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‼️ Volevano la Tregua di Natale in Ucraina da parte della Russia e poi bombardano la Nigeria. L'ipocrisia e doppio giochismo yankee 🤔🙄🤷‍♂🤷‍♂🤌🤌


Non mangiano, dormono e sbagliano: i soldati della Cina al confine saranno robot


Il confine tra Cina e Vietnam avrà presto nuovi “dipendenti” che non hanno bisogno di dormire, mangiare o fare turni. L’azienda cinese UBTech Robotics ha ricevuto un contratto da 264 milioni di yuan (circa 37 milioni di dollari) per l’impiego di robot umanoidi Walker S2 ai valichi di frontiera vicino alla città di Fangchenggang. L’inizio dell’impiego è previsto per questo mese.

Secondo l’azienda, i Walker S2 aiuteranno a gestire il flusso di persone, a partecipare alle procedure di controllo e ispezione di sicurezza e a gestire parte della logistica ai posti di blocco.

L’azienda sottolinea che questo è pensato per supportare i dipendenti, non per sostituirli: la gestione e il controllo rimangono in mano agli operatori umani, inclusa la possibilità di intervenire da remoto in caso di necessità.

L’interesse per queste soluzioni è in crescita nelle aree in cui il lavoro è particolarmente impegnativo e rischioso. I valichi di frontiera remoti richiedono spesso un monitoraggio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e le condizioni meteorologiche e l’isolamento aumentano il carico di lavoro del personale, quindi l’automazione sembra una soluzione logica per ridurre l’affaticamento e il numero di operazioni di routine.

Una delle caratteristiche principali del Walker S2, su cui UBTech sta puntando, è il suo sistema di batteria auto-sostitutiva. Il robot può sostituire una batteria scarica senza intervento umano in circa tre minuti, consentendo un funzionamento pressoché continuo. L’azienda ritiene che questa autonomia sia particolarmente importante alle frontiere, dove le infrastrutture e le risorse umane sono limitate e i tempi di fermo sono costosi.

Walker S2 è progettato per essere di dimensioni umane: alto 176 cm, pesa 70 kg e può camminare fino a 2 metri al secondo. Il robot ha una vita flessibile, manipolatori a doppio braccio e sensori progettati per manovre precise, con una capacità di carico fino a 7,5 kg. Sono inclusi anche microfoni e altoparlanti per l’interazione vocale. Il corpo è realizzato in lega di alluminio aeronautico e materiali compositi, con alcune parti stampate in 3D.

La Cina ha già sperimentato robot umanoidi negli aeroporti e nelle strutture doganali, ma gli attraversamenti di frontiera sono più impegnativi a causa delle condizioni in continua evoluzione.

Sebbene il progetto al confine tra Cina e Vietnam sia attualmente descritto come un progetto pilota con un ruolo di “assistente”, gli analisti prevedono che il successo delle sperimentazioni consentirà ai robot di acquisire una maggiore autonomia.

UBTech ha precedentemente annunciato piani per la produzione di massa di umanoidi industriali e ha registrato un aumento degli ordini nel 2025, quindi questa esperienza di frontiera potrebbe diventare un’importante vetrina per l’azienda.

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La Cina alza il livello dello scontro sulle armi a Taiwan

@Notizie dall'Italia e dal mondo

Pechino ha annunciato nuove sanzioni contro aziende e individui statunitensi del settore della difesa in risposta alle recenti vendite di armi americane a Taiwan. La decisione, comunicata oggi dal ministero degli Esteri cinese, colpisce venti società e dieci dirigenti ritenuti coinvolti nei programmi di



"Nel ricordo di Santo Stefano il Martire invochiamo la sua intercessione perché renda forte la nostra fede e sostengano le comunità che maggiormente soffrono per la loro testimonianza cristiana".


credo che in questo conflitto ucraino una ex potenza in crisi abbia perso molto dei suo materiale bellico e sia rimasta con tanti uomini con scarso equipaggiamento e scarso addestramento. e quindi perché la russia è pericolosa per l'occidente? perché conclusa la guerra in ucrainia, pare evidente che le intenzioni su putin siano riconquistare quantomeno tutti i paesi dell'ex blocco sovietico. e avendo adesso un'economia che produce SOLO armi, non potendo riconvertirla (già alla dismissione dell'urss in russia questo genere di operazioni non hanno funzionato molto bene) comincerà ad accumulare armi con la probabile intenzione di usarle.

RFanciola reshared this.



"Nessuna potenza, però, fino a oggi, può prevalere sull'opera di Dio. Dovunque nel mondo c'è chi sceglie la giustizia anche se costa, chi antepone la pace alle proprie paure, chi serve i poveri invece di sé stesso.


NVIDIA Drops Pascal Support on Linux, Causing Chaos on Arch Linux


It’s no surprise that NVIDIA is gradually dropping support for older videocards, with the Pascal (GTX 10xx) GPUs most recently getting axed. What’s more surprising is the terrible way that this is being handled by certain Linux distributions, with Arch Linux currently a prime example.

On these systems, updating the OS with a Pascal, Maxwell or similarly unsupported GPU will result in the new driver failing to load and thus the user getting kicked back to the CLI to try and sort things back out there. This issue is summarized by [Brodie Robertson] in a recent video.

Here the ‘solution’ is to switch to a legacy option that comes from the Arch User Repository (AUR), which feels somewhat sketchy. Worse is that using this legacy option breaks Steam as it relies on official NVIDIA dependencies, which requires an additional series of hacks to hopefully restore this functionality. Fortunately the Arch Wiki provides a starting point on what to do.

It’s also worth noting that this legacy driver on the AUR is being maintained by [ventureo] of the CachyOS project, whose efforts are the sole reason why these older NVIDIA cards are still supported at all on Linux with the official drivers. While there’s also the Nouveau driver, this is effectively a reverse-engineering project with all of the problems that come with such an effort, even if it may be ‘good enough’ for older GPUs.

youtube.com/embed/2-obijeo_bU?…


hackaday.com/2025/12/26/nvidia…



"Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici".



Oltre la melanconia di sinistra


In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Continua a leggere→


Oltre la melanconia di sinistra


Pubblicato in origine su Transform Italia il 17/12/2025

di M. Sommella

In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Dai partiti socialdemocratici convertiti al neoliberismo alle sinistre radicali bruciate dall’esperienza di governo (Syriza) o dalla parabola discendente dei movimenti elettorali (Podemos), fino al caso italiano di un campo progressista incapace di nominare davvero il conflitto sociale, il paesaggio è segnato da sconfitte, ripiegamenti, nostalgie. È dentro questo sfondo che il capitolo di Rodrigo Nunes1 sulla “melanconia di sinistra” diventa particolarmente utile anche per noi: non come l’ennesima diagnosi moralistica, ma come una lente per leggere il modo in cui la sconfitta è entrata nel nostro modo di pensare l’organizzazione e l’azione politica, in Italia come nel resto d’Europa. La parola “melanconia” non è un vezzo psicologico, quando si parla di sinistra. È il nome di un clima affettivo diffuso: una miscela di lutto non elaborato, nostalgia, senso di sconfitta permanente e, a volte, compiacimento nella propria impotenza. Nel suo libro sull’organizzazione politica, Rodrigo Nunes dedica un capitolo proprio a questa “melanconia di sinistra” e la tratta non come un problema di carattere, ma come un nodo teorico e organizzativo decisivo.

Quello che segue è un tentativo di ricostruire e discutere i passaggi principali di quel capitolo, mettendoli in relazione con il dibattito internazionale sulla “left melancholy” (Brown, Dean, Benjamin) e con la tradizione, a noi più vicina, della “melanconia di sinistra” ricostruita da Enzo Traverso.

Che cos’è la melanconia di sinistra per Nunes


Nunes parte da una constatazione semplice e scomoda: una parte consistente della sinistra vive come se la sconfitta fosse diventata una seconda natura. Non si tratta solo di aver perso battaglie politiche: è l’idea che la sconfitta sia ormai la forma normale dell’esperienza politica.
Per nominare questo stato, Nunes riprende il lessico della “left melancholy”, una categoria che viene da Walter Benjamin (la melanconia come affezione del militante che si attacca alla propria sconfitta) e che, nel dibattito contemporaneo, è stata ripensata soprattutto da Wendy Brown e Jodi Dean.
Nel capitolo, la melanconia di sinistra non è semplicemente tristezza per ciò che è andato perduto, né un generico pessimismo storico. È piuttosto una struttura di desiderio: la tendenza a identificarsi con la perdita, a trasformare le sconfitte in oggetto di attaccamento, fino al punto da difenderle quasi gelosamente. È il momento in cui l’idea di rivoluzione, comunismo, emancipazione, lotta di classe smette di essere un orizzonte praticabile e diventa un feticcio da esibire, un segno di purezza morale, un “noi” identitario contrapposto a un mondo irrimediabilmente corrotto. Nunes insiste su un punto decisivo: questa melanconia non è solo culturale o emotiva, ma profondamente organizzativa. Si traduce in scelte concrete: rifiuto di costruire organizzazioni durevoli, sospetto permanente verso le forme esistenti, oscillazione sterile tra nostalgia del partito e feticismo del movimento puro.

La “doppia melanconia”: 1917 e 1968 come epoche perdute


Uno dei contributi più originali di Nunes è l’idea di una “doppia melanconia”: la melanconia di ciò che è finito con il 1917 e quella di ciò che è finito con il 1968.
Il 1917 diventa il simbolo del ciclo dei partiti comunisti, dell’organizzazione verticale, della centralità della fabbrica e del proletariato industriale. La melanconia qui assume la forma della nostalgia per il partito forte, la disciplina, l’identità di classe compatta.
Il 1968 (e il lungo ’68) rappresenta invece il ciclo dei movimenti, dell’orizzontalità, dell’autonomia, delle soggettività plurali, dei nuovi diritti e della democrazia diretta. La melanconia prende la forma della nostalgia per il momento insurrezionale, per le assemblee permanenti, per la spontaneità.
Secondo Nunes, oggi buona parte della sinistra si muove in un corridoio stretto tra queste due melanconie: chi rimpiange il “partito di una volta”, chi rimpiange le piazze e le occupazioni del ciclo altermondialista e di Occupy, chi si limita a opporre una all’altra come se fossero le uniche due opzioni possibili. Il risultato è paralizzante: se il modello del partito novecentesco appare irripetibile e quello del movimento puro si è rivelato insufficiente a cambiare i rapporti di forza, la sinistra rischia di restare intrappolata in un lutto doppio, incapace di immaginare forme nuove di organizzazione all’altezza del presente.

Wendy Brown, Jodi Dean, Benjamin: il dialogo sotterraneo


Il capitolo di Nunes è costruito, come lui stesso dichiara altrove, su una rilettura critica di due testi chiave: “Resisting Left Melancholy” di Wendy Brown e il lavoro di Jodi Dean sul “desiderio comunista” e sull’“orizzonte comunista”, entrambi in dialogo con l’intuizione originaria di Walter Benjamin sulla melanconia di sinistra.
In Benjamin, la melanconia di sinistra è quella dell’intellettuale che vende al mercato la propria radicalità come posa estetica, trasformando la politica in un repertorio di immagini della sconfitta. La filosofa politica Wendy Brown, alla fine degli anni Novanta, radicalizza questo spunto: per lei una parte della sinistra resta aggrappata a oggetti politici perduti (il movimento operaio, il socialismo reale, certe forme di partito) al punto da trasformare la sconfitta in identità. L’“eroismo del fallimento” diventa una forma di conservatorismo mascherato. La teorica Jodi Dean, al contrario, prova a salvare qualcosa da questa ostinazione, leggendo la persistenza del desiderio comunista non come patologia, ma come desiderio collettivo che sopravvive alle sconfitte e che chiede nuove forme organizzative (il partito come forma che tiene aperta la possibilità comunista, invece di chiuderla nel lutto).
Nunes mette queste letture in tensione. Da un lato riconosce il rischio, denunciato da Brown, di una sinistra che si compiace del proprio fallimento, trasformando la memoria in culto sterile. Dall’altro lato, rifiuta l’idea che l’unica soluzione sia “guarire” dalla melanconia liquidando il passato: ciò che serve non è l’amnesia, ma una lavorazione politica della ferita, come suggeriscono Dean e, a modo suo, anche il Prof. Enzo Traverso.

Traverso e la “tradizione nascosta”: quando la melanconia diventa risorsa


Qui la riflessione di Nunes incrocia direttamente quella del teorico italiano Enzo Traverso. Traverso parla di melanconia di sinistra come di una “tradizione nascosta”: non nostalgia per il socialismo reale, ma memoria delle sconfitte e dei vinti che continua a trasmettere, nelle macerie, una promessa emancipativa. La melanconia, in questa chiave, non è soltanto peso che trascina verso il basso, ma anche memoria critica dei disastri prodotti in nome del socialismo, consapevolezza che la storia non è una marcia trionfale, ma un susseguirsi di rotture, regressioni, ritorni del peggio nonchè rifiuto di trasformare le vittorie del capitale in “fine della storia”.
Rodrigo Nunes, pur non scrivendo un libro di storia delle idee come Traverso, si muove in un territorio simile: la melanconia non va semplicemente curata come se fosse una malattia, perché in quella memoria dolorosa ci sono lezioni politiche preziose. È il modo in cui la si maneggia che fa la differenza: o diventa culto della sconfitta, oppure si trasforma in capacità di guardare in faccia i fallimenti senza rinunciare ad agire.

“Chiarificare l’esistente”: la proposta di Nunes per uscire dallo stallo


Il punto forse più forte del capitolo è il legame che Nunes stabilisce tra melanconia e immaginario organizzativo. Una sinistra melanconica, dice in sostanza, è una sinistra che proietta le sue energie su forme politiche impossibili: il partito perfetto che non esiste, il movimento assolutamente puro che non si compromette mai, la rivoluzione improvvisa che cade dal cielo.
Per questo Nunes, nel libro, rovescia il canone: invece di proporre l’ennesimo “modello di organizzazione” da calare dall’alto, inizia da un’opera di chiarificazione dell’esistente. Prima di sognare il partito ideale o il movimento ideale, bisogna mappare la reale ecologia di organizzazioni, collettivi, sindacati, campagne, reti in cui la sinistra già si muove.
La melanconia, in questa prospettiva, è anche il prodotto di un errore di sguardo: ci si concentra su ciò che non c’è più (il PCI, il grande sindacato di massa, il ciclo di Genova o Occupy) mentre si ignorano le forme nuove, ibride, contraddittorie, già in atto (reti mutualistiche, comitati territoriali, collettivi femministi, movimenti climatici, campagne digitali, ecc.)
“Chiarificare l’esistente” significa allora rendersi conto che non partiamo da zero, che non siamo in un deserto totale, ma in un paesaggio affollato e caotico che ha bisogno di essere connesso, coordinato, messo in relazione. L’antidoto alla melanconia non è l’ennesima tabula rasa, ma una cartografia lucida del presente.

Dalla melanconia alla strategia: cosa vuol dire, concretamente, “superarla”


Nunes non invita a “smettere di essere tristi” in nome di un ottimismo ingenuo. Il suo è un invito a politizzare la melanconia, trasformandola da affetto paralizzante in motore strategico.
Superare la melanconia di sinistra, nel capitolo, significa almeno tre cose:

  • Riconoscere che nessuna forma organizzativa è innocente. Il partito ha prodotto gerarchie, burocratizzazione, compromessi; il movimento ha prodotto verticalità occulte, deleghe non riconosciute, impotenza decisionale. Ma se ogni fallimento diventa motivo per rifiutare in blocco una forma, finiamo per non avere più strumenti con cui agire.
  • Accettare che la politica del futuro non potrà essere né solo verticale né solo orizzontale. Il titolo stesso del libro è un manifesto: l’organizzazione deve essere pensata come ecologia di livelli, funzioni, nodi diversi, non come una forma unica da opporre al nemico. La melanconia che rimpiange solo il passato impedisce di vedere questa pluralità come possibilità, e la vive invece come frammentazione senza rimedio.
  • Trasformare il lutto in criterio di scelta, non in habitat permanente. Le sconfitte del Novecento, il crollo delle utopie, le restaurazioni neoliberali, i tradimenti dei partiti socialdemocratici non devono essere rimossi. Devono diventare parametri con cui giudicare le nostre scelte presenti: come evitare di ripetere quelle forme di verticalismo cieco? Come evitare di riprodurre la dispersione impotente dei movimenti senza strategia? La melanconia diventa allora memoria critica, non gabbia.


Uno sguardo dalla nostra parte del mondo


Se spostiamo lo sguardo verso l’Italia e l’Europa, la diagnosi di Nunes suona terribilmente familiare, anche se il libro non parla direttamente del nostro contesto.
Da un lato c’è una melanconia “1917”: il rimpianto per un ciclo del movimento operaio che non tornerà identico a se stesso, per partiti che non ci sono più, per un radicamento sociale che la precarizzazione e la deindustrializzazione hanno frantumato. Dall’altro lato c’è una melanconia “1968–2011”: il rimpianto per i grandi cicli di movimento – dal lungo ’68 al G8 di Genova, fino alle primavere arabe e a Occupy – che hanno aperto immaginari radicali senza riuscire a consolidare istituzioni alternative durature. In mezzo, una sinistra istituzionale che ha interiorizzato la sconfitta al punto da farsi gestore obbediente del neoliberismo, e una galassia di sinistre sociali, mutualistiche, ambientaliste, femministe e internazionaliste che faticano a riconoscersi in un progetto comune. Qui la melanconia non è solo affettiva: è anche organizzativa, frammentazione cronica, incapacità di articolare livelli diversi di lotta (locale, nazionale, transnazionale).
Leggere Nunes da questa prospettiva significa usare il suo capitolo come specchio: non per cercare l’ennesimo “manuale del buon militante”, ma per domandarci quanto della nostra pratica quotidiana sia ancora governato dal lutto, dalla nostalgia, dal rifiuto delle forme realmente disponibili.
Una melanconia che pensa, non una melanconia che si compiace

Il merito del capitolo di Né verticale né orizzontale sulla melanconia di sinistra sta nel rifiuto di due risposte facili: da un lato, il moralismo che colpevolizza i militanti: “siete depressi, dovete solo smettere di esserlo”, dall’altro, l’estetizzazione che trasforma la sconfitta in stile di vita, in posa identitaria. Al loro posto, Nunes propone una prospettiva più esigente: prendere sul serio la melanconia come sintomo storico e organizzativo, leggerla alla luce delle grandi sconfitte del secolo scorso, delle illusioni e dei limiti dei movimenti più recenti, e usarla come leva per ripensare l’organizzazione politica in chiave ecologica, complessa, non dicotomica. In questo senso, la melanconia non viene cancellata, ma attraversata. Diventa memoria vigilante, anticorpo contro le scorciatoie, rifiuto di raccontarsi la storia come se la vittoria fosse garantita. Però smette di essere il nostro unico orizzonte emotivo.
Per una sinistra che vuole ancora dirsi tale, forse la sfida è proprio questa: imparare a guardare le rovine senza trasformarle in casa, a portare con sé i morti senza vivere nel cimitero, a fare della melanconia una lente critica e non un rifugio. È qui che il capitolo di Nunes parla anche a noi, ai nostri movimenti, alle nostre sconfitte: non ci promette consolazione, ma ci chiede di ricominciare a organizzare, malgrado tutto, con la lucidità di chi sa che il lutto, da solo, non farà mai politica.

Fonti e sitografia essenziale

R. Nunes, Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica, Alegre, 2025.
W. Brown, “Resisting Left Melancholy”, in boundary 2, vol. 26, n. 3, 1999, pp. 19–27, jstor.org/stable/303736.
J. Dean, The Communist Horizon, Verso Books, 2012. The Communist Horizon (estratti e capitoli in PDF): Fai clic per accedere a dean-communist-horizon.pdf.
E. Traverso, Malinconia di sinistra, Feltrinelli, 2016. Intervista e sintesi del libro su Europe Solidaire: europe-solidaire.org/spip.php?….
#dean #malinconia #nunes #organizzazione #politica #sinistra #transform #traverso #verticale




Ogni scusa è buona per bombardare qualcuno. La politica yankee non si smentisce mai.

Raid Usa in Nigeria contro Isis. Trump: "Hanno ucciso cristiani innocenti" • Imola Oggi
imolaoggi.it/2025/12/26/raid-u…




La rivoluzione del PC: quando il TIME scelse una macchina come Persona dell’Anno


La scelta della “Persona dell’Anno” da parte della rivista TIME è una tradizione che affonda le radici nel 1927, quando il riconoscimento venne assegnato a Charles Lindbergh dopo la sua storica traversata in solitaria dell’Atlantico. Da allora, la copertina di fine anno ha rappresentato una sorta di sintesi simbolica dei protagonisti e delle forze che avevano segnato i dodici mesi precedenti.

Alla fine del 1982, tuttavia, TIME decise di interrompere questo schema consolidato.

Il numero datato 3 gennaio 1983, già disponibile in edicola dal 26 dicembre, presentava una scelta inedita: non una persona, ma una macchina. Per la prima volta, il settimanale modificò anche il nome del riconoscimento, che divenne“Machine of the Year”.

Il soggetto premiato era il personal computer, raffigurato in copertina attraverso un’immagine simbolica: una figura stilizzata seduta a un tavolo rosso davanti a un PC. Una rappresentazione che intendeva raccontare l’ingresso dei computer nella vita quotidiana, pur senza attribuire il cambiamento a un singolo volto umano.

La decisione non arrivava all’inizio dell’era dei personal computer, ma in una fase già avanzata della loro diffusione. All’inizio degli anni Ottanta, il mercato stava crescendo rapidamente: le vendite erano passate da circa 724.000 unità nel 1980 a 1,4 milioni nel 1981, fino a sfiorare i 3 milioni nel 1982, con un ritmo di espansione che raddoppiava di anno in anno.

Nel motivare la scelta, TIME spiegò che in alcuni momenti storici la forza più significativa non è una persona, ma un processo. Secondo la redazione, il computer rappresentava un cambiamento strutturale destinato a influenzare ogni altro ambito della società, più di quanto avrebbero potuto fare i candidati umani dell’epoca.

Tra i nomi circolati alla vigilia della decisione figuravano figure politiche di primo piano come il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e la premier britannica Margaret Thatcher. Solo in seguito emerse che, secondo alcune ricostruzioni, anche Steve Jobs era stato indicato come possibile protagonista della copertina, ipotesi che alimentò polemiche e retroscena.

Jobs, cofondatore di Apple, si aspettava di essere scelto come “Persona dell’Anno” e rimase profondamente deluso dalla decisione finale. In quel periodo aveva aperto le porte dell’azienda al giornalista Michael Moritz, corrispondente di TIME da San Francisco, convinto che stesse lavorando a una storia di copertina a lui dedicata.

La reazione fu aggravata dal contenuto dell’articolo, che includeva riferimenti alla sua vita privata, in particolare alla vicenda della paternità negata di Lisa, la figlia avuta quattro anni prima con Chrisann Brennan. Jobs interpretò il ritratto come ostile, mentre lo stesso Moritz rimase insoddisfatto per le modifiche introdotte in redazione, che accentuarono elementi di carattere personale.

Rileggendo oggi quella scelta editoriale, appare chiaro come all’inizio degli anni Ottanta non fosse ancora possibile comprendere fino in fondo la portata della rivoluzione digitale in corso.

Il personal computer era visto come uno strumento emergente, non come il punto di partenza di un cambiamento che avrebbe ridefinito lavoro, comunicazione, informazione e società, aprendo un percorso che, da quella copertina, conduce direttamente al mondo digitale contemporaneo.

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PC Watercooling Uses Everything But CNC Machining


Names and labels are difficult. Take this “3D Printed” water-cooling loop by [Visual Thinker] on YouTube. It undeniably uses 3D printing — but it also uses silicone casting and laser-cut acrylic, too. All of these are essential parts, yet only 3D printing gets top billing in his thumbnail. At least the version we saw, anyway; the A/B testing game YouTubers play means that may change.

Perhaps that’s simply due to the contrast with [Visual Thinker]’s last build, where the “distro plate” that acts to plumb most of the coolant was made of layers of CNC-routed acrylic, held water-tight with O-rings. Not wanting to wait for his next build to be fabricated, and not wanting to take up CNC machining himself, [Visual Thinker] fell back on tools many of us have and know: the 3D printer and laser cutter.

In this project, the end plates of the cooling loop are still clear acrylic, but he’s using a laser cutter to shape them. That means he cannot route out gaps for o-rings like in the last project, so that part gets 3D printed. Sort of. Not trusting the seal a 3D printed gasket would be able to give him, [Visual Thinker] opts to use his 3D printer to create a mold to cast a seal in silicone. Or perhaps “injection-mold” would be a better word than cast; he’s using a large syringe to force the degassed silicone into the mold. The end part is three pieces: a 3D printed spacer holding two acrylic plates, with the cast-silicone gasket keeping the whole thing water-tight to at least 50 psi, 10x the operating pressure of his PC.

After that success, he tries replacing the printed spacer with acrylic for a more transparent look. In that version only temporary shims that are used to form the mold are 3D printed at all, and the rest is acrylic. Even if you’re not building a water-cooled art PC, it’s still a great technique to keep in your back pocket for fluid channeling.

In some ways, this technique is the exact opposite of the copper-pipe steampunk builds we’ve featured previously. Those were all about pretty plumbing, while with a distro plate you hardly need pipes at all. Like any water-cooled project, it’ll need a radiator, which could be a hack in and of itself.

youtube.com/embed/LZRjqpvWzGo?…

Thanks to [Joey Marino] for this hot tip about PC cooling.


hackaday.com/2025/12/26/pc-wat…



Laravel Livewire: scoperta una backdoor logica che consente esecuzione di codice remoto


Un’analisi approfondita di sicurezza su Livewire, un framework essenziale per lo sviluppo di interfacce dinamiche in Laravel, ha rivelato una vulnerabilità significativa.

Gli esperti di sicurezza di Synacktiv hanno individuato una falla critica e un errore di progettazione che, se sfruttati, potrebbero permettere agli aggressori di eseguire codice arbitrario sui server che ospitano oltre 130.000 applicazioni a livello globale.

Un largo uso caratterizza Livewire, considerato che risulta essere incluso in circa un terzo dei progetti Laravel di nuova realizzazione, al fine di generare frontend interattivi con codice JavaScript minimale. Il suo funzionamento si basa sulla “deidratazione” dello stato di un componente, trasformato in un formato serializzato e inviato al client, per poi essere “reidratato” al suo ritorno.

Il bug, monitorato con il CVE-2025-54068, sfrutta il meccanismo di “idratazione” interno di Livewire, il processo utilizzato per sincronizzare lo stato tra il server e il browser. Sebbene sia stata rilasciata una patch, i ricercatori avvertono che una caratteristica di progettazione fondamentale rimane una bomba a orologeria per le applicazioni con credenziali trapelate.

Il problema principale risiedeva nel modo in cui Livewire gestiva gli aggiornamenti. “Di default, se gli sviluppatori non applicano la tipizzazione forte ai parametri dei loro componenti, saranno vulnerabili al type juggling”, spiega il rapporto.

Gli aggressori potrebbero inviare una richiesta appositamente creata che converte un semplice contatore di interi in un array dannoso, inducendo il server a eseguire codice.

I ricercatori di Synacktiv hanno scoperto di poter manipolare questo processo. Identificando una catena di gadget che coinvolge il comportamento unserialize() di PHP, hanno trovato un modo per ottenere “l’esecuzione furtiva di comandi remoti”.

Per dimostrare la gravità di queste falle, Synacktiv ha rilasciato uno strumento proof-of-concept chiamato Livepyre. Lo strumento automatizza il processo di exploit, in grado di verificare la vulnerabilità e distribuire il payload.

“La scoperta di CVE-2025-54068 ha ulteriormente evidenziato una falla critica : la capacità di violare il meccanismo di aggiornamento, aggirando completamente la necessità di APP_KEY”, hanno affermato i ricercatori.

In genere, Livewire protegge il proprio stato con un checksum firmato dall’APP_KEY dell’applicazione. Tuttavia, la vulnerabilità CVE-2025-54068 ha consentito agli aggressori di aggirare completamente questo requisito.

Ciò significa che anche senza la chiave segreta, un aggressore potrebbe iniettare oggetti dannosi, in particolare utilizzando una tecnica che coinvolge GuzzleHttpPsr7FnStream e metodi destruct magic, per attivare l’esecuzione di codice remoto (RCE).

Sebbene la vulnerabilità CVE-2025-54068 sia stata corretta nelle versioni 3.6.4 e successive, rimane un rischio più grave. La ricerca evidenzia che se un aggressore riesce a ottenere l’APP_KEY (un evento comune dovuto a perdite o valori predefiniti), l’applicazione è sostanzialmente indifesa contro RCE.

“La versione dell’exploit che richiede APP_KEY non è stata corretta perché sfrutta il modo in cui è progettato Livewire… Il team di Livewire non lo ha considerato un problema di sicurezza”.

Synacktiv sostiene che questa posizione sottostima il rischio, osservando che “essere in possesso dell’APP_KEY su un’applicazione basata su Livewire versione successiva alla 3 significa poterla compromettere completamente”.

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sia ben chiaro che quanto da me scritto non ha lo scopo di convincere nessuno. so che sarebbe una pretesa impossibile. in un dialogo e confronto serio ci dovrebbero essere argomentazioni logiche basate sui fatti, e una distinzione seria fra fatti e opinioni. lo scopo di questi testi è solo per assolvere una sorta di percepito dovere morale. perché pure in assenza di scambio di opinioni qualsiasi persona avrebbe comunque il dovere di pubblicare quello che pensa. almeno io lo credo, chiunque. c'è uno scrittore, che si chiama Bach che ha scritto il gabbiano jonathan livinston e pochi e brevi libri, che testimoniano una spiritualità semplice e alla portata di tutti. di una purezza mai vista. l'autore dice che non campa su quei libri. ma che ciclicamente è colto da una sorta di impulso al quale non può sottrarsi, che si placa e gli consente di tornare alla sua vita solo dopo la pubblicazione. ecco io sono più fortunata e almeno non sono costretta a cercare un editore e pubblicare niente. nella vita meno aspettative si hanno e meglio è. si può essere fortunati o sfortunati, più o meno realizzati, ma una certa: la vita non dà niente a nessuno. ricchi e poveri. intelligenti e scemi. mai. neppure quando sembra il contrario. è più una sorta di condanna. una serie infinita di ostacoli che comunque non portano a niente. neppure alla crescita persona a giudicare dalla visione parziale (ma l'unica che ho) che ho delle persone che vedo nel mondo. sicuramente ho delle aspettative eccessive, perché vorrei di solito capire quale pensiero porta a partire dalla realtà, che dovrebbe essere un valore acquisito comune, e arrivare a duna precisa conclusione logica. ma sinceramente è utopia. l'argomento è già stato dibattuto e sviscerato e veramente odio essere ripetitiva. e comunque sono mortalmente stanca. questo non prelude a niente. indica solo grande delusione. si può essere di ogni idea, ma se si butta li quello che si pensa senza saper esprimere un qualche pensiero, un percorso logico, una ragione di vita, beh alla fine non si è detto niente. il vuoto. mi ricorda il vuoto della storia infinita. solo che il vuoto non è solo la mancanza di fantasia. fosse solo quella a mancare. il mondo e la sua ricerca di slogan e parole sempre più corte, come di video corti, senza approfondimento, e semplici va verso una semplificazione del pensiero che di certo non poterà nessun arricchimento all'umanità come non un maggiore livello di empatia o di consapevolezza globale. alla fine il mondo si riduce ai tassisti italiani che urlano "uber merda".... così... senza visione e senza una prospettiva per tutti. puro corporativismo di parte. una categoria che poi neppure paga le tasse oltretutto.



Ending war is possible


101 years ago, World War 1 British and German soldiers, sitting on their respective sides of no man’s land, stopped shooting at one another. They left their trenches, shared food and some even played soccer against one another. For over a day, soldiers refused to fight and instead shared what they had with those who were their enemies before Christmas Eve.

As Trump kills civilians in the Caribbean and seizes other countries’ tankers in order to increase pressure on the Venezuelan government, we remember that bright moment over a century ago when combatants saw each other as fellow human beings. The alternative to killing one another is to refuse to dehumanize others as our leaders urge us to do and instead build a world founded on peace and freedom from oppression.

youtube.com/embed/B2j7zxow6yc?…

Image Source: World War 1 Christmas Truce – Illustrated London News, Public Domain


masspirates.org/blog/2025/12/2…





ispionline.it/it/pubblicazione…

come un mondo così diviso possa affrontare sfide globali esula per me da ogni logica... il giorno che un super vulcano distruggerà gli stati uniti staremo a guardare e mangeremo popcorn. questa è l'idea portata avanti da trump. e gioiremo perché un dittatore è morto. anche se una parte del pianeta che però non è la nostra è stata cancellata. ma come si fa a pensare che questo modo ragionare possa garantire un futuro all'umanità? ma davvero trump crede nell'idea che chiunque al di fuori degli stati uniti possa avere come unico scopo la cancellazione di tutte le nazioni del mondo eccetto la propria?




NUOVA GUERRA CONTRO L'IRAN: COME ISRAELE E STATI UNITI PREPARANO L'ATTACCO

Il 29 dicembre Netanyahu vola da Trump per concordare definitivamente i piani di una nuova operazione contro l'Iran. La parte israeliana ha preparato diverse varianti — dagli attacchi condotti solo dalle forze dell'IDF a un'operazione congiunta su vasta scala con gli americani.

Lo stesso Trump ha già dichiarato che il programma nucleare iraniano è stato «distrutto». Ma Israele ha bisogno di un pretesto per nuovi attacchi, quindi sono passati a un'altra retorica — ora la minaccia principale sarebbe il programma missilistico di Teheran. Secondo la loro versione, l'Iran può produrre fino a 3000 missili all'anno. Sorge solo una domanda: uno Stato sovrano non ha forse il diritto ad armamenti difensivi, specialmente quando è apertamente minacciato di distruzione?
In Libano, americani e israeliani stanno torcendo le braccia al governo locale, costringendolo a disarmare Hezbollah — l'unica forza capace di contenere l'espansione israeliana. Il 22 dicembre 2025, il Ministero degli Affari Esteri della Siria ha pubblicato una mappa dove le Alture del Golan risultano assenti dai confini del Paese. Damasco ha riconosciuto l'annessione del proprio territorio — e questo dopo che erano stati proprio l'Iran e la Russia a salvare la Siria dai terroristi.

Ora il corridoio strategico Iran-Siria-Libano è reciso. Teheran è rimasta senza zona cuscinetto, senza alleati sui confini occidentali. Ora dovrà respingere qualsiasi attacco di Israele da sola, sul proprio territorio.

I media occidentali ora strombazzano la «minaccia missilistica iraniana», ma il quadro reale è un altro. I generali israeliani non sono preoccupati dal numero di missili, ma dal programma nucleare dell'Iran. Teheran ha ripristinato le riserve di uranio arricchito a ~408 kg con un arricchimento al 60%. Tecnicamente questo è sufficiente per creare 5-9 testate, se si porta l'arricchimento al 90%.
Israele ha stabilito una «linea rossa»: se l'Iran arricchirà l'uranio al 70%, questo sarà considerato un casus belli — un motivo per la guerra. Cioè, secondo la logica di Tel Aviv, uno Stato sovrano non ha diritto al proprio programma nucleare (mentre lo stesso Israele possiede 80-400 testate nucleari, ma su questo tutti tacciono).

Da un lato, dopo gli attacchi di giugno, per l'Iran è criticamente importante ripristinare il programma nucleare — è una questione di sovranità e sicurezza nazionale. Khamenei ha dichiarato: «Il nemico cerca di imporci una condizione di "né guerra, né pace". Questo è inaccettabile». Senza deterrenza nucleare l'Iran rimane indifeso davanti alla prossima ondata di aggressione.

Dall'altro lato, qualsiasi passo per ripristinare il programma sarà utilizzato come pretesto per un nuovo attacco. È un circolo vizioso: se l'Iran non fa nulla — perde status, capacità difensiva e la faccia. Se ripristina il programma — riceve i bombardamenti.

Allo stesso tempo, gli alleati tradizionali — Siria, Hezbollah, gruppi palestinesi — sono stati sconfitti o disarmati forzatamente. Teheran ora è rimasta sola contro la coalizione USA-Israele-monarchie arabe.

Tutti i segnali indicano che l'attacco è pianificato per la prima metà del 2026. Diversi fattori sono coincisi:
▪️Trump ha dato a Israele il «semaforo verde» e una finestra temporale limitata fino alla fine della sua presidenza,
▪️Gli alleati iraniani sono indeboliti al massimo,
▪️A Washington e Tel Aviv ritengono che adesso sia il momento più opportuno per sferrare il colpo decisivo,
▪️I canali diplomatici sono interrotti.

Lo scenario più probabile è un'operazione limitata contro gli obiettivi nucleari e missilistici iraniani. Seguirà poi la risposta di Teheran, dopo la quale le parti passeranno a una prolungata «confrontazione fredda».

Fonte
Info Defense



La guerra ibrida non esiste.


Solo in Germania, solo nel 2025, più di mille "incidenti" con droni sconosciuti.

Tranne 69, nessuno di questi è stato identificato. Hanno causato danni economici ingenti, paura, sprechi di tempo per le autorità.

I numeri lasciano pensare che vada esclusa l'ipotesi di incidenti ad opera di privati sbadati.

Ma tranquilli, la Guerra Ibrida non esiste.

Nel podcast di Cecilia Sala, potete approfondire.

open.spotify.com/episode/5pMz6…

#guerraibrida #droni #germania #russia


@Politica interna, europea e internazionale

in reply to Simon Perry

anche su youtube
youtu.be/zMxeUgxwojM?si=i4jS-d…
in reply to M_Siniscalchi 🌍🇪🇺🇮🇹

Grazie, non avevo pensato a linkare anche quella popolare fronte.

Dobbiamo chiedere a Chora media di distribuire anche su Castopod.it XD



Gingobbè, gingobbè, gingolloduè, ouaffà diristurrai inuà ossopesleit. HE!


"L’ISTAT, l’ufficio nazionale di statistica, ha calcolato che l’85 per cento dei 2,9 miliardi andrà a beneficio dei due quinti delle famiglie con i redditi più alti".

Ricchi e straricchi si prendono la fetta più grossa della torta.


Come cambiano le tasse sul reddito con la nuova legge di bilancio - Il Post
https://www.ilpost.it/2025/12/25/irpef-legge-di-bilancio-cosa-cambia-tasse-reddito-scaglioni-imposte/?utm_source=flipboard&utm_medium=activitypub

Pubblicato su News @news-ilPost


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[2026-01-01] Laboratorio Aperto @ Matrici Aperte


Laboratorio Aperto

Matrici Aperte - Via Elia Capriolo 41C, Brescia
(giovedì, 1 gennaio 15:00)
Laboratorio Aperto
LABORATORIO APERTO

Tutti i Martedì (14:00-23:00) e i Giovedì (14:00-21:00) Matrici apre il laboratorio per chi ha bisogno di stampare ma anche per chi vuole solo bere un bicchiere in compagnia!
Potete venire a fare serigrafia, incisione calcografica, xilografia e tecniche grafiche sperimentali.
Per l'utilizzo del laboratorio chiediamo un contributo libero a supporto del progetto. Portate carta e matrici da casa, noi mettiamo a disposizione strumenti e spazio per i vostri lavori.
Ci sono due postazioni serigrafiche, due torchi calcografici, sala acidi e piani da inchiostrazione.
Dalle 18.00 (ma anche dalle 14.00 per lx ubriaconx) apre il baretto con vino, birre, pirli e gin tonic di pessima qualità! -c'è pure il pinkanello!-Chi suona strumenti è ben accettx.
Sarà aperto e consultabile anche l'archivio con libri serigrafici, fanzine e distro a supporto di movimenti e collettivi!


lasitua.org/event/laboratorio-…



I am starting to think I will never receive my horny novelty holiday decorations.#AISlop #christmas #etsy


When Will My Pornographic Shrek Christmas Ornament Arrive?


I am starting to think I will never receive my personalized, likely AI-generated horny Shrek Christmas ornaments I purchased from Wear and Decor. I had hoped the indecent and probably unauthorized Shrek ornament depicting the green ogre getting a blowjob would arrive before Christmas and, ideally, before I traveled home for the holidays. I doubt that’s going to happen. I think I’ve been rooked.

The ornament depicts Shrek, his eyes wide and a smile on his ogre lips, as a long haired Fiona descends upon his crotch. “Let’s get Shrekxy and save Santa the trip,” reads a caption above the scene on the online retailer Wear and Decor read. There was space at the bottom where I could personalize the ornament with the name of myself and a loved one, as if to indicate that I was Shrek and that Fiona was my wife.
playlist.megaphone.fm?p=TBIEA2…
When I showed it to my wife weeks ago, after we first put up our Christmas tree, she simply said “No.” “Don’t you think it’s funny?” I said.“You’re supposed to be shopping for a tree topper,” she said.

“It’s only $43.99 for two,” I said. “That’s a bargain.”She stared.

I had been shopping for a tree topper online when I stumbled into the strange world of AI generated pornographic custom ornaments starring popular cartoon characters listed on sites of dubious repute. I do not know what it says about my algorithms that attempting to find a nice, normal, and classy tree topper for Christmas led me to a horrifying world of horny—and seemingly AI generated— knock off novelty Christmas ornaments. I don’t want to reflect on that. I just want to show you what I’ve stumbled upon.

There is a whole underground world of erotic Christmas ornaments starring famous cartoon characters. Some of them are on Etsy, but most are dubious looking sites with names like Homacus and Pop Art. There are themes that repeat. Spanking. Butts. In flagrante delicto bedroom scenes. The promise that the purchaser can personalize these gifts with the name of their loved one and the logo of their favorite football team. I am sure the Baltimore Ravens love that you can buy an ornament depicting a nude Grinch gripping the ass of a female Grinch (notably not that of his canonical wife Martha May Whovier) emblazoned with their logo.
Image via Homacus.
“My butt would be so lonely without you touching it all the time,” reads the inscription above Zootopia’s Nick Wilde with Judy Hopps bent over his knee. You can purchase this same scene with Belle and Beast, Rey and Ben from Star Wars, a pair of Grinches, or Jack Skellington and Sally from Nightmare Before Christmas. In another variant, a male cartoon character is bent over the ass of a presenting female. Shrek is nose deep in Fiona’s ass. “I adore and love every part of you—Especially your butt. Merry Grinchmas,” the caption reads.
Image via Homacus.
The ornaments rarely carry the name of the actual characters they’re depicting. They are “Funny Fairytale Ornament” and “Funny Green Monsters” and “Personalized Funny Lion Couple Christmas Ornament, Custom Name Animal Lovers Decoration, Cute Romantic Holiday Gift.” These titles feel like hold overs from the prompt that was, I assumed, used in an AI image generator to create the ornaments. There are other signs.

Some of the Shrek ornaments refer to the green ogre as Grinches. Shrek often looks correct but Fiona is sometimes Yassified, her ogre features smoothed and made more feminine. In an ornament with Belle draped over Beast’s leg, the smiling prince has seven fingers on his left hand. The lighting in the “photos” of the objects is never quite right.
Image via Homacus.
Time Magazine declared the “Architects of AI” as its Person of the Year in 2025 and there is something about flipping through these listings for cheap and horny ornaments that feels like living in the future. This is the world the architects have built, one where some anonymous person out there in the online ether can quickly generate a lewd cartoon drawing of something from your childhood in an attempt to swindle you for a few bucks while you’re shopping for a Christmas tree topper.

I clicked “purchase” on the $40 Shrek blowjob ornament on November 28. The money was deducted from my account but I have not received confirmation of shipping.




More than two miles under the Greenland Sea, tubeworms, snails, crustaceans, and microbes live on gas hydrate seeps that leak crude oil and methane.#TheAbstract


In the Dark Arctic Deep, Scientists Find a Hidden Oasis of Strange Life


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Scientists have discovered a hotspot of weird marine life more than two miles underwater in the Arctic, making it the deepest known example of an environment called a gas hydrate cold seep, according to a new study in Nature Communications.

Researchers found the thriving ecosystem some 2.2 miles under the Greenland Sea using a remote operated vehicle during the Ocean Census Arctic Deep EXTREME24 expedition in 2024. Gas hydrate seeps are patches of seafloor that releases large amounts of gasses, such as methane; the newly discovered site is more than a mile deeper than any previously documented gas hydrate.

The discovery sheds new light on these influential seeps, which play a role in the climate and carbon cycle and support chemosynthetic ecosystems that feed on seafloor gasses instead of sunlight. Giuliana Panieri, the chief scientist of the expedition and lead author of the new study, recalled yelling out with excitement when the team received the first visuals of the seafloor hotspot, which the researchers named the Freya gas hydrate mounds.

“It was crazy because we saw several of these mounds, which are filled with gas hydrates, and all the organisms living there,” said Panieri, who is a professor at University of Tromsø – The Arctic University of Norway and the director of the Italian National Research Council's Institute of Polar Sciences, in a call with 404 Media.

“What is fascinating when we have this kind of expedition is the organisms that are living down there,” she added. “At a water depth of almost 4,000 meters, you have these dense oases of organisms. I know that there are many new species. I have to admit, it was very exciting.”


Some of the lifeforms found at Freya mounds: Image: UiT / Ocean Census / REV Ocean

Panieri and her colleagues decided to explore this region after previous detections of massive plumes of gassy bubbles rising up from the seafloor. One of these plumes measured two miles in height, making it the tallest plume of this kind ever found in the oceans. While the team expected to find geological activity, it was still a surprise to see this wealth of gas-stuffed mounds, leaking crude oil and methane, as well as the ecosystem of tubeworms, snails, crustaceans, and microbes that are fueled by chemicals from the seep.

In addition to discovering this biological hub at the Freya mounds, the team also explored ecosystems living on hydrothermal vents in the nearby seafloor in the Fram Strait. Hydrothermal vents form at fissures in the seafloor where hot mineral-rich water erupts into the ocean, and they are also known for supporting rich chemosynthetic ecosystems.

The expedition revealed that the organisms living in the hydrate seeps and the vent systems are related, suggesting an ecological connectivity in the Arctic that is absent in other parts of the ocean.

“The Fram Strait of the Arctic is a rare place where deep-sea vents and seeps occur close to each other,” said study co-author Jon Copley, a professor of ocean exploration and science communication at the University of Southampton, in an email to 404 Media.

“The deep Arctic is also a part of the world where there aren't as many deep-sea species overall as other regions, because deep-sea life is still recovering from when a thick ice sheet covered much of the ocean around 20,000 years ago,” he continued. “But hydrothermal vents and cold seeps are an important part of deep-sea biodiversity there today, because life carried on in those chemosynthetic oases beneath that ice-capped ocean.”

Freya gas hydrate mounds with different morphologies. Image: UiT / Ocean Census / REV Ocean

Gas hydrates also store huge volumes of greenhouse gases, like methane, which could potentially be released as ocean temperatures rise, making these environments a bit of a wild card for climate predictions. While the Freya mounds are too deep to be affected by ocean warming, its discovery helps to fill in the map of these oily, gas-rich sites in the ocean.

To that point, these seeps are also potential sites for resource extraction through offshore oil drilling and deep sea mining. A central goal of the Ocean Census Arctic Deep expedition is to explore these remote regions to document their ecological activity and assess their vulnerability to future industrial activities.

“Research has already established that hydrothermal vents must be protected from deep-sea mining anywhere in the world, because of the unique colonies of species that live around them,” Copley said. “Our study indicates that deep cold seeps in the Arctic will need similar protection, because they are part of the same web of life with hydrothermal vents in that region. And there are undoubtedly more deep methane hydrate seeps like the Freya Mounds out there in the Arctic, as other deep bubble plumes have been detected nearby.”

“So our discovery shows how much there still is to explore and understand about Arctic deep-sea life—and the need for caution and protection if the Norwegian government resumes plans for deep-sea mining there,” he added, noting that Norway’s parliament has put these plans temporarily on hold, but they could reverse that decision in the future.

This is why Panieri and her colleagues believe that it is critical to secure more funding and support for Arctic exploration, and ocean research more broadly. These expeditions not only reveal new and exotic organisms, they have also been inspired novel biomolecules used in medicines, among other applications.

“The sea floor and the ocean is almost unknown,” Panieri said. “There is so much to be investigated. I think this is also the take-home message here: Every time that we have the possibility to see the seafloor, we discover something new.”

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[2026-01-31] Pillole di primo soccorso - primo appuntamento @ Spazio libertario Sole e Baleno


Pillole di primo soccorso - primo appuntamento

Spazio libertario Sole e Baleno - 27, Sobborgo Valzania, Quartiere Fiorenzuola, Ponte Abbadesse, Cesena, Unione dei comuni Valle del Savio, Forlì-Cesena, Emilia-Romagna, 47521, Italia
(sabato, 31 gennaio 15:00)
Pillole di primo soccorso - primo appuntamento


fuorinellanebbia.it/event/pill…



[2026-01-10] Discoscarica #10 @ Spazio libertario Sole e Baleno


Discoscarica #10

Spazio libertario Sole e Baleno - 27, Sobborgo Valzania, Quartiere Fiorenzuola, Ponte Abbadesse, Cesena, Unione dei comuni Valle del Savio, Forlì-Cesena, Emilia-Romagna, 47521, Italia
(sabato, 10 gennaio 18:00)
Discoscarica #10


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#10


[2026-01-19] Assemblea di autogestione - 19 Gennaio @ Spazio libertario Sole e Baleno


Assemblea di autogestione - 19 Gennaio

Spazio libertario Sole e Baleno - 27, Sobborgo Valzania, Quartiere Fiorenzuola, Ponte Abbadesse, Cesena, Unione dei comuni Valle del Savio, Forlì-Cesena, Emilia-Romagna, 47521, Italia
(lunedì, 19 gennaio 20:00)
Assemblea di autogestione - 19 Gennaio


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Iran: oltre 1500 esecuzioni nel 2025


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2025/12/iran-ol…
Con oltre 1500 esecuzioni nel 2025, la Repubblica Islamica dell’Iran, ha registrato il numero più alto di esecuzioni negli ultimi tre decenni. Il 2025 si chiude con oltre 5000 persone in attesa dell’esecuzione, almeno 44 dei quali condannati a morte per ragioni

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Auguri a tutti noi in direzione ostinata e contraria


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2025/12/auguri-…
Sarà un anno difficile, attacco alla Costituzione, una Finanziaria che cancella dei diritti acquisiti, venti di guerra, informazione negata, giustizia sotto il controllo del Governo, e per ultimo non ultima la




Un referendum in diretta televisiva


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2025/12/un-refe…
Bene ha fatto il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti a fare appello all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni perché venga convocato con urgenza il Comitato istituito per vigilare sulla correttezza della trattazione dei processi in tv. L’Agcom



Nuovo naufragio alla Vigilia di Natale: 16 morti


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2025/12/nuovo-n…
Un nuovo naufragio alla Vigilia di Natale Secondo quanto riferisce sul proprio account di X l’ong Sea Watch, “116 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio del 2025. L’unico sopravvissuto è stato salvato da

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Buone feste! Ecco il mio augurio.


@Privacy Pride
Il post completo di Christian Bernieri è sul suo blog: garantepiracy.it/blog/augurio/
Ho un personalissimo proposito ed è anche il mio augurio per il nuovo anno: Che tu possa diffidare, sempre, anche se… Prosit.

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Ausili e protesi: Il TAR boccia il decreto tariffe. Ass. Coscioni: “Ora il Ministero intervenga con istruttoria seria”


Il TAR del Lazio ha annullato il Decreto Tariffe del 25 novembre 2024 anche per la parte relativa all’assistenza protesica, accogliendo il ricorso della Federazione Italiana degli Operatori in Tecniche Ortopediche (Fioto). Con la sentenza n. 22313/2025, pubblicata il 10 dicembre, i giudici amministrativi hanno bocciato il provvedimento “per grave difetto di istruttoria”, dando al Ministero della Salute un anno di tempo per riformularlo.

“Questa pronuncia del TAR Lazio, letta unitamente alla sentenza scaturita dalla class action promossa dall’Associazione Luca Coscioni, mette in evidenza una criticità strutturale del sistema dei LEA”, afferma l’avvocato Alessandro Bardini, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni. “Dalle decisioni giudiziarie emerge con chiarezza che il Ministero della Salute ha affrontato la riforma dell’assistenza protesica in modo approssimativo, in assenza di una reale istruttoria sui bisogni delle persone con disabilità e sui costi effettivi delle prestazioni. Il Giudice amministrativo riafferma un principio fondamentale: senza istruttoria adeguata non può esservi legittimità dell’azione amministrativa. La logica del risparmio, quando non è fondata su valutazioni tecniche serie, rischia di compromettere il diritto alla salute degli assistiti”.

Questa sentenza conferma quanto emerso dalla nostra class action vinta prima al TAR e poi confermata dal Consiglio di Stato proprio sul tema ausili”, dichiara Rocco Berardo, coordinatore iniziative sui diritti delle persone con disabilità dell’Associazione Luca Coscioni. “Anche in quel caso il Ministero è stato condannato perché non ha rispettato quanto previsto dalla legge del 2017, in particolare relativamente all’art. 30 bis sugli ausili destinati alle disabilità più gravi e complesse. Il Ministero non ha effettuato le istruttorie previste, anche ascoltando le associazioni, per verificare il funzionamento della legge e il suo eventuale miglioramento lasciando le persone con disabilità abbandonate a sé stesse”.

La prova di quanto non funzioni l’attuale sistema è stata tra l’altro restituita da un’indagine condotta dall’Associazione Luca Coscioni, che ha raccolto centinaia di testimonianze. “Le evidenze raccolte – dichiara Rocco Berardo – confermano che le procedure ad evidenza pubblica stanno penalizzando le persone con disabilità più gravi. Tempi di attesa insostenibili, costi aggiuntivi anche molto elevati a carico delle famiglie e l’impossibilità di ottenere ausili realmente personalizzati stanno svuotando di contenuto il diritto all’assistenza protesica previsto dai LEA. È indispensabile, dunque, come richiesto dall’Associazione Luca Coscioni alla commissione del Ministero, che gli ausili più critici siano inseriti fuori dall’elenco degli ausili da mettere a gara e che siano garantite per gli stessi la personalizzazione e la riparazione”.

L'articolo Ausili e protesi: Il TAR boccia il decreto tariffe. Ass. Coscioni: “Ora il Ministero intervenga con istruttoria seria” proviene da Associazione Luca Coscioni.



Ecco come Ast SpaceMobile sfida Starlink con il lancio del satellite per smartphone BlueBird 6

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L'azienda texana Ast SpaceMobile ha annunciato il lancio di successo con un razzo indiano di BlueBird 6, iI sistema di comunicazione più grande mai dispiegato in orbita



Resoconto Linux Day 2025

firenze.linux.it/2025/12/resoc…

Segnalato dal LUG di Firenze e pubblicato sulla comunità Lemmy @GNU/Linux Italia
#Firenze
L’anno scorso fummo sorpresi dal successo del giorno di GNU/Linux alla biblioteca di Scandicci, malgrado i modesti mezzi e i tempi ristretti per l’organizzazione. Al contrario quest’anno

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