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Tiro con l'arco: trionfo degli Arcieri del Pasubio al Campionato Regionale Veneto

Belluno – Grande successo per l'ASD Arcieri del Pasubio al Campionato Regionale Veneto di tiro con l'arco, disputato lo scorso 31 gennaio a Belluno. La manifestazione ha visto protagonista Elisa Cattaneo, che si è laureata campionessa regionale nella categoria arco compound master femminile, confermando il suo talento e la sua costanza nelle competizioni di alto livello.

Sul podio insieme a lei, la compagna di squadra Anna Dal Corobbo, che ha conquistato la medaglia d'argento nella stessa categoria, completando una splendida doppietta per la società vicentina.

Ma le soddisfazioni per gli Arcieri del Pasubio non si sono fermate qui. Nella gara a squadre, il trio composto da Elisa Cattaneo, Anna Dal Corobbo e Cristina Garzaro ha dominato la competizione, aggiudicandosi la medaglia d'oro e il titolo di campione regionale nella categoria master compound femminile a squadre.

Un weekend da incorniciare per la società, che dimostra ancora una volta la qualità del proprio settore tecnico e l'affiatamento delle proprie atlete.


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Blasfemo? Nordio conosce il significato della parola blasfemo e l'ambito di applicazione?

"blasfemo (aggettivo e sostantivo) definisce parole, scritti o comportamenti oltraggiosi e irriverenti verso la divinità, la religione o simboli sacri. Derivante dal latino tardo blasphemus, indica un atto sacrilego. Sinonimi comuni sono empio, eretico, profanatore e sacrilego."

Il termine non si applica a temi profani.
Da quando una leggitima critica ad una legge costituisce blasfemia?
Neppure Mussolini si era spinto a tanto, per quanto io sappia.

#Nordio #blasfemo #ReferendumGiustizia

@news
@politica

ansa.it/sito/notizie/cronaca/2…

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Il Governo impedisce il voto ai fuorisede

Eppure...
"Nonostante il Governo abbia portato avanti due sperimentazioni sul voto a distanza - la prima in occasione delle Europee di giugno 2024 e la seconda agli ultimi referendum di giugno 2025 - la legge delega s.787 è ancora bloccata in Senato.

Nel nostro Paese al giorno d’oggi le persone si muovono all’interno dei confini nazionali per svariate ragioni: studiare all’università, curarsi in un ospedale specializzato, lavorare per qualche anno in una regione diversa o anche solo compiere una trasferta lavorativa di uno o più giorni (si pensi, ad esempio, al mondo dello sport e dello spettacolo o al settore dei trasporti). Tornare alla propria residenza per ogni elezione comporta un costo elevato in termini di tempo, risorse economiche e organizzazione - quando non risulta del tutto impossibile. Così chi si trova in trasferta per motivi di lavoro o altri impegni improrogabili è spesso costretto a rinunciare all’esercizio di un proprio diritto costituzionale. In un periodo di alto astensionismo elettorale, siamo convinti che la politica debba garantire ai cittadini in mobilità di poter votare nel luogo in cui si trovano.

L’obiettivo della suddetta proposta è dunque arrivare alle elezioni Politiche del 2027 con una legge in grado di garantire il voto a distanza. L’Italia è l’unico grande Paese europeo a non garantire questa possibilità, è arrivato il momento di risolvere la questione una volta per tutte. "

firmereferendum.giustizia.it/r…

#votofuorisede #leggedelega

@politica @news

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L'ipocrisia

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Barriere digitali: perché l’inaccessibilità costa miliardi all’UE e colpisce soprattutto l’Italia


Le barriere digitali non sono solo un problema sociale, ma anche economico. In Italia l’inaccessibilità dei servizi online spinge 8 utenti su 10 ad abbandonare un processo digitale, con costi elevati per cittadini, aziende e istituzioni

L’economia europea si scontra con un limite sempre più evidente: la mancanza di accessibilità. Dai risultati di un’indagine europea condotta da AccessiWay su 6.599 consumatori, tra Italia, Germania, Austria, Francia e Regno Unito, emerge che il 68,4% degli utentiha già rinunciato ad almeno un’operazione digitale a causa di barriere legate all’accessibilità di siti web, applicazioni o contenuti online.

Italia, fanalino di coda


Come rilevato dalla società, l’Italia registra il dato più critico: l’84% dei consumatori ha interrotto un processo digitale perché inaccessibile (seguita da Germania con l’80,7% e Austria con il 78,6%). Un risultato particolarmente significativo se si considera che l’86% degli italiani ritiene fondamentale che siti, app e servizi digitali siano accessibili a tutte le persone, comprese quelle con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive, gli anziani e chi possiede un basso livello di istruzione (80%). Il quadro evidenzia così una forte consapevolezza nel Bel Paese, ma anche la necessità di un cambio di passo urgente: il 44% degli italiani ritiene infatti che il miglioramento dell’accessibilità digitale sia ancora insufficiente (contro il 38% in Austria e il 18% in Germania).

Un bisogno diffuso di accessibilità: tra etica e business


Sempre secondo il sondaggio, alla base delle interruzioni dei processi digitali vi è un problema strutturale: il 73,1% degli intervistati europei si imbatte regolarmente in barriere digitali e tale fenomeno è particolarmente diffuso in Italia (88%), Austria (88%), Francia (84%) e Germania (80,1%). Nonostante l’esistenza di normative come l’European Accessibility Act (EAA) nell’Unione Europea o l’Equality Act e le Public Sector Bodies Accessibility Regulations nel Regno Unito, molte aziende continuano a offrire esperienze digitali poco accessibili. Le conseguenze per il business sono immediate: perdita di visibilità, riduzione delle conversioni e calo del fatturato, spesso prima ancora che il processo digitale possa completarsi. L’accessibilità digitale quindi non viene più percepita esclusivamente come una questione etica o sociale, ma diventa un fattore strategico di business. Rendere siti e applicazioni più usabili, intuitivi e navigabili consente di ampliare il pubblico potenziale, rafforzare la fiducia nel brand e favorire la conclusione dei percorsi di acquisto.

Le principali barriere digitali in Europa


Tra gli ostacoli più frequenti segnalati dagli utenti europei figurano pubblicità invasive e pop-up, seguiti da problemi di leggibilità, causati da testi troppo piccoli o mal posizionati. In Italia, quasi la metà della popolazione (44%) considera infatti particolarmente fastidiosa la presenza di pubblicità o pop-up, mentre vengono segnalati anche tempi di caricamento eccessivi (27%) e istruzioni poco chiare o assenti (23%). Dunque, quando la fruizione di servizi digitali diventa frustrante, il rischio è concreto: il15% degli italiani dichiara di interrompere spesso un’operazione o un acquisto online a causa di un’esperienza digitale frustrante e poco fluida.

In Francia, invece, la scarsa leggibilità rappresenta la barriera principale (38%), seguita dal Regno Unito (27,3%). Molti consumatori segnalano inoltre difficoltà di navigazione dovute a strutture poco chiare che rendono i processi digitali inutilmente complessi: in Francia oltre un terzo (36%) ha difficoltà di orientamento, in Austria quasi uno su tre (31%) e in Germania il 17%. A questi si aggiungono poi tempi di caricamento lunghi (oltre 1 utente su 4), istruzioni poco chiare o mancanti (quasi 1 su 4), visualizzazioni non ottimizzate per dispositivi mobili (1 su 5) e navigazioni confuse o aree cliccabili troppo piccole (quasi 1 su 5).

Gen Z e Millennials sempre più attenti: l’Europa rischia di perdere i clienti di domani


L’accessibilità digitale non riguarda solo le persone con disabilità o gli utenti più anziani ma al contrario coinvolge sempre di più anche le ultime generazioni.

“Per molto tempo si è pensato che l’accessibilità digitale riguardasse solo una minoranza. Oggi più che mai dobbiamo essere consapevoli che la mancanza di accessibilità non è soltanto un problema etico o sociale, ma rappresenta sempre più una questione economica e di business, oltre a diventare un vero e proprio ostacolo per le generazioni che stanno costruendo il loro futuro anche online. La domanda che dovremmo porci, a mio avviso, è quanto ciò che facciamo oggi incida realmente sulla capacità di offrire un modello di società migliore domani. Nell’accessibilità digitale nessuno è escluso: questo cambiamento deve partire dalle persone e dalle aziende, da una piena consapevolezza dei rischi, ma soprattutto dei benefici che l’accessibilità può generare”, ha dichiato Amit Borsok di AccessiWay.


In Italia, in particolare, i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni segnalano abbandoni frequenti più spesso rispetto alla media nazionale (18% contro 15%).I dati svelano come il problema colpisca in modo significativo la Generazione Z e i Millennial, che dimostrano una minore tolleranza verso la scarsa usabilità: in Germania il 79,8% ha già interrotto un processo digitale, in Austria il 74%, in Francia il 64% e nel Regno Unito il 51%.

Le barriere digitali rappresentano oggi uno dei principali ostacoli alla piena inclusione e alla crescita economica in Europa. I dati che riguardano l’Italia mostrano quanto l’inaccessibilità non sia un dettaglio tecnico, ma un problema strutturale che incide direttamente sull’esperienza degli utenti e sull’efficacia dei servizi digitali. Rendere il web accessibile non è solo una scelta etica, ma una necessità strategica.



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Dalla ricerca un nuovo slancio: risolto un limite delle terapie cellulari antitumorali
@scienza
leganerd.com/2026/01/25/dalla-…

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Messaggio da Kobane: Qaedisti e turchi aggrediscono Rojava


Sono riusciti a costruire i loro campus universitari durante la guerra e non hanno mai smesso di sperimentare esperienze di autogoverno per aprire spazi di vita non orientati dal capitalismo e dal patriarcato. Oggi, le università del Rojava/Siria settentrionale sono pieni di sfollati che cercano di sopravvivere, mentre la regione subisce gli attacchi dalle forze dell’Esercito Arabo Siriano, un pezzo di al-Qaeda trasformato in autorità statale, e dei mercenari sostenuti da potenze internazionali. “È in corso un femminicidio e un genocidio… – scrivono docenti, studenti e personale delle Università del Rojava – La situazione a Kobanê è particolarmente grave. La città è sotto assedio… Da diversi giorni non c’è elettricità, acqua e nessun accesso affidabile ai beni di prima necessità… Vi invitiamo, ovunque siate, a schierarvi dalla parte del Rojava. Alzate la voce. Organizzatevi nei vostri campus, nei vostri sindacati e nelle vostre comunità…”

“Noi, docenti, studenti e personale delle Università del Rojava/Siria settentrionale e orientale, vi inviamo questo messaggio mentre usciamo dalle nostre aule per contribuire a difendere le nostre università, le nostre città e la nostra rivoluzione insieme alle forze di autodifesa. Prima dell’amministrazione autonoma, Raqqa (Sharq) e Kobanê non avevano università. I ​​nostri campus, costruiti nel mezzo della guerra, hanno rivendicato l’istruzione a lungo negata ai giovani, fondando l’apprendimento sulla liberazione delle donne, sull’ecologia e su una vita democratica e comunitaria per il popolo.

Negli ultimi quindici anni nel Rojava/Siria settentrionale e orientale, sotto costante pressione e ripetuti attacchi da parte delle potenze imperiali, sub-imperiali e coloniali, il nostro popolo ha costruito una vita condivisa attraverso la capacità collettiva. Contro il capitalismo e il patriarcato, abbiamo lavorato per promuovere una società radicata nella liberazione delle donne, nella vita ecologica e nell’autogoverno democratico. Nelle condizioni di guerra che caratterizzavano l’intera regione, e contro la violenza e le imposizioni degli stati regionali e dei loro mercenari, abbiamo fatto affidamento sulla nostra autodifesa e sulla nostra diplomazia per ritagliarci uno spazio, e all’interno di quello spazio abbiamo lottato per costruire una vita che un tempo sembrava impossibile.

Oggi, quella vita è sotto attacco. Ciò che abbiamo costruito, questa fonte di speranza per i popoli oppressi nella regione e in tutto il mondo, è presa di mira da ogni parte dalle forze fasciste dell’Esercito Arabo Siriano, un pezzo di al-Qaeda trasformato in autorità statale e in giacca e cravatta, e da mercenari, sostenuti da potenze imperialiste regionali e globali.

È in corso un femminicidio e un genocidio. La situazione sul campo è urgente e peggiora di giorno in giorno. I nostri edifici universitari sono pieni di sfollati che cercano di sopravvivere all’inverno senza coperte o vestiti di ricambio. Droni turchi hanno preso di mira diversi luoghi vicino all’Università del Rojava a Qamishlo negli ultimi giorni. Gli studenti nei dormitori di Qamishlo sono isolati dalle loro famiglie a Kobanê, senza sapere se i loro cari sono al sicuro e impossibilitati a contattarli.

La situazione a Kobanê è particolarmente grave. La città è attualmente sotto assedio, circondata dalle forze dell’esercito siriano da un lato e dall’esercito turco dall’altro. Da sette giorni non c’è elettricità, acqua e nessun accesso affidabile ai beni di prima necessità. In queste condizioni, l’apprendimento, la sicurezza e la sopravvivenza sono presi di mira nell’ambito di un assedio coordinato.

Lo diciamo chiaramente ai nostri amici, colleghi e compagni: ci difenderemo con tutto ciò che abbiamo. Difenderemo il nostro popolo, le nostre università e la possibilità di vivere la vita che abbiamo lottato per costruire.

Vi invitiamo, ovunque siate, a schierarvi dalla parte del Rojava. Alzate la voce. Organizzatevi nei vostri campus, nei vostri sindacati e nelle vostre comunità. Usate le vostre posizioni, per quanto limitate possano sembrare, per spingere all’azione, per chiedere conto e per rifiutare il silenzio. Rafforzate le reti di solidarietà che rendono possibile la resistenza. Sostenete gli obiettivi rivoluzionari di libertà, liberazione delle donne, vita ecologica e vita comunitaria democratica. La vostra solidarietà è parte della nostra autodifesa e può contribuire a spostare l’equilibrio e a prevenire un altro genocidio nella regione”.

Universities in Rojava/Northern and Eastern Syria
University of Rojava,
Kobani University,a
University of Al-Sharq Students,a
Faculty and Staff

Tradotto e diffuso da Franco Berardi Bifo. Sulla sua newsletter archiviata su Substack.com è possibile leggere anche il testo in spagnolo e in inglese di un suo intervento realizzato a Barcellona in dicembre dal titolo War, insubmission, art.

Comune.info

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L’Europa si è consegnata: cronaca di un suicidio geopolitico - Kulturjam
kulturjam.it/politica-e-attual…

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Minneapolis insorge contro la polizia politica di Trump


@Notizie dall'Italia e dal mondo
Un grande corteo ha sfilato nelle vie di Minneapolis nel giorno dello sciopero convocato contro le retate dell'ICE, la polizia anti-immigrazione responsabile di migliaia di arresti e decine di morti
L'articolo Minneapolis insorge contro la polizia politica di Trump proviene da Pagine Esteri.

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Quattro bambini sono morti congelati a Kobanê


Hediye Abdullah, copresidente della Mezzaluna Rossa curda, ha dichiarato oggi: “A causa del pesante assedio di Kobani, quattro bambini della città sono morti di freddo”. Abdullah, copresidente della Mezzaluna Rossa Curda, ha chiesto l’apertura urgente di un corridoio umanitario.Sottolineando che l’assedio di Kobane ha causato numerosi problemi, Abdullah ha affermato: “Ha portato a carenze di cibo, medicine e carburante. Infine, il freddo e le nevicate hanno ulteriormente aggravato la crisi umanitaria. Hanno anche causato la diffusione di malattie”. Abdullah ha dichiarato di aver incontrato numerose istituzioni competenti e di essere al lavoro per aprire un corridoio umanitario, aggiungendo quanto segue:

“In un luogo dove vivono così tanti civili, è assolutamente necessario aprire un corridoio umanitario. Elettricità, acqua e internet sono stati tagliati. Non vogliono che il mondo sappia cosa sta succedendo lì. Secondo le ultime informazioni dal nostro centro sanitario, quattro bambini, uno di 2 mesi, un altro di 3 mesi, un altro di 2 anni e un terzo di 4 anni, sono morti di freddo la scorsa notte. Un corridoio umanitario deve essere aperto il prima possibile. La situazione lì sta andando verso un punto critico. Siamo pronti ad intervenire rapidamente se un corridoio umanitario verrà aperto.”

L’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) ha inoltre riferito che il sistema sanitario di Kobani è sull’orlo del collasso e che la crisi umanitaria colpisce in particolare i bambini. Secondo l’SOHR, i rapporti dalla città rivelano che l’assedio e le privazioni stanno ora causando la perdita di vite umane. Un medico dell’Hope Hospital di Kobani, parlando con l’SOHR, ha dichiarato che quattro bambini sono morti a causa della disidratazione causata dalla malnutrizione e dalle temperature gelide. La stessa fonte ha anche osservato che alcuni neonati sono morti durante il parto a causa delle frequenti interruzioni di corrente e della mancanza di ossigeno in ospedale.

Artigercek

L'articolo Quattro bambini sono morti congelati a Kobanê proviene da Retekurdistan.it.

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"Fermati da Ice anche una bimba di 2 anni e il padre a Minneapolis che sono stati portati in Texas. A riferirlo il Guardian, citando gli atti del tribunale."

cosa le avranno intimato? lascia la merendina per terra e allontanati dalla merendina? a questo trump ha portato gli stati uniti? che piccolo paese è adesso.

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Le spese di Palazzo Chigi sono aumentate significativamente, con il bilancio 2026 che prevede una crescita di oltre 330 milioni rispetto al 2025, raggiungendo picchi di spesa per lo staff e gli esperti (circa 23 milioni nel 2026) che sono quasi il doppio rispetto al governo Renzi.

editorialedomani.it/politica/i…

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Unknown parent

mastodon - Collegamento all'originale
ro
@esilvia il problema erano i radical chic di sinistra, così dicevano.
Unknown parent

mastodon - Collegamento all'originale
ro
@esilvia il più famoso o un altro? 😆 Comunque la politica garantisce entrate di tutto rispetto. Non devi neanche essere intelligente, saper parlare, più le spari e più ti votano.


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La democrazia non vive solo di voti, ma di domande e risposte.

#politica #informazione #democrazia

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Lorenzo Tosa
"Decreto sicurezza"

È passata pressoché sotto silenzio la notizia di uno dei decreti più repressivi e anticostituzionali della storia repubblicana.

Il famigerato nuovo “Decreto Sicurezza” (per ora solo in bozza) del governo Meloni.

Quaranta articoli uno più scioccante dell’altro, dentro cui ci sono alcune norme che possono esistere solo nei regimi - a proposito di regimi, parola che la destra-destra ha appena imparato e pronuncia a caso.

Nel disordine:

Sarà represso, punito e criminalizzato ogni forma di dissenso, trasformato da diritto costituzionalmente garantito a problema di ordine pubblico.

Si rischiano multe salatissime (fino a 5000 euro) anche solo per aver manifestato per Gaza o altre cause sgradite.

Viene introdotto il “fermo di prevenzione” durante le manifestazioni: in pratica la polizia potrà arbitrariamente trattenere per 12 ore i manifestanti sospettati di rappresentare un pericolo. In pratica, chiunque decidano le forze dell’ordine, in qualunque momento.

E, mentre i cittadini vengono manganellati a colpi di decreto, scatta anche lo scudo penale per gli agenti, vecchio pallino della destra-destra.

Le Ong saranno ancora più criminalizzate di quanto non lo siano. E potranno subire un’interdizione temporanea di 30 giorni (più 30) del limite delle acque territoriali in caso di minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale.
Anche in questo caso chi deciderà chi e se rappresentano un pericolo? Gli stessi che li considerano a prescindere dei criminali.

E i migranti eventualmente a bordo di barche interdette saranno reimpatriati anche in Paesi terzi con i quali l’Italia ha degli accordi specifici: vedi il tragico modello Albania.

E poi: diventerà facilissimo, quasi automatico, espellere i migranti, anche direttamente dal Ministero per i soggetti ritenuti “pericolosi”. Non è chiaro con quali parametri.

E ancora: nuove “zone rosse” istituite direttamente dai prefetti in zone a rischio. In pratica zone franche in cui, con la scusa della sicurezza, varrà tutto.

Si chiama Italia, ma sta diventando sempre più l’Ungheria di Orban.

Questa è roba da democratura.
Da Ungheria di Orban.
Da America di Trump.

Stanno sostituendo lo Stato di Diritto con lo Stato di Polizia.

Dovremmo scendere in piazza in milioni contro lo stesso decreto che ce lo renderà di fatto impossibile.

Eccola, la loro idea di democrazia. Spiegata in due righe.

#lorenzotosa
#decretosicurezza
#statodipolizia

@attualita
@news
@politica

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🦊 "𝐈𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐨𝐥𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐌𝐚𝐧𝐳𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐨..."


🦊 "𝐈𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐨𝐥𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐌𝐚𝐧𝐳𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐨..."

Una volta c’è, una volta non c’è, una volta viene deviato. A Santa Palomba i fossi appaiono e scompaiono a seconda della convenienza del progetto dell'inceneritore.

Sigfrido Ranucci (Report) mette a nudo le contraddizioni di un'opera che calpesta il territorio. Noi non ci stiamo.

📢 𝐂𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐢 𝐬𝐞 𝐬𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨!

#NoInceneritore #Roma #SantaPalomba #ReportRai3 #RifiutiZero #Ambiente

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Notizie manipolate e guerre dell’informazione: come difendersi ed il ruolo del giornalista tra etica e diritto


Corso di Formazione per giornalisti in Sapienza

Programma
Il corso formativo concernerà il fenomeno dell’information disorder e delle fakenews, con particolare attenzione al quadro giuridico nazionale, europeo e internazionale e ai possibili rimedi.

👍 Il corso si propone di approfondire i profili giuridici legati alla libertà di espressione, alla regolamentazione dell’informazione e alle responsabilità degli attori digitali.

👍Verranno esaminati strumenti normativi e casi concreti, nazionali e internazionali, per aiutare i giornalisti a orientarsi in un panorama sempre più complesso e sfidante. L’argomento è di rilevante importanza giornalistica per l’impatto che ha sulla credibilità dell’informazione e sul ruolo democratico della stampa.

👍Verrà analizzato l’articolo 21 della Costituzione italiana, che tutela della libertà di espressione e di stampa, in cui ognuno ha il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con qualsiasi mezzo di diffusione, ponendo le basi per una tutela ampia della libertà di espressione e informazione.

👍Si osserverà come si può facilmente influenzare sentimenti, pensieri e azioni di un pubblico specifico, al fine di ottenere vantaggi strategici in ambito politico, militare o sociale. Verranno illustrati diversi esempi di diffusione di fake news, alterazione di contenuti, uso strategico dei social per destabilizzare o polarizzare l’opinione pubblica.

👍Si prenderà in esame l’articolo 19 del nuovo Codice Deontologico delle Giornaliste e dei Giornalisti che introduce una regola specifica sull’uso dell’intelligenza artificiale.

Relatori:
Alberto Marinelli, prorettore alle tecnologie innovative per la comunicazione, Sapienza, Università di Roma;
guido d’ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio; ⁠
Arturo Di Corinto, IA cybersecurity Advisor nell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN);
Federica Fabrizzi, professoressa ordinaria di Diritto dell’informazione presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma;
Laura Camilloni, caporedattrice dell’Agenparl;
Massimiliano Pierro, direttore generale di Intent Group;
Mirko Lapi, professore aggregato in Open Source Intelligence, Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia;
marco giampaolo, direttore commerciale e operativo Negg group;
Luigi Camilloni, direttore responsabile dell’Agenparl.

WHAT: Corso gratuito formazione giornalisti, in Presenza
WHEN: 18 dicembre 2025 09:30-13:30
WHERE: Università La Sapienza Facoltà di Scienze Politica – Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS), Via Salaria,113 – 00198, Roma
WHO: Organizzato da: Ordine dei Giornalisti del Lazio ODG Lazio
WHY: 6 Crediti Deontologici

Chiusura iscrizioni
16/12/2025


dicorinto.it/associazionismo/n…

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Arcieri del Pasubio ancora sul podio.
Anche alla gara di Montecchio Maggiore gli Arcieri del Pasubio conquistano un posto sul podio.

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Ciro

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Vicenza completa il telecontrollo degli impianti di sollevamento: 350 mila euro per prevenire gli allagamenti


Approvato dalla giunta il progetto di manutenzione straordinaria: 31 impianti saranno uniformati con sistemi di monitoraggio in tempo reale per aumentare la sicurezza urbana

--
Vicenza potenzia difesa allagamenti
vicenzatoday.it/attualita/vice…
© VicenzaToday

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in reply to Andreacazzola90

Immagine di un volantino rettangolare con sfondo rosso. In alto, a sinistra, c'è uno stemma circolare con elementi decorativi e un simbolo al centro. A destra dello stemma c'è la scritta "commissione perunta" in piccolo, in bianco. Sotto, in grande, in bianco, c'è la scritta "FACCIAMO LA CONTA". Sotto la scritta principale, in bianco, si leggono le seguenti righe: "5 INCONTRI PER DECOSTRUIRE STEREOTIPI E PER COSTRUIRE RELAZIONI SANE E CONSAPEVOLI". Sotto queste righe, in bianco, si leggono le seguenti righe: "Maschilismo orecchiabile. Mezzo secolo di sessismo nella musica leggera italiana". In basso, in bianco, si leggono le seguenti righe: "10 DICEMBRE 2025". Sotto questa riga, in bianco, si leggono le seguenti righe: "PALAZZO FESTARI". Sotto questa riga, in bianco, si leggono le seguenti righe: "CORSO ITALIA 63 VALDAGNO". In basso, a destra, si leggono le seguenti righe: "ORE 20:30".

Fornito da @altbot, generato localmente e privatamente utilizzando Gemma3:27b

🌱 Energia utilizzata: 0.177 Wh


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trump che rimprovera zelesky è come vedere un pappone che rimprovera le proprie prostitute che non accettano tutte le fantasie sadiche dei loro clienti... che non si fanno spegnere le sigarette sulla pelle... veramente pietoso. cosa è diventato il mondo con trump. cittadini usa... se vi è rimasto un briciolo di dignità fate qualcosa. non si può vedere quello che siete diventati nel mondo.

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Ancora schifezze sulla questione copia privata: dday.it/redazione/54538/copia-…

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#Chatcontrol: il Parlamento europeo può salvare le nostre chat crittografate?

"Se i danesi dovessero riuscire a farla passare a ottobre, la nostra unica possibilità è che il Parlamento difenda la crittografia nei negoziati del trilogo", ha dichiarato a TechRadar Callum Voge, direttore degli Affari governativi e della difesa presso l'Internet Society.

Dopo oltre tre anni di lavoro, il destino delle chat crittografate in Europa è tutt'altro che deciso. Il 12 settembre 2025, gli Stati membri dell'UE hanno dovuto condividere la loro posizione definitiva sull'ultima versione della proposta di Regolamento sugli abusi sessuali sui minori (CSAR).
Ancora una volta, il disegno di legge non è riuscito a ottenere il sostegno necessario. La versione danese di ciò che i critici hanno definito Chat Control richiederebbe a tutti i fornitori di servizi di messaggistica operanti in Europa di analizzare le chat degli utenti, anche se crittografate, nel tentativo di rilevare e bloccare la diffusione di materiale pedopornografico (CSAM).

@Etica Digitale (Feddit)

techradar.com/vpn/vpn-privacy-…



La settimana scorsa abbiamo fatto tappa a #Barcellona.
Siamo partiti a piedi dal WTC e abbiamo percorso tutta la Rambla fino a Plaza Catalunya.
Lungo la Rambla, ovviamente, non c'è molto traffico, forse anche a causa dei lavori in corso.
Arrivati a Plaza Catalunya, però... non c'era traffico eccessivo nemmeno lì: tanti mezzi pubblici, tanti taxi (per la gran parte elettrici) e pochissimo traffico privato. Anzi, in alcune zone ho avuto l'impressione che il traffico privato non ci fosse proprio.
Abbiamo proseguito per Passeig de Gracia per andare a vedere le architetture di Gaudi e c'era poco traffico anche lì.
Da lì abbiamo raggiunto, sempre a piedi, la Sagrada Familia passando per Carrer de Mallorca.
In questa zona meno taxi, un po' di mezzi privati in più, ma sempre ben servito dal trasporto pubblico.
Niente strobazzamenti di clacson, traffico fluido e rilassato.
Ritorno in metropolitana, puntualissima e con fermate in punti strategici.
Consiglio la visita al nostro ministro delle infrastrutture #salvini , vedi mai...
#barcelona #barcellona #traffico #mezzipubblici #mobilita #sostenibilita

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Paracetamolo dalla plastica riciclata: la nuova frontiera della farmaceutica sostenibile
@scienza
focustech.it/news/paracetamolo…

#News #Scienza #Paracetamolo #Plasticariciclata #scienza
Il paracetamolo, conosciuto anche come acetaminofene, è uno dei farmaci più utilizzati al mondo per alleviare febbre e dolore. Ogni anno se ne

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ICE is offering a $132K to $185K per year for supervisory roles & $306K per year to concentration camp managers. Both jobs have ZERO education requirement.

Meanwhile the average starting salary is $46,526 for teachers and $68,485 for nurses. Both jobs require a Bachelors degree & often a graduate degree.

It's a lie that we can't pay teachers & nurses. An uneducated and sick populace is easier to control, creates higher crime rates, and feeds the prison industrial complex. This is by design.

in reply to Qasim Rashid, Esq.

I encourage people to apply for these jobs and just do a really crappy job. “Oh man, all the prisoners escaped from the concentration camp again? Dang, I really suck at this.”

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La ragazza senza nome. Un'atrocità dell'idf, 1949


La ragazza senza nome
12 agosto 1949. Nirim, deserto del Negev, Palestina.
I militari israeliani ricevono un ordine scritto dal comando: "Dovete sparare per uccidere ogni arabo nel vostro settore".
La caccia al palestinese è aperta.

La zona è inospitale, vivono solo due tribù beduine palestinesi, i militari dell'IDF scorgono un uomo e una ragazzina, mirano all'uomo e lo uccidono.
La ragazzina viene rapita, portata nell'avamposto militare e rinchiusa in una baracca.

Lungo la strada incontrano una mandria di cammelli al pascolo.
Il convoglio si ferma, i militari scendono dai mezzi, estraggono le armi e aprono il fuoco. Sessanta cammelli vengono uccisi a colpi di mitra.

È sera. I militari sono a cena, tre lunghe tavolate.
Entra il comandante dell'avamposto, il sottotenente Moshe, ha una proposta per i soldati: "Abbiamo un'araba nella baracca, lascio a voi la scelta, volete che diventi la nostra cuoca o la nostra schiava sessuale?"
Scrive Haaretz "I militari rispondono entusiasti, sco-pa-re, sco-pa-re".

Stabiliscono i turni: prima gli ufficiali, poi i soldati. Gli autisti degli ufficiali protestano "vogliamo partecipare anche noi!"
"Calma" dice il comandante "verrà anche il vostro turno, come anche per il cuoco, l'infermiere e il medico"

Il comandante ordina di prelevare la ragazzina e di tagliarle i capelli.
La conduce nella doccia, la lava con le sue mani e la stupra davanti ai soldati che osservano.

L'idea piace a un altro ufficiale che decide di stuprarla allo stesso modo.
La ragazzina viene stuprata per tre lunghi giorni da 20 militari dell'IDF.

La storia della ragazzina palestinese stuprata a turno la conoscono in tanti, troppi, la voce arriva a Ben-Gurion, che ordina di riportarla nel villaggio da dove era stata rapita.

Ma le condizioni di salute della ragazzina sono gravissime, ha perso conoscenza, ha bisogno di cure urgenti.
Alcuni militari, su ordine del comandante dell'avamposto, contraddicendo agli ordini di Ben-Gurion, la caricano su una jeep, la portano nel deserto e la uccidono con un colpo al cuore.
Scavano una buca, scoppia una lite tra i militari, nessuno vuole più scavare, la buca è di soli 30 cm, la gettano dentro, la cospargono di benzina e la ricoprono con la sabbia del deserto.

Ben-Gurion va su tutte le furie, un sottotenente non ha eseguito un suo ordine. Decide di dargli una lezione.
Pretende che venga processato in segreto da una corte marziale per stupro e omicidio e che gli atti del processo vengano secretati.
Il comandante dell'avamposto viene condannato a 16 anni, gli altri militari stupratori, compreso gli esecutori dell'omicidio, a pene simboliche.

Gli atti processuali verranno desecretati solo nel 2003, visionati da alcuni storici e pubblicati da Haaretz, poi dal Guardian.

Cito due episodi agghiaccianti emersi dagli atti processuali:
• viene rilevata l'impossibilità di dare un nome alla ragazza poiché "nessuno dei soggetti con cui ha avuto contatto ha chiesto il suo nome";
• L'età della ragazza è incerta in quanto "alcuni militari riferiscono che avesse 18-19 anni, altri 13-15, altri ancora, 10 anni" (!)

Lo storico israeliano Benny Morris, intervistato da Haaretz su questa vicenda, ha affermato che, durante le sue ricerche negli archivi militari israeliani è rimasto "sorpreso dalla quantità di casi di stupro" "molti dei quali si concludono con l'omicidio della vittima"

* Fonti : vari articoli di Haaretz (consultabili in un unico link), Al-Arabiya, Diario di Ben Gurion

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lespresso.it/c/politica/2025/4…
Cambiano i governi, ma le abitudini (brutte) rimangono.
Il balletto delle poltrone è lo spettacolo più seguito dai nostri politici.
Ovviamente per il bene dell'Italia.
#governo #meloni #politica #sprechi

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Il kombucha ha trasformato il microbiota di 38 volontari obesi in soli 8 settimane, senza diete di alcun tipo. I ricercatori dell'Università di Viçosa, in Brasile, hanno scoperto che questa bevanda fermentata "riprogramma" i batteri intestinali meglio di molti probiotici costosi.

#kombucha #microbiota #futuroprossimo

futuroprossimo.it/2025/06/nuov…

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Un "furgone" che viaggia nelle piste ciclabili a 19 km/h e cambia batteria in 30 secondi? Honda ha appena svelato come aggirare per sempre il traffico delle consegne urbane. Il Fastport eQuad trasforma le piste ciclabili in autostrade per corrieri elettrici.

#honda #futuroprossimo #micromobilità

futuroprossimo.it/2025/06/hond…

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Unknown parent

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Futuro Prossimo
falsissimo. Le piste ciclabili sono aperte ai velocipedi, veicoli a propulsione muscolare con due o più ruote, e a quelli assistiti con motore fino a 0,25kW che vanno fino a 25km orari, comprese le cargo bike quale, di fatto, è questo veicolo.
Questa voce è stata modificata (7 mesi fa)

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Smart TV o Spie da Salotto? Ecco Come Ti Stanno Monitorando


Molti possessori di sistemi operativi per Smart TV si trovano sempre più spesso al centro di un conflitto che divampa tra il desiderio di preservare la privacy degli spettatori e la pressione dell’industria pubblicitaria. Il punto è che i produttori di TV e gli sviluppatori di software embedded puntano sempre più non sulla qualità dell’immagine o sulle funzionalità, ma anche sulla capacità di raccogliere dati degli utenti e, di conseguenza, vendere pubblicità.

Alla conferenza StreamTV Show di Denver, il vicepresidente di Samsung TV Plus, Takashi Nakano, ha ammesso senza mezzi termini che il settore è in uno stato di costante conflitto interno. Da una parte ci sono gli utenti che non vogliono che nessuno sappia cosa hanno guardato o, come dice scherzosamente Nakano, “cosa hanno mangiato a colazione”. Dall’altra ci sono gli inserzionisti, per i quali tali dati sono una miniera d’oro.

Non si tratta solo di semplici metriche di visualizzazione. I sistemi operativi stanno cercando di apprendere tutto sugli utenti, dalle preferenze alle emozioni. Ad esempio, LG ha recentemente annunciato che il suo webOS utilizzerà un modello di intelligenza artificiale che determina le preferenze degli utenti in base al loro umore e alle loro convinzioni. Questo consente un targeting più preciso degli annunci, ma allo stesso tempo sfuma i confini di ciò che è accettabile. Gli esperti si chiedono sempre più spesso: tutte le informazioni raccolte sono davvero necessarie?

Secondo Nakano, il flusso di dati raccolti è spesso ridondante. Allo stesso tempo, le esigenze del settore pubblicitario portano alla creazione di un ecosistema complesso in cui si verificano numerosi trasferimenti intermedi di informazioni, molti dei quali, come ha ammesso il top manager, non sono necessari. Ciò crea non solo costi tecnici, ma anche nuovi rischi per la privacy.

Nonostante ciò, le aziende continuano a fare affidamento sul software. Produttori come Samsung, LG, Roku, Vizio, Amazon e persino Walmart considerano sempre più il sistema operativo la principale fonte di profitto. Dopotutto, in un contesto di bassi margini di profitto sulle vendite dei televisori stessi, è la monetizzazione attraverso la pubblicità a dare speranza di crescita. Secondo le previsioni di WPP Media, nel 2025 la pubblicità sulla TV in streaming genererà 41,8 miliardi di dollari, per poi raggiungere i 71,9 miliardi di dollari entro il 2030. Questo denaro non finisce solo nelle tasche delle agenzie pubblicitarie, ma diventa anche un incentivo per lo sviluppo aggressivo di meccanismi pubblicitari sui televisori stessi.

Ma questo crea un nuovo problema. Quando scelgono un televisore, gli utenti si concentrano principalmente su marca, qualità dell’immagine e prezzo. Firmware, facilità d’uso e persino i suggerimenti integrati sono secondari. Ma dopo l’acquisto, diventano il canale di interazione tra l’utente e l’intero ecosistema digitale. Secondo Catherine Pond di Vizio, la concorrenza tra i sistemi operativi termina nel momento in cui il televisore viene venduto, e inizia la battaglia per l’attenzione dell’utente.

Roku sottolinea l’importanza di coinvolgere l’utente nella visione il più rapidamente possibile. Per raggiungere questo obiettivo, utilizza motori di raccomandazione, algoritmi di ricerca, personalizzazione e analisi comportamentale. Prima lo spettatore inizia a guardare contenuti tramite il sistema operativo “nativo”, maggiori sono le probabilità che rimanga all’interno dell’infrastruttura pubblicitaria che il brand sta costruendo.

Nel frattempo, la minaccia per questi ecosistemi è già visibile. Se il software televisivo continua a promuovere pubblicità o a raccogliere quantità eccessive di dati, gli spettatori potrebbero semplicemente sostituirlo con dispositivi esterni, come Apple TV o box di streaming di terze parti. Questi dispositivi offrono maggiore controllo e sono spesso percepiti come alternative più riservate.

L’industria si trova in un circolo vizioso: senza dati, non c’è pubblicità accurata; senza pubblicità, non c’è profitto; ma senza fiducia, non c’è utente. Ciò significa che se i produttori di TV non iniziano a tenere conto degli interessi degli spettatori nella stessa misura in cui tengono conto delle esigenze degli inserzionisti, dovranno pagarne le conseguenze non solo in termini economici, ma anche in termini di perdita di fedeltà.

L'articolo Smart TV o Spie da Salotto? Ecco Come Ti Stanno Monitorando proviene da il blog della sicurezza informatica.

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SE IL MONDO ADOTTASSE LE REGOLE DI GUERRA DI ISRAELE, CIÒ PORTEREBBE AD UNA CATASTROFE GLOBALE


Dal 7 ottobre 2023, Israele ha coltivato una psiche nazionale in cui la sopravvivenza ebraica sembra dipendere dalla distruzione dell'altro.

Di Hanin Majadli - 20 giugno 2025

Mentre mi riparo da un bombardamento missilistico iraniano in un parcheggio sotterraneo, mi siedo e rifletto su come gli anni della mia vita vengano sprecati nelle guerre di Israele, guerre che non mi riguardano. Mi chiedo se siano proprio le provocazioni di Israele, le sue furie sconsiderate, a causare un giorno la mia fine. Sarebbe una triste ironia.

Dal 7 ottobre 2023, Israele ha abbandonato la dottrina della deterrenza, un tempo nota come "Muro di Ferro", in favore di qualcosa di molto più pericoloso: una mentalità di distruzione e annientamento. Forse quell'impulso è sempre stato lì, sepolto sotto la superficie, ma ora è allo scoperto ed esplicitamente dichiarato. Non si tratta di un semplice cambiamento tattico, ma di una profonda trasformazione della coscienza, della visione del mondo, forse persino di una psiche collettiva ferita e segnata.

Quando Israele ha smesso di parlare di contenimento e deterrenza e ha iniziato a parlare invece di Cancellazione? Quando l'obiettivo ha smesso di essere la sicurezza ed è diventato, invece, l'eliminazione dell'altro, la sua esistenza, le sue istituzioni, persino il suo diritto di esistere come nemico?

Secondo questa logica, qualsiasi cosa disturbi la vista degli israeliani, che si tratti di una stazione televisiva, di un'università, di un quartiere residenziale o di una stazione di servizio, diventa un legittimo bersaglio da distruggere. È così che sono state bombardate le università di Gaza e Teheran, e come sono stati uccisi scienziati, giornalisti, artisti e scrittori. Israele non si limita più a obiettivi militari; distrugge le stesse condizioni che sostengono la vita e la possibilità di ricostruire.

Tutto questo avviene in nome dell'"autodifesa". Ma questa non è più una risposta a una minaccia concreta, bensì un'offensiva guidata da una visione del mondo sfrenata, priva di confini morali, legali o persino pragmatici. Israele cerca di essere l'unica Potenza Dominante in Medio Oriente. E se il Diritto Internazionale avesse ancora un peso reale, beh, Israele lo viola ripetutamente a Gaza, in Libano, in Siria e in Iran. Tanto che, con ogni attacco, sega proprio il ramo su cui poggia l'idea del Diritto Internazionale.

Israele rivendica per sé il diritto di violare, colpire e bombardare, ripetutamente, anche coloro che non rappresentano più una minaccia immediata. La continua distruzione di Gaza non fa che sottolineare questo messaggio. Tutto ciò crea un pericoloso precedente con implicazioni di vasta portata: cosa si sentiranno in diritto di fare le altre nazioni nelle loro guerre? Dov'è il confine tra ciò che è permesso e ciò che non lo è? E cosa succede quando altri stati adottano la stessa logica israeliana nei confronti dei loro nemici? Una catastrofe.

E gli israeliani stessi? Fin dalla sua fondazione, e ancor di più dal 7 ottobre 2023, Israele ha coltivato una psiche nazionale in cui la sopravvivenza ebraica sembra dipendere dalla distruzione dell'altro. Cosa farebbero gli israeliani se altri Paesi si prendessero le stesse libertà che Israele si prende per sé? Il linguaggio, le dichiarazioni, il tono di politici, giornalisti e cittadini rivelano tutti la stessa verità: non c'è cura. Gli israeliani sono ciechi, prigionieri e istigati.

E forse la cosa più spaventosa è che questa logica non sembra più estrema, ma è diventata la norma; che la società israeliana, con le sue istituzioni, i suoi consiglieri, i suoi giornalisti, i suoi genitori e i suoi figli, abbia imparato a pensare in questo modo. Il linguaggio stesso è cambiato, e i bambini israeliani cresceranno immersi in esso, ignari dell'esistenza di un'altra strada. Le regole che Israele sta consolidando attraverso la sua aggressiva condotta militare scuoteranno non solo la Regione, ma il mondo intero per molti anni a venire.


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Traduzione: La Zona Grigia
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Fonte: archive.md/CaZA8

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