Il caso Tper e i consigli per reagire alle fughe di dati
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Roger, l’app per pagare i servizi di Trasporti per l’Emilia-Romagna (Tper) è finita nel mirino dei criminal hacker. Approfittiamo di questo recente episodio per stilare l’elenco delle cose da fare quando i nostri dati vengono violati e per parlare di trasparenza delle imprese
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PODCAST. Betlemme, il Natale dietro i muri: attese e occupazione militare
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Nel servizio della giornalista Micol Hassan raccontiamo il Natale a Betlemme in una presunta normalità fortemente segnata dal dolore dei palestinesi per le vittime e le distruzioni di Gaza
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Una “biblioteca” di 300TB di musica: falla tecnica o atto di protesta dietro il mirror di Spotify?
@Informatica (Italy e non Italy 😁)
Anna's Archive ha affermato di contenere circa 86 milioni dei brani più popolari di Spotify. Il servizio per lo stremaing musicale sta indagando sulla violazione, che ha comportato la raccolta non
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Sanktionen gegen HateAid-Führung: Die Bundesregierung muss jetzt scharf protestieren
Nixie Tube Dashboard is Period-Appropriate Hack to Vintage Volvo
There’s no accounting for taste, but it’s hard to argue with The Autopian when they declare that this Nixie tube dash by [David Forbes] is “the coolest speedometer of all time” — well, except to quibble that it’s also the coolest tachometer, temperature gauge, oil pressure indicator, and voltmeter. Yeah, the whole instrument cluster is on [David]’s Volvo PV544 is nixified, and we’re here for it.
He’s using a mixture of tubes here– the big ones in the middle are the speedo and tachometer, while the ovals on either side handle the rest. There’s a microcontroller on the front of the firewall that acts a bit like a modern engine control unit (ECU) — at least for the gauges; it sounds like the Volvo’s engine is stock, and that means carbureted for a car of that vintage.
The idea that this hack could have been done back in the 50s when the car was new just tickles us pink. Though you’d have probably needed enough valves to fill up the boot, as our British friends would say. Translate that to “enough vacuum tubes to fill the trunk” if you’re in one of the rebellious colonies.
We’ve featured [David]’s projects previously, in the form of his wearable video coat. But his best known work is arguably the Nixie Watch, famously the timepiece of choice for Steve Wozniak.
Thanks to [JohnU] for the tip!
All images by Griffin Riley via The Autopian
Teams cambia volto: Microsoft introduce nuovi blocchi contro malware e phishing
Microsoft ha avviato un ampio rafforzamento delle misure di sicurezza di Microsoft Teams, introducendo nuovi controlli su file, collegamenti web e sistemi di rilevamento automatico delle minacce. Gli aggiornamenti, annunciati attraverso i bollettini ufficiali della Microsoft 365 Roadmap, mirano a ridurre i rischi legati amalware, phishing e falsi positivi all’interno delle comunicazioni aziendali.
Il completamento del rollout globale è previsto entro la fine di novembre 2025, mentre l’attivazione automatica di alcune impostazioni, inizialmente pianificata per il 2025, è stata rinviata all’inizio del 2026.
Stop ai file potenzialmente pericolosi nelle chat
Uno degli interventi principali riguarda il blocco dei messaggi che contengono tipologie di file considerate potenzialmente “weaponizzabili”, come gli eseguibili. La misura è stata annunciata nel bollettino Microsoft 365 Roadmap ID 499892, aggiornato al 17 novembre 2025.
A partire dalla disponibilità generale, Microsoft Teams impedirà la condivisione di questi file all’interno di chat e canali, riducendo il rischio di attacchi veicolati tramite allegati. La protezione interessa Teams su Windows, macOS, Web e dispositivi mobili iOS e Android.
La disponibilità generale inizierà il 3 novembre 2025 e si concluderà entro la fine del mese. In questa fase, l’opzione “Analizza i messaggi per i tipi di file non consentiti” sarà impostata su ON per impostazione predefinita, a condizione che almeno uno dei partecipanti alla conversazione abbia la protezione attiva.
Gli amministratori possono gestire o modificare questa impostazione dal Centro di amministrazione di Teams, nella sezione delle impostazioni di messaggistica, oppure tramite PowerShell. Le configurazioni già salvate durante il rilascio mirato – avviato a inizio settembre 2025 e completato entro metà mese – resteranno valide anche dopo il passaggio alla disponibilità generale.
Microsoft ha inoltre confermato che l’attivazione automatica predefinita per tutte le organizzazioni, inizialmente prevista per il 2025, è stata posticipata all’inizio del 2026.
Gli utenti potranno segnalare i falsi positivi
Un secondo aggiornamento, descritto nel bollettino Microsoft 365 Roadmap ID 501202 (aggiornato al 17 novembre 2025), introduce in Microsoft Teams la possibilità per gli utenti di segnalare messaggi erroneamente identificati come minacce alla sicurezza.
La funzione consente di fornire feedback sui falsi positivi generati dai sistemi di protezione, contribuendo a migliorare la precisione dei meccanismi di rilevamento. È disponibile per le organizzazioni che utilizzano Microsoft Defender per Office 365 Piano 2 o Microsoft Defender XDR e richiede l’abilitazione sia nel Centro di amministrazione di Teams sia nel portale Microsoft Defender.
La funzionalità è supportata su tutte le principali piattaforme di Teams: Windows, macOS, Web, iOS e Android. Il rilascio mirato globale è iniziato a inizio settembre 2025 e si è concluso entro metà mese, mentre la disponibilità generale è prevista tra l’inizio e la fine di novembre 2025.
Anche in questo caso, Microsoft ha rinviato all’inizio del 2026 l’attivazione predefinita dell’opzione “Segnala rilevamenti di sicurezza errati”, annunciando che una comunicazione separata fornirà i dettagli sul nuovo calendario.
Avvisi automatici per link dannosi e tentativi di phishing
Il terzo aggiornamento riguarda la protezione contro gli URL malevoli condivisi in chat e canali di Teams. La funzionalità, descritta nel bollettino Microsoft 365 Roadmap ID 499893, aggiornato al 17 novembre 2025, introduce un sistema di rilevamento in grado di avvisare gli utenti quando un collegamento viene identificato come potenzialmente pericoloso.
L’obiettivo è ridurre il rischio di phishing, aiutando gli utenti a prendere decisioni più consapevoli prima di interagire con link sospetti. Anche questa protezione è disponibile su Teams per desktop, web e dispositivi mobili.
Durante il rilascio mirato globale, avviato a inizio settembre 2025 e concluso entro metà mese, la funzione risulta disattivata per impostazione predefinita. Con la disponibilità generale, prevista da inizio novembre e in conclusione entro la fine di novembre 2025, la protezione sarà attiva di default, salvo diversa configurazione da parte degli amministratori.
Come per gli altri interventi, Microsoft ha comunicato che l’attivazione automatica definitiva per tutte le organizzazioni è stata rinviata all’inizio del 2026, con ulteriori dettagli che verranno forniti attraverso un bollettino dedicato.
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[2025-12-31] Sportello Psicologico sui Traumi dei Migranti @ Via Web (Whatsapp, Skype)
Sportello Psicologico sui Traumi dei Migranti
Via Web (Whatsapp, Skype) - Sardegna, Alghero
(mercoledì, 31 dicembre 08:00)
La guerra in Ucraina ha messo in risalto quanti migranti fuggono da tutti i teatri di guerra in giro per il mondo. Il Centro Culturale ResPublica, di Alghero, col sostegno del Centro Culturale Sa Domo De Totus, di Sassari, ha arricchito lo Sportello di Ascolto Psicologico via web con le tecniche psicologiche mirate all'elaborazione dei traumi. Gratuitamente, con lo psicoterapeuta Gian Luigi Pirovano 3804123225
Dopo il riarmo l’Unione Europea vuole una “Schengen militare”
@Notizie dall'Italia e dal mondo
La "Schengen militare" approvata dall'Eurocamera prevede la rimozione degli impedimenti fisici e burocratici alla libera circolazione delle truppe e dei mezzi militari sulle ferrovie e le strade di tutta Europa
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Piergiorgio Perotto, L’inventore del P101, Spiega il Perché l’Italia è Destinata ad Essere Un Perenne Follower
Pier Giorgio Perotto (per chi non conosce questo nome), è stato un pioniere italiano dell’elettronica, che negli anni 60 quando lavorava presso la Olivetti, guidò il team di progettazione che costruì il Programma 101 (o P101), il primo computer desktop della storia.
Il P101 (chiamata anche Perottina), venne lanciato alla Fiera mondiale di New York del 1964, e venne utilizzato anche dalla NASA per pianificare e calcolare le orbite dei programmi spaziali, compresa la missione Apollo 11 che portò l’uomo sulla luna. Per chi volesse approfondire la storia del Programma 101, potete vedere il video sul canale YouTube di Red Hot Cyber.
Ma quello di cui parleremo oggi, è un pezzo tratto dal libro Programma 101 scritto da Perotto, che ci racconta una storia appassionante, scritta negli anni 2000.
Sebbene siano passati molti anni da quando Perotto scrisse questo libro, all’interno ritroviamo una sintesi di passaggi interessanti ed attuali sul perché l’Italia sia un paese di innovatori disarmati che faticano ad emergere a causa dalla poca lungimiranza di un paese che predilige la logica dell’imitazione, con la propensione a voler essere un perenne “follower” della tecnologia di oltre oceano, piuttosto che “influencer” della scena geopolitica internazionale.
La strategia non serve
E’ possibile realizzare un nuovo rivoluzionario prodotto elettronico in un’azienda che non ne vuole assolutamente sapere e, anzi, fa sua una strategia di rifiuto dell’elettronica e di persistenza a oltranza nella tradizionale tecnologia meccanica? In Italia è possibile, ed è successo all’Olivetti negli anni ’60.
Il prodotto di cui parliamo è il personal computer, anzi, (se vogliamo usare il lessico di allora),il computer personale, altrimenti detto Perottina: questi almeno erano i neologismi coniati per l’occasione ad uso esterno e interno all’azienda. Le ragioni per le quali vale la pena di ricordare il caso dell’invenzione del PC non sono solo quella di riaffermare una priorità mondiale italiana o di ripercorrere un lamentevole amarcord, ma piuttosto di trarne insegnamenti per capire e affrontare i problemi attuali della scarsa capacità innovativa del nostro paese, una limitazione cruciale, che persiste e che condizionerà il nostro sviluppo prossimo venturo.
Una foto del team del programma 101, dove in basso a sinistra è presente Piergiorgio Perotto
L’Italia non è, oggi come ieri, affetta solo da una specie di idiosincrasia o di horror vacui per quanto concerne la ricerca (per la quale, come è noto, siamo agli ultimi posti tra i paesi industrializzati, come rapporto tra investimenti e PIL), ma soprattutto da una cultura industriale che aborre l’idea di correre i rischi connessi all’apertura di nuovi settori.
Disgraziatamente, siamo oggi in un periodo storico nel quale si stanno costruendo i fondamenti della società dell’informazione nel mondo e l’apertura di nuovi settori è proprio l’evento più tipico e maggiormente portatore di rivoluzionarie innovazioni. Ma in Italia gli innovatori, come profeti disarmati, continuano ad avere vita grama e, soprattutto nelle grandi aziende, la cultura dominante è quella dell’imitazione pedissequa delle mode d’oltreoceano e della rinuncia. Congenitamente, l’imprenditoria italiana è affetta da una sindrome che la porta a privilegiare la strategia del follower, una forma di sciovinismo alla rovescia.
Un caso paradigmatico
Le vicende accadute in Olivetti trent’anni fa sono paradigmatiche, e vale quindi la pena di riassumerle. Lo scenario è quello del 1961. La Olivetti è ancora traumatizzata per la improvvisa scomparsa di Adriano e all’orizzonte si profilano i sintomi di una recessione economica con la quale si sta chiudendo il decennio del miracolo economico.
L’azienda è impegnata in due avventure, entrambe volute da Adriano: lo sviluppo della Divisione Elettronica per progettare e produrre computer e la ‘digestione’ della Underwood, l’azienda americana da poco acquisita per conquistare il mercato nordamericano. Ma nessuna delle due operazioni era condivisa dall’establishment dell’azienda, abituato ai profitti derivati dal grande successo mondiale della Divisumma 24, calcolatrice uscita dalla magica matita di Natale Capellaro (un geniale operaio, scoperto da Adriano e da questi nominato direttore generale).
Mentre, però, l’acquisizione della Underwood era bene o male accettata (anche se a posteriori si rivelò un’operazione disastrosa) in quanto conforme a una certa normale politica di espansione commerciale nei settori tradizionali dell’azienda, quello che non andava giù ai conservatori era l’avventura dell’elettronica, vista come un settore pericoloso e incerto. Si dice che l’idea di progettare computer provenisse da Enrico Fermi e venisse formulata in occasione di una sua visita in Italia nel 1949, nel corso della quale incontrò Adriano.
Ma io credo che l’Olivetti si innamorò dell’idea perché intravide nell’informatica un ruolo di scienza regolatrice e creatrice di un superiore ordine estetico in un campo immateriale come quello dell’informazione, così come l’urbanistica e l’architettura lo sono nel progetto delle città. Ma Adriano Olivetti era un isolato, che invece di godere dell’appoggio e della stima dell’establishment industriale se ne tirò addosso l’ostilità e la diffidenza.
Il risultato fu che, alla sua morte, l’operazione elettronica dell’Olivetti entrò in una crisi che non saprei definire se più ideologica o finanziaria, crisi che colpì d’altra parte l’intera azienda. Io ebbi la ventura di essere testimone diretto della drammatica vicenda, che si concluse nel 1964 con l’infausta rinuncia e la cessione dell’intero settore elettronico alla General Electric, in quanto feci parte dei ricercatori reclutati per il laboratorio di ricerche elettroniche di Pisa, il primo insediamento dedicato a questa nuova tecnologia.
La cessione della divisione elettronica Olivetti maturò – in tragica e assurda coincidenza con l’avvio della rivoluzione microelettronica mondiale – per la precisa determinazione dei poteri forti della finanza e dell’industria nazionale ad uccidere l’iniziativa, nella totale indifferenza delle forze politiche.
Innovare dietro le quinte
Ricordo perfettamente una dichiarazione del professor Valletta (presidente della Fiat e ispiratore del gruppo di intervento che all’inizio del 1964 prese le redini dell’Olivetti) a proposito della crisi:
“La società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grandi difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”.
Non ci volle molto a capire, quando il nuovo management si insediò ai comandi, quale sarebbe stata la sorte dell’elettronica. Non fu detto nulla di ufficiale, ma la strategia fu quella di un rilancio generale di tutti i prodotti meccanici; e la cosa fu pensata in grande stile, organizzando una presentazione alla mostra internazionale dei prodotti per l’ufficio, nell’ottobre del 1965 a New York.
Nel frattempo la divisione elettronica venne silenziosamente ceduta alla General Electric. Fu detto che l’operazione e la conseguente collaborazione con la G.E. sarebbe servita a riversare sull’Olivetti i frutti dei grandi laboratori di ricerca americani, che l’elettronica Olivetti non moriva e che in futuro ne avrebbe tratto dei giovamenti; ma tutti si resero conto che si trattava di una mistificazione.
E più di tutti me ne resi conto io stesso che, avendo partecipato alle trattative e lavorando nei laboratori elettronici ceduti agli americani (dei quali potei saggiare l’arroganza e le loro intenzioni esclusivamente commerciali), ebbi l’occasione di conoscere le vere motivazioni dell’operazione. Per questo ebbi la malaugurata idea, da giovane ingenuo, di contestare la cessione, ottenendo il risultato di essere dagli americani restituito all’Olivetti, con la preghiera di togliermi di torno.
Molti pensano con riverenza alla strategia come a una nobile attività nella quale si decidono le sorti future di una azienda. Nel caso specifico, le sorti dell’Olivetti furono decise dalla non strategia! Mi spiego meglio. Il mio rientro in Olivetti dopo la cacciata mi consentì di dedicarmi a una di quelle attività di studio che le aziende portano avanti di solito nella più completa indifferenza: si trattava di esplorare la possibilità futura di costruire con tecnologie elettroniche prodotti per l’ufficio.
La cosa sembrava allora tanto più inverosimile e improbabile in quanto negli anni ’60 esistevano solo grandi calcolatori, operanti in centri di calcolo ben lontani dal mondo degli uffici, e nessuna persona ragionevole pensava che si potessero fare delle macchine elettroniche di costo e dimensioni tali da stare sulla scrivania di un singolo individuo. Venni quindi confinato con qualche collaboratore in un piccolo laboratorio di Milano, in territorio ormai della G.E., perché se agli americani ero inviso, il clima ad Ivrea, tempio della meccanica, non era molto migliore.
Ma questa volta il gruppo di intervento, che aveva puntato tutto sul rilancio della meccanica, fu davvero sfortunato, perché una piccola grande idea germogliò inaspettatamente nel mio laboratorio: quella del computer personale (anticipando di ben dieci anni i P.C. introdotti in America!). Non voglio qui raccontare le drammatiche vicende che portarono a questo risultato (e rimando al libro di cui questo articolo costituisce una sintesi). Ma l’imbarazzo e l’indifferenza con cui il nuovo management accolse la notizia dell’imprevista epifania emersa dalle stive dell’azienda ebbero almeno il merito diportare a una timida ma positiva decisione: quella di esporre la nuova macchina, come puro modello dimostrativo, in una saletta riservata della mostra newyorkese. Quello che non fece la strategia, lo fece il complesso di colpa legato alla cessione dell’elettronica e la voglia di far vedere che la Olivetti, in fondo, sì, qualcosa di esplorativo con l’elettronica, pur non credendoci, faceva ancora.
Quello che successe alla fiera fu però straordinario e sconvolgente: il pubblico americano capì perfettamente quello che il management dell’azienda non aveva capito, ossia il valore rivoluzionario della “Programma 101”; trattò con assoluta indifferenza i prodotti meccanici esposti in pompa magna e si assiepò nella saletta per vedere quello che il nuovo prodotto era in grado di fare. La stampa, specializzata e non, segnò con i suoi articoli entusiastici il successo di una presentazione e di un evento non voluto. In pratica, il nuovo computer fu letteralmente risucchiato dal mercato: si può dire che non fu venduto, fu solo comprato!
Questo caso insegna che…
Quale insegnamento trarre per i nostri giorni?
La New Economy che sta nascendo nel mondo attorno alla rete delle reti consente oggi agli innovatori di creare aziende basate solo sulla forza di un’idea. Nel 1965 questo non era possibile, ma attraverso il web le soglie da superare per creare un nuovo business si sono ora drasticamente abbassate. Abbiamo addirittura singoli individui che si permettono di sfidare i giganti mondiali dell’informatica (vedi il caso dello studente finlandese Linus Tordvald, che sfida la Microsoft col suo sistema operativo Linux). E ho anche l’impressione che oggi gli inventori possano non solo non morire poveri, ma addirittura scalare le classifiche mondiali dei super-ricchi.
Un altro insegnamento che si può trarre dal “caso” della “Programma 101” (caso poi realmente usato nei corsi Mba di Harward) è quello della gestione delle discontinuità, che rappresenta situazioni sempre più frequenti nella società contemporanea.
Sono finiti i tempi nei quali il futuro poteva essere estrapolato dalle vicende del passato. Nel campo delle tecnologie, ma anche nel mondo delle applicazioni, le innovazioni rappresentano, in genere, rotture col passato: le nuove tecnologie operano come tecnologie killer di quelle tradizionali e costituiscono la base di nuovi paradigmi; e le aziende che le sanno sfruttare raramente si ritrovano tra quelle leader delle vecchie.
Infatti, la leadership dell’Olivetti nella meccanica dei calcolatori e delle macchine per scrivere aveva attenuato o spento la capacità di intuire e sentire i segnali deboli premonitori della imminente rivoluzione microelettronica che avrebbe di lì a poco trasformato il mondo.
Se il piccolo gruppo di riottosi progettisti della “Programma 101” non avesse avuto la forza e il coraggio di affermare coi fatti le potenzialità delle nuove tecnologie (per farsi poi artefice della grande mutazione dell’azienda, dalla meccanica all’elettronica), l‘azienda avrebbe fatto negli anni ’60 la stessa fine di tanti nomi prestigiosi nel settore del calcolo e degli altri prodotti per ufficio, scomparsi e non più risorti.
Mi auguro, infine, che la storia della “Programma 101” contribuisca a motivare tanti giovani dotati di capacità creative ad osare e a rischiare, senza lasciarsi condizionare dai benpensanti del momento, che nel nostro paese in troppi casi sono portatori di quella cultura della rinuncia e della pavidità, che fa correre il rischio al nostro sistema-nazionale di restare escluso dall’affascinante compito di edificare la società del ventunesimo secolo.
Vorrei anche che questo articolo, e il libro di cui costituisce una sintesi siano percepiti come un omaggio alla figura di Adriano Olivetti, imprenditore illuminato e incompreso che precursore dei tempi.
E’ passato molto tempo da quando Perotto scrisse questo libro, ma molte cose sembrano ancora attuali. Anche Adriano Olivetti disse:
“L’Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni.”
Ma speriamo nel futuro, che tutto questo cambi in fretta.
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La vera data di nascita di Gesù
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Numerosi studi hanno analizzato la figura di Gesù di Nazareth, questioni riguardanti l'attendibilità storica della sua vita e perfino la sua effettiva esistenza. Benché attualmente si ritenga largamente che sia esistito davvero, al di là degli aspetti mistici, le informazioni disponibili risultano frequentemente contraddittorie e influenzate da intenti religiosi. Tuttavia, distinguendo gli eventi storicamente plausibili da quelli inventati, si possono ricavare informazioni attendibili sulla sua esistenza, inclusa la data di nascita.
La data erroneamente identificata come anno 1 venne stabilita - per errore o deliberatamente - nel VI secolo da Dionigi il Piccolo, monaco bizantino che creò un nuovo sistema di datazione per distinguere l'epoca pagana da quella cristiana: l'Anno Domini - "anno del Signore", dalla nascita di Gesù, sostituendo il sistema romano ad Urbe condita - "dalla fondazione della città" di Roma.
Il 25 dicembre, scelto per commemorare la sua nascita, è certamente una decisione deliberata, dato che neppure le fonti religiose originarie indicano questa data. Il primo accenno al 25 dicembre risale al periodo dell'imperatore Costantino, che con l'Editto di Milano del 313 d.C. terminò le persecuzioni contro i cristiani. Quando Dionigi il Piccolo sviluppò il suo sistema di datazione, il 25 dicembre era già la data stabilita. La scelta di questo giorno derivava dal fatto che coincideva con la festività del Sole Invitto, divinità orientale che l'imperatore Aureliano aveva elevato a culto ufficiale dell'Impero verso la fine del III secolo.
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storicang.it/a/in-che-anno-nac…
Truffe: come riconoscerle e come difendersi
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Dalle truffe telefoniche ai deepfake con l’intelligenza artificiale. Ecco alcuni consigli per evitare situazioni spiacevoli. L'intervento di Gian Lorenzo Cosi
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Netzpolitischer Jahresrückblick: Was uns im Jahr 2025 umgetrieben hat – und weiter begleiten wird
BULGARIA. Burgas sotto assedio (parte seconda). Lukoil, sanzioni e sovranità limitata
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Le sanzioni statunitensi contro Lukoil colpiscono il cuore energetico della Bulgaria. La raffineria di Burgas, che garantisce l’80% del carburante nazionale, diventa una leva geopolitica. Tra vendite fallite, pressioni di Washington e
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Franca Viola, 65 anni fa il suo “no” ha cambiato la Storia
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Nel 1965 l’Italia è in pieno boom economico, l’anno precedente la lira ha vinto un oscar per la moneta, l’occupazione cresce, le famiglie possono comprare la prima automobile (eh si, la Fiat 600
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2026, l’anno della difesa della Costituzione
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Un giorno ebbi l’occasione di intervistare Tina Anselmi, prima ministra donna, esponente democristiana, presidente della Commissione P2, staffetta durante gli anni della lotta di Liberazione. Le chiesi qual era la sua eredità politica. Mi
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I conti non tornano
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I conti non tornano? Semplice basterà tagliare la Corte dei conti. Così nella legge di bilancio è arrivata la vendetta contro chi ha il dovere di controllare i conti, di richiamare, di sanzionare. La traballante maggioranza di destra, in testa Salvini, non ha gradito i rilievi della Corte sul ponte sullo stretto,
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A Trieste il giorno di Natale la luce cammina tra gli ultimi
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A seguito della quarta persona migrante morta nel Friuli Venezia Giulia in soli pochi giorni a causa dell’emergenza freddo – l’ultima è stata ritrovata in un capannone del Porto Vecchio di
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Problemi di salute, traguardi lavorativi, di studio o sportivi. Un Natale 2025 all’insegna della solidarietà
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Problemi di salute, piccoli traguardi di studio o
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[2025-12-23] Corso di duo acrobatico @ Cascina Torchiera
Corso di duo acrobatico
Cascina Torchiera - Piazzale Cimitero Maggio 18, Milano
(martedì, 23 dicembre 19:00)
GallinƏ!
Da questo mese partono ben tre nuovi corsi, per cui correte in cascina, vi aspettiamo con gioia e voglia espressiva!
Da martedì 8 ottobre!
[2025-12-25] XXIX Natale Anticlericale emmezzo Fede zero, gravità pure @ Cascina Torchiera
XXIX Natale Anticlericale emmezzo Fede zero, gravità pure
Cascina Torchiera - Piazzale Cimitero Maggio 18, Milano
(giovedì, 25 dicembre 22:00)
XXIX Natale Anticlericale emmezzo
Fede zero, gravità pure
C’è sempre meno spazio per gli spazi 🔭
Oltre la città conquistiamo anche le galassie 🚀
Unitevi a noi in questo viaggio oltre i dogmi la sera del 25 dicembre in Cascina Torchiera 🐔
Cena degli avanzi 🍽️
Dj set alieni 👽
Socialità e cloro al clero ⛪️
[2025-12-26] RENMIN - la cena popolare @ Revdar
RENMIN - la cena popolare
Revdar - Via Quinto Romano 17, Milano
(venerdì, 26 dicembre 20:00)
RENMIN – La cena popolare
📆 Primo appuntamento: venerdì 28 febbraio
Ogni ultimo venerdì del mese si cucina, si mangia e si parla. Non è solo una cena, è un momento per stare insieme e discutere di resistenza, di guerra, di lotte sociali… ma anche di perché il sugo è sempre meglio il giorno dopo e di chi ha davvero vinto la lotta tra guanciale e pancetta. Perché il cibo è politica, ma anche piacere e condivisione.
Menù della serata:
– Antipasto
– Pasta al sugo di costine
- Dolce
* alternativa vegana disponibile
📍 Dove: via Quinto Romano 17
⏰ Quando: venerdì 28 febbraio e poi ogni ultimo venerdì del mese
Vieni, porta amiche e fame. Prenotati!
[2025-12-29] Odiamo Ogni Maledettissimo Lunedì @ Cascina Torchiera
Odiamo Ogni Maledettissimo Lunedì
Cascina Torchiera - Piazzale Cimitero Maggio 18, Milano
(lunedì, 29 dicembre 19:00)
Vi aspettiamo dalle 19, come ogni stramaledettissimo lunedì dell'anno con
- il "Mercatork" di frutta, verdura e autoproduzioni
- la libreria/biblioteca "Bibliotork"
- il corso di Yoga
- le prove della "Banda degli Ottoni a Scoppio"
- Cena Popolare Vegana
- Musica/Proiezioni/Presentazioni/Dibattiti (restate aggiornatx)
- Convivialità & Autogestione
In questo spazio si pratica l’autogestione come espressione di responsabilità verso se stess* e tutto ciò che ci circonda. Come uno strumento di libertà e liberazione dai canoni del consumismo, come presa in carico del benessere collettivo e del pianeta
Quindi ricordati di lavare piatto e posate nell’area lavastoviglie
Riutilizza il bicchiere e quando hai finito di usarlo mettilo nei contenitori predisposti
Non buttare rifiuti per terra, utilizza i posacenere e bidoni della raccolta differenziata
Se hai dubbi CHIEDI: il tuo interessamento sarà apprezzato e ti sentirai parte di ciò che stai vivendo. Collabora alla buona riuscita dell’esperienza per tutt*, sii rispettos* e condividi la presa bene ❤
Lasciare pulito ciò che trovi pulito è Autogestione.
Lasciare pulito ciò che trovi sporco è Cura.
Lo spazio della Cascina è accessibile alle persone con difficoltà o disabilità motorie
Il catalogo è questo: vent’anni di abusi, illegalità e censura da parte del social più popolare (e potente) al mondo
La multa di 542 milioni di euro inflitta a Meta da un tribunale spagnolo per concorrenza sleale e illecito trattamento dei dati nel novembre 2025 segna, probabilmente, uno spartiacque storico. Ma ciò che viene “punito” con tale sentenza è il punto di arrivo di un lungo processo. Compiuti e superati i vent’anni di vita (Facebook è nato nel 2004), è arrivato il momento di fare un bilancio.
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Filomena Gallo al seminario “Impostazioni diverse sulla vita e sulla morte” a Roma
Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, parteciperà al VIII Seminario “Impostazioni diverse sulla vita e sulla morte”, promosso dalla Prof.ssa Maria Angela Falà, con l’ospitalità della Badessa del Tempio Ven. Jian Zhang.
Tempio Buddhista Cinese Hua Yi Si – Via dell’Omo 142, Roma
Lunedì 26 gennaio 2026
Ore 10:00 – 12:45
Ingresso riservato ai partecipanti al percorso formativo
Gallo interverrà all’interno del modulo “Salute e fine vita. Violenze sociali e di genere”, in programma dalle ore 10:00 alle 12:45, portando il punto di vista dell’Associazione Luca Coscioni sulle battaglie per l’autodeterminazione nel fine vita, la libertà di scelta terapeutica e i diritti civili.
Il Seminario rappresenta un’occasione per approfondire, in un clima di dialogo e rispetto reciproco, temi centrali nella vita delle persone e nella convivenza democratica.
Qui il programma completo
L'articolo Filomena Gallo al seminario “Impostazioni diverse sulla vita e sulla morte” a Roma proviene da Associazione Luca Coscioni.
Intervento di Filomena Gallo per il seminario giuridico “Fine vita in Italia: diritti da difendere, libertà da conquistare”
Qui la registrazione su YouTube
Buongiorno a tutte e a tutti e grazie di essere qui.
Diciannove anni dopo la morte di Piergiorgio Welby ci ritroviamo non solo per ricordare una persona che ha segnato profondamente la coscienza civile del nostro Paese, ma per fare il punto su dove siamo oggi: con i diritti, con la legge e con la politica.
Piergiorgio Welby era immobilizzato da una malattia incurabile, imprigionato in un corpo che aveva perso ogni funzione. Voleva essere libero: di parlare, di votare, di decidere, di non soffrire e anche di morire. Scriveva: “Morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita”. Quella libertà, però, Piergiorgio non la rivendicava solo per sé. Voleva che fosse una libertà per tutte e tutti. Ed è per questo che la sua richiesta diventa pubblica e politica, non nascosta, non privata. La libertà, lo sappiamo, ha un prezzo molto alto. Passano ottantotto giorni tra la sua lettera pubblica e la possibilità di morire come desiderava.
Dal podcast di Chiara Lalli Sei stato felice? Mina e Piero Welby, una lunga storia d’amore ascoltiamo le sue ultime parole con Mina: “Sei stato felice?” chiede Mina a suo marito, l’amore della sua vita. “Io sì. E tu?” le risponde Piergiorgio.
La sera del 20 dicembre 2006 Piergiorgio muore. Mina dirà: “Tutto intorno a me è sparito”. E questa è la verità di chi vive la sofferenza di una malattia e affronta con coraggio i propri giorni fino a quando è possibile, è la verità di chi ama quella persona che resta fino a quando è possibile come nel caso di Piergiorgio… Ma il diritto e la legge sembrano guardare da lontano tutto ciò – che non è un film, ma vita reale – e Piergiorgio Welby è stato il primo cittadino italiano che, con determinazione, ha mostrato al Paese cosa significa rivendicare fino all’ultimo istante della propria vita il diritto di scegliere. Non ci ha lasciato un’eredità astratta, ma una domanda ancora oggi viva: chi decide della vita e della morte di una persona che vuole invece scegliere autonomamente? Ogni volta che rileggo la lettera di Welby al Presidente Giorgio Napolitano ne sento l’attualità intatta.
Se oggi il diritto in materia di fine vita è cambiato, lo dobbiamo solo alle persone. A una storia fatta di dolore, coraggio e difesa ostinata dei propri diritti: Welby, Nuvoli, Englaro, Piera, Dominique e tante e tanti altri, fino a DJ Fabo, Davide, Massimiliano, Elena, Romano, Margherita, Sibilla, Federico, Gloria, Anna, Vittoria, Ines, Serena, Libera. Laura Santi e Martina Oppelli. E alle disobbedienze civili in cui Marco Cappato, insieme ad altre e altri, ha messo e continua a mettere a rischio la propria libertà per rispettare la libertà di chi chiede solo di poter scegliere.
Nel 2019 la Corte costituzionale, con la sentenza Cappato, ha affermato un principio chiaro: in determinate condizioni, l’aiuto al suicidio non è punibile. La Corte ha collegato questo principio all’autodeterminazione terapeutica, alla sofferenza insopportabile e alla capacità della persona di compiere scelte libere e consapevoli. Ma la Corte ha detto anche un’altra cosa, fondamentale: spetta al Parlamento legiferare per una legge organica, capace di tenere conto delle diverse condizioni delle persone malate che vogliono scegliere. E qui siamo oggi. L’Italia vive una situazione paradossale: la Corte ha indicato la strada, ma il legislatore non l’ha percorsa — anzi, oggi rischia di cambiarne il senso.
Abbiamo bisogno di una legge?
No. Dodici persone hanno potuto accedere alla morte assistita, ma abbiamo bisogno di una legge per tutti coloro che non possono accedervi perché non hanno abbastanza tempo o perché manca il requisito del sostegno vitale. Oggi penso a Roberto, che ha un tumore ma nessun sostegno vitale e anche se ha avuto il via libera in Svizzera vorrebbe morire a casa sua in Italia. Allora sì, abbiamo bisogno di una legge che non lascia solo nessuno, che rispetti la libertà di scelta della persona in determinate condizioni senza viaggi come quello di Martina, Elena, Romano, Margherita, Ines, Paola, Massimiliano, Fabrizio… che sono dovuti andare in Svizzera per poter morire.
In assenza di una legge nazionale, il rispetto della scelta delle persone malate c’è grazie alla la sentenza Cappato ma dipende da alcuni fattori: dal tipo di patologia, dalle interpretazioni locali, perfino dalla Regione in cui si vive. Abbiamo bisogno di una legge giusta.
All’indomani della storia di Federico Carboni, che ha atteso due anni nelle Marche per le verifiche da parte del servizio sanitario nazionale, abbiamo redatto una legge di iniziativa popolare per le Regioni che tratta il fattore tempo delle erogazioni di prestazioni sanitarie.
“Liberi Subito” per le Regioni nasce proprio per garantire tempi certi nelle verifiche e per evitare che l’accesso ai diritti dipenda dal luogo di residenza. Gloria in Veneto in poco tempo ha ricevuto le verifiche dal servizio sanitario, Laura Santi in Umbria ha impiegato due anni e otto mesi. Alcune Regioni, come la Toscana e la Sardegna, hanno approvato la nostra legge. Il Governo ha impugnato entrambe le leggi. Per quella toscana siamo oggi in attesa della decisione della Corte costituzionale. Una legge che non aggiunge nulla al giudicato costituzionale, ma tratta di erogazione di prestazioni stabilite dalla Corte in tempi certi. Queste esperienze mostrano chiaramente i limiti di un’Italia “a macchia di leopardo”, dove i diritti fondamentali variano in base al luogo di residenza, producendo disuguaglianze e conflitti interpretativi.
Negli ultimi anni molte persone hanno scelto di proseguire il cammino iniziato da Welby. Lo hanno fatto, attraverso forme di disobbedienza civile nonviolenta, che ci hanno portato davanti alla Corte costituzionale.
Dopo la sentenza Cappato che ha reso non punibile l’aiuto alla morte volontaria se sono rispettate determinate condizioni, il caso di Massimiliano, il suo coraggio, determina un passaggio essenziale della giurisprudenza costituzionale. Grazie alla disobbedienza di Marco Cappato, Chiara Lalli e Felicetta Maltese, che lo hanno aiutato a raggiungere la Svizzera, è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale e la Corte costituzionale, con la sentenza n. 135 del 2024, ha chiarito un punto decisivo: il servizio sanitario nazionale ha un ruolo indispensabile per le verifiche e le strutture pubbliche devono verificare i requisiti in tempi brevi. In quella stessa sentenza la Corte ha fornito un’interpretazione importante — purtroppo non vincolante — del concetto di “trattamento di sostegno vitale”, che resta ancora oggi fonte di gravi difficoltà applicative. Il procedimento nei confronti di Cappato, Lalli e Maltese è tuttora pendente davanti alla Procura di Como.
Poi c’è stato il caso di Elena e quello di Romano. Anche loro hanno chiesto aiuto a Marco Cappato, quindi hanno scelto la via della disobbedienza civile per far emergere un vuoto normativo che pesa sulla vita di troppe persone. Con la sentenza n. 66 del 2025la Corte costituzionale ha ribadito quanto già affermato, richiamando la necessità di ristabilire un equilibrio tra diritto, dignità e realtà concreta dei pazienti. Ancora una volta, però, si tratta di indicazioni prive di forza vincolante anche se forniscono un’interpretazione di cui bisogna tenere conto. Il procedimento prosegue oggi davanti al tribunale di Milano.
E c’è stato il caso di Margherita, anche lei aiutata a raggiungere la Svizzera da Cappato e dal fratello Paolo: per questo caso sono in corso ancora indagini presso la procura di Milano. In totale vi sono sei procedimenti in corso dove Marco Cappato e altri sono indagati.
Invece per l’aiuto a Ines, Martina e Fabrizio non sono state aperte indagini. E poi c’è Libera. Libera ha tutti i requisiti previsti dalla sentenza 242 del 2019. Tutti. Ma non può autosomministrarsi il farmaco.
Come illustrerà nel dettaglio l’avvocata Alessia Cicatelli, Libera è in attesa di una strumentazione compatibile con le sue condizioni. I tempi si allungano e, comunque vada, Libera è già vittima di una discriminazione evidente e inaccettabile: la sua libertà di scelta dipende dalle sue capacità motorie assenti. In questo caso per la prima volta è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale sull’omicidio del consenziente (articolo 579 del codice penale).
Ma tutto questo significa che chi è in condizioni peggiori, chi non può più muoversi, è paradossalmente più penalizzato. Un Paese che consente questo discrimine tradisce l’articolo 3 della Costituzione e il principio di pari dignità che lo Stato deve – o dovrebbe – garantire a tutte e tutti rimuovendo ogni ostacolo.
E il prossimo anno saremo di nuovo davanti alla Corte costituzionale, con il caso di Paola, a Bologna. Paola non era dipendente da trattamenti vitali, era malata di Parkinson e dipendeva dall’aiuto di terzi. Ancora una volta, un vuoto normativo che il legislatore non ha colmato pesa direttamente sulla vita e sulla libertà delle persone.
Da Welby in poi, Fabo, Federico, Daniela, Fabio Ridolfi, Massimiliano, Elena e Romano, Libera, Paola, Fabrizio, Sibilla, Martina e a tutti coloro che non sono ancora storie pubbliche: non sono storie isolate. Sono un unico filo che attraversa diciannove anni della nostra storia civile. Ci ricordano che la battaglia sul fine vita non riguarda la morte, ma la libertà nella vita.
Oggi al centro dell’azione parlamentare c’è un disegno di legge al Senato, il testo unificato adottato dalle Commissioni riunite 2a e 10a, che intende disciplinare la morte volontaria medicalmente assistita. Si tratta di un passaggio politicamente e giuridicamente rilevante, perché segna il tentativo del Parlamento di intervenire in una materia che, fino a oggi, è stata regolata in larga misura dalla giurisprudenza costituzionale.
Proprio per questo è necessario dirlo con chiarezza e senza ambiguità: il testo in discussione è la peggiore scelta legislativa fatta dal parlamento dopo le sentenze della Corte costituzionale, con previsioni che incidono direttamente sui diritti fondamentali e pongono seri problemi di compatibilità costituzionale.
Da un lato, si rafforza un’idea di indisponibilità della vita che entra in collisione con l’autodeterminazione già riconosciuta dalla Corte costituzionale come espressione dei diritti inviolabili della persona, tutelati dagli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione. Dall’altro, si irrigidiscono requisiti e procedure: il concetto di trattamento di sostegno vitale viene ristretto ai soli trattamenti sostitutivi di funzioni vitali; il percorso di cure palliative diventa una condizione obbligata (ma quale trattamento sanitario può essere obbligatorio?), da intraprendere e poi eventualmente sospendere. Il servizio sanitario nazionale viene escluso, sostituito da un comitato unico, sottraendo alle strutture pubbliche un ruolo che la Corte ha invece definito indispensabile.
E come se non bastasse, c’è dell’altro, ancora più grave: è la previsione secondo cui, nel corso delle verifiche, il peggioramento delle condizioni della persona determina che non potrà avvalersi delle scelte effettuate tramite legge 219/17 poiché il disegno di legge prevede la sospensione delle scelte effettuate con le disposizioni anticipate di trattamento se si fa richiesta di verifica delle condizioni: una scelta che tradisce la logica di tutela e introduce una disparità irragionevole tra persone malate, in aperto contrasto con l’articolo 3 della Costituzione.
Siamo quindi di fronte al rischio concreto di una legge che, lungi dal dare attuazione alle pronunce della Corte costituzionale, pretende di riscrivere il giudicato costituzionale per via legislativa, comprimendo l’efficacia delle decisioni del giudice delle leggi e producendo una frattura istituzionale rispetto al principio di separazione dei poteri e alla leale collaborazione tra Parlamento e Corte costituzionale.
Con l’Associazione Luca Coscioni abbiamo raccolto le firme e depositato una proposta di legge di iniziativa popolare che disciplina l’aiuto medico alla morte volontaria in modo coerente con la Costituzione e con la giurisprudenza costituzionale, prevedendo sia l’autosomministrazione sia la somministrazione del farmaco per il fine vita su richiesta del medico e introducendo, come requisito alternativo al sostegno vitale, la prognosi infausta. Una proposta che rispetta la nostra Carta costituzionale, il diritto all’ autodeterminazione e il dovere dello Stato di garantire pari dignità e pari diritti.
Qui si misura, oggi, la responsabilità della politica. Il Parlamento è chiamato a riconoscere diritti già esistenti, affermati dalla Costituzione e chiariti dalla Corte costituzionale. Non può limitarsi a un compromesso al ribasso, né può usare il linguaggio della tutela per sottrarre libertà.
I diritti fondamentali non si comprimono, non si sospendono, non si riscrivono al ribasso.Si garantiscono.
Oggi parleremo di giurisprudenza, di Parlamento, di testi di legge. Ma è essenziale non perdere mai di vista il dato centrale: dietro ogni norma ci sono persone, vite concrete, corpi che soffrono, relazioni, scelte che riguardano la dignità stessa dell’esistenza e la nostra libertà.
Questo incontro non è un esercizio accademico. È un atto politico nel senso più alto del termine. È una chiamata alle istituzioni affinché rispettino la Costituzione, diano piena e leale attuazione alle sentenze della Corte costituzionale e assumano finalmente la responsabilità di garantire alle persone malate il diritto di essere riconosciute come soggetti liberi e titolari della propria autodeterminazione fino all’ultimo istante della loro vita.
Non voltarsi dall’altra parte significa questo: mettere la persona al centro del diritto e dell’azione politica, con rigore costituzionale, con coraggio istituzionale e con rispetto profondo della dignità umana.
Grazie.
L'articolo Intervento di Filomena Gallo per il seminario giuridico “Fine vita in Italia: diritti da difendere, libertà da conquistare” proviene da Associazione Luca Coscioni.
#Scuola, aumenti e arretrati in arrivo per docenti e ATA.
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Ministero dell'Istruzione
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In Ecuador non cessa la violenza ed a farne le spese sono anche calciatori professionisti
L'Ecuador è travolto da una crisi di violenza (legata anche al calcio): Mario Pineida, difensore 33enne ed ex nazionale (foto), è stato ucciso il 17 dicembre insieme alla compagna in una macelleria di Guayaquil (rainews.it/articoli/2025/12/ec…)
Si tratta del quinto omicidio legato al mondo calcistico nel 2025, tutti collegati alle scommesse clandestine controllate dalla criminalità organizzata.
A settembre erano stati assassinati tre calciatori (Maicol Valencia, Leandro Yépez e Jonathan González), quest'ultimo minacciato per perdere una partita. A novembre è stato ucciso Miguel Nazareno, appena 16enne e considerato un talento promettente. Altri tre professionisti sono sopravvissuti ad attacchi armati.
Lo Stato ecuadoriano, già impegnato a gestire proteste sociali, non riesce a contenere il fenomeno, lasciando i calciatori esposti a un pericolo costante. Con la qualificazione ai Mondiali 2026, si spera che la vetrina internazionale possa sensibilizzare FIFA e comunità globale verso contromisure concrete, pari a quelle prese da UEFA ed Europol (noblogo.org/cooperazione-inter…), sì da evitare tragedie come quella del calciatore colombiano Andrés Escobar nel 1994.
Questi era un difensore della nazionale colombiana che durante il Mondiale 1994 negli Stati Uniti segnò un'autorete nella partita contro gli USA (foto), contribuendo all'eliminazione della Colombia dal torneo. Dieci giorni dopo il ritorno in patria, nella notte del 2 luglio 1994, Escobar fu assassinato nel parcheggio del locale "El Indio" a Medellín. 1. Secondo le ricostruzioni, i suoi aggressori gli avrebbero detto "Grazie per l'autogol" prima di sparargli a bruciapelo (ricevette 12 colpi di pistola).
L'omicidio fu attribuito a Humberto Muñoz Castro, una ex guardia giurata, e il movente fu legato alle grandi perdite subite dal giro di scommesse clandestine a causa di quell'autorete. Castro fu inizialmente condannato a 43 anni, ma la pena fu ridotta e venne rilasciato nel 2005 dopo 11 anni di carcere.
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fasci in giro
serena bortone: "nessuno parlerebbe di fascismo se evitassero di inneggiare alla decima mas, fare francobolli sui fascisti, picchiare un deputato in aula. basterebbe avere un minimo di decenza" (https://x.com/grande_flagello/status/1802299304628941244)
e vogliamo parlare dei busti dell'appeso, che la seconda carica dello stato si tiene in casa?
#fascismo #neofascismo #governo #governoitaliano #antifascismo #Resistenza
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decolonizzazione? dove?
ma gli studi decoloniali che ci stanno a fare, se non si vede quello che israhell ha fatto e fa da un secolo circa?
marcogiovenale.me/2025/08/03/c…
#israhell #colonialismo #genocidio #Palestinalibera #Palestina #gaza
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Donald Trump all’attacco della comunità somala negli Stati Uniti
Il presidente ha definito i somali “spazzatura” e ha mandato agenti dell’ufficio immigrazione in Minnesota, lo stato che ospita la più grande comunità somala del paese. LeggiAnnalisa Camilli (Internazionale)
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Leoncavallo: i giorni dello sgombero
“Leoncavallo, i giorni dello sgombero” / Alberto Grifi, Paola Pannicelli + Collettivo Video csoa Leoncavallo
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Cosa faranno Tim, Cnr e Università di Firenze per le reti quantistiche
Per vedere altri post come questo, segui la comunità @Informatica (Italy e non Italy 😁)
Tim, Cnr e Università di Firenze lanciano il progetto Quantum Repeaters (QuRE) con un investimento di oltre 7 startmag.it/innovazione/cosa-f…
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freezonemagazine.com/articoli/…
Se è vero, come è vero che i crimini contro l’umanità non vanno mai prescritti, e per questo viene chiesto alla magistratura di continuare a indagare, è vero che ognuno deve fare la sua parte perché non ci si dimentichi di ciò che è successo. Chi scrive su questi fatti drammatici, ad esempio, deve proseguire […]
L'articolo Safari Sarajevo:
Proiezione del documentario “Lasciatemi morire ridendo” a San Martino Siccomario
Movie Planet San Martino Siccomario, Via Cascina Madonna, Pavia
Giovedì 22 gennaio 2026
Ore 21:00
Un’occasione per riflettere sul tema del fine vita con la proiezione del documentario “Lasciatemi morire ridendo” di Massimiliano Fumagalli, prodotto da Mescalito Film..
Il film racconta la storia di Stefano Gheller, con una narrazione intensa sul diritto a scegliere liberamente come e quando porre fine alla propria vita in condizioni di sofferenza irreversibile.
Saranno presenti in sala il regista Massimiliano Fumagalli e i coordinatori della Cellula Coscioni di Pavia, per un confronto con il pubblico al termine della proiezione.
In collaborazione con Biblioteca Treviolo di Scrosoppi e Lions Club
Ingresso: 6,00 €Prenotazioni: cristina@movieplanetgroup.it
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Il Ministro Schillaci non ci ha ricevuto, quindi torneremo
Il 19 mattina una delegazione di dirigenti e militanti dell’Associazione Luca Coscioni ha consegnato 17.782 firme per chiedere che anche in Italia le terapie psichedeliche siano inserite all’interno delle cure compassionevoli e palliative. Il Ministro Schillaci non ci ha ricevuto, per questo abbiamo deciso di tenere aperto l’appello per tornare a insistere l’anno nuovo e considerare la consegna anche all’altro destinatario delle richieste, il Ministro Crosetto.
La raccolta firme ha accompagnato incontri pubblici e contatti con persone interessate, competenti e pronte a unirsi in quanto resta necessario affinché l’Italia apra alle terapie psichedeliche che hanno delineato le priorità di azione dell’Associazione per l’anno venturo. Nei prossimi mesi avremo convegni e conferenze a Chieti, Pavia e Milano.
Qui sotto, invece, un’anteprima del prosieguo delle attività psichedeliche per il 2026:
- Formazione nelle Regioni e nei territori
- incontri e seminari rivolti a psichiatre e psichiatri, psicologhe e psicologi, medici palliativisti, direzioni sanitarie e professionisti dei Dipartimenti di Salute Mentale, Comitati Etici e Istituzioni regionali, per presentare lo stato dell’arte scientifico e il quadro regolatorio europeo e italiano sull’uso compassionevole;
- Sostegno alle istanze di uso compassionevole ai Comitati etici
- predisposizione di materiali giuridici e clinici per accompagnare le équipe che intendano presentare richieste di uso compassionevole di terapie psichedeliche in casi di sofferenza psichica grave e resistente ai trattamenti;
- promozione, nel rispetto dell’autonomia dei Comitati etici, di formazione interna e rivolta alla cittadinanza, di criteri omogenei per la valutazione delle proposte e per la tutela delle persone coinvolte.
- Prosecuzione di Interlocuzioni con Ministero della Salute, AIFA, EMA e CHMP
- richiesta al Ministro della Salute di attivarsi presso l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) per ottenere pareri e protocolli europei sull’uso compassionevole delle terapie psichedeliche, come previsto dall’articolo 83 del Regolamento 726/2004; (EUR-Lex)
- richiesta di linee guida nazionali per tradurre tali indicazioni in procedure applicabili nei servizi di salute mentale, nelle reti delle cure palliative e nei contesti ospedalieri.
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Ministero dell'Istruzione
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Ein-/Ausreisesystem: Neue EU-Superdatenbank startet mit Ausfällen und neuen Problemen
PODCAST. Le liste nere di Trump: Washington cancella il diritto di viaggiare anche degli italiani
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Esiste un sistema che, ben oltre i confini degli Stati Uniti, limita il transito, l’ingresso e la libertà di movimento di persone ritenute indesiderate perché sostengono Paesi sanzionati da Washington, come il
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Ecuador, l’arcipelago delle carceri: stragi, tubercolosi e la responsabilità dello Stato
@Notizie dall'Italia e dal mondo
Dal 2021 al 2025 almeno 816 persone sono morte violentemente nelle carceri ecuadoriane, mentre centinaia sono decedute per fame e tubercolosi. Tra stragi, militarizzazione e abbandono istituzionale, il sistema penitenziario si è
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Altbot
in reply to storiaweb • • •A stylized illustration depicts three figures: a seated woman, a seated man, and a baby in a manger. The background includes a large, light-colored circular shape with stars and vertical lines. The woman wears a long, flowing robe with a head covering; the man wears a robe and has a beard; the baby lies in a straw-filled manger. The color palette consists of muted blues and browns. No text is present in the image.
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