MAI PIU'?
Gad Lerner
Condivido la mia recensione al libro di Anna Foa, "Mai più" (Laterza editore) pubblicata su Il Manifesto di sabato scorso.
Il nuovo pamphlet di Anna Foa mi offre l’opportunità di esprimere una protesta a proposito del trattamento riservato all’autrice da parte di chi si autopercepisce in prima fila nel contrasto all’antisemitismo, ignaro del contributo che fornisce nell’alimentarlo. Il libro, intanto: si tratta di settanta agili pagine edite da Laterza, col titolo secco Mai più, per ricordarci che tenere viva la memoria dello sterminio degli ebrei in Europa dovrebbe fare il paio con l’impegno di scongiurarne la ripetizione a danno di altri popoli; e che quel “mai più” non può certo essere usato come scusante per giustificare nuovi crimini, infliggere umiliazioni, seminare disprezzo nei confronti di altri. Tanto meno dichiarandosi portavoce (vendicatori?) degli antenati. Dunque non vale solo per gli ebrei il “mai più”. Semmai agli ebrei tocca in sorte, a seguito di ciò han sofferto, il compito di sentinelle pronte a segnalare il pericolo che quell’abominio si ripeta. Come raccomandava Primo Levi.
Perché, allora, la lettura di Anna Foa mi muove alla protesta? Perché credo meriti di venir studiato il meccanismo di espulsione di fatto dalla Comunità ebraica romana di cui era animatrice riconosciuta dacché nell’estate 2024 è stato pubblicato Il suicidio di Israele. E non parliamo dacché il libro è stato insignito del Premio Strega per la saggistica. Di colpo l’illustre storica Anna Foa da personalità benvoluta, ammirata e rispettata, s’è tramutata in reietta che neppure si deve più nominare. Una sindrome di di psicologia collettiva tipica dei nostri tempi contraddistinti dall’intreccio fra ossessioni identitarie e richiami all’appartenenza esasperati da parodie mediatiche della guerra.
Stiamo parlando di una donna ebrea per parte di padre, cresciuta in una famiglia laica, che in età adulta ha compiuto la scelta del ghiur (conversione) e dell’osservanza, divenuta per questo assai cara anche alla componente religiosa della Comunità. E da quali genitori, da quale storia di coraggio e sacrifici alla base della conquista di un’Italia democratica, proviene Anna, che ormai ha passato la soglia degli ottant’anni! Ne ha trascorsi otto nelle carceri del regime Vittorio Foa, antifascista della prima ora, per poi diventare padre costituente, scegliere la militanza sindacale anziché una più agevole carriera politica, restare “giovane” fino all’ultimo nella ricerca culturale di una nuova sinistra. Quanto alla madre di Anna Foa, Lisa Giua, troppo ci sarebbe da dire tanto di lei che della sua famiglia. A noi basti ricordare quando nell’agosto del 1944, ventenne e incinta di sei mesi, per la sua attività di staffetta partigiana venne arrestata e rinchiusa nei sotterranei di Villa Triste a Milano, là dove la famigerata Banda Koch praticava torture e maltrattamenti. Ricoverata in ospedale, Lisa riuscì ad evadere. La neonata Anna Foa dovette essere registrata all’anagrafe come “figlia di ignoti”, con un cognome inventato, perché la Liberazione era ancora di là da venire. Venuta al mondo così in tempo di guerra, quasi una sfida alla malasorte, un segno d’amore e di Resistenza, adesso le tocca provare l’ostracismo dell’ambiente in cui ha coltivato le sue amicizie ma si dimostra incapace di rispettare il suo dissenso.
Questi cenni biografici non sembrino una divagazione. Chi l’accusa di tradimento, chi definisce scritti “col paraocchi” i testi di una fino a ieri rispettata accademica, chi ravvede solo un “dubbio onore” nel successo riscosso da Anna Foa “solo perché da ebrea ha consegnato argomenti nelle mani di forze ostili a Israele”, magari non se n’è reso conto ma è incorso in una forma di rimozione della realtà che potremmo definire negazionista. Capita di sperimentarla continuamente, in Israele come nella diaspora, fra persone sempre disperate, spesso in buona fede secondo le quali i resoconti della stampa internazionale sul conflitto mediorientale sarebbero tutti intessuti di falsità, assoggettati a una montatura mediatica bene orchestrata dai nemici, nuovi e vecchi antisemiti. Descrivere i crimini perpetrati da Israele, qualunque sia il grado di accuratezza nella scelta delle parole, viene percepito come un’aggressione. Le immagini che li comprovano sono definite senza fallo forzate o artefatte. Quando risultino innegabili, si obietta che riguardano il comportamento di frange estremiste minoritarie in una società che conserva la propria superiorità morale nei confronti del nemico che la minaccia. Alla fine, in questo negazionismo si manifesta inconsapevolmente l’angoscia per la perdita dell’innocenza.
Qui diventa prezioso il nuovo libro di Anna Foa che, dopo una sintetica storia delle diverse modalità assunte nei secoli dall’odio antiebraico -l’accusa di deicidio; il socialismo degli imbecilli che equiparava ebreo a padrone; la razza parassita che depreda gli ariani; il popolo colonizzatore- esamina le complesse relazioni fra antisemitismo e antisionismo senza eludere il nesso evidente tra il crescente odio antiebraico e la persecuzione dei palestinesi da parte di un establishment israeliano che neppure riconosce loro di essere una nazione. “A dar retta a queste voci, il mondo intero è antisemita. Ma se l’antisemitismo è dappertutto, come distinguerlo?”. Aggiungerei: vorrà pur dire qualcosa se nel secolo scorso gli antisemiti si vantavano di esserlo; mentre oggi chi critica Israele -ricorrendo purtroppo talvolta, per lo più inconsapevolmente, a stereotipi radicati nel passato- trova infamante l’accusa di esserlo?
#antisemitismo #antisionismo #annafoa #maipiu #gadlerner
@cultura
@politica
macfranc
in reply to .mau. • • •ci sono principalmente due ragioni (più una che ipotizzo per la dicitura alimentare)
.mau.
in reply to macfranc • • •Luca Sironi
in reply to macfranc • • •ma poi e' anche difficile che invecchino perché quando le finisci le restituisci per averne una nuova a metà prezzo
Luca Sironi
in reply to Luca Sironi • • •@macfranc
personal sodastream story.
Compro il gasatore, con una bombola.
Vedo che in media mi dura un mese e mezzo, il negozio è dall'altra parte della città, ne compro una seconda di scorta.
Poi dopo qualche anno mi si scassa il tasto del gasatore, alla fine è un pezzo di plasticaccia, faccio prima a comprarne un altro.
Adesso ho 3 bombole, e vado a restituire i vuoti ogni 4 mesi e mezzo.
Non c'e' stato verso di rivendergliene una indietro
macfranc reshared this.
.mau.
Unknown parent • • •Luca Sironi
in reply to .mau. • • •@elettrona @macfranc
sono andato a controllare le mie due bottiglie, a proposito, di quelle si che è importante la data di scadenza, quelle di plastica da un litro, e in entrambe il segno di riempimento a 840 ml è in leggerissimo rilievo che si sente col polpastrello.
Se non fosse abbastanza, o non fosse cosi in tutti i mercati, dovremmo fare una petizione
Oblomov reshared this.
Luca Sironi
Unknown parent • • •@elettrona @macfranc
Può darsi che l'ultimo lotto di bottiglie sia stato migliorato ?
Se no, qualsiasi iniziativa che prendi, aderisco volentieri
Silva
in reply to .mau. • • •Per gli altri lettori, ricordo che SodaStream è un'azienda israeliana che è sulle liste del boicottaggio.
E' attivamente complice della politica israeliana di sfollamento dei cittadini beduini-palestinesi indigeni dell'attuale Israele nel Naqab (Negev) e ha una lunga storia di discriminazione razziale nei confronti dei lavoratori palestinesi. bdsitalia.org/index.php/la-cam…
Guida al boicottaggio di aziende e prodotti
bdsitalia.orgFabrizio
Unknown parent • • •Luca Sironi
in reply to Fabrizio • • •anche tu hai ragione
(non credo che sei / siamo insensibili, siamo alleati che cercano di imparare )
@elettrona @mau @macfranc
.mau.
in reply to Fabrizio • • •Luca Sironi
in reply to .mau. • • •bilancia con allarme acustico a 840 g ?
@betelgeuse93 @elettrona @macfranc
Gatta Cikova
in reply to .mau. • • •ma perché? Non è sufficiente riempirla fino all'orlo e poi immergere un corpo di volume corrispondente alla differenza tra riempimento massimo e riempimento corretto, in modo che faccia tracimare l'acqua in eccesso?
@betelgeuse93 @elettrona @luca @macfranc
macfranc reshared this.
macfranc
in reply to Gatta Cikova • • •@gattamorta qualche tempo fa a Siracusa c'era un tizio che si divertiva a fare questi giochetti.
Occhio però, perché ha fatto una brutta fine 🤣
@mau @betelgeuse93 @elettrona @luca
Fabrizio
Unknown parent • • •@elettrona @luca @macfranc Ah, quindi il rilievo tattile dovrebbe essere all'interno, in modo che con il dito senti la tacca, e poi riempiendo controlli.
In effetti all'esterno aveva poco senso.
Luca Sironi
in reply to Fabrizio • • •@betelgeuse93
quelle bottiglie hanno una filettatura molto alta.
Non ci arrivi neanche con l'indice al livello fin dove va riempita la bottiglia (lasciando lo spazio per il gas)
@elettrona @mau @macfranc
Fabrizio
Unknown parent • • •Luca Sironi
in reply to Fabrizio • • •@betelgeuse93
il gasatore, almeno il jet che e' il modello più sgrauso che ho io, è solo un pulsante di plastica collegato alla bombola.
Devi riempire la bottiglia a mano, dal rubinetto o da una caraffa, e avvitarla, fredda da frigo.
Non si riempie completamente per lasciare spazio al gas che introduci, ma anche quello è manuale, le prime volte prendi la mano su quanto ti piace gasata l'acqua.
E anche quello varia a seconda di quanto è piena la bombola 🙂
@elettrona @mau @macfranc
Fabrizio
in reply to Luca Sironi • • •@luca @elettrona @macfranc penaavo fosse collegato direttamente al rubinetto ed erogasse in automatico.
Comunque ora mi viene in mente che anche la Genio Touch di dolce gusto ha accessibilità pari a zero.
Fabrizio
Unknown parent • • •In effetti quelle robe lasciano sapore dentro.
.mau.
Unknown parent • • •@elettrona si potrebbe usare una specie di asticella che si mette dentro la bottiglia: se sfiora appena il liquido allora l'altezza è quella giusta.
@betelgeuse93 @luca @macfranc
Luca Sironi
in reply to .mau. • • •Secondo me la soluzione più pratica è una pesa alimenti parlante (vedo su amazon le vibas).
Fai la tara della bottiglia vuota con un imbuto, e versi l'acqua da una caraffa.
Quando arrivi a circa 840 g (che poi alla fine non è che sto al mm, basta lasciare spazio) smetti di versare.
@elettrona visto che parlavi di bevande / infusi, devi gasare l'acqua normale e poi usare quella, io a volte mi faccio la cedrata con lo sciroppo.
@elettrona @betelgeuse93 @macfranc