunità europea. Sebbene la Groenlandia fosse entrata nella Cee nel 1973 come parte del Regno di Danimarca, nell’isola l’adesione non godeva di ampio consenso, in parte a causa delle normative sulla pesca, ritenute in contrasto con gli interessi nazionali. La legge sull’autogoverno prevedeva i meccanismi per l’uscita del Paese dalla Cee: uscita che fu attuata nel 1985.

Il governo autonomo, entrato in vigore con la legge del 2009, trasferì ulteriori competenze dalla Danimarca alla Groenlandia, comprese quelle relative al sistema giudiziario, alla polizia e all’amministrazione penitenziaria. Era inoltre prevista la possibilità che l’isola si separasse del tutto dal Regno di Danimarca, riaffermando il diritto all’autodeterminazione del proprio popolo.

È significativo che già il procedimento di approvazione della legge prefigurasse un nuovo modello di rapporto tra Groenlandia e Danimarca. Il testo fu formalmente adottato dal Parlamento danese, ma traeva origine da un accordo previo tra i due governi. In modo decisivo, esso venne preceduto dal referendum del 2008, nel quale, con un’affluenza del 71,96%, il 75,54% degli elettori si espresse a favore dell’introduzione dell’autogoverno[14].

Dal 2009 a oggi il sostegno dell’opinione pubblica all’indipendenza groenlandese è rimasto elevato. Tuttavia non mancano interrogativi sulla reale fattibilità di una piena autonomia. Il sostegno a un’indipendenza immediata sembra essersi ridotto dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha intensificato la propria attenzione verso la Groenlandia; secondo alcuni osservatori, queste aperture hanno messo in luce quanto l’isola sia incapace di garantire autonomamente la propria difesa senza l’appoggio danese[15]. In un sondaggio condotto dall’istituto Verian nel gennaio 2025, l’84% degli intervistati ha dichiarato di sostenere l’indipendenza della Groenlandia dalla Danimarca. Un numero simile, circa l’85%, ha tuttavia affermato di non voler lasciare il Regno di Danimarca per unirsi agli Stati Uniti. Inoltre, quasi la metà degli intervistati, il 45%, non desidera l’indipendenza, qualora essa comporti una riduzione del tenore di vita. Forse per questo motivo, «solo l’8% ritiene che la Groenlandia possa diventare uno Stato indipendente entro un anno, mentre il 52% pensa che ciò possa avvenire entro dieci o vent’anni»[16].

Podcast | IL PREZZO DELLA DISUGUAGLIANZA


Papa Leone XIV ha lanciato un accorato monito sulla crescente disuguaglianza economica globale, puntando il dito contro l’enorme divario tra i redditi della classe media e quelli delle élite più ricche. Questo gap non è solo una questione economica, ma è un problema morale che minaccia l’equilibrio sociale. Ne parliamo con due economisti: Andrea Boitani e Lorenzo Cappellari.

Scopri di più

La storia recente: Guerra fredda e riscaldamento globale

Nella storia recente, due questioni principali hanno caratterizzato la geopolitica della Groenlandia: il suo ruolo durante la Guerra fredda e il cambiamento climatico.

L’importanza dell’isola all’epoca della Guerra fredda derivava dalla minaccia nucleare sovietica nei confronti della Nato. La sua posizione consentiva l’individuazione precoce degli aerei sovietici che attraversavano l’Atlantico settentrionale per aggirare l’Europa occidentale e andare a minacciare la costa orientale degli Stati Uniti; al tempo stesso, essa offriva alla Nato una base strategica da cui colpire obiettivi chiave nell’Unione Sovietica occidentale, tra cui Mosca e Leningrado.

Nel 1951 Danimarca e Stati Uniti firmarono l’Accordo per la difesa della Groenlandia, che in molti aspetti definì il ruolo di quest’ultima nella Guerra fredda, nonostante l’assenza del Paese stesso dai negoziati[17]. Ciò avvenne nel 1951, due anni dopo la creazione della Nato, in un contesto segnato dalla crescente influenza dell’Unione Sovietica nell’Europa orientale. Come già ricordato, la Groenlandia era stata posta sotto occupazione statunitense durante la Seconda guerra mondiale[18]. Pertanto, l’Accordo del 1951 non inaugurò, ma piuttosto rinnovò il ruolo della Groenlandia nella difesa dell’Atlantico settentrionale. In termini concreti, quel patto consentì agli Stati Uniti di ampliare la propria presenza militare in Groenlandia, in particolare con la creazione della base aerea di Thule, oggi denominata Pituffik Space Base. Per questo il trattato del 1951 tra Danimarca e Stati Uniti non fu soltanto un accordo bilaterale, ma rispose a una precisa richiesta della Nato. Era ben chiaro che tale cooperazione sarebbe stata in qualche modo asimmetrica, perché la Danimarca era stata economicamente devastata dalla Seconda guerra mondiale.

Oltre alla Guerra fredda, anche il cambiamento climatico ha avuto un impatto profondo sulla Groenlandia, sia sul piano interno sia nelle sue relazioni estere. L’Artico è stato colpito in modo particolarmente intenso dall’aumento delle temperature globali, e lo scioglimento dei ghiacci rilascia anidride carbonica, innescando un ciclo di retroazione che accelera ulteriormente il cambiamento. La Groenlandia ha così sperimentato un aumento delle temperature e una progressiva fusione della calotta. Per molti groenlandesi, questi mutamenti mettono in pericolo i loro modi tradizionali di vivere. Proprio a causa del cambiamento climatico, dal momento che lo scioglimento dei ghiacci e un clima più temperato facilitano l’accesso alle risorse naturali, molti Paesi hanno iniziato a considerare l’Artico come una regione ricca di nuove opportunità. Ciò ha alimentato in particolare l’interesse cinese per l’estrazione delle risorse. Tuttavia gli investimenti cinesi in Groenlandia sono rimasti finora limitati, anche a causa dei timori, diffusi nell’isola, riguardo alle conseguenze ecologiche di tali sviluppi.

Il cambiamento climatico sta inoltre aprendo nuove rotte marittime artiche, trasformando la regione da potenziale corridoio missilistico, com’era all’epoca della Guerra fredda, a una via marittima strategica per il trasferimento di truppe e armamenti tra Nord America, Europa e Asia[19]. Di conseguenza, l’Artico rimane una questione di primaria importanza per la sicurezza, in particolare per la Nato, anche in risposta alla Polar Silk Road cinese – annunciata insieme alla Russia nel 2017 come estensione della Belt and Road Initiative –, che mira ad ampliare la presenza economica e militare della Cina nella regione.

Controversie attuali


Questo contesto chiarisce alcuni degli elementi in gioco nel recente conflitto riguardante il controllo della Groenlandia. La questione per i groenlandesi è dunque come tutelare i propri interessi strategici, muovendosi tra i progetti di altri attori animati da loro mire particolari, senza sacrificare la propria autonomia. Tale sfida è emersa con forza nelle recenti dichiarazioni del Presidente statunitense, che almeno dal 2019 ha espresso interesse per l’acquisizione dell’isola. Nel suo discorso del 4 marzo 2025 davanti a una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, egli ha affermato: «E questa sera ho un messaggio anche per lo straordinario popolo della Groenlandia. Sosteniamo con forza il vostro diritto a determinare il vostro futuro, e se lo sceglierete, vi accoglieremo negli Stati Uniti d’America». Subito dopo, però, ha spostato l’attenzione dall’autodeterminazione groenlandese all’interesse statunitense: «Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale e internazionale, e stiamo lavorando con tutti i soggetti coinvolti per cercare di ottenerla. Ma siccome ne abbiamo davvero bisogno per la sicurezza del mondo, penso che la otterremo. In un modo o nell’altro, la otterremo»[20].

Le aperture del Presidente degli Stati Uniti verso la Groenlandia riflettono due elementi relativamente costanti della sua politica estera: il cosiddetto «corollario Trump» alla Dottrina Monroe e il suo distacco dalla Nato. Per quanto riguarda la Dottrina Monroe, l’amministrazione Trump l’ha descritta in questi termini in un documento strategico del 2025: «Dopo anni di trascuratezza, gli Stati Uniti riaffermeranno e faranno rispettare la Dottrina Monroe per ristabilire la preminenza americana nell’emisfero occidentale e per proteggere il nostro territorio e l’accesso a regioni strategiche dell’area. Impediremo ai concorrenti esterni all’emisfero di dispiegare forze militari o altre capacità offensive, o di possedere o controllare risorse strategicamente vitali nel nostro spazio geopolitico. Questo “corollario Trump” alla Dottrina Monroe rappresenta un ritorno pragmatico e deciso alle priorità e alla potenza americana, in linea con gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti»[21].

Negli Stati Uniti è in corso un acceso dibattito sulla corretta interpretazione della Dottrina Monroe. Non vi è dubbio però che l’amministrazione Trump la utilizzi come complemento al principio dell’America First: la priorità attribuita dall’America First alla sovranità nazionale, lungi dall’imporre isolamento o ritiro globale, consente un coinvolgimento militare statunitense all’estero, qualora esso risponda alle priorità strategiche americane[22].

Sebbene la Groenlandia sia membro della Nato attraverso il Regno di Danimarca, con il quale gli Stati Uniti hanno mantenuto per decenni una vasta cooperazione in ambito difensivo, dal Presidente statunitense e da diversi suoi principali consiglieri è stata espressa insoddisfazione nei confronti della Nato e dell’Europa in generale; lo è stato in modo particolarmente evidente nel discorso del vicepresidente J. D. Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel febbraio 2025[23]. Essi hanno sostenuto che l’Europa dovrebbe assumersi una maggiore responsabilità finanziaria per la propria difesa, recuperare la fiducia nella propria identità culturale e civile e fare minore affidamento sugli Stati Uniti.

Ciò nonostante, la storia della Groenlandia suggerisce la possibilità di una cooperazione trilaterale continuativa tra Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti per la difesa dell’Atlantico settentrionale. Un precedente prossimo è rappresentato dall’Accordo di Igaliku del 2004, che ha rivisto l’Accordo del 1951, includendo la Groenlandia come partner negoziale paritario accanto a Danimarca e Stati Uniti[24].

Nel frattempo, diversi Stati membri della Nato hanno ribadito i propri impegni di difesa collettiva e recentemente hanno dispiegato truppe in Groenlandia per esercitazioni militari[25]. Sebbene Trump abbia dichiarato a Davos che non intende usare la forza per conquistare la Groenlandia, esiste in ogni caso un ampio consenso internazionale sul fatto che molte delle azioni proposte da lui nei confronti della Groen­landia sarebbero ambigue, e che egli abbia causato disorientamento con le sue dichiarazioni[26]. Le critiche rivolte al Presidente statunitense anche dalla destra europea, ad esempio, hanno dimostrato i limiti del sostegno che viene dato a lui in Europa[27].

I politici danesi e groenlandesi si sono espressamente opposti all’idea di cedere la Groenlandia agli Stati Uniti. La prima ministra danese Mette Frederiksen, ad esempio, ha avvertito che un’azione militare statunitense sulla Groenlandia segnerebbe la fine della Nato[28]. Il governo groenlandese, da parte sua, si è sempre opposto alla sovranità degli Stati Uniti sull’isola, compresa la proposta più limitata di sovranità sulle basi militari statunitensi all’interno del Paese[29].

Forse la critica più forte nei confronti del Presidente statunitense, dopo quelle della Groenlandia e della Danimarca, è venuta dal primo ministro canadese Mark Carney, il cui discorso del 20 gennaio 2026 a Davos va ben oltre una semplice reazione a Trump, articolando una nuova visione del mondo e una nuova politica per quel mondo. Nel richiamare i Paesi all’«onestà» e a «vivere nella verità», egli consigliava loro di «smettere di invocare un “ordine internazionale basato sulle regole” quasi che funzionasse ancora come pubblicizzato. Chiamatelo con il suo vero nome: un sistema che intensifica la rivalità tra le grandi potenze, in cui i più potenti perseguono i propri interessi utilizzando l’integrazione economica come mezzo di coercizione»[30].

A questo proposito, in termini più generici, papa Leone XIV ha parlato della «debolezza del multilateralismo», avvertendo, nel suo discorso del 9 gennaio 2026 al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, che «la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando». Il Papa chiede quindi un «multilateralismo sano», in cui la mediazione e l’incontro possano sostituire l’atteggiamento secondo cui la forza fa il diritto[31].

Che cosa accadrà ora?


Alla luce del sentimento popolare groenlandese contrario all’acquisizione dell’isola da parte degli Stati Uniti, dell’impegno della Danimarca a garantire l’autodeterminazione della Groenlandia e della dichiarata volontà dei Paesi membri della Nato di sostenerla come parte dell’Alleanza, il mondo resta in attesa, sperando che prevalga il rispetto dell’ordine internazionale e della sovranità dei popoli.

Qualunque sia l’evoluzione dei prossimi mesi, la Groenlandia dovrà continuare a bilanciare le proprie aspirazioni di autonomia, sopravvivenza economica e sovranità. Il controllo da parte degli Stati Uniti imporrebbe nuovi limiti alla capacità del popolo groenlandese di prendere decisioni in autonomia. Invece, restando all’interno del Regno di Danimarca, i groenlandesi continueranno a interrogarsi, forse con rinnovata urgenza, su come declinare la loro autonomia, mentre il mondo è sempre più alle loro porte. Qualunque sia l’esito, le scelte della Groenlandia avranno peso ben oltre l’Artico.

Copyright © La Civiltà Cattolica 2026
Riproduzione riservata
***


[1] Cfr L. Larivera, «Alla riscoperta del Polo Nord», in Civ. Catt. 2008 IV 78.

[2] Cfr Statistics Greenland, Greenland in Figures 2025 (stat.gl/publ/en/GF/2025/pdf/Greenland%20in%20Figures%202025.pdf).

[3] Cfr ivi.

[4] Cfr ivi.

[5] Cfr «Philippine Embassy brings consular services to Filipino community in Greenland», in ScandAsia (scandasia.com/philippine-embassy-brings-consular-services-to-filipino-community-in-greenland), 3 luglio 2025.

[6] Cfr Den katolske Kirke, sito ufficiale della Chiesa danese (katolsk.dk/feed/rss).

[7] Cfr «Religion and religious communities», in Trap Greenland (trap.gl/en/kultur/religion-og-trossamfund).

[8] Cfr European Commission, «Overseas countries and territories» (international-partnerships.ec.europa.eu/countries/overseas-countries-and-territories_en).

[9] Cfr S. Derouin, «The mineral riches hiding under Greenland’s ice», in BBC (bbc.com/future/article/2025012…), 6 gennaio 2026.

[10] Cfr M. Schwartz, «Greenland, Rare Earths, and Arctic Security», in Center for Strategic and International Studies (csis.org/analysis/greenland-ra…
arctic-security), 8 gennaio 2026.

[11] Cfr A. Fleck, «Greenland’s Economy Depends on Fishing and Danish Subsidies», in Statista (statista.com/chart/34175/green…), 24 marzo 2025.

[12] Cfr «Greenland», in World Bank Group (data.worldbank.org/country/greenland).

[13] Cfr «Home rule 1979–2008», in Trap Greenland (trap.gl/en/historie/home-rule-1979%E2%80%912008).

[14] Cfr «Self-government», in Trap Greenland (trap.gl/en/samfund-og-erhverv/self-government).

[15] Cfr P. Pardo, «Greenland’s Independence in Limbo: “Since Trump took office, economic activity has slowed down”», in El Mundo America (mundoamerica.com/news/2026/01/…), 16 gennaio 2026.

[16] M. L. Nielsen, «Virtually no Greenlander wants to join the US, poll finds», in Euractiv (euractiv.com/news/virtually-no…), 29 gennaio 2026.

[17] Cfr «Defense of Greenland: Agreement Between the United States and the Kingdom of Denmark», in The Avalon Project – Yale Law School (avalon.law.yale.edu/20th_century/den001.asp), 27 aprile 1951.

[18] Cfr B. S. Zellen, Arctic Exceptionalism: Cooperation in a Contested World, Boulder, CO, Lynne Rienner Publishers, 2024.

[19] Cfr T. Reals, «Maps show why Greenland is so important as the Arctic warms», in CBS News (cbsnews.com/news/greenland-map…), 13 gennaio 2026.

[20] «Joint Session of Congress Pursuant to House Concurrent Resolution 11 to Receive a Message from the President», in Congressional Record 171 (41) (govinfo.gov/content/pkg/CREC-2…), 4 marzo 2025.

[21] «National Security Strategy of the United States of America, November 2025» (whitehouse.gov/wp-content/uplo…).

[22] Cfr W. McCormick, «Donald J. Trump: i primi mesi del secondo mandato», in Civ. Catt. 2025 III 257-271.

[23] Cfr Munich Security Conference 2025, Key Speeches, vol. 2: «Speech by J.D. Vance and Selected Reations», in securityconference.org/en/publications/books/key-speeches-volume-ii-jd-vance-msc-2025

[24] Cfr U.S. Department of State, «Denmark (Greenland) (04-0806) – Agreement Amending and Supplementing the Agreement of April 27, 1951, as Amended, Concerning the Defense of Greenland», 6 agosto 2004 (state.gov/04-0806).

[25] Cfr S. Meredith, «NATO nations deploy to Greenland after tense White House talks», in CNBC (cnbc.com/2026/01/15/greenland-…), 15 gennaio 2026.

[26] Cfr «Davos 2026: Special Address by Donald J Trump, President of the United States of America», 21 gennaio 2026 (weforum.org/stories/2026/01/da…).

[27] Cfr M. Rego, «Greenland minister: Trump push to acquire bases as sovereign US territory a “red line”», in The Hill (thehill.com/policy/internation…), 27 gennaio 2026.

[28] Cfr A. Kongshaug – C. Ciobanu – S. Dazio, «Danish prime minister says a US takeover of Greenland would mark the end of NATO», in AP (apnews.com/article/denmark-gre…), 6 gennaio 2026.

[29] Cfr M. Rego, «Greenland minister: Trump push to acquire bases as sovereign US territory a “red line”», cit.

[30] «Principled and pragmatic: Canada’s path» Prime Minister Carney addresses the World Economic Forum Annual Meeting, in tinyurl.com/3szz6eny

[31] Cfr Leone XIV, Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2026 (vatican.va/content/leo-xiv/it/…
20260109-corpo-diplomatico.html).

The post La Groenlandia al crocevia artico del potere first appeared on La Civiltà Cattolica.