Per decenni si è creduto che il primo club fosse lo Sheffield FC, fondato nel 1857. Tuttavia una ricerca recente ha fornito indizi che vanno in un’altra direzione: il più antico campo da calcio conosciuto si troverebbe in Scozia
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@calcio@feddi.it
Giovanni Falcone negli ultimi anni della sua vita, fu spesso isolato, criticato e delegittimato proprio mentre otteneva i suoi risultati più importanti.
Dopo il #Maxiprocesso e il fallito attentato dell'Addaura, Falcone dovette affrontare non solo #CosaNostra, ma anche un clima di crescente ostilità e diffidenza.
Il prezzo pagato da chi prova a cambiare le regole del gioco.
@storia @cultura @storia@feddit.it
#GiovanniFalcone #Falcone #Mafia #Antimafia #Addaura #Magistratura
Dalla filosofia alla religione: la morte di Ipazia - Enciclopedia della storia del mondo /
Ipazia era figlia di Teone, l’ultimo professore dell’Università di Alessandria, un matematico brillante che copiò fedelmente gli Elementi di Euclide e le opere di Tolomeo e, nel linguaggio dei nostri giorni, istruì la figlia a casa insegnandole matematica e filosofia (Deakin in Science/Ockham).
Ipazia aiutò il padre nella stesura di commentari su tali opere e, col tempo, scrisse testi propri e tenne numerose conferenze, diventando una figura di spicco in una cultura dominata da scrittori e pensatori di sesso maschile.
La morte della filosofa Ipazia di Alessandria (vissuta tra il 370 e il 415 d.C. circa) è stata a lungo considerata il “passaggio dalla filosofia alla religione”, a testimonianza della transizione dai...Joshua J. Mark (Enciclopedia della storia del mondo)
storicang.it/a/perche-bersagli…
La prima compagnia di bersaglieri fu costituita a Torino il 18 giugno 1836 per iniziativa del capitano Alessandro Ferrero de La Marmora. In una relazione presentata al re di Sardegna Carlo Alberto, l'ufficiale propose la creazione di un’unità di fanteria «al manovrar leggeri e al tirar precisi».
Giorgio Lera
Ascesa e caduta dello “sbaraccador5”: la banalità del male di Ascanio Boni
Ci sono uomini nati piccoli che la storia, per una stagione breve e feroce, veste da giganti. Figure minime, palloni gonfiati che galleggiano nella boria della provincia fino a quando una divisa o una nomina d'autorità non dà loro in mano il diritto di decidere della vita e della morte altrui. In quel momento, la mediocrità si fa carnefice.
Ascanio Boni era stato questo. Negli anni Trenta, a Nonantola, era solo lo «sbaraccador»: l'uomo da bar, l'accanito giocatore di biliardo che consumava i pomeriggi nei locali di Via Roma, guardando i braccianti dall'alto in basso con un'eleganza ostentata e un profondo disprezzo per la fatica. Donnaiolo, non aveva nessuna voglia di lavorare, e persino i gerarchi modenesi lo consideravano così rozzo e indisciplinato da aver assecondato, anni prima, il suo temporaneo allontanamento in Brasile, pur di togliersi l'imbarazzo di averlo intorno.
Ma quando il mondo crolla e arrivano i tedeschi, quell'uomo qualunque trova la sua grande occasione. Riceve la nomina a Commissario Prefettizio. Ha finalmente un intero paese da governare e dei padroni a cui obbedire.
Nell'estate del 1944, nel pieno della "battaglia del grano", entrarono in azione i partigiani della Terza zona , che molti di noi ricordano come i ragazzi della Brigata "Walter Tabacchi", giovani nati e cresciuti in queste stesse campagne.
Furono loro ad avviare una serie di sabotaggi mirati alle macchine trebbiatrici per bloccare la raccolta e impedire l'ammasso del grano da parte dei nazifascisti. Nel panico, per garantire il proseguimento dei lavori e reprimere i sabotaggi con il pugno duro, Boni fece intervenire un reparto speciale di Polizia comandato dal famigerato tenente Totonelli. La tensione divenne insostenibile fino all'11 luglio 1944, quando un gruppo di partigiani tese un agguato mortale all'ufficiale, uccidendolo nelle campagne tra Nonantola e Ravarino.
La reazione fascista fu immediata, cieca e spietata: la ritorsione colpì nel mucchio e si abbatté sulla famiglia Piccinini a Campazzo. Vennero strappati alla vita tre innocenti con la brutale accusa di aver favorito i ribelli: il padre Ernesto Piccinini di 62 anni, e i suoi ragazzi, Ettore e Bruno, rispettivamente di 30 e 24 anni.
Ma il vero baratro nella storia di Ascanio Boni si spalanca dove l'acqua del Panaro scorre più lenta: al Navicello.
Su quell'argine c'è un cippo che tutti conosciamo, una pietra che fa parte del nostro paesaggio e che pure, ogni volta, grida nel silenzio. Grida per gli undici del Navicello.
Dieci uomini prelevati dalle carceri e usati come carne da macello, fucilati lungo l'argine per dare un segnale di terrore alla pianura. A loro, la memoria del paese unisce idealmente un undicesimo ragazzo, Ivaldo Vaccari, strappato alla vita pochi giorni dopo, tra le torture e il buio delle celle modenesi.
Undici vite spezzate che pesano come macigni.
E in mezzo a quel sangue, qual era il ruolo di Boni? Eccolo, il Commissario, che sale su un palco improvvisato proprio al Navicello per recitare la sua commedia di cartapesta davanti a una folla radunata con la forza. Parla di ordine, di pacificazione e di fedeltà ai tedeschi, mentre l'odore della polvere da sparo è ancora nell'aria. Crede di essere un leader che traccia la storia, ma è solo il macabro presentatore di un massacro, un complice che mette la firma sul terrore per tenersi stretta la poltrona. Negli archivi rimarrà persino la brutta copia di quel discorso, con gli elogi ai carnefici suggeriti a matita da qualche camerata: l'ultima messinscena sopra il sangue fresco della sua gente.
La caduta fu speculare all'ascesa, ma priva di ogni dignità. Condannato a morte alla schiena nel 1945 dalla Corte d'Assise speciale di Modena, vide la sua pena sciogliersi colpo dopo colpo nella nebbia delle amnistie e dei condoni del dopoguerra. Una transizione ambigua, che trova la sua spiegazione più amara nel pensiero del mio amico nonché custode dell'archivio della partecipanza Ivan Melotti: “quei colpi di spugna istituzionali, per quanto dolorosi e ingiusti agli sguardi delle vittime, erano drammaticamente necessari. Il fascismo si era così capillarmente radicato negli apparati statali , nella magistratura, nelle prefetture, nelle forze dell'ordine , che processarli ed epurarli tutti fino in fondo avrebbe fatto saltare l'intero sistema e paralizzato l'ossatura stessa del nuovo Stato neonato”.
Così, per salvare l'istituzione, si scelse l'oblio amministrativo. Uscito definitivamente dal carcere nel 1950, Boni trovò davanti a sé il muro invalicabile del rifiuto: lo sdegno e il risentimento della comunità gli resero impossibile tornare a Nonantola. Fu costretto a stabilirsi nella vicina Bomporto, solo e privato di quel potere effimero che lo aveva fatto sentire grande.
Chi lo incrociò negli anni Sessanta lungo le strade della bassa non vide più il gerarca. Vide solo un uomo curvo, distrutto dall'alcol, evitato da tutti e condannato al silenzio dei suoi stessi crimini.
Si spense a Bomporto il 18 giugno 1968, lasciando dietro di sé solo il mistero di come un uomo da bar avesse potuto trasformarsi nel carnefice della sua stessa gente, legando per sempre il proprio nome a un cippo di sangue.
Ma a noi piace ricordare che la storia, alla fine, fa sempre i conti a modo suo. Perché mentre di quell’uomo oggi resta solo la polvere del tempo e la vergogna del suo nome, su quell'argine del Panaro, dove lui voleva portare il buio, ogni primavera torna a crescere l'erba.
Proprio così, cari lettori, i nomi di quei ragazzi, impressi nel marmo del Navicello, continuano a splendere al sole come fari di una Nonantola che non si è mai piegata.
Piccolo glossario per i non modenesi:
Sbaraccador: Come emerge dalle testimonianze storiche dell'epoca, descrive la figura dello spaccone da bar a cui piaceva fare la bella vita, tra donne, gioco e l'illusione del potere. Un fanfarone incline alla sregolatezza che compensava la propria mediocrità con una boria e un'arroganza pronte a farsi brutali. .
Nota dell'autore: Questa storia riemerge dalla nebbia del tempo grazie alle preziose ricerche storiche contenute nel volume Un Comune in guerra. Nonantola 1940-1945 di Federica Nannetti ed è stata da me liberamente romanzata nella forma per il puro piacere della lettura per preservare la forza del ricordo.
Nota all'immagine: La fotografia del cippo di Navicello è un mio scatto, un momento in cui l'amore prevale sull'odio.
#cippodelNavicello #sbaraccador #AscanioBoni #Nonantola #tenenteTotonelli #undicidelNavicello #FedericaNannetti
Il mondiale a porte chiuse, la scelta della BCE, diplomazia europea sotto attacco, conversazioni tra Hitler e Mussolini prima dell'entrata in guerra dell'Italia.Eastwest Weekly Newsletter
Scoperti i relitti dei veri Pirati dei Caraibi alle Bahamas - Focus.it
focus.it/cultura/storia/scoper…
Per la prima volta, una spedizione archeologica si è immersa nel porto di Nassau. Quello che ha scoperto supera la leggenda dei Pirati dei Caraibi: scafi bruciati, palle di moschetto e la "firma" di Barbanera.
L'articolo infodata.ilsole24ore.com/2026/… presenta una mappa storica ricostruita con l'intelligenza artificiale che mostra il risultato del referendum del 2 giugno 1946, che ha abolito la monarchia (45,73%) e fatto nascere la Repubblica Italiana (54,27%).
I Comuni ricompresi nello studio sono 7.180 (89 province)
Il referendum segnò la fine di 20 anni di dittatura e 6 anni di guerra
La mappa mostra la complessità del risultato, che non era semplicemente "nord per la Repubblica, sud per la Monarchia".
La ferocia dei combattimenti di guerra (es. Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto) influenzò talune scelte finali
Questa mappa è un importante documento storico che mostra la complessità del voto del 1946.
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@storiaweb Una mappa dell'Italia composta da numerose piccole aree colorate in diverse tonalità di blu e rosso su uno sfondo beige. In alto a destra compare il titolo "Il referendum del 2 giugno 1946" seguito dalla dicitura "Fonte: elaborazione Il Sole24Ore su dati Ministero dell'Interno e Istat". Una legenda intitolata "Il consenso alla Repubblica" presenta una scala cromatica con i valori "0,00" all'estremità rossa e "100,00" all'estremità blu. Le aree colorate in blu sono concentrate nelle parti settentrionali e centrali della mappa, mentre le aree in rosso si trovano maggiormente nelle parti meridionali e nelle isole.
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Lo Stadio Giuseppe Meazza, universalmente noto come San Siro, è uno degli impianti sportivi più iconici d'Italia e del mondo, simbolo della città di Milano e casa condivisa di due delle squadre di calcio più titolate d'Europa: AC Milan e Inter.
L'idea di costruire uno stadio dedicato esclusivamente al calcio nacque nel 1925 per volere del presidente dell'AC Milan, Piero Pirelli, grande appassionato del football inglese. Egli volle un impianto "all'inglese", privo di pista d'atletica, situato nell'allora periferico quartiere di San Siro. Il progetto, affidato all'architetto Ulisse Stacchini (già autore della Stazione Centrale di Milano) e all'ingegnere Alberto Cugini, fu realizzato in tempi record: i lavori iniziarono nell'agosto 1925 e si conclusero nell'agosto 1926.
Il 19 settembre 1926 lo stadio fu aperto con un'amichevole tra Milan e Inter (vinta dall'Inter 6-3)
Originariamente composto da quattro tribune lineari in cemento armato (di cui una coperta), poteva ospitare 35.000 spettatori. Non esistevano ancora le curve di raccordo e alcune aree sotto gli spalti erano utilizzate anche come scuderie per l'adiacente ippodromo
Nella rima partita ufficiale, il 3 ottobre 1926, il Milan perse 2-1 contro la Sampierdarenese di Genova.
Dopo aver ospitato la semifinale del Mondiale 1934 (Italia-Austria), il Comune di Milano acquistò lo stadio nel 1935. Tra il 1937 e il 1939 furono eseguiti importanti lavori di ampliamento, venendo costruite le curve di raccordo tra le tribune, creando una gradinata unica continua.
L'impianto fu riaperto ufficialmente il 13 maggio 1939 con un'Italia-Inghilterra terminata 2-2
Dopo la pausa bellica, nel 1947 l'Inter decise di trasferirsi definitivamente a San Siro, condividendo l'impianto con il Milan. Per accogliere la crescente domanda di biglietti, tra il 1953 e il 1955 fu costruito il secondo anello, una gradinata sovrapposta sostenuta da imponenti rampe elicoidali esterne in cemento armato
Nel 1957 fu installato il primo impianto di illuminazione
La capienza raggiunse i 100.000 spettatori, rendendolo lo stadio più grande d'Europa dell'epoca.
Nel 1980, in seguito alla morte del leggendario calciatore Giuseppe Meazza (campione del mondo nel 1934 e 1938, che aveva giocato sia per l'Inter che per il Milan), il Comune di Milano intitolò ufficialmente lo stadio al suo nome
Da quel momento, l'impianto è noto ufficialmente come Stadio Giuseppe Meazza, sebbene il nome "San Siro" rimanga quello più comunemente usato dai tifosi e nei media
In vista dei Mondiali di Calcio 1990 organizzati dall'Italia, lo stadio subì la sua più grande trasformazione. Tra il 1987 e il 1990 fu aggiunto il terzo anello, sostenuto da 11 pilastri cilindrici esterni che reggono anche la nuova copertura in acciaio e policarbonato
Nuova configurazione: Tutti i posti divennero a sedere, la capienza si assestò a circa 85.700 posti e il campo fu dotato di riscaldamento e nuovi impianti di illuminazione
Evento inaugurale: Il 25 aprile 1990 fu riaperto con la finale di Coppa Italia Milan-Juventus, ma l'evento mondiale vero e proprio fu la partita di apertura del Mondiale Argentina-Camerun il 8 giugno 1990.
San Siro ha ospitato concerti storici di artisti come Bob Marley (1980), Michael Jackson (1997), Bruce Springsteen, Rolling Stones, U2 e Vasco Rossi, diventando la "Scala del calcio" anche per la musica
Per decenni di proprietà del Comune di Milano, il 5 novembre 2025 lo stadio è stato venduto all'azienda congiunta Stadio San Siro SpA, controllata da Inter e Milan, per un valore di circa 197 milioni di euro.
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@storiaweb Una fotografia monocromatica d'epoca che mostra una grande struttura con tribune e un lungo edificio. Sulla sinistra, una tribuna presenta un ampio tetto inclinato sostenuto da una serie di pilastri. A destra, un edificio lineare si estende lungo la scena con diverse aperture ad arco al livello del suolo. In primo piano, un ampio sentiero chiaro attraversa l'area, affiancato da una zona di terreno scuro e una piccola recinzione in legno.
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E mentre la destra ricorda e specula sull'uccusione di Norma Cossetto, giovane donna fascista, portandola ad esempio della brutalità delle foibe, nello stesso tempo la destra italiana fa la vaga e glissa sulle responsabilità del Regno d'Italia, ancor prima del biennio fascista, nel creare quel clima d'odio che si riversò sugli italiani fascisti.
internazionale.it/notizie/nico…
Quale Norma? Abuso politico del corpo di una donna e omaggio all’Italia fascista - Valigia Blu valigiablu.it/intitolazioni-pu…
Il Giorno del ricordo, il 10 febbraio, è stato istituito al fine di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguer…Nicoletta Bourbaki (Internazionale)
Il sommario:
cloud.mastodon.uno/s/DTtZeinxD…
Il link:
carabinieri.it/media---comunic…
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@storiaweb L'immagine mostra una doppia pagina del sommario di una rivista intitolata "SOMMARIO - N° 2 - ANNO XI". La pagina di sinistra presenta una griglia di nove fotografie storiche, ognuna con un numero di pagina bianco sovrapposto in alto a sinistra. Sotto le foto, un blocco di testo riassume gli argomenti trattati nel numero. La pagina di destra elenca gli articoli in modo testuale, organizzati sotto diverse intestazioni tematiche e accompagnati dal numero di pagina. In fondo a entrambe le pagine è riportata la dicitura "NOTIZARIO STORICO DELL'ARMA DEI CARABINIERI".
SOMMARIO - N° 2 - ANNO XI
[Testo pagina sinistra] In questo numero il ruolo di Cabruna durante la crisi politica di Fiume (pa (pag. 4), la 'vecchia volpe' della Resistenza: il Carabiniere Federico Salvresti (pag. 16), come un maresciallo dei carabinieri salvò 38 Ebrei (pa (pag. 24), sangue e inchiostro (pag. 46), la lettera del bandito Giuliano alla madre del Carabiniere ucciso (pag. 46), il Pittore delle uniformi della Belle Époque (pag. 52), l'anima di una lama, l'arte e i segreti dell' dell'afflature (pag. 62), un eroe dimenticato del Cilento (pag. 68) 3 | NOTIZARIO STORICO DELL'ARMA DEI CARABINIERI - N° 2 - ANNO XI
[Testo pagina destra] SOMMARIO - N° 2 - ANNO XI PAGINA DI STORIA Cabruna e gli eventi del marzo 1922 a Fiume pag. 4 Richetti e la Brigata Centrocorsi pag. 16 Osman Carguno. Giusto tra le nazioni pag. 24 CRONACHE DI IERI Lettera di un bandito pag. 46 A PROPOSITO DI... Quinto Canni. Pittore di soldati pag. 52 CURIOSANDO NEL MUSEO DELL'ARMA L'arrotino pag. 62 CARABINIERI DA RICORDARE Il Maresciallo Alessandro Intini pag. 68 L'ALMANACCO RACCONTA 1826: 16 aprile - Combattente, governatore e colonnello pag. 74 1926: 3 aprile - Salvataggi in galleria pag. 76 NOTIZARIO STORICO DELL'ARMA DEI CARABINIERI - N° 2 - ANNO XI 3
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Spesso si pensa ai record aeronautici come a una gara tra giovani piloti militari, ma la storia dell'18 maggio 1953 racconta tutt'altro.
Sopra il lago asciutto di Rogers, in California, Jacqueline "Jackie" #Cochran è entrata nella storia diventando la prima donna a superare la barriera del suono.
Cochran non era una "giovane promessa". Aveva 47 anni, un impero cosmetico tutto suo e una carriera già leggendaria. In un'epoca in cui i jet militari erano territorio quasi esclusivo di uomini in uniforme, lei ha forzato la porta.
Volava su un Canadair F-86 Sabre (versione su licenza del North American F-86), un caccia nato dalla Guerra di Corea, fornito dalla Royal Canadian Air Force.
Ha stabilito un primato di velocità su circuito chiuso di 100 km, con una media di circa 1.050 km/h, superando Mach 1.
A darle il supporto tecnico e ad accompagnarla come pilota di osservazione era Chuck Yeager, l'uomo che per primo aveva rotto il muro del suono nel 1947.
Cochran dimostrò che i limiti della fisica potevano essere superati da chi avesse la competenza, indipendentemente dal genere, e, sul piano culturale mostrò che una donna poteva essere protagonista assoluta della modernità aeronautica, non una semplice eccezione tollerata.
Cochran nel 1964, a 58 anni, volò ancora più in alto su un F-104 Starfighter raggiungendo Mach 2. Alla sua morte nel 1980, deteneva più record di velocità e quota di chiunque altro al mondo.
Un caso di emancipazione conquistata con casco, ossigeno, strumenti e rischio.
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@storiaweb Una fotografia in bianco e nero mostra tre persone vicino alla fusoliera di un aeroplano. Una persona è in piedi sulla parte superiore dell'aereo, indossando una tuta da volo e un casco con la scritta "COCHRANE". Sulla sinistra, una persona di profilo con indosso una tuta da volo guarda verso il centro. Sulla destra, una terza persona è vista di spalle indossando una tuta da volo. La superficie metallica dell'aereo presenta rivetti e scritte, con un edificio sullo sfondo.
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L’estate del 1943 è un periodo drammatico per l’Italia. Le sconfitte militari in Africa (El Alamein, novembre 1942) e lo sbarco alleato in Sicilia (10 luglio 1943) mettono in luce l’incapacità del regime fascista di gestire la guerra. La popolazione è stremata dai bombardamenti, dalla fame e dalla repressione. Anche tra le élite — industriali, militari e monarchiche — cresce il malcontento verso Benito Mussolini, accusato di aver trascinato il Paese nel disastro.
Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo si riunisce (immagine) a Palazzo Venezia per discutere la situazione. Dino Grandi, ex ministro degli Esteri, presenta un Ordine del Giorno che chiede il ritorno del Re al comando delle Forze Armate, di fatto togliendo ogni potere a Mussolini. Il testo è una condanna indiretta del Duce, accusato di aver portato l’Italia al collasso.
Il voto è storico: 19 favorevoli, 7 contrari, 1 astenuto. Tra i favorevoli ci sono Galeazzo Ciano (genero di Mussolini), Emilio De Bono e Luigi Federzoni. Mussolini, consapevole della sconfitta, esclama: "Voi avete provocato la crisi del regime!".
Il 25 luglio 1943, Mussolini si reca a Villa Savoia per un colloquio con Vittorio Emanuele III. Il Re, che da tempo medita di liberarsi del Duce, lo informa del suo licenziamento e della nomina del maresciallo Pietro Badoglio a capo del governo. Mentre Mussolini esce da Villa Savoia, viene fermato dai carabinieri (immagine). La frase che gli viene attribuita è: "La commedia è finita".
La notizia viene diffusa alla radio alle 22:45 del 25 luglio: "Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni di Sua Eccellenza il Capo del Governo, On. Benito Mussolini, e ha nominato Capo del Governo il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio".
La caduta di Mussolini non porta alla pace. Il governo Badoglio avvia trattative segrete con gli Alleati, e l’8 settembre 1943 annuncia l’armistizio. I tedeschi, che nel frattempo hanno occupato l’Italia, liberano Mussolini il 12 settembre e lo portano in Germania. Il 23 settembre viene proclamata la Repubblica Sociale Italiana (RSI), uno "Stato fantoccio" nel Nord e Centro Italia controllato dai nazisti.
L’Italia è ora divisa: al Sud i territori liberati dagli Alleati, al Nord la RSI e l’occupazione tedesca. Inizia così la guerra civile tra partigiani e "repubblichini", che durerà fino al 25 aprile 1945.
Fonti:
De Felice, R. (1974). Mussolini il Duce. Gli anni del consenso 1929-1936. Einaudi.
Bosworth, R. J. B. (2002). Mussolini. Arnold Publishers.
Archivio Centrale dello Stato, Verbali del Gran Consiglio del Fascismo.
Pavone, C. (1991). Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza. Bollati Boringhieri.
Paggi, L. (1997). La caduta del fascismo. Il Mulino.
Grandi, D. (1985). Il 25 luglio. Mondadori.
Ciano, G. (1948). Diario 1937-1943. Rizzoli.
Badoglio, P. (1946). L’Italia nella seconda guerra mondiale. Mondadori.
Montanelli, I., & Cervi, M. (1965). L’Italia della disfatta. Rizzoli.
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@storiaweb Una fotografia in bianco e nero ritrae un gruppo di persone sedute dietro una lunga tavola in una sala formale. Le persone sono disposte lungo il tavolo, che presenta vari documenti; alcuni individui indossano abiti scuri con decorazioni visibili sulle spalle o sul petto. Sulla destra, una persona siede a una scrivania separata e leggermente rialzata rispetto al gruppo principale. Le pareti della sala sono decorate con quadri incorniciati di diverse dimensioni e un vaso ornamentale è posto su un piedistallo a sinistra. Il pavimento presenta un tappeto con motivi complessi sotto la tavola.
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Questa illustrazione in bianco e nero per la copertina del giornale "DOMENICA DEL CORRIERE" mostra un gruppo di persone davanti a un edificio con finestre ad arco. Al centro, un individuo in abito scuro e cappello interagisce con una persona in uniforme militare; sulla destra è visibile parte di un'auto d'epoca e sul bordo sinistro la sagoma di una persona che tiene un oggetto lungo simile a un fucile. Il testo in alto a sinistra riporta "No, io non credo che esista l'amore di Christine Kehler alle pagg. pagg. 10-19", al centro il titolo "DOMENICA DEL CORRIERE" e in alto a destra "Pedro Mantredini ha nostalgia di cultura servizio alle pagg. 23-33" 23-33". In basso a sinistra si legge "L'arresto di Mussolini".
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statua di Omero
Il poema epico racconta il viaggio di Ulisse (Odisseo) per tornare a Itaca dopo la guerra di Troia, con prove, mostri (Polifemo, Sirene, Scilla e Cariddi), dei (Poseidone, Atena) e temi come la xenia (ospitalità), l’astuzia e il nostos (ritorno a casa).
L’Odissea di Christopher Nolan, film kolossal uscito recentemente nelle sale, fonde il mito con le radici storiche, attingendo al poema epico di Omero e introducendo al contempo innovazioni cinematografiche.
L’adattamento di Nolan mantiene intatta la trama principale — il viaggio di ritorno a casa di Ulisse, durato un decennio, dopo la guerra di Troia — ma modifica alcune scene chiave.
Christopher Nolan non ha inserito l’episodio di Nausicaa e dei Feaci per motivi legati alla durata e alla scelta narrativa. Questo taglio non è isolato: insieme a Nausicaa, sono stati eliminati anche Alcinoo, la regina Arete e l’intero popolo dei Feaci, che nel poema omerico occupano una parte centrale (addirittura tre dei 24 canti).
Il regista Nolan
Il regista ha scelto di sostituire la funzione narrativa dei Feaci con altri espedienti: ad esempio, il racconto delle avventure di Ulisse (che nel poema avviene alla corte di Alcinoo) viene affidato a Calipso, che nel film assume un ruolo più centrale. Inoltre, il tema dell’ospitalità (xenia), che nei Feaci era fondamentale, viene redistribuito in altri momenti della trama, ma manca il riconoscimento pubblico dell’evoluzione di Odisseo, che nel poema avviene proprio grazie all’incontro con Nausicaa e la corte di Scheria.
Matt Demon
Nolan ha operato diversi tagli e modifiche per adattare la complessità del poema a un film di circa 3 ore. Tra gli altri episodi esclusi o modificati ci sono:
- l’incoronazione di Menelao e la partenza di Ulisse e Penelope.
- il riconoscimento da parte del padre Laerte (il finale del poema).
- l’episodio dei Lotofagi (il popolo che fa dimenticare la patria) è stato fuso con altri momenti.
- la discesa agli Inferi è stata trasformata in una sequenza più simile a un film horror, con l’aggiunta del personaggio di Sinone (interpretato da Elliot Page), che non compare né nell’Odissea né nell’Iliade originali.
Il film si basa sul poema, ma Nolan lo rilegge in chiave moderna, introducendo messaggi pacifisti e femministi e adattando la narrazione al suo stile cinematografico.
Non è una trasposizione letterale, ma una reinterpretazione che esalta la fragilità umana, la memoria e il desiderio di ritorno, con un Ulisse (Matt Damon) lacerato tra rimorsi e speranza. Alcune critiche sottolineano che Nolan dimentica il “cuore” mitologico e poetico di Omero, concentrandosi di più sull’epica visiva e sulla psicologia dei personaggi.
Lo sceneggiato RAI del 1968 (diretto da Franco Rossi, con la collaborazione di Mario Bava per l’episodio di Polifemo e gli effetti speciali di Carlo Rambaldi, tuttora vedibile su raiplay.it/programmi/odissea) è estremamente fedele al poema: rispetta ritmo solenne, struttura e dialoghi (adattati dal testo originale).
Ogni episodio del poema è incluso, anche quelli più complessi come Nausicaa, i Feaci, la discesa agli Inferi, il riconoscimento con Laerte.
Bekim Fehmiu (attore jugoslavo, doppiato in italiano da Giuseppe Rinaldi) interpreta Ulisse
Lo sceneggiato aveva un obiettivo educativo (introdotto dal poeta Giuseppe Ungaretti che leggeva versi dell’Odissea) e mirava a ricostruire il mondo omerico con accuratezza storica e mitologica. E' considerato uno dei migliori adattamenti dell’Odissea, riproposto più volte in TV.
Lo sceneggiato RAI (1968) è un’opera filologica e didattica, che rispetta il poema in ogni dettaglio, con un ritmo lento e solenne adatto alla TV degli anni ’60. È fedelissimo a Omero, sia nei contenuti che nello stile, e rimane un punto di riferimento per chi vuole vedere l’Odissea "com’è stata scritta".
Il film di Nolan (2026) è un kolossal moderno, che sacrifica la fedeltà per una rilettura personale e psicologica del mito. È visivamente straordinario, con una tecnologia rivoluzionaria (IMAX, effetti pratici), ma mancano episodi chiave (Nausicaa, Feaci, Laerte) e la dimensione mitologica è ridotta a favore di una riflessione umana.
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@storiaweb Una fotografia in bianco e nero di una persona con capelli scuri e corti, che guarda verso sinistra. La persona ha la barba folta e tiene una mano appoggiata al petto. Indossa un indumento senza maniche con un motivo decorativo ripetuto e una catena metallica che pende sul davanti. Lo sfondo è sfocato e presenta una superficie irregolare.
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Un primo piano di un individuo che indossa un'armatura scura in una foresta tra alberi sottili. L'individuo porta un elmo metallico scuro con protezione per il naso e protezioni laterali, e presenta una barba grigia. Sul corpo è presente una corazza scura e un mantello marrone drappeggiato su una spalla. A sinistra, in secondo piano, si vede parzialmente un'altra persona con elmo e vesti simili. Lo sfondo è composto da numerosi tronchi d'albero verticali e sfocati.
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Un primo piano del volto e delle spalle di una persona con capelli grigi brizzolati. La persona ha la pelle chiara, occhi azzurri e lievi rughe intorno agli occhi. Indossa una giacca scura sopra una camicia bianca e una cravatta con motivi geometrici nei toni del rosso, blu e marrone. Lo sfondo è sfocato e di colore beige, con le parti inferiori delle lettere "E" e "O" visibili nella parte superiore dell'immagine.
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Un busto di marmo bianco di una persona con capelli ricci e barba su uno sfondo viola uniforme. La fronte presenta rughe profonde e gli occhi sono scolpiti come superfici lisce. Una folta barba composta da numerosi ciuffi arricciati copre la mascella e il mento. I capelli spessi e ondulati incorniciano la testa. Il busto include drappeggi di tessuto che ricadono sulle spalle.
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Il calcolo matematico che aiutò gli alleati nella seconda guerra mondiale, da Focus.it
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Per battere la Germania, gli Alleati non si affidarono solo alle spie: un calcolo matematico elementare basato sui pezzi di ricambio svelò il vero potenziale militare di Hitler.
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@storiaweb Una fotografia in bianco e nero mostra una fila di carri armati schierati in un campo aperto. I lunghi cannoni dei veicoli si estendono diagonalmente dall'angolo in alto a sinistra verso il centro dell'immagine. dell'immagine. Sulla torretta di uno dei carri armati è visibile una croce bianca. Alcune persone sono sedute sopra le torrette di questi mezzi. L'amb L'ambiente circostante consiste in un terreno pianeggiante e un cielo uniforme.
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La guerra di Troia in cifre: quanti soldati combatterono nel mito di Omero - Focus.it
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Nella guerra di #Troia, #Omero schiera 120mila Greci contro 50mila Troiani. Ma in 51 giorni di Iliade i caduti sono appena 700: a Solferino, in mezza giornata, furono dieci volte tanto.
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@storiaweb Un dipinto a olio che mostra un paesaggio urbano sotto grandi colonne di fumo e fiamme arancioni. Nella parte superiore, il cielo è oscurato da dense nubi scure che si innalzano sopra le sagome di torri, guglie e tetti della città. La sezione centrale presenta una vasta area con numerose figure, inclusi individui a cavallo e un carro trainato da un cavallo. In primo piano, gruppi di persone che impugnano lunghe aste si muovono tra strutture architettoniche scure poste ai lati dell'opera. Sulla sinistra è visibile una struttura simile a un ponte o un portale sopraelevato.
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L'attentato a Palmiro Togliatti e la vittoria di Gino Bartali al Tour de France sono due eventi storici intrecciati che si verificarono a pochi giorni di distanza nel luglio 1948, contribuendo insieme a evitare una possibile guerra civile in Italia.
Il 14 luglio 1948, alle ore 11:30, il segretario del Partito Comunista Italiano (PCI) Palmiro Togliatti fu colpito da quattro colpi di pistola mentre usciva da Montecitorio a Roma. L'autore dell'attentato fu lo studente di destra Antonio Pallante
L'evento scatenò immediatamente una violenta reazione: in tutta Italia, specialmente a Torino e Genova, decine di migliaia di persone scesero in piazza, le fabbriche furono occupate e la CGIL proclamò uno sciopero generale. Il clima sociale era al "calor bianco" e si temeva una vera e propria insurrezione armata, dato che molte armi erano ancora in circolazione dopo la Seconda Guerra Mondiale
Proprio mentre l'Italia precipitava nel caos, in Francia si stava svolgendo il Tour de France.
Il giorno successivo all'attentato, il 15 luglio 1948, nell'immaginaria tappa di riposo dei ciclisti, la carovana si trovò a confrontarsi con la notizia del ferimento di Togliatti. Nella tappa successiva, Cannes-Briançon (274 km, con la scalata dell'Izoard), il campione italiano Gino Bartali, allora 34enne e non dato come favorito, compì un'impresa epica. Attaccò in solitaria, staccando tutti i rivali (incluso il leader francese Louison Bobet) e vincendo la frazione, riducendo il distacco in classifica generale a poco più di un minuto
La vittoria di Bartali ebbe un impatto immediato sulla tensione politica: la notizia della sua vittoria, trasmessa via radio, avrebbe calmato le folle in piazza. Si racconta che alla Camera dei Deputati un esclamazione di un deputato ("Bartali ha vinto!") abbia placato il clamore e rasserenato gli animi
Secondo una versione molto diffusa (sebbene non completamente confermata storicamente), il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi avrebbe telefonato a Bartali chiedendogli di fare un'impresa per "distrarre" l'opinione pubblica e evitare la rivoluzione. Bartali avrebbe risposto affermativamente e si sarebbe impegnato al massimo
Bartali, che era già un'icona del mondo cattolico (avendo contribuito indirettamente alla vittoria della DC nelle elezioni di aprile 1948), divenne il "salvatore dell'Italia". La sua vittoria finale al Tour il 25 luglio 1948, dopo altre due vittorie di tappa, fu festeggiata da tutto il paese, superando le divisioni politiche
Sebbene alcuni storici ritengano che la portata dell'impresa di Bartali sia stata in parte ingigantita, è certo che il suo successo sportivo fornì un potente collante emotivo per un'Italia lacerata. Togliatti sopravvisse, invitò i comunisti alla calma e le tensioni si placarono, evitando il conflitto civile. Bartali vinse il suo secondo Tour (dopo 10 anni dal primo), divenendo un simbolo di unità nazionale oltre le divisioni ideologiche.
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@storiaweb Due fotografie in bianco e nero affiancate. La foto a sinistra mostra il primo piano di una persona con gli occhiali, che indossa un abito scuro e una cravatta, con lo sguardo rivolto verso la sinistra dell'inquadratura. La foto a destra ritrae una persona in azione su una bicicletta, con il busto inclinato in avanti sopra il manubrio. Questa seconda immagine mostra la persona che indossa una maglia tecnica e pantaloncini sportivi, con uno sfondo scuro e indistinto.
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Nell’aprile 1982 la Giunta militare argentina sferra l’attacco per conquistare le Isole Malvinas, disputato territorio britannico con il nome di Falkland. Si innesca un conflitto armato che costerà la vita a 907 persone. La vittoria della lontana Gran Bretagna, sugellata da un referendum degli isolani, rimarrà una ferita aperta per gli argentini, che in una partita di calcio quattro anni più tardi troveranno una sterile e vana rivincita, anche grazie alla “mano de Dios” di Diego Armando Maradona
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@storiaweb Una fotografia mostra due persone che saltano in aria all'interno di uno stadio affollato. La persona sulla sinistra indossa una maglia azzurra e pantaloncini scuri, con un braccio sollevato verso l'alto. Accanto a questa, un'altra persona indossa una divisa grigio scuro. Lo sfondo è costituito da una folla numerosa di persone sfocate tra i sedili dello stadio. Nella parte inferiore sono visibili le scritte "DIKO", "OPEL" e "Budwei".
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La prima nave italiana dedicata al supporto di idrovolanti non nacque con quel ruolo e, tecnicamente, non corrisponde al concetto moderno di portaerei: mancava di un ponte di volo, non lanciava aerei da una pista né recuperava velivoli con cavi d'arresto: si trattava di una nave appoggio idrovolanti.
Il 5 luglio 1895, nei cantieri Charles Connell & Company di Glasgow, fu varato il piroscafo mercantile Manila, costruito per armatori spagnoli. Dopo numerosi cambi di proprietà e di nome, divenne Salacia, poi Quarto, fino all'acquisizione da parte della Regia Marina nel febbraio 1915 e alla successiva trasformazione in Europa, una nave capace di imbarcare otto idrovolanti.
Va precisato che il primato cronologico della prima nave appoggio idrovolanti italiana spetta all'incrociatore protetto Elba, modificato il 4 giugno 1914.
La Regia Nave Europa non sostituisce quindi questo precedente né va confusa con una portaerei moderna. L'Elba detenne il primato temporale, mentre Europa ebbe quello dell'effettiva capacità operativa: poteva ospitare 3-4 idrovolanti pronti all'azione più 4 di riserva, passando da una semplice sperimentazione a una vera base aerea galleggiante. Fu lì che la Regia Marina iniziò a concepire il potere aereo proiettato dal mare.
La conversione, avviata alla Spezia nel 1915 sotto la guida dell'ingegnere Alessandro Guidoni, trasformò in soli tre mesi il vecchio mercantile in una base mobile. La nave fu dotata di due hangar (ciascuno per quattro apparecchi), officine per la lavorazione di legno e metallo, depositi, serbatoi suddivisi, generatori e persino capacità di supporto ai sommergibili. Una fotografia conservata dal Naval History and Heritage Command statunitense la descrive come un'unità per il trasporto di idrovolanti e nave madre per sommergibili, probabilmente scattata poco dopo la conversione nel maggio 1915.
Il teatro operativo di Europa fu l'Adriatico, un mare stretto e teso dove l'Impero austro-ungarico osservava da Cattaro, con Valona e Brindisi come punti strategici. Europa operò da Valona come base idrovolanti, sostenendo lo sbarramento del Canale d'Otranto e la sorveglianza del traffico alleato. Nel 1917 i suoi aerei parteciparono alla risposta alla battaglia del Canale d'Otranto. Durante la guerra, gli equipaggi imbarcati svolsero 1.884 missioni: circa 1.500 di ricognizione, oltre 200 di combattimento e circa 2.000 bombe sganciate.
In questo contesto si inserisce il Macchi M.5, uno dei risultati più brillanti dell'idroaviazione italiana della Prima Guerra Mondiale. Progettato e costruito dalla Nieuport-Macchi a Varese, era un idrocaccia monoposto, maneggevole e agile, in grado di competere con gli aerei terrestri che doveva affrontate. Entrato in servizio nel 1917, ne furono prodotti 244 esemplari tra Macchi e Società Aeronautica Italiana.
L'Italia affrontò la guerra con mezzi spesso insufficienti, ma il conflitto impose un apprendimento rapido e severo. Il Macchi M.5 (immagine) nacque dalle esigenze concrete dell'Adriatico: gli idroscali, le incursioni, la necessità di intercettare, scortare e sopravvivere sopra un mare implacabile. Le sue prestazioni sono significative: circa 189 km/h di velocità massima, autonomia di 3 ore e 40 minuti, quota di servizio di 6.200 metri e due mitragliatrici Vickers da 7,7 mm.
Gli Stati Uniti, nazione dei fratelli Wright che nel 1903 avevano aperto l'era del volo a motore controllato a Kitty Hawk, finirono per acquistare il caccia idrovolante italiano.
L'innovazione militare non è una medaglia da incorniciare, ma una corsa fatta di errori, perdite, officine, necessità e adattamento. In quel momento, nello specifico campo dell'idrocaccia, l'Italia seppe produrre una macchina valida tanto da essere impiegata anche dagli americani.
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@storiaweb Un'immagine in bianco e nero di un idrovolante d'epoca che galleggia su uno specchio d'acqua calmo. L'aereo è un biplano con ali superiori e inferiori collegate da montanti e cavi metallici. Un motore con elica è posizionato tra le strutture alari. Sulla fusoliera laterale si nota una coccarda circolare composta da un cerchio interno chiaro e un bordo esterno scuro, insieme al testo "M 7056". Sullo sfondo sono visibili una riva lontana e degli alberi sotto un cielo uniforme.
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Lewis Hamilton, sette volte campione del mondo, ha conseguito la tanto attesa prima vittoria in Ferrari, ottenuta nel GP di Barcellona. La sua vittoria numero 106 in carriera. Hamilton è così diventato il settimo pilota più anziano a conquistare un GP: 41 anni, cinque mesi e sette giorni; il #44 ha superato di due mesi il trionfo di Nigel Mansell nella gara di Adelaide del 1994.
Il pilota che da più anziano ha vinto un Gran Premio è Luigi Cristiano Fagioli (Osimo, 9 giugno 1898 – Monte Carlo, 20 giugno 1952), soprannominato il "Ladro dell'Abruzzo", un leggendario pilota automobilistico italiano, noto per la sua carriera iniziata negli anni '20 e culminata nella Formula 1.
Rimane il più anziano avendo conquistato il successo al Gran Premio di Francia del 1951 a 53 anni e 22 giorni, guidando un'Alfa Romeo condivisa con Juan Manuel Fangio.
#Fagioli ha gareggiato per scuderie d'élite come Maserati, Mercedes-Benz, Auto Union e Alfa Romeo, ottenendo numerosi successi nei Gran Premi europei prima della creazione del mondiale F1.
La sua carriera si è conclusa tragicamente il 20 giugno 1952, quando è deceduto per le ferite riportate in un incidente durante le prove del Gran Premio di Monaco per vetture GT, alla guida di una Lancia B20.
In suo onore si disputa annualmente il Trofeo Luigi Fagioli, una cronoscalata storica che si svolge a Gubbio (dove visse per gran parte della sua vita) ed è valida per il Campionato italiano velocità montagna.
#Formula 1
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@storiaweb Fotografia in bianco e nero di un primo piano di una persona con un casco e degli occhialoni. La persona indossa un casco chiaro e occhialoni con lenti scure appoggiati sulla fronte. La figura si trova all'interno di una struttura con un bordo chiaro, simile a un abitacolo. Un sottile filo attraversa diagonalmente la parte sinistra dell'immagine. Lo sfondo è scuro e sfocato.
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Europa è una figura della mitologia greca che in seguito ha dato il nome al continente europeo. Secondo una versione popolare della sua storia, Europa era una principessa fenicia che fu rapita da Zeus.
Gli antichi Greci applicarono inizialmente il termine Europa all’area geografica della Grecia centrale e successivamente all’intera Grecia. Intorno al 500 a.C. Europa indicava
l'intero continente europeo (sebbene i Greci conoscessero bene solo le zone intorno al Mediterraneo), con la Grecia all'estremità orientale.
Europa in sella al toro di Zeus era un soggetto molto diffuso nell'arte greca a partire dal VI secolo a.C.
I Romani continuarono ad apprezzare e a perpetuare il mito e, ancora oggi, il soggetto rimane uno dei più amati ed è raffigurato sul rovescio della moderna moneta greca da due euro.
da sinistra: Amundsen è il secondo, Nobile (con in braccio la inseparabile cagnolina Titina) l'ultimo
Il Norge, col suo equipaggio multinazionale di 16 persone (fino a 21 nelle tappe intermedie), transitò sul Polo geografico il 12 maggio 1926, diventando il primo mezzo aerea a compiere tale impresa documentata e certa. Per quell’ultima tappa da primato, il dirigibile progettato da Nobile era partito dalle isole Svalbard l'11 maggio 1926, per poi atterrare in Alaska il 14 maggio.
Il 10 aprile 1926, il dirigibile semirigido Norge (il progetto originario N1 di Nobile) era decollato da Roma per la trasvolata del Polo Nord, finanziata dall'americano Lincoln Ellsworth e guidata da Amundsen, con Nobile come progettista e comandante.
La spedizione dimostrò che il Polo Nord era una distesa di ghiaccio marino e non un continente sommerso, confermando la superiorità tecnica dei dirigibili semirigidi italiani per l'esplorazione artica
Nonostante il successo, i rapporti tra Nobile e Amundsen si deteriorarono rapidamente dopo l'impresa, trasformandosi in una faida personale e pubblica
La contesa sui meriti: Amundsen, considerandosi il vero capo della spedizione, vedeva Nobile come un semplice "autista" o tecnico di servizio, ritenendo che il pilota italiano non avesse titolo per rivendicare l'impresa o trarne guadagni
La rivalità tecnica e politica: Nobile, dal canto suo, sosteneva che fosse la sua tecnologia e la sua abilità di pilotaggio a rendere possibile il volo, definendo Amundsen un "passeggero" illustre ma passivo.
Questa tensione fu alimentata anche dal contesto politico del tempo, con il regime fascista italiano che fece del Norge un simbolo di prestigio nazionale, esaltando la figura di Nobile e promuovendolo al grado di generale
I contrasti sembrarono superati nel 1928 quando Nobile organizzò una nuova spedizione, questa volta interamente italiana, con il dirigibile Italia. Dopo aver raggiunto il Polo, il dirigibile si schiantò, lasciando un gruppo di sopravvissuti (compreso Nobile) intrappolati sulla banchisa nella famosa "Tenda Rossa"
Nonostante le aspre polemiche passate, Amundsen si offrì immediatamente per organizzare e partecipare ai soccorsi, mettendo da parte ogni rancore
Il 18 giugno 1928, mentre sorvolava il Mare di Barents a bordo di un idrovolante Latham 47 alla ricerca dei naufraghi, l'aereo di Amundsen scomparve senza lasciare traccia, tranne alcuni rottami ritrovati successivamente.
La sua morte fu accolta come una tragedia nazionale in Norvegia e segnò il destino di due dei più grandi esploratori del XX secolo, uniti dalla gloria e poi dalla tragedia artica. La vicenda si concluse infatti con il salvataggio dei superstiti dell'Italia grazie a una vasta operazione internazionale, ma lasciò Nobile in Italia sotto l'onta di accuse e l'opposizione del regime fascista, costringendolo all'esilio prima in Unione Sovietica e poi negli Stati Uniti, prima di poter tornare in patria e riabilitare la sua immagine solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.
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@storiaweb Una fotografia in bianco e nero con tonalità seppia mostra un gruppo di sette persone in posa all'aperto. Gli individui indossano abiti d'epoca, tra cui berretti, camicie con cravatte e un maglione con trama evidente. Una persona sulla destra tiene in braccio un piccolo cane bianco con macchie scure. Alcuni soggetti indossano camicie a quadretti, mentre altri indossano camicie a tinta unita. Lo sfondo è costituito da una superficie di tessuto scuro e poco definita.
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Il Totocalcio è nato nel 1946 per "salvare lo sport italiano".
Dopo la guerra, il giornalista Massimo Della Pergola ebbe un'intuizione geniale: la schedina con 12 partite e i simboli 1, X, 2. Obiettivo riorganizzare lo sport e raccogliere fondi per il CONI e la Federcalcio.
Il primo tentativo fu domenica 5 maggio 1946. Stampate 5 milioni di schedine, ne vennero giocate solo 34.000. Un flop! Ma la svolta avvenne nel 1948: il gioco divenne una "mania" nazionale e (in seguito ad un’accesa battaglia legale) fu nazionalizzato dal CONI, cambiando nome in Totocalcio.
I fondi raccolti permisero di organizzare le Olimpiadi di Cortina '56 e Roma '60.
I 4 fondatori originali (tra cui Della Pergola) non ricevettero nulla dopo la nazionalizzazione, ma la loro idea ha fatto sognare milioni di italiani per decenni, passando dal "12" al famoso "13".
Un documentario di Rai Storia "1963, Caccia al tredici", parte dal giorno della prima schedina, ricostruendone la storia attraverso una lunga intervista a Massimo Della Pergola
👉 raicultura.it/storia/articoli/…
#StoriaDelloSport #Totocalcio #Italia1946 #Curiosità #CalcioItaliano #MassimoDellaPergola
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@storiaweb Un modulo di scommesse sportive d'epoca "Totocalcio", datato 27-10-68, con una colorazione verde. L'intestazione riporta il numero "8", il logo "COMITATO OLIMPICO NAZIONALE ITALIANO", il titolo "Totocalcio", il sottotitolo "«AL SERVIZIO DELLO SPORT»" e la frase "OVOMALTINA dà forza!". Una tabella centrale elenca 13 partite di calcio, tra cui "Fiorentina - Milan", "Inter - Cagliari" e "Juventus - Bologna", con colonne contenenti segni scritti a mano in viola come "1" e "X". Il piè di pagina presenta le scritte "la Birra PERONI augura un bel 13!" e "Sportivi! Brindate alla fortuna con Birra PERONI". Sul lato destro è presente la scritta verticale "SCHEDA PER 2+4 COLONNE".
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Nel 2016 il Leicester di Ranieri vince la Premier League compiendo un miracolo sportivo. A dieci anni dall'impresa, ripercorriamo la cavalcata delle Foxes tra record, emozioni e la caduta in terza divisione.Redazione (Fatti per la Storia)
Simbolo di protezione divina per le flotte genovesi contro i pirati e valore cristiano sin dalle Crociate, Riccardo Cuor di Leone la usò per proteggere i suoi convogli durante la Terza Crociata, per la fama ineguagliata dei marinai genovesi.
Non esiste traccia storica di un canone di locazione nei trattati (nemmeno nel 1421). La storia del pagamento fino al 1771 sembra più un'operazione di marketing turistico del '900 che un fatto di cronaca: nel 2018 il sindaco di Genova ha giocosamente invitato la Regina a saldare 247 anni di arretrati. Buckingham Palace ha risposto con eleganza, ammettendo il legame storico... ma senza bonifici!
#Genova #Londra #Inghilterra #pirati #corsari #bandieradiSanGiorgio
di Francesco Caldari "I bombardamenti alleati in Italia non furono mai concepiti come campagna di terrore, ma gli effetti sulla popolazione civile furono comunque devastanti" (Richard Overy, storico e accademico britannico).www.tuttostoria.net
Una nuova disciplina: la biocodicologia. Da secoli studiavamo i manoscritti medievali solo per quello che c'era scritto sopra, ma oggi gli scienziati stanno "leggendole" come fonti di DNA.
L'idea è folle ma geniale: una pergamena non è solo carta antica. È un reperto biologico che ha conservato per 1000 anni tracce di animali, malattie, clima e persino le mani di chi l'ha toccata.
Ecco i punti salienti:
Per approfondire:
nature.com/articles/s40494-025…
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@storiaweb Un primo piano di un libro antico aperto, con pagine ingiallite e alcune macchie brune, su uno sfondo nero. Un sottile oggetto scuro e contorto, simile a una piccola radice, attraversa verticalmente la rilegatura centrale tra le due pagine. Le pagine presentano un testo stampato in nero con un carattere serif.
Il testo sulla pagina di sinistra recita: "The isle cale fof mzentl siccorat me hie DIAN Ards, a a bele the rgitle Eals vise that the bish lale is the bawre bent jahener, is Mas of hir hinl, sete rard nnly lasttly of corco tor lalc ind baams, fiul, lalt the it for hie; hit tis sable in kall- lat, in tae furraup in teha Molers chy mglet of the talt, nard, yeye ad Dols bitts, raid, bens lair to dib then bord, on con the teven tning in this bein rnd tile is the synght of the ill ted ton this land, be welk of luvis hesst be whierifee guur beatly for haireted of fhe twey tolncl, it hit duef cried, in as thle tuiel, the bin ceads of tihit foated, to this wan the batle. far mg laid which batterl. eny he laid in they ontrecd. loug by at leatid the tricks, aist of thor, tand of foritether 'Lis he Polles bhard,"
Il testo sulla pagina di destra recita: "The Dughinet Pave u nier a Nad the LNA ther the Larid badd to the, plotd on bintid hurvid, birne pard ard laf ithy hie Flay sn herelo mtols et ofla lait rati, enot bible hie svar, de locr of this land, se he bouldr pf her- sds boter his und the bbreg, if the rved, bighl, scield wis t the roach ad ia apirie off net thit is in the caid, an hey, barh thir be sy fey bdel th. is her at hdl awer and ss life to la birk."
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Spesso quando parliamo di Resistenza, la narrazione si concentra quasi esclusivamente sulle formazioni comuniste (Brigate Garibaldi) o socialiste. Ma la storia è molto più sfumata. Un aspetto fondamentale che merita attenzione è la presenza attiva e strutturata di formazioni monarchiche e "autonome" che hanno combattuto contro i nazifascisti, spinte non dall'ideologia repubblicana, ma da una ferma scelta antifascista e democratica.
Ecco alcuni punti chiave emersi da recenti approfondimenti storici:
L'unità nell'antifascismo: Il punto di contatto tra tutte le formazioni non era la forma di stato (repubblica o monarchia), ma l'obiettivo comune di liberare l'Italia dall'occupazione nazista e dal fascismo.
Le "Formazioni Autonome": Già nei primi giorni dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, militari del Regio Esercito e civili organizzarono bande (come il gruppo Borgo Martese o Camillo Cavour). Spesso identificati dal fazzoletto azzurro, erano indipendenti dal CLN nelle fasi iniziali e mantenevano una struttura militare rigida, ereditata dall'esercito.
Figure chiave sono state Giuseppe Bellocchio, Generale degli Alpini e monarchico convinto, fu una figura cardine nel comando del Corpo Volontari della Libertà (CVL); Edgardo Sogno: Nobile piemontese e monarchico anticomunista, fondò l'Organizzazione Franchi. La sua figura è complessa: si oppose alle leggi razziali già nel '38 (indossando pubblicamente la stella di David pur non essendo ebreo) e collaborò con gli Alleati. Tuttavia, il suo anticomunismo radicale lo portò poi, nel dopoguerra, a essere implicato in progetti eversivi (il "Golpe Bianco" del 1970) e legami con la CIA e la loggia P2; il Fronte Militare Clandestino a Roma, guidato dal colonnello Montezemolo (poi fucilato alle Fosse Ardeatine), unì piccole formazioni militari in una rete di spionaggio e resistenza urbana.
Questa storia ci ricorda che la Resistenza non fu un monolite ideologico, ma un mosaico di persone con background diversi uniti da un solo obiettivo: abbattere il fascismo. "Non fu una questione di comunisti vs fascisti", ma una convergenza di forze diverse, a volte con collaborazioni complesse, ma tutte necessarie.
Leggi tutto qui:
open.substack.com/pub/labuonas…
#StoriaItaliana #Resistenza #StoriaContemporanea #Monarchia #Antifascismo
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@storiaweb Una fotografia in bianco e nero mostra un gruppo di persone che cammina in fila attraverso un'area boschiva. Le persone procedono da uno sfondo di alberi verso il primo piano. Indossano abiti scuri e funzionali. Alcuni individui portano oggetti lunghi e sottili, simili a fucili o bastoni, tenuti vicino al corpo. L'immagine è granulosa e presenta un forte contrasto tra luci e ombre.
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@storiaweb Un'illustrazione mostra una scena di combattimento caotica sul ponte di una nave in legno. Al centro, una figura con una giacca bordeaux e un cappello a tricorno impugna una spada, mentre un'altra figura in abiti chiari punta una pistola. Intorno a loro, diverse persone sono impegnate in scontri con armi, alcune delle quali sono accasciate sul ponte. Sullo sfondo si distinguono alberi della nave, corde e vele sotto un cielo chiaro. Il pavimento della nave è disseminato di oggetti, tra cui un cappello, una bottiglia e frammenti di legno.
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