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Il caso OVH, quando il Canada sfida la sovranità digitale UE: i rischi per i nostri dati


@Informatica (Italy e non Italy 😁)
Un tribunale canadese ha ordinato a OVHcloud di consegnare dati di clienti archiviati in Europa, creando un conflitto con il diritto francese e mettendo alla prova la sovranità digitale europea. Un caso in cui non è la geografia dei

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it.finance.yahoo.com/notizie/l…

evidentemente per i mercati bombardare sta diventando sempre più un segno di debolezza, incapacità e impotenza più che di forza...la forza è il rifugio degli incompetenti.



📣 #IscrizioniOnline, tra pochi giorni si potrà presentare la domanda per il I e il II ciclo di istruzione, per i percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) e per le scuole paritarie che, su base volontaria, aderiscono alla modalità tele…



Perché c’è scazzo politico sulla multa di Agcom a Cloudflare. E i Big del Web stanno tutti con Prince

Per vedere altri post come questo, segui la comunità @Informatica (Italy e non Italy 😁)

Grandinata di opinioni sul caso Agcom - Cloudflare destinato a diventare politico e forse persino di rilievo internazionale. Ben poche le voci a difesa della

in reply to Informa Pirata

la questione è tutt'altro che banale, per diversi motivi. Il primo sono i confini giurisdizionali, l'altro è la presenza di attori transnazionali talmente grandi e potenti da poter addirittura tener testa, se non oltre, a Governi nazionali.

Informa Pirata reshared this.

in reply to Informa Pirata

Re: Perché c’è scazzo politico sulla multa di Agcom a Cloudflare.


@informapirata@poliverso.org @informatica@feddit.it forse il caso non può restare informatico perchè da quel lato li non siamo in grado di risolverlo:
1. basare un sistema Paese su un unico servizio CDN è "particolare" nel 2026;
2. sentirsi minacciati proprio perchè presente il punto 1 è "particolare" nel 2026.

Il sonno profondo degli ultimi ventanni in ambito informatico, ogni tanto si fa sentire e salta fuori come un macigno, ma nessuno se ne preoccupa.

PS: durante quel sonno, gli altri facevano cose come Cloudflare.

Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)

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in reply to admin

@admin infatti il caso non ha se non collateralmente un rilievo tecnico informatico, ma ha soprattutto un rilievo politico.
Il problema però è diventato anche informatico e infrastrutturale, perché la possibilità di utilizzare servizi alternativi a Cloudflare non è certamente indolore e immediata
in reply to Informa Pirata

Re: Perché c’è scazzo politico sulla multa di Agcom a Cloudflare.


@informapirata@poliverso.org appunto, però in un mondo ideale, il caso dovrebbe stare sul piano informatico, non dovrebbe arrivare a diventare un caso politico.

Ogni Big si fa forte del suo perchè ha ormai la certezza di giocare su uno scenario completamente drogato (di necessità). E la droga gliel'abbiamo data un po' tutti (gli Stati, l'Italia, l'Europa), dormendo allegramente sonni profondissimi.
Poi a novembre 2022, si è insorti dal letargo con in mano strumenti impressionanti (fatti da altri e incomprensibili, nel funzionamento, per la maggiorparte).

in reply to admin

@admin che negli ultimi 20 anni ci sia stato un accentramento su pochi soggetti di gran parte dei servizi è evidente. Penso al cloud, AWS, Google... attori sovranazionali potentissimi e ricchissimi ma, soprattutto, sempre più strategicamente necessari.


Proteste in Iran, violenza e diplomazia: la crisi si allarga


@Notizie dall'Italia e dal mondo
Mentre la leadership iraniana cerca di contenere le manifestazioni e gli Stati Uniti lanciano minacce, le restrizioni alle comunicazioni imposte dalle autorità rendono difficile accertare il numero reale di morti e feriti. Alcuni parlano di mille uccisi, altri di centinaia
L'articolo



LA PACE

Da bambino, quando guardavo i film western, ci credevo.
Credevo al messaggio del trionfo della civiltà sull’uomo selvatico, alla sconfitta del male di fronte al bene rappresentato dall’uomo bianco emblema del buono, del giusto, del forte e simbolo di una civiltà da sostenere per lo sviluppo della società moderna.
Non avevo capito che ci stavano educando alla sopraffazione del debole, alla guerra di espansione, al furto di un continente e delle sue risorse, e alla necessità di sterminare gli indiani per defraudarli di un loro diritto, della loro terra, della loro stessa vita.
E non avevo neppure capito che quella era una lotta impari, che avrebbe sopraffatto i veri proprietari di quel posto, che avrebbe annientato una cultura preziosa, uccisi degli uomini, cancellato il diritto all’esistenza di quella gente.
Pensavo, nella mia infantile innocenza, che americani e indiani fossero atavici nemici, ma che un bel giorno avrebbero finalmente fumato il calumet della pace e convissuto assieme felici e amici.
Mi era sembrato addirittura che i cowboy erano i legittimi proprietari dell’America "scoperta" da Colombo, e che gli indiani stessero tentando, con i loro obsolescenti mezzi, e la loro turpe straniera cattiveria, di scacciarli via per impossessarsene.
Non avevo capito che il messaggio che insinuavano era che loro sono i nostri nemici, e che vanno combattuti e uccisi. Che non ha importanza nient’altro tranne il fatto che sono cattivi a prescindere. Che sono i nostri nemici e basta, perché a noi conviene.
Non avevo capito niente, e oggi non è cambiato niente.
La tecnica degli arroganti è rimasta invariata. È sempre la stessa. D’altronde, squadra vincente non si cambia.
Per loro squallido tornaconto invadono, uccidono, colonizzano, sporcano con le loro mani insanguinate ogni obiettivo che possa recare loro vantaggio, ricchezza, potere. E i nemici sono sempre quelli la cui cultura è diversa: vietnamiti, iraniani, cinesi, yemeniti, palestinesi, russi.
Senza alcun ritegno mandano loro gli eserciti fin dentro casa, al fine di depredarne le risorse, e poi gridano al pericolo nucleare, al terrorismo, alla minaccia di invasione, al terzo conflitto mondiale, come se il vero pericolo fosse chi li subisce, e non loro.
Con la crudeltà che ostentano senza la benché minima dignità.
Senza la minima compassione per i vinti, per i morti, per i parenti e gli affetti dei morti. Senza alcun principio morale, senza la minima etica, senza un barlume di umanità.
È un mostro ingannevole e avido di denaro, questa Babilonia che fagocita diritti e deboli, demolisce al suo passaggio qualunque cosa che per lei sia un disvalore. Vite umane, case, affetti, pace.
Distrugge tutto, saccheggia tutto, uccide tutti.
E noi ci siamo dentro.
Alcuni, addirittura compiacenti; molti invece ignari che diamo loro appoggio permettendo che da qui partano armi, denaro, droni della morte, ospitando basi e inferni nucleari che servono a combattere guerre che non ci appartengono. Missili, soldati, aerei, morti sulla coscienza.
La globalizzazione evidentemente doveva servire a questo. Era il disegno che gli antiglobalisti avevano capito subito. Doveva servire a diradare nel nostro popolo e in tutti i popoli la luce dell’orgoglio nazionalista, a demolire il muro dello sciovinismo, la nostra sovranità, anche la nostra italiana dignità, tutto a vantaggio della loro supremazia, per celebrare questa occidentale servitù verso il più forte, verso il più ricco, verso il più potente che ci avrebbe resi finalmente liberi grazie a una discutibile — perché perversa — forma di democrazia, che libera di una libertà che incatena.
E che annulla la nostra cultura, la nostra individualità, le nostre singolari peculiarità, la nostra autodeterminazione. La nostra economia, il nostro prodotto interno, la nostra industria, il nostro commercio, la nostra agricoltura, il nostro artigianato.
Eravamo servi ieri con i western, sostenendo la logica dell’invasione, siamo servi oggi.
E intanto la gente muore, le case crollano sotto le bombe, il Papa prega, i sacerdoti riuniscono i fedeli in preghiera mentre noi contribuiamo con i nostri acquisti al mercimonio delle armi da inviare.
Con le famiglie piegate in due dal carobollette.
Ogni centesimo in più di aumento sui prodotti di consumo equivale a una pallottola che uccide una persona, ogni litro di benzina a un respiro che si spegne, ogni fiamma della caldaia a due occhi sbarrati per sempre, fissi nell’istante della fine; mentre noi, sonnolenti e abulici, sosteniamo gli sciacalli, senza riflettere su quanto sia vile far finta di niente, quanto sia incredibile veder sprecati tutti questi soldi per creare strumenti di dolore e di morte, e non, invece, medicina e sanità, istruzione e lavoro, serenità e pace, mentre tutto il mondo muore ucciso.
Dalla guerra, dalla fame, dalla cattiveria, dalle avidità, dall'egoismo, dal dolore.
Tutto questo è stomachevole, rivoltante.
E poi andiamo a letto con la coscienza sporca, ma pulita.
Perché il servo, quando è servo, fa il bene solo se obbedisce.
Mi viene in mente una citazione , stupenda, di Bonhoeffer: a forza di obbedire, tu sarai obbediente anche agli ordini del demonio.
Più che una frase, un’amara, facile profezia.

Game Over - Digital Photo





La premessa è che, essendo io contrario a qualunque forma di carcerazione, a qualunque limitazione della libertà personale—che non fosse motivata da un'urgenza rieducativa necessaria all'inserimento sociale—la liberazione dei detenuti in Venezuela mi rende felice.
Ciò che mi lascia perplesso, però, è il silenzio del passato. Non un articolo di indignazione per questi detenuti, non una riga, una presa di posizione pubblica del Governo Meloni, non una chiara condanna nei confronti di un tiranno che teneva segregati degli italiani nelle sue carceri.
Oggi, invece, dopo la discutibile perché efferata azione di guerra di Trump, che ha visto sì la deposizione di un despota, ma ci ha anche mostrato la sproporzione di forza che ha lasciato a terra, morti, un centinaio di uomini, l'entusiasmo è tutto per il "cambio di regime" che ha permesso finalmente la rottura dei ceppi, il taglio delle catene che teneva legata questa povera gente dietro le sbarre venezuelane.
Ora, lungi da me qualsiasi giudizio al riguardo (ho letto poco e conosco ancor meno i motivi della loro detenzione, così come sconosco il perché del silenzio del Governo), non appare strano che se ne parli, ora e con trionfalismo, lasciando il sospetto che se ne stia parlando solo per giustificare la protervia e l'arroganza americana che ha dimostrato con i suoi metodi violenti?
Se questi italiani erano ingiustamente reclusi nelle galere venezuelane, perché non si è fatto nulla per liberarli? Perché, essendo Maduro un despota e un tiranno, non si è mai disegnata la loro carcerazione come una prigionia politica?
Si tace, invece, quasi che il fine — cioè quello della libertà e della democrazia a tutti i costi— giustificasse l'aggressione americana, quasi la legittimasse perché, come si è visto, Maduro era un personaggio da arrestare, da perseguire, da deporre per la sua tirannide.
Non so se è così, ma a me sembra così.
Personalmente avrei preferito che, chi se ne sarebbe dovuto occupare prima con gli strumenti della diplomazia, oggi scrivesse chiaramente che, pur non rispettando il metodo di guerra che ha consentito il cambio di guardia del Venezuela —perché non è condivisibile—, si è felici per la liberazione dei detenuti italiani per i quali non si è fatto, o non si è potuto fare, niente o poco, prima.
Possibile che si debba sempre preferire la mendace propaganda alla sincerità politica?
Non so, forse mi sto sbagliando a pensare tutto questo.
Ma il dubbio che si stia tentando di spacciare un'azione da perdente (perché tale è qualsiasi atto di violenza), lascia la bocca amara.
Come se ci fosse qualcosa da chiarire, e che non verrà chiarito.

#venezuela #detenuti #italianidetenuti #governo #trump #politica #pensieri



Dalla Libia al Sudan, dalla Somalia allo Yemen: le ambizioni globali degli Emirati


@Notizie dall'Italia e dal mondo
L'intervento dell'Arabia Saudita nello Yemen ha imposto un primo stop alla strategia degli Emirati che puntano ad estendere la propria influenza militare ed economica nella penisola arabica e nel Corno d'Africa
L'articolo Dalla Libia al Sudan,



ALBERTO TRENTINI È LIBERO!


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/01/alberto…
Alberto Trentini è stato liberato e attualmente si trova nell’ambasciata italiana a Caracas. Un aereo è già partito da Roma per riportarlo a casa insieme a Mario Burló. Riportiamo le parole dell’Avv. Alessandra Ballerini: “Alberto finalmente è libero!!! Questa è la notizia che aspettavamo da



It’s Not a Leica, It’s a Lumix


There’s an old adage in photography that the best camera in the world is the one in your hand when the shot presents itself, but there’s no doubt that a better camera makes a difference to the quality of the final image. Among decent quality cameras the Leica rangefinder models have near cult-like status, but the problem is for would-be Leica owners that they carry eye-watering prices. [Cristian Băluță] approached this problem in s special way, by crafting a Leica-style body for a Panasonic Lumix camera. Given the technology relationship between the Japanese and German companies, we can see the appeal.

While the aesthetics of a Leica are an important consideration, the ergonomics such as the position of the lens on the body dictated the design choices. He was fortunate that the internal design of the Lumix gave plenty of scope for re-arrangement of parts, given that cameras are often extremely packed internally. Some rather bold surgery to the Lumix mainboard and a set of redesigned flex PCBs result in all the parts fitting in the CNC machined case, and the resulting camera certainly looks the part.

The write-up is in part a journey through discovering the process of getting parts manufactured, but it contains a lot of impressive work. Does the performance of the final result match up to its looks? We’ll leave you to be the judge of that. Meanwhile, take a look at another Leica clone.


hackaday.com/2026/01/08/its-no…



The Time Clock Has Stood the Test of Time


No matter the item on my list of childhood occupational dreams, one constant ran throughout: I saw myself using an old-fashioned punch clock with the longish time cards and everything. I now realize that I have some trouble with the daily transitions of life. In my childish wisdom, I somehow knew that doing this one thing would be enough to signify the beginning and end of work for the day, effectively putting me in the mood, and then pulling me back out of it.

But that day never came. Well, it sort of did this year. I realized a slightly newer dream of working at a thrift store, and they use something that I feel like I see everywhere now that I’ve left the place — a system called UKG that uses mag-stripe cards to handle punches. No it was not the same as a real punch clock, not that I have experience with a one. And now I just want to use one even more, to track my Hackaday work and other projects. At the moment, I’m torn between wanting to make one that uses mag-stripe cards or something, and just buying an old punch clock from eBay.

I keep calling it a ‘punch clock’, but it has a proper name, and that is the Bundy clock. I soon began to wonder how these things could both keep exact time mechanically, but also create a literal inked stamp of said time and date. I pictured a giant date stamper, not giant in all proportions, but generally larger than your average handheld one because of all the mechanisms that surely must be inside the Bundy clock. So, how do these things work? Let’s find out.

Bundy’s Wonder


Since the dawn of train transportation and the resulting surge of organized work during the industrial revolution, employers have had a need to track employees’ time. But it wasn’t until the late 1880s that timekeeping would become so automatic.
An early example of a Bundy clock that used cards, made by National Time Recorder Co. Ltd. Public domain via Wikipedia
Willard Le Grand Bundy was a jeweler in Auburn, New York who invented a timekeeping clock in 1888. A few years later, Willard and his brother Harlow formed a company to mass-produce the clocks.

By the early 20th century, Bundy clocks were in use all over the world to monitor attendance. The Bundy Manufacturing Company grew and grew, and through a series of mergers, became part of what would become IBM. They sold the time-keeping business to Simplex in 1958.

Looking at Willard Le Grand Bundy’s original clock, which appears to be a few feet tall and demonstrates the inner workings quite beautifully through a series of glass panels, it’s no wonder that it is capable of time-stamping magic.

Part of that magic is evident in the video below. Workers file by the (more modern) time clock and operate as if on autopilot, grabbing their card from one set of pockets, inserting it willy-nilly into the machine, and then tucking it in safely on the other side until lunch. This is the part that fascinates me the most — the willy-nilly insertion part. How on Earth does the clock handle this? Let’s take a look.

youtube.com/embed/kCpWF5UXfQ4?…

Okay, first of all, you probably noticed that the video doesn’t mention Willard Le Grand Bundy at all, just some guy named Daniel M. Cooper. So what gives? Well, they both invented time-recording machines, and just a few years apart.

The main difference is that Bundy’s clock wasn’t designed around cards, but around keys. Employees carried around a metal key with a number stamped on it. When it was time clock in or out, they inserted the key, and the machine stamped the time and the key number on a paper roll. Cooper’s machine was designed around cards, which I’ll discuss next. Although the operation of Bundy’s machine fell out of fashion, the name had stuck, and Bundy clocks evolved slightly to use cards.

Plotting Time


You would maybe think of time cards as important to the scheme, but a bit of an afterthought compared with the clock itself. That’s not at all the case with Cooper’s “Bundy”. It was designed around the card, which is a fixed size and has rows and columns corresponding to days of the week, with room for four punches per day.
One image from William Le Grand Bundy's patented time clock.An image from Bundy’s patent via Google Patents
Essentially, the card is mechanically indexed inside the machine. When the card is inserted in the top slot, it gets pulled straight down by gravity, and goes until it hits a fixed metal stop that defines vertical zero. No matter how haphazardly you insert the card, the Bundy clock takes card of things. Inside the slot are narrow guides that align the card and eliminate drift. Now the card is essentially locked inside a coordinate system.

So, how does it find the correct row on the card? You might think that the card moves vertically, but it’s actually the punching mechanism itself that moves up and down on a rack-and-pinion system. This movement is driven by the timekeeping gears of the clock itself, which plot the times in the correct places as though the card were a piece of graph paper.

In essence, the time of day determined the punch location on the card, which wasn’t a punch in the hole punch sense, but a two-tone ink stamp from a type of bi-color ribbon you can still get online.

There’s a date wheel that selects the row for the given day, and a time cam to select the column. The early time clocks didn’t punch automatically — the worker had to pull a lever. When they did so, the mechanism would lock onto the current time, and the clock would fire a single punch at the card at the given coordinates.

Modern Time

Image via Comp-U-Charge
By the mid-century, time clocks had become somewhat simpler. No longer did the machine do the plotting for you. Now you put them in sideways, in the front, and use the indicator to get the punch in the right spot. It’s not hard to imagine why these gave way to more modern methods like fingerprint readers, or in my case, mag-stripe cards.

This is the type of time clock I intend to buy for myself, though I’m having trouble deciding between the manual model where you get to push a large button like this one, and the automatic version. I’d still like to build a time clock, too, for all the finesse and detail it could have by comparison. So honestly, I’ll probably end up doing both. Perhaps you’ll read about it on these pages one day.


hackaday.com/2026/01/08/the-ti…



The Issue With Wii U Gamepads and How to Clone Them



The Wii U running Mario Kart with the Gamepad duplicating the main screen. (Credit: MattKC, YouTube)The Wii U running Mario Kart with the Gamepad duplicating the main screen. (Credit: MattKC, YouTube)
How hard would it be to clone the Wii U gamepad, the quirky controller with its unique embedded screen? This is the question that [MattKC] faced as he noticed the complete lack of Wii U gamepad replacements from either Nintendo or third-parties, leading him down the rabbit hole of answering said question.

Although unloved and even despised in compared to the Nintendo Wii, the Wii U was a solid system in its own right. One of its interesting additions was the gamepad controller, whose screen games used for features like a private screen during multiplayer and 3DS-like map screens. Its main weakness is however that the Wii U gamepad was considered an irreplaceable part of the console, which is obviously not fun if your gamepad breaks and your console along with it.

The Wii U console and gamepad communicate via 5 GHz 802.11n WiFi, but in order to deter other parties from simply hopping onto the access point, Nintendo slightly obfuscated this WiFi standard. Specifically the WPA authentication was modified by a byte swap in the PTK, rendering every existing WiFi stack incompatible with the Wii U.

Vanilla Wii U running on Windows 10 with the network pipe in a Linux VM. (Credit: MattKC, YouTube)Vanilla Wii U running on Windows 10 with the network pipe in a Linux VM. (Credit: MattKC, YouTube)
Knowing this, the key is to use a platform that allows one to pre-break WPA in a similar fashion, such as is possible on e.g. Linux and BSD. Along with the use of the hilariously insecure WPS that is triggered when the gamepad’s sync button is pressed, this enables one to connect a modified Linux system to a Wii U console. After this the console starts sending h.264 (AVC) encoded video to the ‘gamepad’, and a binary packet can be sent back with the controller inputs.

Suffice it to say that this finding was immediately turned into a GitHub project called Vanilla Wii U, that enables a Steam Deck to be used as a gamepad, as well as any Linux – and presumably BSD – system with a compatible WiFi adapter. This latter point is key, as the non-standard authentication method has to be bypassed in software. This means for example that an un-modded Nintendo Switch cannot be used either.

The technical challenges combined with the systems relatively low popularity explain why third-party gamepads never appeared. However, now that the Wii U is a retro console, these efforts are essential for keeping these consoles working. We’d love to see the PlayStation Portal get modded into being a Wii U gamepad, since it’s basically a more limited clone of the same concept.

youtube.com/embed/jlbcKuDEBw8?…


hackaday.com/2026/01/08/the-is…

Elischeva reshared this.



The Unreasonable Effectiveness of the Fourier Transform


The Fourier transform

A talk, The Unreasonable Effectiveness of the Fourier Transform, was presented by [Joshua Wise] at Teardown 2025 in June last year. Click-through for the notes or check out the video below the break for the one hour talk itself.

The talk is about Orthogonal Frequency Division Multiplexing (OFDM) which is the backbone for radio telecommunications these days. [Joshua] tries to take an intuitive view (rather than a mathematical view) of working in the frequency domain, and trying to figure out how to “get” what OFDM is (and why it’s so important). [Joshua] sent his talk in to us in the hope that it would be useful for all skill levels, both folks who are new to radio and signal processing, and folks who are well experienced in working in the frequency domain.

If you think you’ve seen “The Unreasonable Effectiveness of $TOPIC” before, that’s because hacker’s can’t help but riff on the original The Unreasonable Effectiveness of Mathematics in the Natural Sciences, wherein a scientist wonders why it is that mathematical methods work at all. They seem to, but how? Or why? Will they always continue to work? It’s a mystery.

Hidden away in the notes and at the end of his presentation, [Joshua] notes that every year he watches The Fast Fourier Transform (FFT): Most Ingenious Algorithm Ever? and every year he understands a little more.

If you’re interested in OFDM be sure to check out AI Listens To Radio.

youtube.com/embed/9k1Wu69Gw4w?…


hackaday.com/2026/01/07/the-un…



Un “momento di grazia in cui si esprime il nostro essere uniti al servizio della Chiesa”. Così il Papa ha definito il suo primo Concistoro straordinario, nell’omelia della messa presieduta nella basilica di San Pietro all’inizio della seconda e ultim…


Dolore e cordoglio per la morte di mons. Domenico Graziani, arcivescovo emerito di Crotone-Santa Severina, scomparso ieri all’età di 84 anni a Calopezzati (provincia di Cosenza e diocesi di Rossano-Cariati) arriva da tutta la regione.


Sono fruibili i calendari 2026 dell’Ordinariato Militare, quest’anno dedicati a Salvo D’Acquisto. Realizzati dalla Fondazione Missio della Cei, ogni anno le edizioni riservate alla chiesa castrense vengono ‘personalizzate’ nel frontespizio e nella co…


In occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco d’Assisi e nella prospettiva degli eventi giubilari per i 500 anni dalla promulgazione della bolla Religionis Zelus, con cui il 3 luglio 1528 Papa Clemente VII ha approvato la …


Leone XIV: “umanità affamata di bene e di pace”

“Lo spirito con cui vogliamo lavorare insieme è quello di chi desidera che nel Corpo mistico di Cristo ogni membro cooperi ordinatamente al bene di tutti, svolgendo con dignità e in pienezza il suo ministero sotto la guida dello Spirito, felice di of…



Talk the Plank! Returns this Saturday with Timothy Grady


January 7 – This Saturday, January 10th, Ohio’s Independent Gubernatorial Candidate Timothy Grady will be joining us for the newest episode of Talk the Plank!, the official podcast of the United States Pirate Party.

During our August 10th Pirate National Committee meeting, the board voted to endorse Grady’s campaign. While the Grady campaign is not strictly a Pirate campaign, the United States Pirate Party values honest campaigns, person-first agendas and anyone who fights for free and open. We were happy to endorse the gubernatorial campaign and are further excited to have Timothy Grady join this week’s episode, especially following the news of the Ohio Pirate Party’s ascension to the Pirate National Committee.

Be sure to check out his official campaign website, and don’t forget to tune in on Saturday at 9pmET! See you there!


uspirates.org/talk-the-plank-r…

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Pirates Assembly


International Pirates pay attention!
The 20th Council Meeting is coming: 30 – 31 January in Ljubljana. Participation is appreciated, discourse.european-pirateparty…

Online participation will be possible via:

europeanpirates.eu/streaming/

Read more about the event here:

discourse.european-pirateparty…


europeanpirates.eu/pirates-ass…

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Sesa, Reply, Engineering e non solo, ecco quali sono le principali WebSoft in Italia Mediobanca

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Nel 2024 il podio mondiale per ricavi è guidato da Amazon, seguita da Alphabet e Microsoft, con Meta e JD.com subito dietro. In Italia la classifica è guidata da SeSa,




𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐚𝐥 𝐅𝐎𝐒𝐒𝐎 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐀𝐍𝐂𝐄𝐋𝐋𝐈𝐄𝐑𝐀


Diversamente da quanto dichiarato da Manzi presidente Ama a Report il fosso c'è eccome (!) e l'acqua limpida vi scorre e non c'è solo la terra come dichiarava con tono sarcastico.

Hanno proseguito nel devastare la vegetazione ripariale.

Il letto il cui corso prosegue nell'area recintata non è visibile.

Le autorità competenti, alle quali torneremo a rivolgerci si muovano per fare tutte le verifiche sul corpo idrico esposto a movimentazioni di terre che hanno proseguito nella distruzione della vegetazione ripariale.

11 gennaio 2026

Video di Alessandro Lepidini Portavoce dell'Unione dei Comitati

#Ambiente #Ecologia #NoInceneritore #RifiutiZero #TutelaDelTerritorio #SalutePubblica #RomaPulita #Sostenibilità #CrisiAmbientale #Termovalorizzatore



Iraniane e iraniani hanno un coraggio che bisognerebbe metterli tutti/e di diritto negli Avengers.


Il prezzo della libertà in Iran.


noblogo.org/transit/il-prezzo-…


Il prezzo della libertà in Iran.


(193)

(I1)

In #Iran è in corso la più ampia ondata di proteste degli ultimi decenni, una sfida che assomiglia a una rivoluzione in divenire ma che non ha ancora prodotto la caduta del regime. Il potere degli ayatollah resta appeso alla forza degli apparati repressivi, che finora sono riusciti a contenere le piazze al prezzo di un’ulteriore frattura con la società.​

Le manifestazioni esplose tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 non sono più soltanto la risposta a un’economia in rovina, ma il rifiuto complessivo di un sistema politico–religioso percepito come irriformabile.

Dalle periferie povere alle grandi città, gli slogan chiedono apertamente la fine della Repubblica islamica e chiamano in causa la “Guida Suprema”, rompendo tabù che per decenni avevano tenuto insieme paura e rassegnazione.

L’elemento generazionale e femminile è centrale: giovani cresciuti nell’era digitale e donne stanche di un codice patriarcale imposto con la violenza, che non accettano più di tornare nell’invisibilità.​

La risposta del regime è stata brutale: centinaia di morti, migliaia di arresti, blackout di internet e un dispositivo repressivo che prova a spezzare non solo le proteste, ma i legami di fiducia che le alimentano. Ogni funerale trasformato in corteo, ogni video che trapela oltre i filtri della censura diventa il frammento di un racconto collettivo che sfugge al controllo del potere e alimenta un sentimento di appartenenza tra chi protesta in Iran e chi osserva da lontano nella diaspora.​

Dal punto di vista del potere, il sistema tiene ancora: le “Guardie Rivoluzionarie” restano compatte, i “Basij” sono operativi, non emergono rotture visibili nel vertice politico–religioso. Nelle dinamiche rivoluzionarie, il momento decisivo è quasi sempre la frattura dell’apparato coercitivo, e in Iran questa crepa non si è ancora aperta.

Per questo il Paese appare sospeso: troppo delegittimato per tornare a una stabilità di facciata, troppo strutturato militarmente perché la sola esplosione delle piazze basti a rovesciarlo nel breve periodo.​

(I2)

Su questo sfondo, gli Stati Uniti svolgono un doppio ruolo, interno ed esterno. Il presidente #Trump ha espresso sostegno ai manifestanti, parlando di un Iran che guarda alla libertà come mai prima e avvertendo #Teheran che un massacro non resterà senza conseguenze, messaggi amplificati dai leader dell’opposizione in esilio.

Allo stesso tempo, Washington calibra ogni parola, consapevole che un coinvolgimento troppo marcato rafforzerebbe la narrativa del “complotto straniero” con cui il regime cerca di delegittimare la protesta.​ Israele, a sua volta, osserva gli eventi da una posizione esistenziale: l’Iran è il cuore dell’“asse della resistenza” che alimenta #Hezbollah, le milizie sciite in Iraq, le forze filo–iraniane in Siria, parte delle dinamiche in #Gaza e il protagonismo degli Houthi nel Mar Rosso.

Teheran ha già minacciato che, in caso di azione militare americana, Israele e le basi statunitensi nella regione diventerebbero obiettivi legittimi, spingendo Tel Aviv ad alzare la soglia di allerta.

Per #Israele, la possibile trasformazione interna dell’Iran è insieme una promessa (l’indebolimento o il collasso del principale sponsor dei suoi nemici) e una fonte di rischio, nel caso il regime scelga la fuga in avanti militare per sopravvivere.​

Le conseguenze geopolitiche potenziali sono profonde. Un Iran post–teocratico ridisegnerebbe la mappa delle alleanze, indebolendo la rete degli sciiti, alterando gli equilibri in Libano, Siria, Iraq e Yemen e costringendo le monarchie del Golfo, Israele e le potenze globali a ripensare la sicurezza energetica e l’architettura di difesa regionale.

Al contrario, un regime che sopravvive, ma esce più isolato e violento potrebbe reagire con un’accelerazione del programma nucleare e un aumento dell’aggressività tramite milizie e attori non statali, trasformando la propria crisi interna in instabilità cronica sullo scacchiere mediorientale.​

Dietro questi scenari, però, c’è un livello più vivo, umano, che dà senso alla parola “rivoluzione” ancor prima che alle analisi strategiche.

Il regime iraniano è da anni uno dei più violenti al mondo nel disciplinare il corpo e la vita delle persone, e in particolare delle donne: dal velo imposto per legge alle punizioni fisiche e morali, dalla polizia morale alle carceri dove la violenza sessuale diventa strumento di intimidazione politica.

La rivolta che oggi attraversa le strade iraniane nasce anche da qui, dal rifiuto radicale di un sistema che pretende di controllare gesti, abiti, amori, opinioni, e che non esita a spezzare corpi e biografie per mantenere la propria presa sul Paese.​Quando ragazze giovanissime si tolgono l’hijab in pubblico, quando madri che hanno perso un figlio in piazza continuano a scendere a protestare, quando studenti e lavoratori rischiano il carcere pur sapendo che il prezzo potrebbe essere la vita, ciò che si consuma non è soltanto uno scontro tra Stato e cittadini, ma una rottura etica profonda tra società e potere.

È in questo abisso che la crisi iraniana diventa universale: al di là delle frontiere, parla di libertà di disporre del proprio corpo, di dignità, di rifiuto della violenza come linguaggio politico. Che il regime riesca o meno a salvarsi, il fatto che un’intera generazione abbia guardato in faccia la paura e abbia comunque scelto di scendere in strada indica che qualcosa, nel rapporto tra gli iraniani e il loro Stato, si è spezzato in modo irreversibile.​

E proprio da questo piano umano e sociale dipende il vero significato di ciò che sta accadendo: se domani la repressione avrà la meglio, resterà comunque nella memoria collettiva la prova che il monopolio della violenza non basta più a garantire la certezza del consenso; se invece, nel tempo, questa energia troverà una forma politica capace di sostenerla, allora le giornate di sangue di oggi saranno ricordate come l’atto fondativo di un nuovo Iran.​

#Iran #Medioriente #Geopolitica #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com





Ripopoliamo il #Fediverso


Cosa ne pensate di fare una petizione su un sito tipo change.org per chiedere a personaggi noti che ancora sono presenti solo sui social commerciali di avere una presenza REALE qui nel Fediverso?

Su Facebook seguivo diverse persone (Gianni Cuperlo, Vera Gheno, Matteo Bordone, per citarne un paio) che mi piacevano e che da un anno ormai non leggo più perché sono rimasti di là.

Tra l'altro sono tutte persone fortemente critiche verso quei social, i loro proprietari e l'attuale governo americano, quindi il fatto che scrivano lì e solo lì è davvero strano.

La petizione dovrebbe semplicemente dire loro che esiste un'alternativa ai social commerciali (il Fediverso, non questa o quella istanza, questa o quella piattaforma), che tante persone che li seguivano hanno abbandonato i social commerciali per i motivi che loro ben conoscono e vorrebbero poter continuare a seguirli di qua.

Senza colpevolizzare nessuno, senza proporre la cosa come un boicottaggio, dicendo solo che noi siamo qui e ci piacerebbe venissero anche loro.

Che ne pensate?

Vi chiedo il favore di condividere questo mio appello in modo da farlo circolare il più possibile.

#fediverso

in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

il problema principale del #fediverso è che ci sono pochi contenuti, banalmente, se cerco notizie da una testata giornalistica non la trovo, ovviamente smanettando un po' si potrebbe risolvere in qualche modo il problema e non sempre. Altro problema, il crearsi una propria istanza è costoso e implica la conoscenza di un po' di informatica quindi non proprio tutti non possono crearsi la propria istanza. Altro problema ancora , la totale assenza di contenuti frivoli, non tutti utilizzano i social per informarsi o interagire, c'è gente che apre i social solo per guardare fesserie tutto il sacro santo giorno, a noi queste cose possono fare schifo, ma l'utenza è anche questa per non dire la libertà.
Secondo me bisognerebbe partire da queste cose e poi tutto il resto. Poi se ti serve una mano per divulgare io ci sono, ma non so in che maniera
Questa voce è stata modificata (20 ore fa)
in reply to Peppe Namir (ジュゼッペ )

@Peppe Namir (ジュゼッペ )
Ma il mio invito a venire qui sarebbe rivolto a persone che creano contenuti utili, contenuti di qualità, ho fatto anche qualche esempio.

Non voglio mica coinvolgere i Fedez, Corona e Red Ronnie.

Fediverso reshared this.

in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

@fediverso @peppenamir Io sto cercando di portare qua Marco Stizioli di Diritti sessuali - dirittisessuali.it - lui però dice "su facebook e instagram c'è più traffico" e che ha i canali whatsapp e telegram, quando gli ho fatto l'obiezione che fb e insta gradualmente levano via tutti i contenuti sulla salute riproduttiva. Capiamoci, io non posso prendere le persone per i capelli e portarle qua. Anche perché, guardiamoci sul muso. Il fediverso è pieno di adulti. I ragazzini, target di certe informazioni che pubblica Marco e non solo, del fediverso nulla sanno. Ci sarebbe bisogno di movimento reale, nelle scuole. Se non fosse che la politica (educazione sessuale a parte) sta blindando pure quella.
in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹

guarda, secondo me è un illusione bella e buona, ognuno di noi ha una propria visione sulla "qualità dei contenuti". Per me un BarbascuraX fa contenuti di qualità, come diversa gente che vedo nei social commerciali. Ma il Fediverso è uno spazio libero, non puoi dire "tu non entri" perché i tuoi contenuti non mi piacciono, ma lasciamo stare questo. Contenuti di Qualità o no, creare contenuti costa tempo (molto tempo se si tratta di video) e soldi. Ora, se io faccio un contenuto di qualsiasi tipo mi pare ovvio che ho l'interesse ha mostrarlo a più gente possibile, e se ci ho speso tempo e soldi, se ci guadagno pure qualcosa diciamo che non dispiace, ed è li che si concentra tutto, cosa ci guadagnano i creatori di qualità a portare i propri contenuti sul fediverso? te lo dico io, poco o niente. Faccio un esempio , se faccio un video su youtube ho la sicurezza che qualcuno il video lo vede come la sicurezza che il mio video starà sulla piattaforma praticamente per sempre perché c'è google dietro, se io lo stesso video lo metto su un istanza peertube , può darsi che nessuno guardi il video, non si chi sta dietro all'istanza e in ogni caso oggi c'è domani chissà, quindi il mio video potrebbe non esserci domani, e se ci ho speso tempo e soldi, diciamo che la cosa dispiace non poco. Non fraintendermi, adoro il fediverso, ma mi devo anche mettere nei panni dei creatori di contenuti, e certi "bug" si devono risolvere o sbaglio?
in reply to Peppe Namir (ジュゼッペ )

mah credo che il fediverso non sia fatto per chi vuole guadagnare per i contenuti direttamente o da pubblicità (a meno di fare pubblicità nel video e trovare il modo di farsi pagare da un committente)
Per le metriche non so se le stelline bastano o se ci sono altri mezzi per valutare la visibilità e l'impatto
Per salire di follower, non è la piattaforma giusta per mancanza di algoritmi su cui far leva (è un male?)
1/
Questa voce è stata modificata (18 ore fa)
in reply to filobus

@peppenamir ma non si può voler uscire da certe logiche e voler rientrare nello stesso tempo
Quindi non è una piattaforma per tutti, il discorso qualità si genera da solo perché chi vuole esserci fa certe scelte
Che non lo facciano alcune persone forse ci può interrogare
(Poi si può migliorare ed è ok chiederselo)
/2
in reply to filobus

@peppenamir conosco gente che "guarda fesserie tutto il giorno", non credo che si voglia fare questo, qui, non credo che sia il posto giusto, e dico per fortuna perché mettere tutto insieme non ha molto senso imho, ma non è neanche questione di dire tu non entri, nessuno sta impedendo di entrare, non entrano perché non è il loro posto
Il messaggio iniziale era per fare entrare chi avrebbe un posto naturale qui, e sceglie di non cambiare
3/.
in reply to filobus

@filobus @fediverso @peppenamir Per via di fesserie, c'è pure la comunità /c/azzate su Feddit; ma per forza di cose, non ha molto traffico perché ha meno gente.
in reply to Elena Brescacin

@fediverso@forum.pierobosio.it ragazzi, io dico la mia, il Fediverso non è una democrazia dove il popolo decide chi entra e chi no, è uno spazio libero e aperto a tutti, almeno cosi credo che sia stato concepito. Libero significa aperto a tutti anche a quelli che non ci piacciono, se non capiamo questo concetto basilare è inutile fare discorsi di diffusione. Il fediverso è stato concepito in modo che sia il singolo utente ad avere il potere di decidere chi seguire o no, di conseguenza se a me piacciono i contenuti di un utente lo seguo altrimenti lo ignoro, è molto semplice, è ogni volta che voglio seguire i miei interessi basta andare sulla timeline "home" a casa mia dove non vengo disturbato. Ma se un utente piace vedere tipi di contenuti che a me non piacciono anche lui ha il sacrosanto diritto di farlo, e ovviamente entrambi ci dobbiamo rispettare a vicenda e questo è un altro paio di maniche, questa è libertà secondo me
in reply to Peppe Namir (ジュゼッペ )

@peppenamir @elettrona a me sfugge dove si è parlato di impedire qualcosa a qualcuno, magari non vedo dei post? (Blocchi o che)

Quel che ho letto è che qualcuno è interessato a far venire alcuni tipi di persone che diffondono contenuti interessanti, che è altra cosa dal dire non permettere ad altri di esserci

(Poi nel caso mi tolgo dal thread se i miei interventi causano solo "rumore" non costruttivo, nel caso scusate)

in reply to filobus

al momento nessuno impedisce a nessuno, ma se ad esempio un ragazzino viene qui nel Fediverso sicuramente si annoia da morire e sta sui social commerciali, ma è giusto per fare un esempio, ma tene faccio uno più estremo, se un leghista adulto viene qui nel fediverso e dice la sua, sono sicuro che verrà immediatamente messo da parte o attaccato, e credo sia normale che se ne torna su facebook o su twitter. Tutta li sta l'argomentazione, vuoi portare contenuti interessanti anche nel Fediverso? bene i creatori si contenuti vogliono un pubblico vasto e per avere un pubblico vasto il fediverso deve essere più aperto, o meglio deve avere un utenza più aperta, non so se mi sono spiegato @max@poliverso.org @elettrona@poliversity.it
in reply to Peppe Namir (ジュゼッペ )

@peppenamir @elettrona sì credo di sì ma insomma, non sono molto d'accordo
Non credo che Xhitter sia un mondo aperto, solo brutta gente e gente che "vuole esserci" e gente che non vuole cambiare
Per me non è un posto aperto, è un posto con molti utenti
Potrebbe volerci essere qua se ci fosse massa critica, ma per attirare più gente non attirerei fascisti o simili (che poi magari si possono aprire istanze loro se non l'hanno già fatto, magari non li vediamo perché non siamo federati)
in reply to filobus

nei social commerciali ci sta sia la gente buona che brutta, cosa che dovrebbe essere pure qui, solo che nei social commerciali c'è chi decide cosa farti vedere, qui nel Fediverso sei tu a decidere ed è questo il valore aggiunto, quel qualcosa in più del Fediverso stesso, non è un rifugio per gente che la pensa alla stessa maniera, almeno io credo di aver capito cosi @max@poliverso.org @elettrona@poliversity.it
in reply to Peppe Namir (ジュゼッペ )

@peppenamir @filobus Sì esatto. Il fediverso è un ambiente complesso che non ti impone niente. Tu decidi cosa vedere, quando, e se. Per via di "persone che la pensano nello stesso modo" però, più che pensiero è una questione di regole. Sarà molto difficile che Roberto Vannacci venga a iscriversi sulle istanze gestite dai Devol, o da LeAlternative, dove le regole chiedono di non postare messaggi razzisti, omofobi, e via dicendo. SPOILER: non essere d'accordo con il modo in cui alcuni vanno vestiti al pride, non è un pensiero omofobo. Dire "non siete normali perché non vi riproducete", invece, sì. Perciò uno che invece quel pensiero ce l'ha e tiene a esternarlo, farà alt-f4 o comando equivalente, non appena vede il regolamento. Però a differenza di Facebook, Vannacci può federare "ilmondoalcontrario .net" (esiste davvero) e scrivere da lì.
in reply to Peppe Namir (ジュゼッペ )

@peppenamir @filobus Io cerco sempre di spiegarlo così, il problema è che spesso mi guardano con gli occhi sgranati, come se parlare del rispetto delle regole fosse parlare dell'aglio a un vampiro. Proprio a quelli che il rispetto delle regole lo pretendono "obbedienza e disciplina" solo se è a vantaggio loro...
in reply to filobus

@filobus @fediverso @peppenamir Per quanto riguarda la presenza di estrema destra sul Fediverso, ce n'è e come. Addirittura tempo fa vidi un affare "national.social", penso che più chiaro di così, si muore.
Dobbiamo stare però attenti a cosa si intende per fediverso; il fediverso italiano non è mastodon uno, non è poliverso o poliversity, anche se sono le istanze più conosciute. Ma non lo definiscono. Qua tra noi c'è gente che scrive da friendica, da lemmy probabilmente, da altre istanze (anche a utenza singola) che si gestisce personalmente...
MastodonUno e Poliverso più poliversity, nonché diggita e feddit, sono gestite da due (o più) gruppi di volontari con un certo modo di vedere il mondo. Quindi è chiaro che uno con idee da estremista di destra, incel, suprematista bianco... se viene qua a dire "[gruppo a caso] è [parolaccia random] / non deve [diritto umano random]" credo che mandarlo via a calci nel chiulo sia un dovere civile. Se risponde così ai post nostri, però. Se uno del genere dall'istanza "colonizzatori.info" venisse a rispondermi su un mio thread con hashtag "musica" dove mi mettessi a condividere Freddie Mercury e insultasse il cantante in questione con termini omofobi, non starebbe violando le regole della propria istanza, ma quelle di quella a cui sarei iscritta io. Pertanto lui resterebbe libero di sputare addosso a Freddie nel resto del fediverso, ma io mi sarei avvalsa del diritto di segnalare all'amministratore della istanza in cui sono ospite, che l'ipotetico "colonizzatori punto info" è venuto a dare fastidio. E gli admin sono altrettanto liberi di dirgli "va fora dai piè", perché rispondono delle regole che loro stessi hanno all'ingresso dell'istanza.
Il fediverso è, o almeno cerca di essere, quanto più vicino al mondo reale che ci sia: la libertà mia, finisce dove inizia la tua. Come quando ci sono ristoranti o luoghi di lavoro che chiedono un certo codice di condotta nell'abbigliamento, se io vado vestito in tuta dove mi vogliono in giacca e cravatta, il problema non è la mia libertà.
I social commerciali invece ci hanno abituato a un senso di finta libertà in cui le "punizioni" sono anche loro finte, in cui non rispondi davvero delle cose che dici perché tanto, se l'algoritmo ti blocca, basta esprimersi con le stesse affermazioni ma parole diverse. Si perde automaticamente il senso del rispetto per lo spazio pubblico - poi naturalmente, se io mettessi foto del pride nell'ipotetico "colonizzatori.info", non sarebbe libertà, ma violazione (anche fatta apposta) delle loro regole. Su cui si può anche discutere ma se sono progressista, vado nelle istanze di estrema destra? A che pro?
Su Facebook e shitter si permettono di farlo, perché le regole del social commerciale sono là solo per far polvere.
in reply to filobus

ci troviamo d'accordo tranne su cosi sia la "qualità". Ci sono persone che fanno contenuti di qualità sui social commerciali, e credo che non si posterebbero da li per il semplice fatto che c'è più utenza, oltre in alcuni casi a guadagnarci qualcosa. Qui c'è gente che fa una scelta o scappa dai social commerciali. Altra piccola precisazione, molti sono convinti che gli algoritmi sono una cosa brutta, non è cosi, dipende dall'algoritmo, un algoritmo si può fare anche rispettando al massimo la privacy dell'utente.
in reply to Peppe Namir (ジュゼッペ )

@peppenamir sì non è mia intenzione discriminare sulla qualità, ma hai iniziato tu a parlare di "fesserie", il giudizio non è il mio e non ne avrei parlato
Poi di video di gente che va a sbattere la testa contro il palo non credo sia un problema se non ce ne siano quasi e quindi non venga chi li guarda
Video di qualità: ce ne sono certo, magari non è il mezzo giusto il fediverso, forse si può migliorare, ma lo metterei su altro thread, così come gli algoritmi (si è scelto di non averli)
in reply to Peppe Namir (ジュゼッペ )

@Peppe Namir (ジュゼッペ )

Gli esempi che facevo io però non sono riferiti a content creator commerciali.

Gianni Cuperlo commentava fatti accaduti, parlava di libri, faceva considerazioni sue, Vera Gheno è una linguista attivista transfemminista, sono persone che usano Facebook come se fosse il loro blog non per ricavarci dei soldi.

È chiaro che se vuoi campare (o anche solo arrotondare) facendo l'influencer il Fediverso non ti serve a nulla ma io non mi riferivo a loro.

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Disgustosi e prevedibili, Trump e i suoi accoliti squadristi, per difendersi dall'assassinio di Renee Nicole Good, che ha suscitato l'indigrazione nazionale, pongono l'accento sui pronomi usati dalla poetessa sulla sua pagina Instagram.
Renee Nicole Good era sposata con Rebecca Good; è la donna che si vede e si sente parlare nei numerosi video della sparatoria.
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Oltre il razzismo c'è di più, che evidentemente accomuna gli orribili intenti del presidente pazzo e dell'ICE (che lo rappresenta appieno, veterano* assassino compreso): le posizioni omofobe nei confronti di chi vive la propria vita liberamente, senza lasciarsi condizionare da ideologie e dall'ignoranza.

"Renee Nicole Good era una moglie, una madre, una poetessa, una cantante, un membro della comunità LGBTQI+ e una cittadina degli Stati Uniti", hanno dichiarato i 12 copresidenti del Congressional Equality Caucus in una dichiarazione congiunta pubblicata sabato. I rappresentanti statunitensi Openly-LGBTQI+ hanno chiesto un'indagine completa, trasparente e aperta sulla sparatoria."

(*) il veterano di guerra —Jonathan Ross— che ha ucciso Renee Nicole Good ha subito anche una denuncia penale per l'aggressione di un uomo accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia, all'epoca dei fatti sedicenne.

cbsnews.com/news/renee-good-ki…



Franco Basaglia – Dove gli occhi non arrivano
freezonemagazine.com/articoli/…
Gorizia/Basaglia e Trieste/Basaglia sono due binomi fondamentali e rivoluzionari nel percorso della psichiatria italiana e non solo. Franco Basaglia, psichiatra e promotore della chiusura dei manicomi in Italia, esercitò la professione medica anche in queste città, che furono teatro del suo percorso umano e professionale e che portarono alla legge n.180. Gorizia gli


[2026-01-16] Dirty waters @ Laboratorio Giù dall'Arca


Dirty waters

Laboratorio Giù dall'Arca - via nicolò dall'arca 43/f
(venerdì, 16 gennaio 19:30)
Dirty waters

Dirty waters

Venerdì 16 gennaio

Giulia Mioli voce - Alberto Bario chitarra - Davide Blamdamura basso

dirty waters

I Dirty Waters nascono dall’incontro della passione per il Blues e la musica africano-americana in generale di Alberto Bario, e la vocalità versatile e prorompente di Giulia Mioli.

Dopo aver mosso i primi passi nell’hinterland ascolano, i due hanno affinato le loro prospettive e sono pronti per il grande salto nella metropoli.

Le rozze armonie chitarristiche del Bario, prontamente estruse da un amplificatore autocostruito modellato su quelli usati nel delta negli anni '50, unite alle acrobazie ruggenti della Mioli, accompagnati dal basso di Davide Blandamura, faranno del loro meglio per trascinare l’ingnaro spettatore nelle umide e fumose atmosfere dei peggiori Juke Joint del sud degli State, il tutto allo scopo di solleticare gli strati più profondi della corteccia celebrale primitiva non ancora anestetizzata da Instagram

ingresso con tessera ARCI - ARCIGAY E UISP

Apertura tesseramento e convivialità ore 19,30

Inizio live dopo

Contributo artistico libero


balotta.org/event/dirty-waters



[2026-01-10] LIA - Documentario anti-psichiatrico @ Socs26


LIA - Documentario anti-psichiatrico

Socs26 - Via Celoria 22
(sabato, 10 gennaio 15:00)
LIA - Documentario anti-psichiatrico
Proiezione del documentario anti-psichiatrico “Lia” (27min) e chiacchiera pazzesca a seguire in SOCS.

Sabato 10/1, 15:00, Via Celoria 26


puntello.org/event/lia-documen…



[2026-01-14] Gruppo di lettura Bucefalo | Fisica della malinconia, Gospodinov @ Associazione Allons Enfants


Gruppo di lettura Bucefalo | Fisica della malinconia, Gospodinov

Associazione Allons Enfants - piazzale Martini 11, 20137
(mercoledì, 14 gennaio 18:30)
Gruppo di lettura Bucefalo | Fisica della malinconia, Gospodinov

ciao! questa volta leggiamo di narrativa, e abbiamo scelto Fisica della malinconia di georgi gospodinov. ci vediamo sempre nella sede dell'associazione allons enfants, in piazzale martini n. 11, alle ore 18.30. caricheremo le dispense online, così se vuoi puoi leggerle prima, e chi vuole ne ha bisogno o preferisce potrà partecipare da remoto.

come le altre volte: leggiamo, chiacchieriamo e facciamo merenda assieme. per qualsiasi cosa scrivici! a presto


puntello.org/event/gruppo-di-l…



[2026-01-17] NOSPEED NOPUNX 2 @ Villa Occupata


NOSPEED NOPUNX 2

Villa Occupata - Via Litta Modignani 66
(sabato, 17 gennaio 19:00)
NOSPEED NOPUNX 2
In occasione dell'uscita del primo disco dei Cranial Putrefaction, "Occhio Per Occhio", abbiamo dato vita alla seconda edizione del No Speed No Punx fest, evento totalmente D.I.Y.

parteciperanno:


  • Cranial Putrefaction
  • EDDIExMURPHY
  • Taglio
  • Apoptosi
  • E due band di giovanissimi dalla Slovenia: Disarmament e Menmendas.

Ringraziamo i regaz di villa occupata per averci dato l'occasione, e tutte le band presenti.

Non mancate

Porta la distro, lascia a casa il cane

per info o banchetti:

villafregna(at)bruttocarattere.org


puntello.org/event/nospeed-nop…




Un’élite eversiva si è impadronita dei governi di quasi tutti i Paesi occidentali. I suoi emissari nei governi considerano i propri cittadini come nemici da estinguere mediante pandemie, guerre, carestie e criminalità. Sono decenni che i globalisti orgogliosamente rivendicano la paternità dei progetti di depopolamento, nel silenzio complice della stampa mainstream e di tutte le istituzioni civili e religiose. E se i crimini della farsa psicopandemica e le frodi dell’emergenza climatica sono ormai innegabili, appare ormai evidente che il comparto da eliminare è proprio quello dell’agroalimentare, oggi troppo parcellizzato e quindi poco controllabile a livello globale.

Il Mercosur è un trattato di libero scambio con Argentina, Brasile, Bolivia, Paraguay e Uruguay a seguito del quale l’Europa sarà invasa da alimenti prodotti da coltivazioni o allevamenti non sottoposti alle nostre ferree regole sanitarie. La sua approvazione costituisce un attacco all’agricoltura, agli allevamenti, alla pesca e alla salute dei cittadini europei, che avrà come risultato la distruzione del tessuto socioeconomico di intere Nazioni e la dipendenza alimentare dalle multinazionali del settore, tutte riferibili ai fondi di investimento BlackRock, Vanguard e StateStreet che stanno saccheggiando le terre agricole.

L’asservimento dei governanti agli interessi dell’élite globalista è ancor più evidente dinanzi alla pianificazione della sostituzione etnica, perseguita allo scopo di cancellare l’identità religiosa, culturale, linguistica ed economica degli Stati e poter meglio controllare le masse. Da Starmer a Macron, da Rutte a Sanchez, dalla von der Leyen alla Meloni, la sorveglianza totale è ormai in fase di realizzazione e diventerà irreversibile con l’introduzione della valuta digitale e l’obbligo dell’ID univoco per l’accesso ai servizi essenziali.

Esprimo quindi il mio pieno sostegno alle manifestazioni di protesta degli agricoltori e degli allevatori europei e britannici, in queste settimane fatti oggetto di una vera e propria persecuzione spietata e ingiustificata. Auspico che i cittadini diano pieno appoggio a queste categorie particolarmente colpite, anzitutto acquistando direttamente da loro ciò che producono, perché è grazie alla loro presenza che possiamo mangiare in modo sano ed evitare alimenti ultraprocessati o geneticamente modificati. Invito a boicottare le aziende della grande distribuzione che sostengono il Mercosur e penalizzano la produzione interna.

L’Unione Europea è un’associazione eversiva criminale: essa non può essere “cambiata dal di dentro”, va semplicemente rasa al suolo.

Arcivescovo Carlo Maria Viganò