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L'IA tende a confermare eccessivamente le richieste di consigli personali da parte degli utenti.


Non solo le IA sono molto più accomodanti degli esseri umani quando si tratta di dare consigli su questioni interpersonali, ma gli utenti preferiscono anche i modelli adulatori.

news.stanford.edu/stories/2026…

@aitech

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Un'altra graditissima recensione al mio recente libro sulla Luna è quella di @ulaulaman il quale coglie degli aspetti differenti da quella di Livia Giacomini (pubblicata ieri su @eduinaf) ma non per questo meno importanti. Grazie di cuore Gianluigi!

dropseaofulaula.blogspot.com/2…

#etuluna

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Redmi 15A ufficiale: super batteria, memoria espandibile e display a 120hz sulla fascia economica


C’è un nuovo contendente nella fascia economica degli smartphone. Xiaomi ha appena alzato il sipario, in India, sul suo ultimo dispositivo, portando alla luce un terminale che punta tutto su un’autonomia fuori dal comune e specifiche sorprendenti per la sua categoria di prezzo. Andiamo a scoprire nel dettaglio cosa offre questo nuovo nato della casa asiatica.

andreagaleazzi.com/news/redmi-…

@redmi

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ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri - la "grande unità elementare" dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare - per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).
Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO


Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI


Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE


Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

#NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali

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ALI BABÀ E I CYBER-LADRONI

@news
“Generali della Difesa e dell’aeronautica indagati” e “contratti sospetti nelle forniture di cybersecurity” sono frammenti di quel che si è sentito ripetere in questi giorni.
L'articolo ALI BABÀ E I CYBER-LADRONI proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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"Condanna a morte socio-economica": il giornalista tedesco di origini palestinesi Hüseyin Doğru al centro di un processo kafkiano made in Bruxelles


Hüseyin Doğru è ora minacciato di sfratto dopo che un tribunale tedesco ha confermato le sanzioni dell'UE per la sospensione di una banca in un caso storico sulla libertà di espressione.

La libertà di parola è minacciata da uno strumento sanzionatorio dell'UE poco conosciuto ma potente, che nei prossimi anni potrebbe colpire i giornalisti di ogni schieramento politico.

NOTA EDITORIALE: Attenzione, Remix News è una testata ultranazionalista di proprietà di Patrick Egan, consulente politico USA residente in Ungheria, noto per i suoi legami storici con il partito Fidesz di Viktor Orbán. La testata non è attendibile, ma l'articolo in questione riporta notizie fondate. Purtroppo il caso di Hüseyin Doğru sta venendo raccontato solo da testate antieuropee o filorusse, ma il suo caso è estremamente importante per il rischio di generalizzazioni (a differenza degli altri soggetti sanzionati infatti Doğru non rientra nel tipico agente al soldo di Mosca), per l'appellabilità dei provvedimenti sanzionatori europei e per la libertà di espressione in generale


rmx.news/article/socio-economi…

@giornalismo

in reply to Apolide

@Apolide il suo caso in realtà è un po' diverso perché i legami con Santa Madre Russia sono palesi, mentre nel caso del giornalista tedesco questi legami erano molto più tenui e puramente editoriali. Oltretutto a differenza di tutti questi soggetti, che sono oggettivamente agenti russi di fatto, Dogru ha sempre tenuto una posizione di condanna nei confronti dell'invasione Ucraina, il che ti fa capire quanto le sanzioni siano immotivate. E il fatto che siano difficilmente appellabili non fa altro che rendere la situazione ancora più kafkiana

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in reply to macfranc

La Svizzera non ha sanzionato Baud. Figurati se non avrebbe preso provvedimenti nel caso fosse stato un conclamato "agente" russo. Dal mio punto di vista, queste sanzioni sono illegali sia contro ogni Costituzione realmente democratica, sia essa nazionale o a livello europeo. Poi, che sia punibile avere un'opinione politica pro o contro mi pare sia il colmo dell'antidemocraticità. (Baud, tra l'altro, ha definito più volte Putin "dittatore" nei suoi libri). Forse molti non se accorgono, o fanno finta, ma questa UE sta avanzando velocemente vero la formula di "governo autoritario oligarchico" dove i posti chave sono tenuti dagli Stati più piccoli e economicamente irrilevanti, i Baltici, che hanno interessi e fobie completamente divergenti da quelle dell'area ovest/mediterranea.

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L'unità di censura israeliana accelera i ritmi. In un Paese in cui i militari controllano ciò che viene riportato, alcuni giornalisti considerano l'approvazione come "motivo di orgoglio".

Il 3 marzo, pochi giorni dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran, Erin Burnett, giornalista della CNN, stava trasmettendo all'aperto a Tel Aviv quando indicò il cielo notturno. "Non ve lo mostreremo in diretta, perché non lo facciamo, ma vedo dei missili intercettori che si alzano in volo", disse Burnett, riferendosi alla rete di difesa missilistica israeliana. "Non ve lo mostriamo perché il governo israeliano non ci permette né vuole che mostriamo da dove potrebbero essere partiti".

Burnett faceva riferimento alla Censura Militare Israeliana, un'unità del Corpo di Intelligence delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) che controlla ciò che i giornalisti che lavorano in Israele possono e non possono riportare. In nome della sicurezza nazionale, l'unità di censura ha vietato ai media israeliani, sia nazionali che stranieri, non solo di mostrare l'ubicazione dei lanciatori di intercettori, ma anche di pubblicare la posizione di attacchi missilistici iraniani andati a buon fine contro obiettivi militari.

cjr.org/feature/israeli-milita…

@giornalismo

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Comprendere il pubblico giovane delle notizie in un periodo di rapidi cambiamenti.

La fascia demografica 18-24 anni si sta allontanando dai media tradizionali come televisione, stampa e persino siti web di notizie, orientandosi invece verso un modello mediatico incentrato sui social media e ricco di contenuti audiovisivi, dove le notizie rappresentano solo una delle tante tipologie di contenuto consumate

reutersinstitute.politics.ox.a…

@giornalismo

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Il governo ungherese ha sporto denuncia contro un noto giornalista per presunto spionaggio

Il governo ungherese filo-russo ha avviato un procedimento penale contro un noto giornalista investigativo, accusato di aver svolto attività di spionaggio in coordinamento con un paese straniero, ha dichiarato giovedì un ministro.

Il giornalista Szabolcs Panyi si occupa principalmente di sicurezza nazionale e intelligence e ha pubblicato numerosi reportage che descrivono in dettaglio le operazioni di influenza russa in Ungheria, nonché i rapporti tra Mosca e il ministro degli esteri ungherese

apnews.com/article/hungary-fil…

@giornalismo

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Ringrazio Livia Giacomini, Direttrice Responsabile di @eduinaf per questa bellissima recensione del mio libro!

edu.inaf.it/rubriche/libri/un-…

#etuluna

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Hybris e dura realtà

@politica - Il risultato del referendum ha semplicemente scoperchiato la pentola che bolliva già da parecchio.

wp.me/p6hcSh-9uB

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Affermazioni false in un articolo ampiamente citato. Nessuna correzione. Nessuna conseguenza. Benvenuti alla Business School.


Pubblicato il24 marzo 2026, ore 9:12 di Andrew
Qualche mese fa abbiamo pubblicato un articolo intitolato " Questo articolo su Management Science è stato citato più di 6.000 volte. Dirigenti di Wall Street, alti funzionari governativi e persino un ex vicepresidente degli Stati Uniti lo hanno citato. È fatalmente viziato e la comunità accademica si rifiuta di intervenire." che parlava, ehm, di un articolo fatalmente viziato ma molto influente pubblicato su Management Science.

@scienza

statmodeling.stat.columbia.edu…

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SANSONE E TUTTI I FILISTEI

@news
La scomparsa di Gino Paoli ispira la colonna sonora di queste ultime ore e induce a dar spazio alle melodie e alle parole di quella scuola genovese della canzone che ci ha regalato tante emozioni.
L'articolo SANSONE E TUTTI I FILISTEI proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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🇩🇪Sie haben es durchgedrückt: Morgen 11 Uhr entscheidende Wiederholungsabstimmung des EU-Parlaments zu #Chatkontrolle-Massenscans! SPD gespalten: mepwatch.eu/10/vote.html?v=189…
Morgen früh könnt ihr noch anrufen und nachfragen:
👉 fightchatcontrol.de #StopScanningMe
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TORTURA E GENOCIDIO. IL NUOVO RAPPORTO ONU DI FRANCESCA ALBANESE (A/HRC/61/71)

Scaricabile da qui: ohchr.org/sites/default/files/…

di Lavinia Marchetti

Sono ben conscia che l’Italia sembra in altre faccende affaccendata, tra referendum che non cambieranno di una virgola il nostro vivere quotidiano (tranne, forse, smorzare un po’ la deriva autoritaria di questo governo, e non è poco)) e la guerra contro l’Iran. Sono ben conscia che la Palestina, come argomento, ormai interessi a poche persone, come sempre succede con certe situazioni. Finché ne parlano i grandi media resta l’attenzione, appena i media si girano dall’altra parte e passano alla notizia successiva, resta una piccola porzione di persone a mantenere vigile l’attenzione e a protestare in piazza. Forse è fisiologico, forse è altro. Non è l’argomento che voglio trattare oggi. Infatti voglio parlare del recente rapporto della Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese, report che si occupa di un tema importante (quello che anch’io ho trattato più estesamente nel mio testo) che è lo smascheramento del sistema di occupazione israeliano come un'entità biopolitica che utilizza la sofferenza e la tortura come strumento di pulizia etnica. Niente che non sapessimo. Ma dal sapere per sentito dire a mostrare le prove in sede ONU c’è una bella differenza. Nelle conclusioni Albanese arriva a formulazioni durissime e, a mio avviso, doverose: quando la tortura attraversa un intero territorio e viene sostenuta da politiche che distruggono le condizioni della vita, “the genocidal intent is apparent”; poco dopo aggiunge che il genocidio è diventato “the ultimate form of torture”.

LA TORTURA COME STRUTTURA GENERALIZZATA

Il rapporto demolisce l'idea che gli abusi siano "eccessi" individuali. La tortura viene definita come una funzione intenzionale e sistematica volta a spezzare la nazione palestinese in quanto tale.
Leggiamo da pag. 1:
"In questo rapporto, la Relatrice Speciale esamina l'uso sistematico da parte di Israele della tortura contro i palestinesi del territorio palestinese occupato dal 7 ottobre 2023, comprendendo pratiche detentive e non detentive che soddisfano la soglia del genocidio ai sensi della Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio. Documenta come la tortura sia diventata parte integrante del dominio e della punizione inflitti a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi in custodia che attraverso una spietata campagna di sfollamento forzato, uccisioni di massa, deprivazione e distruzione di tutti i mezzi di sussistenza per infliggere dolore e sofferenza collettiva a lungo termine. Viene imposto un regime continuo e territorialmente pervasivo di terrore psicologico, progettato per spezzare i corpi, privare un popolo della sua dignità e costringerlo ad abbandonare la propria terra. Questa non è violenza incidentale. È l'architettura del colonialismo d'insediamento, costruita su fondamenta di deumanizzazione e mantenuta da una politica di crudeltà e tortura collettiva."
Nel rapporto, la tortura non rientra in un quadro di eccezionalità e si rivela come la norma di una sovranità che non cerca l'obbedienza del suddito, ma la sua cancellazione esistenziale. Politicamente dobbiamo guardare al genocidio della popolazione palestinese e alla sua "deumanizzazione" come a una premessa logica del colonialismo. Infatti la tortura non serve quasi mai per ottenere informazioni. L’effetto che produce è quello di un corpo palestinese "frantumato", incapace di abitare e/o pensare il futuro. È il trionfo della forza che si fa "legge della giungla" in pieno XXI secolo.

IL DEGRADO ULTERIORE DELLA RIVOLUZIONE CARCERARIA

Il rapporto analizza come il sistema detentivo sia diventato un piano coordinato di vendetta collettiva, guidato esplicitamente da figure istituzionali come Itamar Ben-Gvir. Il report parla di oltre 18.500 arresti palestinesi dal 7 ottobre 2023, almeno 1.500 minori, 9.245 detenuti ancora in custodia a febbraio 2026, più di 4.000 casi di sparizione forzata, e fra 84 e 94 morti in detenzione.
A pagina 2 leggiamo che:
"L'escalation della tortura nei centri di detenzione israeliani è un piano coordinato. Il Ministro della Sicurezza Nazionale del Paese, Itamar Ben-Gvir, che sovrintende al Servizio Carcerario Israeliano, ha promosso la sua 'rivoluzione carceraria', che ha istituzionalizzato una politica di degradazione. Il 14 novembre 2023, il Ministro ha ordinato che i detenuti palestinesi etichettati come 'terroristi' siano tenuti ammanettati in celle buie con letti di ferro e latrine a terra e sottoposti all'inno nazionale israeliano trasmesso continuamente a tutto volume. Egli ha inoltre invocato la pena di morte per i detenuti palestinesi — una soluzione cinica al sovraffollamento creato dagli arresti di massa effettuati da Israele. Caratterizzate come necessarie per la 'sicurezza' di Israele, queste pratiche operano come un progetto ideologico di distruzione societaria, normalizzando la crudeltà e con l'obiettivo politico di debilitare la 'nazione' palestinese."
Siamo davanti alla burocratizzazione del sadismo. La "rivoluzione carceraria" di Ben-Gvir è l'estensione dello Stato d'Eccezione fin dentro le viscere della prigione, dove il tempo del detenuto viene deliberatamente abusato. L'uso dell'inno a volume assordante o delle latrine a terra è un tentativo di "riprogrammazione sensoriale" volto a annichilire l'io. Filosoficamente, la prigione qui funziona come il motore primo del sistema coloniale, un laboratorio dove il potere incide direttamente sulla "nuda vita" dei prigionieri, trasformandoli in "walking skeletons" per segnalare al resto della popolazione palestinese l'ineluttabilità della propria sottomissione. Recentemente, con l’introduzione della pena di morte per i “terroristi” palestinesi, il terrorismo psicologico è ulteriore peggiorato, e non era facile.
L'escalation coinvolge centri come Sde Teiman, Anatot e Ofer, definiti come spazi di totale illegalità. Il rapporto elenca pratiche sistematiche: detenuti tenuti bendati e ammanettati con fascette di plastica così strette da causare infezioni e rendere necessarie amputazioni; l'uso delle cosiddette "monkey cages" (gabbie per scimmie) o spazi sotterranei angusti come il centro Rakefet; la trasformazione dei detenuti in "walking skeletons" (scheletri ambulanti) attraverso l'inedia e l'isolamento prolungato. Viene documentata una violenza sessuale pervasiva: stupri di gruppo, anche con l'uso di oggetti come sbarre di ferro e manganelli, e scariche elettriche sui genitali. Il sistema colpisce strategicamente figure chiave per la sopravvivenza sociale: medici come Adnan al-Bursh e Iyad al-Rantisi sono stati uccisi in custodia.

LA STRUTTURAZIONE DELL’ "AMBIENTE TORTURANTE"

Il concetto più innovativo del rapporto è l'estensione della tortura allo spazio pubblico, dove è l'intero territorio palestinese ad essere stato trasformato in uno spazio di punizione collettiva.
Sempre da Pagina 2:
"La tortura non è confinata alle celle e alle stanze degli interrogatori. Attraverso l'impatto cumulativo dello sfollamento di massa, dell'assedio, del diniego di aiuti e cibo, della violenza militare e dei coloni senza freni e della sorveglianza e del terrore pervasivi, il territorio palestinese occupato è diventato uno spazio di punizione collettiva, dove la distruzione delle condizioni di vita trasforma la violenza genocida in uno strumento di tortura collettiva con conseguenze mentali e fisiche a lungo termine per la popolazione occupata. Abilitato dall'industria della sicurezza globale e dall'inazione di Stati terzi, questo regime deumanizza i palestinesi, li sottopone a molteplici umiliazioni e tipi di violenza e instilla la paura collettiva. In tutto il territorio palestinese occupato, le autorità israeliane hanno progettato un 'ambiente torturante', destinato a spezzare la resistenza, la dignità e la sumud (steadfastness)."
Albanese descrive il "terrore cartografico" a Gaza: l'uso di mappe contraddittorie e ordini di evacuazione impossibili che spingono milioni di persone verso "zone sicure" sistematicamente bombardate. Viene documentato il "medicide": l'attacco frontale al sistema sanitario, con ospedali rasi al suolo e neonati lasciati morire nelle incubatrici evacuate a forza. La distruzione totale di oltre un milione di case, musei e archivi storici mira ad annichilire la memoria collettiva e il senso di appartenenza. In Cisgiordania, la sorveglianza biometrica e le milizie dei coloni creano un "continuum di tortura" che paralizza ogni dimensione della vita quotidiana. Quando la Relatrice parla di "sumud" (fermezza), identifica il vero obiettivo politico dell'occupazione che va oltre la soppressione fisica e si conforma come uno sfinimento psicologico. Inoltre, sempre Albanese, osserva che l'inazione degli Stati terzi non può essere configurata come neutralità, bensì come complicità biopolitica. Permettere che un intero popolo sia sottoposto a un regime di "insecurity" permanente significa avallare la distruzione del legame sociale palestinese. La libertà di movimento è una concessione revocabile all'interno di una gabbia a cielo aperto.

Segue
#nuovoRapportoAlbanese #FrancescaAlbanese #gazagenocide

@politica

in reply to emama

INEDIA E FEROCIA TECNOLOGICA COME ARMI DI MASSA

Il rapporto documenta l'uso deliberato della fame e di armi avanzate (AI, droni, armi termobariche) per indurre un collasso psicologico totale nella popolazione di Gaza. Lo sterminio fisico non basta.
Un passaggio da Pagina 22:
"L'inedia usata come tortura societaria è una tecnica coloniale riesumata che causa miseria di massa e danni cumulativi e irreversibili, devastando il presente e il futuro di un popolo. Armamenti avanzati sono dispiegati non solo per uccidere ma anche per generare paura, impotenza e collasso psicologico. Sorveglianza costante tramite droni, sciami di quadricotteri, attacchi aerei con bombe a caduta gravitazionale o armi esplosive avanzate con impatti massicci — riferite persino armi termobariche che polverizzano la carne umana, fosforo bianco e sistemi di targeting basati sull'intelligenza artificiale — sono impiegati per 'causare lesioni superflue o sofferenze non necessarie', integrando tecnologie di genocidio all'avanguardia in pratiche di tortura collettiva."
Nel report viene citata la dichiarazione di Israel Katz: "Senza carburante, l'elettricità locale si spegnerà in pochi giorni e i pozzi d'acqua smetteranno di funzionare entro una settimana". Questa politica ha causato la morte per malnutrizione di centinaia di persone, tra cui 157 bambini (il dato è fermo a ottobre 2025). Il dolore è usato come arma, chirurgie eseguite senza anestesia a causa del blocco dei medicinali. Albanese denuncia l'integrazione di sistemi di targeting basati sull'IA e armi termobariche che "polverizzano la carne umana", trasformando Gaza in una "vetrina di ferocia tecnologica" per l'industria bellica globale, Gaza è la sua vetrina e luogo di sperimentazione per queste armi “testate sul campo”. L'integrazione dell'Intelligenza Artificiale nel processo genocidario trasforma lo sterminio in un'operazione tecnica, priva di empatia e di responsabilità umana. La fame, definita "tortura societaria", è il ritorno alle tecniche coloniali più oscure, ma aggiornate con i mezzi della modernità. Politicamente, questo configura un "medicide" e un "domicide" dove non si va a colpire il nemico combattente. In gioco c’è molto di più, si colpisce la possibilità stessa della vita biologica e culturale del gruppo. L'orrore è solo statistica amministrativa, ricorda molto da vicino l’acme del nazismo (questo lo dico io, non Francesca Albanese)

IL NESSO CON LA "NUOVA NAKBA"

Il rapporto conclude che la tortura ininterrotta è la prova del dolus specialis genocidiario, volto alla rimozione forzata dei palestinesi per consentire l'annessione dei territori. Albanese tira le somme dell'intenzionalità politica, inquadrando la tortura come lo strumento necessario per il compimento della "Nuova Nakba".
Dalla sezione conclusiva, Paragrafi 82-86:
"L'intento genocida è 'apparente' quando la tortura è perpetrata in un intero territorio, attraverso una vasta gamma di forme individualizzate e collettive, e sostenuta attraverso politiche che distruggono sistematicamente le condizioni di vita... In questo senso, il genocidio è diventato l'ultima forma di tortura, caratterizzandosi come continuo, generazionale e collettivo. Se la giustizia deve mai essere servita, bisogna riconoscere che nel contesto di un genocidio, la tortura, sia essa detentiva o meno, è intrinsecamente intenzionale e finalizzata; il suo uso sostenuto nel tempo e nello spazio contro la stessa popolazione è probante di politiche mirate alla distruzione fisica e psicologica di quel gruppo"
Possiamo tranquillamente parlare di "Nuova Nakba” come programma di governo. Il legame tra tortura e genocidio risiede nell'intenzionalità del trasferimento forzato e la sofferenza è il catalizzatore dell'esodo. Quando un ministro parla apertamente di annessione e conquista, la tortura non può che diventare l'unico linguaggio possibile per uno Stato che ha deciso di non “convivere” più con l'indigeno. Il progetto coloniale non è mai stato così evidente.

Fine
#laviniaMarchetti
#nuovoRapportoAlbanese #FrancescaAlbanese #gazagenocide

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Tre attivisti del Convoy Nuestra América arrestati di ritorno da Cuba
pressenza.com/it/2026/03/tre-a…
Riprendiamo dalla pagina Facebook dell’attivista brasiliano Thiago Avila questo allarmante appello lanciato dal suo team di comunicazione. Thiago Avila è stato arrestato questa mattina alle 8:17 (ora locale) all’aeroporto di Panama e portato via per essere interrogato. L’ultimo contatto risale…
Redazione Italia
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🤔SONDAGGIO SUI GRUPPI ACTIVITYPUB ITALIANI🇮🇹

👥 Lo sai che esistono gruppi tematici nel #Fediverso?

🌐 Sono i gruppi Activitypub e sono gestiti da software come #Lemmy, #NodeBB, #Friendica, #Piefed o #Mbin; ma la cosa bella è che possono esssere utilizzati anche da chi ha un account #Mastodon!

⁉️ E tu utilizzi i gruppi Activitypub? E su quali istanze italiane?

  • Gruppi tematici di feddit.it (68%, 39 votes)
  • Gruppi cittadini di citiverse.it (50%, 29 votes)
  • Gruppi di diggita.com (40%, 23 votes)
  • Gruppi Friendica di poliverso.org (19%, 11 votes)
57 voters. Poll end: 1 mese fa

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📢 Il convegno nazionale Dev. Conference Italia prende il via.

Abbiamo già definito il programma, che verrà reso pubblico nei prossimi giorni sul sito web ufficiale.

Tanti i temi trattati:
❤️ Open Source & Linux
❤️ Sicurezza
❤️ Didattica & Informatica
❤️ Sviluppo di software
❤️ Software in ambito medicale
❤️ Sovranità digitale
❤️ Fediverso

@devconf@citiverse.it

devconf.it

#devconfita #boostmedia #opensource #conference #security #devconf

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Documento trapelato: la guerra in Iran incontra il "piccolo fratello". Le informazioni sulla guerra vengono censurate, con l'aiuto di aziende private.


Il Pentagono ha silenziosamente dettato alle società che gestiscono i satelliti spia cosa dire sulla guerra con l'Iran, esercitando una censura su ciò che il pubblico americano può sapere.

Fonti militari mi riferiscono che il livello di segretezza che circonda i dettagli della guerra con l'Iran è senza precedenti, con pochissimi dati diffusi sull'entità dei bombardamenti, sugli obiettivi colpiti o sugli effetti stimati. Ora l'amministrazione Trump sta cercando di controllare ulteriormente ciò che le aziende private dicono, in un'operazione dietro le quinte finora inedita.

kenklippenstein.com/p/leaked-d…

@news

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La battaglia su chatcontrol: ecco come i governi dell’UE e la lobby tecnologica stanno cercando di ribaltare il voto del Parlamento. L’analisi approfondita di Patrick Breyer

Con una manovra senza precedenti, il gruppo conservatore del PPE sta tentando di forzare una nuova votazione giovedì (26 marzo) per ribaltare la decisione di principio del Parlamento e mantenere in vigore la scansione indiscriminata delle chat. Una votazione preliminare di oggi determinerà se questa nuova votazione avrà luogo o verrà cancellata dall’ordine del giorno.
informapirata.it/2026/03/25/la…

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Gli USA credevano davvero di essere i soli in grado di spiare attraverso i propri router? 🤣 È quello che sembrerebbe a giudicare dal ban immediato di tutti i nuovi dispositivi costruiti all'estero


Gli Stati Uniti hanno annunciato nelle scorse ore un ban per tutti i router consumer costruiti all'estero, in una analogia piuttosto diretta con quanto visto negli scorsi mesi con i droni. La decisione proviene dalla FCC Federal Communications Commission), ed è attiva con effetto immediato: tutti i modelli già in commercio possono continuare a essere venduti, ma i modelli nuovi no.

hdblog.it/hardware/articoli/n6…

@informatica

in reply to macfranc

@macfranc

Mi sembra solo un dazio con valore infinito sui router stranieri.

Se veramente ponessero un problema di sicurezza che senso avrebbe continuare a usare quelli già installati e continuare a vendere quelli già importati?

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in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

@max sì, c'è sicuramente la componente protezionistica, ma c'è anche un problema di sicurezza attiva (vogliono roba utilizzabile da loro) e di sicurezza passiva (no a dispositivi controllabili da Pechino).
I vecchi router stranieri? Hanno mediamente un anno e mezzo di vita e non sono un grande problema.
Considera poi che, grazie alle politiche sulle importazioni, sostituire i router stranieri così, dall'oggi al domani, sarebbe tecnicamente impossibile, dal momento che non ci sono abbastanza articoli in magazzino per farlo e la produzione non è così veloce
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UN POPOLO DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE

@news
Non si confonda il coraggio con la coscienza. E’ stata quest’ultima la protagonista delle consultazioni referendarie e lo è stata in entrambe le sue accezioni.
L'articolo UN POPOLO DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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LA NAZISTIZZAZIONE DELLA RAGIONE

di Lavinia Marchetti

Non volevo parlarne perché queste notizie in qualche modo ti lacerano l'anima, se esiste, e comunque sappiamo bene che avvengono quotidianamente, però poi l'immagine, i video, insomma lo senti che ti scava dentro e allora scriverne può servire a me, può servire a chi non lo sapeva, anche se probabilmente non servirà a lui. Abbiamo visto la figura di un bambino di diciotto mesi, il cui corpo diventa il terreno di scontro di una sovranità che ha smarrito ogni residuo di etica e ci impone una riflessione che travalica la cronaca ed entra nella categoria più infame e infamante che è quella della de-umanizzazione. Altrimenti come si spiega anche solo l'idea di torturare un bambino di 18 mesi? Le categorie che abbiamo applicato al nazismo vanno trasposte tutte, oggi, a ciò che l'IDF sta continuando a commettere a Gaza. Non voglio usare concetti storici desueti, semplicemente l'ermeneutica del nazismo è traslabile, biopsicosocialmente, a ciò che sta avvenendo a Gaza, in Libano e in Cisgiordania.

I FATTI

La vicenda di Karim Abu Nassar (18 mesi) avviene nel contesto del campo profughi di Al-Maghazi, situato nella zona centrale della Striscia di Gaza. Il padre di Karim, Osama Abu Nassar, viveva già una condizione di profonda prostrazione psicologica dovuta alla perdita del cavallo che costituiva l'unica fonte di reddito per la famiglia. Mentre cercava di acquistare beni di prima necessità per il figlio piccolo, Osama veniva coinvolto in un conflitto a fuoco nei pressi della sua abitazione. I soldati israeliani presenti sul posto ordinavano ad Osama di poggiare Karim, un neonato di soli diciotto mesi, direttamente sul terreno polveroso e insicuro del checkpoint militare. Il padre veniva costretto a spogliarsi e sottoposto a un interrogatorio brutale, mentre il corpo del figlio diventava uno strumento attivo di coercizione. La tortura inflitta a Karim davanti agli occhi del genitore assume i tratti di un'operazione psicologica tra le più sadiche che si possano concepire e rientra in quella Pedomachia di cui parla Bifo. i militari bruciavano le gambe del bambino con le sigarette e conficcavano un chiodo nella sua carne. Un rapporto medico ufficiale ha successivamente confermato la natura di queste ferite, attestando ustioni circolari e lesioni da punta profonde. L'evento si è protratto per circa dieci ore, al termine delle quali Karim veniva rilasciato e consegnato alla famiglia attraverso l'intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa ad Al-Maghazi. Osama Abu Nassar rimaneva invece in detenzione militare, senza che venissero fornite informazioni precise sulla sua sorte o sulla natura delle confessioni estorte attraverso il supplizio del figlio. Questa pratica di utilizzare l'infanzia come "ostaggio biologico" per spezzare la resistenza psicologica degli adulti si inserisce in un quadro di violazioni continue che, lungi dal costituire eccessi individuali, rivelano una logica di dominio assoluto sulla vita e sulla morte del popolo palestinese, si potrebbe dire necropolitica per la milionesima volta. Non trovo altre parole al momento.

L'atto di conficcare un chiodo nella gamba di un bambino così piccolo è un gesto che appartiene al registro dell'eccesso sovrano. Non serve a ottenere informazioni tattiche utilizzabili sul campo di battaglia, poiché un bambino di diciotto mesi non possiede conoscenze militari. L'obiettivo è squisitamente simbolico e psicologico per dimostrare al colonizzato che il potere dello Stato può penetrare fin dentro la carne del suo legame più sacro, quello tra padre e figlio. La tortura di Karim è un messaggio rivolto all'intera società palestinese, una dichiarazione di impunità assoluta che trasforma il corpo dell'infanzia in una lavagna su cui il potere scrive la sua legge di terrore.

#LaviniaMarchetti

#israeletorturatore #torture #gaza #cisgiordania #pedomachia #psicologiadelterrore #nazistizzazione

@politica
@psicologia

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Piombino, il maxi fotovoltaico di Solarig è realtà: 50mila pannelli (60 ettari) a Bocca di Cornia – Video


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Citiverse è un progetto autofinanziato. Ecco uno dei modi per sostenerlo


Il server utilizzato per #citiverse è quello di #Webdock, in Danimarca. Se volete provarlo potete ottenere il 20% di sconto con questo link e noi riceveremo un aiuto sotto forma di credito da usare proprio per mantenere Citiverse.

@annunci

app.webdock.io/en/pricing?Refe…

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La bevanda avvelenata dell'IA di nuova generazione ha il sapore dell'eugenetica.


La regista di Ghost in the Machine , Valerie Veatch, vuole che tu capisca come la scienza delle razze abbia plasmato questo momento nel mondo della tecnologia.

theverge.com/entertainment/897…

@aitech

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📬 Oggi su S'È DESTRA parliamo di quella che ormai viene chiamata la Guerra Civile MAGA, ovvero lo scontro furibondo all’interno del mondo che sostiene il presidente Donald Trump. E di come le guerre culturali siano diventate guerre guerreggiate.

sedestra.substack.com/p/dentro…

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La crescita del Fediverso italiano è tangibile anche nelle nostre 4 istanze

Nell'ultimo mese abbiamo riscontrato un importante incremento degli utenti:

<img class=" title=":friendica:"/> poliverso.org: 247 utenti attivi
<img class=" title=":mastodon:"/> poliversity.it: 194 utenti attivi
:lemmy: feddit.it: 145 utenti attivi
🏙️ citiverse.it: 37 utanti attivi

Inoltre grazie a tutti gli utenti che taggano le categorie di citiverse e feddit, il servizio fedinews.it è diventato un fantastico portale di notizie!

@fediverso

./.

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Giocano a fare rumore ma «hanno solo uno scorreggino attaccato con lo scotch».
poliversity.it/@elettrona/1162…


@informapirata quindi alla fine, è lo stesso meccanismo di quelli che si danno arie facendo rumore col motorino o la macchina. E magari hanno solo uno scorreggino attaccato con lo scotch

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COLPI DA MAESTRO E COLPE DI DEL MASTRO

@news
Fantasia e creatività sono sempre state cardini del nostro Paese e non c’è bisogno di scomodare quel prezzemolino di Leonardo da Vinci per constatare quanto siano irrefrenabili l’inventiva e la voglia di stupire l’universo.
L'articolo COLPI DA MAESTRO E COLPE DI DEL MASTRO proviene da GIANO NEWS.

#EDITORIALI

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Chi finanzia Bluesky? E perché finanziare un'iniziativa in perdita? E soprattutto, può esserci decentralizzazione del web dove c'è concentrazione di fondi di investimento e di cryptobros?

@Che succede nel Fediverso?

Il social network Bluesky si prepara a grandi cambiamenti con l'annuncio di oggi di aver raccolto 100 milioni di dollari in un round di finanziamento di Serie B. Il round, guidato da Bain Capital Crypto, si è concluso nell'aprile del 2025 ma non era stato reso pubblico fino ad ora. Tra gli altri partecipanti al round figurano gli investitori già presenti Alumni Ventures e True Ventures, oltre ad Anthos Capital, Bloomberg Beta e Knight Foundation. Questo round segue il round di Serie A da 15 milioni di dollari di Bluesky , guidato da Blockchain Capital e concluso nel 2024, e il round di seed da 8 milioni di dollari ricevuto da Neo e altri angel investor l'anno precedente. Bluesky non ha reso nota la sua valutazione aggiornata.

techcrunch.com/2026/03/19/blue…

in reply to Katy B. 📚 🥛

@Katy B. 📚 🥛 ti dirò, a me non dispiace l'idea di base che c'è dietro Bluesky, l'interfaccia è molto buona e può insegnare molto al Fdiverso.

Malgrado questo però preferisco il Fediverso, sia per le possibilità che attualmente presenta (formattazione, messaggi lunghi, autodeterminazione totale) sia per il tipo di realtà sociale che c'è dietro e dentro al Fediverso

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in reply to Informa Pirata

ammetto che ho il sospetto che il poco appeal che bluesky ha e ha avuto verso di me sia per i profili che ho scelto di "seguire" e che mi fanno sentire come fossi su facebook. Ma è anche vero che anche la modalità discover, che mostra altri account, non è poi tanto diversa, quindi l'errore non può essere tutto mio.

Qui sul fediverso ritrovo le persone che su bluesky latitano.
Quindi le mie ragioni sono legate principalmente ai contenuti.

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Cloud pubblico e democrazia, dove si misura oggi la sovranità. Un interessantissimo articolo della prof.ssa Ginevra Cerrina Feroni

«La disciplina del Piano Strategico Nazionale tende a garantire la sovranità infrastrutturale/sicurezza, ma la sovranità applicativa (chi può fare cosa coi dati) rimane frammentata e spesso scaricata sulla singola amministrazione e sul singolo contratto.»

agendadigitale.eu/infrastruttu…

@privacypride@feddit.it

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STRAPPARE UN “SÌ” COSTA SOLO 25 CENTESIMI AL LITRO

@news
*La buona notizia interessa anche gli innamorati e i semplici invaghiti, che non sanno a quale stratagemma far ricorso per veder accettata la rispettiva pretesa. Chi ha paura di un rifiuto alla richiesta “mi vuoi sposare” o più prosaicamente “me la dai” adesso sa che un SI ha una quotazione ufficiale.
L'articolo STRAPPARE UN “SÌ” COSTA

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Da qualche mese posto quasi solo su Instagram per stanchezza esistenziale, ma ci tenevo a tornare per dire che su @ilpost è uscita la mia intervista a Contrapoints che potrebbe o non potrebbe essere l'apice della mia carriera fin qui 💫

ilpost.it/2026/03/19/video-ess…

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Dentro la fabbrica di identità di Pyongyang: come gli “IT worker” nordcoreani stanno diventando i futuri insider
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/dentro…


Dentro la fabbrica di identità di Pyongyang: come gli “IT worker” nordcoreani stanno diventando i futuri insider


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C’è un momento preciso in cui la narrativa sui “hacker nordcoreani” smette di essere una storia di APT, zero‑day e supply chain e diventa qualcosa di molto più scomodo: scopri che quella persona nel tuo Slack, con badge GitHub aziendale e ticket Jira assegnati, potrebbe essere un dipendente della Repubblica Popolare Democratica di Corea che lavora sotto falso nome da un appartamento a Shenyang, usando il portatile spedito a casa di un collaboratore americano.

Il quadro che emerge dall’analisi congiunta di Flare e IBM X‑Force è quello di un’industria strutturata di IT worker nordcoreani (NKITW), non un singolo cluster o campagna, ma una filiera permanente di developer, facilitator, recruiter e collaboratori occidentali che trasformano identità e account in valuta sonante per il regime. È lo stesso ecosistema che negli ultimi mesi è finito al centro di indagini del Dipartimento di Giustizia USA, di nuove sanzioni OFAC e di report di piattaforme come GitHub, che descrivono pipeline industriali per generare identità sintetiche, costruire reputazione tecnica e infiltrarsi in team di sviluppo e infrastrutture critiche.

Dall’operaio al developer: l’evoluzione del lavoratore all’estero


Storicamente Pyongyang ha monetizzato la forza lavoro esportando camerieri, muratori e operai in Cina e Russia, costretti a rimandare la quasi totalità del salario al partito‑stato. L’IT worker è l’evoluzione “white collar” di questo modello: stesso schema di estrazione di valore, margini molto più elevati. Le stime ONU e di altri osservatori indicano migliaia di lavoratori IT dispiegati all’estero o operativi da remoto, con un volume annuo di centinaia di milioni di dollari tra salari, attività illecite e sfruttamento di criptoasset.

Questi lavoratori non sono improvvisati. Vengono selezionati da giovanissimi per le abilità matematiche, instradati attraverso un percorso di scuole d’élite che include università come Kim Il Sung, Kim Chaek e l’University of Sciences di Pyongyang, gestita dall’Accademia di Scienze e percepita come corsia preferenziale per ottenere residenza nella capitale e status privilegiato. L’IT worker è, di fatto, un insider di élite del sistema nordcoreano: istruito, con accesso alla tecnologia, politicamente affidabile, e con un obiettivo semplice ma non negoziabile, generare valuta pregiata e, quando possibile, intelligence e know‑how tecnici.

La macchina organizzativa: recruiter, facilitator, worker, collaboratori


L’ecosistema NKITW è strutturato in ruoli ben distinti, che ricordano più una scale‑up distribuita che un’unità di intelligence tradizionale. In alto troviamo i recruiter, spesso attivi su piattaforme mainstream come LinkedIn, che si presentano come HR per “stealth startup” con nomi innocui, come “C Digital LLC”. Il loro pitch è studiato: promettono mentorship sulle “migliori strategie di job hunting”, identità USA preconfezionate, possibilità (alluse, mai garantite) di migrare, e un modello retributivo basato su contratti ottenuti presso terzi.

Il passaggio successivo è nelle mani dei facilitator, che sono il motore operativo della frode. Queste figure orchestrano la creazione delle identità, gestiscono i profili su LinkedIn, GitHub e piattaforme freelance, coordinano gli assistenti che spammando candidature arrivano tranquillamente a centinaia di job application al giorno, curano il rapporto con i collaboratori occidentali, si fanno carico dell’onboarding e della “manutenzione” del profilo fintanto che il lavoratore resta in azienda.

Gli IT worker, il gradino apparentemente più “basso”, sono in realtà gli esecutori sulla tastiera. Lavorano su stack che vanno da .NET allo sviluppo blockchain, da WordPress al full‑stack JavaScript, con competenze che oscillano dal solido alla facciata, spesso compensate da un uso massiccio di Google, ChatGPT e altra AI generativa per colmare gap tecnici e linguistici in tempo reale. Infine ci sono i collaboratori/broker occidentali, il layer più delicato dal punto di vista legale: proprietari di identità, laptop e conti bancari che consapevolmente o meno prestano la propria “fisicità” per superare KYC, background check, drug test e burocrazia fiscale.

Le ultime inchieste del Dipartimento di Giustizia USA hanno mostrato esattamente questo pattern, con facilitatori e cittadini americani incriminati per aver fornito laptop, conti e società di comodo a decine di worker nordcoreani, che hanno guadagnato milioni di dollari e ottenuto accesso a più di cento aziende, incluse realtà Fortune 500 e contractor della difesa.

RB Site, NetKeyRegister e la “intranet” del lavoro IT nordcoreano


Un elemento distintivo del report Flare/X‑Force è l’accesso raro a quello che succede “dietro il firewall” nordcoreano: non solo opsec degli operatori, ma veri e propri sistemi di gestione interna del lavoro. Il primo tassello è l’infrastruttura VPN domestica, centrata su NetKey e sul suo rebrand OConnect, client proprietari usati per autenticarsi a reti interne DPRK. Su endpoint riconducibili a worker sono state osservate più versioni di NetKey (4.1, 5.0, 5.1) e OConnect (dalla 5.3 alla 6.0.0), con percorsi che includono directory come “C:\Program Files (x86)\rb corp\oconnect 5\NetKey.exe” e “C:\Program Files (x86)\STN Corp\OConnect 6.0.0\OConnect.exe”, indizi di enti o front company come “RB Corp” e “STN Corp”.

È proprio “RB” a condurre a RB Site, una piattaforma web accessibile su IP interni (per esempio 192.168.109.2) che fornisce interfacce come “Add Machine Info”, “Network Report”, “Payment Address” e viste su “blocked URLs”. In pratica un back‑office centralizzato dove registrare i dispositivi in uso, associare macchine a singoli worker, distribuire aggiornamenti dei client NetKey/OConnect e tracciare flussi di pagamento. In parallelo emerge NetKeyRegister, un’altra applicazione web su IP privato (172.20.100.7:8000) con pagine di login, upload e form parametrici basati su “netkey_id”, verosimilmente un registry interno di identità e servizi associati ai tunnel VPN.

Questo ecosistema suggerisce che il lavoro remoto per Pyongyang è gestito con la stessa ossessione per la rendicontazione che si ritrova nel resto dell’economia di comando: time sheet che registrano le attività “per il secondo”, classifiche interne basate sulle ore trascorse a fare bidding su Upwork e a inviare messaggi LinkedIn, nickname di gruppo mutuati da videogiochi e cultura pop. Dalla stessa telemetria si capisce che ogni giorno centinaia di bid vengono lanciati su piattaforme freelance, con tassi di conversione bassi ma sufficienti, dato il costo del lavoro interno, a generare margini significativi anche con progetti da qualche centinaio di dollari l’uno.

Synthetic workforce: persona engineering tra GitHub, AI e FaceSwap


Se c’è un’area in cui la componente “nerd” del fenomeno emerge con forza è la costruzione delle identità. L’identità digitale del worker è un prodotto, e viene trattata come tale: progettazione, prototipazione, validazione, cicli di iterazione basati su feedback del mercato (recruiter, hiring manager, piattaforme). Tutto parte da generatori di nomi e profili, in grado di produrre identità coerenti con l’area geografica target, collegati a università e aziende credibili nel contesto locale. Per la parte visiva vengono scaricate foto stock e poi modificate con editor AI per evitare reverse image search, oppure si parte da scatti reali e si manipola lo sfondo o i tratti fino a renderli irriconoscibili.

Negli ultimi mesi, secondo OFAC e analisi indipendenti, questo arsenale si è arricchito di strumenti più aggressivi: applicazioni di face‑swapping usate per inserire volti di worker in passaporti rubati o documenti d’identità sintetici, e tool generativi per produrre headshot “LinkedIn‑ready” e persino interi siti aziendali fittizi che fungono da base per referenze e shell company. Una delle indagini raccontate da GitHub parla di un singolo team nordcoreano che ha creato almeno 135 identità sintetiche, automatizzando la creazione di email, account professionali e portfolio tecnici e riuscendo a ottenere accesso a decine di codebase private.

GitHub, in questo ecosistema, è una vetrina ma anche un tool operativo. I profili “di facciata” sono pieni di repository boilerplate, fork, badge e grafica, spesso con commit history artificiale, costruita seguendo guide trovate via Google tipo “how to create fake commit activity on GitHub”. La qualità del codice nei repo pubblici conta relativamente: l’obiettivo è tecnicamente convincere un recruiter umano o automatizzato che la persona dietro l’account sia “uno dei tanti” developer mid‑senior in un mercato saturo.

Molto più interessanti, dal punto di vista della sicurezza, sono i profili “operativi”, quelli usati per lavorare sui repository privati delle aziende target. In questi casi il profilo GitHub è minimalista, spesso quasi vuoto, perché la sua unica funzione è ospitare branch e pull request su codebase proprietarie. È qui che l’identità fittizia smette di essere un problema HR e diventa un rischio di sicurezza: accesso a codice, pipeline CI/CD, segreti, infrastrutture cloud, dataset di clienti.

Vita (molto) quotidiana di un IT worker nordcoreano


La vita lavorativa dell’IT worker medio, per come emerge dai log di Google Translate, dalle cronologie browser e dai documenti interni analizzati, è quasi banale proprio perché profondamente simile a quella di un developer qualsiasi, solo con più stratagemmi intorno. Il worker inizia la giornata collegandosi via VPN commerciale, spesso Astrill, per ottenere un IP coerente con la sua presunta residenza (Stati Uniti, Europa, Asia‑Pacific), oltre al tunnel verso la rete DPRK tramite NetKey/OConnect.

Le task arrivano via Jira, Slack, Teams o sistemi analoghi; ogni descrizione di ticket viene incollata in Google Translate, tradotta e spezzata in query per Google e ChatGPT. ChatGPT viene usato come copilota per generare snippet, debug, spiegazioni di stack non pienamente padroneggiati; le risposte vengono ricontrollate traducendo dall’inglese al coreano per essere sicuri di aver compreso senso e sfumature prima di inviare qualcosa al team. Interessante è il pattern di utilizzo di Google Translate: quando il worker scrive in inglese, l’URL della pagina di traduzione viene aggiornato a ogni lettera, producendo lunghi “trail” nella cronologia, un marcatore comportamentale che tradisce la scrittura lenta e controllata del messaggio.

In parallelo mantiene la copertura: aggiornamenti di stand‑up giornalieri, battute “da open space”, richieste di chiarimenti tecnici costruite in maniera credibile rispetto al ruolo. Tutto questo sotto la minaccia costante della performance: i log contengono messaggi di manager frustrati da problemi banali con i branch Git, dal calo di qualità delle consegne rispetto alle aspettative del CV, fino a piani di miglioramento e, in molti casi, lettere di licenziamento. Quando l’epilogo arriva, scatta il protocollo di dismissione: coordinarsi con il collaboratore occidentale per spedire il laptop, chiudere l’account, incassare l’ultima busta paga e passare alla prossima identità.

La comunicazione interna tra worker e tra team avviene spesso tramite IP Messenger (IPMsg), un’app di messaging serverless che vive su LAN, con gruppi identificati da nickname come “Jockey”, “Viper”, “KasperSky”, “Superman” e così via. Qui circolano slide con statistiche su CV che performano meglio, consigli di dorking per cercare offerte di lavoro per paese, link a versioni “pulite” di OConnect e IPMsg da RB Site quando compaiono campagne malware che ne sfruttano i binari. Questo layer “peer‑to‑peer” dipinge l’immagine di un ambiente ibrido tra una software house e un collegio, con competizione interna, ranking e pressione sociale per chi è in fondo alla classifica di ore lavorate.

Dal falso dipendente all’insider: cosa stanno facendo davvero


La narrativa ufficiale spiega l’IT worker principalmente come strumento di generazione di revenue, e le cifre supportano questa lettura: singoli worker possono guadagnare fino a 300.000 dollari l’anno, fondi che in gran parte vengono incanalati verso i programmi di armamento e missilistici del regime. Ma ridurre il fenomeno a “developer che lavorano in nero per finanziare Pyongyang” è fuorviante. Alcune delle indagini più recenti mostrano come questi ruoli si sovrappongano sempre più con attività classiche di cybercrime e spionaggio.

Nelle accuse rese pubbliche nel 2025, il Dipartimento di Giustizia ha descritto casi in cui team di IT worker, una volta ottenuto un posto come developer remoto presso aziende americane, hanno sottratto criptovalute per quasi un milione di dollari, violato policy ITAR accedendo a codice sensibile di un contractor della difesa e scaricato dati proprietari da più organizzazioni. In parallelo OFAC e Treasury hanno sanzionato entità come Amnokgang Technology Department Company e altre strutture che gestiscono squadre di worker, accusandole non solo di frode identitaria, ma anche di aver introdotto malware su reti aziendali per esfiltrare informazioni.

Sul fronte cripto, provider come Chainalysis tracciano un uso sistematico di exchange, swap, mixer e bridge multi‑chain per ripulire salari e proventi illeciti, collegando indirizzi collegati all’IT worker scheme a milioni di dollari in asset digitali riciclati. In questo senso il “developer remoto” è un punto di ingresso ideale per l’abuso di segreti, wallet interni, infrastrutture DevOps poco presidiate e chiavi API, soprattutto in organizzazioni che non hanno una chiara segregazione tra ambienti di sviluppo, test e produzione.


E’ la componente umana, la più difficile da automatizzare ma probabilmente la più efficace. Il report Flare sottolinea come i worker tendano a evitare ambienti dove è richiesta alta interazione faccia a faccia, videochiamate frequenti, incontri in presenza per il ritiro dei laptop o per l’onboarding. Un’organizzazione che investe in rapporti stretti tra manager e dipendenti, che insiste su colloqui video approfonditi, che verifica indirizzi e disponibilità fisica quando il ruolo lo consente, rende la vita molto più difficile a chi cerca di gestire un’identità da migliaia di chilometri di distanza attraverso un collaboratore.