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Un'ottima riflessione riguardo al #Fediverso: i numeri grandi non dicono nulla di significativo.
snowtest.it/@osservatorio/stat…


🧭 Guardate i pallini piccoli


Quando si guarda una mappa del Fediverso, l’occhio cade subito sui cerchi enormi.

È normale.

Sono grandi.
Occupano spazio.
Fanno impressione.
Sembrano “pesare” più degli altri.

Ma la vera federazione non è lì.


🌱 La vera federazione è altrove


La vera federazione è fatta da quella miriade di pallini piccoli.

Quelle sono le istanze indipendenti.

Quelle locali.
Quelle personali.
Quelle tematiche.
Quelle familiari.
Quelle artigianali.
Quelle gestite da poche persone.
Spesso da una sola.

Senza uffici stampa.
Senza marketing.
Senza grandi numeri da esibire.
Senza bisogno di raccontarsi come “il centro” di qualcosa.

Quella è la decentralizzazione reale.


⚠️ Grande non significa automaticamente sano


Un’istanza enorme può anche avere milioni di account registrati.

Sulla carta fa scena.

Ma quel numero, da solo, dice poco.

Perché dentro agli “account totali” ci sono anche,

account abbandonati
account doppi
account di prova
profili creati e mai più usati
utenti passati altrove
registrazioni vecchie di anni

Sono numeri utili per fare volume.

Molto meno utili per capire se una comunità sia davvero viva.


📊 Il dato serio è il M.A.U.


Il dato che conta davvero è un altro,

M.A.U.


Monthly Active Users.

Gli utenti attivi mensili.

Perché il M.A.U. ci dice chi c’è davvero.

Chi entra.
Chi legge.
Chi scrive.
Chi interagisce.
Chi vive ancora quello spazio.

Gli account totali misurano quanto è grande l’archivio.

Il M.A.U. misura quanto è viva la comunità.

E la differenza non è piccola.

È sostanziale.


🕸️ Federazione non vuol dire concentrazione


Il Fediverso non dovrebbe diventare una gara a chi ha il pallone più grosso sulla mappa.

Non dovrebbe essere,

un grande centro
con attorno tanti satelliti piccoli.

Dovrebbe essere una rete.

Tanti nodi.
Tante comunità.
Tante amministrazioni autonome.
Tante scelte diverse.
Tante culture locali.

Piccole e medie istanze che comunicano fra loro senza dover dipendere da un unico polo dominante.


🧩 I pallini piccoli sono importanti


Le piccole istanze sono quelle dove spesso trovi,

amministratori raggiungibili
regole comprensibili
comunità riconoscibili
moderazione più vicina alle persone
identità locale o tematica chiara
rapporti meno impersonali

Non saranno enormi.

Non faranno effetto sulla mappa.

Non avranno numeri da vetrina.

Ma sono proprio loro a impedire che il Fediverso diventi la copia federata dei vecchi social centralizzati.


🚫 Il problema del “nodo dominante”


Se tutto si concentra in pochi grandi poli, tecnicamente resta federato.

Sì.

Ma culturalmente comincia ad assomigliare troppo al modello da cui molti dicevano di voler scappare.

Perché una federazione dominata da pochi giganti è ancora federazione sul piano tecnico,

ma molto meno sul piano sociale.

E il Fediverso non è nato per sostituire un centro con un altro centro.


✅ Il punto è semplice


La forza del Fediverso non è avere il server più grande.

La forza del Fediverso è che nessun server dovrebbe diventare indispensabile.

La forza è poter scegliere.

Poter cambiare istanza.
Poter crearne una propria.
Poter gestire una comunità piccola.
Poter federare senza diventare periferia di qualcun altro.


🔍 Guardate meglio la mappa


Non fermatevi al cerchio più grande.

Guardate intorno.

Guardate quella polvere di piccoli punti.

Lì ci sono le istanze che tengono viva l’idea originale.

Lì c’è la parte più fragile, ma anche più preziosa.

Lì c’è il Fediverso distribuito.

Lì c’è la federazione vera.

Guardate i pallini piccoli.

È lì che il Fediverso respira.


fedidb.com/servers/mastodon.so…

#fediverso


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🧭 Guardate i pallini piccoli


Quando si guarda una mappa del Fediverso, l’occhio cade subito sui cerchi enormi.

È normale.

Sono grandi.
Occupano spazio.
Fanno impressione.
Sembrano “pesare” più degli altri.

Ma la vera federazione non è lì.


🌱 La vera federazione è altrove


La vera federazione è fatta da quella miriade di pallini piccoli.

Quelle sono le istanze indipendenti.

Quelle locali.
Quelle personali.
Quelle tematiche.
Quelle familiari.
Quelle artigianali.
Quelle gestite da poche persone.
Spesso da una sola.

Senza uffici stampa.
Senza marketing.
Senza grandi numeri da esibire.
Senza bisogno di raccontarsi come “il centro” di qualcosa.

Quella è la decentralizzazione reale.


⚠️ Grande non significa automaticamente sano


Un’istanza enorme può anche avere milioni di account registrati.

Sulla carta fa scena.

Ma quel numero, da solo, dice poco.

Perché dentro agli “account totali” ci sono anche,

account abbandonati
account doppi
account di prova
profili creati e mai più usati
utenti passati altrove
registrazioni vecchie di anni

Sono numeri utili per fare volume.

Molto meno utili per capire se una comunità sia davvero viva.


📊 Il dato serio è il M.A.U.


Il dato che conta davvero è un altro,

M.A.U.


Monthly Active Users.

Gli utenti attivi mensili.

Perché il M.A.U. ci dice chi c’è davvero.

Chi entra.
Chi legge.
Chi scrive.
Chi interagisce.
Chi vive ancora quello spazio.

Gli account totali misurano quanto è grande l’archivio.

Il M.A.U. misura quanto è viva la comunità.

E la differenza non è piccola.

È sostanziale.


🕸️ Federazione non vuol dire concentrazione


Il Fediverso non dovrebbe diventare una gara a chi ha il pallone più grosso sulla mappa.

Non dovrebbe essere,

un grande centro
con attorno tanti satelliti piccoli.

Dovrebbe essere una rete.

Tanti nodi.
Tante comunità.
Tante amministrazioni autonome.
Tante scelte diverse.
Tante culture locali.

Piccole e medie istanze che comunicano fra loro senza dover dipendere da un unico polo dominante.


🧩 I pallini piccoli sono importanti


Le piccole istanze sono quelle dove spesso trovi,

amministratori raggiungibili
regole comprensibili
comunità riconoscibili
moderazione più vicina alle persone
identità locale o tematica chiara
rapporti meno impersonali

Non saranno enormi.

Non faranno effetto sulla mappa.

Non avranno numeri da vetrina.

Ma sono proprio loro a impedire che il Fediverso diventi la copia federata dei vecchi social centralizzati.


🚫 Il problema del “nodo dominante”


Se tutto si concentra in pochi grandi poli, tecnicamente resta federato.

Sì.

Ma culturalmente comincia ad assomigliare troppo al modello da cui molti dicevano di voler scappare.

Perché una federazione dominata da pochi giganti è ancora federazione sul piano tecnico,

ma molto meno sul piano sociale.

E il Fediverso non è nato per sostituire un centro con un altro centro.


✅ Il punto è semplice


La forza del Fediverso non è avere il server più grande.

La forza del Fediverso è che nessun server dovrebbe diventare indispensabile.

La forza è poter scegliere.

Poter cambiare istanza.
Poter crearne una propria.
Poter gestire una comunità piccola.
Poter federare senza diventare periferia di qualcun altro.


🔍 Guardate meglio la mappa


Non fermatevi al cerchio più grande.

Guardate intorno.

Guardate quella polvere di piccoli punti.

Lì ci sono le istanze che tengono viva l’idea originale.

Lì c’è la parte più fragile, ma anche più preziosa.

Lì c’è il Fediverso distribuito.

Lì c’è la federazione vera.

Guardate i pallini piccoli.

È lì che il Fediverso respira.


fedidb.com/servers/mastodon.so…

#fediverso

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
in reply to Osservatorio Fediverso

Fa sorridere che, davanti a un ragionamento sulla decentralizzazione reale, l’unica risposta sia concentrarsi sull’uso di un’immagine presa come supporto visivo.

Il punto non era “quella specifica immagine”.

Il punto era molto più semplice,

il Fediverso non si misura solo contando account registrati su grandi istanze.

Conta anche,

quanti utenti sono realmente attivi
quante istanze esistono davvero
quanto potere si concentra in pochi nodi
quanto spazio resta alle comunità piccole e indipendenti

Gli account totali fanno volume.

Il M.A.U. racconta molto meglio chi è ancora vivo.

E i tanti pallini piccoli raccontano molto meglio la federazione di qualunque cerchio enorme.

Poi certo, si può anche fare finta di non capire e parlare solo dell’immagine.

Ma il concetto resta lì.

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robertocaso.it/2026/06/23/i-da…

G. Bincoletto, R. Caso, P. Guarda (a cura di), I dati della sperimentazione clinica tra chiusura e apertuura della conoscenza scientifica. Filosofia, politica, etica, diritto e prassi, Prima edizione, Milano, Ledizioni, giugno 2026

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GPS, mappe, sincronizzazione dei sistemi satellitari: molte tecnologie che usiamo ogni giorno dipendono anche dalla ionosfera, una regione dell’atmosfera terrestre che può alterare la propagazione dei segnali radio.

Per studiarla, i ricercatori analizzano enormi quantità di dati provenienti dai sistemi GNSS come GPS e Galileo. Un nuovo software open source sviluppato da ricercatori INGV, PyTECGg, permette di elaborare e preparare questi dati in tempi ridotti.
👉️ buff.ly/4r0PrYV

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Fatta la direttiva, trovato l’inganno

@politica - Come evitare di far verificare davvero la trasparenza retributiva

wp.me/phh2yV-9Lq

in reply to informapirata ⁂

@informapirata io non mi stupisco... però dovrei leggere cosa è stato detto alle audizioni. Al webinar cui ho partecipato è stato detto che avevano segnalato la cosa, ma il ddl non è stato modificato.

@politica

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Salvini fa finta di chiudere il recinto, ma i buoi sono usciti da tempo


Il ministro dell'insicurezza stradale usa parole vuote perché ci sono "troppe giovani vittime" sulle strade

Purtroppo dice la verità, nel weekend c'è stata una strage di vittime giovani:

Strano che #MatteoSalvini se ne accorga solo adesso: ogni fine settimana c'è una strage sulle strade italiane, lo scorso i morti sono stati 43:

Naturalmente adesso tutti parlano di alcol, ma il problema reale è e resta la #velocità, e una cultura dell'automobile, che la esalta. E, in fondo, dopo un bicchiere di rosso si può tranquillamente guidare 🤦‍♂️

Inoltre è evidente come la classe politica sia immersa nella stessa cultura tossica, con politici della maggioranza protagonisti di episodi imbarazzanti, però estremamente fortunati:

Inoltre è inutile che Salvini faccia vertici. Il suo capitale l'ha già investito nel #codiceDellaStrage, dove ha reso più difficili i controlli di velocità, e ha peggiorato le condizioni per i "pericolosissimi" monopattini, responsabili di percentuali omeopatiche di feriti.

L'unica cosa che può migliorare le cose è, nell'immediato un forte aumento dei controlli sulle strade, e, nel lungo periodo una politica della mobilità che neutralizzi il mito tossico dell'auto, con l'obiettivo di offrire alternative concrete e funzionanti, accompagnato da opportuni disincentivi. Tutti ci guadagnerebbero

@energia #violenzaStradale

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Per una visione realistica dell’intelligenza artificiale

Dal blog Link&Think di @enriconardelli
link-and-think.blogspot.com/20…
@informatica
di Enrico Nardelli

(english version here)

Si è svolta martedì 16 giugno, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, la conferenza stampa di presentazione della lettera aperta alla società intitolata “Per una visione realistica dell’intelligenza

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Tg1: Ritrovate le due sorelline scomparse da due settimane da una casa famiglia a Civitella Alfedena (L'Aquila). Sarah e Alisya sono state ritrovate dai carabinieri in buone condizioni di salute a casa di una zia a Formia (Latina)
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Marchi che utilizzano influencer generati dall'intelligenza artificiale per promuovere i prodotti sui social media


L'indagine ha rivelato contenuti basati sull'intelligenza artificiale che pretendono di mostrare clienti reali, suscitando richieste di maggiore trasparenza.

theguardian.com/technology/202…

@aitech

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Allarme Cybersicurezza: la nuova frontiera dei Deepfake vocali


Durante i recenti forum sulla sicurezza digitale, gli esperti hanno evidenziato come il focus del contrasto ai deepfake si stia spostando rapidamente dai video alla clonazione vocale via IA, utilizzata in modo sempre più massiccio per truffe e attacchi di ingegneria sociale. Parallelamente, si stanno sviluppando contromisure basate su intelligenze artificiali "sentinella" per intercettare le alterazioni audio in tempo reale

@informatica

dire.it/19-06-2026/1249639-tg-…

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La lettera pubblicata su Facebook da Matteo Di Massa, studente maturando al Liceo Musicale, se confermata, sarebbe un gravissimo atto di accusa al Ministero dell'istruzione.


@musica

Caro Ministro Valditara,
sono uno studente del Liceo Musicale alle prese con l'Esame di Maturità.
Come migliaia di altri studenti, il 19 giugno ho sostenuto la seconda prova scritta. La traccia proponeva l'analisi di L'Ondine di Cécile Chaminade, scelta che ho accolto con interesse e rispetto.
Fin qui nulla di strano. Il problema è che la partitura fornita agli studenti presenta un numero impressionante di errori rispetto all'originale.
Non stiamo parlando di una svista isolata o di un refuso marginale. Sono stati individuati errori di alterazioni, accordi, ottave, impaginazione e perfino intere battute divergenti dalla fonte originale. In alcuni casi gli errori si ripetono sistematicamente; in altri riguardano passaggi che possono influenzare direttamente l'analisi armonica e formale richiesta dalla prova.
L'aspetto più grave è un altro: la partitura utilizzata sembra derivare da una trascrizione reperibile online su MuseScore pubblicata da un utente del sito e non da un'edizione critica o comunque verificata con il rigore che una prova d'esame nazionale dovrebbe garantire.
Per fare solo qualche esempio:
  • battute 5, 26 e 57: nota finale errata;
  • battute 6, 27 e 58: note errate;
  • battuta 39: contenuto della battuta completamente diverso dall'originale;
  • battute 72-74: intere parti della mano sinistra scritte un'ottava sopra;
  • battuta 75: numero delle semicrome non corrispondente all'originale;
  • battuta 76: accordi scritti in modo errato.L'elenco completo è molto più lungo.Chi studia musica sa bene che una singola nota può modificare una funzione armonica, una condotta delle parti o l'interpretazione di un passaggio. > Chiedere a migliaia di studenti di sostenere una prova nazionale su una partitura piena di inesattezze significa compromettere l'affidabilità stessa dell'esame.Non si tratta di cercare polemiche. Si tratta di pretendere il minimo indispensabile: che il materiale fornito dal Ministero sia corretto, verificato e all'altezza della serietà che viene richiesta agli studenti.A rendere la situazione ancora più spiacevole c'è un fatto che ho potuto verificare personalmente: oggi ho provato a scaricare nuovamente il materiale pubblicato e la partitura risulta essere stata sostituita con quella originale.Se così fosse, significherebbe che la versione distribuita agli studenti durante l'esame non coincide con quella che oggi è consultabile. Una circostanza che merita certamente un chiarimento ufficiale, perché migliaia di candidati hanno sostenuto una prova sulla base del materiale loro consegnato in aula, non di quello eventualmente corretto in un secondo momento.Mi auguro che il Ministero chiarisca come sia stata selezionata questa partitura e che tenga conto di quanto accaduto nella valutazione delle prove.Condivido questo post affinché studenti, docenti, musicisti e giornalisti possano prenderne visione e contribuire a fare chiarezza.


facebook.com/100028564202514/p…

@matz @nicodilascio @hristotranqui @strk ne sapete niente?

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Bezos, il male, e l'Horror vaqui.


«Col senno di poi, posso dire a cosa corrispondesse questa sensazione. Ma, come sto imparando, le nostre “sensazioni”, le nostre “euristiche”, sono così difficili da spiegare perché spesso non riusciamo a risalire alla causa.»


keinpfusch.net/bezos-il-male-e…

@eticadigitale


Bezos, il male, e l'Horror vaqui.


Sono venuto a contatto coi transumanisti anni fa. Credo vivessi ancora in Italia. All’inizio l’idea mi intrigava, e mi intrigavano le domande che l’idea poneva. Ma sebbene provassi un certo interesse per l’argomento, non riuscivo a stare sui loro forum a lungo perché, se ricordate, già una ventina di anni fa la mia diagnosi fu: “posto irrimediabilmente infetto da nazismo”. Presi quindi la decisione di non frequentare, nemmeno digitalmente, quella gente. Mi sembravano intrinsecamente nazisti o, meglio, credevo che la loro traiettoria li avrebbe portati inevitabilmente al nazismo.

E oggi, più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto quella sensazione fosse corretta. E sia chiaro: la mia era solo una sensazione. Non avevo, allora, una dimostrazione formale in mano. Non avevo il documento firmato, il manifesto programmatico, la tessera nascosta nel cassetto, la foto col braccio teso e la mascella da cattivo casting. Era un’impressione, un odore, una direzione del discorso.

Non per nulla, quando fui “sfidato” a un confronto dialettico, faticai a dimostrare che fossero più nazisti di qualsiasi altro gruppo di persone preso a caso su Internet. Perché, messi davanti all’accusa, erano abbastanza furbi da non presentarsi come nazisti. Nessuno arrivava dicendo: buongiorno, siamo qui per rifare l’eugenetica con la fibra ottica. Anzi, loro proponevano come paradigma uno strano parlamento universale, nel quale avevano posto ANCHE i fascisti politici. E questo, secondo loro, significava democrazia e libertà.

Questo parlamento conteneva le differenti “correnti” del transumanesimo: per elencarle tutte, queste.

  • C’erano gli extropiani, quelli della crescita continua, dell’ottimismo tecnologico, dell’entropia da prendere a calci nel sedere e della convinzione che ogni limite umano fosse soltanto un bug in attesa di patch.
  • C’erano gli immortalisti, convinti che la morte fosse una specie di problema tecnico, un difetto di progettazione, e che quindi il primo dovere morale dell’umanità fosse quello di abolirla, o almeno di rimandarla abbastanza da poter vendere un secondo corso.
  • C’erano i singularitarians, quelli della Singolarità tecnologica: l’idea che, prima o poi, l’intelligenza artificiale o qualche altra forma di accelerazione tecnologica avrebbe prodotto un salto tale da rendere il mondo successivo incomprensibile al mondo precedente.
  • C’erano i transumanisti libertari, per i quali il problema non era tanto “chi controllerà queste tecnologie?”, ma “come facciamo a impedire allo Stato di metterci il naso?”. Il che, tradotto, spesso significava: lasciamo decidere al mercato, cioè a chi ha più soldi.
  • C’erano i transumanisti democratici, che invece cercavano di tenere insieme potenziamento umano, welfare, uguaglianza di accesso e qualche forma di controllo pubblico. Una specie di socialdemocrazia con esoscheletro, CRISPR e abbonamento alla palestra cognitiva.
  • C’erano gli abolizionisti, non nel senso storico del termine, ma nel senso di abolire la sofferenza: usare biotecnologie, neuroscienze e farmacologia per eliminare dolore, depressione, angoscia, paura, forse perfino la tristezza. Una promessa bellissima, se non fosse che ogni promessa di eliminare la sofferenza dovrebbe sempre far venire voglia di controllare dove tengono le siringhe.
  • C’erano i postgenderisti, convinti che anche il genere fosse una vecchia infrastruttura biologica, un residuo dell’hardware evolutivo, e che prima o poi sarebbe stato possibile superarlo tramite biotecnologie, riproduzione artificiale e modifiche del corpo.
  • C’erano i tecnogaiani, quelli che tentavano la fusione tra ecologismo e tecnologia estrema: non “torniamo alla natura”, ma “salviamo Gaia con nanotecnologie, energia pulita, geoingegneria e qualche altra cosa che, normalmente, in un film di fantascienza esplode al secondo atto”.
  • C’erano gli equalisti, convinti che la tecnologia avrebbe finito per abolire le gerarchie sociali, perché l’abbondanza avrebbe reso inutili scarsità, classi e privilegi. Cioè il comunismo, ma con più server e meno riunioni di condominio.
  • E poi c’erano i postpolitici, quelli che già allora sognavano un superamento della democrazia rappresentativa in nome della ragione, dell’efficienza, della competenza e dell’accesso razionale alle tecnologie di potenziamento. Che è sempre un modo elegante per dire: basta con questa gente che vota male.

Insomma, sulla carta sembrava davvero un parlamento. C’era il liberale, il socialista, il libertario, l’ecologista, il mistico della Singolarità, il medico dell’immortalità, il farmacista della felicità obbligatoria e il sociologo del corpo nuovo. E, naturalmente, c’era posto anche per il fascista politico. Secondo loro, questo significava democrazia e libertà.


Col senno di poi, posso dire a cosa corrispondesse questa sensazione. Ma, come sto imparando, le nostre “sensazioni”, le nostre “euristiche”, sono così difficili da spiegare perché spesso non riusciamo a risalire alla causa.

Ci chiediamo che cosa ci abbia portato a quella sensazione, quale ne sia l’origine. Ci interroghiamo sulla presenza di qualcosa che dovrebbe esserne la causa. Cerchiamo l’oggetto, il segnale, l’indizio, la cosa che era lì e che ci ha fatto reagire in quel modo. Ma non ci rendiamo conto di un fatto.

Questa ricerca della causa delle nostre sensazioni, del “cosa mi fa sentire così”, è viziata dal problema della presenza. Noi ci chiediamo che cosa sia presente, che cosa esista, che cosa stia agendo su di noi per farci sentire in un certo modo.

Quello di cui non ci rendiamo conto è che molto spesso, quasi sempre, queste “sensazioni” non sono causate da qualcosa che è presente, ma dalla reazione a qualcosa che è assente.

È come se, quando la nostra mente nota un “buco”, la nostra razionalità non riuscisse a considerare quel buco come una cosa, o quell’assenza come una causa. Allora ci mette sopra qualcosa di inspiegabile. Ma ci mette qualcosa di inspiegabile solo perché siamo forsennatamente abituati a cercare le cause in qualcosa che esiste, e fatichiamo a capire che anche l’assenza di qualcosa può essere una causa.

Ed ecco, anziché chiedermi a quale cosa presente dovessi quella sensazione, sto imparando che, quando ho una sensazione inspiegabile, devo cercare invece l’assenza di qualcosa.

Perché dalla presenza di cose possiamo dedurre e ragionare. Dalla loro assenza, invece, se non capiamo come originano le sensazioni, non possiamo dedurre quasi niente. Almeno sino a quando non abbiamo capito che la sensazione non significa necessariamente “c’è qualcosa di strano”, bensì: “stranamente, manca qualcosa”.

A quale assenza mi riferisco?


Leggete questo articolo.

theprint.in/feature/jeff-bezos…

In questo articolo, Bezos ci illumina con un argomento tipico dei transumanisti. E' vero, qualche milione di persone potrebbe morire di sete, magari qualche altro milione di persone potrebbe finire in poverta', ma quando avremo la nostra superintelligenza artificiale , che non puo' esistere per via di alcuni teoremi che non si sono posti il disturbo di imparare, essa risolvera' TUTTI i nostri problemi.

Questo ragionamento, in realta' non e' per nulla nuovo, in quanto basta cambiare “Singolarita' ” con “Dio” e improvvisamente e' chiaro che ci stanno promettendo il paradiso , se solo sacrifichiamo abbastanza gente al dio in questione. E cosi' chi se ne frega se moriranno milioni di persone per la sete, o per la poverta': poi arriva Dio, e crea il paradiso.

Su questo piano, i transumanisti miliardari non possono vantare nessuna originalita', credo. Roba che era gia' vecchia, se non arcaica, quando io ero giovane.

Certo, ci sono tante cose che non dicono. Omettono sempre il numero di vite umane da dare in olocausto al loro Dio, omettono di chiedersi che succede se la loro singolarita' che risolve i problemi insoluti dell'umanita', ci spiega se disporre la carta igienica con il rotolo verso il muro oppure verso l'esterno, e poi si ferma. Ha risolto un problema insoluto dell'umanita'. giusto? Il requisito viene rispettato. Il contract anche.

Oppure, se si limitasse a dire “miao”. Ho sempre sospettato che i gatti siano la cosa piu' vicina alla superintelligenza che conosciamo. Se non mi credete, provate a convincerne uno a trovarsi un lavoro.

Ci sono altre omissioni presenti, per esempio non si spiega mai quanto costeranno queste miracolose tecnologie, e chi se le potra' permettere. E a proposito, che fine faranno quelli che non se le possono permettere nella societa' di Bezos? Niente, problemi, ci pensa la Singolarita'-DIo a creare il paradiso. Poi, che la loro idea di Paradiso mi ricordi molto quella di Gentrificazione, e' tutto da ridere. O forse no.

Ma torniamo alla mia sensazione. Che era la sensazione di nazismo. Quale mancanza ho notato. Quale assenza? Quale assenza noto nel discorso di Bezos?


Se andate da Uriel Fanelli e gli sottoponete il problema di raffreddare i data center, Uriel Fanelli cosa fa?

Ragiona.

E dice: “mettiamoli in un posto molto freddo”.

Geniale, eh?

Scandinavia, Alaska, Groenlandia, Siberia, giusto per citare l’emisfero settentrionale. Anche il Sud America ha posti freddi e interessanti, se proprio volete fare gli originali.

Certo, occorre ancora acqua per raffreddarli. Ma mi concederete che raffreddare qualcosa che vive in un range dai 15 ai 50°C è diverso dal raffreddare qualcosa che vive tra i -30 e i 15°C. La fisica, questa sconosciuta, ogni tanto aiuta.

E l’acqua?

Esistono gli oceani. Il 70% del pianeta ne è ricoperto. Non abbiamo davvero bisogno di usare l’acqua che si beve per raffreddare un data center. I data center non bevono. Esistono gli oceani, ed esistono gli scambiatori di calore. E gli scambiatori di calore funzionano anche con acqua salata. Altrimenti non avremmo i dissalatori.

E così, qualsiasi costa nel circolo polare artico, o antartico, diventa un buon posto per costruire un data center. Almeno, se il problema è il calore e la presenza di acqua.

E l’energia? Come la portiamo lì?

La soluzione esiste sin dai tempi dell’Unione Sovietica, che aveva cominciato a progettare e usare l’idea di reattori navali e unità energetiche galleggianti. Oggi l’esempio concreto si chiama Akademik Lomonosov: una centrale nucleare galleggiante russa, ormeggiata a Pevek, nell’Artico, fatta apposta per dare elettricità e calore a zone remote. Non stiamo parlando di magia nera, ma di una cosa che esiste.

I costi non sono poi così stravaganti, se li confrontiamo con quelli necessari a costruire centrali nucleari sul suolo, portandoci strade, cemento, permessi, sindaci, comitati, ricorsi al TAR e la signora del terzo piano che non vuole il traliccio perché le rovina il karma.

E le persone? Come le portiamo lì a lavorare?

Esistono delle cose che si chiamano “navi da crociera”. La gente ci vive per anni. Ci mettete dentro uffici, connessioni, mense, alloggi, e adesso avete gli uffici. Se consideriamo i cubicoli in colocation della Silicon Valley, sarebbe persino una soluzione di lusso.

Vi consuma troppo suolo?

Nemmeno questo problema è così difficile. Non dico “Venezia” per dire che il suolo, se si vuole, si crea. Ma potrei citare gli aeroporti giapponesi costruiti su isole artificiali: Kansai International Airport, in mezzo alla baia di Osaka, oppure Kobe Airport, costruito su un’isola artificiale davanti alla città. Non è fantascienza: ci atterrano gli aerei.

Oppure possiamo citare Dubai, che ha costruito Palm Jumeirah e le World Islands, cioè isole artificiali nel Golfo Persico, non per salvare l’umanità, ma per vendere case, hotel e panorami marini (cioe' l'acqua. Che e' orizzontale. E l'orizzonte. CHe e' una linea orizzontale, appunto. Per loro e' “un panoram” Oook.) a gente con troppi soldi e troppo poco senso del ridicolo. Quindi sì: la tecnica esiste.

Quindi.

Volete un megadatacenter che dovete raffreddare?

Prendiamo una costa artica, o antartica. Ci costruiamo delle isole artificiali. Ci portiamo navi con reattori. Poi le navi col personale. Ci mettiamo gli scambiatori di calore, sia con l’aria dell’ambiente, sia con l’acqua “vagamente freschina” di quelle parti.

Infine, quando il data center è acceso, l’acqua calda che risulta dal raffreddamento la versiamo nello stesso porto dove sono ferme le navi. E non ghiaccia più.

Ecco quello che manca nel discorso sui data center.

MA PERCHÉ CAZZO LI VOLETE IN CALIFORNIA?


Questa mancanza di ricerca delle soluzioni è la cosa che manca davvero. Il problema dei data center, in teoria, non dovrebbe nemmeno esistere. In un luogo freddissimo, raffreddare qualcosa non può essere il problema principale. Voglio dire: prendiamo la Siberia. Ci sono città che scendono tranquillamente sotto i -40°C. Yakutsk, per dire, ha una temperatura media annua intorno ai -8,8°C, e un periodo di riscaldamento che dura circa 256 giorni l’anno. Non stiamo parlando di “fa freschino, mettiti una felpa”. Stiamo parlando di posti dove il freddo è una parte dell’urbanistica.

Eppure la gente ci vive.

Come mai?

Perché sono collegate a sistemi di teleriscaldamento. Arriva un tubone di acqua calda e riscalda le case. A Pevek, nell’Artico russo, la centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov è stata usata proprio anche per fornire calore alla città. Quindi non siamo nel mondo delle idee bizzarre: siamo nel mondo delle cose già fatte, che funzionano abbastanza da essere noiose.

Benissimo. Perché quell’acqua calda non può venire da un data center?

Perché dobbiamo considerare il calore prodotto dai server come un rifiuto, e non come una risorsa? Se avete un oggetto che produce calore in un luogo dove il calore serve per non morire congelati, forse il problema non è l’oggetto. Forse il problema è il modo idiota in cui lo state guardando.

E quando è estate?

A parte che, da quelle parti, la parola “estate” non ha esattamente lo stesso significato che ha in California. A Norilsk, per esempio, in luglio le massime medie stanno intorno ai 18°C, e le minime intorno ai 9-10°C. È estate, sì. Ma è un’estate che a Los Angeles verrebbe probabilmente classificata come “problema tecnico del meteo”.

La mia risposta sarebbe: serre.

Perché da quelle parti l’agricoltura non è precisamente la Pianura Padana. Nelle regioni settentrionali e nell’Estremo Oriente russo, la FAO segnala proprio i problemi classici: stagione vegetativa molto breve, permafrost, suoli paludosi, e quindi difficoltà o impossibilità di coltivare molte colture. L’Arctic Institute dice la stessa cosa in modo più generale: temperature basse e permafrost accorciano la stagione di crescita e rallentano i processi agricoli.

Quindi avete calore in eccesso, avete acqua, avete energia, avete infrastruttura. E avete anche posti dove il problema non è “fa troppo caldo”, ma “se voglio un pomodoro devo farlo arrivare da molto lontano, pagandolo come se fosse un organo di ricambio”.

E allora usateli. Scaldate serre. Coltivateci qualcosa. Trasformate un problema termico in un pezzo di economia locale.

Perché se il problema è “questi cosi scaldano troppo”, forse la prima domanda non dovrebbe essere “come li raffreddiamo in mezzo della California?”, ma “dove possiamo mettere del calore in un posto in cui il calore serve?”.

E allora perché non si fa così?

La risposta è che, in parte, si fa già. Solo che lo si fa come sempre: a pezzetti, con prudenza, come se fosse una stranezza locale invece che una conseguenza abbastanza ovvia della fisica.

In Olanda, per esempio, Microsoft ha un grande data center a Middenmeer, nell’area di Agriport A7, cioè dentro una zona dove ci sono anche serre industriali di dimensioni importanti. E lì il discorso non è teorico: il calore residuo dei data center viene considerato una risorsa per le serre, non semplicemente un fastidio da buttare via.

Agriport A7, del resto, non è il campo del contadino col cappello di paglia. È un distretto agroindustriale dove convivono serre ad alta tecnologia, infrastrutture energetiche, fibra, data center, reti elettriche e gestione dell’acqua. Cioè esattamente quel genere di posto dove una persona normale direbbe: se da una parte produco calore e dall’altra parte ho bisogno di calore, forse posso fare incontrare le due cose senza convocare un congresso mondiale di consulenti.

E se volete sapere come mai l’Olanda esporti così tanti pomodori, più della Spagna in valore e spesso anche in certe classifiche di volume, la risposta non è “il sole olandese”, perché il sole olandese è una barzelletta meteorologica.

La risposta è: serre, energia, logistica, tecnologia, controllo dell’ambiente, catene del freddo, porti, camion, export, e tutta quella roba noiosa che non entra nei comunicati stampa dove si parla di “innovazione” con le lucine blu.

Non perché ChatGPT coltivi pomodori. Ma perché lo stesso calore che trattiamo come problema quando esce da un data center diventa improvvisamente risorsa quando lo metti vicino a una serra di un posto freddo.

Ed è esattamente questo il punto: non manca la tecnologia.

Manca la voglia di ragionare sul sistema intero.


E come si chiama questa “mancanza di volontà di ragionare sul sistema intero”?

Ha un nome: malvagità.

Non credo minimamente che gente che vive di tecnologia abbia bisogno della Singolarità-Dio per capire che una cosa si raffredda meglio al freddo. O per capire che, se vuoi acqua, devi avvicinarti al mare. Sono concetti triviali, persino per un americano.

Ok, alcuni hanno bisogno di una scritta per capire che non devono bere l’acido della batteria dell’auto. Lo so. Ma se proprio non ci arrivano, se davvero non riescono a capire che in un posto freddo c’è meno caldo, esistono i consulenti. Esistono gli esperti. Esistono i report. Esistono intere aziende che si fanno pagare cifre oscene per dire, con un PowerPoint, che il ghiaccio tende a essere freddo.

Quindi no: non è ignoranza.

Il problema è che queste persone scelgono deliberatamente il male. Scelgono deliberatamente di fare la cosa che produce più sofferenza, più devastazione, più miseria, più sete, più spreco. E la scelgono anche quando l’alternativa esiste, è nota, è industrialmente possibile, e in alcuni casi funziona già.

La scelgono persino quando potrebbero guadagnare anche facendo la cosa sensata. Le serre olandesi, il calore, lo pagano a Microsoft. Non è nemmeno un discorso da frati francescani scalzi che vogliono salvare il mondo vendendo candele al mercato equo e solidale. È business. È infrastruttura. È integrazione industriale. È denaro.

E tuttavia, quando devono scegliere tra un sistema che riduce il danno e un sistema che lo concentra, tra una soluzione che usa il calore e una che lo butta via, tra un territorio che potrebbe ricevere qualcosa e un territorio che deve solo subire, scelgono la seconda.

Scelgono la sete. Scelgono lo spreco. Scelgono il calore disperso. Scelgono il data center nel posto sbagliato, la pipeline nel posto sbagliato, l’acqua nel posto sbagliato, l’energia nel posto sbagliato.

E poi chiamano tutto questo “innovazione”.

No.

Questo ha un nome: malvagità.

Sono persone malvage. Non confuse. Non ingenue. Non vittime di un errore tecnico.

Malvage.

La malvagita' che percepivo nei transumanisti che ho incontrato, e che avevo identificato come “nazismo intrinseco”.


Il discorso della malvagità appartiene al discorso di prima.

Che cos’è?

Nel tempo ho sviluppato una congettura mia.

Sappiamo di certo quando l’abbiamo di fronte, perché ci fa inorridire. Un latino direbbe: horror. Ma non sapremmo dire esattamente di cosa sia fatta. E questo, a mio avviso, è legato al fatto che la malvagità non è qualcosa, ma è la mancanza di qualcosa.

Per questo non sappiamo dire cosa sia. Perché è qualcosa che manca.

Hannah Arendt, in Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, parlava appunto della “banalità del male”: non il male come demone metafisico, non il cattivo con la risata da melodramma, ma il male amministrativo, ordinario, procedurale, quello che compila moduli e obbedisce a un flusso di lavoro.

Io penso che il male sia semplicemente vuoto. E siccome l’insieme vuoto appartiene a ogni possibile insieme, allora il male può stare ovunque. Banale, come diceva Arendt. Ma banale proprio perché vuoto.

Semplicemente vuoto.

E qui torna utile un’espressione antica: horror vacui. In filosofia naturale e nella fisica antica, il concetto viene associato alla tradizione aristotelica e alla formula, poi diventata proverbiale, secondo cui “la natura aborrisce il vuoto”. L’idea era che il vuoto non potesse davvero esistere, perché la natura tenderebbe sempre a riempirlo.

Poi l’espressione è passata anche nell’estetica. Mario Praz la usò per descrivere quella specie di terrore decorativo del vuoto, tipico di certi interni vittoriani: riempire ogni spazio, ogni parete, ogni superficie, come se lasciare un vuoto fosse già un cedimento morale.

E quindi, se la guardiamo dal punto di vista dell’osservatore, la nostra malvagità non è altro che un concetto parecchio alchimistico: horror vacui, l’orrore che la natura, e quindi anche noi, ha per il vuoto.

Noi lo sentiamo. Non perché vediamo qualcosa, ma perché manca qualcosa. Manca il limite. Manca la pietà. Manca la vergogna. Manca la capacità di vedere l’altro come parte del sistema, e non come materiale di scarto.

E allora il nostro orrore non è la reazione a una presenza mostruosa. È la reazione a un’assenza mostruosa.

È questo il vuoto, l' ASSENZA che chiamiamo male.


Un americano mi chiederebbe come mai queste persone malvage abbiano così tanto successo. Ed è spiegato proprio dal vuoto.

Avete mai riflettuto sul “distraction free”, quel pattern di design delle UI sul web?

È molto facile avere successo se non ci si lascia distrarre da alcune cose. Per esempio, dal fatto che stai assetando un posto. Che lo stai distruggendo. Che lì c’era della gente. Che nel ghetto di Varsavia quelle erano persone. Che nel tuo forno crematorio ci entravano anche i bambini.

È facile sganciare bombe e uccidere ventimila bambini a Gaza, se non ti lasci distrarre dal fatto che sono bambini, che piangono, che chiamano mamma mentre bruciano.

L’assenza aiuta. Aiuta anche la coscienza.

Tanti dicono di averla pulita, ma dimenticano che il modo più semplice per avere una coscienza pulita è tenerla chiusa nella scatola. Mai usata. Perfetta. Immacolata. Pulita.

Chi ha una coscienza, invece, sa di avere fatto dei casini. È umano, se ne rammarica, ci torna sopra, ci perde sonno. Diffidate molto di chi dice di avere una coscienza pulita, perché spesso quella pulizia non è virtù: è inutilizzo.

Ancora una volta, la mancanza di problemi di coscienza, la mancanza, è malvagia.

Ma rimane il punto: se non siete distratti da alcune cose, potete focalizzarvi ed essere efficienti. Ed ecco per quale motivo certe persone hanno più successo: sono più focalizzate perché non si lasciano distrarre dalla sofferenza altrui.

Non chiamateli “psicopatici”. Non dite che i manager di successo sono psicopatici.

Sono semplicemente “malvagi”.


Siamo umani. Siamo quindi vivi nello stesso universo e sottoposti alle stesse leggi fisiche. E l’universo, se proprio vogliamo personalizzarlo, si comporta come se avesse orrore del vuoto.

E questo deve riflettersi, in qualche modo, nel nostro rapporto con l’Universo. La sensazione che proviamo di fronte al “male” è semplicemente il modo in cui viviamo l’horror vacui. Il male non “esiste”.

Il male… “manca”.

E quando avevo iniziato a frequentare i transumanisti, era proprio questa mancanza ad avermi dato una sensazione di malvagio. Non diventeranno solo nazisti. Quello è soltanto un tipo di malvagio.

Diventeranno ogni tipo di malvagio possibile.

Un parlamento di malvagi, appunto.

E non perché la tecnologia sia inerentemente malvagia.

Perché è finita nelle loro mani.

Uriel Fanelli


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Uriel Fanelli


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🇳🇴 Con l’intento di prevenire impatti negativi sulle nuove generazioni, la Norvegia ha imposto una stretta quasi totale sull’uso dell’#AI generativa nelle scuole primarie: nessun utilizzo dai 6 ai 13 anni e poco, sotto la guida di un insegnante, tra 14 e 16.
reuters.com/technology/norway-…
in reply to Filippo Bianchini

esattamente: soprattutto gli insegnanti sono professionisti che hanno il dovere di acquisire conoscenze e competenze strumentali all'insegnamento.

Poi potremmo disquisire giorni e giorni sul fatto che il Ministero tende ad attribuire agli insegnanti la responsabilità di insegnare argomenti per i quali non sono né dovrebbero essere titolati...

Ma questo è un problema di competenza politica più che di competenza degli insegnanti

@L_Alberto

@AV
in reply to AV

@L_Alberto @macfranc concordo con te, specie se parliamo di corsi online fatti “one-size-fits-all”. Quanto tempo necessario? Non ho una soluzione pronta ma sicuramente va considerato l’impatto generale di questa tecnologia. Forse saliranno in cattedra i nostri figli 🤭 Battuta a parte, forse non è tanto la conoscenza della tecnologia in sé, che sarebbe ben difficile, da proporre quanto una comprensione di come governarla e usarla correttamente.
in reply to Filippo Bianchini

non è tanto la conoscenza della tecnologia in sé, che sarebbe ben difficile, da proporre quanto una comprensione di come governarla e usarla correttamente


Infatti qui non si tratta di "insegnare l'intelligenza artificiale", o di spiegare ai ragazzi matrici e tensori, ma soltanto di guidare gli studenti che si accingono a utilizzarla, spiegando loro con cosa hanno a che fare.

Per quanto riguarda l'insegnamento della IA nelle scuole poi esistono già diversi corsi (vedi code.org) con moduli che consentono di trasmettere conoscenza e competenze anche ai ragazzi della scuola di primo grado.

@L_Alberto

@AV

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Arriva l’obbligo di pubblicare le assoluzioni

laleggepertutti.it/802634_arri…

> La Camera approva l’obbligo per i media di pubblicare le sentenze di assoluzione e proscioglimento. Ecco le nuove regole e i poteri del Garante Privacy per dare adeguato risalto ai provvedimenti giudiziari favorevoli ed eliminare le notizie non più attuali.

@privacypride

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L’ASSESSORE VIRTUALE E IL DISASTRO REALE

@news
*Facciamo un esercizio di fantasia.
Proviamo ad immaginare una cittadina che ha la fortuna di avere acqua termale che sgorga nel centro urbano ad oltre 70°, acqua che non deve esser riscaldata, acqua dalle tante proprietà terapeutiche, acqua che è il “petrolio” degli “Emirati” a cavallo tra Langhe e Monferrato.
L'articolo L’ASSESSORE VIRTUALE E IL

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Foto dei minori sui social: sotto i 14 anni serve il consenso di entrambi i genitori. Il Garante ammonisce una madre


Per pubblicare sui social network immagini che ritraggono minori di 14 anni è necessario il consenso preventivo di entrambi i genitori. Al compimento dei 14 anni, invece, la normativa italiana riconosce al minore la facoltà di decidere autonomamente sulla diffusione online delle proprie immagini.

gpdp.it/garante/doc.jsp?ID=102…

@privacypride

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Lo stagno degli imbecilli e dei corrotti: la Lincoln Memorial Reflecting Pool si è tinta di verde Islam grazie alle alghe proliferate in seguito ai recenti lavori di ristrutturazione


Nell'aprile 2026, il presidente Donald Trump ha annunciato l'inizio del rifacimento del fondo in cemento della piscina, in un colore che ha definito "blu bandiera americana".

Il presidente psicopatico aveva presentato il progetto come un lavoro della durata di una settimana, dal valore di 1,5-2 milioni di dollari, ma l'operazione si è trasformata in un contratto senza gara d'appalto da 14,2 milioni di dollari assegnato ad Atlantic Industrial Coatings. Ora le alghe hanno colonizzato il laghetto artificiale e un manipolo di operai sta gettando nlla vasca taniche e taniche di Brawndo acqua ossigenata.

"Non vorrei essere un grande nerd, ma per la piscina riflettente ci vorrebbero almeno 8.000 litri di perossido di idrogeno al 12% per raggiungere la concentrazione di 50 parti per milione necessaria a uccidere le alghe", ha affermato il dott. Michael O'Brien, pediatra della Carolina del Sud, che ha aggiunto su X. "È questo che succede quando hai 0 scienziati nella tua amministrazione"

rawstory.com/reflecting-pool-h…

@news

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Secondo un ampio studio, la vaccinazione contro il Covid riduce il rischio di eventi cardiaci avversi,


Il vaccino può essere cardioprotettivo, soprattutto per gli anziani e per quelli con comorbilità

statnews.com/2026/06/15/covid-…

@scienza

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Sulla Stazione Spaziale Internazionale non ci sono fornelli, piastre a induzione o forni convenzionali, elettrici o a microonde. Questo per un insieme di ragioni che vanno dai motivi di sicurezza legati al rischio di incendi e alla compatibilità elettromagnetica al fatto che l’assenza di peso abbatte la convezione naturale e non permette di cucinare come sulla Terra.

La dieta degli astronauti è abbondante e studiata nei minimi particolari, perché essi devono fare in media due ore e mezza di attività fisica ogni giorno per combattere l’indebolimento osseo e muscolare causato dall’assenza di peso e hanno quindi bisogno di un notevole apporto calorico.

La maggior parte del cibo inviato nello spazio è già precotta, termostabilizzata o disidratata per risparmiare peso e volume durante il lancio e per garantire la conservazione. Di conseguenza, le "apparecchiature da cucina" servono quasi esclusivamente a reidratare o riscaldare le razioni.

La stazione di reidratazione contiene uno scomparto in cui viene inserita la confezione sigillata dell’alimento liofilizzato, che viene reidratato con la quantità d'acqua necessaria e alla temperatura desiderata, fredda, a temperatura ambiente oppure calda. Tra gli alimenti trattati in questo modo ci sono zuppe, uova strapazzate e bevande in polvere.

Per riscaldare i cibi precotti, sia nel segmento americano sia in quello russo sono presenti particolari "forni" che però non utilizzano microonde e non funzionano come i tradizionali forni ad aria calda. Sono essenzialmente contenitori metallici dotati di piastre riscaldanti interne. Le confezioni di cibo vengono inserite e mantenute a contatto con queste superfici calde, che trasferiscono il calore per conduzione. Il processo può richiedere dai 20 ai 40 minuti per portare il pasto a una temperatura gradevole. Gli astronauti si sono lamentati spesso dei lunghi tempi di preparazione.

Nel corso degli anni sono stati portati a bordo alcuni dispositivi sperimentali per studiare la preparazione degli alimenti in microgravità, tra cui una macchina sviluppata in Italia che nel 2015 ha permesso di preparare il primo caffè espresso nello spazio. Un altro esempio è un forno sperimentale cilindrico chiamato Zero G Oven, progettato per cuocere un alimento alla volta tramite elementi riscaldanti elettrici disposti in modo da creare una distribuzione uniforme del calore attorno al cibo. Nel 2019 il dispositivo ha permesso di cuocere il primo biscotto nello spazio, ma non è mai entrato a far parte delle dotazioni operative permanenti della ISS.

Secondo quanto riportato dal quotidiano China Daily, sulla stazione spaziale cinese Tiangong sarebbe invece presente un forno a microonde appositamente progettato per resistere alle vibrazioni del lancio, operare in microgravità e ridurre al minimo il consumo di energia elettrica, ma si conosce poco del suo funzionamento.

@astronomia


Quiz del lunedì. Come viene preparato il cibo sulla Stazione Spaziale Internazionale? Soluzione domani, come al solito un pretesto per fare un approfondimento sull'astronautica.

#QuizTime
@astronomia


Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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La sovranità digitale non è solo una questione tecnologica: significa comprendere e governare le dipendenze da piattaforme, cloud, dati e infrastrutture che influenzano ogni giorno istituzioni e organizzazioni.

Nasce l’Osservatorio Sovranità Digitale: analisi, dati e strumenti per aumentare la consapevolezza sulle sfide del digitale nella Pubblica Amministrazione italiana.

🌐 sovranita-digitale.it/

#Osservatorio #SovranitàDigitale #DataGovernance #TrasformazioneDigitale #ResilienzaDigitale

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Qual è il modo più semplice per passare da miglia a chilometri?

Usa Fibonacci!

1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, ...

2 miglia sono circa 3 chilometri
3 miglia sono circa 5 chilometri
...
21 miglia sono circa 34 chilometri

e più la distanza diventa lunga, più l'approssimazione è corretta.

Perché la serie di Fibonacci tende al rapporto aureo 1.618 che è molto vicino al rapporto 1 miglio = 1.609 chilometri

#sapevatelo

Questa voce è stata modificata (10 mesi fa)
in reply to informapirata ⁂

@informapirata @max

grazie per la "perla"! 🙏

tutto ciò mi fa venire in mente che questi ultimi mesi sono stati così frenetici che non ho avuto il tempo di scrivere quasi più nulla qui... 😅

cercherò di rimediare presto: mi piace molto l'idea di contribuire, pur nel mio piccolo, al fediverso in italiano

informapirata ⁂ reshared this.

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Magari far qualcosa qua su @veneto


Facciamo HTML Day in Italia!


❇️ L’8 agosto sarà HTML Day! ❇️

In quei giorni io sarò in Italia, specificamente a Sanremo, dove dubito ci siano nerd del Web quanto me.

Dunque cerco amanti di HTML che siano interessatз a partecipare e/o co-organizzare un piccolo incontro carino anche da noi, per celebrare il linguaggio ipertestuale più bello del mondo.

La mia idea è di scegliere una città del nord (purtroppo non riesco a muovermi più lontano), trovare un luogo che ci ospiti e fare una festicciola, magari con qualche piccola demo, presentazione o condivisione di skill. 🪩

🪁 Se ci state, rispondete a questo post, scrivetemi un’email o contattatemi su Signal.

📣 Condividete questo messaggio ovunqueeee!

⚠️ AGGIORNAMENTO: purtroppo non sono riuscito a organizzare nulla, ma venite a @scambi il 27 agosto, faremo un lab lì con @jockbaia e amichettз ❤️

@informatica

#Web #HTML #HTMLday #HTMLenergy #WebDev #evento #Italia


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Facciamo HTML Day in Italia!


❇️ L’8 agosto sarà HTML Day! ❇️

In quei giorni io sarò in Italia, specificamente a Sanremo, dove dubito ci siano nerd del Web quanto me.

Dunque cerco amanti di HTML che siano interessatз a partecipare e/o co-organizzare un piccolo incontro carino anche da noi, per celebrare il linguaggio ipertestuale più bello del mondo.

La mia idea è di scegliere una città del nord (purtroppo non riesco a muovermi più lontano), trovare un luogo che ci ospiti e fare una festicciola, magari con qualche piccola demo, presentazione o condivisione di skill. 🪩

🪁 Se ci state, rispondete a questo post, scrivetemi un’email o contattatemi su Signal.

📣 Condividete questo messaggio ovunqueeee!

⚠️ AGGIORNAMENTO: purtroppo non sono riuscito a organizzare nulla, ma venite a @scambi il 27 agosto, faremo un lab lì con @jockbaia e amichettз ❤️

@informatica

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Lo strano caso del ringiovanimento degli studenti di dottorato


Gli studenti di dottorato sono sempre più giovani, una tendenza che ha ripercussioni sia sugli atenei che sulle comunità circostanti.

collegetowns.org/p/the-curious…

@universitaly

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Avete mai provato i servizi realizzati da @informapirata :informapirata: e @lealternative :alternative:?

  • :polo: Poliverso è l'istanza Friendica creata per offrire un'alternativa a Facebook
  • :feddit: Feddit è invece l'alternativa a Reddit dove chiunque può creare la propria comunità
  • :poly: Poliversity è la più grande istanza Mastodon italiana basata su glitch-soc: un #Mastodon dove è possibile scrivere senza limitazioni di caratteri e con testo formattato
  • :citiverse: Citiverse infine è un forum federato dove è possibile trovare gruppi cittadini, gruppi di associazioni e addirittura il forum di supporto :ufficiozero: di @ufficiozero
  • :fedinews: FediNews è la pagina che aggrega tutte le notizie condivise dalla comunità delle nostre istanze
  • :yoota: Yoota è un sito di aggiornamenti, recensioni e notizie dal mondo della tecnologia, della privacy e del software libero

Se vuoi avere altri aggiornamenti sul #fediverso, puoi seguire il gruppo @fediverso

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Il governo dei Paesi Bassi ha bloccato l'acquisizione di Solvinity da parte dell'azienda americana Kyndryl. Solvinity è il fornitore cloud olandese che ospita la piattaforma nazionale DigiD, il servizio di identità digitale utilizzato da circa 18 milioni di cittadini olandesi per accedere a servizi pubblici online (prenotazioni mediche, acquisto case, interazioni con autorità).
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Un amico installa un browser europeo sul PC della moglie e si convince di aver lasciato le Big Tech.
Vivere senza Big Tech, non vuol dire usare esclusivamente software europeo.
Il criterio è il controllo: codice aperto, dati portabili, self-hosting.

@opensource

#privacy #FOSS #SovranitàDigitale #BigTech


Vivere senza Big Tech, si può fare: browser, email, ricerche, DNS e ufficio, passo dopo passo


Stamattina Filippo (nome di fantasia) mi ha raccontato con entusiasmo che aveva appena installato il browser Vivaldi sul computer nuovo di sua moglie come primo passo per “disintossicarla dalle Big Tech”. Mentre gustavo il mio solito macchiatone mi è andato quasi di traverso. Non perchè Vivaldi su un computer Windows sia una cattiva scelta: porta via dall’orbita di Microsoft Edge e dal suo motore di ricerca predefinito Bing, ma perché Filippo, fino a ieri, difendeva con fervore Brave, un browser open source e privacy‑first.

Vivaldi oggi usa Startpage come motore predefinito, un servizio olandese che mostra risultati Google senza tracciare l’utente anche se vale la pena sapere che Startpage dal 2019 è controllata in maggioranza da System1, un’azienda americana di advertising. È comunque un piccolo passo per sua moglie, un grande passo avanti per vivere senza Big Tech, almeno nella percezione comune.

Vivaldi è un browser sviluppato da un’azienda con sede in Norvegia e Islanda, costruito sul motore open source Chromium di Google. Circa il 95% del codice è aperto (il 92% arriva da Chromium, il 3% da Vivaldi stessa), ma l’interfaccia utente, quella che vedi e con cui interagisci ogni giorno, è proprietaria e distribuita in forma offuscata. La stessa azienda lo ammette apertamente: è la parte che li differenzia dalla concorrenza, e non intendono renderla verificabile. Per chi vuole costruire un percorso verso l’indipendenza digitale, è una scelta poco chiara.

Detto questo, vivere senza Big Tech non significa usare esclusivamente software europeo, ma ridurre la dipendenza da modelli tecnologici centralizzati. Il rischio politico del momento è proprio questo: lo “European software” e la “sovranità digitale” rischiano di diventare etichette di marketing che spostano i soldi da Big Tech americana a Big Tech europea. La domanda giusta non è “dove ha sede?” ma “chi controlla cosa e posso andarmene quando voglio?”. La provenienza europea è un bonus (giurisdizione, GDPR, meno esposizione al CLOUD Act), non il criterio. Il criterio è il controllo: apertura del codice, portabilità dei dati, decentralizzazione, self-hosting.

Se usi Windows, buona notizia: per adottare software open source non serve cambiare sistema operativo, gira benissimo anche lì. Windows resta proprietario al 100% ed è Big Tech a pieno titolo. Ma è anche il pezzo più difficile da sostituire, quindi è l’ultimo della fila, non il primo. Nel frattempo lo si addomestica: puntare a un account locale invece dell’account Microsoft, telemetria ridotta al minimo, e sopra ci monti gli strumenti open source di cui parliamo. La logica è quella della finanza: non punti tutto su un asset, diversifichi. Lo stesso vale qui: scegliere strumenti diversi per browser, email e ricerche riduce in modo netto la tua esposizione e con essa la profilazione.

Indice dei contenuti


Un passo indietro


C’è stato un momento in cui Internet era qualcosa di diverso. L’email te la forniva il provider che ti vendeva la connessione: TIM, Libero, Tiscali, Virgilio. Ognuno aveva la sua, viaggiavano in chiaro, ma nessuno le dava in pasto a un algoritmo per profilarti! Google faceva solo il motore di ricerca, e lo faceva bene: digitavi una parola, trovavi quello che cercavi. La pubblicità era un banner 468×60 pixel, cliccabile, che portava al sito del prodotto. Nessun algoritmo, nessun profilo, nessuna cronologia. Windows faceva girare i tuoi programmi. Il browser web Netscape traduceva l’HTML in qualcosa di leggibile. Strumenti neutri, al servizio di chi li usava.

Poi qualcosa è cambiato. Non tutto in una volta e non con un annuncio, ma gradualmente, un servizio alla volta: quando Google ha capito che i dati delle ricerche valevano più della ricerca stessa, quando Facebook ha trasformato i profili degli utenti in profilazione pubblicitaria, quando Windows ha iniziato a raccogliere telemetria e a proporre abbonamenti, il modello di business si è spostato in silenzio da te come cliente che pagavi per un servizio, a te come prodotto in cambio di un servizio gratuito.

Il codice open source non ha confini


Prima di tutto, un chiarimento: il codice open source pubblicato sotto licenza GPL rimane di proprietà dell’autore, ma chiunque riceve il diritto irrevocabile di usarlo, modificarlo e redistribuirlo, incluso ospitarlo su qualsiasi infrastruttura. Il codice FOSS (Free and Open Source Software) già distribuito e ospitato in Europa non può essere revocato o proibito unilateralmente da nessuno, nemmeno dagli USA.

Linux è stato creato da un finlandese e sviluppato da contributori di ogni nazionalità. Non è “europeo” né “americano”: è di tutti. Lo stesso vale per Firefox: il codice di Firefox e del suo motore Gecko, insieme alla sua community di sviluppatori, è globale esattamente come il kernel Linux. Un esempio è LibreOffice: The Document Foundation ha sede a Berlino, è nata esplicitamente nel 2010 come fork europeo e indipendente di OpenOffice, dopo che Oracle ne aveva acquisito il controllo con l’acquisto di Sun Microsystems e la community temeva per il futuro del progetto.

Il vero discriminante non è dove nasce il software. È se puoi leggerlo, verificarlo, modificarlo, redistribuirlo. Open source contro closed source. Trasparente contro scatola nera. È con questa filosofia che scelgo le alternative che uso. Quando a questo si aggiunge anche la sede europea del fornitore, il risultato è ancora più solido: i dati gestiti da aziende europee non sono soggetti al CLOUD Act americano, la legge federale USA del 2018 che consente alle forze dell’ordine statunitensi di ottenere tramite mandato qualsiasi dato controllato da aziende soggette alla giurisdizione americana, ovunque questi dati siano fisicamente ospitati nel mondo.

La sede europea è il valore aggiunto. Se ti serve una mappa da cui partire, european-alternatives.eu cataloga decine di categorie (provider email, VPS, analitiche web, storage e altro) di servizi con sede in Europa, non solo UE ma anche EFTA come la Svizzera e Regno Unito, più diversi progetti open source che puoi self-hostare.

Il browser: LibreWolf


Il primo passo è il browser, perché è la finestra attraverso cui passa quasi tutto ciò che fai online. E il browser che consiglio a chi inizia questo percorso è LibreWolf.

LibreWolf è una versione di Firefox con differenze sostanziali:

  • Nessuna telemetria. Firefox, nella sua versione standard, invia dati a Mozilla. LibreWolf rimuove tutto questo.
  • Privacy configurata di default. resistFingerprinting è attivo, i tracker sono bloccati, i cookie di terze parti sono disabilitati. Non devi toccare nulla.
  • uBlock Origin preinstallato. Il miglior blocco di pubblicità e tracker esistente è già lì, pronto.
  • Codice ospitato su Codeberg. Codeberg è una organizzazione no-profit registrata a Berlino, fondata nel settembre 2018, con l’esplicito obiettivo di ospitare progetti liberi e open source lontano da piattaforme commerciali. Server nell’Unione Europea, nessun tracciamento, nessun modello di business basato sui dati.

librewolf/bsys6 Forgejo

Build system v6

Nessun sito Source Code 13-06-2026 151.0.4-1 48 ?

Un avviso onesto: qualche sito potrebbe comportarsi in modo inatteso, perché la protezione rafforzata di default ha un prezzo in compatibilità. Nella maggior parte dei casi si risolve con un’eccezione puntuale nelle impostazioni.

Per chi viene da Edge e Bing, LibreWolf è un salto qualitativo enorme. Chi invece sta già usando Vivaldi e vuole fare un passo successivo, LibreWolf è la direzione giusta: stesso approccio alla privacy, ma con codice completamente verificabile.

Il motore di ricerca: Qwant


Google registra ogni ricerca, costruisce un profilo su di te e usa quei dati per venderti pubblicità. Esistono alternative che non lo fanno.

Qwant è un motore di ricerca francese lanciato nel 2013 con sede a Parigi, che dichiara di non profilare gli utenti né vendere i loro dati a inserzionisti. I server sono in Europa e il servizio opera sotto GDPR. Una parte dei risultati passa attraverso le API di Bing, una dipendenza che Qwant sta cercando di ridurre: a novembre 2024 ha annunciato una collaborazione con Ecosia per costruire un indice di ricerca europeo autonomo, indipendente sia da Google che da Microsoft.

Il DNS: Quad9


Il DNS è la rubrica telefonica di internet: trasforma i nomi dei siti nei loro indirizzi. Di default, il tuo provider internet gestisce queste richieste e può vederle tutte. Google (8.8.8.8) e Cloudflare (1.1.1.1) offrono DNS veloci, ma registrano dati.

Quad9 è una fondazione no-profit con sede a Zurigo, istituita formalmente il 17 febbraio 2021. Non registra indirizzi IP, è compatibile al GDPR e alle leggi svizzere sulla privacy, blocca in tempo reale i domini malevoli utilizzando l’intelligence di numerosi fornitori di sicurezza. Il governo svizzero ha esplicitamente garantito che Quad9 è esente dagli obblighi di registrazione degli utenti.

Ho scritto un articolo dedicato alla configurazione di Quad9 e altri DNS europei su Firefox e Chrome, se vuoi approfondire il lato tecnico.

L’email: via da Gmail con Proton Mail


Gmail è gratuita perché il prodotto sei tu. La pubblicità tra le email dal 2017 non nasce più dalla lettura dei tuoi messaggi: a profilarti è l’intero account Google, con i “segnali” che raccoglie ovunque. Uscire da Gmail richiede un nuovo provider.

Le opzioni più solide con sede in Europa sono Proton Mail (Svizzera, cifratura end-to-end) e Tuta (Germania, precedentemente Tutanota). Entrambi offrono account gratuiti con server in Europa e nessuna analisi dei contenuti.

Io uso Proton Mail. La versione gratuita offre 1 GB di spazio e una casella tuonome@proton.me. Proton Mail è il più grande servizio email con crittografia end-to-end al mondo, con oltre 100 milioni di utenti raggiunti nel 2024. Quando invii un’email a un altro utente Proton, il messaggio viene cifrato sul tuo dispositivo e può essere decifrato solo dal destinatario: nemmeno Proton può leggerlo. È crittografia end-to-end e zero-access, senza che tu debba fare nulla di tecnico. Oltre alla posta, Proton offre anche VPN, cloud storage (Proton Drive), calendario e gestore di password (Proton Pass), tutti con la stessa filosofia privacy-first.

L’ufficio: LibreOffice funziona anche su Windows


Microsoft Office è ovunque, ma non è necessario. LibreOffice è una suite completa che include Writer (equivalente di Word), Calc (Excel), Impress (PowerPoint), Base (Access) e Draw. È gratuita, open source, disponibile per Windows, macOS e Linux, e non raccoglie nessun dato di utilizzo.

Il punto che voglio sottolineare è che LibreOffice funziona su Windows. Non è necessario cambiare sistema operativo per iniziare a usarlo. Puoi installarlo oggi, su qualsiasi computer, e aprire i file .docx e .xlsx esistenti. La compatibilità non è perfetta al 100% su documenti con formattazioni molto complesse, ma nella pratica quotidiana, per la grande maggioranza degli utenti, funziona senza problemi.

Da dove si inizia davvero


Se devo indicare un ordine, questo è il percorso che consiglio:

  1. Browser: LibreWolf, Vivaldi, Brave o Firefox. È il passo con il rapporto beneficio/fatica più alto. Si installa come qualsiasi altro software, funziona subito.
  2. Motore di ricerca: Qwant, Brave Search o DuckDuckGo. Si imposta come motore di default nel browser in poco tempo. Si utilizza come Google ma senza essere profilati.
  3. DNS: Quad9, DNS4EU o dnsforge. Si configura nel router di casa una volta e vale per tutti i dispositivi della rete.
  4. Office: LibreOffice. Si installa su Windows senza toccare nient’altro. Si utilizza come Microsoft Office.
  5. Email: Proton Mail. È il passo che richiede più attenzione, perché implica spostare i contatti e comunicare il nuovo indirizzo. Ma la versione gratuita è già più che sufficiente per iniziare. Si utilizza come Gmail.

Nessuno di questi passi richiede competenze tecniche particolari. Tutti sono reversibili. Tutti sono gratuiti.

Conclusione


La dipendenza dalle Big Tech è il risultato di scelte fatte per noi, spesso senza che ce ne accorgessimo, in cambio di comodità. Ogni alternativa proposta in questa lista non è esaustiva, ma funziona e può essere verificata da chiunque voglia farlo e dimostra che Vivere senza Big Tech, si può fare.

La domanda che ti lascio è: vuoi continuare a essere il prodotto, o preferisci diventare l’utente?


Fonti e Riferimenti


Browser

Motori di ricerca

DNS

Email e ufficio

Directory alternative europee


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Bluesky: ecco le chat di gruppo in attesa delle community

@fediverso

Non amo Bluesky, non ci sono dentro; però cosa aspetta Mastodon a supportare i gruppi activitypub? C'è Friendica, c'è Lemmy... Ma mezzo fediverso è su mastodon.

punto-informatico.it/bluesky-c…

in reply to Elena Brescacin

Beati loro: per star dietro a chat e community serve un sacco di tempo libero.
Di solito significa due cose: o non lavora o non fa l’amore o entrambe!
Forse è per questo che non mi interessano: ho già abbastanza da fare. 😂
A occhio, su #Bluesky devono essere messi maluccio. 😂
Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
in reply to Emanuele

@emanuelegori Sia su poliverso sia su diggita ci sono community tematiche e io ne seguo alcune. Però percepisco meno partecipazione. Tipo, trovarmi sul fediverso un gruppo legato alla lettura di [meqtti genere letterario specifico] dove ti consigliano di leggere questo o quel libro, dirti che esce questo o l'altro in elettronico, digitale, audio... Sì, c'è Bookwyrm ma è un'altra cosa quella.

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Da Andrea La Rovere

Ma voi l’avete visto lo spot con la donna del ’46 che sogna Meloni e – invece di chiamare subito un bravo medico della mente – trova in sé una consapevolezza nuova e il giorno dopo si reca alle urne come in una versione pezzotta di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi?
No, perché ho dovuto pizzicarmi perché temevo di essere io quello che stava facendo un – brutto – sogno.
Forse siamo di fronte alla roba più imbarazzante, genuinamente cringe che si sia mai vista, un cortometraggio troppo brutto per essere vero, un’esperienza che toglie lavoro ai comici, che nemmeno Crozza sotto LSD avrebbe potuto concepire.

La trama, già di per sé, sembra scritta da uno sceneggiatore di Boris dopo aver battuto forte la zucca contro un lampione.
Siamo nel 1946. Una donna italiana, che viene definita “sposa e madre”, tanto per chiarire subito qual è il posto delle donne, finalmente chiamata a votare dopo secoli di esclusione dalla vita politica, invece di sentire il peso storico del momento, fa la svogliata.
Ma sì, non è convinta, meglio se ne sta a rammendare i calzini del capofamiglia, che ci vado a fare a votare? Deve pensarci.
Il primo capolavoro è il marito. Nello spot è lui che incoraggia con insopportabile paternalismo la moglie a recarsi al seggio. Lui, l’uomo, il maschio ragionevole, quello che capisce prima di lei l’importanza del momento. E glielo spiega, perché un po’ di “sano” mansplaining non ce lo vuoi mettere?
Ci vuole il maschio pedagogico che accompagna la donna verso la democrazia, come se fosse una bambina un po’ tonta da convincere ad andare all’asilo. Meraviglioso. Poco conta che, storicamente, un numero impressionante di uomini fece di tutto per rimandare, limitare, addomesticare o boicottare il voto alle donne. Paura che votassero “male”, paura che fossero influenzate dai preti, paura che non capissero, o – soprattutto - che capissero benissimo. E invece nello spot arriva il marito illuminato: “Cara, pensaci”, al posto della sbuffata che – nel migliore dei casi – avrebbe opposto ai suoi dubbi.

Poteva finire qua? Ah, per me non doveva proprio iniziare, e invece sentite qua.
Quella si addormenta, sogna il futuro della Repubblica e, colpo di genio che nemmeno in una fiction Rai co-prodotta con la Turchia, vede Giorgia Meloni che giura da presidente del Consiglio.
“IL” presidente, per dirla con Giorgia, donna, madre e cristiana che sfoggia il potere al maschile perché sennò vale meno.
A quel punto, anziché tirarsi su e urlare con la frangetta madida di sudore appiccicata alla fronte, si sveglia illuminata e corre al seggio, seguita da una serie di donne stereotipate peggio di lei.
Pare evidente, a questo punto, che il suffragio femminile non sia il risultato di lotte, rivendicazioni, Resistenza, trasformazioni sociali, battaglie civili e politiche. No, era solo il trailer lungo settantasei anni che serviva a tirare la volata all’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
Ora, uno può anche avere una certa disinvoltura propagandistica, per carità, questi ci vincono le elezioni raccontando balle da decenni. Però qui siamo oltre, qui si prende un evento gigantesco, il primo voto nazionale delle donne italiane – dopo la prova generale delle amministrative qualche mese prima - e lo si riduce a spot celebrativo di una leader contemporanea. Una sorta di televendita coi vestiti di nonna.
La cosa più spettacolare è chi firma l’operazione, Fratelli d’Italia, cioè il partito che discende dalla tradizione postfascista che adesso decide di intestarsi il voto alle donne come se fosse una naturale tappa del proprio album di famiglia.
Una roba da mettersi seduti e respirare piano dentro un sacchetto di carta.
No, perché il fascismo io me lo ricordavo un po’ diverso con le donne. Le voleva madri, mogli, fattrici patriottiche, angeli del focolare con grembiule, in religioso silenzio davanti al marito, signore e padrone per legge. Le voleva utili alla nazione, ma non libere nella nazione. Le voleva prolifiche, obbedienti, decorative quando serviva, invisibili quando contava. Altro che emancipazione.
E l’idea che quella destra, in quel contesto culturale, sarebbe stata lì a sventolare il suffragio universale come una conquista fa venire i nervi, al di là della comicità involontaria. La destra dell’ordine, della famiglia gerarchica, della donna al suo posto, del maschio capofamiglia, guardava il voto femminile con terrore.
In questa squallida operazione, le donne del 1946 non sono più soggetti politici e la Repubblica non nasce più dalla fine della dittatura, dalla Resistenza, dal ritorno alla sovranità popolare, diventa solo un lungo corridoio narrativo che conduce alla scena madre, quella di Meloni che giura.
Davanti a una cosa del genere, pure il René Ferretti di “La qualità c’ha rotto il ca**o” avrebbe aggiunto “Diamoci una calmata!”.
Insomma, se volete emozionarvi davanti allo schermo e capire cosa voleva dire votare per le donne del ’46, guardatevi il bianco e nero del film di Cortellesi, o magari cercatevi la bella puntata di “Passato e Presente” sul tema su Raiplay. I colori smarmellati lasciamoli sui poster elettorali attaccati a qualche muro scrostato.

#melonispot #votoalledonne
#1946 #Meloni #paolacortellesi #ilpresidentemeloni

@attualita

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Qual è l’errore più grave che bisogna evitare nel raccontare al pubblico l’esplorazione dello spazio?

@astronomia

in reply to Destinazione Stelle

Domanda tanto bella quanto difficile. Per quel che mi riguarda, io cerco sempre di non descriverla mai come una competizione (fra Stati prima e fra Stati e aziende e fra aziende poi) perché, secondo me, l'esplorazione attiene a qualcosa di più profondo nell'umanità: alla voglia di conoscere e sapere, e non al mero profitto.

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Quando l'Open Social Web si ibrida: Raccoon for Friendica è una nuova app... Mastodon. E contiene anche un po' di Lemmy! Ecco perché la coppia Free Software + Fediverso è una risorsa preziosa

> Se vuoi avere altri aggiornamenti sul Fediverso, segui il gruppio @Che succede nel Fediverso? dal tuo account e se vuoi aprire nuove conversazioni, crea un nuovo post e menziona il gruppo alla fine del tuo messaggio


Nei giorni scorsi è stata finalmente pubblicata la release 1.0 di #Raccoon per Android, un client piuttosto innovativo nato per #Friendica, ma diventato oggi una delle app più innovative per l'esperienza utente su #Mastodon. L'app è disponibile per Android (la release 1.0 è già sul PlayStore e su Izzidroid e a breve sarà anche su F-Droid), ma ora è stato rilasciato anche un pacchetto #Debian, mentre per una versione iOS bisognerà capire quale sarà il successo tra il pubblico.

L'app introduce alcune novità molto importanti nel panorama delle app federate. Vediamole insieme:

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1. Il Fediverso anche senza un account

Raccoon è l'unica app che consente di navigare il Fediverso anche senza avere un account. Infatti, quando la si installa è possibile selezionare una qualsiasi istanza Friendica o Mastodon e "appoggiarsi" sulla sua timeline locale pubblica e su quella federata. In questo modo gli utenti potranno esplorare diverse istanze prima di scegliere su quale aprire un account. Naturalmente, anche dopo aver aggiunto un account (l'app gestisce più account), sarà possibile esplorare le timeline dei server diversi da quello cui ci si è iscritti

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2. La navigazione "swipe"

A differenza di tutte le altre app social (sia di quelle per i social del Fediverso, sia di quelle dei social commerciali), #RaccoonForFriendica consente di aprire uno dei post della timeline e di proseguire la navigazione dei post precedenti e successivi, solo sfogliandolo a destra e a sinistra.
Si tratta di una novità ergonomica davvero interessante

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3. La barra di formattazione

Siccome l'app nasce per Friendica, dispone di una barra di formattazione integrata che ricorda i client Lemmy (infatti lo svilupatore si è cimentato per la prima volta con lo sviluppo di app con un'app Lemmy). La barra di formattazione può essere utilizzata anche per le istanze Mastodon che eseguono il fork Glitch-soc, come la mia istanza poliversity.it che è stata quella con cui lo sviluppatore @𝔻𝕚𝕖𝕘𝕠 🦝🧑🏻‍💻🍕 ha fatto diversi esperimenti.
Oltre che essere più immediata, la scrittura di post formattati è agevolata anche da una funzione di "anteprima" che aiuta a evitare errori nella codifica del Markdown o del BBCode.

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4. Finalmente anche gli utenti Mastodon potranno godersi i gruppi del Fediverso

Come forse saprete, Mastodon non aiuta la visualizzazione dei post dei gruppi. Anche selezionando un gruppo, continueremo a vedere una timeline unica in cui i post principali si alterneranno con le risposte. Cercare un thread su Mastodon è quindi molto complicato, ma lo svilupatore di Raccoon ha trovato un modo per consentire una visualizzazione per "topic" su tutti gli account che risultano essere "gruppi activitypub", siano essi gruppi #Lemmy, #NodeBB, Piefed, Mbin, Peertube, #Wordpress, Mobilizon, #Flipboard, etc.
Anche questa trovata è nata grazie al fatto che lo sviluppatore si è cimentato in passato con lo svluppo di un'app per Lemmy e ha potuto misurarsi con le barre di formattazione e la visualizzazione delle "comunità" Lemmy, che altro non sono che "gruppi #Activitypub"

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5. Altre funzionalità interessanti

Tra le altre cose, c'è la possibilità di
- visualizzare il codice HTML dei messaggi;
- inviare post schedulati;
- configurare completamente l'interfaccia;
- supportare la scrittura in HTML, utile sia per Mastodon Glitch-soc, sia per scrivere post Wordpress integrando il plugin Activitypub for Wordpress di @Matthias Pfefferle e il plugin "Enable Mastodon App" di @Alex Kirk
- integrare librerie di traduzione

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6. Cosa manca ancora?

L'app presenta tutte le funzionalità presenti nella maggior parte delle altre app Mastodon, tranne una: la corretta gestione dei post Mastodon che citano altri post. Questi, infatti, vengono visualizzati ancora in maniera abbastanza primitiva. Lo sviluppatore sta cercando di capire se adeguarsi alle specifiche Mastodon oppure reinterpretare la funzionalità in maniera più personalizzata.
C'è da dire infatti che, purtroppo, l'implementazione dei messaggi con citazione (già presente da secoli in Friendica) è stata implementata da Mastodon molto tardivamente solo negli ultimi mesi e in un modo molto "personale" che non è piaciuto a molti degli sviluppatori di altri software.


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7. Un'app che farà bene agli utenti che già usano Mastodon ma anche a chi non ha mai "provato" il Fediverso

Lo sviluppo di questa app procede da quasi due anni e la versione beta ha poco più di un anno di vita, ma con la versione 1.0 sono stati risolti tutti i problemi incontrati precedentemente.
In base a quello che sarà il riscontro da parte degli utilizzatori, lo sviluppatore valuterà se creare una versione iOS e addirittura una versione Windows.
Chi vuole consentire l'invio di segnalazioni in caso di errore dell'applicazione potrà abilitare i report anonimi sui crash.


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8. Collegamenti e risorse


Questo è il profilo dello sviluppatore:
androiddev.social/users/janTek…
poliverso.org /profile/dieguitux8623

Questo è il repository del'app: github.com/LiveFastEatTrashRac…

Questo il link del PlayStore:
play.google.com/store/apps/det…

Questo è il link su IzzyDroid (su F-Droid l'app uscirà a breve, ma ora è in fase di controllo):
apt.izzysoft.de/fdroid/index/a…

Qui è invece accessibile il blog dello sviluppatore:
livefasteattrashraccoon.github…

Da qui infine è possibile scaricare il pacchetto .apk o il pacchetto .deb senza utilizzare gli store on line:
github.com/LiveFastEatTrashRac…

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Un ultimo consiglio


Il riscontro del pubblico sarà fondamentale per consentire l'ulteriore sviluppo di questa app.
Se desiderate testarla su Mastodon, provate a farlo con istanze che eseguono il fork glitch-soc. Tra le istanze italiane potete trovare la mia istanza poliversity.it e l'istanza senigallia.one gestita da @Michele Pinto
Per quanto riguarda Friendica, l'unica istanza italiana aperta al pubblico è poliverso.org. L'istanza ha avuto un forte incremento di iscrizioni, quindi ricordatvi di offrire un contributo attraverso LiberaPay 😅.
Se comunicate in italiano, sarò lieto di ospitarvi sulla mia istanza poliverso.org .

Un saluto a tutti e fatemi sapere se avete bisogno di ulteriori informazioni, se avete provato l'app e cosa ne pensate.
Francesco.
Potete interagire con me anche tramite gli account @informapirata ⁂ e @macfranc

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Palantir perde la causa legale intentata per costringere una rivista svizzera a pubblicare le repliche


La società tecnologica statunitense Palantir ha perso una causa legale intentata contro una rivista svizzera indipendente per obbligarla a pubblicare le proprie risposte agli articoli riguardanti il ​​rifiuto da parte del governo svizzero dei servizi offerti dall'azienda.

La società di analisi dei dati ha perso 22 dei 23 capi d'accusa. In una sentenza emessa venerdì, il tribunale commerciale di Zurigo ha respinto la maggior parte delle richieste di controdeduzione presentate dall'azienda e dalla sua filiale svizzera, ritenendo che solo un singolo passaggio di un articolo giustificasse una risposta pubblicata da parte della società.

theguardian.com/technology/202…

@giornalismo

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Sequestro di cabinati e videogiochi per contraffazione e violazione copyright, il GIP archivia: la denuncia è infondata | JAMMA
Sequestro di cabinati e videogiochi per contraffazione e violazione copyright, il GIP archivia: la denuncia è infondata | JAMMA share.google/V4lb2ZAgAMVsPqeG6
Vicenda finita bene 😊

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Da dove provengono gli oceani della Terra? Forse li ha creati lei stessa


Inizialmente, gli scienziati pensavano che l'acqua della Terra provenisse dalle comete. Poi, dagli asteroidi. Ora si chiedono se l'acqua della Terra sia di origine autoctona.

quantamagazine.org/where-did-e…

@scienza

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Una nuova tecnica CRISPR distruggerebbe selettivamente le cellule tumorali, comprese quelle considerate "non trattabili farmacologicamente"


In un nuovo articolo pubblicato oggi sulla rivista Nature , intitolato "Targeting Cancer-Specific Mutations with RNA-Triggered Chromatin Shredding" (Bersagliare mutazioni specifiche del cancro con la frammentazione della cromatina indotta dall'RNA), i ricercatori dell'Innovative Genomics Institute (IGI) dell'UC Berkeley, dell'UC San Francisco e del Gladstone Institute, insieme a collaboratori dell'Università dello Utah e della Utah State University, riferiscono che un nuovo approccio creativo basato su CRISPR può distruggere selettivamente le cellule che presentano una mutazione in un gene oncosoppressore, riscontrata in quasi la metà di tutti i tumori e fino al 70-90% dei casi di alcuni dei tumori più difficili da trattare, tra cui il carcinoma ovarico, pancreatico e il carcinoma polmonare non a piccole cellule.


innovativegenomics.org/news/cr…

@scienza

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Hier wird die mobile App von Friendica super gut aufbereitet. Was viele nicht wissen: Raccoon kann auch mit Mastodon und weiteren Anwendungen im Fediverse genutzt werden. Deren Nutzer erhalten damit Funktionen, die üblicherweise Friendica-Benutzern vorbehalten sind.

Probiert sie einfach aus.
#Raccoon #Friendica #Fediverse #MobileApp


When the Open Social Web Hybridizes: Raccoon for Friendica is a new app... Mastodon. And it even has a little Lemmy in it! That's why the Free Software + Fediverse duo is such a valuable resource.


@fediverse

Raccoon 1.0 was finally released for Android in recent days, a rather innovative client originally created for #Friendica, but which has now become one of the most innovative apps for the user experience on #Mastodon. The app is available for Android (already on the Play Store and Izzidroid, and will soon be available on F-Droid), but a #Debian package has also been released. An iOS version remains to be seen for its success.

The app introduces some very important innovations to the federated app landscape.

1. Navigate the Fediverse from an app, even without creating an account


Raccoon is the only app that lets you browse the Fediverse even without an account. When you install it, you can select any Friendica or Mastodon instance and "leverage" its local public and federated timelines. This way, users can explore multiple instances before choosing which one to open an account on. Of course, even after adding an account (the app manages multiple accounts), you can browse the timelines of servers other than the one you signed up to.

2. "Browse through" messages: "swipe" navigation


Unlike all other social apps (both those for the Fediverse and those for commercial social networks), #RaccoonForFriendica lets you open a post in your timeline and continue browsing through previous and next posts by simply swiping left and right.
This is a truly interesting ergonomic innovation.

3. Finally a formatting bar in social apps


Since the app was created for Friendica, it features a built-in formatting toolbar reminiscent of Lemmy clients (in fact, the developer @janTeko first experimented with app development with a Lemmy app). The formatting toolbar can also be used for Mastodon instances running the Glitch-soc fork, such as infosec.exchange, tech.lgbt, and my poliversity.it instance, which was the one the developer experimented with.

In addition to being more immediate, writing formatted posts is also made easier by a "preview" function that helps avoid errors in Markdown or BBCode coding.

4. Finally, Mastodon users will be able to enjoy Fediverse groups too.


As you may know, Mastodon doesn't support the display of group posts. Even if you select a group, you'll still see a single timeline where top posts alternate with replies. Searching for a thread on Mastodon is therefore very complicated, but the #Raccoon developer has found a way to enable "topic" viewing across all accounts that are "activitypub groups," be they #Lemmy, #NodeBB, Piefed, Mbin, Peertube, Wordpress, Mobilizon, Flipboard, etc.
This idea also came about thanks to the fact that the developer had previously tried his hand at developing an app for Lemmy and was able to experiment with the formatting bars and display of Lemmy "communities," which are nothing other than "#activitypub groups."

5. Other interesting features


Among other features, you can


6. What's still missing?


The app features all the features found in most other Mastodon apps, except one: the correct handling of Mastodon posts that quote other posts. These are still displayed in a fairly primitive way. The developer is trying to decide whether to adapt to Mastodon specifications or reinterpret the feature in a more personalized way.
It must be said that, unfortunately, the implementation of quoted messages (already present in Friendica for ages) was implemented by Mastodon very late, only in recent months, and in a very "personal" way that many other software developers did not appreciate.

7. Raccoon is an app that will benefit users who already use Mastodon but also those who have never "tried" the Fediverse


This app has been under development for almost two years, and the beta version is just over a year old. However, version 1.0 has resolved all previously encountered issues.
Based on user feedback, the developer will evaluate whether to create an iOS version and even a Windows version.
Anyone who wishes to allow reporting of application errors can enable anonymous crash reports.

8. Links and Resources


This is the developer's profile:
androiddev.social/users/janTek…

This is the app repository: github.com/LiveFastEatTrashRac…

This is the Play Store link:
play.google.com/store/apps/det…

This is the link on IzzyDroid (the app will be released on F-Droid soon, but is currently under review):
apt.izzysoft.de/fdroid/index/a…

Here is the developer's blog:
livefasteattrashraccoon.github…

Finally, from here you can download the .apk or .deb package without using the online stores. line:
github.com/LiveFastEatTrashRac…

One last recommendation


The public's response will be important to enable the further development of this app.
If you want to test it on Mastodon, I recommend using instances running the glitch-soc fork. Among these, I'd recommend the infosec.exchange instance, which is well managed by @jerry. And of course, but only if you communicate in Italian or Esperanto, I'd be happy to host you on my poliversity.it instance.
Regarding Friendica, I recommend two instances: friendica.world, managed by @ruud and featuring a rather lively timeline, and, of course, social.trom.tf, excellently managed by @tio.
If you communicate in Italian, I'd be happy to host you on my poliverso.org instance.

Greetings to all and let me know if you need further information, if you have tried the app and how you found it.
Francesco
You can also interact with me through the Mastodon account @informapirata and the Friendica account @notizie



in reply to Barbara Elers

@Barbara Elers
Jetzt verstehe ich erst ;) Wir haben die Registrierung geschlossen. Daher werden wir nicht mehr in der Liste der Instanzen angezeigt.

Um dich mit dem bestehenden Account zu verbinden, klickst du die Auswahl "Sonstiges" an. Jetzt hast du ein frei beschreibbares Feld. Dort gibst du loma.ml ein. Anschließend noch Login und Passwort eingeben und du bist mit der App verbunden.

in reply to Matthias (feb)

@Matthias tja wenn es so einfach gewesen wäre😉 ich bin ja über Instanzen suchen rein gekommen aber dann hier in dieser immer von mir genutzten App gelandet. Beim anderen Weg sollte ich den Instanzennamen eingeben, aber bei loma.ml wurde mir ein Fehler angezeigt.
Ich habe das nochmal überlegt und diese raccoon app wieder deinstalliert.
in reply to Matthias (feb)

@Matthias @macfranc
Quite strange experience! With Fedilab on my tablet I get exactly the same public network timeline I see with the desktop browser frontend. Raccoon shows me a different one. Other order and posts, I do not see on my desktop. I block two instances on my desktop but this cannot make such a difference.
Franc Mac ha ricondiviso questo.

When the Open Social Web Hybridizes: Raccoon for Friendica is a new app... Mastodon. And it even has a little Lemmy in it! That's why the Free Software + Fediverse duo is such a valuable resource.


@fediverse

Raccoon 1.0 was finally released for Android in recent days, a rather innovative client originally created for #Friendica, but which has now become one of the most innovative apps for the user experience on #Mastodon. The app is available for Android (already on the Play Store and Izzidroid, and will soon be available on F-Droid), but a #Debian package has also been released. An iOS version remains to be seen for its success.

The app introduces some very important innovations to the federated app landscape.

1. Navigate the Fediverse from an app, even without creating an account


Raccoon is the only app that lets you browse the Fediverse even without an account. When you install it, you can select any Friendica or Mastodon instance and "leverage" its local public and federated timelines. This way, users can explore multiple instances before choosing which one to open an account on. Of course, even after adding an account (the app manages multiple accounts), you can browse the timelines of servers other than the one you signed up to.

2. "Browse through" messages: "swipe" navigation


Unlike all other social apps (both those for the Fediverse and those for commercial social networks), #RaccoonForFriendica lets you open a post in your timeline and continue browsing through previous and next posts by simply swiping left and right.
This is a truly interesting ergonomic innovation.

3. Finally a formatting bar in social apps


Since the app was created for Friendica, it features a built-in formatting toolbar reminiscent of Lemmy clients (in fact, the developer @janTeko first experimented with app development with a Lemmy app). The formatting toolbar can also be used for Mastodon instances running the Glitch-soc fork, such as infosec.exchange, tech.lgbt, and my poliversity.it instance, which was the one the developer experimented with.

In addition to being more immediate, writing formatted posts is also made easier by a "preview" function that helps avoid errors in Markdown or BBCode coding.

4. Finally, Mastodon users will be able to enjoy Fediverse groups too.


As you may know, Mastodon doesn't support the display of group posts. Even if you select a group, you'll still see a single timeline where top posts alternate with replies. Searching for a thread on Mastodon is therefore very complicated, but the #Raccoon developer has found a way to enable "topic" viewing across all accounts that are "activitypub groups," be they #Lemmy, #NodeBB, Piefed, Mbin, Peertube, Wordpress, Mobilizon, Flipboard, etc.
This idea also came about thanks to the fact that the developer had previously tried his hand at developing an app for Lemmy and was able to experiment with the formatting bars and display of Lemmy "communities," which are nothing other than "#activitypub groups."

5. Other interesting features


Among other features, you can


6. What's still missing?


The app features all the features found in most other Mastodon apps, except one: the correct handling of Mastodon posts that quote other posts. These are still displayed in a fairly primitive way. The developer is trying to decide whether to adapt to Mastodon specifications or reinterpret the feature in a more personalized way.
It must be said that, unfortunately, the implementation of quoted messages (already present in Friendica for ages) was implemented by Mastodon very late, only in recent months, and in a very "personal" way that many other software developers did not appreciate.

7. Raccoon is an app that will benefit users who already use Mastodon but also those who have never "tried" the Fediverse


This app has been under development for almost two years, and the beta version is just over a year old. However, version 1.0 has resolved all previously encountered issues.
Based on user feedback, the developer will evaluate whether to create an iOS version and even a Windows version.
Anyone who wishes to allow reporting of application errors can enable anonymous crash reports.

8. Links and Resources


This is the developer's profile:
androiddev.social/users/janTek…

This is the app repository: github.com/LiveFastEatTrashRac…

This is the Play Store link:
play.google.com/store/apps/det…

This is the link on IzzyDroid (the app will be released on F-Droid soon, but is currently under review):
apt.izzysoft.de/fdroid/index/a…

Here is the developer's blog:
livefasteattrashraccoon.github…

Finally, from here you can download the .apk or .deb package without using the online stores. line:
github.com/LiveFastEatTrashRac…

One last recommendation


The public's response will be important to enable the further development of this app.
If you want to test it on Mastodon, I recommend using instances running the glitch-soc fork. Among these, I'd recommend the infosec.exchange instance, which is well managed by @jerry. And of course, but only if you communicate in Italian or Esperanto, I'd be happy to host you on my poliversity.it instance.
Regarding Friendica, I recommend two instances: friendica.world, managed by @ruud and featuring a rather lively timeline, and, of course, social.trom.tf, excellently managed by @tio.
If you communicate in Italian, I'd be happy to host you on my poliverso.org instance.

Greetings to all and let me know if you need further information, if you have tried the app and how you found it.
Francesco
You can also interact with me through the Mastodon account @informapirata and the Friendica account @notizie
in reply to P03 Locke

@p03locke I understand your outburst, and personally, I think it's quite well-founded. However, I remind you that the problem lies in the fact that Mastodon has chosen to implement proprietary solutions that don't follow the Activitypub standard, and that almost the entire Fediverse wants to conform to this supposed de facto standard. The fact that Lemmy adopts solutions that are different from other software, but still more in line with Activitypub, shouldn't be considered a problem.
in reply to macfranc

Mastodon isn’t the entirely of ActivityPub apps. There's also PeerTube, Pixelfed, Loops, Micro.blog, Flipboard (145M users), Misskey, and many many others.

Is there any ActivityPub app that Lemmy is compatible with, or is it broken for all of them? Why pretend that it's part of a big Fediverse, when a vast majority of these instances are broken to us? (I'm not picking on discuss.tchncs.de, but you can plug in any Lemmy server you want and see the same kind of problems.)

The fact that Lemmy adopts solutions that are different from other software, but still more in line with Activitypub, shouldn’t be considered a problem.


You can have this stance, and be a purist about the RFCs and how the protocol is supposed to work. And you can push for these standards on your own platform for Lemmy.

But, at the end of the day, you still have to deal with the warts of other protocols and write the custom code it takes to bridge one app with another app. And then be thankful that you are not trying to bridge together an entirely different standard and are just trying to smooth over some structural differences in implementation.

in reply to P03 Locke

oh, a clarification: I'm still @macfranc@poliversity.it

I'm a fan of Lemmy, though I recognize that some limitations could be considered flaws (piefed.social/comment/11707767).

However, your perspective must take into account some design (and history) issues with the software you mentioned:

Lemmy barely works with PeerTube [discuss.tchncs.de]


It's important to understand a few concepts here:
- Lemmy is based on Activitypub groups
- A group works by "resharing" an initial post and all replies to that post
- With some programs (Mastodon's "socialverse," Misskey, Pleroma, Friendica, or Pixelfed), you can "post inside a group" only by mentioning the "group user"; with others (Lemmy/Piefed/Mbin/NodeBB's forumverse, but also Peertube, Mobilizon, or Flipboard), you simply assign a discussion to a group (you can do this easily from the interface). This second mode doesn't yet have a syntax shared by all the software in the Fediverse.
- Finally, a very important feature of Lemmy is that a post can only be published to one channel at a time. This might seem like a limitation (we'll discuss it later, when talking about Flipboard), but it's actually designed by the developers to prevent synchronous crossposting, which can dramatically increase spam.

Lemmy handles the display of Peertube content very well and correctly assigns it to the correct Peertube channel. What doesn't work well is the update system, which is why Lemmy can't act as a Peertube feed reader. This isn't Lemmy's fault, nor is it Peertube's, as each handles Activitypub groups differently.

Lemmy doesn't work with Pixelfed [discuss.tchncs.de]


That's not true. Lemmy handles Pixelfed very well. Pixelfed users can open threads on Lemmy or reply to Lemmy discussions. However, Pixelfed only shows users retweets made by Pixelfed, not those from other software. Therefore, Pixelfed users cannot access the groups.
Regarding your user, I'd like to point out that feddit.it can see it: feddit.it/u/NotAHopeInHades@pi…

Lemmy doesn't work with Loops [discuss.tchncs.de]


Loops is still a very immature software, with very limited interoperability. I wouldn't consider it a valid test for certifying Lemmy's functionality.
Regarding your user, I'd like to point out that feddit.it can see it: feddit.it/u/spaceotter@loops.v…

Lemmy doesn't work with Micro.blog [discuss.tchncs.de]


I'm not familiar with Microblog, but (regarding your user) I'd like to point out that feddit.it can see it: feddit.it/u/akshay@social.lear…

Lemmy doesn't seem to work with Flipboard


Flipboard uses groups to manage the "magazines" of the "main accounts." Magazines are the thematic sections of the main account. Basically, the main account (for example, @NationalGeographic@flipboard.com) publishes a news item, and depending on the topic, it can be published in the "Science" Activitypub group (@science-NationalGeographic@flipboard.com) or the "Environment" Activitypub group (@environment-NationalGeographic@flipboard.com), OR both.
This design, intended to maximize visibility on the Mastodon audience, is incompatible with Lemmy's logic.
Lemmy, in fact, as I mentioned before, doesn't allow synchronous crossposting of the same content across multiple groups.

The same goes for Misskey.


Lemmy handles Misskey very well. And Misskey handles Lemmy very well. I don't understand the problem.


From what I can see, that is not a back-end restructuring but as far as a new architectural design it will purely affect the front-end UI. Which will begin to look somewhat more similar to PieFed, yet without coming anywhere close to what PieFed offers today, as opposed to what PieFed offered like a year ago. e.g. there will be no ability to hold polls (or to share those custom-built feeds?).

More relevant is that Lemmy 1.0 may take a year or so to become fully deployed across the Threadiverse, if past experience is any judge. The devs say to explicitly expect major breaking bugs and perhaps to avoid deployment in prod as a result. And ofc apps are going to need to catch up as well. This one being a breaking change may lead most older apps unable to connect to an instance that uses the newer software (unless I am misreading that part about the older backwards compatible API).

Lemmy.world in particular, which holds ~50% of Threadiverse users and >90% of the most highly-active communities (unfortunately for the aim of decentralization) is well-known for delaying deployment until the Lemmy code fixes such issues.

So a year from now Lemmy will begin to catch up to some of what PieFed had almost a year ago in the past already, and meanwhile I expect PieFed will not itself be standing still all that time... I am glad to see that Lemmy is still being actively worked on, truly I am, but also I find it hard to actually be excited about that pace, by comparison. Then again, any movement forward still counts, and improves the Fediverse as a whole, so by however much, it is still a good thing! 😀


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LE OFFERTE SPECIALI DI VANNACCI MARCHI

@news
Non spaventa il signor generale Vannacci che avanza trionfale con la sua “sporca dozzina”, orgoglioso dei suoi reclutati e loro del condottiero.
L'articolo LE OFFERTE SPECIALI DI VANNACCI MARCHI proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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Test by NodeBB (release 13) to Lemmy 1.0


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