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Fedle: bot Fediverso simil wordle


Esiste nel Fediverso un gioco famoso in altri social network soprattutto su X: si chiama Fedle ed è una variante di Wordle.

Un po' di storia: Wordle


Su X/Twitter si trovano persone che pubblicano post pieni di numeri e quadratini gialli, grigi e verdi.

Si tratta di un gioco chiamato Wordle che consiste nell'indovinare una parola messa a disposizione dal videogioco ogni giorno; la versione originale ha i termini in inglese di 5 lettere e si hanno a disposizione sei tentativi, partendo dalla sola lettera iniziale. Indovinata la parola, si copia il risultato sui social network.

Creato nel 2021 dallo sviluppatore Joseph Wardle, si è diffuso su Twitter per poi essere acquistato dal New York Times e ne sono nate parecchie varianti anche in italiano (parle, parolette, parole sante...).

Wordle è un programma completamente grafico tastiera compresa, anche se in un gioco di questo tipo la vista neanche servirebbe. Così le persone con disabilità visiva non potevano giocare, finché qualcuno non ha creato l'estensione chrome accessible wordle - in teoria supporta tutti i browser con estensioni, ma se Wordle modifica la propria architettura, l'estensione potrebbe non funzionare più. Vale la pena?

Chi ama i social network commerciali si tenga Wordle, perché noi nel Fediverso abbiamo qualcosa di alternativo, stabile, accessibile e completamente rispettoso della riservatezza.

Fedle: un bot Wordle per ActivityPub


Se Wordle è un'interfaccia web, Fedle è un bot con cui interagire esattamente come lo si farebbe con qualunque utilizzatore umano: botta e risposta. Per cui va bene ogni client fediverso e ogni browser web senza installare programmi in più.

La versione italiana risponde a @fedle_it@fedle.fedilab.app - per ricevere ogni giorno alle 14:00 una parola italiana da indovinare, basta seguire il bot come si farebbe con qualunque altro handle fediverso.

Come si usa


Quando si interagisce con Fedle_it la visibilità dei messaggi deve essere su "privato" - solo le persone che menziono.

  • aiuto: manda un elenco di comandi
  • regole: mostra le regole del gioco disponibili anche nella pagina informazioni di Fedle.
  • una volta ricevuta la parola del giorno, basterà rispondere alla conversazione in privato, con quella che si presume sia la soluzione.

Se fedle dice "6 lettere, inizia per l", si potrà rispondere (impostando la visibilità su privato) semplicemente scrivendo ad esempio lavoro.

Per comodità, ecco i comandi e le regole del gioco:

Indovina la parola del giorno in 6 tentativi.
La prima lettera viene data come indizio. La tua risposta deve essere della lunghezza giusta e nel dizionario.
:correct: = lettera giusta, posizione giusta
:misplaced: = lettera giusta, posizione sbagliata
:absent: = lettera non nella parola

Comandi:


  • aiuto: mostra queste regole
  • statistiche: statistiche personali
  • migliori: classifica istanza (7 giorni)
  • statistiche istanza.tld: statistiche per una istanza
  • suggerisci: PAROLA: proponi una parola
  • esercizio: allenati con una parola casuale
  • nuovo esercizio: ottieni una nuova parola


I simboli (emoji)


Come detto, graficamente si mostrano dei simboli. Dei quadratini.

  • 🟩 - verde, lettera presente nella parola e posizionata nel posto giusto. Se la soluzione è "sopra" ma tu hai scritto "sport", ci saranno due simboli verdi nella posizione 1 e 4.
  • 🟨 - giallo, lettera errata. Misplaced. Presente nella parola, ma posizionata nel posto sbagliato. Se la tua risposta è "sport" ma la soluzione è "sopra", in posizione 2 e 3 ci saranno due segni gialli perché le due lettere sono scambiate di posto.
  • ⬛ - grigio: lettera assente. La parola non contiene la lettera in questione. Nell'esempio di "sport", la "t" sarà una tessera grigia perché nella parola richiesta, "sopra", non esiste la t.


Competizione e condivisione


Ovviamente non è obbligatorio condividere i propri risultati sui social network, ma Fedle quando si arriva alla soluzione, restituisce un link da cliccare. Si apre il browser e si copia il risultato con l'apposito pulsante, che poi si può trasferire incollandolo sul composer del proprio client fediverso.

Ogni domenica arriva la classifica settimanale delle istanze che hanno giocato, e ogni giorno vengono dati i risultati della parola precedente: quanti giocatori hanno provato, la percentuale di risoluzioni, la media di tentativi svolti.

Si può barare con l'AI? Volendo sì. Ma se lo fai... ti dai praticamente del pollo da solo.

Hashtag da usare


Di solito si usa #fedle che è già preimpostato nel post coi risultati da incollare nel composer del client Fediverso. Ma nessuno vieta di aggiungerne altri, tipo #ParoleSante o #FedleItalia o anche WordGame, Puzzle, Rompicapo...

CREDITS:
Elena Brescacin - @elettrona@poliversity.it | traduttrice italiana di Fedle

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I was only made aware of this (frankly awesome) case of LLM poisoning today: nature.com/articles/d41586-026…. A researcher made up a disease and published two evidently fake preprints about it (including sentences such as “this entire paper is made up” and “Fifty made-up individuals aged between 20 and 50 years were recruited for the exposure group”), which were almost immediately picked up by LLMs and documented in their output. Worse, actual – supposedly serious – medical papers also started citing the preprints, demonstrating that academics relying on LLMs to do their work is a genuine problem! Not that I had my doubts but, if anyone did, this seems like the perfect demonstration of the problem. Article immediately added to the syllabus of the class I am co-teaching with Iris Ferrazzo on LLMs for Romance Studies/Humanities!

#LLM #GenAI #academia #research #ResearchIntegrity #humanities

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However awesome, this case is not new. Researchers started to avoid reading the papers they cite (and sometimes write) when statistics replaced reading as a means of evaluating research. Do you remember Ike Antcare (lemonde.fr/series-d-ete/articl…)?


I was only made aware of this (frankly awesome) case of LLM poisoning today: nature.com/articles/d41586-026…. A researcher made up a disease and published two evidently fake preprints about it (including sentences such as “this entire paper is made up” and “Fifty made-up individuals aged between 20 and 50 years were recruited for the exposure group”), which were almost immediately picked up by LLMs and documented in their output. Worse, actual – supposedly serious – medical papers also started citing the preprints, demonstrating that academics relying on LLMs to do their work is a genuine problem! Not that I had my doubts but, if anyone did, this seems like the perfect demonstration of the problem. Article immediately added to the syllabus of the class I am co-teaching with Iris Ferrazzo on LLMs for Romance Studies/Humanities!

#LLM #GenAI #academia #research #ResearchIntegrity #humanities


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Tocca rivalutare Uòlter?

Siamo stati in tanti a scrivere dell'intervista di Walter Veltroni a Claude. Però oggettivamente bisogna dare atto che il testo era ben costruito, con un percorso che per chi ha un'idea di come funzionano gli LLM non dice nulla di nuovo ma in astratto ha un senso logico. Sul Corriere abbiamo ben altri esempi.

Già la serie di Rovelli dimostra come forse è meglio che non ci si avventuri in campi che non sono il proprio, ma le cose sono più c wp.me/p6hcSh-9DJ

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𝗜𝗹 𝟭𝟯 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟭𝟴𝟴𝟴 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲𝘃𝗮 𝗜𝗻𝗴𝗲 𝗟𝗲𝗵𝗺𝗮𝗻𝗻, la scienziata che cambiò per sempre il nostro modo di guardare l’interno della Terra.

Analizzando le onde sismiche generate dai terremoti, Lehmann intuì nel 1936 che il nucleo terrestre non era uniforme: vi era un nucleo esterno liquido e un nucleo interno solido. Una scoperta fondamentale per comprendere la struttura profonda del nostro Pianeta e il funzionamento del campo magnetico terrestre.
ingvambiente.com/2023/05/10/in…

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Tastiere e cuffie come grimaldelli: i rischi inattesi delle periferiche wireless. Nuovo podcast del Disinformatico RSI. Audio, testo, link e fonti: attivissimo.me/podcast-rsi-tas…
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Stasera ci vediamo sul canale @BoostMediaAPS con @macfranc e @skariko

Non mancate!


Mercoledì alle 19.15 ci vediamo con @macfranc e @skariko sul canale YouTube di @BoostMediaAPS per una chiacchierata davvero interessante a tema #Fediverso , #Servizi , #News , #Divulgazione , #Alternative , #OpenSource e #Linux

Non potete mancare!

Canale BoostMedia APS 😉


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Il monitoraggio delle intrusioni su Android come nuova fonte di dati per l'analisi forense consensuale


Google ha annunciato oggi il lancio di una nuova funzionalità di "Registrazione delle intrusioni Android" nell'ambito della Modalità di protezione avanzata di Android (AAPM). Questa nuova funzionalità promette di essere un valido supporto per i ricercatori di informatica forense impegnati in indagini su attacchi sofisticati ai dispositivi Android. È la prima volta che un importante produttore di dispositivi rilascia una funzionalità specificamente progettata per migliorare la capacità di rilevare e contrastare, a livello forense, le minacce digitali avanzate.

securitylab.amnesty.org/latest…

@informatica

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Braggarts and bards


Of Palantir, CEOS, power, its servants, and its bards.

First, a quick service announcement. After years, I’ve finally decided to put the DataKnightmare scripts online. It took a while to find software, and a provider, that relied as little as possible on the United States. Especially if you’re like me and, even if you’re not pissed off, you lose you heart over the futility of it all. Not exactly the attitude for winning marketing.

Luckily, there’s Elena Rossini, who faced the same problem and shared her solution with me. So, starting today, if DataKnightmare finally has a home at dk.dataknightmare.eu, we owe it to Elena as well. For now, I’ve uploaded two seasons in English and the latest one in Italian. It’ll take a while, but not another ten years.

Let’s get down to business. Amid the infernal noise of useless news coming out every fifteen minutes, I thought I caught something interesting.

You’ve probably read about the so-called “Palantir manifesto,” those twenty or so points on Twitter that summarize the book by Alex Karp, CEO of Palantir.

And you may have heard about the so-called “interview with Claude” conducted by Walter Veltroni, an Italian politician, on a national newspaper.

Before you stop listening, let me say right away I have no intention of going into detail about either one. I barely skimmed Palantir’s tweets, and as for Veltroni’s interview (whatever it contains) I don’t deem it worth the time it would take me to read it.

And then?

And then I want to talk not about either of those things (because they’re clearly both nonsense) but about what they represent, which I actually find interesting.

Let’s start from the beginning. From a long time ago.

My generation brought information technology into the workplace. Since I didn’t fight at Waterloo, automation was already there, but my generation did see typewriters and fax machines get replaced first by WordStar, then Word, and finally the whole shebang.

These were tumultuous decades during which everything that could be digitized was digitized: sometimes well, sometimes so-so, and other times, just like shit.

It was a period when everyone dreamed their own version of the mythical “flat organization” about which all business schools wrote entire shelvefuls.

My point is that an organization is not just a technological construct. It is a complex socio-technical structure, where technology plays a part. The result is that the mere arrival of a technology does not automatically bring about changes in the processes and social structure of the organization, due to the interactions and feedback loops among all the components of the system.

To put it more bluntly: whatever technologists may think, there are no purely technological solutions to the problems of a socio-technical system.

One of the most striking examples is, for instance, “going paperless”, a topic on which I personally have spent many years and a great deal of effort. I believe we can all agree that there has never been as much paper in offices as there has been since documents went digital. No longer used for storage, maybe, but incessantly printed and reprinted every time a document is needed.

And since documents have gone digital, there are countless versions of them, all subtly incompatible with one another, all living independent lives in different parts of the organization.

To give a simple example, there used to be letterhead (spoiler alert, it still exists, but only for contracts signed by top executives); today, every single local office, and every department within that office, has its own “official” version of the letterhead, with a specific version of the logo, different from all the others.

If, on the other hand, you feel too tech-savvy for letterhead, we can talk about processes, software, APIs, and the related documentation, of which there are as many versions as there are developer teams.

Every incompatibility that arises during a project is resolved , and sometimes documented, on a case-by-case basis by the various teams that must collaborate, with the sole result that, in the end, there will be yet another version of the code, and sometimes of the documentation too. And don’t tell me your Confluence or your GitHub are in order.

What happened to documents happened to everything, of course. Processes, tasks, hierarchies.

The issue of hierarchy is an interesting one. We were saying earlier that everyone dreamed of their own version of the mythical “flat organization” that business schools assured us was the future.

For me and those like me, a flat organization meant a top leadership that would set strategic direction, and immediately below that a line of highly competent operatives with complete autonomy, eliminating any interference from top management in technical decisions and getting rid of the useless third of middle management.

For middle management, “flat organization” meant automating or outsourcing, but in any case eliminating, the useless third of the operatives, with their fixation on raising technical objections to the strategic directives from the top (and to middle management’s interpretations thereof).

For top management, too, “flat organization” meant eliminating the unnecessary third of operatives and interfacing exclusively with middle management, so as to finally overcome the need to consider so-called “technical details.”

If you look around today, it’s not hard to see who won. Top management is still all there, and middle management has more people than ever. The flattening of organizations, if it happened at all, meant mostly ousting and outsourcing technical expertise.

At the same time, there has been a significant evolution in top-level roles. With the advent of venture capital from the 2000s onward, top executives have shifted from being managerial figures to being increasingly performative ones. In no role is this more evident than in the role of the CEO. Today, the CEO is above all someone capable of weaving a compelling narrative of their "vision" for the future, in order to raise, on the market or from private investors, the funding necessary to build it.

Whether that future makes technical or economic sense, whether it is even possible, or whether it bears any relation to the future described in the last financial report, is unimportant.

What matters is that the CEO, and the narrative they present for this quarter, continue to inspire investor confidence. Nothing else matters.

Today’s CEO doesn’t need to be capable of “doing,” nor even of "leading" anymore. He just needs to know how to persuade. Relentlessly, changing the story whenever necessary without batting an eye. His defining qualities are stubbornness and an inflated sense of self-worth, which, unfortunately, are also hallmarks of the pathological narcissist.

Think of Zuckerberg, who started with the brilliant idea of creating a social network where his classmates could rate female students’ bangability; luckily, Sheryl Sandberg came along to help him actually make money; then he tried to reinvent money (remember Libra?), then he peddled the metaverse, and now he’s trailing the AI bandwagon after the disastrous launch of Galactica, which shut down in 72 hours.

Think of Musk, who has the imagination of a mediocre teenager in 1975, and his endless bullshit about self-driving cars, colonizing Mars, and mega-constellations of satellites.

Think of the best of them all, Sam Altman: a guy who writes a blog and the world goes crazy as if John the Evangelist had just published a revised version. Altman has bamboozled the entire venture capital world with the sole promise of burning through all the investors’ money only to raise even more.

From one boast to the next, they all think their success isn’t the result of luck, connections, government contracts, and monopoly, but of their being special, and especially visionary. While Taleb teaches us that moderate success can be explained by skill and effort, but overwhelming success is explained by variance.

Let’s not digress. Today, a digital CEO must be able to declare:

“We are driving the synergistic evolution of our value ecosystem through a holistic and data-driven approach, enabling scalable paradigms of sustainable innovation centered on change.”


and do so with an air of deep conviction. It’s obviously just hot air, but anyone who laughs or thinks the phrase makes no sense will never be a C-level and will never get an interview.

In tandem with the performative shift of CEOs and founders, the media system has also adapted. With bankruptcies, restructurings, and acquisitions, today the media are, with few exceptions, outsourced marketing in the hands of the very industrialists the media should be investigating. Let’s be clear: every powerful figure has always had sycophants and hagiographers in every publication, but today the media is required to stick to amplifying the corporate narrative. Washington Post, anyone?

A certain mythical, very American interpretation of the digital sector and its players has also contributed to this, and not insignificantly. From William Gibson’s “keyboard cowboys” to Steven Levy’s “heroes of the digital frontier,” every effort has been made to revive the foundational myth of the Frontier, with all its toxic baggage, for the digital age.

The result is that today, the protagonists themselves view themselves in mythical terms. Sure, it couldn’t be any other way; no one wants to think of themselves as merely a lucky teller of six-monthly fairy tales, no matter how skilled.

No, instead they are all “visionaries,” “builders of the future,” if not outright “revolutionaries”, obviously in the capitalist sense of the term, that is, destroyers of industries and communities for their own exclusive benefit and that of their investors.

This finally brings us to Palantir and Alex Karp. He is not content with merely having founded a company that got fat on military contracts (capitalists want the state reduced to a bare minimum except when it's a client a client) but he channels his own mythical image as the defender of a West conveniently besieged only by those problems his products claim to address.

And not, for instance, by unprecedented economic and social inequality, by global social and climate changes, or by a caste of tax-exempt billionaires with a penchant for oligarchy. Once again, we are witnessing the bluster of someone who has not a single original idea in his head and has made his fortune precisely because of that.

That Karp, like all his other billionaire buddies, believes he has a “vision” to communicate to the public (beyond the quarterly earnings report) is no surprise. Nor is it surprising that he reiterates the book’s themes in a series of tweets, perhaps to compensate for less-than-overwhelming sales: everyone, after all, wants to be seen.

But if you scratch just beneath the surface of these CEOs’ narratives, you realize that Silicon Valley produces nothing but variations on the theme of those who have always created and financed it: the Cold War Pentagon.

Read Amodei, Altman, Karp, Zuckerberg, and Thiel all you want. You’ll always find U.S. supremacy through ICT technology, the export of American capitalist values, social control, and the containment by any means necessary of any competing power on the Eurasian plate.

Stuff that hasn’t changed one iota since 1946, written and systematized by top-tier minds like Bush (Vannevar, scientific advisor to Roosevelt and Truman, namesake but not related to the subsequent presidents George Bush and George Bush the Lesser), Kissinger, Brzezinski, Cheney: people who have steered U.S. policy for decades while the presidents in office played the cool guys on TV, parroting the season's buzzwords.

This does not mean that the oligarchic delusions of Karp and company are harmless, far from it. But they are not evil geniuses. They are merely actors who, offstage, still believe they are Julius Caesar.

These fake champions of free enterprise with public money, these self-appointed “inventors of the future,” are merely parroting the catchphrases of those who created, and sustain, them.

Now, power attracts servants and sycophants, as I said. But it isn’t satisfied with them, whom it ultimately despises. Every powerful person, and all the more so every nouveau riche braggart, needs to feel validated by someone whose social or cultural stature they secretly envy.

And here comes the bard. Somebody who in the 20th century would have been called an “organic intellectual,” whose task is to use their own art and culture to make the powerful shine. The bard is subtler than the sycophant, and can even afford a superficially critical attitude, because his role is not to confirm the narrative of the powerful point by point (there's already servants and sycophants for that), but to validate it by taking it completely for granted, and to distract attention from the problems, with a highly erudite discussion of some insignificant detail.

So, while the AI guys are wooing investors with fairy tales of sentient machines and the elimination of workers, sorry, the transcending of work, the bard doesn’t get into the substance of the matter, but instead interviews artificial intelligence. This is what Walter Veltroni, a seasoned Italian politician, did just last week. From someone like him I would have expected, if not more dignity, at least better timing. Interviewing an Artificial Intelligence is so fall-winter 2023.

The bard is more insidious than the sycophant, because he doesn’t take a stand for or against. He merely includes the narrative of power in the “cultured” debate.

If power speaks of next-generation nuclear power, the servant will shout from the rooftops that solar and wind power are outdated; the sycophant will point out that the green area around the plant is ideal for a family picnic.

The bard, on the other hand, will wax emphatically about how the cooling towers might inspire a XXI-century Wordsworth to compose a modern version of Tintern Abbey

The digital bard, with all his erudition, has nothing specific to say, but he says it with refined words and high-sounding quotes. His task is not to discuss or refute, but to undermine any serious debate by taking the narrative of power for granted and constructing a seemingly scholarly discussion on completely marginal details.

And in this, Veltroni has done his job. The very act of “interviewing” an automatic text generator, and choosing to do so on issues that would be profound if he were talking to a human being and not to a rhetorical mirror, is the most devastating weapon one could bring to bear in support of the millenarian delusions of the digital braggarts.

If the role of public intellectual still has any meaning, Veltroni’s puff piece is a complete betrayal of that role, it is the subjugation of culture to the interests of those who have no culture whatsoever, but are awash in money.

While actual experts have pointed out since forever how harmful it is (and whose interests it really serves) to anthropomorphize a technology like so-called "Artificial Intelligence", Veltroni just waltzes in and interviews "AI" on the meaning of life. It doesn’t matter that the obviously "AI" has nothing to say on the matter. What matters is that a text generator suddenly comes across as something you can actually “talk” to about such a topic.

Veltroni could have truly played the intellectual and discussed the point of a European Union willing to chase after the United States in a speculative bubble. He could have talked about the problems of using Artificial Intelligence in the professions, in the media, and in education.

He could even have played the left-wing intellectual and spoken of oligopolies and rent-seeking, of techno-feudalism, of the political role of Artificial Intelligence in dismantling the bargaining power of labor.

He could have talked about all of this and much more.

Instead, he chose to play the cheerleader for the nouveau riche braggarts, and in doing so, I believe he has established his place in the hierarchy where Leonardo Sciascia listed men, half-men, little men, ass-kissers, and windbags.

I have an idea.

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Bentornato @lastknight!


youtu.be/pACV5dgF1Ng?si=MIRqSL…

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Il primo zero-day costruito con l’AI: Google sventava un attacco di massa con exploit generato da LLM
#CyberSecurity
insicurezzadigitale.com/il-pri…


Il primo zero-day costruito con l’AI: Google sventava un attacco di massa con exploit generato da LLM


Si parla di:
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Per la prima volta nella storia documentata della cybersecurity, un gruppo criminale ha utilizzato un modello di intelligenza artificiale per identificare una vulnerabilità zero-day sconosciuta e trasformarla in un exploit funzionante, pianificando di impiegarla in un evento di compromissione di massa. Google Threat Intelligence Group (GTIG) ha svelato la scoperta l’11 maggio 2026, descrivendo quella che potrebbe essere un punto di svolta nell’evoluzione delle capacità offensive dei threat actor.

La scoperta: un exploit scritto da un LLM


Il team GTIG di Google ha identificato uno script Python contenente un exploit per una vulnerabilità zero-day in un popolare strumento open source di amministrazione web. La falla, un bypass dell’autenticazione a due fattori (2FA), permetteva a un attaccante in possesso di credenziali valide di aggirare completamente il secondo fattore di autenticazione, aprendo la strada a un accesso non autorizzato su larga scala.

Ciò che ha immediatamente attirato l’attenzione degli analisti non era tanto la vulnerabilità in sé, quanto le caratteristiche stilistiche e strutturali del codice che la implementava. Lo script presentava una serie di indizi inequivocabili della sua origine artificiale:

  • Docstring educativi estremamente dettagliati: ogni funzione era accompagnata da commenti esplicativi esaustivi, in uno stile tipico degli output di Large Language Model addestrati su repository di codice open source e documentazione tecnica.
  • Un punteggio CVSS “allucinato”: lo script includeva una valutazione CVSS autogenerata ma non corrispondente a nessuna voce esistente nel National Vulnerability Database — un errore tipico di un modello che genera informazioni plausibili ma non verificate.
  • Formato Pythonic “da manuale”: la struttura pulita, la classe _C per i colori ANSI, i menu di aiuto dettagliati e la coerenza stilistica riflettono il pattern caratteristico degli output di modelli come GPT-4 o Gemini quando invitati a scrivere strumenti di sicurezza.

GTIG ha valutato con alta confidenza che un modello di AI sia stato utilizzato sia per scoprire la vulnerabilità che per costruire l’exploit, pur non avendo prove che il modello specifico impiegato fosse Gemini di Google.

La natura della vulnerabilità: logica semantica, non memoria


Uno degli aspetti più rilevanti della scoperta riguarda la tipologia della vulnerabilità stessa. Non si trattava di un classico bug di memory corruption (buffer overflow, use-after-free) né di un problema di input sanitization — le categorie che i fuzzer tradizionali e gli strumenti SAST (Static Application Security Testing) sono progettati per individuare.

La falla era invece un difetto logico semantico ad alto livello: un’assunzione di trust codificata nella logica di enforcement del 2FA, che permetteva a un flusso di autenticazione specifico di saltare la verifica del secondo fattore. Questo tipo di vulnerabilità richiede una comprensione profonda della logica applicativa e dei suoi presupposti impliciti — un dominio in cui i modelli di linguaggio di grandi dimensioni, addestrati su enormi corpus di codice e documentazione, mostrano capacità emergenti superiori agli strumenti di analisi statica convenzionali.

La scoperta conferma ciò che molti ricercatori ipotizzavano ma temevano di veder concretizzato: i modelli AI possono identificare classi di vulnerabilità che sfuggono sistematicamente agli strumenti automatizzati tradizionali.

L’evento pianificato: compromissione di massa sventata


Secondo GTIG, il threat actor aveva pianificato di utilizzare l’exploit in un mass exploitation event — un attacco opportunistico su larga scala verso tutti i sistemi vulnerabili esposti su internet. La proactive discovery da parte di Google ha permesso di interrompere la catena prima che l’exploit venisse utilizzato in produzione.

Google ha lavorato con il vendor del software colpito per la divulgazione responsabile della vulnerabilità e il rilascio di una patch correttiva, senza rivelare pubblicamente il nome dello strumento interessato per limitare il rischio di sfruttamento da parte di altri attori durante la finestra di patching.

Il quadro più ampio: AI e cybercrime state-sponsored


L’incidente non è isolato: il report GTIG del maggio 2026 documenta una tendenza sistematica all’adozione di strumenti AI da parte di gruppi APT nation-state. In particolare:

  • Cina: operatori state-linked stanno sperimentando sistemi AI per la vulnerability hunting automatizzata e il probing di target — essenzialmente automatizzando il processo di ricognizione e identificazione delle superfici di attacco.
  • Corea del Nord (APT45): il gruppo sta utilizzando AI per processare migliaia di exploit check in bulk e arricchire il proprio toolkit, accelerando significativamente i tempi di sviluppo di nuove capacità offensive.
  • Gruppi criminali non-state: come dimostrato da questo episodio, anche attori privi di risorse statali hanno ormai accesso a capacità di sviluppo exploit AI-assisted tramite modelli commerciali o open source.

Il democratizzazione degli strumenti AI abbassa significativamente la barriera tecnica per lo sviluppo di exploit sofisticati, storicamente appannaggio di gruppi con risorse e competenze elevate.

Due righe per i difensori


Questa scoperta accelera un dibattito che era rimasto per lungo tempo teorico: se gli attaccanti usano AI per trovare vulnerabilità, i difensori devono adottare gli stessi strumenti con ancora maggiore urgenza. Alcune considerazioni pratiche:

  • Rivedere i programmi di bug bounty per includere vulnerabilità logiche e di flusso che i tool tradizionali non rilevano, premiando i ricercatori umani e AI-assisted che identificano difetti semantici.
  • Implementare AI-assisted code review nel ciclo di sviluppo, in particolare per la logica di autenticazione e autorizzazione — le aree dove i difetti semantici sono più probabili e più gravi.
  • Monitorare i pattern di accesso MFA con particolare attenzione ai bypass del secondo fattore, anche in presenza di credenziali valide.
  • Aggiornare tempestivamente tutti gli strumenti di amministrazione web esposti su internet, indipendentemente dalla loro percezione come “strumenti minori”.

Il primo zero-day AI-generated documentato in natura non segna la fine di un’era, ma l’inizio di una nuova fase nella corsa agli armamenti digitali. Le organizzazioni che non integreranno AI nei propri processi di difesa si troveranno strutturalmente svantaggiate rispetto a avversari che già la impiegano sistematicamente per attaccare.


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Eurovision e Israele, l'inchiesta del New York Times: un milione di dollari, l'EBU che non vuole vedere e la Rai che resta


Il governo Netanyahu ha speso almeno un milione di dollari in marketing Eurovision

Cinquanta interlocutori, documenti interni dell’European Broadcasting Union, dati di voto mai resi pubblici. Il dossier ricostruisce come il governo di Benjamin Netanyahu abbia trasformato la gara canora più vista del mondo, 166 milioni di spettatori, in uno strumento di soft power. E come l’EBU, l’ente organizzatore, abbia scelto, sistematicamente, di non guardare.


@musica

Il post di @giuliocavalli

giuliocavalli.substack.com/p/e…

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Sfida Dewey: un gioco da bibliotecari/e – ossessioni e contaminazioni by francesco mazzetta
ossessionicontaminazioni.com/2…
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L'istanza mastodon.galileivr.org è la prima e l'unica istanza Mastodon scolastica italiana. Perché non ce ne sono altre?


Il social etico del Liceo statale Galileo Galilei di Verona, gestito da @carlo@mastodon.galileivr.org e da Fabio @rigoni, nasce da un progetto scolastico (“Benessere in Rete 2.0 - Mastodon ed al tre diavolerie”) e costituisce il primo progetto di questo genere in Italia.

Sarebbe bello se anche altri istituti potessero seguire l'esempio del Galilei, ma a quanto pare molte scuole sono più interessate ad aprire un account Instagram che ad intraprendere una strada complessa ma ricca di opportunità gli studenti e per tutta la comunità.

Speriamo che l'esempio del Liceo Galilei possa essere seguito da altre scuole, ma sarà importante che tutta la comunità del #Fediverso contribuisca a diffondere i valori di questo progetto a tutte le scuole che conoscono.

@fediverso

mastodon.galileivr.org/

#Mastodon #Galiverso

in reply to Piero Bosio

@pierobosio@soc.bosio.info grazie al software libero, le potenzialità messe oggi a disposizione della scuola sono praticamente infinite. Purtroppo una parte della società civile si impegna attivamente per ignorarle e farle ignorare.
La scuola forse è l'unica istituzione che potrebbe riuscire a dare il via a una rivoluzione gentile per far diventare il software libero lo strumento per consolidare il diritto alla conoscenza
in reply to macfranc

@macfranc
Sì. Sono passati 12 anni ed è cambiato poco o niente in Italia. Tuttavia merita riascoltarlo.

youtu.be/gdsd2L_pqs4

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Ho attivato l'integrazione tra il mio blog e il fediverso tramite il pugin ActivityPub. Sembra che tutto funzioni, salvo il fatto che sembra non si vedano i post vecchi del blog, nonostante ne abbia attivata la pubblicazione. Comunque se volete seguire il profilo del blog è @ilblogdichiara
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Google offre fino a 1,5 milioni di dollari a chi riesce a bucare un Pixel: nuove regole per i bug bounty


Google ha riformulato il proprio programma di bug bounty per i Pixel alzando significativamente le puntate. Chi riesce a dimostrare un attacco zero-click in grado di compromettere il chip di sicurezza Titan M2 con effetti persistenti sul dispositivo può ora aspirare a una ricompensa fino a 1,5 milioni di dollari. Più soldi per le vulnerabilità più pericolose La nuova struttura delle ricompense premia proporzionalmente la difficoltà e l'impatto dell'attacco scoperto. Un attacco […]
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Google ha riformulato il proprio programma di bug bounty per i Pixel alzando significativamente le puntate. Chi riesce a dimostrare un attacco zero-click in grado di compromettere il chip di sicurezza Titan M2 con effetti persistenti sul dispositivo può ora aspirare a una ricompensa fino a 1,5 milioni di dollari.

Più soldi per le vulnerabilità più pericolose


La nuova struttura delle ricompense premia proporzionalmente la difficoltà e l’impatto dell’attacco scoperto. Un attacco zero-click con effetti persistenti sul Titan M2 vale fino a 1,5 milioni; lo stesso attacco senza persistenza scende a 750.000 dollari. Al contrario, i bug semplici e facilmente replicabili hanno visto ridurre il proprio valore, anche perché l’avvento degli strumenti AI ha reso questo tipo di ricerca molto più accessibile.

Cambiamenti anche per Chrome e le vulnerabilità AI


La revisione coinvolge anche Google Chrome: chi dimostra un attacco full-chain in grado di compromettere completamente il browser può ricevere fino a 250.000 dollari. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, le vulnerabilità legate a prompt injection, manipolazione dei modelli e data leakage continuano a essere premiate con ricompense fino a 30.000 dollari.

Un messaggio di fiducia nel Titan M2


Alzare così tanto l’asticella sugli attacchi al Titan M2 manda un segnale preciso: Google è convinta che quel chip sia estremamente difficile da violare. La ricompensa record è al tempo stesso un incentivo per i migliori ricercatori di sicurezza e una dimostrazione pubblica della robustezza dell’hardware Pixel.

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Ricerca scientifica e intelligenza artificiale: quale futuro per la protezione di dati personali? Il convegno il 28 maggio al Foro Italico


La crescente disponibilità di dati e lo sviluppo di tecnologie digitali avanzate stanno trasformando profondamente il modo in cui viene condotta la ricerca scientifica, con particolare impatto nei contesti universitari, sanitari e biomedici.

L’incontro intende offrire spunti di riflessione e coordinate operative utili per affrontare le trasformazioni in atto, individuando principi comuni e modelli di governance applicabili ai diversi contesti della ricerca accademica, clinica e sanitaria.

Grazie a @m0r14rty per la segnalazione

uc-group.it/ricerca-scientific…

@aitech

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Latin Defense: un gioco open source per imparare il latino mentre si costruisce un impero


Latin Defense è un gioco open source per Android che unisce strategia e apprendimento del latino: espandete il vostro Impero Romano e imparate vocaboli conquistando nuove province.
blog.lealternative.net/2026/05…

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LLMorfismo: quando gli esseri umani arrivano a vedersi come modelli linguistici. L'articolo di Valerio Capraro su Computer e società


LLMorfismo è la convinzione distorta che la cognizione umana funzioni come un grande modello linguistico. Sostengo che l’aumento degli LLM conversazionali potrebbe rendere questo pregiudizio sempre più disponibile psicologicamente. Quando i sistemi artificiali producono un linguaggio simile a quello umano, le persone possono trarre un’inferenza inversa: se gli LLM possono parlare come gli esseri umani, forse gli esseri umani pensano come gli LLM. Questa inferenza è distorta perché la somiglianza a livello di output linguistico non implica somiglianza nell’architettura cognitiva. Tuttavia, l'LLMorfismo può diffondersi attraverso due meccanismi: il trasferimento analogico, mediante il quale le caratteristiche degli LLM vengono proiettate sugli esseri umani, e la disponibilità metaforica, mediante la quale il vocabolario degli LLM diventa un vocabolario culturalmente saliente per descrivere il pensiero. Distinguo LLMorfismo da meccanomorfismo, antropomorfismo, computazionalismo, disumanizzazione, oggettivazione,e teorie dell'elaborazione predittiva della mente. Ne delineo le implicazioni per il lavoro, l’istruzione, la responsabilità, l’assistenza sanitaria, la comunicazione, la creatività e la dignità umana, discutendo anche le condizioni al contorno e le forme di resistenza. Concludo che al dibattito pubblico potrebbe mancare metà del problema: la questione non è solo se attribuiamo troppa mente alle macchine, ma anche se stiamo cominciando ad attribuire troppo poca mente agli esseri umani. ma anche se stiamo cominciando ad attribuire troppo poca mente agli esseri umani. ma anche se stiamo cominciando ad attribuire troppo poca mente agli esseri umani.


arxiv.org/abs/2605.05419

@aitech

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📢 Siete pronti per il DevConf Italia?

🚩 A Pavia, il 7 e 8 Luglio del 2026, presso il Learning Space Cravino in Via Agostino Bassi 2 si terrà il primo convegno nazionale, a cadenza biennale, denominato Dev. Conference Italia.
Verranno affrontati numerosi temi quali: sicurezza, sviluppo applicazioni, didattica, fediverso, libertà e sovranità digitali che potete trovare sul programma.

@devconf@citiverse.it

Venite a scoprire di cosa parleremo, vi aspettiamo numerosi!

devconf.it

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Mercoledì alle 19.15 ci vediamo con @macfranc e @skariko sul canale YouTube di @BoostMediaAPS per una chiacchierata davvero interessante a tema #Fediverso , #Servizi , #News , #Divulgazione , #Alternative , #OpenSource e #Linux

Non potete mancare!

Canale BoostMedia APS 😉

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IL PAESE SICURO CHE ABBONDA DI SICUREZZA PRIVATA E ANTIFURTO

@news
*Sono terribilmente attratto dalla pubblicità. Non riesco a resistere, venendone irrimediabilmente attratto quasi dietro lo schermo del televisore – scomparso da tempo il tubo catodico – si nascondesse oggi una calamita capace di risucchiarmi.
L'articolo IL PAESE SICURO CHE ABBONDA DI SICUREZZA PRIVATA E ANTIFURTO

in reply to Rinaldo Giorgetti

@RinaldoGiorgetti nessuno è immune ai furti, ma dove c'è più da rubare c'è più rischio. Il surplus di ricchezza determinato dal semplice risparmio o dalla vera e propria tesaurizzazione, costituisce il principale elemento di attrazione per il ladro e ne determina il rischio.

La strategia più accorta è quella mitigare il risparmio e la tesaurizzazione o quantomeno non concentrarli in un unico punto di vulnerabilità.

A me dispiace per la vecchietta che nasconde i soldi della pensione o i gioielli dentro lo sciacquone, perché non ha gli strumenti per gestire il proprio surplus. Ma verso chi si fa rubare la collezione di Patek Philippe, la pinacoteca privata o la collezione di reperti archeologici non riesco a provare empatia

@news

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Lettera sample per avvicinare al Fediverso

@fediverso

ITALIAN TEXT - Ho tradotto in italiano questa lettera sotto licenza CC0, che viene da un sito olandese, un campione da personalizzare e inviare a aziende o organizzazioni che ci stanno a cuore e che vorremmo sul Fediverso.

----

**Oggetto: Una proposta per una presenza social più etica e indipendente**

Gentile team di **[NOME ORGANIZZAZIONE]**,

vi seguo da tempo tramite [INSERIRE SOCIAL, NEWSLETTER, CANALE]. Tuttavia, esplorando il vostro spazio digitale, ho notato una mancanza nella vostra comunicazione: per quanto riguarda i social media, vi state affidando esclusivamente a piattaforme gestite da grandi aziende tecnologiche (X, Facebook, Instagram, Bluesky, ecc.).

Vorrei porre la vostra attenzione sul **Fediverso**, una rete di piattaforme social indipendenti come Mastodon per il microblogging e gli annunci, e Pixelfed per le immagini.

Il motore del Fediverso è la decentralizzazione: singoli individui o organizzazioni possono gestire autonomamente i propri server di ogni dimensione; ciò significa che la rete non potrà mai cadere nelle mani di una singola grande multinazionale. Questo video lo spiega molto bene: [inserire link a video italiano sul fediverso: Elena Rossini o altri, possibilmente breve].
Qui invece, [inserire siti italiani con contenuti di approfondimento] potrete approfondire meglio il Fediverso.

La funzione interessante è che tutte le piattaforme all'interno del Fediverso (Mastodon, Pixelfed e PeerTube sono le più note), sono interconnesse tra loro. Ad esempio, un utente Mastodon può visualizzare i post di un utente PeerTube e rispondere direttamente. A mio avviso, questa è l'unica alternativa davvero etica alle grandi aziende che attualmente controllano i social media (e di conseguenza il flusso di informazioni per gran parte della popolazione mondiale!).

Queste aziende controllano l'algoritmo che determina ciò che gli utenti vedono sui loro siti. E dato che gran parte d'Europa si informa tramite i social media, tale influenza è estremamente significativa (fonte: [europa.eu/eurobarometer/survey…]()).

Inoltre affidarsi alle grandi realtà commerciali può arrecare danni, come è successo a [inserire nome e link di annuncio con azienda o associazione vittima di chiusura o shadowban] a cui è stato chiuso il profilo per [motivazione] e ne ha perso il controllo per [mesi, anni, sempre...]

Sono consapevole che solo una piccola percentuale della popolazione mondiale utilizzi il Fediverso e che, di conseguenza, possa sembrare una priorità minore per voi. Tuttavia, a causa delle crescenti preoccupazioni sui grandi produttori tecnologici, esiste un gruppo significativo di potenziali utenti — come me — che si rifiuta di usare ulteriormente quelle piattaforme e che guarderebbe con favore alle organizzazioni che scelgono di unirsi al Fediverso. La vostra realtà potrebbe essere in qualche modo un riferimento, quindi penso sarebbe di grande aiuto se consideraste Mastodon (o un'altra piattaforma del Fediverso) come un'alternativa a pieno titolo. (Anzi, la migliore alternativa!). Il cambiamento deve pur iniziare da qualche parte... e immagino che voi ne sappiate qualcosa.

Inoltre, lo sforzo richiesto è minimo: tutto ciò che condividete sui social media commerciali può essere condiviso anche su Mastodon. Esistono persino servizi a pagamento che facilitano questo compito, come [publer.com/]() e [buffer.com/mastodon]().

Spero che prenderete in considerazione questo passo per rendere la fruizione di informazioni nel mondo un po' meno dipendente dalle grandi aziende tecnologiche che antepongono sempre più il profitto all'etica!

Un cordiale saluto,


[NOME]----

#fediverso #italiano #lettera #petizione


I have written a sample letter that you can use to invite organizations to join the #Fediverse.

The letter is shared under a #CC0 license. Feel free to copy, adapt and send it to organizations that still rely on #BigTech.

Thanks to @danie1 for the English translation.

Replies to this post will also appear as comments under the blog post.

bammerlaan.nl/posts/Example_le…

#OpenSource #SocialMedia #mastodon #decentralisation #PublicSpaces #x #threads #bluesky #DigitalSovereignty #ActivityPub #AntiTrust


in reply to Scimmia di Mare

@Madmonkey Neanch'io - a me piacerebbe un sacco portare qui loro - sensonaturale.com - fanno cosmetici solidi, il più possibile sostenibili, parlano apertamente di cruelty free, sostenibilità ambientale, prodotti naturali, argomentazioni che per le varie multinazionali di estrema destra sono diventate scomode. Anzi, per loro lo sono sempre state. Ma le piattaforme commerciali le hanno sfruttate per diversi anni come attività performativa.

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'Dalla terra al mare': il doc sulla Flotilla per Gaza ora in streaming


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Come una richiesta casuale a ChatGPT ha portato a una svolta nella matematica


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"Il più grande disastro nella storia della privacy dei dati degli studenti": l'attacco hacker a Canvas mostra il pericolo della tecnologia educativa centralizzata.


Giovedì pomeriggio, milioni di studenti di migliaia di università e scuole primarie e secondarie si sono visti bloccare l'accesso a Canvas, un software didattico onnicomprensivo che è diventato di fatto il fulcro di molti corsi. ShinyHunters, un gruppo di hacker specializzato in ransomware, ha violato i sistemi informatici della società madre di Canvas e, a quanto pare, ha rubato "miliardi" di messaggi e avuto accesso ai dati di oltre 275 milioni di persone . Il gruppo ha inoltre bloccato l'accesso a Canvas per gli studenti.

404media.co/the-biggest-studen…

@informatica

@scuola


'The Biggest Student Data Privacy Disaster in History': Canvas Hack Shows the Danger of Centralized EdTech


Thursday afternoon, millions of students at thousands of universities and K-12 schools were locked out of Canvas, a piece of catch-all education technology software that has become the de facto core of many classes. ShinyHunters, a ransomware group, hacked Canvas’s parent company and apparently stole “billions” of messages and accessed more than 275 million individuals’ data, according to the hacking group. The group also locked students out of Canvas.

Later Thursday, Instructure, which makes Canvas, was able to mostly put Canvas back online; it is not clear if the company paid a ransom or not. The breach demonstrates the danger in centralizing the educational and personal data of millions of students in a single service. Canvas is essentially a portal where teachers post assignments and lectures, have discussion boards, and students can message with each other and their teachers and connect with other pieces of education tech software.

Instructure noted on an incident update page that the stolen data includes “certain personal information of users at affected organizations. That includes names, email addresses, student ID numbers, and messages among Canvas users.” Instructure also noted that it was breached twice—once on April 29 and again on Thursday.

Soon after the hack, I called up Ian Linkletter, a digital librarian specializing in emerging education tech, to talk about the implications of the breach. Linkletter has worked in education tech for 20 years and over the last few years has become known for exposing privacy concerns in Proctorio, a remote test proctoring software that rose to prominence during the early days of the COVID-19 pandemic. Linkletter was sued by Proctorio but eventually the case was dropped.

Linkletter told me the Canvas hack is “the biggest student data privacy disaster in history” in part because of its scale and the sensitive nature of what was stolen. This is my conversation with Linkletter, which has been lightly condensed.

404 Media: What do we know about the hack so far?
Linkletter:
At about 1:20 PM [Pacific, Thursday], people started posting screenshots to Reddit of this breach message that they got. Some institutions were cautioning people to change their passwords if they were logged in, right now it just seems like people are in panic mode, some senior administration at schools are in meetings talking about whether they need to cancel finals next week. It’s just the implications are on everything because schools are reliant on this learning management system for everything—communications, grading, finals, everything.

In your email to me, you said you've worked in EdTech for 20 years and you said this is the biggest student data privacy disaster in history. I'm curious what sort of made you frame it that way.
I supported Blackboard [a similar piece of tech] way back in the day and I supported Canvas from about 2017 to 2022 when I worked at the University of British Columbia. And what I was there for when we switched to Canvas in 2017 was the shift from like these scrappy little self-hosted learning management system apps that would be on Canadian servers to this centralized, all eggs-in-one basket faith in a U.S. tech company. This idea that our data would be just as safe with them as it was when we had it. And because this move to the cloud happened so suddenly about 10 years ago, all of a sudden data got centralized. The only way that I can think of that this type of hack where everything went down, where so much was stolen would be if Instructure had access to everybody's data, which doesn't seem necessary. For it to be just so widespread across every customer is something that, like, [we’ve] never seen before.

Because the contents of messages got leaked, it’s really easy for phishing attacks to get customized. Like, Canvas got hacked [...] and continuing our conversation type of thing, you can get some really personal information from people. And that's also new.

I can also imagine messages between students and teachers to be pretty sensitive.
I supported instructors that used Canvas. And so I would hear these stories like, and they're on like the professor’s subreddit and stuff too, like students are telling you that people died [to explain absences]. There's personal circumstances, medical circumstances, accessibility accommodations, disputes, sexual assault allegations, like all sorts of stuff would be getting reported to the instructor using Canvas. If that information is out across hundreds of millions of people, there's a lot of harm that's going to happen.

What will you be kind of monitoring as this plays out?
My biggest concern right now is monitoring the institutional response. I feel very strongly that students should have been warned about this like days ago. And it just took this second hack where students got something in their face notifying them that really made schools respond. So I believe that students need to be warned or else they're going to get harmed. And the longer schools wait to tell students about what’s going on, even the little that they know, the more stress and chaos and potential risk to student privacy and safety is at stake.


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Più di 120 firme di professori e ricercatori, di tutte le discipline - tra firmatari iniziali e adesioni successive, per la lettera aperta scritta con Walter Quattrociocchi sulla necessità di un'opera di alfabetizzazione seria e rigorosa sulle reali capacità dell'intelligenza artificiale generativa. key4biz.it/parliamo-dellai-ma-…
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Posso annunciare le date della Sci-Fi Universe 2027: 16 e 17 gennaio, Peschiera del Garda. È la convention annuale di scienza e fantascienza che co-organizzo (in piccola parte) insieme allo Stargate Fanclub Italia attivissimo.me/sci-fi-universe…
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Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Terza puntata.


Alcuni giorni fa sono incappato per caso in un post con il quale un account che non conoscevo comunicava di avere l'abitudine di bloccare tutti coloro che scrivessero post più lunghi di 500 caratteri. Solo io penso che, allo stesso modo, avrebbe potuto scrivere che non intedeva interagire con chi talvolta indossasse i pantaloni neri o con chi bevesse latte a colazione?

Indosso quasi sempre pantaloni neri, a colazione di solito bevo latte, inoltre spesso scrivo post ben più estesi di 500 caratteri. Per gentilezza mi sono dunque premurato di provvedere al blocco dell'account sconosciuto per risparmiargli la fatica; dopo di che, come mio solito, mi sono scatenato nelle mie elucubrazioni tossiche.

§

Sono nel Fediverso dal 2022, non ricordo esattamente da quando: prima di piantare le radici in Poliversity.it mi ero iscritto a Livello Segreto, in epoche in cui progettavo di sbirciare per qualche mese e poi andarmene.
Invece sto ancora resistendo dopo quattro anni.

Dal 2022 mi è capitato di bloccare per sfizio soltanto l'account sconosciuto di cui sopra, mentre blocchi ragionati sono stati quelli rivolti al bridge verso il malefico Bluesky, a qualche dannoso spammer, e ad appena due altri account. Questi due altri account sono dunque LE eccezioni.

Eccezioni: ecco la parola magica. Due account talmente insopportabili e ingestibili da indurmi ad assicurarmi che non potessero interagire con i miei post.

Se erano eccezioni, qual è stata la normalità? Se non ho piacere di vedere un account mi limito a silenziarlo. Il silenziamento è elegante: lascia agli altri la libertà di navigare, leggere, cercare, informarsi. Il blocco, invece, è una violenza, in quanto limita l'orizzonte di chi blocchiamo.

Un Fediverso in cui tutti bloccassero tutti sarebbe un Soliverso. Il Soliverso non sarebbe interessante.

§

Concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche e #silenziamento.
Non cito alcuna community.1

Arrivederci alla prossima riflessione tossica.

1 Il mio admin d'istanza @macfranc mi chiede di citare la sua community @fediverso che amministra e modera personalmente. Questa è un'eccezione che posso concedermi: una community nel cui admin ho fiducia. Non posso che accontentarlo, senza che ciò confuti le mie pensate tossiche delle prime due puntate.

Questa voce è stata modificata (4 giorni fa)
in reply to Trames Venenosus

chi blocca gli account che scrivono più di 500 caratteri dimostra quella che probabilmente è solo ignoranza twittercentrica: non esiste un solo software nel Fediverso oltre a Mastodon che limiti i post a una quantità piccola e ispirata alla lunghezza standard di Twotter moltiplicata per due...

Che dire, è un po' come se qualcuno abituato a esprimersi con frasi da massimo 6 parole decidesse di tapparsi le orecchie ogni volta che sente parlare una persona scolarizzata...

in reply to informapirata ⁂

@informapirata @luca Le mie elucubrazioni sono tossiche solo per gioco: non scatenatevi!
Le scrivo in ricordo di una divertente rubrica di stoncature che tanti anni fa Roberto Cotroneo gestiva sulla rivista L'Espresso.
Cotroneo evidenziava solo gli aspetti negativi di opere letterarie, a volte incuriosendo e facendo venire in realtà voglia di leggerle.
Allo stesso modo sottolineo in modo schezoso il lato tossico di certi pensieri, ma solo per riflettere un po'.

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Trames Venenosus

Anche il blocco è un tema a cui tengo particolarmente: per esigenze tipo "no al testo lungo, no alle foto..." sono d'accordo che basta il mute; ma se un utente inizia a mandare materiale pedo usando l'hashtag kids, a quel punto là non è che il mute sia sufficiente; tu non lo vedresti ma lui riempirebbe il fediverso di spazzatura comunque. Su questo, ci sono varie liste blocco di istanze problematiche e il bello è che non è obbligatorio. Ci sono. Tu scegli se importare quei csv nella tua istanza o no.

Io non ritengo il blocco come una violenza, ma come un confine; nel momento in cui arrivasse uno che dicesse tipo "l'accessibilità è inutile, è una stronzata, mettere gli alt nelle immagini è una rottura di palle", lì io non ho margine di dialogo con quella gente là, sarebbe come se pensassi di dare un bacio con la lingua a una palla di fuoco convinta che l'amore possa riparare la mia faccia dalle ustioni. Rendo l'idea? Io non voglio permettere di cercare, leggere quello che scrivo, a gente che deliberatamente è contraria ai miei valori. Sproloquia pure, ma non farlo davanti a me. E se c'hai un'istanza singola dove scrivi solo tu, da me non entri se sei un omofobo-razzista-abilista-demmerda.

Micolcosta reshared this.

in reply to Trames Venenosus

Appena detto... Ho bloccato uno con cui ho perso tempo a spiegargli che l'AI può essere anche utile per le persone con disabilità... Mi ha dato della venduta alle big tech e secondo te?
Il blocco e il mute però hanno un problema nel fediverso, rispetto ai social centralizzati: se uno ha voglia di romperti le tole, puoi bloccarlo; ma lui se è uno competente a livello tecnico, si può creare un'istanza in self-hosting e farsi tutti gli utenti che vuole. Lo blocchi nel dominio triccotracco.net? Si compra il .com ... o i sottodomini... Certo non dura all'infinito ma può farti passare un brutto quarto d'ora.
in reply to Micolcosta

@Micolcosta A differenza delle altre piattaforme, sul fediverso abbiamo tre strumenti: il blocco, il silenzio, e il filtro (quest'ultimo presente su mastodon, sugli altri servizi non ho approfondito). A seconda delle esigenze che hai, puoi anche decidere che quella parola chiave può esserti mostrata come avviso sui contenuti, e leggi solo se ti va di farlo. Invece dagli altri social, ti tocca sorbirti tutto.
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Con lo smart working possibile taglio alle emissioni di CO2 del 75%


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ACCIPIGNA! E CHI L'AVREBBE MAI DETTO?????

marieclaire.it/attualita/news-…

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ANNUNCIAZIO' 📣🌳

Qualcunə sapeva che bolliva in pentola, ma finalmente con i Lecciofanti siamo usciti allo scoperto!

CHIAMIAMO IL #FEDIVERSO A RACCOLTA!

Stiamo costruendo un piccolo vivaio collettivo a #Pisa per combattere la desertificazione della città e del Monte, passando dalle decine alle centinaia di alberi piantati, ma ci servon soldini per l'irrigazione! 💧

Aiutateci donando qui! C'è anche un regalino per voi! 🎁
paypal.com/pools/c/9oPd2FIm3S

Preghiera di massima diffusione! 🌳🔁

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Amica che lavora in AWS conferma che tra gli ingegneri del software sui colleghi (lo è anche lei) l'uso dell'AI genera mostri.

Ingegnere sbarbino: "L'AI mi ha risolto il problema in un secondo!"

Lei (team lead): "Bene, e come funziona la soluzione?"

IS: "Non lo so, ma funziona!"

Lei: "E chi lo manuterrà questo codice che non si sa come funzioni?"

Così a ripetizione. 🍿

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La giornalista Hannah Natanson minacciata e perseguitata dal regime di Trump ha vinto il Pulitzer. Il post di Roberto Saviano


"La giornalista del Washington Post Hannah Natanson è stata minacciata, trascinata in tribunale e ha visto l’FBI perquisire casa sua all’alba, sequestrandole telefono, computer e strumenti di lavoro. Non era l’indagata. Era la giornalista.

La sua “colpa” sarebbe questa: aver raccontato come l’amministrazione di Donald Trump, con Elon Musk e il progetto DOGE, volesse smantellare lo Stato dall’interno. Tagli, epurazioni, licenziamenti via mail comunicati all’improvviso, agenzie svuotate, servizi pubblici indeboliti, migliaia di lavoratori espulsi e la macchina pubblica trasformata in un laboratorio ideologico.

Quel lavoro, costruito con oltre mille fonti federali, protette e ascoltate, oggi ha vinto il Pulitzer Prize per il Public Service, il riconoscimento più importante del giornalismo americano.

Il Pulitzer ha premiato proprio questo: aver squarciato il velo di segretezza sulla demolizione del governo federale, raccontandone con precisione il caos e le conseguenze reali e tangibili sulla vita di milioni di persone.

Mentre il potere intimidiva, lei indagava. Mentre cercavano di spaventarla, lei continuava a pubblicare.
Mentre provavano a zittirla, il suo lavoro faceva luce.
Il giornalismo non è un crimine. Il giornalismo è luce nel buio."

t.me/valigiablu/4540

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Il Garante per la protezione dei dati personali partecipa alla Race for the Cure, l’iniziativa di Komen Italia

Il 7 e 8 maggio, al Circo Massimo, all’interno del Villaggio della Salute, il #GarantePrivacy sarà presente con uno spazio informativo dedicato al diritto all’oblio oncologico. Sarà un’occasione aperta a tutti per ricevere informazioni e orientamento su come esercitare tale diritto nei confronti di banche, assicurazioni, datori di lavoro e nell’ambito delle procedure di adozione

@Privacy Pride

gpdp.it/home/docweb/-/docweb-d…

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Gli USA stanno usando le leggi sull'immigrazione come arma per mettere a tacere la stampa. Di nuovo - PAYWALL


L'amministrazione Trump sta prendendo di mira innanzitutto i giornalisti non cittadini, ma non si fermerà qui.

Se potesse, esilierebbe qualsiasi giornalista americano che osasse indagare su Trump e i suoi alleati.

nytimes.com/2026/05/04/world/a…

@giornalismo