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LA GARA DEI RUTTE

@news
Non si pensi ad un refuso. Non si immagini la deformazione idiomatica tipica della Tuscia che porta a pronunciare anche termini maschili apponendo una “E” finale.
L'articolo LA GARA DEI RUTTE proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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"Doppia minaccia" alla comunicazione privata: si riaccende la resistenza dopo gli accordi antidemocratici sottobanco per reintrodurre chatcontrol

Lunedi prossimo le élites politiche europee potrebbero approvare 👁️ la scansione di massa obbligatoria dei messaggi privati e 🆔la verifica dell'età per le app di messaggistica (= la fine dell'anonimato!)

pirati.io/2026/06/doppia-minac…

@privacypride@feddit.it

Qui il post di @echo_pbreyer
⬇️
digitalcourage.social/@echo_pb…


Montag droht der #Chatkontrolle-Worst-Case:
👁️ Verpflichtende Massenscans privater Nachrichten
🆔 Alterskontrolle für Messenger (= Ende der Anonymität!)

📰 Hintergrund im Blog: patrick-breyer.de/doppelte-gef…
🛡️ Noch bis Montag könnt ihr PROTESTIEREN: fightchatcontrol.de


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Sulla necessità di escludere lo studio della geometria dai pubblici ginnasi e l’Euclide dai licei.
Breve saggio del 1870 del matematico Sebastiano Purgotti, che si può scaricare gratis, in pdf, da:

liberliber.it/autori/autori-p/…

@cultura

#UnoLibri #libri #public_domain #letteratura #cosediscuola #cultura

in reply to macfranc

@macfranc figurati se sono d'accordo io che alla maturità avevo portato una tesina su Euclide, il quinto postulato e le geometrie non euclidee ...
Ma non avendo mai insegnato alle superiori, in effetti il dubbio ci potrebbe stare!! 🤔
Tieni presente che Euclide al liceo, nel 1870, era l'edizione originale greca, ecco quello forse... hem... 😜

macfranc reshared this.

in reply to Gabriella Dodero

no, non credo che lo leggessero in greco. Anche perché tranne Leopardi i grecisti non conoscevano bene la matematica e i matematici non conoscevano bene il greco... Al massimo era l'edizione latina di Commandino.
In Inghilterra per esempio nella scuola si adottatava la traduzione in inglese del Simpson, ma con testo a fronte in latino*

* Nell'impero britannico comunque ci fu una lunga polemica, cui prese parte anche Lewis Carrol (naturalmente col suo nome vero, che non ricordo) che perorava il mantenimento dello studio di Euclide rispetto ai nuovi matematici ottocenteschi
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DevConf 2026 - La conferenza italiana dedicata agli sviluppatori e creatori di codice open source. Due giorni di talk, networking e condivisione di conoscenze.

La conferenza si terrà a Pavia, presso il Learning Space Cravino (Via Agostino Bassi 2) il 7 e l'8 Luglio 2026 con sessioni mattutine e pomeridiane.

Talk tecnici, possibilità di sviluppare in tempo reale e presentare il proprio progetto, networking, opportunità di collaborazione dinanzi ad un pubblico in cui sono presenti anche Risorse Umane di aziende interessate al recruiting di talenti in ambito Open Source.

Prenota il tuo ingresso


I posti a sedere sono limitati per cui è necessaria la prenotazione. L'ingresso è gratuito!

NB: il convegno risulta essere anche un corso formativo per il Personale Tecnico Amministrativo e Cel


devconf.it/2026/programma.html

@GNU/Linux Italia

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Lug 7
DevConf 2026 - La conferenza italiana dedicata agli sviluppatori e creatori di codice open source. Due giorni di talk, networking e condivisione di conoscenze.
Mar 9:00 - Mer 16:00 Europe/Rome Pavia, Via Agostino Bassi 2 (presso il Learning Space Cravino)
Eventi Linux - Rassegna sugli eventi Linux

DevConf 2026 - La conferenza italiana dedicata agli sviluppatori e creatori di codice open source. Due giorni di talk, networking e condivisione di conoscenze.

La conferenza si terrà a Pavia, presso il Learning Space Cravino (Via Agostino Bassi 2) il 7 e l'8 Luglio 2026 con sessioni mattutine e pomeridiane.

Talk tecnici, possibilità di sviluppare in tempo reale e presentare il proprio progetto, networking, opportunità di collaborazione dinanzi ad un pubblico in cui sono presenti anche Risorse Umane di aziende interessate al recruiting di talenti in ambito Open Source.

Prenota il tuo ingresso


I posti a sedere sono limitati per cui è necessaria la prenotazione. L'ingresso è gratuito!

NB: il convegno risulta essere anche un corso formativo per il Personale Tecnico Amministrativo e Cel


devconf.it/2026/programma.html

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EOLE Evento europeo sul diritto all'open source e al software libero. Workshop di apertura online domani 25 giugno 2026 (dalle 15:00 alle 17:30 CEST)

L'Europa ha riscoperto la "sovranità" attraverso un'ondata di nuove regolamentazioni - Legge sulla resilienza informatica, Legge sull'IA, gare d'appalto per la sovranità del cloud. EOLE 2026 adotta un punto di partenza opposto: il Software Libero, l'Open Source e l'IA aperta perseguono l'autonomia digitale da quarant'anni, molto prima che la parola "sovranità" entrasse nel lessico politico.

eolevent.eu/eole-2026/

Grazie a Marco per la segnalazione

@informatica

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Sei italiano, ma hai scelto un'istanza straniera? Vieni su poliversity.it è un server Mastodon senza limiti di caratteri, con possibilità praticamente illimitate


Qui puoi anche formattare il testo in grassetto, corsivo, grassetto-corsivo, sottolineato, monospaziato, riferimento ipertestuale e infine puoi scrivere

- elenchi
- puntati

1. elenchi
2. numerati

Titoli

e testo citato

- Poliversity è aperta a tutti coloro che sono interessati al mondo dellla scuola, della ricerca e del giornalismo
- Se vuoi sostenere il nostro progetto puoi farlo QUI
- Come trasferire un account Mastodon su Poliversity.it?
- L'app migliore per sfruttare Poliversity è italiana

#Mastodon #Scuola #Università #Giornalismo @Che succede nel Fediverso?


Come trasferire un account Mastodon su Poliversity.it?

Siccome alcuni utenti ci chiedono come fare per trasferire il loro account mastodon tradizionale sulla nostra istanza potenziata, abbiamo scritto delle brevi note esplicative
informapirata.it/2026/03/18/co…


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La teoria del pulmino - Il blog di Mantellini sulle frasi pronunciate da Michele Mari a proposito di Michela Murgia e sui confini della sfera personale

@Arte e Cultura

Nel caso di Michele Mari e delle sue esternazioni durante un viaggio su un pulmino, l’aspetto maggiormente rilevante sul quale soffermarsi non riguarda le frasi di Mari ma, appunto, il pulmino. Perché la sarabanda abbia inizio, lasciando stare l’eventuale interesse privato della scrittrice che ha fatto scoppiare il caso, è necessario dare per scontato che una conversazione privata su un mezzo di trasporto sia un atto pubblico. È un assunto che chi desiderava aprire le danze sul corpo della donna, la sua sessualizzazione da parte del maschio ha dato per scontato. Vale a dire che dentro quel pulmino Mari parlasse ex catedra, quasi fosse con un microfono su un palco.

Trovo che l’individuazione del confine fra ciò che è intimo e ciò che è pubblico e quindi di tutti, messo nella disponibilità di chiunque, sia il vero tema del quale si dovrebbe discutere.

Il tema del bilanciamento fra elementi di vita privata e esternazioni pubbliche è oggi importante, se non altro perché riguarda moltissime persone ogni giorno. Dove terminano i luoghi della nostra riservatezza, quelli che noi chiamiamo casa, quelli in cui le nostre miserie restano in qualche maniera protette e celate ai più?

mantellini.it/2026/06/22/la-te…

in reply to Andrea Russo

provo a spiegare meglio: se riporti ad altri che ho detto in privato che quella persona mi sta antipatica, hai violato la mia privacy. Ma dire che le donne assertive sarebbero più dolci se debitamente usate dai maschi, anche se lo dici in privato, è oggettivamente deprecabile. Ancora di più se poi in pubblico ti mostri persona acculturata, aperta, intelligente. Poi magari non ha detto questo, ma qui si sta buttando sulla privacy e non sul significato e peso delle cose dette.
in reply to Linda Sartini

@Linda Sartini @Andrea Russo senza mettere in dubbio l'oggettiva deprecabilità, si può deprecare in privato¹ ciò che è stato detto in privato, e deprecare in pubblico ciò che viene detto in pubblico.

Fare escalation di contesto è un ottimo sistema per aumentare la polemica e la polarizzazione, un po' meno per educare le persone.

¹ idealmente nello stesso contesto in cui è stato detto, o almeno con le stesse persone, in modo che il messaggio che quanto detto è non accettabile arrivi a tutti quelli che l'hanno sentito, sia chi lo pensava senza avere il coraggio di dirlo, che chi non ha avuto il coraggio di lamentarsene perché era in una posizione di debolezza.

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L'Africa scommette sul Software Libero per il futuro della scuola: l'unione fa la forza digitale

Dall’Etiopia al Ghana, fino al Kenya, in Africa mi sembra chiaro che la rotta per la digitalizzazione della scuola si faccia anche sotto l'insegna di due principi: open source e sovranità digitale.
Anche l'Africa ha compreso che non conviene adottare tecnologie senza promuovere un'istruzione democratica, accessibile e indipendente dalle costose licenze dei colossi privati.

@Scuola - Gruppo Forum

Tre recenti iniziative dimostrano come la cooperazione e le risorse aperte stiano cambiando la didattica:

- Piattaforme e AI "Made in Africa": La Commissione dell'Unione Africana ha annunciato le linee guida per l'imminente Expo "Innovating Education in Africa" ad Addis Abeba. L'obiettivo macro è ambizioso: definire standard comuni continentali per l'uso di intelligenza artificiale open source, piattaforme libere e robotica accessibile, spingendo su soluzioni software interamente concepite e costruite in Africa (African-built solutions) per colmare il divario nelle materie STEM.
- Risorse educative aperte contro il divario sociale: In Ghana, la Ghana Library Authority e l'organizzazione EIFL hanno unito le forze nel progetto "Digital Learning @ Ghana Public Libraries". Rivolto ai ragazzi tra i 12 e i 18 anni, il piano contrasta la disinformazione e garantisce il diritto allo studio attraverso percorsi formativi basati interamente su OER (Open Educational Resources), assicurando un accesso democratico alla conoscenza.
- Competenze Linux per l'autonomia tecnologica: In Kenya, la digitalizzazione passa dalle competenze di base del sistema operativo del pinguino. Il Linux Professional Institute (LPI), in collaborazione con LANet Consulting Group, ha esteso i programmi di certificazione open source a scuole e università. Un tassello fondamentale del Presidential Digital Talent Program per formare studenti e docenti capaci di gestire autonomamente le infrastrutture scolastiche, abbattendo i costi statali.

Il filo rosso? Che si parli di grandi strategie continentali o di progetti sul campo nelle biblioteche locali, la scuola africana ha iniziato a capire che chi fa da sé fa per tre, che le tecnologie offerte dalle potenze globali sono solo una nuova forma di colonialismo e che la vera inclusione digitale si ottiene solo quando la tecnologia è libera, condivisa e priva di barriere economiche.

Il comunicato ufficiale dell'Unione Africana

Il progetto OER in Ghana su EIFL

Il piano di certificazioni Linux in Kenya

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«Cosa rende un pianeta abitabile? Beh, per quanto ne sappiamo qui sulla Terra, bastano pochi semplici ingredienti… ma Athena ha parlato con gli esperti Victoria Meadows e Andrew Lincowski, che analizzano gli ingredienti necessari alla vita (COME LA CONOSCIAMO NOI), e diciamo solo che non si tratta solo di acqua e aria!»
mastodon.social/@setiinstitute…

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Se questa è un'università: torinocronaca.it/news/torino/6…

Nessuno, prima di autorizzarne l'affissione, si è accorto che il manifesto con #PrimoLevi induceva a chiedersi se il suo lavoro gratuito ad Auschwitz fosse, per UniTo, parte di un tirocinio curricolare. Ora il manifesto è stato rimosso, con questa forse non molto coerente motivazione: unito.it/avvisi/abbiamo-unito-…

Eccone uno stralcio:

Un messaggio che intende essere aspirazionale, che parte dal concetto che tutti i/le nostri/e illustri sono stati matricole, che prima di vincere un premio Nobel o scrivere romanzi di successo mondiale, sono stati ragazzi/e che hanno scelto una disciplina e cominciato a costruire un futuro divenuto poi di successo


...il quale pare suggerire che
"un romanzo di successo mondiale" valga bene sei milioni di morti.

L'incidente torinese è solo un esempio - uno dei molti - della sordità morale e culturale di chi governa le università italiane. Se queste sono università. Se questi sono uomini.

Per chi ancora vuole iscriversi, Il sistema periodico di Primo Levi ne illustra in modo meno pubblicitario la formazione universitaria e il tirocinio coatto all'estero. I passi salienti sono presentati qui:
societachimica.it/sites/defaul…

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La "Bolla" dell'Intelligenza Artificiale - Live di Parabellum con Ivan Barbato & Marco Bussi


La potenziale bolla speculativa legata alla #Intelligenzaartificiale e i parallelismi con la crisi delle dot-com.
L'attuale entusiasmo di mercato superi il reale valore aggiunto della tecnologia per molte aziende, spesso adottata solo per logiche di marketing e pressione degli investitori. Pur riconoscendo l'utilità degli LLM nell'automazione di compiti ripetitivi e nella programmazione, gli esperti mettono in guardia dai costi insostenibili di calcolo e dai limiti strutturali dei modelli.

youtube.com/live/QFfEr60N36I

@aitech

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Le cause milionarie di Cipriani-Minetti e la Direttiva Anti-SLAPP inapplicata
@giornalismo
ossigeno.info/le-cause-miliona…
23 giu 2026 - Contro i processi "schiaffo" ci sono nuove norme europee. Ma il governo deve ancora emanare i decreti necessari per invocarle
L'articolo Le cause milionarie di Cipriani-Minetti e la Direttiva Anti-SLAPP inapplicata proviene da Ossigeno per l'informazione.
#Ossigeno
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Un'ottima riflessione riguardo al #Fediverso: i numeri grandi non dicono nulla di significativo.
snowtest.it/@osservatorio/stat…


🧭 Guardate i pallini piccoli


Quando si guarda una mappa del Fediverso, l’occhio cade subito sui cerchi enormi.

È normale.

Sono grandi.
Occupano spazio.
Fanno impressione.
Sembrano “pesare” più degli altri.

Ma la vera federazione non è lì.


🌱 La vera federazione è altrove


La vera federazione è fatta da quella miriade di pallini piccoli.

Quelle sono le istanze indipendenti.

Quelle locali.
Quelle personali.
Quelle tematiche.
Quelle familiari.
Quelle artigianali.
Quelle gestite da poche persone.
Spesso da una sola.

Senza uffici stampa.
Senza marketing.
Senza grandi numeri da esibire.
Senza bisogno di raccontarsi come “il centro” di qualcosa.

Quella è la decentralizzazione reale.


⚠️ Grande non significa automaticamente sano


Un’istanza enorme può anche avere milioni di account registrati.

Sulla carta fa scena.

Ma quel numero, da solo, dice poco.

Perché dentro agli “account totali” ci sono anche,

account abbandonati
account doppi
account di prova
profili creati e mai più usati
utenti passati altrove
registrazioni vecchie di anni

Sono numeri utili per fare volume.

Molto meno utili per capire se una comunità sia davvero viva.


📊 Il dato serio è il M.A.U.


Il dato che conta davvero è un altro,

M.A.U.


Monthly Active Users.

Gli utenti attivi mensili.

Perché il M.A.U. ci dice chi c’è davvero.

Chi entra.
Chi legge.
Chi scrive.
Chi interagisce.
Chi vive ancora quello spazio.

Gli account totali misurano quanto è grande l’archivio.

Il M.A.U. misura quanto è viva la comunità.

E la differenza non è piccola.

È sostanziale.


🕸️ Federazione non vuol dire concentrazione


Il Fediverso non dovrebbe diventare una gara a chi ha il pallone più grosso sulla mappa.

Non dovrebbe essere,

un grande centro
con attorno tanti satelliti piccoli.

Dovrebbe essere una rete.

Tanti nodi.
Tante comunità.
Tante amministrazioni autonome.
Tante scelte diverse.
Tante culture locali.

Piccole e medie istanze che comunicano fra loro senza dover dipendere da un unico polo dominante.


🧩 I pallini piccoli sono importanti


Le piccole istanze sono quelle dove spesso trovi,

amministratori raggiungibili
regole comprensibili
comunità riconoscibili
moderazione più vicina alle persone
identità locale o tematica chiara
rapporti meno impersonali

Non saranno enormi.

Non faranno effetto sulla mappa.

Non avranno numeri da vetrina.

Ma sono proprio loro a impedire che il Fediverso diventi la copia federata dei vecchi social centralizzati.


🚫 Il problema del “nodo dominante”


Se tutto si concentra in pochi grandi poli, tecnicamente resta federato.

Sì.

Ma culturalmente comincia ad assomigliare troppo al modello da cui molti dicevano di voler scappare.

Perché una federazione dominata da pochi giganti è ancora federazione sul piano tecnico,

ma molto meno sul piano sociale.

E il Fediverso non è nato per sostituire un centro con un altro centro.


✅ Il punto è semplice


La forza del Fediverso non è avere il server più grande.

La forza del Fediverso è che nessun server dovrebbe diventare indispensabile.

La forza è poter scegliere.

Poter cambiare istanza.
Poter crearne una propria.
Poter gestire una comunità piccola.
Poter federare senza diventare periferia di qualcun altro.


🔍 Guardate meglio la mappa


Non fermatevi al cerchio più grande.

Guardate intorno.

Guardate quella polvere di piccoli punti.

Lì ci sono le istanze che tengono viva l’idea originale.

Lì c’è la parte più fragile, ma anche più preziosa.

Lì c’è il Fediverso distribuito.

Lì c’è la federazione vera.

Guardate i pallini piccoli.

È lì che il Fediverso respira.


fedidb.com/servers/mastodon.so…

#fediverso


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🧭 Guardate i pallini piccoli


Quando si guarda una mappa del Fediverso, l’occhio cade subito sui cerchi enormi.

È normale.

Sono grandi.
Occupano spazio.
Fanno impressione.
Sembrano “pesare” più degli altri.

Ma la vera federazione non è lì.


🌱 La vera federazione è altrove


La vera federazione è fatta da quella miriade di pallini piccoli.

Quelle sono le istanze indipendenti.

Quelle locali.
Quelle personali.
Quelle tematiche.
Quelle familiari.
Quelle artigianali.
Quelle gestite da poche persone.
Spesso da una sola.

Senza uffici stampa.
Senza marketing.
Senza grandi numeri da esibire.
Senza bisogno di raccontarsi come “il centro” di qualcosa.

Quella è la decentralizzazione reale.


⚠️ Grande non significa automaticamente sano


Un’istanza enorme può anche avere milioni di account registrati.

Sulla carta fa scena.

Ma quel numero, da solo, dice poco.

Perché dentro agli “account totali” ci sono anche,

account abbandonati
account doppi
account di prova
profili creati e mai più usati
utenti passati altrove
registrazioni vecchie di anni

Sono numeri utili per fare volume.

Molto meno utili per capire se una comunità sia davvero viva.


📊 Il dato serio è il M.A.U.


Il dato che conta davvero è un altro,

M.A.U.


Monthly Active Users.

Gli utenti attivi mensili.

Perché il M.A.U. ci dice chi c’è davvero.

Chi entra.
Chi legge.
Chi scrive.
Chi interagisce.
Chi vive ancora quello spazio.

Gli account totali misurano quanto è grande l’archivio.

Il M.A.U. misura quanto è viva la comunità.

E la differenza non è piccola.

È sostanziale.


🕸️ Federazione non vuol dire concentrazione


Il Fediverso non dovrebbe diventare una gara a chi ha il pallone più grosso sulla mappa.

Non dovrebbe essere,

un grande centro
con attorno tanti satelliti piccoli.

Dovrebbe essere una rete.

Tanti nodi.
Tante comunità.
Tante amministrazioni autonome.
Tante scelte diverse.
Tante culture locali.

Piccole e medie istanze che comunicano fra loro senza dover dipendere da un unico polo dominante.


🧩 I pallini piccoli sono importanti


Le piccole istanze sono quelle dove spesso trovi,

amministratori raggiungibili
regole comprensibili
comunità riconoscibili
moderazione più vicina alle persone
identità locale o tematica chiara
rapporti meno impersonali

Non saranno enormi.

Non faranno effetto sulla mappa.

Non avranno numeri da vetrina.

Ma sono proprio loro a impedire che il Fediverso diventi la copia federata dei vecchi social centralizzati.


🚫 Il problema del “nodo dominante”


Se tutto si concentra in pochi grandi poli, tecnicamente resta federato.

Sì.

Ma culturalmente comincia ad assomigliare troppo al modello da cui molti dicevano di voler scappare.

Perché una federazione dominata da pochi giganti è ancora federazione sul piano tecnico,

ma molto meno sul piano sociale.

E il Fediverso non è nato per sostituire un centro con un altro centro.


✅ Il punto è semplice


La forza del Fediverso non è avere il server più grande.

La forza del Fediverso è che nessun server dovrebbe diventare indispensabile.

La forza è poter scegliere.

Poter cambiare istanza.
Poter crearne una propria.
Poter gestire una comunità piccola.
Poter federare senza diventare periferia di qualcun altro.


🔍 Guardate meglio la mappa


Non fermatevi al cerchio più grande.

Guardate intorno.

Guardate quella polvere di piccoli punti.

Lì ci sono le istanze che tengono viva l’idea originale.

Lì c’è la parte più fragile, ma anche più preziosa.

Lì c’è il Fediverso distribuito.

Lì c’è la federazione vera.

Guardate i pallini piccoli.

È lì che il Fediverso respira.


fedidb.com/servers/mastodon.so…

#fediverso

Questa voce è stata modificata (3 giorni fa)
in reply to Osservatorio Fediverso

Fa sorridere che, davanti a un ragionamento sulla decentralizzazione reale, l’unica risposta sia concentrarsi sull’uso di un’immagine presa come supporto visivo.

Il punto non era “quella specifica immagine”.

Il punto era molto più semplice,

il Fediverso non si misura solo contando account registrati su grandi istanze.

Conta anche,

quanti utenti sono realmente attivi
quante istanze esistono davvero
quanto potere si concentra in pochi nodi
quanto spazio resta alle comunità piccole e indipendenti

Gli account totali fanno volume.

Il M.A.U. racconta molto meglio chi è ancora vivo.

E i tanti pallini piccoli raccontano molto meglio la federazione di qualunque cerchio enorme.

Poi certo, si può anche fare finta di non capire e parlare solo dell’immagine.

Ma il concetto resta lì.

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robertocaso.it/2026/06/23/i-da…

G. Bincoletto, R. Caso, P. Guarda (a cura di), I dati della sperimentazione clinica tra chiusura e apertuura della conoscenza scientifica. Filosofia, politica, etica, diritto e prassi, Prima edizione, Milano, Ledizioni, giugno 2026

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GPS, mappe, sincronizzazione dei sistemi satellitari: molte tecnologie che usiamo ogni giorno dipendono anche dalla ionosfera, una regione dell’atmosfera terrestre che può alterare la propagazione dei segnali radio.

Per studiarla, i ricercatori analizzano enormi quantità di dati provenienti dai sistemi GNSS come GPS e Galileo. Un nuovo software open source sviluppato da ricercatori INGV, PyTECGg, permette di elaborare e preparare questi dati in tempi ridotti.
👉️ buff.ly/4r0PrYV

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Salvini fa finta di chiudere il recinto, ma i buoi sono usciti da tempo


Il ministro dell'insicurezza stradale usa parole vuote perché ci sono "troppe giovani vittime" sulle strade

Purtroppo dice la verità, nel weekend c'è stata una strage di vittime giovani:

Strano che #MatteoSalvini se ne accorga solo adesso: ogni fine settimana c'è una strage sulle strade italiane, lo scorso i morti sono stati 43:

Naturalmente adesso tutti parlano di alcol, ma il problema reale è e resta la #velocità, e una cultura dell'automobile, che la esalta. E, in fondo, dopo un bicchiere di rosso si può tranquillamente guidare 🤦‍♂️

Inoltre è evidente come la classe politica sia immersa nella stessa cultura tossica, con politici della maggioranza protagonisti di episodi imbarazzanti, però estremamente fortunati:

Inoltre è inutile che Salvini faccia vertici. Il suo capitale l'ha già investito nel #codiceDellaStrage, dove ha reso più difficili i controlli di velocità, e ha peggiorato le condizioni per i "pericolosissimi" monopattini, responsabili di percentuali omeopatiche di feriti.

L'unica cosa che può migliorare le cose è, nell'immediato un forte aumento dei controlli sulle strade, e, nel lungo periodo una politica della mobilità che neutralizzi il mito tossico dell'auto, con l'obiettivo di offrire alternative concrete e funzionanti, accompagnato da opportuni disincentivi. Tutti ci guadagnerebbero

@energia #violenzaStradale

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Per una visione realistica dell’intelligenza artificiale

Dal blog Link&Think di @enriconardelli
link-and-think.blogspot.com/20…
@informatica
di Enrico Nardelli

(english version here)

Si è svolta martedì 16 giugno, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, la conferenza stampa di presentazione della lettera aperta alla società intitolata “Per una visione realistica dell’intelligenza

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Tg1: Ritrovate le due sorelline scomparse da due settimane da una casa famiglia a Civitella Alfedena (L'Aquila). Sarah e Alisya sono state ritrovate dai carabinieri in buone condizioni di salute a casa di una zia a Formia (Latina)
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Marchi che utilizzano influencer generati dall'intelligenza artificiale per promuovere i prodotti sui social media


L'indagine ha rivelato contenuti basati sull'intelligenza artificiale che pretendono di mostrare clienti reali, suscitando richieste di maggiore trasparenza.

theguardian.com/technology/202…

@aitech

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Allarme Cybersicurezza: la nuova frontiera dei Deepfake vocali


Durante i recenti forum sulla sicurezza digitale, gli esperti hanno evidenziato come il focus del contrasto ai deepfake si stia spostando rapidamente dai video alla clonazione vocale via IA, utilizzata in modo sempre più massiccio per truffe e attacchi di ingegneria sociale. Parallelamente, si stanno sviluppando contromisure basate su intelligenze artificiali "sentinella" per intercettare le alterazioni audio in tempo reale

@informatica

dire.it/19-06-2026/1249639-tg-…

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La lettera pubblicata su Facebook da Matteo Di Massa, studente maturando al Liceo Musicale, se confermata, sarebbe un gravissimo atto di accusa al Ministero dell'istruzione.


@musica

Caro Ministro Valditara,
sono uno studente del Liceo Musicale alle prese con l'Esame di Maturità.
Come migliaia di altri studenti, il 19 giugno ho sostenuto la seconda prova scritta. La traccia proponeva l'analisi di L'Ondine di Cécile Chaminade, scelta che ho accolto con interesse e rispetto.
Fin qui nulla di strano. Il problema è che la partitura fornita agli studenti presenta un numero impressionante di errori rispetto all'originale.
Non stiamo parlando di una svista isolata o di un refuso marginale. Sono stati individuati errori di alterazioni, accordi, ottave, impaginazione e perfino intere battute divergenti dalla fonte originale. In alcuni casi gli errori si ripetono sistematicamente; in altri riguardano passaggi che possono influenzare direttamente l'analisi armonica e formale richiesta dalla prova.
L'aspetto più grave è un altro: la partitura utilizzata sembra derivare da una trascrizione reperibile online su MuseScore pubblicata da un utente del sito e non da un'edizione critica o comunque verificata con il rigore che una prova d'esame nazionale dovrebbe garantire.
Per fare solo qualche esempio:
  • battute 5, 26 e 57: nota finale errata;
  • battute 6, 27 e 58: note errate;
  • battuta 39: contenuto della battuta completamente diverso dall'originale;
  • battute 72-74: intere parti della mano sinistra scritte un'ottava sopra;
  • battuta 75: numero delle semicrome non corrispondente all'originale;
  • battuta 76: accordi scritti in modo errato.L'elenco completo è molto più lungo.Chi studia musica sa bene che una singola nota può modificare una funzione armonica, una condotta delle parti o l'interpretazione di un passaggio. > Chiedere a migliaia di studenti di sostenere una prova nazionale su una partitura piena di inesattezze significa compromettere l'affidabilità stessa dell'esame.Non si tratta di cercare polemiche. Si tratta di pretendere il minimo indispensabile: che il materiale fornito dal Ministero sia corretto, verificato e all'altezza della serietà che viene richiesta agli studenti.A rendere la situazione ancora più spiacevole c'è un fatto che ho potuto verificare personalmente: oggi ho provato a scaricare nuovamente il materiale pubblicato e la partitura risulta essere stata sostituita con quella originale.Se così fosse, significherebbe che la versione distribuita agli studenti durante l'esame non coincide con quella che oggi è consultabile. Una circostanza che merita certamente un chiarimento ufficiale, perché migliaia di candidati hanno sostenuto una prova sulla base del materiale loro consegnato in aula, non di quello eventualmente corretto in un secondo momento.Mi auguro che il Ministero chiarisca come sia stata selezionata questa partitura e che tenga conto di quanto accaduto nella valutazione delle prove.Condivido questo post affinché studenti, docenti, musicisti e giornalisti possano prenderne visione e contribuire a fare chiarezza.


facebook.com/100028564202514/p…

@matz @nicodilascio @hristotranqui @strk ne sapete niente?

Questa voce è stata modificata (6 giorni fa)
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Bezos, il male, e l'Horror vaqui.


«Col senno di poi, posso dire a cosa corrispondesse questa sensazione. Ma, come sto imparando, le nostre “sensazioni”, le nostre “euristiche”, sono così difficili da spiegare perché spesso non riusciamo a risalire alla causa.»


keinpfusch.net/bezos-il-male-e…

@eticadigitale


Bezos, il male, e l'Horror vaqui.


Sono venuto a contatto coi transumanisti anni fa. Credo vivessi ancora in Italia. All’inizio l’idea mi intrigava, e mi intrigavano le domande che l’idea poneva. Ma sebbene provassi un certo interesse per l’argomento, non riuscivo a stare sui loro forum a lungo perché, se ricordate, già una ventina di anni fa la mia diagnosi fu: “posto irrimediabilmente infetto da nazismo”. Presi quindi la decisione di non frequentare, nemmeno digitalmente, quella gente. Mi sembravano intrinsecamente nazisti o, meglio, credevo che la loro traiettoria li avrebbe portati inevitabilmente al nazismo.

E oggi, più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto quella sensazione fosse corretta. E sia chiaro: la mia era solo una sensazione. Non avevo, allora, una dimostrazione formale in mano. Non avevo il documento firmato, il manifesto programmatico, la tessera nascosta nel cassetto, la foto col braccio teso e la mascella da cattivo casting. Era un’impressione, un odore, una direzione del discorso.

Non per nulla, quando fui “sfidato” a un confronto dialettico, faticai a dimostrare che fossero più nazisti di qualsiasi altro gruppo di persone preso a caso su Internet. Perché, messi davanti all’accusa, erano abbastanza furbi da non presentarsi come nazisti. Nessuno arrivava dicendo: buongiorno, siamo qui per rifare l’eugenetica con la fibra ottica. Anzi, loro proponevano come paradigma uno strano parlamento universale, nel quale avevano posto ANCHE i fascisti politici. E questo, secondo loro, significava democrazia e libertà.

Questo parlamento conteneva le differenti “correnti” del transumanesimo: per elencarle tutte, queste.

  • C’erano gli extropiani, quelli della crescita continua, dell’ottimismo tecnologico, dell’entropia da prendere a calci nel sedere e della convinzione che ogni limite umano fosse soltanto un bug in attesa di patch.
  • C’erano gli immortalisti, convinti che la morte fosse una specie di problema tecnico, un difetto di progettazione, e che quindi il primo dovere morale dell’umanità fosse quello di abolirla, o almeno di rimandarla abbastanza da poter vendere un secondo corso.
  • C’erano i singularitarians, quelli della Singolarità tecnologica: l’idea che, prima o poi, l’intelligenza artificiale o qualche altra forma di accelerazione tecnologica avrebbe prodotto un salto tale da rendere il mondo successivo incomprensibile al mondo precedente.
  • C’erano i transumanisti libertari, per i quali il problema non era tanto “chi controllerà queste tecnologie?”, ma “come facciamo a impedire allo Stato di metterci il naso?”. Il che, tradotto, spesso significava: lasciamo decidere al mercato, cioè a chi ha più soldi.
  • C’erano i transumanisti democratici, che invece cercavano di tenere insieme potenziamento umano, welfare, uguaglianza di accesso e qualche forma di controllo pubblico. Una specie di socialdemocrazia con esoscheletro, CRISPR e abbonamento alla palestra cognitiva.
  • C’erano gli abolizionisti, non nel senso storico del termine, ma nel senso di abolire la sofferenza: usare biotecnologie, neuroscienze e farmacologia per eliminare dolore, depressione, angoscia, paura, forse perfino la tristezza. Una promessa bellissima, se non fosse che ogni promessa di eliminare la sofferenza dovrebbe sempre far venire voglia di controllare dove tengono le siringhe.
  • C’erano i postgenderisti, convinti che anche il genere fosse una vecchia infrastruttura biologica, un residuo dell’hardware evolutivo, e che prima o poi sarebbe stato possibile superarlo tramite biotecnologie, riproduzione artificiale e modifiche del corpo.
  • C’erano i tecnogaiani, quelli che tentavano la fusione tra ecologismo e tecnologia estrema: non “torniamo alla natura”, ma “salviamo Gaia con nanotecnologie, energia pulita, geoingegneria e qualche altra cosa che, normalmente, in un film di fantascienza esplode al secondo atto”.
  • C’erano gli equalisti, convinti che la tecnologia avrebbe finito per abolire le gerarchie sociali, perché l’abbondanza avrebbe reso inutili scarsità, classi e privilegi. Cioè il comunismo, ma con più server e meno riunioni di condominio.
  • E poi c’erano i postpolitici, quelli che già allora sognavano un superamento della democrazia rappresentativa in nome della ragione, dell’efficienza, della competenza e dell’accesso razionale alle tecnologie di potenziamento. Che è sempre un modo elegante per dire: basta con questa gente che vota male.

Insomma, sulla carta sembrava davvero un parlamento. C’era il liberale, il socialista, il libertario, l’ecologista, il mistico della Singolarità, il medico dell’immortalità, il farmacista della felicità obbligatoria e il sociologo del corpo nuovo. E, naturalmente, c’era posto anche per il fascista politico. Secondo loro, questo significava democrazia e libertà.


Col senno di poi, posso dire a cosa corrispondesse questa sensazione. Ma, come sto imparando, le nostre “sensazioni”, le nostre “euristiche”, sono così difficili da spiegare perché spesso non riusciamo a risalire alla causa.

Ci chiediamo che cosa ci abbia portato a quella sensazione, quale ne sia l’origine. Ci interroghiamo sulla presenza di qualcosa che dovrebbe esserne la causa. Cerchiamo l’oggetto, il segnale, l’indizio, la cosa che era lì e che ci ha fatto reagire in quel modo. Ma non ci rendiamo conto di un fatto.

Questa ricerca della causa delle nostre sensazioni, del “cosa mi fa sentire così”, è viziata dal problema della presenza. Noi ci chiediamo che cosa sia presente, che cosa esista, che cosa stia agendo su di noi per farci sentire in un certo modo.

Quello di cui non ci rendiamo conto è che molto spesso, quasi sempre, queste “sensazioni” non sono causate da qualcosa che è presente, ma dalla reazione a qualcosa che è assente.

È come se, quando la nostra mente nota un “buco”, la nostra razionalità non riuscisse a considerare quel buco come una cosa, o quell’assenza come una causa. Allora ci mette sopra qualcosa di inspiegabile. Ma ci mette qualcosa di inspiegabile solo perché siamo forsennatamente abituati a cercare le cause in qualcosa che esiste, e fatichiamo a capire che anche l’assenza di qualcosa può essere una causa.

Ed ecco, anziché chiedermi a quale cosa presente dovessi quella sensazione, sto imparando che, quando ho una sensazione inspiegabile, devo cercare invece l’assenza di qualcosa.

Perché dalla presenza di cose possiamo dedurre e ragionare. Dalla loro assenza, invece, se non capiamo come originano le sensazioni, non possiamo dedurre quasi niente. Almeno sino a quando non abbiamo capito che la sensazione non significa necessariamente “c’è qualcosa di strano”, bensì: “stranamente, manca qualcosa”.

A quale assenza mi riferisco?


Leggete questo articolo.

theprint.in/feature/jeff-bezos…

In questo articolo, Bezos ci illumina con un argomento tipico dei transumanisti. E' vero, qualche milione di persone potrebbe morire di sete, magari qualche altro milione di persone potrebbe finire in poverta', ma quando avremo la nostra superintelligenza artificiale , che non puo' esistere per via di alcuni teoremi che non si sono posti il disturbo di imparare, essa risolvera' TUTTI i nostri problemi.

Questo ragionamento, in realta' non e' per nulla nuovo, in quanto basta cambiare “Singolarita' ” con “Dio” e improvvisamente e' chiaro che ci stanno promettendo il paradiso , se solo sacrifichiamo abbastanza gente al dio in questione. E cosi' chi se ne frega se moriranno milioni di persone per la sete, o per la poverta': poi arriva Dio, e crea il paradiso.

Su questo piano, i transumanisti miliardari non possono vantare nessuna originalita', credo. Roba che era gia' vecchia, se non arcaica, quando io ero giovane.

Certo, ci sono tante cose che non dicono. Omettono sempre il numero di vite umane da dare in olocausto al loro Dio, omettono di chiedersi che succede se la loro singolarita' che risolve i problemi insoluti dell'umanita', ci spiega se disporre la carta igienica con il rotolo verso il muro oppure verso l'esterno, e poi si ferma. Ha risolto un problema insoluto dell'umanita'. giusto? Il requisito viene rispettato. Il contract anche.

Oppure, se si limitasse a dire “miao”. Ho sempre sospettato che i gatti siano la cosa piu' vicina alla superintelligenza che conosciamo. Se non mi credete, provate a convincerne uno a trovarsi un lavoro.

Ci sono altre omissioni presenti, per esempio non si spiega mai quanto costeranno queste miracolose tecnologie, e chi se le potra' permettere. E a proposito, che fine faranno quelli che non se le possono permettere nella societa' di Bezos? Niente, problemi, ci pensa la Singolarita'-DIo a creare il paradiso. Poi, che la loro idea di Paradiso mi ricordi molto quella di Gentrificazione, e' tutto da ridere. O forse no.

Ma torniamo alla mia sensazione. Che era la sensazione di nazismo. Quale mancanza ho notato. Quale assenza? Quale assenza noto nel discorso di Bezos?


Se andate da Uriel Fanelli e gli sottoponete il problema di raffreddare i data center, Uriel Fanelli cosa fa?

Ragiona.

E dice: “mettiamoli in un posto molto freddo”.

Geniale, eh?

Scandinavia, Alaska, Groenlandia, Siberia, giusto per citare l’emisfero settentrionale. Anche il Sud America ha posti freddi e interessanti, se proprio volete fare gli originali.

Certo, occorre ancora acqua per raffreddarli. Ma mi concederete che raffreddare qualcosa che vive in un range dai 15 ai 50°C è diverso dal raffreddare qualcosa che vive tra i -30 e i 15°C. La fisica, questa sconosciuta, ogni tanto aiuta.

E l’acqua?

Esistono gli oceani. Il 70% del pianeta ne è ricoperto. Non abbiamo davvero bisogno di usare l’acqua che si beve per raffreddare un data center. I data center non bevono. Esistono gli oceani, ed esistono gli scambiatori di calore. E gli scambiatori di calore funzionano anche con acqua salata. Altrimenti non avremmo i dissalatori.

E così, qualsiasi costa nel circolo polare artico, o antartico, diventa un buon posto per costruire un data center. Almeno, se il problema è il calore e la presenza di acqua.

E l’energia? Come la portiamo lì?

La soluzione esiste sin dai tempi dell’Unione Sovietica, che aveva cominciato a progettare e usare l’idea di reattori navali e unità energetiche galleggianti. Oggi l’esempio concreto si chiama Akademik Lomonosov: una centrale nucleare galleggiante russa, ormeggiata a Pevek, nell’Artico, fatta apposta per dare elettricità e calore a zone remote. Non stiamo parlando di magia nera, ma di una cosa che esiste.

I costi non sono poi così stravaganti, se li confrontiamo con quelli necessari a costruire centrali nucleari sul suolo, portandoci strade, cemento, permessi, sindaci, comitati, ricorsi al TAR e la signora del terzo piano che non vuole il traliccio perché le rovina il karma.

E le persone? Come le portiamo lì a lavorare?

Esistono delle cose che si chiamano “navi da crociera”. La gente ci vive per anni. Ci mettete dentro uffici, connessioni, mense, alloggi, e adesso avete gli uffici. Se consideriamo i cubicoli in colocation della Silicon Valley, sarebbe persino una soluzione di lusso.

Vi consuma troppo suolo?

Nemmeno questo problema è così difficile. Non dico “Venezia” per dire che il suolo, se si vuole, si crea. Ma potrei citare gli aeroporti giapponesi costruiti su isole artificiali: Kansai International Airport, in mezzo alla baia di Osaka, oppure Kobe Airport, costruito su un’isola artificiale davanti alla città. Non è fantascienza: ci atterrano gli aerei.

Oppure possiamo citare Dubai, che ha costruito Palm Jumeirah e le World Islands, cioè isole artificiali nel Golfo Persico, non per salvare l’umanità, ma per vendere case, hotel e panorami marini (cioe' l'acqua. Che e' orizzontale. E l'orizzonte. CHe e' una linea orizzontale, appunto. Per loro e' “un panoram” Oook.) a gente con troppi soldi e troppo poco senso del ridicolo. Quindi sì: la tecnica esiste.

Quindi.

Volete un megadatacenter che dovete raffreddare?

Prendiamo una costa artica, o antartica. Ci costruiamo delle isole artificiali. Ci portiamo navi con reattori. Poi le navi col personale. Ci mettiamo gli scambiatori di calore, sia con l’aria dell’ambiente, sia con l’acqua “vagamente freschina” di quelle parti.

Infine, quando il data center è acceso, l’acqua calda che risulta dal raffreddamento la versiamo nello stesso porto dove sono ferme le navi. E non ghiaccia più.

Ecco quello che manca nel discorso sui data center.

MA PERCHÉ CAZZO LI VOLETE IN CALIFORNIA?


Questa mancanza di ricerca delle soluzioni è la cosa che manca davvero. Il problema dei data center, in teoria, non dovrebbe nemmeno esistere. In un luogo freddissimo, raffreddare qualcosa non può essere il problema principale. Voglio dire: prendiamo la Siberia. Ci sono città che scendono tranquillamente sotto i -40°C. Yakutsk, per dire, ha una temperatura media annua intorno ai -8,8°C, e un periodo di riscaldamento che dura circa 256 giorni l’anno. Non stiamo parlando di “fa freschino, mettiti una felpa”. Stiamo parlando di posti dove il freddo è una parte dell’urbanistica.

Eppure la gente ci vive.

Come mai?

Perché sono collegate a sistemi di teleriscaldamento. Arriva un tubone di acqua calda e riscalda le case. A Pevek, nell’Artico russo, la centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov è stata usata proprio anche per fornire calore alla città. Quindi non siamo nel mondo delle idee bizzarre: siamo nel mondo delle cose già fatte, che funzionano abbastanza da essere noiose.

Benissimo. Perché quell’acqua calda non può venire da un data center?

Perché dobbiamo considerare il calore prodotto dai server come un rifiuto, e non come una risorsa? Se avete un oggetto che produce calore in un luogo dove il calore serve per non morire congelati, forse il problema non è l’oggetto. Forse il problema è il modo idiota in cui lo state guardando.

E quando è estate?

A parte che, da quelle parti, la parola “estate” non ha esattamente lo stesso significato che ha in California. A Norilsk, per esempio, in luglio le massime medie stanno intorno ai 18°C, e le minime intorno ai 9-10°C. È estate, sì. Ma è un’estate che a Los Angeles verrebbe probabilmente classificata come “problema tecnico del meteo”.

La mia risposta sarebbe: serre.

Perché da quelle parti l’agricoltura non è precisamente la Pianura Padana. Nelle regioni settentrionali e nell’Estremo Oriente russo, la FAO segnala proprio i problemi classici: stagione vegetativa molto breve, permafrost, suoli paludosi, e quindi difficoltà o impossibilità di coltivare molte colture. L’Arctic Institute dice la stessa cosa in modo più generale: temperature basse e permafrost accorciano la stagione di crescita e rallentano i processi agricoli.

Quindi avete calore in eccesso, avete acqua, avete energia, avete infrastruttura. E avete anche posti dove il problema non è “fa troppo caldo”, ma “se voglio un pomodoro devo farlo arrivare da molto lontano, pagandolo come se fosse un organo di ricambio”.

E allora usateli. Scaldate serre. Coltivateci qualcosa. Trasformate un problema termico in un pezzo di economia locale.

Perché se il problema è “questi cosi scaldano troppo”, forse la prima domanda non dovrebbe essere “come li raffreddiamo in mezzo della California?”, ma “dove possiamo mettere del calore in un posto in cui il calore serve?”.

E allora perché non si fa così?

La risposta è che, in parte, si fa già. Solo che lo si fa come sempre: a pezzetti, con prudenza, come se fosse una stranezza locale invece che una conseguenza abbastanza ovvia della fisica.

In Olanda, per esempio, Microsoft ha un grande data center a Middenmeer, nell’area di Agriport A7, cioè dentro una zona dove ci sono anche serre industriali di dimensioni importanti. E lì il discorso non è teorico: il calore residuo dei data center viene considerato una risorsa per le serre, non semplicemente un fastidio da buttare via.

Agriport A7, del resto, non è il campo del contadino col cappello di paglia. È un distretto agroindustriale dove convivono serre ad alta tecnologia, infrastrutture energetiche, fibra, data center, reti elettriche e gestione dell’acqua. Cioè esattamente quel genere di posto dove una persona normale direbbe: se da una parte produco calore e dall’altra parte ho bisogno di calore, forse posso fare incontrare le due cose senza convocare un congresso mondiale di consulenti.

E se volete sapere come mai l’Olanda esporti così tanti pomodori, più della Spagna in valore e spesso anche in certe classifiche di volume, la risposta non è “il sole olandese”, perché il sole olandese è una barzelletta meteorologica.

La risposta è: serre, energia, logistica, tecnologia, controllo dell’ambiente, catene del freddo, porti, camion, export, e tutta quella roba noiosa che non entra nei comunicati stampa dove si parla di “innovazione” con le lucine blu.

Non perché ChatGPT coltivi pomodori. Ma perché lo stesso calore che trattiamo come problema quando esce da un data center diventa improvvisamente risorsa quando lo metti vicino a una serra di un posto freddo.

Ed è esattamente questo il punto: non manca la tecnologia.

Manca la voglia di ragionare sul sistema intero.


E come si chiama questa “mancanza di volontà di ragionare sul sistema intero”?

Ha un nome: malvagità.

Non credo minimamente che gente che vive di tecnologia abbia bisogno della Singolarità-Dio per capire che una cosa si raffredda meglio al freddo. O per capire che, se vuoi acqua, devi avvicinarti al mare. Sono concetti triviali, persino per un americano.

Ok, alcuni hanno bisogno di una scritta per capire che non devono bere l’acido della batteria dell’auto. Lo so. Ma se proprio non ci arrivano, se davvero non riescono a capire che in un posto freddo c’è meno caldo, esistono i consulenti. Esistono gli esperti. Esistono i report. Esistono intere aziende che si fanno pagare cifre oscene per dire, con un PowerPoint, che il ghiaccio tende a essere freddo.

Quindi no: non è ignoranza.

Il problema è che queste persone scelgono deliberatamente il male. Scelgono deliberatamente di fare la cosa che produce più sofferenza, più devastazione, più miseria, più sete, più spreco. E la scelgono anche quando l’alternativa esiste, è nota, è industrialmente possibile, e in alcuni casi funziona già.

La scelgono persino quando potrebbero guadagnare anche facendo la cosa sensata. Le serre olandesi, il calore, lo pagano a Microsoft. Non è nemmeno un discorso da frati francescani scalzi che vogliono salvare il mondo vendendo candele al mercato equo e solidale. È business. È infrastruttura. È integrazione industriale. È denaro.

E tuttavia, quando devono scegliere tra un sistema che riduce il danno e un sistema che lo concentra, tra una soluzione che usa il calore e una che lo butta via, tra un territorio che potrebbe ricevere qualcosa e un territorio che deve solo subire, scelgono la seconda.

Scelgono la sete. Scelgono lo spreco. Scelgono il calore disperso. Scelgono il data center nel posto sbagliato, la pipeline nel posto sbagliato, l’acqua nel posto sbagliato, l’energia nel posto sbagliato.

E poi chiamano tutto questo “innovazione”.

No.

Questo ha un nome: malvagità.

Sono persone malvage. Non confuse. Non ingenue. Non vittime di un errore tecnico.

Malvage.

La malvagita' che percepivo nei transumanisti che ho incontrato, e che avevo identificato come “nazismo intrinseco”.


Il discorso della malvagità appartiene al discorso di prima.

Che cos’è?

Nel tempo ho sviluppato una congettura mia.

Sappiamo di certo quando l’abbiamo di fronte, perché ci fa inorridire. Un latino direbbe: horror. Ma non sapremmo dire esattamente di cosa sia fatta. E questo, a mio avviso, è legato al fatto che la malvagità non è qualcosa, ma è la mancanza di qualcosa.

Per questo non sappiamo dire cosa sia. Perché è qualcosa che manca.

Hannah Arendt, in Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, parlava appunto della “banalità del male”: non il male come demone metafisico, non il cattivo con la risata da melodramma, ma il male amministrativo, ordinario, procedurale, quello che compila moduli e obbedisce a un flusso di lavoro.

Io penso che il male sia semplicemente vuoto. E siccome l’insieme vuoto appartiene a ogni possibile insieme, allora il male può stare ovunque. Banale, come diceva Arendt. Ma banale proprio perché vuoto.

Semplicemente vuoto.

E qui torna utile un’espressione antica: horror vacui. In filosofia naturale e nella fisica antica, il concetto viene associato alla tradizione aristotelica e alla formula, poi diventata proverbiale, secondo cui “la natura aborrisce il vuoto”. L’idea era che il vuoto non potesse davvero esistere, perché la natura tenderebbe sempre a riempirlo.

Poi l’espressione è passata anche nell’estetica. Mario Praz la usò per descrivere quella specie di terrore decorativo del vuoto, tipico di certi interni vittoriani: riempire ogni spazio, ogni parete, ogni superficie, come se lasciare un vuoto fosse già un cedimento morale.

E quindi, se la guardiamo dal punto di vista dell’osservatore, la nostra malvagità non è altro che un concetto parecchio alchimistico: horror vacui, l’orrore che la natura, e quindi anche noi, ha per il vuoto.

Noi lo sentiamo. Non perché vediamo qualcosa, ma perché manca qualcosa. Manca il limite. Manca la pietà. Manca la vergogna. Manca la capacità di vedere l’altro come parte del sistema, e non come materiale di scarto.

E allora il nostro orrore non è la reazione a una presenza mostruosa. È la reazione a un’assenza mostruosa.

È questo il vuoto, l' ASSENZA che chiamiamo male.


Un americano mi chiederebbe come mai queste persone malvage abbiano così tanto successo. Ed è spiegato proprio dal vuoto.

Avete mai riflettuto sul “distraction free”, quel pattern di design delle UI sul web?

È molto facile avere successo se non ci si lascia distrarre da alcune cose. Per esempio, dal fatto che stai assetando un posto. Che lo stai distruggendo. Che lì c’era della gente. Che nel ghetto di Varsavia quelle erano persone. Che nel tuo forno crematorio ci entravano anche i bambini.

È facile sganciare bombe e uccidere ventimila bambini a Gaza, se non ti lasci distrarre dal fatto che sono bambini, che piangono, che chiamano mamma mentre bruciano.

L’assenza aiuta. Aiuta anche la coscienza.

Tanti dicono di averla pulita, ma dimenticano che il modo più semplice per avere una coscienza pulita è tenerla chiusa nella scatola. Mai usata. Perfetta. Immacolata. Pulita.

Chi ha una coscienza, invece, sa di avere fatto dei casini. È umano, se ne rammarica, ci torna sopra, ci perde sonno. Diffidate molto di chi dice di avere una coscienza pulita, perché spesso quella pulizia non è virtù: è inutilizzo.

Ancora una volta, la mancanza di problemi di coscienza, la mancanza, è malvagia.

Ma rimane il punto: se non siete distratti da alcune cose, potete focalizzarvi ed essere efficienti. Ed ecco per quale motivo certe persone hanno più successo: sono più focalizzate perché non si lasciano distrarre dalla sofferenza altrui.

Non chiamateli “psicopatici”. Non dite che i manager di successo sono psicopatici.

Sono semplicemente “malvagi”.


Siamo umani. Siamo quindi vivi nello stesso universo e sottoposti alle stesse leggi fisiche. E l’universo, se proprio vogliamo personalizzarlo, si comporta come se avesse orrore del vuoto.

E questo deve riflettersi, in qualche modo, nel nostro rapporto con l’Universo. La sensazione che proviamo di fronte al “male” è semplicemente il modo in cui viviamo l’horror vacui. Il male non “esiste”.

Il male… “manca”.

E quando avevo iniziato a frequentare i transumanisti, era proprio questa mancanza ad avermi dato una sensazione di malvagio. Non diventeranno solo nazisti. Quello è soltanto un tipo di malvagio.

Diventeranno ogni tipo di malvagio possibile.

Un parlamento di malvagi, appunto.

E non perché la tecnologia sia inerentemente malvagia.

Perché è finita nelle loro mani.

Uriel Fanelli


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🇳🇴 Con l’intento di prevenire impatti negativi sulle nuove generazioni, la Norvegia ha imposto una stretta quasi totale sull’uso dell’#AI generativa nelle scuole primarie: nessun utilizzo dai 6 ai 13 anni e poco, sotto la guida di un insegnante, tra 14 e 16.
reuters.com/technology/norway-…
in reply to Filippo Bianchini

esattamente: soprattutto gli insegnanti sono professionisti che hanno il dovere di acquisire conoscenze e competenze strumentali all'insegnamento.

Poi potremmo disquisire giorni e giorni sul fatto che il Ministero tende ad attribuire agli insegnanti la responsabilità di insegnare argomenti per i quali non sono né dovrebbero essere titolati...

Ma questo è un problema di competenza politica più che di competenza degli insegnanti

@L_Alberto

@AV
in reply to AV

@L_Alberto @macfranc concordo con te, specie se parliamo di corsi online fatti “one-size-fits-all”. Quanto tempo necessario? Non ho una soluzione pronta ma sicuramente va considerato l’impatto generale di questa tecnologia. Forse saliranno in cattedra i nostri figli 🤭 Battuta a parte, forse non è tanto la conoscenza della tecnologia in sé, che sarebbe ben difficile, da proporre quanto una comprensione di come governarla e usarla correttamente.
in reply to Filippo Bianchini

non è tanto la conoscenza della tecnologia in sé, che sarebbe ben difficile, da proporre quanto una comprensione di come governarla e usarla correttamente


Infatti qui non si tratta di "insegnare l'intelligenza artificiale", o di spiegare ai ragazzi matrici e tensori, ma soltanto di guidare gli studenti che si accingono a utilizzarla, spiegando loro con cosa hanno a che fare.

Per quanto riguarda l'insegnamento della IA nelle scuole poi esistono già diversi corsi (vedi code.org) con moduli che consentono di trasmettere conoscenza e competenze anche ai ragazzi della scuola di primo grado.

@L_Alberto

@AV

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Arriva l’obbligo di pubblicare le assoluzioni

laleggepertutti.it/802634_arri…

> La Camera approva l’obbligo per i media di pubblicare le sentenze di assoluzione e proscioglimento. Ecco le nuove regole e i poteri del Garante Privacy per dare adeguato risalto ai provvedimenti giudiziari favorevoli ed eliminare le notizie non più attuali.

@privacypride

Franc Mac ha ricondiviso questo.

L’ASSESSORE VIRTUALE E IL DISASTRO REALE

@news
*Facciamo un esercizio di fantasia.
Proviamo ad immaginare una cittadina che ha la fortuna di avere acqua termale che sgorga nel centro urbano ad oltre 70°, acqua che non deve esser riscaldata, acqua dalle tante proprietà terapeutiche, acqua che è il “petrolio” degli “Emirati” a cavallo tra Langhe e Monferrato.
L'articolo L’ASSESSORE VIRTUALE E IL

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Foto dei minori sui social: sotto i 14 anni serve il consenso di entrambi i genitori. Il Garante ammonisce una madre


Per pubblicare sui social network immagini che ritraggono minori di 14 anni è necessario il consenso preventivo di entrambi i genitori. Al compimento dei 14 anni, invece, la normativa italiana riconosce al minore la facoltà di decidere autonomamente sulla diffusione online delle proprie immagini.

gpdp.it/garante/doc.jsp?ID=102…

@privacypride

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Lo stagno degli imbecilli e dei corrotti: la Lincoln Memorial Reflecting Pool si è tinta di verde Islam grazie alle alghe proliferate in seguito ai recenti lavori di ristrutturazione


Nell'aprile 2026, il presidente Donald Trump ha annunciato l'inizio del rifacimento del fondo in cemento della piscina, in un colore che ha definito "blu bandiera americana".

Il presidente psicopatico aveva presentato il progetto come un lavoro della durata di una settimana, dal valore di 1,5-2 milioni di dollari, ma l'operazione si è trasformata in un contratto senza gara d'appalto da 14,2 milioni di dollari assegnato ad Atlantic Industrial Coatings. Ora le alghe hanno colonizzato il laghetto artificiale e un manipolo di operai sta gettando nlla vasca taniche e taniche di Brawndo acqua ossigenata.

"Non vorrei essere un grande nerd, ma per la piscina riflettente ci vorrebbero almeno 8.000 litri di perossido di idrogeno al 12% per raggiungere la concentrazione di 50 parti per milione necessaria a uccidere le alghe", ha affermato il dott. Michael O'Brien, pediatra della Carolina del Sud, che ha aggiunto su X. "È questo che succede quando hai 0 scienziati nella tua amministrazione"

rawstory.com/reflecting-pool-h…

@news

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Secondo un ampio studio, la vaccinazione contro il Covid riduce il rischio di eventi cardiaci avversi,


Il vaccino può essere cardioprotettivo, soprattutto per gli anziani e per quelli con comorbilità

statnews.com/2026/06/15/covid-…

@scienza

Franc Mac ha ricondiviso questo.

Sulla Stazione Spaziale Internazionale non ci sono fornelli, piastre a induzione o forni convenzionali, elettrici o a microonde. Questo per un insieme di ragioni che vanno dai motivi di sicurezza legati al rischio di incendi e alla compatibilità elettromagnetica al fatto che l’assenza di peso abbatte la convezione naturale e non permette di cucinare come sulla Terra.

La dieta degli astronauti è abbondante e studiata nei minimi particolari, perché essi devono fare in media due ore e mezza di attività fisica ogni giorno per combattere l’indebolimento osseo e muscolare causato dall’assenza di peso e hanno quindi bisogno di un notevole apporto calorico.

La maggior parte del cibo inviato nello spazio è già precotta, termostabilizzata o disidratata per risparmiare peso e volume durante il lancio e per garantire la conservazione. Di conseguenza, le "apparecchiature da cucina" servono quasi esclusivamente a reidratare o riscaldare le razioni.

La stazione di reidratazione contiene uno scomparto in cui viene inserita la confezione sigillata dell’alimento liofilizzato, che viene reidratato con la quantità d'acqua necessaria e alla temperatura desiderata, fredda, a temperatura ambiente oppure calda. Tra gli alimenti trattati in questo modo ci sono zuppe, uova strapazzate e bevande in polvere.

Per riscaldare i cibi precotti, sia nel segmento americano sia in quello russo sono presenti particolari "forni" che però non utilizzano microonde e non funzionano come i tradizionali forni ad aria calda. Sono essenzialmente contenitori metallici dotati di piastre riscaldanti interne. Le confezioni di cibo vengono inserite e mantenute a contatto con queste superfici calde, che trasferiscono il calore per conduzione. Il processo può richiedere dai 20 ai 40 minuti per portare il pasto a una temperatura gradevole. Gli astronauti si sono lamentati spesso dei lunghi tempi di preparazione.

Nel corso degli anni sono stati portati a bordo alcuni dispositivi sperimentali per studiare la preparazione degli alimenti in microgravità, tra cui una macchina sviluppata in Italia che nel 2015 ha permesso di preparare il primo caffè espresso nello spazio. Un altro esempio è un forno sperimentale cilindrico chiamato Zero G Oven, progettato per cuocere un alimento alla volta tramite elementi riscaldanti elettrici disposti in modo da creare una distribuzione uniforme del calore attorno al cibo. Nel 2019 il dispositivo ha permesso di cuocere il primo biscotto nello spazio, ma non è mai entrato a far parte delle dotazioni operative permanenti della ISS.

Secondo quanto riportato dal quotidiano China Daily, sulla stazione spaziale cinese Tiangong sarebbe invece presente un forno a microonde appositamente progettato per resistere alle vibrazioni del lancio, operare in microgravità e ridurre al minimo il consumo di energia elettrica, ma si conosce poco del suo funzionamento.

@astronomia


Quiz del lunedì. Come viene preparato il cibo sulla Stazione Spaziale Internazionale? Soluzione domani, come al solito un pretesto per fare un approfondimento sull'astronautica.

#QuizTime
@astronomia


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La sovranità digitale non è solo una questione tecnologica: significa comprendere e governare le dipendenze da piattaforme, cloud, dati e infrastrutture che influenzano ogni giorno istituzioni e organizzazioni.

Nasce l’Osservatorio Sovranità Digitale: analisi, dati e strumenti per aumentare la consapevolezza sulle sfide del digitale nella Pubblica Amministrazione italiana.

🌐 sovranita-digitale.it/

#Osservatorio #SovranitàDigitale #DataGovernance #TrasformazioneDigitale #ResilienzaDigitale

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Qual è il modo più semplice per passare da miglia a chilometri?

Usa Fibonacci!

1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, ...

2 miglia sono circa 3 chilometri
3 miglia sono circa 5 chilometri
...
21 miglia sono circa 34 chilometri

e più la distanza diventa lunga, più l'approssimazione è corretta.

Perché la serie di Fibonacci tende al rapporto aureo 1.618 che è molto vicino al rapporto 1 miglio = 1.609 chilometri

#sapevatelo

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Magari far qualcosa qua su @veneto


Facciamo HTML Day in Italia!


❇️ L’8 agosto sarà HTML Day! ❇️

In quei giorni io sarò in Italia, specificamente a Sanremo, dove dubito ci siano nerd del Web quanto me.

Dunque cerco amanti di HTML che siano interessatз a partecipare e/o co-organizzare un piccolo incontro carino anche da noi, per celebrare il linguaggio ipertestuale più bello del mondo.

La mia idea è di scegliere una città del nord (purtroppo non riesco a muovermi più lontano), trovare un luogo che ci ospiti e fare una festicciola, magari con qualche piccola demo, presentazione o condivisione di skill. 🪩

🪁 Se ci state, rispondete a questo post, scrivetemi un’email o contattatemi su Signal.

📣 Condividete questo messaggio ovunqueeee!

@informatica

#Web #HTML #HTMLday #HTMLenergy #WebDev #evento #Italia


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In quei giorni io sarò in Italia, specificamente a Sanremo, dove dubito ci siano nerd del Web quanto me.

Dunque cerco amanti di HTML che siano interessatз a partecipare e/o co-organizzare un piccolo incontro carino anche da noi, per celebrare il linguaggio ipertestuale più bello del mondo.

La mia idea è di scegliere una città del nord (purtroppo non riesco a muovermi più lontano), trovare un luogo che ci ospiti e fare una festicciola, magari con qualche piccola demo, presentazione o condivisione di skill. 🪩

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@informatica

#Web #HTML #HTMLday #HTMLenergy #WebDev #evento #Italia

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Lo strano caso del ringiovanimento degli studenti di dottorato


Gli studenti di dottorato sono sempre più giovani, una tendenza che ha ripercussioni sia sugli atenei che sulle comunità circostanti.

collegetowns.org/p/the-curious…

@universitaly

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Avete mai provato i servizi realizzati da @informapirata :informapirata: e @lealternative :alternative:?

  • :polo: Poliverso è l'istanza Friendica creata per offrire un'alternativa a Facebook
  • :feddit: Feddit è invece l'alternativa a Reddit dove chiunque può creare la propria comunità
  • :poly: Poliversity è la più grande istanza Mastodon italiana basata su glitch-soc: un #Mastodon dove è possibile scrivere senza limitazioni di caratteri e con testo formattato
  • :citiverse: Citiverse infine è un forum federato dove è possibile trovare gruppi cittadini, gruppi di associazioni e addirittura il forum di supporto :ufficiozero: di @ufficiozero
  • :fedinews: FediNews è la pagina che aggrega tutte le notizie condivise dalla comunità delle nostre istanze
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