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Anche in Brasile i servizi di protezione dell'infanzia commettono pensano di criminalizzare gli strumenti di sicurezza digitali.

Una bozza di legge sui crimini informatici ha suscitato dibattito, collegando gli strumenti di tutela della privacy a pene più severe....

@privacypride

poder360.com.br/opiniao/protec…

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Guardare dall'altra parte. L'UE non è riuscita a impedire l'esportazione di sistemi di sorveglianza verso i violatori dei diritti umani.

La UE, i cui Stati membri ospitano molte delle aziende che sviluppano ed esportano tecnologie di sorveglianza in tutto il mondo, è parte del problema e fa troppo poco per impedire le vendite e i trasferimenti dai suoi Stati membri a governi che usano la tecnologia per reprimere il dissenso e violare i diritti umani.

hrw.org/report/2026/05/12/look…

@eticadigitale

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One cannot underestimate the value LibreOffice brings to the world.

Go get it. Use it. If possible: support it too.


The Document Foundation announces LibreOffice 25.8.7
2026-05-12Italo Vignoli

The Document Foundation announces the release of LibreOffice 25.8.7, the final maintenance release of the LibreOffice 25.8 family, available for download at libreoffice.org/download [1]. Users of LibreOffice 25.8.x should update to LibreOffice 26.2.x as LibreOffice 25.8.x end of life will be on June 12, and after that date the software will not receive additional security updates.

@libreoffice #libreoffice


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DK10x30 - Fanfaroni e cantori


Il "manifesto di Palantir" si aggiunge alla lunga tradizione di fanfaronate di arricchiti che si credono pensatori. E la cosiddetta "intervista" a Claude di Walter Veltroni a quella dei cantori...

Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Prima di tutto una notiziola di servizio. Dopo anni mi sono deciso a mettere online gli script di DataKnightmare. C'è voluto un po', per trovare un software e un provider che dipendessero il minimo possibile dagli Stati Uniti. Soprattutto se siete come me e, se non siete incazzati, l'inutilità di tutto vi fa perdere d'animo. Non esattamente l'atteggiamento per un marketing vincente.

Per fortuna c'è Elena Rossini, che si è posta lo stesso problema e ha condiviso con me la sua soluzione. Quindi, da oggi, se DataKnightmare ha finalmente una casa testuale su dk.dataknightmare.eu, lo dobbiamo anche a Elena. Per ora ho caricato due stagioni in inglese e l'ultima in italiano. Ci vorrà un po', ma non altri dieci anni.

Veniamo a noi. Nel rumore infernale delle novità inutili che escono ogni quarto d'ora, mi è sembrato di cogliere qualcosa di interessante.

Avrete letto e straletto del cosiddetto "manifesto di Palantir", quella ventina di punti su Twitter che riassumono il libro di Alex Karp, CEO di Palantir. E avrete letto e straletto della cosiddetta "intervista a Claude" fatta nientemeno che da Walter Veltroni sul Corriere.

Prima che smettiate di ascoltare vi dico subito che non ho nessuna intenzione di entrare nel dettaglio dell'una né dell'altra. I tweet di Palantir li ho letti di sfuggita, e l'intervista di Veltroni, qualsiasi cosa contenga, non la valuto il tempo che mi ci vorrebbe per leggerla.

E quindi?

E quindi voglio parlare non dell'una o dell'altra cosa, perché sono chiaramente due stupidate, ma di quello che rappresentano, che invece secondo me è interessante.

Partiamo da lontano.

La mia generazione ha portato l'informatica in azienda. Siccome non ho combattuto a Waterloo, l'automazione in azienda c'era già, ma è la mia generazione che ha visto sparire macchine per scrivere e fax e arrivare prima Wordstar, Word e poi tutto il cucuzzaro.

Sono stati decenni tumultuosi durante i quali è stato digitalizzato tutto il digitalizzabile, alcune volte bene, altre così così, altre ancora, citando René Ferretti, a cazzo di cane.

È stato un periodo in cui ognuno ha sognato una propria versione della mitologica "organizzazione piatta" su cui le varie business school scrivevano interi scaffali di trattati.

Ma il punto è che un'organizzazione non è una struttura tecnologica. È una struttura socio-tecnica complessa, in cui la tecnologia gioca una parte. Il risultato è che il semplice arrivo di una tecnologia non determina cambiamenti automatici nei processi e nella struttura sociale dell'organizzazione, per via delle interazioni e delle retroazioni fra tutte le componenti del sistema.

Detto in termini più diretti: qualsiasi cosa ne pensino i tecnologi, non ci sono soluzioni esclusivamente tecnologiche ai problemi di un sistema socio-tecnico.

Una delle dimostrazioni più lampanti può essere per esempio "il superamento della carta", tema sul quale personalmente ho speso molti anni e molto sangue. Credo che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che non c'è mai stata tanta carta negli uffici da quando i documenti sono diventati digitali.

E siccome i documenti sono diventati digitali, ne esistono innumerevoli versioni, tutte sottilmente incompatibili tra loro, che continuano la loro vita indipendente in diverse parti dell'organizzazione.

Per fare un esempio semplice, una volta esisteva la carta intestata (spoiler alert, esiste ancora, ma solo per i contratti firmati dai megadirettori); oggi ogni singola sede locale, e ogni ufficio dentro quella, ha la propria versione "ufficiale" della carta intestata, con una specifica versione del logo, diversa da tutte le altre.

Se invece vi sentite troppo tecnologici per la carta intestata, possiamo parlare di processi, software, API e della relativa documentazione, di cui esistono tante versioni quanti sono i gruppi di developer.

Ogni incompatibilità che emerge durante un progetto viene risolta ad hoc, e a volte documentata, dai diversi gruppi che devono collaborare, con il solo risultato che alla fine esisterà un'altra versione in più del codice, e a volte anche della documentazione. E non venitemi a raccontare che il vostro Confluence o il vostro github sono in ordine.

Quello che è successo con i documenti è successo con tutto, ovviamente. Processi, mansioni, gerarchie.

La questione della gerarchia è interessante. Dicevamo prima che tutti hanno sognato una propria versione della mitologica "organizzazione piatta" che le business school ci assicuravano essere il futuro.

Per me e per quelli come me, organizzazione piatta significava un vertice che avrebbe dettato le linee strategiche, e subito sotto una linea di operativi ad altissima competenza con completa autonomia, eliminando ogni intromissione del top management nelle decisioni tecniche e liberandosi dell'inutile terzo del middle management.

Per il middle management, "organizazione piatta" significava automatizzare o esternalizzare, ma comunque eliminare l'inutile terzo degli operativi, con la loro fissazione di avere obiezioni tecniche alle direttive strategiche del vertice e alle loro interpretazioni da parte del middle management.

Per i vertici, "organizzazione piatta" significava eliminare l'inutile terzo degli operativi e interfacciarsi esclusivamente con il middle management, così da superare finalmente il bisogno di considerare i cosiddetti "dettagli tecnici".

Se vi guardate attorno oggi, non è difficile capire chi ha vinto. I vertici sono ancora tutti lì, e il middle management ha ranghi più pieni che mai. L'appiattimento delle organizzazioni, se c'è stato, ha significato estromettere ed esternalizzare perlopiù le competenze tecniche.

Allo stesso tempo, c'è stata una evoluzione notevole nei ruoli apicali. Con l'avvento del venture capital dagli anni 2000 in poi, le figure apicali sono passate dall'essere figure gestionali ad essere figure sempre più performative. In nessun ruolo questo è più evidente che nel ruolo del CEO. Oggi, il CEO è sopratuttto qualcuno in grado di intessere una narrazione convincente della propria visione del futuro, per poter raccogliere, sul mercato o da investitori privati, i finanziamenti necessari a costruirlo.

Che quel futuro abbia tecnicamente o economicamente senso, che sia perfino possibile, o che abbia una qualche relazione col futuro raccontato nell'ultimo esercizio, non ha alcuna importanza.

Quello che conta è che la figura del CEO, e la narrazione che propone per questo semestre, continui a ispirare la fiducia degli investitori. Null'altro conta.

Il CEO oggi non deve essere capace di "fare", e nemmeno più di dirigere. Deve solo saper convincere. Incessamente, cambiando storia ogni volta che serve senza battere ciglio. Le sue qualità distintive sono la testardaggine e un'inflazionato senso del proprio valore, che purtroppo sono caratteristiche distintive anche del narcisista patologico.

Pensate a Zuckerberg, partito con l'idea geniale di fare un social dove i suoi compagni di corso potevano votare la scopabilità delle studentesse, fortuna che poi è arrivata Sheryl Sandberg a fargli fare davvero i soldi; poi ha cercato di reinventare il denaro (ricordate Libra?), poi ha venduto il metaverso, e adesso è in coda al carrozzone dell'AI dopo il disastroso esordio con chiusura in 72 ore di Galactica.

Pensate a Musk, che ha l'immaginario di un adolescente mediocre nel 1975, e alle puttanatein serie su macchine a guida autonoma, colonizzazione di Marte, e megacostellazioni di satelliti.

Pensate al migliore di tutti, Sam Altman, un altro che scrive un blog e sembra che Giovanni Evangelista abbia dato alle stampe una versione aggiornata. Altman ha imbonito l'intero mondo del venture capital con l'unica promessa di bruciare tutti i soldi degli investitori per poi raccoglierne ancora di più.

Da una fanfaronata alla successiva, tutti loro pensano che il proprio successo non sia frutto di fortuna, conoscenze, contratti pubblici e monopolio, ma del loro essere speciali e visionari. Quando Taleb ci insegna che mentre un buon successo si spiega con capacità e impegno, un successo travolgente si spiega con la varianza.

Non divaghiamo. Oggi un CEO del digitale deve poter sentenziare:

“Guidiamo l’evoluzione sinergica del nostro ecosistema valoriale attraverso un approccio olistico e data-driven, abilitando paradigmi scalabili di innovazione sostenibile orientata alla centralità del cambiamento.”


e farlo con un'aria di profonda convinzione. È ovviamente solo aria fritta, ma chi si mette a ridere o pensa che la frase non abbia alcun senso, non sarà mai un C-level, e non otterrà mai un'intervista.

Di pari passo con la virata performativa di CEO e founder, anche il sistema mediatico si è adattato. Con fallimenti, ristrutturazioni, acquisizioni, oggi i media sono, con poche eccezioni, marketing esternalizzato in mano agli stessi industriali che i media dovrebbero tenere sotto indagine. Intendiamoci, ogni potente ha sempre avuto sicofanti e agiografi in ogni testata, ma oggi ai media viene richiesto di limitarsi a dare risonanza alla narrazione aziendale.

A questo ha contribuito, e non poco, anche una certa lettura mitica, molto statunitense, del settore digitale e dei suoi attori. Dai "cowboy della tastiera" di William Gibson, agli "eroi della frontiera digitale" di Steven Levy, si è fatto ogni sforzo per riproporre il mito fondativo della frontiera, con tutto il suo bagaglio tossico, in salsa digitale.

Il risultato è che oggi sono gli stessi protagonisti a vedere se stessi in termini mitici. E d'altronde non potrebbe essere altrimenti, nessuno vuole pensare di essere soltanto un fortunato raccontatore di favolette semestrali, per quanto bravo.

No, sono invece tutti "visionari", "costruttori del futuro" quando non addirittura "rivoluzionari", ovviamente nel senso capitalistico del termine, ovvero distruttori di industrie e comunità a esclusivo vantaggio proprio e dei propri investitori.

Questo ci porta finalmente a Palantir e a Karp. Che non si accontenta di aver fondato un'azienda che si ingrassa di commesse militari, perché ai capitalisti lo Stato piace ridotto ai minimi termini tranne che come cliente, ma propone la propria immagine mitica di difensore di un occidente convenientemente assediato soltanto da quei problemi che i suoi prodotti dichiarano di affrontare.

E non, per dire, da una disparità economica e sociale senza precedenti, da mutamenti sociali e climatici globali e da una casta di miliardari esentasse in fregola oligarchica. Di nuovo, assistiamo alle fanfaronate di qualcuno che non ha un'idea originale in testa e per questo ha fatto fortuna.

Che Karp, come tutti gli altri miliardari amichetti suoi, ritenga di avere una "visione" da comunicare al pubblico, al di là della trimestrale di cassa, non stupisce. E non stupisce nemmeno che ribadisca i temi del libro in una serie di tweet, forse per compensare vendite meno che travolgenti: tutti, alla fine, vogliono essere visti.

Ma se si gratta appena la superficie delle narrazioni dei CEO, ci si accorge che la Silicon Valley produce soltanto variazioni sul tema di chi l'ha creata e finanziata da sempre: il Pentagono della Guerra Fredda.

Leggete fin che volete Amodei, Altman, Karp, Zuckerberg, Thiel. Ci troverete sempre supremazia statunitense attraverso la tecnologia, esportazione dei valori del capitalismo a stelle e strisce, controllo sociale, contenimento dello sviluppo di qualsiasi potenza concorrente sulla placca euroasiatica.

Roba che non è cambiata di una virgola dal 1946, scritta e sistematizzata da fior di cervelli come Bush (Vannevar, consigliere scientifico di Roosevelt e Truman, omonimo ma non parente dei successivi presidenti George Bush e George Bush il Minore), Kissinger, Brzezinski, Cheney, gente che ha guidato la politica statunitense per decenni mentre i presidenti di turno facevano i fighi in TV recitando le parole chiave di stagione.

Questo non significa che i deliri oligarchici di Karp e compagnia siano innocui, tutt'altro. Ma non sono geni del male. Sono solo attori che, fuori dal teatro, credono ancora di essere Giulio Cesare.

Questi finti campioni della libera iniziativa con i soldi pubblici questo autonominati "inventori del futuro", stanno solo scimmiottando le parole chiave di chi li ha fatti nascere e li mantiene.

Ora, il potere attira servi e sicofanti, l'ho già detto. Ma non si accontenta di quelli, che in fondo disprezza. Ogni potente, e a maggior ragione ogni fanfarone arricchito, ha bisogno di sentirsi validato da qualcuno di cui segretamente invidia la statura, sociale o culturale.

Ed ecco arrivare il cantore. Quello che nel XX secolo si chiamava "intellettuale organico", il cui compito è di usare la propria cultura per dare un po' di densità e di smalto alle narrazioni del potente di turno. Il cantore è più astuto del sicofante, e si può perfino permettere un atteggiamento superficialmente critico, perché il suo ruolo non è confermare punto per punto la narrazione del potente, quello lo fanno già servi e sicofanti, ma validarla dandola completamente per scontata, e distrarre l'attenzione dai problemi con una discussione molto colta su qualche dettaglio insignificante.

Così, mentre gli AI bro imboniscono gli investitori con favole di macchine senzienti e di eliminazione dei lavoratori, pardon, superamento del lavoro, il cantore non si abbassa a entrare nel merito, ma intervista l'intelligenza artificiale. Da Veltroni mi sarei aspettato, se non più dignità, almeno più tempismo. L'intervista con l'Intelligenza Artificiale fa tanto autunno-inverno 2023.

Il cantore è più subdolo del sicofante, perché non si spende pro o contro. Si limita a includere la narrazione del potente nel dibattito "colto".

Se il potente di turno parla di nucleare di nuova generazione, il servo griderà ai quattro venti che il solare e l'eolico sono superati, il sicofante farà notare che l'area verde attorno alla centrale è l'ideale per un picnic con la famiglia.

Il cantore, invece, si mette a discorrere di come le torri di raffreddamento possano rappresentare l'evoluzione dei cipressi del Carducci che "van da San Vito in duplice filar".

Il cantore del digitale, con tutta la sua cultura, non ha niente da dire di specifico, ma lo dice con parole ricercate e citazioni altisonanti. Il suo compito non è discutere o confutare la narrazione del potente, ma tagliare le gambe a ogni dibattito serio dandola per scontata e costruendo una apparente discussione dotta su dettagli completamente marginali.

E in questo, Veltroni ha fatto il suo lavoro. Il fatto stesso di "intervistare" (si sentono le virgolette?) un generatore automatico di testo, e scegliere di farlo su questioni che sarebbero profonde se l'interlocutore fosse un essere umano e non uno specchio retorico, è quanto di più devastante si possa mettere in campo a supporto dei deliri millenaristici dei fanfaroni del digitale.

Se ha ancora un senso l'intellettuale pubblico, il pezzo di Veltroni è il completo tradimento di quel ruolo, l'asservimento della cultura alle ragioni di chi cultura non ne ha nessuna, ma ha soldi a valanghe.

Mentre da sempre chi ha competenza sul tema fa notare quanto sia dannoso, e quali interessi sostenga, antropomorfizzare una tecnologia come la cosiddetta Intelligenza Artificiale, Veltroni arriva bel bello e l'Intelligenza Artificiale te la intervista sul senso dell'esistenza. Non importa che non abbia nulla da dire al riguardo, perché non ce l'ha. Importa solo che un generatore di testo improvvisamente passa per qualcosa con cui si può addirittura "parlare" del senso della vita.

Veltroni avrebbe potuto fare davvero l'intellettuale, e parlare di che senso abbia un'Europa che vuole rincorrere gli Stati Uniti in una bolla speculativa. Avrebbe potuto parlare dei problemi dell'uso dell'Intelligenza Artificiale nelle professioni, nei media, nell'istruzione.

Avrebbe perfino potuto fare l'intellettuale di sinistra e parlare di oligopoli e rendite di posizione, di tecnofeudalesimo, del ruolo politico dell'Intelligenza Artificiale nella demolizione del potere contrattuale del lavoro.

Avrebbe potuto parlare di tutto questo e di molto altro.

Invece ha scelto di fare il cantore dei fanfaroni arricchiti e, facendolo, credo abbia stabilito quale sia il suo posto nella gerarchia in cui Sciascia annoverava uomini, mezz'uomini, ominicchi, pigliainculo e quaqquaraqquà.

Io un'idea ce l'ho.

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Braggarts and bards


Of Palantir, CEOS, power, its servants, and its bards.

English translation of the Italian 10x30 episode, first aired on 12 may, 2026.

First, a quick service announcement. After years, I’ve finally decided to put the DataKnightmare scripts online. It took a while to find software, and a provider, that relied as little as possible on the United States. Especially if you’re like me and, even if you’re not pissed off, you lose you heart over the futility of it all. Not exactly the attitude for winning marketing.

Luckily, there’s Elena Rossini, who faced the same problem and shared her solution with me. So, starting today, if DataKnightmare finally has a home at dk.dataknightmare.eu, we owe it to Elena as well. For now, I’ve uploaded two seasons in English and the latest one in Italian. It’ll take a while, but not another ten years.

Let’s get down to business. Amid the infernal noise of useless news coming out every fifteen minutes, I thought I caught something interesting.

You’ve probably read about the so-called “Palantir manifesto,” those twenty or so points on Twitter that summarize the book by Alex Karp, CEO of Palantir.

And you may have heard about the so-called “interview with Claude” conducted by Walter Veltroni, an Italian politician, on a national newspaper.

Before you stop listening, let me say right away I have no intention of going into detail about either one. I barely skimmed Palantir’s tweets, and as for Veltroni’s interview (whatever it contains) I don’t deem it worth the time it would take me to read it.

And then?

And then I want to talk not about either of those things (because they’re clearly both nonsense) but about what they represent, which I actually find interesting.

Let’s start from the beginning. From a long time ago.

My generation brought information technology into the workplace. Since I didn’t fight at Waterloo, automation was already there, but my generation did see typewriters and fax machines get replaced first by WordStar, then Word, and finally the whole shebang.

These were tumultuous decades during which everything that could be digitized was digitized: sometimes well, sometimes so-so, and other times, just like shit.

It was a period when everyone dreamed their own version of the mythical “flat organization” about which all business schools wrote entire shelvefuls.

My point is that an organization is not just a technological construct. It is a complex socio-technical structure, where technology plays a part. The result is that the mere arrival of a technology does not automatically bring about changes in the processes and social structure of the organization, due to the interactions and feedback loops among all the components of the system.

To put it more bluntly: whatever technologists may think, there are no purely technological solutions to the problems of a socio-technical system.

One of the most striking examples is, for instance, “going paperless”, a topic on which I personally have spent many years and a great deal of effort. I believe we can all agree that there has never been as much paper in offices as there has been since documents went digital. No longer used for storage, maybe, but incessantly printed and reprinted every time a document is needed.

And since documents have gone digital, there are countless versions of them, all subtly incompatible with one another, all living independent lives in different parts of the organization.

To give a simple example, there used to be letterhead (spoiler alert, it still exists, but only for contracts signed by top executives); today, every single local office, and every department within that office, has its own “official” version of the letterhead, with a specific version of the logo, different from all the others.

If, on the other hand, you feel too tech-savvy for letterhead, we can talk about processes, software, APIs, and the related documentation, of which there are as many versions as there are developer teams.

Every incompatibility that arises during a project is resolved , and sometimes documented, on a case-by-case basis by the various teams that must collaborate, with the sole result that, in the end, there will be yet another version of the code, and sometimes of the documentation too. And don’t tell me your Confluence or your GitHub are in order.

What happened to documents happened to everything, of course. Processes, tasks, hierarchies.

The issue of hierarchy is an interesting one. We were saying earlier that everyone dreamed of their own version of the mythical “flat organization” that business schools assured us was the future.

For me and those like me, a flat organization meant a top leadership that would set strategic direction, and immediately below that a line of highly competent operatives with complete autonomy, eliminating any interference from top management in technical decisions and getting rid of the useless third of middle management.

For middle management, “flat organization” meant automating or outsourcing, but in any case eliminating, the useless third of the operatives, with their fixation on raising technical objections to the strategic directives from the top (and to middle management’s interpretations thereof).

For top management, too, “flat organization” meant eliminating the unnecessary third of operatives and interfacing exclusively with middle management, so as to finally overcome the need to consider so-called “technical details.”

If you look around today, it’s not hard to see who won. Top management is still all there, and middle management has more people than ever. The flattening of organizations, if it happened at all, meant mostly ousting and outsourcing technical expertise.

At the same time, there has been a significant evolution in top-level roles. With the advent of venture capital from the 2000s onward, top executives have shifted from being managerial figures to being increasingly performative ones. In no role is this more evident than in the role of the CEO. Today, the CEO is above all someone capable of weaving a compelling narrative of their "vision" for the future, in order to raise, on the market or from private investors, the funding necessary to build it.

Whether that future makes technical or economic sense, whether it is even possible, or whether it bears any relation to the future described in the last financial report, is unimportant.

What matters is that the CEO, and the narrative they present for this quarter, continue to inspire investor confidence. Nothing else matters.

Today’s CEO doesn’t need to be capable of “doing,” nor even of "leading" anymore. He just needs to know how to persuade. Relentlessly, changing the story whenever necessary without batting an eye. His defining qualities are stubbornness and an inflated sense of self-worth, which, unfortunately, are also hallmarks of the pathological narcissist.

Think of Zuckerberg, who started with the brilliant idea of creating a social network where his classmates could rate female students’ bangability; luckily, Sheryl Sandberg came along to help him actually make money; then he tried to reinvent money (remember Libra?), then he peddled the metaverse, and now he’s trailing the AI bandwagon after the disastrous launch of Galactica, which shut down in 72 hours.

Think of Musk, who has the imagination of a mediocre teenager in 1975, and his endless bullshit about self-driving cars, colonizing Mars, and mega-constellations of satellites.

Think of the best of them all, Sam Altman: a guy who writes a blog and the world goes crazy as if John the Evangelist had just published a revised version. Altman has bamboozled the entire venture capital world with the sole promise of burning through all the investors’ money only to raise even more.

From one boast to the next, they all think their success isn’t the result of luck, connections, government contracts, and monopoly, but of their being special, and especially visionary. While Taleb teaches us that moderate success can be explained by skill and effort, but overwhelming success is explained by variance.

Let’s not digress. Today, a digital CEO must be able to declare:

“We are driving the synergistic evolution of our value ecosystem through a holistic and data-driven approach, enabling scalable paradigms of sustainable innovation centered on change.”


and do so with an air of deep conviction. It’s obviously just hot air, but anyone who laughs or thinks the phrase makes no sense will never be a C-level and will never get an interview.

In tandem with the performative shift of CEOs and founders, the media system has also adapted. With bankruptcies, restructurings, and acquisitions, today the media are, with few exceptions, outsourced marketing in the hands of the very industrialists the media should be investigating. Let’s be clear: every powerful figure has always had sycophants and hagiographers in every publication, but today the media is required to stick to amplifying the corporate narrative. Washington Post, anyone?

A certain mythical, very American interpretation of the digital sector and its players has also contributed to this, and not insignificantly. From William Gibson’s “keyboard cowboys” to Steven Levy’s “heroes of the digital frontier,” every effort has been made to revive the foundational myth of the Frontier, with all its toxic baggage, for the digital age.

The result is that today, the protagonists themselves view themselves in mythical terms. Sure, it couldn’t be any other way; no one wants to think of themselves as merely a lucky teller of six-monthly fairy tales, no matter how skilled.

No, instead they are all “visionaries,” “builders of the future,” if not outright “revolutionaries”, obviously in the capitalist sense of the term, that is, destroyers of industries and communities for their own exclusive benefit and that of their investors.

This finally brings us to Palantir and Alex Karp. He is not content with merely having founded a company that got fat on military contracts (capitalists want the state reduced to a bare minimum except when it's a client a client) but he channels his own mythical image as the defender of a West conveniently besieged only by those problems his products claim to address.

And not, for instance, by unprecedented economic and social inequality, by global social and climate changes, or by a caste of tax-exempt billionaires with a penchant for oligarchy. Once again, we are witnessing the bluster of someone who has not a single original idea in his head and has made his fortune precisely because of that.

That Karp, like all his other billionaire buddies, believes he has a “vision” to communicate to the public (beyond the quarterly earnings report) is no surprise. Nor is it surprising that he reiterates the book’s themes in a series of tweets, perhaps to compensate for less-than-overwhelming sales: everyone, after all, wants to be seen.

But if you scratch just beneath the surface of these CEOs’ narratives, you realize that Silicon Valley produces nothing but variations on the theme of those who have always created and financed it: the Cold War Pentagon.

Read Amodei, Altman, Karp, Zuckerberg, and Thiel all you want. You’ll always find U.S. supremacy through ICT technology, the export of American capitalist values, social control, and the containment by any means necessary of any competing power on the Eurasian plate.

Stuff that hasn’t changed one iota since 1946, written and systematized by top-tier minds like Bush (Vannevar, scientific advisor to Roosevelt and Truman, namesake but not related to the subsequent presidents George Bush and George Bush the Lesser), Kissinger, Brzezinski, Cheney: people who have steered U.S. policy for decades while the presidents in office played the cool guys on TV, parroting the season's buzzwords.

This does not mean that the oligarchic delusions of Karp and company are harmless, far from it. But they are not evil geniuses. They are merely actors who, offstage, still believe they are Julius Caesar.

These fake champions of free enterprise with public money, these self-appointed “inventors of the future,” are merely parroting the catchphrases of those who created, and sustain, them.

Now, power attracts servants and sycophants, as I said. But it isn’t satisfied with them, whom it ultimately despises. Every powerful person, and all the more so every nouveau riche braggart, needs to feel validated by someone whose social or cultural stature they secretly envy.

And here comes the bard. Somebody who in the 20th century would have been called an “organic intellectual,” whose task is to use their own art and culture to make the powerful shine. The bard is subtler than the sycophant, and can even afford a superficially critical attitude, because his role is not to confirm the narrative of the powerful point by point (there's already servants and sycophants for that), but to validate it by taking it completely for granted, and to distract attention from the problems, with a highly erudite discussion of some insignificant detail.

So, while the AI guys are wooing investors with fairy tales of sentient machines and the elimination of workers, sorry, the transcending of work, the bard doesn’t get into the substance of the matter, but instead interviews artificial intelligence. This is what Walter Veltroni, a seasoned Italian politician, did just last week. From someone like him I would have expected, if not more dignity, at least better timing. Interviewing an Artificial Intelligence is so fall-winter 2023.

The bard is more insidious than the sycophant, because he doesn’t take a stand for or against. He merely includes the narrative of power in the “cultured” debate.

If power speaks of next-generation nuclear power, the servant will shout from the rooftops that solar and wind power are outdated; the sycophant will point out that the green area around the plant is ideal for a family picnic.

The bard, on the other hand, will wax emphatically about how the cooling towers might inspire a XXI-century Wordsworth to compose a modern version of Tintern Abbey

The digital bard, with all his erudition, has nothing specific to say, but he says it with refined words and high-sounding quotes. His task is not to discuss or refute, but to undermine any serious debate by taking the narrative of power for granted and constructing a seemingly scholarly discussion on completely marginal details.

And in this, Veltroni has done his job. The very act of “interviewing” an automatic text generator, and choosing to do so on issues that would be profound if he were talking to a human being and not to a rhetorical mirror, is the most devastating weapon one could bring to bear in support of the millenarian delusions of the digital braggarts.

If the role of public intellectual still has any meaning, Veltroni’s puff piece is a complete betrayal of that role, it is the subjugation of culture to the interests of those who have no culture whatsoever, but are awash in money.

While actual experts have pointed out since forever how harmful it is (and whose interests it really serves) to anthropomorphize a technology like so-called "Artificial Intelligence", Veltroni just waltzes in and interviews "AI" on the meaning of life. It doesn’t matter that the obviously "AI" has nothing to say on the matter. What matters is that a text generator suddenly comes across as something you can actually “talk” to about such a topic.

Veltroni could have truly played the intellectual and discussed the point of a European Union willing to chase after the United States in a speculative bubble. He could have talked about the problems of using Artificial Intelligence in the professions, in the media, and in education.

He could even have played the left-wing intellectual and spoken of oligopolies and rent-seeking, of techno-feudalism, of the political role of Artificial Intelligence in dismantling the bargaining power of labor.

He could have talked about all of this and much more.

Instead, he chose to play the cheerleader for the nouveau riche braggarts, and in doing so, I believe he has established his place in the hierarchy where Leonardo Sciascia listed men, half-men, little men, ass-kissers, and windbags.

I have an idea.

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Il primo zero-day costruito con l’AI: Google sventava un attacco di massa con exploit generato da LLM
#CyberSecurity
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Il primo zero-day costruito con l’AI: Google sventava un attacco di massa con exploit generato da LLM


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Per la prima volta nella storia documentata della cybersecurity, un gruppo criminale ha utilizzato un modello di intelligenza artificiale per identificare una vulnerabilità zero-day sconosciuta e trasformarla in un exploit funzionante, pianificando di impiegarla in un evento di compromissione di massa. Google Threat Intelligence Group (GTIG) ha svelato la scoperta l’11 maggio 2026, descrivendo quella che potrebbe essere un punto di svolta nell’evoluzione delle capacità offensive dei threat actor.

La scoperta: un exploit scritto da un LLM


Il team GTIG di Google ha identificato uno script Python contenente un exploit per una vulnerabilità zero-day in un popolare strumento open source di amministrazione web. La falla, un bypass dell’autenticazione a due fattori (2FA), permetteva a un attaccante in possesso di credenziali valide di aggirare completamente il secondo fattore di autenticazione, aprendo la strada a un accesso non autorizzato su larga scala.

Ciò che ha immediatamente attirato l’attenzione degli analisti non era tanto la vulnerabilità in sé, quanto le caratteristiche stilistiche e strutturali del codice che la implementava. Lo script presentava una serie di indizi inequivocabili della sua origine artificiale:

  • Docstring educativi estremamente dettagliati: ogni funzione era accompagnata da commenti esplicativi esaustivi, in uno stile tipico degli output di Large Language Model addestrati su repository di codice open source e documentazione tecnica.
  • Un punteggio CVSS “allucinato”: lo script includeva una valutazione CVSS autogenerata ma non corrispondente a nessuna voce esistente nel National Vulnerability Database — un errore tipico di un modello che genera informazioni plausibili ma non verificate.
  • Formato Pythonic “da manuale”: la struttura pulita, la classe _C per i colori ANSI, i menu di aiuto dettagliati e la coerenza stilistica riflettono il pattern caratteristico degli output di modelli come GPT-4 o Gemini quando invitati a scrivere strumenti di sicurezza.

GTIG ha valutato con alta confidenza che un modello di AI sia stato utilizzato sia per scoprire la vulnerabilità che per costruire l’exploit, pur non avendo prove che il modello specifico impiegato fosse Gemini di Google.

La natura della vulnerabilità: logica semantica, non memoria


Uno degli aspetti più rilevanti della scoperta riguarda la tipologia della vulnerabilità stessa. Non si trattava di un classico bug di memory corruption (buffer overflow, use-after-free) né di un problema di input sanitization — le categorie che i fuzzer tradizionali e gli strumenti SAST (Static Application Security Testing) sono progettati per individuare.

La falla era invece un difetto logico semantico ad alto livello: un’assunzione di trust codificata nella logica di enforcement del 2FA, che permetteva a un flusso di autenticazione specifico di saltare la verifica del secondo fattore. Questo tipo di vulnerabilità richiede una comprensione profonda della logica applicativa e dei suoi presupposti impliciti — un dominio in cui i modelli di linguaggio di grandi dimensioni, addestrati su enormi corpus di codice e documentazione, mostrano capacità emergenti superiori agli strumenti di analisi statica convenzionali.

La scoperta conferma ciò che molti ricercatori ipotizzavano ma temevano di veder concretizzato: i modelli AI possono identificare classi di vulnerabilità che sfuggono sistematicamente agli strumenti automatizzati tradizionali.

L’evento pianificato: compromissione di massa sventata


Secondo GTIG, il threat actor aveva pianificato di utilizzare l’exploit in un mass exploitation event — un attacco opportunistico su larga scala verso tutti i sistemi vulnerabili esposti su internet. La proactive discovery da parte di Google ha permesso di interrompere la catena prima che l’exploit venisse utilizzato in produzione.

Google ha lavorato con il vendor del software colpito per la divulgazione responsabile della vulnerabilità e il rilascio di una patch correttiva, senza rivelare pubblicamente il nome dello strumento interessato per limitare il rischio di sfruttamento da parte di altri attori durante la finestra di patching.

Il quadro più ampio: AI e cybercrime state-sponsored


L’incidente non è isolato: il report GTIG del maggio 2026 documenta una tendenza sistematica all’adozione di strumenti AI da parte di gruppi APT nation-state. In particolare:

  • Cina: operatori state-linked stanno sperimentando sistemi AI per la vulnerability hunting automatizzata e il probing di target — essenzialmente automatizzando il processo di ricognizione e identificazione delle superfici di attacco.
  • Corea del Nord (APT45): il gruppo sta utilizzando AI per processare migliaia di exploit check in bulk e arricchire il proprio toolkit, accelerando significativamente i tempi di sviluppo di nuove capacità offensive.
  • Gruppi criminali non-state: come dimostrato da questo episodio, anche attori privi di risorse statali hanno ormai accesso a capacità di sviluppo exploit AI-assisted tramite modelli commerciali o open source.

Il democratizzazione degli strumenti AI abbassa significativamente la barriera tecnica per lo sviluppo di exploit sofisticati, storicamente appannaggio di gruppi con risorse e competenze elevate.

Due righe per i difensori


Questa scoperta accelera un dibattito che era rimasto per lungo tempo teorico: se gli attaccanti usano AI per trovare vulnerabilità, i difensori devono adottare gli stessi strumenti con ancora maggiore urgenza. Alcune considerazioni pratiche:

  • Rivedere i programmi di bug bounty per includere vulnerabilità logiche e di flusso che i tool tradizionali non rilevano, premiando i ricercatori umani e AI-assisted che identificano difetti semantici.
  • Implementare AI-assisted code review nel ciclo di sviluppo, in particolare per la logica di autenticazione e autorizzazione — le aree dove i difetti semantici sono più probabili e più gravi.
  • Monitorare i pattern di accesso MFA con particolare attenzione ai bypass del secondo fattore, anche in presenza di credenziali valide.
  • Aggiornare tempestivamente tutti gli strumenti di amministrazione web esposti su internet, indipendentemente dalla loro percezione come “strumenti minori”.

Il primo zero-day AI-generated documentato in natura non segna la fine di un’era, ma l’inizio di una nuova fase nella corsa agli armamenti digitali. Le organizzazioni che non integreranno AI nei propri processi di difesa si troveranno strutturalmente svantaggiate rispetto a avversari che già la impiegano sistematicamente per attaccare.


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Quattordici metri a 30 km/h, ventinove a 50. La fisica che le città 30 conoscono e di cui nessuno vuole sapere nulla. Nuovo articolo sul blog: andare in bici è uno dei pochi gesti rimasti in cui si vede ancora il legame tra causa ed effetto.
pedalognigiorno.it/cio-che-fac…
@ambiente
citiverse@fiab-l-aquila
#citta30
in reply to Pedalognigiorno

In Italia, rispettare i limiti di velocità è visto come una cosa da coglioni, da scemi, da incapaci che non sanno guidare. Perché l'autista medio italiano, è la persona più importante al mondo, e quindi tutto, assolutamente tutto, li è permesso e concesso.

Basta vedere come se ti fanno una multa perché un autovelox ti ha preso a 90 in una zona di 50, la colpa è del bastardo che ha messo quel autovelox. O se ti fanno la multa per parcheggiare bloccando una striscia pedonale, maledetto il vigile che si poteva fare cazzi sua invece di farmi la multa.

Del resto meglio non parlare, perché basta mettersi un giorno alla guida e vedere come si guida qui:
Se posso saltare la coda e intasare tutta la seconda corsia perche voglio evitare la coda (pur bloccando il traffico della corsia che deve andare a dritto invece di girare), lo faccio. Il semaforo, se non ha fotored? È un'opinione. E i limiti di velocità si rispettano soltanto quando un autovelox lo dice, altrimenti... Di guardare il telefonino mentre si guida non ne parliamo, e di cose come un minimo di civismo in stile far passare i pedoni che aspettano sulle striscie anche meno.

Poi ci sarebbe da fare un capitolo a parte per i camionisti e un altro per quelli che guidano a due ruote, ma meglio fermarsi qui, che altrimenti scriverei un volume di 500 pagine.

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Mentre il Ministro degli Esteri greco Gerapetritis parla di “dovere umanitario”, le testimonianze raccolte da Fanpage.it disegnano uno scenario opposto: un coordinamento tattico tra Atene e Tel Aviv per permettere l’assalto alla “Global Sumud Flotilla” e il sequestro di attivisti in acque greche

#Globalsumudflottilla #Grecia #Israele

@politica

Così la Grecia ha dato una mano a Israele ad assaltare le navi della Flotilla: la ricostruzione
fanpage.it/politica/cosi-la-gr…

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La vicepresidente dell'europarlamento Pina Picierno ha denunciato un tentativo di violazione del suo account Signal

Secondo gli elementi tecnici raccolti sarebbe riconducibile a una campagna attribuita ai servizi russi dell’FSB.
Da mesi le autorità europee registrano campagne di phishing contro utenti di app di messaggistica cifrata, in particolare Signal e WhatsApp.

formiche.net/2026/05/signal-ne…

@informatica

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Eurovision e Israele, l'inchiesta del New York Times: un milione di dollari, l'EBU che non vuole vedere e la Rai che resta


Il governo Netanyahu ha speso almeno un milione di dollari in marketing Eurovision

Cinquanta interlocutori, documenti interni dell’European Broadcasting Union, dati di voto mai resi pubblici. Il dossier ricostruisce come il governo di Benjamin Netanyahu abbia trasformato la gara canora più vista del mondo, 166 milioni di spettatori, in uno strumento di soft power. E come l’EBU, l’ente organizzatore, abbia scelto, sistematicamente, di non guardare.


@musica

Il post di @giuliocavalli

giuliocavalli.substack.com/p/e…

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Il Texas ha fatto causa a Netflix per uso illecito dei dati degli utenti dal 2022, quando introdusse gli spot negli abbonamenti più economici.

Netflix avrebbe raccolto dati come la posizione, il dispositivo utilizzato, i termini inseriti nella barra di ricerca e altro, e li avrebbe venduti a società specializzate nella raccolta e nell’aggregazione di dati senza il consenso informato dell’utente.

ilpost.it/2026/05/11/texas-cau…

@informatica

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Dietro il successo di Farage in UK il solito schema: i soldi (anzi, le crypto) dei miliardari sociopatici per conquistare i voti del popolo incazzato (e tradito dalla "sinistra")

Il ruolo centrale di Christopher Harborne, principale finanziatore di Farage, socio miliardario di #Tether e di Bitfinex. I precedenti di Mercer che fu decisivo per lanciare Trump, e di Thiel per Vance

@eticadigitale

markliera.substack.com/p/dietr…

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Sfida Dewey: un gioco da bibliotecari/e – ossessioni e contaminazioni by francesco mazzetta
ossessionicontaminazioni.com/2…
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Piccoli strumenti web gratuiti: spazi bianchi, simboli, testo grassetto e altro


Ciao a tutti! 👋

Sto lavorando su una serie di piccoli strumenti web gratuiti e open-access, pensati per chi vuole usare internet in modo più semplice e senza lasciare dati personali ovunque.

L'idea di base è: nessuna registrazione, nessuna pubblicità invasiva, nessun tracciamento. Solo strumenti utili che funzionano nel browser.

Ecco quello che ho costruito finora:

space blank — Spazi bianchi e caratteri speciali
simbolos — Emoji e simboli da copiare con un click
🅱️ bold text — Generatore di testo in grassetto, corsivo, bubble, ecc.
💼 linkedin bold — Testo in grassetto per LinkedIn
🔢 counter online — Contatore semplice online
🎵 ta ptempo — Misura BPM toccando a tempo
📋 copy image — Incolla immagini e ottieni un link istantaneo

Sono tutti multilingue e accessibili da chiunque, senza installare nulla.

Se provate qualcuno di questi strumenti e avete feedback o suggerimenti, sono ben accetti! 🙂

#tools #privacy #webtools #fediverse

in reply to lemoon

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Ciao @lemoon ,
vorrei condividere con te degli appunti su una questione che riguarda i post Friendica con il titolo

Formattazione post con titolo leggibili da Mastodon

Come forse saprai già, con Friendica possiamo scegliere di scrivere post con il titolo (come su WordPress) e post senza titolo (come su Mastodon). Uno dei problemi più fastidiosi per chi desidera scrivere post con il titolo è il fatto che gli utenti Mastodon leggeranno il tuo post come se fosse costituito dal solo titolo e, due a capi più in basso, dal link al post originale: questo non è di certo il modo miglior per rendere leggibili e interessanti i tuoi post!

Gli utenti Mastodon infatti hanno molti limiti di visualizzazione, ma sono pur sempre la comunità più grande del Fediverso e perciò è importante che vedano correttamente i vostri post: poter contare sulla loro visibilità è un'opportunità per aggiungere ulteriori possibilità di interazioni con altre persone.

Ecco infatti come un utente Mastodon leggerebbe il tuo post:


Deprimente? Sì, decisamente... In fondo è per questo che stiamo su Friendica e non su Mastodon! 🤣🤣🤣

Fortunatamente, con le ultime release di Friendica abbiamo la possibilità di modificare un'impostazione per rendere perfettamente leggibili anche i post con il titolo. Ecco come fare:

A) dal proprio account bisogna andare alla pagina delle impostazioni e, da lì, alla voce "Social Network" al link poliverso.org/settings/connect…
B) Selezionando la prima sezione "Impostazione media sociali" e scorrendo in basso si può trovare la voce "Article Mode", con un menu a cascataC) Delle tre voci disponibili bisogna scegliere "Embed the title in the body"

Ecco che adesso i nostri post saranno completamente leggibili da Mastodon!

FAST16, L’INIZIO DELLA FINE

Per vedere altri post come questo, segui la comunità @Informatica (Italy e non Italy)

Perché spendere milioni, miliardi di dollari per distruggere il programma nucleare di una potenza straniera lanciando missili e bombe quando si può ottenere lo stesso risultato in modo discreto, molto efficace e soprattutto economico?
L'articolo giano.news/2026/05/11/ast16-li…

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Ho attivato l'integrazione tra il mio blog e il fediverso tramite il pugin ActivityPub. Sembra che tutto funzioni, salvo il fatto che sembra non si vedano i post vecchi del blog, nonostante ne abbia attivata la pubblicazione. Comunque se volete seguire il profilo del blog è @ilblogdichiara
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Anthropic e xAI hanno annunciato questa settimana un'importante partnership , con Anthropic che acquisirà tutta la capacità di calcolo del data center Colossus 1 di xAI nel Tennessee.

...ciò suggerisce che xAI non si sta impegnando molto nell'addestramento dei propri modelli di intelligenza artificiale all'avanguardia, e in tal caso per l'azienda risulta più difficile presentarsi come un'impresa "innovativa e lungimirante"

techcrunch.com/2026/05/10/were…

@aitech

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AYAH Linux: il progetto segreto di Ufficio Zero 😱 L'ultima recensione di ꧁Anaru Sensei꧂

AYAH Linux (Ufficio Zero) è una distro italiana basata su Linux Mint. È stabile, leggera e sicura con LibreWolf in opzione predefinita. Eccelle nel supporto stampanti e include tool esclusivi Boost Media. Molto personalizzabile, ottima per uffici e vecchi PC.

youtu.be/3qMCyPecerM

@gnulinuxitalia

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Google offre fino a 1,5 milioni di dollari a chi riesce a bucare un Pixel: nuove regole per i bug bounty


Google ha riformulato il proprio programma di bug bounty per i Pixel alzando significativamente le puntate. Chi riesce a dimostrare un attacco zero-click in grado di compromettere il chip di sicurezza Titan M2 con effetti persistenti sul dispositivo può ora aspirare a una ricompensa fino a 1,5 milioni di dollari. Più soldi per le vulnerabilità più pericolose La nuova struttura delle ricompense premia proporzionalmente la difficoltà e l'impatto dell'attacco scoperto. Un attacco […]
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Google ha riformulato il proprio programma di bug bounty per i Pixel alzando significativamente le puntate. Chi riesce a dimostrare un attacco zero-click in grado di compromettere il chip di sicurezza Titan M2 con effetti persistenti sul dispositivo può ora aspirare a una ricompensa fino a 1,5 milioni di dollari.

Più soldi per le vulnerabilità più pericolose


La nuova struttura delle ricompense premia proporzionalmente la difficoltà e l’impatto dell’attacco scoperto. Un attacco zero-click con effetti persistenti sul Titan M2 vale fino a 1,5 milioni; lo stesso attacco senza persistenza scende a 750.000 dollari. Al contrario, i bug semplici e facilmente replicabili hanno visto ridurre il proprio valore, anche perché l’avvento degli strumenti AI ha reso questo tipo di ricerca molto più accessibile.

Cambiamenti anche per Chrome e le vulnerabilità AI


La revisione coinvolge anche Google Chrome: chi dimostra un attacco full-chain in grado di compromettere completamente il browser può ricevere fino a 250.000 dollari. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, le vulnerabilità legate a prompt injection, manipolazione dei modelli e data leakage continuano a essere premiate con ricompense fino a 30.000 dollari.

Un messaggio di fiducia nel Titan M2


Alzare così tanto l’asticella sugli attacchi al Titan M2 manda un segnale preciso: Google è convinta che quel chip sia estremamente difficile da violare. La ricompensa record è al tempo stesso un incentivo per i migliori ricercatori di sicurezza e una dimostrazione pubblica della robustezza dell’hardware Pixel.

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La tecno-oligarchia è più pericolosa del fascismo

Il termine “tecno-fascismo” non basta a descrivere le ambizioni delle Big Tech: siamo di fronte a una tecno-oligarchia che punta all'obsolescenza dell'umanità. Mentre il fascismo cercava il controllo dello Stato e delle masse, questo nuovo potere svuota le istituzioni e frammenta la società attraverso algoritmi opachi.

valigiablu.it/tecno-oligarchia…

@eticadigitale

in reply to informapirata ⁂

@informapirata ⁂ il fascismo non è stato mai, fin dalla sua creazione, un'ideologia. Se ricordate come è nato e come ha preso il potere potete rendevi conto che è il fenomeno è lo stesso di adesso anche se con tecnologie meno raffinate e mezzi più modesti. In sostanza i fascisti erano finanziati dalle imprese dell'epoca ed in particolare dagli "Agrari" ovvero i proprietari terrieri che perdevano continuamente reddito per l'avanzare del sistema industriale. Gli industriali erano favorevoli al fascismo perché assicurava l'eliminazione della concorrenza delle cooperative e il controllo dei sindacati sotto il governo. Nel 1922 era finita la fase di sollevazioni popolari condotte dai sindacati per migliorare il reddito operaio, mentre le imprese avevano bisogno di controllare il governo con l'espulsione dei socialisti e assicurare un periodo di controllo dei giornali (e poi della radio) sull'opinione pubblica. Con la complicità di re V.E. III (detto sciaboletta) è stata realizzata la farsa della marcia su Roma e instaurato un periodo di controllo economico a favore dei capitalisti dell'epoca. Mi dovreste spiegare qual'è la differenza rispetto ad ora. Forse che non c'è più un re e il fascismo arriva per libere elezioni tramite la disinforamzione dei capitalisti, ma l'effetto è lo stesso. Guardate cosa fa Trump in America. Come Mussolini promuove guerra e pace in forme da burletta (se non fosse per i milioni di morti che produce), ma fornisce ai capitalisti carta bianca nelle loro iniziative: se serve a loro fare una guerra: pieno supporto. Se serve costruire centri di calcolo immensi e costosissimi per energia e ambiente: nessun problema. E così via. Persino il sistema delle criptovalute viene integrato per far fare soldi ai capitalisti. Le persone normali, come per il fascismo sono solo carne da cannone o schiavi da sfruttare.

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in reply to Giuseppe

@giuseppericci quando il fascismo è nato non c'era una "ideologia" fascista, ok; ma ciò non toglie che il fascismo sia diventato un'ideologia strutturata, e caratterizzata da 4 pilastri che lo rendono riconoscibile: archetipo storico/mistico, nazionalismo con declinazione razzista-identitaria, culto della personalità del capo/del fondatore e irregimentazione delle masse.

Ecco perché, anche se i techbros sono fascisti nell'anima, è sbagliato parlare di fascismo o di tecno-fascismo

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Il nuovo Far West dei giocattoli per bambini basati sull'intelligenza artificiale

Questi compagni connessi potrebbero sconvolgere ogni cosa, dai giochi di fantasia alle favole della buonanotte. Non c'è da stupirsi che alcuni legislatori ne vogliano vietare il possesso.

arstechnica.com/ai/2026/05/the…

@aitech

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Ricerca scientifica e intelligenza artificiale: quale futuro per la protezione di dati personali? Il convegno il 28 maggio al Foro Italico


La crescente disponibilità di dati e lo sviluppo di tecnologie digitali avanzate stanno trasformando profondamente il modo in cui viene condotta la ricerca scientifica, con particolare impatto nei contesti universitari, sanitari e biomedici.

L’incontro intende offrire spunti di riflessione e coordinate operative utili per affrontare le trasformazioni in atto, individuando principi comuni e modelli di governance applicabili ai diversi contesti della ricerca accademica, clinica e sanitaria.

Grazie a @m0r14rty per la segnalazione

uc-group.it/ricerca-scientific…

@aitech

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Latin Defense: un gioco open source per imparare il latino mentre si costruisce un impero


Latin Defense è un gioco open source per Android che unisce strategia e apprendimento del latino: espandete il vostro Impero Romano e imparate vocaboli conquistando nuove province.
blog.lealternative.net/2026/05…

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Dovremmo spiegargli che il problema è il capitalismo non l'AI in sè.


Cresce il risentimento della Generazione Z verso l'intelligenza artificiale, mentre l'adozione è in stallo e aumentano i timori sul posto di lavoro

Un sondaggio Walton-GSV-Gallup rileva che i giovani si sentono più arrabbiati nei confronti dell'intelligenza artificiale e cauti nell'integrarla in classe

waltonfamilyfoundation.org/abo…

@aitech


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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AISLE scopre CVE-2026-42511: una vulnerabilità di esecuzione di comandi remoti in FreeBSD vecchia di 21 anni.

La vulnerabilità è entrata per la prima volta in FreeBSD nella versione 2005 di FreeBSD-6.0, quando dhclientè stato importato il file di OpenBSD, ed è rimasta latente fino alla scoperta da parte di AISLE. Nel 2012, quando tale sistema operativo è stato dhclient-scriptcompletamente deprecato, è stata di fatto risolta la vulnerabilità.

aisle.com/blog/aisle-discovers…

@informatica

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Cresce il risentimento della Generazione Z verso l'intelligenza artificiale, mentre l'adozione è in stallo e aumentano i timori sul posto di lavoro

Un sondaggio Walton-GSV-Gallup rileva che i giovani si sentono più arrabbiati nei confronti dell'intelligenza artificiale e cauti nell'integrarla in classe

waltonfamilyfoundation.org/abo…

@aitech

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LLMorfismo: quando gli esseri umani arrivano a vedersi come modelli linguistici. L'articolo di Valerio Capraro su Computer e società


LLMorfismo è la convinzione distorta che la cognizione umana funzioni come un grande modello linguistico. Sostengo che l’aumento degli LLM conversazionali potrebbe rendere questo pregiudizio sempre più disponibile psicologicamente. Quando i sistemi artificiali producono un linguaggio simile a quello umano, le persone possono trarre un’inferenza inversa: se gli LLM possono parlare come gli esseri umani, forse gli esseri umani pensano come gli LLM. Questa inferenza è distorta perché la somiglianza a livello di output linguistico non implica somiglianza nell’architettura cognitiva. Tuttavia, l'LLMorfismo può diffondersi attraverso due meccanismi: il trasferimento analogico, mediante il quale le caratteristiche degli LLM vengono proiettate sugli esseri umani, e la disponibilità metaforica, mediante la quale il vocabolario degli LLM diventa un vocabolario culturalmente saliente per descrivere il pensiero. Distinguo LLMorfismo da meccanomorfismo, antropomorfismo, computazionalismo, disumanizzazione, oggettivazione,e teorie dell'elaborazione predittiva della mente. Ne delineo le implicazioni per il lavoro, l’istruzione, la responsabilità, l’assistenza sanitaria, la comunicazione, la creatività e la dignità umana, discutendo anche le condizioni al contorno e le forme di resistenza. Concludo che al dibattito pubblico potrebbe mancare metà del problema: la questione non è solo se attribuiamo troppa mente alle macchine, ma anche se stiamo cominciando ad attribuire troppo poca mente agli esseri umani. ma anche se stiamo cominciando ad attribuire troppo poca mente agli esseri umani. ma anche se stiamo cominciando ad attribuire troppo poca mente agli esseri umani.


arxiv.org/abs/2605.05419

@aitech

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La Francia si muove per rompere la messaggistica crittografata: il parlamento francese ha appena approvato l'idea che ogni crittografo al mondo ha già sfatato e la definisce un compromesso.

La delegazione francese dell'intelligence in parlamento ha formalmente sostenuto la violazione della crittografia che protegge le conversazioni di WhatsApp, Signal e Telegram, raccomandando che a magistrati e agenti dell'intelligence venga concesso quello che i legislatori descrivono come un accesso mirato a messaggi che le piattaforme attualmente non possono leggere nemmeno da sole.

reclaimthenet.org/france-moves…

@privacypride

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📢 Siete pronti per il DevConf Italia?

🚩 A Pavia, il 7 e 8 Luglio del 2026, presso il Learning Space Cravino in Via Agostino Bassi 2 si terrà il primo convegno nazionale, a cadenza biennale, denominato Dev. Conference Italia.
Verranno affrontati numerosi temi quali: sicurezza, sviluppo applicazioni, didattica, fediverso, libertà e sovranità digitali che potete trovare sul programma.

@devconf@citiverse.it

Venite a scoprire di cosa parleremo, vi aspettiamo numerosi!

devconf.it

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Mercoledì alle 19.15 ci vediamo con @macfranc e @skariko sul canale YouTube di @BoostMediaAPS per una chiacchierata davvero interessante a tema #Fediverso , #Servizi , #News , #Divulgazione , #Alternative , #OpenSource e #Linux

Non potete mancare!

Canale BoostMedia APS 😉

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Oggi a #Grottaferrata (Roma) presso la libreria Libreria Adeia Ubik Grottaferrata
col mio amico Gian Guido Vecchi due libri su #Francesco in un'unica presentazione.
Grato a chi ha partecipato, a Francesco (il libraio), a Gian Guido. Evviva le piccole, grandi Librerie.

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Come una richiesta casuale a ChatGPT ha portato a una svolta nella matematica


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Google ha deliberatamente provocato un malfunzionamento di reCAPTCHA per gli utenti Android che non utilizzavano più i servizi Google.

L'azienda che ora decide se sei un bot richiede anche che tu esegua il suo software per dimostrare il contrario.

reclaimthenet.org/google-broke…

@informatica

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Tutti i dati delle Iniziative dei cittadini europei per presentare proposte legislative alla Commissione Europea. Tutto in un unico colpo d'occhio

Esplora tutte le iniziative registrate dalla Commissione europea: firme per paese, organizzatori, finanziamenti, decisioni della Commissione e testo integrale in tutte le lingue ufficiali, con grafici, mappe e confronti immediati.

eci.eumans.eu/

#EuropeDay #GiornataDellEuropa

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"Il più grande disastro nella storia della privacy dei dati degli studenti": l'attacco hacker a Canvas mostra il pericolo della tecnologia educativa centralizzata.


Giovedì pomeriggio, milioni di studenti di migliaia di università e scuole primarie e secondarie si sono visti bloccare l'accesso a Canvas, un software didattico onnicomprensivo che è diventato di fatto il fulcro di molti corsi. ShinyHunters, un gruppo di hacker specializzato in ransomware, ha violato i sistemi informatici della società madre di Canvas e, a quanto pare, ha rubato "miliardi" di messaggi e avuto accesso ai dati di oltre 275 milioni di persone . Il gruppo ha inoltre bloccato l'accesso a Canvas per gli studenti.

404media.co/the-biggest-studen…

@informatica

@scuola


'The Biggest Student Data Privacy Disaster in History': Canvas Hack Shows the Danger of Centralized EdTech


Thursday afternoon, millions of students at thousands of universities and K-12 schools were locked out of Canvas, a piece of catch-all education technology software that has become the de facto core of many classes. ShinyHunters, a ransomware group, hacked Canvas’s parent company and apparently stole “billions” of messages and accessed more than 275 million individuals’ data, according to the hacking group. The group also locked students out of Canvas.

Later Thursday, Instructure, which makes Canvas, was able to mostly put Canvas back online; it is not clear if the company paid a ransom or not. The breach demonstrates the danger in centralizing the educational and personal data of millions of students in a single service. Canvas is essentially a portal where teachers post assignments and lectures, have discussion boards, and students can message with each other and their teachers and connect with other pieces of education tech software.

Instructure noted on an incident update page that the stolen data includes “certain personal information of users at affected organizations. That includes names, email addresses, student ID numbers, and messages among Canvas users.” Instructure also noted that it was breached twice—once on April 29 and again on Thursday.

Soon after the hack, I called up Ian Linkletter, a digital librarian specializing in emerging education tech, to talk about the implications of the breach. Linkletter has worked in education tech for 20 years and over the last few years has become known for exposing privacy concerns in Proctorio, a remote test proctoring software that rose to prominence during the early days of the COVID-19 pandemic. Linkletter was sued by Proctorio but eventually the case was dropped.

Linkletter told me the Canvas hack is “the biggest student data privacy disaster in history” in part because of its scale and the sensitive nature of what was stolen. This is my conversation with Linkletter, which has been lightly condensed.

404 Media: What do we know about the hack so far?
Linkletter:
At about 1:20 PM [Pacific, Thursday], people started posting screenshots to Reddit of this breach message that they got. Some institutions were cautioning people to change their passwords if they were logged in, right now it just seems like people are in panic mode, some senior administration at schools are in meetings talking about whether they need to cancel finals next week. It’s just the implications are on everything because schools are reliant on this learning management system for everything—communications, grading, finals, everything.

In your email to me, you said you've worked in EdTech for 20 years and you said this is the biggest student data privacy disaster in history. I'm curious what sort of made you frame it that way.
I supported Blackboard [a similar piece of tech] way back in the day and I supported Canvas from about 2017 to 2022 when I worked at the University of British Columbia. And what I was there for when we switched to Canvas in 2017 was the shift from like these scrappy little self-hosted learning management system apps that would be on Canadian servers to this centralized, all eggs-in-one basket faith in a U.S. tech company. This idea that our data would be just as safe with them as it was when we had it. And because this move to the cloud happened so suddenly about 10 years ago, all of a sudden data got centralized. The only way that I can think of that this type of hack where everything went down, where so much was stolen would be if Instructure had access to everybody's data, which doesn't seem necessary. For it to be just so widespread across every customer is something that, like, [we’ve] never seen before.

Because the contents of messages got leaked, it’s really easy for phishing attacks to get customized. Like, Canvas got hacked [...] and continuing our conversation type of thing, you can get some really personal information from people. And that's also new.

I can also imagine messages between students and teachers to be pretty sensitive.
I supported instructors that used Canvas. And so I would hear these stories like, and they're on like the professor’s subreddit and stuff too, like students are telling you that people died [to explain absences]. There's personal circumstances, medical circumstances, accessibility accommodations, disputes, sexual assault allegations, like all sorts of stuff would be getting reported to the instructor using Canvas. If that information is out across hundreds of millions of people, there's a lot of harm that's going to happen.

What will you be kind of monitoring as this plays out?
My biggest concern right now is monitoring the institutional response. I feel very strongly that students should have been warned about this like days ago. And it just took this second hack where students got something in their face notifying them that really made schools respond. So I believe that students need to be warned or else they're going to get harmed. And the longer schools wait to tell students about what’s going on, even the little that they know, the more stress and chaos and potential risk to student privacy and safety is at stake.


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Più di 120 firme di professori e ricercatori, di tutte le discipline - tra firmatari iniziali e adesioni successive, per la lettera aperta scritta con Walter Quattrociocchi sulla necessità di un'opera di alfabetizzazione seria e rigorosa sulle reali capacità dell'intelligenza artificiale generativa. key4biz.it/parliamo-dellai-ma-…
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Chiamatelo Dooh Nibor. Il sistema del welfare keniano gestito da una intelligenza artificiale che premia I ricchi e penalizza i pezzenti

Un'indagine condotta da Lighthouse Reports svela come un algoritmo introdotto dal governo keniota stia causando un sistematico sovrapprezzo per l'assistenza sanitaria a danno dei cittadini kenioti a basso reddito

sha.africauncensored.online/

@aitech

in reply to informapirata ⁂

onestamente non ho capito cosa abbia il sistema di "intelligenza artificiale". Sembra che l'effetto delle varie variabili sia deterministico (sbagliato, ma deterministico).
Dunque non è AI "stocastica", che è quella di cui tutti parlano oggi.
La politica si nasconde dietro modelli imperfetti da sempre (i calcoli dei contributi previdenziali, dell'età pensionabile etc...)... Ma non li abbiamo mai chiamati AI.

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Il dramma della tovaglia rotonda


Ho un tavolo rotondo.

A me i tavoli rotondi piacciono molto ma evidentemente sono l'unica persona al mondo che ha un tavolo rotondo, perché trovare una tovaglia per questi tavoli è peggio che trovare il sacro Graal con dentro una pietra filosofale.

Comunque, Zara ne ha un paio carine (contro le ottocentomila per i tavoli rettangolari), solo che cliccando "Informazioni sul prodotto" della tovaglia che mi piace viene fuori una scheda con scritto

Informazioni sulla sicurezza
Non idoneo al contatto con alimenti

Una tovaglia per un tavolo da pranzo non adatta al contatto con alimenti?

Allora mi dico "no no... devo capire meglio cosa sto comprando, vado in un negozio così la vedo".

C'è la possibilità di trovare il negozio più vicino a te, basta inserire il tuo CAP. Lo inserisco e vedo che il negozio Zara più vicino a me è a Roma. Considerato che vivo a Firenze non mi sembra tanto vicino. E mi sembra anche abbastanza strano che tutti i negozi Zara in un raggio di 285 km siano senza quella tovaglia.

Voi avete qualche sito dove si possono comprare delle tovaglie rotonde? Magari se sono carine è meglio, evitiamo quelle cose con motivi floreali/fruttiferi in stile "tovaglia della nonna (con area della corteccia cerebrale deputata al senso estetico distrutta da anni di dipendenza da ossicodone)".

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"Siamo entusiasti di annunciare che la @European Commissionha aggiornato i pulsanti "Segui" nel piè di pagina del sito web!". L'annuncio di @Hannah Grace sull'aggiunta del pulsante Mastodon

Un gran giorno, proprio alla vigilia della "festa dell'Europa"!

@Che succede nel Fediverso?

eupolicy.social/ap/users/11592…


Excited to announce that the @EUCommission has updated it's follow buttons on the website footer!
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