Leone XIV: “umanità affamata di bene e di pace”
“Lo spirito con cui vogliamo lavorare insieme è quello di chi desidera che nel Corpo mistico di Cristo ogni membro cooperi ordinatamente al bene di tutti, svolgendo con dignità e in pienezza il suo ministero sotto la guida dello Spirito, felice di of…
I titoli mariani nella nota «Mater populi fidelis»
Mater Populi fidelis, la nota dottrinale su alcuni titoli mariani, pubblicata dal Dicastero per la dottrina della fede e approvata da papa Leone XIV, costituisce un intervento magisteriale che riguarda non solo il dibattito mariologico accademico degli ultimi decenni, ma anche le esperienze mistiche e i movimenti spirituali che da molti anni postulano di introdurre ufficialmente i titoli di Maria «corredentrice» e «mediatrice» di tutte le grazie[1]. La notasi esprime sull’adeguatezza di tali titoli, ma innanzitutto cerca di spiegare che l’importanza e la bellezza della cooperazione di Maria all’opera della salvezza di Dio non dipende da queste denominazioni o appellativi; anzi, esse potrebbero offuscare la fede cattolica in quella che è la Madre di Gesù e la Madre nostra.
Il card. Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, nella Presentazione della nota, sottolinea che «non si tratta di correggere la pietà del popolo fedele di Dio, che riscopre in Maria rifugio, forza, tenerezza e speranza, quanto soprattutto di valorizzarla, riconoscerne la bellezza e promuoverla». D’altro lato, la valorizzazione della pietà mariana esige a volte dei chiarimenti da parte del magistero della Chiesa, per «mantenere il necessario equilibrio che, all’interno dei misteri cristiani, deve stabilirsi tra l’unica mediazione di Cristo e la cooperazione di Maria all’opera della salvezza» (n. 3).
Le radici bibliche e patristiche della devozione mariana
Le diverse forme della devozione mariana nascono e si sviluppano nella Chiesa grazie al senso della fede del popolo credente e alle esperienze spirituali di santi e mistici. La nota, però, offre un ampio approfondimento biblico, che rappresenta uno degli assi portanti del documento. Essa fa notare, innanzitutto, che Maria può essere considerata il «testimone privilegiato» dei fatti dell’infanzia e della vita di Gesù. Nel prologo del suo Vangelo, Luca parla di testimoni oculari che hanno trasmesso gli avvenimenti «fin da principio» e, tra questi testimoni, «risalta Maria, protagonista diretta del concepimento, della nascita e dell’infanzia del Signore Gesù» (n. 7). La devozione mariana, pertanto, non è un’aggiunta tardiva ai racconti evangelici, ma è radicata nella testimonianza apostolica stessa, poiché Maria fu testimone oculare degli eventi salvifici, dall’Annunciazione alla Pentecoste.
La partecipazione di Maria all’opera salvifica di Cristo è attestata dalle Scritture, che presentano l’evento salvifico come promessa nell’Antico Testamento e compimento nel Nuovo. Il documento menziona il cosiddetto «Protovangelo», cioè Gen 3,15, dove «già si intravede Maria», perché «lei è la Donna che partecipa alla vittoria definitiva contro il serpente» (n. 5). Questa lettura mariologica, consolidata nella Tradizione, spiega perché Gesù si rivolga a Maria con l’appellativo «donna» sia a Cana (Gv 2,4) sia sulla scena del Calvario (Gv 19,26). Non si tratta di un semplice titolo di cortesia, ma di un preciso riferimento alla donna che «schiaccerà la testa» (Gen 3,15) all’antico serpente, o, quantomeno, alla donna la cui generazione o stirpe avrebbe schiacciato definitivamente la testa del male. Così si indica il ruolo che Maria svolge «insieme a Lui [Gesù], nell’“ora” della Croce» (n. 5).
La scena sotto la croce, con Maria, le altre donne e il discepolo prediletto (cfr Gv 19,25-27), costituisce il cuore del fondamento biblico del culto mariano. La notaoffre un’esegesi profonda del passaggio: «In quell’“ora”, si rende manifesta la cooperazione di Maria, la quale ritorna a pronunciare il “sì” dell’Annunciazione e, in quel sacro momento, il Vangelo passa dal collocare sulle labbra di Gesù la parola “Donna” al presentare Maria come “Madre”» (n. 6). Il documento sottolinea che Gesù riconoscerà che ogni cosa era compiuta solo dopo l’affidamento di Maria come madre di Giovanni, cioè di tutti noi (cfr Gv 19,28). La collocazione di questa particolare allusione al compimento impedisce di interpretare le parole del Crocifisso rivolte a Maria e a Giovanni in modo superficiale, anzi, dobbiamo dire che «la maternità di Maria nei nostri confronti fa parte del compimento del piano divino che si realizza con la Pasqua del Cristo» (n. 6).
Particolarmente significativa è l’analisi che troviamo nella nota dell’episodio della Visitazione (cfr Lc 1,39-45). Elisabetta, «colma di Spirito Santo» (Lc 1,41), pronuncia parole che costituiscono un modello di fede ispirato dallo Spirito stesso: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» (Lc 1,43). Nel documento si sottolinea che Elisabetta non dice: «Chi sono io perché il mio Signore venga a me?», ma «si riferisce direttamente alla madre», manifestando così «l’inseparabile connessione tra la missione del Cristo e quella di Maria» (n. 8). Ancor più rilevante è il fatto che Elisabetta, mossa dallo Spirito, non si limiti a chiamare Gesù «benedetto», ma definisce «benedetta» anche la madre: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). Afferma il documento: «In questo momento di gioia messianica [Elisabetta] li contempla intimamente uniti» (n. 8).
Il card. Fernández, nella Presentazione, fa notare che «tale rilevante traccia biblica viene qui accompagnata da testi dei Padri, dei Dottori della Chiesa e degli ultimi Pontefici», e aggiunge che «in questo modo, più che porre limiti, la nota cerca di accompagnare e sostenere l’amore a Maria e la fiducia nella sua intercessione materna». Il nucleo della mariologia patristica è costituito dai tre titoli fondamentali: «Madre di Dio», «Sempre Vergine» e «Tutta Santa». Cruciale resta il tema patristico di Maria come «nuova Eva». Questo parallelo tipologico, già sviluppato da sant’Ireneo di Lione (? 202), presenta Maria come colei che, nell’Annunciazione, con il suo «sì» ha «sciolto il nodo» della disobbedienza di Eva. La cooperazione di Maria all’opera salvifica inizia, perciò, dall’Incarnazione e non è stata meramente biologica, ma libera, attiva e credente. Il documento richiama sant’Agostino, il primo Padre che ha denominato esplicitamente Maria «cooperatrice» nella redenzione, sottolineando, in questo modo, «tanto l’azione di Maria unita a Cristo quanto la sua subordinazione a Lui, perché Maria coopera con Cristo affinché nascano “nella Chiesa i fedeli”» (n. 9). Il vescovo d’Ippona, dunque, offre la chiave ermeneutica patristica per parlare del ruolo di Maria: la sua è una cooperazione subordinata a Cristo per la generazione dei credenti. Trova qui il suo fondamento il titolo stesso della nota,ossia Mater Populi fidelis.
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Un paragrafo del documento è dedicato alla tradizione liturgica orientale dei Padri: «Durante il primo millennio, la riflessione sulla Vergine Maria nella Chiesa rimanda alla liturgia. La grande e ricca diversità delle tradizioni liturgiche dell’Oriente cristiano intendeva essere un’eco fedele della Sacra Scrittura, dei Concili e dei Padri della Chiesa» (n. 10). Tocchiamo, in questo punto, la regola classica del circolo tra lex orandi e lex credendi, che si esprime, tra l’altro, nei testi innografici, presenti nelle diverse liturgie e nell’iconografia. Le icone sacre presentano Maria essenzialmente come la Theotokos («Madre di Dio») e l’Odigitria («Colei che indica la via»): «Lei è la Theotokos, la Vergine Madre che presenta suo Figlio Gesù, il Cristo, ed è allo stesso tempo l’Odēgētria che mostra, indicando con la sua mano, l’unico cammino che è Cristo» (n. 11). Questa rappresentazione iconografica, radicata nella teologia patristica, mostra visivamente che Maria non attrae a sé, ma indica Cristo, anticipando il «Qualunque cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5) di Cana.
Partendo dai dati scritturistici e patristici, ispirato dalla mistica e dalla devozione popolare, il magistero della Chiesa ha solennemente aggiunto ai due primi dogmi mariani – Maria Madre di Dio e la verginità perpetua di Maria –, gli altri due: l’Immacolata Concezione e l’Assunzione di Maria. Il Concilio Vaticano II, soprattutto con il capitolo VIII della Lumen gentium, ha dato una notevole spinta al rinnovamento della mariologia in chiave trinitaria, per riscoprire sempre più Maria all’interno della Trinità e, nello stesso tempo, avvicinarsi maggiormente al mistero della Trinità alla luce dei dogmi mariani. Il mariologo monfortano p. Stefano De Fiores ha sottolineato che, «inserendo Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, il Concilio Vaticano II ha riaperto il discorso mariologico alla dimensione trinitaria»[2]. La notariprende tale riapertura, affermando: «La collaborazione di Maria all’opera della salvezza ha una struttura trinitaria, dal momento che essa è il frutto dell’iniziativa del Padre […]; scaturisce dalla kenōsis del Figlio, […] ed è effetto della grazia dello Spirito Santo (cfr Lc 1,28-30), il quale ha disposto il cuore della giovane di Nazaret…» (n. 15). Ma la riflessione e la devozione mariana si sviluppano in diversi modi, tra i quali il più controverso è il postulato del «quinto dogma mariano».
Il «quinto dogma mariano»: corredentrice?
Il cosiddetto «quinto dogma mariano» rimanda a una proposta di definizione dogmatica che vorrebbe proclamare Maria come corredentrice e mediatrice di tutte le grazie. Il titolo «Maria corredentrice» implica che lei avrebbe cooperato direttamente con Cristo nell’opera della redenzione, mentre il titolo «Maria mediatrice di tutte le grazie» esprime la convinzione che tutte le grazie salvifiche passino attraverso la mediazione di Maria. A partire dagli anni Novanta, sono state presentate alla Santa Sede molte petizioni, richiedendo la definizione di tale dogma. I promotori sostengono che la devozione popolare e il sensus fidei del popolo riconoscono già questi titoli; non solo, ma alcune apparizioni mariane richiedevano tale definizione, così come alcuni pontefici hanno già utilizzato i titoli in questione. Tra le diverse esperienze mistiche che sono state richiamate come argomento a favore del «quinto dogma», le più esplicite sono le apparizioni di Amsterdam (1945-1959) alla veggente Ida Peerdeman. Durante le visioni, la Vergine avrebbe chiesto espressamente di proclamare il dogma che lei è «corredentrice, mediatrice e avvocata», ma le apparizioni di Amsterdam non hanno mai ricevuto riconoscimento di soprannaturalità dalla Santa Sede.
La nota si esprime chiaramente sul titolo «corredentrice»: «Considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria» (n. 22). Questa affermazione esige, però, un confronto con la storia del titolo in questione. Esso appare per la prima volta in un inno anonimo del XV secolo, conservato a Salisburgo. La Mater Populi fidelis spiega che si trattava di correggere l’invocazione di «redentrice». Questa evoluzione terminologica riflette una preoccupazione teologica, che è quella di evitare di attribuire a Maria la redenzione in senso proprio (che appartiene solo a Cristo), utilizzando invece il prefisso «co-», per indicare una cooperazione subordinata.
Nella nota leggiamo che «il primo Papa che ha utilizzato il termine Corredentrice è Pio XI [? 1939], nel Breve del 20 luglio 1925, indirizzandosi alla Regina del Rosario di Pompei: “Ma ricordati pure che sul Calvario divenisti Corredentrice, cooperando per la crocifissione del tuo cuore alla salvezza del mondo, insieme col tuo Figliuolo crocifisso”» (nota 33). In seguito, lo stesso Papa è tornato al titolo «corredentrice» più volte; per esempio, nel Radiomessaggio del 28 aprile 1935 pregò: «O Madre di pietà e di misericordia, che assististi il tuo dolcissimo Figlio, mentre compiva nell’ora della Croce la Redenzione del genere umano, essendo Corredentrice e partecipe dei suoi dolori»[3]. Dobbiamo però notare che papa Benedetto XV (?1922) formulò la dottrina della corredenzione in termini più perentori e teologicamente articolati, pur non usando direttamente la parola «corredentrice». Nella lettera apostolica Inter Sodalicia (1918) egli scrisse che Maria sotto la croce «rinunciò al suo diritto sul Figlio per la salvezza degli uomini e, per placare la giustizia di Dio, nella misura in cui ciò la riguardava, immolò il Figlio, così che si possa giustamente dire che ella stessa, insieme a Cristo, ha redento il genere umano»[4]. La notanon analizza dettagliatamente questi brani, ma afferma in generale che «alcuni Pontefici hanno impiegato questo titolo [Corredentrice] senza soffermarsi a spiegarlo» (n. 18). Inoltre, si fa notare che il Concilio Vaticano II non riportò tale titolo per motivi dogmatici, pastorali ed ecumenici.
Per quanto riguarda l’insegnamento di Giovanni Paolo II, il documento afferma che egli utilizzò il titolo «corredentrice» «almeno in sette occasioni, collegandolo soprattutto al valore salvifico del nostro dolore offerto insieme a quello di Cristo, a cui si unisce Maria soprattutto sotto la Croce» (n. 18). Nella nota relativa a questa frase, sono indicati diversi riferimenti, tra cui quello dell’Udienza dell’8 settembre 1982: «Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divino Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità»[5]; e quello del Discorso ai pellegrini a Lourdes, il 24 marzo 1990: «Maria santissima, Corredentrice del genere umano accanto al suo Figlio, vi dia sempre coraggio e fiducia!»[6]. Si sottolinea subito, però, che «dopo la Feria IV, dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, del 21 febbraio del 1996, San Giovanni Paolo II non impiegherà più il titolo di Corredentrice» (nota 36). In quella Feria, il prefetto della Congregazione, Joseph Ratzinger, diede la risposta negativa alla domanda se fosse accettabile la richiesta di definire il «quinto dogma», affermando: «Il significato preciso dei titoli non è chiaro e la dottrina ivi contenuta non è matura»[7]. Nel 2002, invece, Ratzinger si espresse pubblicamente, dichiarando che il titolo di «corredentrice» può causare malintesi, perché si allontana troppo dal linguaggio della Bibbia e dall’insegnamento dei Padri[8].
La nota si riferisce ovviamente anche a papa Francesco, che ha espresso la sua posizione in modo chiaro: «[Maria] fedele al suo Maestro, che è suo Figlio, l’unico Redentore, non ha mai voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio. Non si è mai presentata come co-redentrice. No, discepola»[9]. Il documento Mater Populi fidelis si muove nella stessa linea. Riassumendo le ragioni che hanno portato a bloccare l’uso del termine «corredentrice», potremmo indicare tre pericoli: 1) quello di un fraintendimento dogmatico: il termine potrebbe suggerire che Maria sia pari a Cristo nella redenzione; 2) un rischio ecumenico: protestanti e ortodossi non accetterebbero tale titolo; 3) l’ambiguità terminologica: il prefisso «co-» potrebbe suggerire uguaglianza anziché subordinazione. È da notare che la negazione del titolo di «corredentrice» non toglie nulla a Maria, non offusca la sua «bellezza incomparabile che le è propria» (n. 33), ma si vuole insistere sul suo ruolo fondamentale, cioè quello della Madre di Dio e Madre nostra, che intercede per noi.La nota afferma che il termine «cooperazione» allontana ogni possibilità di incomprensioni che potrebbero oscurare la relazione tra Gesù Cristo e Maria.
Forse sarebbe stato opportuno che la notaavesse dedicato più spazio a chiarire la tensione generata dal fatto che, da un lato, essa dichiara il titolo «corredentrice» «sempre inappropriato» e, dall’altro, sappiamo come questo titolo sia stato usato da molti papi e santi (per esempio, Massimiliano Kolbe). Confrontandoci con tale tensione, dobbiamo sottolineare che il documento non condanna il titolo«corredentrice» come se fosse un’eresia, ma rappresenta piuttosto un discernimento prudente che riconosce l’uso storico del titolo, evidenziandone però i limiti e i rischi, e privilegiando, per il futuro, la chiarezza pastorale e cristologica. La fedeltà alla Tradizione non consiste nel congelare formule del passato, ma nel trasmettere fedelmente la fede apostolica, in modo intelligibile e autentico per ogni epoca. L’uso storico del titolo non equivale a una definizione dogmatica né a un’approvazione magisteriale definitiva di esso come appropriato per esprimere la fede della Chiesa.
I diversi pontefici e santi hanno citato il titolo di «corredentrice» comprendendone bene, in maniera adeguata, il significato, ma va detto che rimane vero che per tanti fedeli esso può essere fuorviante. Per questo la notagiustamente afferma: «Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente» (n. 22). È compito dei teologi e dei pastori illustrare con chiarezza e completezza il significato autentico della Mater Populi fidelis, accompagnando i fedeli legati al titolo di «corredentrice», così da evitare fraintendimenti e reazioni di dissenso non costruttivo.
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Mediatrice di tutte le grazie?
Il secondo elemento del «quinto dogma» è il titolo di «mediatrice», anzi di «mediatrice di tutte le grazie». La nota insiste sulla frase di Paolo: «Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,5-6). Cristo è l’unico mediatore, perché è vero Dio e vero uomo. Dinanzi a tale chiarezza e perentorietà della dottrina biblica, «è necessaria – sottolinea il documento – una speciale prudenza nell’applicare a Maria tale titolo di “Mediatrice”» (n. 24). D’altra parte, si evidenzia la verità che, nell’Incarnazione, abbiamo a che fare con «una reale mediazione di Maria» (n. 26), sebbene tale mediazione sia sempre subordinata, partecipata e materna. Maria stessa è «la prima redenta», e come tale dipende totalmente dai meriti di Cristo. La sua mediazione è partecipazione all’unica fonte, che è la mediazione di Cristo stesso. Infine, la specificità della cooperazione mariana risiede nel suo carattere materno, ratificato dalla croce di Gesù (cfr Gv 19,26-27). La nota sottolinea che la prospettiva cristocentrica, radicata negli inni paolini delle lettere agli Efesini e ai Colossesi (cfr Ef 1,3-14; Col 1,15-20), «presenta la centralità redentrice unica e la fontalità del Figlio incarnato in modo tale da escludere la possibilità di aggiungere altre mediazioni» (n. 20) che non fossero subordinate e partecipate nell’unica mediazione di Cristo.
Pertanto, il titolo di «mediatrice» riceve nella nota un giudizio più articolato di quello di «corredentrice», ma comunque prudente. Questo titolo può essere applicato a condizione che non pretenda «in alcun modo di aggiungere alcuna efficacia o potenza all’unica mediazione di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo» (n. 25). Si tratta della mediazione nel senso di cooperazione, assistenza e intercessione.
Più problematico è il titolo «mediatrice di tutte le grazie». Il documento si riferisce all’opinione del card. Ratzinger secondo cui «il titolo di Maria mediatrice di tutte le grazie non era chiaramente fondato sulla divina Rivelazione» (n. 45). Se poi Maria è – come abbiamo appena indicato – «la prima redenta», allora sarebbe assurdo sostenere che «può essere stata mediatrice della grazia da lei stessa ricevuta» (n. 67). Tutte le grazie – a partire dall’Immacolata Concezione – che vediamo in Maria, procedono dall’iniziativa della santissima Trinità in previsione dell’opera salvifica di Cristo. Questo ragionamento, teologicamente ben fondato, pone un limite chiaro al titolo di «mediatrice di tutte le grazie». La nota onestamentericorda il fatto che «il 12 gennaio 1921, Benedetto XV […] concesse alla Chiesa del Belgio l’Ufficio e la Messa di Santa Maria Vergine “Mediatrice di tutte le grazie”» (nota 46). In seguito, la Santa Sede concesse ad altre diocesi e Congregazioni religiose lo stesso Ufficio e Messa (cfr ivi). Facciamo notare, però, che nello stesso tempo Benedetto XV rifiutò le richieste di annunciare il dogma della mediazione universale di Maria, ma «approvò soltanto una festa, con la messa propria e l’ufficio di Maria Mediatrice» (n. 23).
Nonostante la negazione – per i motivi sopraindicati – dell’idea di dichiarare il «quinto dogma», il documento Mater Populi fidelis sottolinea che Maria, essendo «piena di grazia» e Madre di Dio, è «Madre della grazia»: «La sua preghiera per noi ha un valore e un’efficacia che non possono essere paragonati a nessun’altra intercessione» (n. 38). È questa l’esperienza innegabile di molte generazioni di fedeli, la quale – purificata e guidata dallo Spirito Santo – si esprime attraverso diverse visioni, devozioni, immagini e santuari mariani. Per presentarne un esempio, la nota si riferisce alle manifestazioni di Maria a Juan Diego, che diedero inizio all’immagine e al santuario di Guadalupe. In questo contesto, vengono riportate le parole di Giovanni Paolo II, il quale ricorda come i cristiani in ogni epoca e in ogni luogo affidino a quella che riconoscono come Madre «le necessità della vita di ogni giorno e aprono fiduciosi il loro cuore per domandare la sua materna intercessione ed ottenere la sua rassicurante protezione» (n. 44).
Dicendo che l’efficacia dell’intercessione di Maria non è paragonabile con nessun’altra intercessione, la nota ci ricorda che tutti i cristiani sono chiamati a pregare (mediare) gli uni per gli altri, e in questo modo a essere collaboratori di Dio. L’unico mediatore Gesù Cristo «rende possibile diverse forme di mediazione nel compimento del suo progetto salvifico» (n. 28). Vengono riprese le parole del Concilio Vaticano II: «L’unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un’unica fonte»[10]. Questa volontà divina di coinvolgere i credenti, in sé stessi deboli e incapaci, nell’opera di redenzione è prova che Dio ci tratta come amici e collaboratori, e non come spettatori oppure oggetti del suo agire divino. San Paolo spiega: «Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo» (Ef 2,10).
Questa prospettiva del Signore, che desidera da sempre inserirci nella sua vita e nella sua opera, ha permesso a san Paolo di scrivere parole che ci possono non solo stupire, ma quasi scandalizzare: «Ora sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24)[11]. Ovviamente, ciò non significa che la redenzione di Cristo sia stata incompleta, ma qui piuttosto Paolo si riferisce alla necessità che i discepoli di Cristo partecipino alle sue sofferenze nel processo di evangelizzazione e santificazione della Chiesa. In altre parole, «ciò che manca» non riguarda l’opera redentrice di Cristo, bensì la nostra risposta di fede e il completamento della missione apostolica nel tempo. Per capire le parole di Paolo, ci potremmo immaginare una mamma o un papà che dicono al loro figlio come il suo aiuto sia indispensabile per finire un certo lavoro. Comprendiamo bene il senso di tale atteggiamento, quello di genitori che amano il loro figlio. Paolo sarebbe come quel figlio che completa quello che «manca» ai genitori. Maria stessa soffrì insieme a Cristo, non per aggiungere qualcosa all’opera redentrice, ma per partecipare pienamente al mistero salvifico e per offrire il suo dolore materno a favore della Chiesa.
I titoli mariani preferiti
La notaprivilegia alcuni titoli mariani rispetto ad altri, non per svalutare la devozione differenziata dei fedeli, ma per offrire un linguaggio teologicamente più solido e meno esposto a fraintendimenti. Il titolo fondamentale e insuperabile è «Madre», Madre di Gesù, quindi Madre di Dio e Madre nostra. Papa Francesco ha affermato con chiarezza: «Lei è Madre. E questo è il titolo che ha ricevuto da Gesù, proprio lì, nel momento della Croce»[12]. La maternità di Maria è reale, universale e spirituale, ed è radicata nella Scrittura stessa. Questo titolo esprime adeguatamente la cooperazione unica di Maria, senza il rischio di oscurare l’unicità della mediazione di Cristo.
Un altro titolo che viene privilegiato nel documento è quello di «discepola»; anzi, Maria è «la prima discepola» del Figlio, «alla quale Egli sembrava dire “seguimi”, ancor prima di rivolgere questa chiamata agli apostoli o a chiunque altro» (n. 73). La notacita sant’Agostino, il quale affermava che «vale di più per Maria essere stata discepola di Cristo anziché madre di Cristo» (ivi). Lo stesso papa Francesco ha insistito sul fatto che Maria «è più discepola che madre» (ivi). Questa affermazione può sembrare paradossale o persino provocatoria. Tuttavia, essa racchiude una profonda intuizione teologica e spirituale. Si tratta di sottolineare che Maria è totalmente rivolta a Gesù, come una saggia e fedele discepola è aperta al suo maestro. Quando Maria dice ai servitori, durante il banchetto nuziale di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», in questa frase percepiamo più il suo essere discepola che il suo essere madre.
Ma è da notare, innanzitutto, che la fede di Maria precede e fonda la sua maternità. Si potrebbe dire che la grandezza di Maria non risiede principalmente nella sua maternità biologica, ma nella sua fede. Se lei non avesse creduto alle parole dell’Altissimo come discepola, non avrebbe avuto il Verbo nel suo grembo come madre. Pertanto, l’affermazione che Maria è «più discepola che madre» non è propriamente una «svalutazione» della maternità di Maria, ma un richiamo alla vera grandezza della Vergine che ha creduto. Il suo «andare dietro» Gesù, prima ancora della chiamata dei discepoli, è iniziato con l’Annunciazione, quando le fu rivelato che il Figlio avrebbe salvato il mondo. Come leggiamo nella nota, «Maria è l’espressione eminente dell’azione con cui Lui [= Cristo] trasforma la nostra umanità; ed è anche la manifestazione femminile di tutto ciò che la grazia di Cristo può operare in un essere umano» (n. 1). In lei rivediamo i tratti del nostro discepolato. Attraverso di lei, che è «un canto all’efficacia della grazia di Dio» (n. 33), contempliamo la «glorificazione della fonte di ogni bene: la Trinità» (ivi).
Ciascun fedele avrà il suo modo o la sua forma preferita di rivolgersi a Maria, come, per esempio, la devozione a Maria che scioglie i nodi o tante altre. Inoltre, come leggiamo al termine della nota, «il Popolo di Dio ama compiere pellegrinaggi verso i diversi santuari mariani, dove trova conforto e forza per andare avanti, come chi, in mezzo alla fatica e al dolore, riceve la carezza della Madre» (n. 80). Nelle diverse esperienze di preghiera, devozione o pellegrinaggio mariano, come afferma la Conferenza di Aparecida, riportata a conclusione della nota, «la supplica sincera, che fluisce con fiducia, è la migliore espressione di un cuore che ha rinunciato all’autosufficienza, riconoscendo che nulla può realizzare da solo» (ivi).Tuttavia, quando la Chiesa propone un insegnamento ufficiale o si trasmette la fede alle nuove generazioni, c’è una responsabilità che esige chiarezza e fedeltà ai princìpi fondamentali del Credo cristiano. In questa linea, la nota rappresenta un atto di cura pastorale, di guida verso un’espressione della devozione mariana che sia al tempo stesso appassionata e teologicamente solida, devota e consapevole, tradizionale e attuale. La sfida per i credenti di oggi è, dunque, quella di approfondire la comprensione del ruolo di Maria nella storia della salvezza attraverso titoli e linguaggi che meglio rispecchino la rivelazione, essendo consapevoli che la vera devozione a Maria consiste nel seguire Gesù, come lei stessa ha insegnato alle nozze di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).
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[1] Cfr Dicastero per la dottrina della fede, Mater Populi fidelis. Nota dottrinale su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza, 7 ottobre 2025. Il testo della nota si può consultare in tinyurl.com/4t2x3p3d/. In questo articolo, i numeri tra parentesi si riferiscono ai paragrafi della nota.
[2] S. De Fiores, Maria nella teologia contemporanea, Roma, Centro di cultura mariana «Madre della Chiesa», 1991, 258.
[3] Pio XI, «Radiomessaggio a chiusura dell’Anno Santo della Redenzione a Lourdes (28 aprile 1935)», in L’Osservatore Romano, 20-30 aprile 1935, 1.
[4] Benedetto XV, Lettera apostolica Inter Sodalicia, in Acta Apostolicae Sedis X (1918) 182.
[5] Giovanni Paolo II, s., Udienza generale, 8 settembre 1982, in tinyurl.com/47b882du
[6] Id., Discorso ai partecipanti al pellegrinaggio dell’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes, 24 marzo 1990, in tinyurl.com/4d8r6txc
[7] J. Ratzinger, «Verbale della Feria IV del 21 febbraio 1996», in Archivio del Dicastero per la dottrina della fede.
[8] J. Ratzinger – P. Seewald, Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio, Cinisello Balsamo (Mi), San Paolo, 2001, 278.
[9] Francesco, Omelia nella festa della Beata Vergine Maria di Guadalupe, 12 dicembre 2019, in tinyurl.com/yeyvbnmp
[10] Concilio Ecumenico Vaticano II, Lumen gentium, n. 62.
[11] Questa è la vecchia traduzione della Cei, che è stata corretta così nell’ultima traduzione del 2008: «Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa».
[12] Francesco, «Meditazioni quotidiane: “L’Addolorata, discepola e madre” (3 aprile 2020)», in L’Osservatore Romano, 4 aprile 2020, 8.
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Talk the Plank! Returns this Saturday with Timothy Grady
January 7 – This Saturday, January 10th, Ohio’s Independent Gubernatorial Candidate Timothy Grady will be joining us for the newest episode of Talk the Plank!, the official podcast of the United States Pirate Party.
During our August 10th Pirate National Committee meeting, the board voted to endorse Grady’s campaign. While the Grady campaign is not strictly a Pirate campaign, the United States Pirate Party values honest campaigns, person-first agendas and anyone who fights for free and open. We were happy to endorse the gubernatorial campaign and are further excited to have Timothy Grady join this week’s episode, especially following the news of the Ohio Pirate Party’s ascension to the Pirate National Committee.
Be sure to check out his official campaign website, and don’t forget to tune in on Saturday at 9pmET! See you there!
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Pirates Assembly
International Pirates pay attention!
The 20th Council Meeting is coming: 30 – 31 January in Ljubljana. Participation is appreciated, discourse.european-pirateparty…
Online participation will be possible via:
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discourse.european-pirateparty…
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Sesa, Reply, Engineering e non solo, ecco quali sono le principali WebSoft in Italia Mediobanca
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Nel 2024 il podio mondiale per ricavi è guidato da Amazon, seguita da Alphabet e Microsoft, con Meta e JD.com subito dietro. In Italia la classifica è guidata da SeSa,
𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐚𝐥 𝐅𝐎𝐒𝐒𝐎 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐀𝐍𝐂𝐄𝐋𝐋𝐈𝐄𝐑𝐀
Diversamente da quanto dichiarato da Manzi presidente Ama a Report il fosso c'è eccome (!) e l'acqua limpida vi scorre e non c'è solo la terra come dichiarava con tono sarcastico.
Hanno proseguito nel devastare la vegetazione ripariale.
Il letto il cui corso prosegue nell'area recintata non è visibile.
Le autorità competenti, alle quali torneremo a rivolgerci si muovano per fare tutte le verifiche sul corpo idrico esposto a movimentazioni di terre che hanno proseguito nella distruzione della vegetazione ripariale.
11 gennaio 2026
Video di Alessandro Lepidini Portavoce dell'Unione dei Comitati
#Ambiente #Ecologia #NoInceneritore #RifiutiZero #TutelaDelTerritorio #SalutePubblica #RomaPulita #Sostenibilità #CrisiAmbientale #Termovalorizzatore
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Ripopoliamo il #Fediverso
Cosa ne pensate di fare una petizione su un sito tipo change.org per chiedere a personaggi noti che ancora sono presenti solo sui social commerciali di avere una presenza REALE qui nel Fediverso?
Su Facebook seguivo diverse persone (Gianni Cuperlo, Vera Gheno, Matteo Bordone, per citarne un paio) che mi piacevano e che da un anno ormai non leggo più perché sono rimasti di là.
Tra l'altro sono tutte persone fortemente critiche verso quei social, i loro proprietari e l'attuale governo americano, quindi il fatto che scrivano lì e solo lì è davvero strano.
La petizione dovrebbe semplicemente dire loro che esiste un'alternativa ai social commerciali (il Fediverso, non questa o quella istanza, questa o quella piattaforma), che tante persone che li seguivano hanno abbandonato i social commerciali per i motivi che loro ben conoscono e vorrebbero poter continuare a seguirli di qua.
Senza colpevolizzare nessuno, senza proporre la cosa come un boicottaggio, dicendo solo che noi siamo qui e ci piacerebbe venissero anche loro.
Che ne pensate?
Vi chiedo il favore di condividere questo mio appello in modo da farlo circolare il più possibile.
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“Tra diritti negati e difesa della Costituzione”. Dal 7 febbraio a Montefiascone
@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/01/tra-dir…
L'articolo “Tra diritti negati e difesa della Costituzione”. Dal 7 febbraio a Montefiascone proviene da Articolo21.
Che impatto avrà l’Ia sul mondo del lavoro?
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L’adozione di successo dell’IA non può che passare da un top management illuminato. L'articolo di Stefano Da Empoli, presidente dell’Istituto per la Competitività (I-com), tratto dall'ultimo numero del quadrimestrale di Start startmag.it/innovazione/impatt…
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Spegnere gli incendi o alimentare i data center? Questo è il dilemma del futuro
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L'Intelligenza Artificiale è una tecnologia sostenibile dal punto di vista ambientale? L'intervista di Edoardo Lisi al professor Alec Ross tratta startmag.it/innovazione/intell…
Un Popolo in rivolta che chiede “una vita normale”
@Giornalismo e disordine informativo
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Il grido di “morte a Khamenei” da due settimane, senza interruzione, fa tremare il regime teocratico che governa l’Iran da 47 anni. La Rivoluzione Islamica del febbraio 1979 probabilmente non riuscirà a festeggiare il prossimo
Usa o Cina: chi vincerà la sfida energetica dell’Ia?
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Chi controllerà l’energia per l’Ia dominerà l’economia e la sicurezza globale nei decenni a venire. L'articolo di Marco Orioles tratto dall'ultimo numero del quadrimestrale di Start Magazine.
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Accelerano le WebSoft globali mentre l’industria tradizionale arretra. Report Mediobanca
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Cosa emerge dal report curato dall'Area Studi Mediobanca sulle startmag.it/innovazione/accele…
Disgustosi e prevedibili, Trump e i suoi accoliti squadristi, per difendersi dall'assassinio di Renee Nicole Good, che ha suscitato l'indigrazione nazionale, pongono l'accento sui pronomi usati dalla poetessa sulla sua pagina Instagram.
Renee Nicole Good era sposata con Rebecca Good; è la donna che si vede e si sente parlare nei numerosi video della sparatoria.
Dopo la morte del marito di Renee Nicole Good le due donne si erano sposate ed erano andate a vivere assieme a Minneapolis.
Oltre il razzismo c'è di più, che evidentemente accomuna gli orribili intenti del presidente pazzo e dell'ICE (che lo rappresenta appieno, veterano* assassino compreso): le posizioni omofobe nei confronti di chi vive la propria vita liberamente, senza lasciarsi condizionare da ideologie e dall'ignoranza.
"Renee Nicole Good era una moglie, una madre, una poetessa, una cantante, un membro della comunità LGBTQI+ e una cittadina degli Stati Uniti", hanno dichiarato i 12 copresidenti del Congressional Equality Caucus in una dichiarazione congiunta pubblicata sabato. I rappresentanti statunitensi Openly-LGBTQI+ hanno chiesto un'indagine completa, trasparente e aperta sulla sparatoria."
(*) il veterano di guerra —Jonathan Ross— che ha ucciso Renee Nicole Good ha subito anche una denuncia penale per l'aggressione di un uomo accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia, all'epoca dei fatti sedicenne.
cbsnews.com/news/renee-good-ki…
Renee Good, the driver shot and killed by an ICE agent in Minneapolis, was a mom and widow. Here's what we know.
Renee Nicole Good, a 37-year-old mother of 3, was shot and killed by an ICE agent in Minneapolis. Her father describes her as warm and witty and someone who cared deeply about others.Emily Mae Czachor (CBS News)
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freezonemagazine.com/articoli/…
Gorizia/Basaglia e Trieste/Basaglia sono due binomi fondamentali e rivoluzionari nel percorso della psichiatria italiana e non solo. Franco Basaglia, psichiatra e promotore della chiusura dei manicomi in Italia, esercitò la professione medica anche in queste città, che furono teatro del suo percorso umano e professionale e che portarono alla legge n.180. Gorizia gli
[2026-01-16] Dirty waters @ Laboratorio Giù dall'Arca
Dirty waters
Laboratorio Giù dall'Arca - via nicolò dall'arca 43/f
(venerdì, 16 gennaio 19:30)
Dirty waters
Venerdì 16 gennaio
Giulia Mioli voce - Alberto Bario chitarra - Davide Blamdamura basso
dirty waters
I Dirty Waters nascono dall’incontro della passione per il Blues e la musica africano-americana in generale di Alberto Bario, e la vocalità versatile e prorompente di Giulia Mioli.
Dopo aver mosso i primi passi nell’hinterland ascolano, i due hanno affinato le loro prospettive e sono pronti per il grande salto nella metropoli.
Le rozze armonie chitarristiche del Bario, prontamente estruse da un amplificatore autocostruito modellato su quelli usati nel delta negli anni '50, unite alle acrobazie ruggenti della Mioli, accompagnati dal basso di Davide Blandamura, faranno del loro meglio per trascinare l’ingnaro spettatore nelle umide e fumose atmosfere dei peggiori Juke Joint del sud degli State, il tutto allo scopo di solleticare gli strati più profondi della corteccia celebrale primitiva non ancora anestetizzata da Instagram
ingresso con tessera ARCI - ARCIGAY E UISP
Apertura tesseramento e convivialità ore 19,30
Inizio live dopo
Contributo artistico libero
[2026-01-10] LIA - Documentario anti-psichiatrico @ Socs26
LIA - Documentario anti-psichiatrico
Socs26 - Via Celoria 22
(sabato, 10 gennaio 15:00)
Proiezione del documentario anti-psichiatrico “Lia” (27min) e chiacchiera pazzesca a seguire in SOCS.
Sabato 10/1, 15:00, Via Celoria 26
[2026-01-14] Gruppo di lettura Bucefalo | Fisica della malinconia, Gospodinov @ Associazione Allons Enfants
Gruppo di lettura Bucefalo | Fisica della malinconia, Gospodinov
Associazione Allons Enfants - piazzale Martini 11, 20137
(mercoledì, 14 gennaio 18:30)
ciao! questa volta leggiamo di narrativa, e abbiamo scelto Fisica della malinconia di georgi gospodinov. ci vediamo sempre nella sede dell'associazione allons enfants, in piazzale martini n. 11, alle ore 18.30. caricheremo le dispense online, così se vuoi puoi leggerle prima, e chi vuole ne ha bisogno o preferisce potrà partecipare da remoto.
come le altre volte: leggiamo, chiacchieriamo e facciamo merenda assieme. per qualsiasi cosa scrivici! a presto
[2026-01-17] NOSPEED NOPUNX 2 @ Villa Occupata
NOSPEED NOPUNX 2
Villa Occupata - Via Litta Modignani 66
(sabato, 17 gennaio 19:00)
In occasione dell'uscita del primo disco dei Cranial Putrefaction, "Occhio Per Occhio", abbiamo dato vita alla seconda edizione del No Speed No Punx fest, evento totalmente D.I.Y.
parteciperanno:
- Cranial Putrefaction
- EDDIExMURPHY
- Taglio
- Apoptosi
- E due band di giovanissimi dalla Slovenia: Disarmament e Menmendas.
Ringraziamo i regaz di villa occupata per averci dato l'occasione, e tutte le band presenti.
Non mancate
Porta la distro, lascia a casa il cane
per info o banchetti:
villafregna(at)bruttocarattere.org
Un’élite eversiva si è impadronita dei governi di quasi tutti i Paesi occidentali. I suoi emissari nei governi considerano i propri cittadini come nemici da estinguere mediante pandemie, guerre, carestie e criminalità. Sono decenni che i globalisti orgogliosamente rivendicano la paternità dei progetti di depopolamento, nel silenzio complice della stampa mainstream e di tutte le istituzioni civili e religiose. E se i crimini della farsa psicopandemica e le frodi dell’emergenza climatica sono ormai innegabili, appare ormai evidente che il comparto da eliminare è proprio quello dell’agroalimentare, oggi troppo parcellizzato e quindi poco controllabile a livello globale.
Il Mercosur è un trattato di libero scambio con Argentina, Brasile, Bolivia, Paraguay e Uruguay a seguito del quale l’Europa sarà invasa da alimenti prodotti da coltivazioni o allevamenti non sottoposti alle nostre ferree regole sanitarie. La sua approvazione costituisce un attacco all’agricoltura, agli allevamenti, alla pesca e alla salute dei cittadini europei, che avrà come risultato la distruzione del tessuto socioeconomico di intere Nazioni e la dipendenza alimentare dalle multinazionali del settore, tutte riferibili ai fondi di investimento BlackRock, Vanguard e StateStreet che stanno saccheggiando le terre agricole.
L’asservimento dei governanti agli interessi dell’élite globalista è ancor più evidente dinanzi alla pianificazione della sostituzione etnica, perseguita allo scopo di cancellare l’identità religiosa, culturale, linguistica ed economica degli Stati e poter meglio controllare le masse. Da Starmer a Macron, da Rutte a Sanchez, dalla von der Leyen alla Meloni, la sorveglianza totale è ormai in fase di realizzazione e diventerà irreversibile con l’introduzione della valuta digitale e l’obbligo dell’ID univoco per l’accesso ai servizi essenziali.
Esprimo quindi il mio pieno sostegno alle manifestazioni di protesta degli agricoltori e degli allevatori europei e britannici, in queste settimane fatti oggetto di una vera e propria persecuzione spietata e ingiustificata. Auspico che i cittadini diano pieno appoggio a queste categorie particolarmente colpite, anzitutto acquistando direttamente da loro ciò che producono, perché è grazie alla loro presenza che possiamo mangiare in modo sano ed evitare alimenti ultraprocessati o geneticamente modificati. Invito a boicottare le aziende della grande distribuzione che sostengono il Mercosur e penalizzano la produzione interna.
L’Unione Europea è un’associazione eversiva criminale: essa non può essere “cambiata dal di dentro”, va semplicemente rasa al suolo.
Arcivescovo Carlo Maria Viganò
Black Axe: gruppo criminale nigeriano che conduce attacchi BEC in Spagna
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È interessante il caso dell’operazione condotta dalla Polizia Nazionale spagnola, con la collaborazione della polizia bavarese e il supporto operativo di EUROPOL, che ha portato alla disarticolazione di una sofisticata cellula dedita al ciberfraude, direttamente
In the aftermath of Github banning or suspending dozens of popular accounts, the erotic game modding community wonders if they should move to platforms like GitGoon instead.#Github #platforms #ContentModeration
Science Under the Yoke of Value: A Phenomenological Inquiry Into the Evaluation Machinery - Nexa Center for Internet & Society
Maurizio Borghi, Ivo De Gennaro, Gino Zaccaria | 2025 | RoutledgeNexa Admin (Nexa Center for Internet & Society)
L’eutanasia e “La grazia”
“Di chi sono i nostri giorni?”. Questa è la domanda del nuovo film di Paolo Sorrentino, La grazia, che più mi ha colpito. Chi decide della nostra vita e del nostro tempo?
Dal mio punto di vista, di chi segue legalmente le persone che chiedono di poter scegliere della propria vita e dei propri giorni, la risposta non può che essere: quella vita e quei giorni sono nostri.
“Di chi sono i nostri giorni?”. È questa la domanda che si pone il Presidente della Repubblica, protagonista del film. Che mi fa ripensare a Giorgio Napolitano e a Piergiorgio Welby. Al Presidente della Repubblica che rispose, nel 2006, a un uomo che chiedeva di poter morire perché la vita che gli era rimasta non era più tollerabile. Napolitano, in quella lettera, scriveva che il Parlamento avrebbe dovuto affrontare la questione e che “l’unico atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio”. Quel silenzio, politicamente, dura ancora oggi.
“Di chi sono i nostri giorni?”. La sentenza Cappato della Corte costituzionale indica una risposta chiara a quella domanda: i nostri giorni sono nostri. Ci sono dei requisiti, naturalmente, come nell’esercizio di qualsiasi libertà. Ma i nostri giorni sono nostri.
E, infatti, a oggi, dodici persone hanno avuto accesso alla morte medicalmente assistita. Dodici persone cui lo Stato, grazie a quella sentenza, non ha voltato le spalle.
Ma altre sono morte prima che fossero eseguite le verifiche necessarie per l’accesso alla morte volontaria. Altre sono state costrette ad andare in Svizzera. Ci sono sei procedimenti penali in corso in cui Marco Cappato e altre tredici persone sono processate o indagate per aver aiutato chi non poteva più aspettare. E ci sono persone che aspettano ancora una risposta, un aiuto che non arriva, mentre il tempo passa e il corpo si consuma.
Questo film ricorda a tutti, ancora una volta, che l’assenza di una buona legge sul fine vita non è neutralità e non è rispetto della vita e dei più fragili. È una scelta politica, di ignavia e procrastinazione. E questa scelta pesa sui corpi, sulle vite, sulle attese infinite di chi soffre.
Come Associazione Luca Coscioni continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: stare accanto alle persone, difenderle, essere — come ci ha definiti Marianna Aprile — “supplenti dello Stato” quando lo Stato non rimuove gli ostacoli all’esercizio di diritti fondamentali, come impone la Costituzione.
Ma il futuro non può essere fatto solo di supplenze.
Il legislatore deve assumersi la responsabilità di leggi all’altezza della Costituzione. Gli strumenti ci sono. Una legge giusta sul fine vita esiste già: è la proposta di legge popolare “Eutanasia legale” che abbiamo depositato in Parlamento insieme a 74mila cittadine e cittadini. È lì, pronta. Basterebbe discutere, ragionare e scegliere.
Perché decidere è un atto umano prima ancora che giuridico. E non decidere, ancora una volta, sarebbe la forma più irresponsabile e crudele di esercitare il potere. È tempo che chi ha il potere di decidere scelga di farlo. Insomma, “di chi sono i nostri giorni?”.
L'articolo L’eutanasia e “La grazia” proviene da Associazione Luca Coscioni.
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Oggi celebriamo la Giornata nazionale della bandiera.
Il #7gennaio di 229 anni fa nasceva il nostro #tricolore! 🇮🇹
Qui la dichiarazione del Ministro Giuseppe Valditara ➡️ mim.gov.
Ministero dell'Istruzione
Oggi celebriamo la Giornata nazionale della bandiera. Il #7gennaio di 229 anni fa nasceva il nostro #tricolore! 🇮🇹 Qui la dichiarazione del Ministro Giuseppe Valditara ➡️ https://www.mim.gov.Telegram
What will happen in tech policy during 2026?
WELCOME BACK TO THE MONTHLY free editionof Digital Politics.I'm Mark Scott, and Happy New Year!
As I plan for the year ahead, I'm looking to arrange more in-person events — mostly because it's great to connect with people in real life. If that sounds something you'd be interested in, please fill out this survey to help my planning.
Just as the last newsletterlooked back over what happened in 2025, this first edition of the new year focuses on how global tech policy will evolve over the next 12 months. I've skipped the clichés — 'AI will consume everything,' 'Washington and Brussels won't get along' — to highlight macro trends that, imo, will underpin what will likely be a bumpy road ahead.
Some of my predictions will be wrong. That's OK — no one's perfect.
What follows is my best guess at the topics which will dominate 2026 at a time when geopolitics, technology and economic competitiveness have become intertwined like never before.
Let's get started:
The end of US digital leadership?
AS THE LAST WEEK HAS SHOWN, we're living through a very different reality for the United States' standing in the world compared to any time since the 19th century. Donald Trump's administration has blown hot and cold on digital policy, often preferring the analogue geopolitics of traditional Great Powers over the wonkery associated with artificial intelligence governance and digital public infrastructure.
Yet Washington will assert itself in global digital policymaking circles in three ways during 2026. How the rest of the (democratic) world responds will determine if the US can still hold onto the claim of leading the free world. Or, in a once-in-a–generation shift, will other countries will start to form different, non-US alliances that will increasingly sideline the Trump administration and other US lawmakers/officials?
I'm still not sure how this will play out. But I'm increasingly coming to terms that as much as non-US officials/politicians want to maintain close ties with the world's largest economy, the last 12 months has cemented many people's view that the US no longer holds a leadership position on tech policy (if, frankly, it ever did.)
But I'm skipping steps.
Thanks for reading the free monthly version of Digital Politics. Paid subscribers receive at least one newsletter a week. If that sounds like your jam, please sign up here.
Here's what paid subscribers read in December:
— How the child online safety battle is a proxy for a wider battle around digital platforms; The European Union is not shifting its stance on tech because of the United States; Here's the price of what your personal data is worth. More here.
— Exclusive polling from YouGov on what Europeans think about tech policy; What the White House's National Security Strategy means for US tech policy; How Washington linked digital to a spate of new trade/tariff deals. More here.
— How Australia's social media ban is a response to policymakers' lack of understanding about how social media works; The international implications of the White House's proposed moratorium on AI oversight; The latest rankings of AI models, based on transparency indicators. More here.
— The five lessons about global digital policymaking that I learned in 2025. More here.
First, Washington will likely take a vocal position in promoting the US "AI Stack" to the rest of the world. That includes connecting future tariff/trade deals with pledges from third-party countries to not pass comprehensive (or any?) AI regulation or legislation. It will also see US industry work hand-in-glove with the Trump administration, via the US Commerce Department, to offer financing support so that other governments can buy the latest wares from Nvidia, Microsoft and OpenAI. Those companies don't exactly need state-backed financing to make such deals.
This combination will stand in stark contrast to what Europe and China are similarly doing to promote their own AI stacks, at home and abroad. It will also likely force countries to pick a side — either accept the current US approach of no regulation and US infrastructure, or be perceived as a potential enemy to American "AI dominance."
Second, expect a more vocal pushback against non-US competition rules (aka: the European Union's Digital Markets Act) and any form of online safety legislation (aka: the United Kingdom's Online Safety Act.)
As I explained in the last newsletter, non-US digital antitrust enforcement is a bigger issue than the "Culture Wars" dog whistling associated with unproven claims that online safety rules are akin to free speech censorship. But as other countries like Brazil and Australia push aggressively ahead with checks on social media's power, as well as the ongoing enforcement of the EU's DMA and the UK's Digital Markets, Competition and Consumers Act, Washington will likely call out these countries in ways that force local officials to choose a side.
Many will not want to be put in that position. But just as we saw with US officials' sabre-rattling when the EU fined X $130 million under its Digital Services Act, upcoming enforcement actions (via online safety and digital competition legislation) will lead to similarly vocal rebuttals from Washington. At that point, non-US policymakers need to make a choice: either implement local laws or kow-tow to Washington's demands.
Third, the US will almost certainly connect the EU's digital rulebook, including the soon to be pared-back AI Act, with the simmering transatlanic trade war. It's hard to see how that makes much sense, given the US' trade surplus, in services, with the 27-country bloc. But Washington has already voiced concerns that the EU's digital legislation equates to so-called non-tariff trade measures. This year will see such talk turn into action, potentially via increased tariffs on Europe's non-digital goods (where the bloc runs a trade surplus with the US).
If/when that happens, EU officials will again be put in a tough spot. They will have to choose to shift gears on digital rulemaking — all in the name of saving French cheese makers or German auto parts manufacturers from hefty tariff hikes — or live with the consequences of bringing the so-called "Brussels Effect" into reality.
The rise of China as the internet governor
I WILL ADMIT I'M NO CHINA EXPERT. But even with my non-China focus, it's hard not to see Beijing taking an ever increasing leadership position on internet governance in 2026.
Even for me, this may sound geeky. Bear with me.
Internet governance (and all the global standards that come with it) is the backbone of how the current digital world works. For decades, it was the US that led, globally, to shape those conversations around an open, interoperable internet which has become the game-changing technology that we all know and love.
Yet over the last decade, China has positioned itself as an increasingly important player. It has reshaped the conversation so that governments — and not other stakeholders like industry and civil society — are the key decisionmakers in how the next stage of internet governance protocols are negotiated.
This year will be when Beijing's steady rise as the go-to internet standards provider comes into its own.
In part, that's down to the significant pullback from Washington and a failure by other democratic countries to fill the breach left by the Trump administration's decision to turn its back on such multistakeholder negotiations. It also has a lot to do with China's clever diplomacy which has seen the world's second largest economy align itself with many Global Majority countries to create a coalition of the willing behind Beijing's authoritarian approach to internet governance.
Much of this year will be about framing China's state-first approach ahead of the upcoming World Radiocommunication Conference next year in Shanghai. This four-year event is about finalizing an international treaty for how global radio airwaves (central to mobile telecommunication) are divvied up between countries. For a much more in-depth understanding of why this matters, read this.
That set-piece event will be preceded, in 2026, with a full-court press from Beijing — especially within United Nations agencies where tech policy has taken on increased importance — to cement a state-first approach to internet governance. Without Washington to hold the line (and other democratic countries stepping into that position), Beijing will have much of the chessboard to itself.
This closed-doors diplomacy will define how much of the internet over the next decade will be created. Mostly in China's image.
The AI slop cometh for elections
TWO YEARS AGO, I WROTE A SERIES OF STORIESthat asked everyone to calm down about the impact of artificial intelligence on the election-palazoo that was 2024.
Now I come with a different rallying cry: it's time to freak out.
I still find it hard to suggest AI will unfairly skew the outcome of any election this year. That doesn't give people enough credit for the complex decisions that we all go through in deciding who to vote for. Just because you see some form of election-related AI slop on social media doesn't mean, in general, that you'll change the way that you'll vote for a candidate.
Where I am concerned, however, is the level of sophistication that such AI-generated now represents. It's not just the fact people can upload their images to OpenAI's Sora 2 and go crazy. It's also that digital tricksters (or opposing candidates) can bombard social media with such convincing fakery that some voters will start to question everything that they read/see/listen to online.
Here's a stat for you. In 2025, more than 150 YouTube channels accumulated 5.3 million followers and created roughly 56,000 videos, with combined total views of almost 1.2 billion, that attacked British prime minister Keir Starmer with AI-generated fakery, according to a report from Reset Tech, an advocacy group. That, unfortunately, is not a unique event after politicians from Ireland to the Netherlands to the US and Pakistan also were targeted via AI slop to undermine their campaigns.
Fast-forward to later this year, and the 2026 US mid-terms look set to be defined as the AI slop election cycle, mostly due to the lack of legal checks on how such AI fakery can spread across social media within the US (despite a series of voluntary corporate pledges to combat this threat.)
Many of these posts will be so outlandish as to be called out, almost immediately. But it's the slow drip of AI slop into our collective election mindset that worries me. As with all types of disinformation, it's not a singular piece of content that you need to debunk. It's the cavalcade of ongoing and repeated attempts to undermine people's trust in electoral processes — this time, via AI slop — that has me freaking out.
One AI-generated falsehood about a candidate is one thing. But if you do that at scale (and now, almost at zero cost), as well as use AI tools to generate legitimate electoral material, then the dividing line between real and fake becomes so blurry as to not matter anymore.
Unfortunately, this year will be the turning point into such mass election-related AI slop.
The protection of kids online get real
WE'RE LESS THAN A MONTH INTO Australia's effort to keep anyone under 16 years of age off (most) social media. It's still too early to gauge the impact. But from such bans popping up from Virginia to Malaysia to countries enacting separate legislation to determine the age of people accessing some online services, 2026 marks when policymakers' attempts to keep kids safe online become real.
Personally, I would prefer to embed 'safety by design' principles across all of these services so that everyone, and not just children, are protected online.
But officials and lawmakers have decided that kids should receive enhanced protection, and that will have both positive and negative consequences over the next 12 months. Either way, those who have promoted such checks will have to grapple with such policymaking efforts that will inevitably lead to unexpected outcomes.
One thing is clear: the age of anonymity online is over.
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That, in theory, is how it is supposed to work. But technology has a sneaky way of not working how it is supposed to. And when it comes to people's personal data, such sensitive information is likely to be misused/mishandled in ways that endangers people's privacy online. I don't know exactly how that will play out. But if history has taught us anything, it's that sensitive data has a tendency of leaking out in ways that people don't expect. The quick rush to prove people's age online is unlikely to be any different.
That's the downside. Now the upside.
By narrowing the scope of online safety protections, lawmakers worldwide are about to provide us a live testbed to determine which privacy-by-design principles work — and which ones don't.
Does the banning of teenagers' data from serving up targeted ads make a difference? We're going to find out. Does it make sense to keep teenagers off TikTok until they can drive (in the US, at least)? Countries will give us that answer. Do facial recognition technologies provide accuracy when determining someone's age? We'll know pretty soon.
I still remain massively skeptical that such kid-focused online safety efforts will make the overall internet a better place to be. Nor do I think children will overly benefit from such well-meaning policymaking. But by throwing the kitchen sink at the problem in 2026, at least policymakers will provide some level of quantifiable evidence to hopefully tweak existing, and future, rules aimed at protecting children from the worst abuse online.
What I'm reading
— Several US tech giants altered their terms of service over the holiday period in ways that potentially cemented their power over the digital world, argues Dion Wiggins.
— So-called 'data poisoning', or where large language model's training data is manipulated to affect its behavior, is becoming an increasing risk, based on a report from The Alan Turing Institute.
— After the US administration imposes visa restrictions on 5 European researchers and ex-officials, one of those individuals, Imran Ahmed, sued to stay in the country. This is his legal appeal.
— AI systems ability to accurately fact-check live events remains poor and can lead to harmful outcomes, according to this first-person account from a US official.
— Europe must pursue a dual strategy of promoting local technology providers while also maintaining close ties to non-EU tech companies are part of its digital sovereignty agenda, claim two German national security officials in Atlantik-Brücke
Testing Laughing Gas for Rocket Propellant
Nitrous oxide’s high-speed abilities don’t end with racing cars, as it’s a powerful enough oxidizer to be a practical component of rocket propellant. Since [Markus Bindhammer] is building a hybrid rocket engine, in his most recent video he built and tested a convenient nitrous oxide dispenser.
The most commercially available form of nitrous oxide is as a propellant for whipped cream, for which it is sold as “cream chargers,” basically small cartridges of nitrous oxide which fit into cream dispensers. Each cartridge holds about eight grams of gas, or four liters at standard temperature and pressure. To use these, [Markus] bought a cream dispenser and disassembled it for the cartridge fittings, made an aluminium adapter from those fittings to a quarter-inch pipe, and installed a valve. As a quick test, he fitted a canister in, attached it to a hose, lit some paraffin firelighter, and directed a stream of nitrous oxide at it, upon which it burned much more brightly and aggressively.
It’s not its most well-known attribute in popular culture, but nitrous oxide’s oxidizing potential is behind most of its use by hackers, whether in racing or in rocketry. [Markus] is no stranger to working with nitrogen oxides, including the much more aggressively oxidizing nitrogen dioxide.
youtube.com/embed/x2kbrF5kHxI?…
How Do PAL and NTSC Really Work?
Many projects on these pages do clever things with video. Whether it’s digital or analogue, it’s certain our community can push a humble microcontroller to the limit of its capability. But sometimes the terminology is a little casually applied, and in particular with video there’s an obvious example. We say “PAL”, or “NTSC” to refer to any composite video signal, and perhaps it’s time to delve beyond that into the colour systems those letters convey.
Know Your Sub-carriers From Your Sync Pulses
A close-up on a single line of composite video from a Raspberry Pi.
A video system of the type we’re used to is dot-sequential. It splits an image into pixels and transmits them sequentially, pixel by pixel and line by line. This is the same for an analogue video system as it is for many digital bitmap formats. In the case of a fully analogue TV system there is no individual pixel counting, instead the camera scans across each line in a continuous movement to generate an analogue waveform representing the intensity of light. If you add in a synchronisation pulse at the end of each line and another at the end of each frame you have a video signal.
But crucially it’s not a composite video signal, because it contains only luminance information. It’s a black-and-white image. The first broadcast TV systems as for example the British 405 line and American 525 line systems worked in exactly this way, with the addition of a separate carrier for their accompanying sound.
The story of the NTSC colour TV standard’s gestation in the late 1940s is well known, and the scale of their achievement remains impressive today. NTSC, and PAL after it, are both compatible standards, which means they transmit the colour information alongside that black-and-white video, such that it doesn’t interfere with the experience of a viewer watching on a black-and-white receiver. They do this by adding a sub-carrier modulated with the colour information, at a frequency high enough to minimise its visibility on-screen. for NTSC this is 3.578MHz, while for PAL it’s 4.433MHz. These frequencies are chosen to fall between harmonics of the line frequency. It’s this combined signal which can justifiably be called composite video, and in the past we’ve descended into some of the complexities of its waveform.
It’s Your SDR’s I and Q, But Sixty Years Earlier
Block diagram of an NTSC colour decoder as found in a typical 1960s American TV set. Color TV Servicing, Buchsbaum, Walter H, 1968.
An analogue colour TV camera produces three video signals, one for each of the red, green, and blue components of the picture. Should you combine all three you arrive at that black-and-white video waveform, referred to as the luminance, or as Y. The colour information is then reduced to two further signals by computing the difference between the red and the luminance, or R-Y, and the blue and the luminance, or B-Y. These are then phase modulated as I-Q vectors onto the colour sub-carrier in the same way as happens in a software-defined radio.
At the receiver end, the decoder isolates the sub-carrier, I-Q demodulates it, and then rebuilds the R, G, and B, with a summing matrix. To successfully I-Q demodulate the sub-carrier it’s necessary to have a phase synchronised crystal oscillator, this synchronisation is achieved by sending out a short burst of the colour sub-carrier on its own at the start of the line. The decoder has a phase-locked-loop in order to perform the synchronisation.
So, Why The PAL Delay Line?
A PAL decoder module from a 1970s ITT TV. The blue component in the middle is the delay line. Mister rf, CC BY-SA 4.0.
There in a few paragraphs, is the essence of NTSC colour television. How is PAL different? In essence, PAL is NTSC, with some improvements to correct phase errors in the resulting picture. PAL stands for Phase Alternate Line, and means that the phase of those I and Q modulated signals swaps every line. The decoder is similar to an NTSC one and indeed an NTSC decoder set to that 4.433MHz sub-carrier could do a job of decoding it, but a fully-kitted out PAL decoder includes a one-line delay line to cancel out phase differences between adjacent lines. Nowadays the whole thing is done in the digital domain in an integrated circuit that probably also decodes other standards such as the French SECAM, but back in the day a PAL decoder was a foot-square analogue board covered in juicy parts highly prized by the teenage me. Since it was under a Telefunken patent there were manufacturers, in particular those from Japan, who would try to make decoders that didn’t infringe on that IP. Their usual approach was to create two NTSC decoders, one for each phase-swapped line.
So if you use “NTSC” to mean “525-line” and “PAL” to mean “625-line”, then everyone will understand what you mean. But make sure you’re including that colour sub-carrier, or you might be misleading someone.
The Rise and Fall of The In-Car Fax Machines
Once upon a time, a car phone was a great way to signal to the world that you were better than everybody else. It was a clear sign that you had money to burn, and implied that other people might actually consider it valuable to talk to you from time to time.
There was, however, a way to look even more important than the boastful car phone user. You just had to rock up to the parking lot with your very own in-car fax machine.
Dial It Up
Today, the fax machine is an arcane thing only popular in backwards doctor’s offices and much of Japan. We rely on email for sending documents from person A to person B, or fill out forms via dedicated online submission systems that put our details directly in to the necessary databases automatically. The idea of printing out a document, feeding it into a fax machine, and then having it replicated as a paper version at some remote location? It’s positively anachronistic, and far more work than simply using modern digital methods instead.
In 1990, Mercedes-Benz offered a fully-stocked mobile office in the S-Class. You got a phone, fax, and computer, all ready to be deployed from the back seat. Credit: Mercedes-Benz
Back in the early 90s though, the communications landscape looked very different. If you had a company executive out on the road, the one way you might reach them would be via their cell or car phone. That was all well and good if you wanted to talk, but if you needed some documents looked over or signed, you were out of luck.
Even if your company had jumped on the e-mail bandwagon, they weren’t going to be able to get online from a random truck stop carpark for another 20 years or so. Unless… they had a fax in the car! Then, you could simply send them a document via the regular old cellular phone network, their in-car fax would spit it out, and they could go over it and get it back to you as needed.
Of course, such a communications setup was considered pretty high end, with a price tag to match. You could get car phones on a wide range of models from the 1980s onwards, but faxes came along a little later, and were reserved for the very top-of-the-line machines.
Mercedes-Benz was one of the first automakers to offer a remote fax option in 1990, but you needed to be able to afford an S-Class to get it. With that said, you got quite the setup if you invested in the Büro-Kommunikationssystem package. It worked via Germany’s C-Netz analog cellular system, and combined both a car phone and an AEG Roadfax fax machine. The phone was installed in the backrest of one of the front seats, while the fax sat in the fold-down armrest in the rear. The assumption was that if you were important enough to have a fax in the car, you were also important enough to have someone else driving for you. You also got an AEG Olyport 40/20 laptop integrated into the back of the front seats, and it could even print to the fax machine or send data via the C-Netz connection.
BMW would go on to offer faxes in high-end 7 Series and limousine models. Credit: BMW
Not to be left out, BMW would also offer fax machines on certain premium 7 Series and L7 limousine models, though availability was very market-dependent. Some would stash a fax machine in the glove box, others would integrate it into the back rest of one of the front seats. Toyota was also keen to offer such facilities in its high-end models for the Japanese market. In the mid-90s, you could purchase a Toyota Celsior or Century with a fax machine secreted in the glove box. It even came with Toyota branding!
Ultimately, the in-car fax would be a relatively short-lived option in the luxury vehicle space, for several reasons. For one thing, it only became practical to offer an in-car fax in the mid-80s, when cellular networks started rolling out across major cities around the world.
By the mid-2000s, digital cell networks were taking over, and by the end of that decade, mobile internet access was trivial. It would thus become far more practical to use e-mail rather than a paper-based fax machine jammed into a car. Beyond the march of technology, the in-car fax was never going to be a particularly common selection on the options list. Only a handful of people ever really had a real need to fax documents on the go. Compared to the car phone, which was widely useful to almost anyone, it had a much smaller install base. Fax options were never widely taken up by the market, and had all but disappeared by 2010.
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The Toyota Celsior offered a nice healthy-sized fax machine in the 1990s, but it did take up the entire glove box.
These days, you could easily recreate a car-based fax-type experience. All you’d need would be a small printer and scanner, ideally combined into a single device, and a single-board computer with a cellular data connection. This would allow you to send and receive paper documents to just about anyone with an Internet connection. However, we’ve never seen such a build in the wild, because the world simply doesn’t run on paper anymore. The in-car fax was thus a technological curio, destined only to survive for maybe a decade or so in which it had any real utility whatsoever. Such is life!
mrjive
in reply to Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹 • • •molto bello e giusto, ma temo che non cambierà nulla. Ormai siamo abituati all'incoerenza, quindi tutti a criticare Meta, Google, Apple, Amazon ecc ma tutti sempre là.
Con poche eccezioni
wumingfoundation.com/giap/wu-m…
"Come Wu Ming non siamo su Facebook, né su X, né su Instagram, né su TikTok. Da anni usiamo Tumblr come archivio, e usiamo Telegram per inviare notifiche, ma non siamo “sociali” su alcun social network. Se interessa, nel 2019 spiegammo il perché.!" ->
wumingfoundation.com/giap/2019…
L'amore è fortissimo, il corpo no. 10 anni di esplorazioni tra Giap e Twitter
Wu Ming (Giap)Max - Poliverso 🇪🇺🇮🇹
in reply to mrjive • •@mrjive
Non sono sicuro che non cambierà nulla.
E comunque, da tempo mi sono convertito a fare quello che ritengo giusto più che quello che è utile.
Ingabbiando le proprie scelte nel recinto di ciò che è utile, e sapendo che avere dei risultati è difficilissimo, si rischia di non fare più niente. Se invece facciamo ciò che consideriamo utile abbiamo molta più libertà di azione.
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Antonej
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