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[2026-01-22] Presentazione SessFem @ Non è un veleno


Presentazione SessFem

Non è un veleno - Via Maletto 10 Palermo
(giovedì, 22 gennaio 18:30)
Presentazione SessFem
Primo incontro di

presentazione

Cos'è SessFem, come si partecipa, quando si terrà: risponderemo a tutte queste domande il 22 gennaio alle 18:30, allo sportello Non è un veleno , in via Maletto 10 a Palermo.

SessFem è un laboratorio esperienziale e orizzontale, nel quale si esplorano temi di sessualità transfemminista, di corpi, linguaggio, relazioni.

È uno spazio di coraggio in cui ci si mette in discussione, un'esperienza di esplorazione e apprendimento collettivo, per riappropriarsi del proprio corpo e del proprio piacere, per costruire nuovi linguaggi e nuove forme educative.

SessFem in Italia ha radicato in tante città, e adesso arriva anche a Palermo!


scruscio.org/event/presentazio…



La Cellula Coscioni di Treviso organizza lo sportello sul testamento biologico


📍 Libreria San Leonardo, Piazza Santa Maria dei Battuti 16 – Treviso
🗓 Sabato 31 gennaio 2026
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00 (4 appuntamenti individuali di circa 30 minuti)


Una mattinata di colloqui individuali e riservati su temi fondamentali di fine vita, organizzati dalla Cellula Coscioni di Treviso presso la Libreria San Leonardo. Lo sportello è coordinato da un volontario esperto e si svolgerà con la presenza del
Dott. Antonio Orlando, oncologo palliativista, già responsabile sanitario dell’Hospice Casa dei Gelsi. Durante gli incontri si potranno ricevere informazioni e chiarimenti su: D.A.T. (Disposizioni Anticipate di Trattamento – Testamento Biologico), pianificazione condivisa delle cure, consenso informato, rifiuto di trattamenti sanitari, Cure palliative e sedazione palliativa profonda, Morte volontaria medicalmente assistita.

La partecipazione è gratuita ma su prenotazione, fino ad esaurimento disponibilità al:

+39 328 69 66 553 o cellulatreviso@associazionelucacoscioni.it

L'articolo La Cellula Coscioni di Treviso organizza lo sportello sul testamento biologico proviene da Associazione Luca Coscioni.



Myanmar al voto. La pace è ancora lontana?


Rifugiate Rohingya nei campi di Cox's Bazar, in Bangladesh. (Foto: UN Women)
Il 25 gennaio, in Myanmar è previsto l’ultimo turno della consultazione elettorale indetta dalla giunta militare per eleggere il Parlamento nazionale bicamerale, in un Paese segnato da quasi cinque anni di guerra civile, scoppiata dopo il colpo di Stato del 1° febbraio 2021. Un percorso articolato – quello del voto – che ha visto ben tre fasi distinte: il primo turno si è tenuto il 28 dicembre 2024 in un centinaio di comuni; il secondo, l’11 gennaio, in altrettanti comuni in 12 stati; e ora, l’ultimo turno fissato proprio in questi giorni. Un voto boicottato sia dal Governo civile di unità nazionale (in esilio e legato alle forze della resistenza), sia dalle organizzazioni armate etniche, storicamente presenti in Myanmar, spiega l’Agenzia Fides, mentre sono in corso combattimenti in più di un terzo del Paese[1].

«Queste elezioni si sono svolte in un contesto di conflitto continuo e profonda frammentazione politica – raccontano alcune fonti raggiunte da La Civiltà Cattolica -. Il Myanmar continua a vivere una situazione di insicurezza diffusa, sfollamenti su larga scala e severe restrizioni dello spazio civico e politico a seguito del colpo di Stato militare del 2021. Le ostilità interessano parti significative del Paese e compromettono governance di base e protezione dei civili». La decisione di condurre le elezioni in tre fasi distinte, infatti, sembra sia stata presa perché «molte zone sono insicure o inaccessibili». Una frammentazione che «solleva serie preoccupazioni circa l’inclusività, la rappresentatività e la misura in cui il processo può riflettere la volontà della popolazione nel suo complesso».

I dati raccolti dall’Agenzia Fides parlano di un’affluenza del 70% degli elettori al primo turno, con il 90% dei consensi raccolto dallo Union Solidarity and Development Party (USDP), nelle cui liste militano funzionari pubblici e personalità politiche del regime. «La gente si reca alle urne da un lato per timore di subire ritorsioni, se non lo fa; e, d’altro canto, perché spera in qualcosa di nuovo, che sblocchi lo stallo in cui la nazione è precipitata», ha raccontato John Aung Htoi, sacerdote della diocesi di Myitkyina, città nello stato Kachin, una delle città dove i cittadini possono votare, all’Agenzia Fides. «Anche nella storia passata del Myanmar – ricorda il sacerdote – i militari hanno agito secondo lo stesso schema, passando gradualmente il potere a un governo civile, ma tenendo saldo il controllo della nazione».

Nonostante l’affluenza, non mancano le preoccupazioni sul futuro del paese, a causa di un processo elettorale «orchestrato per dare un’immagine di legittimità al regime militare piuttosto che riflettere la volontà autentica del popolo», spiegano le fonti raggiunte da La Civiltà Cattolica. «La maggior parte dei principali partiti di opposizione è stata sciolta o è stato impedito loro di partecipare. Molti leader politici rimangono detenuti o in esilio, mentre sono state introdotte leggi e regolamenti che criminalizzano i diritti politici fondamentali e la libertà di espressione. I cittadini, gli attivisti politici e la società civile continuano a subire arresti e vessazioni per aver messo in discussione il processo elettorale. Nel loro insieme, queste condizioni minano i requisiti essenziali di elezioni libere, eque e credibili. L’impostazione e lo svolgimento di questo processo suggeriscono uno sforzo deliberato per proiettare un’immagine di normalità politica all’esterno, piuttosto che per promuovere la pace, l’inclusione o la transizione democratica».

A pagare il prezzo più alto di questa crisi, sono ancora una volta le persone più vulnerabili, ovvero le popolazioni sfollate, compresi gli sfollati interni e coloro che sono stati costretti a fuggire oltre confine. «Milioni di persone sono state sfollate a causa del conflitto in corso, dei bombardamenti aerei e delle ripetute operazioni militari – spiegano le fonti contattate da La Civiltà Cattolica -. Molti vivono in insediamenti informali o rifugi temporanei con accesso limitato alla protezione, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e ai mezzi di sussistenza. Per gli sfollati, queste elezioni sono in gran parte scollegate dalla loro realtà quotidiana. La maggior parte di loro è di fatto esclusa dal processo. Di conseguenza, una parte significativa della popolazione non ha voce in capitolo in un processo che rivendica la legittimità nazionale, rafforzando i modelli di emarginazione ed esclusione».

Oltre agli sfollati, il conflitto sta avendo un impatto anche a livello infrastrutturale. Secondo alcune organizzazioni civili attive nel Paese, come Independent Investigative Mechanism for Myanmar, Centre for Information Resilience e Myanmar Witness, dal 2021 più di 400 strutture sanitarie – ospedali, cliniche, dispensari – sono state distrutte o rese inagibili, mentre oltre 240 scuole sono state colpite dai bombardamenti o trasformate in basi militari. Oltre 200 tra monasteri buddhisti, moschee, chiese e altri siti sacri sono stati danneggiati, saccheggiati o rasi al suolo negli ultimi quattro anni. Inoltre, secondo l’Onu, le coltivazioni di oppio nel paese sono salite del 17% nell’ultimo anno, raggiungendo 53.100 ettari, il livello più alto dal 2015[2]. Senza contare il fenomeno delle scam cities, dove migliaia di persone vengono trafficate, detenute e costrette a lavorare nei call center del cybercrime[3].

Mentre in molti – dentro e fuori i confini del Myanmar – attendono una risposta decisa da parte della comunità internazionale in merito all’esito del voto, risuonano ancora le parole di papa Francesco, che rivolgendosi ad un gesuita del Myanmar, durante i colloqui con i gesuiti dell’Indonesia, nel suo viaggio apostolico compiuto a inizio settembre 2024, aveva detto: «In Myanmar oggi non si può stare in silenzio: bisogna fare qualcosa! Il futuro del tuo Paese deve essere la pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di tutti, sul rispetto di un ordine democratico che consenta a ciascuno di dare il suo contributo al bene comune»[4].


[1] Elezioni in un paese in guerra: «C’è la speranza di un cambiamento e di aprire un dialogo nazionale”, dice un sacerdote, Agenzia Fides. fides.org/it/news/77228-ASIA_M…

[2] Myanmar. Nuovo attacco aereo, 18 morti e 20 feriti, Vatican News. vaticannews.va/it/mondo/news/2…

[3] I centri truffa nel sud-est asiatico: una nuova forma di schiavitù, La Civiltà Cattolica, Quaderno 4200. laciviltacattolica.it/articolo…

[4] «Avanti con prudenza coraggiosa». I colloqui di papa Francesco con i gesuiti dell’Indonesia, Timor-Leste e Singapore, La Civiltà Cattolica, Quaderno 4183. laciviltacattolica.it/articolo…

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Claudia Moretti e Piero Cipriano e parteciperanno al Convegno “Il diritto alla salute mentale.”


Claudia Moretti e Piero Cipriano parteciperanno al Convegno “Il diritto alla salute mentale.”

Claudia Moretti, Avvocata e membro del Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni e Piero Cipriano, psichiatra, psicoterapeuta e autore interverranno il 10 febbraio al Convegno “Il diritto alla salute mentale” organizzato dalla Fondazione per la Formazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Firenze, presso l’Auditorium “A. Zoli” e in modalità webinar per gli iscritti fuori Foro.

📅Martedì 10 febbraio 2026
🕕Dalle ore 15 alle 18
📍Auditorium “A. Zoli”, Viale Guidoni 61 – Firenze e via webinar previa registrazione


Il Convegno, con partecipazione gratuita, avrà luogo il 10 e il 17 febbraio. Verranno accettate esclusivamente le richieste ricevute telematicamente attraverso l’area riservata Sfera alla quale si potrà accedere dal link presente sulla pagina dell’evento pubblicato sul sito www.fondazioneforensefirenze.it

Per maggiori informazioni qui la locandina completa

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Oggi al #MIM, il Ministro Giuseppe Valditara presenterà il Piano di iniziative per le studentesse e gli studenti provenienti da Gaza, con progetti dedicati a integrazione, inclusione, diritto allo studio e continuità didattica.
#MIM


Ordering Pizza On The Nintendo Wii (Again)


The Nintendo Wii first launched in 2006, and quickly became a fixture in living rooms around the world. It offered motion-controlled bowling, some basic internet features, and a pretty decent Zelda game. On top of all that, though, you could also use it to order a pizza, as [Retro Game Attic] demonstrates.

The Wii used to organize different features of the console into “channels.” Way back in the day, you could install the Demae Channel on your Wii in Japan, which would let you order fast food from various outlets using the Demaecan service.

The Demae Channel service was discontinued in 2017. However, it has since been resurrected by WiiLink, which is a homebrew project which replicates the functionality of the original Nintendo WiiConnect 24 and Wi-Fi Connection servers. As it stands, you can load the WiiLink version of the Demae Channel (or Food Channel) on to your Wii, and use it to order pizza from your local Domino’s Pizza. It only works in the United States and Canada right now, and there are no other restaurants available, at least until further development is completed to add JustEat compatibility. It’s not entirely clear how much of the functionality was recreated from the original Demae Channel; what is clear is that plenty of custom development has been done on the WiiLink version to integrate it with modern delivery services.

What’s so exciting about this is how well it actually works. The app perfectly nails the classic Wii Channel visual style. It also seems to integrate well with the Domino’s API for digital orders, even displaying simple updates on holiday opening hours and order times. Pricing data and images of the pizzas are all available right in the app, and you can even make modifications. It might be a gimmick… but it actually works. Notably, though, the app avoids any stickiness with handling payment—thankfully, pay-on-delivery is still legitimate in the pizza world in 2026.

Will this revolutionize how you order pizza on a daily basis? Probably not. Is it one of the coolest Wii hacks we’ve seen in a while? Undeniably. Video after the break.

youtube.com/embed/_Z-yPjYAkjY?…


hackaday.com/2026/01/22/orderi…



Eventi | Fumetti



Sabato 31 gennaio 2026, alle ore 17:30, nella sede de La Civiltà Cattolica (in via di Porta Pinciana, 1 – Roma), si terrà un incontro con gli autori di Fumetti, il 31° volume della collana Accènti.

Nelle storie disegnate – strisce a fumetti, graphic novel, manga – si ricerca la grandezza e la complessità del senso della vita. Come ricordava con un’espressione paradossale Umberto Eco: «Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese». Ogni lettore, dunque, può trovare un proprio senso alla lettura dei fumetti, che sono delle nuvole che passano nel cielo e che permettono di fermarsi e poter riflettere tra un disegno e l’altro, tra un «gulp» e un «gasp» o un «sigh», e scoprire che questi pongono con leggerezza, ironia e semplicità, le grandi domande dell’essere umano.

Zerocalcare, Jacovitti, Charlie Brown e Snoopy, Mafalda, Dragon Ball, Asterix e molto altro: in questa edizione di Accènti, sono vari i contributi sui fumetti proprio perché in essi appare un paradosso interessante che continua a dare da pensare: in ciò che è piccolo, semplice, è contenuto ciò che è grande, che potremmo sintetizzare nel detto latino sic parvis magna.

Intervengono:

  • I classici del fumetto, p. Giancarlo Pani S.I.
  • Graphic Novel, p. Claudio Zonta S.I.
  • Suggestioni dal Sol Levante, fr. Giacomo Andreetta S.I.

Acquista il volume


Ingresso libero fino a esaurimento posti – NO PARKING
Info: eventi@laciviltacattolica.it

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[2026-01-22] Dalla solitudine alla festa @ Circolo Autorità Portuale


Dalla solitudine alla festa

Circolo Autorità Portuale - via Albertazzi Genova
(giovedì, 22 gennaio 19:00)
Dalla solitudine alla festa
“I luoghi più vitali della politica sono i centri sociali, che frequento ormai da anni. È in quei luoghi che si sta elaborando un’alternativa. I ragazzi che li animano sono stati gli unici attori politici in grado di cogliere appieno il senso del termine disobbedienza civile.scriveva Don Gallo in “Angelicamente anarchico”, del 2005, e questa è una delle riflessioni che i collettivi e gli spazi sociali coinvolti nell’evento del 22 gennaio sono stati chiamati a commentare, analizzare, completare con il loro peculiare sguardo.

Un momento di pienezza collettivaper capire cosa fare del vuoto (e nel vuoto) che è ancora troppo presente intorno agli spazi sociali, grazie alla condivisione di esperienze, proposte, insieme ai contributi del Gallo nei decenni: centinaia di interventi, interviste e riflessioni.

Speriamo di essere davvero tante e tanti, per passare proprio “Dalla solitudine alla festa”.

Ci vediamo il 22 gennaio alle 19 al CAP (Circolo Autorità Portuale) via Albertazzi 3r Genova, dove ci sarà il bar aperto per chi partecipa


gancio.invegendo.org/event/dal…



[2026-01-24] Mobilitazioni contro le fabbriche di morte e sorveglianza @ Piazzetta davanti a Cineplex Fiumara


Mobilitazioni contro le fabbriche di morte e sorveglianza

Piazzetta davanti a Cineplex Fiumara - Centro Divertimenti Fiumara, Rotonda Giuseppe Verduci e Ruggero Volpi, Sampierdarena, Centro Ovest, Genova, Liguria, 16151, Italia
(sabato, 24 gennaio 14:00)
Mobilitazioni contro le fabbriche di morte e sorveglianza Locandina del comunicato ciclostilata in nero su fondo bianco In basso a destra immagine stilizzata del palazzo sede di Leonardo con uccelli neri che lo circondano.
Ogni giorno soffiano sempre più, caldi venti di guerra, soffiano uccidendo devastando e assoggettando, ma anche ingrassando i conti milionari di chi la guerra la fa a e la produce.

Non siamo disposti ad alimentare questi venti ma anzi vogliamo fermarli, non vogliamo essere complici di questo sistema mortifero.

Non siamo più disposti ad accettare la presenza e l'esistenza stessa della Leonardo spa in città, né qui né altrove.

La sede di Sampierdarena della Leonardo spa è focale in quanto sede del super computer davinci-1, cuore pulsante dei sistemi di arma e di controllo sociale usati in vari teatri di guerra e certamente in Palestina.

Vi siete mai chiesti, ad esempio, grazie a chi e a che cosa funzionano le torrette “intelligenti” che in
Cisgiordania decidono chi, vive e chi no ai checkpoint?

Leonardo produce guerra e armi da guerra. Produce sistemi di controllo, entra nelle scuole, è una costola del politico e del governo di turno ed è al servizio attraverso i propri prodotti dei peggiori assassini.


gancio.invegendo.org/event/mob…



Binary and Digital Gradients for Telling Time


Creative clocks are a dime a dozen, even clocks that use binary have been created in nearly every format. [typo] promises a clever adaptation to the binary format, and it promises a more usable display. Using a combination of both traditional binary and digital gradients creates a usable and yet still nerdy fun clock.

[typo]’s clock fits the traditional binary counting method with the hours on the left side of its face. On the other hand, its right side presents a lighting gradient depending on the completion of the hour. While this is simple in principle, [typo] chose to correct what many don’t consider when deploying visual gradients. The human eye doesn’t see everything exactly as it is, which creates a rough logarithmic curve that gets corrected for in the binary/digital hybrid clock.

If you want something more mobile and still have that smidge of difficult time telling you, check out this minimalist wrist watch!

youtube.com/embed/3vhNw6UBNwo?…


hackaday.com/2026/01/21/binary…



Simulating Pots with LTSpice


One of the good things about simulating circuits is that you can easily change component values trivially. In the real world, you might use a potentiometer or a pot to provide an adjustable value. However, as [Ralph] discovered, there’s no pot component in LTSpice. At first, he cobbled up a fake pot with two resistors, one representing the top terminal to the wiper, and the other one representing the wiper to the bottom terminal. Check it out in the video below.

At first, [Ralph] just set values for the two halves manually, making sure not to set either resistor to zero so as not to merge the nets. However, as you might guess, you can make the values parameters and then step them.

By using .step you can alter one of the resistor values. Then you can use a formula to compute the other resistor since the sum of the two resistors has to add up to the pot’s total value. That is, a 10K pot will have the two resistors always add up to 10K.

Of course, you could do this without the .step and simply change one value to automatically compute both resistors if you prefer.

We’ve done our own tutorials with .step and parameters if you want a little more context. You can even use this idea to make your own custom pot component.

youtube.com/embed/da3TbdDrjXo?…


hackaday.com/2026/01/21/simula…



Driving A DAC Real Fast With A Microcontroller


Normally, if you want to blast out samples to a DAC in a hurry, you’d rely on an FPGA, what with their penchant for doing things very quicky and in parallel. However, [Anabit] figured out a way to do the same thing with a microcontroller, thanks to the magic of the Raspberry Pi Pico 2.

The design in question is referred to as the PiWave 150 MS/s Bipolar DAC, and as the name suggests, it’s capable of delivering a full 150 million samples per second with 10, 12, or 14 bits of resolution. Achieving that with a microcontroller would normally be pretty difficult. In regular linear operation, it’s hard to clock bits out to GPIO pins at that sort of speed. However, the Raspberry Pi Pico 2 serves as a special case in this regard, thanks to its Programmable I/O (PIO) subsystem. It’s a state machine, able to be programmed to handle certain tasks entirely independently from the microcontroller’s main core itself, and can do simple parallel tasks very quickly. Since it can grab data from RAM and truck it out to a bank of GPIO pins in a single clock cycle, it’s perfect for trucking out data to a DAC in parallel at great speed. The Pi Pico 2’s clock rate tops out at 150 MHz, which delivers the impressive 150 MS/s sample rate.

The explainer video is a great primer on how this commodity microcontroller is set up to perform this feat in detail. If you’re trying for accuracy over speed, we’ve explored solutions for that as well. Video after the break.

youtube.com/embed/UaaveknkjBM?…


hackaday.com/2026/01/21/drivin…



Judge blocks government from searching reporter’s data after raid


FOR IMMEDIATE RELEASE:

Washington, D.C., Jan. 21, 2026 — A judge today blocked the government from searching data it seized during the outrageous raid on Washington Post reporter Hannah Natanson’s home last week.

The following statement can be attributed to Seth Stern, chief of advocacy at Freedom of the Press Foundation (FPF):

“The search and seizure of Washington Post reporter Hannah Natanson’s records is unconstitutional and illegal in its entirety. But even the Trump administration’s policies require searches of journalists’ materials to be narrow and targeted and that authorities use filter teams and other measures to avoid searching protected records. That the administration wouldn’t follow its own guidelines shows that the raid on Natanson’s home wasn’t about any criminal investigation, and certainly wasn’t about national security. It was a fishing expedition intended to intimidate and retaliate against a journalist who had managed to cultivate sources all over the government. The judge was right to block it until a full hearing at which time he should block it permanently.”

Please contact us if you would like further comment.


freedom.press/issues/judge-blo…

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[2026-01-28] ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito


ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
(mercoledì, 28 gennaio 20:30)
ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY
sdeng sdeng sdeng!!! 🔔🔔🔔

Arruolamento Clown Army!!!

🔫🤡🎖

Vieni con noi, padroneggia la grande

arte del clowneggiamento ribelle e della cospirazione approssimativa 😮)

Cos'è Clown ARMY?? È una tecnica di piazza spontanea e autogestita nata con l'intento di inviare messaggi irriverenti e gestire i nostri colleghi delle forze dell'ordine.

Leggi sto articolo e vai a studiare va'! instagram.com/p/DQrx3caj58O/?i…

Lanciamo una grande campagna di arruolamento aperto a tutt*, che più siamo meglio è!

Ci vediamo ogni secondo e quarto mercoledì del mese nella palestra del mani, a cui lasciamo un contributo volontario per le spese

LA CLOWN ARMY CERCA ✨TE ✨

MA ESSENDO FORZA DEL (DIS)ORDINE NON RIESCE A TROVARTI

RENDILE IL LAVORO FACILE E UNISCITI A LEI DIRETTAMENTE grazie

Quando:

Mercoledì 14 gennaio

dalle 20.30 alle 22.30

Dove:

Al CLIM (Manituana), in Largo Maurizio Vitale 113 To)

Porta:

Abbigliamento comodo

Naso da clown e access. militari (se li hai)

Per info. 3477716485


gancio.cisti.org/event/arruola…




Repair and Reverse-Engineering of Nespresso Vertuo Next Coffee Machines



Well there’s your problem. (Credit: Mark Funeaux, YouTube)
Akin to the razor-and-blades model, capsule-based coffee machines are an endless grind of overpriced pods and cheaply made machines that you’re supposed to throw out and buy a new one of, just so that you don’t waste all the proprietary pods you still have at home. What this also means is a seemingly endless supply of free broken capsule coffee makers that might be repairable. This is roughly how [Mark Furneaux] got into the habit of obtaining various Nespresso VertuoLine machine for attempted repairs.

The VirtuoLine machines feature the capsule with a bar code printed on the bottom of the lip, requiring the capsule to be spun around so that it can be read by the optical reader. Upon successful reading, the code is passed to the MCU after which the brewing process is either commenced or cruelly halted if the code fails. Two of the Vertuo Next machines that [Mark] got had such capsule reading errors, leading to a full teardown of the first after the scanner board turned out to work fine.

Long story short and many hours of scrubbed footage later, one machine was apparently missing the lens assembly on top of the photo diode and IR LED, while the other simply had these lenses gunked up with spilled coffee. Of course, getting to this lens assembly still required a full machine teardown, making cleaning it an arduous task.

Unfortunately the machine that had the missing lens assembly turned out to have another fault which even after hours of debugging remained elusive, but at least there was one working coffee machine afterwards to make a cup of joe to make [Mark] feel slightly better about his life choices. As for why the lens assembly was missing, it’s quite possible that someone else tried to repair the original fault, didn’t find it, and reassembled the machine without the lens before passing the problem on to the next victim.

youtube.com/embed/v424-YxSAbM?…


hackaday.com/2026/01/21/repair…



“La comunicazione ci sfida tutti a non cedere mai alla tentazione del banale”. Lo scrive il Papa, nel messaggio inviato a Bruno Vespa in occasione dei 30 anni della trasmissione “Porta a Porta”, letto questa sera in diretta dal conduttore.


STRAGE DI USTICA: LE PROVE CHE INCHIODANO GLI USA
45 anni dopo, la strage di Ustica rimane una ferita aperta nella storia italiana non solo per la sua drammaticità, ma per il muro di omertà e depistaggi per nascondere la verità. Il racconto emerso dall’inchiesta dell’Espresso e dall’intervista al giornalista Paolo Biondani delinea uno scenario agghiacciante: il DC9 dell’Itavia non fu vittima di un cedimento strutturale, né di una bomba.

Fu abbattuto in un “scenario di guerra nei cieli”, dove aerei militari NATO – in particolare statunitensi – erano coinvolti in un’operazione segreta. E mentre le famiglie delle 81 vittime continuano a chiedere giustizia, le prove che potrebbero identificare i colpevoli sono state sistematicamente occultate.

Quali sono queste prove?

👉 Tra i resti del DC9 recuperati dal fondale marino è emerso un serbatoio di carburante appartenente a un caccia militare americano Corsair. Questo serbatoio era montato solo su quel tipo di velivolo, e proveniva quasi certamente dalla portaerei USA Saratoga, ancorata quella notte nel Golfo di Napoli. Il serbatoio non era stato sganciato volontariamente, ma tranciato in seguito a un danneggiamento, probabilmente durante una collisione. Questa prova fisica, schiacciante, è però sparita dai depositi giudiziari mentre era sotto sequestro. Restano solo le foto.

👉 Le deformazioni e le striature sull’ala destra del DC9: Mentre l’ala sinistra del relitto è quasi intatta, la punta dell’ala destra presenta schiacciamenti, graffi e striature orientati verso la prua – direzione incompatibile con un impatto in mare (avvenuto di punta). Il prof. Donato Firrao, già nel 1993, segnalò che queste deformazioni erano tipiche di un impatto meccanico violentissimo, come una collisione. Inoltre, sui danni è stata rilevata una strisciata di vernice bianca di tonalità diversa da quella del DC9, ma corrispondente a quella utilizzata sui Corsair americani. Anche qui, una perizia sul pigmento sarebbe stata decisiva, ma il serbatoio – necessario per il confronto – è sparito.

👉 Il danneggiamento “a martellata” del carrello destro: Un pezzo del carrello di atterraggio destro si staccò con una violenza tale da essere scagliato dentro la fusoliera, conficcandosi nel polpaccio di una passeggera. Ciò dimostra che il danneggiamento avvenne in volo, prima dell’impatto in mare, ed è coerente con l’urto contro un altro velivolo.

👉 Il casco del pilota USA e il salvagente della Saratoga: Pochi giorni dopo la strage, su una spiaggia siciliana vennero rinvenuti un casco da pilota con scritto “John Drake” e un salvagente della portaerei Saratoga. Ma le autorità USA negarono la presenza di un pilota con quel nome nel Mediterraneo. Anche questi reperti, sebbene sotto sequestro, sono misteriosamente spariti.

Le prove materiali sono solo una parte della storia. Quello che colpisce è la sistematica opera di occultamento attuata a più livelli:

👉 Sparizione delle registrazioni radar e dei documenti militari: Il giudice Rosario Priore, durante le indagini, chiese più volte le registrazioni radar della notte del 27 giugno 1980. La risposta fu che non esistevano. Allo stesso modo, i documenti di volo della base NATO di Decimomannu (Sardegna), da cui sarebbero decollati i caccia, risultarono “persi”. La NATO, però, confermò che quella notte i cieli erano pieni di aerei militari.

👉 Il fondale “arato” prima del recupero del DC9: Quando una società francese fu incaricata di recuperare il relitto da oltre 3500 metri di profondità, trovò il fondale già incavato da lunghi solchi, come se qualcuno avesse “trascinato via” qualcosa di voluminoso. È plausibile che si trattasse del caccia danneggiato, rimosso per eliminare le prove.

👉 Le menzogne ufficiali sull’operazione: La versione ufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana e della NATO negò qualsiasi operazione in corso quella notte. In realtà, testimonianze (anche fotografiche) di militari italiani confermarono la presenza della portaerei Saratoga e di una portaerei francese, impegnate in esercitazioni con lancio di missili. Un militare italiano a bordo dell’incrociatore Vittorio Veneto scattò foto inequivocabili.

👉 Il silenzio degli alleati e il segreto di Stato: Belgio, Francia e USA si rifiutarono di collaborare con la magistratura italiana, invocando il segreto di Stato. Una scelta inaccettabile per un reato di strage, che di per sé costituisce un’ammissione di coinvolgimento.

Perché tanta ostinazione nel nascondere la verità? Il contesto storico spiega molto: eravamo in piena Guerra Fredda. Un aereo della NATO che, durante un’operazione segreta, abbatte per errore un volo civile italiano, provocando 81 morti, sarebbe stato uno scandalo politico di proporzioni internazionali. In Italia, la sinistra (all’epoca forte con il PCI di Berlinguer) contestava la presenza delle basi NATO. Ammettere la responsabilità alleata avrebbe scosso gli equilibri politici e militari. Meglio, quindi, insabbiare, negare, depistare.

Nel 2013 la Cassazione riconobbe che lo “scenario di guerra nei cieli” era “abbondantemente motivato”, aprendo ai risarcimenti. Ma i colpevoli materiali non sono mai stati identificati, e nel 2024 la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione. La speranza di verità giudiziaria è affidata a eventuali nuove testimonianze o a fughe di notizie da archivi stranieri (tramite leggi come il Freedom of Information Act americano).

Nel Museo per la Memoria di Ustica a Bologna, il relitto ricostruito del DC9 e l’installazione di Christian Boltanski (81 specchi neri, 81 lampadine perpetue) ci ricordano che la battaglia per la verità non è finita. Come dice Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime: “Se dei cittadini quali siamo stati noi hanno fatto sì che si tirasse fuori tutto, vuol dire che si può fare”. La lezione di Ustica è che la verità può essere nascosta, ma non cancellata. Sta a noi, soprattutto alle nuove generazioni, non dimenticare e continuare a chiedere conto a chi, ancora oggi, preferisce il silenzio alla giustizia.

Fonte: volare.space



La Giornata della Memoria 2026 a Zugliano (Udine)


@Giornalismo e disordine informativo
articolo21.org/2026/01/la-gior…
In occasione della Giornata della Memoria, unitamente al Comune di Pozzuolo del Friuli e in collaborazione con Articolo 21, le sezioni friulane di ANPI e ANED, e Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, verrà




Per Trump ce ne vuole uno bravo


@Giornalismo e disordine informativo
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Con Trump, entra in scena un altro strumento di analisi: la psico-politica. Le Cancellerie europee – oltre ai vari Consiglieri economici, diplomatici e di altri settori – si dovranno presto dotare di un Consigliere Psico-politico per capire come comportarsi con Trump,




Ettore Scola, artista crossmediale


@Giornalismo e disordine informativo
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Il 19 gennaio del 2016 ci lasciava Ettore Scola, lucidissimo e attivo fino alla fine, come accade a coloro la cui passione prevale sullo scorrere del tempo. Si è detto e scritto con cura in questi giorni su di un protagonista assoluto della cultura italiana, e non solo.



Promettiamo a noi stessi


“Fai promesse a te stesso invece che agli altri.” Questa frase di Nick Ortner, apparentemente semplice, custodisce un potere profondo e rivoluzionario. Perché promettere a se stessi significa spostare il baricentro delle proprie decisioni, della propria vita, dal giudizio esterno all’ascolto interiore. Non è una semplice questione di egoismo o chiusura: è responsabilità pura. Viviamo in una società dove la promessa all’altro ha spesso il peso della convenzione, della cortesia, dell’obbligo. Si promette per rassicurare, per mantenere una forma, per evitare conflitti. Ma cosa accade quando quelle promesse vanno in frantumi? La fiducia si incrina, il senso di colpa si insinua, e la propria immagine ne esce ferita. Fare una promessa a se stessi, invece, è un atto di forza. Non si tratta di dover dimostrare, ma di voler crescere. Significa scegliere di essere presenti a sé stessi, coerenti con i propri valori, testimoni della propria trasformazione. Quando prometti a te stesso che cambierai lavoro, che ti prenderai cura del tuo corpo, che smetterai di rimandare quel sogno, stai accendendo una miccia. E quella fiamma, se custodita con determinazione, può illuminare tutto il cammino. Nessun pubblico, nessun applauso, solo tu e la tua voce più intima. Ma è proprio lì che si costruisce la vera solidità. Nel corso della storia, molte figure hanno tracciato i loro percorsi più luminosi partendo da un impegno personale, spesso silenzioso, nascosto. Non una promessa fatta a gran voce, ma una scelta interiore inamovibile. Pensiamo a Leonardo da Vinci, che nel segreto dei suoi taccuini coltivava un mondo che ancora oggi ci lascia senza fiato. O a Nelson Mandela, che nel silenzio della prigionia ha fatto la promessa più potente: non perdere mai la dignità. Ecco, queste promesse non hanno bisogno di testimoni, perché sono eterne. Farsi una promessa è l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere. In un tempo dove tutto viene condiviso, esposto, dichiarato, promettere qualcosa a sé stessi è un atto quasi eroico. È un dialogo muto ma infallibile con la parte più autentica di noi. Ed è da lì che inizia la vera trasformazione. Perché è più difficile mentire a sé stessi che a chiunque altro. Molti evitano questo confronto. Preferiscono legarsi a obiettivi esterni, a scadenze imposte, a doveri dettati da altri. Ma così facendo, si perde il senso del viaggio. La direzione diventa confusa, i risultati svuotati di significato. Quando invece scegli di mantenere fede a una promessa che hai fatto al tuo io più profondo, ogni passo diventa sacro. Ogni fatica ha un senso. Ogni caduta, una lezione. Non è facile. Mantenere una promessa a sé stessi richiede disciplina, coraggio, lucidità. Ma la ricompensa è immensa: diventi alleato di te stesso. Costruisci una fiducia indistruttibile, che nessun giudizio esterno può intaccare. E quando guardi indietro, non vedi rimpianti, ma tracce di una coerenza che ha saputo superare ogni ostacolo. Questo blog, L'Alchimista Digitale è anch’esso il frutto di una promessa fatta nel silenzio. Quella di condividere pensieri veri, parole oneste, visioni profonde senza artifici senza aspettarsi nulla in cambio, se non la gioia di sapere che da qualche parte, qualcuno, si è sentito meno solo leggendone il contenuto. E allora promettiti qualcosa oggi. Fallo senza clamore, senza fretta. Ma fallo davvero. Non serve che lo sappia nessuno. Basta che lo sappia tu. Perché è da lì che tutto comincia.


L’Associazione per i diritti umani (IHD) e gli ordini degli avvocati del Kurdistan lanciano un appello urgente all’ONU


L’Associazione per i diritti umani (IHD) e l’Ordine degli avvocati del Kurdistan hanno lanciato un appello urgente alle Nazioni Unite, chiedendo un’indagine sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità commessi negli attacchi al Rojava e il perseguimento dei responsabili.

L’Associazione per i diritti umani (IHD) e gli ordini degli avvocati del Kurdistan hanno rivolto un appello urgente al Segretario generale delle Nazioni Unite, chiedendo un’indagine sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità commessi da HTS, ISIS e gruppi paramilitari sostenuti dalla Turchia nei loro attacchi contro il Rojava e Aleppo, e chiedendo che i responsabili siano assicurati alla giustizia.

L’appello, firmato dagli ordini degli avvocati di Elih, Amed, Colemêrg, Îdir, Mardin, Mus, Sêrt, Riha, Şirnex e Van, ha richiamato l’attenzione sul fatto che, nonostante il PKK abbia adottato una serie di misure nell’ambito del processo di pace e società democratica, tra cui il suo scioglimento, il Parlamento in risposta non ha adottato alcuna iniziativa.

Mentre proseguono i colloqui tra le parti, la dichiarazione ha osservato che gli sviluppi in Siria rischiano di interrompere il processo di pace, affermando: “Mentre proseguono i colloqui in Siria tra le Forze democratiche siriane (SDF) e il Governo siriano ad interim sotto la supervisione e il controllo della Coalizione Internazionale, gruppi armati affiliati al Governo siriano ad interim hanno attaccato i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh ad Aleppo.

Sono state avanzate accuse diffuse e credibili secondo cui in questi quartieri, abitati da curdi, alawiti, siriaci e armeni, si sono verificati atti contrari alle Convenzioni di Ginevra, tra cui omicidi, detenzioni, torture e maltrattamenti di civili, nonché bombardamenti di insediamenti e infrastrutture civili. Immagini orribili di questi atti sono state pubblicate su vari media e social media. A seguito dell’escalation degli attacchi, i gruppi armati affiliati alle SDF si sono ritirati da questi quartieri. Dopo che le forze armate hanno lasciato questi insediamenti, sono emerse segnalazioni secondo cui la popolazione civile che vi viveva è stata sottoposta a gravi violenze umane. violazioni dei diritti umani. Poiché non è stato stabilito alcun contatto con questi insediamenti, non è possibile confermare queste informazioni. Pertanto, la popolazione civile lì presente…” “Siamo preoccupati per i diritti e le libertà fondamentali, tra cui il diritto alla vita, alla sicurezza personale e alla libertà, nonché per la protezione contro la tortura e i maltrattamenti”, si legge nella dichiarazione.

Tortura ed esecuzioni

La dichiarazione prosegue: “Successivamente, gruppi armati affiliati al governo siriano ad interim hanno condotto attacchi contro numerosi insediamenti sotto il controllo delle SDF. I resoconti dei media mostrano civili presi di mira, alcuni militanti delle SDF catturati sottoposti a torture e maltrattamenti e giustiziati illegalmente. Si sostiene inoltre che migliaia di civili siano stati sfollati e lasciati senza sicurezza a seguito di questi attacchi. Siamo profondamente preoccupati che questi attacchi sempre più diffusi possano sfociare in una ‘pulizia etnica'”.

Deve essere provato secondo gli standard internazionali

In conclusione, chiediamo ai meccanismi delle Nazioni Unite di adottare quanto prima le misure necessarie per garantire la sicurezza delle vite e delle proprietà dei civili e di porre immediatamente fine alle operazioni condotte in tutta la Siria da gruppi armati affiliati al governo siriano ad interim. Chiediamo inoltre con urgenza che vengano avviate indagini sui presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto in Siria sotto l’egida delle Nazioni Unite e che vengano identificati e perseguiti gli individui e i gruppi coinvolti in tali crimini, in conformità con gli standard internazionali.

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#Siria, #Trump scarica i curdi


altrenotizie.org/siria-trump-s…


Rifondazione Comunista a fianco del Rojava!


Ci giungono notizie terribili dalla Siria. Il Rojava è ancora una volta sotto attacco. Le aree dell’Amministrazione Democratica Autonoma del Nord ed Est della Siria stanno vivendo un nuovo assedio. Kobane è sotto assedio. Più di 100.000 persone sono bloccate. Migliaia in fuga.

Quella resistenza contro il Califfato che è diventata famosa è oggi sotto attacco da parte di quegli stessi soggetti che sono stati liberati dalle prigioni in cui si trovavano dopo essere stati sconfitti. Questo attacco rischia di distruggere le speranze di democrazia per la Siria.

Qui sotto il comunicato del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) e l’appello alla comunità internazionale, ai movimenti e ai popoli democratici. Invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi.

COMUNICATO KNK:

La coalizione internazionale tace mentre le forze di Al Sharaa liberano migliaia di combattenti dell’ISIS dalla prigione di Al Shadadi e attaccano Kobane.Nelle ultime ore, le forze del governo di transizione siriano e le milizie jihadiste alleate hanno attaccato la prigione di Al Shadadi, liberando tutti i prigionieri dell’ISIS che vi erano detenuti. La coalizione internazionale non ha fatto nulla per proteggere la prigione, lasciando le forze dell’SDF da sole a impedire la fuga di migliaia di combattenti dell’ISIS. Le forze dell’SDF hanno resistito a questi attacchi, ma sono state attaccate da tutti i lati e alla fine non sono riuscite da sole a impedire la conquista della prigione.

Molti combattenti dell’SDF sono stati uccisi e decine sono rimasti feriti. A causa dell’inerzia della Coalizione Internazionale, migliaia di combattenti dell’ISIS sono ora fuggiti, per continuare a commettere atrocità contro i popoli della regione.

Kobane assediata e sotto pesanti minacce

Allo stesso tempo, le forze del Governo di Transizione Siriano di al Sharaa, insieme ad Al Qaeda, altre milizie jihadiste e gruppi sostenuti dalla Turchia, hanno lanciato un assalto a Kobane. Kobane, teatro di una resistenza storica che ha contribuito a salvare il mondo dalla brutalità e dalle stragi di massa dell’ISIS nel 2015, è nuovamente sotto attacco da parte delle stesse forze, che ora operano sotto bandiere diverse.

Chiediamo alla comunità internazionale, ai movimenti e ai popoli democratici del mondo di non rimanere in silenzio e di agire per denunciare questi attacchi genocidi.

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Il Rojava, in Siria, è sotto attacco. Difendiamo la Rivoluzione del Confederalismo Democratico


Con una offensiva militare ad ampio raggio il governo jihadista di Damasco, congiuntamente alle milizie islamiste sostenute dalla Turchia e da formazioni paramilitari tribali, sta attaccando il Rojava governato
dall’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES).
COBAS - Comunicato stampa sul Rojava


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Napoli per il Rojava: Difendiamo il Confederalismo Democratico!


Dal 6 gennaio l’esercito nazionale siriano del governo di Al Sharaa ha iniziato un’offensiva durissima – prima assediando i quartieri di Aleppo, Sheikh Maqsoud e Ashrafiye, e successivamente rivolgendosi a est – contro l’amministrazione autonoma della siria del nord est.
L’esercito siriano, che agisce con milizie affiliate al governo turco infarcite di ex combattenti isis, ha costretto alla fuga oltre 120mila persone, ammazzandone e ferendone centinaia, prendendo di mira infrastrutture civili, ospedali.
L’aggressione militare e i crimini di guerra hanno un obiettivo semplice: distruggere il confederalismo democratico, le sue istituzioni, le sue organizzazioni sociali e politiche, le sue forze di autodifesa.

Nel farlo, l’autoproclamato presidente siriano gode dell’appoggio delle più rilevanti potenze economiche e militari di area Nato: Turchia, Usa, Israele (con cui ha recentemente siglato un accordo storico per la cooperazione d’intelligence militare) e i governi dell’UE, compreso quello italiano.

Da ieri, dopo l’ennesima violazione del cessate il fuoco da parte dell’esercito siriano, la situazione è precipitata, con le forze del governo che minacciano direttamente Kobane, città simbolo della resistenza popolare.
Tutte le popolazioni del Rojava sono in mobilitazione e chiedono alla comunità internazionale, ai solidali, agli internazionalisti di prendere parola per difendere la rivoluzione confederale.
In un modo devastato dalla guerra imperialista, dallo sfruttamento di esseri umani ed ecosistemi, da patriarcato e razzismo, l’esperienza del Rojava è un esempio concreto di autogoverno popolare che mette al centro la democrazia, la cooperazione, la rivoluzione delle donne e dei giovani, la tutela della natura. Difendiamo questo modello politico e sociale radicalmente alternativo, che proprio per questo è sotto attacco!

A Napoli ci vediamo venerdì 23 gennaio, dalle 17.30 a largo Berlinguer (metro Toledo)

Biji Rojava!

Rete Kurdistan di Napoli

Cooperazione Rebelde Napoli

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We talk ELITE, the tool Palantir is working on; how AI influencers are defaming celebrities; and Comic-Con's ban of AI art.

We talk ELITE, the tool Palantir is working on; how AI influencers are defaming celebrities; and Comic-Conx27;s ban of AI art.#Podcast


Podcast: Here’s What Palantir Is Really Building


We start this week with Joseph’s article about ELITE, a tool Palantir is working on for ICE. After the break, Emanuel tells us how AI influencers are making fake sex tape-style photos with celebrities, who can’t be best pleased about it. In the subscribers-only section, Matthew breaks down Comic-Con’s ban of AI art.
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“Per affrontare questa epoca segnata – anche nel campo della comunicazione – dall’irruzione dell’intelligenza artificiale, è urgente tornare alle ragioni del cuore, alla centralità delle buone relazioni e alla capacità di relazionarsi agli altri, sen…




"My local community is being systematically liquidated in what I can only describe as a targeted intellectual genocide."


Amateur Radio Operators in Belarus Arrested, Face the Death Penalty


The Belarusian government is threatening three ham radio operators with the death penalty, detained at least seven people, and has accused them of “intercepting state secrets,” according to Belarusian state media, independent media outside of Belarus, and the Belarusian human rights organization Viasna. The arrests are an extreme attack on what is most often a wholesome hobby that has a history of being vilified by authoritarian governments in part because the technology is quite censorship resistant.

The detentions were announced last week on Belarusian state TV, which claimed the men were part of a network of more than 50 people participating in the amateur radio hobby and have been accused of both “espionage” and “treason.” Authorities there said they seized more than 500 pieces of radio equipment. The men were accused on state TV of using radio to spy on the movement of government planes, though no actual evidence of this has been produced.

State TV claimed they were associated with the Belarusian Federation of Radioamateurs and Radiosportsmen (BFRR), a long-running amateur radio club and nonprofit that holds amateur radio competitions, meetups, trainings, and forums. WhatsApp and email requests to the BFRR from 404 Media were not returned.

On Reddit, Siarhei Besarab, a Belarusian amateur radio operator, posted a plea for support from others in the hobby: “MAYDAY from Belarus: Licensed operators facing death penalty.”

“I am writing this because my local community is being systematically liquidated in what I can only describe as a targeted intellectual genocide,” Besarab wrote. “They have detained over 50 licensed people, including callsigns EW1ABT, EW1AEH, and EW1ACE. These men were paraded on state television like war criminals and were coerced to publicly repent for the "crime" of technical curiosity. Propagandists presented the Belarusian Federation of Radioamateurs and Radiosportsmen (BFRR) as a front for a ‘massive spy network.’”

“State propaganda unironically claims these men were ‘pumping state secrets out of the air’ using nothing more than basic $25 Baofeng handhelds and consumer-grade SDR dongles,” he added. “Any operator knows that hardware like this is physically incapable of cracking the modern AES-256 digital encryption used by government security forces. It is a technical fraud, yet they are being charged with High Treason and Espionage. The punishment in Belarus for these charges is life in prison or the death penalty.”

The Belarusian human rights group Viasna and its associated Telegram channel confirmed the detention and said that it spoke to a cellmate of Andrei Repetsi, who said that Repetsi was unable to talk about his case in jail: “The case is secret, so Andrei never told the essence of the case in the cell. He joked that his personal file was marked ‘Top secret. Burn before reading,’” Viasna wrote.

Most hams operate amateur radios for fun, as part of competitions, or to keep in touch with other hams around the world. But the hobby has a long history of being attacked by governments in part because it is resistant to censorship. Amateur radio often works even if a natural disaster or political action takes down internet, cell, and phone services, so it is popular among people interested in search and rescue and doomsday prepping. Amateur radio has been used to share information out of Cuba, for example, and in 2021 the Cuban government jammed ham radio frequencies during anti-government protests there.




Davos 2026: il bulletto, la Groenlandia e i dazi.


noblogo.org/transit/davos-2026…


Davos 2026: il bullo, la Groenlandia e i dazi.


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#Trump a Davos ha trasformato il World Economic Forum in un'asta immobiliare da quattro soldi, piantandosi sul palco a blaterare che l'Europa è un disastro irriconoscibile – “non nella maniera positiva”, ha detto lui, dalla sua bolla svizzera blindata – e che solo gli USA possono “salvare” la Groenlandia con negoziati immediati, altrimenti via con dazi al 10-25% su acciaio, auto e tutto ciò che l'Europa produce di decente. Ha giurato che non è una minaccia per la NATO, figuriamoci: niente urla “alleanza solida” come minacciare di comprarti un territorio danese sotto ricatto commerciale, mentre difende le sue tariffe come “sicurezza nazionale”, cioè o cedete l'Artico o i vostri export diventano il mio bancomat elettorale. ​ ​L'Europa, però, stavolta non sta a guardare con la bocca aperta: il Parlamento UE ha già congelato l'accordo commerciale USA siglato l'estate scorsa, bollando le minacce di Trump come coercizione pura, e ora si parla di “trade bazooka” per ritorsioni su vasta scala. Von der Leyen e i leader tuonano contro questa “spirale pericolosa tra alleati”, promettendo risposte inflessibili, mentre a Bruxelles sale il fronte per un'autonomia strategica vera: difesa Artico con Canada e Norvegia, sovranità digitale, climatica e militare, usando Davos come alibi perfetto per dire basta al bullo a strisce e stelle. ​ Economicamente è un disastro annunciato: dazi incrociati che gonfiano prezzi, uccidono catene di fornitura e regalano caos ai mercati globali, con la UE pronta a colpire duro sui big tech USA e l'agroexport yankee. Politicamente, Trump ha appena consegnato all'Europa il regalo avvelenato che sognava chiunque voglia più integrazione: “Ecco perché serve l'UE forte”, diranno da Stoccolma a Roma, mentre il suo show da venditore di tappeti usati accelera il declino del multilateralismo che lui finge di odiare ma di cui ha bisogno per i suoi tweet. ​ ​Chiudo come farebbe “lui.” E ora, Donald, ascolta bene un continente che hai stancato: torna nel tuo bunker dorato, smettila di giocare al Monopoli con Groenlandia e dazi da due soldi, perché l' #Europa non è più la tua preda facile, siamo stufi del tuo circo da quattro soldi, e stavolta ti manderemo a casa con le tasche vuote e la coda tra le gambe, loser.

#Blog #USA #Europa #Davos #UE #Opinioni

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBlue Sky: bsky.app/profile/mattiolidanie…Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com




Perché Meta è un po’ nei guai negli Stati Uniti

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A novembre il giudice statunitense James Boasberg di Washington aveva respinto la tesi della Ftc, sostenendo che l'esistenza di TikTok dimostra che Meta non è monopolista. Ora la Commissione Federale per il Commercio torna all'assalto dihttps://www.startmag.it/innovazione/ftc-meta-monopolista/

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Per una moratoria sulla GPA non basta un te in Vaticano


Sarebbe troppo facile liquidare l’ennesima sortita della Ministra Eugenia Roccella con l’antico adagio per cui le colpe, proprio come i meriti, dei padri non devono ricadere sull’operato della loro prole, quindi occorre entrare nel merito di quanto da lei recentemente, e nuovamente, affermato in un incontro pubblico circa la necessità di bandiere in tutto il mondo la maternità surrogata prendendo a modello la legislazione italiana.

A metà gennaio, a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, si è tenuto l’incontro “Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata”. Sul palco l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, e, appunto, la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. Motivo del “dibattito” concordare un impegno comune per contrastare “l’utero in affitto a livello globale”.

Mentre da parte vaticana non c’era da aspettarsi altro che le solite denunce di mercificazione del corpo di donne, rafforzata in quella occasione da accenni a non meglio identificate “femministe” che pur però esistono, da parte della Ministra Roccella sono state avanzate proposte che, per l’impegno istituzionale, politico e diplomatico che comportano, necessiterebbero una mobilitazione internazionale straordinaria da parte del Governo Meloni.

“C’è bisogno di una convergenza, di una sensibilizzazione e di un luogo, come per esempio le Nazioni Unite, dove riuscire a creare un gruppo di nazioni che cerchino di combattere questo progressivo affermarsi della mercificazione della maternità” ha detto Roccella “la prima cosa possibile è proprio una sospensione, una moratoria, in particolare una moratoria per la surrogata “cross-border”.

Il Governo italiano di moratoria se ne intende. Da 32 anni, infatti, la proposta di proclamare una sospensione “universale” delle esecuzioni capitali è nota nel mondo come “Italian initiative”, una iniziativa che è Italiana perché frutto di anni di lotte politiche, nonviolente, parlamentari e governative, promosse dal Partito Radicale e portate avanti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino.

Una proposta che partiva dalla (mai usata come argomento) tradizione giudaico-cristiana del “non uccidere” e che, ove mai fosse (stato) necessario, trovava negli strumenti internazionali sui diritti umani, in particolare nel protocollo opzionale del Patto internazionale sui diritti civili e politici, la conferma dell’illegalità dello Stato che si fa carnefice.

Una decisione politica presa dai primi congressi radicali transnazionali alla fine degli anni ‘80, arrivò a compimento nel 2007 grazie al Governo Prodi, nel 1994 c’era già stata un’importante prova generale tentata dal governo Berlusconi – in entrambi i casi con Emma Bonino protagonista.

A dicembre del 2007, l’Assemblea generale dell’ONU adottò a larga maggioranza una mozione che, appunto, proclamava una moratoria universale della pene di morte in vista della sua totale abolizione dovunque. Negli anni, ma non per inerzia, il sostegno a quella proposta è cresciuto. Grazie a quella iniziativa l’Italia ha iscritto il proprio nome nel registro di chi grazie alle opportunità offerte dalle Nazioni unite riesce a far qualcosa in ossequio cogli obblighi internazionali in materia di diritti umani.

Nei giorni in cui nel 2004 il Parlameno italiano adottava la famigerata Legge 40 – un coacervo di proibizioni che colpivano la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali quanto la procreazione medicalmente assistita, PMA, inclusa gravidanza per altre persone, al Palazzo di Vetro l’Italia si prestava a una iniziativa vaticana: proibire in tutto il mondo la “clonazione umana”.

Nei primi anni 2000, la ricerca sulle blastocisti, le cellule staminali embrionali non utilizzate per la PMA, iniziava a suggerire che da quegli studi si potessero individuare cure per malattie rare o neurodegenerative per cui non esistevano risposte terapeutiche efficaci. Avendo a che fare con “materiale umano”, il Vaticano si era inserito in un dibattito in seno alla commissione affari legali dell’Assemblea generale dell’ONU, facendo diventare la “clonazione terapeutica”, riconosciuta come già praticabile da decine di Stati, una “costola” della “clonazione riproduttiva”. Il messaggio era “non fabbrichiamo esseri umani” per poi “venderne” “pezzi” per farli diventare medicine. All’iniziativa vaticana si unirono subitoItalia, Costarica e gli USA di Bush – a cui seguirono i peggiori regimi totalitari e autoritari.

Grazie a una sinergia tra i paesi che stavano investendo in ricerca sulle staminali embrionali, Canada, Belgio, Paesi Bassi, Sudafrica e Corea del sud e Singapore e una coalizione di organizzazioni non governative guidate, per l’appunto, dall’Associazione Luca Coscioni, e l’attiva mediazione di Francia e Germania, il tutto fu prima deferito all’UNESCO e poi caduto nel dimenticatoio.

Nell’estate del 2004, l’Associazione e il Partito Radicale convocano la prima sessione del Congresso mondiale Libertà di Ricerca proprio per far fronte al blocco che in seno alle Nazioni Unite voleva far adottare una vera e propria convenzione per bandire tutte le forme di clonazione, senza distinzione fra quella ritroduttiva e quella terapeutica.

Ne seguirono quattro mesi di mobilitazione internazionale, coordinata al Palazzo di Vetro dall’Associazione e la Coalition for the Advancement of Medical Research e il Genetics Policy Institute, diminuirono la portata della proposta che nel febbraio 2005 fu poi trasformata in una dichiarazione – pertanto non vincolante, al contrario della convenzione – appoggiata da 80 su 193 Stati Membri dell’ONU, Santa Sede e Italia in testa.

Se l’intenzione annunciata dalla Ministra Roccella fosse in effetti quella di proporre una moratoria universale della maternità surrogata, il Governo dovrebbe chiedere che il tema sia inserito all’ordine del giorno della VI commissione (affari legali) dell’Assemblea generale dell’ONU. Affinché venga discussa entro l’estate del 2025, l’Italia dovrebbe chiedere una calendarizzazione d’urgenza di un tema non previsto dal programma dei lavori, nel caso in cui non ci fossero i tempi tecnici, dovrebbe prepararsi per farlo a settembre prossimo in modo da avviare la discussione nelle commissioni competeneti per poi arrivare in plenaria.

Affinché la Commissione affari legali dell’Assemblea Generale concordi con la proposta, occorrerà che l’Italia, e che la pensa come lei, organizzi un fronte ampio di Stati Membri per predisporr una bozza di risoluzione.

Ma cosa dovrebbe chiedere tale risoluzione?

  • Proclamare una moratoria, giuridicamente non vincolante, come la risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali?
  • Rinviare la questione nuovamente in Commissione col mandato di predisporre un nuovo testo che si incarichi di abbozzare una vera e propria convenzione,magari coinvolgendo la Commissione sul dirito internazionale, che proibisca la pratica della maternità surrogata, un po’ come accade con la tortura?
  • Rinviare il tutto alla Commissione sullo Status delle Donne?
  • Interessare il Consiglio sui diritti umani?

Indipendentemente dagli scenari, occorre che il Governo, e non una singola Ministra, prenda una decisione formale, possibilmente confortata da un passaggio parlamentare. Dopodiché occorrerà che la diplomazia italiana dedichi il tempo e le risorse necessarie per creare una “coalizione” di governi che sostengano l’iniziativa al Palazzo di Vetro.

Meloni, e Tajani, sono al corrente? Cosa ne pensano?

L'articolo Per una moratoria sulla GPA non basta un te in Vaticano proviene da Associazione Luca Coscioni.



The famed convention's organizers have banned AI from the art show.

The famed conventionx27;s organizers have banned AI from the art show.#News


Comic-Con Bans AI Art After Artist Pushback


San Diego Comic-Con changed an AI art friendly policy following an artist-led backlash last week. It was a small victory for working artists in an industry where jobs are slipping away as movie and video game studios adopt generative AI tools to save time and money.

Every year, tens of thousands of people descend on San Diego for Comic-Con, the world’s premier comic book convention that over the years has also become a major pan-media event where every major media company announces new movies, TV shows, and video games. For the past few years, Comic-Con has allowed some forms of AI-generated art at this art show at the convention. According to archived rules for the show, artists could display AI-generated material so long as it wasn’t for sale, was marked as AI-produced, and credited the original artist whose style was used.

“Material produced by Artificial Intelligence (AI) may be placed in the show, but only as Not-for-Sale (NFS). It must be clearly marked as AI-produced, not simply listed as a print. If one of the parameters in its creation was something similar to ‘Done in the style of,’ that information must be added to the description. If there are questions, the Art Show Coordinator will be the sole judge of acceptability,” Comic-Con’s art show rules said until recently.

These rules have been in place since at least 2024, but anti-AI sentiment is growing in the artistic community and an artist-led backlash against Comic-Con’s AI-friendly language led to the convention quietly changing the rules. Twenty-four hours after artists called foul the AI-friendly policy, Comic-Con updated the language on its site. “Material created by Artificial Intelligence (AI) either partially or wholly, is not allowed in the art show,” it now says. AI is now banned at the art show.

Comic and concept artist Tiana Oreglia told 404 Media Comic-Con’s friendly attitude towards AI was a slippery slope towards normalization. “I think we should be standing firm especially with institutions like Comic-Con which are quite literally built off the backs of artists and the creative community,” she said. Oreglia was one of the first artists to notice the AI-friendly policy. In addition to alerting her circle of friends, she also wrote a letter to Comic-Con itself.

Artist Karla Ortiz told 404 Media she learned about the AI-friendly policy after some fellow artists shared it with her. Ortiz is a major artist who has worked with some of the major studios who exhibit work at Comic-Con. She’s also got a large following on social media, a following she used to call out Comic-Con’s organizers.

“Comic-con deciding to allow GenAi imagery in the art show—giving valuable space to GenAi users to show slop right NEXT to actual artists who worked their asses off to be there—is a disgrace!” Ortiz said in a post on Bluesky. “A tone deaf decision that rewards and normalizes exploitative GenAi against artists in their own spaces!”

According to Ortiz, the convention is a sacred place she didn’t want to see desecrated by AI. “Comic-Con is the big mecca for comic artists, illustrators, and writers,” she said. “I organize and speak with a lot of different artists on the generative AI issue. It’s something that impacts us and impacts our lives. A lot of us have decided: ‘No, we’re not going to sit by the sidelines.’”

Oritz explained that generative AI was already impacting the livelihood of working artists. She said that, in the past, artists could sustain themselves on long projects for companies that included storyboarding and design. “Suddenly the duration of projects are cut,” she said. “They got generative AI to generate a bunch of references, a bunch of boards. ‘We already did the initial ideation, so just paint this. Paint what generative AI has generated for us.’”

Ortiz pointed to two high profile examples: Marvel using AI to make the title sequence for Secret Invasion and Coca-Cola using AI to make Christmas commercials. “You have this encroaching exploitative technology impacting almost every single level of the entertainment industry, whether you’re a writer, or a voice actor, or a musician, a painter, a concept artist, an illustrator. It doesn’t matter…and then to have Comic-Con, that place that’s supposed to be a gathering and a celebration of said creatives and their work, suddenly put on a pedestal the exploitative technology that only functions because of its training on our works? It’s upsetting beyond belief.”

“What is Comic-Con trying to tell the industry?” She said, “It’s telling artists: ‘Hey you, you’re exploitable and you’re replaceable.’”

Ortiz was heartened that Comic-Con changed its policy. “It was such a relief,” she said. “Generative AI is still going to creep its nasty way in some way or another, but at least it’s not something we have to take lying down. It’s something we can actively speak out against.”

Comic-Con did not respond to 404 Media’s request for comment, but Oreglia said she did hear back from art show organizer Glen Wooten. “He basically told me that they put those AI stipulations in when AI was just starting to come around and that the inability to sell AI-generated works was meant to curtail people from submitting genAI works,” she said. “He seems to be very against genAI but wasn't really able to change the current policy until artists voiced their opinions loudly which pressured the office into banning AI completely.”

Despite changing policies and broad anti-AI sentiment among the artistic community, Oreglia has still seen an uptick of AI art at conventions. “Although there are many cons that ban it outright and if you get caught selling it you basically will get banned.” This happened to a vendor at Dragon Con last September. Organizers called police to escort the vendor off the premises.

“And I was tabling at Fanexpo SF and definitely saw genAI in the dealers hall, none in the artists alley as far as I could see though but I mostly stuck to my table,” she said. “I was also at Emerald City Comic Con last year and they also have a no-ai policy but fanexpo doesn't seem to have those same policies as far as I know.”

AI image generators are trained on original artwork so whatever output a tool like Midjourney creates is based on an artist’s work, often without compensation or credit. Oreglia also said she feels that AI is an artistic dead end. “Everything interesting, uplifting, and empowering I find about art gets stripped away and turned into vapid facsimiles based on vibes and trendy aesthetics,” she said.


#News #x27



Reagenti

@Politica interna, europea e internazionale

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Nuove stragi a Gaza, mentre Netanyahu aderisce al Board of peace


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Elicotteri e artiglieria colpiscono la Striscia nonostante il cessate il fuoco. Operazioni militari a Hebron, attacco all’UNRWA a Gerusalemme Est. Sullo sfondo il progetto di Donald Trump, tra rifiuti e fallimenti
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Difesa spaziale, addio al mito del satellite unico e insostituibile. L’analisi del gen. Bianchi

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Negli ultimi due decenni, il concetto di high-end nel dominio spaziale militare è stato tradizionalmente associato a sistemi satellitari di grandi dimensioni, altamente sofisticati e caratterizzati da costi elevati, lunghi cicli di



La resistenza chiama: dal Kurdistan al mondo, migliaia rispondono all’appello per difendere il Rojava


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Convogli di civili e manifestazioni globali rispondono alla mobilitazione lanciata dall’Amministrazione autonoma curda di fronte all’offensiva siriana e all’abbandono degli alleati occidentali.
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Criminalità transfrontaliera ambientale: il Governo italiano si predispone ad accogliere la nuova normativa europea


Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei Foti e di quello della giustizia Nordio, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo, recante l’attuazione della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, che istituisce un quadro penale comune per i reati ambientali nell'Unione. La direttiva europea mira a rafforzare la tutela dell'ambiente, in linea con gli obiettivi di protezione della qualità dell'aria, dell'acqua, del suolo, degli ecosistemi, della fauna e della flora, e sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE.

L’intervento normativo italiano di recepimento è volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell’accresciuta rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici, nonché della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale.
Si introducono modifiche al Codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti, con particolare riferimento alle fattispecie di inquinamento ambientale e alle nuove ipotesi di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Inoltre, si rafforzano le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio, in coerenza con le indicazioni della direttiva europea.

Il provvedimento amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231), e adegua la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività.

Al fine di assicurare la cooperazione e il coordinamento più efficaci e tempestivi tra tutte le autorità competenti coinvolte nella prevenzione e nella lotta contro i reati ambientali, si istituisce presso la Procura generale presso la Corte di cassazione il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. Di tale Sistema fanno parte: il Procuratore generale presso la Corte di cassazione; i Procuratori generali presso le Corti d’appello; il Procuratore nazionale antimafia.
Entro il 21 maggio 2027, il Parlamento elabora e pubblica la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali. Tale documento programmatico, aggiornato ogni tre anni, definirà gli obiettivi prioritari della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà misure per innalzare la consapevolezza pubblica sulla tutela ambientale.

#ambiente #reatitransnazionali #UE

fabrizio reshared this.



Torino – Convegno “Cura e filiazione” con la partecipazione di Francesca Re


Francesca Re, Avvocata e Consigliera Generale dell’Associazione Luca Coscioni, interverrà nella giornata di venerdì 23 gennaio primo convegno interdisciplinare del progetto EVOLVE – Cura e filiazione, il nuovo paradigma della genitorialità funzionale, all’interno del panel “La genitorialità funzionale alla prova dei casi”.

📅Venerdì 23 gennaio 2026
🕕Dalle ore 14 alle 16
📍Università degli Studi di Torino – Campus Luigi Einaudi, Lungo Dora Siena 100, Torino


Il convegno è organizzato con il contributo di Magistratura Democratica e in collaborazione con: Comune di Torino, Camera Minorile di Torino, Associazione Famiglie Arcobaleno, Associazione Luca Coscioni, Associazione Rete Lenford e si svolgerà nelle giornate del 22 e 23 gennaio.

Accreditato presso l’Ordine degli avvocati di Torino. La partecipazione consente l’acquisizione di crediti validi ai fini della formazione permanente.Link info e programma completo

L'articolo Torino – Convegno “Cura e filiazione” con la partecipazione di Francesca Re proviene da Associazione Luca Coscioni.