Il progetto openSNP, una piattaforma per la condivisione di dati genetici e fenotipici, chiuderà i battenti il 30 aprile 2025 ed eliminerà tutti i contributi degli utenti a causa di preoccupazioni sulla privacy e del rischio di un uso improprio da parte di governi autoritari.
La decisione è stata annunciata all'inizio di questa settimana dal co-fondatore Bastian Greshake Tzovaras, che ha espresso preoccupazione per il modo in cui i dati genomici personali sono oggi soggetti ad abusi e per come il panorama sia cambiato radicalmente negli ultimi 14 anni.
OpenSNP è una piattaforma gratuita e open source in cui gli individui possono caricare e condividere i propri dati genetici e fenotipici per scopi di ricerca e didattici.
Sebbene non sia affiliato a 23andMe, la stragrande maggioranza dei contributi ricevuti proveniva da utenti i cui genomi erano stati sequenziati da 23andMe.
Con la dichiarazione di fallimento di 23andMe, il flusso di nuovi dati inviati a openSNP si è sostanzialmente interrotto e Tzovaras non prevede che la situazione cambierà nel prossimo futuro.
bleepingcomputer.com/news/secu…
@privacypride
The sources of the openSNP website. Contribute to openSNP/snpr development by creating an account on GitHub.
GitHub
cage
in reply to macfranc • • •phastidio.net/2025/04/03/un-pa…
Sul resto non sono in grado di dire niente, ma su questo passaggio:
> Anche colpire il settore tech, dove gli americani hanno un surplus bilaterale, rischia di essere autolesionistico, vista la posta in gioco in termini di sicurezza. Pensate ai data center e al software.
Mi sento di dissentire.
Ciao!
C.
Un paese emergente di nome USA
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macfranc
in reply to cage • • •@cage può non piacere, ma le cose stanno così. @phastidio non dice che bisogna continuare a rimanere schiavi del software e del cloud USA, ma dice solo che è molto alta
Anch'io vorrei bombardare il cloud USA, ma sarebbe opportuno prima sostituirlo e per farlo sono necessarie presso ogni organizzazione a elevato impatto sul pubblico, almeno mille giornate uomo solo per configurare un'alternativa, oltre all'approvvigionamento e alla certificazione dell'infrastruttura hardware!
Pertanto, se daziamo i GAFAM prima di sostituirli (vaste programme...), rischiamo solo di incrementare il prezzo dei canoni di servizio, facendo saltare le toppe contabili che tengono in vita gli enti pubblici che li utilizzano
(spoiler: tutti)e di devastare quel che resta non della competitività, ma proprio della sostenibilità economica delle aziende italianecage
in reply to macfranc • • •>
> @cage può non piacere, ma le cose stanno così. @phastidio non dice che bisogna continuare a rimanere schiavi del software e del cloud USA, ma dice solo che è molto alta
>
> 🞂 la posta in gioco in termini di sicurezza. Pensate ai data center e al software.
>
> Anch'io vorrei bombardare il cloud USA, ma sarebbe opportuno prima sostituirlo e per farlo sono necessarie presso ogni organizzazione a elevato impatto sul pubblico, almeno mille giornate uomo solo per configurare un'alternativa, oltre all'approvvigionamento e alla certificazione dell'infrastruttura hardware!
>
> Pertanto, se _daziamo_ i GAFAM prima di sostituirli (_vaste programme..._), rischiamo solo di incrementare il prezzo dei canoni di servizio, facendo saltare le toppe contabili che tengono in vita gli enti pubblici che li utilizzano (spoiler: tutti) e di devastare quel che resta non della competitività, ma proprio della sostenibilità economica delle aziende italiane
E sono d'accordo ma, ma la frase dice: "in termini di sicurezza" ed e' qui che mi trova in disaccordo: la minaccia per la sicurezza dei dati (e delle liberta' civili dei cittadini residenti in Europa) viene primariamente dal fatto di ospitare di proprietà di aziende americane, ma e' inutile che ti dica a te perché. 😅
Anche sulla parte software ci sarebbe da discutere, dipende di quale software si parla: se si parla di software libero credo che gli europei, già da soli, contribuiscano più degli statunitensi
arxiv.org/pdf/2203.15369
L'articolo e' del 2022 e qualcosa potrebbe essere cambiato, non sono a conoscenza di ricerche' più recenti, se ne conosci fammi sapere!
Quindi, fatto salvo i problemi che poni e sui quali sono d'accordo (e penso anche io siano concreti e critici e da affrontare urgentemente), ma che non sono quelli indicati nell'articolo, abbiamo qualche ambito di manovra da non sottovalutare: per esempio potremmo, finalmente, obbligare le pubbliche amministrazioni europee (pero' sul serio) ad usare (oltre a produrlo e sostenerlo) software libero come prima scelta e salvo eccezioni motivate e approvate a monte, verificate a valle e con chiari profili di responsabilità. Stringere sulla protezione dei dati personali e non (evitando di foraggiare le AI bulimiche). Qualche leva l'abbiamo insomma, credo.
Sai che succede (domanda retorica) se sostituiamo windows in tutti i computer delle pubbliche amministrazioni di tutti i paesi dell'unione europea? Scommetto che in trenta secondi cadono tutti i dazi! 😀
Ciao!
C.
absc
in reply to macfranc • • •Ragazzi, di cloud europei ce ne sono a fottere, come anche datacenter dove le macchine banalmente le noleggi e qualcun'altro te le gestisce.
Non è vero che non abbiamo alternative.
Il cloud è un costrutto fatto per darti l'illusione dell'outsourcing.
Di datacenter ce ne sono a iosa, solo qui in Svizzera c'è da sbizzarrirsi.
Inoltre, se c'è un industria flessibile è quella del software.
Certo, se l'unica cosa alla quale si pensa è UN cloud americano perché oh, è conveniente, sarebbe il caso do cambiare mestiere.
macfranc
in reply to absc • • •@absc perdonami, ma vorrei spiegarmi meglio
Non c'entra con quello che ho detto. Ho detto che nessuna alternativa è implementabile a tempo zero. Quindi se "daziamo" il cloud USA, l'unico effetto è che costringiamo a pagare di più chi lo usa, almeno finché non riesca a cambiarlo (sempre che abbia le risorse per farlo e per praticare un change management che non lasci morti e macerie per la strada).
Sì, ma non c'entra neanche questo e il cloud comunque è un servizio, quindi un costo no-capex e per questo è un rpellente per ammortamenti e immobilizzazioni oltre che un ottimo afrodisiaco per i manager che desiderano trascorrere un eccitante capodanno con i loro bonus. Ecco perché si vende benissimo: l'illusione non c'entra
Anche in Italia ne abbiamo, ma -ripeto- non c'entra con il problema
@cage @phastidio
cage
in reply to macfranc • • •> no-capex
Che significa "no-capex"?
Ciao!
C.
macfranc
in reply to cage • • •cage
in reply to macfranc • • •>
> @cage che non spendi soldi per investimenti o attrezzature da ammortizzare su più anni: questo rende più bello il tuo conto economico e, anche se talvolta lo fai solo apparentemente, migliori le marginalità lorde della tua azienda
Grazie! 🙏
C.
absc
in reply to macfranc • • •Stupida provocazione: perche' sarebbe un male se gli incompetenti dovessero pagare il prezzo della loro incompetenza? Magari potrebbe essere la volta buona per qualche IT manager bravo davvero di emergere.
Solo una citazione: nel posto dove faccio consulenza, gli architect ed il management si stanno cagando addosso perche', dopo essere andati all-in con UN SOLO PROVIDER, stanno vedendo la spesa per il cloud rasentare cifre molto, molto oltre le previsioni e senza che alcun servizio core ci funzioni sopra.
Le arrampicate sugli specchi che sentiamo nelle call sono imbarazzanti.
Per il resto, hai descritto la mia normale vita lavorativa 😀
macfranc
in reply to absc • • •@absc
Mica è un male! È solo molto improbabile
Non preoccuparti troppo per loro: probabilmente cambieranno azienda, magari su raccomandazione dei loro stessi attuali fornitori 🤣
@cage @phastidio
macfranc
in reply to absc • • •@absc aggiungo una piccola postilla
Il cloud americano gode di una reputazione altissima presso tutte le banche d'affari, tutte le aziende di consulenza strategica e direzionale, presso tutti i system integrator, presso tutti i vertici aziendali.
Non voglio dire che sia una reputazione meritata, ma semplicemente che questo è un fatto.
Ora spiegami perché, se sei il direttore IT di una grande azienda o di un ente pubblico e disponi di ampi poteri di spesa, dovresti mai impelagarti per tua scelta in un progetto di insourcing in cui al primo guasto rischi
il culoil licenziamento, quando potresti solo fare il passacarte e guadagnare senza stress il tuo imbarazzante stipendio?Sapendo che se non dovesse funzionare qualcosa, tu hai comunque fatto la scelta migliore, ossia quella di avere dato in gestione il tuo CED ai leader indiscussi del settore?
Se non sai rispondere a questa domanda, allora sappi che non farai mai il direttore IT di una grande azienda o di un ente pubblico
@cage @phastidio
cage
in reply to macfranc • • •>
> @absc aggiungo una piccola postilla
[…]
> Ora spiegami perché, se sei il direttore IT di una grande azienda o di un ente pubblico e disponi di ampi poteri di spesa, dovresti mai impelagarti per tua scelta in un progetto di insourcing in cui al primo guasto rischi il culo il licenziamento, quando potresti solo fare il passacarte e guadagnare senza stress il tuo imbarazzante stipendio?
Beh, se posso dare la mia risposta; e' semplice: per avere controllo e mantenere la flessibilità di un infrastruttura (soprattutto se si parla di dati in mano ad un ente pubblico), per valorizzare e far crescere le professionalità dell'azienda/ente (e di quelle del luogo in cui si trova) e per non finire nella situazione di dipendenza e incertezza in cui siamo.
Mi sa che non saro' mai un direttore 😅, ma comunque ancora da me le macchine le abbiamo. 😀
Ciao!
C.
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macfranc
in reply to cage • • •@cage
Eh già: ma ogni tanto fa bene smettere di guardare le cose con lo sguardo di un tecnico... 😅
@absc
cage
in reply to macfranc • • •>
> @cage
>
> 🞂 Mi sa che non saro' mai un direttore 😅,
>
> Eh già: ma ogni tanto fa bene smettere di guardare le cose con lo sguardo di un tecnico... 😅
Certo! Provare a cambiare prospettiva e' sempre un utile esercizio! 👍
Pero' mi sa che non mi riesce benissimo; infatti un mio amico mi ha detto: "cage, tu potevi lavorare solo nel posto dove lavori adesso!" 😅😅
Ciao!
C.